sabato 28 marzo 2020

Il mondo è tutto un virus --- SCIENZA, MEDIA, PENSIERO UNICI ---- Dopo la legge marziale, il dogma e la censura



 
Dante, Inferno X, Eretici


“In Era Covid-19 abbiamo da un lato scienziati solitsti, interessati ad autoreferenziarsi piuttosto che a confrontarsi, dall’altro una bulimia di informazioni, diffuse a scopo più strumentale che informativo”. (Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica e Virologia, Ospedale Sacco, Milano)

Il top della scienza: in galera gli eretici!

Prima una notizia di quelle che fanno accapponare la pelle dalla radice dei capelli all’unghia del ditone. Aveva già assaltato con una “diffida legale” la direttrice di Virologia del “Sacco” di Milano, Maria Rita Gismondo, una delle voci della scienza “altra” rispetto a quelle che, sostenute dall’apparato farmaceutico e politico, dettano legge su virus e vaccini. Voci sparute e inascoltate in Italia, numerose e autorevoli all’estero. Poi la sua volontà di imporsi come monopolista dell’unica Scienza da lui ammessa e propagandata, insieme ai tanti brevetti anti-virus di cui si è assicurato la proprietà, gli ha ulteriormente fatto perdere il senso delle proporzioni tra se stesso e le storiche e perenni varianti di interpretazione scientifica. Si parla del Dr. Roberto Burioni che ha denunciato alle procure di Modena e di Ancona Byoblu di Claudio Messora. E ha loro chiesto, tenetevi forte, di oscurarla.

 
Roberto Burioni, Claudio Messora


Byoblu è una web-tv che da anni, godendo di milioni e milioni di visualizzazioni e di decine di migliaia di sostenitori, rappresenta una voce preziosissima, anzi irrinunciabile, per chi non si piega all’unanimismo dei media di regime. Oltre tutto, un sito che nelle sue trasmissioni si preoccupa di dare spazio, oltre che a voci “eterodosse” rispetto al mainstream, a coloro che si collocano dal lato “giusto” degli schieramenti. Insieme a Byoblu è stato denunciato un ospite, il Dr. Stefano Montanari, che, insieme alla sua compagna, Antonietta Gatti, da molti anni produce ricerche e risultati, apprezzati in tutto il mondo, su microparticelle e polveri ultrasottili. Ricerca ed esiti del tutto sgraditi a coloro le cui attività anti-ecologiche e antisalutari sono all’origine della diffusione di queste particelle, indubbiamente facilitatrici dell’incidenza di virus influenzali per i danni inflitti al sistema respiratorio e non solo. Ebbi il privilegio, insieme ad altri, di partecipare anch’io a una trasmissione di Byoblu, pochi giorni prima di Montanari e, per le opinioni espresse, che sono quelle a molti italiani note e non dissimili a quante messe virtualmente sul rogo da Burioni & Co., devo aver contribuito all’anatema lanciato contro Claudio Messora.

Il censore: Byoblu delenda est
Ebbi il privilegio di intervistare la dottoressa Gatti, consulente scientifica di molti governi, sul ruolo che le esercitazioni a fuoco nelle basi Nato e italiane, insieme alle sperimentazioni di esplosivi e sostanze chimiche di produttori da tutto il mondo, potrebbero aver avuto sull’eccezionale mortalità di umani e animali in Sardegna. Figuriamoci la simpatia che le possono aver riservato i responsabili di tali attività. Non stupisce perciò come, nella sua pretesa di rappresentare l’unica scienza veritiera, accreditata e titolata a pronunciarsi su interpretazioni e provvedimenti relativi a questo come a tutti i virus, Burioni, prestigioso esponente insieme ad altri virologicamente consanguinei, del “Patto Trasversale per la Scienza” e feldmaresciallo della guerra contro i novax, si sia ritenuto in diritto/dovere di segnalare alla Giustizia trasgressori mediatici e scientifici del suo unicissimo pensiero.


Si prospetta una notte di San Bartolomeo che la faccia finita con tutti gli ugonotti (ho la tara di esserne un discendente) che insistono a propagare opinioni diverse da quelle del luminare del San Raffaele di Milano (Clinica privata multimiliardaria fondata dal noto Don Verzè, prete spretato e pluricondannato per corruzione e abusi edilizi). Il San Raffaele in tempi recenti è stato beneficiario, insieme alla clinica Maugeri, di 60 milioni di euro sottratti dal presidente della Lombardia Formigoni alla Sanità pubblica in cambio di tangenti e in cambio di 5 anni e 10 mesi di carcere, con pena ridotta, grazie a prescrizione, per la corruzione relativa al San Raffaele.

Italexit, fusse che fusse la vorta buona…


La prima, immediata conseguenza geopolitica agli occhi di noi non pazzamente innamorati della gabbia UE-euro è la riapertura della finestra per una possibile Italexit. Assistiamo all’implosione di quella specie di vergine di Norimberga che, da quando il Grande Vecchio Romano Prodi ce la inflisse, ci teneva chiusi e trapassati dai suoi chiodi d’acciaio. Tutti i sempre demagogici e altisonanti discorsi di solidarietà, fratellanza, coesione, con cui un costrutto del tutto politicamente immotivato e deleterio, voluto dagli Stati Uniti per eliminare dalla scena gli Stati nazionali con le loro costituzioni democratiche e antifasciste, sono svaporati. Li ha dissolti la realtà di una pseudounione autoritaria, illegittima e predatrice, servita esclusivamente a disintegrare quel poco di democrazia conquistata dalle masse dopo il 1945 e a imporci un ordine di burocrati non eletti e totalmente soggetti alle lobby dei grandi poteri economici a guida Usa e francogermanica. Il confronto tra gli sprezzanti dinieghi della BCE di Lagarde e la stitichezza di aiuti tuttora eventuali, il rifiuto della Germania e dei suoi satelliti di rinunciare al MES, meccanismo debito-austerità che ha ucciso la Grecia, e la generosità di paesi che l’UE ci aveva insegnato a odiare, ne hanno decretato la fine, quanto meno morale e ideologica.

Una geopolitica senza comprimari


E’ sparito il resto del mondo, se l’è mangiato CVovid-19. Non so se al tempo in cui leggerete queste note sarà ricomparso, o forse svanito in un gigantesco blob di coronavirus e conseguenti effetti collaterali.  Il vantaggio per i governanti e i poteri della nostra parte del pianeta è che, con il resto del mondo, spariscono crimini dell’imperial- capitalismo. Per noi il vantaggio si riduce alla sparizione delle ONG, organizzazioni governative e del bancomat George Soros. Niente più Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Save the Children, Avaaz e neanche Amnesty e Human Rights Watch, in carenza, di “dittatori”, anti-americani e spargivirus, da abbattere e diritti umani amerikani da garantire a “rifugiati” e “prigionieri politici” (come se noi, reclusi da Conte, non lo fossimo).

