A
FORAS
Contra
a s'ocupatzione militare de sa Sardigna
RIPARTONO
I GIOCHI DI GUERRA MENTRE LA NATO RICEVE IL PREMIO INTERNAZIONALE PER LA PACE
DI VESTFALIA
Nel link trovate tutte le illustrazioni
Il Premio internazionale della Pace di Vestfalia (Westfälischer
Friedenspreis) viene assegnato a cadenza biennale a Münster, in Germania, a
personalità o istituzioni che si distinguono per il loro impegno per la pace,
la sicurezza e la cooperazione in Europa
E chi si è talmente distinto nell’impegno per la pace, la
sicurezza e la cooperazione in Europa da meritare quest’anno quel prestigioso e
rassicurante premio, se non la NATO? Evento talmente assurdo, talmente
provocatorio, talmente farsesco, da lasciare senza parole.
E infatti non ne sprechiamo per commentare questo parossismo
di eterogenesi dei fini - quei fini perseguiti da chi il premio l’ha concepito
- se non per metterlo al confronto con quanto succede in questi giorni in
Sardegna, regione per sua malasorte italiana.
A Münster in Vestfalia un umorismo politico, tanto surreale
quanto inconsapevole, si è fatto satira di se stesso. Il 1. Ottobre, nello
storico municipio della città, all’oltranzista della pace, segretario dell’Alleanza
più guerrafondaia del mondo, Mark Rutte, viene conferito, corredato di 100.000
euro, il prestigioso riconoscimento che ricorda la pace nel nome di quella
conclusa nel 1648, al termine della Guerra dei Trentanni.
Fu quella una guerra a cui venne posta fine dalla
diplomazia, dalla mediazione tra interessi, da incontri e negoziati. Sarà in
nome di quella diplomazia, di quelle mediazioni che si sarà voluta onorare
un’alleanza talmente meritevole di riconoscimenti da aver condotto guerre,
spesso chiamate missioni di “peace enforcement”, per complessivamente 13
aggressioni a Stati, senza autorizzazione dell’ente a ciò preposto, l’ONU. Vogliamo
ricordarne almeno qualcuna?
Guerra illegale contro il Nicaragua (1981); guerra illegale
contro la Jugoslavia e poi contro la Serbia (1990-1999), prima guerra del Golfo
(1980) e seconda (1991), fino all’aggressione di Bush e Blair del 2003 (di
nuovo senza mandato dell’Onu), giustificata con la lotta alle armi di
distruzione di massa (atomiche, chimiche, batteriologiche), che si rivelerà una
menzogna; guerra illegale di vent’anni all’Afghanistan accusato dell’attentato
dell’11 settembre, guerra illegale contro la Libia e la Siria (2011); guerra
illegale contro l’Ucraina (2014), a seguito dell’ampliamento a est della Nato,
eccetera.
Complessivamente, ma senza calcolare colpi di Stato e
rivoluzioni colorate dove la NATO figurava quanto meno da burattinaio, 13 sono
i conflitti attribuibili a questa alleanza “difensiva”: Iran, Guatemala,
Egitto, Cuba, Vietnam, Nicaragua, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Ucraina,
Yemen e Siria. Premio della pace di Vestfalia chiaramente meritato.
Tornando a noi, chi, se non la NATO, fa marciare i suoi
anfibi nei poligoni e nelle servitù militari che butterano la Sardegna e che,
nominalmente italiane, ospitano però forze, mezzi, industrie chimiche,
esercitazioni, esperimenti di esplosivi, di chiunque nell’Alleanza e anche
fuori (Israele) voglia disporre dell’isola per potenziare le proprie capacità
belliche?
Nel perseguire l’obiettivo di mettere uno dei nostri
territori ecologicamente più preziosi e fragili a disposizione di chi se ne
serve abusandolo, ovviamente si passa con assoluta disinvoltura al di sopra
delle teste dei suoi abitanti e legittimi titolari, nell’interesse di chiunque la
utilizza per allenarsi alla guerra. Vale come non mai per l’attuale governo,
con le sue nostalgie e i suoi riferimenti, ma è stato pratica irrinunciabile di
tutti quelli che si sono succeduti dai primi vagiti della repubblica.
