domenica 9 dicembre 2012

Verrà la vita e avrà i tuoi occhi


SÁBADO, 8 DE DICIEMBRE DE 2012
Hugo Chávez annuncia una nuova operazione chirurgica ed investe Nicolas Maduro, come suo successore


Hugo Chávez ha annunciato in televisione che deve subire un nuovo intervento chirurgico, per la presenza, nuovamente, di cellule tumorali maligne. Secondo la procedura costituzionale prevista in questi casi, ha chiesto al Parlamento ancora una volta, l’autorizzazione per assentarsi dal paese.
Il presidente venezuelano era partito per Cuba lo scorso 27 novembre per sottoporsi ad un trattamento iperbarico; ma, come ha specificato lo stesso presidente, durante approfonditi esami è emersa la presenza nuovamente di cellule tumorali maligne e quindi la necessità di un immediato intervento chirurgico.

Hugo Chávez sta lottando contro il cancro dal giugno del 2011 e fino ad oggi si era sempre mostrato profondamente ottimista di riuscire a vincere la battaglia contro il cancro. Questa volta, però, ha ammesso la possibilità di una sua inabilitazione permanente e per questo ha pubblicamente suggerito, come suo successore, Nicolas Maduro, recentemente nominato Vicepresidente della Repubblica e da oltre sei anni Ministro degli Esteri.

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Hugo Chávez al centro; alla sinistra Disodado Cabello, presidente del Parlamento ed alla destra Maduro

Ora ha una voce e un sangue / ogni cosa che vive. Ora la terra e il cielo /
Sono un brivido forte, la speranza li torce, /  li sconvolge il mattino, /
li sommerge il tuo passo, / il tuo fiato d’aurora. / Sangue di primavera, /
tutta la terra trema / di un antico tremore. (Cesare Pavese, da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”)

Anima, nervi e pugno dell’America Latina
Questo il comunicato arrivatomi da Caracas la notte tra sabato e domenica. Stamane nessun giornale radio, nessun programma televisivo ha dato la notizia. Ghignando, stanno preparando il battage celebrativo dell’imminente decesso del più grande rompiscatole del sistema mondo dai tempi di Lenin e del Che Guevara. In contemporanea sfogheranno il livore accumulato alla vista di una trasformazione del Venezuela e di tutta l’America Latina in direzione opposta ai piani dei cannibali riuniti nella Cupola, dedicandosi con forsennato impegno alla consueta demonizzazione del nemico giusto, onesto e perlopiù vittorioso tra la sua gente. Di colui che, con la sua azione, con il Zeitgeist che ha saputo far scaturire nella parte migliore dell’anima collettiva, quella parte che ogni singolo governante occidentale, comunque si qualifichi, socialista, conservatore o moderato, cerca di sopprimere, ha cambiato le sorti di pezzi di umanità. Sentiremo parlare di un’esperienza che ha incendiato un continente già ridotto a volgo disperso che nome non ha e che ha seminato brace negli altri quattro, di un riscatto nel segno dell’interesse di tutti e ai danni di quello dei 40 ladroni. Ne sentiremo parlare come di una parentesi buia nell’unico cammino possibile verso le magnifiche sorti e progressive della fine capitalista della storia.

Da una sinistra deragliata e imbozzolata nel proprio ombelico, come da una destra  che conta di poter accantonare lo spavento subito all’affermarsi di un’alternativa per lei esiziale, si sprigionerà la consueta nebbia tossica a offuscare una luce che aveva frantumato il tunnel. Quel tunnel in cui i cannibali e i loro segugi da caccia pensavano di averci attirati e infilati tutti, agitando in fondo, dall’esterno, il loro cerino. Nella fetida unanimità destrorsa tra sinistrati autocastrati e supernazisti globali, sentiremo parlare del “caudillo” che stritolava la democrazia, del demagogo populista che, impedendo pacificazione sociale e progresso, avviava la sua gente al caos antistorico della lotta di classe per la dittatura socialista. Come Saddam, Gheddafi, Thomas Sankara, Lumumba, Guevara, Milosevic, i comunisti afghani, Hugo Chavez e il suo utopico progetto verranno seppelliti dalla  catechesi di “democrazia” e “diritti umani”. Poi dovrebbero entrare in funzione strumenti collaudati e pronti: “rivoluzioni colorate” e, non bastasse, paramilitari e terroristi, colpi di Stato o bombe.

