domenica 18 agosto 2013

Fratelli  Musulmani e fratelli d’Italia. Un gran bel deja vue.

Un saluto a tutti. Ben-ritrovati. Con un augurio di forza e tenuta. Passiamo all’ennesimo rovesciamento della realtà a cui concorrono, senza eccezioni, le falangi politico-mediatiche del pensiero unico universale. Dopo Libia e Siria, tornano in Egitto i “giovani rivoluzionari democratici”. Con barba.
 Cairo: pacifico Fratello Musulmano

Tutto già visto. L’imperialismo e i suoi mercenari sono monotonamente ripetitivi. Ci vuole tutta la forza della mignottesca unanimità politico-mediatica destre-sinistrati e della relativa dabbenaggine pubblica perché gli evidentissimi falsari, avallati nei primi giorni del marasma egiziano perfino da voci solitamente impeccabili, come Telesur e Russia Today (ma non dai siriani, che l’inversione della verità la vivono sulla pelle da tre anni) la passino liscia. Riferendosi alla rimozione di Morsi, ha detto Nicolas Maduro, presidente del Venezuela: “Nessuno può cancellare una Costituzione, solo il popolo può cambiare un presidente”. Giusto. Infatti è stato Morsi a cancellare la Costituzione assumendo poteri dittatoriali, ed è stato il popolo, a decine di milioni nelle strade, a cambiare il presidente”. L’errore di valutazione, che forse Chavez non avrebbe fatto, è parzialmente corretto quando Maduro prende le distanze dai Fratelli Musulmani  che “stanno pagando l’errore (?) di aver appoggiato la strategia del governo Usa nella regione”. E se l’hanno fatto, non è sacrosanto che il popolo passi dalla contraddizione principale, quella rappresentata da una forza politico-militare che si fa mercenaria dell’imperialismo, ad affrontare quella in questo momento secondaria, di un apparato militare costretto a divincolarsi tra condizionamenti Usa e irresistibile forza delle masse?

Come in Libia ieri, in Siria oggi, la tragedia dell’Egitto, con le sue masse rivoluzionarie prese tra l’incudine dei generali filo-americani e il martello dei fanatici islamisti filo-americani, diventa l’occasione per utili idioti e amici del giaguaro di blaterare sdegni e afflizioni in difesa della democrazia tradita e dei diritti umani schiacciati. Esce inusitatamente dal coro stavolta la sola Giuliana Sgrena, piagnucolosa beghina cattolica, ma se assegna alle bande della Fratellanza Musulmana i peccati che meritano è eminentemente per la sua viscerale avversione all’Islam tutto. Avversione confortata da una cinquantina di chiese cristiane bruciate dai Fratelli mentre si adoperavano a recuperare la democrazia violata dai militari. Per il resto, dal “manifesto” al “Fatto”, dai lenoni e prostituti annidati nei giornaloni e nei tg, alle mummie pacifiste e dei “nuovi soggetti di sinistra”, l’ululato e compatto e assordante: “siamo tutti fratelli musulmani”.
 Chiesa copta bruciata dai FM

La Confraternita Musulmana, nata negli anni venti in funzione antinazionalista e colonialista, sotto gli auspici e lo scudo dei padroni britannici dell’Egitto, ora promossa al potere ovunque possibile in Medio oriente perché ai logori proconsoli imperiali non si sostituissero, sospinti dalla forza di immense masse in rivolta, governi antiautoritari, anticapitalisti, antisraeliani e antimperialisti, è diventata per l’universo mondo la bandiera della democrazia e della libertà.

La stessa banda di fanatici, ammaestrati al martirio da cinici e scaltri maestri, che in Libia e Siria, a forza di orrori indicibili e di dobloni occidentali ha dinamitato lo Stato nazione, la sovranità, la pacifica convivenza, la dignità e l’autodeterminazione di quei popoli, deve ora determinare in Egitto quel “caos creativo” che all’Occidente e, sopratutto, a Israele è tanto funzionale ai piani di frantumazione del mondo arabo in frammenti etnico-confessionali. Quel progetto formulato in ogni dettaglio e per ogni nazione araba da Oded Yinon, capo-stratega del governo israeliano nel 1982 e da allora perseguito dagli USraeliani con accanita coerenza, dall’Iraq, da ridurre nei tre cantoni scita, sunnita e turco, alla Libia, da scomporre nella tripartizione ottomana di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, al Libano e alla Siria, di cui le spartizioni sono già prefigurate nelle aree sotto controllo degli opposti schieramenti.

