sabato 6 febbraio 2016

GIULIO REGENI, DOVE VOLANO GLI AVVOLTOI



Due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana. E non sono sicuro dell’universo”. (Albert Einstein).

Le azioni sono ritenute buone o cattive, non per il loro merito, ma secondo chi le fa.Non c’è quasi genere di nequizia– tortura, carcere senza processo, assassinio, bombardamento di civili – che non cambi il suo colore morale se commessa dalla ‘nostra’ parte. Lo sciovinista non solo non disapprova atrocità commesse dalla sua parte. Ha anche una notevole capacità di non accorgersene”. (George Orwell)

Un eroe? Calma e gesso.
Sulla persona di Giulio Regeni, trovato morto con segni di tortura al Cairo, probabilmente fatto trovare morto con segni di tortura, non ho elementi e quindi diritto di pronunciarmi. Prendo atto della sua formazione accademica anglosassone, della sua vicinanza giornalistica al più discutibile e filoccidentale informatore sul Medioriente (Giuseppe Acconcia, “il manifesto”), del suo impegno per i "sindacati indipendenti". Leggo anche della notizia riferita dal “Giornale” secondo cui Regeni avrebbe lavorato per il servizio segreto AISE. Prendo quest’ultima notizia con le pinze, come con pinze lunghe cento metri prendo l’uragano di interpretazioni uniformi e apodittiche, nella solita chiave razzista eurocentrica, scatenate, sul solito pubblico basito e disarmato, in perfetta unanimità dai due giornali opposti di opposizione (“manifesto” e “Fatto Quotidiano”) e dalla gran maggioranza dei mainstream media di stampa e radiotelevisivi. In ogni caso, compiango la sua morte e il dolore dei suoi.

Non ho certezze, ma come per tutti gli avvenimenti che rivestono una portata strategica ed esercitano una fortissima pressione sull’opinione pubblica,  potenziata dal concorso dei media citati, mi permetto di rilevare indizi e raggiungere un’ipotesi che, alla luce di quanto c’è di concreto e inoppugnabile, ha la stessa dignità e validità di quelle conclamate con sospetta sicumera da tutti gli altri che, a minuti dalla scoperta del cadavere, sanno già perfettamente su chi puntare il dito.

Regeni scriveva per il “manifesto” sotto pseudonimo. Per timore di rappresaglie, come dice la direttrice del suo giornale, dotata di certezze incrollabili fin dalle prime ore della notizia del ritrovamento, o perché sotto copertura? E tutti gli altri, che dal Cairo sparano a zero sul governo Al Sisi, in prima linea il pasionario dei Fratelli Musulmani, Acconcia, e  poi i corrispondenti del New York Times, del Guardian, di Al Jazeera e tanti altri, in maggioranza non avari di critiche anche sanguinose al “dittatore”, com’è che firmano con nome e cognome rischiando ogni giorno di finire tagliuzzati in un fosso di periferia?

Un criminale? Per chi?
Non mi pronuncio nemmeno sulla natura del governo del presidente, ex.generale, Al Sisi. Mi mancano gli elementi e, alla luce di esperienze solide come il marmo, non mi fido minimamente, anzi diffido con tutte le mie forze, delle fonti portate, con scarsa avvedutezza giornalistica (ma forse con comunanza di interessi e motivazioni) in palmo di mano e consacrate come indefettibili dal “manifesto”, dal “Fatto”, dal “TG3”, dal “Corriere”, e chi più ne ha più ne metta. Con numeri abbacinanti di detenuti, scomparsi, seviziati, stuprati, forse veri, ma che sono il solito copia e incolla dalle campagne contro altri leader di paesi da radere al suolo.Trattasi, per le fonti, della famigerata genìa di Ong che governi più avveduti di quello egiziano hanno messo al bando da tempo e che, quando domestiche, come la “Commissione Egiziana per i Diritti e la Libertà” sono fautori di mercati e democrazie occidentali, ripetono le vulgate sui diritti umani, ma mai riferite a Usa, o Regno Unito, o Francia, o Bahrein, e fanno riferimento ad agenzie sionimperialiste come HRW e Amnesty International, spesso, come queste ultime, a guida della nota lobby e di veterani delle istituzioni di Washington. Sul “Fatto” si è impegnato Leonardo Coen (interprete puntuale delle posizioni di Israele), che aveva appena finito di intingere la sua penna nel sangue delle vittime False Flag di Parigi e nella polvere da sparo delle katiuscia Nato anti-Putin.

