venerdì 31 gennaio 2020

BYOBLU, IL SOTTOSCRITTO, L'ASSASSINIO DI SOLEIMANI, L'ENORME FALSE FLAG DELL'AEREO UCRAINO ABBATTUTO SU TEHRAN, E STUPENDI ESEMPI DI GIORNALISMO EMBEDDED


Quello che troverete in questo link è una tavola rotonda di Byoblu, l'eccellente emittente web di Claudio Messora da cui riceviamo un'informazione che dà voce anche a eterodossi a rischio di censura come il sottoscritto che qui è chiamato a confrontarsi con alcune figure, abbastanza patetiche nei loro propagandismi Usa, del giornalismo cosiddetto embedded.

Qui si parla di Iran, dell'assassinio del generale Qassem Soleimani e di quanto i media di regime non hanno voluto farvi sapere sull'abbattimento dell'aereo ucraino sopra Tehran. Si tratta di informazioni davvero sconvolgenti su chi con ogni probabilità è stato il responsabile di questa enorme provocazione False Flag contro l'Iran, che poche ore prima con i suoi missili aveva colpito e devastato due basi militari Usa in Iraq.

mercoledì 29 gennaio 2020

Baghdad-Roma: pacifisti antiguerra e pacifisti di guerra ----- CHI VIVRA’… IRAQ ! ----- Elezioni: zuppa batte pan bagnato



Elezioni: il punto, anzi il puntino
Archiviamo subito la sempre deprimente questione “elezioni”, per poi passare alle cose serie: pace e guerra, finta la prima, vera la seconda. Sfuggiamo a fatica all’onda anomala dello tsunami orgasmatico del 98% dei media italiani, scatenato dagli esiti giudicati esaltanti da chi padroneggia l’intero sistema di fake news nazionale, simboleggiato dalle 10 pagine della “Repubblica” dedicate ai sette punti di vantaggio di Bonaccini su Borgonzoni, seguite da una pagina sola in cui si nascondono i quasi venti punti di vantaggio del centrodestra in Calabria. Ecchissenefrega, alla Calabria (e molto oltre) ci pensa la ‘ndrangheta.

L’autofagia di Grillo e Di Maio


Quanto ai Cinque Stelle, hanno raccolto quanto hanno seminato Grillo, l’equivoco chierichetto degli orchi piattaformisti di Silicon Valley, il suo ragazzo di bottega Di Maio, il premier all’orecchio della Curia e soci. Hanno raccolto il frutto marcio prodotto dall’inquinamento di Sistema, dalla perdita di alterità, terzietà, rispetto a coloro che dovevano restare l’opposto e il contrario su tutti i piani, internazionale e domestico. Dall’ambiente abbandonato agli ecocidi, ai diritti degli ultimi, penultimi e non primi, dalle servitù in politica estera, all’annacquamento del contrasto all’etnocida operazione migranti del globalista Soros, con le sanguisughe Ong attaccate al bancomat costruito dalle Ong con la pelle degli africani, siriani, afghani. Fino al mancato recupero di una sovranità indispensabile alla democrazia, al riscatto sociale, alla liberazione dal cappio degli eurotiranni. Sulle loro spoglie mortali, ora si erge luminosa la figura di Vito Crimi, uno che suscita lo stesso entusiasmo ed emana lo stesso carisma di una patatina abbandonata dopo il Camparino.



Nell’armata brancaleonica dei parlamentari 5S, scesa dalla piscina sull’attico direttamente nelle canalizzazioni sotterranee, c’è una truppa di sprovveduti e opportunisti che dalla catastrofe trae il rimedio letale: consacrare in matrimonio la pratica sodomitica subita dalla Lega e poi dal PD. Masticati prima dall’una e poi digeriti dall’altro. O ci si libera di costoro, ultra-papisti alla Conte e ultra-atlantisti alla molti altri, che governano in nome del già citato brigante ungherese e di Padre Pio, cappellano squadrista nel 1922, e quel tantissimo che rimane del MoVimento sul territorio, più i vari Di Battista, Paragone, Morra, si dà una mossa, anche sotto altro nome, o è la fine. Che, per un bel po’, sarebbe la fine di tutti noi, diversamente italiani, diversamente umani. A sistemarci per le feste ci penserebbero spaventevoli sinistri, tipo Orfini e Renzi e loro fans nelle grazie di Soros, come le Sardine, o la “coraggiosa” Eli Schlein, decisiva per la vittoria a Bologna del primatista italiano di consumo del suolo (nella lista degli eurodeputati cari al globalista Soros, insieme a Cofferati e Spinelli).

La cruciale scelta tra zuppa e pan bagnato

Al di là dei trionfi celebrati dall’ ormai istituzionale unanimismo destra-destrosinistra, fatto passare per bipolarismo, il risultato emilianoromagnolo calza come un pedalino stinto il piede caprino del miscione politico nazionale. Uno è benemerito per clientelismo - do nido ut des voto - Grandi Opere, privatizzazioni, trivelle, cemento e asfalto a gogò, Nato e UE, secessione e, dunque, per alto tradimento dell’unità nazionale sancita dalla Costituzione. Costui ha sconfitto un altro benemerito per clientelismo – do armi per tutti ut des voto - Grandi Opere, privatizzazioni, trivelle, comento e asfalto a gogò, Nato e UE, secessione, dunque, per alto tradimento dell’unità nazionale sancito dalla Costituzione. Il più ganzo ed epico dei commentatori, Massimo Giannini di “Repubblica”, insignendo se stesso delle più alte onorificenze alleate, in attesa di essere proclamato baronetto dalla Regina, Sir Maximus, chiama questa collusione di operosi sensi, con meraviglioso senso delle proporzioni, “Stalingrado non è caduta”.
Sarebbe come proclamare megalopoli Sgurgola, o chiamare il mio bassotto Mohammed Ali. Peste colga invece quei Cinquestelle che, col voto disgiunto, hanno deciso la vittoria del cementificatore secessionista. Complimenti per come hanno recepito l’insegnamento del Grillo Sparlante, ahinoi non raggiunto dal martello di Pinocchio.