Consapevole dei meriti acquisiti in Libia e Siria dai surrogati islamisti del neoliberismo totalitario, “la comunità internazionale” si straccia le vesti perché questi picciotti del Nuovo Ordine Mondiale hanno subito in Egitto un arretramento che mette in grosse difficoltà altri capisaldi della normalizzazione mediorientale in chiave Fratelli Musulmani, ritenuti consolidati. Tunisia, Turchia, Yemen. E poi, sempre meglio gli integralisti islamisti, dai presunti moderati FM fino ad Al Qaida, che i generali, ora sotto pressione di una forza di popolo che tiene duro da tre anni e che, comunque, appaiono meno affidabili data la profonda faglia che divide dai vertici, segnati dal mubaraqismo, le centinaia di migliaia di coscritti della “bassa forza”, vicini alle istanze popolari nelle loro varie espressioni. Anche perché mentre negli eserciti arabi, a dispetto di condizionamenti, addestramenti, finanziamenti Usa, insistono a serpeggiare sentimenti e lealtà patriottici e antisraeliani, agli islamisti del tipo FM,  dello Stato, della nazione, della sovranità, della giustizia sociale (che non sia compravendita assistenziale di consensi e voti), non gliene frega niente. Anzi li hanno in uggia, dato che l’orizzonte ambito è quello dell’Umma, la comunità transnazionale di tutti i musulmani (sunniti, per i FM gli sciti sono eretici e infedeli quanto i cristiani), dove costituzioni, identità, culture, etnie, confini, tradizioni, strutture sociali vengono tutte confuse nel calderone di un corano abusivamente interpretato in chiave reazionaria, autoritaria, feudalcapitalista, patriarcale, oscurantista.
 Cairo: pacifici Fratelli Musulmani

Dal “manifesto” al Washington Post siamo tutti Fratelli Musulmani. E’ stato “abbattuto da un golpe militare” – non importa se la destituzione è sostenuta da decine di milioni di persone di indirizzo laico, antiautoritario e  anti-neoliberista, quelli della rivoluzione vera, poi scippata da Usa, Qatar e FM – un “presidente democraticamente eletto”. Nessuno si fa turbare al ricordo di elezioni totalmente falsate, sia dai brogli (qui trascurati, ma denunciati ad altissima voce laddove non ci sono, quando si tratta di Stato disobbediente), sia da un abietto clientelismo che fa leva sulla miseria e sull’analfabetismo. E nemmeno causa perplessità il dato inconfutabile che Morsi sia stato eletto dal 15% del 30% degli aventi diritto che hanno votato, visto che le forze nazionali progressiste hanno boicottato la farsa controllata dai Fratelli. Dimenticati anche dal “furto di democrazia” dei militari i vari provvedimenti con cui il Fratello presidente ha assunto via via pieni poteri, cancellato la corte suprema, sottomesso il giudiziario, proibito gli scioperi, fatto sparare sui manifestanti e scioperanti, trasformatosi in versione peggiorativa, clericale e teocratica, del tiranno Mubaraq.

Un velo abbagliante è stato poi steso sulle brigate di volontari, riccamente finanziate dagli amici del Qatar, che Morsi, come i compari tunisini di Ennahda, aveva preso a spedire in Siria perché, uniti ai cannibali di Al Qaida e Al Nusrah, si guadagnassero le vergini del paradiso sgozzando e stuprando nel nome della Sharìa. Agli occhi compiaciuti della cosca criminale occidentale, tutti meriti altissimi accumulati dall’obliteratore della tradizione culturale, laica e nazionalista egiziana, come rivendicata in quasi tre anni da un’insurrezione popolare che non si è riuscita a corrompere e a frenare con il classico strumento dell’infiltrazione e manipolazione. Si capiscono il disappunto di Obama, che pure con la carta di ricambio militare pensa di poter convivere, e i rimbrotti di Emma Bonino, specialista storica di mistificazioni a sostegno di belle figure come  Licio Gelli e Dalai Lama, Tortora e Fratelli Musulmani, Ustascia croati e Aung Saan Su Kyi.
 Cairo: pacifico Fratello Musulmano

Ancora una volta il mega-menzognificio mediatico si è messo al servizio degli spolpatori dell’Egitto e  dei popoli arabi. Come quelle fornite a suo tempo sulla Libia e oggi sulla Siria, circostanze e cifre sono piattamente schiacciate sul presupposto che bisogna satanizzare il nuovo ordine egiziano scaturito – magari a suo dispetto – da una volontà di massa senza precedenti e salvaguardare onorabilità e martirio di coloro che l’Occidente da tempo aveva collocato nel ruolo di castigamatti delle primavere arabe e di proconsolato della ricolonizzazione. Ecco dunque il deja vue: tra i manifestanti “pacifici” pro-Morsi, dotati di quei sassi e di quelle molotov, sacrosante qui, quanto criminogene in Val di Susa, si inseriscono uomini armati di mitra e fucili che sparano su poliziotti che in quella fase si limitavano ancora ai gas e alle pallottole di gomma. Contemporaneamente, da luoghi sopraelevati, muretti, tetti, balconi e tra gli alberi, cecchini sparano sia sulla folla che sui poliziotti. I 43 agenti uccisi nel primo giorno della battaglia non si sono sparati da soli inciampando.

