Fulvio
Grimaldi
LATINOAMERICA
COME
FAR DIVENTARE A STELLE E STRISCE IL ROSSO
https://www.youtube.com/watch?v=09DncUvlPDI&t=1s
Fulvio
Grimaldi intervistato da Paolo Arigotti per “Spunti di riflessione”
Se
la dottrina Monroe – “L’America agli americani”, 1823 – ha fatto del male ai
paesi e popoli dell’America Latina, dal Messico alla Terra del Fuoco, la sua
riedizione in Donroe – “Supremazia incontestata degli Stati Uniti nell’emisfero
occidentale” – si sta evolvendo in pandemia mortale. Dell’America Latina
progressista, o rivoluzionaria, o antimperialista rimangono due presidi,
Messico e Nicaragua, con un terzo, Brasile, che, dopo la caduta con Bolsonaro
in un regime non dissimile da quello di Milei, se la cavicchia con un Lula
rieditato in chiave difensiva. A una settimana dalle elezioni presidenziali
dell’8 ottobre il vantaggio di Lula sul candidato trumpista, già rassicurante,
si è ridotto a un soffio: secondo l’istituto Datafolha, se in un primo
sondaggio risultava del 40% contro il 36% di Flavio Bolsonaro, saremmo ora al
47% sul 45,5%.
Fronte
indipendentista e antimperialista striminzito assai, rispetto a quello che,
ancora pochi anni fa, riuniva una maggioranza dei paesi del Cono Sud: Venezuela
di Maduro, Bolivia di Arce, Ecuador di Correa, Perù di Castillo, Honduras di
Xiomara Castro, Colombia di Petro, Argentina dei Kirchner, Cile dell’esitante
Boric, Cuba, per quanto sotto crescente pressione del bloqueo e, ovviamente, il
Messico di Obrador e poi della Sheinbaum.
Oggi
c’è un fronte che alla bandiera dell’anticolonialismo e antimperialismo ha
sostituito neanche la vecchia e collaudata formula della pseudo-democrazia
liberale, dipendente, finto-autodeterminata, ma, a immagine di Trump e della
sua gestione extraparlamentare degli ordini esecutivi, una riedizione dei
cacicchi e caudilli dell’era kissingeriana del Condor: Milei in Argentina, Kast
(figlio di un gerarca nazista) in Cile, Noboa in Ecuador, De la Espriella nella
Colombia tornata a essere la centrale del Mossad per il subcontinente e fulcro di
irradiazione delle imprese agricole e industriali israeliane. Poi Rodrigo Paz
in Bolivia, Keiko Fujimori (figlia del presidente genocida Alberto) in Perù, in
Honduras Asfura, sponsorizzato dall’ex-presidente Hernandez, condannato negli
USA a 45 anni di carcere per narcotraffico, ma amnistiato da Trump e rispedito
in Honduras a dar man forte ad Asfura.
Episodio
che ci dice come un tempo potesse capitare che gli USA colpissero davvero un
esponente autentico del narcotraffico e non si utilizzasse l’accusa di traffico
di stupefacenti per affondare barche di pescatori, o rapire o pressionare
presidenti di Stati disobbedienti, tipo Venezuela e il Messico, come succede
con l’uomo che sussurra a golpisti e fregoni.
A
promuovere questa inversione a U di quella che è diventata, a fianco di paesi
storicamente repubbliche delle banane, o facenti tali funzione con altre
risorse nazionali, la larga maggioranza dei paesi latinoamericani, sono serviti
colpi di Stato militari, o parlamentari, o addirittura elettorali, con una
netta prevalenza di questi ultimi nel corso degli ultimi tre anni.
Significativo il dato che, all’uscita dall’aula in occasione dell’intervento di
Netanyahu all’ONU, hanno partecipato appena 14 paesi latinoamericani su 33.
In
Perù la presidente dell’assemblea parlamentare, Dina Boluarte, dopo ripetuti
abboccamenti con la generale Laura Richardson, capa del Comando SUD delle Forze
Armate USA, ha raccattato una maggioranza di destra e ha spodestato e
incarcerato il legittimo presidente, Pedro Castillo.
In
Ecuador brogli assolutamente spudorati e rilevati dalla stessa commissione
Elettorale, hanno privato la leader della Sinistra, Luisa Gonzales, della
legittima vittoria alle presidenziali e hanno imposto Daniel Noboa, rampollo di
una famiglia di imprenditori che controlla le 25 maggiori imprese private del
paese. Dagli analisti ONU del narcotraffico, l’Ecuador, dove si trova la più
grande base militare USA dopo quelle della Colombia, estromesso Rafael Correa,
è diventato il massimo esportatore di stupefacenti dell’America Latina. Le
spedizioni partono dal porto di Guayaquil e percorrono la rotta del Pacifico.
Con
il presidente di sinistra Gustavo Petro, in Colombia, a suo tempo soggetta al
potere incontrastato del narcoboss Pablo Escobar, la rotta dei Caraibi aveva
perso la sua preminenza, anche ostacolata via terra dall’Honduras pre-golpe.
In
Bolivia, il golpe militare del 2019 aveva rimosso e provocato la fuga in
Messico del presidente Evo Morales, in carica dal 2006 a dispetto di un
articolo della Costituzione che ne vietava il terzo mandato. Ma elezioni
generali nel 2020 riportano al potere, non l’ormai screditato Morales, ma colui
che ne è stato l’ottimo ministro dell’Economia, Luis Arce. Arce sopravvive al
fallito golpe del 2024, ma è sconfitto alle elezioni da Rodrigo Paz Pereira
della destra filo-yankee e finisce in prigione sotto la ovviamente strumentale
accusa di essersi appropriato di fondi destinati agli indigeni.