La Soros-Jugend
Voi invece provate a indovinare chi dei due gemelli bipartisan è centrosinistra e chi centrodestra. Le Sardine del filo-petrolieri Santori, con endorsement entusiasta del peggiore brigante mondiale, perciò anche dette Soros-Jugend, oggi in campo per lo Jus Soli, piede di porco (non c’è termine più adatto) per scardinare popoli, identità, radici, sovranità, cultura e futuro dei dominati, specchietto delle allodole della tratta, non hanno avuto dubbi: da sempre al fianco di chi queste cose le fa meglio. Sono rivoluzionari in difesa dell’esistente piramidale, amatissimi dal Potere, a chi lo rosicchia nei bassifondi, a chi ne prende il sole sui colli più elevati. Per fortuna fra un anno non ci saranno più. Li troverete, come certi predecessori del ’68 calpestato, nelle redazioni, nei consigli d’amministrazione, in Parlamento, o da Zuckerberg, alla cui libertà d’espressione la petrosardina Santori collabora, esigendo il DASPO per chi parla male di loro e dei loro referenti e sponsor.

 
Queste le parole d’ordine in USA.


Roma, manifestazione per la pace, o per la Pax Americana?
Una superfetazione di Ong, associazioni, gruppi e gruppuscoli, sindacati gialli, club del confortevole vivere colonialista e razzista, all’ombra e con le idee – e talvolta gli sghei – del solito Soros, commesso viaggiatore dello Stato Profondo USA, golpista e guerrafondaio, hanno proclamato e poi condotto, il 25 gennaio a Roma, una manifestanzioncella definita “per la pace”. Per la pace della coscienza di brave persone, sciocchi, utili idioti, amici del giaguaro e aperti propagandisti delle guerre USA-Nato con relativo mercenariato terrorista. Hanno colto al volo un appello della maggiore organizzazione pacifista statunitense e internazionale, l’UNAC (United National Antiwar Coalition), quella di cui vi ho fatto la cronaca da Dublino in occasione di un’assembla contro le basi USA-Nato. Una manifestazione chiara e precisa, quella negli Strati Uniti: “No alla guerra all’Iran, Usa fuori dall’Iraq e dalla Siria, Basta sanzioni, No Nato”

I finti emuli nostrani l’hanno pervertita e si sono gonfiati come tacchini di pacifismo farlocco. Quella che era una chiamata contro l’imperialismo, le sue guerre, in difesa dei popoli aggrediti, dalla parte delle vittime e contro i carnefici, è stata degradata in un fiancheggiamento politico-ideologico ai pretesti falsi e bugiardi addotti proprio dagli stessi carnefici

Concorso esterno in omicidio


Dal palco di questi sfigati, conniventi e collusi, si sono sentite soprattutto voci contro quelli che stanno sulle palle al colonialismo di ritorno. Ospiti d’onore, dissidenti iraniani e siriani, hanno imprecato contro l’Iran martoriato dalle sanzioni Usa, la Siria insanguinata e frantumata e i rispettivi “dittatori”, cantato alleluja per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, “feroce assassino”, inni ai “popoli che si rivoltano contro dittature e lottano per la democrazia”. Dove si rivolterebbero codesti “popoli”? In Bolivia, Cile, Colombia, Francia? Scherziamo? Andiamo sul sodo dei Soros, Clinton, Bush, Obama, Blair,Trump: si parla di “popoli” alla Otpor, che danno fastidio ai governi che danno fastidio agli Usa, ai paesi Nato, al colonialismo-imperialismo tutto. Quindi: Libano, Iran, Iraq, Algeria, Sudan, Hong Kong e quanti altri “colorati” la Cia e la NED sanno mettere in piazza.…

Io ovviamente non c’ero e se ci fossi stato ci sarei andato come chi affronta il Coronavirus, la nuova SARS in Cina, quella pompata a dismisura dai media pur di parlare male della Cina e pur di occultare il proprio silenzio sul colera in Yemen, o dell’Ebola in Africa che ne stanno ammazzando a migliaia.

Ho criticato in rete, con un po’ di ortiche, un attivista statunitense  che, contro l’avviso dei suoi, ha voluto dare il suo concorso alla sorosata romana. Fa il capo del gruppo “No War”, ma è politicamente tagliato con l’accetta liberal yankee. Dal connubio con i tre trotzkisti e rifondaroli presenti e in oggettiva combutta con Soros per la guerra ai “dittatori” sgraditi alla plutodittatura USA, come all’etnocrazia israeliana, gli è venuta l’allucinazione di un “grande fronte antimperialista”. I “volemose tutti bene”, cultori del galateo praticato all’ora del tè con la Regina, si sono scatenati per la natura “scomposta” del mio rimbrotto. Naturalmente nessuno è entrato nel merito di quella che era una ragionata confutazione del perché ai collusi con le ragioni “democratiche e dirittoumaniste” avanzate per le guerre, semplicemente non ci si va. O semmai ci si va per buttare all’aria il palco. Verbalmente, per carità.

L’otporino italico


E quindi non ho visto Fabio Alberti, uno degli intervenuti anti-guerra. Lo conosco bene. Con un suo gruppo del “Ponte per…” sono stato varie volte in Iraq, quando, collaborando con le agenzie di Saddam, accompagnava gruppi di visitatori solidali e portava cartoni di medicine al popolo. Insieme a Baghdad nel 2003, nell’imminenza dell’attacco di Bush figlio, abbiamo perfino fatto gli scudi umani. E prima, insieme pure in Serbia, sotto le bombe, quando saltavano i ponti, i treni, gli ospedali e la grande Zastava, cuore operaio della Jugoslavia e davvero ci voleva coraggio. E, poi, al tempo del golpe contro Milosevic e la prima apparizione, con Otpor, dei “colorati” Cia.  Era un altro “Ponte per…” allora.
Oggi si è dato una mutazione genetica. Alberti e i suoi si sono ravveduti e la stella di Soros, quanto meno dei suoi propositi su migranti, guerre e mondo, splende sui ravveduti. L’ultima volta l’ho visto a Piazzale Ostiense, sotto lo sventolio delle bandiere  dei “ribelli” siriani e tra gli slogan di chi voleva Assad morto e la Siria democratizzata dagli americani e dall’ISIS. E lì è rimasto. 
Confortato da quei personaggi che pensano di fare gli antimperialisti sui presupposti propagandistici degli imperialisti: “lotta contro i dittatori, la corruzione (non manca mai), per la democrazia, per i diritti umani”. Patrick Boylan, capo di No War Roma, che sei corso a rinfoltire questa gente, forse lo sai, forse no: hai fatto da stampella. E continuerai a farlo finchè condividerai il trucco della “lotta contro i dittatori e la democrazia”. Come facesti a Zagarolo, sul palco accanto a me, ricordi, a proposito di Assad.

