martedì 16 agosto 2016

OSSERVIAMO PIETOSO SILENZIO SU FIDEL - ROMPIAMO L'INFAME SILENZIO SU SLOBO

“La distruzione del mio paese è la dimostrazione che non esiste la globalizzazione, ma solo un nuovo colonialismo…Se le nazioni, gli Stati, i popoli fossero trattati da soggetti pari, non conquistati, stuprati, se il mondo non dovesse appartenere a una minoranza ricca, che deve diventare più ricca mentre gli altri diventano tutti più poveri, si avrebbe la giusta globalizzazione. Non si è mai vista una colonia svilupparsi e conquistare la felicità. Se si perdono l’indipendenza e la libertà, tutte le altre battaglie sono perse. Gli schiavi non prosperano”. (Slobodan Milosevic, ultima intervista. A Fulvio Grimaldi. Marzo 2001)


La Storia mi assolverà?
Per il 90° compleanno di Fidel Castro sono state suonate trombe, cimbali, arpe, violini e organi. Lo sconveniente paradosso è che il 90% di quei celebranti fino all’altro giorno, anno, decennio, secolo, a Fidel dedicavano veleni, calci, bugie, altro che elegiache note. Io tutti quegli strumenti li avevo suonati a distesa da quando avevo raggiunto l’età della ragione professionale e militante. Oggi preferisco stare zitto. Il mio silenzio si allarga tra due sponde che si allontanano l’una dall’altra a velocità impressionante. La Cuba che Fidel, con il Che, Camilo e gli altri, ha conquistato, liberato, costruito, difeso; e la Cuba che gli è stata imposta e che si è lasciato imporre dopo il colpo di Stato effettuato dai militari sotto Raul Castro nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2009.


Fu decapitata e annientata la seconda generazione rivoluzionaria, allevata da Fidel, con a capo il delfino del leader maximo Felipe Perez Roque, formidabile ministro degli esteri, coerente antimperialista, terzomondista e grande teorico rivoluzionario, e Carlos Lage, vicepresidente del Consiglio di Stato, segretario del Consiglio dei ministri, già segretario della Gioventù Comunista. Al posto di 60 dirigenti destituiti della generazione dei quarantenni e cinquantenni, subentrarono gli ottuagenari generali di Raul, capi di quelle forze armate che controllano gran parte dell’apparato produttivo e della terra. Per mesi al popolo cubano sull’enorme, drammatico, rivolgimento non fu comunicato assolutamente niente. Alla fine si trovarono raffazzonati e grotteschi pretesti per i quali i rimossi avrebbero brigato con settori Usa e si sarebbero presi gioco di Fidel. Era vero il contrario. Ma tutto il mondo della semisecolare militanza filocubana, che aveva posto Fidel accanto agli irriducibili Ho Ci Minh, Giap, Fedayin, Tupamaros, Che, IRA, si mise a belare appresso ai nuovi pastori. Amici del popolo cubano? Piuttosto appassionati di greggi e di pastori. Pronti, italioticamente, a fare le fusa a chiunque, in qualunque modo, si insediasse nel Capitolio. Ci avevano convenienza.

A Cuba, già modello di emancipazione, socialismo e resistenza all’imperialismo per l’intero mondo, innesco delle emancipazioni latinoamericane, Raul propose come modello il Vietnam. Il Vietnam del nuovo secolo,  ridotto a colonia economica e militare Usa, agitatore anticinese per conto del Pentagono. Vietnam dove, nelle strade di Ho Ci Minh City, Jaguar e Gipponi minacciano di travolgere turbe di pezzenti e prostitute. Poi, a Cuba, come prima in Jugoslavia, arrivarono i papi e presero  ad azzannare pezzi di sanità, istruzione e comunicazione, le chiese riaprirono e si riempirono di cattolici e di sette evangeliche innestate dalla Cia. Obama fu onorato da Raul di “uomo onesto”. La cosa più sconvolgente si ebbe quando la feroce controffensiva Usa contro i paesi latinoamericani dell’A.L.B.A., grazie ai quali Cuba era sopravvissuta dopo l’URSS, liberati dai suoi popoli sotto la guida di Chavez, Morales, Kirchner, Correa, fu celebrata all’Avana con l’arrivo del presidente Usa, la riapertura dell’ambasciata, la privatizzazione di metà dell’economia cubana, la trasformazione in “cuentapropistas“, “imprenditori”, di 500mila dipendenti dello Stato, Cuba spalancata al turismo e alle multinazionali Usa. Naturalmente, per tutto questo, era prima necessario togliere di mezzo chi avrebbe potuto rilevare un certo grado di incoerenza e convincerne il popolo ancorato alla rivoluzione: Perez Roque e gli altri. Il discorso è il solito: “aggiornamento, modernizzazione del socialismo”, come in Vietnam, in Cina. Quanti ne abbiamo visti che dicevano di “modernizzare” Marx!  E dove sono finiti!


