sabato 25 maggio 2024

Le belle famiglie occidentali--- --- PAPA’ IN CAMICIA NERA, MAMMA IN MIMETICA, FIGLIA TANGENTISTA, FIGLIO TERRORISTA

 

Le belle famiglie occidentali

PAPA’ IN CAMICIA NERA, MAMMA IN MIMETICA, FIGLIA TANGENTISTA, FIGLIO TERRORISTA




 BYOBLU/MNDOCANE 3-25 In onda domenica 21.30.  REPLICHE Lunedì 9.30, martedì 11.30, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 09.00

Nella puntata ci sono la richiesta d’arresto della Corte Penale internazionale. Con un giochetto di prestigio si mette sullo stesso piano Israele genocida e Hamas forza di liberazione antifascista e anticolonialista. E come accoppiare sul banco degli imputati le SS e la Brigata Garibaldi, i nazisti di Azov e i resistenti del Donbass, Crosetto e Danilo Dolci. Ma l’effetto pubblico per quanto riguarda Hamas è come l’ennesimo giro di un vecchio disco; quello su Israele è un effetto Hiroshima, un botto di portata storica, un discredito pari a una contaminazione radioattiva che uccide lentamente.

Nella puntata non c’è ancora l’intimazione della Corte Internazionale di Giustizia di piantarla con la fregola di estendere il genocidio a quanto rimane vivo a Rafah e di fare entrare i camion di aiuti che io stesso ho visto allineati fermi, impediti dai carcerieri di Gaza, per 200 km tra Suez e Rafah. Altro che la presa per il culo del molo galleggiante preteso da Netaniahu e costruito dagli americani per mettere a disposizione dei genocidi il sostegno di mille Marines. Oltre a fornire la via di fuga verso il nulla a 2,3 milioni di evacuandi della nuova Nakba.

Nella puntata c’è anche un soffietto per il tuttora vegetante Oliviero Diliberto:, ex-membro dell’Idra a tre teste detta, millantando, “Comunisti Italiani”: Cossutta, Rizzo e lui. Ora è preside, a dispetto degli studenti che manifestano per la più giusta delle cause, della facoltà di Giurisprudenza della Sapienza. Come il PCI berlingueriano nei gloriosi ’68-’77, si schiera dalla parte della polizia. Noi allora li chiamavamo “Via via l’altra polizia”: non menavano con i manganelli e i candelotti, menavano con la complicità politica e con il servizio d’ordine di Lama. E’ rimasto tale l’ex-PCCino, e ha trovato l’occasione per dimostrarlo. Con un panegirico alla rettrice della Sapienza, esaltabile per aver chiamato i poliziotti a devastare tendopoli e corpi filopalestinesi e con un’accorata, quasi erotica, difesa della stessa dai vergognosi dileggi riservati alla teppa anti-genocidio. Gonfia, Oliviero, oltre ogni razionalità e anatemizza i crimini di Hamas, come inventati dai protagonisti del fuoco amico “Hannibal” del 7 ottobre, senza peraltro aver trovato nulla da ridire sul lunapark dell’orrore allestito da Israele in Palestina da 75 anni a questo minuto secondo. Il duro e puro paracomunista difende e glorifica l’intesa tra la sua università, finanziata dal complesso militar-industriale, e quelle sioniste, ideatrici dei mezzi più raffinati per disintegrare bambini palestinesi e torturarne i genitori nei campi di concentramento.

Sorprendente. Incoerente? Nessuna sorpresa e il massimo della coerenza in secula seculorum. 1999, predicare l’opposizione al capitalismo ed entrare, a costo della scissione da un partito comunista all’opposizione  (PRC), in un governo del non plus ultra della modernità consociativa capitalista, anzi bicamerale (oggi “larghe intese”). Sempre 1999, Sostenere la pace e la collaborazione fra paesi socialisti, al punto da andare a baciare il presidente della Jugoslavia e Serbia, Slobodan Milosevic, sotto attacco bombarolo NATO, e al tempo stesso fare il ministro di un governo guerrafondaio (D’Alema-Mattarella), in prima linea, con le sue basi e i suoi mezzi, nell’attacco NATO a Jugoslavia, Serbia e Milosevic, presidente democratico di paese neutrale, pacifico e socialista.

Come può allora stupire uno che, al pari del sodale Marco Rizzo (il terzo della triade, oggi partner di comunisti come Alemanno e Bandecchi), si dice filopalestinese, spara fango sui filopalestinesi nel nome di Arafat (che non ha modo di obiettare), non trova spunti per arricciare il naso sul genocidio israeliano e s’impegna nella pugna per far prosperare le intese con gli atenei che lubrificano l’operatività dello Stato fuorilegge. Qualche milione di comunisti veri vorticano nella tomba.

Detto del presidente iraniano Raisi e del trattamento alla Mattei riservatogli dal nemico che dal 1979 pratica il terrorismo omicida e stragista in Iran, ci meravigliamo come quel commissario UE anonimo non abbia rappresentato al primo ministro della Georgia, Irakli Konakhidze, la concreta ipotesi di fare la fine del equipollente iraniano Ibrahim Raisi. Avrebbe rinforzato l’avvertimento che , un giorno prima, gli ha invece tirato con il lanciafiamme: “Occhio, amico, pensa a quanto è successo al collega slovacco Robert Fico per aver sbertucciato, come te, sia Zelensky, sia coloro che gli forniscono armi, sia l’OMS e i suoi giochi di prestigio pandemici”. E per non aver trattato alla stessa maniera la calamità di tutte le galassie, Vladimir Putin.

L’Occidente è molto risentito del degrado della democrazia in Georgia. Democrazia accanitamente coltivata, invece, dal gorbacioviano Shevardnaze, quando si imbrattava di stelle e strisce, nell’era dello sbraco di Eltsin. Fece tracimare la Georgia di ONG occidentali (USAID, NED, AVAAZ, HRW e cc.), prodighe di prebende a scuole, università, ospedali, amministrazioni, imprese, così messe in condizione di sviluppare una valida classe dirigente del paese da incorporare in NATO e UE. Niente di meglio come ascensore sociale per gli appassionati di mercato.

Mal gliene incolse, dato che uno ancora meglio di lui, Saakashvili, organizzò una rivoluzione delle rose, una Maidan al profumo di rosa Tea, per andare oltre e fare la guerra alla Russia, per interposta Ossezia del Sud e Abcabia, aree sfuggite alle ONG poichè popolate, come il Donbass, da genti irriducibilmente antinaziste, russofone e russofile.

Sono bastati quattro schiaffi da Putin al malconsigliao biscazziere da Lasa Vegas e, a parte qualche morto, c’era solo da ridere soddisfatti. Avevano pensato – male, come ormai regolarmente dal Vietnam in qua – che si sarebbe trattato dell’aperitivo del banchetto, con il quale nell’Occidente nazifilo e natizzato si sogna di degustare ciò che al primo tentativo (Napoleone) e al secondo (Hitler), era sfuggito. L’esito del mandato ricevuto da chi era più fesso di lui gli intralciò il gozzo al punto da porre fine alla sua carriera. Successi, questi, di Saakashvili che lo hanno fatto cacciare dall’intera Eurasia, privare della cittadinanza sia dell’Ucraina, che della Georgia. Un avventuriero criminale finito, prima, governatore di Odessa, a lui cara per via dell’odore di bruciato delle vittime nel palazzo dei sindacati antinazisti, poi ramingo e apolide

Diceva Kissinger "Essere un nemico degli Stati Uniti è pericoloso, ma esserne un amico è fatale". Qualcuno in Georgia ha imparato la lezione. Ovviamente non l’emula di Hillary, Salomè Zourabichvili, presidente georgiana che ha messo il veto, dando retta a chi ne ha favorito l’ascesa, come alle bande di manipolati che rumoreggiano contro il parlamento. La sacrosanta legge, del tutto simile a quella vigente negli Usa e nel Regno Unito (“Agente straniero” è la Ong che riceve soldi da fuori), ma detta “russa”, impone di svelare chi, dall’estero, ha contribuito oltre il 20% ai finanziamenti delle ONG. Basta rivoluzioni colorate Soros, CIA e Mossad.

