venerdì 19 aprile 2024

C’è chi fa dell’aggressione la sua ragione di esistenza--- --- DOMANDA: CHI HA COMINCIATO?

 



 

Questa è la copertina del docufilm che ho girato in Iran. Si racconta chi è questo popolo antico e giovanissimo, fa parlare giovani, donne, combattenti, dirigenti. Smantella il menzognificio in cui hanno hanno cercato di rinchiudere l’opinione pubblica per prepararla all’aggressione che Israele da sempre sollecita e che altri vedono come propedeutica all’armageddon finale. E’ a disposizione per presentazioni e ordini

 Mio commento: https://www.youtube.com/watch?v=gvyrvE8Q1U4

https://youtu.be/gvyrvE8Q1U4

Byoblu-Mondocane 3/22, in onda domenica alle 21.30. Repliche, salvo imprevisti, lunedì 9.30, martedì 11.00, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 9.00

Un’analisi di quanto successo prima, durante e dopo la “notte dei fuochi” iraniana che ha colpito Israele nella sua giugulare, la superiorità militare: una base del Mossad e le due basi dell’aeronautica da cui era partito l’attacco al territorio iraniano nella sede diplomatica di Damasco con relativo assassinio di 14 persone. Nessun civile, nessuna infrastruttura civile. Quello che si è verificato è stato uno scontro tra terrorismo di uno Stato fuorilegge e un’azione militare con il sigillo del diritto internazionale.

Con la fine di una supremazia militare di cartone, già demolita nei sei mesi di fallimenti a Gaza, con il crollo definitivo e irrimediabile dell’immagine e del ruolo dello Stato sionista costruito sul presupposto ossomorico della coppia vittimismo-invincibilità, cambia il Medioriente e cambia il mondo di cui quella regione è l’ombelico.

L’Impero e i suoi vacillanti presidi nelle marche incamerano l’ennesimo rovescio. Non vogliamo parlare di sconfitta, che pure c’è ed è storica? Parliamo di mancato successo, cosa che, per un impero che passa dall’avanzata alla ritirata, significa sconfitta: Vietnam, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, America Latina, dove a un’Argentina e un Ecuador restituiti a proconsoli, rispondono un Venezuela, un Messico, una Bolivia, una Colombia, un Honduras, una Cuba, un Brasile, un Nicaragua. Senza parlare dell’Africa del Sudafrica e poi dal Senegal al Sahel.

I sempre più patetici sicofanti del grumo euro-atlantico-sionista, di fronte a una nazione che si è dimostrata capace di uscire dal cerchio tossico dell’intimidazione tanto terroristica, quanto strategicamente fuffarola, si aggrappano al velo. Il mondo, noialtri, dove il femminicidio è diventato la variabile del rapporto uomo-donna, ci indigniamo per il velo, senza voler sapere che quel velo è indossato da donne che sono la maggioranza dei laureati, una presenza ai più alti livelli dell’accademia, dell’economia, della ricerca dell’amministrazione. E, comunque, se lo vorranno, se lo toglieranno loro, le donne iraniane, senza bisogno che l’Occidente glielo strappi a forza di calunnie, false flag, infiltrazioni di provocatori, spie, terroristi curdi e beluci.

Israele non si permetterà un attacco diretto all’Iran, proverà a salvare la faccia massacrando un po' di palestinsi a Rafah (Biden ha acconsentito), libanesi, yemeniti, iracheni, siriani. Sempre col solito risultato del contrappasso che diventa elemento strategico: la forza dell’odio suscitato tra chi sta con la verità, la giustizia, la libertà.. Lì e dappertutto.

Il periodo qui sopra l’ho scritto ieri, poi c’è stata la notte da giovedì a venerdì e la rivendicazione di Israele di aver colpito una base iraniana a Isfahan, città circondata dai centri di ricerca nucleare. Tuttavia confermo che Israele non ha osato un attacco diretto su suolo iraniano. Ha appreso la lezione della notte dei fuochi a casa sua dove, a dispetto della balla, smentita da tutti gli esperti e analisti non obbedienti, secondo cui avrebbe abbattuto il 99% di quanto lanciato da Tehran e amici, Iran ha colpito quello che aveva deciso di colpire. Facendo male. Lo confermano le riprese satellitari e la stessa stampa israeliana.

