domenica 11 dicembre 2016

LORO: Obama, Trump, Clinton, Netaniahu, Juncker, Merkel, Hollande... NOI: Bashar el Assad





“La bussola va impazzita all’avventura / e il calcolo dei dadi più non torna…Il varco è qui?” (Eugenio Montale, La Casa dei Doganieri)

(In calce l’aggiornamento su Aleppo ricevuto da uno straordinario esperto)

Nella marca imperiale Italia siamo tutti presi, affascinati o nauseati, dalla grande agitazione dei burattini . Si sbattono, battono, scontrano, ricompongono, fondono, sotto l’occhio vigile di chi li fa danzare ai propri fili in attesa di decidere a chi affidare il colpo di Stato parlamentare. Golpe 2.0, dopo quelli che hanno defenestrato in successione, all’insaputa degli elettori, Berlusconi, Monti, Letta, che tappi la voragine causata dal maglio che il popolo ha calato sui lavori globalisti in progress verso l’ultrafascismo e la messa in quarantena dei 5 Stelle. Per tale bisogna dal mazzo dei fiori secchi hanno or ora estratto il conte Gentiloni, un filo d’erba secca che però s’era reso meritevole quando ha espresso una goccia di linfa col suo “armiamoci e partite” per la Libia.

 Per oscurare questo andazzo da repubblica delle banane sotto controllo Uniterd Fruits e Monsanto, dalle tradizionali salmerie che, nella neolingua della perdita di ogni significato delle parole, è detta “sinistra”, ci si rincorre a offrire puntelli vari. Tipo quell’Asor Rosa, che sul mattinale fiancheggiatore “il manifesto” si esibisce in una senile, ma non per questo meno esilarante, lectio magistralis al PD su come interrompere la sua marcia verso la poubelle (monnezza) della Storia riattivando un nuovo “centrosinistra”. Alla Bersani, ovviamente, e alla Prodi  e alla Amato, quei figuri che, su mandato di Soros, FMI, UE, Wall Street hanno rottamato ogni bene e sovranità nazionale e impelagato il paese in tutte le guerre genocidiali imperiali. Al vetusto guru di una sinistra rivoltata come un liso cappotto, si è precipitato a fornire gli strumenti operativi, le posate, tal Giuliano Pisapia, noto alle cronache per aver presieduto da sindaco sui fasti dell’Expo e per aver poi  fatto da sgabello al successore che l’Expo l’aveva dato in pasto ai ladroni amici di Renzi.

Gente penosamente male in arnese, detriti che si prestano a compattare l’asfalto su cui far viaggiare la carrozza del nuovo pupo di latta nominato dal burattinaio. Ma siccome de minimis non  curat praetor, ritengo  più serio e utile occuparsi di un evento che oggi, nella congiuntura che attraversa il mondo intero, qualsiasi possano esserne gli sviluppi e l’esito finale, ci ha concesso quell’ejaculatio ritardata che, da immemorabili pippe olivesche, centrosinistre, landiniane, vendoliane, bertinottiane, girotondine, tsiprasiane ci aspettavamo. Dopo l’orgasmo domestico di un popolo che si è sottratto alla narcosi del pensiero unico a reti ed edicole unificate e all’abbioccamento sui tweet, chat , instagram e slides, quello cosmico della vittoria del popolo fratello siriano ad Aleppo.

In Siria ci vado dalla guerra dei Sei Giorni del 1967 quando, inviato di Paese Sera espulso da Israele per mancanza di rispetto a un capitano dell’esercito nazisionista, incontrai i dirigenti marxisti-baathisti del presidente Nur Al Din Atassi che aveva guidato l’esercito siriano nella più valida resistenza all’aggressore israeliano. In tutte le guerre  di resistenza all’invasore talmudista, dal 1948 in qua, del resto, sono sempre stati i siriani, cuore geografico e storico della nazione araba, a costituire lo scoglio più arduo da superare. Non avergli perdonato, i sostenitori di quella nazione in lotta contro colonialismi originali e di ritorno, il mancato schieramento a fianco dell’Iraq contro la muta di licantropi. nel 1991 e 2003, non significa un giudizio negativo sul popolo fratello. Privilegiare l’assurda contesa interna al Baath, o la scelta di salvarsi tenendosi fuori, sono da imputarsi per intero a Hafez El Assad, padre di Bashar.

Di che solidarietà fossero capaci i siriani lo hanno dimostrato accogliendo a cuore aperto e mani operose, senza le rimostranze di giordani e libanesi, ben 2 milioni di rifugiati iracheni dai macelli di Clinton, Bush, Obama. Una forza morale e una nobiltà d’animo che ora si va di nuovo esprimendo nella quinta guerra di liberazione contro il necrofago israeliano (senza calcolare il decisivo apporto ai libanesi nelle loro due guerre contro l’invasore).
E potrei scrivere volumi sull’intelligenza, la maturità, la ricchezza creativa, culturale, la disponibilità all’amicizia, alla solidarietà, all’affettuosa accoglienza di questi due popoli indistinguibili, alla saggezza dei loro dirigenti che ne hanno coltivato l’emancipazione, il benessere, l’apertura laica, l’autostima negata da millenni di dominatori imperiali.