Nella puntata si cerca di capire anche altro. Cosa bisogna dedurre dal fatto che l’’Alta Corte britannica ha accolto l’appello di Julian Assange, mezzo morto nel carcere della tortura di Belsham, e ha concesso che gli USA non hanno dato sufficienti garanzie per l’applicazione al giornalista-di-tutti-noi del Primo Emendamento: libertà di parola. Gli rode che quella protezione costituzionale possa proteggere chi dice la verità. Andrà come andrà. Intanto, come succede con Israele e la Palestina, pare che siano tornati i tempi quando la mobilitazione della gente qualcosa ottiene. Tappa su tappa verso la rivoluzione.

E la deportazione colonialista, nella colonia Ruanda del brutto ceffo Kagame, di migranti sbarcati nel Regno Unito (da noi, si parva licet…si fa con l’Albania), ci offre l’occasione per squarciare trent’anni di megatruffa su chi e perché ha fatto passare una sanguinaria rivincita dei feudatari Tutsi, gestita dal neocolonialismo francese, come genocidio operato dai plebei Hutu, che invece ne sono stati le vittime.

Volete sapere come va a finire con le nostre incontaminate Alpi, estremo ridotto ecologico di un paese butterato dal vaiolo della devastazione ambientale? Prendete il Piemonte dell’analoga edizione delle Olimpiadi invernali nel 2006, dei suoi indecenti sprechi, dei suoi costi alla comunità, dei suoi scheletri lasciati ad arrugginire, moltiplicato tutto per 10 e avrete la risposta. Quella prevedibile. Quella del consultivo verrà pianta da qualche residua conifera. E neanche più da uno stambecco, o una marmotta. Saranno fuggiti in Sudtirolo.

Ora ci ha messo il naso la Procura di Milano. Questa meneghina, come quella di Genova, che si occupa del ladrocinio di vertice, o quella di Firenze, che indaga generali per essere rimasti a braccia conserte davanti all’annuncio delle stragi statomafiose del 1993,  è chiaramente una Procura da esami psicoattitudinali. Lo dicono nientemeno che Nordio, Crosetto, Gasparri, Salvini… La crème de la crème.

 

 

 

 

giovedì 23 maggio 2024

DALLE GUERRE NON VINTE AL TERRORISM


“Spunti di riflessione” Paolo Arigotti intervista Fulvio Grimaldi per il “Ringhio del bassotto”

 

https://youtu.be/DOWNcA7aPOY?si=jdurHlQzsou0xrXj

 

Dove si parte dall’abbattimento dell’elicottero del presidente Iraniano, Ibrahim Raisi, e si finisce nella lunga storia del terrorismo da me raccontato dalle bombe su Napoli del 1942, alle rivoltellate ai manifestanti del ’68-‘77, ai missili su Gaza del 2024, passando per l’equiparazione, all’Aja, di carnefici e vittime e all’allentamento, a Londra, del cappio al collo di tutti noi per interposto Julian Assange.

Ma ripartiamo da Ibrahim Raisi, finito in un recesso montano boscoso, buio di nebbia e pioggia, al termine di un attentato terroristico reso chiaro come un mezzogiorno d’agosto da fatti e ragionamenti.

Prima i ragionamenti. Chi fa questo tipo di guerra, dove si occulta la mano, ma si fa vedere quel tanto di mignolo da far capire il mittente del messaggio? Chi fa saltare i gasdotti inopportuni, la figlia di filosofi irritanti, i blogger russi sconvenienti, i generali dei Pasdaran dei quali hai tanta paura, gli scienziati iraniani che si occupano di nucleare civile, tutti i veri e non veri autori del rapimento degli atleti israeliani a Monaco, la maggior parte delle vittime del 7 ottobre nel nome di “Hannibal”, chI inventa, recluta, addestra, finanzia e manda a fare sfracelli gli invasati dell’ISIS e chi ne cura i feriti nelle cliniche sul Golan occupato? Potrei riempire un rotolo del Mar Morto con la lista di questo tipo di azioni che partono dal 1948, ma il cui padre e padrino vanta un album di ricordi lungo almeno tre secoli.

Il terrorismo è storicamente, ontologicamente ed escatologicamente tutto loro. Tutto.

Ma veniamo ai fatti. Un funzionario israeliano pubblica la notizia che l’elicottero di Raisi è precipitato un’ora prima che il fatto sia avvenuto. Un funzionario israeliano che ha voluto restare anonimo, ha dichiarato che Israele non c’entra- Dunque: la gallina che canta è perlopiù quella ha fatto l’uovo e, quanto al secondo comunicato: la sanno lunga i latini: Excusatio non petita, accusatio manifesta. Così tutti sanno che Israele, Stato strutturalmente fuorilegge, che compie genocidi e a chi protesta fa saltare l’ambasciata, ha fatto il colpaccio.

C’erano tre elicotteri della spedizione del presidente Raisi e del ministro degli esteri Amir-Abdollahian. Due sono arrivati a destinazione. Quello con i due statisti no. Venivano da un incontro con il presidente Ilham Aliyev, dell’omonima dinastia, dittatore dal 2003, proconsole degli USA e di Israele in Caucaso. Grazie alle armi per 10 miliardi ottenuti da Israele e a una flotta di droni israeliani, ha potuto attaccare e sfasciare il Nagorno Karabakh armeno. In compenso fornisce all’obbrobrio sionista la maggior parte del suo petrolio.

Al confine, sudest per l’Azerbaijan, nordest per l’Iran, sorvolato dall’elicottero di Raisi, è situata, ospitata da Aliyev, una base del Mossad, dotata delle più avanzate strumentazioni per sorvegliare quanto accade in Iran.

Pur trovandosi in condizioni meteorologiche pesantemente avverse, che avrebbero imposto un atterraggio d’emergenza su terreno ignoto, quindi nella prospettiva di ottenere immediati aiuti, l’equipaggio dell’elicottero non ha lanciato nessun Mayday, nessun SOS, nessuna comunicazione di alcun genere e, soprattutto, non si è attivato il Radiofaro, le cui comunicazioni scattano al primo segno di allarme.

L’evento che ha fatto precipitare il velivolo è stato improvviso, imprevisto, subitaneo. Del tutto riferibile a un’esplosione.

Fate voi. Gli iraniani non trarranno ufficialmente le conseguenze da questo concorso di indizi (molti di più di quanti occorrevano ad Agatha Christie per arrivare alla sua prova) Li costringerebbe a una risposta, o, del tipo di quella con successo inflitta a Israele, a tre sue basi militari, dopo lo sventramento dell’ambasciata a Damasco; o di tipo terroristico. Di cui, però non sono né pratici, né praticanti. Né loro, né i loro alleati e amici, né tutto il resto del cosiddetto Sud Globale. Il terrorismo è squisita esclusiva occidentale. Fin dalle Crociate, quando Riccardo Cuor di Leone passava a fil di spada tutti gli abitanti di San Giovanni d’Acri e il Saladino, riconquistata la città, non torse capello a nessuno.

Che ne dite che l’ennesima High Court inglese ha accettato l’appello di Julian Assange e ora si tirerà avanti un altro po’ con lo stillicidio cinese della goccia sulla libertà di stampa, salvando la faccia e oscurando quella di Assange, fino a farla diventare nera da necrosi?