Per la precisione: mentre tutti scrivevano di stragi dell’esercito, i militari non erano in campo, per quanto indubbiamente mandanti della repressione, e gli scontri venivano sostenuti dalla sola polizia. A questa si erano uniti, dai primi giorni fino all’assedio alla moschea, quei rivoluzionari del “6 aprile” e di “Tamarrod” che, nella Primavera Araba, quando abbatteva Mubaraq e anche quando contestava il despota Morsi, erano tanto amati dai nostri media. L’imbarazzo ha impedito ai neo-innamorati nostrani dei Fratelli Musulmani di menzionarne il ruolo. Ai buonafede l’impegno di massa dei primaveristi originali, con sassi e bastoni contro gli sparacchiatori integralisti, dovrebbe avere una valenza positiva, almeno quanto è considerato negativo il ruolo dei generali.

Il tutto identico a quanto avvenuto fin dalle prime ore della “rivoluzione” a Bengasi e poi in Siria, a Deraa, a Homs, ad Aleppo. Con una differenza di tempi a favore della verità. Se in Libia si è dovuti arrivare a giochi imperialisti fatti per ammettere che gli “inermi rivoluzionari” sparavano e sgozzavano chi non ci stava; se in Siria un pugno di onesti reporter e una montagna di video sono riusciti a mostrare la migrazione di turbe di tagliagole da mezzo mondo e a disintegrare la fola dei “pacifici dimostranti massacrati da Assad” solo dopo non meno di due anni, in Egitto sono bastati cinque giorni a provare con immagini e testimonianze e a far filtrare dai denti stretti dei cronisti al guinzaglio che “anche i fratelli musulmani sparano”. Ammissione comunque riduttiva, dato che per i primi tre giorni è stata solo la polizia, con l’ordine di limitarsi ai gas, a fare da bersaglio ai colpi di arma da fuoco. 


Ricordate i “10mila civili libici uccisi da Gheddafi” nei primi due giorni dell’aggressione partita da Bengasi? E quegli altri 10mila civili che, mettendoci un po’ di più, Assad avrebbe ucciso sparando su pacifici manifestanti? Pensateci quando mettete al confronto le 4000 vittime in 48 ore strepitate dai Fratelli, con le 500 registrate dalle autorità e le centinaia contate dai giornalisti. Senza un qualche centinaio di cadaveri veri, da ottenere con qualsiasi mezzo, soprattutto sparando addosso ai propri, e poi da elevare mediaticamente a terrificanta potenza, la solidarietà della “comunità internazionale” ha le gambe corte, i media non accorrono in soccorso, gli imbecilli non invocano i diritti umani, le armi arrivano a rilento, e le spedizioni di invasati ben pagati da Cecenia, Afghanistan, Tunisia, Libia, Egitto, Europa, faticano a mettersi in marcia. Escono tutti dalle stesse scuole, questi guerrieri dell’Islam, che si mimetizzino nell’ occasionalmente “moderata” fratellanza (quella tanto moderata da aver negli anni di Sadat e Mubaraq trucidato, oltre che lo stesso Sadat, repressore della Fratellanza, con attentati centinaia di turisti), o che, sbranando e stuprando, si rivelino per quel che sono sotto i vessilli di Al Qaida e del Fronte Nusrah.  E se alla cattedra, nelle ore di religione, si alternano imam schiumanti e predicatori alla fiamma, geografia e arte militare vengono direttamente impartite dai presidi, uomini dal forte accento anglosassone.

Come effetto collaterale ampiamente programmato abbiamo che nessuno si occupa più neanche di striscio di Edward Snowden e delle sue rivelazioni sul fatto che viviamo in un universo di polizia, alla mercè del più grande Stato Canaglia e dei suoi scherani; della Russia che si è retta a difensore dei diritti umani come simboleggiati dall’eroico disvelatore dei crimini di Obama; delle guerre imperiali che continuano a sterminare donne, bambini, uomini, sovranità, benessere; dei nazisti israeliani che sbeffeggiano perfino i fantocci palestinesi loro inservienti, sputandogli in faccia, all’apertura dei “negoziati”, sei nuove colonie di rapinatori e serialkiller nazisti; del golpista Napolitano che riemerge nottetempo dalla bara in cui l’aveva chiuso la Costituzione, per l’ennesimo colpo di mano contro la morale, la legge, la decenza. Guardando dagli spioncini del Quirinale, lo si può vedere impegnato a schiacciare,  una dopo l’altra, le purulenti pustole del sistema mafioso-massonico-ultrafascista Italia. Ne ottiene un liquido che, dal palazzo, si sparge fin nei borghi più remoti e integri del Belpaese.

La situazione è complessa, il popolo egiziano, quello non imboccato dai Fratelli Musulmani a carità, fanatismo e analfabetismo, per liberarsi del carcinoma oscurantista, fascista e filoccidentale, ha accettato una soluzione imposta dai militari. Gli toccherà un’altra tornata di lotte. Ma resta un dato inoppugnabile: se i necrofagi della “comunità internazionale” piangono e stridono sull’estromissione di questa banda di decrebrati col pugnale trai denti, agli ordini di rigurgiti della notte della ragione e di moderni devastatori planetari, è perché i Fratelli Musulmani, con la coda velenosa dei tagliagole salafiti, per i popoli del Medioriente sono oggi il nemico numero uno. E lo sono dunque anche per noi che di quei popoli condividiamo la resistenza al genocidio biologico e sociale della cupola imperiale e dei suoi mazzieri, giullari e buffoni di corte.
 L’attentato contro Hezbollah a Beirut

