venerdì 22 gennaio 2016

Gay fa fico e polonio fa Putin

Una mia foto di Bloody Sunday sulla facciata della prima casa di Derry.

Altro che le sette piaghe che si abbatterono sul faraone per castigarlo, secondo l’invenzione biblica, della persecuzione del popolo ebraico (che da quella parti non c’era mai stato, ma che già allora andava costruendosi sul concetto di persecuzione e liberazione). Le sette piaghe, tra aerei a lui abbattuti o il cui abbattimento è a lui attribuito, denunce di doping, poi allargatesi all’universo mondo, demonizzazione in quanto omofobo, mandante di omicidi di giornalisti, massacratore di civili in Siria e via fantasticando, il presidente russo le ha da tempo superate. E chi non riesce a farsi una ragione di non essere più l’unico decisore delle sorti del mondo e, anzi, di essersi visto messo dietro la lavagna da un maestro che la sa e la fa infinitamente più lunga, sta dando fuori di matto. Perché per arrivare, dopo 10 anni di giri intorno alla faccenda, a fare di Putin il mandante “probabile” dell’omicidio al Polonio 10 del dissidente Litvinenko, bisogna aver pensato che l’opinione pubblica mondiale è rimbecillita al punto da accettare l’aberrazione giuridica di una sentenza di colpa emessa per “probabilità”. E nel caso dei media italiani, in questo succoso caso capitanati dalla lobby ebraica, il pensiero è fondato. A dispetto della risate omeriche che nei tempi dei tempi si perpetueranno di meridiano in meridiano sulla creatività dei magistrati britannici.

Sul “Fatto Quotidiano” che, rispetto alla stampa di regime fa eccezione positiva fino a quando non si arriva a pagina 18 “Esteri”, dove riesca a scalzare dallo strapuntino Cia-Mossad perfino i Molinari (La Stampa) e i Calabresi (Repubblica), si scatena l’addetto alla Russia di ogni infamia, Leonardo Coen. Giovinetto di buone speranze quando si presentò a “Lotta Continua”, di cui ero direttore, per fare un po’ di pratica. La fece così bene che, nel suo inebriamento per il giudice che ha condotto l’inchiesta, Robert Owen, scrive Sir Owen, ignorando che il titolo di Sir si congiunge esclusivamente con il nome del baronetto: Sir Robert. 

Dunque il losco personaggio,  spia pro-Occidente cara al venditore di tappeti e consumatore parossistico di vodka, Eltsin, è morto di polonio radiattivo dopo aver preso il tè con due agenti russi. Onde per cui sono loro che glie l’hanno messo nel tè e si sono poi dileguati. Putin che non li estrada, ne è evidentemente il mandante. Onde per cui: sanzioni. Altre sanzioni, visto che quelle inflitte finora non lo hanno ridotto alla ragione, non sono servite ad evitare la debacle occidentale in Medioriente, ma hanno rotto pesantemente le palle agli esportatori europei. Per placarne rabbia e frustrazione toccava aumentare il tasso di mostruosità dello “zar”. Incombe pur sempre, sugli Usa in crisi di credibilità oltreche di funzionalità, il terrore che quest’Europa, così intimamente appiccicata all’Asia e, dunque, alla Russia e poi alla Cina, senza neanche un mare di mezzo e con un reticolato crescente di Vie della Seta, possa, seppure per mere ragioni di sopravvivenza, tornare a rivolgersi al vicino, partner naturale e proficuo, oltreché meno ingombrante e prevaricatore.

Al collega (si fa per dire) Coen del “Fatto” fa difetto la memoria. Ai tempi in cui ambiva a esprmersi sul quotidiano “Lotta Continua”, io ero impegnato, unico allora nella stampa internazionale, a poter raccontare quanto avevo visto, unico giornalista straniero sul posto perchè sfuggito alle barriere “No Press” britanniche, il 30 gennaio 1972. Era il  “Bloody Sunday”, quando i parà di Sua Maestà uccisero a freddo a Derry, Irlanda del Nord,14 civili inermi (e mi spararono contro tre volte). Ne seguì un’inchiesta affidata, anche allora, a un prestigioso magistrato inglese, Lord Widgery.