E nonostante tutto ciò, quando a un anno dallo scatenamento della furia revanscista dei vecchi e nuovi colonialisti e del livore di feudatari rigurgitati da secoli bui, terrorizzati dal contagio di un  modello di protagonismo sociale e di diritti umani veri, mi ritrovai in mezzo a queste genti, già abbondantemente sanguinanti, non avrei potuto immaginare che la loro resistenza si sarebbe potuta protrarre, per altri quattro anni e non cedere, anzi, crescere ancora. C’è stato il concorso di un vero e nobilissimo internazionalismo, russi, hezbollah, iraniani, volontari iracheni e da altri paesi arabi, ma è il popolo siriano che non si è fasciato impaurire e frantumare da quanto tutto un Occidente, dotato di mezzi e di ferocia senza pari nella Storia, gli ha scagliato addosso in termini di sanzioni genocide, lanzichenecchi, strumenti di distruzione e del terrore, diffamazione, menzogne.



Aleppo, la seconda città della Siria, centro della vitalità economica e una delle perle storiche e culturali del Medioriente, è libera al 93%. Ai cavernicoli assoldati dalle potenze era stato assegnato il compito di distruggere ed estirpare per sempre le radici della pianta che è una nazione, la sua coscienza di sé e della sua vicenda sul pianeta e tra le genti. Come a Baghdad, a Niniveh, a Palmira. Precondizione per l’obliterazione totale, più che sanzioni, la distruzione di infrastrutture, case, coltivazioni. La guerra non è finita, come auspica la sguattera Nato Moghrerini sussumendo gli spasmi di rabbia e frustrazione dei suoi committenti. La guerra non è finita, ma diversamente da quanto si augurano questi necrofagi, ha subito una svolta  che ha cambiato il quadro geopolitico, ma anche lo spirito, del mondo. Non è andata, stavolta, come pensavano. “Il varco è qui?” si chiedeva ancora Eugenio Montale nella  “Casa dei doganieri”. Era una domanda piena di ansia amara. Per noi si colma di ottimismo e fiducia. Qualunque cosa succeda, abbiamo imparato qualcosa che avevano voluto sradicarci dalla mente e dal cuore. L’alternativa c’è, vincere si può.

Purtroppo va aggiunta, all’ultima ora, la tragedia di Palmira, città simbolo della civiltà umana, ora di nuovo aggredita dalle belve dell’inciviltà. Risulta che la conquista da parte dell’Isis non è completa, che si sta combattendo casa per casa, che le forze aeree siriane e russe si stanno impegnando allo spasimo nella difesa. E’ rivelatore il fatto che la lungamente annunciata offensiva di Usa-curdi su Raqqa è ferma da settimane e che quella coalizione di aggressori Nato e loro mercenari, approfittando dell’impegno siriano su Aleppo, si è spostata su Palmira. Lo scopo di oscurare la vittoria dei patrioti ad Aleppo è comunque raggiunto.

Quando Bush e Blair lanciarono la loro guerra finta al terrorismo e vera al genere umano, guerra potenziata e moltiplicata poi dal più assassino seriale di tutti i presidenti Usa, non si sarebbero sognato che tale guerra sarebbe stata vinta  - già sicuramente sul piano morale e delle virtù umane - dalle vittime previste e da una Russia che, grazie a essa, si sarebbe costituita un’altra volta in ostacolo alla corsa folle del treno imperialista, in difesa del diritto internazionale, della sovranità dei popoli. E non potevano prevedere che la vittima designata sarebbe stata guidata da un uomo come Bashar el Assad, oftalmologo educato in Occidente, poliglotta e cosmopolita, uomo schivo e di una sobrietà inusuale per i costumi del suo mondo, impreparato alla politica cui lo ha costretto la scomparsa del successore del padre. Ma la bandiera che oggi sventola su Aleppo liberata reca il volto di Bashar, come, qualunque cosa accada, lo recherà la Storia di questo formidabile popolo, della nazione araba, di tutti gli aggrediti e perseguitati.in lotta per la liberazione. L’avevo sentito ripetere da mille slogan, tra le macerie delle bombe Usa, tra i corpi straziati del terrorismo mercenario, nei funerali delle centinaia di migliaia di vittime civili e in uniforme: “Shaab, Suriya, Bashar u bas”,  Popolo, Siria, Bashar e basta.