E diffido di chi, per anatemizzare Al Sisi, si schiera vigorosamente dalla parte dei Fratelli Musulmani, storica Quinta Colonna del colonialismo occidentale e oppositori, politici e terroristici, di ogni Stato arabo laico e antimperalista. Diffido di chi sorvola, in tutti i commenti e reportage, sul catastrofico – per la democrazia e per le condizioni sociali – periodo nel 2013 in cui, grazie a pochissimi voti, perlopiù  frutto di clientele, ricatti e brogli alla Achille Lauro, si era impadronito del potere il Fratello Musulmano Mohamed Morsi. E con lui ci si è disinvoltamente scordati  dell’imposizione forzata di un integralismo islamico paragonabile a quello wahabita dell’Isis (che, del resto, è una delle varie filiazioni della Fratellanza), con tanto di Sharìa e relative punizioni corporali, della soppressione del diritto di sciopero e dei sindacati non islamisti, delle sparizioni di oppositori, dell’ulteriore crollo dell’economia e delle condizioni sociali, delle sparatorie sugli operai manifestanti ad Alessandria.

Il fascista religioso buono
Si reitera all’infinito il rosario delle nefandezze del golpista Al Sisi. Golpista e dittatore, non più di quanto non sia stato Morsi, ma forse meno in quanto esente da strangolamenti religiosi di una società strutturalmente laica. Si trascura il fatto che, dopo pochi mesi di regime integralista e autocratico, Morsi fu spazzato via, prima ancora che dai militari, da una rivolta di venti milioni di egiziani, dei quali alcuni milioni in piazza Tahrir, dichiaratisi contro il “fascista religioso”.  Al Sisi fu messo in sella da questi moti di massa e poi confermato in elezioni che non erano meno democratiche di quelle della vittoria di Morsi, anche a rischio di scegliere il cosiddetto male minore del “fascista laico”. Lo scontro divenne  cruento quando, il 13 agosto 2013, i Fratelli arroccati in Piazza Rabi’a presero a fucilate le forze dell’ordine, che risposero in maniera dissennata, con l’esito di alcune centinaia di vittime.
Non sono più stato nell’Egitto di Al Sisi e non posso esprimere giudizi che non soffrano di interpretazioni strumentali. 

Ma se è vero che ci sono tanti arresti, condanne a morte di massa (poi quasi mai eseguite), se la sorveglianza sull’opposizione, essenzialmente quella più organizzata da sempre dei FM, è asfissiante, se la repressione è intollerabile, buona parte di tutto questo si può accreditare al micidiale terrorismo lanciato dalla Fratellanza sotto varie sigle in Sinai e nelle metropoli, da Assuan a Suez, costato nei mesi dall’assunzione della presidenza del generale, migliaia di morti tra militari, poliziotti, civili inermi, turisti. Una campagna di stragi e di boicottaggi della sicurezza e dell’economia a cui ha fornito un contributo decisivo l’abbattimento sul Sinai, il 31 ottobre 2015, del Metrojet russo con 224 passeggeri, contributo di matrice anti-russa e anti-egiziana e, dunque, chiarissima. Abdel Fatah Al Sisi sarà quel che sarà, ma per arrivare ad attribuirgli la proliferazione del terrorismo jihadista, come risposta al suo regime repressivo, fino al delirio di descriverlo responsabile degli attentati di Parigi, bisogna essere, o ottenebrati dall’amore per il mostro islamista, generato dai soliti noti, o esserne al servizio. O essere Acconcia che queste cose è arrivato a scriverle.

Norma Rangeri, da sempre in buona compagnia dei corifei di tutte le False Flag, parla di “avvoltoi” sul corpo del povero ragazzo così malamente scomparso. Ci sono, come no, gli avvoltoi. Ma per riconoscerli bene la direttrice di un giornale in cui si avvicendano, accanto ai Fratelli Musulmani, i corifei della civilizzazione dell’Afghanistan e i compagni dei “rivoluzionari democratici di Bengasi”, dovrebbe guardarsi attorno da vicino. Mi ricorda molto il volteggiare di avvoltoi su carcasse da predare, l’uso geopolitico che si va facendo di Giulio Regeni.

