venerdì 10 ottobre 2008

DAL 4 NOVEMBRE ALL'11 OTTOBRE


I MUSSOLINI SI TRAVESTONO


Questa guerra degrada gli uomini e la vita, distrugge il sistema democratico e porta alla dittatura… La guerra corromperà i giovani con la violenza, la noia, l’imboscamento, le razzie, la demagogia, il disprezzo per il lavoro e un atteggiamento di svilimento della vita… Un tale sistema porta invariabilmente a un’espansione dell’establishment militare, che a sua volta chiede maggiori stanziamenti (sotto Prodi: + 23%) … Il risultato è un circolo vizioso nel quale i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri più poveri. I poveri non sono solo costretti a combattere in guerra, ma anche a finanziare la propria stessa carneficina
Giacomo Matteotti (assassinato nel 1924 dai fascisti)

Pezzo dedicato a coloro nel PRC che, per la manifestazione dell’11 ottobre 2008 contro il governo e per un sacco di cose, si sono scordati le parole guerra, basi, Nato, imperialismo.

Io me lo vedo già, il presidente Napolitano, quello che ha firmato il decreto Gelmini, di distruzione materiale della scuola e mentale dei nostri figli, e anche quello per la guerra all’Afghanistan, di devastazione di un popolo innocente. Me lo vedo alto, compunto, nasale e ore rotundo, sul palco delle celebrazioni, con accanto generaloni, capitalistoni e famigli politico-mafiosi, inneggiare alla “Vittoria” del 1918.
E mi sovviene di quel monumentino nel mio paesino, pari ai monumentini di tutti i paesi d’Italia, con sopra tanti nomi di diciotto-ventenni, spesso un decimo della popolazione, messi sul rogo del glorioso olocausto patriottico. E mi sovviene anche di qualcosa che nessuna scuola, né di Gentile, né di Berlinguer, né di Moratti, né del palmipede attuale, ha mai insegnato. Che i governi di Germania e Austria-Ungheria avevano offerto a quello italiano, di Salandra, di consegnare all’Italia i territori di Trento e Triste pacificamente, se l’Italia non fosse entrata in guerra a fianco dell’ “Intesa” (esistono i documenti). Lo sapevano anche i parlamentari che, a maggioranza, si opposero all’entrata in guerra, poi imposta dal regal nano Vittorio Emanuele III al primo ministro Salandra con uno di quei colpi di Stato di cui questo ominicchio si sarebbe sempre dimostrato pratico.
Ditelo, gridatelo ai bonzi che il 4 novembre vogliono celebrare, formalmente, i 600mila eroi martiri delle nostre campagne, delle nostre fabbriche, delle nostre scuole. Una generazione condannata a morte molto peggio dei 30mila desaparecidos argentini, alla mutilazione e, poi, alla disoccupazione, alienazione, disoccupazione. Una tessuto sociale lacerato. Una massa di disperati, frustrati e incazzati, da costruirci sopra il megacarcere fascista. Ma la cerimonia dei caduti è una finta. Perché sostanzialmente si celebrano
gli agrari e gli industriali organizzati e lobbyzzati dalla massoneria (la stessa di oggi, quella vera, quella P2 e del governo Veltrusconi) che dall’inutile strage hanno tratto profitti senza precedenti, tali da impostare per decenni, con potenza apparentemente incontrastabile, i rapporti di forza tra le classi. Profitti che hanno anche permesso a Mussolini di farsi le sue di guerre. Guerre finalizzate allo stesso scopo, ma finite male. Non fosse stato per il Piano Marshall di Rioccupazione dell’Italia. Furono le stesse motivazioni degli Usa e sono quelli di oggi. Solo che allora gli andò bene.