Dopo 6 anni di apocalittica ferocia, di orrori e atrocità senza paragoni nella storia e nel mondo commissionati a un mercenariato che di umano non ha nulla, degli attacchi concentrici di vicini famelici, di tentativi di divisione portati avanti con gli strumenti più abietti della calunnia e del terrore, di forsennate campagne di criminalizzazione di cui i gaglioffi di una sinistra infiltrata si sono fatti mosche cocchiere, la Siria è lì, in piedi. I turchi del sultano pazzoide occupano crescenti zone a nord del paese, le formazioni curde, disponibili a ogni nefandezza morale al servizio di qualsivoglia padrone, compiono pulizia etnica e provano a divorare territori altrui, sono in arrivo nuovi armamenti e nuovi professionisti Usa e Nato a sopperire alle truffe diplomatiche di John Kerry finalmente respinte. Ma sostegno del popolo siriano e della sua leadership si è mosso ora anche l’Egitto, massima potenza dell’area, scioltasi dal ricatto finanziario saudita e partecipe con le sue forze speciali del fronte internazionalista guidato dai russi.

Parà russi ed egiziani

Il quadro oggi del tutto alterato rispetto a quando i paesi arabi e la loro Lega parevano sotto totale egemonia saudita e interamente integrati nella strategia USraeliana per il Nuovo Medio Oriente(tra l’altro stoltamente inconsapevoli che il disegno israeliano di frantumazione degli Stati arabi, alla fine avrebbe incluso anche loro), segna il fallimento, oltre a quello del regime change in Siria, di tutta l’operazione iniziata con la consegna dell’Egitto alla Fratellanza Musulmana, la spartizione del Sudan, la distruzione della Libia, il lancio dei terroristi pseudo-islamici contro Iraq e Siria. Ora ci sono, sullo sfondo, l’Algeria, in  prima fila Iraq e Siria all’offensiva, Yemen non domo a dispetto, anche qui, dello spaventoso carico di nequizie inflittogli dagli Usa e dai suoi complici regionali. Ed entra in scena l’Egitto di Al Sisi, reduce da ripetute esercitazioni militari con i russi, da un’intervista alla TV portoghese in cui si dichiara a fianco dell’esercito siriano, deciso a svolgere un ruolo anti-coloniale e anti-islamista sia nel Mashreq, accanto alla Siria, sia in Libia, al fianco dell’unico parlamento eletto, quello di Tobruk, e del generale Haftar, anche lui in questi giorni a Mosca. 18 piloti di elicotteri e quattro generali, secondo l’autorevole As Safir di Beirut (gli credo perché ne sono stato corrispondente da Roma), sono oggi operativi presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate siriane.
 Esercitazione russo-egiziana

Anche se ora si tratta di respingere il nuovo assalto a Palmira e a riconquistare anche Raqqa, Idlib e Deir ez Zor, grazie anche a questo nuovo schieramento dall’arretramento si è passati all’offensiva. In Iraq,dove la situazione è complicata, oltreché dai soliti curdi e turchi, dalle interferenze Usa a livello politico a Baghdad, oltreché militare sul campo, come in Siria. E la reazione non si è fatta attendere. A tutti gangli della centrale di disinformazione e diffamazione imperialista facente capo a Pentagono, Dipartimento di Stato, Cia, Mossad, Soros, National Endowment for Democracy, servizi di intelligence Nato, è stato commissionata una furibonda campagna di contrasto alle ricadute morali e politiche dei successi di chi si oppone all’imperialismo e ai suoi gregari. Dell’apparato mediatico main stream va rilevato il ruolo della lobby talmudista, più implacabile che mai nelle fiocine lanciate contro pesci che parevano in rete e che sono schizzati via. Tralascio ogni scontato riferimento ai giornaloni e canaloni televisivi, alle Lucie Goracci e Giovanne Botteri di cui si di quanti scalini di carriera sia foderato il loro abbandono di ogni decenza deontologica. Roba scontata.

Più interessante, come sempre, la militanza di coloro che si travestono da liberi da ogni condizionamento, pagamento, infiltrazione, corruzione e portano avanti la mistificazione di un’opposizione che si limita a fare innocue bucce al fantoccio domestico di turno, per contemporaneamente dare fiato ai pifferai di Hamelin che devono trascinarsi dietro i bambini da far finire nel burrone. Così, a colpire il bersaglio piccolo, ecco che, mentre i Fratelli Musulmani ammazzano poliziotti egiziani in serie (sei due giorni fa, oltre al terrorismo endemico dei FM nel Sinai) e fanno saltare per aria copti (35, ieri) sotto le loro chiese, Il Fatto Quotidiano e il manifesto, zitti su queste sciocchezzuole, ripartono alla cieca contro Al Sisi, manipolando in martire dei diritti umani il discepolo degli spioni angloamericani di Oxford Analytica, Regeni.  Con particolare livore e totale assenza di fattualità, l’editoriale  di un vicedirettore Tommaso Di Francesco, paonazzo di bile ora che i magistrati italiani hanno apprezzato il lavoro dei colleghi egiziani e che si fa sempre più trasparente il velo che oscura le attività di Regeni al servizio di serial killer come John Negroponte.