Jack Duddy, 16 anni, prima vittima di Bloody Sunday (foto F.Grimaldi)

Venni chiamato a testimoniare solo dopo che la stampa di Dublino avva denunciato lo scandalo della mancata convocazione dell’unico giornalista straniero sul posto. Portai con me una novantina di bossoli raccolti da terra che dimostravano, inconfutabilmente, come gli spari provenissero tutti dai fucili pesanti “Sterling” del 1° Battaglione Paracadutisti. Corpo del reato che Widgery, astutamente, mi intimò di riportare via, senza che fosse esaminato. Né volle esaminare le mie foto delle esecuzioni, quella dei tre colpi tirati contro la mia finestra, le registrazioni della radio militare che ordinava la mia cattura “con qualsiasi mezzo”, né ascoltare la registrazione dell’intera strage. Ne risultò un’assoluzione degli assassini e, ovviamente, del governo mandante di Londra. Ma anche uno scandalo e un ridicolo internazionali che seppellirono l’alto magistrato con tutta la sua inchiesta. Londra fu costretta ad avviarne un’altra, quella di Lord Saville, meno incresciosa, in cui pure testimoniai e che, perlomeno, giunse ad attribuire la responsabilità a qualche testa matta tra gli ufficiali dell’esercito occupante. Ora si sta avviando, sotto pressione dell’indomabile popolo di Derry, una terza inchiesta, a cui sono stato convocato un’altra volta. E’ condotta dalla polizia nordirlandese. 200 soldati britannici convocati si rifiutano di testimoniare. Per ora uno solo è stato incriminato. In ogni caso Londra se la caverà. Come grazie al, da Coen venerato per il suo coraggio, “Sir Owen”.

Prima False Flag di fine secolo
Al Coen e agli altri corifei della giustizia britannica raccomando, inutilmente è ovvio, un altro ricordo. Quello di Lockerbie. 21 dicembre 1988, esplode  nel cielo della Scozia il volo Pan Am 103, 270 morti. Chi può essre il colpevole? Ma naturalmente solo lui, Muammar Gheddafi, da tempo sotto schiaffo  per le sue malefatte anti-occidentali, antidemocratiche, anti-multinazionali, anti-israeliane, anti-satrapi del Golfo. Tanto che, nell’86, Reagan ne aveva addirittura bombardato la casa, uccidendone una figlia. E subito si individuarono i due sicari: agenti libici, senza il minimo dubbio. Londra ne chiese l’estradizione. Fiducioso nella giustizia britannica, maestra delle genti, Gheddafi acconsentì, anche sotto la pressione delle micidiali sanzioni-ricatto inflitte da Usa e UE. Ma uno fu subito rispedito indietro perché troppo poco associabile al delitto. L’altro, Ali Al Megrahi, proclamatosi innocente per tutta la durata dell’infame montatura, venne condannato al carcere a vita da una corte scozzese in Olanda (?). Dopo corsi e ricorsi, nel 2009, fatti otto anni e mezzo, fu rilasciato da un giudice scozzese. Si disse “per motivi umanitari”. Ma passò alla storia – e non negli appunti di Coen e affini - la dichiarazione del magistrato che definì  la prima sentenza “un travestimento scandaloso della giustizia”.

Al Megrahi morì di cancro poco dopo, ma fece in tempo a vedere i britannici distruggere il suo paese, come avevano distrutto la sua vita. Ci consoliamo della certezza che con la Russia non sarà così. Intanto la moglie del fuoruscito si è messa a strepitare che all’infame assassino vengano inflitte altre sanzioni, oltre a quelle già comminategli dopo il colpo di Stato Nato-nazista in Ucraina. Di queste sanzioni, volute da una Washington in pieno marasma geopolitico e che mena calci all’impazzata per ogni dove e dalla sua appendice oltremanica, si dovrà ora incaricare anche l’Europa. Ancora una volta tranciandosi le gonadi. Come va facendo da Belgrado in poi.


