giovedì 31 marzo 2016

DALLA BOSNIA A BRUXELLES, DA REGENI ALLA LIBIA... SONO I FRATELLI MUSULMANI, BELLEZZA!

L’ordine regna a Molenbeek

Armi di distrazione di massa
Diciamo subito una cosa che attiene al cordone ombelicale che unisce la placenta madre Nato alla sua creatura freak, la stampa. Uno strepitio, scomposto e assordante come forse solo al tempo del depistaggio su anarchici e Valpreda della strage di Stato di Piazza Fontana (*), ha utilizzato il martire Regeni, l’orco Al Sisi, il guazzabuglio libico, l’emergenza emigranti (ora di nuovo siciliana) e gli attentati di Bruxelles, con annesso patatrac degli apparati di intelligence e sicurezza, per toglierci dalla vista e dalla memoria una serie di avvenimenti di enorme portata e di grande imbarazzo per chi ne è stato preso in grandioso contropiede. In primis, il progressivo fallimento dell’operazione sionista-islamista-neocolonialista “Grande Medioriente”, simboleggiata dalla spettacolare riconquista di Palmira e dalla costante avanzata delle forze nazionali siriane e irachene. Sbalorditivo silenzio che contrasta con il grande e lacrimoso clamore sollevato al tempo della “conquista” e distruzione del prezioso sito archeologico da parte dell’Isis (tanto da far dimenticare che gli stessi piagnoni erano e sono sponsor e ufficiali pagatori del Kombinat islamista).

Per inciso, se volete capire a quelli livelli sta sprofondando il “manifesto”  cercatevi il pezzo del 29 marzo su 4 colonne di Giuliano Battiston, uno che di solito spara sui Taliban dalla trincea Nato e dalle mense della “società civile” afghana. Con Palmira liberata (una colonna) e in rotta i tagliagole più orrendi visti da quando l’Inquisizione bruciava e squartava, Battiston ci raccomanda di non farci distrarre dalle decapitazioni del califfo, robetta, “parte per il tutto” e ci porta a passeggiare tra le bellezze ed efficienze di un califfato in netta espansione, che si va facendo Stato e amministratore di comunità, con tanto di istituzioni. Che ci facessimo il callo, poiché “il Califfato è qui per restare”. Al Baghdadi gongola.  Se il “manifesto” era nudo da tempo, ora è pure tosato.

(*) Che la strage fosse di Stato l’ha documentato, non il Movimento Studentesco, sigla generica e fugace, bensì Lotta Continua, ancora politicamente integra, con, appunto, “La strage di Stato” di un collettivo redazionale capeggiato da Marco Ligini e Marco Ventura.
          
 Eroi della Jugoslavia, della resistenza umana

Poi, effetti collaterali, ma non casuali, del depistaggio, l’occultamento di due crimini che ricadono sugli stessi depistatori e loro mandanti.  La ricorrenza dell’assassinio nel carcere del Tribunale Nato dell’Aja, l’11 marzo 2011, del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Milosevic, assassinato per non essere riuscito il tribunale-mercenario a provare la minima accusa contro l’integerrimo difensore del suo popolo; poi, dello stesso tribunale Nato, la condanna a 40 anni del poeta e presidente della Repubblica Serbska in Bosnia Erzegovina, Radovan Karadzic. L’uomo accusato, ancora oggi con appassionata virulenza anche dal cripto-Nato “manifesto”, del massacro di 8000 musulmani a Srebrenica, provato mai avvenuto, ma servito a coprire i 3.500 serbi uccisi dal boia islamista Naser Oric e i 1000 musulmani fatti ammazzare dallo stesso islamofascista Izetbegovic.

Di una sola colpa si è macchiato Karadzic: di aver salvato dal genocidio Nato-islamista i serbi di Bosnia. Con ancora nel cuore l’incontro che ebbi con Slobo a Belgrado, tre giorni prima che venisse rapito dai briganti Nato, provo a perforare la muraglia di omertoso silenzio eretta attorno a questi fatti, rendendo omaggio, onore e stima a questi due eroi della resistenza umana al mostro imperialista. E indico al disprezzo più profondo l’articolista del “manifesto” secondo cui Karadzic avrebbe meritato un “processo di Norimberga” (con ovvio esito di nodo scorsoio) dato che sarebbe da considerare “il più malvagio delinquente del XX secolo”. Sul ribrezzo che suscita questo giornale non ci sono più parole.
Izebegovic con jihadisti Al Qaida

E, passando dalla Bosnia, eccoci già arrivati al tema centrale: i Fratelli Musulmani, gente meravigliosamente double face, a volte politici, a volte jihadisti, a volte terroristi attentatori. Fin dalla Bosnia, dove li chiamò il fondamentalista Fratello anche in Nato, Izetbegovic, a contribuire allo squartamento della Jugoslavia e all’islamizzazione in chiave fascista della Bosnia; fin dal Kosovo, nel quale li invitarono, addirittura con Osama bin Laden, sotto madrinaggio di Madeleine Albright (oggi con Hillary Clinton nell’assalto “femminista” alla Casa Bianca), il trafficante di droga e organi Hashim Thaci (poi premier per grazia di Nato), William Walker, finto delegato ONU e vero organizzatore di pogrom anti-serbi, e Madre Teresa di Calcutta, organizzatrice di ospedali e scuole etnicamente puliti da serbi (ora in procinto di diventare santa per grazia di Bergoglio).