A partire dal suo paese, sulla strada del socialismo per convinzione di massa, espresso nella libertà del confronto, in meno di tre lustri Chavez ha dato il contributo decisivo perché il continente latinoamericano conquistasse il più basso differenziale (spread per i burini) tra ricchi e poveri del mondo dal tempo in cui il ’17 ancora viveva. Trionfava una controtendenza al programmato trasferimento della ricchezza, addirittura della vita, dall’immenso basso al microscopico alto. Controtendenza che aveva trascinato con sé milioni di esseri viventi verso un assetto sociale in cui, per la prima volta nella loro secolare vicenda di  oppressione e abiezione, erano assurti a protagonisti. Camminando inizialmente nel solco tracciato da Chavez, democraticamente a parità di diritti con i loro seviziatori e predatori, gli esclusi, gli indigenti, i plebei, stavano sviluppando quella coscienza e quella forza che, nel tempo, quei  padroni “determinati dal destino” li avrebbe ridotti a fenomeno epigonale della vicenda umana.

Quando parliamo della nostra Costituzione come della migliore del mondo, non conosciamo quella che Chavez ha voluto per il Venezuela. Le leggi che ne sono scaturite, contrariamente a quanto succedeva da noi, quella Carta Magna l’hanno attuata ed esaltata, non napolitanamente rinnegata e tradita. E popoli a cui di quella luce arrivavano i riflessi, presero a scuotere e a rompere le catene, rispondendo, come i venezuelani all’indomani del colpo di Stato, con legittima e necessaria forza (violenza?), a chi tentava di rinsaldarle. E sono fioriti Bolivia, Ecuador, Nicaragua, in misura più cauta l’Argentina (in questi giorni sotto attacco della solita” rivoluzione colorata”) e, più contradditorio, il Brasile. E poi Uruguay, Paraguay, Honduras contaminati e rivoltati, momentaneamente ricuperati da golpe e intrighi imperialisti, ma ancora nel grande flusso dell’integrazione continentale nel comune destino, Nuestra America, voluto, più che dagli strumenti dell’Alba, del Mercosur, dell’Unasur, della Celac (Comunità degli Stati Sudamericani e dei Caraibi) da una volontà di massa consapevole del comune obiettivo e del suo ruolo nella battaglia planetaria per quello che Evo Morales chiamò il buen vivir.

Il comandante della rivoluzione, se rivoluzione è cambio di paradigma umano, subisce il terzo assalto di un male sospetto assai, visto che, guarda la coincidenza, colpisce protagonisti più o meno radicali del cambio: oltre al bersaglio grosso Chavez, Kirchner, Lula, Rousseff, Lugo. Governanti che dal modello Venezuela sono stati perlomeno sfiorati e condizionati. Coloro che si sono inventati mille metodi per annichilire e sfoltire l’umanità, dalla bomba atomica all’Agente Orange, dal napalm all’uranio 238, dal fosforo di Dresda a quello di Fallujah e Gaza, dal farmaco letale (ATZ) per un mai esistito virus dell’Aids, alle pandemie da vaccini terminator, dalla fame alla distruzione dell’habitat, dall’inquinamento chimico e farmaceutico degli organismi ai “disastri naturali”, dal chip per obliterare l’autonomia dei cervelli ai modi per modificare clima e fenomeni meteorologici, fino alle stragi terroristiche della propria gente, figurati se non avrebbero trovato il modo, come disse Chavez, di inoculare il cancro. Ma come sa chi la rivoluzione la vuole davvero fare, ne possono uccidere 10, 100, mille, 3 milioni come in Iraq, o 20 come in Congo, ma non li possono uccidere tutti. Specie se gli aggrediti sono state dotati di antidoto: consapevolezza della propria forza, dei propri diritti, della propria ideologia. Sono troppi e quegli altri sono troppo pochi. L’esito finale è determinato da questo dato.