Come succede sempre e come pochi percepiscono, tout se tien anche qui. L’ambaradan egiziano va visto non solo in parallelo con l’esecuzione della Libia di Gheddafi e il tentativo di giustiziare anche la libera e sovrana Siria. L’integralismo islamista della galassia allevata con cura dai servizi occidentali è all’opera in Iraq, con il terrorismo antiscita, alimentato dai petrodittatori in funzione antiraniana, delle bombe nei mercati e nelle moschee, che si sovrappone, pervertendone gli obiettivi, all’ancora non doma resistenza saddamista. Uguale terrorismo è affiancato in Yemen e in Pakistan, a sostegno dei fantocci filo-Usa, dai droni obamiani che giornalmente da tre anni compiono massacri di civili (ultimo bersaglio: 4 supposti alqaidisti e 33 tra donne e bambini). In Libano, l’internazionale sunnita ha appena rivendicato, coprendo gli autori israeliani, l’ennesima strage bombarola nei quartieri sciti di Beirut controllati da quell’Hezbollah che a Israele ha inflitto le due clamorose sconfitte del 2000 e del 2006. Nel Sinai egiziano, tragicamente sostenute da Hamas che, insieme alle altre dirigenze palestinesi vendutesi ai referenti di Israele nel Golfo, ha sotterrato la prospettiva della liberazione palestinese, bande di jihadisti assaltano le forze di sicurezza e destabilizzano una regione strategica sulla quale Israele non ha cessato di esercitare le sue mire.   

I Fratelli Musulmani sono, insieme ai comandos salafiti, wahabiti e takfiristi, riuniti nella brigata Cia detta Al Qaida, espressione di quel mondo sunnita che, liberatosi dalle “degenerazioni” laiche e moderne dei governi nati dal nazionalismo arabo, Libia, Iraq, Yemen, Algeria, Olp, si presta volentieri alla strategia imperialista della contrapposizione intra-islamica tra sunniti e sciti, arabi sunniti e Iran scita. L’incubo occidentale è la prospettiva, non del tutto implausibile, di un’intesa tra la potenza regionale iraniana e quella primavera araba che, a partire dal 2011, ha sconvolto gli equilibri geopolitici della regione mettendo a rischio, insieme alla minoranze scite in rivolta di quei paesi (Bahrein, Arabia Saudita, Yemen), la stabilità delle dinastie autocratiche garanti dell’egemonia economica e militare reazionario-imperialista.

Come mi ha detto mesi fa a Damasco un grande intellettuale siriano, nella battaglia per la Siria si gioca una parte decisiva dei destini non solo del Medioriente. Gli attori in campo sono il blocco teocratico e totalitario cristiano-ebraico-islamista guidato da Usa e Israele, con l’UE al traino, e il fronte della resistenza costituito da Iran, Siria, masse arabe e turche risvegliatesi al richiamo dell’indipendenza, sovranità, giustizia, a cui Russia, le più importanti repubbliche asiatiche e la Cina offrono profondità strategica e sostegno politico, economico e diplomatico. Per adesso si registra il fallimento, grazie alla primavera egiziana e alla tenuta sociale e militare della Siria, della triangolazione imperialista Turchia-Golfo-Egitto affidata all’integralismo sunnita, che doveva essere la forza trainante della frantumazione della regione in mini-Stati lungo linee etnico-confessionali.

In questo quadro si inserisce una contraddizione tra Usa e Israele. Mentre i primi continuano ad affidare il loro recupero della regione ad alcuni Stati forti, come Egitto e satrapie del Golfo, oltre tutto agevolatori della ripresa economica statunitense attraverso i colossali acquisti di armamenti e il campo libero lasciato alle multinazionali, il regime nazisionista preferisce, come programmato dai tempi di Oded Yinon, ma prima ancora dai padri sionisti, che non sopravviva un solo Stato nazionale unitario arabo, Egitto compreso. La disintegrazione della struttura statale e dei rispettivi eserciti è garanzia imprescindibile perché Israele si espanda, annichilisca le aspirazioni palestinesi, mantenga il dominio sull’area. Nel caso dell’Egitto e della Siria ciò comporta, sul modello libico, l’annullamento di un qualsiasi ruolo geopolitico attraverso l’alimentazione di un conflitto interno cronico, con aree sottratte al controllo del governo centrale e il resto infestato da un terrorismo integralista endemico che, con grande soddisfazione di Tel Aviv, qui da noi viene chiamato rivendicazione di democrazia e diritti umani. Prevarrà, con lo stragista filo-sionista al potere a Washington, l’opzione israeliana. Ne è un segno la nomina ad ambasciatore Usa al Cairo del Robert Ford, allievo di quel John Negroponte che si è fatto valere nei genocidi Usa in Centroamerica e Iraq. All’altezza del maestro, Ford si è confermato efficiente organizzatore di squadroni della morte e di guerre dette civili in Iraq e Siria. 


