venerdì 26 agosto 2016

LA STANGATA . Tutti contro tutti, tutti contro la Siria e il più pulito ha la rogna


 Mercenario curdo con targhetta Usa. O viceversa.
Mercenario Isis con tatuaggio US Army

Prevenzione anti-terremoto no, Tav sì
Scrivo da un’Italia che, dopo aver esaurito le sue lacrime e i calcinacci da spostare, farebbe bene a urlare in faccia  ai nostri mafioreggenti, tanto da travolgerli, le loro colpe per ogni singola tragedia che ci colpisce, dal terrorismo, alla mancata prevenzione, alle Grandi Opere, alle grandi guerre. Tragedie sulle quali poi reclamano e sciaguratamente ottengono – vecchio trucco di tutti i farabutti - la “grande unità nazionale”. Un miliardo in 10 anni per la ricostruzione dell’Aquila, 44 milioni per il 2016, briciole scandalose per non sforare a Bruxelles. Invece arriviamo ai 50 miliardi per le Grandi Opere, tutte devastanti, tutte inutili, tutte mafiose: Tav Torino Lione, Tav Terzo Valico, altri TAV, trivelle dappertutto in terre e mare, Olimpiadi, Orte-Mestre, Ponte sullo Stretto, per citarne solo alcune, Grandi Opere di uno Stato killer. Con 10 miliardi all’anno si metterebbe in sicurezza un paese in cui per il 70% si è costruito senza criteri antisismici. Basterebbe rimettere l’IMU a chi può.

Si ristabilirebbero l’organico e i bisogni finanziari dei Vigili del Fuoco, si potenzierebbe un Corpo Forestale ora sequestrato dai carabinieri. Intanto Nicoletta Dosio, tanto per citarne una, quasi 70 anni, da un quarto di secolo combattente nonviolenta anti-Tav e punto di riferimento di una resistenza nazionale che va oltre la Valsusa, protagonista con Alberto Perino del mio docufilm “Fronte Italia-Partigiani del 2000”, rischia il carcere perché non accetta il diktat di una magistratura alla Torquemada che le impone i domiciliari e l’obbligo di firma. E l’ex-procuratore generale Giancarlo Caselli, uno che, a dispetto del suo narcisismo, non ha fatto proprio il massimo delle figure nel contrasto a mafia e brigatisti (vedi “La trattativa” di Sabina Guzzanti), e i suoi due para-dioscuri Padalino e Rinaudo alla procura di Torino, persistono implacabili nella persecuzione di quelli che il senatore piddino e fucilatore politico di sindaci eterodossi come Marino e Raggi, gli indica come terroristi della Valsusa. Basterà un terremoto a darci la sveglia?

Il baro di Ankara
Al grande poker mediorientale chi vince questa mano è Erdogan, biscazziere e baro principe (ma il casinò è in mano a USraele), mentre il pollo, meritatamente e con soddisfazione di chiunque abbia in odio i rinnegati, i venduti e i traditori, sono i curdi. Naturalmente idolatrati e difesi oltre ogni limite della decenza e della verosimiglianza, dall’italiota quotidiano salafita (nella specificità curda, ma solo in questa, adornato di scintillanti piume laiche. Per il resto Fratellanza Musulmana fino alla morte). L’invasione turca della Siria, per prendersi la città arabo-siriana di Jarablus (per nulla curda, come tante altre occupate dall’YPG e dal geografo del “manifesto” diplomato a Tel Aviv assegnate ai curdi, in parallelo con  la stessa revisione operata sui territori arabi dell’Iraq), dopo quella di Manbij e dopo l’attacco curdo-americano ad Hasakah, respinto dai lealisti, insegna ai rinnegati di Rojava che vendersi al primo venuto, nel caso gli Usa, di solito conduce all’essere rivenduti.
Cosa immediatamente dimostrata dalla dichiarazione del vice-Obama, Joe Biden, con sospetta puntualità sul posto, a sostegno del partner di poker dalla lucidissima follia e dal formidabile ricatto (vedi migranti, UE, Merkel, Putin). Dopo aver condotto al guinzaglio i curdi dell’YPG, che il patetico “manifesto” insiste a definire “Forze Democratiche Siriane”, vedendoci, oltre ai curdi, inesistenti arabi, circassi, assiri e turcomanni, a espandersi su territorio arabo sotto sovranità della libera, democratica e laica Siria, ora Biden gli intima di arrendersi ai propri boia turchi, anzi di arretrare al di là della riva orientale dell’Eufrate, dove storicamente gli spetta di stare.