Trovatemi, durante il decorso della pandemia, un trafiletto o uno spazietto tv che ci aggiorni su Idlib dove turchi e jihadisti persistono in invasione e massacri; qualcosa sullo Yemen, dove gli angloamericani perseguono, tramite Emirati e sauditi, l’eliminazione dalla faccia della Terra di un intero popolo; o sulle stragi di vecchi e bambini provocate dalle sanzioni USA-UE in Iran e Venezuela. Sono anche scomparsi i mattatoi allestiti dal premier indiano Modi sui propri cittadini non indù e su quelli musulmani nel Kashmir sequestrato. Nè si sa più nulla sui giri di vite di Bolsonaro nei confronti sia della democrazia, sia della natura brasiliana che offre respiro al mondo e di chi ci abita e che si va incenerendo. Si è taciuta l’esecrazione mediatica dell’egiziano Al Sisi, del coreano Kim Jong Un, del libico Haftar. Il vuoto che rimane dopo un pieno strabordante è quello dello “Zar” Putin. I latrati quotidiani dell’intero branco e dei tg e talkshow de La7 sono scaduti in isolati e nervosi ringhi E, colmo dei colmi, sono svanite in qualche abisso oscuro le sardine che avrebbero dovuto capovolgere l’Italia come un calzino. Dicono, temo a buona ragione, che “nulla sarà come prima”. Vogliamo scommettere che, invece, quanto sopra ho citato tornerà e più forte che pria? 

Tace l’Italia, urlano i media


L’Italia si azzittisce e ansima di paura, sempre meno per il terrorismo da coronavirus, scatenato da politici, “tecnici” e stampa su controverse basi scientifiche e matematiche, come confermano voci attendibili e non condizionate, ma con enormi prospettive di profitti e di potere. Il paese si azzittisce e teme, sempre più per la condizione di carcerato innocente, con sulla testa la spada di Damocle della fine di una libertà, peraltro da tempo menomata, ben oltre il limite che l’arbitrio vorrà fissare alla sospensione di diritti civili e umani.
Allarghiamo lo sguardo dalle miserie e cialtronerie di un’Italia avviata di corsa alla sepoltura della sua già logora democrazia, superando i muri che hanno eretto intorno a ognuno di noi e che ci fanno sorridere amaramente se ripensiamo a quei muri che Ong e caritatevoli accoglitori senza se e senza ma, volevano abbattere a favore degli sradicamenti e mescolamenti di popoli e culture progettati dalla globalizzazione.

Sorvoliamo sullo scandalo di una metastasi della frode di Stato che attribuisce al Covid-19 tutti i decessi, causati da patologie che vanno dalla polmonite alle cardiopatie e ai tumori, con o senza lieve interferenza di virus influenzali, arrivando a gonfiare al 10% (26 marzo 2020) un effettivo tasso di mortalità intorno a un 2% direttamente collegabile all’influenza.
Ciò che non è possibile trascurare in una disamina delle conseguenze geopolitiche di un’operazione che, oltre a prefigurare il controllo orwelliano sulle popolazioni da parte di chi del fenomeno se ne è assicurato l’origine, la conduzione e ne ha programmato l’esito sociale, è il ruolo di propagandista che ne ha assunto il complesso stampa-tv. Ha colto l’occasione. Dopo anni in cui si sono demonizzati i social media come sentina di ogni infamia manipolatoria e di fake news, ha dimostrato un’assoluta sinergia con gli interessi di tutto ciò che sa di padrone e, in particolare, con le mire dell’élite imperialista di giungere finalmente alla resa dei conti con la parte del mondo che si oppone al colonialismo globalizzato e ne minaccia il fallimento.

Una stampa di sussidarietà
 
 
Da anni proviamo profonda vergogna e repulsione per un sistema mediatico nostrano che, pure in un Occidente altamente omologato nei suoi strumenti di persuasione e con eccellenze manipolatorie come il New York Times, la CNN, il Washington Post, pratica, meglio di tutti, i manzoniani servile encomio e codardo oltraggio. Ma quanto si è verificato in occasione degli aiuti stranieri ricevuti da un’Italia in pieno marasma per la propria incapacità e impreparazione ad affrontare un’epidemia virale non molto più virulenta di quante l’hanno preceduta, supera ogni immaginazione.

Sono venuti in nostro soccorso, non gli alleati storici USA, non i nostri famigliari UE e nemmeno il Vaticano, se non in misura indecentemente micragnosa rispetto alle altre confessioni da 8x1000. Chi ci ha dimostrato amicizia, solidarietà, in termini generosissimi, umani e materiali, sono stati i russi, i cinesi, i cubani, gli egiziani, i venezuelani. Tutte nazioni sulle quali, su indicazione di chi ci detta ogni cosa, si abbatte da anni l’ignoranza, l’odio e la diffamazione dei nostri media. Il giorno dopo, “La Stampa” degli Agnelli ha battuto ogni primato di insolenza all’informazione e di accanimento propagandistico descrivendoci gli aiuti giunti su 11 aerei di trasporto russi come minaccia militare di Mosca: se ne avvarrebbe per fini spionistici e militari, in vista dei cavalli dei cosacchi alle fontane di San Pietro.

“Il manifesto” ha intensificato il suo bombardamento di calunnie, insinuazioni, imposture, contro Russia (e Cina) che datano dalla sua radiazione dal PCI e dalla nascita del giornale che si burla di noi definendosi “comunista”. Identica la posizione del “Fatto Quotidiano”, altra mosca cocchiera dell’atlanto-euro-sionismo e identica l’indecenza deontologica e morale di tutto l’apparato mediatico nazionale Tutti in frenetica rincorsa di rimedi  all’evidente cambio di paradigma che il cinismo menefreghista dei padroni europei e statunitense a confronto con il fraterno umanitarismo ha suscitato nell’opinione pubblica. Se ne deve concludere un dato assiomatico: giornali e tv i cui dipendenti abbiano frequentato la cupola impenetrabile, riunita in Bilderberg o Trilateral, hanno perso ogni credibilità. Vale anche per i politici. Il potere economico fa il suo mestiere.

