sabato 15 maggio 2021

Youtube mi censura su Palestina e Colombia.

 

https://visionetv.it/il-mondo-e-in-fiamme-dietro-il-sipario-talk-show/

 

Mi è stato appena comunicato (vedi sotto) che il video di Visione TV del forum su Colombia e  Palestina, in cui Francesco Toscano intervista me e un ex-dirigente dei servizi di sicurezza colombiano, inseguito da minacce di morte e riparato in Canada, è stato rimosso da Youtube. Senza nemmeno le solite ipocrite e criptiche spiegazioni. Le rivelazioni dell’ex-agente, Richard Maok Riano Botina, su quanto sta succedendo in Colombia e quali siano gli attori al centro di una quasi guerra civile, compresi USA e Israele, e sui legami tra gli interventi in Colombia e quanto va succedendo in Palestina, costituiscono un autentico scoop. Intollerabile per i poteri interventisti.

Anche le mie analisi e considerazioni devono aver disturbato gli operativi delle aggressioni e delle violenze in corso, alle cui dipendenze operano le piattaforme..

Credo che valga la pena ricuperare questo documento. Lo trovate al link qui sopra. Alla faccia di una censura che sta rendendo quella fascista uno scherzo.

Fulvio

Videoforum di Visione TV--- --- COLOMBIA, L'ISRAELE DELL'AMERICA LATINA ISRAELE, LA COLOMBIA DEL MEDIORIENTE

Moni Ovadia, ma quale "scelto"!

https://www.youtube.com/13f6d352-d8f3-407c-88ac-f798616d010b   

 


Il video forum di Visione TV, moderato da Francesco Toscano, realizza un autentico scoop. Occupandosi di due casi, particolarmente virulenti, delle grandi tragedie imposte nel nostro tempo da dirigenze a dominati, i pogrom di Colombia e Israele, presenta un ex-dirigente dei servizi di sicurezza di Bogotà, oggi in esilio in Canada rincorso da minacce e sicari di morte. Richard Maok Riano Botina, ci rivela cosa sta accadendo in Colombia in termini di insurrezione popolare e sanguinosa repressione, i retroterra e gli attori, soprattutto statunitensi, ma anche israeliani, dell'operazione in atto, la prospettiva di un'aggressione al Venezuela. A conoscenza del ruolo dei servizi segreti occidentali e rispettivi padrini politici in vari scenari, ha anche qualcosa da dirci su quanto sta avvenendo in Palestina.

A questo si aggiungono le mie analisi e considerazioni. 

Cronache di sicofanti e opportunisti

 


Se siamo nauseati dal doppiopesismo e dal codardo oltraggio di media e politici italiani, abbiamo almeno il grande conforto della risposta della nostra gente, anche giovane, agli eccidi che Netaniahu va commettendo, sostenuto da una popolazione che nella parte maggiore e peggiore si identifica nel motto "morte agli arabi". In Germania, faro d'Europa, se le sognano le decine di migliaia di manifestanti che da Milano a Napoli, da Roma a Torino e in mille altri centri abitati, vanno esprimendo la loro perfetta conoscenza e coscienza - e il ripudio - del genocidio inflitto ai palestinesi, titolari di quella terra. Oggi, come sempre, da 73 anni.

Sarà che, tutto sommato, a dispetto delle leggi razziali e dei treni che partivano dal "binario 21", noi siamo scampati a quella generalizzazione ed eternizzazione della colpa che sono state inflitte all'intero popolo tedesco. Come l'ha proclamato, in un momento di demenza, il giornalista Paolo Barnard - "Il popolo tedesco il nazismo ce l'ha nel DNA" - ma lo condividono molti italiani ed europei, che il loro post-ultra-fascismo ritengono di poterlo mimetizzare con le pratiche a vuoto dell'antifascismo pretestuale. E' gente che non hai mai sentito nè di Marx, nè di Beethoven, nè di Goethe, nè di Hegel, nè di Duerer, nè di Bertold Brecht, o Fritz Lang, nè del milione di tedeschi antinazisti giustiziati dal Reich. Il razzismo assume molte forme. E l'antifascismo anche.

Nakba? Non basta mai!


Nella Palestina israelizzata, dopo che l'ONU, nel 1948, aveva sancito un'iniqua divisione del territorio tra presenza storica e presenza in arrivo, ci fu la Nakba, la "catastrofe". Solo il primo passo per lo sradicamento pressochè totale dei palestinesi, dopo la guerra del 1967, quanto meno dai loro diritti, oltre che dalla massima parte del territorio lasciatogli dall'ONU. Nakba in questi giorni ricordata dai palestinesi e celebrata dagli israeliani e da tutti i giustificatori di uno "Stato degli ebrei" (gli altri, 5 milioni, sono spettri) come recentemente sancito da una legge costituzionale.

Le autorità israeliane - in netto contrasto con lo storico israeliano Ilan Pappè e il suo "La pulizia etnica della Palestina" - affermano che fu spontanea la partenza di quel milione di palestinesi (80% della popolazione), un esodo, mica una fuga dai villaggi bruciati e dai massacri alla Deir Yassin (che vidi ripetersi, pari pari, da cronista di "Paese Sera" nella Guerra dei Sei Giorni (1967). Affermano che non esistono documenti che attestino una preordinata strategia di espulsione da parte di Ben Gurion e altri responsabili del nuovo Stato. Curioso:  coloro che mettono in discussione lo sterminio nei campi di concentramento tedeschi, o almeno la portata della Shoah, dicono la stessa cosa: non esistono documenti a provare le relative disposizioni governative.

E' questa eternizzazione della colpa, qualsiasi ne siano fondamento e ampiezza, che è servita a coprire 73 anni di genocidio strisciante, inverosimili vessazioni, repressioni sanguinose, furti, colonizzazione, espropri. Da tutta la Palestina a quello che ne rimane: le case di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, il campo di sterminio di Gaza e qualche fazzoletto di terra in Cisgiordania, stretto tra fortilizi e scorribande di coloni. 


 
Araba fenice

Chi avrebbe resistito a tanto abuso, dolore, perdite? Con l'unica formazione palestinese ancora combattiva, Hamas e la costola Jihad, isolata nella Striscia e associata alla discutibile e ambigua Fratellanza Musulmana (Turchia, Qatar, Tripoli di Libia), sotto la ferula oppressiva e corrotta dei collaborazionisti di Fatah e Abu Mazen, con Barghuti e la migliore dirigenza palestinese ergastolana nelle carceri dell'occupante, la vicenda palestinese pareva all'epilogo. 