Hanno detto che le autorità statunitensi non hanno fornito, l’assicurazione che per il giornalista australiano varrà il “Primo Emendamento”, quello che garantisce la libertà di parola, di stampa, di opinione. Dicono, a Washington, che quell’emendamento vale solo per i cittadini USA. Comunque sia, è la sollevazione in tutto il mondo contro il silenziamento, l’incarcerazione, dopo il tentativo CIA di assassinio, di Julian Assange e, con lui, di chiunque racconti le cose fuori dai binari tracciati dai poteri, che ha costretto questa masnada di terroristi giudiziari di traccheggiare ancora. Tocca insistere. Ne va del pensiero libero e della lingua non mozzata.

Karim Khan, procuratore ha chiesto l’arresto, per crimini di guerra e contro l’umanità, di Benjamin Netaniahu Yoav Gallant. Premier e ministro della Difesa dello Stato sionista, criminale fin dalla sua progettazione, fondazione, conduzione. Ma anche dei palestinesi di Hamas, Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh. Tutti sullo stesso piano, con le stesse imputazioni. Decideranno tre giudici che esamineranno la richiesta. Poliziotti che eseguirebbero l’ordine di cattura non ce ne sono.

L’equiparazione tra i due con la stella di Davide, sostenuti dalla potenza militare, economica, finanziaria e, ahimè, culturale atlantista mondiale, e i tre di Gaza sostenuti neanche più dall’UNRWA, è davvero immaginifica.

Da un lato, quello dei terroristi, chi conculca da ottant’anni la terra, i beni, le case, i corpi, le vite, i diritti di un popolo, millennario titolare di quella terra, dopo averne cacciato nel vuoto metà. Chi incarcera senza processo e tortura, chi distrugge gli strumenti basilari per la sopravvivenza, case, habitat, fonti e falde, coltivi, ulivi, luce, energia, cultura, formazione, scambi con il mondo. Chi scende da enormi e orrendi nuovi insediamenti, che devastano ambiente e storia, per rapire, rapinare, incendiare, bastonare, ferire, uccidere, distruggere impunito.

Chi a Gaza assalta una popolazione inerme, povera, rinchiusa, assediata, privata di tutto, una volta, due volte, sei volte, un’ultima volta definitiva per farla sparire dalla faccia della Terra, scagliando su bambini, donne, inermi quanto di più perfetto sia stato inventato per compiere genocidi, soluzioni finali, olocausti. Chi viola ogni legge e convenzione di guerra attaccando ospedali e sedi umanitarie e ONU, uccidendo medici e pazienti, seppellendoli a centinaia in fosse comuni dopo averne prelevato gli organi.

Chi ha incendiato e raso al suolo centinaia di centri abitati palestinesi per insediarvi colonie di immigrati da ogni parte del mondo con nessun diritto o legame con quella terra. Chi ha ucciso più bambini e donne di qualsiasi forza aggressiva e occupante nella storia del mondo. Chi a Gaza ha ucciso oltre 100 giornalisti e più di 250 operatori umanitari.

Chi nei suoi centri di detenzione in Cisgiordania e nel Negev tortura sistematicamente i prigionieri come documentato dall’emittente statunitense CNN sulla base di testimonianze di medici israeliani attivi in quei luoghi e di detenuti palestrinesi rilasciati. Chi nel corso dell’occupazione dal 1967 ha imprigionato o preso in ostaggio più di 750.000 palestinesi, con migliaia detenuti senza processo per anni.

Chi è protetto da una muraglia più che cinese di pregiudizi positivi fondati su vittimismo da Shoah e da presunto antisemitismo, e presunti valori democratici ineguagliati nella regione.

Dall’altro lato, chi si è difeso a termini dello statuto dell’ONU e del diritto di guerra che alle lotte di liberazione consente l’utilizzo di ogni mezzo di resistenza.

Il tribunale dell’Aja può fare le equiparazioni che vuole. Il mondo sa assegnare vizi e virtù. Lo Stato Sionista è moralmente e politicamente morto.

Qualche spazio nell’intervista è riservato a una panoramica sul mio libro “Uno sguardo dal Fronte”, a cura di Leonardo Rosi, uscito in questi giorni e che verrà presentato al Teatro Flavio, Roma, sabato 1.giugno, dalle 17.00.

 

 

martedì 21 maggio 2024

A MONTONE COL CUORE IN PALESTINA


Montone???

Montone!

Borgo immacolato, antichissimo, eternamente giovane. Vispo come una lucertola appena scopertasi in primavera

Integro, fiero e gentile. Amministrato da chi sa di avere in mano un gioiello impagabile e insostituibile, fabbricato per l’eternità.

Montone, cuore dell’Umbria che domenica abbiamo visto battere in sintonia col cuore della Palestina.

Un teatro, che Goldoni, Alfieri, Terenzio, Pirandello avrebbero scelto per darci le loro cose migliori, si è colmato di questi cuori.  Cuori umbro-palestinesi.

Grazie Montone.



CORSI E RICORSI Dal Vietnam alla Palestina, dalla Kent University alla Columbia University, da Chef Rubio alla “Zanzara”, da Abu Ghraib ai campi della tortura nel Negev, da Lepanto a Gaza…

 

Evoluzione

 

BYOBLU-MONDOCANE 3/24. In onda domenica 21.30. Repliche, salvo modifiche, lunedì 9.30, martedì 11.00, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 09.00.      

 

I bizantini dell’ultimo disfacimento ci fanno un baffo, la Chicago di Al Capone ci fa un baffo, Luigi XVI e la Marie Antoinette delle brioche ci fanno un baffo. Perfino il buffone artigliato nella corte dell’imperatore, Zelensky, che si vende le nostre armi alla malavita internazionale organizzata e che si mette in tasca i soldi destinati alle trincee di difesa, ci fa un baffo. Noi abbiamo bande di malfattori e grassatori da un capo all’altro della penisola, dal Piemonte alla Puglia e alla Sicilia, passando per tutte le regioni.

Dove stanno? Ma basta guardare tra i tavoli da gioco di Montecarlo o Las Vegas, in qualche panfilo tracimante di mignotte, in qualche hotel da 1000 euro a notte, nello studio di qualche governatore.

Palestinesi vittime? Non solo. Per una ventina d’anni, il mondo delle conoscenze e coscienze si era messo nella comoda e rassegnata posizione della considerazione dei palestinesi come vittime. Strutturali, definitive. Un po’ come quelle che ora ci vogliono rifilare (mentre invece stanno viaggiando sulla cresta dell’onda), coloro che manipolano le cose in termini di omofobi, transfobi, bifobi (???) e, a seguire, fluidofobi, migrantofobi,, melonofobi e andare.

Insomma, i palestinesi vittime era un dato di fatto nel quale Israele si crogiolava insieme a tutta la comunità di supporto, la quale poteva così continuare indisturbata a darsi da fare appresso ai propri interessi, questi sì umanofobi, geopolitici e geofinanziari, come esplicitati a Davos dal maestro Yuval Harari, storico e filosofo. Quanto a noi umani, invece, potevamo accarezzare la nostra coscienza turbata esprimendo solidarietà morale e perfino con un po’ di giudiziosa, magari equidistante, solidarietà politica, sempre al riparo dall’onta dell’antisemitismo.

Ora molti di noi sono rimasti spiazzati. A dispetto della camera iperbarica in cui la cianfrusaglia politico-mediatica di corte va occultandole, sono diventate evidenti le vittorie dei palestinesi. Vittorie sul piano etico e nel confronto tra le rispettive credibilità di carnefici e “vittime”, ma anche e soprattutto su quello militare, che hanno prosciugato la tiepida consolazione del compianto delle vittime. Abbiamo a che fare con dei combattenti. E anche se le notizie e le immagini di una guerra tra due contendenti, che circolano in trequarti del pianeta vanno a sbattere contro la muraglia di mistificazioni, silenzi e falsità eretta dalla suddetta cianfrusaglia, la forza dei fatti si impone.