Curdi arlecchini, servitori di qualunque padrone

 La vera estensione della presenza curda.

Dunque i curdi, dalla figura da cioccolatai per la dabbenaggine e di merda per l’linfamia, prestatisi a fare da ascari a Nato, Usa, Israele, Golfo, internazionalmente più accettabili dei jihadisti logorati dal tempo, dalle sconfitte, dalle eccessive barbarie e dalle nequizie loro attribuite in Europa, hanno assolto al proprio compito e se ne ritornino a cuccia. Restano sul bagnasciuga dei detriti spiaggiati tutti coloro che si erano arrapati a vedere frantumare la Siria renitente a colonialismo, imperialismo, non più dagli impresentabili scuoiatori e crocefiggitori Isis (richiamati nella riserva) o Al Qaida-Al Nusra (rigenerati da Assopace, Cia e Hillary in milizia moderata), bensì dalla meraviglia di un nuovo popolo eletto, democratico, laico, partecipativo, femminista. Non per nulla portato in spalla dall’altro popolo eletto e dalla sua lobby, che non nega armi, fondi, ospedali, propaganda a chiunque si presti a fare a pezzi stati arabi felicemente multietnici e multiconfessionali.

Grande è la confusione sotto il cielo con i curdi, mercenari degli Usa e longa manus di Israele, che picchiavano l’Isis, mercenari Usa-Nato-Israele-Golfo, e ora vengono picchiati dai turchi con il beneplacito dei loro padrini e compari americani e israeliani, mentre i russi, amici di Damasco, che, avendo flirtato con i curdi in funzione anti-Nato, se li sono visti sottrarre dalla Nato in funzione anti-Damasco e ora però sono costretti a biasimare i turchi che li picchiano, ma con i quali turchi s’erano illusi di poter consumare merende. Collateralmente, anzi in subordine, al rientro del “maverick” (mattocchio imprevedibile) turco nell’ordine geopolitico che, in un modo o nell’atro, con i partner e subordinati che capitano, corrisponde alla visione dell’élite mondialista, plaudono i diretti interessati europei, a partire da Hollande fino allo zannuto ministro della Difesa tedesco.

Carta perde, carta vince
A prima vista Erdogan parrebbe aver calato il poker: ha rimesso in riga gli odiati curdi, si è rifatto una verginità davanti all’opinione pubblica occidentale, dopo il mezzo autogolpe e la successiva epurazione da rendere la Gestapo un corpo di boy scout, fingendo di dare addosso al califfo che aveva fin lì avuto come socio d’affari e di genocidio in Iraq e Siria. Difatti l’Isis, ricevuto l’ordine di servizio, ha abbandonato Manbij e Jarablus senza lasciarsi dietro neanche una mina (mentre ad Hasakah l’eroico YPG delle splendide ragazze e dagli invincibili giovanotti, infiltratosi in città  compiendo assassinii, saccheggi e sequestri, ne è stato cacciato da forze armate serie, quelle di Bashar el Assad.). A questa rigenerazione d’immagine ha poi aggiunto la costituzione della famosa “zona cuscinetto” di 30 km per 7 all’interno del territorio siriano, quella che andava invocando da due anni, che Hillary non perdeva l’occasione per definire indispensabile e urgente, ma che Obama frenava perché apprensivo su un’eventuale seguito di impegno Usa a terra.

