martedì 6 dicembre 2016

E son soddisfazioni



C’è da credere in Babbo Natale portatore di doni, per quanto turpe cocacolizzazione dello storico Santa Klaus germanico, del più universale bambin Gesù e della beneamata latina Befana, che, oltre tutto, non distribuisce regali a cani e porci, ma sa distinguere: a chi strenne, a chi carbone. Siamo inondati di doni tra i quali i tracolli simultanei di nemici interni ed esterni sono i più cospicui. E se fino a ieri rasentavamo la cupa rassegnazione del cane bastonato e ribastonato senza posa, con un attimo di sosta solo grazie al Brexit e un momentaneo balsamo spalmato sulle ferite dalla liquidazione del pericolo pubblico numero uno, Hillary Clinton,  oggi godiamo come scimmie. Il fosco orizzonte, foriero di tempeste che avrebbero squassato le fragili capanne del nostro estremo usbergo, viene lacerato da lampi di azzurri chiarori  e ne traiamo auspicio per il rafforzamento di tetto e fondamenta.


Ci sono il No che ha raso al suolo la banda mafiomassonica cui gli aspiranti padroni del mondo avevano demandato la riduzione di nazione e popolo  in poltiglia amorfa, la liquidazione della Gorgone americana, l’evasione dei britannici sani dal manicomio criminale UE, il ritorno allo stato di larva delle falene che avevano oscurato il cielo di vari paesi europei (e non parlo dei cosiddetti “populisti, ultranazionalisti, xenofobi, estremi destri”, ma di chi così li definisce). E ci sono soprattutto i vincitori delle Stalingrado siriana e irachena, gli eroi di Aleppo e Mosul, insieme a coloro che, riesumando gli onori e oneri del vero internazionalismo antifascista validatosi in Spagna, da Russia, Libano e Iran e, ora, Egitto, hanno condiviso con i patrioti siriani e iracheni la difesa dell’umanità e della civiltà.


Giornate radiose come ce ne sono capitate poche da mezza vita a questa parte. A parte qualche bagliore, quando i russi hanno tenuto in piedi il Donbass, ripreso la Crimea, incenerito colonne di cisterne Isis, bloccato sul bagnasciuga il caterpillar Nato. Una volta tanto la cricca dei licantropi, con le loro salmerie di guitti, bravi, presstitute, imbonitori,  negromanti, uomini di mano, uomini di panza, ominicchi, ruffiani  e quaquaraquà, è stata presa a calci. Per una volta non siamo rimasti alla finestra a stupirci e raggrinzirci di invidia  per  quanto sono stati bravi gli inglesi a cacciare con Cameron tutto il cucuzzaro ‘ndranghetista di Bruxelles, gli elettori “di pancia” negli Usa a disintegrare la polena con le zanne sulla prua  del vascello dei morti viventi, i giovani, le donne, i vecchi di Siria e Iraq a rovesciare le sorti di una guerra di una ventina di Golia contro un paio di Davide. E pure il generale Haftar a mantenere in piedi un minimo di Libia dignitosa.


Noi, nel nostro piccolo, si parva licet componere magnis, abbiamo stroncato la carriera del parvenu di un clan di furboni del quartierone che, palloncino da fiera di paese gonfiato a esalazioni dalla vicina discarica, si credeva il dirigibile “Hindenburg” (e ne ha fatto la nota fine). E insieme a lui, un popolo, che troppo presto si era voluto confinato sulla panchina del parco e tra i piccioni, si è fatto fromboliere e ha lanciato una ventina di milioni di spilli su tutti quei palloncini di scorta al finto dirigibile che fino a ieri, barbagli finti per farlocchi, ci avevano occluso la vista del cielo. Che spettacolo l’afflosciarsi in miseri straccetti della tonitruante consorteria di tromboni  malvissuti e malviventi dei Napolitano, Scalfari, Santoro, Prodi, dei finti gazzettieri e autentici portatori di saliva di Stampa, Repubblica, Messaggero, Corriere della Sera ed equipollenti turibolanti televisivi!


