lunedì 2 settembre 2019

Il papa e gli altri corrono ai ripari ----- IMPREVISTO IN M-O: VINCONO SIRIA, IRAQ, YEMEN. E ANCHE L’IRAN STA MEGLIO ----- La Russia tra il colpo al cerchio e il colpo alla botte




Jorge Mario Bergoglio, oggi Francesco, ha inviato un appello-protesta. A Trump? A Mohamed bin Salman? A Netaniahu? A Erdogan? No, a  Bashar el Assad.

Siria, ce ne fossero
Da otto anni la Siria, Stato libero, laico, di impronta socialista, multinazionale e multiconfessionale, baluardo arabo della decolonizzazione, della resistenza alle aggressioni e ai complotti da vicino e lontano, del sostegno alla lotta di liberazione dei palestinesi e dei popoli arabi, della solidarietà ai paesi che si oppongono all’imperialismo, è sotto attacco da parte di una coalizione internazionale che vanta il più grande potere militare, economico e finanziario del mondo. Da otto anni, con l’appoggio dell’Iran e di Hezbollah e quello prezioso, ma piuttosto selettivo, della Russia, il popolo siriano subisce il terrorismo di bande di mercenari jihadisti reclutate, istruite, armate e pagate da Usa, Nato, Israele, monarchie del Golfo, Turchia e la devastazione umana e materiale di bombardamenti Usa, Nato e israeliani, contro i quali non dispone di quelle difese che la Russia avrebbe potuto e dovuto fornirle, come le ha fornite alla Turchia, all’India che martirizza il Kashmir e ad altri paesi.
Da otto anni, incredibilmente, il popolo, l’esercito, le forze popolari siriane stanno sostenendo questa aggressione di potenze infinitamente superiori, a costo di inenarrabili sacrifici, perdite, sofferenze, dando al mondo degli oppressi, aggrediti, offesi e sfruttati un esempio di eroismo e una prospettiva di vittoria. Già per questo può vantare vittoria contro un vero e proprio asse del male. Vittoria alla quale ora non manca che la liberazione degli ultimi territori invasi e occupati dal nemico: la provincia di Idlib, santuario del terrorismo internazionale espulso dal resto della Siria, protetto dall’esercito e dalle armi di Erdogan, e il Nord-Est, un terzo del territorio nazionale, in Occidente chiamato Rojava. Costellato da basi militari Usa, è  l’area delle più ricche risorse petrolifere ed agricole siriane, occupata e pulita etnicamente, con l’aiuto e le armi statunitensi, britanniche e francesi, da mercenari curdi sostenuti da Israele, Arabia Saudita ed Emirati. A nessuno è possibile contestare questa realtà dei fatti.

Bergoglio, amici e nemici
Nel momento in cui l’Esercito Arabo Siriano, superando le trappole delle ripetute tregue e smilitarizzazioni concordate tra Putin ed Erdogan (ricettore di modernissimi sistemi S-400 e cacciabombardieri russi), mai osservate dalle bande terroriste Isis e Al Qaida e, anzi, utilizzate dai turchi per rafforzarle con uomini e mezzi, ha rilanciato la sua offensiva per liberare Idlib, con l’aiuto dell’aviazione russa, s’è levata alta e forte la voce del papa. Quel papa che ieri era capo gesuita in convivenza-connivenza con la dittatura argentina (vedi i documenti esibiti dal giornalista Horacio Verbitsky, considerato il Pulitzer dell’Argentina).

Letti e assimilati i rapporti di Amnesty International, succursale del Dipartimento di Stato Usa per la demonizzazione dei nemici dell’establishment imperialista, Bergoglio ha indirizzato al presidente siriano un’invettiva mascherata da appello umanitario. Lo ha invitato a smetterla di fare la guerra, di imprigionare, torturare,far sparire e maltrattare oppositori politici, di praticare esecuzioni extragiudiziali, insomma di seviziare il suo popolo e di commettere crimini contro l’umanità.


Nel frattempo, molto soddisfatti, i mercenari jihadisti degli occidentali fedeli al papa, scotennavano, scarnificavano, bruciavano, crocifiggevano, annegavano in gabbie, facevano a pezzi il decimillesimo infedele siriano e forzavano in sposa a tempo la ventimillesima infedele siriana. E ne diffondevano ovunque le immagini. Forse in Vaticano non sono arrivate. O forse sì. Contemporaneamente il decimilionesimo siriano con moglie e figli, scampato ad Assad, a chi sennò?, veniva messo a Misurata su un gommone per l’appuntamento con la nave Ong che lo avrebbe traghettato verso i campi elisi del foggiano o casertano.
https://youtu.be/H3C_2Fb9SXc  video siriano su Idlib
   
Idlib, non solo


Questo il preludio bianco, cristiano, occidentale a quanto sta avvenendo in Siria. Sulla quale i moniti zannuti del pontefice si sono abbattuti, guarda la coincidenza!, proprio nei giorni in cui, subita dall’accozzaglia jihadista concentrata in Idlib (Hayat Tahrir al-Sham) l’ennesima provocazione terrorista contro le popolazioni di Hama e Aleppo, l’Esercito Arabo Siriano si era mosso alla riconquista di questo terzultimo territorio nazionale ancora in mano al nemico, a partire dalla liberazione di Khan Shaikhoun, città strategica nel sud della provincia. La nostra occhiuta stampa parla dell’”ultimo lembo di Siria” non ancora ripreso dal regime”, occhiutamente sorvolando sul terzo di Siria, oltre l’Eufrate, in mano agli Usa e alla loro fanteria curda, che dunque sancirebbe l’auspicato squartamento del paese, come anche su Al Tanf, base Usa zeppa di terroristi nel sud est, al confine con Giordania e Iraq. Ultimissime ci dicono che, ancora una volta su raccomandazione russa, Damasco, dopo aver liberato vaste aree di Idlib, avrebbe proclamato un nuovo cessate il fuoco. In cambio Erdogan avrebbe promesso a Mosca di disarmare e sciogliere Tahrir Al Sham. Cosa consiglia il saggio? Fidarsi è bene…..