La
situazione che rattrista e indigna di più è quella dell’Honduras, anche perchè
ne ho vissuto in diretta il colpo di Stato del 2009, ordinato ai militari
felloni da Hillary Cltinon e curato sul posto, nei particolari decisivi, dal
capostazione Mossad basato in Colombia e, poi, la lunga resistenza coronata 10
anni dopo dalla vittoria di Xiomara Castro, poi a sua volta abbattuta da un
golpe, stavolta elettorale.
Forse
l’Honduras è l’esempio più osceno di predazione neocoloniale. Utilizzata come
campo di sperimentazione delle famigerate ZEDE (Zone di impiego e sviluppo
economico), territori urbani costruiti e amministrati da privati per privati
ricchi, perlopiù stranieri, fuori dalla sovranità dello Stato, delle sue
istituzioni e leggi, si è visto ora imporre uno spopolamento a vantaggio di
reality televisivi. I Garifuna, popolazioni meticce afro-indigene, che abitano
la cosa atlantica, hanno dovuto sloggiare, a forza di migliaia di poliziotti,
dai loro territori ancestrali – Cayos Cochinos – dichiarati dal governo
“riserva naturale”, per far posto al Reality Show israeliano (!) “Survivor”.
Al
momento è in corso uno scontro durissimo tra agenti di guardia all’impresa tv e
i Garifuna che hanno allestito accampamenti di lotta tutt’intorno alla zona, di
terra e di mare, dalla quale sono stati cacciati. Meriterebbero che questa
ennesima duplicazione soft di una Gaza della speculazione, dell’esproprio e
dell’ecocrimine, ricevesse la solidarietà riservata a esempi più pubblicizzati
della predazione imperialista.
Sic
transit…
La
lista degli episodi di inversione a U occuperebbe il resto dell’articolo e ve
la risparmio- Basta dire che, per
tornare su un titolo che qualche anno fa potevo dare a un mio docufilm
sull’insieme più significativo dell’attualità latinoamericana, “L’Asse del
Bene”, oggi siamo costretti a titolare il quadro complessivo del subcontinente
“Asse del Male”.
E a
questo proposito, nel racconto di cui al link, si vede apparire e utilizzare
uno strumento, inedito ma efficacissimo, di destabilizzazione politica e
sociale, a superamento dei classici colpi di Stato e regime change colorati.
Porta il nome del suo protagonista, Fernando Cerimedo, un consigliere
dell’”anarcocapitalista” Javier Milei in Argentina, frequente visitatore della
Casa Bianca, un superesperto della comunicazione-manipolazione digitale,
utilizzato in praticamente ognuna delle recenti elezioni che, con la vittoria
delle destre e del trumpismo, hanno visto i cambiamenti sopra descritti.
Di
digitale e cibernetica mi intendo pochissimo, mentre Cerimedo ne è un campione
olimpico. Per cui consiglio di procurarsi informazioni più tecnicamente
dettagliate sull’operare di questo “consulente elettorale universale”. Basta
dire che viene convocato da tutti coloro che puntano a vittorie elettorali nel
nome di un MAGA di applicazione locale. Lo si è visto dunque operare in
Honduras, Colombia, Ecuador, Bolivia, Perù, che tutti avevanola costante di
sondaggi pre-elettorali dal risultato aperto, o che addirittura prevedono la
vittoria delle sinistre.
L’
operatività di Cerimedo è sostenuta, secondo inchieste aperte da diverse
magistrature e secondo quanto rivelato dalla sua compagna, Nadia Beller, dal
traffico massiccio di cocaina. Se ne è venuti a conoscenza con il suo arresto a
La Paz per aver tentato di uccidere la fidanzata che, appunto, aveva svuotato
il sacco sui voli della droga dal consulente argentino organizzati e che gli
procuravano i fondi per ricatti, compravendite e organizzazione delle
operazioni.
In
stretta sostanza, queste consistevano nella creazione, oltrechè di eserciti di
troll digitali, di migliaia di account falsi automatizzati, ma resi credibili
dal legame col territorio e con gli interessi delle classi popolari e dalla
caratterizzazione a sinistra. Apparentemente distanti da candidati di segno
trumpiano, ne rilanciavano gli obiettivi ridipinti di colori sociali e
anticoloniali e denunciavano presunte magagne morali e legali degli autentici
esponenti delle formazioni progressiste.
Se
non fosse bastato, a Cerimedo viene anche attribuita una rete di collaboratori
locali addestrati a interventi manuali, o con algoritmi, sul conteggio delle
schede.
A
completamento di questo laboratorio della disinformazione e dell’inquinamento
del processo elettorale, dimostrato attivo in Argentina, Cile, Brasile, Ecuador,
Honduras, Cerimedo, utilizzando il suo controllo sul traffico di cocaina, si
pone anche come facilitatore di pretesti per le famose “operazioni anti-traffico”
con i quali Trump giustifica il suo interventismo nel subcontinente.
Il
particolare curioso della disavventura in Bolivia del consulente digitale
argentino e l’arresto che ha dovuto subire per aver tentato di accoppare la sua
donna. Arresto che ha avvolto nel massimo imbarazzo il neopresidente Rodrigo
Paz, uomo della stessa impronta politica di Cerimedo come dei suoi “clienti”
latinoamericani e dei suoi sponsor a Washington.
Sarà
interessante vedere, come i due compari se la caveranno, o come il tentato
assassinio della Beller in Bolivia, sotto il tetto dell’amico Capo di Stato,
possa aver privato Trump di una pedina del Donroe, avendo portato alla luce uno
dei più giganteschi traffici di influenze elettorali (oltrechè di cocaina) mai visto
al mondo.