Vittima e boia di vittime

Ma non solo. Mentre Venezuela, Russia, Cina, Egitto e Cuba ci mandano aiuti, Gli Stati Uniti, seppure vittime del virus anch’essi, hanno il buongusto di approfittare dalle temperie in corso per accentuare le sanzioni contro quei popoli e anche contro l’Iran. Delle cui morti a migliaia, provocate dall’impossibilità di acquistare medicine, gli USA sono i responsabili diretti e volontari, insieme all’UE. Ma davvero impensabile, nel momento di un’epidemia che colpisce insieme alle sanzioni, è stata l’iniziativa dei vertici Usa di incriminare il presidente venezuelano di “narcoterrorismo”, mettendogli sulla testa una “taglia” di 15 milioni. Questo, da parte di un governo gangster, inviperito dal totale fallimento del suo regime change con il grottesco Guaidò. Un governo che, sotto la mistificazione della “guerra alla droga” (pari a quella della “guerra al terrorismo”), da decenni alimenta il mercato suo e occidentale e, di conseguenza le sue banche, di cocaina dal paese vassallo Colombia, che ne è il massimo produttore, e di eroina, dal paese vassallo Afghanistan, che ne è il massimo produttore.

La velocità e l’accanimento con cui la nostra stampa si è affannata a ribadire che cinesi e russi, con rispettivi amici e alleati, sono il male assoluto e noi stiamo nella scialuppa di salvataggio che riesce a scamparci da quell’orso e quel dragone, è il segno di quanto i mondialisti dell’imperialismo odino e temano la prospettiva eurasiatica. Che la problematica del superamento dell’egemonia mondiale degli Usa, dalla quale dipende il successo della cricca globalista che richiede di manovrare tutto, compresi gli Stati Uniti, per raggiungere lo scopo della dittatura mondiale su un “nuovo mondo”  huxleyiano, sia al cuore dei modi in cui viene gestita e propagandata la supposta pandemia, lo dimostra l’automatismo con cui i media si precipitano a restaurare l’immagine dell’antico e perenne nemico, non più rosso, ma sempre dittatura che annienta i diritti umani.

Vaticano e USA, una faccia una razza
Un’immagine incrinata non solo dall’aiuto fornito e dalla solidarietà dimostrata addirittura ai camerieri dei loro aggressori, ma anche dall’efficienza e tempestività con cui in Cina si è risposto al virus e dalla capacità della Russia di contenere l’epidemia. A fronte di questi paesi “nemici” o, comunque, malfamati, che sono venuti in nostro soccorso, stanno le manovre Nato-Usa per simulare un’aggressione alla Russia è, ancora più simbolicamente, il mezzo milione di mascherine italiane dirottate da Aviano negli Usa. Quanto all’altro Stato che sovrintende ai nostri destini, non solo spirituali, la Chiesa si è distinta per l’offerta più taccagna. In compenso, storicamente la più grande fabbricatrice di scenografie ammalianti, ci ha offerto un papa bianco, solo sotto la pioggia nera, in una piazza San Pietro deserta e grigia, stagliato contro la maestà della cupola di Michelangelo. Rimbombano per tutto il mondo le sue due frasi lapidarie, storiche, frutto di pensiero profondissimo: “Nessuno si salva da solo” e “siamo tutti nella stessa barca” (cosa, peraltro, non del tutto vera). Diavolo di un Bergoglio, come hanno fatto a venirgli in mente!











mercoledì 25 marzo 2020

Le persone chiuse in casa, il pensiero chiuso in testa---- CACCIA ALLE STREGHE ----- Il tripudio dei cortigiani




Lo Zeitgeist dei pochissimi
Siccome la tendenza dominante, dai filosofi tedeschi chiamata Zeitgeist, spirito del tempo, è quella, dell’imbroglio, del raggiro, del complotto dei pochissimi ai danni dei tantissimi, i primi però con seguito di giullari, sicofanti, guardaspalle, chierici traditori e camerieri, noi ci affidiamo alla controtendenza della sincerità, onestà, libertà. Voci dissonanti che, pure, esistono, si vanno facendo largo tra le crepe della cospirazione. Che se dovessero prevalere, dovrebbero portarci un bellissimo giorno a un simil-processo di Norimberga. Processo in cui giudicare e condannare, certamente non all’impiccagione come l’originale, tutti coloro che hanno provato a fare al mondo un’inversione a U e così bloccare la storia dell’emancipazione umana. Ho scritto “simil-Norimberga”, dato che quell’episodio antigiuridico rappresenta un’aberrazione senza confronti: un processo di criminali di guerra vincenti a criminali perdenti. Il nostro processo sarebbe dei liberi e onesti ai ladri di verità e di onestà. Ladri a mero scopo di dominio e di profitto attraverso l’imposizione, ancora una volta, del dogma, del pensiero unico universale.

A la guerre comme à la guerre
Nei momenti di loro massima crisi, di credibilità prima ancora che di potere, i padroni ricorrono al mezzo estremo: la guerra. Ed è di guerra, di fronte, che straparlano i coloro che gestiscono l’attuale fase di attacco a quel poco che ci era rimasto di secoli di lotte di liberazione. E quando di guerra si parla, non solo appaiono sulla scena colonelli e truppe, ma i dissidenti, le voci alternative, diventano collusi col nemico Il nemico essendo non solo il Virus diventato, da normale fastidio, stragista e “nemico della vita”, ma tutti coloro, magari scienziati, che lo “sottovalutano”. Trattasi di disertori, traditori, il peggio del peggio, quelli che negli anni di Hitler in Germania praticavano la “Wehrkraftzersetzung”,  la disintegrazione della Forza di Difesa.

Ecco, oggi abbiamo, in aggiunta ai tanti castigati perché topi fuggiti dalla tana e oppositori del distanziamento sociale per spinta di sopravvivenza, la peste infame dei disintegratori della Forza di Difesa. Quelli che, quando poteva, la Chiesa faceva ardere sui roghi a maggiore gloria di dio e del proprio dogma. Ora, oltre che con la superfetazione di forze dell’ordine, dobbiamo vedercela con i droni che fulminino, per ora con telecamere, domani, chissà, con gli Hellfire, i delinquenti che, addirittura in coppia, ancora insistono a contagiare il paese facendo più di 100 metri per strada (6000 euro di multa, sei mesi di carcere, 5 anni se vai in giro contagiato).