E dice: sono otto mesi che il quinto o sesto esercito del mondo non riesce a controllare, né a nord, né a sud, né al centro, una striscia apparentemente quasi solo popolata da milioni di donne e bambini, con la componente maschile, terrorista, rintanata in cunicoli sottoterra; sono otto mesi che non si riesce a cavare un solo ostaggio da quei buchi; sono otto mesi che gli ospedali e cimiteri dello Stato fuorilegge si riempiono di centinaia di corpi in divisa IDF; e sono otto mesi che, nonostante si sia bombardato ogni centimetro quadrato di una striscia di 40 x 10km, non si è venuti a capo di nulla, se non del totale discredito di quella che era celebrata come “unica democrazia del Medioriente”.

Questo è lo Stato delle cose. Ricordate “La Notte di San Lorenzo” dei Fratelli Taviani? Là dove, dalle spighe di grano dei campi, tra le quali si erano rifugiate le vittime della barbarie fascista, sorsero, possenti e invincibili, contadini non più in fuga, ma combattenti dalle sembianze di Achille. Combattenti della civiltà. Questo è lo stato delle cose. Asciuga le lacrime che ininterrottamente si rinnovano grazie alle immagini inviateci da ragazzi palestinesi, improvvisati, ma irriducibili cronisti e storici di accadimenti che vanno cambiando il mondo. Quelli che Jack lo squartatore, con la Menora fatta mannaia, non è riuscito a frantumare assieme alle loro famiglie (160 i giornalisti uccisi a Gaza).

Sono stato ancora una volta alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, quella di Radio24, condotta da Giuseppe Cruciani che esibisce l’attrazione David Parenzo come un imbonitore da baraccone esibirebbe la donna barbuta, o l’omone con la proboscide. Dice: perché ci vai. Ma perché non c’è niente di più divertente e rivelatore che vedere questi Stanlio e Ollio da Suburra perdere le staffe e spogliarsi di quegli attributi professionali, che mandanti ottusi gli attribuiscono, appena confrontati con una sola parola di verità.

L’altra volta ho visto un Parenzo, animato dalle pere criptodemenziali iniettategli da Cruciani, andare in tilt e urlare sei o sette volte, a occhi desorbitati e braccia allargate, “gli abbiamo fatto un culo così, gli abbiamo fatto un culo così…” L’invasato intendeva seppellire ogni mia eventuale argomentazione su fatti di Palestina, con l’esaltazione degli allora 35mila civili palestinesi ammazzati dai suoi editori di riferimento. Palestinesi sterminati, chiuso. Capite bene che, per illustrare al pubblico le qualità professionali e morali del soggettone ringhiante, bastava lui. Assolutamente. Non vi pare giusto che io, ogni tanto, accolgo l’invito, incosciente, de La Zanzara?

Di La Zanzare non c’è di peggio che coloro che ancora stanno rannicchiati tra le pieghe del Tallìt (vedi la Torah) del sedicente, ma scadutissimo, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas (Abu Mazen). Cacciato da Arafat, riemerso dopo la scomparsa di costui, alzato da una cricca di corrotti, arricchitisi con sovvenzioni estere, stufi di ogni resistenza, al rango di presidente, sconfessato dalle ultime elezioni tenute nella Palestina occupata e stravinte da Hamas (2006), commensale regolare di ogni premier israeliano distintosi come stragista di palestinesi, da Olmert a Netaniahu, organizzatore di una guardia pretoriana che prende ordini dall’esercito coloniale e dai Servizi e li esegue schiacciando ogni singulto di resistenza in Cisgiordania, ha dato per la seconda volta il meglio di sé in questi giorni. Ha di nuovo attribuito ad Hamas la responsabilità, la colpa, di ogni sofferenza inflitta ai palestinesi.

Settimane fa, Abu Mazen aveva cercato di tagliare le gambe alla lotta di popolo a Gaza e in Cisgiordania, sia attaccando con i suoi poliziotti i partigiani a Jenin, Nablus, e Tulkarem, sia offfrendo allo Stato abusivo genocida l’avallo della mostruosa bufala del “terrorismo di Hamas, autore del massacro del 7 ottobre”. Ora, apertosi lo spiraglio USA per una partecipazione di una “ANP rivitalizzata” al progettato condominio coloniale arabo-israelo-statunitense a Gaza, ha rinnovato il suo soffietto ai genocidi e contro Hamas.

Con un popolo che in toto si riconosce nella sua avanguardia in lotta, nel momento in cui un intero mondo sta individuando nel genocidio dei palestinesi la sollecitazione e la ragione per rovesciare l’incantesimo del “Bene” d’Occidente e le ragioni del sionismo nel loro contrario, questo sciagurato Quisling, ci mette del suo per sopravvivere, col suo destino speculare a quello del malfattore Netaniahu. Due figure abiette e tragiche, rantolanti alla maniera dei vampiri in procinto di essicazione. E c’è chi, da noi, mimetizzato dall’identità palestinese, o da una qualche kefiah, si fa ripetitore di tanta vergogna.

A questi contrapponiamo quanto di meglio è emerso da quei famosi campi di grano nella notte di San Lorenzo. Oggi quegli eroi achei sono Gabriele Rubini (Chef Rubio),un vanto del paese, e Robert Fico, premier e vanto della Slovacchia liberata. Due combattenti, colpiti dalle riconoscibilissime mani manovrate dallo stesso mandante. Sempre lui. Quello di ogni guerra, ogni colpo di Stato, ogni strage mafiosa o terrorista, ogni rivoluzione colorata, ogni ruberia, ogni complotto, ogni fascismo in tutte le sue forme. Al comando in Occidente da sempre.

C’è dell’altro nella puntata. Occhio all’inchiesta della CNN, nientemeno, sui campi della tortura israeliani nel Negev e in Cisgiordania. Non la troverete, neanche in un trafiletto della stampa del servizio latrine reali. Quando perfino per la maggiore emittente amerikana il troppo è troppo, siamo a buon punto.

 

 

giovedì 2 maggio 2024

DAL VIETNAM ALLA PALESTINA, LA SVEGLIA AL MONDO


Byoblu/Mondocane 3/22. In onda domenica 21,30. Repliche, salvo imprevisti, lunedì 9.30, martedì 11.00, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 9.00

 

Cosa ci occulta la bolsa retorica che ci ha intossicato in occasione del 25 aprile e del 1.maggio? Forse non tanto l’abbandono, la violazione, il tradimento di tutto ciò che queste date erano state chiamate a ricordare e proiettare, quanto il futuro a cui ci sollecitano. Ne siamo in gran parte consapevoli. Lo dimostra il significato che vi hanno dato gli studenti del mondo nelle strade e nelle università. I demagoghi e imbroglioni delle alte sfere, i corifei e sicofanti della bassa forza, ce l’hanno messa tutta, con trombe e corone, inni stazzonati e sepolcri imbiancati, a oscurare l’unica bandiera che, nella contingenza, ha celebrato il senso universale di quelle due date. La bandiera che sta quissù, nel titolo e che svetta in cima alla guerra mondiale che nessuno si aspettava, quella di liberazione.

Un nuovo ’68? Popoli come quelli che gridavano Giap-Giap-Ho Ci Minh e marciavano per schiantarci? Sono terrorizzati. Il ricordo di un decennio nel corso del quale una generazione in quasi tutto l’Occidente ha messo in forse la prosecuzione delle gerarchie abusive e dello sfruttamento nelle sue infinite forme, alimenta la ferocia di un establishment in tutte le sue espressioni: politiche, accademiche, militari, mediatiche. Si espellono, ostracizzano, bastonano, gassano, criminalizzano studenti e docenti che protestano pacificamente contro il genocidio di un popolo. Hanno capito che quel genocidio è un modello che, all’occorrenza, non avrà limiti di applicazione.