Lobby del ministero, o ministero della lobby?
Oggi il punto fermo è l’orgogliosa dimostrazione di eccelsi
conflitti d’interesse quali quello di un capo della lobby degli armaioli (Aiad)
che passa a fare il ministro. Ministro cui, per caso, è dato il potere di arricchire
gli ex soci comprandone i prodotti. C’è poi la gioiosa e fattiva partecipazione
a quanto di bellico va accadendo in giro per il mondo, grazie alla quale l'Italia
è impegnata complessivamente nel numero record di 43 operazioni e missioni
militari (22 operazioni nazionali/alleate e 21 missioni internazionali
all'estero), oltre a tre operazioni fisse sul territorio nazionale (Strade
Sicure, Difesa Aerea Nazionale e Vigilanza Pesca).
Questo governo ha aderito all’ukase trumpiana di tagliare dal
bilancio costituzionalmente destinato a farci vivere decentemente 3,5 punti,
subito, e fino a 5 punti fra un po’, per destinarli, anti-costituzionalmente, a
cannoni, droni ed aerei da combattimento. Ne consegue che esso subisca come una
doccia fredda qualsiasi allentamento della corda dell’arco che dovrebbe
proiettarci nei vari armageddon in atto, o che si vanno prefigurando.
Allentamenti tipo i ricorrenti abboccamenti tra Trump e
Putin che vanno in direzione ostinata e contraria a quella degli amici
“volenterosi”. Costoro, con l’esercito più potente d’Europa, ovviamente
tedesco, annunciano ai propri cittadini, serenamente morituri, che entro il
2030 ci sarà la guerra (d)alla Russia. E li preparano all’evento ordinando agli
ospedali di aumentare i letti per i feriti e ai cassamortari di incrementare i
posti tomba nei cimiteri. Ed è su questo sfondo che la distensione, implicita
nell’accantonamento di Zelensky e nell’accordo sul gasolio tra Trump e Putin,
possa essere dalla nostra premier commentata acidamente con un accigliato:
“Troppi favori a Putin”
Sardegna, zitti zitti, piano piano, ce n’è per tutti
E allora eccoci di ritorno in Sardegna, dove i favori si
fanno a tutti coloro che almeno condividono l’uggia in cui Meloni, con Merz,
Macron e Burnham, tiene pace e Putin. E anche il diritto internazionale che,
taianamente, “conta fino a un certo punto”.
Se passate dalle parti del porto di Cagliari di questi tempi
avrete la fortunata occasione di irrompere in quanto il nostro governo ritiene
di doverci risparmiare vestendolo di segreto. Serie di mammozzoni blindati e di
carri armati che sferragliano dalle navi giù sulle banchine, destinati a
inturpidire le strade dell’isola fino a qualcuno della quindicina di poligoni
che la impestano di veleni e clamori.
Perchè, percome, per cosa? Porre domande non è educato. Cosa
scrive l’Avvocatura dello Stato in un documento ufficiale? Il governo ha il
diritto di tenere segreti i traffici d’armi nei porti italiani. La guerra è tra
noi, e da nessuna parte come in Sardegna, ma i cittadini non devono sapere
quante armi passano sotto casa e perché e di chi e per cosa sono. La
trasparenza è considerata un pericolo, semmai a qualcuno venisse in mente la
legge 185 del 1990 che disciplina e limita il commercio internazionale di
armamenti.
In certi casi la cosiddetta protezione, col segreto, della
sicurezza nazionale e delle relazioni internazionali viene fatta saltare in
aria da qualche portuale, come a Ravenna. La democrazia glie ne è grata. Forse
sono stati loro a fornire l’innesco per un importante appuntamento
internazionale: il 30 ottobre i sindacati portuali di diversi paesi europei e
mediterranei hanno convocato una giornata internazionale di mobilitazione
contro il traffico di armi e la militarizzazione degli scali. Cagliari ci sarà.