 Frocio e stronzo pari son
Quell’eterosessuale appassionato che sono s’è sentito dare del frocio (oltreché del pezzo di merda, del cornuto, del testa di cazzo, del figlio di zoccola, et cetera), l’ultima volta pochi giorni fa, da un energumeno alticcio che sbraitava dall’altezza sicura del suo balcone. Avevo commesso il delitto di lesa proprietà privata legando per pochi minuti il bassotto Ernesto alla ringhiera della scala del condominio. Palazzo nel quale si trova anche uno studio di fisioterapia da me visitato. L’insulto fondato sulla specificità sessuale nel mio caso è meno grave perché di quella non sono rappresentante. Le sillabe vagano per l’aria e non colpiscono. Colpisce però l’intenzione. Frocio e stronzo, nel caso, pari erano 

Non lo racconto per pormi sullo stesso piano dell’allenatore-martire dell’Inter, ingiuriato con quel termine da un bifolco toscano, straordinario maestro della rotondologia, ma a cui le altezze vertiginose a cui  i meriti suoi e di Higuain lo hanno proiettato devono aver dato alla testa. Lo racconto perché mi colloca su un piano che è affollato da diversi milioni di italiani i quali, specie nel traffico, si sono tutti scambiati quell’epiteto e tutti i suoi surrogati regionali, probabilmente a partire dall’età della ragione e nei secoli dei secoli. Tanto più ora, nel caso dei maschilisti e omofobi che si vedono costretti a confrontarsi con una società dove contradditoriamente, in parallelo con Giovanardi e altri spiaggiati del cattolicesimo ultrà, la diversità sessuale è diventata di gran moda in politica, nei salotti, nella cultura, nel cinema. Insomma gay è anche fico.

Perfino, ci rivela il “manifesto”, il più recente ed eccellente  testimonial della categoria GLBTQ, nientemeno che allenatore di uno squadrone storico, da sempre qualificato per il primato in serie A, aveva fatto contundente uso dell’invettiva, addirittura potenziata in “frocio di merda” all’indirizzo del giornalista Alessio Da Ronchi della Gazzetta dello Sport. Il reo aveva diffuso al pubblico un litigio dell’allenatore con il giocatore Amaral, dipanatosi lungo fraseggi che deprecavano la presunta identità sessuale del brasiliano. Non era successo niente più di qualche mormorio gossiparo ai bordi del campo e tra gli addetti alla sfera rotolante.

E allora perché questo sollevar di scudi fino al settimo cielo dell’indignazione, questo invocare castighi divini e provvedimenti come neanche contro il Putin della presunta omofobia (del tutto inventata, se si guarda la legge in oggetto), questa graticola rovente su quale il nuovo San Lorenzo è stato rosolato?  A male parole, spesso schifosamente razziste (ma è acqua calda per arbitri, società e Federazione), ci si prende sistematicamente sulle gradinate, ai bordi del campo, negli spogliatoi, con l’arbitro, con l’automobilista che ti ha preceduto nel parcheggio, col compagno che non ti fa copiare il compito, o che, controsenso dei controsensi, ti ha fregato la ragazza. E Mancini non ha nemmeno fatto outing, come la rumoreggiante comunità GLBTQ vanterebbe. Anzi non pare nemmeno potersi ascrivere a nessuna delle definizioni che formano l’acronimo.


Devo ammettere che mi ci sono voluti molti anni e molte conoscenze preziose perché superassi, non tanto uno Zeitgeist  allora sonoramente intollerante verso i “diversi”, detti “invertiti” o “pederasti”, “ricchioni” o, in Liguria, “bulici”, quanto la diffidenza suscitatami dagli innumerevoli e insidiosi approcci da cui mi ero dovuto difendere da adolescente. Un età sotto tiro da parte di interessati di ogni genere, anche perché più suscettibile di subire influenze faste e nefaste. E ogni minoranza discriminata si salvaguarda con il proselitismo. Ammetto anche che le immagini dei Gay Pride mi risultano, e non per l'esibita "anormalità", un insostenibile offesa al buon gusto, a qualsiasi criterio di eleganza, di una carica provocatoria irrimediabilmente a salve.

