mercoledì 29 aprile 2020

Il trucco di distanze e mascherine ----- FASE DUE DEL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS ----- Un vaccino è per sempre



https://youtu.be/gtfGlBJrm4Y  che ti fa intuire perché Povia è odiato, non solo dai LGBTQI di regime, ma da tutta la Soros-“sinistra”.

In Esiodo le Moire sono tre, in Omero una sola ed è questa di cui parliamo, l’originale, colei a cui Ettore, presago della fine per mano di Achille, fa riferimento. La Moira, Parca per i romani, sovrintendeva alla vita degli umani e ne tagliava il filo quando riteneva giunto il momento. L’Oracolo di Chigi, una copia squalliduccia di quello di Delfi, o della Sibilla Cumana, recepito la sostanza del vaticinio della figlia di Zeus e di Temi, l’ha trasmessa al popolo nella solita forma oscura, confusa, ingarbugliata e labirintica. Solito pasticcio di arroganza e incompetenza fondato, però, sulla sua autorità, tanto indiscutibile quanto illegittima,  di comandante di cittadini-banane non eletto, ma da  questi sudditi dotato di tutti i titoli per fare a meno del parlamento e dare il liberi tutti ai suoi sponsor bananieri tecnoscientifici.

L’attesa era di una Fase Due rasserenante e distensiva, ma è venuto fuori un intruglio verbale tra il minaccioso e il paternalistico che ci mantiene incatenati alla stessa Fase Uno nella quale non si è che allungata la catena dei classici schiavi del cotone. Solo che, al posto dei fiocchi di cotone, noi siamo costretti a raccogliere la gramigna carnivora che germoglia dai campi che qualche malintenzionato ha seminato a virus. Insomma un maiale con il rossetto, come metaforizza il detto anglosassone riferito a una schifezza presentata come l’ambrosia degli dei. In questo caso un  nemico del popolo come suo amico.



L’Oracolo di Chigi.
Ognuno ha l’oracolo che si merita. Il nostro paese è ontologicamente dotato di uomini della Provvidenza che, beneficiati dal loro dio di immunità e impunità, possono anche permettersi un notevole tasso di imbecillità. Così ci tocca subire la chiaroveggenza dell’ultimo arrivato che, dal “Gioco del piccolo golpista” regalatogli all’ultimo convegno dei babbi Natale a Davos, sceglie, lui!, chi puoi incontrare in questa così generosa Fase Due. Solo congiunti fino al quarto grado, anche se mai conosciuti, e niente fidanzate/i, compagne/i “stabili”, amici del cuore, se non quelli “stabili” (per i tempi della stabilità consultare il quinto modulo di autocertificazione di prossima uscita. Forse). Quando gli stabili si potranno incontrare in camera da letto, sempre con mascherina, l’uomo proverà a centrare l’obiettivo schizzando lo sperma dalla prescritta distanza di uno (o due?) metri.

Chi può mettere in discussione queste basi tecnoscientifiche che consentono ad libitum di proteggerci con lo stato d’emergenza? Carcerazione collettiva, ricordate, a suo tempo proclamata per carenza di terapie intensive. Oggi quelle necessità da 9.000 si sono ridotte a 1.800, ma l’emergenza, con i suoi ceppi agli innocenti, rimane. Non si sa mai.

Del doman v’è certezza. Di virus
Visto come il popolo banana (non bue, dato che quel nobile animale ogni tanto tira cornate) continua a farsi sbucciare, la camarilla tecnoscientifica che ha liberato di ogni incombenza la sclerotizzata rappresentanza popolare, ha pensato di stroncare sul nascere ogni idea di ricuperare qualche residuo di libertà e agibilità politica. Con il concorso di un coro mediatico monofono, rispetto al quale quello gregoriano è un caos di dissonanze, ha subito consolidato la prospettiva di uno stato del terrore perenne o, quanto meno, ricorrente a breve. Del doman non v’è certezza per sognanti poeti, ma per i tecnoscienziati con i piedi per terra e la siringa nelle mani c’è certezza, eccome! Certezza tecnoscientifica della nuova ondata, anche più micidiale della prima.

 Fake embedded

E avendo costoro il controllo dei numeri, magari anche del virus, già possono prevedere il nostro ritorno ai domiciliari, in fuga da ben “150mila nuovi casi sicuri subito””. Innamorati delle sconfinate opportunità che questo virus pandemico porta con sé, mentre le quisquiglie e inezie dell’intero mondo scompaiono da schermi e giornali e dalle nostre vane preoccupazioni, i Travaglio, i Mentana, i Molinari, i Giannini, i Fontana, (l’altro, quello del Corsera), tutte le ugole del suddetto coro, celebrano l’evento. Non lo annuncia forse l’Apocalisse di Giovanni? “Dio disse: sciogliete i quattro angeli…Furono sciolti i quattro angeli pronti per l'ora, il giorno, il mese e l'anno per sterminare un terzo dell'umanità."  E chi meglio di Mentana conosce la Bibbia e l’Apocalisse. Quelli da individuare, invece, sarebbero i quattro angeli. Io un’idea ce l’ho.

Alla perfidia che trasuda da tutti i de-cretini (DPCM), dell’avvocato dei digitalfamacologici si unisce la bischeraggine Gli è sfuggito di mente che nella Cupola a cui è appeso ci sta, occupando vasti spazi, anche la Chiesa del suo Padre Pio, con tanto di vescovi. Aveva lasciato i fedeli fuori dalle chiese e dalle messe. Neanche la comunione da asporto. Rimproverato duramente dai prelati, che gli ricordano che assembramenti di fedeli possono essere infettati esclusivamente dallo Spirito Santo, gli viene in soccorso nientemeno che il papa. Il quale, avendo, a suo tempo, predicato obbedienza ai generali che gettavano in carcere e alla tortura i cittadini, non poteva smentirsi sollecitando disobbedienza a chi oggi, qui, ci chiude in carcere con la novità di procedura civile dell’autotortura.  



E’ il destino degli Arlecchino, servo di tutti i padroni. Dopo aver fatto il vice dei vicepremier gialloverdi, ora fa le veci del taumaturgo mandato da Big Pharma e Morgan Stanley a farci attraversare in fila per due, allineati, coperti e app-tracciati, le fasi due, tre e quante ne serviranno per annientarci definitivamente. O per farci finalmente tornare tutti quanti sui balconi, non per cantare l’insopportabile Bella Ciao, canto funebre di ogni farloccone, o sventolare bandiere e facce di pirla, ma per appendere questo di striscione. E poi uscire di casa in 60 milioni.



Dove poi il Pippo Conte è assurto al rango sublime di fancazzista che si crede il mago Silvan è quando, per la fase due, ha previso l’apertura di uno spiraglietto dei bar. Fessurina dalla quale il barista (quello sopravvissuto ai tre mesi di fermo) ti passa cappuccino e cornetto e tu, non dovendolo consumare né lì, né nei dintorni, né su una panchina a mezzo chilometro, ma solo in casa, grazie all’abracadabra del premier ti ci trasferisci prima che il cappuccino sia gelato e il cornetto ammosciato e sbriciolato.