Rispunta Torquemada


Una strega ideale che, si parva licet componere magnis, sarebbe banale, ma non improprio, avvicinare a Giovanna d’Arco, e la da me ripetutamente citata Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica e Virologia all’ospedale “Sacco” di Milano, il più rinomato, insieme allo Spallanzani di Roma. Questa, al pari di alcuni tra i più autorevoli virologi ed epidemiologi d’Europa, si è permessa di opporre al terrorismo, tipo “Saw”, che ci incuneava in cunicolo dopo cunicolo della paura, un minimo di dati corretti, a ridimensionamento del clown, appunto, di “Saw”, dimostrandoci alla mano di numeri di contagi, malati, morti, come ci trovassimo in poco più di una normale influenza stagionale. Influenza però stavolta precipitata nel deserto di una Sanità pubblica, un tempo attrezzata, oggi ridotta, a dispetto e a insulto di coloro che ci operano da combattenti e martiri, a qualcosa di meno di un lazzaretto seicentesco.

 Roberto Burioni, Clinica privata San Raffaele; Maria Rita Gismondo, Ospedale Pubblico Sacco

Contro Gismondo, che aveva detto saggiamente, in coro con le massime eccellenze europee: “Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia… non dobbiamo preoccuparci”, si sono concentrate le artiglierie di fango di un qualcosa che ricordiamo averci imposto, unici nel mondo, in nome della Scienza dall’ S maiuscola, una e trina (Big Pharma, OMS, Burioni), 12 vaccini fin dalla nascita e sputi in faccia a chi ne temeva le ricadute, peraltro denunciate da un’altra scienza, ovviamente con la s minuscola. Si tratta del “Patto Trasversale per la Scienza” (PTS) dei noti Burioni, Lopalco e Silvestri. Hanno diffidato legalmente (sic) una delle nostre più eminenti specialiste della materia, “per le gravi affermazioni sul Coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche”. Che solo loro hanno. Se la vedranno in tribunale, dato che Maria Rita Gismondo ha risposto da par suo: ”Non torno indietro sulle mie dichiarazioni”. Quanto a voi, da chi andreste in caso di difficoltà respiratoria, da Gismondo, o da Burioni?

Bergamo, Brescia, caro vaccino

A proposito di vaccini, questa è davvero interessante. Bergamo ce l’hanno raccontata come Manzoni la Milano della peste. Siamo stati percossi dalle immagini di innumerevoli camion militari che portavano via bare a una a una. Qualcuno, tra cui questo blog, ha segnalato il dato che, con la regione più inquinata da particolato d’Europa, forse c’era già qualcosa nell’aria della Lombardia che facilitava l’infezione polmonare. Ora ne abbiamo un altro di possibili facilitatori (purchè il prof. Burioni non ci scorga, sennò altro che diffida legale). Nel gennaio del 2020, in una campagna lanciata dalle autorità, vengono vaccinate 34.000 persone contro la meningite, tra le quali 1.680 scolari direttamente nelle scuole e 2.414 lavoratori negli stabilimenti. Anche a Brescia 9.200 persone ricevettero il vaccino speciale, in aggiunta a 1.700 persone da parte di medici di base e pediatri, 1.000 scolari e 300 lavoratori, per un totale di 12.200 cittadini.


Gli scienziati del ramo ci dicono che un effetto collaterale del vaccino può essere la sindrome Guillain-Barré che nel 25% dei casi produce una paralisi della muscolatura respiratoria, i pazienti devono essere ventilati e la mortalità sale al 5,5%. Fatene quel che volete. Ma, oggi come oggi, non fatevi sentire. Verrà il tempo…

Il caudillo e i suoi cacicchi
Il “Modello Italia” che l’OMS propone al mondo intero lo dobbiamo ai comandanti di questa guerra. Una combriccola (classe dirigente sarebbe dire troppo) di feldmarescialli, generali, colonelli, sergenti, tutti delegati dell’OMS, a sua volta delegato di Big Pharma, impegnati a marcare di malato l’asintomatico (sano) e di morto per Covid-19 qualunque deceduto per qualunque patologia, sempre senza autopsia, ma comunque con un tampone che gli ha individuato, ma anche no, tra polmonite e diabete, un qualche virus influenziale. Siamo in guerra, tuonano da ogni schermo e titolo e dunque coprifuoco, stato d’assedio e legge marziale sono fisiologici, istituzionali e indispensabili.


Più che di generali, si tratta di nani da giardino, un po’ Pisolo, un po’ Brontolo, un po’ Gongolo, cui la nostra coltivata sudditanza ha concesso i galloni di ufficiale di giornata, ma che si rappresentano sulla scena come fossero i 300 di Leonida alle Termopili. Nanetti pasticcioni e incompetenti, galline tra le quali è scoppiato un mortaretto, che si accapigliano tra di loro a colpi di ordinanze alla rincorsa di chi colpisce più duro, un’armata Brancaleone che nemmeno l’esercito di Franceschiello.

E i gendarmi? Mentre noi guardiamo in strada, al passato e al presente e al futuro, da sbarre come quelle di Cagliostro nella Rocca di San Leo, tocca preservare la salute a coloro che si preoccupano di tenerci chiusi. A noi, ridotti a larve dalla mancanza di vitamina D che ci regala il sole, 4000 dobloni di multa e 6 mesi di sbarre. A loro, almeno 30 minuti al sole ogni giorno. Ecco il documento, ingranditelo.


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Conte, chiudiamo la nazione, anche se metà non c’entra niente
Anche un incredibile premier che, quando ci sa mezzi abbioccati dall’ora, dagli schermi drogati di panzane e cretinerie, dal sonno, estenuati dalla paura, verso mezzanotte, con il mezzo che rappresenta Stato e governo, cioè sul suo profilo Facebook, ci fa sapere che la mattina dopo ci saranno tanti nuovi reati da farci trattare tutti da potenziali delinquenti. Una tecnica di comunicazione innovativa, rispettosa delle istituzioni, del parlamento degli eletti (che gli frega, mica è stato eletto, lui). Con un decreto nemmeno pronto, figuriamoci se discusso dalle assemblee con relativa assunzione di responsabilità costituzionale, l’ometto devoto a Padre Pio e a molto altro, mette sotto chiave tutti quelli che a lui e ai suoi soci mettono paura, cioè l’intero paese. E ora le ammende sono diventate di 4000 euro, il carcere di 6 mesi, e auto e moto da sequestro.

5,50 marchi al giorno costa allo Stato un malato. Di 5,50 marchi al giorno vive una famiglia sana.