Dipaniamo i fatti. Mohamed Al Sisi liquida la Fratellanza che è, con tutti i suoi derivati tossici, Isis, Al Nusra e altri, lo strumento principe dietro al quale mascherare la guerra agli Stati arabi liberi, laici e non proni. Sostiene in Libia, anche militarmente, il governo laico e parzialmente gheddafiano di Tobruk  e il suo comandante militare Khalifa Haftar (bau bau di Acconcia), l’unico che contro  l’Isis, rintanato a Derna e Sirte (ora anche con i suoi capi fuggiti da Siria e Iraq), prova a fare qualcosa di concreto. Rappresenta, per la soluzione del groviglio libico una soluzione alternativa a quella colonialista bramata dalla Nato, parzialmente già in atto con forze speciali-squadroni della morte.

Dopo Iraq, Libia, Siria, l’Egitto?

Ma questo è niente. Con il raddoppio del Canale di Suez, realizzato prodigiosamente in solo un anno, e con la scoperta, orgasmatica per il partner ENI, del più vasto giacimento di gas del Mediterraneo, l’Egitto diventa la prima potenza energetica che si affacci su questo mare, libera da condizionamenti esterni, riferimento politico ed economico per gli Stati e, più ancora, per i popoli della regione. Con enorme dispetto di Israele e dei suoi stretti alleati sauditi, turchi e del Golfo. Accentuato dal crescente rapporto politico, economico, militare con quei russi che ai suddetti hanno davvero rotto le uova nel paniere, scompaginandone i piani di annientamento di Siria e Iraq. Obama fa buon viso a cattivo gioco, rinnovando forniture militari, temporaneamente sospese. Ma qui si tratta di non lasciare campo completamente libero a Mosca. A esprimere il risentimento e la collera degli Usa e di Israele ci pensano le citate Ong sionimperialiste, quelle che il “manifesto” e compari atlantici definiscono “indipendenti”, le stesse che hanno liberato le vie del cielo ai bombardieri su Belgrado e Tripoli (ricordate il “dittatore sanguinario” Milosevic, o il “dittatore pazzo” di Libia che bombardava la sua gente e foderava di viagra i suoi supratori in uniforme?).

E’ tanto paradossale, quanto deontologicamente perverso, il fatto che tutti questi commentatori e cronisti si parino il culo ammonendo contro le conclusioni avventate e precipitose su quanto accaduto al Cairo, per poi immediatamente giungere alle più spericolate aporie per le quali il responsabile, diretto o indiretto, è uno e soltanto,lui, Mohamed al Sisi. E diventa un segno della sua colpa il fatto che due sospetti siano stati arrestati “così presto”. Figuriamoci, cosa avrebbero detto se gli arresti fossero arrivati con “sospetto ritardo”. Nessun sospetto invece, per carità, sul fatto che un regime che vuole eliminare un fastidio, sia talmente sprovveduto da farlo ritrovare. Perlopiù pieno di bruciature, tagli e con la testa rotta. Cose che una vulgata diffusissima attribuisce alle abitudini consolidate degli sgherri di regime.

Un giovane italiano. Perché?
Diventando seri, qui si è voluto infliggere un’altra mazzata all’Egitto straricco di gas e incline ai giri di valzer. Non si sarà riusciti a portagli via il gas, come sé’ fatto con il petrolio dei libici, iracheni, siriani. Ma intanto gli si è tolto il turismo, oggi ancora la prima voce delle sue entrate. Ma perché hanno messo di mezzo un giovane e a tutti simpatico italiano? Tale da prestarsi subito ai gazzettieri e avvoltoi (non quelli a cui spara la strabica Rangeri) per la necessaria vittimizzazione-eroificazione e concomitante diabolizzazione del presunto colpevole? Anzi, del colpevole, senza presunto.