 
Tulsi Gabbard a Damasco


Il fronte dell’aggressione, sconfitto in Siria, si allarga
La vox populi, specie quella che segue le epifanie dell’uomo bianco alla finestra dell’Angelus, molto  in alto, molto vicino al Signore, e ne assorbe e perpetua le infallibili verità ex cathedra e anche non ex cathedra, ora può ripetere che Assad è un bruto che, come Saddam, Gheddafi, Milosevic, Maduro, Putin, considera sua missione distruggere il popolo cui appartiene, che lo ha eletto e lo sostiene. Non sa, perché non gli è piovuto giù dall’Angelus, che Israele nelle ultime settimane ha bombardato ripetutamente la Siria, il Libano e ora anche l’Iraq, avendocela con l’Iran che non bombarda nessuno, e con i suoi amici di Hezbollah libanesi e delle Unità di Mobilitazione Popolare irachene, milizie che hanno molto infastidito quelli del Nuovo Ordine Mediorientale per aver sconfitto la loro creatura, il califfato Isis.  E neppure sa che una coraggiosa candidata alla presidenza degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard, ha incontrato Assad, quasi fosse un essere umano, si è rifiutata in tv di definirlo “criminale di guerra” e ne ha confermato l’accusa che a commettere l’attacco chimico di Ghouta sono stati i jihadisti. Per tutti i media degli Usa, Tulsi è ovviamente una traditrice della patria al soldo di Putin.
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La quadruplice Usa-curdi-sauditi-Israele
Attivo su molti fronti, dove può agire contro chi non ha modo di difendersi, Israele non si è lasciato fuggire l’occasione dell’ennesimo venerdì di Gaza, nei 17 mesi della “Grande Marcia del Ritorno”, per arrotondare a 306 i morti palestinesi e a quasi 8000 i feriti e mutilati, tutti inermi. Il che non ha impedito alle élites del Golfo di celebrare gli attacchi israeliani a ben tre paesi arabi, con Khalid al Khalifa, ministro degli esteri del Bahrein, paese noto per il genocidio dei suoi sciti, che li onora in quanto “autodifesa”. Fa scandalo? Non dovrebbe, visto che ormai l’alleanza Israele-satrapi  del Golfo, nel segno della modernità e della democrazia, è pienamente funzionante, fin dal comune impegno a supporto del terrorismo jihadista in Siria e Iraq.

Curdi festeggiano Israele

Rojava: siamo a disposizione
Scandalo, scandalissimo, dovrebbe menare, invece, tra i nostri fautori della pulizia etnica che i curdi menano in Siria, facendola passare per democratica, federale, femminista, antipatriarcale, LGBTQ ed ecologica, quanto scoperto dall’intelligence irachena, non smentito da Israele e confermato da David Hearst, uno dei più autorevoli giornalisti britannici.

I cinque raid di droni israeliani di fine agosto sulla regione irachena di Anbar sono stati lanciati da una base curda gestita da personale israeliano in territorio siriano occupato dalle Syrian Democratic Forces (etichetta che cerca di mimetizzare l’invasione-occupazione curdo-statunitense del nord-est siriano). Israele è troppo distante per colpire con droni l’Iraq. E’ dal luglio scorso che da quella base partono attacchi contro depositi e convogli delle Unità di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi). L’iniziativa di utilizzare quelle basi per colpire i combattenti anti-Isis iracheni va fatta risalire al ministro saudita per gli affari del Golfo, Thamer al Sabhan, che nel giugno scorso ha ripetutamente visitato la zona e fornito ai curdi sostanziosi aiuti finanziari. Da queste edificanti evoluzioni dei curdi si comprende il perchè di tanta simpatia del “manifesto”, del “Fatto Quotidiano”, dei trotzkisti tutti e di tutti gli atlantisti.

Putin funambolo tra Ankara, Tel Aviv e Damasco


Su questo Mosca, ancora una volta, non ha obiettato niente e tantomeno ha fornito a Siria, o Iraq, o Libano, gli strumenti antiaerei che toglierebbero agli israeliani di colpo la voglia di fare incursioni. Segno di qualcosa di non esplicitato nei rapporti tra Russia e Israele e nemmeno tra Mosca e Ankara. Parrebbe, infatti, che Erdogan, acquirente di costosi armamenti russi e promotore del gasdotto East Stream dal Caspio al Mediterraneo, può concordare con gli Usa, ai danni dell’integrità territoriale siriana, la famosa “fascia di sicurezza” lungo tutto il confine e che penetra in Siria per 30 km almeno. Rinnovato consolidamento del ruolo  della Turchia nella Nato, a dispetto dello spesso approssimativo prof. Chossudovsky che si era precipitato a dichiararne la fuoruscita. Alleanze e competizioni restano, in Medioriente, variabili non meno di quelle che certe forze anti-sistema da noi praticano a vantaggio del sistema. Succede quando ideologia e morale sono considerate pochettes da mettere o non mettere.

 
Iraq, Unità di Mobilitazione Popolare


Invece notevole è la soddisfazione a Washington, senza il semaforo verde della quale è probabile che Israele non avrebbe esteso a tal punto il raggio del suo intervento bellico.

C’è chi vince anche in Iraq
Anche perché da quelle parti si sentiva la necessità che a Baghdad venisse impartita una lezione. Non tanto al morbido primo ministro Adel Abdul-Mahdi, o al suo rivale Moqtada al Sadr, l’ambiguo chierico, vincitore delle ultime elezioni in alleanza con i “comunisti”, che più che a Tehran guarda a Riad. Piuttosto a un’opinione pubblica che non sopporta la presenza e il diktat geopolitico degli Usa e vede espressa nelle Unità di Mobilitazione Popolare (UMP), a maggioranza scita, ma con forte presenza sunnita, veri vincitori del califfato e contenitori dell’espansionismo curdo, la propria rivendicazione di sovranità e indipendenza e la preferenza per l’alleanza con l’Iran. Gli innumerevoli episodi di sabotaggio dei militari Usa nei confronti della lotta antijiadista dell’esercito iracheno e delle UMP, di sostegno all’Isis attraverso lanci di rifornimenti ed evacuazioni di miliziani da situazioni compromesse (come successo anche in Siria, a Raqqa), hanno chiarito agli iracheni chi sarebbero i loro protettori.

 
Combattenti UMP


Il nervosismo dei pirati israeliani, osservato dai russi in imbarazzato silenzio (potenza degli oligarchi ebrei di Mosca, o del milione di esuli russi in Israele?), è determinato da una serie di contraccolpi. Al di là dello sbattere di sciabole nel Golfo e dei colpi assestati ai sostenitori della cosiddetta Mezzaluna scita, la guerra all’Iran non la vuole e può fare nessuno. Israele e gli Usa sanno bombardare, ma sul terreno, con a disposizione solo mercenari pagati ma demotivati, quando non si tratti di ragazzi che tirano sassi, valgono poco. La Siria, già solo per essere ancora lì dopo 8 anni contro mezzo mondo, è vincente e ora si riprende anche Idlib. I curdi, screditati in tutto il mondo onesto, hanno fatto il passo più lungo della gamba e sopravvivono grazie a potenze che tutti intorno a loro odiano. L’Iraq, sebbene ancora fragile, sotto ipoteca americana ed esposto a colpi di coda terroristici, ha battuto da solo il progetto di frantumazione basato sul califfato e sui curdi. Pur nella debolezza di un paese dalle infrastrutture distrutte, dalla ricostruzione impedita, dalla presenza di almeno 8000 militari Usa (probabilmente il doppio), le vittorie conseguite, l’avere a fianco una nazione come l’Iran, la consapevolezza del nemico hanno creato nel popolo forti anticorpi contro i colonizzatori.