Avendo in mente chissachecosa, con il centrosud del paese addirittura sotto la media annuale delle infezioni virali, gli è parso opportuno mettere in lockout l’intero paese. Fuorchè le fabbriche e gli schiavi nei campi (a proposito, le ONG, le avete mai più sentite?). Guai a far sentire il Nord del 84% dei decessi, perchè sanitariamente scassato e inquinato come nemmeno Seveso, l’untore d’Italia. La Confindustria non voleva. E nemmeno coloro che sussurrano all’orecchio di Giuseppe Conte e che vogliono l’Italia Nuova. Magari un po’ demograficamente dimagrita, libera dal peso sui giovani di vecchietti deboli, malati e improduttivi. Vecchio sogno malthusiano e sorosiano, che oggi si materializza in tutto il mondo occidentale e di cui si fa interprete Barbara Spinelli, eurodeputata nella lista degli amici di Soros, quando sul Fatto Quotidiano descrive il “triage”, la scelta di far morire quelli con minore aspettativa di vita, come “scelta razionale, anche se terribile”, senza prenderne le distanze.

Comunque non c’è solo la falce del Covid-19. Nello stesso tempo in cui al virus sono stati attribuiti nel mondo 250 morti di vecchi, di fame sono morti nel mondo 25.000 neonati e minori. E non si tratta di dato solo stagionale. E quando il mutante avrà terminato il suo giro annuale, dei suoi effetti si continuerà a morire. Una megarecessione trascina con sé sempre un aumento di decessi per malattie, suicidi, tossicodipendenze, alcolismo, violenze domestiche e un generale peggioramento delle difese immunitarie. Come risaputo e provato, c’è già chi, producendo farmaci, se ne lecca i baffi.

Da Roberto I a Urbano VIII, andata e ritorno. L’inquisizione non muore
 
Processo a Galileo Galilei


Come abbiamo ampiamente constatato e don Robertro Burioni ci ha ribadito, prima sbeffeggiando e poi minacciando una voce fuori campo (colpirne una per educarne cento), essere critici non è permesso. “La scienza non è democratica”, ha sentenziato, scambiando la materia con se stesso e se stesso con papa Urbano VIII (quello di Galileo). Eppure, né lui, né l’immenso coro che ci tempesta con l’ordine di stare in casa sennò ci fate morire tutti, hanno avuto da ridire quando si è saputo che la famigerata esercitazione USA-Nato Defender Europe 20 , della cui cancellazione aveva parlato la Merkel, dopotutto si farà. Un tantinello “ridimensionata” (qualche migliaio dei 40mila effettivi in meno, ma con masse di cingoli in terra, navi in mare e aerei in cielo), con tanto di militari di una dozzina di paesi belli mischiati e fraternizzanti nel segno dell’assalto alla Russia. Russia che, ipoteticamente, dovrebbe rifarsi sui popoli e beni europei, base dell’aggressione. Complimenti all’alleato e protettore.

Tutto il potere ai militari?

Del resto, il segretario Nato Jens Stoltenberg non aveva colto l’occasione per garantire che la Nato si sarebbe fatta parte attiva nella lotta al coronavirus? Ma non è che i generali Usa si preoccupano di promuovere, insieme al virus e alla guerra ai russi, solo in Europa il nuovo assetto che da queste mosse dovrebbe nascere. Ora che il coronavirus è tracimato alla grande anche negli USA, ecco che si ripresenta l’occasione, parzialmente sprecata dopo l’11 settembre 2001, nonostante il Patriot Act, le sette guerre, il terrorismo e tutto il resto. Secondo un articolo di Newsweek, uno dei più importanti settimanali americani, ripreso dall’Eurasia Daily, le autorità statunitensi hanno adottato misure per introdurre uno stato d’emergenza nel quale è previsto che il potere passi dal governo civile a quello militare. Tra le ipotesi per le quali ciò dovrebbe essere fatto, oltre a catastrofi naturali e diffuse insubordinazioni sociali, è stata ora inserita anche quella in cui una crisi da coronavirus dovesse incapacitare presidenza, governo e congresso. I piani di contingenza a ciò intesi sono pronti e si chiamano Octagon, Freejack e Zodiac. E danno ai militari, anche se subordinati e su base territoriale, il diritto di sostituirsi alle autorità civili. Il tutto è sotto il controllo di NORTHCOM, comando Nord delle FFAA statunitensi istituito dopo l’11/9. Mai più rivolte alla Berkley, mai più Pantere Nere, mai più studenti di Occupy Wall Street. E nemmeno Woodstock.

Russia, Cina, Cuba, grazie. USA non pervenuti. Ma Erri De Luca ahinoi sì.


Ci sono arrivati aiuti impensati, sebbene non impensabili. Medici specializzati e milioni di mascherine dalla Cina, 53 dei migliori medici e infermieri antivirus da Cuba e il carico più grosso, nove enormi IL-76 da trasporto russi con 100 specialisti di infezioni da virus, attrezzature di protezione e macchinari clinici, mezzi mobili per la bonifica di ambienti pubblici, strade e piazze. Dagli Usa, l’esercitazione “Defender Europe20 con il suo demenziale potenziale di virus. E sapete cosa ci ha fatto sapere Erri De Luca, uno dei patetici transfughi da Lotta Continua, l’ultimo movimento che abbia preoccupato i padroni?
L’autore molto supponente di mediocri poesie e di sciropposi libri autocelebrativi, grande cantore della Bibbia e dei suoi adepti confessionali e statali, avendo decantato tutto quello che si va facendo in nome della salvezza del paese, compresi i confusi che cantano inni dai balconi, le “misure di restrizione condivise e applicate con spirito civico di collaborazione, più che da minacce di sanzioni” (sic), si rifà a Sarajevo, altra gigantesca mistificazione. La città che anche lui frequentò in complicità con tutti i cattomiliziani del papa e collaborazionisti anti-serbi vari, co-distruttori della Jugoslavia. Una medaglia al merito Nato. 

Definita avanguardia virtuosa l’Italia sderenata, disperata e passivizzata che abbiamo sotto gli occhi, messo da parte lo storico atlanto-sionismo, è arrivato a riconoscere gli aiuti da Cuba e dalla Cina. Ma non ha saputo contenersi dal deplorare la cinica mancanza di aiuti dalla Russia. Un De Luca che una volta di più ha pestato qualcosa di molto infettante.
Avrebbe potuto nettarsene, deplorando la stitichezza della Chiesa. Buddisti e valdesi, con il loro 8 per mille piuttosto povero, hanno donato per la lotta al virus una media del 22,33%. I cattolici del loro miliardo e 132 milioni hanno donato 10 milioni, anziché i 230 milioni che corrispondono alla percentuale degli altri.  Su questo problema, che inerisce alla tradizione del grande tronco monoteistico, Erri tace.