Cosa fa questa nuova classe di imprenditori? Bancarelle, taxi, localetti notturni, bische, saloncini di bellezza, ristorantini, tutto il nugolo d mosche che ruota intorno alla torta del turismo (cresciuto dell’11,7% rispetto al 2015, 2,8 miliardi di dollari, fiumi di soldi), si arricchisce e presto pretenderà la sua fettona  della torta economica e politica. Succede così nel privato. La produzione? Al palo, come dopo Che Guevara che, sfortunato ministro dell’industria, voleva farne lo strumento della resilienza e dell’autonomia dal grande padrino sovietico. Così, alla faccia dei charter che fanno arrivare comitive Usa e tornare gusanos pieni di dollari, la crescita si fermerà   sotto l’1%. Il presidente ha ammesso la crisi, ha denunciato voragini di liquidità (ma come, con tutte quelle aperture al mercato?) e annunciato misure per contenere i consumi e le spese in divisa. E la miseria è sempre quella di dieci, venti anni fa, solo non più avvolta nella retorica.

Torneranno i risparmi energetici (il Venezuela, in grossa crisi, ha ridotto a metà il suo rifornimenti di petrolio), i black out, l’austerità che non è risparmiata a nessun paese che si faccia  abbindolare dagli Usa, che poi è un altro nome per Wall Street. “Verranno tempi duri”, ha detto il modernizzatore. C’è profumo di “periodo especial”, come quello che lasciò l’Isola in braghe di tela quando, con l’URSS, crollò anche la sua idea di divisione internazionale del lavoro. Voi zucchero e rum, noi tutto il resto. E così Cuba non produceva né mattoni, né carta igienica (avendo inesauribili argille e immense foreste). E, avendo giacimenti di metalli, importava chiodi e martelli. Cosa se ne deduce all’Avana? Non si scappa: ciò che Draghi, il FMI, IP Morgan e il principe evasore Juncker comminano ai paesi terroni: accelerazione delle riforme. Conosciamo bene la medicina.  Il 40% della forza lavoro cubana sta già nel settore privato. Che sa come gestirla.

Fidel era tutto. Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri, Primo Segretario del Partito Comunista, comandante in capo delle Forze Armate. Centralizzazione totale. E al popolo stava bene: partecipava, stringeva la cinghia, combatteva, studiava, imparava, cresceva. E le cose andavano bene. Ora tutto questo è Raul. E c’è una bella differenza. E il popolo è spaccato in due: chi naviga sopra, tra tour, voli, hotel, spiagge, mignotte, night club; chi annaspa sotto e  si arrabatta per cavare dal turista quel dollaro anti-fame.. Finiremo mai a romperci la testa se il problema stia nell’uomo, o nel sistema?



Sul Malecon bandiere a stelle e strisce, quelle che sventolano sulle macerie di Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, sul dirimpettaio Honduras golpizzato e trasformato in hub della droga e mattatoio degli oppositori e indigeni. Ma embargo ancora in atto e Guantanamo sempre base e carcere della tortura Usa. Se ne parlerà quando la “modernizzazione” sarà compiuta, vedrete. Gli yankee avevano cercato di eliminare Fidel 637 volte, un tentativo al mese. Hanno fallito. Ora ci ha pensato il fratello.

Riferiscono gli apologeti dall’Avana che Fidel insiste sulla certezza che “Cuba non piegherà la testa  perché il suo popolo ha acquisito una profonda coscienza di sé e l’orgoglio dell’indipendenza”. Certo. Ma, davanti, anzi sopra, chi è che dà l’esempio? Basta l’occasionale sparata di Fidel contro Obama o gli Usa sul Gramma? Troppo poco troppo tardi. E fa pure incazzare, pare che il revisionista Raul lo lasci fare, tanto non conta più, povero vecchio….

Il gigante si è ristretto. A volte succede con gli anni. A Malcom X non è successo. Neanche al Che, a Tito,  Gheddafi,  Mao, Saddam, Chavez. Forse perché sono morti in tempo?. Vai a sapere.

Il resto è silenzio. Anche per rispetto all’antico Fidel. E al suo popolo, di cui per molti anni ho detto, scritto, filmato e che ora non mi sento di abbandonare correndo appresso a un Raul qualunque e alla sua modernizzante gerontocrazia con le stellette.



Slobo

https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/crj-mailinglist/conversations/topics/878

Nel 1999, mentre su Belgrado, Nis, Novi Sad, Pancevo, Kraguyevac piovevano le bombe Nato, a una mia intervista al giornale del Partito Socialista Serbo avevano dato come titolo una mia frase estemporanea: “Meglio serbi che servi”, con evidente allusione al caporalmaggiore Nato Massimo D’Alema che, oltre a fare di Aviano il patibolo su cui decapitare la Serbia, si era messo in prima fila tra i genocidi della Jugoslavia. E se il supercriminale Tony Blair, con alcuni milioni di iracheni sulla coscienza, è stato ridotto al silenzio dalla commissione d’inchiesta che lo ha costretto a fasulle e innocue scuse, il Nostro continua a blaterare, nel rispetto di tutti, soprattutto delle “Sinistre”, visto che ora si scaglia contro le schiforme costituzionali Renzi-Verdini, semplicemente per vendicarsi che le sue, identiche, schiforme con Berlusconi erano state cacciate nella fossa comune in cui la maggioranza del popolo italiano aveva, fino a ieri, seppellito chi intendeva rapinarlo della sua libertà.