In Sardegna, intanto, è saltata un’altra maglia del sistema
“zitti zitti, piano piano”. Un po’ la loro tracotanza, coltivata nell’ambiente
naturale di Gaza, Libano, Siria e Cisgiordania, un po’ la curiosità suscitata
da questi gruppi di atletici giovanotti dal linguaggio incomprensibile, ed ecco
che i sardi si sono scoperti vicini di spiaggia, o di bar, dei baldi guerrieri
dell’IDF israeliano. Sono qui per avvicendare ai morti ammazzati veri, quelli
da manovra, o ai colpi in testa ai bambini, quelli sulle sagome. Qualcuno
potrebbe rompere l’incanto tirando fuori una bandiera palestinese. Occasione
offerta anche da un altro tipo di presenza: gli stessi reduci dal genocidio, ma
in vacanza di decontaminazione, che danno di gomito a miliardari transnazionali
nel godersi la Costa Smeralda.
E’ la parte ospitale, amichevole, solidale, fraterna,
affettuosa, che il melonismo intrattiene con il netanyahuismo
Un’isola laboratorio di guerra
Da 80 anni la Sardegna è presa figuratamente a schiaffi,
anche a calci nelle parti morbide fino a disabilitarla, essendo stato deciso
che, trovandosi essa un po’ fuori dai coglioni, e con poco potenziale
demografico per opporsi (illusione), era il terreno ideale su cui l’Alleanza
Atlantica e suoi affini e succedanei, dagli australiani agli israeliani, si
possono addestrare.a forza di cannoni, bombe, missili. E’ qui l’industria
bellica del mondo sperimenta e collauda.
Con a disposizione il 65% delle servitù militari italiane,
la Sardegna ha cessato di essere padrona di sé ed è diventata un immenso campo
da golf dove i bastoni sono i cannoni, le palline sono proiettili e le buche
sono ciò che si lasciano dietro cannoni e proiettili. Il paio di mesi di sosta
e di respiro, dovuti al turismo, finiscono il 30 settembre, quando dai moli di
Cagliari partono i mammozzoni e arriva la Marina per la seconda fase di Mare
Aperto 2026, la principale esercitazione della Marina Militare. Fino al 25
ottobre c’è un traffico da ora di punta in cui si incrociano navi di USA,
Grecia, Francia, Spagna, Bulgaria, Italia, Israele, con cannoneggiamenti e
sbarchi anfibi che manderanno in tilt pesca e fauna in oltre mezzo milione di
chilometri quadrati.
Anni fa mi feci ricordare da un pescatore di Teulada, sulla
sua barca, come fossero riusciti a bandire esercitazioni e bombardamenti
allestendo una flotta che, sfidando i capoccia militari appostati in collina
con cannocchiali per seguire le manovre, occupò il tratto di mare e non si
spostò fino a che l’operazione non venne bloccata e rimandata a tempi migliori.
Un bellissimo contrattacco, purtroppo una tantum.
Veleni e morìe in mare, per aria e in terra
Tutto questo senza pregiudizio per quanto si viene operando
nella quindicina di poligoni che formano come una ghirlanda di mimesi guerresca
tutt’intorno all’isola, lunga 370 km2 e che penetra fin nel suo cuore. La
stagione dei giochi di guerra, come quella della caccia, ora ridefinita dal
governo all’insegna del “purchè si spari”, non risparmia le stagioni
meteorologiche, salvo parti dell’estate per concedere un minimo di respiro
economico. E soprattutto non risparmia la salute di ciò che in quest’isola
sempre più stentatamente vive. Nel mio docufilm si esprimono anche le relative,
raccapriccianti, testimonianze
Guerra alla vita
Con l’avvio delle esercitazioni, parte anche, irriducibile,
la mobilitazione dei sardi. Da Capo Frasca a Teulada (7.200 ettari), a Salto di
Quirra (12.700 ettari), a Cagliari, è un ininterrotto succedersi di
manifestazioni di protesta. Il cuore della contestazione, oltre a questo
governo nazionale che ha alle spalle – e la perpetua – una storica esperienza
di violazione violenta dei diritti e delle volontà popolari, è contro le
imprese private dell’industria bellica, qui sugli altari come non mai (si pensi
all’esempio della contestatissima Rheinmetall tedesca, rappresentata dalla RWM
Italia S.P.A., che produce esplosivi, bombe d'aereo, mine marine e droni
(armamenti scoperti essere utilizzati perfino nel genocidio di Gaza e in altre
imprese dello Stato sionista). Ditte che affittano ai poligoni pezzi di
territorio sardo per effettuare ricerca, testare armi, o mostrarle a potenziali
acquirenti. E può essere demanio, e può essere esproprio.