I  Rampoldi, Gramaglia, Colombo, Coen della lobby ne “Il Fatto”, i TdF, Cruciati, Caldiron  di quella del “manifesto” sono ciuchini di razza incaricati di trainare il carrozzone dei boccaloni e sbatterlo contro Al Sisi. Ma anche contro la Siria, come già a suo tempo egregiamente fecero contro Gheddafi, agevolandone il cammino verso il linciaggio gestito da Hillary (non per nulla loro candidata prediletta in ogni elezione). Sapete come “il manifesto” ha titolato la liberazione di Aleppo? Pur avendo ottime ragioni per sospettare, non avreste pensato che sarebbero arrivati a scoprirsi a tal punto: “L’Occidente abdica, Aleppo in mano ai russi”. Quanto ai mostriciattoli che mitragliano le persone in fuga dai loro lager, sono “ribelli” ma tra virgolette, ma preferibilmente sono “opposizione”.  Tipo il Labour ai Tory. E dopo aver spapagalleggiato sugli innumerevoli ospedali “polverizzati dai russi” secondo la credibile vulgata di MSF ed Elmetti Bianchi, taciuto sul fatto che ai russi non è stata data mai risposta alla richiesta di fornire la localizzazione topografica dei presidi sanitari ad Aleppo Est e definito “in fuga” (da chi e per dove?) i 18milla cittadini riparati e soccorsi nell’Aleppo liberata, non potevano non ignorare gli ospedali da campo russi bruciati dai mortai dei terroristi, delle vittime civili e  delle due dottoresse russe uccise, sacrificatesi per una causa per la quale questi qua dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlarne. Senza capirla.

 Le dottoresse russe Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova uccise ad Aleppo

Se questi beccamorti ce l’hanno con i siriani e gli egiziani, figurarsi con i russi!. Anche qui si è scatenato un uragano di fulmini che le saette di Giove incazzato al confronto sono fuochi fatui. E, per quanto monotonamente uguale sia la matrice e conformi  siano tutti i mezzi di diffusione, di Maestà od opposizione di Sua Maestà, notevole è la ricchezza di immaginazione impiegata. Trump è stato fatto vincere da quegli hacker russi che hanno inquinato, via il povero Assange tappato nell’ambasciata dell’Ecuador, le comunicazioni. Su ordine dei russi la rete sta diffondendo un’alluvione di fake news, bufale, che depistano la gente dalle verità diffuse dai grandi e onesti media. Almeno 1000 sono gli atleti russi che, col doping organizzato dai servizi segreti e da Putin in camice bianco, hanno indebitamente vinto medaglie a Londra, Sochi e Rio. E magari anche a Roma nel 1960. Trattasi del rapporto dell’agenzia internazionale anti-doping messa su da quel consesso di gentiluomini al di sopra di ogni sospetto del CIO, custode delle pratiche doping messe in crisi dalla correttezza russa. Rapporto basato sulle “rivelazioni” di un ex-dirigente dell’Antidoping di Mosca, Grigory Rodchenko, riparato dove? Ma degli Usa, dove se no, da dove, dotato di asilo e vitalizio, lancia queste bombe puzzolenti contro i vincitori di Aleppo, ma anche contro i mondiali di calcio del 2018 assegnati alla Russia. Prove?  Tappi di provette con graffietti, buchi nelle pareti da cui sarebbero passate le provette da alterare… Fuffa.
 E sapete, passando alla specialità tutt’americana di decerebrazione da infotainment, chi ha superato nel ruolo di malvagi da obliterare nei videogiochi gli alieni, i terroristi, i musulmani generici i latinoamericani. Sorpresa? Mica tanto, i russi.

In modo che l’occidentale, scornacchiato in Siria,possa ancora sentirsi superiore.
Anche grazie al papa, che mai ci fa mancare la sua saggia e semidivina parola. Ecco come si è espresso all’Angelus su Aleppo liberata: “Non dimenticare Aleppo”.  Un papa dalla parte dei carnefici? E vi sorprende? Elmetti bianchi e trucidatori Al Qaida e Isis: una prece, seppure cristiana.
.
*************************************************************************************************************

Ciao Fulvio!

Qui ogni mattina c'è una sorpresa... davvero gli eventi stanno prendendo una piega sempre più vorticosa e, per certi versi, complessa.

Aumentano gli "attori" in campo, in questa scacchiera dove le regole sono scritte sulla casella stessa e già non valgono più per quella a fianco. Come fonte principale utilizzo la RIA Novosti perché hanno un monitoraggio costante sulla Siria, seguendo gli eventi sia traducendo le fonti arabe, sia con giornalisti in loco. Producono una quantità impressionante di materiali come cronaca puntuale e come "analitika", come la chiamano loro. E in questo giorno sono successe tante cose.