 
Milioni a Baghdad per il ritiro degli Usa


Alberti e facilitatori affini, celebrando i “movimenti di rivolta dei giovani iracheni” si riferiva a quei sodali di Otpor in Serbia, Venezuela, Bolivia, Georgia, Ucraina, Hong Kong che, in coincidenza con la crescente protesta contro la presenza americana e Nato, da parte dei partiti e dei vincitori dell’ISIS, ISIS scelleratamente foraggiato dagli Usa, hanno allestito una loro “rivoluzione colorata” nel Sud del paese “Contro la corruzione, la mancanza di acqua ed energia, le infrastrutture a pezzi e, ovviamente, le interferenze iraniane”. Non una parola dedicata alle due guerre e all’occupazione Usa, alle devastazioni causate dall’irruzione dell’ISIS, alle rapine della risorsa petrolifera da parte delle multinazionali arrivate al seguito dei missili americani. E basterebbe questo.

CHI VIVRA’…IRAQ!
 
 


Ma dal volto sporco di servilismo e complicità col nemico, la maschera colorata è caduta definitivamente quando quei “giovani iracheni in rivolta” hanno reagito con efferata soddisfazione all’assassinio di un altissimo rappresentante istituzionale di uno Stato sovrano, ospite di un altro Stato sovrano, prestigioso e amatissimo vincitore della marmaglia mercenaria dell’imperialismo, protetto da immunità diplomatica: Qassem Soleimani.

https://youtu.be/f3plTR1Dcew   due video delle manifestazione per il ritiro degli Usa dall’Iraq

Milioni contro gli USA e…Otpor

Forze di Mobilitazione Popolare

Quando venerdì scorso le città irachene, a partire da Baghdad, sono state sommerse da una autentico popolo in rivolta, ma stavolta contro gli occupanti e rapinatori a mano armata, e perfino le agenzie internazionali hanno dovuto parlare di una massa sterminata di donne e uomini, tra uno e quattro milioni, che esigevano l’uscita dal paese di chi ne ha già ucciso tre milioni e affamato il resto, la rivolta del popolo colorato a stelle e strisce, celebrato dai cabalisti del 25 gennaio romano, si è risolta in pigolìo, per poi tacersi.

Quei milioni hanno dimostrato che, nonostante trent’anni di aggressione, genocidio, devastazione, sanzioni, depredazione, un oceano di sangue, il popolo culla della civiltà umana, che ho frequentato da quasi mezzo secolo, di cui ho visto la gloria, la prosperità, l’orgoglio, l’impegno per la Palestina e per gli oppressi tutti e, poi, l’incommensurabile ingiustizia, l’indicibile dolore, la distruzione, l’oscena diffamazione e al quale ho lasciato parte del mio cuore, è vivo. E lotta, purtroppo non posso dire “insieme a noi”, ma per tutta l’umanità. Cerchiamo di esserne degni.




 










lunedì 27 gennaio 2020

FRANCIA, IL ROSSO E' DIVENTATO GIALLO



https://it.insideover.com/reportage/politica/gilet-gialli-un-anno-dopo.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=reportage_memoria
Riproduco qui un diario fotogiornalistico che, alla mano di magnifiche immagini, illustra quella che in Europa è indubbiamente la più valida, forte, giusta e nobile lotta di massa del nuovo millennio, quella dei Gilet Gialli, ora al 60° appuntamento.
I media di regime, vale a dire i media dei miliardari, evitano. Pubblicano, se proprio c'è un po' di sangue, qualche trafiletto. Ma si impegnano alla morte a ridurre, sopire, troncare, minimizzare. Rilevano che dopo 60 appuntamenti in gran parte del paese, i numeri dimagriscono. Non rilevano che questo dato fisiologico non toglie nulla al fatto storico che si tratta della lotta più lunga vista in Europa dalla fine della guerra, una lotta che continua e ora si è espansa ad altre masse di maltrattati, deprivati ed emarginati.


I Gilet Gialli hanno il merito di aver denudato il sovrano messo lì dalla corporazione degli usurai di Francia e di aver fatto emergere con il proprio valore e sacrificio, tra media renitenti, i suoi incredibilmente brutali e sanguinari metodi di affrontare cittadini, voluti sudditi, che si permettono di rivendicare quanto gli è dovuto.


Hanno dimostrato che razza di feroci pretoriani difendono i caveau dei dominanti e ne hanno evidenziato la differenza rispetto a una polizia di Hong Kong che ha risposto alla violenza devastatrice e, in alcuni casi omicida, di squadristi con mandato USA e UK, con una civiltà e un autocontrollo che l'Occidente ha volontariamente abbandonato da secoli.


Hanno fatto da innesco a una vera e propria insurrezione di popolo guidata da sindacati come noi ce li sogniamo, anzi, non abbiamo mai avuto, ora al 50° giorno di sciopero generale contro gli strumenti di strangolamento sociale messi in campo dal burattino e dai suoi pupari. Un esempio che viene dalla Francia che ha ancora in corpo elementi di DNA del 1789 e del 1870. Un esempio al mondo, che però a noi sfugge grazie all'unanimismo tirannico di un'informazione che quanto le mostra la Francia fa tremare e...cestinare.
Di Maio e Di Battista si sono fatti vedere accanto ai Gilet Gialli. Ci fossero rimasti! O avessero fatto apparire dei gilet gialli made in Italy!



IT.INSIDEOVER.COM
I gilet gialli, uno dei più grandi movimenti di piazza del nuovo millennio, raccontato attraverso le voci di chi ha lottato e chi la protesta l’ha studiata


venerdì 24 gennaio 2020

Decisione opportuna, tardiva e nel momento sbagliato----- DI MAIO SE NE VA. IL MOVIMENTO RITORNA? ----- E il mattocchio pidino di Sant’Ilario quando torna a facce ride?



Era ora, sospira una gran moltitudine dei 5Stelle, dopo aver dovuto assistere, nell’impotenza della mancanza di proposte alternative dichiarate, al precipitare nella quasi irrilevanza della più grande forza politica e sociale del paese, anche l’unica morale nel quadro depravato delle realtà partitiche dei tempi. Nel titolo esprimo impazienza per l’abbandono di uno che valeva tutti, cui non ho risparmiato critiche dure fino allo sberleffo. Sberleffo commisurato alla sua supponenza, alla spropositata ambizione, fonte di irrimediabili cantonate, poi sofferte da tutto il Movimento.

