lunedì 10 aprile 2017

CRIMINALI PAZZI E LORO CORIFEI - Quelli che Regeni martire, quelli che bruciano le chiese, quelli che le formiche ci provocano


(Con alcuni importanti commenti al mio articolo precedente)

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI - IL GIORNO DELL'ORSO D...":

150.000 riservisti americani hanno ricevuto la lettera di tenersi pronti per essere operativi entro quindici giorni. Invasione della Siria? La Germania approva il decreto anti fake news per i social e i siti non allineati alla narrazione globalista, questa sì, realmente fake. Provvedimento dunque di censura pre guerra. Navi americane in avvicinamento alla Corea del nord. Solo muscoli tesi? E poi, attentati ovunque e false flags sempre più ignobili, l'escalation purtroppo sta aumentando vertiginosamente. Dobbiamo aspettarci di tutto. Lo confesso, non sono per niente tranquillo.
Max

La firma è Isis, l'inchiostro e nostro
Visto che l'ininterrotto genocidio Usa e Nato non è considerato terrorismo, neanche quando mette in mano ai suoi sicari armi chimiche, per poi bombardarne le vittime, parliamo di attentati islamici.
Tutti gli attentati sono rivendicati vuoi da Al Qaida, prima, vuoi dall’ISIS. Tranne quelli, come sempre appaltati dai servizi atlantico-talmudisti, ma attribuiti ad Assad. A Parigi, Londra, Monaco, Nizza, Berlino, Tunisi, San Pietroburgo, Stoccolma, il Cairo. L’ISIS e la consociata Al Qaida (nelle sue varie mimetizzazioni) sono stati creati, organizzati, reclutati, finanziati, riforniti, armati, protetti dalle aviazioni israeliana, Usa e Nato. Tutto questo è documentato, occasionalmente anche ammesso (Hillary Clinton),  esibito (Erdogan), vantato (McCain). Le basi sono state poste in Afghanistan dove Al Qaida è stata fondata dagli Usa e incaricata di rastrellare combattenti integralisti per cacciare i sovietici e abbattere il primo governo laico, socialista, emancipatore di donne, esclusi  e minoranze, eletto in quel paese. Il capo di quel governo, il comunista Najibullah, è stato poi impiccato a un lampione di Kabul.Poi sono arrivati i Taliban che hanno liberato il paese dai mercenari mujaheddin capeggiati da Masud. Agli Usa è stato necessario tirare giù tre torri e bucare il Pentagono per  avere la scusa di andarci direttamente, in Afghanistan. Per l’Iraq gli è bastata la provetta di Powell. Per la Siria, battuti anche qui i loro mercenari, sono ricorsi alle armi chimiche.


Ci martellano con la memoria di quelle attribuite agli altri, false, mentre noi facciamo del nostro meglio per accorciare la memoria sulle loro, chè, se l’avessimo presenti avremmo tanto materiale chimico da asfissiare una volta per sempre, se non i gasatori, coloro che se ne fanno i chierichetti. E allora chiediamoci, e chiediamolo a coloro che riteniamo ultimo baluardo contro l’apocalisse: se questi cianciano di linea rossa da loro arrogantemente posta a chi si difende e che affermano superata tanto da meritare l’obliterazione di paese e popolo, quando mai abbiamo, e hanno, posto e difeso una linea rossa contro i crimini chimico-biologico-radioattivi veri di Usa e Nato? Napalm (diossina) su Vietnam, Uranio e bombe a grappolo su Iraq e Serbia, bombe a grappolo, bombe al fosforo bianco e bombe che distruggono gli organi interni su Gaza e Libano, bombe al fosforo bianco su Fallujah. Armi ABC usate da Usa e Israele per uccidere non solo lì per lì, ma nei secoli. Senza neanche contare l’arma chimica, di pace ma ancora più sterminatrice, di Monsanto e Co. Quanti milioni, miliardi, bisogna aggiungere al conto USraeliano dei 5 milioni di vittime dal loro 11 settembre in qua?

Quelli che  la formica ci provoca
Per la Corea del Nord, oltre alla caricatura demenziale che si fa di quel capo di Stato, occorre convincere la gente che un piccolo paese assediato da 60 anni, che ha ben visto che fine si fa a non munirsi di deterrente e ha due, tre bombe atomiche e qualche razzo vettore per arrivare al mare, è un pericolo infinitamente maggiore per la sopravvivenza del pianeta, della massima potenza militare atomica mondiale. Una potenza che dalla nascita fa in media una guerra all’anno, che, dopo aver spaccato il paese in due, rumoreggia da anni ai confini coreani con esercitazioni e provocazioni armate, possiede armi nucleari e mezzi militari da distruggere venti volte l’intero globo, cinge il mondo con basi e ammazza più gente. Però eccoli là, tutti quanti i democratici e buoni e sinistri, ad agitare l’orrendo bau bau nordcoreano. Dire che la Corea del Nord provoca è come dire che mi ha provocato l’ortica mentre estirpavo funghi.

 Micce, botti, firme e sillogismi
La miccia che avrebbe connesso gli attentati, approntati o da approntare, finalizzati a spianare la marcia alla dittatura mondiale di un capitalismo nella sua fase di imperialismo eugenetico e maltusiano,  l’hanno accesa l’11 settembre i servizi atlantico-talmudisti. La catena di  deflagrazioni ha provocato il sacrificio di alcune centinaia di occidentali (tutti ordinari cittadini spendibili, plebei, nessun notabile, comandante, oligarca, prelato) e di oltre 5 milioni di musulmani, in maggior parte arabi. Ma ha anche offerto un’autostrada per far spianare dai carri armati nazioni disobbedienti e dare ai regimi amici gli strumenti per impaurire i loro popoli al punto da accettare telecamere in camera da letto e robocop a ogni passo. E chi potrebbe rompere le uova nel paniere, Russia, Cina, lo chiudiamo nel cilicio di 900 basi americane. Una figata.

L’errore fatale sta nella firma. Costantemente dell’Isis/Daish. Anche quando si tratta di marginali squinternati, avanzi di galera ricattati, sbronzoni, spacciatori, puttanieri, la quintessenza della negazione di un martire della fede che s’immola per Allah. Firmi Isis, ma tutti sanno che in Medioriente chi compra il petrolio rubato dall’Isis, chi gli fornisce colonne di Toyota nuove di pacca, chi gli cuce le divise e bandiere, chi gli paga il soldo, chi gli mette in mano armi di fabbricazione Nato e israeliana, chi gli spiana la strada bombardando eserciti nazionali, chi gli dice di sloggiare perché è arrivato il momento del turnover curdo, sono Usa, Nato, Golfo e Israele. Il sillogismo è cristallino: Isis rivendica l’attentato, l’Isis è in mano a quelli, sono quelli che fanno gli attentati.