Chi di maiale ferisce…
Ma visto che ci dobbiamo abituare ai maiali truccati da baiadere, sostiamo ancora su questa nobile specie. Oggi il riferimento è metaforico, ieri lo era epidemico. Vale sempre la pena valutare il presente alla luce del passato (Guicciardini, Machiavelli, Giuliano l’Apostata e tanti altri saggi). I suini sono entrati in massa nelle vite dell’umanità negli anni 2008-2010. Per la peste detta suina, altro virus influenzale, la solita OMS, che allora come oggi aveva per secondo finanziatore, dopo lo Stato USA, il filantropo Bill Gates e, dunque, pendeva dalle sue labbra, o dai suoi vaccini, proclamò la pandemia della “febbre porcina”. Pandemia che finì, per merito e coscienza di alcuni medici e virologi di rango, non infeudati a Bill e a Big Pharma, col vedere sottoposti a inchieste e ludibrio i suoi promotori. Se pandemia era, lo fu per la credulità della gente, come allora terrorizzata dalla prospettiva di un’apocalissi di morti. Per una lieve influenza battezzata con un nome che sapeva di tanfo di porcile, morirono appena 10mila persone nel mondo. Ma altrettanti furono i suicidi in più, dovuti al terrore, seminato con grande generosità allora come oggi, e ai dissesti economici. Ci hanno riprovato. La produzione è migliorata, l’audience no.
Il vaccino come il battesimo

A forza di esserci trovati sulla coscienza migliaia di morti, di bare, di agonizzanti e loro congiunti piangenti, rovesciatici addosso dal meticolosissimo Mentana e affini, dovremmo arrivare a un punto di cottura tale da implorare Bill Gates di spararci quel benedetto vaccino. Quello che, col nome di Agenda ID2020, ci venne annunciato dai mille miliardari di Davos nel gennaio 2019 e poi lanciato in quello del 2020. Ma ci distrassero e noi non ci facemmo caso. Fin dalla nascita quel vaccino, diventato coatto, ci infilerà sotto pelle un’identità digitale che ci renderà tracciabili e conoscibili, in tutto e per tutto, durante l’intera vita. Gates ci ha rivelato che, bontà sua, si tratterà per i neonati di intervento assolutamente indolore, una specie di tatuaggio sottopelle con i nostri dati dall’A alla Z. Un po’ come il battesimo (accostamento davvero appropriato. Per Bill Gate è o il vaccino, o il virus; per Dio o il paradiso, o l’inferno. Non si scappa)

Mascherina = non c'è nessuno

 


E a questo scopo servono le mascherine, all’inizio derise dall’alto clero tecnoscientifico come inutili e ora scoperte strumento di odio sociale (divide et impera) dei delatori che le portano nei confronti di chi insiste a metterci la faccia. E’ chiaro che sputazzare per giorni nello stesso lembo di tessuto dovrebbe renderti un untore di prima classe, ma non è questo il punto, dato che, mascherina o no, distanza sociale o no, l’influenza te la becchi o no per i cazzi suoi, come ogni anno. Allora perchè la mascherina? Perché, quando vado per strada nel mio paese, non riconosco e non saluto più nessuno. E quindi con nessuno scambio parole. E viceversa. E così ognuno, fuori casa, diventa nessuno. Privo di identità, sovranità di sé, come già compiuto con i vari strumenti dell’UE, Nato, globalizzazione, nazionicidio. Un mondo di “nessuni” tutti uguali, uniformi, livellati, anonimi. Ma distanti. E senza sorriso, segno empatico indispensabile di comunità di specie, e poi di conoscenza, affinità, familiarità, complicità, intesa. Il primordiale segnale di solidarietà, di avvicinamento, di incontro. Non ci deve essere. Significa assembramento di pensieri e sentimenti. Pericolosissimo.

Ma poi, se le mascherine devono essere obbligatorie, cosa diavolaccio mi rappresenta il prezzo di 50 centesimi (impossibile per produttori e rivenditori) annunciato dal secondino  di Palazzo Chigi. E cosa mi significa la promessa, fatta quattro volte in un mese e mai mantenuta, dal supercommissario Arcuri di calmierarne il prezzo. Se è obbligatoria, la mascherina va data gratis.

Distanza sociale. Abolito il tatto. E anche l’olfatto. Tutti disabili, ma privi di virus. Forse.

E la distanza sociale allora? Quel metro, metro e mezzo, due metri, a seconda di come gli gira? Misura assolutamente demenziale, che, infatti, non può essere praticata in fabbrica, caserma, carcere, famiglia. Ma che i decerebrati da Mentana, Travaglio, Gruber, Formigli, allungano a cinque, sei, deici metri, formando file davanti alla farmacia che raggiungono il borgo vicino. Ora è confermata in perpetuo, ampliata, universalizzata. Ridurrà di almeno un terzo capienza e quindi utenza e clientela di autobus, metro, ristoranti, bar, musei, cinema, teatri, concerti. Misura che almeno metà della scienza medica non militarizzata, giudica perfettamente inutile, sia che il coronavirus sia il killer che si dice, sia che sia la seccatura dell’influenza annuale. Se ti becca da meno di un metro, ti becca anche dallo stipite della porta toccata, dal guanto che prima di te è passato su quell’insalata, dalla brezza che l’ha fatto volare.

Ma anche quel tenere l’altro a distanza perché potenzialmente pericoloso, sospetto, vulnerante e vulnerabile, è arma per la rottura del patto sociale, la frantumazione, l’isolamento, la perdita della dimensione collettiva, bisogno e forza dell’umanità e di tutti i viventi, piante comprese. E che perciò questi subumani, disumani, devono aggredire e distruggere. Non ci basta l’immagine su schermi e schermini? Possiamo avvicinarci a quella. E il naso, non serve che a essere guardato in cagnesco, il tuo e quello degli altri, perché non ne esca una gocciolina pandemica. Addio, dietro alla mascherina, anche agli odori, degli altri, dell’aria, dei fiori, del caffè (quando ci sarà). Spento l’olfatto.
Il digitale, con gli occhi fissi sull’aggeggio mortifero, già ci aveva privato di un immane potenziale della vista. Gente che ti sbatteva contro perché chattava, altri che inciampavano scendendo dall’autobus mentre si scambiavano selfie, altri ancora che annegavano ogni sensazione, impressione, riflessione nello smartphone, ignorando e seppellendo nell’ignoto il paesaggio, le torri, gli alberi, i paesi che passavano davanti al finestrino del treno, o le persone che ti siedono accanto e che un tempo erano i tuoi co-passeggeri, i tuoi co-umani.



Quest’ometto acchittato, chiamato a fare il Petain di turno e di cui il Circolo della Caccia dice che “si presenta bene”, non ci ha che rinnovato il 41bis con aggiunta di qualche ora d’aria. L’estensione degli arresti domiciliari, esclusi 15 milioni di lavoratori di cui l’assembramento è salutare (purchè con mascherine), all’intero paese, compreso il Sud, dove i virus si vergognano di apparire in quasi tutte le regioni e dove dunque non ci sarebbe motivo per chiuder niente, dimostra che è colpo di Stato nazionalvirale e che il pretesto è inventato. A chiudere la faccenda verrà poi, invitata a pranzo da Conte quando s’è bevuto, per interposta gola nostra, l’aperitivo MES, la Troika, come descritta da Euripide in “Medea”. Con due poteri dello Stato, il legislativo e il giudiziario, neutralizzati e con il terzo, esecutivo, sull’attenti, la marcia della Troika sarà una passeggiata tra le rovine. Come in Grecia.



domenica 26 aprile 2020

Impadronirsi della Fase Tre ----- IN GALERA! ----- Con contributi a Cinque Stelle (non spente)


“Viviamo in un mondo in cui i medici distruggono la salute, i giuristi distruggono la giustizia, le università distruggono la conoscenza, i governi distruggono la libertà, la stampa distrugge l’informazione, la religione distrugge la morale e le nostre banche distruggono l’economia” (Chris Hedges, giornalista e scrittore statunitense, premio Pulitzer, professore a quattro delle maggiori università USA)
A convalida di quanto qui sopra epitomizzato da un illustre giornalista, poniamo una citazione, tanto celebre quanto artatamente fatta dimenticare, di un personaggio centrale nella strategia economica, sociale e biologica dell’UE. Una personalità francese di altissimo rango, ascoltata dai potenti, venerata dai media e che riassume in sé le categorie citate da Hedges. Jacques Attali è giurista amministrativo, eminenza grigia politica e capo di gabinetto di Mitterand, massimo consigliere economico dello stesso Mitterand e poi di Sarkozy e Macron, banchiere internazionale quale presidente della Banca Europea per lo Sviluppo e presidente della Commissione Attali incaricata di promuovere il neoliberismo finanzcapitalista in Europa e specialmente nei paesi ex-comunisti. Infine autonominato, ma riconosciuto, medico e biologo, come risulta dal programmino di sfoltimento dell’umanità riassunto in questa sua dichiarazione. Per pura coincidenza, appartiene alla stessa confessione di tutti i protagonisti della strategia del vaccino e della depopolazione mondiale.
Un programmino per lo sfoltimento



Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa” (Jacques Attali, “La médicine en accusation“, in AA.VV., L’avenir de la vie, Seghers, Paris 1981)

In galera!