Ritiro “tattico”, secondo il garante
Va però visto anche il pericolo, per il futuro del movimento sopravvissuto alla cura Di Maio e sodali, che l’uscita di scena, per quanto probabilmente strumentale e parziale (in vista, magari, di un richiamo “per acclamazione” agli Stati Generali, o al Congresso), sia in questo momento, nell’immediata imminenza delle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria, l’ennesima botta micidiale che l’improvvido capo politico infligge alla sua gente. Che, già disorientata prima, ora, in pieno marasma elettorale, si trova addirittura priva del riferimento a quel paparino-padroncino. La sua, da questo punto di vista, è una fuga. Altro che dare la colpa a “chi critica in modo distruttivo anziché costruttivo”. Distinzione falsa e tendenziosa di chi le critiche non le vuole in alcun modo. Come s’è visto con Paragone, esempio di fedeltà all’impegno. Dunque “costruttivo”.



Di Maio si scravatta a favore di telecamera, dopo aver incravattato l’intero movimento, fino al quasi suo strangolamento. Un indumento, quello col nodo, con cui l’uomo qualunque è tenuto ad assomigliare al padrone, come la creatura a quattro zampe col collare deve corrispondere al dettato di quella a due. Di Maio, uno che è divorato dall’ambizione senza averne i presupposti culturali e di carisma. se ne va per tornare e sono convinto che si tratta di ritiro tattico, partorito dall’idea diabolica dell’untore καλλίκομος (dalla bella chioma) promotore della pestilenza Cinquestelle-PD-Italia Viva. Non è stato Beppe Grillo, tra un vaffa e l’altro, a perseguire questo sposalizio, prima solo morganatico, poi congiunturale, infine inciucio ad eternum? Le stelle volessero che al rientro di Di Maio a Pomigliano d’Arco, a fare, che so, un bravissimo sindaco (il ragazzo è capace e svelto) corrispondesse anche il ritorno sulle scene, definitivo però, di questo teatrante plautino dai mille travestimenti.


 Fuga dalla casa cadente
Di Maio, se ne va perché, ritrovandosi la faccia sfregiata da un disastro elettorale dopo l’altro, fino a un sesto del patrimonio elettorale offertogli nel 2018 dal fior fiore del nostro popolo, a metterci la faccia anche alla reductio ad unum che gli riserva l’Emilia Romagna non ci pensava proprio. Di Maio se ne va non perché è stato “accoltellato alla schiena da traditori ingrati”, come ha lamentato, con la mancanza di gusto che gli riconosciamo da quando, inseguendo il papeetista, si è fatto sbaciucchiare dalla fidanzata a favore del peggiore fogliaccio scandalistico del “giornalismo” italiano; da quando, lusingando i gennarielli napoletani, ha baciato la teca del sangue del loro santo; da quando ha prestato la sua testa al barbiere dei calciatori; da quando ha messo la cravatta per assomigliare a Mario Draghi; da quando, ministro degli Esteri (non ci si crede!), appare al mare in Sardegna con Virginia, mentre il Medioriente esplode come il vulcano Krakatoa. Gesti spontanei, gesti di fede?  Non riesco a salvarmi dai miasmi che emanano da queste rozze captationes benevolentiae (vuol dire ruffianeria. Scusate, ma con il latino ci si esprime sempre meglio)

Il bene e il male a 5Stelle
Di Maio se ne va perché, agli occhi e al cuore dei malamente detti “grillini”, risulta alla fine squilibrato al negativo il rapporto tra cose buone e cose non buone. Ne cito alcune, prima le non buone. Intanto l’incapacità, o la non volontà e la mancanza di rispetto per i seguaci, della mancata organizzazione capillare sul territorio, per non intaccare la degenerazione verticistica del capo. L’inversione a U sul rifiuto ontologico all’alleanza con ognuno dei due peggiori arnesi della politica tradizionale italiana. La disastrosa scelta, per il biumvirato Premier-Vicepremier nel Conte 1 e poi, ancora, del Premier per il Conte 2, di un finanzdemocristiano per ogni stagione, mezzo Scilipoti e mezzo Forlani. Vero Jago, se Giggino si sentiva Otello, e il MoVimento era Desdemona. La mancata rottura con Salvini sul TAV, pilastro formale e sostanziale di tutta la politica 5Stelle su popolo, sovranità, ambiente, economia.Ne sarebbe uscito un MoVimento da almeno il 40%.

 
Di Maio con il Segretario di Stato Pompeo e  con il ministro degli Esteri israeliano Katz


Eppoi,TAV, TAP, MUOS, tutti no e dopo sì, UE ed Euro no, ma dopo come no! Nato ni e dopo sì, missioni militari no e dopo sì, migranti no, ma dopo sì, revoca concessioni no e ora boh, sanzioni Russia no, ma poi zitto. Voto scandaloso per Ursula von der Leyen eurocommissaria, già la più austerista e militarista ministra dell’imperial-regime Merkel. Corsa e ricorsa a rendersi graditi agli strangolatori di Washington e Tel Aviv. Passione smodata, chissà perchè, per le Forze dell’Ordine, per quanto si sappiano pretoriani del sovrano. Ce ne sarebbe, ma chiudo con il terribilissimo voto pro MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) di cui tutti, da Draghi a von der Leyen a Bergoglio a Mario Rossi sappiamo che serve esclusivamente a trasferire talleri dalle tasche sbrindellate di noialtri, ai caveau dei banchieri, soprattutto francesi e tedeschi e a fare di noi sudeuropei un’altra Graecia infelix

Cinque Stelle luminose
Quante alle buone cose, a dispetto dei rosiconi, pidocchiosi dell’ideologia, livorosi odiatori (questi sì) sorosiani e Bilderberghiani, alla Gruber o “manifesto”, ce ne sono state tante e grosse, come non se n’erano mai viste, almeno dalla decennale insurrezione di studenti, operai, intellettuali e sottoproletari, partita nel 1968. La tiritera da ossessione compulsiva dei “dilettanti, incompetenti, impreparati” fa giustizia di sé alla vista dei malavitosi, truffatori, ladri, inetti totali e servi delle lobby, che la eruttano. Anche qui lo spazio mi costringe al braccetto corto. Su tutto, il reddito di cittadinanza per i senzalavoro che ha tolto dalla miseria metà dei miseri: 520 euro a ciascuno dei due milioni e mezzo. Ignobili agiati lo schifano perché ai 520 euro non è seguito un lavoro e tra i beneficiati c’è stato anche qualche furbetto del quartierino. Senza contare che il lavoro non c’è perché UE e capitalisti hanno bisogno di un esercito di disoccupati di riserva e quanto ai furbetti del quartierino, si pensi piuttosto alle varie centinaia di costoro in Parlamento che beccano 15mila euro al mese a sbafo, o, meglio, per far danno alla collettività.