Accantonando, con indulgente commiserazione, il marginale sacchetto dei No salvavita contribuito dagli opportunisti che la cosca Renzi spingeva all’estinzione, avendogli sottratto oggetto e ragione sociale, sappiamo che gran parte del merito di tutto questo va reso ai 5 Stelle, forza politica trainante e decisiva, c’è poco da sfrucugliare. Ma merito anche a chi, nella travolgente marcia di piazza in piazza, dai monti al mare, ai loro polpacci  ha fornito i globuli rossi: i movimenti di cittadini non domi, No Tav, No Triv, No Muos, No Grandi Navi, No Mose, No Terzo Valico, No Cemento, No Ponte, No Pedemontana, No Ogm, No Buona Scuola, No Sblocca Italia, No Acqua Privata e, su tutti, No Guerra.  Avanguardia di tutti noi, i sardi di quel tonante 72%.

Utilizzando il loro strumento principe, gli illusionisti del bluff avevano immerso tutti coloro che via via si sottraevano allo Zeitgeist del “non c’è alternativa” e andavano invece percorrendo alternative  ampiamente esistenti, nella morta gora di chi non agiva che per rancore, odio, frustrazione, pancia. Già, pancia. E’ stata la solita intuizione, da “comico” che rischiara la nudità sotto le presunti vesti di seta e broccato del sovrano, a invitarci a votare “di pancia”. Essendo gli inquinatori riusciti in buona misura a intossicarci la mente e stordirne l’uso della ragione con lo sberluccichio delle perline colorate, a dirci come stavamo messi e come dovevamo muoverci da lì non restava che la pancia.  Difatti così hanno votato: Il 40% quelli a pancia piena, il 60% quelli a pancia vuota.

Nell’articolo alla vigilia del referendum avevo scritto: Per chi è nato prima o dopo e non ha potuto far sentire la sua voce nell’ultimo sussulto eversivo di questo trasognato paese, dal 1968 al 1977, questa è l’occasione per rovesciare una secchiata di sabbia nell’ingranaggio della macchina che si sta mangiando la libertà. La prima, forse l’ultima nell’arco vitale concesso. Vaticinio realizzato, auspicio accolto, montagna di sabbia sversata. E sono soddisfazioni. Magari dureranno la vita di una mosca, o di quelle farfalle che danzano solo una bella stagione. Ma intanto godiamocele e smettiamo di piagnucolare. E a chi oggi si vergogna ancora di essere italiano, peste lo colga. Ché quegli altri, italiani lo sono poco. Come i vampiri, sono figli del buio.


Questa non è per niente “la più bella costituzione del mondo”. Ne hanno fatte di migliori i sovietici nel 1918, i chavisti e, prima ancora, gli zapatisti del 1917 e i giacobini. Ma vedendo come la volevano imbrattare e sfigurare le chiaviche del tecno-psico-nazismo in fieri, vale la pena sventolarla. Riscrivendo a lettere cubitali quell’articolo 11 che, oggi come oggi, è decisivo.

9 commenti:

Paolo Selmi ha detto...