Fino ad arrivare al massimo rilievo geopolitico gestendo, su mandato e con reclutamento, addestramento, finanziamento e armamento Nato-Israele-Golfo, l’invasione e la demolizione dei tre più importanti stati arabi non di obbedienza sion-atlantica, Libia, Iraq e Siria e, poi, il conseguente spopolamento di quei paesi, con le alluvioni di rifugiati utilizzate come arma di destabilizzazione imperialista e di ricatto turco nei confronti dell’Europa. Attualmente, da fiduciari Nato, detengono  il potere in Qatar con l’emiro Al Thani, in Turchia con Erdogan, a Tripoli e Sirte con un’accozzaglia di bande integraliste, vuoi Isis, vuoi Alba, ma che hanno per colonna vertebrale le collaudate milizie Nato di Misurata, resesi indispensabili per le atrocità commesse nella rivolta e nel post-Gheddafi, in ispecie per la pulizia etnica dei libici neri della città costiera di Tawarga. Il “manifesto” li chiama “moderati”.

Fiasco dei FM e dei suoi mandanti occidentali in Egitto
Male ai FM è andato invece il colpo in Egitto, dove, conquistato il governo con un’elezione manipolata, cui partecipò il 13% effettivo della popolazione, imposta la sharìa, perseguitati i cristiani copti, proibiti gli scioperi e massacrati gli scioperanti, ne furono cacciati dall’insurrezione di milioni di egiziani che portarono al potere il generale Al Sisi, poi confermato alla presidenza dal un voto serio. A quel punto smisero i panni degli attori politici e indossarono quelli confezionati e collaudati in Iraq, Siria, Libia e in giro per l’Africa. Quelli del terrorismo jihadista. Da due anni quel terrorismo fa quotidianamente stragi di forze dell’ordine, di civili, di turisti (l’aereo russo Metrojet), dal Sinai ad Assuan. Che fanno impallidire le imprese dei congiunti a Parigi e Bruxelles.

In queste condizioni si pretenderebbe dal governo egiziano di rinunciare a quella forme di controllo sociale, provvedimenti d’emergenza e repressione che invece si approvano e, anzi, si auspicano sempre più stringenti, quando adottate dai regimi europei sul corpo inerme delle loro popolazioni. Un generale egiziano, Seiffedin Al Eizal, collega di Al Sisi, l’ha detto chiaramente: “Sono gli Usa e Israele che sostengono il terrorismo nel Sinai. Devono preparare il terreno per un intervento nella regione”. La demonizzazione di Al Sisi, “Pinochet egiziano”, serve allo stesso scopo. Non c’era di meglio che buttargli tra i piedi un giovanotto italiano torturato, nel giorno degli accordi economici tra Cairo e Roma (giovanotto di cui si continuano ad occultare i discutibilissimi trascorsi al servizio di masskiller e spioni come i capi della ditta di spionaggio Oxford Analytica, Negroponte e McLeod)

Senza contare che quanto i media occidentali – con il fustigatore di giornalisti infedeli alla deontologia, Marco Travaglio, in testa – ci propinano sulle nequizie del “Pinochet egiziano” ha lo stesso valore di quanto attribuivano a Gheddafi o Saddam e, oggi, a Kim Jong Un,  basta rilevare le fonti che attesterebbero i carcerati, i torturati, i giustiziati: Amnesty International (Dipartimento di Stato Usa), Human Rights Watch (George Soros) e Reporters Sans Frontieres (CIA), oltre a manutengoli Ong locali. Anche qui, se Travaglio e gli altri sostituissero la loro funzione di cassette di risonanza delle balle imperiali con un minimo di competenza professionale e onestà intellettuale, potrebbero andare a rivedersi le smentite, di fatto e di parola, di ogni panzana da quesi soggetti diffusi quando si trattava di lubrificare i motori delle guerre a Serbia, Iraq, eccetera. Ma, data l’evidentissima malafede, non c’è verso che  lo facciano. Interessante, a questo proposito, notare  come su tutto, Bruxelles, Al Sisi, Regeni, l’universo mondo sotto ferula imperialista, si esprimano in perfetta sintonia un quotidiano che, sugli esteri, è l’house organ di Cia e del Mossad, come “Il Fatto”, e un altro che si dice “comunista” e nel quale la lobby sion-sorosiana la fa da direttore d’orchestra..