Quel titolo a grandi caratteri in apertura del quotidiano sconvolse la ciurmaglia del politically correct, cioè del consociativismo con il non più nemico di classe, dentro al PRC e a tutta la sedicente Sinistra Radicale. Fui sottoposto a un processo da coloro che, riformati da Bertinotti, avevano sostituito temi come imperialismo, lotta di classe, capitalismo, con omofobia, xenofobia, sessimo, misogenia, transfobia. Temi che poi, eclissandosi definitivamente ogni idea scientifica di sinistra, avrebbero trionfato nella più vasta società, anche grazie al formidabile sostegno materiale di George Soros e di Fondazioni come Ford, Rockefeller, Rand Corporation,Open Society, le stesse che, finanziando e così condizionando il World Social Forum (testè riunitosi inutilmente a Montreal), fin dai tempi di Porto Alegre realizzarono lo storico depistaggio di onesti militanti antiglobal verso un’opposizione compatibile con l’esistente:Tobin Tax sulla criminalità finanziaria e tanti gruppi di lavoro che impedissero la costruzione di una piattaforma unitaria e globale contro il capitalismo. Cosa ne sia venuto alle “sinistre”, impelagatesi nell’impresa realizzata con i quattrini del nemico, col fervore patetico dei neofiti imbrogliati o con l’astuzia degli amici del giaguaro, lo vediamo oggi  guardando i detriti che insistono a farci inciampare.

Ma si doveva parlare di Milosevic. Lo spunto è che quella Kangaroo Court dell’Aja, come in inglese si chiamano i tribunali farsa, giorni fa, ha assolto Slobodan Milosevic da ogni accusa di crimini di guerra e contro l’umanità. Assoluzione venuta a 10 anni dalla sua morte dopo cinque anni di carcere all’Aja. Morte voluta e organizzata, preannunciata dallo stesso presidente jugoslavo in una lettere in cui denunciava che lo stavano avvelenando. Altri imputati serbi sono stati uccisi o lasciati morire, come lui. Non avevano saputo produrre la minima prova di una sua anche minima colpevolezza. Così, Slobo doveva morire.
Questa assoluzione è un fatto enorme perché significa che i criminali  veri non erano i serbi (che continuano a dover pagare per i colpevoli veri), né la loro leadership, né colui che, isolato da tutti,   e perciò con troppa disponibilità alla mediazione, aveva difeso la sua federazione, il suo paese, la libera convivenza nel progetto socialista di popoli, etnie, religioni. I criminali, i genocidi erano gli altri, gli aggressori, il papa, la Germania, i narcotrafficanti e pulitori etnici albanesi del Kosovo, Carla del Ponte, D’Alema e gli ignavi del parlamento italiano, i magistrati del tribunale creato e pagato da Washington, tutta robaccia al servizio della Nato e, cioè, del progetto mondialista di frantumare i Balcani, indebolire un’Europa alleata ma vassalla. Come oggi, con l’UE trascinata  a guerre e sanzioni contro gli interessi dei suoi popoli, sommersa da alluvioni migratorie provocate apposta dai signori delle guerre imperiali.

Avevo lasciato la Rai per sempre la mattina dopo i primi bombardamenti su Belgrado, 24 marzo 1999 ed ero andato lì a filmare il genocidio (“Il Popolo invisibile” – “Serbi da morire”  - “Popoli di troppo”) e a raccontarlo a “Liberazione”, finchè non me ne cacciarono. Il bombardamento, tra i primi in ogni guerra Nato, della TV: la vcce dell’altro fa paura, smaschera, va annientata; le bombe sugli ospedali, sulla rete elettrica con lo spegnimento delle incubatrici, i missili su tutte le industrie petrolchimiche di Pancevo per spargere morte con l’inquinamento di terre e acque, le bombe a grappolo, l’uranio a tonnellate per minare le generazioni future, i ponti, le ferrovie, le case, le chiese, la Zastava, fabbrica di automobili, cuore operaio dei Balcani. Ma poi, nel giro di un anno, grazie al governo e alla forza di un grande popolo, una ricostruzione prodigiosa, di quasi tutto.

 Fu la prima delle “rivoluzioni colorate” a risolvere il problema dei serbi riottosi e di un leader che non si piegava. Le bande di Otpor, infestate da cellulari forniti dai padrini dell’annichilimento umano, Steve Jobs e Bill Gates, grazie a quelli disponevano di strumenti di mobilitazione della feccia  e dei famelici, che la resistenza non aveva. I capi di questo mercenariato Nato, poi adoperato per destabilizzazioni di governi disobbedienti in mezzo mondo, mi dichiararono con orgoglio di essere stati addestrati da ufficiali americani a Budapest (non c’era ancora, purtroppo, Orban) e di sentirsi perfettamente in linea con i propositi della Cia per la regione. Per la “sinistre”, al traino dei bombardieri, erano “ribelli”, “democratici”, “rivoluzionari”. Gli stessi di Rossana Rossanda  e del suo sciagurato cucuzzaro di “ragazzi del Novecento”.

Quello che ancora resisteva di una sinistra internazionalista e rivoluzionaria lì perse definitivamente la sua innocenza. Grazie ai buoni uffici dell’ex-ministro degli esteri Jovanovic  riusciì a incontrare Milosevic nella sua casa a Belgrado, tre giorni prima che il rinnegato Zoran Djindjic, abusivo premier, uno che da Vienna aveva fornito alla Nato la mappa degli obiettivi da bombardare, lo facesse arrestare con un colpo di mano che prese alla sprovvista i suoi, evidentemente sprovveduti, sostenitori. Fu l’ultima intervista di Slobo, testimonianza della sua intelligenza, integrità, lungimiranza, umanità, capacità di analizzare le mostruose strategie di dominio globale di un potere dalla ferocia senza pari nella storia umana.