Seguono due post di Grillo che mi sembrano degni di nota. Per carità di patria e commiserazione per l’abissale ignoranza di politica estera che accomuna Grillo e i suoi seguaci non riproduco l’ ingenua e controproducente missione della commissione esteri del M5S in Kazakistan,  a sostegno del complotto imperialista imperniato sulla marionetta Shalabajeva. Né mi soffermo sulle cazzate che lo stesso Grillo, in perfetta sintonia con tutti coloro che giustamente ci  invita a prendere a calci nel culo, ha scritto sui Fratelli Musulmani difensori della democrazia egiziana. Son ragazzi… ahinoi)

Chi state proteggendo? Dico a voi, nelle istituzioni, nel governo, nei partiti, oltre a voi stessi. Di sicuro non l'Italia. Un condannato per frode fiscale non può essere interlocutore della presidenza della Repubblica e del presidente del Consiglio, anche se Napolitano e Letta Nipote devono a lui l'elezione. Di quante divisioni dispone Berlusconi? Quanti pennivendoli ha a libro paga? Quanti parlamentari del pdmenoelle sono ai suoi ordini, oltre ai suoi impiegati, perché altro non sono, fatti eleggere nel pdl? Quante televisioni possiede? Quante persone possono essere ricattate da quest'uomo? In questo Paese se non sei ricattabile non puoi fare politica, quanti scheletri ci sono nei suoi armadi? Lagrazia, la si chiami come si vuole: agibilità politica o clemenza non gli può essere concessa. L'Italia è una repubblica parlamentare, il popolo dovrebbe essere sovrano, ma non conta nulla. Chi state proteggendo insieme a Berlusconi? Quali poteri economici? Il vostro pericolante futuro, le vostre sconfitte, i corrotti? Avete ridotto il Paese a un deserto economico e sociale e vi aggrappate a un delinquente per sopravvivere. Non vi fate almeno un po' schifo? Non dite una parola di sostegno al giudice Esposito attaccato dal partito del Padrone e dai suoi giornali? Se Berlusconi sarà salvato, moriranno le istituzioni. Napolitanouscirà di scena nel peggiore dei modi. Il mio consiglio è che rassegni ora le dimissioni. Il mutismo del pdmenoelle è quello dei complici, degli ignavi, di chi più prosaicamente non vuol perdere la pagnotta, la poltrona, il potere che si è autoconferito insieme al suo sodale di Arcore. Il MoVimento 5 Stelle non resterà a guardare, questo è certo. Prepariamoci all'autunno.


Siamo a Ferragosto. Il sole brilla, ma il cielo ci appare plumbeo, grigio, spento come nei pomeriggi di smog d'inverno in città. Cosa sono quelle facce? Quelle smorfie da depressi? Non fate così. Non buttatevi giù. Cambiare si può. Siamo dentro un incubo, ma dagli incubi ci si sveglia al mattino. Dopo la notte arriva sempre l'alba, Queste maschere di cartone che popolano la nostra vita sono destinate a sbiadirsi, a scomparire persino nel ricordo. "Berlusconi chi? Letta chi? Finocchiaro chi? Brunetta chi?" ci chiederemo tra pochi anni. Cambiare si può. Costruire una nuova Italia solidale, una comunità di persone senza privilegi si può. Un luogo dove i diritti civili valgono per tutti, indistintamente. Nessuno rimarrà indietro. Un reddito di cittadinanza e il diritto a un tetto saranno garantiti per legge. Utopie? Cosa sarebbe la nostra vita senza utopie che possono realizzarsi? Un luogo miserabile dove passare la nostra esistenza. Il dopoguerra ci ha lasciato solo macerie e distruzione, ma ci siamo risollevati. E ora dovremmo temere per quattro cialtroni che hanno occupato lo Stato? Li cacceremo a calci nel culo. Ogni voto un calcio alle prossime elezioni.
L'Italia ha bisogno di rinnovamento, di aria fresca, di nuove idee, di giovinezza. Cambiare si può. Partecipare si può. Siamo stati esclusi dalla gestione dello Stato, come ospiti mal sopportati a casa nostra, da un'oligarchia supponente e arrogante. E' tempo di riprenderci le nostre vite, la nostra Patria, di cercare di essere felici. Strano sentire queste parole "Patria, Felicità". Sono riusciti, questi osceni rappresentanti vestiti a festa, a farle diventare impronunciabili, come le parole "Popolo", "Onestà", "Dovere", "Futuro".
Nel film "
Ricomincio da capo
" il protagonista era condannato a rivivere sempre la stessa giornata, così succede agli italiani. Sempre gli stessi nomi, le stesse "emergenze nazionali", gli stessi problemi irrisolti da vent'anni. Ci hanno fatto credere che non esistono alternative., ma cambiare si può. Questa lunga agonianon è più tollerabile. Napolitano, il garante dello status quo, si dimetta, si elegga un nuovo presidente della Repubblica e si vada alle elezioni. Cambiare si può.Sorrideremo, rideremo come bambini quando ci sarà la nuova liberazione, come i nostri nonni in un lontano 25 aprile, alla fine della guerra. Presto sui nostri schermi.