Si sono risolti, i poteri supremi, a uscire addirittura dai loro recessi tenebrosi e a mostrarsi alla vista. Con le minacce dei Rothschild, cofondatori e perenni finanziatori dell’abominio fuorilegge e guerrafondaio sionista, all’Università La Sapienza (“Perderete il grading se rinunciate alla collaborazione con Israele”), intese a impedire che l’ateneo segua l’esempio di altri e ceda alla richiesta studentesca di annullare gli accordi militari con Israele, si è capito quale è la posta in gioco. Come forse soltanto s’era capito al passaggio dalla civiltà polifonica classica ai monoteismi teocratici, o alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, o, ancora, al lancio delle prime bombe atomiche sull’umanità, sentiamo di trovarci alla soglia di qualcosa che determinerà i destini del mondo.

Un culto di morte pervade in misura parossistica gli intenti e i comportamenti di una civiltà al collasso e che cerca scampo nell’alienazione tecnocratica e nel killeraggio di massa. 35 milioni sono i morti che dal 1945 gli Stati Uniti, frequentemente con il concorso di governi mercenari, nemici interni dei propri popoli, hanno provocato con le proprie scorribande militari dal 1945 a oggi. E non si calcolano le vittime, infinitamente più numerose, del sistema economico e sociale imposto dal capitalimperialismo là dove ha potuto far prevalere i suoi strumenti extra-militari: sfruttamento, oppressione, debito, manipolazione, fame, miseria.

La sollevazione del popolo più debole e isolato del mondo, generosità, eroismo, giustizia, a fronte di un genocidio perpetuato nei decenni e ora perseguito come soluzione finale, ha lacerato il velo di Maia tessuto dagli evangelizzatori dell’apocalisse intorno all’inversione dei valori di vero e falso, giusto e ingiusto, vita e morte.

La rivoluzione palestinese, da noi per decenni placidamente ridotta a pietismo e assistenzialismo nei confronti di vittime dal destino segnato, ha rimesso in questione ogni cosa. E ne ha stabilito i termini. Da un lato, con il mostro tricefalo USA-UE-SION, i governi, i media, le polizie e i teppisti sionisti di complemento, che affiancano le operazioni genocide in atto in Palestina, sollecitate ad estendersi per non soccombere, sull’ultima spiaggia di un’epoca in agonia. Arma estrema e totale: la violenza illimitata. Dall’altro, noi. E, davanti a noi, una generazione che ha dato al suo futuro e a quello degli esseri umani i colori della Palestina.

Chiamando polizia e forze militarizzate a intervenire, con incontrollata brutalità,  contro l’accampamento nonviolento di studenti e docenti, la presidente della Columbia University di New York, Minouche Shafik, ha dato vita a un movimento di portata nazionale e transnazionale. La rivolta è in atto in oltre 40 campus.

La scelta è facile ed è d’obbligo, se si crede alla vita. Intesa come vita. E siamo fortunati che, a costoro, la Storia non ha insegnato niente.

Nello specifico attuale, la nequizia disperata degli antiumani del profitto arriva al punto di scaricare la colpa dell’olocausto su chi ha provato, dal 7 ottobre, a porvi fine. Tutti, da Blinken all’ultimo tergiculo politico-mediatico, a proclamare l’irriducibilità insensata di Hamas che non accetta la “generosa offerta” di un occupante tanto ben disposto da intimare: in ogni caso entreremo a Rafah. Cioè, che accettiate, o no, lo scambio tra gli ostaggi in vostra mano con gli ostaggi nella nostra, noi continueremo a massacrare il vostro popolo. Quello che si ostina a non morire di fame. A Gaza come in Cisgiordania. Ottimo affare. Hanno la faccia peggio del culo.

Stanno mettendo posti di blocco tutt’intorno a Rafah. Le donne e i bambini che ci arriveranno saranno lasciati uscire, sempre che prima non li squarti qualche bomba o fucilata. Coloro che restano verranno considerati tutti terroristi e abbattuti. Per chi sopravvive c’è la salvezza: essere convogliati sul molo galleggiante costruito da Biden su input di Netaniahu e venire dispersi ai quattro venti del pianeta.

Come dovrà succedere ai poveri, ai non potenti del mondo: tutti coloro che non si chiamano Rothschild, o non ne sono la servitù. I giovani dei campus hanno capito tutto questo. Per questo alla CNN li chiamano “Camicie brune”. Naturalmente è sempre la solita lotta di classe.

Non esiste terrorismo che non sia prodotto dagli euro-sion-atlantici --- IL 7 OTTOBRE DEL TERRORISTA ISRAELE

 


https://youtu.be/joYVb_0OHnI

In questo intervento, la polverizzazione del racconto sionista e relativo servitorame mediatico su quanto si pretende debba giustificare il genocidio dei palestinesi a Gaza e, a seguire, ovunque.

Sullo sfondo, una narrazione degli eventi che, storicamente, il potere dei pochi deve imporre per salvaguardarsi dalla reazione dei tanti e di cui viviamo giorno per giorno il trionfo e il fallimento.

I media come apostoli su libro paga degli ennesimi evangelizzatori a vantaggio, come d’uso, di una novella che supporti domini e crimini.

Il Medioriente sulle montagne russe del confronto geopolitico tra Occidente Politico e Sud Politico. Dalla mediazione cinese tra i due poli del conflitto in Medioriente, Iran e Saudia, necessario all’imperialismo per giustificare i suoi interventi, alla conseguente liberazione della combattività palestinese e araba. Dal tentativo di orchestrare, con la sinfonia degli Accordi di Abramo, un concerto imperial-neocolonialista di direttori sion-atlantici ed esecutori locali, al controcanto rivoluzionario del 7 ottobre di Hamas.

Il riverbero mondiale della resistenza palestinese torna a farsi rivoluzione antimperialista. Dal Vietnam il ’68, dalla Palestina il ’24.

Fino all’attuale tentativo di raccogliere i cocci regionali di una disfatta globale attivando coinvolgimenti sociali irrazionali nello scontro di civiltà tra cristianesimo e Islam. In questo caso, nell’edizione regionale confessionale di sunniti contro sciti. Usa-Israele-Europa in un unico fronte con sunniti (laici, collaborazionisti, capitalistissimi, senza veli e quasi bianchi), contro gli immancabili barbari sciti di Palestina, Iran, Libano, Siria, Iraq, Yemen. L’accordo neocolonialista di Abramo si allarga e si mimetizza da scontro religioso.

Cosa volete che c’entri il petrolio, il gas nel Mediterraneo, le rotte commerciali, i nuovi passaggi da Oriente a Occidente che salti le forche caudine di Suez, un primo attacco al fronte avanzato dei BRICS, la demolizione dei contrafforti meridionali di Russia e Cina? Trivialità da negazionisti. Qui dovete starci: è il dio mio contro il dio tuo. Lepanto non è mai finita.

venerdì 19 aprile 2024

C’è chi fa dell’aggressione la sua ragione di esistenza--- --- DOMANDA: CHI HA COMINCIATO?

 



 

Questa è la copertina del docufilm che ho girato in Iran. Si racconta chi è questo popolo antico e giovanissimo, fa parlare giovani, donne, combattenti, dirigenti. Smantella il menzognificio in cui hanno hanno cercato di rinchiudere l’opinione pubblica per prepararla all’aggressione che Israele da sempre sollecita e che altri vedono come propedeutica all’armageddon finale. E’ a disposizione per presentazioni e ordini

 Mio commento: https://www.youtube.com/watch?v=gvyrvE8Q1U4

https://youtu.be/gvyrvE8Q1U4

Byoblu-Mondocane 3/22, in onda domenica alle 21.30. Repliche, salvo imprevisti, lunedì 9.30, martedì 11.00, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 9.00

Un’analisi di quanto successo prima, durante e dopo la “notte dei fuochi” iraniana che ha colpito Israele nella sua giugulare, la superiorità militare: una base del Mossad e le due basi dell’aeronautica da cui era partito l’attacco al territorio iraniano nella sede diplomatica di Damasco con relativo assassinio di 14 persone. Nessun civile, nessuna infrastruttura civile. Quello che si è verificato è stato uno scontro tra terrorismo di uno Stato fuorilegge e un’azione militare con il sigillo del diritto internazionale.