E’ che l’omosessualità, unendo gli affiliati contro soprusi e discriminazioni secolari, necessariamente è diventata categoria politica. Come fossero  falegnami,  o astronomi. E come tale, essendo questa l’usanza dei tempi, s’è fatta lobby. Per la giusta rivendicazione dei suoi diritti (che io sostengo a spada sguainata, per quanto preferisca riservare alla crescita e all’iniziazione dei bambini la bipolarità maschio-femmina). E una lobby ambisce a spazi, una categoria, legittima o criminale, si sostiene attraverso il reciproco aiuto tra i suoi membri (absit iniuria verbis). Niente di male, finchè tale solidarietà è finalizzata alla buona causa della propria legittimazione e dei propri diritti, o ad altre buone cause, magari come quella che brillava di forte luce propria su uno striscione nel corteo anti-guerra e anti-Nato del 16 gennaio e che schierava le lesbiche contro i crimini dei guerrafondai.

Forse, a partire dai Gay Pride, bisognerebbe  vedere un po’ come si schierano i GLBTQ sulle grandi questioni da cui dipendono la libertà, i diritti, la stessa sopravvivenza di tutti noi, etero, omo, fantasiosi vari. Forse bisognerebbe capire quale battaglia è genuina (immagino che per i più lo siano tutte), e quale viene utilizzata, anche a insaputa dei suoi protagonisti, come arma di distrazione di massa. Non può non colpire che è proprio nei governi e Stati che hanno più scheletri negli armadi, dove avanzano diritti civili come i matrimoni gay, gli uteri in affitto, le coppie di fatto di qualsiasi combinazione. Il che nulla toglie alla validità delle battaglie per questi diritti.. Avanzano marciando  su devastazione sociale, economica, poliziesca e guerresca. Non riesco a festeggiare quando Obama illumina di plauso il matrimonio tra due uomini, dietro ai quali si allarga all’infinito l’ombra che occulta genocidi da fame e da bombe.

E, nel nostro piccolo, uno come Cecchi Paone, per esempio, che si avventa lancia in resta sull’improvvido Sarri, ma sta pervicacemente dalla parte dei sociocidi e dei farabutti politici, primi responsabili delle sventure, ingiustizie e sofferenze di tutti, a chiunque specialità appartengano, non viene nobilitato dall’etichetta di omosessuale.  O, peggio perché sprofondato nel cinico e nel grottesco, quel Vladimir Luxuria che fa il coglionazzo nell’Isola dei Famosi, in Honduras, paese appena ferito a morte da un golpe amerikano e dove in quei giorni è stato ammazzato il leader del movimento gay e gli oppositori di ogni tipo vengono fatti fuori in massa. Ricordate lo sciagurato Sansonetti, direttore di “Liberazione”, che, con riferimento all’oscena trasmissione, in prima pagina strepita “Forza Vladimir!”? Non poteva il personaggetto mancare all’appuntamento delle Olimpiadi invernali russe a Sochi, per contribuire alla campagna russofoba della Cia. Se qualcuno, e non dovrebbe, gli dicesse “frocio”, intenderebbe “stronzo”, come penso abbia inteso quel signore sul balcone e anche l’allenatore del Napoli. Insomma i diritti, o sono intrecciati e indissolubili tutti, o rischiano di favorire il re di Prussia.

Due giornate di sospensione bastano. Ma diamole a chiunque non abbia l’avvertenza di ripulire il proprio vocabolario al passo con lo Zeitgeist.

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche fosse vero il commissionamento dell'omocidio, non è altrettanto vero che il caso Vanunu e il caso Abu Omar hanno definitivamente classificato la 'classe politica italiana' come complice di azioni illegali? Per non dimenticare Diliberto e Bertinotti rispetto ad Ocalan. Non è forse vero che gli ex agenti dei servizi di qualsiasi nazione sono 'controllati per tutta la vita per motivi di sicurezza nazionale', non è forse vero che Calipari fu abbandonato a sé 'guardacaso ucciso da un cecchino di origini italiane'? Tanto per dire che quando i governi giocano alla guerra, non ci sono più regole da poter addurre e da non poter infrangere.

Anonimo ha detto...

...e magari Cameron, invocando l'omicidio di Stato, vorrebbe far valere le scuse di Blair per aver commesso alcuni 'mistakes' durante l'occupazione del 2003. Concordo con l'idea che l'eurocentrismo colonialista sia talmente in difficoltà da pensare che il mondo sia totalmente asservito, ma vorrei ancora sentire invocare la 'libertà di satira' ogni volta che Charlie Hebdo propugna e diffonde sarcastica xenofobia confidando nella capacità di saper sghignazzare del suo pubblico ammaestrato, sfidando impunemente la sensibilità di chi legge le insulse vignette dai territori occupati dagli eserciti occidentali.