L’Italia è dell’Egitto il primo partner commerciale europeo. Con Renzi al Cairo, 6° aziende al suo seguito e l’Eni su un mare di gas davanti alle coste, si sono recentemente conclusi accordi commerciali e industriali per parecchi miliardi. Questi scambi e la bonanza in arrivo dal mare, il raddoppiato introito dai diritti sul Canale raddoppiato e con sei nuovi porti, potrebbero contribuire a dare un ruolo di grande rilievo all’Egitto a livello regionale e internazionale. Darebbero peso alla sua indipendenza e alla indipendenza dei suoi partner da fonti energetiche controllae dagli Usa L’Italia, ovviamente per i tornaconti suoi, anzi della cricca economico-politica che puntella il regimetto Renzi, è controparte non irrilevante di questi sviluppi. Tutto questo va contro i piani, in primis, di Israele e della sua strategia di frantumazione delle grandi realtà nazionali arabe, condivisa dai principati arabi, dal sultanato di Ankara, dai colonialisti europei e dai predator Usa. Per mettere i bastoni tra le ruote del carro egiziano, a guida buona o cattiva non interessa una cippa, gli strumenti sono quelli collaudati in tanti regime change e in tante rivoluzioni colorate. In questo caso lo strumento per colpire l’Egitto, mirando al suo leader, e punire l’Italia, potrebbe essere stato un giovane italiano. Giovane e inerme, ma capace di far volare gli avvoltoi sul cadavere dell'Egitto.

12 commenti:

Pierluigi Vernetto ha detto...

si e' talmente evidente che questo morto lo hanno fatto trovare li apposta in bella mostra, massacrato da far gridar vendetta, che chi da la colpa ad Al Sisi e' come chi leggendo un romanzo poliziesco da sempre la colpa al maggiordomo. Eppure ci stanno cascando quasi tutti...

alex1 ha detto...

Ottimo articolo con considerazioni molto profonde ed attente. Proprio adesso su Rai news intervistano un opinionista con I capelli brizzolati. Quello che mi ha colpito e' che ha detto che in Egitto ci sono tre servizi segreti di cui uno sarebbe "di scuola Mossad" (almeno cosi' ha detto) e che nonostante la presa di potere di Al Sisi, il processo di stabilizzazione e' molto lontano, per cui il conflitto Fratelli Musulmani e regime militare e'tutt'altro che risolto. Probabilmente il giornalista italiano potrebbe essere finito in un gioco piu' grande di lui, "usato" per far passare certe tesi contro una parte ed indirettamente a favore di un altra. Fermo restando che il regime di Al Sisi non e',in quanto a repressione antioperaia e sindacale, molto diverso dai fratelli musulmani di Morsi, la vicenda potrebbe essere usata per accelerare l'intervento in Libia(Al Sisi appoggerebbe il governo di Tobruk) e per evitare un'alleanza de facto Libia Egitto. La fretta di Norma Rangeri per attribuire tutta la colpa al governo di Al Sisi prima ancora di capire lo svolgimento dei fatti deve far pensare.

Anonimo ha detto...

Un italiano sparisce il 25 gennaio per essere trovato morto dieci giorni più tardi, mercoledì 3 febbraio sera. Cosa è successo in quel tempo lo accerteranno le indagini o, più probabilmente, la verità storica "a tempo scaduto": del resto, il buon Bonatti per molto, ma molto meno, pure questioni di miseria umana, ci mise 54 anni per veder ricostruita ufficialmente la vicenda del K2. Prepariamoci al peggio, quindi. Spiace solo che, fra tutti gli opinionisti e maestri di pensiero interpellati per l'occasione, nessuno abbia detto qualcosa che assomigliasse al tuo "Non sono più stato nell’Egitto di Al Sisi e non posso esprimere giudizi che non soffrano di interpretazioni strumentali. ". Pazienza, siamo abituati anche a questo.
Restiamo in campana, che è solo l'inizio.
Paolo Selmi

massimo ha detto...