Freno saltato nel momento in cui forze di terra e aria americane, richiamate dai curdi, ansiosi di farsi sudditi e mercenari dell’Impero al pari dei fratelli del Kurdistan iracheno, sono penetrate in Siria attraverso l’ospitale Rojava e vi hanno costituito una base (che domani, in caso di liti in famiglia, potrebbe anche rimpiazzare quella turca di Incirlik).

Il fascino del modello Erdogan


Il biscazziere di Ankara, grande bluffatore, ma anche grande ricattatore ha vinto questa mano: sta dentro la Siria e questo significa che in Siria ci sta ufficialmente la Nato. Ha preso in giro la Russia ventilando qualcosa che, per i nostri grandi e sprovveduti analisti, pareva addirittura un cambio di campo. Ha sottratto la milizia curda  agli Usa, che da quella avevano ricevuto grande beneficio propagandistico (vedi “il manifesto” e la lobby), dopo essersi macchiati col parto, l’allevamento e la manutenzione del terrorismo jihadista. Ha anche rabbonito gli iraniani che, nell’incontro dei rispettivi ministri della Difesa, hanno convenuto con i turchi che, sì, i curdi sono per entrambi una gran rottura di coglioni. E chissà se questo non si riverbererà sull’appoggio di Tehran a Hezbollah e Damasco. E poi ha turlupinato il mondo intero facendo credere che andava menando quell’Isis  che, commissionatogli da USraele, nelle persone di Hillary, Obama e Netaniahu, è stato il rompighiaccio del suo ottomanesimo d’assalto contro Siria e Iraq e suo partner nel colossale business del petrolio rubato, trasportato, venduto a Israele e altri. Ora che, con la scusa di colpirlo (avendogli attribuito gli autoattentati compiuti contro i propri cittadini) s’è tolto dai piedi i curdi, complici nella distruzione della Siria, ma concorrenti su chi se ne deve avvantaggiare, e ha ricondotto gli Usa alla coerenza Nato, la mano parrebbe davvero sua.

Erdogan mette sul tappeto verde, col cinismo del serial killer, la posizione geostrategica del suo paese e del suo esercito, il secondo Nato dopo quello degli Usa, la più preziosa per mosse in qualsiasi direzione da questa specie di “heartland”: Mediterraneo, Medioriente, Africa, Iran e Asia, Russia. Un autentico pivot. Ma che senza il perno sul quale girare, gira vuoto. E il perno sono gli Usa, fornitori dell’intero armamentario delle forze armate turche (che nessuno riuscirebbe a sostituire in meno di vent’anni); Israele, che ne può stabilizzare o destabilizzare l’assetto agendo sulle minoranze curde, come fa da sempre in Iraq; e la NATO insieme all’UE, che lo vedono inserito-incastrato in un sistema reticolare di alleanze e interdipendenze che, se Erdogan prova a usarle tipo agitando i milioni di turchi contro Merkel, può davvero isolarlo da quella “comunità internazionale” nella quale, per intima sintonia criminale, non può non restare collocato. Venendo ai russi, è proverbiale la loro prudenza. E la prudenza è spesso saggezza. Ma non sempre.  Con questa fissa di tenersi buoni tutti quanti, trascurano che il diavolo e l’acqua santa alla resa dei conti sono inconciliabili.

Poker contro scala reale
Se dunque il tiranno di Ankara ha calato il poker, che stia in guardia: c’è di fronte un giocatore che potrebbe avere in mano i colori. E non credo che all’altro lato del tavolo vi sia un russo disposto ancora a rilanciare. Per quanto forse gli converrebbe. Ora. C’è ancora una finestra temporale nella quale il grande pezzo degli Usa che guarda a Trump (non a quello bislacco e islamofobico, a quello anti-guerra, distante dalla Nato e che vuole il dialogo con Mosca) non pare disponibile all’armageddon probabilmente nucleare. Quello che arriverà con il pendaglio da manicomio criminale, Hillary. Perché allora non ce ne sarà più per nessuno. Quanto a noi, che da qui guardiamo col fiato sospeso e il cuore in gola a cosa riserverà il domani alla Siria e, con lei, al mondo, troviamo conforto nello sguardo sull’Iraq dove l’avanzata delle forze nazionali irachene verso le ultime roccaforti dell’Isis alimenta la speranza che il progetto anglosionista della spaccatura del grande paese in frammenti coloniali possa stavolta non riuscire. A dispetto degli ineffettuali mercenari Peshmerga e del loro narcomafioso presidente Barzani.