Attualmente, la situazione ad Aleppo è decisamente migliorata. Negli ultimi due giorni 50.000 persone sono riuscite a lasciare l'enclave occupata dai terroristi, fra cui 1.200 hanno deposto le armi.
(dalla conferenza stampa dell'esercito russo di ieri: https://ria.ru/syria_mm/20161210/1483295083.html )

Dato aggiornato con gli sviluppi della notte scorsa, con altri 2124 evacuati (di cui 1007 bambini) e 291 terroristi arresi.
https://ria.ru/syria/20161211/1483310849.html

Dati estremamente confortanti, che cozzano però con le contromisure che USA, Turchia ed EI stanno prendendo in maniera "stranamente" (mi piace usare eufemismi...) coordinata.

Mi riferisco all'ingresso di Jabhat an nusra, ovvero dei terroristi di Al Qaeda che stanno mollando Aleppo, nella città di Al Bab... grazie al fuoco di artiglieria turco!
https://ria.ru/syria/20161210/1483301048.html
Al Bab è una città di estrema importanza strategica a nordest di Aleppo, finora in mano all'EI, per loro fondamentale in quanto rappresenta il principale corridoio di approvvigionamento dalla Turchia.
https://www.google.it/maps/place/Al Bab, Siria/@36.3710463,37.5168019,13z/data=!4m2!3m1!1s0x15303d964c89c6fd:0x407b6e03a728ccc7?hl=it-IT
Hanno provato tutti, a più riprese, a impadronirsene: i curdi da sud e l'esercito siriano da sud-ovest.

Ora, attestano le fonti, a entrare sono i jihadisti di An nusra appoggiati dai turchi. CIò significa che, una Aleppo libera, rischierebbe nel corso di pochi giorni di trovarsi essa stessa in una sacca turco-jihadista: a nord dopo la presa di El Bab e con i territori occupati dall'operazione "Scudo Eufrate", e a sud dai territori occupati dall'altra formazione jihadista Jeish Al Fatah. In sostanza, una situazione magmatica e in piena evoluzione che non dà adito a quelle che sono le reali intenzioni degli attori in campo, ufficialmente, "contro l'isis".

Esercito islamico che, nel frattempo, ha assestato un duro colpo a Palmira. Concentrando le sue forze a tenaglia, ha tentato un attacco a sorpresa, sfruttando il dislocamento di gran parte delle forze siriane in altri settori, riuscendo quasi nell'impresa di riprendersi questa città, insieme chiave e simbolo. Impresa fallita miseramente.
https://ria.ru/syria/20161211/1483304975.html
https://ria.ru/syria/20161211/1483303393.html
Un'imponente azione coordinata di forze di terra (reparti speciali ed esercito regolare) e di forze aeree siriane e russe ha consentito non il ripiegamento delle forze dell'EI sulle posizioni precedentemente occupate. In pratica, si è trattata della stessa tattica suicida impiegata con successo in passato dai terroristi, tesa più che altro a costringere forze dislocate in altri fronti a ripiegare e a impegnarsi a fondo per non perdere avamposti o centri di importanza strategica. Una battaglia di corto respiro da parte dell'EI, se ci si limita a osservarne il risultato finale, ma di importanza vitale al fine di consentire ad altri, per esempio, l'occupazione di posti chiave al posto delle forze regolari siriane in quella terra di nessuno che, in molti punti, è diventato ormai il Califfato.

Non sono per niente tranquillo e ne vedremo delle belle.

24 commenti:

Anonimo ha detto...

"L'occidente abdica,Aleppo in mano ai Russi".
Un titolo che neanche "Il Candido" negli anni 50...Quel giornale che non voglio neanche nominare ,non e' piu' buono neanche come carta da culo. Avrei paura delle infezioni.
Luca.

Anonimo ha detto...

Caro Fulvio, potresti fornirmi un link dove si evince che Medecins Sans Frontières afferma che i russi bombardano gli ospedali?
Come siamo caduti in basso. Ridotti a sperare che uno come Trunp possa portare sollievo alle sofferenze umane planetari.
Claudio

Paolo Selmi ha detto...

Ciao Fulvio,

la situazione a Palmira permane critica. Fortunatamente, l'ottanta percento della popolazione è stato evacuato con successo prima dell'invasione da parte di migliaia di terroristi dell'ISIS.

Purtroppo, l'impiego massiccio delle forze aeree del fine settimana è servito solo a fermare la prima ondata di attacchi. Rientrate le forze aeree alla base, sono "spuntati" dal nulla circa cinquemila soldati provenienti da Mosul e diverse migliaia di soldati provenienti da Raqqa. Soldati che sono passati subito all'offensiva utilizzando una tattica tipica della guerriglia, teorizzata già dal generale Zhu De, prima ancora di Mao: muoversi velocemente intorno a un avamposto nemico fino a soverchiarne, quantitativamente, la capacità difensiva in questo caso, e annientarlo. Ripetuto diverse volte, tale accorgimento consente di smantellare anche le casematte più guarnite. In questo, le cosiddette shahid-mobile, ovvero macchine blindate imbottite di tritolo e lanciate a bomba contro la prima linea nemica, seguite da un attacco veloce e in massa di artiglieria leggera e pesante, hanno ricoperto un ruolo fondamentale.