E son soddisfazioni, caro Fulvio!
Soddisfazioni a cui unisco i recenti successi ad Aleppo dell'esercito siriano: per quanto appoggiato dalle forze aeree russe, ancora oggi fatico a rendermi davvero conto dell'immenso sforzo di questo popolo per la sua liberazione.
Tre cartine che parlano da sole:
Ancora il 7 maggio la situazione era questa
http://cigr.net/glavnoe/26383-boevye-karty-sirii-boi-za-aleppo-haleb.html
due bracci si allungavano in una spirale mortale, il rosso siriano da sud-est e il verde di An-nusra (al qaida) da nord-ovest. Ciascuno cercava di stringere, di soffocare il nemico chiudendo il proprio cerchio: se fossero stati, per esempio, i verdi, a chiudere nella più classica delle sacche i rossi, oggi non saremmo qui a parlare in questi termini. Poco possono servire, in questo senso, i raid aerei, in quel settore di città che è da anni ridotto a cumuli di macerie. L'esercito siriano coi suoi alleati conduceva una incessante, tenace, paziente, opera di bonifica casa per casa, settore per settore, a costo di gravi perdite e di continui, demoralizzanti, contrattacchi da parte di terroristi altrettanto tenaci, foraggiati per contro dagli USA e non solo, e per nulla rassegnati a perdere anzi, non perdendo occasione per assestare loro il colpo del ko. Così non è avvenuto, seppure molte volte ci è mancato poco. Una variegata coalizione di Ezbollah, milizie popolari, insieme all'esercito regolare, riusciva dopo qualche mese a chiudere, finalmente, il cerchio (17 luglio). Cerchio rotto ancora una volta qualche giorno dopo: anche qui, la sconfitta cocente avrebbe scoraggiato chiunque. Chiunque, tranne l'esercito siriano, che avrebbe fatto tesoro di tale sconfitta e, tornando nuovamente al contrattacco, chiuso nuovamente il cerchio e gestito - questa volta - meglio le proprie forze facendo sfogare quelle avversarie in controffensive culminanti sempre più in vittorie sterili, salvo poi stringere sempre più un territorio sempre più incalzato dall'avanzata anche qui, lenta, casa per casa, su tutte le direttrici.
Tuttavia, il 7 ottobre questa era ancora la situazione: http://cigr.net/glavnoe/26819-siriya-poslednie-voennye-karty.html
Fino al tracollo di quest'ultimo fine settimana: in 7 giorni il territorio controllato dai terroristi di An-nusra è stato ridotto del 60%!
http://cigr.net/glavnoe/27166-siriya-voennaya-obstanovka-v-aleppo-karta.html
E non vorrei cantare vittoria troppo presto, ma ormai è, tutt'al più, questione di mesi, se non di settimane.
Tutto questo, mentre si sono spenti i riflettori mediatici su Mosul, impantanata in questa situazione:
http://cigr.net/glavnoe/27169-irak-bitva-za-mosul-05122016.html
L'ennesima "guerra elettorale", combattuta senza criterio contro un nemico che, assorbito il colpo iniziale, contrattacca sfruttando le divisioni tra i diversi membri della coalizione (in particolare curdi e iracheni), facendo carta straccia dei piani iniziali della coalizione (presa della città prevista addirittura prima delle elezioni usa, così da avere un trofeo di guerra da esibire all'elettorato) e costringendo a un rallentamento che sembra più uno stallo, con una serie di errori tattici grossolani che, russi e siriani, stanno studiando attentamente proprio per evitare di commetterli nelle future, possibili, battaglie di Deiz-Ez-Zoor e di Raqqa.
Anche queste son soddisfazioni!
Ciao!
Paolo

Anonimo ha detto...

"Avanguardia di tutti noi, i sardi di quel tonante 72%"
Sei l'unico intellettuale italiano degno di rispetto, ti du iscriu cun su coru.
In buona parte il 72% indica il nostro ultimatum natzionale ad uno stato occupante che continua a mancarci di rispetto.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo@ Grazie Paolo del dettagliato resoconto alla Von Klausewitz! Se mi permetti, lo inserirò nel blog e anche nella mia pagina FB. I siriani non si sono smentiti: in tutte le guerre contro Israele si sono sempre distinti per i più abili e tenaci. Ora tocca sperare bene per Mosul.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Beh, unico proprio no. Ci sarebbe da spararsi. Comunque grazie: amo la tua terra.

Paolo Selmi ha detto...

Certo, Fulvio. Purtroppo mi manca il tempo per un'esposizione più dettagliata e puntuale, ma penso che davvero la Battaglia di Aleppo meriti di essere studiata e, anche un'esposizione "raffazzonata" come la mia, forse qualcosa da dire ce l'ha.

PS E' di oggi la notizia che i territori liberati sono ormai all'80%
https://ria.ru/syria/20161207/1483050472.html
Il diametro della zona occupata dai terroristi di An-Nusra si è ridotto ormai a 3,5 km da est a ovest.
http://cigr.net/glavnoe/27179-siriya-voennaya-obstanovka-v-aleppo-karta.html

PPS Proprio mentre aprivo il PC dopo la giornata di lavoro di oggi, sentivo dalla voce di Mentana che le potenze occidentali hanno presentato l'ennesimo esposto contro la fine dell'assedio per motivi umanitari ecc. ecc. Il "tempismo" di certe cancellerie è davvero sorprendente...

Ciao!
Paolo

Tiziano ha detto...

Ciao Fulvio, solo poche parole sul referendum: dubito che chi si è dimesso non sapesse di doverlo fare. Mi spiego, secondo me da tempo Renzi non sapeva più come muoversi, sapeva di non avere la gente dalla sua parte e cosa più importante sapeva (ovviamente non per sua analisi politica ma sicuramente perché accanto a lui avrà qualcuno che lo consiglia) cosa attende l' europa (minuscola) e cioè o un discioglimento controllato che non avrebbe potuto spiegare ai sui elettori o una guerra civile che, se nessuno prenderà il toro per le corna ci troveremo ad affrontare. Quindi secondo me lui in cuor suo ha vinto, non vedeva l'ora di potersi "levare di 'ulo" come si dice in Toscana.