Curdi buoni, egiziani cattivi, Regeni martire
Mettendo sottosopra la realtà per ridurla nei termini in cui ce la intendono proporre da Washington (Langley), Londra, Tel Aviv, Bruxelles, il quotidiano salafita, da autentico virtuoso, si spacca in due opposti e ci offre un doppio paginone-ossimoro (il manifesto, 29/8/16). Da un lato lo scontro tra manigoldi attorno a Rojava, curdi, turchi, Isis, Usa, con il corredo delle forze speciali (squadroni della morte) Nato, ci viene presentato come il martirio degli unici buoni, i curdi, che solo loro combattevano e vincevano i jihadisti (i siriani lo fanno da quasi 6 anni, ma non conta, non sono i buoni) e, hai visto mai, alla lunga ce l’avrebbero fatta anche contro il “dittatore di Damasco”. Bombardando i civili siriani a Hasakah avevano bene iniziato.

Sulla pagine di fronte riesumano, ormai ultimi giapponesi nella giungla, affiancati dal solito virulento capo-Amnesty d’Italia (indifferente all’epico fiasco del recente rapporto sugli scomparsi nelle carceri siriane, diligentemente ripreso dall’agenziucola umanista “Pressenza”), un Giulio Regeni ormai prudentemente lasciato ai trafiletti dal resto della stampa. Un estremo, quasi disperato sforzo pro Fratelli Musulmani e loro braccio armato terrorista (delle cui imprese bombarole contro civili e funzionari egiziani nulla fanno sapere). L’occasione è l’uscita del presidente Al Sisi  – che ha resi verdi di bile sia i manifestini che gli amnestini - sui rapporti normalizzati con Roma. Noury di Amnesty abbaia e Chiara Cruciati risponde con guaiti frustrati su quella che è la loro “mission non accomplished”: l’isolamento dell’Egitto uscito dalle benefica morsa dei Fratelli Musulmani e dalla tutela di Erdogan, che ne avrebbero garantito docilità e collaborazionismo incondizionato. Sulla Libia e tutto.

Contro quella che viene definita la resa del governo italiano, questo duetto di botoli lancia su Al Sisi (come già su Assad e, prima, su Milosevic, Gheddaffi, Saddam) fantasmagoiriche e totalmente indocumentate cifre di omicidi extragiudiziali, prigionieri politici, scomparsi. Di quello che al momento, anche per la nuova amicizia con Mosca e il ruolo determinante in Libia, per il controllo del Canale di Suez da lui raddoppiato, per la scoperta disponibilità, grazie all’ENI, di un’enorme ricchezza di idrocarburi in mare, è diventato un protagonista dell’area e oltre l’area e, oggettivamente, un antagonista di Israele e dei suoi sodali in Turchia e nel Golfo, si pretende grottescamente che sia un apripista dell’espansionismo sionista. E gli si invoca contro tutto l’amamentario già collaudato contro altri birbaccioni: rotture diplomatiche, sanzioni, ostracismo politico, boicottaggio economico e alla fine, non detto ma sperato, bombe.

Ciò che questi trombettieri e pifferai dell’Impero devono occultare, come si sono affannati a fare fin dall’inizio, è la vera natura del personaggio Regeni., come evidentemente è nota al governo italiano, a molti media e agli accademici di Oxford e Cambridge che alla richieste di complicità della famiglia Regeni hanno opposto un consapevole silenzio. Chi e come abbia chiuso la vicenda umana del giovanotto non è dato ancora saperlo. Non deve essere facile per gli inquirenti egiziani: la controparte opera bene. Del resto noi aspettiamo da un po’ di tempo che ci  dicano chi abbia abbattuto l’Itavia di Ustica, chi abbia rapito e ucciso Moro, chi abbia colpito l’Italicus e via ignorando. Ma sapendo il cui prodest.