Per confermare il ruolo storico e attuale dei Fratelli Musulmani quali quinta colonna del colonialismo contro la rinascita nazionale progressista e unitaria araba, non ci sarebbe neanche bisogno dell’intervento elogiativo del giornale che è considerato lo standard aureo del giornalismo bellicista Usa, il New York Times. Il quotidiano a controllo ebraico, espresso il rimpianto per la caduta del regima islamista, sollecita il governo Usa a rivedere i rapporti con l’Egitto. Così cominciò con Slobo, con Saddam, con Gheddafi.  Analoga sollecitazione era arrivata a Obama dal Washington Post.  Basterebbe il giubilo di Washington alla presa di potere della Fratellanza al Cairo, espresso il 10 gennaio 2012 direttamente a Mohammed Morsi dal numero due del Dipartimento di Stato, William Burns. Il propugnatore della Sharìa, dell’imbavagliamento del corpo delle donne, sicario egiziano del despota qatariota jihadista in Libia, Siria e Iraq, rispose che il suo partito “ritiene prioritario il rapporto di amicizia Usa-Egitto”. 
 Morsi, uomo dell’anno per gli Usa

A suo tempo esponenti del Dipartimento di Stato, tra cui Hillary Clinton, avevano lamentato l’inerzia di Mubaraq rispetto all’impegno contro Iraq e Iran e avevano auspicato che dalla “primavera egiziana” potesse evolversi un regime affidato alla Fratellanza Musulmana che già stava fornendo prove positive nella destabilizzazione di Libia, Siria e Libano. In precedenza era stato il vice di Bush, Cheney, a girare per le capitali mediorientali sollecitando sostegno ai Fratelli. Un due più due facile facile ci porta a un quattro nel quale  si evidenzia la fusione del due FM e del due Isis. In altre parole, se la Fratellanza, con il suo obiettivo dell’ Umma, transnazionale e antinazionale come lo sono i mondialisti di Wall Street, del revanscismo colonialista e della distruzione degli Stati unitari è lo strumento politico, l’Isis (insieme alla versione Al Qaida) ne è il braccio armato e il califatto, Daish, ne è la prefigurazione istituzionale.

Tanto per rispondere a coloro, tipo il vessillifero della FM Acconcia, che pensano di minchionare la sinistra facendo passare Al Sisi per uomo degli Usa. Proprio lui che, raddoppiando il Canale, disponendo della più grande ricchezza energetica del Mediterraneo, avendo instaurato rappporti fattivi con Russia e Cina e presentandosi come il candidato naturale per un intervento in Libia che blocchi le interferenze colonialiste e relativi mercenari islamisti,  è emerso sulla scena internazionale come un grosso elemento di disturbo per i progetti di normalizzazione imperiali ed espansionismo integralista.

Quelli che guardano il dito
L’offensiva imperialista che nessuno vuol vedere è a raggio intercontinentale. In America Latina si serve di oligarchie arricchite o da arricchire, le vecchie borghesie compradore e svenditrici, per addormentare Cuba, far saltare con rivoluzioni scolorate i chiavistelli antimperialisti in Venezuela, Argentina, Brasile, Bolivia, Ecuador, Nicaragua. In Europa, Medioriente e Africa, tre aree da ricondurre a un controllo totale (da noi con la strategia della paura che faccia accettare la sottomissione a regimi neoliberisti predatori e autocratici), il mezzo sono i Fratelli e loro emanazioni militari. Gli stati sponsor sono con ogni evidenza Turchia (con Qatar e altri del Golfo) e Israele (con settori Usa) i cui piani colludono finchè si tratta del frazionamento etnico-confessionale degli stati nazionali, ma rischiano di collidere sul piano strategico quando si confronteranno sultanato neo-ottomano dai Balcani al Nord Africa e Grande Israele. A meno che la potenza superiore non imponga una qualche mediazione. E qui non mi riferisco a Obama o successori, ma a quella che chiamo la Cupola, i burattinai, che si riservano sempre una molteplicità di opzioni e, di conseguenza, attivano o l’uno o l’altro strumento.
Da Ankara, Regeni, Tel Aviv a Bruxelles

Credo che si debba partire da questo retroterra per arrivare ai fatti di Bruxelles. Diamo per scontata la consapevolezza delle manipolazioni di Stato e mediatiche, dell’enormità delle contraddizioni nelle vulgate via via somministrate a un pubblico troppo attonito e sgomento per ragionare e unire i puntini. Credo che siano da cestino della carta straccia gli sdottoramenti di epistemologhi, esperti e analisti da parco giochi sulla natura degli attentatori, sul retroterra sociale, sulle distorsioni psicologiche, sullo snaturamento antropologico. Tutti comunque graditissimi a mandanti e sicari perché alterano la realtà e, dunque, la percezione del logico, del probabile, del certo, del vero. Impediscono di ripartire dall’inizio. Non dico dall’11 settembre, dalla ripetizione di falle di sicurezza e intelligence, di formule stereotipate come i ripetuti fratelli attentatori (indizio di omertà sociale tipo ‘ndrangheta), dell’utilizzo di immagini false per le scene dell’orrore, della scomparsa dei corpi di morti, terroristi o civili (mai un’autopsia), del rastrellamento a casaccio di “sospetti” tanto per estendere il dramma fino alle nostre porte di casa, della stupefacente carenza di immagini da tv a circuito chiuso, che pure sono installate ogni mezzo metro, e di foto di cellulari, che pure scattano ogni mezzo secondo da centinaia di maniaci del selfie.