I più pivelli tra noi ricorderanno l’urlo strozzato dalla rabbia e indignazione del comico di stirpe arboriana Giorgio Bracardi? Eccolo: https://youtu.be/pKKOXbRMwUY E’ un urlo che allora proveniva da un fascistuccolo cartonato (come quelli contro cui si scatenano oggi gli appassionati violinisti del nuovo, vero, bio-tecno-fascismo in marcia), ma che ora dovrebbe scaturire dai polmoni di 60 milioni di italiani, al netto di alcune decine di migliaia tra untori politico-economico-sanitari e monatti mediatici e dello spettacolo. A questi ultimi, invece, l’urlo dovrebbe essere diretto, per travolgerli e spazzarli via. Però viene da chiedersi, ci sarà mai una magistratura, come quella di Woodcock, Borsalino, Di Matteo, De Magistris, piuttosto che l’altra dei Palamara, Bruti Liberati, Pignatone e vastissima compagnia passata e presente?

Antifascismo in direzione ostinata e contraria
Perché se ci fosse, quell’invocazione di Bracardi, che oggi riecheggia, ancora flebile, ma segno di primi sussulti di rivolta, nelle camere penali di Cagliari e Trieste, tra i magistrati di Aosta, in un numero crescente di professionisti della Costituzione e della Giustizia, ma anche tra iniziali frammenti di popolo, dovrebbe portare a un rovesciamento del paradigma. Da una carcerazione collettiva nazionale di innocenti, che si dice a termine, ma che si prevede reiterabile a capriccio di chi la decide, a una detenzione selettiva in base ai reati e delitti commessi contro il popolo, lo Stato di Diritto, la Costituzione, il vivere civile, la libertà, i diritti umani. Da un regime che oggi vede gli istinti belluini di gendarmi di varia natura, grazie all’arbitrio concessogli dai decreti del caudillino, scatenati contro vecchietti in panchina, ragazzini isolati su spiagge vuote e sconfinate, ragazzine cicliste, runner solitari nei boschi, signore che cercano fuori paese un farmaco introvabile, si passerebbe ad altri soggetti che delinquono. Tutti, per una volta, dagli immacolati colletti bianchi, con cravatta e pochette. E se il criterio punitivo precedente era di 3000 euro per una camminatrice di bosco con pensione sociale di 500 euro, quello nuovo sarà delle stesse proporzioni rispetto a un reddito lievemente diverso. Il che, tuttavia, non smorzerà l’urlo di cui sopra: In galera!!!



Abbiamo circa 60mila detenuti nei nostri 231 istituti di pena. Basterebbe costruirne altrettanti per ospitare coloro che verrebbero processati per aver fatto all’Italia quello che vediamo. Per avere cancellato la Costituzione, imprigionato un popolo intero senza colpa e sotto falsi pretesti, circonvenzionato quasi 60 milioni di resi incapaci, abusato di potere, distrutto un’intera economia, provocato milioni di disoccupati e nuovi milioni di poveri assoluti, azzerato la cultura, la socialità, l’associazione, la comunità. Tutto ai fini di un potere spietato, irrazionale, ma che garantisca profitti incommensurabili a una ristretta schiatta di cospiratori finanziari, farmaceutici, digitali. E, a tali fini, provocando una diffusione di patologie e di decessi senza precedenti. Con al seguito tutto il grottesco cucuzzaro di eroici bonzi della medicina, in delirio di protagonismo (e non parliamo di infermieri e medici di corsia), delle milizie fondamentaliste mediatiche, di una grottesca iperfetazione di task forces chiamate ad avallare, con pretesti scientifici strumentali, la strategia della distruzione del paese insieme al resto dell’umanità

Siamo sopravvissuti alla rivoltante colata di retorica, ipocrisia, paternalismo, patriottismo d’accatto, inflittaci dagli schermi dagli ominicchi che ci governano per conto di terzi da raffigurare con le corna e lo zoccolo di caprone. Melensaggini e consolazioni, avvertimenti e zuccherose minacce per farci accettare di stare rinchiusi un altro po’. Dal colle più alto ai bassifondi di ottusi pubblicitari, analfabeti culturali, che ci rifilano i loro formaggi avvolti in santimonia e tartufismo repellenti. Solenni solitudini pontificali e quirinalizie, che interrompono il loro agiato vissuto tra lussi ambientali e sconfinati spazi verdi e che dovrebbero muoverci alla compassione. Tartufi e baldracche dello spettacolo, intellighenzie da incarichi ministeriali, tutti avvolti in antifascismi da passerella, con addosso la chincaglieria luccicante della più impudica ipocrisia, con l’unico scopo di distoglierci dalla contemplazione, pur passiva, del colpo di globalizzazione tecno-bio-fascista in atto.

E dal taxi uscì nessuno. Era Zingaretti.
Dall’inciucio, di cui Pippo Conte Decretista e Manganellaro è una manifestazione altrettanto spudorata, ma più chic, di Scilipoti o Razzi, è emerso dal nulla Nicola Zingaretti, a dispetto di tutto ancora presidente del Lazio. E l’ha fatto con un botto, tale da imbarazzare non dico l’inetto Luigi XIII, mandatario, ma addirittura il Richelieu vero, Burioni, e financo il mandante papa Paolo V, cioè Bill Gates, che tutti si erano finora astenuti dal rivelare e ordinare la vaccinazione coatta dell’universo mondo. Si parva licet componere magnis, il piccino Zingaretti ciò che i suoi superiori preparano a 7,3 miliardi di persone, lui lo farà subito ai suoi 2,3 milioni corregionali sopra i 65 anni: vaccino antinfluenzale obbligatorio, coatto, forzato, forzoso, ineludibile. Naturalmente volontario. Solo che se non lo fai, sei fuori, out, kaputt. Ti schiferà perfino il parroco.



Ma questa prodezza del fratello scarsetto di Montalbano ci porta a un argomento un po’ più tonificante. Il troppo stroppia e come gli eccessi carcerari hanno portato a qualche sussulto nella cittadinanza, soprattutto oltre le Alpi e oltre oceano, anche l’ignominia del PD-IV e della ruota di scorta (fattasi ruotino) Cinque Stelle nel lasciar sodomizzare l’Italia alla greca da Bruxelles con il MES, ha suscitato un inizio di reazione. Al Grillo, ormai pienamente rientrato nel suo ambito comico, che plaude a UE e al PD e li incita a continuare nella pratica sodomitica e al Di Maio che, a proposito, farfuglia di “pragmatismo”, ha risposto Alessandro Di Battista. Uno che annusa l’aria quando diventa davvero irrespirabile.

Di Battista, un ritorno? Una ripartenza?
Ha anche rinnovato l’appello contro un Descalzi confermato alla guida dell’ENI, ovviamente per il giusto tic pentastellato dell’integrità morale e legale (della cui mancanza, però, Descalzi deve essere ancora sentenziato). Da una vita mi batto contro gli idrocarburi- E da anni il Fatto Quotidiano, meno interessato alle rinnovabili, vicediretto da uno Stefano-Bilderberg-Feltri, conduce la più feroce delle sue campagne contro l’Eni di Descalzi per accuse non provate e, comunque, valevoli per ognuna delle Sette e più sorelle. Allora una botta all’ENI potrebbe significare uno sgabello alle petrolifere angloamericane per il petrolio libico ed egiziano, come ai tempi di Mattei. Se viene dall’organo antlanto-sionista FQ non mi convince. Se viene da Dibba, mi viene da pensare che non ha considerato questo aspetto.
 