Rispondere a tono significava per Israele un altro manrovescio iraniano, possibilmente più sonoro e, allora, definitivamente addio al mito che tutti abbaglia di uno Stato sionista imbattibile e da evitare con cura di offenderlo (l’imbattibilità l’ha demolita Hamas in questi sette mesi e Hezbollah nel 2000 e nel 2006, quando Israele venne due volte cacciato dal Libano da milizie di contadini in sandali. Ora i missili di quelle milizie gli hanno svuotato di coloni il nord del paese).

Alla luce della storia e dell’attualità, credo più agli iraniani che ai sionisti e ai loro corifei: tre droni sono arrivati nel cielo di Isfahan e sono stati abbattuti. Sono partiti dall’interno del paese dove si sa che sono attivi dal 1979 i terroristi del MEK, “Mujaheddin del Popolo”, foraggiati da Washington, telediretti dal Mossad e ospitati in Albania. Infatti dello stormo di droni rivendicato da Israele, nessuno dei paesi sorvolati: Giordania, Libano, Iraq, Turchia, ha visto l’ombra. Anzi, le luci.

Nella puntata di Mondocane si va più a fondo di tutto questo e si esprime anche un ammirato grazie e forza! ai ragazzi delle università italiane, dei coordinamenti, del gruppo “Cambiare Rotta”. Quelli che il regime dei neofascisti belluini definisce “violenti”, se non “terroristi”. Così facevano sotto Scelba, ministro degli Interni degasperiano, anni ’50, quando si sparava con disinvoltura a contadini e operai. Così facevano per tutto un decennio, 1968-1977, fino a crearsi una propria costellazione di violenti da imputare al movimento insurrezionale per stroncarlo.

E così sono euforicamente tornati all’oggi degli assetti antisommossa con tanto di casco, visiera infrangibile, scudo, mazza di gomma con anima di ferro e, all’occorrenza, gas tossici, idranti colorati e Taser blocca-cuore. Di fronte, mani e facce nude e neanche quei bastoni d’antan dei cartelli o delle bandiere, da fingere una patetica resistenza. Ma chi è violento? Chi terrorista? Succede come tra Israele, Hamas e Iran: stessa inversione delle qualifiche.

Questi ragazzi sono l’eccellenza di un paese alla deriva reazionaria, autoritaria, floppista, fascistoide. Pagano con i propri corpi la lotta che conducono per altri, per i più perseguitati, maltrattati, massacrati e giusti del mondo. E contro chi, tra università complici finanziate dagli armaioli di Leonardo, blatera di liberi scambi accademici con università che forniscono agli operativi genocidi la strumentazione per fare dei palestinesi le cavie del mercato delle armi. Giù il cappello davanti ai nostri studenti e ai docenti che marciano con loro. Li aspettavamo dai tempi degli hub di vaccinazione. Sono arrivati. Grazie alla Palestina.

 

 

 

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lunedì 15 aprile 2024

IRAN-ISRAELE: COSA E’ SUCCESSO DAVVERO --- Italia, Antisistemici: cosa sta succedendo

 

 





 

Francesco Capo – L’Identitario: “Strategia e intrighi del Dissenso” con Fulvio Grimaldi, Gigi Lista, Marco Mori, Moreno Pasquinelli (l’elenco è alfabetico)

Il successivo link è di un’intera trasmissione di Vito Monaco, su Canale Italia, per chi avesse tempo e interesse per cosa va formicolando nel piccolo mondo dei sedicenti partiti antisistema e per chi volesse perforare il velo di Maja che la combutta politico-mediatica va tessendo attorno a quanto capitato a Israele nella nefasta/felice notte dal 13 al 14 aprile.

https://www.youtube.com/watch?v=YkMypiVGWdg

https://wetransfer.com/downloads/729c67cb24da6c390d689a67d949fadc20240415091209/86895d?utm_campaign=TRN_TDL_05&utm_source=sendgrid&utm_medium=email&trk=TRN_TDL_05

 

Il tasso di mendacità intorno all’ennesima debacle subita da Israele per mano dei suoi nemici è, per universalità e compattezza dei partecipanti, al livello di quelli dell’11 settembre, o del 7 ottobre, o della Donazione di Costantino. Massimo sforzo per massima bugia. Ne parliamo in apertura del programma di Francesco Capo, per poi divertirci e sconcertarci passeggiando tra quelli che si presentano, in vista delle elezioni Europee e del nostro futuro in genere, come schieramento antisistema: partiti, o presunti tali, da un lato, il movimento del Fronte del Dissenso, insieme a tante realtà associative locali, dall’altro.