 Yemen, resistenza nazionale e disintegrazione della coalizione nemica
 
Yemen prima della rottura della coalizione del Golfo


E poi, sempre nel quadro dell’aggressione all’Iran e al suo fronte allargato, fallisce totalmente, nella disintegrazione della coalizione a guida saudita, l’attacco allo Yemen, altro paese raso al suolo, vittima di incredibili crimini di guerra e contro l’umanità, a partire dai bombardamenti Usa-Sauditi sui civili e dal blocco navale ai rifornimenti alimentari e sanitari,  con una popolazione affamata e in preda al colera. Gli Houthi, da decenni protagonisti della resistenza nazionale contro gli incessanti tentativi di annessione dei sauditi, non hanno perso terreno, controllano quasi per intero lo Yemen del Nord, colpiscono in profondità, fino alla capitale saudita Riad, le infrastrutture e le basi militari del nemico. La guerra lanciata dall’improvvido erede al trono, Mohammed bin Salman, quello dell’assassinio di Khashoggi, e coperta da cielo e mare dagli Usa, è persa. Il Sud è scena della spaccatura dell’alleanza sauditi-Emirati, con i satrapi che si precipitano l’uno alla gola dell’altro. Il Qatar dei Fratelli Musulmani al bando da tempo.Il Kuwait per i fatti suoi. L’Oman idem. E ora gli Emirati Arabi Uniti in rottura addirittura bellica con i sauditi, con una gara tra i due per chi si assicura spazi e controlli geopolitici nella regione, dalla Somalia all’Eritrea, dallo Yemen a tutto lo spazio tra Golfo e Mar Rosso.



Combattenti Houthi


Davanti agli uomini del Pentagono e della Cia, disorientati circa chi sostenere, si frantuma l’alleanza dei feudatari del Golfo sulla quale era basata gran parte della strategia imperialista e dalla quale dipendevano gli obiettivi  della riorganizzazione del Medioriente. Con lo Yemen del Nord, cuore storico e culturale del paese, saldamente in mano agli Houthi sciti del movimento Ansar Allah, ampiamente maggioranza nel paese, il Sud ha visto alternarsi nella capitale Aden il governo del fantoccio saudita Abd Rabbih Mansur Hadi e i mercenari degli Emirati. E’ poi emerso un movimento indipendentista, che non ha niente a che fare con quello Yemen del Sud marxista che si era liberato del dominio britannico, ma che punta allo sfruttamento delle risorse di fossili nel sottosuolo dell’Est e della posizione strategica di Aden sullo stretto di Bab del Mandeb. Animati dagli stessi propositi e in competizione ormai aperta con i sauditi, gli Emirati, Abu Dhabi in testa, ai separatisti si sono alleati. Fine del ruolo saudita nel Sud, del suo proconsole locale e, forse, anche del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), sul quale tanto puntavano gli Usa. Seppure strozzato dalle sanzioni più feroci mai inflitte a un popolo, l’Iran ha motivo di tirare un respiro di sollievo.

Dopo tanto parafrasare a sproposito, è il caso di ripetere con Mao “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Forse.

VA VOTATO «NO» ALL’ACCORDO DI GOVERNO M5S-PD


Condivido quanto scritto da Mario Monforte (”Il Ponte”), permettendomi però una riserva relativa ad alcuni esponenti del M5S che conosco e ai quali per ora non nego la mia fiducia.

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Da: Mario Monforte
Inviato: lunedì 2 settembre 2019 13:02
Oggetto: VA VOTATO «NO» ALL’ACCORDO DI GOVERNO M5S-PD

Va votato «no» allaccordo di governo M5S-Pd.  I 5S che conosco, con cui ho collaborato e intendo continuare a farlo, adesso, oltre a essere - giustamente - contrari all’accordo di governo M5S-Pd, sono impegnati - ancora giustamente - a sostenere il voto-«no» sulla «Piattaforma Rousseau». Certo, si rendono ben conto che la “cosa” è problematica. Infatti, aggiungo io, se c’è un notaio “registratore” degli esiti, però chi controlla l’immissione dei dati? Inoltre, il “grosso” dei parlamentari 5S è pro-accordo (anche, e questo non è qualunquismo, per mantenere il “posto”, inteso come prebenda), e i parlamentari hanno pur i loro seguiti nelle aree di origine, che saranno orientati al «sí», il che vale a maggior ragione per i 5S al governo. In piú, l’“autorità” di Grillo (ispiratore e fondatore del movimento) ha un peso ragguardevole sui 5S, e Grillo ha preso posizione con forte decisione perché il governo M5S-Pd si faccia, e dire «no» significherebbe anche andare contro Grillo. Infine, sentendo “in giro” (in via diretta e indiretta) dei “grillini” pare non siano pochi quelli che, o entusiasti, o convinti, od obtorto collo, siano disposti ad accettare l’accordo in quanto “fattivo”, oppure “può anche essere valido”, o comunque “è necessario”, quindi sono orientati a votare «sí».
È chiaro che sfuggono (vengono occultati) il senso e l’enormità dell’abominio di un accordo del M5S con il Pd cosí sostenuto dall’Ue e dalle centrali del grande capitale transnazionale, un accordo che rimette al governo la peggiore formazione prona alla «globalizzazione» e ai suoi «organi» come l’Ue, con il Pd che ha rovinato il nostro paese e la grande maggioranza della sua popolazione, con il Pd negato e battuto dalla grossa maggioranza degli italiani con il voto del 4 marzo 2018. Un accordo di governo che segnerà la fine del senso e valenza del M5S. Tanto da far ipotizzare - fondatamente - che il lungo seguito di voltafaccia su impegni presi e di tradimenti su promesse dei 5S al governo, culminati con il voto (decisivo) alla Von der Leyen - peggiore esponente dell’Ue e del globalismo -, con la pantomima della mozione “no-Tav” dei 5S in parlamento - dopo che il loro governo aveva detto “sí-Tav” -, con l’esaltazione della figura di Conte (“nostra stella polare”) - che è inutile descrivere con aggettivi (insufficienti a mostrare il giusto disprezzo) -, siano soltanto i passi di un percorso previsto e di una funzione stabilita da tempo dagli esponenti e dirigenti (nei fatti) del M5S, Grillo compreso (anzi, al primo posto).
Di che si tratta? Di questo: suscitare e promuovere il dissenso, l’opposizione, la reattività di massa alle ricadute di Ue-globalismo, però sviandole su questioni senz’altro importanti ma derivate e secondarie (la corruzione, la giustizia, i conflitti d’interesse, la mafia, i provvedimenti ingiusti o sbagliati, e cosí via), con il contorno di “ciliegine” succose ma prive di alcuna conseguenza (no allo ius soli ma non proprio chiusura al flusso migratorio; critica all’Ue ma poi si sta nell’Ue e la Nato non si tocca; no all’euro ma poi Di Maio “si fa tatuare sto nell’euro”; si fa reddito e pensione di cittadinanza ma con vincoli limitanti e restrittivi e senza piano di investimenti adeguato perché non si sforano i parametri Ue - e l’elenco può ben continuare). Il fine? Incanalare le reattività, raccoglierle e bloccarle, senza chiarirle “dalle radici”, riportandole in funzione del “sistema” dato e vigente, quello dell’Italia svanente come entità storica, sociale, culturale, nel contesto dell’Ue e del globalismo; donde l’accordo con la formazione politica, battuta sí, ma piú abiettamente sottomessa agli imperativi del globalismo e ai diktat dell’Ue, il Pd (con un codazzo di gente ancora piú bieca) E le ultime farneticazioni esaltate di quel guitto gesticolante come un ciarlatano da fiera che è Grillo, che con la sua vocetta chioccia chiama i «giovani del Pd» a «sognare il futuro», dato dai «flussi» di…tutto, in primis di tecnologia (il decerebrato “pallino” di sempre di Grillo, che occulta il fatto che la tecnologia non è “neutra” ma dipende dal “sistema” vigente, e mistifica tale fatto), ebbene, paiono proprio avvalorare l’ipotesi: un’operazione preparata emontatada tempo.
I seri e validi militanti 5S (che non mancano), i volenterosi simpatizzanti, i tanti votanti che richiedevano ben “altro”, dovrebbero assumerlo, staccarsi dalle illusioni: siete stati ingannati, bassamente truffati, turlupinati e svenduti. Potete ancora rovesciare le sorti, però: cominciando con il «no» all’infamia dell’accordo di governo M5S-Pd -