Lo era parsa tante volte nel corso della storia, ma altrettante era stata la rinascita, tentata e, a volte, capace di mettere l'intero Stato in crisi. I 15 anni in cui l'ormai illegittimo presidente dell'ANP e di Fatah ha soppresso la libera espressione della volontà popolare, in perfetta simbiosi politica e pratica repressiva con Tel Aviv, avevano silenziato ogni resistenza. Salvo sparuti episodi di individuale reazione, o l'ostinata risposta a Gaza di un Hamas cui, comunque, la popolazione non ha mai negato fiducia e i suoi immensi sacrifici.

 In questi giorni vediamo le stesse scene della prima e seconda Intifada. Le riconosco perchè le ho vissute, accompagnate dai ricordi di corpi sfracellati da proiettili per aver tirato pietre. E l'enormità del sopruso (strumentale, alla vista di un Netaniahu malfermo che si aggrappa al nemico "esterno") sta scuotendo le fibre e le coscienze di quei milioni di palestinesi che discesero dalla Nakba e si moltiplicarono nei tuguri e nella discriminazione dei paesi ospitanti. Li troviamo ai confini e davanti ai reticolati. E c'è Hezbollah, vincitore due volte su Tsahal e c'è l'Iran. 



Ricatti, vittime e complici

 La Germania è un'avanguardia nel contrasto alla scellerata manovra virusiana, ma in politica estera funziona il noto ricatto e l'opportunismo guerrafondaio dei democristiani, socialdemocratici e, peggio di tutti, dei Verdi, amici del giaguaro dai tempi di Cohn Bendit e Joshka Fischer. Ma nel resto del mondo e in Medioriente c'è da prevedere che per Israele non vada più tutto tanto liscio. Ne sta facendo una di troppo e, dalla mancata vittoria imperialista in Siria, dal ritorno dell'Iraq all'insofferenza verso gli USA, dall'incapacità perfino di domare lo Yemen, dalla prospettiva che in Iran dal "moderato" Rouhani si torni a una dirigenza più ferma e dignitosa, pare si possa desumere che l'equilibrio delle forze possa mutare. Anche se i serpenti daranno tutti i colpi di coda che si possano temere. A partire dell'accusa di "antisemitismo", arrivata a comprendere ogni comportamento non omologato: dal no-vax al no-migranti, al no-Salvini, o Draghi, o McDonald's

Moni Ovadia e la "scelta" di dio, l'ANPI e l'equidistanza tra vittime e carnefici

Vorrei dire qualcosa di accorato a due soggetti che potrebbero salvaguardare meglio il loro indubbio prestigio. Mi riferisco a Moni Ovadia, il bravo intellettuale con la kippa, presente ovunque a difendere con coerenza e onestà valori fuori discussione, diritti umani e civili, "un ebreo contro, dalla parte degli ultimi". In un commento ai fatti palestinesi sul Fatto Quotidiano, detto ciò che andava detto da ebrei liberi, quelli che in Israele definiscono "odiatori degli ebrei", ha ripiegato sulla religione. Non in termini mistici, ma in quelli che si riferiscono al  rapporto col loro dio  che è il "dio dell'intera umanità", ed è già una pretesa che condivide con i cristiani. Ma con "dio degli sbandati meticci, stranieri, schiavi"  siamo a quel vittimismo che non è unico, ma dovrebbe valere per umani d'ogni tipo. Diventa aristocratico, elitario ed escludente, quando si ritorna alla furba formula dei compilatori del libro di leggende intitolato Bibbia: il popolo scelto da dio, il popolo eletto cui tutto è concesso e perdonato. Nel suo breve trafiletto, Ovadia quella parola "scegliere", "sceglie", "scelti", la nomina tre volte. Moni, quando si parla di popolo scelto, si incomincia a guardare dall'alto in basso gli "sbandati, meticci, schiavi..."

L'altro soggetto è collettivo, l'ANPI, benemerito custode del ricordo e della continuità dei valori partigiani di liberazione dal totalitarismo. A parte, la non piccola dimenticanza relativa al totalitarismo in atto sulla nostra pelle, questo ente ha già al suo passivo numerose sbandate rispetto ai suoi presupposti ideali e statutari, (penso alla'Ucraina e alla catena di trasmissione rispetto al PD). Il presidente Pagliarulo, sullo scontro tra oppressione e libertà in Medioriente, auspica una eliminazione delle "due bandiere", la scomparsa delle odiose "tifoserie", e il trionfo di un'unica bandiera "arcobaleno", che faccia vincere la pace sulla guerra. Per Pagliarulo non conta che entrambe le opzioni, pace e guerra, stiano in mano a solo una delle due "tifoserie". E che prima della pace dovrebbe venire la giustizia. Un inno al cerchiobottismo. Chissà cosa ne direbbe la "tifoseria"  dei vecchi partigiani.


venerdì 14 maggio 2021

A proposito dell'arma biologica a tre testate: virus-tampone- vaccino --- ORDINE DI SERVIZIO COVID: FAR FINTA DI NIENTE

  

https://youtu.be/nzh9XqHE5MU    https://youtu.be/nzh9XqHE5MU  

Detto, nella videointervista di Sancho, dei primordi della nuova fase cruenta della globalizzazione in Palestina e Colombia (ma anche in Myanmar, Somalia, Sahel, Ucraina), torniamo a quella che stiamo subendo noi, insieme a tutto il resto dell'umanità, soprattutto in Occidente. Avete visto i governanti italiani, ministri, parlamentari e cortigiani mediatici, ergersi a difesa dello Stato Ebraico Puro e Duro e a vituperio del "terrorismo palestinese". E ancora vi stupite di quello che vanno facendo a noi lungo la stessa direttrice psicofisica e morale, con analogo tasso di vittime?


Eccolo lì, tutto l'arco costituzionale, salvo gli irrilevanti di LEU, sul palco della comunità ebraica, a battere le mani all'eccidio di un popolo che i suoi esecutori hanno deciso debba passare dal cronico all'acuto. Una manica di ominicchi, omuncoli e ruffiani alla ricerca della captatio benevolentiae di coloro che hanno il potere di garantirne la posizione.

Riconosciamo, a dispetto delle maschere che ne occultano la faccia priva di vergogna, il bullo che, sottobraccio a Netaniahu, è andato a dare del "terrorista" a Hezbollah, colpevole di aver sconfitto Tsahal due volte, a mani nude. Individuiamo, per un'altezza fisica inversamente proporzionale alla statura morale, l'autoproclamato figlioccio politico di quel Nino Andreatta che trent'anni fa, in combutta con Draghi, diede avvio con George Soros e la finanza anglosassone alla spoliazione materiale e all''annichilimento psicofisico dell'Italia. Italia in uggia ai grandi per essere arrivata a occupare il quinto posto tra le potenze industriali dell'Occidente.