David Barillari




Comunque ben venga Dibba, e ben vengano altri come Paragone e Cunial e come coloro che hanno votato per la proposta anti-MES della Meloni, o, in Europa, contro la Von der Leyen e contro i coronabond (Corrao, Pedicini, D’Amato). E ben venga Davide Barillari, consigliere regionale, espulso dal Movimento per essersi differenziato dalla scellerata politica coronavirus della maggioranza. E, dunque, per essere rimasto un Cinque Stelle autentico, diversamente da altri mangiati vivi dal velluto delle poltrone parlamentari.

Barillari è la risposta
Se non è questo il momento, mentre si stanno davvero decidendo le sorti del nostro paese per decenni, forse per secoli, che dal Movimento 5Stelle si facciano sentire gli autentici, coloro che ne hanno fatto la prima forza politica d’Italia. Se ci si muove e si fa quel che i 5Stelle avrebbero dovuto fare dall’inizio, con i leghisti e, dopo, con il PD, cioè mandarli al diavolo e al macero, compiendo finalmente la scissione che sola può salvare il progetto tradito. Farci uscire dalla Fase Due, che ci vuole dettare l’uomo di due organismi tutta vita, giustizia sociale e salute, l’ennesimo uomo delle banche americane, ma anche del 5G. In mancanza, ci dovremo rassegnare a un altro piantarello e chissà a quanti anni di domiciliari. Se gli si rovina la Fase Due, la Fase Tre è nostra.

Mazzucco vs Zingaretti


Qui sotto la dichiarazione di Barillari. E, prima, una sistematina a Nicolino Zingaretti da parte del grande Massimo Mazzucco (sito luogocomune): tutto da godersi.

https://www.youtube.com/watch?v=ITC4pHZv2T8 è il link all’imperdibile disintegrazione che il giornalista e regista maestro Massimo Mazzucco infligge allo sventurato diffamatore istituzionale e vaccinatore abusivo, fratello minus habens del commissario Montalbano.

David Barillari
Invito tutti voi ad unire le forze.
Combatto Zingaretti da 7 anni proprio dall'antro buio della sua tana, la Regione Lazio.
E' una lotta impari contro il "sistema di potere" del PD nel Lazio che ha corrotto, svenduto e poi privatizzato la sanita' pubblica, ha infettato le nomine di tutti gli organismi indipendenti di controllo, ha premiato i dirigenti yes-men con la tessera del partito in tasca mettendo all'angolo tutte le persone capaci ed indipendenti.
Dopo un lungo travaglio, la battaglia politica contro Zingaretti è stata la causa della mia espulsione dal M5S, mentre i miei colleghi si sono venduti in cambio di poche briciole.

In questo particolare momento, nel quale con il pretesto di una pandemia gonfiata ad arte subiamo per la prima volta nella storia repubblicana un cosi' forte attacco ai nostri diritti costituzionali, v invito quindi a unire tutte le forze....partendo proprio dalla nostra rete di informazione libera ed indipendente, che deve reagire con rigore per bloccare subito questo rigurgito censorio, questo attacco alla libertà di stampa e all'informazione indipendente non allineata al mainstream del terrorismo psicologico delle mascherine e del "state tutti a casa".


Io sto portando avanti, proprio nel cuore della tana di Zingaretti, interrogazioni, mozioni e proposte di legge per la tutela della salute, contro il 5G, contro i vaccini obbligatori, contro il sistema corrotto, mafioso e clientelare che governa il Lazio e questo paese. E per questo sto subendo tutte le ritorsioni possibili. Ma non ho la minima intenzione di abbassare la testa o rinunciare alla battaglia, perchè migliaia e migliaia di cittadini sono consapevoli e pronti ad attivarsi.

Uniamo le forze.
Se deve nascere un coordinamento fra noi, per una Nuova Resistenza....allora....che nasca subito, senza tentennamenti o timori.
Se deve nascere un nuovo contenitore politico, senza più capi o capetti, che non si venda al sistema, che abbia come bandiera tutte le battaglie concrete dei comitati e delle associazioni sul territorio, che avvii veri processi partecipativi di intelligenza collettiva e democrazia dal basso, che restituisca speranza e coraggio a milioni di italiani delusi e rassegnati.....allora....che nasca grazie a tutti noi.

Una rete di reti, ognuno con la propria identità ma con una strada comune.
Una Nuova Resistenza.

Questa è la tempesta perfetta.
Scateniamo la rivoluzione.

Presidente della III Commissione “Vigilanza sul Pluralismo dell’Informazione
Commissario della VII Commissione “
Sanità, Politiche sociali, Integrazione sociosanitaria e Welfare
Coordinatore intergruppo consiliare
“Innovazione digitale nella Pubblica Amministrazione” e intergruppo consiliare "Insieme per un impegno contro il cancro"

venerdì 24 aprile 2020

"CAMBIARE IL MONDO CON UN VIRUS - Geopolitica di un'infezione"



A partire dal 5 maggio il mio libro “CAMBIARE IL MONDO CON UN VIRUS – Geopolitica di un’infezione” è in libreria.


Intanto si può già ordinare al link qui sotto dell’editore Zambon. Alcune copie sono anche ottenibili dal mio indirizzo email.

Accludo anche un altro link dell’editore, relativo al libro di Udo Ulfkotte, “Giornalisti Venduti”, la drammatica rivelazione di un professionista dell’informazione su etica, integrità e deontologia dei nostri giornalisti.



E’ uscito questo mio instant-book sull’ Italia e un bel po’ di mondo nell’era del coronavirus (Zambon Editore,160 pp, €12.00).

Viviamo nella morsa di coloro a cui è capitato di poter assumere un comando assoluto, senza precedenti, sulla nostra vita, sui nostri diritti fondamentali, violando Costituzione e ogni legge giuridica, morale, civile, umana. E’ il racconto di fatti, con relative riflessioni e analisi, che hanno alterato il nostro modo di vivere e di pensare come era successo solo nel capovolgimento che, con i successori di Costantino, a partire dal quarto secolo dopo Cristo, uccise una civiltà. Molto meno vi si può paragonare quanto abbiamo subito sotto occupazioni straniere, o nel fascismo. 

Tutta questa catastrofe nella quasi totale assenza di resistenza, come, invece, la percepiamo manifestarsi, alla faccia dei media occultatori, in altri paesi a noi vicini. Il tritapensiero, nel quale siamo stati inseriti da molti anni, ha di nuovo spurgato il dogma. Un pensiero unico cui adeguarsi, pena ostracismo e peggio. Il libro annovera voci di scienziati, osservatori, pensatori liberi, che non si piegano alla terrificante manipolazione in atto. Riporta dati che smentiscono l’alluvione di propaganda intimidatrice cui ci sottopone il complesso scientifico-mediatico che si è completamente messo sotto i piedi la politica.. E, soprattutto, contiene una vasta disanima, che il lettore giudicherà azzeccata o meno, su cosa e chi ha preceduto, determinato, guidato, l’operazione coronavirus e su quali prospettive si prova a trarne sul piano dei rapporti di potere, sulle libertà individuali, collettive, nazionali e sugli assetti economici, sociali e geopolitici che ne dovranno sortire.