Sull’autentica bomba dell’assoluzione di Slobodan Milosevic, che mette in questione l’intera storia recente dei Balcani, dell’Europa, dell’imperialismo, nessuno ha fiatato. Tanto meno la cialtroneria mediatica di una sinistra fottuta e venduta che della fine della Jugoslavia (e di Libia, Iraq, Afghanistan, Siria) porta responsabilità anche moralmente peggiori di quelle dei killer materiali). Ha scritto qualcosa Giulietto Chiesa. Sì, in difesa di Milosevic e contro l’immancabile megera femminile di ogni cinismo genocida, Madeleine Albright, promotrice del trafficante di droga e organi kosovaro Hashim Thaci. Ma, menzionando la condanna a 40 anni di Radovan Karadzic, poeta serbo e difensore della sua gente, sul quale si è voluto caricare la gigantesca menzogna di Srebrenica, non ha saputo dire niente. Come se quella avesse qualche fondamento di giustizia. Ed è invece l’equivalente criminale del processo-farsa e della morte provocata di Slobo.

La mia intervista a Milosevic fu l’ultima e riassume una vicenda storica dalle grandi e gravi ripercussioni. Un documento giornalistico sicuramente significativo. “Liberazione”, per cui scrivevo, lo rifiutò. “Ci appiattirebbe troppo sulle posizioni di Milosevic”, disse una vicedirettrice imbecille e complice. E il direttore Sandro Curzi, bonzo sopravalutato di Telekabul e poi burattino di Bertinotti, non aggiunse nulla. Il Corriere della Sera, che non temeva appiattimenti, ma sapeva valutare un pezzo giornalistico che sarebbe diventato storia, la pubblicò in forma ridotta. Ve la ripropongo integra e giuro che vale la pena.

MILOSEVIC, ULTIMA INTERVISTA PRIMA DELL'ARRESTO
(marzo 2001)
di  FULVIO GRIMALDI

L'appuntamento con Slobodan Milosevic ricorda quelli che ho avuto
ripetutamente con Yasser Arafat: assoluta incertezza sul luogo e sui
tempi dell'incontro fino alle 19 di venerdì sera, mentre mi accingevo a
partire per Kragujevac per intervistare i dirigenti del sindacato di
sinistra che hanno appena registrato una sorprendente, schiacciante
vittoria sul sindacato vicino al nuovo potere, nelle elezioni per il
rinnovo dei dirigenti sindacali della fabbrica automobilistica
Zastava.  In quel preciso momento arriva l'ex.ministro degli esteri e
oggi vicepresidente del Partito Socialista Serbo, Zivedin Jovanovic,
del quale pure era stato annunciato l'arresto, poi smentito, insieme a
quello, effettivo, di otto alti dirigenti del partito. Vengo portato di
gran carriera alla residenza dell'ex-presidente e nel tragitto
Jovanovic esprime il timore che tutti questi arresti e una feroce
campagna contro Milosevic, allestita dal movimento giovanile del
premier Zoran Djindjic, le "Camicie Nere", insieme all'organizzazione
Otpor, rivendicata dagli USA come proprio strumento insurrezionale,
stiano cercando di fare il vuoto intorno a Milosevic, in vista
dell'arresto entro il 31 marzo, intimato da Washington pena il rifiuto
di qualsiasi finanziamento e il mantenimento delle sanzioni.
Passati per la cancellata  della residenza, nella periferia di
Belgrado, attraversiamo un ampio parco, fortemente illuminato e
presidiato da militari dell'esercito e da carri armati che mi  dicono
posti a difesa di Milosevic……(leggi tutto al link)


19 commenti:

Anonimo ha detto...

Povera Cuba! Un baluardo di antiimperialismo, una luce in mezzo alle tenebre sparse dal Monte Fato di Wall Street ridotta in questo stato, con Fidel ridotto a bacchettare Obama per non aver chiesto scusa al popolo giapponese. Spero che il popolo cubano sappia ritrovare la via della rivoluzione e che l'America Latina riesca a resistere al contrattacco imperiale in pieno svolgimento (Macri in Argentina, I golpisti in Brasile e i continui attacchi a Maduro in Venezuela).

Slobo quante te ne hanno dette in 15 anni, dalle vignette di Forattini sulla Stampa che ti dipingevano come l'Hitler yugoslavo (sorvolando sul vero nazista Pavelić e sui suoi successori) alla puntata di "Correva l'Anno" dove Paolo Mieli ti dava del "dittatore che miscelava elementi di comunismo e fascismo". Per non parlare dei tantissimi commenti antiserbi ed antiyugoslavi che ho letto negli ultimi 10 anni in giro per il web. Tutti che ti davano del macellaio, del dittatore che opprimeva il suo popolo, del pazzo sanguinario che con la sua intrasigenza impediva i colloqui di pace (pax americana si intende). E invece eri uno dei pochi che avevano capito tutto, che con lungimiranza avevi previsto eventi che oggi stiamo vivendo. Porterò sempre nel cuore le tue parole espressione di un popolo straordinario che con coraggio e determinazione ha combattuto e sfidato fino all'ultimo il mostro imperiale.

Paolo Selmi ha detto...