E poi, il decreto spazzacorrotti, la galera agli evasori, il decreto Dignità contro i torturatori di lavoratori, la prescrizione bloccata, alla faccia di farabutti, frodatori e famelici azzeccagarbugli, per evitare che dai 400mila ai 600mila processi all’anno vadano in fumo, ridandoci in giacca e cravatta personcine ammodo come Andreotti o Berlusconi e grassatori e mariuoli vari. Qualcuno minimizza, si mette a spidocchiare quasi fosse un cammelliere al caravanserraglio, trova un limite là, un’imperfezione qua, una macchia d’olio sulla copertina. Si tratta, vuoi di tutta quella canea arroventata d’odio aristocratico, borghese, padronale, che s’è vista sbattere sul muso lo specchio con il riflesso della sua pochezza, bruttezza, abiettezza, vuoi gli innamorati delusi che non si sanno fare una ragione dell’arcadia sognata e svaporata.

Ci sarebbero anche provvedimenti che, per una parte, si possono qualificare buone e, per l’altra, cattive. Un esempio sono i decreti Sicurezza dai 5Stell condivisi. Sacrosanti per quanto riguarda il contrasto agli infami speculatori sullo svuotamento dell’Africa e di altri paesi per rifornire di schiavi il nostro padronato, ma sciagurati nella parte fascistoide che punta a criminalizzare ogni dissenso, paralizzando con estremismi punitivi ogni diritto a manifestare, a protestare contro gli abusi della repressione, a usare i propri corpi contro i soprusi. Altro che “democrazia diretta”, oligarchia feroce.

MoVimento senza visione, ma con un cuore


Ce ne sarebbero ancora parecchie di cose concrete delle quali essere grati al MoVimento. A partire e a chiudere dall’avere, con la parola d’ordine e la testimonianza dell’onestà, dimostrato che, dopo tutto, non siamo un popolo di mafiosi, mafiosetti, mafizzati e cialtroni. Ma, su tutte, albeggia la luce che si è accesa nelle menti e il calore che ha invaso i cuori di milioni di esseri umani perbene, proiettati in un futuro migliore. Cittadini stufi di essere sudditi e consapevoli che le cose si potevano prendere nelle proprie mani, senza affidarsi a coloro che campano bene pretendendo di saper fare meglio. Quelli con la cravatta e le tre carte. S’è visto che non c’era organizzazione, che qualcuno andava esautorando quel movimento di protagonisti, incominciando a togliere di mezzo elaborazioni collettive, come i Meet Up (parolaccia inglese), convogliando tutto in un percorso digitale inadeguato e opaco, sotto controllo di chi da nessuno era controllato, che nessuno conosceva, nessuno aveva scelto. S’è sentita la mancanza di una casa, di un corpo a corpo, faccia a faccia, parola a parola tra iscritti, militanti, simpatizzanti, popolo, per contribuire alla tattica, alla strategia, alla coscienza collettiva, per sapere scegliere consapevolmente e non a cazzo i rappresentanti e non congelare ogni elaborazione in un ghiacciolo digitale leccato solo dal Capo. Tutto vero.

Ideologia, postideologia, destra, sinistra?
S’è anche detto che al movimento mancava una “visione”, un progetto compiuto di società e di mondo. Un’ideologia. E anche questo è vero. Però si pensi cosa ne è stato del PCI, che di visione si vantava di averne una, globale e precisissima. Ma l’ideologia resta in ogni caso imprescindibile. L’ideologia e l’idea e il logos (la parola) con cui vedi il mondo. L’ideologia è concezione e progetto, tipo “sto con chi vale, soffre, è giusto e onesto, o sto con chi non vale, sta bene a spese di altri, è ingiusto e disonesto”. E’ la distinzione tra sinistra e destra e, da che mondo e mondo, altre non ce ne sono. E se si guarda a principi e azioni dei 5Stelle, su dove vada collocato non rimane il minimo dubbio. Serve anche vedere come tutti i media italiani, tutti indistintamente di destra, detestino e attacchino senza posa i 5Stelle, che siano al governo o all’opposizione. Vorrà pur dire qualcosa, no? Capisco il motto “né di destra, né di sinistra”, nasce spontaneo se si fa riferimento a quanto di falso e turpe oggi rappresentano queste due posizioni, la sinistra che è diventata destra e la destra che è diventata ancora più di destra. Reazionarie entrambe. Ma questo non cambia il dato, né in filosofia, né in ideologia, né in politica.

A chi tocca ora, secondo gli uni e secondo gli altri
E ora tutti rimpiangono la dipartita, vera o farlocca che sia, del bravissimo partner e onesto oppositore Giggino. Sono gli stessi, e con lo stesso spirito e interesse, che celebrano l’arrivo delle Sardine. E si fanno voti e pronostici sul, più o meno temporaneo successore. Tra quelli ventilati non ce ne dovrebbe essere uno che si discosti dal luminoso modello Di Maio. Intanto abbiamo un “reggente”, quasi fossimo in attesa del minorenne Tutankamon. E’ Vito Crimi, personalità non troppo definita da poter diventare Tutankamon lui stesso, ma gradita alla cerchia Casaleggio e, dunque, non a me. Cui, peraltro, era graditissimo da responsabile per l’editoria quando doverosamente voleva evitare, a  vantaggio di giornali locali, che ignari pagassero media che nessuno o pochi compravano e che, perlopiù, disseminavano fake news: il manifesto, il Foglio, l’Avvenire dei poverissimi vescovi, Radio Radicale con gli ululati, anche postumi, di Pannella. 
Gli altri cultori della civile convivenza PD-5Stelle vedono bene Vincenzo Spadafora, specialista, con la Lombardi, di spazzatura rovesciata sull’ottima Virginia Raggi; la Sardina Roberto Fico, resasi meritevole per l’avallo all’operazione italo-britannica Regeni e per l’antisovranismo espresso con la Festa della Repubblica dedicata a migranti e Rom; Chiara Appendino, perché è cara al fuggiasco e non rompe più le palle sul Tav, Paola Taverna, perché da controfigura di Alessandro Di Battista è passata a quella boiata, ovviamente nominata dal capo, dei “facilitatori”.
Roba, questa, che coltiverà la guerra per bande e lacererà ulteriormente la schiera dei parlamentari 5Stelle, tra poltronari, gente che non sa come sia finita lì e cosa ci stia a fare, e i non pochi che non si sono dimenticati per cosa sono stati eletti. Se ci possa essere un futuro per il MoVimento dipende da questi ultimi. E soprattutto dalla maggiore e migliore parte del MoVimento, che è anche la migliore parte del nostro popolo. Sanno come va il mondo e come deve andare il mondo. O ne conoscete altri?