venerdì 30 agosto 2019

Ab uno disce omnis (Da uno capisci come sono tutti. Virgilio)----- IL COSMOPOLITA DI VOLTURARA APPULA ------ PICCOLI SOVRANISTI CRESCONO?



 Sequitur clades, forte an dolo principis incertum” “Si verificò poi un disastro, non si sa se accidentale o per dolo del principe”. (Tacito, Annales, Libro XV)

 E tu, onore di pianti, Ettore, avrai, / Ove fia santo e lagrimato il sangue /Per la patria versato, e finchè il Sole / Risplenderà su le sciagure umane. (Ugo Foscolo, I Sepolcri)

Ho fatto un sogno.
Non è quello di Martin Luther King, che non mi ha mai ispirato, come nemmeno quello di Nelson Mandela, o di Mahatma Ghandi, tre personaggi che sono riusciti, grazie al loro consociativismo con l’esistente, a combinare in sé, per le sedicenti sinistre, un martirio da nonviolenti per la libertà e, per l’élite, la conservazione nell’ordine delle cose garantito dal divide et impera sociale del capitale. Preferivo i sogni di Malcolm X, Lumumba e della guerriglia comunista antibritannica in India.

Comunque ho fatto un sogno. Poi diventato un incubo. E dato che il vissuto capita che si riversi nel sognato, ecco che in braccio a un Morfeo malevolo s’è ripetuto l’incubo a occhi aperti della standing ovation tributato al premier bis, in parallelo ,dalle volpi PD e dai gattini tafazzisti 5 Stelle, fino a ieri decisi a escludersi vicendevolmente dal globo terracqueo. Da fuori penetrano i cimbali, le fanfare, i tamburi della festa di Borse, rendimenti Btp, spread, tassi d’interesse, mercati tutti, l’intero establishment mondiale, addirittura Satana nelle vesti di Bill Gates.

Il mondo (di sopra e anche di mezzo) sorride a Conte
Questo inciucio con il PD, che è sempre quello dei regali alle banche, di Mafia Capitale e di Bibbiano, mi fa schifo…. No grazie, meglio le urne”. (Davide Barillari, consigliere regionale del M5S)

Viva viva il presidente del Consiglio! Un premier sfornato dai grandi studi legali al servizio delle élites finanziarie e, dunque, vindice e chierico di UE, Usa, Trump, Nato, von der Leyden, TAV, Guaidò (e perciò Cia), Bergoglio e Padre Pio (lo stimmatizzato squadrista mena-socialisti del 1922). L’avevamo preso per sprovveduto, invece grande il colpaccio, il 1. marzo 2018, fatto dall’astuto Di Maio.Tutti in grande euforia dietro al pifferaio di Volturara Appula, verso il costone sotto al quale si intravvede il vasto e variopinto paesaggio di una gran bella colonia tricolore, animata da mafie, guerre, migranti, cemento, alte e altissime velocità per affari, uomini e merci e uomini-merce. E’ la famosa democrazia diretta? Come no? Non c’è forse il mitico Rousseau e il relativo gioco dei ruoli “uno vale uno”, a sacralizzare le decisioni dell’uno vale tutti? Dal governo “dei sì” salviniano contro il governo “dei no”, eccoci riscattati dal Conte pinto (diffidare da quelli che si tingono i capelli, ricordare Lama) con il governo “del per”, contro i governi “del contro”. Rivoluzionario paradigma. Pare ispirato da Milton Friedman, quello dei Chicago Boys. Guai ai “contro”, sarebbero quelli  che spargono “odio, rancore, paura”. Insomma, i dominati.

I dubbi della Cupola
  
Resta un’anomalia. Lucia Annunziata, che ha casa virtuale a Tel Aviv come a Washington, sul bollettino dello Stato Profondo “Huffington Post”, non gradisce Conte, inaffidabile avvocato  prima degli uni, poi degli altri italiani. Lo liquida come “figura debole”. Troppo UEista? In perfetta sintonia, la locale versione fumettistico-enigmistica dell’ordine del giorno dello Stato Profondo (strumento principe della Cupola), “il manifesto”, fa l’antipatizzante con “l’ambiguo” Conte che ha addirittura “glissato sul tema immigrazione”, ovviamente una priorità assoluta per questo bollettino dei naviganti Ong. Se ne fa vessillifera  la nota corifea del Giuda greco, Tsipras, l’augusta Luciana Castellina.  Non le fa specie, anzi, il cinismo che lascia senza fiato, col rastrellamento di minori, bambini e donne regolarmente tutte incinte,  con cui le Ong sorosian-merkeliane si lanciano contro resistenze al nuovo colonialismo sfasciapopoli. Gretista quanto il più fanatico apostolo del capitalismo rinnovato dalla Green New Economy, “il manifesto” arriva poi a bombardare Sergio Costa, il ministro dell’ambiente migliore che si sia visto in tutta Europa, per essersi permesso, prima di  venire segato dai grandoperisti, di nominare una nuova Commissione VIA-VAS, finalmente composta da esperti rigorosi e di alto livello.