Senza coro, il solista sarebbe nudo
Non solo sillogismo. Con competenza e precisione tecnico-logico-scientifica, che sistematicamente demolisce la sicumera degli autori, basata su approssimazione  e faciloneria, ognuna delle operazioni è stata smascherata e ricondotta ai propri autentici mandanti e mandatari. La qual cosa, se ha illuminato di striscio qualche area di non decerebrati, è stata frantumata e sepolta dai fiancheggiatori mediatici e dai ragazzi di bottega politici che, instancabili, ripuliscono il pavimento delle tracce dei delitti. Sappiamo di chi parliamo. Parliamo dalla consorteria di giornalisti di cui già il pentito Udo Ulfkotte (recentemente scomparso a meno di  56 anni….),  della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, ci aveva rivelato che all’80% in Europa è a libro paga della Cia. Il Mossad ne vanta anche di più. Sono i coristi che non hanno mai stonato una nota quando si trattva di celebrare l’indiscutibile, la  sacra verità delle versioni ufficiali, cioè di quelle dei responsabili: Torri Gemelle, Metro di Londra, treno di Madrid, Charlie Hebdo, Bataclan e Bruxelles, Nizza e Boston, Bali e Amman. Sono coloro che avallano per vocazione, o per convenienza. Oggi, con più impeto che mai, a cospetto e a dispetto di una “destra” che si fa sfiorare da indecenti sospetti e, per esempio ieri su armi chimiche e Assad, ha capovolto la narrazione del Trump, che invece viene riabilitato per meriti hillariani dalla “sinistra”. Il mondo a rovescio. Il problema è che i Salvini e i Willers li hanno messi lì per screditare chi dice che la UE fa schifo, che gli americani spaccano i marroni al mondo e che i russi hanno ragione.

La sinistra del “vai figluolo, ti assolvo, non peccare più”
Questo subalterno consociativismo da sicofanti del monarca è una qualità da qualche anno acquisita con trasporto da tutta una consorteria che insiste a definirsi di “sinistra”.  Non ha mai mancato di assegnare patenti di verità alle più demenziali balle delle vulgate imperialiste sul terrorismo. Deplora i peccati, ma ne condivide le ragioni e ne accetta le scuse. Un esempio. Liberiamo il campo dall’abacadabra per cui i Fratelli Musulmani sono una cosa giusta e buona, per quante sharìe vogliano  spararci addosso (vanno bene quando gli islamisti sono ascari, vanno male quando, come i Taliban, ci danno contro), mentre il loro braccio armato, Isis o Al Qaida, è roba deforme, che con i moderati alla Erdogan o alla Morsi non c’entra una cippa. Va bene che Morsi ordinava di bruciare le chiese cristiane copte. Ma mica le faceva saltare per aria con tutta la gente dentro come usa l’Isis. E poi, guai a parlare male di Morsi. Le sue chiese bruciate, i suoi scioperanti sparati, i suoi voti rubati, vengono ampiamente bilanciati, anzi, benevolmente cancellati,  dallo sdegno per le nefandezze del successore (“golpista”, per quanto eletto con il quintuplo dei voti di Morsi) che cattura, tortura e uccide ogni egiziano che non ne veneri l’immagine. E, soprattutto, da Giulio Regeni.


A tenaglia sull’Egitto
Veniamo al fatto. L’Egitto, con la svolta laica e pluridirezionale in politica estera di Al Sisi , con il suo ruolo preponderante in Libia, con la perizia mostrata nel raddoppio del Canale di Suez e, soprattutto, con il protagonismo energetico acquisito con la scoperta del colossale giacimento di Zohr, non va per niente bene. Così gli hanno incendiato il più redditizio dei resort, Sharm el Sheik, fatto saltare l’Hilton sul Mar Rosso, tirato giù un aereo di linea suo e uno russo che veniva da Sharm el Sheik. Ora, dopo aver fallito il colpo politico con la, da sempre, quinta colonna colonialista, Fratellanza Musulmana, coloro che non accettano stati nazionali arabi (a meno che non siano petrosatrapi, compari di merende), sistemati Libia, Iraq, Siria, Yemen, Sudan, vanno alla chiusura dei conti col bersaglio grosso.

La manovra è a tenaglia. La longa manus dell’Impero USraeliano e  braccio armato della Fratellanza, Isis, si occupa della destabilizzazione seminando insicurezza e paura a forza di bombe, assalti alle forze dell’ordine, assassinii di alti esponenti dello Stato, come del Procuratore Generale. Il sabotaggio economico che vi è collegato e le misure repressive che il governo è costretto ad adottare per contenere un fenomeno che, grazie all’elemento religioso, è capillarmente infiltrato nella società, permettono l’attivazione dell’altro braccio della tenaglia: la campagna di demonizzazione. Qui entrano in campo le “sinistre” dei diritti umani, le bande “disarmate” di George Soros, il coacervo atlantico-talmudista-massonico, quell’élite giornalistico-editoriale di cui, senza aver neppure letto Ulfkotte, subiamo la quotidiana esibizione di codardo oltraggio e servo encomio.

In Iraq, Siria e Yemen lo spappolamento di una consolidata coesione sociale e culturale è stato provocato agendo su sciti e sunniti (con il corredo del terrore islamico sui cristiani) , in Afghanistan e Libia su articolazioni tribali o etniche. In Egitto hanno toppato con la carta Fratelli contro laici (22 milioni di firme egiziane l’hanno respinta) e ora, c’era da aspettarselo, ci riprovano con i copti. Sono 10 milioni su 82, niente male per un bel divide et impera. Morsi, da buon fratello musulmano, aveva già governato una bella persecuzione dei copti, con tanto di chiese bruciate. Ora due kamikaze si sono fatti saltare, al Cairo e ad Alessandria, e hanno massacrato una cinquantina di fedeli in chiesa. Per chi ha satanizzato Al Sisi, alleato di Assad, ostacolo alla neocolonizzazione della Libia, abile manovratore tra Mosca e Washington, padrone del Canale e di gran parte del gas mediterraneo, capo di 82 milioni di arabi egiziani, le stragi di copti, logica o no logica, non possono che addebitarsi al “dittatore”. Un tiranno  che non solo opprime, tortura e uccide la sua gente, ma che “non sa nemmeno dare sicurezza ai sopravvissuti”.