Con la fine di una supremazia militare di cartone, già demolita nei sei mesi di fallimenti a Gaza, con il crollo definitivo e irrimediabile dell’immagine e del ruolo dello Stato sionista costruito sul presupposto ossomorico della coppia vittimismo-invincibilità, cambia il Medioriente e cambia il mondo di cui quella regione è l’ombelico.

L’Impero e i suoi vacillanti presidi nelle marche incamerano l’ennesimo rovescio. Non vogliamo parlare di sconfitta, che pure c’è ed è storica? Parliamo di mancato successo, cosa che, per un impero che passa dall’avanzata alla ritirata, significa sconfitta: Vietnam, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, America Latina, dove a un’Argentina e un Ecuador restituiti a proconsoli, rispondono un Venezuela, un Messico, una Bolivia, una Colombia, un Honduras, una Cuba, un Brasile, un Nicaragua. Senza parlare dell’Africa del Sudafrica e poi dal Senegal al Sahel.

I sempre più patetici sicofanti del grumo euro-atlantico-sionista, di fronte a una nazione che si è dimostrata capace di uscire dal cerchio tossico dell’intimidazione tanto terroristica, quanto strategicamente fuffarola, si aggrappano al velo. Il mondo, noialtri, dove il femminicidio è diventato la variabile del rapporto uomo-donna, ci indigniamo per il velo, senza voler sapere che quel velo è indossato da donne che sono la maggioranza dei laureati, una presenza ai più alti livelli dell’accademia, dell’economia, della ricerca dell’amministrazione. E, comunque, se lo vorranno, se lo toglieranno loro, le donne iraniane, senza bisogno che l’Occidente glielo strappi a forza di calunnie, false flag, infiltrazioni di provocatori, spie, terroristi curdi e beluci.

Israele non si permetterà un attacco diretto all’Iran, proverà a salvare la faccia massacrando un po' di palestinsi a Rafah (Biden ha acconsentito), libanesi, yemeniti, iracheni, siriani. Sempre col solito risultato del contrappasso che diventa elemento strategico: la forza dell’odio suscitato tra chi sta con la verità, la giustizia, la libertà.. Lì e dappertutto.

Il periodo qui sopra l’ho scritto ieri, poi c’è stata la notte da giovedì a venerdì e la rivendicazione di Israele di aver colpito una base iraniana a Isfahan, città circondata dai centri di ricerca nucleare. Tuttavia confermo che Israele non ha osato un attacco diretto su suolo iraniano. Ha appreso la lezione della notte dei fuochi a casa sua dove, a dispetto della balla, smentita da tutti gli esperti e analisti non obbedienti, secondo cui avrebbe abbattuto il 99% di quanto lanciato da Tehran e amici, Iran ha colpito quello che aveva deciso di colpire. Facendo male. Lo confermano le riprese satellitari e la stessa stampa israeliana.

Rispondere a tono significava per Israele un altro manrovescio iraniano, possibilmente più sonoro e, allora, definitivamente addio al mito che tutti abbaglia di uno Stato sionista imbattibile e da evitare con cura di offenderlo (l’imbattibilità l’ha demolita Hamas in questi sette mesi e Hezbollah nel 2000 e nel 2006, quando Israele venne due volte cacciato dal Libano da milizie di contadini in sandali. Ora i missili di quelle milizie gli hanno svuotato di coloni il nord del paese).

Alla luce della storia e dell’attualità, credo più agli iraniani che ai sionisti e ai loro corifei: tre droni sono arrivati nel cielo di Isfahan e sono stati abbattuti. Sono partiti dall’interno del paese dove si sa che sono attivi dal 1979 i terroristi del MEK, “Mujaheddin del Popolo”, foraggiati da Washington, telediretti dal Mossad e ospitati in Albania. Infatti dello stormo di droni rivendicato da Israele, nessuno dei paesi sorvolati: Giordania, Libano, Iraq, Turchia, ha visto l’ombra. Anzi, le luci.

Nella puntata di Mondocane si va più a fondo di tutto questo e si esprime anche un ammirato grazie e forza! ai ragazzi delle università italiane, dei coordinamenti, del gruppo “Cambiare Rotta”. Quelli che il regime dei neofascisti belluini definisce “violenti”, se non “terroristi”. Così facevano sotto Scelba, ministro degli Interni degasperiano, anni ’50, quando si sparava con disinvoltura a contadini e operai. Così facevano per tutto un decennio, 1968-1977, fino a crearsi una propria costellazione di violenti da imputare al movimento insurrezionale per stroncarlo.

E così sono euforicamente tornati all’oggi degli assetti antisommossa con tanto di casco, visiera infrangibile, scudo, mazza di gomma con anima di ferro e, all’occorrenza, gas tossici, idranti colorati e Taser blocca-cuore. Di fronte, mani e facce nude e neanche quei bastoni d’antan dei cartelli o delle bandiere, da fingere una patetica resistenza. Ma chi è violento? Chi terrorista? Succede come tra Israele, Hamas e Iran: stessa inversione delle qualifiche.

Questi ragazzi sono l’eccellenza di un paese alla deriva reazionaria, autoritaria, floppista, fascistoide. Pagano con i propri corpi la lotta che conducono per altri, per i più perseguitati, maltrattati, massacrati e giusti del mondo. E contro chi, tra università complici finanziate dagli armaioli di Leonardo, blatera di liberi scambi accademici con università che forniscono agli operativi genocidi la strumentazione per fare dei palestinesi le cavie del mercato delle armi. Giù il cappello davanti ai nostri studenti e ai docenti che marciano con loro. Li aspettavamo dai tempi degli hub di vaccinazione. Sono arrivati. Grazie alla Palestina.

 

 

 

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lunedì 15 aprile 2024

IRAN-ISRAELE: COSA E’ SUCCESSO DAVVERO --- Italia, Antisistemici: cosa sta succedendo

 

 





 

Francesco Capo – L’Identitario: “Strategia e intrighi del Dissenso” con Fulvio Grimaldi, Gigi Lista, Marco Mori, Moreno Pasquinelli (l’elenco è alfabetico)

Il successivo link è di un’intera trasmissione di Vito Monaco, su Canale Italia, per chi avesse tempo e interesse per cosa va formicolando nel piccolo mondo dei sedicenti partiti antisistema e per chi volesse perforare il velo di Maja che la combutta politico-mediatica va tessendo attorno a quanto capitato a Israele nella nefasta/felice notte dal 13 al 14 aprile.

https://www.youtube.com/watch?v=YkMypiVGWdg

https://wetransfer.com/downloads/729c67cb24da6c390d689a67d949fadc20240415091209/86895d?utm_campaign=TRN_TDL_05&utm_source=sendgrid&utm_medium=email&trk=TRN_TDL_05

 

Il tasso di mendacità intorno all’ennesima debacle subita da Israele per mano dei suoi nemici è, per universalità e compattezza dei partecipanti, al livello di quelli dell’11 settembre, o del 7 ottobre, o della Donazione di Costantino. Massimo sforzo per massima bugia. Ne parliamo in apertura del programma di Francesco Capo, per poi divertirci e sconcertarci passeggiando tra quelli che si presentano, in vista delle elezioni Europee e del nostro futuro in genere, come schieramento antisistema: partiti, o presunti tali, da un lato, il movimento del Fronte del Dissenso, insieme a tante realtà associative locali, dall’altro.

Dei primi, dopo la radiosa alba della campagne per le elezioni politiche del 2022, poco rimane: diserzioni, spaccature, disfacimenti, a dimostrazione di un’abissale carenza di solidità ideologico-teorica, di faciloneria organizzativa, di disinvoltura politica,  insomma di pretese per le quali non esistevano nè le basi organizzative, né quelle programmatiche.