Trattasi di papere
E’ dato sapere qualcosa che Amnesty e il quotidiano salafita, pur avendone piena contezza, nascondono e, a domanda, non rispondono. Cosa andava facendo Regeni in Egitto, all’Università americana, dopo aver lavorato in Inghilterra alle dipendenze di maestri spioni e masskiller angloamericani come David Young, carcerato per il Watergate, Colin McCole, ex-capo dei servizi segreti britannici, e John Negroponte, creatore dei Contras e degli squadroni della morte in Centroamerica e poi in Iraq. La loro ditta, Oxford Analytica, si occupava di spionaggio economico e politico, aveva 1.400 dipendenti e sedi a Londra, Parigi, Washington e New York. Non un ufficetto alla Callaghan. Regeni lavorava per delle spie. Regeni faceva corsi all’Università Americana del Cairo. La resistenza afghana ha appena fatto saltare l’Università American a Kabul. Io conoscevo molto bene l’Università Americana di Beirut. Tutti sanno che le università americane in quei paesi allevano i virgulti dei diplomatici e delle multinazionali Usa insieme a quella che dovrebbe diventare la futura classe dirigente collaborazionista locale. In parole povere, sono scuole e covi di spie.  

Regeni non era una spia, mandata a farsi ammazzare per sfrucugliare un governo non gradito? Diceva qualcuno che se cammini come una papera, fai quac quac come una papera, deponi uova come una papera, è molto probabile che tu sia una papera.  

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo articolo, grazie come sempre Fulvio. Ho appena letto questo su Megachip:
http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126400&typeb=0&escalation-neocon-hanno-fretta-di-fare-il-kurdistan dove si racconta dell'attacco curdo a Hasakan e del tentativo fatto dai curdi di epurare il loro nuovo stato dagli indesiderati. Avranno preso lezioni dall'Uck? Unica cosa non condividibe dell'articolo è la tesi secondo cui Erdogan avrebbe cambiato campo. Oggi invece, tra fiumi di lacrime di coccodrillo per il terremoto, i media ci informano che Al-Baghdadi è stato detenuto a Guantanamo. Cosa che noi sapevamo da un paio di anni. E' confortante sapere di essere efficacemente informati, sono sicuro che tra 2000 anni ci diranno la verità sul referendum di Renzi.

Su Regeni continuano a raccontarci palle, a dipingerlo come un eroe attivista che lottava contro il dittatore di turno, a denigrare la magistatura egiziana che a loro dire nasconde la verità. Peccato che i genitori del ragazzo preferiscono apparire in televisione anziche collaborare magari consegnando il computer del ragazzo, che potrebbe aiutare a fare chiarezza. Ma no, si è già deciso chi sono i cattivi. Giusto ieri ho visto il banchetto di Amnesty che fermava i passanti per chiedere fondi e partecipazione. Ho preferito cambiare strada, mi stava salendo la nausea.

Chiudo lasciandovi questo articolo: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=57966&typeb=0&la-yugoslavia-di-sheveningen
Ennio Remondino ci parla dell'atmosfera di Sheveningen dove sono detenuti gli impautati del tribunale dell'Aja. Si sorpende del fatto che i detenuti provenienti da ogni angolo della Jugoslavia siano molto solidali tra loro e che mostrassero il massimo ripetto per Milosevic, tanto che alla sua morte lo hanno tutti omaggiato.
L'ennessima dimostrazione di quanto è stato staordinario questo popolo, ed anche oggi nonostante i dieci anni di massacri, pulizie etniche ed odio qualche germe di speranza rimane. Alcuni anni fa il governo bosniaco, con la scusa di non avere più soldi, tagliò le pensioni ai veterani di guerra serbo-bosniaci prorpio alle porte dell'inverno lasciandoli al freddo. Quando lo hanno saputo i loro ex nemici, veterani croati e musulmani, hanno fatto una colletta e li hanno aiutati a superare l'inverno.
Poi c'è stata la foto di quella coppia di giovani, lui serbo, lei croata, che si baciavano avvolti nelle bandiere dei loro paesi, appena prima della partita Serbia-Croazia. Forse la bandiera più giusta per la foto era il tricolore blu, bianco e rosso con la stella rossa al centro.