Non dico nemmeno dello sfruttamento che si fa degli eventi terroristici per portare a compimento la sorveglianza sociale, la riduzione e il controllo capillare degli individui, l’annientamento dell’autodeterminazione collettiva e individuale, la sollecitazione di atteggiamenti di sospetto e diffidenza utili, quanto le “invasioni barbariche” degli immigrati, a frantumare la coesione sociale e quindi le opposizioni politiche (ora in vista del TTIP), vedi per esempio l’attrito in Belgio tra fiamminghi e valloni,da dormiente divenuto virulento, anticipazione di altre “rotture” sociali in un’Europa da fragilizzare, dopo averla destatalizzata, cioè decostituzionalizzata. Altri ne hanno parlato esaurientemente e ripeterlo sarebbe tautologico.

Conta invece vedere chi ha motivo per fare a Bruxelles quanto è stato fatto e chi sono quelli utilizzati per farlo. Chi, oltre a noi, poveri complottisti, ha infastidio l’Unione Europea recentemente? Forse Israele, che ha strepitato con collera incontenibile contro il divieto di etichettare col “made in Israel” prodotti delle proprie illegittime e illegali colonie in terra palestinese? Dopo aver reagito con furibonda stizza anche al riconoscimento della Palestina da parte dei parlamenti europeo, greco, britannico, francese e alla campagna BDS, boicottaggio, disinvestimento, sanzioni, contro Israele, sostenuta da vari settori europei? Forse la Turchia, che continua a vedersi preclusi l’accesso all’UE e la liberalizzazione dei visti ai suoi cittadini? Si tratta in entrambi i casi di comprovati regimi terroristici, assolutamente privi di scrupoli quando si tratta di massacri di massa.
Riguardo agli Usa, tradizionali frequentatori di operazioni False Flag, non vedo al momento quale motivo di irritazione potessero avere nei confronti di un’UE del tutto ligia, fedele in Nato e pronta a incistarci il TTIP. La questione se gli Stati Uniti, e chi gli Stati Uniti utilizza come principale strumento di aggressione e dominio, sapessero, volessero, o meno, resta aperta. Ma resta certo che quel potere con una mano dà, con l’altra toglie, in modo che nulla gli scappi mai. Se gli attentatori di Parigi e Bruxelles fossero venuti dalla Libia, o fossero stati libici immigrati, sì che si sarebbe potuto pensare a una manina yankee che ci dava il sollecito per l’intervento. Ma forse quella ha già agito a Sabrata, sempre con guanto dei Fratelli, s’intende.

Quanto agli attentatori, visto che tutti li dicono kamikaze auto-esplosi, chiediamoci dove siano finiti i loro corpi, interessanti magari per le impronte digitali, per tracce di esplosivo, per consumi rilevati sugli organi interni. Chiediamoci come sia concepibile che giovanotti, tutti indistintamente noti e registrati e seguiti nelle loro peregrinazioni in tutto il mondo, dal passato di piccoli e meno piccoli malfattori, ma soprattutto dai costumi estremamente licenziosi, libertini e trasgressivi quanto quelli di un qualsiasi viveur laico occidentale, incoerenti fino alla blasfemia rispetto alla loro religione, bevitori, spacciatori, prosseneti, del tutto avulsi da moschee e studi coranici, di punto in bianco si convertano al fanatismo più estremo e immolino la loro godereccia vita alle 72 vergini che li attendono in paradiso, lasciando in terra le tante che vergini non sono, ma prodighe di estasi anche migliori sì.
 “Cattura” di Salah

Incoerenza inspiegabile, illogicità insuperabile. E allora forse che questi soggetti, per l’ennesima volta stupefacentemente favoriti nei loro atti e movimenti dalle autorità, non sono veramente dei kamikaze? Pensate al Salah Abdsalam che, ricercato per quattro mesi in mezzo mondo, ma sempre tranquillo a casa sua, con un cappuccio in testa se ne esce lemme lemme da una casa assediata da ore, passa davanti ai poliziotti, fa una corsetta, si vede uno sbuffo di fumo (uno sparo? Di che?), cade per terra, lo trascinano in macchina, sempre senza che se ne scopra la faccia. Lo si dice colpito a una gamba. Ma per i 10 secondi di filmato non si vede una goccia di sangue.La farsa è grossolana, come sempre. Ma tonnellate di carta e di elettrodi tv la coprono.
Terrorista come dovremmo vederlo