Ora, occorrerà dare tempo alle forze siriane di raggrupparsi e passare alla controffensiva. Nel frattempo, occorrerà tenere la posizione. Il danno, tuttavia, c'è stato. (schemi e cartine, come al solito, da cigr.net http://cigr.net/glavnoe/27196-siriya-boi-pod-palmiroy-12122016.html )

Inutile dire che le forze di terra siriane erano in totale inferiorità numerica e hanno scelto di evacuare una popolazione altrimenti indifendibile.

I russi puntano l'indice sui servizi segreti che hanno fatto cilecca (questo, a scanso di equivoci per chi dice che la colpa è sempre degli altri). Non sono stati in grado né di scoprire, né di vedere, quanto si stava pianificando, probabilmente, da settimane se non mesi.

Detto questo, occorre anche ringraziare:
1. Chi, invece di accerchiare Mosul, ha lasciato aperto il corridoio ai terroristi, guarda caso, per la Siria, e non ha segnalato il movimento di truppe sia in uscita dalla città, sia al confine iracheno
2. Americani e Curdi che hanno smesso di attaccare Raqqa, rendendo così materialmente disponibili forze fresche per l'attacco a Palmira
3. "Tregue umanitarie" a senso unico e della durata di diverse settimane che, in questo caso, hanno consentito ai terroristi di raggruppare le loro forze e pianificare un attacco di massa di queste proporzioni. Se la tregua umanitaria, che certamente è benedetta dal Cielo per motivi, per l'appunto, umanitari, ha una durata indefinita e consente a chi ha le mani sporche di sangue di riprendere a fare il suo lavoro, forse è il caso di rivedere anche questo punto in un'ottica non di "doppi standard".

Un caro saluto.

Paolo

alex1 ha detto...

Per non dimenticare: 12 dicembre 1969 a Milano. Io all'epoca dicevo le prime parole, e non potevo certo capire il clima di quegli anni direttamente, ma due considerazioni mi vengono in mente. La prima è che se solo uno avesse detto quegli elementi inconfutabili che, nonostante i vari depistamenti, falsi testimoni ed imputati che hanno preso il volo per l'estero, è venuto fuori fino ad adesso, contestando la pista anarchica, sarebbe stato definito "complottista". La seconda è che oggi il quadro politico della strage è fin chiaro, pista dell'eversione nera collusa con gli apparati dello Stato per fermare il movimento operaio e le sue rivendicazioni. Lo stato d'assedio ed il potere ai militari fu evitato, sembra solo da Aldo Moro (che pagò poi forse anche questo) mentre sembra il "socialdemocratico" Saragat fosse favorevole al golpe.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Claudio@ Ma come, se l'altro giorno hanno manifestato a Montecitorio contro i bombardamenti russo-siriani su Aleppo Est! Comunque vai su google, digita pressenza e ti esce un'agenzia di infiltrati e se nella finestrella "cerca" scrivi MSF, ti escono un sacco di notizie.

Anonimo ha detto...

Quando era evidente , ed i Russi e il "regime" di Assad lo denunciavano ,che l'"offensiva"americana lasciava fuggire i tagliagole dove volevano senza incalzarli ne' tanto meno bombardarli ,i c.d. "media" occidentali facevano orecchie da mercante.
L'ennesimo aiuto all'isis di obama che vuole annegare nel sangue fino all'ultimo quel premio nobel per la pace , l'ennesima finta offensiva , un po' come quando la "coalizione a guida usa"bombardava le dune del deserto.Quello tra la "coalizione" e l'isis sembra un incontro di Wrestling su larga scala.Fanno finta di combattersi ,in realta'conducono insieme il gioco.
Luca.

roberto ha detto...

@Alex1: in Italia non si muove foglia che l'Amerika non voglia. La stagione delle bombe fu un regalo amerikano. La feccia fascista fu solo la mano d'opera. I motivi sono quelli che hai ricordato tu più il contenimento del Pci, vecchio chiodo fisso degli Usa. Da notare che il clichè orchestrato del colpevole pre-costituito ricalcava quello usato per l'omicidio Kennedy. Infatti per incastrare Valpreda fu utilizzato un sosia (quello che prese il taxi a Milano per 200 metri di strada. Anche per Oswald fu usato un sosia, come dice Massimo Mazzucco. Invece, a proposito dei giornalisti venduti alle bande massoniche criminali, l'altro giorno ho ascoltato la Goracci definire i terroristi "opposizione armata". Oramai non c'è più limite alla prostituzione. Spero solo che la signora (si fa per dire) approvi una evntuale opposizione armata in Italia.
Buone cose a tutti.

Slobbysta ha detto...

Frase tua...

###@ Di che solidarietà fossero capaci i siriani lo hanno dimostrato accogliendo a cuore aperto e mani operose, senza le rimostranze di giordani e libanesi, ben 2 milioni di rifugiati siriani dai macelli di Clinton, Bush, Obama @###

Naturalmente volevi dire rifugiati irakeni...