Giullari, chierichietti, cortigiani e presstitute
Nel corso di questi mesi di “pandemia” ne abbiamo viste di tutti i colori, una più stupefacente dell’altra e se eravamo già da qualche tempo abituati a osservare che, come paese, come conglomerato europeo e loro vertici, avevamo raggiunto il fondo e stavamo addirittura scavando, non riusciamo ancora, fessi come siamo, a farcene una ragione.


Neanche oggi che ci si offre lo spettacolo, nel nome della salute, anzi, della vita, di una totale distruzione della privacy, di una riduzione della libertà e dell’autodeterminazione di individuo e comunità mai viste, neanche nel Ventennio. E di una moltitudine di soggetti che, trafelati, si precipitano a soccorrere, omaggiare, servire, il vincitore. Dagli schermi si affacciano le facce benevoli, solidali, ammiccanti, ammonenti, truccate, ipocrite, tutte indistintamente belline e autocompiaciute, di vip dello spettacolo, dello sport, del cinema, della stampa, del trash. Ci consigliano, pregano, intimano di stare in casa, di lavarci le mani, di non toccarci qua e là (tipo il prete dell’oratorio), di stare allegri, di fare tante belle cose tra tinello e cucina, di godersi la famiglia. Complici. Come non è possibile che non lo siano, se vogliono continuare a essere vip anche nel nuovo regime.

Gente che, arrivata al successo, prova un’attrazione gravitazionale verso le camere dell’eco dell’élite, dove si coltivano narrazioni che favoriscono lo status quo. Quello status quo che gli ha procurato fama e fortuna. Costoro non hanno niente a che fare con noi, gente normale, perché nessuno li tratta più normalmente e loro non hanno più idea di cosa sia la normalità. Si ritrovano tra ricchi e famosi e tra persone che coltivano interessi a stare con i ricchi e famosi. E’ un ambiente in cui le celebrità sono ansiose di credere a storie positive circa il sistema che le ha favoriti. Nelle loro vite non ci sono persone qualunque che gli diano un feedback, un’idea di cosa sia normale. Vivono nelle camere dell’eco dei decisori. Non ne va ascoltata neanche una parola.

Il telemedico

Da un po’ ci stanno magnificando le virtù della telemedicina. Di qualcuno che ti opera o ti cura senza mai averti visto in faccia o toccato la pancia. E’ servito a tagliare quegli ospedali di cui ora si lamenta la mancanza. Ho dovuto andare dal mio medico di base, un amico, per qualche ricetta e una visita. Sulla porta dell’ambulatorio,  a sei metri di distanza, ottemperando alle prescrizioni governative del suo Ordine, mi ha bloccato. Niente visita e per le prescrizioni, solo telefonicamente. Poi me le manderà via mail. Siamo al tele-dottore, la negazione del rapporto medico-paziente, fatto di esami, sguardi, palpeggiamenti, ascolti, trentatrè e respiri. Come il telelavoro, chiamato dai burini smart working, come la telescuola, altrettanta negazione del rapporto-insegnante-alunni, fatto di sguardi, esami, scambi, contrasti, discussioni, comunanza. Tanto terrificante, dispotico e distopico che, vedrete, verrà mantenuto anche dopo. Come se le piattaforme non fossero già le più ricche, potenti e letali del mondo.

E, per finire in bellezza, guardate la data qui sotto: 1° gennaio 2018.  E poi scegliete se ridere o piangere. E se dare la colpa al virus, o a qualcun altro.


Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi molte operazioni rinviate, così titolava un articolo del Corriere della Sera del 10 gennaio del 2018.  L’articolo riportava anche la difficoltà degli ospedali milanesi nel far fronte ai numerosi malati di influenza che dovevano far ricorso alle unità di terapia intensiva, in un periodo in cui il Coronavirus non era ancora apparso. 
Prenotazioni sospese per le operazioni, medici e infermieri in ferie richiamati urgentemente in servizio  e le complicazioni dell’influenza stagionale, le polmoniti che mandano in tilt i reparti di terapia intensiva degli ospedali milanesi: il San Raffaele, il Policlinico, il San Gerardo di Monza, e il San Matteo di Pavia, questo il quadro drammatico rappresentato da un articolo del Corriere della Sera di due anni fa.  






domenica 22 marzo 2020

Lettere dal Carcere (edizione terzo millennio) ---- “NUOVA STRETTA”: LA LEGGE MARZIALE LI SALVERA’ ----- Sepolti vivi insieme a Sanità e Democrazia


Volete mettere la bandiera sul balcone? Mettetela così.

Credo che siamo governati da matti per obiettivi demenziali… e credo che rischio di essere rinchiuso come matto per aver detto questo(John Lennon)

https://www.youtube.com/watch?v=0dnyd0cAtkE Qualunque cosa fai, ovunque te ne vai….

“La scienza è tale perché ci si mette sempre in discussione, non si è mai certi di nulla” (Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica e Virologi, Ospedale “Sacco” di Milano)

"Una piccola pandemia, permetterà di creare un unico governo mondiale". (Jacques Attali, intervista del 2009). Della Commissione Attali (Jacques Attali, banchiere di famiglia ebrea) nominata da Sarkozy per l’elaborazione del neoliberismo europeo, faceva parte Mario Monti, il primo dei “tecnici”, che lamentò i troppi poteri del Parlamento rispetto al governo. Con il nuovo tecnico Conte il parlamento non c’è più.

22 marzo 2020: 13.000 morti da influenza nel mondo su 7,6 miliardi; media delle altre stagioni: 500.000 morti a fine stagione
Secondo le stime del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore della sanità, in Italia ogni anno circa il 9 cento della popolazione è colpito da sindromi simil-influenzali, con un numero di morti che oscilla tra i 300 e i 400 dovuti direttamente all’influenza, e tra i 4 mila e i 10 mila tra chi sviluppa complicanze gravi insieme a un qualche nuovo virus. (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia)

Numeri come pallottole, ma manca il vaccino anti-media
Ieri quasi 800 morti”. Così la robotina falsaria parlante de La7. E butta lì inorridita: “A Bergamo sembra che muoia uno sui tre” (in realtà uno su 1000 è la media dei contagiati, non necessariamente malati) Alla faccia dell’Istituto Superiore di Sanità, che di quegli 800 ne attribuisce direttamente al coronavirus appena lo 0,4% e trova che i numeri sono, più o meno, quelli delle malattie respiratorie degli anni passati. Per puro masochismo mi ostino a seguire il tg condotto da quello che è considerato lo standard aureo del giornalismo e della conduzione televisiva, Enrico Mentana. Un campione dell’informazione politicamente e coronaviralmente corretta, fabbricataci addosso dalla congiuntura, tra coloro che agevolano la nostra nuova ricchezza di esperienze domestiche con un bombardamento di orrori rispetto al quale il napalm sul Vietnam è pioggiarellina di marzo.