Kamikaze, o utili idioti? Quartiere delinquente, o speculazione immobiliare?
Che i “kamikaze” vengano kamikazizzati a distanza? Che spariscano in un oblìo chiamato nuova identità in qualche angolo remoto e ignoto? Vengono da Molenbeek e ciò è rivelatore. Ma non per quello che fantasticano i sociologhi da comparsata. Non perché sarebbe lì, in quel tessuto marginale, escluso, non integrato, identitario, rancoroso, che gli imam riuscirebbero a reclutare futuri candidati al sacrificio estremo. Ma perché lì i mestatori nel torbido, i nuovi gladiatori, i servizi segreti della provocazione privati e pubblici, trovano quel tasso di incazzatura e alienazione, diciamo pure di criminalità, che serve, con ricatti e prebende, al reclutamento per militanze, non religiose ma, appunto, criminali. A Molenbeek sarebbero stati reclutati gli attentatori di Parigi, Madrid, Bruxelles. A Molenbeek è in atto uno stravolgimento urbanistico e sociale che a Londra hanno compiuto approfittando delle Olimpiadi. Con la scusa della sicurezza, decine di migliaia di espulsi dai loro quartieri storici verso lontane periferie, e poi zone risanate, gentrificate, rese lussuose, invase dai ricchi.

Qui si impiega la criminalizzazione di una società. Il quartiere si presta, anche alla fomentazone dello scontro di civiltà, utile a dilaniare l’Europa intera. Vedi la calata dei nazisti fiamminghi a Bruxelles, capitale di un non-Stato artificiale di due comunità contrapposte su cui provare la disintegrazione del continente. Dall’inizio del secolo scorso è il rifugio degli ultimi, perlopiù immigrati, rifugiati politici, anarchici, prima anche italiani, ora al 90% musulmani del Maghreb. Un’ottima riserva di manodopera a bassissimo costo per lo sviluppo del paese. Da anni Molenbeek resiste ai tentativi di riqualifica urbanistica che comportano l’espulsione della comunità, una delle più povere del paese, verso quartieri satelliti, ai margini della capitale, o verso i comuni a nord, nelle Fiandre, dove è più forte la presenza di una destra xenofoba e fascista. Il mercato immobiliare non dà tregua, i progetti sono definiti, Molenbeek diverrà una specie di EUR, o di Vomero. L’immigrazione esistente verrà dispersa, quella potenziale scoraggiata.

Ed ecco lo stato d’assedio con il pretesto dei terroristi e di una rete sociale omertosa che li sostiene e alberga. Con queste mistificazioni vengono insultate le donne, gli esaperati dalle continue vessazioni e calunnie, che abbiamo visto gettare oggetti contro gli invasori travestiti da Diabolik. Reazione sacrosanta alle angherie ininterrotte di quei robocop con maschera nera inutilmente terrificante (ma che danno l’anonimato e l’impunità) che irrompono, perquisiscono, presidiano, minacciano, terrorizzano. Se non bastano l’impennata vertiginosa degli affitti, gli sfratti, basterà la costante, ossessiva rottura di coglioni, gli arresti arbitrari, la minaccia costante, l’aria irrespirabile. Basteranno, per farvi andar via e far posto ai ricchi, quattro scapestrati squinternati, manipolati e ricattati, arsenali di acetone e acqua ossigenata scoperti ovunque convenga farne trovare e poi un paio di botti (a proposito i fratelli erano due, ma solo uno ha fatto il botto all’aereoporto, l’altro alla metro; il secondo botto all’aereoporto chi  l’ha fatto? Ma c’era?). E poi, visto che la carta d’identità se la sono già giocata da Charlie Hebdo e il passaporto integro tra la polvere delle Torri, un bel computer, con ogni elemento comprovante le fantasie degli investigatori, in un cestino dei rifiuti sotto casa e un tassista che riconosce chi non ha mai trasportato (ricordate il tassista spergiuro Rolandi di Valpreda?).


Bene. C’è stata una bella confluenza d’interessi tra turchi, israeliani, servizi e agenti immobiliari di Bruxelles. Così va il mondo. Ci pensi Caltagirone…..Magari a casa di Virginia Raggi (candidata sindaco del M5S anti-palizzinari) si potrebbe scovare un bigliettino d’auguri di Al Baghdadi.

17 commenti:

Massimo ha detto...

Grande articolo come sempre; visto ieri anche il buon Gomez come è cascato giù dal pero alla Gabbia quando Giulietto Chiesa ha sbattuto in faccia a lui e agli altri scribacchini presenti in studio, la faccenda da loro occultata, della messa del segreto di stato sulla vicenda Charlie Hebdo?
Il povero Gomez non ha trovato di meglio che farfugliare che a lui la notizia i suoi redattori non l'hanno mai riferita...e sì che fa il direttore di giornale e non il commesso della Coop.
E che dire di quel rivoltante Sallusti già autoelevatosi a martire tempo fa quando si paventava il suo arresto per il disinvolto modo d'interpretare la professione giornalistica che lo caratterizza più simile al più antico mestiere del mondo, che non ha trovato niente di meglio che attaccare Giulietto per i suoi trascorsi nel regime più sanguinario della storia, l'Unione Sovietica.....ma non era l'olocausto nazista del terzo Reich il male assoluto caro Nosferatu dei poveri?
Fulvio non ti invidio, appartenere alla stessa categoria professionale di questi gaglioffi e cialtroni nonché bari e mentitori seriali, sfiancherebbe anche un toro.
Saluti e coraggio, c'è bisogno della tua saggezza e intelligenza sempre più in questo panorama desolante.