 
Vedete, c’è la foto di un pannello luminoso che decora l’ingresso alla sede dei 5Stelle di Macerata. Ingranditela e leggete: c’è un elenco di “cose fatte”. Poi accanto ce n’era un altro con le cose da fare. I “grillini” maceratesi sono quelli che, anni fa, accolti e apprezzati ovunque, mi hanno accompagnato per tutto il territorio terremotato in Centro Italia. Che hanno spiegato, denunciato, lottato. Giorni fa, sono stato nella loro sede. Sede voluta e creata da loro, senza aspettare un tardivissimo via dal vertice. Come suole per un’organizzazione radicata tra la gente. C’era, convocata dai consiglieri comunali del MoVimento, un’assemblea di una cinquantina di persone, iscritti, attivisti, simpatizzanti, interessati e molti esperti appassionati alla materia. Si discuteva di urbanistica, di cosa fare di una città rimasta ferma nel tempo tra integrità storica e carenze strutturali. Si denunciava, si proponeva, si dibatteva. Ci si preparava, con COMPETENZA, a fare di questo pezzo del paese e del mondo, una cosa migliore.

Dice che i 5Stelle non hanno una visione, una strategia. Se ci fosse stata dall’inizio sarebbe letteratura, o dogma. Questi miei amici sono la materia  che ci vuole per far nascere la famosa visione strategica. Di questo c’è bisogno per sapere che fare e poi leggere le “Lettere dal carcere”. Di Maio lascia un Movimento al minimo storico, in crisi di identità, privo di organizzazione. Ma a Macerata non siamo al minimo storico, non c’è crisi di identità, né mancanza di organizzazione. Il terreno idea da dove far fiorire la “visione”.  E così in tante parti d’Italia. Il MoVimento è qui. E da qui e da nessun’altra parte, tocca ricominciare.

O preferite farvi, con Annunziata, Formigli, Gruber. Zoro, Repubblica, manifesto e tutti i megafoni del potere, Sardina al petrolio, come Santori? O fondare un altro PaP del Sacro Ordine delle pippe? O lasciare la vostra vita in mano all’ossario della triade Zingaretti-Renzi-Salvini?




lunedì 20 gennaio 2020


Libia, la sardinizzazione dei "pacifisti" alla Soros
UNO SCAMBIO POLEMICO SUL CHE FARE CONTRO LA GUERRA:
COERENZA CONTRO MISTIFICAZIONE?
(dalla mia posta)