20 commenti:

Anonimo ha detto...

"mentre negli eserciti arabi, a dispetto di condizionamenti, addestramenti, finanziamenti Usa, insistono a serpeggiare sentimenti e lealtà patriottici e antisraeliani,"
peccato che l'esercito egiziano sia apertamente e dichiaratamente finanziato da Washington per imporre al popolo egiziano la "pace" sionista, e quindi se questi fantomatici sentimenti antisraeliani venissero fuori, un secondo netto dopo i generali egiziani sarebbero finiti. E visto che non lo sono stati in questi ultimi 30 anni di assoluta devozione sionista, non si vede perchè mai d0vrebbero ribellarsi al padrone che li paga adesso, con buona pace delle tue fantomatiche truppe antisraeliane.

Fulvio ha detto...

Anonimo@ Io stesso ho ripetuto fino alla nausea cosa sono i generali egiziani, chi li addestra, manovra, arma e finanzia. Ma un po' di memoria storica mi dice mai dire mai. I Giovani Ufficiali di Nasser venivano da un esercito totalmente controllato dai britannici. I militari rivoluzionari iracheni erano un prodotto di forze armate in mano agli angloamericani. L'esercito venezuelano, quello di Chavez, era dalle origini sotto il tacco del Pentagono. E, se si ragiona in termini di classe, i milioni di coscritti egiziani sono proletariato e non borghesia. Mai dire mai. Oggi, intanto, possiamo dire che i militari in Egitto sono stati costretti dalla forza di un popolo a rimuovere il secondo despota, fantoccio degli Usa e del Qatar. Eliminati dalla scena i fantocci Usa fatti proconsoli del mondo arabo, possiamo tranquillamente assistere alla contraddizione tra popolo rivoluzionario e forze armate. E' un passo avanti.

Anonimo ha detto...

Un grande dirigente comunista aveva previsto che saremmo tornati ad orribili scontri tra forze oscurantiste se lo slancio rivoluzionario si fosse interrotto. Mi dispiace Fulvio ma io non riesco a veder alcun Lume rivoluzionario (attualmente) negli scontri che stanno avvenendo in Egitto. Più ottimismo mi ispira invece quello che, se non erro, tu hai chiamato il continente della speranza. Temporaneamente sfuggito alle maglie stritolatrici imperialiste alcuni paesi stanno virando verso forme socialistoidi. Seguo da alcune settimane le trasmissioni di Telesur ed inizialmente ho avuto un'impressione molto positiva di Maduro. Poi lentamente il mio giudizio ha subito dei contraccolpi. L'esaltazione dell'iniziativa privata ( un brutto servizio di Telesur su un impresa privat per la produzione tessile, servizio che non avrebbe stonato sul TG4 di Emilio Fede), il paragone tra Chavez e cristo, megaservizi sulle masse rincoglionite dal "povero" Francesco a Rio de Janeiro ( sembrava Tele2000). Insomma bisognerebbe sbarcare in Venezuela e proseguire la rivoluzione. Comunque meglio che niente. Meglio dell'ItalLetta...

Ciao

alex1 ha detto...

Devo dire che pur riconoscendo un'ulteriore rovesciamento della realta' come in molte alter situazioni, noto pero' una differenza con la situazione creatasi in Libia nel febbraio di due anni fa ed in parte anche in Siria. Nel primo caso la polizia libica ricevette l'ordine di non sparare sui manifestanti, che in realta' non esistevano quasi, ma che erano qualche centinaio di teste di cuoio in buona parte penetrate dall'esterno che sorpresero l'esercito libico che all'inizio non interveni'. Nel caso egiziano pero', anche se le cifre dei FM sono volutamente esagerate e ci sono i cecchini che sparano addosso ai manifestanti e polizia, le sparatorie sui manifestanti ed I morti ci sono per davvero. Anche se le velate minaccie della UE contro il nuovo governo fanno capire che l'imperialismo non rinuncia a condizionare pesantemente l'Egitto, mi chiedo pero' come mai l'eserito dalla caduta di Mubarak ad oggi abbia permesso al regime di Morsi di fare le seguenti cose: 1) Sostenere il golpe anti libico che ha portato la Libia nel caos ed alla distruzione delle conquiste economiche e sociali di quel paese 2) Non schierarsi a difesa delle comunita' copte minacciate dagli islamisti. 3) Non aver difeso gli operai in sciopero, diritto peraltro cancellato dalla Fratellanza Musulmana.
Onestamente, anche se visti con diffidenza dai principali regimi occidental, non riesco a vedere nei generali egiziani un element di progresso e di emancipazione delle masse. Forse mi sbaglio io...

Anonimo ha detto...