Paolo Selmi ha detto...

Ciao Fulvio!
In genere i transalpini godono, in virtù del loro passato coloniale, di quello che mi piace chiamare "fattore Petrosino". Francesi, belgi di origine maghrebina negli apparati di polizia e di intelligence: significa intercettazioni e infiltrazioni con madrelingua apparentemente insospettabili, per esempio. Dovrebbe essere facile non solo tenere un telefono sotto controllo, ma capire di che cosa parla il sospettato e a cosa mira, praticamente in tempo reale. In Italia, sempre per restare in tema, non vedo ancora situazioni analoghe e assai maggiori vulnerabilità, da questo punto di vista. Eppure, le stragi sono capitate non qui ma oltralpe, mentre gli infiltrati sonnecchiavano e gli intercettatori erano in pausa caffè. Anche per questo, perché lo ritengo realisticamente impossibile, fatico a credere alla tesi dell'incapacità, o dell'inettitudine delle strutture di polizia di quei Paesi e propendo per quanto tu hai appena espresso nella tua analisi.

byebyeunclesam ha detto...

salve Fulvio,
cosa pensi dell'assoluzione di Seselj?
malattia a parte, mi pare strano...

Anonimo ha detto...

Grande articolo come sempre. Ho visto anch'io l'imboscata della Gabbia a Giulietto Chiesa. Si è difeso bene, ma chi denuncia le mostruosità Sion-Imperialiste in giro per il mondo e si dichiara di sinistra resta vulnerabile di fronte al grande pubblico. Manca la forte e veemente denuncia delle porcate del Capitalismo in casa nostra. Chi non muore negli attentati che, con tutta probabilità, hanno una matrice Sion-Imperialista, viene ucciso lentamente in anni di sfruttamento lavorativo. Perché lo sfruttamento non è mai venuto meno. Parlare solo dei poveracci più sfigati di noi che vivono in medioriente diventa quasi una forma di distrazione consolatoria delle condizioni disumane in cui ci troviamo anche noi "fortunati" che non saltiamo in aria e che non abbiamo la gola tagliata dalla fanteria SionNato & Co. Ma se non si accelera la presa di coscienza della mostruosità che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, se non si interrompe l'assuefazione allo sfruttamento, i nostri fratelli mediorientali non avranno mai pace. Perché essere laureati o dottorati e parlare quattro lingue fluentemente per guadagnare 5 euro netti l'ora significa sfruttamento disumano. Lo sfruttamento non è più solo la fabbrica.

Ludovico

Anonimo ha detto...

ci sono alcune domande che vorrei fare: ma come fanno ad identificare gli attentatori se questi vengono disintegrati dalle esplosioni?

e se non fossero attentatori ma bombe già site in loco ad esplodere?

inoltre vorrei sapere se esistano video che comprovino la reale esplosione di un attentatore.

cioè in sintesi, agganciandomi alla teoria di fulvio sul dubbio che le esplosioni siano il frutto di auto-attentatori, quali sono le prove certe che queste esplosioni siano il frutto da parte di auto-attentatori?

ma il movente che spinge un uomo pur di fede ad autodistruggersi per la sharia è credibile o no?
io ricordo i kamikaze giapponesi che pare si gettassero sulle navi americane in onore e gloria dell'imperatore del giappone; ma si dice pure che erano già ubriachi di sakè prima del volo.

però sò anche di persone comuni, come i pompieri russi e di altre nazioni in simili casi, che pur sapendo di morire, entrarono nella sala del reattore esploso di chernobyl per estinguere l'incendio, diedero la vita affinché il dramma non fosse peggiore.

quindi motivazioni umane di sacrificio per il bene di altri ce ne sono molte; ma io non credo che un anima umana sia disposta a distruggerne un altra sacrificando la propria in nome di dio, di una religione a di una fede politica; a meno che questa anima non sia stata proditoriamente pervertita da una preparazione ideologica mirata alla distruzione di un nemico in ogni caso creato ad arte.

concludo; i kamikaze o presunti tali non mi convincono, non mi convincono le motivazioni di cui noi occidentali siamo informati e sulla natura delle loro azioni.

troppo semplice creare un nemico che ha fama di totale insensibilità verso le proprie vittime giustificando in questo modo la ferocia della repressione vista l'impossibilità del dialogo.
e questo vale sia per noi in occidente che per loro in oriente.
resto convinto che questa situazione sia di convenienza per le elites del mondo occidentale e del mondo orientale per il dominio sui popoli e chi ne fa le spese sono quei poveri ed ignari cittadini che sono vittime degli attentati o delle bombe dei droni.

quelli delle "elites" sono tutti figli della stessa madre.

saluti

victor serge


Fulvio Grimaldi ha detto...