Dei primi, dopo la radiosa alba della campagne per le elezioni politiche del 2022, poco rimane: diserzioni, spaccature, disfacimenti, a dimostrazione di un’abissale carenza di solidità ideologico-teorica, di faciloneria organizzativa, di disinvoltura politica,  insomma di pretese per le quali non esistevano nè le basi organizzative, né quelle programmatiche.

Rimane un perno, più della discussione che della rilevanza politica: una formazione al cui richiamo rispondono molti spiaggiati di altre esperienze. Quella guidata da uno che ha tutta l’aria di essere una specie di Silvio in sedicesimo, ma che è anche l’unico a promettere, col suo sicuro pacchetto di voti, qualche spiraglio di successo ai suoi candidati.

Molto più interessante è lo scenario delineato nella trasmissione di Canale Italia, dove si cerca di approfondire, sul tema dello scontro Iran-Israele, qualcosa di meno becero e manipolatorio di quanto impartitoci dal solito personale politico-mediatico di corte. Superiamo subito il mito, disperatamente perseguito anche stavolta, di un Israele onnipotente, invincibile, dotato del quarto o quinto esercito del mondo e, quindi, della migliore Difesa (chiamano così le costanti aggressioni sioniste) del mondo, Un mito necessitato dal bisogno di suscitare intimidazione e soggezione da un lato, rassicurazione e fiducia totali dall’altro. Fuori dal coro delle voci del padrone, ascoltiamo quelle dal resto del mondo.

Israele ha subito l’ennesima, umiliante sconfitta. Battuto e ricacciato oltre i confini due volte in Libano, 2000 e 2006, da una formazione di combattenti contadini in sandali, salvato dagli USA nella guerra del Kippur, dopo sei mesi di feroce aggressione a Gaza, senza il minimo scrupolo riguardo alle leggi internazionali di guerra e una determinazione illimitatamente genocida, non ha raggiunto neanche uno degli obiettivi dichiarati: la Striscia non è sotto suo controllo, Hamas non è debellato, gli ostaggi non sono liberati.

Nel frattempo si è formato un asse ostile regionale che la vede circondata: il Libano degli Hezbollah, gli Huthi nello Yemen, le Unità di mobilitazione Popolare in Iraq colpiscono Israele da mesi e sono stati parte attiva dell’offensiva della notte dei fuochi su Israele. Come capita all’Impero in decadenza, le difficoltà, la perdita di egemonia e, quindi, di prospettiva, inducono a colpi all’impazzata. Dopo i massacri di Gaza, i pogrom in Cisgiordania, ora contrastati da una resistenza armata di nuova formazione, Israele ha perso il controllo del suo nord (ne sono fuggiti 200.000 coloni) e, soprattutto, l’aura morale-scudo strategico per cui riusciva a passare per vittima, “unica democrazia in Medioriente” a cui tutto è lecito e tutto resta impunito. La caduta è epocale, irrimediabile.

A superare l’uragano propagandistico e a venire a sapere i fatti da chi li racconta onestamente, si capiscono le dimensioni anche della sconfitta subita l’altra notte in virtù della fenomenale destrezza militare esibita dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione, nella risposta al terroristico attacco subito alla sede diplomatica di Damasco con perdita di sei alti ufficiali. Al terrorismo praticato dallo Stato sionista e dagli USA, Tehran ha risposto con un’operazione militare di legittima difesa. Se oggi Tel Aviv dice di piegarsi alla spinta alla moderazione che le viene da sponsor e alleati, è perché sa che la risposta a una nuova provocazione gli costerebbe un prezzo insostenibile.

Nessuno nel nostro giro ci dice che il diluvio di ordigni volanti piovuti su Israele è stato preceduto da un attacco cibernetico degli hacker iraniani “Cyber Avengers” e “Hanzaleh Bammad”, che ha messo fuori uso gran parte della rete elettrica e di radar a Tel Aviv e nel paese, ostacolando la risposta tempestiva all’invasione dal cielo.