Sorrisi e ghigni
In somniu veritas

Ho fatto questo sogno. Eravamo al ristorante, un Giuseppe Conte molto cordiale e amichevole e io. Stacco. Apro la porta di casa mia è mi trovo davanti uno, carico di valigie e fagotti, che dice di essere stato mandato da Conte e di doversi installare a casa mia. Allibito, oppongo che non c’è posto, ma alle spalle del tizio appare un Conte, ora truce e minaccioso, che intima al suo socio di entrare: “Basta che metti un piede in casa e la casa è tua!”. Stacco. Mi ritrovo in camera da letto, dove Conte sta soffocando con un cuscino mia moglie. Mi butto sll’ex-commensale, provo a fermarlo, ma perdo le forze, forse nel sonno vado in apnea, la scena si disintegra, restiamo a terra la mia compagna quasi esanime e io, tramortito. Sento che stiamo per soccombere, annaspo, mi sveglio.La sveglia segna le due e mezza. Corro a prendere appunti. 

Non ci vuole certo l’Interpretazione dei sogni del vecchio Sigmund per spiegarvi la connessione qui tra reale e onirico. Ci riuscirebbe il bassotto Ernesto, tanto è elementare il sequitur.  Verbo che, nel contesto, ci riporta al Tacito degli Annales: “Sequitur clades, forte an dolo principis incertum” (“Si verificò poi un disastro, non si sa se accidentale o per dolo del principe”).

Odiatori, rancorosi, paurosi: antisovranisti

L’uomo di Stato che tutti ci invidiano per la grandezza della sua visione e le formidabili risorse umane che le articolano sul piano dei programmi concreti, Nicola Zingaretti, ha trionfalmente annunciato  la fine della “stagione dell’odio, del rancore, della paura”. Che è poi il meme di tutti, da Berlusconi al “manifesto”, dalle Ong della tratta ai sociologhi di corte. Un capovolgimento logico con il quale provano a spaventarci e a ridurci all’ordine coloro che ontologicamente praticano l’odio, il rancore e diffondono la paura nei confronti di chi ne contesta il dominio, di solito i subalterni, deboli, poveri, lavoratori, offesi e sfruttati, colonizzati. Vecchio trucco: il carnefice che si pretende vittima. Scolpita nella Storia resta l’esempio di una persecuzione che i cristiani dicevano subita, mentre culminò con lo sterminio del mondo pagano. Nella congiuntura, è lo stratagemma di tutti quelli che si sono levati contro la rapina della sovranità, di popolo, Stato, comunità, individuo, implicito nel processo di globalizzazione  condotto da organismi sovranazionali del tutto privi di legittimazione democratica.

Sovranità e sovranismo: li dileggia chi li ruba

Già, la sovranità. Non è stata la sovranità un concetto forte, cruciale, strategico, del MoVimento, fin dalla nascita, per poi morire infilato dagli stessi sovranisti sotto ai tacchi 15 di Frau von der Leyen? Sovranità negata dalla Nato, dall’UE, dalla BCE, dal FMI, dal TTIP, dagli stupratori della Val di Susa, dai trivellatori in terra e in mare, da coloro che ci costringono al mercenariato in Afghanistan, dai taxi del mare che fomentano la distruzione della sovranità degli africani, arabi, asiatici, latinoamericani e via desovranizzando.
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Non v’è il minimo dubbio che è questione fortemente sentita in tanta parte del mondo che non si è fatto abbindolare dalle sirene del mondialismo. In particolare da coloro che se ne sono serviti per troncare le catene del colonialismo. In Italia è stato fattore importante nell’avanzata dei 5 Stelle fino al 33% e anche nella crescita vertiginosa della Lega quando, con l’abbaglio Salvini, dava l’illusione di ergersene a paladino. Storicamente e con evidenza scientifica sono gli Stati nazionali che hanno unificato nel segno della sovranità e sono gli imperi, gli imperialismi, ad averne perseguito la frantumazione. Nulla è cambiato. E siccome libertà e sovranità sono come Eurialo e Niso (Eneide), o Castore e Polluce (Iliade), amici o fratelli inscindibili, non sono nemmeno sradicabili dall’immaginario e dalla volontà.





Perdita della sovranità = Apocalypse now

Ed ecco che in Italia, a dispetto del martellamento di tutti gli interessati allo status quo, l’idea della riconquista della sovranità nazionale e popolare, del resto sancita, prima ancora che dalla Costituzione, da una realtà territoriale, culturale, linguistica, progettuale di un paio di millenni. Che ci è costata sangue e sofferenze inaudite e che ha prodotto una civiltà che oggi le oligarchie degli incivili e i loro utili idioti del cosmopolitismo indifferenziato vogliono minare e contaminare fino a dissolverla e costruire sulle sue macerie una realtà senza volto e senza nome, principi costitutivi l’algoritmo e il denaro. E’ l’orrore di Apocalypse Now.

Essendo convinto di tutto questo, anch’io, come tanti, mi sono guardato attorno, superando le sabbie mobili dei trasformisti a 5 Stelle, alla ricerca di idee e forze che volessero impegnarsi contro questo gigantesco furto con scasso delle élites occidentali. Qualcosa si muove, serpeggia, si manifesta. Inevitabilmente lo spazio abbandonato da chi evidentemente non possedeva gli strumenti culturali per portare a fondo l’istanza della liberazione da un quasi secolare inquinamento coloniale, inflitto e subito, tornerà ad essere occupato, “ove fia santo e lagrimato il sangue / Per la patria versato, e finchè il Sole / Risplenderà su le sciagure umane.