Anonimo ha detto...

...e se la bandiera scarlatta dell'affidabile rifugio, non si fosse imbrillantinata rimanendo straccio (sanguinanti citazioni), certo è che Litvinenko sarebbe stato o comprato in narco-petrol-dollari o ucciso o fatto scomparire in una delle tante abu graib disperse in deserti e portaerei.

Anonimo ha detto...

Ciao Fulvio.
Immaginiamoci le reazioni della stampa "uccidentale"se lo "zar",come lo chiamano,avesse messo in atto un'INFAMIA come il sequestro delle collanine d'oro ai profughi di guerra siriani come fanno gli schifosi sciacalli delle "civilissime"oltreche' ricchissime Danimarca,Svizzera e Baviera.Tre regioni tra le piu' ricche di questo continente morto(ed e' giusto che lo sia).Altro che Putin.
Ho visto a Gazebo le immagini girate in tendopoli nel fango dove famiglie(non i vigorosi giovanotti africani che vengono a farsi mantenere dalle nostre parti,su quelli ci sarebbe da fare un altro discorso)coi bambini vengono trattati in quel modo da un governo che si definisce "di sinistra".Poi sono solo Orban,la Polonia e la repubblica Ceca i cattivoni.Questa europa e' peggiore di quella di Hitler e della Russia di Stalin perche' i propri genocidi e le guerre di sterminio li ammanta di ipocrisia e continue falsita'e perche' uccide i propri stessi cittadini con politiche sociali che fanno rimpiangere Stalin,Hitler e Mussolini non San Francesco...Se un domani qualcuno di quei bambini tenuti nel fango o a cui viene strappato un braccialetto d'oro da inflessibili sgherri biondi dopo avere visto ,quale frutto delle macchinazioni dei NOSTRI paesi,i propri affetti uccisi,le abitazioni distrutte,lo sciacallaggio sulle spalle del dolore del loro esodo,verra' a spararci addosso il titolo CORRETTO di un giornale INDIPENDENTE non potrebbe essere altro che :GIUSTIZIATI I BASTARDI EUROPEI.Altro che Putin.
Quanto alla gb e' lo stato che era governato dal criminale di guerra blair,che ha candidamente ammesso di aver dato il via per errore ad uno sterminio di circa 1 milione e mezzo di persone.Altro che Putin.
Schifoso offendere persone per le loro tendenze sessuale,ragazzi giovani e fragili hanno sofferto e si sono anche suicidati per questo.La lobby gay,proterva e potente ,e' un'altra cosa e non riscuote la mia simpatia ,e' una setta e di quelle piu' intolleranti per giunta.
A proposito di schifo su ragazzi giovani e poveri mi viene in mente un'icona indiscussa dei radical-chic nostrani.Mai una voce che si dissoci dai comportamenti pedofili tesi a sfruttare la poverta' dei proletari che diceva di amare cosi' tanto,immaginiamoci se avesse osato farlo su qualche giovinetta gli strepiti delle nazifemministe.
Pasolini,l'amico dei proletari.Altro che Putin.
P.S. : il tuo lavoro in Irlanda,una pagina di giornalismo che andrebbe ricordata.
Luca.

rossoallosso ha detto...

esatto,giusto esporsi per il proprio metaforico culo ma è altrttanto doveroso impegnarsi per quello degli altri che è poi quello di tutti ed a tal proposito forse pretendendo troppo o magari c'era ma non lo so,le notizie su questa manifestazione eufemisticamente parlando sono scarse,un qualche rappresentante della comunità musulmana visto che le bombe sono indirizzate,ISIS o ISIS a loro.
Strumentalizzazione?Chi se ne fotte ,siamo al punto di non ritorno e mettere paletti alla macelleria sociale partendo da un diritto di base quale è la sopravvivenza dovrebbe essere inutile ricordarlo,purtroppo così non è e questo vale anche per gli "ossificati".

Anonimo ha detto...