Il Mussolini socialista, che da pacifista assoluto alla direzione dell’”Avanti”e promotore di sabotaggi contro il militare, convinto dalla massoneria nella persona di Filippo Naldi, direttore del “Resto del Carlino” e da milioni di franchi francesi (consegnatigli dal segretario del Ministero di Guerra francese), si metamorfizzò nel Mussolini interventista, direttore del “Popolo d’Italia”. In cambio avrebbe avuto il sostegno delle oligarchie italiane, massoni e no, a una dittatura che salvaguardasse i rapporti di classe costituiti. Una volta di più il nostro paese venne governato da un rinnegato e un corrotto. Una volta di più, con i Fasci di Azione Rivoluzionaria creati nel 1915, si misero in campo borghesi, proletari e sottoproletari indottrinati e militarizzati a fini di “sicurezza”. Che però era la sicurezza dei padroni contro gli emersi dal mare di sangue del 15-18..
(Peter Tompkins, “Dalle carte segrete del duce”, Marco Tropea Editore 2001)

L’essere riusciti a portare 600mila ragazzi a farsi sbranare dalla guerra tra Carso e Piave, avendo già fatto svaporare un bel po’ di disoccupazione (e nel contempo abbandonare delle terre), fruttò non poco ai mercanti di cannoni e indotto, in mercati e dunque profitto.
Come gli USraeliani con l’Iran negli anni ’80 contro l’Iraq, gli industriali italiani non si peritarono neanche di vendere armamenti agli eserciti chiamati nemici. Roba da corte marziale e, in guerra, da pena capitale. Piccolo conflitto d’interessi che anch’esso si è ampiamente istituzionalizzato. Ne è venuto fuori un complesso militar-industriale dominante da allora, ogni tanto con papali spruzzi di acqua santa in fronte. Siamo stati il laboratorio per quella metastasi militar-industrial-intelligence-politica che il presidente Eisenhower deprecò.(andava a scapito non tanto della libertà e della pace, quanto dell’agro- e petrol-business) e che oggi regge le sorti dell’intero Occidente bianco, cristiano, inabissato nella sua crisi e perciò avviato alla rifascistizzazione.

Costi (ieri e oggi). Con la scusa dell’emergenza bellica (oggi terroristica, immigratoria e della crisi) si abolirono i limiti all’orario di lavoro, le ferie erano cancellate, donne e bambini erano obbligati a lavorare come schiavi per ore interminabili e con paghe bassissime, gli scioperi erano proibiti, la libertà d’espressione fulminata come “collaborazionismo, l’insubordinazione punita con 24 anni di confino. Poi 600mila morti, milioni di mutilati, comunità distrutte. Un paese contaminato nella psiche.
Profitti. Dalla sola Grande Guerra l’aumento dei profitti all’industria italiana è stato del 200-400%. Fiat, Edison (elettricità), Montecatini (esplosivi e prodotti chimici, Ansaldo (cannoni). Le banche si gonfiarono a loro volta: lo Stato dovette pagare un interesse del 6% anziché del 2. Per pagare le spese di guerra il governo ricorse all’inflazione inondando il paese con il quadruplo di cartamoneta rispetto a prima. I prezzi si ottuplicarono, il 90% degli oneri di guerra fu fatto ricadere sui poveri.

Mancando un’adeguata proposta e capacità di sinistra, gran parte delle vittime sopravvissute furono aizzate e finirono con lo scaricare il loro astio, non contro i responsabili, ma contro coloro che l’isteria fascista definitiva i responsabili della “Vittoria mutilata”: gli alleati rubacchioni di ieri. Ottima premessa per avvelenare un popolo di propaganda imperialnazionalista, per mandarlo a sterminare e depredare popoli africani, per infliggere nel ’40 agli Italiani il “qualche migliaio di morti” da offrire ai tedeschi in cambio di un pezzo della Francia – la “sorella latina” – sbranata. Proprio così, nel 1915, a Mussolini non era bastato Trento, ma aveva voluto, spinto dai suoi padrini, anche il Brennero. E il famoso “imperialismo straccione” si prese, sottomise e vessò in perpetuo, un pezzo di mondo germanico.