Seselj è stato assolto perchè è sempre stato un politico, non un operativo sul campo Spero che non si sia venduto come il successore Nicolic.

tango ha detto...

Infatti il governo serbo, sdegnando l'oppinione pubblica, nel Febbraio 2016 ha firmato un accordo con la NATO che costituisce, de facto, la sua adesione a Stato membro. Tale accordo garantisce l'immunita' doplomatica e la liberta' di movimento delle truppe Nato in tutto il territorio serbo. La Serbia ha cosi' ceduto all'abbraccio mortale della satanica alleanza sionista, giudeo-cristiana, essendo la Nato il suo braccio militare.

alex1 ha detto...

Fra l'altro Seselj se non mi sbaglio era quello accusato di essere fascista, addirittura ultranazionalista. Strenuo avversario politico di Milosevic, se non sbaglio. Se fosse vero vuol dire che in fondo un nazionalista che favorirebbe (il condizionale e' d'obbligo) la separazione etnica va comunque meglio di un socialista che preferisce tenere l'interetnicita' in uno stato unito.

rossoallosso ha detto...

diamo a Cesare quel che è di Cesare,ho letto questo bel pezzo su Il Giornale ormai molto più a sinistra del Manifesto

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/palmira-non-pi-tutti-chiaro-ministro-franceschini-1241363.html

Riguardo alla "scomodità" dell'Egitto vale la pena ricordare che è l'unico tra i paesi arabi ad aver rifiutato di etichettare Hezbollah come terroristi motivando con l'assunto che solo il Libano può decidere su questo, la stessa motivazione concerne una eventuale rimozione di Assad

https://www.almasdarnews.com/article/egypt-rejects-terrorist-label-hezbollah-attempts-stay-neutral/ | Al-Masdar News

Anonimo ha detto...

Israele ha deciso il cambio di Governo in Italia. Per fare la guerra alla Libia.

Ludovico

alex1 ha detto...

Sento proprio in questo momento un intervista ad un certo professor Foliti della Radio Rai 1 sulla Korea del Nord, con la giornalista che aizza, parlando di "Crimini inenarrabilli del regime" senza dire quali, visto che sono inenarrabili "orrore dei lager koreani del lavoro per I dissidenti, di uno presunto oppositore fuggito a Seul ("che ha trovato tre chichi di mais nel fango e li ho mangiato..nel campo 14") della Comunita' internazionale che "Ha fin troppo tollerato che il regime abbia 8000 cannoni puntati sulla Korea del Sud (ovviamente I 50000 soldati USA e le continue esercitazioni congiunte con l'esercito Sud coreano non sono state neanche accennate) e di una popolazione rincoglionita dalla propaganda. Si parla delle nuove sanzioni quasi auspicando una nuova carestia che faccia nascere una opposizione e di un "pacifico" regime change (di cui secondo la pseudogiornalista il popolo della Nord Korea avrebbe tutto da guadagnare) , con la Cina che si renda finalmente conto che uno "Stato cuscinetto" non e' necessario. Insomma una trasmissione in cui se la cantano e se la fischiano. Mi viene alla fine degli anni '70 si diceva della Russia che internava in ospedali psichiatrici I dissidenti, ma al crollo dell'Urss tale affermazione non ha trovato nessuna rispondenza alla realta' e tutto e'svanito. Non so se provo piu' rabbia, schifo o malinconia, per dirla alla Claudio Lolli.

Anonimo ha detto...

Grazie Fulvio!
Leggerti è sempre un piacere. Che Dio ti benedica.

Giorgio

Paolo Motta ha detto...

Proprio oggi leggo un articoletto, anzi una breaking news sul sito di yahoo che mi informa che Putin è tra i grandi evasori fiscali. Dopo che ha messo il bastone tra le ruote a Nato e Lega Araba, salvando la Siria, è già tanto che non lo abbiano dipinto come satanista, cannibale e rettilliano.

Paolo Selmi ha detto...