Caro Fulvio,

Grazie per il contributo. A me vengono in mente anche i morti italiani di tumore da uranio impoverito passati sotto silenzio - fino al riconoscimento del nesso fra la loro malattia e il loro servizio di stanza nella Ex-Jugoslavia. Ora, poco, ma se ne parla: tuttavia, a nessuno viene in mente che lì c'è gente che ci sta vivendo (e che, probabilmente, ci morirà)? Non sono questi crimini di guerra? O sono solo "danni collaterali"…

Segnalo infine questa notizia, fresca fresca, che da noi passerà sotto il silenzio più totale (e che in qualche modo c'entra con la Ex-Jugoslavia, visto che attiene all'esperienza del socialismo realizzato).
L'agenzia di stampa Ria Novosti (http://ria.ru/society/20160817/1474536897.html) ha diffuso i risultati di un'inchiesta condotta dall'agenzia "Sputnik news" in 11 Paesi dell'ex-URSS (http://sputniknews.com/agency_news/20160817/1044346654/compare-life-before-after-soviet-union.html)
A 25 anni di distanza, ancora i popoli [persone con più di 35 anni e che quindi non ha solo "vaghi ricordi" di quel passato, avendo almeno completato le elementari…] di 9 Paesi su 11 pensano che si stava meglio prima: il 64% dei russi, il 60% degli ucraini, il 69% degli azeri e il 71% degli armeni, solo per citare alcuni casi. Stride invece la fascia dei più giovani, quelli che praticamente non ci hanno vissuto, e che tuttavia sostengono che si stia meglio adesso! Sarà anche una facile equazione, ma quando la memoria viva, delle persone in carne ed ossa viene a mancare, il lavaggio del cervello e il sonno della ragione prendono il sopravvento.

Un caro saluto.
Paolo

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=iyj4l3cH2Pc

Anonimo ha detto...

Bellissima l'intervista a Milosevic. Ed una conferma. Quando conquisti la libertà sei a un quarto dell'opera. Nei restanti tre quarti devi cercare di armarti di tutto punto e procedere con periodiche epurazioni di traditori ed infiltrati. Cosa sarebbe la Russia senza le sue testate nucleari ed il progresso tecnologico? Mi fanno ridere i sovranisti che parlano di sovranità monetaria e di uscita dall'euro. Con cosa difendereste la sovranità della nuova lira, con la fionda? Euro e dollaro fanno rima con NATO! Anche l'uscita dalla Nato che molti auspicano, pensate che si possa fare con un referendum? Avete visto che cosa stanno organizzando mediaticamente ( ma temo presto anche terroristicamente...) per sostenere la schiforma costituzionale voluta da JP Morgan & Co.?

Fulvio Grimaldi ha detto...

ANONIMO@ Mi pare ci sia un po' di confusione. Uscire dall'euro e dalla Nato,è bene o no?
E allora perchè avercela con i "sovranisti". Non è la sovranità da recuperare il primo obiettivo per togliersi dalla camicia di forza del sovranazionalismo imposto dagli Usa fin dal 1948?
Sovranismo è necessario. Indispensabile. Urgente.

Giulio di nicola ha detto...

Sei grande! Nei mesi terribili della guerra contro la yugoslavia sei stato la voice dellaverità e il ns eroe

Anonimo ha detto...

Perché mi chiedi se è bene o male? Sei un marxista navigato, non devo insegnartelo io. Quanti tentativi di liberarsi dal giogo imperialista hai visto, scritto e filmato nei tuoi docufilm. È perché sono tutte fallite. Pensa al Sudamerica che sta per essere riconquistato e ricolonnizzato. L'imperialismo non solo non è in crisi, ma sta prosperando. In crisi siamo noi, privi di una base ideologica. La base ideologica e come l'acqua che scava le fondamenta di una casa. Io uscirei domani dal capitalismo. Ma sei sicuro che ci siano le condizioni storiche ed ideologiche per farlo domani? Le più grosse sconfitte il capitalismo le ha avute durante le guerre mondiali, non durante l'espansione coloniale.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Affermazione apodittiche (capitalismo sconfitto nelle guerre mondiali) e ancora parecchia confusione, anche linguistica. Devi anche capire quando una domanda è retorica. Se la base ideologica è come l'acqua che scava le fondamenta, immagine che non corrisponde ai fatti, meglio niente base ideologica.
Io non sono sicuro di niente.
Sono sicuro però che milioni di persone resistono, anche senza base ideologica. Quelli con la famose base ideologica hanno tutti tradito, da Trotzky a Togliatti a Berlinguer a Castro.
Il che non toglie che un progetto per la società occorre.
Per ora ce l'hanno solo gli altri.

Paolo Selmi ha detto...

Buon pomeriggio,

e scusate nuovamente l'intrusione… ma mi sentivo di intervenire sull'argomento. Partiamo da un dato: per Marx, l'ideologia, è "falsa coscienza". Anche quella più bella del mondo. Punto. E lo dico da marxista (perché, nonostante tutto quanto si possa dire contro, il suo rappresenta un formidabile strumento di analisi critica della storia di quell'essere antropomorfo chiamato uomo) e da leninista (perché, nonostante non vada neppure lui tanto di moda, il suo rappresenta un raro, geniale, per certi versi ancora insuperabile, esempio di adattamento dialettico delle categorie marxistiche a una realtà contingente, sia in quanto russa e quella mondiale dell'epoca, che si tradusse nell'elaborazione continua di politiche economiche tanto diverse quanto coerenti con le impostazioni iniziali: dalle Tesi di aprile alla NEP, passando per la socializzazione dei mezzi di produzione, per il comunismo di guerra, per l'introduzione della tassa in natura).
Tutto, in quegli anni, si poteva dire, pro o contro quel tentativo di assalto al cielo, fuorché si stesse parlando di "ideologia".