Completamente d'accordo Fulvio.
C'è gente affetta da russofobia sin dalla tenera età: per costoro la probabilità di reato è già metro di condanna, mentre le false stragi, i falsi arsenali chimici e i processi farsa sono bugie a fin di bene. Come cantava qualcuno tempo addietro, "Mamma giustizia sa quello che fa"...
Aggiungo sul secondo argomento: le coppie sposate senza figli sono evidentemente meno lobby, visto che è decenni che attendono una legge decente sulle adozioni, senza burocratismi che durano anni, senza quelle pulci al portafoglio di entrambi i coniugi che mettono in crisi molti progetti, senza dover ricorrere alle adozioni internazionali e alle società di intermediazione nate appositamente per questo. Forse, la cartina di tornasole ce la offre ancora una volta il barbone di Treviri: una legge seria sulle adozioni metterebbe fine alle mostruosità e ai pizzi che attualmente tocca loro pagare per adottare un figlio; a questa legge si oppone una un gruppo sociale ben definito di burocrati e borghesia parassitaria, intermediari rentier che, su questo status quo, ci marcia. Tanto è impantanata tale legge in Parlamento quanto invece accelerano il proprio corso le leggi promosse a ogni piè sospinto dalla lobby che oggi manifesta in piazza individuando nuove risorse da sfruttare, legalizzando e mercificando rapporti sociali di recente quanto dubbia architettura (il discorso ovviamente non va all'omosessualità in sé ma alla pretesa di accudire parentalmente dei minori concepiti da altri ed espropriati al momento del parto o in tenera età: parlano a nome della laicità contro l'oscurantismo religioso (o l' "omofobia", che a questo punto diventa un contenitore dove metter dentro un po' tutti), mettendo di fatto a tacere chi si oppone, anche perché ormai Marx si legge poco. Di fatto, il modello anglosassone di riferimento è un modello pienamente rispondente a interessi di una borghesia senza scrupoli che, in questo settore, ha individuato un core business più che redditizio (il pensiero va a una conversazione in cui qualcuno si vantava, analogamente, di guadagnare di più con gli immigrati che con gli stupefacenti... in effetti i margini di plusvalore in questi settori sono di quell'ordine di grandezza): una catena di produzione e riproduzione della vita umana completamente mercificata, in cui un feto è ormai un plusprodotto da espropriare al produttore, in cui nove mesi di gravidanza hanno un prezzo di vendita e un costo di produzione, come le otto ore di un precario assunto "a progetto" o "come socio di cooperativa" in un magazzino, o come la giornata di un bracciante a Rosarno. Gli "spazi di libertà" invocata in nome della laicità, di fatto sono semplici nuovi settori di mercato, aperti a forza e colonizzati subito da nuovi padroni delle ferriere che altro non aspettano dai loro amici politici, parte dello stesso blocco sociale: uno da il la (e si intasca la percentuale), l'altro crea un impero economico sul nulla, meglio, sulla pelle di nuovi sfruttati e oppressi... E' sempre lo stesso, schifosamente identico, copione.

Un caro saluto,
Paolo Selmi

Anonimo ha detto...

Il tira e molla sulle adozioni rischia invece di riproporre semplicemente un nuovo modello di famiglia non molto diverso da quello imperante visto che mai si sono viste cento piazze manifestare contro i governi delle guerre e delle multinazionali. La discriminante per le adozioni si riproporrà essere quella economica e quindi di potere con il rischio di negare al partner etero la vicinanza del@ figli@, rivoluzionario sarebbe non fare figli in questo occidente malsano o quantomeno tutelarli fino alla maggiore età e quindi una rivoluzione dei rapporti interfamiliari, fermarestando l’ovvia libertà di scelta sessuale nella vita privata da non imporre a@ figli@. Problema annoso che sempre scarica le tensioni sull’infanzia così come nel caso delle coppie ‘uomo-donna’. Sarà questo il prodotto di società instabili e rapporti umani flaccidi e sfibrati? Oppure la via è adeguare il debole, cioè il bimbo che neanche ha chiesto di nascere? la reale forza dell’istanza, relativa alla propria vita e sessualità, diventa gioco-forza, un coltello messo in mano al becero fascismo eterofobo. Sulle fecondazioni si ripropone lo stesso dilemma, quanto l’essere umano sia realmente egoista e tuttavia una volta accettate, che non si discuta più sui crimini della farmaceutica e delle biotecnologie necessarie in queste pratiche e assolutamente non umanizzabili essendo per principio una sfida alla tanto osannata ‘pachamama’. Spezzare quindi la discriminante della sessualità o dell'adeguatezza. Spero solo che un giorno l’infanzia si impadronisca di se stessa come nel ‘villaggio dei dannati’, dove però non ci sia il supergay o la superlesbica a sostituire superman a bruciare il fienile. un figlio.