Tra i siti che esprimono quanto sopra e che si propongono con appelli, iniziative pubbliche, convegni, associazioni, movimenti e ai quali tutti dovrà essere fatta l’analisi del sangue prima di parteciparvi, data la lunga pratica delle infiltrazioni, manipolazioni, diversioni che il sistema vanta, ne ho scoperto uno al cui appello ho prestato la firma. Vi ho trovato pure Diego Fusaro, non che sia proprio una garanzia, visto le sue frequentazioni anche con Casa Pound. Al sito “Liberiamo l’Italia” si affianca una web tv e una pubblicazione, non so quanto omogenea, intitolata “Sovranità Popolare” contenente alcune pregevoli analisi economiche, ma anche aberranti elucubrazioni evangelico-papiste sullo sciocchezzaio collateralista che è la dottrina sociale della Chiesa, e sulla mirabolanti genericità, pure quelle sottilmente di sistema, di un papa che prosegue nei confronti dei poteri lo stesso collateralismo praticato con i generali argentini dei desaparecidos.

Sovranisti a Testaccio

In  netto contrasto con quanto sostiene la rivista fin dal titolo, vi appaiono scritti inqualificabili sia per il contenuto, sia per chi ne è l’autore. C’è per esempio una Lidia Menapace, celebrata dal complesso militarindustriale per aver votato a favore della guerra in Afghanistan, che propone un pastrocchio di Europa Federale dei Popoli - “libere regioni sovrane federate” (sic) - basata nientemeno che sul pensiero di Altiero Spinelli, colui a cui gli Usa raccomandarono di far fuori gli Stati antifascisti europei e fomentare un’Europa a-democratica, sovranazionale, burocratica. C’è anche un inno all’interetnicità e interconfessionalità del tirolese Alex Langer, convertito dall’ebraismo a un cattolicesimo integralista, che ha speso la sua vita, fino al suicidio nel 1995, a combattere le istanze di liberazione della colonia Sud Tirolo-Alto Adige sottratta al mondo germanico, oltreché a condurre processi bigotti a chi, come me, in Lotta Continua non risultava del tutto ligio ai voleri del capo. Furono pacifisti fondamentalisti come lui a invocare, insieme a Sofri, i bombardamenti Nato sulla Serbia con il falso pretesto dei bombardamenti sul mercato di Sarajevo, dimostrati invece una provocazione sulla propria gente del despota bosniaco Izetbegovic. Una macchia nera su chiunque ne esalti la figura.

Si parte dalla segheria



Vabbè. Vista la locandina,  constatato che la cosa sta sotto gli auspici rispettabilissimi di Paolo Maddalena, presidente emerito della Consulta, sono andato a vedere. 23 agosto, Roma Testaccio, riunione preparatoria per la manifestazione nazionale del 12 ottobre a Roma, guarda caso in coincidenza con l’evento nazionale dei 5 Stelle a Napoli, dove qualcuno si augura ancora che saltino fuori voci avverse all’autodafè di Di Maio e company. Un seminterrato minuscolo occupato da una segheria, una ventina di persone, salvo un’eccezione, dalla mezza età in su. Il tavolo della presidenza, per intero occupato da Luca Climati, mia vecchia conoscenza in quanto protagonista di alcune iniziative politico-sociali vernacolari in Tuscia, alto Lazio, aveva, ai margini, un signore che in 120 secondi ci ha illustrato il programma economico. Applausi. Climati parla della manifestazione del 12 ottobre come dell’evento catartico da quale deve partire la liberazione. Illustra la piattaforma che è quella che leggete sul volantino. Nulla da obiettare. Applausi.

Partono gli interventi. Uno sgrullone di parole, invettive, invocazioni, vaticini, recriminazioni, da sfidare concentrazione e memoria. C’è la matura dissidente 5 Stelle, in tempi remoti candidata a Rieti, che rimpiange i valori perduti e dei 10 anni di stelle non rimane neanche uno sbrilluccichio. Come Pizzarotti, confluito in Bonino, o i grillini fichiani, mi conferma che peggio dei 5 Stelle ci sono di gran lunga i dissidenti  5 Stelle. Un piccoletto dagli occhi che ti trafiggono come punte di carbone si fionda al centro e, agitando le braccia intorno a se stesso come un mulino a vento, intima a manetta: “Andare nel popolo, siamo col popolo, per
il popolo, dal popolo, si sollevi il popolo!  E giù applausi. Qualche intervento un tantino meno irruente e semplicistico.

Freme alle mie spalle una bellina riccioluta, la mascotte, chiede di saltare la lista degli iscritti e prorompe in un peana all’amore infiorettato da citazioni da Pound, Hoelderlin, Majakovsky, con alle spalle papà che plaude, suggerisce, conferma. Freme di passione incontenibile con tutta la persona. Inneggia a Ghandi, ignara dei suoi omaggi epistolari e diretti a simboli dell’amore come Mussolini e Hitler. Corona questa volo new age invocando un’Europa basata sull’amore, le arti le scienze, e, come no, la poesia. Si siede totalmente soddisfatta di sé, col babbo che freme di orgoglio. Lo sgomento non nasce da questo vaniloquio di chi si presume dovrebbe contrastare la deriva orwelliana della società. Nasce dal compunto silenzio e dall’ammirata attenzione con cui viene accolta questo predicozzo, assolutamente fuori tema, di adolescente che rifà il mondo. E dall’evidente riprovazione che le espressioni riservano al mio ghigno e ai miei scotimenti di capo
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Sovranisti dal local al global



I link che vedete ci mostrano Luca Clivati, attivista di punta della neonata “Liberiamo l’Italia”, in tutta la sua espansione carismatica, del resto collaudata e comprovata in innumerevoli mobilitazione sociali nell’Alto Lazio. Dal rosso PRC del proletariato che non ha nazione, al tricolore della nazione, libera e sovrana. Se ne sono succedute, a ritmo implacabile, le imprese, spesso proposte su Radio Radicale, via via dimensionate su scala geografica sempre più vasta: dai vernacolari “Cerveteri Libera!”, “Comitati Uniti di Cerveteri in lotta contro la discarica e per la Cantina Sociale”, “Incamminiamoci per la riscossa etrusca”, alla dimensione nazionale con  “PRC-Eurostop”, “Italia ribelle e sovrana”, “Movimento Popolare di Liberazione”, fino all’infelice listarella elettorale del duo di fantasisti Giulietto Chiesa-Antonio Ingroia “Lista del Popolo per la Costituzione”. In questa, finita allo 0,02%  Climati, dopo aver rassicurato il bacino elettorale di Lazio 2 con la promessa del “voto Arcobaleno” (LBGTQ) e dopo decenni di infaticabile impegno sociale, si è visto prescelto da 25 elettori. Per cavarsela meglio contro l’Europa, si dovrà fare attenzione a chi si iscrive in questa militanza.