Nel nostro evidenziare il ruolo decisivo svolto dai grandi personaggi, Fidel, il Che, Hugo, Raffael, Evo, ma anche Muammar e Saddam, che hanno saputo ispirare e guidare popoli, quelli del culto del “basso” ci hanno marchiato con lo stigma della “personalizzazione”, del caudillismo, del “culto della persona”, dell’ignorare che la storia la fanno le masse. Certo, la fanno le masse, ma di farla e come finora glie lo ha sempre detto l’avanguardia, fosse anche solo un unico Chavez. Anche perché ogni Chavez è inevitabilmente uno e plurimo. Del resto, ce ne muovono accusa proprio coloro  che, ogni due per tre, erigono monumenti e agitano turiboli a falsi idoli, tra l’altro in rapido ricambio. Pensate al “manifesto” e alle sue scuffie adolescenziali per D’Alema, Cofferati, Obama, i due farabutti Clinton, quel concentrato di falsità e populismo di Vendola, taumaturghi della controrivoluzione come Aung San Suu Kyi, Julia Timoshenko, Kostunica, Benazir Bhutto… Prendono comparse e figuranti per registi e attori. Quando entra in scena un protagonista che rovescia il copione, si stracciano le vesti democratiche. Lo hanno fatto con Chavez, come lo fanno, passando dall’epica alla commedia dell’arte, con Beppe Grillo.

Quando Hugo Chavez entrerà nel ricordo e nel patrimonio collettivo, domani, dopodomani, sarà scomparso il padre di una gigantesca figliolanza di giovani. Sarà lo stesso trauma che minaccia la frattura emotiva e psicologica nell’adolescente a cui venga meno il genitore, la guida, il riferimento. E si vedrà se l’educazione impartita si spegnerà in figli immaturi e pavidi, o si perpetuerà nella coscienza e azione di quelli che ne hanno assimilato la visione e il coraggio. Le fibre dell’animo e del corpo di Chavez, al di là di ogni carenza e incertezza (le hanno attraversato anche Lenin e Fidel), hanno dato ai popoli dell’America Latina, e non solo, le idee, lo spirito e l’audacia della rivoluzione. Sono diventati il tessuto connettivo di un organismo che raccoglieva i suoi arti, si alzava e marciava. Ascoltai, mescolato a un milione e mezzo di carachegni, il suo canto diventare uragano di tutte quelle voci, Nel cielo della Patria… Il coraggio, uno se non ce l’ha, se  lo può dare. Il fascino, il carisma, no.Dal basso, dal basso”, suona lo strepitio di coloro che formicolano nell’autocontemplazione, non avendo gli attributi per esprimere un’avanguardia. E, comunque, il processo bolivariano, che poi ha scatenato il “basso” ovunque giungesse, dal basso (ricordate il “Caracazo”?) era scaturito, ma si era riconosciuto in un alto dal quale ridiscendere, in uno scambio che diventava sinfonia e osmosi..La realtà del rivolgimento, nelle circostanze date, questo poneva, chiedeva, faceva.. Per quanto impotenti incartapecoriti strepitassero obsolete ortodossie.

Ho avuto la buena suerte di vivere, e malamente riprodurre in immagini e testimonianze, il decennio del riscatto latinoamericano. La deflagrazione in Argentina contro Usa, neoliberismo, FMI e i suoi avvoltoi bancari e multinazionali, con un popolo che era stato ridotto al 60% di morti di fame; la potenza delle masse che in Bolivia ed Ecuador, invadendo e occupando il luoghi del potere con la forza dei corpi, delle barricate e dei sassi, avevano sottratto ai tentacoli locali della piovra il controllo di politica ed economia; in Venezuela, una sollevazione di popolo che aveva annientato i golpisti yankee e, al costo di bruciare i mobili per nutrirsi e scaldarsi, aveva resistito allo stritolamento della serrata padronale lunga tre mesi, ricostruendo dal basso rapporti di proprietà, produzione e distribuzione come sostenuti dal leader e dalle leggi dei propri eletti. Ciò che ci rimane di quell’esperienza è il saperci navigare con le vele gonfiate dalla passione, dall’allegria, dall’integrità dell’intelligenza collettiva radunata sulla nave da quel capitano sul ponte di comando. Nell’equipaggio lumescevano i volti, anticamente nuovi e belli, degli autoctoni di ogni estrazione, degli uomini, donne, ragazzi latinoamericani in marcia, dei fratelli di Libia, Iraq, Siria, Afghanistan in resistenza, alla faccia delle bombe che li avrebbero schiantati. Sorriderle a pugni chiusi sarebbe rimasto nel DNA dei figli. Fanno una sola faccia, una sola razza. Credo che, domani, ci sarà sempre perfino un mozzo a saper mantenere la rotta.

A Hugo Chavez, sorriso di un futuro migliore che si va facendo presente, uomo dai chiari che dissolvono gli scuri, suoi e nostri, spina nel tallone vulnerabile del Leviatano, tutti i miei auguri, tutto il mio amore. Amore senile, ma senza rughe, ma sempre amore. E perdonate la retorica. 