Udo Ulfkotte

mercoledì 22 aprile 2020

Talpe, criceti e né-nè ----- VIRUS, AL POLLAIO CI PENSANO LE VOLPI ------ Ma ci sono anche polli che si occupano delle volpi

 

  
Per il 25 aprile: https://youtu.be/ZcV7r9pYDtU Liberare tutti

"Fin da molti anni addietro, noi affermammo senza esitazione che non si doveva ravvisare il nemico ed il pericolo numero uno nel fascismo o peggio ancora nell’uomo Mussolini, ma che il male più grave sarebbe stato rappresentato dall’antifascismo che dal fascismo stesso, con le sue infamie e nefandezze, avrebbe provocato; antifascismo che avrebbe dato vita storica al velenoso mostro del grande blocco comprendente tutte le gradazioni dello sfruttamento capitalistico e dei suoi beneficiari, dai grandi plutocrati, giù giù fino alle schiere ridicole dei mezzi-borghesi, intellettuali e laici." (Amadeo Bordiga)

Medici curanti di provata esperienza
Abbiamo una classe dirigente a un tasso di cialtroneria e criminosità combinate che difficilmente trova riscontro nei tempi moderni e in altri paesi del continente. Magniloquente, mendace, retorica e incolta, asservita a qualunque potere che si presenti forte, coniugata alla malavita organizzata, civile e incivile, e dunque, corrotta in tutte le sue sfaccettature. Irrigidita nella posizione del ciclista, pesta verso il basso e piega la schiena verso l’alto, pronta a fottere il popolo di cui è il rigurgito peggiore. Financo pronta a ricorrere a terrorismo e stragi pur di tenere le cosiddette forze produttive, di cui si nutre, intimidite, soggiogate, inconsapevoli e obbedienti.

Questa è la consorteria mafio-massonico-clericale che sta operando per salvarci da un virus tutto suo. Ha saccheggiato il paese in termini di ambiente, natura e, dunque, salute, apparato produttivo, patrimonio pubblico, svenduto a padroni esteri e ad amici degli amici, impoverito la popolazione con milioni e milioni ridotti in miseria nera, oscenamente prona a scatenarsi in codardo oltraggio contro chi riscontra più debole e a umiliarsi in servile encomio verso coloro da cui spera guiderdoni, o teme castighi. Del suo popolo gli importa meno di un tallero bucato ed è prontissima a sparargli alla schiena con plotoni d’esecuzione comandati da Badoglio, Draghi o Prodi, non appena ciò venga richiesto da un invasore, occupante, o proconsole dell’imperatore.

Accanimento terapeutico


Ebbene, questo camarilla di sanguisughe, messa in difficoltà solo per rari e brevi attimi  storici - Repubblica Romana, lotta partigiana, popolo comunista, ’68 e meteora Cinque Stelle - negli ultimi ottant’anni, su ordine dei suoi referenti nei caveau, si è accanita a renderci “un volgo disperso che nome non ha”. E oggi è ancora e sempre la stessa, riuscita, strangolandoci con il ricatto più vile, quello su vita e salute, con pretesti assolutamente falsi, a eliminarci dalla scena. Una nazione incarcerata, imbrogliata, perseguitata, espropriata di tutti i suoi diritti, punita.

Pensavamo che oltre i regimi Prodi, Berlusconi, Monti non si potesse andare in termini di vendipatria e predatori dei beni di tutti. Con Conte, vero visconte dimezzato, con una metà in mano ai banchieri e l’altra al complesso digital-farmaceutico, abbiamo superato quel primato. Un maggiordomo a disposizione di tutto e del contrario di tutto. Un bruco giallo-verde autonominatosi “avvocato del popolo”, poi germogliato in azzeccagarbugli giallo-nero dell’idra a tre teste: Big Pharma, Big Digital e Big Bank. Un giurista a cui i più acclamati giuristi e costituzionalisti italiani, a partire da Zagrebelski, e a finire con Cassese, fino agli avvocati di Cagliari che lo hanno denunciato, rimproverano decreti illegittimi, anticostituzionali, addirittura scritti con i piedi che, però, hanno il merito di essere talmente laschi da consentire alle forze della repressione di scatenare arbitri ed eccessi coltivati in lunghi anni di apprendistato contro lavoratori, studenti, pensionati. Da noi, come ovunque si perseguano fini bio-tecno-fascisti analoghi.



Democrazia? Non pervenuta
Un governo che prescinde totalmente dalla partecipazione, costituzionalmente obbligatoria, di 900 parlamentari, diversamente dal premier eletti dal popolo e, invece,  si mette a disposizione di un numero ancora più ipertrofico di membri cooptati delle task force. Ce ne sono per ogni ministero, ogni dipartimento, ogni sfizio di ogni presunta autorità. Accreditati esperti si scontrano tra di loro, scienziati altisonanti si sbertucciano in pubblico, sistematicamente marchiati da opposti conflitti d’interesse mostruosi. Eppure, anch’essi non eletti, sono dotati di decisionismo illimitato. Fino a quando quello dell’una combriccola d’interessi, detta task force, non si scontra con il decisionismo dell’altra. Per trarne favori sono scattati in gara frenetica vari soggetti con l’acquolina in bocca. Chi con il migliore kit sierologico (magari sponsorizzato dal luminare di un ospedale a Pavia); chi con il più invasivo sistema di tracciamento del suddito, che deve smettere di pretendersi cittadino (magari la ditta dei figli di Berlusconi, cui vuole bene un supercommissario). Ognuno ha il suo santo in qualche paradiso di esperti. 
E le regioni, mica si potevano privare di task force anche loro, ovviamente anche qui l’una contro l’altra armata. E’ il Modello Italia. Unica task force a non essere messa in discussione da nessuno è quella sulle “fake news”. Affidata alla créme de la créme  del giornalismo di corte, si avvale di lanciafiamme marca OMS per incenerire chi non parla e scrive ammodino.

 
Se non muori di coronavirus non sei nessuno

L’incredibile tresca dei numeri
La task force suprema è quella del Capo della Protezione Civile. E’ lui che ci snocciola ogni pomeriggio i numeri della giornata. Hanno il pregio di essere inattendibili e di grande forza propagandistica. Non solo per il noto trucco di includere tra i decessi anche chi muore di tutt’altro (il 99%), ma è pure positivo a un virusino piccolo piccolo che non gli ha fatto altro che un raffreddore. Altro trucco: annoverare, tra i “casi”, anche gli asintomatici definiti “positivi”. Lo siamo tutti, in tempi di influenza, e manco lo sappiamo, dato che siamo sani come pesci. Prima che ci becchino col tampone. Terzo trucco: enumerazioni addirittura false e abusive per quanto riguarda la datazione. Morti del giorno? No, morti di 12 giorni prima, come certifica l’ISTAT, spiegandolo con i vari passaggi burocratici che ogni dato richiede. E, secondo l’Università la Sapienza di Roma, addirittura di venti giorni prima, con il picco dei contagi raggiunto fin dal 20 marzo, altro che ieri. Per cui gli allentamenti delle “restrizioni” avrebbero semmai dovuto partire un mese fa. Sempre che queste fossero intese a immunizzarci e mica a toglierci dai piedi.


Lo vedete questo grafico del “Fatto Quotidiano”. A smentire il dato statistico che gli altri anni la gente moriva di influenza come e anche meno di quest’anno, mette a confronto i decessi del 2019 e quelli di oggi. Impressionante, vero? E chi direbbe più niente a Conte, Borelli, Burioni, Arcuri, Colao, Ricciardi? Peccato che la linea bassa annoveri rigorosamente solo i morti accertati di sola influenza del 2019, mentre quella con la poderosa erezione non distingue tra morti di altre patologie, con a volte l’aggiunta “non determinante” di Covid-19. Non ponendo limiti alla frode, include addirittura morti “presunti” di virus, perlopiù in casa, non testati e senza mai quella autopsia che accerterebbe la causa. Che volpi!

Un bavaglio vale l'altro

Per farci sentire tutti al tempo stesso prigionieri ma anche arruolati, ci hanno detto che siamo in guerra. E guerra in effetti è, dai connotati diversi da quelli che dovrebbero farci massacrare “servendo la patria”, ma sempre guerra. Ed è nella guerra che ci si scopre combattenti o conigli, al fronte o imboscati. I primi oggi e storicamente in pesante minoranza e i secondi che borbottano innocue ambiguità dalla finestra.