Grazie Fulvio

Tiziano

Fulvio Grimaldi ha detto...

Tiziano@
Suggestiva la tua tesi, ma mi pare che ci sia molta fantasia. Troppa. Uno come Renzi, scemo e furbo, non pensa mai di potersi levare di 'ulo. E per l'eventuale guerra civile non vedo chi possa costituire la controparte agli apparati di controllo e repressivi che ormai l'élite si è data.

Paolo Selmi ha detto...

Fulvio, ciao!

Mi è venuta in mente una cosa, a proposito di "tempismo" delle cancellerie occidentali. Sono ancora in attesa di una risoluzione di condanna per crimini di guerra da parte dell'esercito regolare ucraino e delle squadracce a corredo nel corso della guerra contro il Donbass. Era il "lontano" agosto del 2014, di lì a poco la situazione sarebbe stata risolta da un capovolgimento di fronte improvviso che avrebbe ridotto quella marmaglia all'impotenza e li avrebbe costretti alla ritirata.

Fino ad allora, tuttavia, avevano continuato a ridurre in macerie tutto ciò che separava loro da Doneck e Lugansk, costringendo milioni di civili, nella zona più popolata di Ucraina e in uno dei maggiori cuori pulsanti dell'industria in Europa, a divenire profughi, scagliando contro formazioni di volontari armati di artiglieria leggera carri armati, lanciamissili GRAD e bombardamenti a tappeto. L'obbiettivo era radere al suolo.

Tutto questo, nel silenzio delle cancellerie occidentali. Fu in quel contesto che trovai la testimonianza di un miliziano che portava il pane nella città sotto assedio, da due settimane, di Ilovajsk. La tradussi e la mandai a riviste che la pubblicarono
http://contropiano.org/news/aggiornamenti-in-breve/esteri/2014/08/22/pane-insanguinato-025894
Le foto originali ho appena controllato e ci sono ancora:
https://ria.ru/photolents/20140815/1020121410_1020118588.html
Quelle donne, vecchi e bambini sono ancora in attesa di qualcuno che, secondo un diritto internazionale che si vorrebbe imparziale e super partes, dica qualcosa che, ovviamente e vergognosamente, non dirà mai.

Rileggere quel pezzo da antifashist.com oggi mi ha fatto pensare, inoltre, proprio a oggi, al delirio prefestivo degli affollamenti nei centri commerciali e ai mercatini, a gente che, rincoglionita da tonnellate di cattiva televisione, si sente ovunque capocuoco e schifa il cibo ovunque, quando non lo butta via del tutto. Ancora oggi, nei territori di confine bombardati quotidianamente con una media di 200 tiri d'artiglieria da parte di esercito e formazioni paramilitari ucraine, si continua, seppur più lentamente, a morire e a vedere case, scuole e ospedali distrutti. Ma nessuno qui, così attento alle sorti dei terroristi di An-Nusra tanto da sprecarsi in comunicati congiunti, sembra accorgersi di quanto quotidianamente denunciato e segnalato agli osservatori OSCE (che fanno anch'essi orecchie da mercante).

E mi chiedo, anche in questo caso, come un popolo possa resistere a bombardamenti quotidiani che da oltre due anni gli stanno sconvolgendo l'esistenza. Al popolo del Donbass tutta la mia ammirazione.

Ciao!
Paolo

Anonimo ha detto...

Quel popolo di rincoglioniti che oggi si pavoneggia atteggiandosi a scièf nei mercatini e' un mio vecchio pallino,e Fulvio mi smentisce sempre...
Io sostengo che sono la maggioranza ASSOLUTA in questo paese come in Uccidente.Non credo neanche che l'adesione a movimenti di qualunque genere di protesta sia troppo significativa.E' semplicemente il modo di protestare contro un sistema dove al mercatino lo scièf adesso ha i soldi per comprare solo due salamini di cervo anziche' tre.Echi non ha i soldi per andare al mercatino non vede l'ora di andare acomprare il salamino di cervo,del resto non gliene puo' fregare di meno.
Luca