Hanno detto tante cose condivisibili, semplici, un po' alla rinfusa, lì, nella segheria. Ma mancava qualcosa, m’era parso. Forse l’imperialismo Usa, forse la Nato? Quelle travi dell’architettura globalista sulle quali, per garantirle una cornice politica “democratica”, hanno messo il tetto UE? Quello copiato dai piombi di Venezia? Beh, quando  ne ho accennato io, dopo  aver indicato negli Usa la levatrice, fin da Ventotene,  di una comunità sovranazionale antidemocratica e subimperialista, mi sono sentito guardato in cagnesco. Mi sbaglierò, gli farò torto, farò torto anche a Fusaro e Paolo Maddalena, ma, a parte la segheria, quello 0,02 che ha premiato l’exploit di Chiesa-Ingroia-Climati, mi lascia un po’ perplesso. Forse la questione della sovranità richiede qualcosina in più.








lunedì 26 agosto 2019

Pupari, pupi, fatine dai capelli turchini, gatti e volpi------ E I BAMBINI FANNO OOOH------ Il nondetto della crisi di governo



Con una considerazione di Mario Monforte


Al momento in cui finisco questo pezzo, non si sa ancora che quadro uscirà e con quali personaggi. Ma non importa. Si sa a quale parete il quadro verrà appeso.

Metafore
I bambini fanno oooh nella canzone di Povia,  davanti al teatrino dove i cavalieri si menano, le donzelle si rapiscono, gli innamorati si incontrano, i draghi si trafiggono, qualcuno fa le voci e il burattinaio muove tutto e incassa. Ma i bambini, per non dire “noi”, non lo vedono, credono, seguono, parteggiano, si spaventano, si consolano, berciano, ridono, pagano e vanno a casa soddisfatti dello spettacolo. Arte popolare. Poi c’è l’alta letteratura, tipo l’Iliade, l’Odissea, Pinocchio…Le vicende dell’eroe paiono frutto del caso, degli incontri, della fortuna, delle qualità o carenze sue e degli altri. Troia brucia perché piè veloce Achille è più forte di Ettore, Ulisse si scorda di Penelope perché affascinato da Nausicaa glaucopide (dagli occhi azzurri).  A Pinocchio succede di tutto, perlopiù di brutto, perché è uno scapestrato con la scuola, un buono col babbo, un boccalone con il Gatto e la Volpe, un coraggioso, uno sfaticato, un fatina-dipendente.


Omero lo ammette: a governare tutto sono gli dei, un po’ si accapigliano, un po’ si accordano. Si divertono un mondo a vedere darsele i burattini. Ed è Atena che, a dispetto di Afrodite, fa prevalere Achille su Ettore. La proprietà sulla donna, di Menelao su Elena, deve prevaricare i di lei amore e libertà. Collodi, che pratica i travisamenti del Giallo, ce lo fa intendere tra mille depistaggi. A fatica. Ma poi  ce lo spiega chiaro e tondo Carmelo Bene col suo “Pinocchio, ovvero lo spettacolo della Provvidenza”. Il taumaturgo, cinico, autoritario, ipocrita, ricattatore, è la fatina. Potente, ricca, in un palazzo con tanta servitù e, ai suoi ordini, medici (per il controllo del corpo) e direttori di circo (per la gestione dello spirito). Per inserire Pinocchio nella società (quella borghese protocapitalista, detestata da Collodi)  gliene fa passare di tutti i colori: lasciato alla mercè degli assassini, attaccato alla macina come un somaro, minacciato di morte da conigli neri. Tutto per normalizzarlo.

Un film di sole comparse

Nonostante tutti questi disvelamenti (e ne dovremmo aggiungere tanti altri, noi bambini continuiamo a fare oooh. Gli dei non si vedono, il burattinaio è nascosto, la fatina si traveste. Zingaretti, Renzi, Del Rio,  Di Maio, Salvini, Giorgetti, Grillo, Conte, Fico, Orlando….  La nazione è un San Sebastiano dall’intelligenza trafitta da questa ininterrotta mitragliata di manichini, guitti, passanti, comparse, figuranti, cartonati, fatti passare per protagonisti, attor giovani, prime donne, comprimari. Se ce n’è uno che conta, per i suoi ascendenti, precedenti, presenti (guerra alla Serbia, UE, Nato, Usa, finanza), è quello assediato dalla captatio benevolentiae di tutti i figuranti, a dispetto del fatto che non gli tocca che trasmettere degli aut-aut.

E le teste d’uovo, i guru, vecchi malvissuti del bla bla bla, si precipitano nella fiera della visibilità, a dare peso, corpo, significato, rilevanza, a questa turba di ombre cinesi. La prestigiose criminologa (c’entra?) discetta sulla sindrome di Stoccolma di certi grillini nei confronti del GDQP (Grande Disturbatore della Quiete Pubblica) ; l’illustre sociologo con barbone bianco d’ordinanza misura a spanne e millimetri le distanze tra 5 Stelle e PD, superabili purchè l’imberbe Di Maio frequenti per 4 anni la Harvard Business School and Administration di Boston. Un macrosciocchezzaio che, però, serve a occultare gli autentici progettisti, registi, produttori. I naif  manco si accorgono di prendere lucciole per lanterne e don Abbondio per Alessandro Manzoni.

Il nondetto della crisi
A questo proposito riporto qualche riga da un commento di Mario Monforte (“Il Ponte”) sul quale, vale la pena meditare. Monforte va più in là e più a fondo di quanto, negli insopportabili martellamenti sul fondo del mortaio di saltimbanchi di media, di bar, di istituzione, NON ci viene spiegato su cosa provano a combinare quelli che si pretendono protagonisti degli eventi, dal Colle in giù. Un ruolo di protagonisti che gli viene concesso in virtù dell’ inguaribile provincialismo degli utili idioti e dei depistaggi dal reale degli amici del giaguaro, i PR mediatici della Cupola. Come se gli affari riguardanti un architrave del mondo, come è l’Italia nel Mediterraneo, fossero lasciati ai nanetti da giardino che il signore vi ha installati.