Assistiamo a prodigi come quelli che ci presentava la simpatica trasmissione “Italia’s got talent”. Lì c’era un incredibile ventriloquo, addirittura triplo. Avevamo un uomo in carne e ossa, poi il pupazzo e infine un pappagallo. Metafora! Noi abbiamo una Cupola dello 0,1% di cui non si sentono le parole, un pupazzo che invece le dice e tanti pappagalli che le rilanciano al diapason.

Fuori dal coro
https://youtu.be/DavWFA0ymgQ  Irrinunciabile intervista al Dr. Francesco Oliviero, psichiatra e pneumologo

Più stiamo chiusi e più moriamo


Il sole ci fa produrre Vitamina D gratis (ma senza, dobbiamo comprarla). Il sole uccide i batteri, gratis (ma, senza dobbiamo comprare disinfettanti). L’aria aperta, specie nei parchi, giardini e boschi, ci disintossica dai veleni che ci fanno respirare, gratis (ma senza, compriamo farmaci e integratori). Il movimento ci mantiene in forma fisica e psichica, gratis (ma senza, dobbiamo ricorrere a medici, fisioterapisti, psichiatri). La mia pelle si protegge con grassi e un ph equilibrato, gratis (ma se compro gel e amuchina e mi ci lavo continuamente, faccio girare i soldi, anche se abbasso le difese immunitarie). Senza la mascherina, che infatti non si sono azzardati a rendere obbligatoria (perché sono come un’inferriata contro le zanzare), ma per tutti guai se non la porti, mantieni la tua identità e le tue espressioni e comunichi cose comprensibili e non farfugliate, gratis (con la mascherina non comunichi una sega, ma non ti danno dell’untore e fai contenti i produttori e commercianti). Forse quella mascherina che ci appiattisce e omologa tutti è qualcosa di più del simbolo della globalizzazione che mira a livellarci tutti, oltre le radici, le culture, le identità.

Topi impazziti

Avrò avuto sedici anni, ero a Monaco di Baviera per un corso di letteratura tedesca. Abitavo in nella casa dello studente. Non ricordo com’è, ma qualcuno mi regala due topini bianchi, detti “Tanzmaeuse”, topi ballerini. Non avendo a disposizione nient’altro e temendo che da una scatola scappassero, li misi in un cassetto del comò, con filo di apertura per l’aria. Anche perché a lasciarli liberi, sarebbero periti, dato che erano nati in un negozio. Si misero subito a curiosare vispi di qua e di là, a spiluccare le briciole che avevo sparso, a misurare il nuovo spazio. Ma parvero interdetti a trovare una parete e poi un’altra. La mattina dopo, però, erano lì, rannicchiati insieme in un angolo, impauriti, depressi, annichiliti. Tornai la sera e guardai nel cassetto. Le due candidissime creaturine col musino rosa roteavano freneticamente, velocissimi, in giro per il cassetto, uno dietro l’altro, incessantemente. Ogni tanto sbattevano contro un angolo, una parete. Temevo che si facessero male. Li presi e li misi sul pavimento. Continuavano a girare vorticosamente. Lo fecero per due giorni, non toccavano le briciole di pane e i pezzetti di formaggio. Al terzo giorno, uno rimase fermo, stecchito, con le zampette stese. L’altro continuava a girare. Impazzito. C’è ancora oggi chi se la spassa a vedere il criceto impazzito nella ruota.

Sicurezza!


Facile e ovvia la metafora. Siamo messi così. E rischiamo di star male, di uscire di senno. Cosa ci si aspetta che accada a una persona stressata da claustrofobia, costretta a subire dalla tv, accanto a programmi sempre più spazzatura, ore e ore di minacce e dati spaventosi? La noia, l’assoluta incertezza spingono a mangiare e bere, con l’immobilismo forzato si diventa obesi e ti scoppiano ipertensione e colesterolo. E’ la decimazione che si vuole? Non basta un virus pompato come la famosa rana di Esopo? Qualcuno, per sacrosanto istinto di sopravvivenza, fugge. Ho visto una persona macilenta, raggrumata su una panchina con una birretta in mano. Arrivano i carabinieri, la interpellano duro: “Avevo bisogno di un po’ d’aria, è la prima volta”. Niente. Verbale, rimbrotti, diciamo, grintosi, quelli adoperati per subordinati in torto. Con l’ultimo decreto dettato al Conte Zio dalla Cupola, via fascioleghisti, rischia 6 mesi di carcere, soprattutto se capita nelle grinfie della Procura di Roma, quella dei pignatonisti. Si chiama stato d’assedio. Ma più dei carabinieri, poliziotti, Finanza, vigili, protettori civili, evidentemente non sufficienti e, quindi, soldati, carri armati, elicotteri, droni (!!!), poterono i media che, in un rapporto ormai invertito, fanno dei politici e dei sanitari la loro camera dell’eco. E se giornalisti fiduciari di Bilderberg, come Gruber o Feltri, o di altre conventicole, come Mentana o Formigli, spingono a misure che neanche i colonelli greci, sappiamo da chi e per cosa questo virus viene e dove deve arrivare.

Voglia di colonelli
 
 

E, tragicamente, più dei media potè addirittura il cittadino pronto a ricuperare il ruolo di suddito che si sente al sicuro e privilegiato in ginocchio dal sovrano. Tanto che ci sono coloro, non paghi di fare i gendarmi di se stessi e non gli basta neppure l’esercito a garanzia dello stato d’assedio, che si improvvisano investigatori, giudici ed esecutori tirando roba e parolacce a chi vedono fuori dagli schemi: il runner delinquente, la coppietta blasfema, l’untore con la faccia scoperta. Comunque, a parte un Conte Pippo che, sull’attenti davanti ai piccoli Bava Beccaris di Lombardia e nel servile encomio di tutti gli intellettuali di regime, in una escalation parossistica, sera dopo sera si precipita ad emanare ukase contro il popolo, i nuovi papà e mamma e parroci e maestri di vita rimangono i giornalisti e conduttori di talk show.