Nessuno più bravo del “manifesto”
Per i destabilizzatori dei regime change, per i criminalizzatori dei governi riluttanti a farsi ammanettare, per tutta la ragnatela delle Ong dirittoumaniste di George Soros, incluse quelle che coprono di umanitarismo una tratta dei migranti gestita a profitto di schiavisti europei e trafficanti africani, “il manifesto” cosa nostra è. Dopo aver acquisito onorificenze al merito della russofobia, della civilizzazione Usa dell’Afghanistan, e delle rivoluzioni democratiche in Libia, in coppia con la nota Amnesty International , ha dato il meglio di sé sull’Egitto. Dove la nota impresa di spionaggio, provocazione, infiltrazione “Oxford Analytica” le ha offerto su un piatto d’argento il modo per acquisire meriti perenni,  a garanzia di perenne sopravvivenza, lettori o non lettori: Giulio Regeni.

Il giornale è un giornaletto tenuto in vita dalle multinazionali e dalla sintonia con il più delinquente dei delinquenti bancari internazionali,  Soros.  Godetevi l’articolo di tale Congiu, titolato “Università, approvata la misura anti-Soros”, in cui si deplorano i provvedimenti adottati dal governo ungherese sulla Central European University, fondata dal bandito delle speculazioni e destabilizzazioni (500 milioni di dollari per la Maidan). La CEU è una delle tante batterie chiamati a sfornare polli d’allevamento funzionali ai progetti di distruzione degli Stati. Come la Open Society Foundation, casa madre di Soros, che ha anche fraterni rapporti con il nostrano Giglio magico. Il cerchio si chiude.

Negroponte, principale di Regeni

Quello che non fa Isis, Regeni fa
Anche l’operazione Regeni ha visto un andamento a tenaglia. Il “manifesto” ha fatto da pesce pilota della martirizzazione del giovane italiano. Impiegato alle dipendenze di spioni angloamericani, mandato in Egitto a individuare, a forza di promesse di denaro, potenziali avversari del governo, ma smascherato e quindi bruciato e, con ogni probabilità, fatto fuori dai suoi mandanti. L’uso residuale era quello della carta da giocare contro il “brutale dittatore”, assassino  e torturatore di un difensore dei diritti umani. Dal canto suo “Il Fatto Quotidiano” (il cui direttore, noto fustigatore di malcostume giornalistico, ha dato il meglio di sé rigurgitando inenarrabili schifezze e idiozie su Assad e Putin, in occasione della bufala dei gas, 9/4/17), ha lavorato sul meno sputtanato versante economico-scandalistico nostrano. Edizioni ed edizioni, paginoni e paginoni di attacchi all’ENI  che, per un giacimento in Nigeria, avrebbe pagato tangenti  a esponenti di quel governo.

Roba brutta, ma così fan tutte le 7 sorelle ed è un dato acquisito poichè, in mancanza, non si fanno affari con quelli che sul petrolio stanno seduti. Ma nel caso del “Fatto”, e prima di lui, di Report della Gabanelli e, in sincronismo con lui, di Report di Ranucci lunedì sera, l’attacco puzza di strumentalismo. Fondato, nel caso di Report, su confidenze di anonimi oscurati e, peggio, di spioni britannici con a cuore la concorrente britannica Shell, parte in simultanea con il mega-affare Al Sisi-ENI per Zohr, con i grossi accordi Italia-Egitto che il nostro ministro dello Sviluppo stava concludendo al Cairo e mira allo stretto connubio tra ENI e l'orrido orso russo. Soros, Exxon, Rockefeller, Shell, BP e Co. ne sono felici. Tanto più che, vedrai, a forza di menarla, ENI, massima industria pubblica rimastaci, verrà mangiata dai privati. Esteri.


Svolta cruciale nel quadro energetico  e geostrategico della regione e nei rapporti di forza nel petrolio, altamente invisa a Israele e ai suoi amici del Golfo. “Il Fatto” sion-atlantista e “il manifesto”, “quotidiano comunista”, uniti nella lotta  E le stelle e strisce e le stelle di David stanno a guardare. Contente di brillare anche di luce altrui.

Aggiungo alcuni commenti al mio ultimo post. Ve li raccomando. Mi onoro di avere interlocutori di rango. C’è quello strepitoso con il link alle nefandezze degli Elmetti Bianchi, c’è quello davvero severo all’indirizzo dei russi.
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Mauro Murta
Continuo a pensare che l’intervento russo in Siria sia cialtronesco e offensivo verso i siriani, che dovrebbero come minimo porgere un ultimatum ai loro “protettori”. Un piccolo paese che resiste eroicamente ad una feroce aggressione, dopo QUATTRO anni riceve l’aiuto della “superpotenza” della quale ospita una base sul proprio territorio. E, guarda caso, questa interviene solo quando la sua base è minacciata. La Russia, una volta scongiurato l’imminente collasso del governo siriano, si è accordata con gli aggressori per una vergognosa spartizione: io bombardo fino a qui, voi bombardate un po’ più in là. Cosa ne ha guadagnato la Siria? Una presunta stabilizzazione in un non-stato che non recupererà mai il suo territorio. Nonostante questa “moderazione” messa in atto per astrusi calcoli geopolitici, la Russia continua ad essere bersagliata dall’Uccidente con sanzioni, minacce e attentati. Uno “stile” che del resto mantiene ai suoi confini. Una volta recuperata la preziosa Crimea, la Russia ha dato un minimo aiuto al Donbass, che gli ha permesso di sopravvivere ma lo ha lasciato alla mercé delle continue aggressioni dei nazisti ucraini. Sarebbero bastati pochi bombardamenti mirati per calmare il regime di Kiev e, magari, farlo collassare. Questo fanno le superpotenze, non fare di tutto per compiacere la superpotenza rivale che, intanto, continua a menare martellate sui denti.
Mauro Murta
La Cina, se possibile, è anche peggio della Russia. Gli americani sostengono incondizionatamente tutti i loro alleati, inclusi e soprattutto i più fetenti. I cinesi, in nome del “business as usual”, mangiavano tartine con Trump mentre questi bombardava la Siria, forse soprattutto per minacciare la Corea del Nord. Invece che sostenere un paese confinante e amico nel sacrosanto tentativo di difendersi, i cinesi lo trattano con fastidio, unendosi alle sanzioni in nome degli affari con il regime fantoccio di Seul. Rinsaldare i legami con i nordcoreani, anche militari, facendo esercitazioni congiunte e assicurando l’impegno a difendere il vicino, esattamente come succede a sud del 38° parallelo, gioverebbe fra l’altro alla serenità del governo nordcoreano, con conseguente allentamento della presunta repressione interna tanto sbandierata dalle presstitute.
Non importa se il gatto sia bianco o nero. Tanto arriva il mastino e li sbrana tutti e due