Anonimo ha detto...

Grande Fulvio
ottimo articolo,
solo una piccola aggiunta:
Litvinenko, il pasto poi risultatogli fatale, lo ha consumato
in compagnia di Mario Scaramella, trafficante di armi e risorsa della CIA
il quale si guardo' bene dal mangiare alcunche',
rimanendo comunque leggermente intossicato
come si legge nel sito " Zerohedge" che cita anche "La Republica"...

"So who killed Litvinenko ?
Well, Mario Scaramella met with Litvinenko during the meal when Litvinenko was poisoned. Scaramella didn’t eat or drink a thing during the lunch, and then himself came down with a mild case of polonium poisoning.
La Republica (one of Italy’s largest newspapers) wrote in 2006 (English translation) that Scaramella was a bad guy who may have worked with the CIA:

Mario Scaramella is suspected of arms trafficking. Earlier this year, the public prosecutor of Naples has written for this offense to the docket and, soon after, had to stop the investigation. [He was convicted in Italy for selling arms (original Italian).]"
http://www.zerohedge.com/news/2016-01-22/until-today-i-assumed-putin%E2%80%99s-russia-killed-litvinenko-%E2%80%A6-then-i-looked-myself

Anonimo ha detto...

Dubito seriamente che Mario Mieli, nel suo estremismo sconsacrante, sarebbe sceso in piazza con spezzoni di destre 'liberal' o avesse battagliato per l'istituzionalizzazione del suo essere.

Anonimo ha detto...

http://www.paolaconcia.it/b/?p=2780

I diritti e le conquiste quando interessano soggetti terzi diventano ambizioni pic colo-borghesi che per essere accettano cercano consenso nell'impensabile e allora deragliano verso il basso visto che il riconoscimento dell'omosessualità tra i merines e l'entrata nell'esercito usa delle donne non ha assolutamente spostato il senso di quella istituzione, probabilmente perché la società che la supporta, nella sua maggioranza assoluta, non identifica l'istituzione militare come parte di un processo di ridefinizione della politica in generale, delegando nuovamente le stesse priorità, caccia al presunto terrorista, mentre i veterani contro la guerra diventano macchiette relegabili al mito di easy rider. Allora l'autocoltivazione di cannabis per il proprio piacere diventa tema ostico da barattare mentre Gasparri può tuonare comodamente contro uteri in affitto preludio di eugenetica e nazismo, grazie al patto ombra con la Tel Aviv delle luci di Saviano

Anonimo ha detto...

avrai visto diversi posti con lo stesso id . Se non li pubblichi è anche meglio, come sempre, Hasta Siempre.

rossoallosso ha detto...

https://www.foia.state.gov/searchapp/DOCUMENTS/HRCEmail_DecWebClearedMeta/31-C1/DOC_0C05779612/C05779612.pdf

Fulvio Grimaldi ha detto...

rossoallosso e altri@
quando nei commenti citate un link conviene che diate anche un'idea di cosa sia. Grazie.

Fulvio ha detto...

Anonimo@
"diversi posti con lo stesso id..." Non capisco.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Grazie per le preziose precisazioni su Litvinenko e Scaramella!

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo Selmi@
Davvero un bel contributo, con tanti ottimi puntini sulle i. Grazie.

alex1 ha detto...