Quante assonanze con oggi! Quanti paralleli! Quanti avvertimenti! Allora le barricate di Oltretorrente a Parma non bastarono. Quella vittoria fu soffocata nel veltrinottismo di allora. Oggi il modulo si ripropone pari pari, quegli abiti sono passati di moda, le canzonette hanno ritmi e tonalità diverse, ma escono dallo stesso strumento, la vettura sulla quale si muovevano è stata perfezionata, ancora più cingoli, il carburante arricchito, magari atomico, gli obiettivi estesi al mondo.
Abbiamo pure il quartetto di testa che pare clonato dal vecchio: in cima Vittorio Emanuele III, poi Mussolini, … Schifani… Fini… Per il titolo di Luigi Facta (primo ministro arrendevole al tempo della Marcia su Roma) concorrono in tanti: Prodi, Veltroni, Bertinotti, D’Alema. Quelli, invece, delle barricate dell’Oltretorrente parmense bisogna inventarseli.

I partiti di sinistra ci hanno fornito una trincea di fuffa. Se quella di allora era di parmigiano, questa è di ricotta. Se non ci si muove tutti subito, non parlo di borghesia e di classe operaia, parlo di popolo, di masse. Masse tipo Parma nel ’22, o Cochabamba nel 2000, o Katmandu oggi. L’11 ottobre quelli che topparono sotto Prodi, anzi, da una vita, marciano a Roma contro il governo Berlusconi e le sue nefandezze propedeutiche al massacro sociale e al fascismo 2000. La piattaforma è concertativa. Il 17 ottobre c’è il primo grande sciopero generale dei sindacati non affetti da sindrome (ben compensata) di don Abbondio. La piattaforma è ottima. Per fine mese, sollecitati da una rivolta di massa e ansiosi di oscurare la manifestazione del 17, i sindacati confederali, quelli che hanno firmato la svendita dell’Alitalia ai furbetti del quartierino, annunciano lo sciopero generale per la scuola (due ore, 90 minuti?. E poi c’è Di Pietro a Piazza Navona, sempre l’11, per la raccolta di firme contro il “Lodo Alfano licenza di uccidere per quattro” . Sento già gli strepiti: “Con Di Pietro mai!” Quel giustizialista!”. Invece ci azzecca. Il fascismo inizia con l’eliminazione delle misure di garanzia che le lotte dei subalterni hanno strappato ai padroni. Sbiancare con il bianchetto quattro “criminal files” ,lasciando il popolo bue alla mercè dell’arbitrio punitivo di quei quattro e dei loro sponsor e pretoriani, significa che uno dei nostri principi fondanti è stato smantellato: uguaglianza. Gli altri verranno sgretolati a seguire. Dopodichè, provati a parlare di salario, unioni di fatto, tempo pieno, Nato e pace!
Difatti, è Di Pietro, sul quale ci saranno occasioni e tempi per dissentirne, che gli Al Capone del Palazzo sputano più veleno. A noi ci ignorano. Facciamoci sentire. Diamo alle date indicate, mollaccione o dure che siano, una sterzata.

2 commenti:

Karl ha detto...

Come sempre i tuoi articoli sono illuminati ed illuminanti.
Spero domani di vederti a Roma con Nando.
Io sarò con lo spezzone di corteo del PCL.

Attila ha detto...

Sì, hai ragione, questi "rifondatori comunisti" si sono scordati le parole: "guerra", "imperialismo", "basi", ma in compenso citano sempre "i maschi picchiano le donne", "perchè i maschi uccidono le donne?", " i maschi sono assassini e stupratori"(come se poi gli operai-che a parole dicono di difendere- che ogni giorno versano sangue e sudore per il bene comune, non fossero maschi!). Per quanto riguarda Napolitano, tra le guerre appoggiate, io ci metterei pure quella all' Iraq.