Come fa Mr. Hyde a non difendersi dalle passeggiatrici terroriste?

Costoro  sbandierano e fanno l'ola, per un opportunismo e un servilismo cristallini come la loro malafede, alla quarta forza militare della "comunità internazionale", mentre sbatacchia contro il muro, per l'ennesima volta in settant'anni, una comunità che di suo non ha più nemmeno un frammento di terra su cui imprimere la propria orma. Meno male che sono ricicciate, dalla scatoletta in cui le aveva messe in salamoia il patrigno PD, le Sardine, oggi ridotte alla dimensione felsinea: "Accanto a quella israeliana avreste dovuto mettere anche quella palestinese", hanno alzato il ditino, così risolvendo la questione con l'accoppiata felice lupo-agnello.



Il passato? Ma che c'entra!

Provando, con scandalo di tutti, a ripartire da ground zero, dalla sostituzione, 74 anni fa, della Palestina con Israele e una colonia britannica con una sionista, vedo subito settecentomila autoctoni cacciati nel nulla da villaggi in fiamme e città devastate. Poi accorciando di poco lo sguardo, vedo tre guerre tra israeliani e arabi, innescate da una colossale manomissione della comunità regionale. Una replica perfetta di quanto gli sponsor dell'operazione  avevano fatto a casa dei pellerossa. Al termine delle quali della Palestina non era rimasto che qualche orto sparso tra fortilizi di coloni e una piazza con un paio di moschee millenarie, che l'ONU si era generosamente premurata di lasciargli in esclusiva. E, dentro la quale, oggi si sparano candelotti in faccia ai fedeli.

Troppa grazia, Sant'Antonio. Per cui pogrom, bombardamenti, linciaggi e le stragi di sempre e di questi giorni. E anche i razzi di Hamas che tale Erdogan finge di proteggere perchè, dopo tutto, sono Fratelli Musulmani anche loro e possono venir buoni per un'eventuale Palestina futuribile che, hai visto mai, dovesse venir fuori laica, anti-Nato e antiottomana. Insomma, qui si tratta di fratelli coltelli. Tra collusione e collisione, il Fratello Musulmano e l'altro figlio di Abramo puntano all'egemonia. Di conseguenza, concordi contro Siria, Iraq, il Qatar con l'uno, Bahrein, Emirati, Sudan, Marocco con l'altro. Tutti e due con gli USA e l'UE. La partita continua.

 


Quelli sul palco delle stelle a sei punte sono delegati e lustrascarpe di un regime di milionari che rispondono a miliardari (diventati trilionari nel tempo del Covid) impegnati sia con coloro che oggi in Medioriente provano a chiudere i conti con gli arabi riottosi, sia con gli equipollenti che a casa nostra sistemano un altro conflitto, quello di classe, strozzandoci di virus, tamponi e vaccini. E voi pensate che questa crème de la crème voglia curarsi della salute della plebaglia che formicola ai suoi piedi e che, già solo per i numeri, risulta fastidiosa e andrebbe ridimensionata?

Occhio non vede, cuore non duole

La loro maniera di farci relazionare con la realtà e far finta di niente. E i media concorrono. Quelli che hanno operato per far "cadere nel vuoto" (frase del capo di gabinetto del ministro) l'unico documento onesto mai uscito dall' OMS perchè denunciava le loro malefatte e cazzate, Speranza, Brusaferro (ISS) e Ranieri Guerra (OMS), sono ancora al loro posto, continuano a manomettere le nostre vite, fanno finta di niente

E' così la compagnia cantante dell'incompetenza medica, contestata dalla scienza competente di mezzo mondo, continua a pavoneggiarsi e a sfracassarci la minchia dagli scheremi. Fanno finta di niente. I vaccini di ogni specie angloamericana fanno più danni e morti in quattro mesi che tutti gli altri vaccini messi insieme degli ultimi decenni (VAERS, Agenzia USA per gli effetti avversi dei vaccini), non evitano che si contagi e si sia ricontagiati. Proteggerebbero per meno di un anno e dopo chissà. Se ne afferma la protezione, ma non si ha la più pallida idea di cosa succeda dopo quell'anno, dato che i test sono durati appena sei, sette mesi. Non ci si crederebbe, ma basta far finta di niente.

L'intero mondo medico dispone, chiede, implora di non vaccinare bambini e ragazzi, comunque immuni al 99%, e subito Pfizer ottiene il permesso di vaccinare dai 12 ai 15 anni ed esperimenta sui neonati, uccidendone subito un paio. E tutti fanno finta di niente. Interi Stati che non hanno blindato il popolo non subiscono contagi peggiori di quelli blindati. Folle di decine di migliaia di tifosi assembrati come un mazzo di bacchette di Shanghai non producono il minimo focolaio. Ma si fa finta di niente

Il 12 maggio, dall'Agenzia Medica Svedese si apprende che in quel paese si sono registrati 31.844 casi di effetti gravemente avversi, metà dei quali in seguito a vaccino Astrazeneca. A sua volta, l'altro paese scandinavo, la Danimarca, ha sospeso il Johnson&Johnson, quello della società che ha inflitto al mondo trent'anni di talco misto a letali fibre d'amianto e lo sapeva e non lo diceva. E' provato che bambini e adolescenti, da 0 a 17 anni, hanno 99,998 possibilità su 100 di beccarsi quel virus, ma tutta Big Pharma e i suoi chierici non vedono l'ora di vaccinare (infettare?) queste creature. Se non è depopolazione questa, se non è un'arma biologica questa.....E' imperativo far finta di niente 

Non si muore che di Covid. Tutti gli altri non muoiono più.


 

Fin dall'inizio s'è visto che la maggioranza delle persone muore per seri guai pregressi, a cui si aggiunge, e forse no, un Covid-19, magari inventato dal tampone scoperto farlocco, ma che continua a stabilire quanto positivi siamo e quindi a farci subire lo scudiscio della pandemia. Il trucco è far finta di niente.