Anche io modestamente come Fulvio non ho elementi per pronunciarmi in maniera chiara e diretta su questo caso riguardante questo sfortunato ragazzo nostro compatriota.
Ma la sinfonia mediatica della simultanea attribuzione della responsabilità di questo omicidio e delle terribili violenze che lo hanno preceduto evidenziate dai segni sul corpo della povera vittima, al presidente egiziano mi puzzano di bruciato lontano un miglio, alla maniera delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o dei fantasiosi e ugualmente inesistenti bombardamenti gheddafiani sui libici.
Ho appena letto un commento di Purgatori, giornalista investigativo esperto di questioni internazionali che avanza due ipotesi: la situazione sfuggita di mano agli apparati di sicurezza governativi egiziani o, molto più convincente e probabile a mio parere, una polpetta avvelenata confezionata apposta per sputtanare lo stesso Al Sisi proprio mentre si è scoperto un importante giacimento di gas sulle coste di quel paese e lo stesso Al Sisi continua a giocare un ruolo relativamente autonomo rispetto ai predoni usraeliani, fautori da sempre dello spezzettamento dei paesi islamici su basi etnico religiose, per spolparne al meglio le risorse petrolifere.
D'altronde come dice Fulvio, non credo che il governo di Al Sisi sia peggiore di quello sperimentato per poco più di un anno dagli egiziani, guidato dai Fratelli Musulmani, vera quinta colonna dei colonizzatori occidentali soliti.
Infatti col generale mi pare che il paese si sia stabilizzato relativamente, al netto del terrorismo sempre perseguito dalla solita Fratellanza.

Franco ha detto...

Con tutto il rispetto degli avvoltoi, l'avvoltoio sei tu Grimaldi!... Solo una cosa. Dimentichi che l'attuale regime egiziano sia il miglior alleato dei sionisti, nello spietato blocco della martoriata Gaza?... Chi ha distrutto i tunnel di Rafah, vitali per la propria sopravvivenza, nonchè una parte della città stessa, blindando ermeticamente la frontiera Gaza/Sinai?......VERGOGNATI!!!

rossoallosso ha detto...

Niente da aggiungere,quello che posso dire è che ho provato a fare una ricerca su siti arabi,col traduttore naturalmente,e tutti gli articoli sembrano scritti dal medesimo autore stesse considerazioni stesse intuizioni e stessi numeri,articoli peraltro in maggioranza non firmati o mancanti di fonte,unica divergenza qualche autore aggiunge un trafiletto di poche righe dove afferma che nulla vi è di ufficiale che a mio parere conferma il "copiaincolla" globale

Fulvio Grimaldi ha detto...

Franco, Massimo, Anonimo, Alex1, Pierluigi @
Grazie per gli interventi, anche per quello scorbutico di Franco. Che però è strabico e vede solo una cosa, Gaza. Sono stato tra i primi che sono entrati a Gaza dopo Piombo Fuso. Ci abbiamo messo tre giorni di trattative, pressioni, assedio a Rafah. Anche Mubaraq aveva chiuso il confine eppure era gradito a Israele. Anche Morsi ha sbarrato Rafah e distrutto tunnel, se non per aprire a feriti e malati (fatto anche dagli altri) e a qualche Fratello musulmano di Hamas. A Morsi interessava l'internazionale islamista e quindi Hamas, non la liberazione palestinese. Hamas, come Morsi, si sono trovati riuniti sotto l'ala protettrice e finanziatrice del Qatar, sodale di Israele.
Se andiamo a vedere la stampa a egemonia filo-israeliana e atlantica, a parte qualche eccezione - il Mossad sa come dare un colpo al cerchio e 10 alla botte -è tutto un uragano di contumelie orrende a Al Sisi. Come con Gheddafi, Milosevic, Saddam, Assad, l'Eritrea, gli Shabaab somali, Chavez, Putin... E c'è chi continua a inciampare e a cascarci. Resta un dato incontrovertibile: chi flirta con i russi, chi ha risorse energetiche e se le tiene, come quelle enormi scoperte al largo dell'Egitto, va fatto fuori e le risorse rapinate. Non bastano gli esempi?

Anonimo ha detto...

Al Si si non è uno stinco di santo, ma rappresenta una contraddizione (antitesi) all'imperialismo (tesi). Quindi va (dialetticamente) sostenuto. Quella che manca è la sintesi.....

Ludovico

Anonimo ha detto...

La prima cosa che mi sono chiesta è: come mai un dittatore ed i suoi servizi segreti non sono stati in grado di far scomparire il corpo ed invece lo hanno fatto ritrovare e restituito con ben impressi i segni delle torture? E' talmente evidente che non servirebbe neanche porre la domanda.