O intubato o... guarisci
All’enorme frode dei numeri di cui sopra, ora si abbarbicano i pandemisti quasi disperatamente, man mano che fatti e scoperte iniziano a corrodere il bavaglio sulle nostre facce e sulla verità. A cominciare dal “commissario viristico” (detto dell’OMS, ma che l’OMS ora rinnega) a Palazzo Chigi, Walter Ricciardi, noto, in primis, come figlio di Mario Merola in una serie di film da Oscar girati tra camorra e Vesuvio e, in maximis, per aver dissolto anni fa lo strumento principale del contrasto alle epidemie presso l’lstituto Superiore di Sanità. Ora, consulente principe di Conte spara fosche previsioni all’orecchio dell’azzeccagarbugli a Palazzo Chigi, perché annunci che a ottobre, semmai uscissimo prima, non ci si illuda, si torna dentro e alla mercè di vigili e poliziotti adrenalizzati dal poterci fare quel che cazzo gli pare, dato che “ci sarà la seconda ondata”…..E figuriamoci se non schiafferà sotto intubazione tutto un popolo già privato di primavera ed estate e relative convalescenze solari (da impedire assolutamente perché, come sa bene lo scienziato non vaccinista, è il sole che cura il virus e così fotte il vaccino a Oms e agli spopolatori alla Bill Gates). 
Intubazioni e ventilazioni oggi messe autorevolmente in forse, dalla scoperta, su e giù per il pianeta medico, che qui non si tratterebbe di mali dell’apparato respiratorio, bensì di trombi nel sangue da curare con antinfiammatori e l’eparina tanto detestata dai vaccinisti. Perché in quel caso, l’intubazione, ucciderebbe anche di più. Lo sapeva Galileo: quanto è ricca di sorprese la scienza!

Talpe, criceti e né-né


Dovrebbe essere rigoroso e lampante come un calcolo matematico, unica scienza esatta, altro che medicina e farmaci, l’evidenza di causa ed effetto che dovremmo trarre dalla continuità tra i falsari che ci amministrano questa dittatura digital-sanitario-poliziesca e i devastatori del nostro paese a partire da Gladio, terrorismo, austerity, africani deportati, “il manifesto”, Prodi, Fornero, Berlusconi, Monti, Renzi, il conte minus habens, l’altro Conte con l’immagine del picchiatore squadrista e poi miracolatore in Puglia. Quelli che ci hanno costretti nella Vergine di Norimberga UE e ci hanno strozzato con l’Euro, ci hanno sodomizzato con il Jobs Act, sventrato il paese con lo Sbloccaitalia, il TAV, il TAP, il MUOS, sempre all’ordine e alla guerra su ordine del  più grande Stato Canaglia del mondo e della sua succursale eurounionista.



Per finire con il fratello minore (in tutti i sensi) del commissario Montalbano che, dopo aver messo le premesse, con il suo delinquenziale piano paesistico, per la frantumazione del centro storico della “Città Eterna”, coerentemente ora ordina agli over-65 di vaccinarsi contro l’influenza e, dunque, di aumentarsi le probabilità di morirne. Naturalmente viola la Costituzione, ma che fa, non è volontario l’obbligo? Certo, solo che, senza, non vai più da nessuna parte, neanche al cesso nel bar.


Questi sono gli uomini. E questi sono gli italiani. Improvvisamente sembrano estinti. Soprattutto la specie che si batteva contro soprusi, guerre, imperialismo, reazione, finti sinistri-autentici destri. Non parlo dei quasi 60 milioni col tappo di tessuto sul muso e il tappo delle pareti di casa sull’esistenza. Parlo di quelli col tappo sulla mente. E qui siamo al bestiario di cui al titolo. Ci sono gli italiani-talpa resisi invisibili e inaudibili in anfratti sotterranei, dove nulla si vede e nulla si sa e quindi nulla c’è da vedere e sapere. E fare. Se ci fosse un appello, figurerebbero assenti. Ma danno non fanno. I criceti sono quelli che, per fare come qualcuno gli dice, sono pronti a immolarsi nella ruota che gira, fino a dare fuori di testa e di anima. A volte escono dalla ruota, sventolano la bandiera e cantano Bella Ciao. Poi rientrano nella ruota. Piacciono molto a Zingaretti Jr. Ma anche a Bill Gates.



I né-né sono frequenti da noi da quando qualcuno pronunciò a Sarajevo la carognata “né con la Nato, né con Milosevic”, poi “né con gli USA, né con Saddam”, “né con Sarkozy, né con Gheddafi”… Formuletta universale che, regolarmente, favorisce il secondo termine dell’equazione. E’ diventato, questo sì, un virus micidiale che mette se stessi al sicuro, per quanto nell’ignominia, e tutti gli altri alla mercè di un qualche terminator. Oggi il né-nè si configura come equidistanza, a volte anche un po’ sbilanciata, tra il “né con i metodi dei governi virusiani” e il “né con i complottisti che mettono in discussione tutto il film”. Si danno l’aria di equilibrati, razionali, non travolti da impeti faziosi. Sono, come sempre, la mano che si ritira quando ti trovi in difficoltà nell’acqua.

Chi non sta da una parte o dall'altra della barricata, è la barricata.” (Vladimir Lenin)



Ultimamente qualcosa in direzione ostinata e contraria si sta muovendo anche da noi. Qualche medico autorevole. Qualche ricercatore onesto, alcuni magistrati e avvocati, qualche blog, qualche web-tv. Rispetto alle glorie patrie (?) è pochino. Niente rispetto a quanto sta propriamente esplodendo contro la Grande Cospirazione in altri paesi: Germania, con il conforto del meglio della classe medica e dei giuristi. Quando a Heidelberg, una popolarissima avvocata, Beate Bahner, ha denunciato il governo di anticostituzionalità, i soliti invasati in divisa l’hanno presa e sbattuta in una clinica psichiatrica. Ma la Corte Costituzionale ha sancito che il divieto di manifestazioni pubbliche è illegittima e Beate ha dovuto essere rilasciata. Davanti a un pubblico plaudente in strada, senza mascherine, che nessuno ha osato toccare. E così a migliaia a Berlino, in Slovenia, Belgio, perfino in Russia, in altri paesi, addirittura negli Usa, nei vari Stati, cosa che nessuno avrebbe immaginato per un popolo considerato semilobotomizzato dai sedicenti liberal obamian-clintoniani, con New York Times, Washington Post e CNN. Ma che ha dalla sua Donald Trump, vedete un po’

Qui i link per godervi qualcosa che qualcuno da noi ha suggerito per il 25 aprile. Ci conto poco. Mancano i Vietcong.

https://youtu.be/JHIT1Q2WPMY manifestazione USA 
https://youtu.be/BiWzHZAMJCg  Manifestazione Heidelberg per avvocato Bahner
https://youtu.be/GjBCRt2-Gd8  Manifestazione Berlino contro lockdown
https://youtu.be/-TqnRJmkG6g USA
https://youtu.be/JHIT1Q2WPMY USA https://youtu.be/A-Ckdm_qs1k USA
https://youtu.be/29Yh4c3T7Yg India
https://youtu.be/i64uv-q-tEI Insegnanti Danimarca !!!!
https://youtu.be/FHIcEgm1Tpg  Sydney Australia

sabato 18 aprile 2020

Ecco il libro: CAMBIARE IL MONDO CON UN VIRUS ----- Geopolitica di un’infezione



Dovrebbe uscire a giorni, quando riapriranno le librerie tutte e sarà disponibile nell’ e-commerce, questo mio instant-book sull’ Italia e un po’ di mondo nell’era del coronavirus (Zambon Editore,160 pp, €12.00), Ve ne darò tempestivo avviso.

Viviamo nella morsa di coloro a cui è capitato di poter assumere un comando assoluto, senza precedenti, sulla nostra vita, sui nostri diritti fondamentali, violando Costituzione e ogni legge giuridica, morale, civile, umana. E’ il racconto di fatti, con relative riflessioni e analisi, che hanno alterato il nostro modo di vivere e di pensare come era successo solo nel capovolgimento che, con i successori di Costantino, a partire dal quarto secolo dopo Cristo, uccise una civiltà. Molto meno vi si può paragonare quanto abbiamo subito sotto occupazioni straniere, o nel fascismo. 