Conviene partire dall'intervento in fondo e risalire alle contestazioni

Oggetto: I: (ListaNoNato) Re: [nowaroma] Nè con gli USA nè con l' Iran: lo stravolgimento della manifestazione internazionale per la pace del 25 gennaio
(PRIMA DI PROSEGUIRE SUGGERISCO DI ANDARE SU GOOGLE E LEGGERE L'APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA DEL 25 GENNAIO)
Aggiungo alle considerazioni sulla cantonata di Patrick Boylan, referente americano di NO War-Roma, e sul carattere peggio che ambiguo della versione italiana di un appello internazionale, assai più corretto, per la manifestazione del 25 gennaio, valutazioni imprescindibili su altri punti inaccettabili e subimperialisti di tale appello.
Si afferma o chiede: “L’UE, nata per difendere la pace deve assumere una forte iniziativa”. L’UE, blocco imperialista voluto dagli USA per eliminare le fastidiose sovranità e costituzioni democratiche e progressiste degli Stati europei usciti dal nazifascismo, non e nata per difendere la pace e non l’ha mai difesa. Col braccio armato NATO, a direzione Usa, ha partecipato a guerre, genocidi ed ecocidi imperialisti, a partire dalla Jugoslavia. Quanto alla “forte” iniziativa, con azioni di “SICUREZZA”, già si parla di forze armate UE da mandare in Libia per impedire la sconfitta delle milizie Isis e Al Qaida al servizio del regime esclusivamente tripolino dei golpisti Fratelli Musulmani.
CON LA RICHIESTA DI I”INTERROMPERE LA SPIRALE DI TENSIONE E DI VIOLENZE”, ovviamente senza paternità e quindi vaghe e indistinte, si mistifica una aggressione con mercenari sanguinari a vari paesi disobbedienti del Medioriente e dell’Africa. Fermare tale “spirale” sarebbe “responsabilità italiana”. Come, con chi? Con le forze speciali o i droni che, occultati al parlamento e all’opinione pubblica, operano militarmente in Iraq, Libia e altri paesi???
“ Opporsi all’impiego della NATO in Iraq e Medioriente”. In Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso, Libia, sì??? Non c’era una volta la proposta di uscire dalla NATO, macchina dittatoriale di guerra e colonialismo?
“Negare l’uso delle basi USA in Italia per interventi in paesi terzi senza mandato ONU”. Con mandato ONU, tipo Jugoslavia, o Libia, invece sì? Senza interventi in paesi terzi, ma solo per occupare, inquinare, condizionare vaste regioni italiane e cancellare ogni residuo di sovranità nazionale e popolare, sì???
“Mantenere vivo l’accordo sul nucleare iraniano”. Un accordo imposto da Obama a una popolazione stremata da decenni di criminali sanzioni e a un governo detto “moderato” perché, con Rouhani e Zarif, espressione dei ceti ricchi del paese e prono a ricatti che lo privano dello sviluppo economico e industriale costringendolo a rinunciare al legittimissimo nucleare civile a fini di sanità ed energia?
Sommo insulto e prova di subalternità alla schifosa narrazione imperialista sul generale Soleimani assassinato, “comandante di una milizia iraniana”, che pone una componente istituzionale e costituzionale delle forze armate iraniane, espressione nobilissima della resistenza iraniana e mondiale, decisiva nella lotta al terrorismo mercenario dell’imperialismo in Iraq e Siria, sullo stesso piano delle milizie jihadiste agli ordini di turchi, Usa, Golfo e Nato.
Queste porcate, compatibilissime con l’imperialismo, sono rivendicazioni “nostre”, afferma Boylan, cioè interamente sue. Con il che si qualifica una volta per tutte e dovrebbe ritirarsi a vita privata.
All’appello hanno aderito mille sigle, molte rappresentative solo di se stesse, tantissime ambigue o consociative, con le quali non dovremmo avere nulla a che fare e tantomeno avallare i loro raggiri. Saremo pochi, non avremo la forza per contrastare in piazza questa gente. Ma meglio soli che male accompagnati. Basterebbe allora qualche bandiera iraniana, o irachena o siriana alla finestra. Magari con l’immagine di Qassem Soleimani.
Fulvio
Inviato da Posta per Windows 10
Oggetto: R: (ListaNoNato) Re: [nowaroma] Nè con gli USA nè con l' Iran: lo stravolgimento della manifestazione internazionale per la pace del 25 gennaio
Con la solita disinvoltura politica e una valutazione ideologica del tutto inadeguata, Patrick Boylan parla di “sbavatura” riguardo all’appello italiano, modificato rispetto a quello statunitense, che due giorni fa ho diffuso in inglese, per la mobilitazione del 25 gennaio (25 gennaio 2020: giornata di mobilitazione internazionale per la pace – Appello). Pur di entrare nel gregge ed erigere davanti a qualche macchina fotografica o telecamera la propria persona con relativi cartelli, si passa sopra assolute indecenze per qualunque antimperialista non prono al consociativismo democraticista dei taralucci e vino e che regolarmente finiscono col rafforzar le più ambigue e nefaste motivazioni e parole d’ordine.
Leggiamo qui sotto, dall’appello italiano, quella che secondo Boylan è solo qualche “sbavatura”:
Si evita con la massima e molto sospetta circospezione di evitare in ogni caso i responsabili di TUTTE le guerre, di TUTTI i genocidi, di TUTTE le pulizie etniche, di TUTTE le sanzioni sociocide, di TUTTI gli assassini mirati (da Obama in poi), di TUTTE le extraordinary renditions, di TUTTA la decrebrazione mediatica, confondendo in un indistinto miscione le cosiddette “potenze regionali e globali che si contendono con la guerra aree di influenza….” E chi sarebbero queste potenze regionali e globali per il cittadino comune? Forse la Russia, l’Iran, la Siria, oltre, forse agli USA e Israele, che invece andrebbero nominati come gli UNICI responsabili di ogni aggressione, violazione dei diritti umani, crimini di guerra e contro l’umanità”! E’ la tecnica della marionetta Greta e del movimento sorosiano sardinesco dei Fridays For Future e Extinction Rebellio, che non fanno nomi, ma colpevolizzano chiunque abbia più di 25 anni con il chiaro proposito di occultare i veri, concretissimi responsabili.
Stessa domanda SENZA RISPOSTA: chi sono coloro che, secondo l’appello, “reprimono, torturano, corrompono”? Guadi a nominarli. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di americani, britannici, francesi? Oppure quelli che vengono indicati da Repubblica, dal manifesto, da Pompeo o Bolton?
Chi sono le popolazioni le cui proteste hanno occupato pacificamente le piazze e le strade, da Baghdad a Tehran, da Beirut ad Algeri, da Damasco al Cairo (e, a titolo di copertura, Gerusalemme)? Quelle che sono care al Corriere, alla CNN, alla BBC, al manifesto, a Repubblica, a Soros, alla Cia, alla NED, a Freedom House, all’Atlantic Council, a tutti gli arnesi della destabilizazione al fine della dittatura mondiale dei mercati a obbedienza USA-UE-Nato che le pagano tutte e che tutte sono mobilitate contro governi che irritano Washington e Netaniahu? Avete letto una sola parola in difesa dei manifestanti per la libertà e la giustizia massacrati dagli sbirri dell’oligarchiafilo-Usa, golpista e non, in Bolivia, Cile, Francia, Colombia? Che altro ci vuole per percepire il tanfo imperialista e collateralista degli autori di questo appello adottato dal solito Patrick Boylan?
Non basta, questo appello di mistificatori e infiltrati mirato a completamente eludere colpe e meriti, crimini e difesa dai crimini, guerrafondai patologici e forze che difendono la verità e il diritto, conclude con la richiesta delle solite missioni di peacekeeping a mandato ONU, forma soft dell’imperialismo economico, sociale, culturale e militare dell’Occidente. Onu che ha sulla coscienza l’avallo a tutto ciò che capita in testa ai serial killer Usa, ma che se ne infischia quando Israele manda a cagare lei e tutte le sue risoluzioni in difesa dei palestinesi, o quando per un anno si diverte a fare il tiro al piccione su ragazzini e infermiere inermi a Gaza. Qualcuno ha sentito una parola del segretario generale dell’ONU, il pacioccone fantoccio Guterres, sull’incredibile operazione dello Stato Criminale, in un paese sovrano, contro un generale, protetto da immunità diplomatica di uno Stato sovrano, vincitore di quella che gli Usa definiscono la “guerra al terrorismo”, un terrorismo tutto spurgato dalla bandiera a stelle e strisce o da quella di David?