E pensare che mi lavo col sapone di Aleppo ed è ancora in vendita...mah..

Slobbysta

Paolo Selmi ha detto...

Ciao Fulvio,
Quando la realtà supera l'immaginazione…
In una Aleppo liberata ormai al 98% (https://ria.ru/syria/20161213/1483475447.html) hanno fatto una scoperta MOLTO interessante…
in un arsenale dei terroristi hanno trovato merce fresca fresca (data imballo 2015) di origine bulgara (Paese NATO), più precisamente ARCUS Co. - Lyaskovets
https://ria.ru/syria/20161213/1483480251.html
L'articolo poi prosegue dicendo che il canale bulgaro per l'approvvigionamento di armi e munizioni NATO era cosa
nota da tempo e che ora, grazie all'evidenza dei fatti, la cosa sarà portata sia in sede di Consiglio di sicurezza dell'ONU, che nel Consiglio Russia-NATO imminente.

A proposito di coincidenze…

Un caro saluto.

Paolo

Fulvio Grimaldi ha detto...

Roberto@
Anche Chiara Cruciati del "manifesto" definisce i mercenari terroristi "opposizione". Rossanda, al tempo della Libia, era arrivata a rivelarsi del tutto definendoli "rivoluzionari democratici da sostenere con brigate internazionale tipo Spagna".

Fulvio Grimaldi ha detto...

sdlobbysta@
Giusto. Grazie della correzione.

Anonimo ha detto...

Ormai la Siria non cadrà nelle mani dell'uccidente e delle petrol-monarchie. Temo però qualche bruttissima mossa prima del giuramento di Trump. Giusto per far terra bruciata intorno alla nuova amministrazione e lasciarla con una bomba in mano senza sicura... Trump non brilla di certo per valori progressisti e democratici, ma, se non altro, non vuole assolutamente una guerra contro la Russia, come auspicava la terribile guerrafondaia Clinton e gli psicopatici neocons. Disposti, questi ultimi, anche ad un confronto nucleare contro i russi. Pura follia. L'Europa intanto continua con l' assurdità delle sanzioni anti russe e a gettar fango lordo ed infame sull'operato di Putin, sia in Siria che nel mondo, mentre continua beatamente ad essere pappa e ciccia con i terroristi. Che schifo.

Max

alex1 ha detto...

Da vedere I titoli catastrofici su Aleppo del Corriere della Sera on line. Proprio a liberazione avvenuta, non so se alla liberazione di Ho chi Min ville (ex Saigon) hanno titolato con argomenti simili quali "orrori, stragi". In piu' la solita rubrichetta 27esima ora, sito delle ultra femministe portava due eroine delle femministicamente corrette. Madonna e la Killary Clinton, la prima ultra pubblicizzata da trent'anni a questa parte, forse anche oltre le sue capacita' di artista, che si lamenta di essere discriminata come donna (mah) la seconda su cui si e' detto tutto...
@ Roberto: Oggi ho l'impressione che non sia piu'tanto cosi', il discorso che gli USA in quanto tali fanno dell'Europa quello che vogliono rischia solo di diventare un po' un alibi, come un certo 'antiamericanismo' di una certa sinistra ha portato a sostenere l'europeismo, un "esercito europeo" spesso in nome di una "eccezionalita' europea". Oggi per paradosso e' possibile che siano l'UE ed I suoi rappresentanti economici e politici di spicco che hanno paura di in "riposizionamento" possibile della politica di Washington secondo la "linea Trump" che se realizzata, lascerebbe l'europa da sola che non potrebbe continuare la linea del "nemico russo", del "Putin dittatore" al punto che anche la coesione interna fra gli Stati potrebbe essere indebolita. Potrebbe veramente esistere un'Europa che porta Avanti una politica espansionista verso Est ed antirussa senza il supporto degli Usa?

alex1 ha detto...

La storia di un soldato italiano scampato alla fucilazione americana, subito dopo lo sbarco in Sicilia, dei prigionieri. Una pagina da non dimenticare e da ricorsare agli alfieri del "democratically correct". Non erano solo i tedeschi che fucilavano prigionieri.
http://www.corriere.it/cronache/16_dicembre_10/addio-giuseppe-giannola-l-aviere-italiano-fucilato-tre-volte-americani-sicilia-guerra-1943-76998af6-bed1-11e6-b7f0-2f6636f68ecb.shtml

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alex1@ Per la precisione. Dei tedeschi non era pratica corrente fucilare i prigionieri, nè lo era degli alleati. Fino alla seconda guerra mondiale la convenzione di Ginevra ha tenuto abbastanza. Semmai i tedeschi fucilavano prigionieri partigiani con lo strumentale pretesto che non si trattava di soldati inseriti nell'esercito di uno Stato, ma irregolari, "banditi". Formula ripresa alla grande dagli Usa in Vietnam contro i Vietcong e poi addirittura sancita da quelle fetecchie di Amnesty quando accettarono tale definizione per la resistenza guerrigliera saddamista contro gli occupanti Usa.

alex1 ha detto...