Anna


emilio sereni ha detto...

quindi pare di capire che per grimaldi:
1) al sisi è al di sopra di ogni sospetto per essere un foraggiato ed assistito (economicamente e militarmente) partner occidentale
2) è troppo scontato che ad eseguire materialmente l'assassinio di Giulio sia stata la polizia criminale di al sisi, che pure aveva (chissà perché, forse perchè depistata al suo interno dal mossad) parlato per prima di "incidente stradale";
3) la tortura è la pratica comune e quotidiana della polizia criminale di al sisi, ma è troppo semplice dare la colpa alla polizia criminale di al sisi, il fatto è avvenuto su suolo egiziano, in pieno centro urbano, da persone identificate come agenti, sarebbe come se l'assassino lasciasse la sua carta d'identità sul luogo del delitto, chi sarebbe tanto avventato da incolparlo?
4) l'italia non può maltrattare il suo cane da guardia egiziano, in fondo già è acceduto che i servizi egiziani (o forse era il mossad travestito?) rapissero tale abu omar su suolo italiano, lo torturassero nelle carceri egiziane (o forse erano carceri del mossad travestite?) per poi liberarlo (che imprudenza, già questo li scagiona). Rusultato: l'italia appone il segreto di stato, la consulta conferma e la cassazione assolve obtorto collo tutti i responsabili del rapimento.
5) è ovvio che alla fine l'assassino è quello che meno ti aspetti, cioè israele, salvo spiegare come facesse ad agire liberamente in egitto, perchè la polizia egiziana lo coprisse parlando di incidente, come mai si abbia la strana impressione che sia poco restia a collaborare (a cominciare dalla secretazione dei risultati dell'autopsia): vuoi vedere che al sisi è nientemeno che netanyahu in uno dei suoi mefistofelici travestimenti?

Fulvio Grimaldi ha detto...

Emilio sereni.
Quando uno si beve tutto quello che gli raccontano il Corriere, il manifesto e Soros, il Fatto, la Stampa, i tg, il NYT, la BBC, si finisce con lo scrivere queste cose. Come risposta preferisco citare quanto ha scritto chi non si fa intossicare.

1. L'attacco all'Egitto è una cosa insensata sotto ogni punto di vista. La vicenda Reggeni ha puzzato di "servizi" fin dall'inizio e dubito proprio che siano quelli di Al Sisi, sul quale, guarda caso, immediatamente tutto il mainstream, gli Usa e Gentiloni hanno puntato il dito prima ancora che fosse stata fatta l'autopsia. Cremaschi all'inizio della riunione ha cercato di sostenere la stessa tesi con ragionamenti che non avevano né capo né coda, primo fra tutti la volontà di Al Sisi di far ritrovare il corpo di Reggeni. Perché? Come minaccia "antioperaia"? E così mettere a repentaglio affari appena conclusi con l'Italia per ben 9 miliardi e lo sfruttamento ENI dei giacimenti egiziani di gas naturale? Forse bisognerebbe partire invece proprio da quest'ultimo punto per capire qualcosa. Ci è arrivato alla svelta anche Il Giornale che ha immediatamente scritto "In forse l'asse Italia-Egitto". Già! E chi lo vuole mettere in forse? Al Sisi? Ma non facciamo ridere!

francesca ha detto...

Ho solo una domanda: quest'ultimo commento, di chi è? Intendo questa citazione, efficace e inappuntabile, che riporto in basso. Aggiungo un ringraziamento per il tuo lavoro, acuto e illuminante in questa fase di pericoloso torpore.

"L'attacco all'Egitto è una cosa insensata sotto ogni punto di vista. La vicenda Reggeni ha puzzato di "servizi" fin dall'inizio e dubito proprio che siano quelli di Al Sisi, sul quale, guarda caso, immediatamente tutto il mainstream, gli Usa e Gentiloni hanno puntato il dito prima ancora che fosse stata fatta l'autopsia. Cremaschi all'inizio della riunione ha cercato di sostenere la stessa tesi con ragionamenti che non avevano né capo né coda, primo fra tutti la volontà di Al Sisi di far ritrovare il corpo di Reggeni. Perché? Come minaccia "antioperaia"? E così mettere a repentaglio affari appena conclusi con l'Italia per ben 9 miliardi e lo sfruttamento ENI dei giacimenti egiziani di gas naturale? Forse bisognerebbe partire invece proprio da quest'ultimo punto per capire qualcosa. Ci è arrivato alla svelta anche Il Giornale che ha immediatamente scritto "In forse l'asse Italia-Egitto". Già! E chi lo vuole mettere in forse? Al Sisi? Ma non facciamo ridere!"