A questa operazione sono seguite le quattro ondate successiva di droni Shahed 136  e missili di crociera, balistici Kheibar Shekan e ipersonici Fattah. I primi intesi a distrarre dall’arrivo velocissimo dei secondi in partenza sia dall’Iran, sia dai paesi in cui agiscono i reparti dell’Asse della Resistenza.

Obiettivi colpiti, installazioni. Depositi di munizioni e arei F15,16 e 35 distrutti nelle basi militari fissati come obiettivi: Nevatim e Ramon, basi dell’aeronautica nel Negev (da dove era partito l’attacco alla sede diplomatica iraniana a Damasco) e Kila, sulle alture del Golan occupato.

Azione dimostrativa, certo, ma che contiene in sé la prospettiva di qualcosa che Israele non si è mai immaginato. Da lì, probabilmente, la “moderazione” che sospende per il momento ogni reazione.

Dettagli e approfondimenti nei programmi citati.

sabato 13 aprile 2024

Da Tel Aviv a Roma --- IL FASCISMO NON LI SALVERA’

 


 

Byoblu-Mondocane 3/21: In onda domenica ore 21.30, repliche, salvo imprevisti, lunedì 09.30, martedì 11.00, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 09.00

Qual’è il rimedio delle classi dirigenti, politiche ed economiche (nel capitalismo liberista, tutt’uno) quando la crisi gli morde i calcagni? Il fugone nel fascismo, in qualsiasi nuova forma ritenuta adatta ai tempi. Oggi si presenta in veste psicomanipolatoria-tecnologica, ma senza mai rinunciare alla violenza fisica, a seconda dei casi pestaggi o mattanze.

Ecco cosa hanno in comune i massacri dei nostri fratelli in lotta a Gaza e in Cisgiordania e le teste spaccate dai gendarmi agli studenti delle università italiane – vera eccellenza del paese -  che rifiutano gli accordi voluti da Tajani e Crosetto tra ricercatori italiani (leggi Leonardo) e assassini di massa israeliani.

A questo proposito c’è da augurarsi una congiunzione tra generazioni: quella dei maturotti, più ansiosi per la propria sopravvivenza, e i giovanotti, dotati di lunga vita e, dunque, di sguardo più lungo e ampio. Gli stagionati in prima linea nel fronte contro l’assalto farmaceutico-disciplinare, capaci dii riconoscere e contrastare la nuova arma della guerra di classe dall’alto; gli imberbi, assenti o assonnati in quell’istanza, attenti allo sconquasso planetario delle trombe di guerra suonate tra Gaza e Donbass.

In tal modo OMS e NATO, farmaceutici e sionisti, sono stati riconosciuti come teste di un’unica Idra da abbattere per la salvezza del mondo e, individuate poi più agevolmente, altre teste del mostro, quali i gabbamondo climatici, di genere, migrazionisti e del terrorismo islamico, ecco che pare essersi ricomposto lo schieramento di popolo e di popoli che vinse la partita sul finire della prima metà del secolo scorso (prima di essere poi esautorato e ridotto a cartonati (celebrati, per esempio, il 25 aprile) dal continuismo autocratico euro-atlantista.

Schieramento, sia detto en passant, che trova una bella occasione per riconoscersi e proporsi come collegamento del particolare al generale, nel FORUM INTERNAZIONALE PER LA PALESTINA che a Roma si terrà il 20 e 21 aprile e di cui all’immagine qui sopra.

Tutto va benissimo. Nella varie, immonde e diseducative chat che sono costretto a frequentare in presenza della progressiva demolizione del corporeo e dell’avanzare della Stupidità Artificiale, sono largamente maggioritarie le voci pessimiste, addirittura depresse, che lamentano l’ottusità della gente, la sua cecità, la sua passività di fronte all’incalzare del nemico “Sistema”.

Qualche buon motivo c’è per darsi alla fuga, o alla disperazione. Il brutto e il malvagio sono attivissimi e si sentono sulla pelle. Ma risultano definitivi e vincenti solo a uno sguardo strabico, a chi tende alla rassegnazione, o per convinzione, o per comodità.