Rimane un perno, più della discussione che della rilevanza politica: una formazione al cui richiamo rispondono molti spiaggiati di altre esperienze. Quella guidata da uno che ha tutta l’aria di essere una specie di Silvio in sedicesimo, ma che è anche l’unico a promettere, col suo sicuro pacchetto di voti, qualche spiraglio di successo ai suoi candidati.

Molto più interessante è lo scenario delineato nella trasmissione di Canale Italia, dove si cerca di approfondire, sul tema dello scontro Iran-Israele, qualcosa di meno becero e manipolatorio di quanto impartitoci dal solito personale politico-mediatico di corte. Superiamo subito il mito, disperatamente perseguito anche stavolta, di un Israele onnipotente, invincibile, dotato del quarto o quinto esercito del mondo e, quindi, della migliore Difesa (chiamano così le costanti aggressioni sioniste) del mondo, Un mito necessitato dal bisogno di suscitare intimidazione e soggezione da un lato, rassicurazione e fiducia totali dall’altro. Fuori dal coro delle voci del padrone, ascoltiamo quelle dal resto del mondo.

Israele ha subito l’ennesima, umiliante sconfitta. Battuto e ricacciato oltre i confini due volte in Libano, 2000 e 2006, da una formazione di combattenti contadini in sandali, salvato dagli USA nella guerra del Kippur, dopo sei mesi di feroce aggressione a Gaza, senza il minimo scrupolo riguardo alle leggi internazionali di guerra e una determinazione illimitatamente genocida, non ha raggiunto neanche uno degli obiettivi dichiarati: la Striscia non è sotto suo controllo, Hamas non è debellato, gli ostaggi non sono liberati.

Nel frattempo si è formato un asse ostile regionale che la vede circondata: il Libano degli Hezbollah, gli Huthi nello Yemen, le Unità di mobilitazione Popolare in Iraq colpiscono Israele da mesi e sono stati parte attiva dell’offensiva della notte dei fuochi su Israele. Come capita all’Impero in decadenza, le difficoltà, la perdita di egemonia e, quindi, di prospettiva, inducono a colpi all’impazzata. Dopo i massacri di Gaza, i pogrom in Cisgiordania, ora contrastati da una resistenza armata di nuova formazione, Israele ha perso il controllo del suo nord (ne sono fuggiti 200.000 coloni) e, soprattutto, l’aura morale-scudo strategico per cui riusciva a passare per vittima, “unica democrazia in Medioriente” a cui tutto è lecito e tutto resta impunito. La caduta è epocale, irrimediabile.

A superare l’uragano propagandistico e a venire a sapere i fatti da chi li racconta onestamente, si capiscono le dimensioni anche della sconfitta subita l’altra notte in virtù della fenomenale destrezza militare esibita dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione, nella risposta al terroristico attacco subito alla sede diplomatica di Damasco con perdita di sei alti ufficiali. Al terrorismo praticato dallo Stato sionista e dagli USA, Tehran ha risposto con un’operazione militare di legittima difesa. Se oggi Tel Aviv dice di piegarsi alla spinta alla moderazione che le viene da sponsor e alleati, è perché sa che la risposta a una nuova provocazione gli costerebbe un prezzo insostenibile.

Nessuno nel nostro giro ci dice che il diluvio di ordigni volanti piovuti su Israele è stato preceduto da un attacco cibernetico degli hacker iraniani “Cyber Avengers” e “Hanzaleh Bammad”, che ha messo fuori uso gran parte della rete elettrica e di radar a Tel Aviv e nel paese, ostacolando la risposta tempestiva all’invasione dal cielo.

A questa operazione sono seguite le quattro ondate successiva di droni Shahed 136  e missili di crociera, balistici Kheibar Shekan e ipersonici Fattah. I primi intesi a distrarre dall’arrivo velocissimo dei secondi in partenza sia dall’Iran, sia dai paesi in cui agiscono i reparti dell’Asse della Resistenza.

Obiettivi colpiti, installazioni. Depositi di munizioni e arei F15,16 e 35 distrutti nelle basi militari fissati come obiettivi: Nevatim e Ramon, basi dell’aeronautica nel Negev (da dove era partito l’attacco alla sede diplomatica iraniana a Damasco) e Kila, sulle alture del Golan occupato.

Azione dimostrativa, certo, ma che contiene in sé la prospettiva di qualcosa che Israele non si è mai immaginato. Da lì, probabilmente, la “moderazione” che sospende per il momento ogni reazione.

Dettagli e approfondimenti nei programmi citati.

sabato 13 aprile 2024

Da Tel Aviv a Roma --- IL FASCISMO NON LI SALVERA’

 


 

Byoblu-Mondocane 3/21: In onda domenica ore 21.30, repliche, salvo imprevisti, lunedì 09.30, martedì 11.00, mercoledì 22.30, giovedì 10.00, sabato 16.30, domenica 09.00

Qual’è il rimedio delle classi dirigenti, politiche ed economiche (nel capitalismo liberista, tutt’uno) quando la crisi gli morde i calcagni? Il fugone nel fascismo, in qualsiasi nuova forma ritenuta adatta ai tempi. Oggi si presenta in veste psicomanipolatoria-tecnologica, ma senza mai rinunciare alla violenza fisica, a seconda dei casi pestaggi o mattanze.

Ecco cosa hanno in comune i massacri dei nostri fratelli in lotta a Gaza e in Cisgiordania e le teste spaccate dai gendarmi agli studenti delle università italiane – vera eccellenza del paese -  che rifiutano gli accordi voluti da Tajani e Crosetto tra ricercatori italiani (leggi Leonardo) e assassini di massa israeliani.

A questo proposito c’è da augurarsi una congiunzione tra generazioni: quella dei maturotti, più ansiosi per la propria sopravvivenza, e i giovanotti, dotati di lunga vita e, dunque, di sguardo più lungo e ampio. Gli stagionati in prima linea nel fronte contro l’assalto farmaceutico-disciplinare, capaci dii riconoscere e contrastare la nuova arma della guerra di classe dall’alto; gli imberbi, assenti o assonnati in quell’istanza, attenti allo sconquasso planetario delle trombe di guerra suonate tra Gaza e Donbass.

In tal modo OMS e NATO, farmaceutici e sionisti, sono stati riconosciuti come teste di un’unica Idra da abbattere per la salvezza del mondo e, individuate poi più agevolmente, altre teste del mostro, quali i gabbamondo climatici, di genere, migrazionisti e del terrorismo islamico, ecco che pare essersi ricomposto lo schieramento di popolo e di popoli che vinse la partita sul finire della prima metà del secolo scorso (prima di essere poi esautorato e ridotto a cartonati (celebrati, per esempio, il 25 aprile) dal continuismo autocratico euro-atlantista.

Schieramento, sia detto en passant, che trova una bella occasione per riconoscersi e proporsi come collegamento del particolare al generale, nel FORUM INTERNAZIONALE PER LA PALESTINA che a Roma si terrà il 20 e 21 aprile e di cui all’immagine qui sopra.

Tutto va benissimo. Nella varie, immonde e diseducative chat che sono costretto a frequentare in presenza della progressiva demolizione del corporeo e dell’avanzare della Stupidità Artificiale, sono largamente maggioritarie le voci pessimiste, addirittura depresse, che lamentano l’ottusità della gente, la sua cecità, la sua passività di fronte all’incalzare del nemico “Sistema”.

Qualche buon motivo c’è per darsi alla fuga, o alla disperazione. Il brutto e il malvagio sono attivissimi e si sentono sulla pelle. Ma risultano definitivi e vincenti solo a uno sguardo strabico, a chi tende alla rassegnazione, o per convinzione, o per comodità.