ALEX 1 
@Mauro Murta.
Per quanto riguarda il Donbass bastava non forzare la resistenza a fermarsi per negoziare ad ogni costo dopo le vittorie di Ottobre 2014 e del Febbraio 2015. Potevano essere liberate altre citta' e forse I golpisti sarebbero fuggiti o scesi a piu' miti consigli. Non era necessario invadere nulla, solo favorire l'afflusso di armi cibo e medicine nelle retrovie di Donesk e della Novorossia. Invece dopo la vittoria di Debalsevo I resistenti dovettero addirittura retrocedere, con gli "osservatori OSCE" che fingono di non vedere che dall dalla linea di demarcazione I golpisti riarmatisi usano I calibri pesanti per colpire di nuovo Donesk ed altri centri. Gli accordi di Minsk, gia'al ribasso, adesso sono carta straccia. Probabilmente la Russia sperava di utilizzare I negoziati per riallacciare le relazioni commerciali con l'UE e mettere pace ai loro confini. Ma niente di tutto questo. Grave errore di valutazione? Illusione di rientrare da grande Potenza nel G8? Ha veramente aiutato I russofoni dell'Ucraina ed I siriani o li usa per esercitarsi sul piano militare e diplomatico?
Paolo Selmi
In ultimo, ma non da ultimo, qualche approfondimento sui cosiddetti "caschi bianchi". Gli eroi della notte degli oscar, subito dopo la liberazione di Aleppo furono accusati di traffico di organi e di cadaveri. Inchiesta insabbiata, ma riesumiamola così, per cultura generale (fonti: http://www.syrianews.cc/local-syrian-residents-call-white-helmets-organ-traders/ - tradotto, in italiano, da https://aurorasito.wordpress.com/2017/03/16/i-caschi-bianchi-sono-trafficanti-di-organi/). In sostanza, i "ribelli" bombardavano e loro subito lì, a prelevare con le ambulanze... poi i residenti tornavano a casa senza qualche pezzo. Ovviamente, non interessa a nessuno questo dato. Ma andiamo avanti: l'associazione svedese SWEDHR (per inciso, che abbiano voluto mandargli un messaggio...) pubblica a Marzo di quest'anno un report dettagliato dove dimostra che i Caschi Bianchi cammuffano i video (in particolare quello del bimbo cui viene praticata un'iniezione sul petto, fonte: http://reports.swedhr.org/white-helmets-video-swedish-doctors-denounce-medical-malpractice-and-misuse-of-children-for-propaganda-purposes/). Report ripreso dall'associazione veterantoday.com due giorni fa (http://www.veteranstoday.com/2017/04/06/swedish-medical-associations-says-white-helmets-murdered-kids-for-fake-gas-attack-videos/). Questi son materiali in inglese, è inutile neanche che li commenti. Parlano da soli.
Ciao e a presto!
Paolo
Mauro Murta
Guardate qua:
https://southfront.org/swed...
Il mese scorso l'associazione svedese SWEDHR (Swedish Doctors for Human Rights) ha pubblicato un rapporto che denuncia gli orrori degli "Elmetti Bianchi", vincitori dell'Oscar, che fra l'altro hanno ucciso bambini per filmare le presunte cure a loro somministrate.
Indovinate dove si è svolto il primo attentato dopo l'aggressione americana alla Siria?
Ringrazio Nicola, commentatore sul sito Sakeritalia, per la segnalazione.
Paolo Selmi

Caro Fulvio,
Colonel Cassad di domenica da il meglio di sé...

http://colonelcassad.livejournal.com/3348409.html

Dal vecchietto che recita prima sotto le macerie (con la kefia) e poi col gas chimico (senza kefia), al nasone che compare dopo in ben sei ruoli da non protagonista (con relative "maschere" in inglese e arabo), al barbetta che, dopo il set, è così intelligente da farsi anche un selfie... tutte le nomination agli Oskar!

il pezzo conclude con la fatidica formula "Riceve l'Oskar" (И Оскар получает)...

Buona domenica!
Paolo

27 commenti:

paolo ha detto...

aspettarsi dalla Russia cose turche a proposito della Siria è forse pretendere troppo. Ma quì noi "occidentali" ci dividiamo in una miriade di giudzi scarsamente riflessivi e prevalentemente ideologici. Si va dai neocomunisti di tutte le sfumature ( e quì niente di male se non per una questione di consistenza finale)ai troskysti,agli agnosticisti di sinistra ai lottatori ancora comunisti, alle varie reti ecc. Che tuttavia in comune hanno una idiosincrasia nei confronti della Russia e del suo leader, a prescindere. Il motivo è che la Russia non è (come il suo leader) un paese comunista. Anche se non c'è consapevolezza della difficoltà a rintracciarne di questi tempi, uno che conti. La Russia dopo il "contropiede" iniziale sembra aver smarrito lo slancio politico e militare del suo intervento in Siria. Ma non bisogna dimenticare che l'ambiguità della Cina e il resto del Mondo, remano tutti contro. Si schierano cioè come topi nel formaggio, con la spectre USA-NATO-UE e la circcndano di testate nucleari. Con tutta la buona volontà o interesse che dir si voglia Putin, lo Zar per il mainstream, poco può se non nella nostra fantasia, qualche mossa magari in bluff. Bisogna però riconoscergli di essere stato fin'ora a parte gli agnelli sacrificali definiti altrimenti dalla spectre come stati canaglia, l'unica rotellina interposta nei suoi infernali ingranaggi.

Anonimo ha detto...

Ciao Fulvio,

è per me un vero onore che tu abbia inserito in testa al tuo pezzo il mio commento.
Credo che quest'ultimo sia l'espressione tangibile della profonda preoccupazione che noi tutti (non lobotomizzati dal sistema informativo massificato) condividiamo in relazione al terribile momento storico che stiamo vivendo.Le tinte si fanno via via più fosche e i "masters of the universe" stanno accelerando i loro nefasti piani. Esseri cupi, truculenti, bugiardi, egoisti, manipolatori, assassini, privi di una seppur minima empatia nei confronti del genere umano. Moloch bestiale ... come recitava Ginsberg.
Grazie Fulvio per i tuoi articoli illuminanti, che ci aprono la mente e ci mostrano la VERITA' senza veli e doppi giochi. Non dobbiamo avere paura della VERITA', loro la temono invece, ecco perché vogliono metterla a tacere a tutti i costi tramite i loro servi stolti, i loro giornalisti "embedded" e corrotti, complici di iniquità assolute e privi di qualsiasi deontologia professionale. Vogliono cancellare la libertà di espressione e la libertà di pensiero, psico-polizia psicopatica. Mi viene in mente il film "Essi vivono". E se non accetti la narrazione? E se non sei dei loro?

Max

byebyeunclesam ha detto...