Il Comitato misto paritetico sulle servitù militari,
organismo dello Stato e dei territori, che dovrebbe vegliare sulle
esercitazioni, ha denunciato che tutto questo avviene senza alcuna garanzia e
senza informazioni dettagliate su ciò che accade davvero: quali sistemi vengono
provati, cosa viene fatto esplodere, cosa rimane a contaminare terreno e falde.
Il Comitato denuncia anche che gli indennizzi promessi non
arrivano mai, come mai si sono effettuate le bonifiche dei siti inquinati. Il
ministero, coprendosi con l’immancabile scudo dell’imperativo della sicurezza, chiude
il discorso affermando che il parere del Comitato non è vincolante
(diversamente dalle esigenze della “sicurezza”) e il Codice dell’ordinamento
militare lascia l’ultima parola al ministro. Che decide in nome dei “preminenti
interessi nazionali”.
La Sardegna, viene affermato da sempre, è un territorio
chiave per la Difesa. Di fatti è assediata da fregate russe e MIG. Mentre
all’orizzonte si intravvedono le navi e le spingarde dei saraceni.
Le armi di Crosetto per ridurre alle di lui ragioni i sardi
riluttanti, sono le 272 imprese della difesa, con peso preponderante di
Leonardo e Fincantieri e dentro i colossi internazionali del settore, dai
francesi di Thales, ai tedeschi di Rheinmetall, dalla Mbda (consorzio europeo
leader nella progettazione e produzione di missili e sistemi di difesa) ai
turchi di Baykar e, ca va sans dire, agli israeliani di Elbit Systems.
Lotta per la vita
Sarà per sostenere le nuove esercitazioni autunnali (tra cui
la maxi-esercitazione Joint Stars 2026 e l'operazione Mare Aperto
2026) e per sollecitare poligoni e armaioli in visita a darsi da fare per
neutralizzare l’incombente minaccia di Putin che, alla ripresa autunnale della
militarizzazione isolana, sono decine di migliaia i sardi, studenti in testa,
che manifestano ai piedi degli apparati che si pretendono padroni dell’isola
Le sequenze video che accompagnano questo testo sono il
capitolo sardo del docufilm “L’Italia al tempo della Peste”. Le ho girate
qualche anno fa, ma sono attuali oggi come ieri, come mezzo secolo fa. Valgono
ogni anno e ogni giorno, da quando regimi e governi saccheggiatori hanno deciso
che la bellezza, la nobiltà, la ricchezza umana e ambientale di questa regione
dovessero essere sacrificati ai giochi e interessi di guerra di un minuto,
gruppo di persone prive di scrupoli, una conventicola che soffriamo sparsa in
tutto l’Occidente.
Nel video percorriamo, guidati da straordinari compagni
sardi, un’isola dalle bellezze naturali e dai valori identitari ineguagliati,
dove a ogni passo ci si scontra con i crimini di un colonialismo interno che
non ha nulla da invidiare alle predazioni e devastazioni inflitti alle parti di
mondo assoggettate dalle grandi potenze. Nel video l’illustrazione delle ferite
al territorio è integrata dai dati di chi ha studiato gli effetti, spaventosi e
duratori nel tempo, della militarizzazione sulla salute dei viventi.
SARDEGNA, dove la morte vuole vendicarsi della vita
(video)
Estratto documentario sulla sardegna
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