Ricordate altre istanze quando si sono invocati “corpi civili di pace” ? Ovviamente dove occorreva consolidare una missione militare imperialista non riuscita e porsi come interposizione a difesa dell’Ordine gradito all’Occidente: in Jugoslavia, in Siria, in Nordirlanda, o sotto forma di contingente italiano in Libano a difesa dei confini abusivi israeliani. Missioni, Ong e corpi civili che si spera non opprimano, maltrattino, torturino, stuprano, uccidano, come succede con certe missioni ONU o ONG in Somalia, ad Haiti, Centroamerica, Mali, Niger, ovunque…..
La ciliegina su questa operazione di finto pacifismo ed effettivo collateralismo colonialista, che ancora persegue obiettivi ottocenteschi di dominio, questo sì razzista, anziché togliersi dai coglioni ovunque abbia già segnato col sangue e la rapina la sua presenza nei secoli passati, è la richiesta di “una rapida implementazione del Piano Europeo per l’Africa”. Piano che non è che uno sciagurato tentativo neocolonialista UE e delle sue oligarchie franco-germanico-britanniche, con sguatteri italiani al seguito, di imporre il trionfo dei mercanti europei, con la complicità delle classi corrotte africane, sulle risorse del continente, tra l’altro sottratte ai loro legittimi titolari con l’infamia di un’emigrazione sollecitata e forzata, mirata anche a destabilizzare le società e culture europee e a fornire manovalanze schiavizzate alle loro classi dirigenti.
Quanto all’aereo abbattuto “per errore” nei cieli di Tehran, gli ignavi dell’appello dovrebbero informarsi un po’ meglio su quanto perfino il New York Times, vantandosene, ha documentato e di cui questi sedicenti attori sulla scena della lotta ai crimini di guerra avrebbero dovuto informarsi, a condizione di essere interessati alla verità (se ne può avere contezza dal mio scritto “www.fulviogrimaldicontroblog.info Colonialismo: Berlino 1885- Berlino 2020 E’ IL TURNO DELLA LIBIA --- La solita manina misteriosa nella caduta dell’aereo a Tehran).
Per un intervento non dissimile da questo, di critica alla sua disponibilità ad dottare le più disinvolte e imprecise posizioni politiche o concettuali proposte da altri, il padre padrone dell’associazione NO War mi ha democraticamente escluso dalla lista email dell’associazione. Io riterrei opportuno che noi escludessimo dalla nostra tolleranza e pazienza le perniciose deviazioni che al buon Boylan sono suggerite da attori politici che con un genuino e chiaro antimperialismo non hanno nulla a che fare. Anzi.
Fulvio
Dall’appello italiano per una mobilitazione il 25 gennaio (lo trovare intero su Google)
Nella crisi del vecchio ordine internazionale, potenze regionali e globali si contendono con la guerra aree di influenza sulla pelle delle popolazioni locali. La sola alternativa consentita al momento è il mantenimento dei regimi teocratici o militari – comunque illiberali e non rispettosi dei diritti umani - con i quali si fanno affari, chiudendo occhi e orecchie su repressione, torture e corruzione. La guerra non produce solo distruzione, ma cancella anche dall’agenda politica la questione sociale, oramai incontenibile ed esplosa nelle proteste delle popolazioni che hanno occupato pacificamente le piazze e le strade….
Non possiamo stare a guardare Dobbiamo gridare il nostro no alla guerra, alla sua preparazione, a chi la provoca per giustificare la produzione e la vendita di armi. Guerre che, in ogni momento, possono fare da miccia ad un conflitto globale tanto più preoccupante per il potenziale degli armamenti nucleari oggi a disposizione dei potenti del mondo. Le vittime innocenti dell'aereo civile abbattuto "per errore" da un missile, dimostrano una volta di più che la guerra è un flagello per tutti, nessuno può chiamarsi fuori, siamo tutti coinvolti. Manifestiamo il nostro sostegno alle popolazioni, vere vittime delle guerre, a chi si rivolta da Baghdad a Teheran, da Beirut ad Algeri, da Damasco, al Cairo, a Gerusalemme, a Gaza. Quel che sta avvenendo nel Golfo Persico, aggiungendosi alle sanguinose guerre e alle crescenti tensioni in corso, mette in luce la drammatica attualità e il vero realismo dei ripetuti ma inascoltati appelli di Papa Francesco per l’avvio di un processo di disarmo internazionale equilibrato. L’UE, nata per difendere la pace, deve assumere una forte iniziativa che – con azioni diplomatiche, economiche, commerciali e di sicurezza – miri ad interrompere la spirale di tensione e costruisca una soluzione politica, rispettosa dei diritti dei popoli, dell’insieme dei conflitti in corso in Medio Oriente e avviare una rapida implementazione del Piano Europeo per l’Africa (Africa Plan) accompagnandolo da un patto per una gestione condivisa dei flussi migratori.
ritirare i nostri soldati dall’Iraq e dall’Afghanistan, richiedendo una missione di peacekeeping a mandato ONU ed inviare corpi civili di pace; • adoperarsi per la sicurezza del contingente italiano e internazionale in missione UNIFIL in Libano;
Da: Patrick Boylan
Inviato: domenica 19 gennaio 2020 22:50
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Che fare?
Possiamo semplicemente manifestare il giorno 25 in risposta all'appello dei gruppi pacifisti statunitensi. Incredibile, ma sono molto più avanti rispetto ai gruppi pacifisti italiani e della sinistra di opposizione italiana. Per esempio, la loro prima rivendicazione è "NO alla guerra con l'Iran, Basta sanzioni!"
http://nepajac.org/unac_011520.html
Mentre, come Enzo osserva, Sinistra Anticapitalista fa un incontro dietro la parola d'ordine: "NO agli USA e NO all'Iran, entrambi imperialisti". E che non spreca una parola su Israele -- che invece, di imperialismo, ne sa qualcosa: ha invaso e occupato la Palestina, invaso e occupato una parte della Siria, invaso più volte il Libano prima di essere respinto dai Hezbollah, e ora proclama di voler occupare tutta la trans Giordania. Se non è imperialismo questo! L'Iran, invece, che ha dispute territoriali con alcuni stati ai suoi confini, ha sempre cercato di risolverle diplomaticamente, non ha mai invaso né occupato nessun altro paese. La sua presenza in Siria è stata RICHIESTA dal governo legittimo.
Ecco quindi il gioco di Sinistra Anticapitalista: tacere su Israele e presentare l'Iran come l'aggressore. Proprio la velina che Netanjahu ha dato a Trump da leggere e evidentemente anche a qualcuno tra i promotori della manifestazione italiana del 25. Così si giustifica una futura aggressione contro l'Iran, già allo studio a Tel Aviv e a Washington.
Ma tutto ciò è una pecca di Sinistra Anticapitalista. Non c'entra con l'appello italiano per il 25 gennaio. Non confondiamo le due cose.
Come ho già detto, l'appello italiano per il 25 gennaio parla di "ingerenze iraniane", è vero, e questo è sì una sbavatura: ma non dice altro. Non dà addosso all'Iran, non lo equipara agli USA, come fa Sinistra Anticapitalista.
E, in compenso, l'appello italiano chiede: (1.) la revoca dell’embargo contro Iran; (2.) la negazione dell’uso delle basi Usa in Italia per interventi in paesi terzi senza mandato ONU (sarebbe da sottoscrivere l'appello solo per questa rivendicazione); (3.) il ritiro della proposta di impiego della Nato in Iraq e in Medio Oriente; (4.) il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan, e altro ancora.
Ma queste sono rivendicazioni nostre, porco giuda! Come si fa a non essere d'accordo? A volersi distanziare comunque, a causa di qualche sbavatura di linguaggio e il silenzio sui crimini imperialisti UE passati e futuro (leggi esercito UE)?
Io non butterei il bambino con l'acqua sporca. Sono per aderire alla giornata del 25, appunto, sulla piattaforma dei pacifisti statunitensi, miracolosamente senza sbavature.
Basta con il Calvinismo: "una volta che hai peccato, sei peccatore e dannato per sempre."
Basta con il Calvinismo, dico. Perché gli organizzatori del 25 in Italia sono tutti peccatori, è vero, ma lo siamo anche noi. Già, anche noi. Dove eravamo quando l'esercito israeliano stava uccidendo in sangue freddo -- settimana dopo settimana -- decine di giovani palestinesi disarmati? Dove eravamo quando la Francia ha cominciato la sua guerra del Vietnam nel Malì? Dove eravamo quando l'Italia ha annunciato di voler mandare truppe nel Niger, facendoci tornare all'epoca di quando c'era Lui?
Da nessuna parte. Tutti zitti e buoni.
Allora stiamo zitti ora, non facciamo i Calvinisti e andiamo il 25.
Patrick