E' ora di capire una volta per tutte che la Russia non vuole far guerra a nessuno ed utilizza lo strumento militare solo laddove (e nella stretta misura che reputa necessaria) la diplomazia non può arrivare.

saluti

byebyeunclesam ha detto...

"aspettarsi dalla Russia cose turche a proposito della Siria è forse pretendere troppo".
Esatto!

MOSCA, 11 APR - La Russia non proteggera' la Siria con i suoi sistemi antimissilistici in caso di nuovi raid da parte degli Usa. Cosi' Viktor Ozerov, presidente della commissione Difesa della camera alta del Parlamento russo. "La Russia - ha detto citato da Ria Novosti - non ha intenzione di entrare in un confronto militare con gli Stati Uniti in Siria, il nostro compito e' di sostenere le forze militari siriane nella lotta contro il terrorismo, questo e' il compito per cui abbiamo un mandato". (ANSA).

Anonimo ha detto...

Tanto vale che se ne stavano a casa. Mi ricorda il maanchismo di Veltroni. Sto con la Siria ma anche con Usraele.

Paolo Selmi ha detto...

Fulvio,
ti ringrazio di cuore e contraccambio con una situazione tratta, come al solito, dalla mia rassegna stampa quotidiana, mentre penso ancora alle dichiarazioni di Alfano sulla necessità di "non lasciare la Russia isolata". Errori di prospettiva così grossolani, se non riguardassero problemi così seri, farebbero anche ridere, sul solco di favole antiche come il mondo come quella della rana e del bue. Ma tant'è. La "Russia isolata", oggi, si conferma l'attore principale in MO: una fitta e sapiente rete diplomatica la unisce sempre più saldamente a Iran e Cina, specialmente dopo l'azione militare a stelle e strisce di una settimana fa. Entrambi hanno fatto quadrato intorno ad Assad: prima l'Iran (http://www.fondsk.ru/news/2017/04/10/iran-esli-usa-ne-ostanovit-napadenie-na-siriu-stanet-tolko-nachalom-43806.html), poi la Cina che ha ribadito, qualora l'incontro con Trump avesse lasciato qualche dubbio, le tradizionali parole d'ordine della diplomazia di oltremuraglia: "China has always opposed the use of force in international relations. We maintain that the sovereignty and territorial integrity of all countries should be preserved and respected. China always believes that political settlement is the only viable way to resolve the Syrian issue. The future of Syria should be decided by the Syrian people. The international community should respect the Syrian people's choice of development path for their own country. China is ready to work with the international community for a political settlement of the Syrian issue at an early date." (Conferenza stampa del 10/4 della portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying http://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/xwfw_665399/s2510_665401/2511_665403/t1452560.shtml).
Intanto, la megalomania yankee produce perle come la seguente: "The US airstrike on Syria's Shayrat airbase Friday destroyed about 20% of the Syrian government's operational aircraft, Secretary of Defense James Mattis claimed in a statement Monday." (http://edition.cnn.com/2017/04/11/politics/syria-mattis-trump-strike-damage/) Un attacco missilistico annunciato un'ora e mezza prima ai russi, consentendo a tutti il decollo verso altre basi e lasciando soltanto una decina di Mig-23 (qualcuno in più dei 6 inizialmente dichiarati, su un totale stimato di 262 aerei da combattimento in dotazione all'aeronautica siriana) incapaci di volare perché vecchi o in riparazione, una base colpita da meno della metà dei missili lanciati (23/59) e senza mai beccare la pista di decollo e atterraggio (operativa già in tarda mattinata). 94 milioni di dollari andati in fumo... (http://finance.nine.com.au/2017/04/07/15/09/how-much-a-tomahawk-missile-costs), con un Pentagono costretto ad ammettere che, allo stato attuale, non ha ancora le prove dell'impiego delle armi chimiche da parte di Assad (http://anna-news.info/%d0%bf%d0%b5%d0%bd%d1%82%d0%b0%d0%b3%d0%be%d0%bd-%d0%bf%d1%80%d0%b8%d0%b7%d0%bd%d0%b0%d0%bb-%d1%87%d1%82%d0%be-%d1%83-%d0%bd%d0%b5%d0%b3%d0%be-%d0%bd%d0%b5%d1%82-%d0%b4%d0%b0%d0%bd%d0%bd%d1%8b%d1%85/).
Ce ne vuole di coraggio per definire questa buffonata "il rientro in grande stile degli Stati Uniti sulla scena siriana", come recitava oggi un TG in pausa pranzo. - continua -

Paolo Selmi ha detto...

(segue e conclude)
Tutto questo, ovviamente, fa passare in silenzio il ritorno ad Aleppo di 7000 famiglie nelle zone appena sminate dagli "isolati" russi (https://ria.ru/syria/20170411/1492009471.html) e, nonostante il rallentamento provocato da questo attacco, la ripresa dell'iniziativa militare ad Hama e l'ampliamento della fascia di sicurezza intorno a Palmira, con 230 kmq liberati in un mese (https://ria.ru/syria/20170411/1492008833.html).
Il problema principale dei siriani è sempre quello, constata un editoriale di ieri: i buoni reggimenti ci sono ma non bastano i "Tigre", o "Scudo Kalamuna", o "V legione", che si fanno letteralmente in quattro impiegati continuamente come trottole su più fronti. E' evidente che c'è bisogno di un maggior numero di reparti speciali, ben addestrati ed equipaggiati. Senza la Russia questo non è possibile, neanche ipotizzando la variante di formazioni sciite provenienti dall'Iraq di concerto con l'Iran (http://colonelcassad.livejournal.com/3352215.html).
Leggendo continui rapporti dal fronte, pagine di diario e cronache, mi rendo conto di una cosa: un militare di leva o un miliziano volontario non hanno nessuna possibilità di farcela, neanche coadiuvati dall'aviazione in netta superiorità. E' una guerra dove non esistono battaglie campali, dove la penuria di mezzi rispetto all'immensità del campo di battaglia implica mutamenti di fronte del raggio di molti km, con una velocità impensabile in un contesto bellico combattuto con armi convenzionali. Basta un posto di blocco attaccato in serie da shahid-mobile blindate, imbottite di tritolo e lanciate a razzo all'ultimo momento per creare una falla destinata ad aprirsi ancora di più da successivi colpi di mortaio e nidi di mitragliatrici portati a distanza ravvicinata da fuoristrada che spuntano dal nulla. Contrastare un nemico del genere implica una preparazione, un equipaggiamento (visori notturni, per esempio) e una capacità di visione che un normale fuciliere assaltatore, per esempio, non possiede. E' una guerra che i siriani hanno imparato a combattere, e a vincere, nella soluzione quotidiana, eroicamente tenace, tragicamente sofferta, di compiti immensamente più grandi di loro, coronata da insuccessi che avrebbero fatto capitolare chiunque. Ma non loro: è la loro terra. Al loro fianco, russi e iraniani, da sempre. Ora, è vero che a Tabqa i curdi si apprestano a fare un grossissimo regalo ai loro nuovi padroni: una base che - potrebbe - essere una valida alternativa a quella turca di Incirlik. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo troppo, troppo, mare. E, mi sbaglierò, ma ho la netta impressione che se ne stiano accorgendo.
Stiamo in campana.
Paolo

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo Selmi@
Caro Paolo, apprezzo la tua competenza ma tempo che a volte venga sopraffatta non so se da fede, o da ottimismo. Quando parli di Russia e di Cina in quei termini, mi pare che stai dalla parte di Alice nel paese delle meraviglie. Sbaglierò, ma temo proprio di no.

alex1 ha detto...