Già con l’Ucraina avremmo dovuto capire che i cingoli del famigerato sistema, stavolta in forma di guerra d’aggressione, fatta passare anche qui come “difesa”, stavano rallentando, se non addirittura rompendosi. Merito – ecco la positività che emerge – non solo del generoso e vincente impegno della Russia, vero e robusto presidio di civiltà e diritto, ma di un dissenso al comportamento belluino di un Occidente sfiatato e corroso espresso via via dalla maggioranza degli Stati e dei popoli. Quelli che chiamano il Sud Globale. Una cosa mai vista prima.  




Con l’autodafè sionista in Gaza e con la sua giustificazione – il 7 ottobre – andata man mano rivelandosi un enorme falso propagandistico, e con la successiva risposta di Hamas e della Palestina tutta (al netto di quattro cialtroni collaborazionisti che, come vediamo da noi, sono sempre da mettersi in conto), ad andare in buca hanno incominciato ad andare tutte le palle con i colori palestinesi.

Pensate, sei mesi di attacco del presunto quinto o sesto esercito più potente del mondo su una striscia di 160x10km, ospitante un formicaio di 2,3 milioni di persone, che ha subito perdite, rapportate alle dimensioni dell’avversario, senza precedenti nella storia dei conflitti che ha condotto (non ve le dicono? Ci sono). E nessun controllo sulla Striscia, anzi ritiro dalla metà di questa. Ostaggi non liberati. Hamas operativo in tutta la striscia e razzi che ancora piovono sugli insediamenti sionisti. A dispetto degli immani sacrifici, nessuna rivolta e rifiuto di popolo verso Hamas e le altre forze in resistenza.

La società israeliana esasperata e, per quanto ancora inquinata di militarismo razzista, in scontro diretto con il suo governo da oltre un anno. Colonie ai confini Nord e Sud di Israele svuotate di oltre 200.000 abitanti per sfuggire ai colpi da Gaza e dal Libano. L’Asse della Resistenza – Yemen, Iraq, Siria, Hezbollah - di giorno in giorno più capace di colpire all’interno dello Stato sionista: Eilat, Haifa, Ashkelon.

Il maggiore alleato costretto dal proprio elettorato ad assumere posizioni, seppure solo verbali, ma di notevole valore propagandistico, sempre più critiche e dure nei confronti del governo genocida. I governi amici in dissonanza totale con le proprie società. E su tutto la frantumazione dello scudo morale sotto al quale la vittima storica, affannosamente perpetuata, e la presunta vittima attuale, hanno commesso per 75 anni i più efferati crimini contro l’umanità. Non c’è scampo: Israele ha perso, la Palestina vince con riverberi strategici enormi nel resto del mondo.

Gli resta l’Iran e la capacità della mafia politico-mediatica di rovesciare la realtà nel suo contrario. Israele fa l’inconcepibile: bombarda una rappresentanza diplomatica in un paese sovrano e assassina. Lo Stato colpito (anche altre infinite volte dal terrorismo di matrice israeliana) assicura risposta a questa massima violazione del diritto internazionale. E succede che tutto il mondo è indotto, non a scandalizzarsi dell’enormità commessa dal solito Stato fuorilegge, a essere terrorizzato dalle cose terribili che può fare l’Iran. La minaccia non è più Jack lo squartatore, ma la sua vittima.

E da noi? Detto in breve, una classe dirigente bifronte, totalmente incapace, ignorante e incolta, e perlopiù senza scrupoli, ampiamente inquinata da ogni sorta di malaffare e ogni tipo di malavita, va cercando di trasformare la società su cui galleggia e di cui succhia il sangue in base passivizzata dello Stato di polizia, un blocco al tempo stesso totalitario e disgregato, disciplinato e disperso. Come sta bene ai fascisti e agli imperialisti che ne fanno uso. Gli strumenti stanno operando sotto i nostri occhi: premierato e autonomia differenziata. Solo che, diversamente da quanto succede in Palestina, di questo i nostri stagionati e acerbi si stanno occupando poco.

martedì 9 aprile 2024

Israele non vince, Hamas non perde LA PALESTINA ACCENDE IL MONDO Quisling collaborazionisti fuorigioco

 

Napoli, Università Federico II, La polizia aggredisce chi protesta contro gli accordi tra università italiane e israeliane.