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Chi accusa di armi chimiche e chi le usa
In attesa di inserirlo nel blog sotto “Giri d’orizzonte”, vi segnalo il video di questo link. Da giorni ratti e macellai Nato della Siria, amica del Venezuela di Chavez  e da questo sostenuta, agitano la minaccia di un uso di armi chimiche da parte di Assad contro il suo stesso popolo. Quel popolo che da due anni difende - e che da due anni sa difendersi  oltre i limiti dell’eroismo - e sul quale coloro che si preoccupano, da due anni rovesciano morte e distruzione. E’ evidente la preparazione di un 11 settembre, di una Piazza Fontana, attraverso un’operazione false flag, sotto falsa bandiera, che giustifichi la no-fly-zone  e, dunque, l’annientamento della Siria con le bombe e gli ascari degli Usa e della Cupola,  turchi, Al Qaida, francesi e britannici degli Usa. All’uopo sono stati installati sul confine turco missili Patriot per “difendersi” da chi sta venendo annichilito dalla propria offesa.

Il video mostra un mercenario che maneggia sostanze tossiche di produzione turca, le inserisce in una gabbia di conigli che in un minuto muoiono. Sullo sfondo dell’urlo dei tagliagole salafiti Allah u Akbar, conclude minacciando di trattamento uguale a quello dei conigli tutti gli eretici, cristiani, sciti, alawiti, curdi, e tutti coloro che stanno dalla parte di Assad. Sarebbe una prova della falsità delle accuse al governo siriano e di chi davvero non si fa scrupolo, come con le stragi di civili, le atrocità e le devastazioni territoriali, di uccidere la Siria. Ma non ne parlerà nessuno. E’ un documento a circuito chiuso. Facciamo di tutto per diffonderlo. Prevenire è meglio che curare. Vale moltissimo per i trucchi del terrorismo imperiale.
http://youtu.be/rs86RJR3ZUk (video armi chimiche in Siria)

18 commenti:

ernesto ha detto...

...ma tutti uniti siamo pronti a lottare! ricordando tutti i nostri fratelli caduti, hasta la victoria siempre! un fuerte abrazo Fulvio.

andrea ha detto...

auguro a quest'uomo che ho imparato a conoscere dopo aver visto un bel video sul fallito golpe cia del 2002 di poter sconfiggere questo bastardo male.... è possibile che un caxxone come berlusconi che porta solo merda al nostro paese sia ancora in salute a 80 anni, assieme a quel massone di napolitano, e un uomo che ha rischiato e speso la sua vita per il suo popolo e la sua patria e per l'america latina (e non solo.... ricordiamoci il suo appoggio a Gheddafi, all'iran, alla siria....) debba rischiare così a 58 anni?

è possibile che nel nostro paese e nell'europa intera non ci sia un uomo che possa incarnare un'idea di socialismo come ha saputo fare chavez? non che speri nell'uomo della provvidenza....ma senza chavez ora forse il venezuela sarebbe in mano a quell'israeliano di capriles RADONSKI...

Anonimo ha detto...

Bellissimo articolo! E dove sarebbe la retorica di cui scusarsi? E basta scusarsi poi! Che si scusino i porci, non tu. Un abbraccio.
G.

alex1 ha detto...

Ciao Fulvio,

Msn news parla di nuove conquiste dei ratti nel nord della Siria, dopo l'accordo fra i predoni. Ma sui media italiani e' sceso il silenzio. Hai delle informazioni recenti riguardo alla situazione sul campo, e sul possibile intervento militare diretto degli imperialisti che in forma latente e' forse gia' in atto?

Fulvio ha detto...

Alex 1@
Proverò a scrivere qualcosa di accertato nel prossimo articolo sul blog.

ernesto ha detto...

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=54668 ultime notizie

ernesto ha detto...

Caro Fulvio, la giovane Valentina di baruda, che un tempo citasti e che per altri temi e' coerente con la storia della lotta, e' purtroppo illeggibile rispetto alla sua tanto amata siria. Ennesima conferma della triste situazione che ha smembrato la "sinistra" e ci rende vergognoso esempio per chi, nel resto del pianeta , e' costretto a lottare contro l'avanzare dell'imperialismo. Se di un'amica tua si tratta, peggio lo starai passando.un fuerte abrazo

Anonimo ha detto...

ecco cosa succede in siria, purtroppo ...

http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/12/11/12157/

roberto ha detto...