@Paolo Selmi
Intanto sembra che I golpisti che governano a Kiev, che non dispiaciono affatto ai "democratically correct" occidentali, hanno fatto arrivare un battaglione islamico che avanza nella fascia "smilitarizzata" e si prepara a marciare su Mariupol. Mi chiedo se questa volta gli esausti eroici partigiani del Donbass respingeranno ancora una volta l'attacco, e se nel caso saranno costretti a fermarsi ed ad affrontare l'ennesimo negoziato "di pace" con chi non ha nessuna intenzione di rispettarlo. Sarebbe la linea della "moderazione" e dell'"aspetta e spera" come l'ha deinita argutamente una commentatrice. Abbiamo visto che cosa ci ha guadagnato la Palestina dal disarmo degli "estremisti" e dagli eterni negoziati verificatisi dall'assassinio di Rabin in poi.
Per diminuire la tensione in questi giorni di cupi scenari internazionali ho trovato questo brano di Phil Ocs che ironizza sugli ex socialisti e progressisti ricilatisi in "liberal" intitolato "Love me, I'm a liberal" che sembra scritta oggi...
https://www.youtube.com/watch?v=u52Oz-54VYw

Paolo Selmi ha detto...

Sai, cosa dice questa campana lo so già. Le informazioni provenienti dalle altre mi aiutano, se non altro, ad avere un quadro completo. E a formulare alcune ipotesi: che la Cina guardi con preoccupazione a Trump e al suo attivismo in Asia, è un dato di fatto. Un calo delle esportazioni dovuto a instabilità nella regione porterebbe a una crisi interna peggiore di quella del 1986. Così come è un dato di fatto che, difficilmente, chi comanda oggi a Mosca ci stia a barattare la sua rinnovata presenza in MO per normalizzare la Crimea e congelare il Donbass. Naturale, quindi una loro convergenza sulla Siria: i cinesi, poi, con quella dichiarazione hanno mandato un messaggio preciso, che va aldilà del testo, così come le parole di Putin oggi a Mattarella, dette perché nuora intendesse. Anche 94 milioni di dollari di missili teleguidati con gps militare che vanno per più di metà fuori bersaglio con un'ora e mezzo di preavviso sono un messaggio. Un messaggio che gli ultimi 3 giorni hanno visto rispedire al mittente. È ancora lunga, in questo senso.
A presto
Paolo

Paolo Selmi ha detto...


PS In ogni paese delle meraviglie che si rispetti non mancano i cappellai matti. Dopo aver parlato dell'uomo col cappello da vaccaro, dell'uomo col colbacco e dell'uomo col turbante, occorre brevemente accennare all'uomo col fez. Sta maluccio, il ragazzo. Ha da affrontare un referendum cruciale per le sue sorti politiche e, anche con l'ultimo sparo di proiettili da parte del vaccaro, è stato caldamente invitato a smettere di veder colbacchi (e tollerare la presenza del turbante). Il vaccaro, si sa, ha maniere poco diplomatiche: prendere o lasciare. E così, gli ha detto di non pensare più a Manbij e di fare il bravo altrimenti Incirlik si trasferisce nella "libera" Tabqa (http://www.fondsk.ru/news/2017/04/12/tureckij-sled-v-sirii-43817.html). E l'uomo col fez non è contento. La sua operazione, più che uno scudo, ha sortito uno scudetto e la stampa locale non smette di farglielo notare (ibidem). E i consensi flettono qual piuma al vento. E l'uomo col fez ha un referendum, ora, a cui pensare. Un referendum che non lo fa dormire di notte e lo costringe a mandare giù bocconi amari. Si sa, anche nel paese delle meraviglie i bocconi amari e i prendere o lasciare sono schiaffi che funzionano nel breve termine, ma che fomentano rancori che potrebbero emergere nel medio e nel lungo. Per il momento ha seguito il consiglio del vaccaro. Ma il 16 aprile è vicino. E poi si sa, dai cappellai matti non ci si può aspettare mai nulla di buono.
Un caro saluto
Paolo

Ciao Alex1,
Sempre su fondsk.ru sono apparsi due lavori abbastanza interessanti sull'Ucraina
Uno a firma di Valentin Katasonov dal titolo "FMI e Ucraina: gioco infinito senza regole", che è un ottimo e lucido economista e analista, e che parla proprio dei due pesi e delle due misure che il FMI adotta nei confronti dell'Ucraina, uno stato che ha dichiarato default, che ha nazionalizzato una banca (niente illusioni, quella dell'oligarca Kolomoiskij nemico di Parascenco, tutto nella norma…), che conduce una guerra civile (sono le tre macro-infrazioni, poi ci sono le piccole) e che ciò, nonostante, riceve tranche di assegni di miliardi di dollari (http://www.fondsk.ru/news/2017/04/11/mvf-ukraina-beskonechnaja-igra-bez-pravil-43810.html).
Il secondo, dal titolo "Ucraina - il grande senza-visto" (http://www.fondsk.ru/news/2017/04/10/ukraina-velikiy-bezviz-43805.html), parla del fatto che, settimana scorsa, c'è stato il primo fondamentale passo per la libera circolazione di 45 milioni di ucraini sul territorio comunitario. L'economia nazionale è al collasso, specialmente dopo l'ultimo blocco imposto alle repubbliche ribelli (una mossa geniale che si stima costerà il 2,5 / 3% del PIL nazionale) e "qualcuno", che dirige evidentemente le fila di Bruxelles ha deciso, prima di trovarsi Kiev piena di Ak-47 dalla parte sbagliata, di aprire le gabbie e dare una valvola di sfogo, in barba a un recente referendum di un Paese membro dichiaratamente contrario e alla stragrande volontà dei cittadini UE (che ovviamente non saranno mai interpellati su questo). Auguri a noi...
Vorrei tanto fare un ampio sunto di questi due lavori, ma ho paura di non riuscire nel breve. Nelle repubbliche popolari del Donbass, invece, la situazione è stazionaria, anche se si teme l'ennesima escalation ucraina, dovuta ai nuovi acquisti dai baltici e dalle truppe formate dagli istruttori Nato (se no, a cosa servono i miliardi del FMI di cui sopra?). Tuttavia, proprio, ieri, è comparso a Lugansk questo manifesto, dal titolo "Noi torniamo a casa!" (http://colonelcassad.livejournal.com/3352770.html) Glielo auguro.
Un caro saluto
Paolo

alex1 ha detto...