Ci sono i morti, probabilmente in numero incommensurabile e difatti mai misurato, che, anziani o bimbi, rinserrati in casa, lontano dagli altri e senza sole, che sono morti di depressione (vedi il tasso dei suicidi, vedi l'aumento del 250% dell'alcol consumato in casa, vedi l'impennata di obesità), o impazziti, o privati di cure. Per assoggettarci all'idra treteste virus-tampone-vaccini, hanno ucciso decine di migliaia di persone privandole delle cure salvavita. Angela, una mia grande amica milanese, soffriva di un tumore al polmone. Doveva continuare la terapia. Essendo questa sospesa causa Covid, in ospedale le hanno messo un tampone in gola e l'hanno dichiarata positiva al Covid. Da quel reparto, il marito l'ha fortunosamente strappata grazie all'amicizia col primario. Troppo tardi. Privata della terapie per troppo tempo, Angela è morta. Il Covid non ce l'aveva. A Milano hanno fatto finta di niente.


Il grafico riassume, molto parzialmente, i dati di questa prova di genocidio, che si affianca al sociocidio espressosi in termini di privazione di socialità, arte, cultura, movimento, di angoscia e panico, di demolizione e scomparsa del settore produttivo e commerciale trainante della nazione (aveva cominciato Draghi negli anni '90). L'edificante quadretto è uscito il 14 maggio su "La Verità", discutibile giornale, ma l'unico su piazza che osi urlare al mondo che il re è nudo. La risposta, secondo voi, quale sarà? Forse far finta di niente?


giovedì 13 maggio 2021

VIDEOINTERVISTA A DAVVERO Tv (BYOBLU) --- vittime, boia, bari, equilibristi e doppiopesisti --- PALESTINA, ARABA FENICE --- La globalizzazione in crisi dove la religione si è fatta Stato

 


https://www.davvero.tv/byoblu/videos/grimaldi-12-05-21-web 

 Gli "attaccanti" stanno arrivando ai 100 morti, i "difensori" a una decina

Lo Stato Canaglia imperiale al 100% dalla parte dello Stato Canaglia in Seconda. L'Intendence UE suivra. La presstitute sono pronte sul marciapiedi

Un pezzo forte della globalizzazione

La globalizzazione è realizzabile soltanto attraverso una procedura alla schiacciasassi. Dunque affronta sassi, li rompe e uniforma. Deve rendere tutto liscio e piatto. Pochi stanno sul rullo compressore, pochissimi lo guidano, tutti gli altri finiscono sotto. Le strade all’antica sono fatte di irregolarità bene incastrate, pietre con un’identità, a volte c’è uno spigolo. Se l’identità è ben definita e solida, lo spigolo diventa un ostacolo e lo schiacciasassi si blocca. Magari, si rompe o, almeno, si lesiona. E allora il conducente scende e prende quell’ostacolo a mazzate, o lo disintegra con l’esplosivo. E’ il caso della Palestina. La marca del bulldozer è “Apartheid”, made in “Stato degli ebrei”. 

 

Rachel Corrie e la ruspa che l'ha schiacciata. Gaza, 16/3/2003

In questi giorni, tra la Colombia, Stato della Droga e protettorato USA, e Israele, lo schiacciasassi della globalizzazione sta procedendo al massimo dei giri. Ma più rompe per livellare, e più spigoli si formano. Così si scontra anche con il massimo delle spigolosità. Si tratta di pietre formatesi e conformatesi nei secoli e quindi di una durezza particolare. Irriducibile alla piattezza di un lastricato. 

Uscendo dalla metafora, qui i padroni del mondo hanno trovato qualcosa di particolarmente ostico e, prima di risolversi a un'alternativa, danno colpi di mannaia all’impazzata. Per vedere se riescono a schiacciarli tutti e, soprattutto, se li sostiene un’opinione pubblica che, alla faccia dei virusiani e dei media di complemento, qualcosina conta ancora.

Bilance tarate male

Conta ancora, alla faccia  degli equilibristi che pensando di cavarsela parlando di guerra civile, di opposti estremismi (logora formula, sempre efficace), di radicali dell'una e dell'altra parte, ma con uno pseudoequilibrismo nel quale il piatto della bilancia con la stella a sei punte pesa sempre di più. Tanto che, balzellon balzelloni sopra distese di cadeveri e macerie, la cronaca arriva prima ai 1000 razzi arrivati da Gaza su Tel Aviv e dintorni e ai meno di dieci israeliani uccisi, per passare molto dopo ai quasi 100 morti e mezzo migliaio di feriti palestinesi, "perchè Israele deve difendersi". Palestinesi che, come per legge di natura, da civili, anche bambini, diventano comandanti di Hamas. 

La globalizzazione - un tempo detta colonialismo e, poi, imperialismo (ma Bertinotti li aveva aboliti) -  campa grazie all'inversione linguistica di cui in "1984" di Orwell. Con le parole cambiate nel loro contrario, cambiano anche i pensieri e, dunque, la realtà si tramuta in propaganda. Chi attacca sono quelli che da 70 anni sono  stati espropriati e cacciati  - per cui meritano di essere definiti terroristi. Chi si difende sono coloro che il terrorismo l'hanno inventato e da 70 anni occupano, espropriano e cacciano. E così  abbiamo detto di boia e vittime.

Diritti umani come camaleonti



Campioni di ipocrisia sono i doppiopesisti, di cui il massimo specialista è "il manifesto", a partire dalla testatina "quotidiano comunista". Nel Nicaragua sandinista, sfuggito alle grinfie yankee, trasforma in sostenitori dei diritti umani le bande di golpisti incendiari e assassini, a guida clericale e degli infiltrati Cia, mentre chi si oppone in nome della solidarietà sociale, della sovranità e dell'autodeterminazione non è che un manutengolo della coppia di tiranni, Ortega e moglie. Così in Myanmar, a Hongkong, Messico, Libia, Egitto.... a seconda degli ordini del giorno arrivati dal Deep State.

Altri pesi e altre misure in Palestina dove, per una volta il giornale, che noi,  a nostra insaputa, sovvenzioniamo insieme alle grandi multinazionali, si impegna dalla parte dei giusti. Glielo consente metà del Partito Democratico USA  che dissente dai suoi vertici e un'imponente opinione pubblica mondiale. Tanto glielo consente, che si tratta dell'unica voce in Italia  a potersi permettere di denunciare violenze e abusi israeliani senza essere tacciata di antisemitismo. Del resto, da agitprop per tutte le altre canagliate imperiali in giro per il mondo, otrechè per essere antenna per tutte le altre comunicazioni della comunità talmudista, anche culturali, se lo può permettere.

Erdogan al poker che nessuno va a "vedere"

Il campo dei bari ha, accanto ai vari che formulano pii voti perchè la violenza non sia esagerata da "entrambe le parti " (ONU, Biden,. UE, Draghi) annovera anch'esso un primatista. Il Fratello Musulmano a capo della Turchia, che briga con Hamas per la comune appartenenza e cui sta a cuore che non emerga un qualche protagonista regionale nazionalista e laico (tipo  Gheddafi, Assad, Saddam, o Marwan Barghuti), ha raccolto plausi per aver condannato i pogrom israeliani. 