jimmie ha detto...

Tra un po’ bisognera’ servirsi della matematica vettoriale per tener dietro alle complicate evoluzioni e ai giravolta dei vari personaggi della tragedia Siriana (e Medioorientale in generale). Grazie quindi a Fulvio Grimaldi per tenerci al corrente. Valutando gli attori con gli occhi e le orecchie dell’uomo della strada, sembra straordinario che i russi si fidino del pacha’ ottomano - al punto da consentire a un’invasione turca del territorio siriano, sia pure “per combattere l’ISIS, o i curdi, o i curdi pro-ISIS, o curdi generici.” Ed e’ altrettanto straordinario che ‘Erdowin, Erdowon, Erdogan’ faccia salamelecchi al serpente USA, letteralmente pochi giorni dopo essere sopravvissuto a un colpo di stato che puzza di USA da tutte le parti. Durante il quale il serpente gli ha perlomeno pizzicato il sedere.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Jimmie@ Apprezzo sempre moltissimo i tuoi interventi, Jimmie, perchè rivelano una profonda conoscenza e una grande attenzione. Resto tuttora perplesso sulla teoria che siano stati gli Usa a tentare il golpe contro il pascià. Come sai, sono subito uscito con l'idea che sia stato un autogolpe, seppure innestato su un modesto e dilettantesco movimento golpista di cui il regime aveva conoscenza e che probabilmente ha curato. La mia esperienza di precedenti golpe Usa, militari o parlamentari, ultimi Honduras, Paraguay, Brasile, Kiev, mi fa pensare che se gli Usa vogliono farlo, il colpo di Stato, lo fanno bene, e non quell'operetta di Lehar vista a Istanbul.

Paolo Selmi ha detto...

Fulvio ciao! Non so se sono ancora in tempo ma fai finta che oggi per te il quotidiano comunista non sia mai uscito. Che ti devo dire... beati loro che hanno la verità in tasca. Io so solo che leggo analisi in tre lingue da tre diverse campane e mi rendo conto che li di "democratica, federalista, socialista e femminista" (sic!) c'è solo la nostalgia canaglia di qualche attempato redattore o redattrice. Una domanda: esiste per caso una voce nascosta nelle buste paga o nel 730 per i contributi all'onu? Ovvero a un'organizzazione che non esiste più da troppo tempo? Un caro saluto.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo Selmi@
Sei indulgente, Paolo, magari si trattasse solo di farlocchi travolti da nostalgia canaglia. Questi sanno quello che scrivono e dove vogliono arrivare. Il filo diretto conduce ai servi anglosionisti e a Soros, tipico padrino di queste forze e relativi corifei.
A me resta solo la domanda:Luigi PIntor si rendeva conto per chi lavorava?

Paolo Selmi ha detto...

Bella domanda...
Io so solo che due o tre volte ho provato a contestare alcuni articoli sul Donbass o sulla Siria utilizzando anche lì lo spazio dei commenti. Niente offese, niente parole grosse, semplicemente fatti, puntualmente ricondotti alle fonti delle informazioni in mio possesso. Mai una volta sono state rese pubbliche queste obiezioni, al che ho smesso non solo di intervenire, ma anche di leggere, a parte le prime tre righe della newsletter che mi arriva ogni giorno. E più vado avanti, più mi rendo conto che, in effetti, siamo di fronte sempre più alla malafede, più che alla limitatezza di visione. Peccato.

alex1 ha detto...