Il Diamat, come venne poi chiamato in abbreviazione il tentativo staliniano di ritornare su basi più "solide", di esprimere ricette valide "per tutti", ricreando quello che Havemann chiama "materialismo meccanicistico" o "volgare": ecco il Diamat è "ideologia", marxianamente intesa, allo stato puro (Invito tra l'altro alla lettura di questo bel libretto: Robert Havemann, Dialettica senza dogma - Marxismo e scienze naturali, a cura di Fausto Codino, Torino, Einaudi, 1965. Io ho avuto la fortuna di recuperarlo a un mercatino dell'usato… ma nelle biblioteche pubbliche può e deve essere trovato; in rete non ho trovato nulla se non questo "bigino" http://www.materialismo-dialettica.it/sez9-1.html che può comunque aiutare a dare un'idea dell'opera).

Mi fermo qui e mi scuso nuovamente per l'intrusione, ma ritenevo giusto premettere questo prima di affrontare il rapporto dialettico fra NECESSITA' e POSSIBILITA', fra il fatto che è solo nella pratica, nello sporcarsi le mani quotidiano, anche quando (anzi SOPRATTUTTO quando) i "padri fondatori" non avevano previsto questa o quell'eventualità, che una concezione del mondo, un metodo trovano finalmente "pane per i loro denti" per la successiva, dialetticamente e logicamente coerente, elaborazione teorica. L'acqua PUO' bollire a 100 gradi, dopo il socialismo PUO' venire il comunismo, un movimento politico apparentemente amorfo, contraddittorio, populistico (e chi ne ha ancora "lo dica adesso o taccia per sempre" :-) ) PUO' acquisire una dimensione progressiva (e progressista): l'importante, e lo dico da "cane sciolto" quale sono, è non restarsene mai con le mani in mano o alla finestra, ma sporcarsi le mani e contribuire - ciascuno nel proprio piccolo, meglio se insieme! - a orientare il senso della storia in una direzione piuttosto che in un'altra.

Un caro saluto.
Paolo

Anonimo ha detto...

A proposito di sovranità e di genuflessione degli ambienti accademici, sarebbe bene non dimenticare l'ultima mangiatoia di Stato e cioè Horizon 2020, evoluzione dell'agenda 21 nata dal furto dei contenuti dell'embrionale -Porto Alegre- , che tanto ha dato alla sinistra neo papalina, l'opportunità di spiare da vicino i movimenti contadini ed indigeni del mondo. L'ultimo connubio ufficializzato tra lo Stato Italiano e le più perfide e criminali multinazionali del pianeta. ....E la chiamano partecipazione.

https://www.cnr.it/it/istituto/010/collaborazioni/istituto-di-biologia-agro-ambientale-e-forestale-ibaf

Semper Fidel.

Anonimo ha detto...

L'ultima di Amnesty: nelle carceri siriane (e quindi del cattivissimo Bashar al-Assad) sarebbero morte 18.000 persone a causa di torture a partire dal 2011. Inutile chiedersi come le abbiano contate visto che non riescono ad entrare nella zona controllata dal Governo. Mi ha riportato alla mente le tante balle che ho sentito negli ultimi 5 anni a cominciare dai gas sparati dai ribelli ma attribuiti a Bashar. Una volta al tg3 avevo visto un servizio di Riccardo Chartroux dove intervistava i curdi che difendevano Kobane. Uno di loro si era lasciato andare ad un'intervista esilarante: arrivato dal Canton Ticino, diceva di essere sempre stato di Sinistra ma di avere volentieri accettato l'accordo con gli americani pur di liberarsi del "dittatore" dopo aver ricacciato l'ISIS. Si rivolgeva poi agli europei pro-Assad invitandoli a farsi arrestare dal regime siriano e provare sulla loro pelle le torture che esercitavano sui prigionieri. In un altro servizio sempre Chartroux parlava di un monastero dove "i cristiani si erano rifugiati scappando dalle persecuzioni di Giuliano l'Apostata". Lì mi sono cadute le braccia, evidentemente il nostro giornalista ignorava che questo grande imperatore ha sì vietato ai Cristiani di insegnare retorica, ma non ha mai scatenato una vera e propria persecuzione. Per denigrarlo si erano addirittura inventati che aveva fatto disotterrare e bruciare le ossa di Giovanni Battista, oltre alla famosa frase "Galileo, hai vinto!" che in realtà non pronunciò mai. Consiglio vivamente di leggere "Draco, l'ombra dell'imperatore" romanzo storico di Massimiliano Colombo che rende veramente giustizia a Giuliano. In un monologo l'imperatore diceva:"per i cristiani Platone, Aristotele, Plutarco si erano sbagliati tutti. L'unica verità era stata rivelata ad un gruppo di pescatori analfabeti della Galilea."

Intanto alle Olimpiadi un gruppo di nuotatori americani ha inscenato una finta rapina ad un distributore di benzina, ma la poliza brasiliana li ha scoperti quasi subito. Coinvolto anche Ryan Lochte vincitore di 6 medaglie d'oro. Evidentemente pensavano di farla franca, per loro i brasiliani sono un popolo di selvaggi retrogradi.