Ciao Fulvio,bentornato.Peccato che ho visto solo adesso che il 16 eri dalle mie parti.Spero prima o poi di poterti stringere la mano.
D'accordissimo sul fatto che lo scopo
dei necrofagi e' il caos,la somalizzazone di ogni paese/nazione
che comporti ancora qualche rischio di autonomia dal modello cui noi ci siamo adattati come gli iloti.
Vedi Jugoslavia,paesi arabi,America latina.Si cercano le debolezze del nemico da abbattere ,etnie e religione nei primi due casi e si sfruttano per la destabilizzazione.Nel terzo caso,non potendo puntare a questo e con l'arma del golpe ormai passata di moda,anzi ritortasi contro causa
militari che credono davvero al patriottismo e non piu' solo yes man decerebrati,credo che assisteremo a dei bei (!)crolli dell'economia programmati dai nostri amici di Wall Street.Le fortune improvvise e repentine non mi hanno mai convinto,in nessun campo .
Non credo invece alla presenza cristiana a fianco del blocco Us islam sion,perche'verrebbe meno la garanzia di pacifica convivenza garantita da Saddam,Gheddafi,Assad e fino adesso da tutti i governi egiziani .Devo poi farti una forte critica:come ti permetti di ignorare il terribile gesto di quel Rasputin d'un Putin che,commettendo il piu' grande sopruso della Storia Universale,ha emanato,ohibo',una legge antigay?D'altronde mica tutti si puo'essere democratici,premi nobel per la pace,gay friendly,politically correct,perfino black and white!
Un abbraccio.Putin permettendo,
Luca.

Fulvio ha detto...

Alex1@ Mi sembra che le tue aspettative sull'esercito egiziano siano state un po' eccessive. E' e rimane una forza sotto controllo di una gerarchia reazionaria. E' stata la rivolta di decine di milioni che lo ha costretto a rimuovere quel despota integralista con il quale fin lì aveva convissuto benissimo.

Anonimo@
Apprezzo l'ironia. Però precisiamo, quella legge è detta antigay a sproposito e solo per dare addosso alla più grande seccatura degli Usa: Putin. E' solo una legge che vieta la propaganda e le pratiche omosessuali in pubblico e attività sessuali gay in presenza di minori. Patetico il tentativo dei media embedded di far passare un bacio normalissimo tra atlete russe come protesta anti-Putin. Più ci si accanisce contro Putin e la Russia, più dobbiamo sostenere entrambi. Il male assoluto sta dall'altra parte.

Anonimo ha detto...

"E' stata la rivolta di decine di milioni che lo ha costretto a rimuovere quel despota integralista con il quale fin lì aveva convissuto benissimo."
e infatti proprio oggi lo liberano, tanto gliene frega della rivolta popolare.

Fulvio ha detto...

Anonimo della "liberazione di Mubaraq.
Attenti a essere precipitosi e a prendere per buone le notizie del menzognificio mediatico. Mubaraq liberato dai geneerali? Manco per niente. Intanto, anche a essere un po' razzisti si deve concedere che perfino in un paese non europeo ci possa essere una magistratura indipendente che decide su suoi casi. Quella che ora si è liberata della morsa del dittatore Morsi. Ma l Corte Criminale del Cairo ha ordinato il rilascio di Mubaraq solo per una delle accuse: corruzione, vista la decadenza dei termini. Ce ne sono altre per omicidio, genocidio, e ancora corruzione per le quali resta in carcere. Dunque, occhio alle balle, fratellini!

Anonimo ha detto...

riguardo dall'oglio: non è che lo hanno fatto "risorgere" in attesa che le forze governative arrivino in zona per poi tirare fuori il cadavere e dire che è una delle vittime dei "bombardamenti del regime" ???

Mauro Murta ha detto...

Sembra che i Tamarrud, quelli che la fattucchiera Lucia Goracci chiama teppisti drogati, stiano raccogliendo firme per cancellare gli accordi di Camp David. Vedere qui: http://english.al-akhbar.com/content/tamarrud%E2%80%99s-campaign-abolish-camp-david-worries-tel-aviv
Se così fosse, che bella merda in faccia a quelli che, prima che Morsi fosse cacciato sul serio, li blandivano come "ggiovani ddemocradici libberali"!

alex1 ha detto...

E' venuto fuori solo adesso che il paese dei "giusti", "l'unica democrazia del Medio Oriente" il 5 di luglio ha lanciato un attaco da un suo sottomarino (forse uno di quelli vendutogli dalla Germania) contro una base siriana causando oltre venti morti piu' le distruzioni. Tutti i giornali riportano l'ennesima accusa contro la Siria di aver usato armi chimiche,proprio mentre la commissione ONU e' sul luogo, ma nessuna agenzia ha riportato questa notizia. Una magra consolazione dal "Manifesto" dove secondo un articolo pubblicato ieri sembra ci si sia accorti che la Guerra in Siria e' una guerra internazionale di conquista che vede attori molti degli Stati dell'area. Speriamo che almeno li' non si parli piu' di "ribelli". Cosa che invece fa un giornalista di solito affidabile in un suo blog quando parla di Libia, arrivando ad affermare che Gheddafi era tutto sommato un "prodotto" dell'Italia a cui buona parte del suo popolo si sarebbe ribellato in senso antioccidentale o quasi. Scordandosi gli otto mesi di bombardamenti Nato, di Embargo e distruzione di infrastrutture necessarie. Non arrivano piu' notizie dalla Libia, forse gli eventi del Cairo possono condizionare il futuro anche li'?

gianluca napoli ha detto...

