venerdì 20 febbraio 2009

ELEZIONI ISRAELIANE: CARTINA DI TORNASOLE


Inserisco nel blog un commento puntuale alle elezioni israeliane del 10 febbraio.

Lo inidirizzo in particolare all'anonimo che ha bersagliato il mio post "Battaglioni della morte" di considerazioni sioniste, un po' ignare della dura realtà dei fatti. E' assolutamente certo che niente di tutto questo lo distoglierà dalla sua opera di propaganda, ma potrà servire a coloro che dalle sue affermazioni si siano lasciati confondere un po'.



Da Haaretz, di seguito troverete un'analisi dettagliata dei risultati
elettorali di tutti i partiti, raccolti in gruppi in base alle loro
posizioni nei confronti delle leggi internazionali e del rispetto dei più
basilari diritti umani. Perché crediamo che solamente questi criteri
universali dovrebbero essere utilizzati, in Israele come nel resto del
mondo, per stabilire chi si possa definire di 'destra', di 'sinistra', di
'estrema destra' ecc. Le modalità usate comunemente in Israele per definire
la "sinistra", la "destra" e il "centro" e il loro utilizzo per descrivere
rispettivamente Labor, Likud e Kadima, sono totalmente inesatte e
volutamente fuorvianti dal momento che non si basano su alcun criterio
oggettivo per definire cosa si intenda per "destra" e per "sinistra".
Purtroppo, però, queste etichette tipicamente israeliane senza alcun vero
significato vengono ancora scimmiottiate, parola per parola, dai cronisti,
compresi quelli più progressisti, senza che venga mai fatta alcuna
riflessione sulla loro esattezza o pertinenza.



Su qualunque parametro oggettivo si scelga di basarsi, i risultati
elettorali israeliani non possono che portare a mostrare le seguenti
categorie:



Estrema Destra: (partiti che adottano apertamente piattaforme politiche
razziste o fasciste basate sull'espulsione forzata o sulla pulizia etnica
dei cittadini palestinesi in Israele, in base alle più svariate condizioni
che dipendono dal partito specifico in questione; che giustificano e/o
commettono crimini di guerra e gravi violazioni delle leggi internazionali;
che non riconoscono le risoluzioni ONU e le leggi internazionali come LE
basi per il raggiungimento di una giusta pace; che non riconoscono i tre
principali diritti sanciti per i Palestinesi dalle leggi internazionali: (1)
diritto alla fine dell'occupazione e al ritiro degli israeliani ai confini
stabiliti nel 1967, come da UNSC Res. 242, ivi compreso il ritiro da
Gerusalemme Est occupata; (2) diritto riconosciuto ai profughi dall'ONU ad
un risarcimento e a poter ritornare alle proprie abitazioni originarie; (3)
diritto di completa eguaglianza all'interno di Israele e fine del razzismo
istituzionale esercitato nei confronti di tutti i cittadini "non ebrei"):



Yisrael Beitenu: 15 seggi della Knesset (Parlamento)

National Union: 4

Shas: 11

Jewish Home: 3

Likud: 27

Kadima: 28

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TOTALE (Estrema Destra): 88 seggi (73% del numero totale dei seggi della
Knesset oppure 80% del numero dei seggi ebraici della Knesset)



Destra: (partiti totalmente in linea con i principi su cui si basa l'Estrema
Destra con l'unica differenza di non rifarsi apertamente alla pulizia etnica
come piattaforma politica. Ci sono delle eccezioni, naturalmente, in base a
cui parecchi importanti leader dei Labor hanno a volte fatto riferimento
alla pulizia etnica, ma mai come vera e propria parte del proprio programma
politico, a differenza dei partiti dell'estrema destra):



Labor: 13

United Torah Judaism: 5

Meretz: 3

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TOTALE (Destra): 21 seggi (16% del totale oppure 19% dei seggi ebraici)



Centro: (partiti che sostengono il completo ritiro dai territori occupati
nel 1967, ma si oppongono al diritto di uguaglianza per tutti i cittadini
dello stato e al diritto al ritorno. Può sembrare generoso definirli di
"centro", ma.):



NESSUN SEGGIO



Sinistra: (partiti che sostengono il completo ritiro dai territori occupati
nel 1967, il diritto di uguaglianza per tutti i cittadini dello stato e il
diritto al ritorno. Si impegnano per una soluzione basata sulla creazione di
due stati in pace tra loro, in accordo con le leggi internazionali e i
principi dei diritti universali dell'uomo):