Ciao a tutti!
a Victor Serge: senza nulla togliere ai tuoi dubbi, più che sacrosanti, su versioni ufficiali tanto fallaci quanto eterodirette, occorre a mio avviso non sottovalutare il fenomeno degli attacchi suicidi.
In altre parole, i kamikaze avranno anche bevuto sake, ma non tanto da perdere la lucidità di decollare, fare qualche ora di volo, schivare l'aviazione e la contraerea nemica, prendere la mira e puntare in picchiata contro una portaerei a stelle e strisce. Lo stesso retroterra culturale avrebbe prodotto, trent'anni più tardi, e fortunatamente con conseguenze limitate al solo suicida, il seppuku rituale di Yukio Mishima. L'essere umano è un animale strano, capace in alcuni casi di andare oltre il proprio istinto di autoconservazione. A concorrere a questo risultato possono essere diversi fattori:
1. Un fortissimo senso di autodisciplina, affilato quanto la katana di chi, per esempio, praticava la Via del guerriero, o Bushido, unito alla consapevolezza, tipicamente zen, dell'impermanenza (ma non dell'inutilità) della propria vita, simboleggiata dai fiori di ciliegio che capeggiavano sui loro stemmi.
2. Una disperazione talmente grande da soverchiare qualsiasi altro sentimento fra cui, per esempio, l'istinto di autoconservazione: non mi uccido, perché sono già morto. A differenza del punto 1, frutto di un training del tutto endogeno, per quanto perverso possa apparire, questo sentimento può essere tranquillamente indotto tramite progressiva manipolazione o dipendenza carismatica.
3. La consapevolezza che Sansone morirà con tutti i filistei, o molti di loro.
4. La fede che, così facendo, si otterrà una salvezza ultraterrena inottenibile altrimenti. Vale la stessa considerazione espressa per il punto 2. Per quanto strano possa apparire a un ateo, a un laico, o più semplicemente a un fedele convinto dell'esatto opposto, ovvero che la salvezza la si costruisce hic et nunc, giorno dopo giorno e che la vera Jihad è su se stessi, occorre tener presente che, in date condizioni storico-sociali tutte le culture, nessuna esclusa, producono fenomeni analoghi. In tantissimi casi eterodiretti, certo, e facilmente manipolabili: ma, proprio per questo, doverosamente oggetto di analisi e di adeguate azioni preventive e di contrasto.
Un caro saluto.
Paolo

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo@ Tutto questo è vero,sarà vero, per i piloti suicidi per l'imperatore, forse per qualche combattente suicida palestinese o afghano, sicuramente non si applica a nessuno degli attentatori di Parigi, Bruxelles, Torri Gemelle e tutta la serie delle False Flag allestite in vista del Nuovo Ordine Mondiale. Fare confusione qui facilita le mistificazioni dei terroristi di Stato.

Paolo Selmi ha detto...

Ciao Fulvio, sono completamente d'accordo. Premettevo infatti all'inizio che le versioni ufficiali fanno acqua da tutte le parti. Dove non mi trovo tutt'ora d'accordo è che il fenomeno degli attacchi suicidi vada negato perché inconcepibile: è concepibile, è a basso costo, e ha il vantaggio dell'effetto sorpresa. Ne sanno qualcosa le forze armate siriane quando il 23/2 sulla "strada della vita" all'altezza di un posto di blocco nei pressi di Hanasser si videro arrivare contro una macchina imbottita di esplosivi, che diede il via all'attacco che portò a tagliare temporaneamente in due il Paese. http://cassad.net/blizhniy-vostok/24786-boi-za-hanasser.html
Dopo Beslan, i russi insegnano regolarmente nelle scuole i principi alla base degli atti terroristici (http://sch2109.mskobr.ru/files/terrorizm.pdf), spiegandone modalità e mandanti (ivi compresi stati - ogni riferimento agli USA o alla Turchia è puramente voluto) e "profilaktika", ovvero come prevenirli. (questo è un libro di testo vero e proprio http://mir10.ru/binary/application/pdf/D.V.-Kolesov---CHto-takoe-terrorizm.pdf). Anche per questo, conoscendo opportunamente il fenomeno, e con una società civile attenta e informata (l'esatto opposto di quello che vorrebbero in Occidente, ovvero una società civile terrorizzata e progressivamente xenofoba e reazionaria), è possibile individuare un false flag o un fake lontano un miglio. Per esempio, a un cittadino armeno non sono sfuggite ricorrenze di alcune foto, che la propaganda azera ha inserito in rete a testimonianza di presunte atrocità commesse negli ultimi giorni dagli armeni, ma risalenti una alla guerra in Siria e l'altra addirittura in Cecenia. http://cassad.net/hroniki-cigr/25758-nagoronyy-karabah-utro-03042016.html (una delle ultime immagini in fondo).
Un caro saluto
Paolo

Anonimo ha detto...

Sul FQ si leggono commenti che inneggiano alla rottura di ogni rapporto commerciale-economico con l'Egitto, di fronte all'ennesimo commento anonimo e non verificato pubblicato da un giornale (sic) italiano che punta ad inchiodare Al Sisi e il suo governo.
Direi che la missione ha buone probabilità di andare in porto, anche se non ne vedo la necessità... nel nostro paese non è più necessario manipolare l'opinione pubblica: è sufficiente un decreto legge e un voto di fiducia (con pianti e lacrime della "minoranza" DEM sempre pronta a votare) e si fa passare qualsiasi cosa.
Leggevo poi che la stampa si prepara intanto all'accoglienza di Renzi a Napoli, data la premura di "anticipare" l'eccezionalità, c'è da aspettarsi qualche evento. Ovviamente è la solita lista di antagonisti, centri sociali etc... insomma tutto il marcio di questo paese (sono ironico ovviamente).
Intanto sfuggono ai media i continui disordini in Francia in opposizione alla Loi Travail (lì almeno la chiamano nella loro lingua).
Grazie Fulvio