Non ha alzato mai un sopracciglio sui ricorrenti bombardamenti di Israele sulla Siria (e, recentemente, sui campi profughi palestinesi in quel paese) e insieme a Israele e tanti altri ha nutrito e gestito la marmaglia jihadista che della Siria fa carne di porco. E chi, se non Tel Aviv, ha fornito alla Turchia, nel suo assalto all'Armenia, le migliori tecnologie, le forze speciali, i servizi di intelligence, i droni?

Questo, il quadro degli attori non protagonisti, figuranti e comparse. in un contesto che, attingendo a una sopraffazione antica e a un conflitto mai sopito tra quelli che sono i protagonisti, trova l'occasione per un'accelerazione locale alla globalizzazione. Lo schiacciasassi. Che cosa ne verrà?

La nave ha preso il largo, manca il timone



Frequento quella sopraffazione e quel conflitto dal 1967, Guerra dei Sei Giorni, quando, presa anche Gesuralemme Est, Israele iniziò la lunga marcia verso la de-arabizzazione dell'intera Palestina, fino a scontrarsi oggi, a Sheikh Jarrah, con "l'adesso basta!" di un popolo privo di direzione, ma mai di determinazione. E trovo anche, nelle temperie di allora, l'anticipazione dell'incredibile odio espresso dai concittadini israeliani che in questi giorni, al grido "morte agli arabi", imperversano nelle varie città miste, da Lod a Haifa, a Gerusalemme, suscitando una comprensibile reazione. Me la fece balenare un capitano dell'esercito israeliano che, da me ridarguito per aver commentato la successione di cadaveri di soldati egiziani morti lungo la strada da Gaza con il motto "L'unico arabo buono è l'arabo morto". Ne nacque un alterco che mi rese persona non grata nello Stato ebraico per diversi anni.

 


Da considerevole tempo abbiamo assistito, tranne occasionali risposte di Hamas alle provocazioni, al ripiegamento della lotta palestinese, messa in ombra dalle aggressioni e dagli olocausti imposti ad altri paesi arabi (alle quali, inconcepibilmente, le dirigenze opportuniste di quasi tutte le altre organizzazioni palestinesi, avevano fornito tacita, se non esplicita solidarietà). Il merito di questo favore a governi israeliani sempre più repressivi e espansionistici va per intero ai vertici di Al Fatah con presidente dell'OLP Abu Mazen (Mahmud Abbas), abusivo per aver negato elezioni legislative e presidenziali da 15 anni, da quando le aveva perse contro Hamas.

L'arma di distrazione di massa

 

Marwan Barghuti

L'ennesimo annullamento delle elezioni, previste per le prossime settimane, stavolta ha provocato più esasperazione che sconforto. Uno sconforto mutato in entusiasmo e fiducia dalla canditatura del più prestigioso e amato esponente di Fatah e di tutto il popolo palestinese: Marwan Bargrhuti (in carcere con cinque ergastoli). Il collaborazionista Abu Mazen, la corrotta e imbelle dirigenza di Fatah hanno trovato un interesse comune con il vacillante premier Benjamin Netaniahu. Una rinnovata esplosione del conflitto avrebbe distolto l'attenzione, vuoi da guai giudiziari di un premier dodicennale, inquisito per reati patrimoniali vari, vuoi dalla sua incapacità, dopo una serie di elezioni, di assicurarsi una maggioranza. Ma anche da una dirigenza palestinese rinnegata, corrotta e collaborazionista.

Così, ecco il classico nemico esterno (esterno, seppure sulla stessa terra, secondo la nuova legge che sancisce Israele "Stato degli ebrei" e di nessun altro) a togliere le castagne dal fuoco. Ma forse il passo risulterà più lungo della gamba. Sono in campo anche forze palestinesi con cittadinanza israeliana, il 21% della popolazione dello Stato, che avevano addirittura iniziato a seguire una via partitica di coesistenza. Alla resistenza al pogrom partecipano ragazzi della Galilea. Grande è l'imbarazzo della comunità araba alla finestra, in particolare dei paesi del Golfo, di Sudan e Marocco, che avevano pensato di sistemarsi nella carrozza tutto sommato vincente. Una volta di più il popolo palestinese ha dato la sveglia.

Una terza Intifada?

Ho visto in persona Barghuti, al volgere del secolo, dirigere la seconda intifada, quella dei sassi, e provocare a Israele una crisi addirittura esistenziale: il seccarsi del flusso di immigrati, rovesciatosi in flusso di emigrazione con conseguente collasso economico di immagine e perdita di consenso internazionale. Quell'intifada fu pugnalata alle spalle dai successori di un Arafat ormai insenilito e ansioso di convivenza nella "terra Santa di tutti".

Ho visto gli israeliani occupare due volte il Libano e commettervi devastazioni e stragi.  E due volte (2000 e 2006) esserne ricacciati da Hezbollah, un esercito che si può ben definire in stracci (che, allora, non aveva neppure grandi forniture di armamenti da fuori). Tsahal, le forze armate dello Stato ebraico, le quarte o quinte al mondo, hanno flotta, aviazione, supertank, forze speciali, bombe atomiche, gli alleati più potenti e cinici. Tsahal è bravo contro ragazzi con i sassi e a far saltare le case dei palestinesi. Ma vincere, non vincono più dal 1967. E se alla fine degli anni '90, dai giovani palestinesi scaturirono Barghuti e tutto un gruppo di politici e comandanti  e riuscirono a mettere in difficoltà una potenza come Israele, non è detto che la storia non si ripeta


martedì 11 maggio 2021

Egitto, quando la sovranità te la fanno pagare --- UN "PAESE CANAGLIA" MINACCIATO DA DIGHE, TERRORISMO ISIS, COMPLOTTI, PRESSTITUTE

Introduzione


Il pezzo, tra introduzione oggi e il resto prossimamente, è lungo, ma prova a raccontare del nostro dirimpettaio dati di fatto che altri occultano, o negano e sostituiscono con una delle più virulenti campagne propagandistiche mai condotte contro una nazione. Il pretesto è la vicenda Giulio Regeni, di cui sia per iscritto, sia con interviste, ho cercato di fornire elementi inconfutabili che i media ostinatamente ignorano e che gettano una luce diversa su una tragedia umana che è anche una grande operazione geopolitica.