Avete notato come i nostri media si sono precipitati a dare il soprannome "il russo" al rapinatore in fuga nel ferrarese e come è stata inventata subito la storiella che sia un ex militare dell'armata rossa?

Fulvio Grimaldi ha detto...

Paolo@
Caro dotto e divertente Paolo, di sicuro sbaglierò io perchè non ho la tua fenomenale ricchezza di informazioni, ma continuo a vedere sugli occhi dell'uomo con il basco e la stella rossa occhiali dalle lenti molto rosa. Non credo che l'uomo col Fez e quello col cappello texano abbiano mai sciolto il loro osceno connubio, per quanto l'uomo col colbacco l'abbia sperato. Io credo che l'uomo col colbacco ci tenga molto a flirtare con quello col fez, ma abbia incocciato un bello zoccolone. Tra fez e cappello texano il rapporto di forze impone un assetto irrinunciabile, al di là delle scappatelle curde. Poi dove s'è mai visto, dagli anni '20 un Fratello Musulmano che si mette contro il suo Frankenstein?

Paolo Selmi ha detto...

Insomma... morale: quando l'uomo col fez incontra l'uomo col capello texano, l'uomo col colbacco è un uomo morto. Oppure no, si rialza e comincia a dire "Al cuore, Ramon, al cuore"… mi fermo qui perché altrimenti tradisco la mia vera fonte di informazioni… la trilogia del dollaro e anni e anni di cosiddetti spaghetti-western! Spaghetti cosa, a proposito? Spaghetti sarete voi e Clint Eastwood l'abbiamo scoperto noi! Tenetevi pure il vostro El grinta e lasciateci Django, Cuchillo e Keoma! :-)

Ciao!
Paolo

byebyeunclesam ha detto...

alex1@

salvo poi virare su Ezechiele il Serbo, ma comunque la slavofobia è salva...

alex1 ha detto...

Una sola domanda riguardo all'articolo del post: io mi ricordo che I vari telegiornali ci dissero nel 1992 che Najibullah fuggi' dal carcere mentre L'armata dei Mujihaddin di Massud sotto l'incalzare dei Talebani avevano abbandonato Kabul e che poi fu giustiziato dagli stessi Talebani. Probabilmente l'informazione non era corretta. Tuttavia e' noto che I Mujihaddin furono piu' feroci dei Talebani stessi, e che non esitarono a tirare con mortai e missili americani anche sulle file per il cibo a Kabul. Cosa che fecero pochi anni dopo gli sgherri di Izedbegovic a Sarajevo.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Alex1
A me risulta che sia stato impiccato dai mujahedin. Comunque in Google si dovrebbe trovare la risposta corretta. Fai bene a ricordare la bufala sul mercato di Sarajevo dell'infame Sofri.

Anonimo ha detto...

Ha ha ah ha ha ahh !!! ha ha! Tornando un attimo ai cappelli... secondo me... mi sbaglierò, ma a qualcuno non verrebbe in mente di far la pupù in tutti questi cappelli? Escludendo il colbacco ovviamente.Forse l'uomo col colbacco é pronto ad evacuare, soprattutto, nel cappello da cow boy e nel fez. Dopo tutto, ha dovuto ingerirsi, suo malgrado, troppo guttalax somministratogli vigliaccamente e in modo infingardo dall'uomo col cappello texano, con l'aiuto mefistofelico del madido e sordido uomo col fez. Basta Imodium neh ? ....

Max

Ps: un po' di umorismo.. ridiamo un attimo... per non piangere.

alex1 ha detto...

La Corte UE condanna la Russia per la strage di Beslan. A leggere sembra che a mettere le bombe nella scuola siano stati i russi...che altro serve di dire?
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/13/massacro-di-beslan-corte-europea-dei-diritti-delluomo-condanna-mosca-a-pagare-3-milioni-di-euro/3520249/

Fulvio Grimaldi ha detto...

Luca@
Ho vosuto eliminare il tuo commento. Se lo avessi pubblicato potrebbero essere guai. Capirai perchè. Con l'aria che tira...

Anonimo ha detto...

Altroché Beslan, la corte ueh , dovrebbe condannare pure qualcun'altro... per l'11 Settembre. Par condicio, giusto? E i TERRIBILI massacri sui civili di Fallujah con le armi chimiche? E' TUTTO DOCUMENTATO, ma tutto impunito, come sempre. Poi hanno anche la faccia tosta e putrida di accusare Assad di attacchi chimici contro il proprio popolo con prove fake e costruite ad arte a tavolino.Solo un decerebrato potrebbe credere ai caschi bianchi!
Ma che esempio di altissimo ed innegabile valore morale e civile la nostra corte ueh!
Perché non condannate chi ha creato, finanziato, foraggiato, sostenuto, promosso, aiutato, armato, protetto e coperto il terrore nero dell'isis? E continua a farlo. E del signoraggio bancario... che ne direste? E Soros? Che mi dite dello Yemen massacrato, dove ogni giorno vengono uccise centinaia di civili, tra i quali innumerevoli bambini? Eh? Corte ueh? Parliamo anche della Grecia e in quali condizioni l'avete ridotta? Eh? corte ueh? Parliamo della Libia? Eh? corte ueh? Di come é stato assassinato un popolo e una nazione e di come è stato ucciso selvaggiamente Gheddafi, chi sono i mandanti?. Eh? Corte ueh? E chiudo qui perché potrei andare avanti ancora all'infinito. Ne avrebbero da lavorare per almeno tre generazioni... neh? corte ueh? Squallide gelatine velenose.

Max

Anonimo ha detto...

Capisco Fulvio,purtroppo hai ragione.
Luca.

rossoallosso ha detto...

e quanto dovrebbe pagare la Stato italiano per l'assassinio di Aldo Moro? Qui sì ci sarebbero evidenze di "manchevolezze" da parte degli apparati statali. Boh ! Misteri di cosa nostra.
Poco misteriosa invece è la pochezza umana e politica di tal burattino,il pinocchio di Firenze che in tv blatera di "negazionismo dei vaccini",il vaccino come dogma dopo e più di Gesù Cristo

Paolo Selmi ha detto...

Ciao Fulvio!