Alcune settimane fa sono andato con alcuni amici ad un cinema all'aperto a vedere "Lands of Mine", film che mi ha colpito molto. Racconta la storia di migliaia di prigionieri tedeschi che dopo la 2°Guerra Mondiale furono deportati in Danimarca e costretti dagli Alleati a sminare tutta la costa occidentale. Il film si incetra su un gruppo di sodati giovanissimi mandati in una spiaggia e del loro rapporto con il sergente danese che li sorveglia. Quest'ultimo nel corso del film passava dall'odiarli ad avere compassione per loro, arrivando a scontrarsi con i prorpi superiori. In una scena parlando con uno di loro diceva:"Questi non sono soldati, sono ragazzi che chiamano la mamma quando perdono un braccio." Prima de titoli di coda una scritta riportava che 2000 prigionieri tedeschi furono costretti a rimuovere le mine in completa violazione della Convenzione di Ginevra. Quasi la metà di loro perse la vita o gli arti.

alex1 ha detto...

Alcuni anni fa Forattini fu querelato da D'Alema per una vignette sul caso Mitrokin. Mi chiedo se I parenti di Milosevic sporgeranno querela contro tutti I vignettisti, compreso quello di "Cuore" che a suo tempo rappresento' il presidente serbo che tirava fuori I teschi insieme a Tudijman da un sacco con la scritta Bosnia. Allora gli islamofascisti di Saraievo erano ben visti dai "democratically correct" ed anche da alcuni gruppetti di sinistra. Non ricordo che un popolo fu piu' criminalizzato come I serbi negli anni novanta. Non c'e' dubbio che la satira non e' mai stata simmetrica, come fece rilevare un giornalista inglese, dal momento che Gheddafi e Chavez furono sbeffeggiati anche in punto di morte (Vi ricordate la vignette di Vauro con il leader libico che brandiva una mannaia sporca di sangue e diceva" per I profughi non vi preoccupate, ve li ammazzo prima che arrivino da voi", e quella della sua uccisione?) mentre per altri fu rispettato un religioso silenzio da parte della satira, come per Sharon e Woijtila durante le loro malattie.
Un importante articolo a proposito dell'unica democrazia del medio oriente, riguarda le inchieste riaperte dallo stesso governo israeliano riguardo al rapimento ed alla scomparsa dei figli di immigrati in Israele negli anni '50 e '60 favoriti dal fatto che tali immigrati non avevano documenti e non parlavano neanche l'ebreo...
http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/08/04/israele-bambini-rubati-imprigionati-082297

Fulvio Grimaldi ha detto...

Grazie ad Alex 1, come sempre, per l'apprezzabile contributo
Ad Anonimo un grazie particolare sia per la legnata alla bomba propagandistica di Cia-Amnesty, sia per il ricordo dell'a me carissimo Giuliano L'Apostata (ne avessimo!), sia, infine, per aver estratto dalla fossa comune della memoria i ragazzi tedeschi maciullati dalle mine in Danimarca (e non solo). Quei ragazzi erano miei compagni di scuola, solo di poche classi più avanti e furono reclutati per il Volkssturm, l'ultima resistenza all'avanzata alleata, nel 1945.

Anonimo ha detto...

Grazie a te Fulvio per l'immenso lavoro che fai. Tornando a Giuliano, tempo fa avevo trovato un articolo su "Storia Illustrata" che rendeva finalmente giustizia a questo grande imperatore. Oltre a riportare una sua bellissima preghiera rivolta a Mercurio, l'autore del pezzo diceva che per rendere giustizia alla verità bisognerebbe chiamare:"Giuliano il Grande e Costantino l'Apostata". Chiudeva poi l'articolo riportando una frase tratta da un'opera (chiedo scusa non ricordo quale) che diceva che con Giuliano si era spenta la luce ed il mondo sprofondava nuovamente nelle tenebre.

Ieri invece mi è capitato di vedere un documentario di RAI Storia importato dall'America ed intitolato "Un Giorno da Dittatore". Parlava di Stalin, Idi Amin Dada e Gheddafi, con quest'ultimo che veniva dipinto come un megalomane. Interviste al suo principale cameraman e al cugino, uniti nel ritrarlo come un uomo che si sottoponeva ad interventi di chirurgia plastica e si vestiva in maniera stravagante per attirare l'attenzione e nascondere un complesso di inferiorità che si portava dietro nascondendosi di volta in volta dietro ad una maschera diversa. Un uomo che opprimeva il suo popolo per vendicarsi della miseria e povertà in cui era cresciuto pascolando le capre. Un uomo che viveva nel lusso più sfrenato e che avrebbe accumulato 140 miliardi di dollari di cui i libici avrebbero scoperto l'esistenza solo dopo la sua morte. Durante l'aggressione della NATO avevo avuto una discussione con un mio collega di lavoro che sosteneva che Gheddafi nuotava nell'oro (manco fosse Paperon de Paperoni) mentre i libici morivano di fame. Poi leggevo i tuoi bellissimi post, Fulvio, e vedevo un uomo che dava una casa e 50.000 dollari alle giovani coppie appena sposate. Un uomo che aveva costruito un'acquedotto in pieno deserto garantendo l'acqua a 6 milioni di libici. Un uomo che fino all'ultimo si era battuto per la libertà e l'unità degli arabi e dell'Africa. Un uomo che aveva appoggiato la lotta di Mandela contro l'Apartheid, al contrario della "più grande democrazia del mondo" che fino all'ultimo aveva appoggiato il regime sudafricano. Un uomo che aveva accolto ed integrato 1 milione di immigrati africani. Ed invece no, ci toccava vedere Presa Diretta che raccontava che i migranti che respingevamo venivano bastonati e rinchiusi dai libici in campi di concentramento dove si inventavano i modi più crudeli per torturali.