Oggi per l'Egitto, cuore storico della comunità araba, la campagna diffamatoria della voce unica mediatica non è l'ultimo dei problemi in un rapporto tradizionalmente, e ancora potenzialmente, di grandissimo reciproco beneficio che forze, facilmente individuabili, pervicacemente cercano di distruggere. Forze e interessi che, per un verso puntano a sostituire l'Italia nei vantaggi che ricava dalla cooperazione con l'Egitto e, per un altro, puntano a ridurre a un paria nella regione afro-mediorientale quello che è il suo crocevia più importante. Un destino riservato a tutti i paesi arabi che nella resistenza, prima, al colonialismo e, dopo, al neocolonialismo revanscista, hanno rivendicato dignità e autodeterminazione.

Sono numerose, diversificate e feroci le armi rivolte contro la più antica civiltà del mondo. Dopo la caduta nel 2013, dopo pochi mesi di presidenza, sotto la spinta di un'insurrezione di popolo, dell'integralista islamico Mohamed Morsi, capo della Fratellanza Musulmana, cara a Londra come a tutte le forze reazionarie e restauratrici, l'Egitto ha conosciuto in questi anni un fenomenale balzo in avanti. Sul piano economico, della distribuzione della ricchezza, della produzione industriale, del consenso sociale. Un'intera nuova capitale sta sorgendo a sud del Cairo per liberare la capitale dalla congestione e non provocarne un'ulteriore urbanizzazione. Nel giro di un anno è stato realizzato il raddoppio del Canale di Suez. Un nuovo grande museo egizio accoglie il ritorno in massa dei turisti. Altre infrastrutture sono sorte per potenziare i trasporti. 

 


Grazie a rapporti positivi ed equilibrate con altri attori vicini e lontani, l'Egitto ha potuto riacquistare un ruolo propulsivo per i giusti interessi del suo popolo e dei vicini e partner, compreso il contributo alla rinascita di un Libia unita e sottratta all'imperversare sanguinario delle milizie islamiste. Ma questo gli è costato e sta costando un alto e ingiusto prezzo.

Nel Sinai, che confina con il Negev israeliano, imperversa, dalla caduta del regime della Fratellanza Musulmana, il suo braccio armato jihadista, lo stesso delle sanguinarie destabilizzazioni di Iraq, Libia, Siria. Un braccio armato che arriva a colpire fin nel cuore del paese con attentati e stragi. E di cui i così meticolosi cronisti delle "nefandezze" del presidente Al Sisi, non danno conto, quando parlano di 60.000 prigionieri "politici" in Egitto. A Sud del paese si configura una minaccia possibilmente anche più letale: la guerra dell'acqua. 

 


Da migliaia di anni il Nilo è per l'Egitto (come per il Sudan) l'arteria vitale, senza la quale il paese si desertificherebbe e morirebbe. Completando una gigantesca diga (costruita da Impregilo) e pretendendo di riempirla, il nuovo governo etiopico, Abiy Ahmed, quello dell'invasione e del massacro del Tigray dei mesi scorsi, minaccia di chiudere il rubinetto dell'acqua all'Egitto. Violando ogni convenzione, sabotando ogni mediazione, Addis Abeba pretende di decidere sulla vita e sulla morte di 100 milioni di egiziani in cambio dai profitti che gli vengono per la vendita di energia da un complesso idroelettrico che è di cinque volte superiore alle necessità del suo paese.

E' di assoluta evidenza il tentativo di agitare questa minaccia per esercitare sull'Egitto una pressione che ne riduca le pretese di indipendenza e di libertà d'azione politica. Non è difficile individuare chi possa celarsi nell'ombra, dietro alla gigantesca muraglia della diga "della Rinascita". 

 


Sono stato molte volte in Egitto, fin dai tempi di Gamal Abdel Nasser e della Guerra dei Sei Giorni tra Israele e gli Stati arabi e ne apprezzo la società evoluta, il costante fermento intellettuale, la cordialità e ospitalità dei vari strati della società, le incredibili bellezze e ricchezze culturali. Ma ne manco da alcuni anni e non conosco per esperienza diretta la condizioni di vita, delle comunità e delle persone. Capirei che eventuali restrizioni e controlli siano imposti dal terribile assalto alla popolazione a lla sua sicurezza da parte delle milizie terroriste e dagli immancabili tentativi di destabilizzazioni che mercenari di grandi interessi praticano in tutti i paesi da ricuperare al controllo coloniale. Era così in Iraq e nei paesi assediati  che ho conosciuto.


 
Quindi, al di là di riferire fatti che non si possono negare, non ho certezze da esprimere circa le condizioni di vita di quel popolo oggi. Di sicuro, sulla base di un'esperienza professionale di oltre mezzo secolo, so di non dover credere una parola del coro unanime che una stampa, manovrata da ventriloqui potenti, dice o scrive su quanto avviene in Egitto. O in Myanmar, o in Iran, o in Venezuela, o in Siria. O a casa mia. (Segue)


giovedì 6 maggio 2021

DA REGENI A FEDEZ PASSANDO PER STAMPA E MAGISTRATURA --- https://comedonchisciotte.org/sancho-14-fulvio-grimaldi-mainstream-paese-corrotto-stampa-infetta/"


https://comedonchisciotte.org/sancho-14-fulvio-grimaldi-mainstream-paese-corrotto-stampa-infetta/"  

La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi" (Napoleone Bonaparte)

Aggiungo qualche integrazione al video che glorifica la nostra informazione, con particolare enfasi su Giulio Regeni and friends

 


Al centro Beppe Giulietti, presidente FNSI

Napoleone al suo meglio

Tutti commemorano la morte, il 5 maggio 1821, di Napoleone. Chi ne dice bene, chi ne dice male, chi tutti e due. A me, per commemorarlo basta la  frase, citata qui sopra, da incidere nella volta celeste, in modo che 7,3 miliardi di esseri umani la possano leggere e se la ricordino in ogni momento della vita. Specie quando vengono ingannati, terrorizzati, rinchiusi, immobilizzati, tamponati, vaccinati e certificati. Per il resto, basta rifarsi al "Cinque maggio" di Alessandro Manzoni, poesia civile, come le fanno ormai solo certi rapper, di uno dei più grandi poeti della Storia.

Al Sisi mandato dal popolo, Regeni mandato da Cambridge

Nell'intervista, di cui al link, riprendo il discorso su Giulio Regeni, ambiguo personaggio con retroterra di intelligence, per gli uni, martire, per altri, della dittatura assassina e torturatrice di Abdel Fattah al Sisi. Un militare colpevole di aver riposto alla sollevazione di popolo contro un despota, Fratello Musulmano, mandatario del neocolonialismo occidentale, che imponeva la Sharìa, faceva bruciare le chiese cristiane, bastonava gli scioperanti, ammiccava a Israele, affamava il popolo e, una volta destituito da un referendum, scatenava il terrorismo ISIS contro il suo paese. Un militare che si era permesso di sostenere la lotta dei libici contro l'analoga operazione colonialista e islamista in Libia, di avvicinare il paese alla Russia e di aver rimesso in piedi uno Stato, un po' come Putin dopo Gorbaciov ed Eltsin. Insopportabile.