@Fulvio: non intendevo dire che tutti lo facevano regolarmente, ma visto che in una certa sinistra democraticista i tedeschi sono i guerrafondai violenti per definizione, volevo far ricordare anche certe prassi applicate dai "democratici", come giustamente dici dalla seconda guerra mondiale in poi, prassi non frutto di improvvisazione ma di disposizioni date. Davvero Amnesty si è detta d'accordo per la fucilazione dei resistenti in Iraq?

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alex 1@ E già e anche l'ONU. Ma non chiedermi di ritrovare il documento relativo, ci vorrebbe una vita, roba di 12 anni fa...

alex1 ha detto...

Fra l'altro anche mio nonno fu imprigionato per alcuni giorni dai tedeschi nelle Marche, non era resistente combattente ma fu denunciato da un fascista repubblichino suo concittadino, in quanto era su posizioni antifasciste e molti lo sapevano. Fu rilasciato da un maggiore austriaco, ma ci fu ritorsione decisa da altri ufficiali per un'attentato verso altri dieci che furono fucilati. La fucilazione non era quindi automatica, dipendeva dalle decisioni dei comandi anche se per I resistenti armati spesso l'alternativa erano I campi di concentramento.
Non pensavo davvero che Amnesty che gode per molti di una fama dirittocivilista ed umanitaria al di sopra di altre associazioni arrivasse fino a questo punto. Peraltro per diversi giorni mi hanno martellato sulla mail con le firme mischiando Snowden e Regeni.

Anonimo ha detto...

http://www.lookoutnews.it/siria-aleppo-fine-assedio-assad-russia/
Ennesimo articolo anti-Assad e anti-Putin. Si paragona Aleppo a Grozny parlando di metodo russo che rade al suolo tutto massacrando i civili (perchè la NATO cosa ha fatto in Jugoslavia, Iraq, Libia etc?) e che la seconda guerra cecena fu condotta da Putin in persona. Peccato che allora (nel 1999) il caro Vlad era primo ministro e contava come il 2 di picche, il vero potere era nelle mani dei rimpianti (dall'Occidente) oligarchi. Si parla poi di esecuzioni sommarie con tanto di foto che mostra un gruppo di sunniti uccisi dal regime. Poi arrivano a dire che "la Siria come entità statuale è perduta per sempre. Assad non potrà mai riconquistare l’intero territorio" auspicando un nuovo assetto federale con tanti piccoli staterelli ripartiti su base etnica. Ancora oggi in un altro articolo parlano di "spettro afghano" per i russi che ormai non potranno più avere una vittoria definitiva, di successo effimero a Palmira e di Stato Islamico ancora in grado di resistere.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@ L'Outlook che citi non conta una cippa e ci lascia indifferenti. Molto più gravi e efficsaci i grandi media stampati e televisivi, scatenati contro la vittoria di Assad e le ambiguità e i cerchiobottismi dei giornali e siti della cosiddetta sinistra.

Anonimo ha detto...

http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/non-si-potra-dire-che-non-sapevamo-9025cab4-c22f-11e6-bb17-ed756927e6e7.shtml
E siamo arrivati al paragone tra Aleppo e Srebrenica assieme alla richiesta di boicottare i mondiali di Russia 2018.

Anonimo ha detto...

Vanessa Beeley, che ha documentato la liberazione di Aleppo: intervista in inglese https://m.youtube.com/watch?v=mgnTskvdYi0

Anonimo ha detto...

http://www.repubblica.it/esteri/2016/12/16/news/il_duro_attacco_di_obama_all_idillio_trump-putin-154267735/
Ultimi colpi di coda dello scorpione Obama prima di lasciare la Casa Bianca.
Afferma di avere prove schiaccianti sull'ingerenza russa nelle elezioni americane e attacca l'idillio tra Trump e Putin augurandosi che l'entrata nella stanza dei bottoni abbia un'effetto moderatore sul neopresidente.
Elogia poi l'America definendola la nazione più ricca e tecnologicamente avanzata e una società aperta senza censura o controllo governativo. La Russia sarebbe invece una nazione debole e senza innovazioni che può influenzare l'America solo se questa trascura i propri valori. Credo che non servano altri commenti.
L'articolo chiude riportando che il premio Nobel per la pace starebbe studiando delle sanzioni ad personam contro Putin da varare prima dell'insediamento di Trump per metterlo in difficoltà.
Buona nausea.

Emilio ha detto...

Si Fulvii come pure é controproducente l'imbarazzo di Di Battista che da Formigli non riescce a sfilarsi dal coro innescato dalla Rula Jebreal contro Assad , ennesimo "tiranno sangyinario" , sarebbe il caso che i 5 stelle si ispirassero un po ai tuou articoli prima di andare in TV.