In ogni caso, non illudiamoci: una volta che lo 0,1% ha assaporato il sangue del Potere assoluto, come lo esercita in queste settimane, garantito dai suoi pretoriani in divisa, come dai suoi gazzettieri, non ci rinuncerà se non trafitto dal famoso paletto anti-vampiro della rivoluzione. Ma non solo noi amiamo i militari sotto casa. Un’antica canzonetta tedesca ci racconta di ragazze entusiaste che al passaggio della banda militare aprono finestre e porte e offrono ai soldati vino e arrosto. Ora che la ministra della Difesa tedesca, Kramp-Karrenbauer, successora di quell’altra simpaticona, von der Leyen, ora capa UE ma allora inquisita per scandali finanziari, ha rincorso il Conte Zio e ha messo in campo la Bundeswehr “per sopperire alle necessità dei cittadini”, chissà se ancora si canta “Quando i soldati marciano per la città, le ragazze aprono…”


Pupari e pupi

Non contenti di aver dato piena soddisfazione sia alla BCE che, con la storica lettera segreta di Trichet e di Draghi, intimava al nostro governo di de-democratizzare la nostra Costituzione (ci provò Renzi), sia al finanzcapitalismo mondiale, che pretese la stessa cosa con una lettera di J.P.Morgan, Giuseppe Conte e il suo ministro Gualtieri (inserito nell’eurolista di George Soros) invocano, contro gli strali del M5S, l’applicazione del MES. Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità (già “Salvastati”), è quell’invenzione degli eurocrati per cui, in cambio di un po’ di soldi prestati, 450 miliardi (la BCE ce ne darebbe 250 in più, senza condizioni),  ci arrivano tra capo e collo le note misure capestro, l’austerity, destinate a impoverire tutti quanti e arricchire qualcuno. Insomma meccanismo ammazza-nazioni, alla greca. E’ così che si arriva a un paese in cui il 5% più ricco possiede quanto il 90% più povero. La circostanza che il MES sia voluto da Stefano-Bilderberg-Feltri del Fatto Quotidiano, quanto “misure molto più stringenti” vengano auspicate con impeto mascellare da Lilli-Bilderberg-Gruber su La7, ci spiegano chi è il puparo, di questo e di tutto il resto.

UE contro la salute, ma per il Farmaco


Visto che è stata la UE, sistematicamente inquinata dalle lobby di Big Pharma, a imporci quanto, molto diligentemente, statisti patrioti come Monti, Letta, Renzi, Gentiloni hanno eseguito, non sorprende che i loro successori siano disponibili al MES, né stupisce in che condizioni i diktat europei, dal Fiscal Compact in giù, hanno ridotto la sanità italiana. Ne consegue un’equazione inesorabile: sanità a brandelli, popolazione malcurata, più inquinamento atmosferico e idrico record, equivale a proliferazione di virus e patologie di ogni genere, trionfo di Big Pharma, tutto il potere al farmaco. Ma i colpevoli siamo noi che siamo troppi e troppo promiscui e non ce ne restiamo sepolti vivi in casa.

Meno Sanità, più Big Pharma
Ricorda la virologa, Maria Rita Gismondo, le infinite riunioni, anche internazionali, della sua categoria, gli studi, le simulazioni di lavoro, i contatti con l’ONU, per elaborare una risposta all’evento sconosciuto, ma previsto. Qualcosa è stato fatto in Europa e lo si vede dall’enorme disparità di numeri di contagiati e morti tra noi, i tedeschi, i francesi, i britannici. Da noi si sono ridotti gli ospedali del 14,6%, centinaia di ospedali di prossimità e di eccellenza, solo a Roma il Forlanini, il Nuovo Regina Margherita, il S. Maria, il S. Gallicano, il San Giacomo; in trent’anni hanno dimezzato i posti letto; hanno tagliato il personale sanitario tra il 7 e il 16% a seconda delle regioni; Abbiamo 6,5 infermieri per 1000 abitanti, contro il doppio della Germania, mancano circa 60.mila infermieri; senza il nostro contributo netto all’UE di 150 miliardi, avremmo potuto costruire 500 ospedali modernissimi, assumere 10mila medici, 50mila infermieri. Gli stanziamenti per la ricerca sono diventati un centesimo di quelli per gli F35. Da Berlusconi a Conte, i nostri governanti hanno sottratto alla Sanità 37 miliardi di euro. In compenso la Sanità privata (quella di Formigoni nell’eccellente Lombardia), priva del tutto della capacità di rispondere all’emergenza, pur disponendo di appena il 35% dei ricoveri, si becca 2,153 miliardi sui 5,4 del totale (il 40%).

Stato Nuovo per nuova società


Si governa per decreto, in fabbrica si può lavorare, in treno o bus viaggiare a centinaia, vicini vicini, ma il parlamento non si può riunire, sapere, controllare, decidere. Ci dovremmo abituare. Chissà se si tornerà a votare. Intanto i decreti hanno creato una nuova struttura di classe. L’1’% in villa (o palazzo), con ettari di giardino o parco e, grazie a riders e autisti, il supermercato in casa; il popolo ristretto in mono-bi-o tri-locali, a volte con balconcino da cui cantare; colonelli e truppa per le strade. Poi ci sarà il sottoproletariato delle turbe disperse di tutti coloro che mesi di inattività avranno spazzato via: negozietti, piccole e medie imprese, piccoli e medi contadini, piccoli e medi professionisti, muratori, artigiani. Finalmente monopolio planetario e il vecchio Amazon ci sembrerà il baracchino dei vestiti usati.

Effetto mica tanto collaterale dei tecnici al potere, la bonanza per Big Pharma. Immaginate quale mercato sconfinato da quel verminaio di larve uscite di casa dopo mesi senza aria, sole, movimento, medici, esami clinici, trattamenti psicofisici, podologhi, parrucchieri, amici, parenti, socializzazione, con baruffe famigliari, Floris e D’Urso, Zoro e De Filippi, Mentana in orgasmo da catastrofe, carri armati dalle finestre, l’uomo nero con pochette e i suoi trombettieri ogni sera a roteare clave sullo schermo… Usciremo da casa malati, obesi, anchilosati, rincoglioniti, giù di pentola in tutte le parti del corpo e dello spirito. Una massa informe di cerebro-e fisico-lesi e, di conseguenza, un mercato nuovo, gigantesco, mondiale. Farmaci come piovesse, visite cliniche, analisi, esami, psicologi, fisiologi, fisioterapisti, palestre, trainer, istituti di bellezza, terme…. E pompe funebri, altro che Bergamo.

Ma confortiamoci. Alla fine - se ci sarà - del cataclisma distopico senza coiffeur, sembreremo tutti Cugini di Campagna (copyright “Spinoza”).