Chiedo scusa per il fuori tema, ma vorrei rivolgere un pensiero alle vittime della madre di tutte le stragi, Piazza Fontana, di cui oggi ricorre l'anniversario. Purtroppo la banda criminale responsabile è ancora attiva e i suoi tagliagole ancora ai vertici dello stato.

Fulvio ha detto...

Anonimo@
Il tuo link risulta un indirizzo non valido. In ogni caso, grazie, ma ricevo già questi bollettini.

Anonimo ha detto...

questa dovrebbe essere la fonte originale del link di prima
http://italian.irib.ir/gallerie/video/item/117829
cose già subite dai serbi anni fa ... e magari fatte dalle stesse persone !!!

alex1 ha detto...

Mi associo al ricordo dell'anniversario della prima strage terrorista nell'Italia repubblicana (in realtà già nel 1947 c'era stata la strage di braccianti e contadini a Portella della Ginestra) che ha colpito apparentemente "a caso" persone comuni, ma che non a caso si tento' di rovesciare la colpa su di alcune componenti antagoniste per intimorire la popolazione e fermare la classe operaia nelle sue rivendicazioni. Non ho fatto una lettura generale della stampa, ma non mi risulta che nessun giornale di larga diffusione abbia ricordato questo avvenimento. Tutti a parlare di Monti, Berlusconi, e dello spread.
Alessandro

Fulvio ha detto...

A chi mi ha spedito il commento su Syriza e KKE prego di rimandarlo, dato che s'è perso. In ogni caso rispondo: a prescindere dal fatto che chiedere a Syriza la rivoluzione mentre è in minoranza e all'opposizione - e la fa con molta durezza - è come chiedere a Di Pietro di buttare giù Monti e occupare la BCE. A me restano nell'occhio le folle sterminate che per tre anni Syriza ha guidato all'attacco anche fisico al potere, mentre il KKE cianciava di schemini stalinismo nella piazzetta lontana di Omonia. E il popolo lo ha per questo premiato, come s'è visto con la sua discesa al 4%. Tutti coglioni gli elettori e manifestanti greci? L'ho già scritto e riscritto e mo' basta.

Anonimo ha detto...

La proprietà privata è un diritto in Venezuela. Secondo la costituzione lo stato ha diritto di confisca, ma deve pagare un risarcimento. Chavez ha pagato dei risarcimenti alle multinazionali. Non v'è dubbio che per le multinazionali era meglio la situazione precedente, ma da qui a parlare di socialismo ce ne passa. Le multinazionali continuano ad operare in Venezuela pur essendosi ridotta la loro possibilità di estrarre profitti satellari.

"Nonostante il chiaro intento di Chávez d'impiantare un'economia socialista, anche dopo quest'ondata di nazionalizzazioni la quota della partecipazione pubblica nella composizione del Pil non è cambiata e oggi s'assesta sul 30% circa, la stessa del 1998"

http://www.equilibri.net/nuovo/articolo/venezuela-implicazioni-dellondata-di-nazionalizzazioni

Il 30 % non si discosta molto dal 38% delle azioni ENI detenuto dallo stato italiano. È noto che l'Italia non è un paese socialista.

"Due anni fa, col petrolio alle stelle, il governo di Chavez aveva costretto una ventina di multinazionali a rinegoziare i contratti e entrare in società a maggioranza pubblica. L'anno dopo aveva fatto lo stesso con le concessionarie della fascia dell'Orinoco, petro-paradiso da miliardi di dollari. Tutte avevano accettato il cambiamento, solo Exxon-Mobil e Conoco-Philips avevano fatto ricorso a tribunali internazionali. Oggi, col prezzo del greggio precipitato a 57 dollari al barile dopo esere scivolato anche a 40 (meno 70% rispetto al suo picco massimo), Chavez passa la seconda mano di nazionalizzazioni e rafforza il controllo dello stato sul petrolio."

http://enricosabatino.blogspot.ch/2009/05/venezuela-nazionalizzazioni-in-progress.html

Apprezzo molto il suo lavoro signor Grimaldi, soprattutto il suo incredibile coraggio, ma Lei vede socialismo e rivoluzioni socialiste con troppa semplicità, forse perché pervaso da un inguaribile, ed in parte invidiabile, romanticismo. Mi permetta questa critica.

Fulvio ha detto...