Ieri sera la delusione della cronista di LA7 per la pascificazione di una citta' vicina a Damasco era evidente. Dopo aver detto che I ribelli in gran numero accettano l'amnistia del governo (ed a gli altri viene concessa la possibilita' di ritirarsi verso Nord) non puo' fare meno di dire che in quella citta' (che avrebbe visto la conversione di S. Paolo) nel 2012 "iniziarono le manifestazioni pacifiche di cristiani e musulmani per la democrazia, alle quali il regime rispose con l'esercito" (ma non iniziarono ad Homs?), e che il "regime di Assad" spera di ripetere l'operazione ad Aleppo. Sono gli stessi giornalisti che invocano, davanti alle diserzioni nelle file dei "ribelli moderati", una "tregua umanitaria" per mandare "aiuti alla popolazione stremata"? Gli stessi che parlano di bambini ed orrore della guerra, ma una pacificazione ed una pacifica consegna delle armi fra festeggiamenti della popolazione proprio non riescono a digerirla?

Mauro Murta ha detto...

Penso che ormai il manifesto non sia molto più di una fanzine per incanutiti writers e gente convinta che essere "dessinistra" parta dalla kefiah e finisca al tatuaggio passando per il piercing. Da tempo immemorabile ho smesso di sprecare soldi e alberi comprando giornali cartacei. Per fortuna, finora, su internet si trova tutta l'informazione di cui c'è bisogno oltre naturalmente a quella di cui sarebbe d'uopo fare a meno.
Anziché sul manifesto, al cui sito non ho neppure preso la briga di registrarmi, preferisco commentare sul Fatto Quotidiano: è sicuramente più frequentato da persone curiose di districarsi nel labirinto della disinformazione. Per la quale peraltro il Fatto stesso è in primissima linea. Riccardo Noury è una delle star della ciancia imperialista, come dimostrato dal suo recente articolo sulle torture del "regime di Assad". Tranne poche "rara avis" come Diego Fusaro e Giulietto Chiesa, inciampato purtroppo nell'improvvido articolo sui piloti sauditi dell'11/9/2001, è tutto un succulento sfilare di giornalistucoli da avanspettacolo che vengono regolarmente impallinati come al lunapark. Di solito la vera informazione si trova nei collegamenti suggeriti dai commentatori più preparati!

Fulvio Grimaldi ha detto...

Mauro Murta@
Insisto a leggere, con gravi effetti gastrici, il manifesto, perchè ritengo necessario illustrarne il ruolo che tu definisci con troppa indulgenza. Si tratta di un'astuta opera di infiltrazione nel mondo dessinistra che, nascoste dietro diritti civili e innocui attriti sociali, più estemporanee elucubrazioni ideologiche e culturali, fa passare tutti i temi e gli obiettivi dell'imperialismo mondialista. E' un gruppo che consapevolmente colpisce alle spalle per conto di Cia, Mossad e affini. Smascherarlo serve a recuperare qualche illuso onesto. Quanto a Giulietto Chiesa, non si tratta del singolo e pesantissimo "scivolone" (altro eufemismo), ma di un'ambiguità che segna decenni di opportunismo tra L'Unità, La Stampa, Radio Liberty, Gorbaciov, Putin. Il suo discorso è sempre banale e scontato. E ripetitivo. E sul piano umano si tratta di un volgare maniaco di se stesso.

Mauro Murta ha detto...