 



Un siluro umano

Questa, la premessa da cui il contraltare Regeni. C'è stato, nel  tempo, qualche fugace riferimento al passato professionale del giovane, nei giornali del giro berlusconiano e in qualche blog controinformatore, che lo definivano, in base alla logica, agente dei servizi italiani o inglesi. Ma, dal momento del ritrovamento del corpo, in pieno giorno, sull'autostrada dal Cairo ad Alessandria, nel gennaio 2016, data dell'incontro tra Al Sisi e un'alta delegazione italiana, chi se ne è occupato con maggiore impegno e frequenza sembra sia stato io. Le fonti erano tutte lì, a disposizione, ma pervicacemente ignorate da chi trovava conveniente intrupparsi in quanto diceva la vulgata sulla vittima e sul carnefice, punto. Famiglia, politici "corretti", avvocati, inquirenti, perfino un ominicchio a stelle spente come Roberto Fico che, coprendosi di ridicolo, disdisse i rapporti tra Camera italiana e Camera egiziana.

Un bravo ragazzo, con tanto di gatto

Su cosa Regeni avesse fatto prima, quale tipo particolarissimo di scuole avesse frequentato e dove, quale apprendistato avesse seguito, chi fossero i suoi pigmalioni, a chi avesse prestato la sua opera professionale, quali fossero e di che retroterra politico i suoi referenti accademici, nessuno ha mai sollevato neanche uino sguardo in tralice. E neppure su quale tipo di imbecillità autolesionista, di eventuali servizi segreti, comportasse l'abbandono agli occhi di tutti del corpo seviziato di un cittadino della stessa nazionalità dei ministri e industriali che, proprio in quelle ore, erano riuniti col presidente per discutere di cooperazione e investimenti (tra l'altro dell'ENI sul più grande giacimento di idrocarburi del Mediterraneo che mette in ombra quelli israeliano e turco). Di Giulio bastava sapere che amava i gatti.

 


Corriere della Sera sul documentario egiziano e su me che, addirittura, sarei negazionista del Covid. Peggio di così.

Chi, dove, quando, cosa, perchè

Le mie ricerche da vecchio cronista che si attiene ai cinque W (who, where, when, what, why), noti all'ultimo garzone di redazione, dato la temperatura rovente del mio conflitto con la versione ufficiale appesa ai palazzi comunali di mezza Italia, sono arrivate ovunque, figurati. Sono uscite sulle più diffuse web tv, da Byoblu a Comedonchisciotte, le ho raccontate in innumerevoli articoli, le ho riassunte in una lettera aperta a quel Fico che voleva, per primo, muovere guerra all'Egitto. Elencando fatti, dati, circostanze, evidenze, conclusioni, effetti voluti. Ti pareva se il Fico rispondeva. Nè lui, nè nessuno mai. Più si sottaceva che il re era nudo e meglio il re sparava balle.


 
Alberto Negri, immancabilmente del "manifesto", corazzata-giocattolo contro i nemici degli USA, è un eminente mediorientalista. Di quelli alla celebrato Robert Fisk, defunto l'anno scorso, ma considerato qui il numero uno, forse perchè teneva per i Fratelli Musulmani. Col collega di The Independent (ma più dei servizi britannici) mi  ci sono appiccicato varie volte, in Palestina, in Libano, in Iraq. Negri è unico e multiplo: un vibrante anti-saudita e antitrumpista, ma anche un fan sfegatato dei curdi, in quanto mercenari degli USA, per quanto feroci invasori della Siria (questo non lo dice). Aveva concordato con Byoblu un confronto con me sulla vicenda Regeni. 24 ore prima ha disdetto. Fuggono tutti.

https://www.open.online/2021/04/29/caso-regeni-chi-e-fulvio-grimaldi/ 

 


Chi era Giulio Regeni, un'altra pagina

Così si è arrivati a quell'ottimo documentario su Giulio Regeni  per il quale il suo curatore mi ha chiesto un'intervista. Che con piena convinzione gli ho dato.  Finalmente una risposta egiziana, dopo cinque anni. Insieme al generale Tricarico, a Gasparri, all'ex-ministro Trenta (poi pentitasi) a esponenti egiziani. Nessuno di costoro ha attribuito colpe, o responsabilità. Neanche a prescindere. Tutti hanno riportato fatti e considerazioni sui fatti. Nessuno, come succede a Roma, s'è fabbricato prove, o testimoni. Magari scoperti in Qatar dal regime dei Fratelli Musulmani..... Dunque credibilissimi.

Il serpente a sonagli pestato sulla coda

Naturalmente il documentario è stato estirpato da Youtube nel giro di tre giorni. E' la libertà di stampa al tempo di Draghi. Tre giorni che hanno dato ai media il tempo e l'opportunità di reagire. Cioè di inveire e basta. Da Mentana in su e in giù (difficile), hanno sfogato virulenze e impotenze: "Fango su Regeni"! Nessuno che sia entrato nel merito, sugli argomenti. Mai. Ovvio che se ne guardano bene. Così il Corriere della Sera, il manifesto, la Repubblica e, più bravo di tutti - e non poteva che essere così col giornalista più deontologico del bigoncio -  Enrico Mentana. L'uomo che si esprime al meglio, più che nel TG La7, nella sua "colonna infame" per untori dell'impestamento delatorio e manipolatore chiamato "Open". Proprio come la Fondazione del suo caro correligionario George Soros. Un esempio di giornalismo indipendente.

Insomma, se gli autori del documentario egiziano dal loro lavoro e dal mio si sono aspettati soddisfazioni, le hanno avute. Anche se,  all'irrepremibile sfogo di ira dei pescati col sorcio in bocca,  ha fatto seguito un subitaneo silenzio. Un attimo di riflessione tra mandati e mandanti ha suggerito un più saggio rimedio: la sabbia. 