Leggo solo ora questo articolo.

la visione di Grimaldi è sempre acuta e penetrante e la condivido in linea generale. Non si può però ignorare come gli stessi sauditi siano attualmente presenti a fianco dei militari e abbiano premuto per la liberazione del (comunque.. per quanto di destra) nasseriano Mukaraq...

Fulvio Grimaldi ha detto...

Gianluca Napoli@
Errore. Mubaraq, fantoccio USraeliano, al pari di Sadat, è il liquidatore di Nasser e del nasserismo, che significavano antimperialismo, anti-sionismo, sovranità nazionale, panarabismo, giustizia sociale.
Gesti nasseriani dell'attuale governo egiziano sono stati invece la chiusura del Canale di Suez alle navi da guerra Usa e l'eliminazione del tumore Fratelli musulmani, filo-Usa.

gianluca napoli ha detto...

Volevo scrivere Mubarak scusa Fulvio ho la tastiera dissestata

PS Fulvio, se hai un secondo, dimmi pure che pensi del caro compagno "stalinista" eterodosso ma saggio Zjuganov, che mi pare un mostro di saggezza e buona tattica (appoggio pieno a politica estera di Putin ad esempio)

gianluca napoli ha detto...

Grazie della risposta Fulvio.

C'è comunque la mano saudita dietro la sua liberazione e la ripresa dei generali. Almeno secondo vari analisti di geopolitica russa vicini al Cremlino.

gianluca napoli ha detto...

Grazie della risposta Fulvio.

C'è comunque la mano saudita dietro la sua liberazione e la ripresa dei generali. Almeno secondo vari analisti di geopolitica russa vicini al Cremlino.

Fulvio ha detto...

gianluca napoli@
Zjuganov? MI pare che arrivi fuori tempo massimo. Il comunismo oggi si deve dare altre vesti e contenuti. Ma è comunque positivo che sostenga la linea di Putin in politica estera. Anche perché, se non lo facesse, i compagni se lo mangerebbero vivo e finirebbe al 2%.

gianluca napoli ha detto...

A mio avviso, il compagno Zjuganov ha modernizzato il messaggio universale comunista, come fatto dal buon Deng in Cina. E' strettamente alleato di Putin, del resto, di cui contesta in parte la linea sociale. Ma anche Putin ha completamente rivalutato lo stalinismo e la Grande Guerra patriottica.
Sono sempre d'accordo con te, continua con questo coraggio su questa linea!

Fulvio ha detto...

gianluca napoli@
Non sono d'accordo per niente. Uno: Deng Tsiau Ping ha distrutto la grande rivoluzione maoista, ha avviato il paese sulla via del capitalismo, ha stroncato ogni resistenza di sinistra. Una catastrofe per il popolo cinese e per il socialismo nel mondo. Due: lo stesso vale per Stalin, sterminatore della generazione rivoluzionaria, traditore di Lenin, e, con l'assurdità della rivoluzione in un solo paese, ha abbandonato i rivoluzionari in lotta in mezzo mondo. Pensa al Che Guevara pugnalato alle spalle dal partito stalinista boliviano. Non mi risulta affatto che Putin abbia rivalutato Stalin. Devi correggere le tue letture.

gianluca napoli ha detto...

Questo, caro Fulvio, è ad esempio il manuale di insegnamento nelle scuole russe.

http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200712articoli/28771girata.asp

Per quanto riguarda lo stalinismo, la visione di Russia Unita è chiara: condanna degli eccessi staliniani, apologia totale per aver portato un paese semifeudale e semimedioevale dalla zolla alla bomba atomica. Secondo i sondaggi del Cremlino, Iosif Stalin è il politico più amato del secolo XX dal popolo e l'uomo pubblico più stimato di tutti i tempi- dopo Puskin e Dostoevskij. Putin di recente ha dichiarato pubblicamente: L'Occidente non ci può chiedere di rinunciare a Stalin, significherebbe rinunciare all'autonomia e alla grandezza della Russia. Ribadita tra l'altro la legge giustamente repressiva verso il negazionismo nazifascista e anticristiano sulla Grande Guerra patriottica: http://www.scoopando.com/addariveni-baffone-in-russia-grazie-a-putin-torna-in-voga-il-mito-di-stalin/

Sulla Cina, sono concorde con Arrighi, a mio avviso, non c'è capitalismo, si tratta di una nuova Nep, di una linea rossa denghista. Mao fu un nemico dell'Unione Sovietica ed invitò gli americani a Bejging, creò la falsa dottrina dei 3 mondi (Russia nemico principale) e portò populisticamente un miliardo di persone alla povertà totale. Giap tuttora dice che se non vi fossero stati gli stalinisti russi, la resistenza vietnamita non sarebbe stata così intensamente sostenuta. Giap e Ho Chi Min aammiravano Stalin! Deng ha riavvicinato la Russia alla Cina ed ha gettato le concrete fondamenta per il primato mondiale Han.