Fulvio, leggere il famigerato articolo di Giulietto Chiesa sull'11 settembre è stato un duro colpo. L'ho sempre ritenuto un giornalista preparato e coriaceo, uno di cui ci sarebbe un gran bisogno. Non sapevo delle sue frequentazioni indecenti quale Radio Liberty. Che CIA, Mossad e tutte le metastasi dell'Uccidente s'infiltrino fra quanti, non dico li combattono, ma almeno ne riconoscono la nequizia, è ovvio e talvolta evidente. Più difficile, almeno per me, è distinguere i "venduti" dai "regalati". Sì perché non credo siano tutti a libro paga. Sono convinto che l'Uccidente abbia creato un regime di tale dipendenza da rendere impossibile, anche ai più "rivvoluzzionari" il solo pensare di uscire da certi binari. Quanti, oltre a te, hanno il coraggio di dire la verità su tutto e tutti, dalla Corea del Nord alla Siria, dal Venezuela all'Eritrea? Enzo Apicella, Marinella Correggia, Maurizio Blondet, Vincenzo Brandi, Michele Giorgio, Angela Lano... Al momento non me ne vengono in mente altri, ma se arrivano a dieci è grasso che cola.
Penso che la schiera dei "regalati" sia immensa, ci siamo immersi come in una fossa biologica. Quando sui blog del Fatto Quotidiano qualcuno dei "nostri" accusa le tenie uccidentali di prendere soldi da CIA e Mossad, spesso ribatto che costoro non beccano un centesimo: è bastato fargli credere che qualcuno (i No TAV, gli integralisti islamici o i "dittatori" che combattono gli ingtegralisti islamici) vuole portargli via NCIS e le M&M's.

Anonimo ha detto...

Caro Fulvio, onestamente non mi raccapezzo più. Ero convinto che almeno i curdi (quelli di Ocalan, non quelli di Barzani) fossero dei sinceri rivoluzionari e che nel Rojava si stesse realizzando un vero socialismo (perché è vero che al momento non si può chiedere la luna, ma è anche vero che non ci accontentiamo, almeno in prospettiva futura, di uno "stato laico e democratico", o no?). Certo, alcune prese di posizione curde anti-Assad (o dei filo-curdi italiani anti-Assad) mi hanno fatto sospettare, ma è anche vero che nessuno è perfetto e la realtà è complessa e sfacettata: si può essere sinceramente socialisti e anti-imperialisti e allo stesso tempo voler strappare allo Stato siriano quella parte di territorio che si ritiene propria in nome dell'idea di sovranità nazionale (curda, in questo caso, perché evidentemente l'idea di sovranità nazionale siriana da parte del governo di Assad è un'altra)? Tu mi dirai di no, ma se l'idea e la pratica del socialismo dei curdi è più avanzata di quella dei siriani, perché non dargli quel territorio che rivendicano e così non rompono più le scatole ad Assad, fermo restando che Assad vinca contro Is, Usa ecc. e continui a vivere lo Stato democratico, laico e sovrano siriano (magari un po' meno socialista)? Forse il mio è un discorso fantapolitico e ingenuo, ma te lo faccio giusto per conoscere e capire meglio la situazione del Kurdistan e le sue relazioni col resto di quell'area geografica e oltre... Magari ti chiederei cortesemente, per colmare le mie lacune, qualche fonte alternativa su Kurdistan, Rojava, PKK, YPG... Grazie per il lavoro che fai. Alessandro

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alessandro@
Mi dispiace ma sei imbevuto di false informazioni della stampa antisiriana. Ma quale socialismo? E' tutta propaganda per attirare contro Assad il campo di sinistra. Questi stanno facendo una selvaggia pulizia etnica in territori che non sono curdi, nell'intento di impadronirsi di spazi che non gli spettano. Socialisti? Guidati e armati dai marines Usa? Vogliamo scherzare? La Siria pratica un socialismo possibile nelle circostanze da molti decenni. E poi la discriminante è l'antimperialismo.
Così se domani in Sicilia nasce un governo rivoluzionario comunista, sei d'accordo che la Sicilia si stacchi dall'Italia, magari protetta dagli Usa?
I curdi si sono venduti agli Usa e contribuiscono al disegno israeliano e americano di spezzettare tutte le nazioni arabe. La grande conquista della modernità, a partire dalla rivoluzione del 1789 e del 1917 erano gli stati multinazionali, multietnici, multireligiosi,inclusivi.