Già con l’Ucraina avremmo dovuto capire che i cingoli del famigerato sistema, stavolta in forma di guerra d’aggressione, fatta passare anche qui come “difesa”, stavano rallentando, se non addirittura rompendosi. Merito – ecco la positività che emerge – non solo del generoso e vincente impegno della Russia, vero e robusto presidio di civiltà e diritto, ma di un dissenso al comportamento belluino di un Occidente sfiatato e corroso espresso via via dalla maggioranza degli Stati e dei popoli. Quelli che chiamano il Sud Globale. Una cosa mai vista prima.  




Con l’autodafè sionista in Gaza e con la sua giustificazione – il 7 ottobre – andata man mano rivelandosi un enorme falso propagandistico, e con la successiva risposta di Hamas e della Palestina tutta (al netto di quattro cialtroni collaborazionisti che, come vediamo da noi, sono sempre da mettersi in conto), ad andare in buca hanno incominciato ad andare tutte le palle con i colori palestinesi.

Pensate, sei mesi di attacco del presunto quinto o sesto esercito più potente del mondo su una striscia di 160x10km, ospitante un formicaio di 2,3 milioni di persone, che ha subito perdite, rapportate alle dimensioni dell’avversario, senza precedenti nella storia dei conflitti che ha condotto (non ve le dicono? Ci sono). E nessun controllo sulla Striscia, anzi ritiro dalla metà di questa. Ostaggi non liberati. Hamas operativo in tutta la striscia e razzi che ancora piovono sugli insediamenti sionisti. A dispetto degli immani sacrifici, nessuna rivolta e rifiuto di popolo verso Hamas e le altre forze in resistenza.

La società israeliana esasperata e, per quanto ancora inquinata di militarismo razzista, in scontro diretto con il suo governo da oltre un anno. Colonie ai confini Nord e Sud di Israele svuotate di oltre 200.000 abitanti per sfuggire ai colpi da Gaza e dal Libano. L’Asse della Resistenza – Yemen, Iraq, Siria, Hezbollah - di giorno in giorno più capace di colpire all’interno dello Stato sionista: Eilat, Haifa, Ashkelon.

Il maggiore alleato costretto dal proprio elettorato ad assumere posizioni, seppure solo verbali, ma di notevole valore propagandistico, sempre più critiche e dure nei confronti del governo genocida. I governi amici in dissonanza totale con le proprie società. E su tutto la frantumazione dello scudo morale sotto al quale la vittima storica, affannosamente perpetuata, e la presunta vittima attuale, hanno commesso per 75 anni i più efferati crimini contro l’umanità. Non c’è scampo: Israele ha perso, la Palestina vince con riverberi strategici enormi nel resto del mondo.

Gli resta l’Iran e la capacità della mafia politico-mediatica di rovesciare la realtà nel suo contrario. Israele fa l’inconcepibile: bombarda una rappresentanza diplomatica in un paese sovrano e assassina. Lo Stato colpito (anche altre infinite volte dal terrorismo di matrice israeliana) assicura risposta a questa massima violazione del diritto internazionale. E succede che tutto il mondo è indotto, non a scandalizzarsi dell’enormità commessa dal solito Stato fuorilegge, a essere terrorizzato dalle cose terribili che può fare l’Iran. La minaccia non è più Jack lo squartatore, ma la sua vittima.

E da noi? Detto in breve, una classe dirigente bifronte, totalmente incapace, ignorante e incolta, e perlopiù senza scrupoli, ampiamente inquinata da ogni sorta di malaffare e ogni tipo di malavita, va cercando di trasformare la società su cui galleggia e di cui succhia il sangue in base passivizzata dello Stato di polizia, un blocco al tempo stesso totalitario e disgregato, disciplinato e disperso. Come sta bene ai fascisti e agli imperialisti che ne fanno uso. Gli strumenti stanno operando sotto i nostri occhi: premierato e autonomia differenziata. Solo che, diversamente da quanto succede in Palestina, di questo i nostri stagionati e acerbi si stanno occupando poco.

martedì 9 aprile 2024

Israele non vince, Hamas non perde LA PALESTINA ACCENDE IL MONDO Quisling collaborazionisti fuorigioco

 

Napoli, Università Federico II, La polizia aggredisce chi protesta contro gli accordi tra università italiane e israeliane.

 

Byoblu-“Che idea ti sei fatto”. Davide Porro con Roberto Hamsa Piccardo, già rappresentante delle comunità islamiche in Italia, Fulvio Grimaldi, Lorenzo Bernasconi, Istituto Machiavelli

https://www.byoblu.com/2024/04/08/gaza-orrore-senza-tregua-che-idea-ti-sei-fatto/

Un’analisi di cosa succede e di cosa si prospetta in Medioriente, a partire dal genocidio in atto a Gaza, dalla rivolta generale palestinese, dallo scontro tra Stato Sionista e Asse della Resistenza in Libano, Siria, Iraq, Yemen, all’indomani dell’attacco israeliano all’ambasciata iraniana a Damasco.

Una panoramica che parte dalla ritirata della FOI (Forza di Offesa Israeliana) dalla metà sud di Gaza, dopo sei mesi di offensiva del presunto “esercito più potente del Medioriente” che non è riuscito a controllare la Striscia, annientare Hamas e a ottenere il rilascio dei coloni israeliani catturati. Sconfitta secca. Catastrofe morale irreversibile.

Ciò che viene sempre trascurato, anche in ragione di una pervicace disinformazione dei noti media di servizio, è la feroce repressione condotta in Cisgiordania dai coloni, affiancati dalla FOI, contro quanto rimane della presenza autoctona, che si vorrebbe destinata, qui come a Gaza, a scomparire dalla faccia della Terra. Ai pogrom sionisti, però, risponde ora una sempre più diffusa e robusta resistenza nei territori occupati, non contenibile né dai coloni armati, né dall’esercito e né dal vergognoso collaborazionismo dell’isolatissimo vertice ANP, presieduto dall’88enne Quisling e sabotatore del riscatto palestinese, Abu Mazen.

Decaduto da quasi vent’anni per aver impedito elezioni in Palestina dal 2006, quando le vinse Hamas, questo sedicente erede di Arafat si è spinto fino a fare della polizia dell’ANP un servizio d’ordine degli occupanti israeliani e delle loro strutture di intelligence e repressive.

A questo proposito va segnalato un documento delle forze della Resistenza palestinese in Cisgiordania, diffuso dopo l’ennesimo attacco di questi pretoriani di Abu Mazen ai centri di lotta di Jenin, Tulkarem e Hebron. Il documento, firmato dalla Brigata di Jenin, massima roccaforte della Resistenza, denuncia l’intervento della “rinnegata Autorità Palestinese” contro le forze combattenti nel campo profughi di Nour Shams, a Tulkarem. L’obiettivo era la cattura di un dirigente di quella brigata, Abu Shujaa, Nel corso di uno scambio a fuoco è stato ucciso il combattente Motasim Al-Arif.

Nella totale passività di queste unità collaborazioniste, l’esercito israeliano ha in questi giorni condotto operazioni nei territori che, secondo Oslo, sarebbero sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, operazioni finalizzate alla ricattura dei detenuti palestinesi liberati in seguito agli accordi di scambio con Hamas. Ultimo episodio: la ricattura di due studentesse dell’Università di Bir Zeit a Ramallah, Layan Kayed e Layan Naser, da poco rilasciate. Si può immaginare quale incentivo queste azioni piratesche possano rappresentare per indurre Hamas a liberare altri coloni catturati il 7 ottobre.

Il comunicato si conclude con l’impegno delle brigate a continuare la legittima lotta contro l’occupante e contro tutti i tentativi dei collaborazionisti di sabotare la resistenza.

Tutto questo ci induce a valutare nei giusti termini chi, anche da noi e ovunque fuori dalla Palestina, oggettivamente opera all’approfondimento delle divisioni nella società palestinese in lotta, sostenendo il ruolo di un vertice esautorato, squalificato, notoriamente corrotto, gradito agli USA e indecentemente collaborazionista, implicitamente (ma non solo) diffamando le forze della resistenza in cui si riconosce la popolazione.