Caro anonimo, non c'entra il romanticismo. C'entra aver visto le facce in gioco, il prima e il dopo, gente che moriva perchè non poteva curarsi e che moriva ignorante perchè non aveva istruzione, che stava in favelas e poi in case, che stentava agli orli del latifondo e poi aveva terra e trattore, che aveva rassegnazione e poi speranza. Poi, magari, parleremo anche dei difetti, dei ritardi, degli errori. Oggi conta che ha innescato un movimento continentale per la liberazione e l'unione e che ha cacciato gli yankee e sta con Ahamdi Nejad e Assad. A volte vedere il bicchiere mezzo vuoto, significa non conoscere la qualità del vino. O essere abbonati a un vino scaduto.

rossoallosso ha detto...

mi chiedo,

come si fa ad uscire dalle secche in cui ci troviamo se tanti,troppi, si ostinano a ragionare in termini capitalisti,si critica questo o quello in base a freddi numeri ( che c'è di più conservatore) che mostrano solo una parte dei problemi eludendo quella che è la visione politica dell'insieme e di certo Chavez ce l'ha questa visione.Quando vedo Usa ed Europa che per mantenere i loro privilegi non esitano con la loro ingerenza a sovvertire stati sovrani e maciullare popoli con bombe vere o finanziarie e dall'altra parte vedo paesi come i Brics che non sono certo modello di socialismo cercare collaborazione per contrastare il colonialismo atlantico,.io sto coi Brics, che magari è solo cacca ma da questa cacca può nascere un fiore una volta sovvertita l'egemonia liberista occidentale.

magari si potesse avere tutto e subito ma è più semplice e rapido distruggere che costruire e se gli americani sono campioni di distruzione non lo si può certo affermare nel costruire,costruire qualcosa di nuovo e diverso

Anonimo ha detto...

Caro Fulvio,

in Italia abbiamo ancora, per poco, un ottimo sistema sanitario ( forse il migliore al mondo), un buon sistema pensionistico (fino a qualche anno fa), un buon sistema scolastico che sta rapidamente sparendo. Lo abbiamo avuto per anni. Ma lo abbiamo avuto in un sistema produttivo i cui rapporti sono di tipo capitalistico. Era inevitabile che prima o poi questi privilegi concessi per anni venissero tolti perché un sistema produttivo che toglie a molti per dare a pochi non può creare per sempre un'armonica convivenza tra i cittadini. Non si tratta di giudicare cosa è vecchio (trozkismo, maoismo, stalinismo, engelsismo, leninismo o marxismo) o ciò che sarebbe nuovo (il sistema pensionistico in Italia l'ha introddoto il fascismo, se non erro - ma possiamo giudicare il fascismo positivo?. Vanno analizzati i rapporti di produzione. È chiaro che Chavez essendo un oppositore dell'imperialismo usraeliano va difeso, ma ne vanno inquadrati correttamente ed oggettivamente ( un bicchiere da 200 ml mezzo pieno contiene 100 ml)i rapporti di produzione. A volte la borghesia punta alla socialdemocrazia, all'economia sociale di mercato, al fascismo , al liberismo. Ma si tratta di variazioni morfologiche dello stessa sostanza, declinazioni necessarie alla sopravvivenza del sistema. Stimo Chavez ma, ripeto, ha dei limiti. Non v'è dubbio che sia utile ma non possiamo avere un approccio emotivo e farci suggestionare da pur importanti passi in avanti.

Cordialmente.

alex1 ha detto...

Sto sentendo Benigni che recita sulla costituzione, a parte l'unica cosa condivisibile che si puo' trovare nel il rifiuto dell'antipolitica e del disinteresse sociale, un apologetica tirata a favore della forma democratica, contro le cosiddete dittature del XX secolo (fascismo, nazismo e "comunismo"). Nessun accenno al colonialismo e le guerre delle potenze democratiche. Il voto elettorale è, secondo il comico, la massima forma di partecipazione, poi un'esaltazione della costituzione senza un minimo di ironia sui suoi limiti e sulla reale applicazione dei principi dichiarati.
Ho l'impressione che per smorzare la rabbia di molti e le azioni di protesta di operai e studenti si sia di fatto arruolato un gruppo di imbonitori, da Fabio Fazio alla Littizzetto, per finire allo stesso Benigni, che con la scusa di "far ridere" riescono a far passare dei messaggi subliminali di accettazione dell'idea che in fondo, "viviamo nel miglior mondo possibile" ai giovani ed ai meno attenti.