Nazione corrotta, magistratura infetta

I miei amici di "comedonchisciotte", parafrasando il titolo di un vecchio "Espresso", quando la rivista era tutt'altra cosa, hanno titolato questa puntata di "Sancho" "Nazione corrotta, stampa infetta". Giustissimo. Tanto da tornarci ancora, ma con particolare riferimento all'immensa vergogna della nostra magistratura. Giudici custodi di una legge del monarca a servizio suo e dei suoi cortigiani, perfetto riflesso del degrado di tutti gli altri pilastri di una società passivizzata e imbolsita dal placido galleggiare in una maggioranza di delinquenti, stregoni, socio- e psicopatici. E' così che ci volevano gli USA, quando hanno collocato al centro del crocevia planetario uno Stato vassallo mafio-masso-clericale. Non fossimo stati destinati a questo esito, molti di quelli che ci istruiscono, minacciano, blandiscomo, mentono da ogni TG e talk, sarebbero in tribunale e poi in galera.

Magistrati che, guardandosi in cagnesco da dietro le rispettive coperture politiche, processano o assolvono per lo stesso "reato" lo stesso imputato (Salvini); magistrati che s'inventano imputati, testimoni e prove per imbastire processi su diktat geopolitici; magistrati che perseguitano innocenti per compiacere i persecutori politici degli stessi (Virginia Raggi, sempre inquisita, sempre assolta); magistrati che, per non turbare padrini, sponsor e garanti di vacanze alle Maldive, si scordano in cassetti, divorati da apposite tarme, notizie di reati da ergastolo; magistrati che appioppano ergastoli a due ragazzi che, vedendosi aggrediti da sconosciuti, si difendono a coltellate, per poi scoprire che trattavasi di carabinieri che, chissà perchè, erano intervenuti disarmati e senza qualificarsi in una briga per droga e di cui l'uno non ha saputo difendere l'altro (niente paura, in appello cambierà tutto: sono americani!).

Magistrati che si sfracellano tra di loro, pur di togliere di mezzo colleghi che non nuotano nelle stesse paludi. Magistrati che, in quattro, si spartiscono la stessa inchiesta su alcuni incandescenti verbali che coinvolgerebbero vertici di ogni tipo, riuniti in una loggia tipo P2. Verbali prodotti da un pregiudicato massone, esperto all'italiana di cose false e vere (e su chi si concentrano alla fine gli strali dei supermagistrati? Su Davigo e Storari, proprio i colleghi che si erano adoperati per tirare fuori dalla naftalina la possibile bomba anti-establishment. Non era già successo a Di Matteo, De Magistris, Woodcock, Robledo (quello che indagava sui misfatti dell'Expo e fu bloccato dal capo, Bruti Liberati e spedito dal CSM a Torino)? I "porti delle nebbie si moltiplicano". E' il solito Zeitgeist della magistratura ai tempi del Covid e di Palamara.

Succede quando, da sempre, ma oggi come non mai, si mette il paese in mano a provati e callaudati soggetti pseudo-italiani e cripto-alieni, delegati alla distruzione del paese per conto terzi, concorrenti, pseudo-alleati e cripto-nemici. Si potrebbe parlare di stragi da "fuoco amico", però l'aggettivo non calza.

Onorevole Zan, meglio cercarsi un altro testimonial

Chiudo con un pensierino affettuoso all'ex-rapper e ora sub-influencer al negativo, Fedez, del binomio transumano Ferragnez. Una vetrina del politicamente abietto, abitata da una venditrice, con pupo manichino, che su me ha il potere seduttivo di una bambola di gomma sgonfia, e dal sendwichman Amazon che, in Lamborghini, va a consolare i mendicanti milanesi, Per meritarsi il titolo di "Uomo dell'Anno" su Time, è andato alla Festa dei Lavoratori e li ha sostituiti con gay, lesbiche, trans, bi, queer e chi più la fa strano più rende Fedez progressista. Al passo con i tempi. Anche perchè non genera (semmai compra), rendendo felice Bill Gates. Per rendersi persuasivo è ricorso all'arma fine del mondo, il vittimismo. La RAI avrebbe censurato le sue intemerate a favore dell'orribile legge Zan, legge 'ndo' cojo, cojo. Per illuminarsi di vittimismo, il "comunista col rolex" la telefonata RAI, l'ha censurata lui.

 




lunedì 3 maggio 2021

PENSIERO LIBERO-LIBERTA' D'ESPRESSIONE-CHI PAGA

 

https://www.facebook.com/100652334681130/videos/953584022065885

 

Inoltro una videoconversazione sullo stato oggi del “Libero Pensiero”, come titolava la trasmissione il Becciolini Network, sulla cui piattaforma l’incontro si è svolto.

Credo che si intendesse parlare, come è avvenuto poi, più che del concetto, non del tutto definibile e valutabile, di pensiero libero (che può essere fasto o nefasto, onesto o disonesto, in buona o malafede, quando si dispiega clandestino o in libertà), si voleva esaminare a che punto fossimo, nell’informazione generalista come in rete, con la libertà d’espressione, implicitamente la libertà di stampa.

 

Quest’ultima è totale e blindata, purchè alle dipendenze, se non di proprietà, dei signori che se la sono mangiata tutt’intera, quando già stava per arrivare la sua data di scadenza. Quanto alla libertà d’espressione nei media, tutti dicono che c’è, ma nessuno sa dov’è. Dal giornalismo siamo passati alla propaganda e per sapere e dire che succede devi andare in rete, finchè i suoi padroni non ti fulminano sui suoi fili, dato che anch’essa sta nelle mani di chi straparla di comunicazione libera.

 

Ci si è occupati di come i media generalisti, ma anche testate in rete, riescano a finanziarsi,  i contributi, le sottoscrizioni, le donazioni e loro eventuali poteri di condizionamento, problema cruciale. A partire, ad esempio, dalla pubblicità che tutto tiene in piedi e condiziona nella stampa di regime; o da un quotidiano come “Lotta Continua”, di cui sono stato direttore responsabile e inviato degli Esteri. Giornale che viveva esclusivamente del volontariato di tutto il suo personale, dell’alto numero di vendite, e di regali da parte di molti membri della cultura e dell’arte schierati, accanto a operai e studenti, dalla parte della famigerata “contestazione”. Fenomeno storico di lotta di classe  oggi ridotto in “anni di piombo” (anche da alcuni suoi fedifraghi protagonisti). E che sopravviveva, grazie al Soccorso Rosso, anche al diluvio di cause legali che i suoi repressori gli scatenavano contro. (personalmente circa 150 processi per reati “di stampa”). Insomma venivamo trattati dalle istanze governanti come oggi si trattano i divergenti nell’operazione Covid.

 

All’incontro, moderato da Clauco Benigni, hanno partecipato, oltre al sottoscritto, Marco Pezzini, giornalista, Matteo De Michele, giornalista e il docente di Diritto Costituzionale Augusto Sinagra