Molte considerazioni mi vengono in mente. Primo. Sabato sera su La7 si illustrava come gia' alla fine del XIX secolo erano ben sviluppati e teorizzati I concetti della Eugenetica, sviluppatti nella democratica G.B., mentre le pratiche di sterilizzazione degli "idioti e malati" sono state applicate ben prima del nazismo anche in Virginia, da un giudice con la fama di progressista. Questo per smitizzare il nazismo come 'unica fucina, originale e nata dal nulla, del "male assoluto". Secondo, ieri alla Domenica sportiva si e' parlato di De Rossi che avrebbe detto "zingaro di m." ad un attaccante della Juventus. mentre il giornalista cercava di far riflettere sull'espressione, molti degli ospiti minimizzavano, come se in fondo non ci fosse niente di male. Se fosse stata una etnia od un popolo piu' "eletto" avrebbero minimizzato lo stesso?
Terzo, si parla del povero libico trattenuto nelle carceri inglesi, dove ha sviluppato la letale malattia. Mi ricordo benissimo di come il senso comune lo dava non solo terrorista, (mandante od esecutore non importava) ma anche premiato dal governo inglese per la sua liberazione e scandalizzato per l'accoglienza delle autorita' libiche al ritorno, un po' piu' in sordina del primo rientro dei due maro' dall'India. Molti articoli cercavano con il lanternino l'indignazione dei parenti delle vittime, altri poco prima dell'attacco del marzo 2011, nella campagnia antilibica, ironizzavano sulla sua "falsa malattia" accusando il governo inglese di "mollezza" solo perche' l'ex prigioniero "era ancora vivo". Un articolo sul Corriere della Sera parla delle immagini dell'Isis tratte dal film "il leone del deserto" girato con attori famosi, ma censurato democraticamente dall'Italia sotto ordine, sembra di Andreotti, (ma il relatore cerca di bilanciare con il presunto "finanziamento di Gheddafi" al film). Ecco il link
http://video.corriere.it/film-gheddafi-ignoranza-isis/e4403eaa-c33d-11e5-b326-365a9a1e3b10

Anonimo ha detto...

Che un milione di persone sia scesa in piazza per le unioni civili,mentre contro le"riforme"di impatto sociale enorme che stanno demolendo del tutto lo stato sociale e contro le guerre genocide non c'e'alcuna mobilitazione la dice lunga ,lunghissima.
E' puro marketing: manifestare per i gay e' cool,manifestare per le conquiste sociali e contro le guerre e' out,roba vecchia oltre che inutile (l'uso degli odiosi termini da rivista patinata non e' assolutamente casuale).Il mainstream cosi' vuole ed ora indirizza ANCHE le manifestazioni.Ovviamente tutte faccine pulite,colori, palloncini, svegliettine, passeggini,l'ammmmore...Mica vorrete che il mainstream sponsorizzi l'incazzatura dei disoccupati,dei pensionati morti di fame,di lavoratori sempre piu' sfruttati e derubati della loro dignita',di qualcuno diononvoglia che si pone domande sulle guerre.Gente brutta,sporca e cattiva.Quello che una volta si chiamava l'estabilishment ha chiuso il cerchio : ci suggerisce anche quali manifestazioni fare.Innocue,pacifiche,colorate.Forse un domani dormiranno col sacco a pelo vicino ai luoghi delle manifestazioni per poi,all'apertura delle transenne ,sfilare tra due ali di poliziotti che applaudono dando loro il cinque.Sponsorizzati da Coca-Cola.Roba da far impallidire perfino Orwell.
Luca.

alex1 ha detto...

@Luca
Sottoscrivo in pieno. Anche a sentire I Gr nazionali, le notizie piu' impoertanti sembrano essere nell'ordine: le unioni gay (se ne parla da quanti anni?), poi il "family day" ma prima ancora I "possibili allarmi terrorismo" dove ogni ora ci ripetono che siamo nel mirino di terroristi (islamici ovviamente). Non notizie reali ma sottile propaganda.

alex1 ha detto...

Gramellini in un finto laicismo tira fuori l'antiarabismo parlando di "sottomissione con I paesi muslmani", "asimmetria". Si supera poi la storia di Baghdad, degli Ajatollah (!) e della minigonna. Ci sarebbe da ridere, ma a me viene un po' da vomitare. Sara' perche' non mi sento bene?
Scusate.
http://www.lastampa.it/2016/01/27/cultura/opinioni/buongiorno/sottomissione-CApD0knjqNGrHEt98kxWqN/pagina.html

rossoallosso ha detto...

27 gennaio

giornata della memoria

http://zugnachpankow.tumblr.com/post/118469589637/grazie-soldato-sovietico-70-anniversario-della