United Arab List: 4 (partito completamente palestinese - politicamente di
sinistra, ma con politiche sociali di destra)

Hadash (comunisti) : 4 (da notare che meno dell'1% degli ebrei israeliani
ha votato per loro e può essere, perciò, statisticamente considerato come un
partito palestinese)

Balad (democratici nazionali): 3 (partito completamente palestinese)

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TOTALE (Sinistra): 11 seggi (9% del totale)



E' molto importante notare che, in base alle prime informazioni fornite dai
media, metà della popolazione palestinese in Israele sembra abbia boicottato
le elezioni e che si sia trattato del più grande boicottaggio della storia.
Se questo fosse vero, significherebbe che i partiti palestinesi sopra citati
rappresenterebbero meno della metà dei palestinesi aventi diritto al voto in
Israele!



Conclusioni principali:





(1) La stragrande maggioranza della popolazione ebraica israeliana ha votato
per l'estrema destra (considerando anche un notevole aumento del sostegno
alla destra fascista)



(2) La sinistra israeliana (sionista) non esiste, come prevedibile, come
forza politica in Israele



(3) Gli UNICI partiti di sinistra in Israele sono partiti completamente
palestinesi



(4) In Israele c'è un forte consenso ebraico (le uniche eccezioni sono
rappresentate da alcuni singoli coraggiosi e moralmente integri e da
minuscoli gruppi anti-sionisti) che si muove CONTRO ogni basilare requisito
necessario per il raggiungimento di una pace giusta, così come esposto nelle
risoluzioni dell'ONU e sostenuto dalla maggior parte dei governi del mondo.



(5) Per la prima volta nella storia delle elezioni parlamentari in Israele,
gli elettori palestinesi hanno rifiutato di votare per i partiti sionisti
come mai era successo in passato, scegliendo invece di votare per i partiti
palestinesi.



Cosa si può fare?

E' fondamentale, in questo momento più che mai, abbandonare la soluzione del
doppio stato, morta, immorale e ormai impossibile, per abbracciare quella di
un unico stato. Solo col rifiuto di ogni forma di razzismo, di apartheid, di
etnocentrismo, di fondamentalismo religioso e di colonialismo e accettando
pienamente l'uguaglianza totale e la democrazia, compreso il diritto al
ritorno dei profughi, potremo dare vita ad una pace giusta e sostenibile.

La richiesta di una soluzione basata sul doppio stato è diventata ormai una
vera cortina di fumo usata per coprire e legittimare la continua occupazione
e l'apartheid sionista.

Omar Barghouti

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Fulvio, ma...stai poco bene per caso? Dobbiamo preoccuparci?
Un articolo con periodi "troppo scorrevoli" per i tuoi abituali lettori, con incisi brevi ed essenziali!!
Scherzi a parte, si lasciano leggere bene anche gli altri più in "stile Grimaldi" (seppur con un ciccinino di fatica in più).
Una analisi asciutta e precisa, condivisibile in toto, sull' esito del voto israeliano; hai puntualmente ricondotto a categorie non falsate (come abitualmente propostoci dai nostri media) i recenti esiti elettorali.
Poco incoraggianti per chiunque desideri la pace, sicuramente
"incoraggiati e favoriti" dal
think tank che ha avviato il massacro. Che ovviamente non abita a Gaza.
Inoltre vorrei insinuare il dubbio maligno che, dopo il "Diebold Show" di USA/Florida 2000, solo anime belle possono ANCORA credere alla perfetta correttezza di qualunque elezione, anche nei paesi presunti democratici.
Chi vuol esser lieto sia.
Grazie a te Fulvio, per tutto il duro e ingrato lavoro che stai facendo, in tutti questi anni.
Sei davvero un grande Giornalista, e qualcuno (prima o poi) te ne dovrà rendere merito.
Quantomeno sei uno che NON HA mai barattato la propria deontologia professionale con incarichi prestigiosi nel circo massimo della disinformazione marchettara-organizzata-eterodiretta italiana.

Mauro

Anonimo ha detto...

Fulvio ho una domanda: ma i "santi" palestinesi sono specchiati e illibati o qualche seppur minima colpa della loro situazione ce l'hanno? Una persona intelligente e colta come te di certo non si ridurrà a ridurre il tutto alla solita lotta di buoni contro cattivi, di deboli contro forti.
O no?

Luca ha detto...
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