 

Byoblu-“Che idea ti sei fatto”. Davide Porro con Roberto Hamsa Piccardo, già rappresentante delle comunità islamiche in Italia, Fulvio Grimaldi, Lorenzo Bernasconi, Istituto Machiavelli

https://www.byoblu.com/2024/04/08/gaza-orrore-senza-tregua-che-idea-ti-sei-fatto/

Un’analisi di cosa succede e di cosa si prospetta in Medioriente, a partire dal genocidio in atto a Gaza, dalla rivolta generale palestinese, dallo scontro tra Stato Sionista e Asse della Resistenza in Libano, Siria, Iraq, Yemen, all’indomani dell’attacco israeliano all’ambasciata iraniana a Damasco.

Una panoramica che parte dalla ritirata della FOI (Forza di Offesa Israeliana) dalla metà sud di Gaza, dopo sei mesi di offensiva del presunto “esercito più potente del Medioriente” che non è riuscito a controllare la Striscia, annientare Hamas e a ottenere il rilascio dei coloni israeliani catturati. Sconfitta secca. Catastrofe morale irreversibile.

Ciò che viene sempre trascurato, anche in ragione di una pervicace disinformazione dei noti media di servizio, è la feroce repressione condotta in Cisgiordania dai coloni, affiancati dalla FOI, contro quanto rimane della presenza autoctona, che si vorrebbe destinata, qui come a Gaza, a scomparire dalla faccia della Terra. Ai pogrom sionisti, però, risponde ora una sempre più diffusa e robusta resistenza nei territori occupati, non contenibile né dai coloni armati, né dall’esercito e né dal vergognoso collaborazionismo dell’isolatissimo vertice ANP, presieduto dall’88enne Quisling e sabotatore del riscatto palestinese, Abu Mazen.

Decaduto da quasi vent’anni per aver impedito elezioni in Palestina dal 2006, quando le vinse Hamas, questo sedicente erede di Arafat si è spinto fino a fare della polizia dell’ANP un servizio d’ordine degli occupanti israeliani e delle loro strutture di intelligence e repressive.

A questo proposito va segnalato un documento delle forze della Resistenza palestinese in Cisgiordania, diffuso dopo l’ennesimo attacco di questi pretoriani di Abu Mazen ai centri di lotta di Jenin, Tulkarem e Hebron. Il documento, firmato dalla Brigata di Jenin, massima roccaforte della Resistenza, denuncia l’intervento della “rinnegata Autorità Palestinese” contro le forze combattenti nel campo profughi di Nour Shams, a Tulkarem. L’obiettivo era la cattura di un dirigente di quella brigata, Abu Shujaa, Nel corso di uno scambio a fuoco è stato ucciso il combattente Motasim Al-Arif.

Nella totale passività di queste unità collaborazioniste, l’esercito israeliano ha in questi giorni condotto operazioni nei territori che, secondo Oslo, sarebbero sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, operazioni finalizzate alla ricattura dei detenuti palestinesi liberati in seguito agli accordi di scambio con Hamas. Ultimo episodio: la ricattura di due studentesse dell’Università di Bir Zeit a Ramallah, Layan Kayed e Layan Naser, da poco rilasciate. Si può immaginare quale incentivo queste azioni piratesche possano rappresentare per indurre Hamas a liberare altri coloni catturati il 7 ottobre.

Il comunicato si conclude con l’impegno delle brigate a continuare la legittima lotta contro l’occupante e contro tutti i tentativi dei collaborazionisti di sabotare la resistenza.

Tutto questo ci induce a valutare nei giusti termini chi, anche da noi e ovunque fuori dalla Palestina, oggettivamente opera all’approfondimento delle divisioni nella società palestinese in lotta, sostenendo il ruolo di un vertice esautorato, squalificato, notoriamente corrotto, gradito agli USA e indecentemente collaborazionista, implicitamente (ma non solo) diffamando le forze della resistenza in cui si riconosce la popolazione.

domenica 7 aprile 2024

Nato in NATO

 


FINLANDIA: dodicenne entra in classe e uccide compagni

https://youtu.be/RSO6bQesH8M 

 

Come ha potuto succedere? Che mostruosità! Tutte quelle armi che circolano! Ma in che tempi viviamo! Colpa dei genitori….Colpa della scuola….