La situazione è grave ma non seria : Decisiva la duplice pressione estera sull’Italia, da un lato quella “atlantica” (Usa “trumpiani”, e anche UK) e dall’altro quella “ueista” (Ue, ossia Germania e Francia); spaccatura della «classe politica» interna al servizio dell’una o dell’altra pressione; sfascio dell’assetto governativo e ricerca di una nuova «stabilità» (cosí il presidente della Repubblica), impossibile da trovare sotto tale duplice pressione…

Ma si ha la politica in quanto guerra condotta con altri mezzi. E si ha la politica degli Usa (con l’UK) sempre piú contrapposta a quella dell’Ue (Germania e Francia), che si traduce nelle fratture dentro la «classe politica» (vecchia e nuova) italiana: la posta è imporre o piú adesione all’Ue pur restando nella Nato (con gli Usa) con filo-globalismo scatenato gestito dall’Ue (e dallo Stato in quanto esecutore), o meno adesione all’Ue e piú adesione agli Usa (e alla Nato), con filo-globalismo gestito dallo Stato (non dall’Ue) - comunque nella subalternità a questo o quell’imperativo dell’una e dell’altra parte della «classe politica» presente.
Mario Monforte

In principio è la Cupola
Il merito di queste osservazioni è di attirare il nostro sguardo sulle direttrici lungo le quali corrono i treni, trenini, le carrozze, carrozzelle, che tanto ci impressionano con i loro sbuffi e fischi. Direttrici  tracciate in un apparente groviglio di binari e scambi, ma che, alla fin fine,  risultano tutte confluire verso la stessa destinazione. Se vogliamo proseguire con la metafora burattinaia, si tratta delle mani  che muovono i fantocci.

La contesa individuata da Monforte tra i più Usa -meno UE e il loro contrario, si articola ulteriormente tra più Usa-Trump, in calo, e più Usa-Cupola, in ascesa. Dove sotto la Cupola si devono intravvedere lo Stato Profondo  Usa nelle sue varie componenti: servizi segreti, complesso militar-securitar-industriale (che campa sulla globalizzazione militare); complesso finanzcapitalista che campa sulla globalizzazione neoliberista; il complesso comunicazione-intrattenimento che campa sulla globalizzazione (sub)culturale, il complesso high-tech digitale che campa sulla globalizzazione della comunicazione e del controllo (pensiero unico monoteista). Di tutto questo Trump è un sottoprodotto in via di rapida normalizzazione. E, anzi, utile, grazie alle sue bizzarrie, a rivalutare un sistema che aveva deluso e stancato. E già in vista un altro Obama dopo di lui. La Cupola riassorbe le varianti fuori controllo, da The Donald a Salvini, l’uno messo sull’avviso dall’associazione con il puttaniere suicidato Epstein; l’altro dal suo mini-Russiagate.

Il solco? Lo difendono gli Usa

 
I più UE, quelli aggregati come staffieri, stallieri, palafrenieri, neoliberisti, al tiro a due carolingio franco-tedesco, neoliberisti quanto gli altri, ma meno globalisti e sovranisti più (5Stelle) o meno (Lega) veraci, contavano di aprirsi spazi di manovra ai margini dell’atlantismo, in direzione Russia, Cina e alleati. Ma il Nuovo Ordine Europeo l’ha stabilito la Cupola  e Salvini è finito all’angolo. Alla BCE Christine Lagarde, già amerikana capa del FMI, scampata grazie a magistrati amici  a una condanna per favori finanziari allo speculatore Adidas-Tapie; alla Commissione UE Ursula von der Leyen, star dell’austerity e della russofobia; all’FMI  la bulgara Kristalina Georgieva, un Avatar del turbo capitalismo, insignita da George Soros del Premio Open Society per il suo contrasto a quanto si oppone al Nuovo Ordine Mondiale. Tre colonne del Bilderberg che, insieme a Trilateral, Atlantic Council, Davos e Aspen Institute, rappresenta le Frattocchie del mondialismo. Una trimurti che riannoda tutti i binari verso l’unico capolinea.

Gli spazi per la danza della coppia Macron-Merkel non paiono andare oltre qualche ripicca sul piano commerciale (vedi la questione dazi e l’iraniano Zarif accolto a Parigi sotto lo sguardo truce di Trump). L’acquolina in bocca sulle prospettive di business negli immensi mercati euroasiatici di consumatori ed energia  viene prosciugata dai rapporti di forza militari tra Usa e UE, decisivi.

Il contesto che conta e che conta i suoi
Avendo presente il contesto che conta e che conta le idoneità dei suoi agenti e venditori in loco, riusciamo a intuire chi rappresenta cosa nella temperie di questa crisi. Sulla base, ormai chiaramente definita, dell’inversione semantica di destra e sinistra, i temi trainanti della destra mondialista contemporanea sono enunciati dalle sue vedettes “filantropiche”, alla Soros, Bill Gates, o Amnesty International. Temi e tesi ultimamente confermati, con apparente paradosso e agghiacciante ipocrisia,  dal vertice delle più sanguinarie corporations statunitensi, con la celebratissima dichiarazione d’intenti “via dal mero profitto e benevolenza per lavoratori, comunità, ambiente”.

Primum: Russia et Cina delendae sunt



Cancellare ogni residuo di sovranità nazionale, comunitaria, individuale. O sovrapponendole organismi sovranazionali  cooptati, o facendone di finte e fuorvianti, o eliminandola con guerre e rivoluzioni colorate. Di conseguenza guerra su tutti i fronti a Russia e Cina, a loro annessi e connessi, anche per la necessità del mondialismo di controllare l’immenso territorio e le risorse dell’Eurasia, prima che si materializzi la Via della Seta. Sradicamento e deportazione di popoli nell’Operazione Migranti, per lasciare libero campo alle predazioni colonialiste e al  dominio geopolitico, con il corollario della disgregazione identitaria delle comunità di partenza e d’arrivo. Deviazione dalla lotta dei dominati ai dominanti attraverso l’innesco di conflitti artificiali: diritti umani, democrazia contro dittatura, razzismo d’attacco contro “razzismo” di difesa, guerre di genere, LGBT, capitalismo verde, elevazione a centralità di ogni minoranza immaginabile. Elementi di una strategia che ogni giorno vi esplicitano i nostri media, con particolarmente spudorata evidenza “il manifesto”.

Con Prodi e il suo governo “Ursula”, con Zingaretti, cui tocca masticare quanto resta del M5S e ingabbiare un Conte che profuma di Cina (sua la firma sotto il memorandum per la Via della Seta e molto altro), ma che si è ampiamente atlantizzato con Tav, Guaidò e von der Leyen, il PD in tutte le sue costituenti, per quanto in gara tra loro intorno alla tavola, costituisce senza alcun bisogno di controprova, pur nella sua miseria antropologica, l’opzione di destra  del nostro capitale e, dunque, il referente di fase della Cupola. Il peggio del peggio. Quanto a Roberto Fico, che ogni tanto fa capolino nel teatrino per dire cose “opportune”, come Regeni e migranti, più lo dicono “rosso” e più lo si scopre ruotino di scorta del progetto reazionario. Qualunque  “elevato” uscirà dalle stanze di compensazione del Quirinale, a quel progetto dovrà attenersi.




A noi interessa che Pinocchio, rivoluzionario di legno, non muoia per diventare burattino di carne. Un finale che al recalcitrante Collodi era stato imposto dall’editore.