Tutta questa catastrofe nella quasi totale assenza di resistenza, come, invece, la percepiamo manifestarsi, alla faccia dei media occultatori, in altri paesi a noi vicini. Il tritapensiero, nel quale siamo stati inseriti da molti anni, ha di nuovo spurgato il dogma. Il libro annovera voci di scienziati, osservatori, pensatori liberi, che non si piegano alla terrificante manipolazione in atto. Riporta dati che smentiscono l’alluvione di propaganda intimidatrice cui ci sottopone il complesso scientifico-mediatico che si è completamente messo sotto i piedi la politica.. E, soprattutto, contiene una vasta disamina, che il lettore giudicherà azzeccata o meno, su cosa e chi ha preceduto, determinato, guidato, l’operazione coronavirus e su quali prospettive si prova a trarne sul piano dei rapporti di potere, sulle libertà individuali, collettive, nazionali e sugli assetti economici, sociali e geopolitici che ne dovranno sortire.



“Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi multinazionali e gli stati. Questi subiscono gravi interferenze nelle loro fondamentali decisioni politicheeconomiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato, non rispondono delle loro attività a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l’interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta.” (Luis Sepulveda, scrittore, guardia del corpo di Allende, guerrigliero).

Centomila vittime solo a New York!” miagolò con voce da Niobe, cui Apollo e Artemide stavano uccidendo 14 figli. Ma purtroppo la velina di Enrico Mentana non rimase pietrificata come Niobe. Continuò a miagolare stramaledette minchiate dal TG La7 delle 08.30 del 13 aprile. Trattasi del canale che si è assunto il merito davanti a Bill Gates, uomo di Cupola, di fare da pifferaio del media-untoraggio a fini di vaccino coatto e di regime del controllo universale. Vittime, nel linguaggio che io conosco quando si parla di malattie, vuol dire morti. Quel giorno  in tutti gli USA si era arrivati a 11mila decessi, quasi tutti poveri e perlopiù neri.

Evidentemente l’ordine di servizio di chi sta gestendo questa pandemia era quella di sopperire alla normale attenuazione del fenomeno patologico dopo i consueti 70 giorni, con l’aggiunta di morti per forza di propaganda. Così veniamo a sapere che quasi 1,500 decessi in casa sono stati registrati dalle autorità sanitarie della megalopoli americana come “morti PRESUNTI di coronavirus”. Come al solito li aveva preceduti il laboratorio Italia, a cui quello del dr.Frankenstein fa un baffo quanto a etica e rigore scientifico, proclamando su tutte le testate che il numero della “vittime” era, par force, del tutto sottovalutato. Non terrebbe conto dei morti anonimi, non esaminati, non registrati, scelleratamente nascostisi in casa. E neanche dei milioni di positivi asintomatici (quelli di tutte le influenze, da che mondo e mondo, che guariscono e si immunizzano da soli senza Bill Gates, Roberto Burioni, intubatori vari e quaquaraquà padano-secessionisti  che sognano di trasferirsi in un avanspettacolo bavarese con jodl)).

A chi servono i numeri dell’ex-berlusconiano Mentana?

E qui si dovrebbe tornare alle invocazioni inutili, perché finiscono in orecchie di mercanti, di una numerazione corretta, scientifica, secondo standard evidentemente considerati antiquati, tanto che sono stati abbandonati da tutti, Mentana in testa (che, paonazzo, ricordate aver urlato dal suo schermo che non censura mai nessuno e, però, ha imparato a censurare i numeri di morti che non gli tornano, forse durante i 13 anni in cui ha berlusconianamente diretto il TG5). Ricordate quando si annunciava che 98 su 100 morti, quasi tutti ottantenni e passa, morivano PER polmonite, diabete, arresti cardiocircolatori, trombi, privati di difese immunitarie, cui s’era alla fin fine aggiunto il virus? Non causa determinante! Hanno smesso molto presto. E sticazzi! Come si sarebbe potuto giustificare l’imprigionamento di tutto un popolo e le punizioni tipo Al Capone, violatore del proibizionismo, a chi è un puntino su una spiaggia di tre chilometri (è successo, vedi la raccapricciante Barbara D’Urso incitare un drone poliziesco a inseguire una cellula umana sola in un immenso deserto di sabbia: “Piglialo, piglialo, coppalo, coppalo…!” Il faro spazzarughe sulla faccia ci ha impedito di scorgere gli occhi iniettati di sangue.

Sepulveda, bel colpo!

 

 
Pensate, non hanno avuto neppure il rispetto per un grande combattente con la parola e il corpo, come Luis Sepulveda, e ne hanno falsificato la morte. I media l’hanno subito sequestrato e sbattuto nell’elenco mortuario del covid-19. “Anche Sepulveda ucciso dal coronavirus”. Figurati se si lasciavano scappare una “vittima” di tale risonanza per l’operazione virus!

Il “manifesto”, pronto come non mai ad appiattirsi sulle linee di forza della fase, lo ha detto ucciso dal virus almeno quattro volte tra prima e terza pagina. Una bandiera da sventolare davanti alle schiere di Bill Gates, Soros, Rockefeller, Kissinger. E invece no. Sepulveda ere. ancora in cura per una grave polmonite che lo aveva colpito nel 2019. E all’esame post-mortem (che in Spagna si fa e qui no) è risultato NEGATIVO AL’ESAME CORONAVIRUS!
Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare. (Luis Sepulveda)

Ave Cesare, senes morituri te salutant


Comunque, qui sta il punto, come sintetizzato nel saluto dei gladiatori a Cesare, appena un po’ parafrasato (senes=vecchi) nel titoletto. Secondo conoscenze mediche, che risultano inoppugnabili perfino nell’ abbecedario di Pinocchio, agli anziani negare il sole, uccisore di batteri e fornitore di vitamina D, indispensabile per l’immunodifesa, oltrechè per un vitale buonumore, risulta fortemente dannoso. E così l’immobilità degli arti compromessi da artrosi, reumatismi, fratture malsanate e osteoporosi; la mancanza di cure di malattie croniche e che richiedono trattamenti periodici, la mancanza di fisioterapie per tenere in sesto l’organismo tutto, o ridare funzionalità al ginocchio, la negazione di terapie del dolore, la totale assenza  di rapporti sociali, il ponte saltato dalle gengive, salvo che, a volte, con una famiglia che non è detto ti tratti bene e viceversa. (Forse è per questo che uno dei soliti ammanigliati OMS con certi istituti, suggerisce di distanziare in isolamento camerale (là dove si dispone di 200 mq?) i membri della famiglia, o di prelevarli e riunirli in stabili che ricordano la clinica del grande surrealista Dino Buzzati in “Sette Piani” (al settimo per un semplice accertamento diagnostico, poi, con scuse varie, discesa di piano in piano fino a quello della morte).

«Sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba. «Ah sì? E cosa ha capito?» chiese l’umano. «Che vola solo chi osa farlo» miagolò Zorba. (Luis Sepulveda)

Eugenetica

Il dato clinico certo è, invece, che i vecchi così muoiono. Ecco, forse, trovati i morti “di coronavirus presunti”, ma calcolati, nelle case. L’ha ordinato il generale capocommissione UE, Ursula von der Leyen, al nostro plotone d’esecuzione. Fortemente segnata dal suo ex-ruolo di ministro della guerra, e perciò prontissima a impegnarsi in questa che tutti amano definire in termini guerreschi, così che sappiamo di stare allineati e coperti per fila destr-destr!,  la nobildonna ha dichiarato che gli anziani usciranno non prima di Natale (si presume 2020). Non si sa se in verticale, con le grucce, o in orizzontale. Più probabile la seconda opzione. E data la pervicacia con la quale si perseguono questi risultati, non è affatto improprio pensarla all’Andreotti, cioè malissimo: ingegneria sociale, togliere di mezzo coloro che non partecipano alla produzione e concentrazione della ricchezza.