Di Riccardo Iacona ricordo "La Guerra Infinita" reportage dove partendo dal Kosovo e seguendo la via della droga arrivava fino in Turchia. L'avevo trovato su YouTube ed ero andato a leggere i commenti, che andavano da "quei bastardi dei serbi hanno ucciso mio zio" passando per "hanno ucciso 12.000 albanesi" arrivando a "l'UCK non era una banda di criminali, era un'esercito di libearazione". Poi c'era quello che attaccava Iacona reo di aver dato parola ai "carnefici serbi", per fortuna uno dei pochi sani di mente gli aveva risposto "ha fatto quello che nessuno ha fatto: sentire la voce dell'altro". Non sapeva che 9 anni prima l'aveva già fatto l'immenso Fulvio Grimaldi.

Anonimo ha detto...

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126370&typeb=0&chi-sono-stati-i-veri-macellai-dei-balcani-
Botta e risposta tra un lettore e Giulietto Chiesa sull'assoluzione di Milosevic.

alex1 ha detto...

Mi ricordo il servizio di Iacona su RAI3. Da incorniciare, le sole immagini del degrado e dell'abbandono in cui il Kossovo "liberato" dall'UCK e dalla Nato, erano superiori a qualunque commento.

alex1 ha detto...

Su Gheddafi basta vedere l'intervista rilasciata a Biagi poche ore prima dell'aggressione angloamericana che distrusse il suo compound ed uccise sua figlia, (Reagan a confront della Killary era poco piu' che un dilettante...) oltre che un centinaio di ignari libici. Nessun lusso, ed ad intervista conclusa si allontano' in bicicletta..

Duda Pekic ha detto...

Caro Fulvio,
La stimo molto per le sue idee e per quello che fa, però credo che la sua opinione su Milosevic non sia del tutto obiettiva. Non ho alcun dubbio che Sloba era consapevole delle disastrose conseguenze che il neocolonialismo americano/NATO avrebbe inflitto al Paese, ma lodarlo per attributi che assolutamente non possedeva è un'altra cosa. Forse non è colpevole per genocidio ed assolutamente non può essere paragonato a Hitler, però il suo comportamento verso i cittadini della Serbia era veramente spregevole. Nell'intervista Sloba sostiene che non c'è prosperità nell'essere servi - un'affermazione più che giusta. Dall'altra parte questo "santo" ha fregato più volte il suo popolo, impoverito e devastato da guerre e sanzioni, con diverse "Ponzi Scheme" bancarie. Il livello di corruzione e criminalità era incredibile e lui non cercava di dare al suo popolo un'esempio di modedestia e umiltà. Invece ha lasciato la sua famiglia ed amici comportarsi come una "gang" mafiosa che si era infiltrata in tutte le sfere di vita quotidiana. Era sotto l'influenza di una moglie psicologicamente ed emotivamente non sana, che di sua parte era molto influente nei circoli politici ed academici del paese (all'università eravamo anche costretti a studiare dai suoi libri - scritti male, senza alcuna ricerca approfondita, pieni di stupidagini e propaganda sfacciata).
Dunque, forse dal punto di vista di politica estera non era quello che di lui ha fatto la propaganda occidentale, però un santo non lo era di certo. Credo che la sua ipocrisia sia stata il fattore chiave per la riuscita del golpe coordinato da Otpor (leggi State Department, Soros, CIA...).
Ed anche se dopo di lui abbiamo avuto lo stronzo Djindjic ed adesso un'altro simile stronzo, anche se abbiamo venduto il paese per pochi spiccioli e siamo governati da Berlino e Washington, questo tuttavia non fa di Sloba una persona per bene, perchè non lo era.

Per quanto riguarda l'esonero di Sloba dall'Aja di cui si parla molto negli ultimi giorni, credo che alla maggior parte dei giornalisti è sfuggita una parte molto importante. Nessuno parla del fatto che il Tribunale nella sua accusa contro Karadzic sostiene che Sloba si opponeva alla formazione dalla Repubblica Serba di Bosnia. Visto che la destabilizzazione della Bosnia è in corso da parecchi anni (con diversi politici esteri che richiedono una nuova costituzione e indirettamente la dissoluzione della Repubblica Serba), non posso a non chiedermi se questo esonero è stato fatto apposta per dare legitimità alla distruzione della parte serba della Bosnia e forse anche provocare un nuovo scontro tra musulmani e serbi.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Duda Pekic@ Apprezzo l'intervento anche se va contro le mie opinioni e anche se è in ogni caso unilaterale. Da non serbo dovrei forse essere più freddo e problematico, ma io ho osservato e conosciuto una persona perbene (che, come tutte le persone perbene, fa errori e cose brutte), l'ultimo difensore della sua patria, un grosso nemico ("Hitler") di quelli che rappresentano il male nel mondo. Migliore di tutti quelli che sono venuti dopo di lui, infinitamente migliore rispetto ai dirigenti politici occidentali. E questo è già molto.
Cordialmente.