"La diplomazia è l'arte di cagare nll'anima di una persona, lasciandogli però in bocca un leggero sentore di fragola" ("Дипломатия — это искусство так насрать кому-нибудь в душу, чтобы у того во рту остался легкий привкус лесных ягод.")
Non so di chi è questo aforisma, ripreso dal buon Cassad, e non mi interessa saperlo… tanto è preistoria. La "diplomazia contemporanea" di cui l'Occidente è la massima espressione, di retrogusti non vuole saperne, preferisce i pesci in faccia peggio che a una trasmissione della defilippi.
Poi, quando un diplomatico (ex ambasciatore in Siria Peter Ford), intervistato dalla BBC, dice il contrario di quello che si aspettano i suoi padroni, tolgono il filmato dalla rete (troppo tardi, in questo caso, http://www.veteranstoday.com/2017/04/07/trump-lied-fmr-ambassador-peter-ford-busts-false-flag-gas-attack/) e rincarano la dose di pesci in faccia.

Segnalo un altro articolo, purtroppo in russo (http://anna-news.info/%d1%80%d0%b0%d0%b7%d0%bc%d0%b8%d0%bd%d0%b8%d1%80%d0%be%d0%b2%d0%b0%d0%bd%d0%b8%d0%b5-%d1%81%d0%b8%d1%80%d0%b8%d0%b8/)

Parla dello sminamento della Sira (d'altronde si sa, i cattivi, le bestie, gli orchi, i comunisti mangiano bambini ben pasciuti, non pelle e ossa), argomento principe del prossimo incontro ad Astana fra Russia, Iran e Turchia (intorno al 3-4 maggio).
Il documento in preparazione in questi giorni prevede un piano d'azione che coinvolgerà i Paesi sopra citati sotto il coordinamento di Damasco. Cita direttamente Agnes Marcaillou, direttrice dell'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di sminamento, e la sua stima che, per lo sminamento di Iraq e Siria, occorreranno 40-50 anni (un sunto in inglese qui, http://indianexpress.com/article/world/un-40-50-years-needed-to-clear-weapons-in-iraq-and-syria-4600043/): e neanche per risolvere il problema, ma solo per arrivare a uno scenario tipo Europa dopo la II Guerra mondiale, dove si trovava qua e là una bomba inesplosa. Dati e costi dell'operazione, espressi in centinaia di milioni di dollari all'anno, sono citati anche nell'articolo indiano, per cui non mi dilungo.
Una notazione, del giornalista di Anna news, deve far riflettere. La riporto integralmente: "Verosimilmente, il documento che stanno elaborando (Russia Turchia Iran Siria, N.d.T.), fornirà una versione "alternativa" della parte siriana, dal momento che mezzo secolo di sminamenti RISPONDE SOLO AGLI INTERESSI DI UN INASPRIMENTO ULTERIORE DEL CONFLITTO, il che non rientra in alcun modo nei piani della Russia" (Вероятно, документ, о котором идет речь, даст «альтернативную» версию действий в Сирии, поскольку сроки в пол-века отвечают лишь интересам эскалации напряженности, что никак не входит в планы России.)
Il che significa che l'ONU non sta facendo valutazioni sull'oggi, MA HA GIA' MESSO NEL CONTO che il conflitto in Siria prevederà ulteriori sganci di missili e supposte come quelle appena lanciate in Afghanistan, più città tappezzate di mine antiuomo, più… più… più… senza badare a spese.
Ci rendiamo conto? Ha già dato per scontato quello che, probabilmente, i Paesi sopra citati cercheranno di evitare. "Il leggero sentore di fragola" di cui sopra, all'ONU è ancora di casa.
Stiamo in campana.
Nel frattempo,
i miei migliori auguri di una
Buona Pasqua!
Ciao!
Paolo

byebyeunclesam ha detto...

in Italia, bombe dei "Liberatori" se ne trovano in giro, scavando un poco, ancora oggi dopo 72 anni.
in Siria e Irak, a giochi fatti, probabilmente tanti potranno costruirsi una remunerativa professionalità quali sminatori fino al giorno della pensione...

alex1 ha detto...

Su Wikipedia ed altri siti non e'espresso in modo chiaro la fine di Najibullah. Di certo I muijhaddin di Massud gli erano nemici. Probabilmente il mainstream di allora sosteneva apertamente per Mujihaddin peraltro sostenuti ideologicamente anche in Bosnia (erano I poveretti "assediati, affamati e disarmati" ha preferito scaricare le colpe sui Talebani anche di questa esecuzione, fra l'altro gli stessi avevano distrutto quasi tutte le coltivazioni di oppio allora presenti in Afghanistan.

Paolo Selmi ha detto...

Ciao Fulvio!
un grazie sempre ad Anna News che, oltre a servizi propri, un po' come Colonel Cassad recensisce mezzo mondo. Oggi è il turno di Snowden dal suo profilo tweeter.
http://anna-news.info/%d1%81%d0%bd%d0%be%d1%83%d0%b4%d0%b5%d0%bd-%d0%be%d0%b1-%d1%83%d0%b4%d0%b0%d1%80%d0%b5-%d1%81%d1%88%d0%b0-%d0%bf%d0%be-%d0%b0%d1%84%d0%b3%d0%b0%d0%bd%d0%b8%d1%81%d1%82%d0%b0%d0%bd%d1%83/
Commentando l'attacco in Afghanistan con la "madre di tutte le bombe", recupera questo articolo in cui si spiega, nel dettaglio, un progetto dove venti di questi suppostoni, chiamati MOP o Massive Ordnance Penetrators, sono costati 314 milioni di dollari (http://articles.latimes.com/2011/nov/16/business/la-fi-bunker-buster-bomb-20111117).
Il bello è che questi soldi sono serviti a distruggere quanto già finanziato dagli americani stessi! (http://www.nytimes.com/2005/09/11/magazine/lost-at-tora-bora.html?_r=0)
In sostanza, il complesso di tunnel di Tora Bora, basato su grotte naturali, fu ampliato negli anni Ottanta in chiave antisovietica e... ehm, finanziato dalla CIA.
Se a questo aggiungiamo, perché ci piace girare il coltello nella piaga, il fatto che 3/4 delle prime 500 aziende USA convogliano i loro profitti nei paradisi fiscali (2 mila 100 miliardi di dollari, per un totale dovuto al fisco di 620 miliardi di dollari nel solo 2014
http://www.uspirg.org/news/usp/study-72-fortune-500-companies-used-tax-havens-2014-0 vale la pena di leggerlo per intero, questo articolo, un po' datato... ma adesso può essere solo peggio) ehm... chi sta pagando tutto questo negli USA, anzi nella "America first"?

Buona Pasqua!

Paolo