Vecchio, da decenni dichiarato obiettivo dei promotori della riduzione della popolazione mondiale, in questo senso selettiva. Non ci può essere dubbio che il senectudicidio sia parte del programma. Pensate a come hanno sfruttato il terremoto, prima dell’Aquila e poi dell’Italia Centrale. L’abbiamo attraversato con la telecamera. Ricostruzione programmaticamente negata, territori abbandonati (a probabili nuove destinazioni d’uso neoliberista), giovani dispersi nel mondo, vecchi lasciati a morire tra le macerie, comunità eliminata.

Le categorie più deboli vanno maggiormente protette, si afferma gonfiando il petto. E non sarebbero i bambini e i ragazzi che, per sfuggire alla tirannia, anche affettuosa, ma comunque autoritaria e monopolistica, della famiglia, hanno bisogno di frequentarsi e confrontarsi tra loro, in autonomia e responsabilità, fisicamente. Anche nella scuola, e non su un tablet? E non è la più debole di tutti, quella degli anziani, peso gravoso, nella famiglia e nella comunità, improduttivi ma consumatori, seppure a volte sostegno ai genitori per i bambini e forse unica fonte di reddito nelle società ridotte nei termini che sappiamo dagli stessi che oggi ci organizzano la fine per coronavirus.

Uccidere gli anziani per far morire Mnemosine

Se non si vogliono la depressione, l’anoressia, la nevrosi, spesso il suicidio, comunque la morte, utile in quanto “presunta da coronavirus”, gli anziani tocca farli uscire, non per ultimi, ma per primi. Al sole, agli amici, allo sgranchiamento, alle cure tornate a esserci, alla cultura. Ma se sono inutili, prossimi comunque alla fine? No, in un mondo che ha ucciso Mnemosine, sradicando la dea della memoria a forza di digitalizzazione e di eterno presente dalle giovani generazioni, ridotte all’incoscienza di sé e quindi alla manipolazione, i vecchi sono i depositari di un patrimonio di cultura e civiltà. Sono quelli della guerra, dell’antifascismo partigiano, della ricostruzione, dell’arte, del cinema, del teatro, della poesia, di Totò ed Eduardo, di Gigi Riva e Sandro Mazzola, di Bartali e Coppi, di Che Guevara. Sono l’archivio del retto modo di vivere, di valori quali coraggio e onestà (quelli di Luis Sepulveda) di cui da noi, specie tra chi si pretendeva antagonista, non si vede più il segno.

Pulizia generazionale

L’antesignana è stata la kapò degli esodati, Elsa Fornero, ovviamente fedele frequentatrice delle stamberghe sorosiane nel canale di Urbano Cairo. Sul modello delle pulizie etniche praticate da razze superiori nel Vicino Oriente, si è iniziata la pulizia degli eccessi per età. Non senza aver praticato in simultanea pulizie altre, generazionali e di genere. Magari senza strumenti coattivi e fisiologici e più sul piano morale e psicologico: paura e diffamazione. Esempi? Il terrorismo antisesso con l’AIDS, servito a vendere tonnellate di farmaco ATZ che, al solito, uccideva più del virus e dovette essere ritirato dopo vent’anni di stragi. La guerra delle donne, in quanto tali, agli uomini, in quanto tali, a prescindere, servita in patria e anche a livello geopolitico. La guerra al terrorismo, fatta dai coltivatori di terroristi, con relativo dilagare dell’odio e del sospetto e strette ai diritti democratici. La guerra fantasmatica in difesa dei LGBTQI. La guerra presunta per i migranti, ma in effetti contro i popoli del Sud e i lavoratori del Nord, fatta per conto delle multinazionali colonialiste e in nome della carità religiosa e laica. La guerra contro chi rivendica identità storica, sovranità nazionale e popolare, anatemizzato in sovranista e populista.
“Un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla” (Luis Sepulveda)

Uccidere gli anziani per far morire la Muse

Mi ha colpito il testo, davvero accorato e toccante di un medico piemontese, segnalatomi da amici e che voglio proporvi. Parla di chi se ne va, o e bell’e andato: operai, contadini, proletari, gente che lavora con le mani, gente devota a Cibele, Demetra, Gea. Io vorrei, traendolo dalla mia esperienza, particolarmente fortunata dato il mestiere, aggiungere anche un “se ne vanno” dedicato ai lavoratori della mente, quelli devoti alle nove figlie di Mnemosine: Clio, Urania, Melpomene, Talia, Tersicore, Erato, Calliope, Euterpe e Polinnia. Quelle che, come le divinità della terra e dell’opera manuale, a dispetto di 2000 anni di dogma tirannico, escludente e dannante, non sono riusciti a sradicare dal nostro inconscio collettivo, per cui di tempo in tempo resuscitano e tornano a liberarci. Sono duemila anni che provano a spazzarli via.

Se ne vanno

“Se ne vanno. Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici.  Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi.
Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente.  Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale.  Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero.
Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato.  Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati.
Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità.
L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze...❤🙏
RICEVUTO da Dott.Begher, pneumologo ospedale S.Maurizio. Che chiede di divulgarlo... Grazie
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Per quanto mi riguarda, attingendo alle mie esperienze e conoscenze, se ne vanno i miei primi datori di lavoro, Arnoldo Mondadori, pescecane con naso fine per i libri; Valentino Bompiani, aristocratico, più mecenate che industriale; la  Londra con la bombetta e i primi jeans negli anni’50 e, poi, nei ’60, la  Londra dei capelloni, di musica e fiori al posto della bombetta e dell’ombrello; Umberto Eco, che si circondava più di belle donne che di parole ambigue; Elio Vittorini, che, con generosità infinita, mi ha chiosato le poesie; Beppe Fenoglio, che mi ha impressionato più di tutti; Italo Calvino, nelle cui storie mi sono riconosciuto, Dino Buzzati, generosamente curioso delle mie povere idee sui treni Milano-Genova; Luciano Bianciardi, con cui andavamo per bettole nella Milano ’50, proletaria e canterina, valorizzata da Aimonino  Ponti e Nervi, non distrutta da sindaci e archistar da bere; Eugenio Montale, musone sardonico e finto scontroso tra polverose poltrone Biedermeyer e pile di libri per terra; Salvatore Quasimodo, con i suoi baffetti da sparviero presuntuoso; e Brera, il quartiere, i caffè tracimanti di idee e minigonne.



Gabriella Ferri, grande amicizia, grande pasionaria e grande depressa; Giammaria Volontè, in strada insieme a provocare la gente con astuzie teatrali e poi a sfuggire ai rimbrotti ironici di Elio Petri; Piazza del Popolo dei geniali snob di letteratura, cinema, giornalismo e cortigianeria; piazza Navona di bighelloni semi-eversivi e strafumati; il folkstudio, un’aria sotterranea dipinta da Venditti e inghirlandata da De Gregori. Preferivo Sergio Endrigo. Thomas Mann, che mi insegnava Hoelderlin a Colonia, i combattenti dell’IRA, quelli di Palestina, il ’68, Gore Vidal che in Via di Torre Argentina mi intratteneva su un’America di schifo e donava soldi a Lotta Continua, Pasolini e Moravia a discutere nella terrazza di un americano sotto casa mia; et ceteri et ceteri…… Pensa come si deve sentire oggi uno con questi nella sua vita e, comunque nel mondo che c’era! E, peggio di tutto, se ne vanno Michelangelo, Caravaggio, Boccioni, De Chirico, i cui dipinti dai freddi schermi non riusciranno più a toccarci l’anima attraverso la pelle e farci vibrare di quell’ anticonformismo rivoluzionario che significa libertà.

Detto questo, noi non ce ne andiamo. Anche perché Ernesto bassotto ha bisogno di noi. E noi di lui.

“Essere libero, non è poter fare ciò che si vuole, ma volere ciò che si può”. (Jean Paul Sartre)