Sono le esclamazioni dei manigoldi ipocriti che tendono a ottunderci il cervello mentre cerchiamo di farci capaci dell’enormità di un bambino di dodici anni che entra in classe con una pistola e spara e uccide suoi compagni.

Si assembrano sugli schermi e nelle paginate psicologi, sociologi, esperti di ogni risma da un euro all’etto a disquisire sul fattaccio. E tutti, indistintamente, a mancare scaltramente la risposta principale.

Che è: CI VOGLIONO COSI’.

La Finlandia, dagli ampi e sempre vegeti trascorsi nazisti, si era fatta imporre dal Forum Economico Mondiale, quello del Grande Reset, una prima ministra di nome Sanna Marin, che, tra un festino alcolico e l’altro, ha fatto del suo paese il propulsore più accanito dell’attacco alla Russia, con implicito ingresso nella NATO e la gloriosa prospettiva di grandi mattanze reciproche. Questo l’antefatto e questa l’aria che tira nel paese del bambino che va a sparare in classe.

A cosa pensate servano i generali e ammiragli in classe, allestiti in combutta con i ministeri dell’Istruzione europei per celebrarci le grandi opportunità offerti ai giovani dalle forze armate di cui, è ovvio e non si dice – la misura ultima è quella della capacità di distruggere e uccidere.

Che ci fa una stampa che ogni due per tre si esalta alla militarizzazione di un mondo in cui la guerra diventa inevitabile, giusta, normale, anche bella? Anzi, unica igiene del mondo.

Cosa si aspettano quando la ducista Meloni e il commesso viaggiatore degli armieri, Crosetto, ci portano a modello criminali patentati come Zelensky o Netaniahu, impegnati a uccidere popoli, vuoi il proprio, vuoi quell’altro, ceffi psicopatici la cui mera esistenza  dimostra che i loro sicofanti hanno torto marcio?

Ma, soprattutto, come ti educo il pupo a vivere attivo e soddisfatto in un mondo in cui si deve assolutamente spaccare qualcosa o qualcuno, se non a forza di indottrinamenti agevolati da godimento e buoni risultati? Tipo i videogiochi che sono la tua, bambino,  principale finestra su un mondo che affascina, dà soddisfazioni, ti gratifica. Videogiochi che, quando non si tratta di orsetti o mostricciattoli grafici, ti insegnano una sola cosa: ammazzare, distruggere, incendiare, radere al suolo, far esplodere. E più lo fai e più vinci e più superi i compagni.

E se poi preferisci il cinema, eccoti quello americano che, grazie a opportune scelte di favore, alluviona ogni mercato audiovisivo modello di rapporti tra gli umani del tipo ravvicinato:  spararsi in faccia, torturarsi, lanciare missili, propulsori fotonici, pugni veri o a razzo, pugni rotanti, sbattere macchine contro grattacieli e grattacieli contro macchine…  Che tu faccia il cowboy, lo sceriffo, il poliziotto, il supereroe, il marine, il gangster, il modus operandi, lo stile di vita, massima violenza sull’altro.

 

E se sono bravi i poliziotti, vestiti da robocop, che rompono teste e gambe ai ragazzi e gli si dice bravi, non vuoi essere riconosciuto bravo anche tu rompendo la testa a un compagno tanto più debole e innocente rispetto a te, quanto lo sono quei ragazzi rispetto ai picchiatori con taser e manganello?

Hai visto Gomorra? Puntata dopo puntata, finisci proprio convinto che nella vita, se ti vuoi far rispettare e togliere di mezzo chi ti intralcia e ci prova addirittura nel nome dell’onestà e della solidarietà, devi fare come quelli là che vincono sempre, sono forti e non li frega nessuno, neanche se finiscono in carcere, dove comunque la fanno da padroni e sono vittoriosi lo stesso. E se muoiono ci hanno i fiori, il funerale di lusso e la lapide. E spesso perfino la Cassazione.

E così che Napoli resta quella che deve essere: un focolaio di malavita, sopraffazione, crimine che al regime permette di invocare e impiegare mezzi robusti per disciplinare la società. Tutta. Fuorchè quelli di Gomorra.

Detto questo, torniamo al bambino assassino di Finlandia e allarghiamo lo sguardo..