giovedì 12 dicembre 2019

Perché non volevano far parlare Bashar el Assad ---- DI STRAGE IN STRAGE. E’ IL CAPITALISMO, BELLEZZA!




La sciagura a cinque stelle si chiama Di Maio-Grillo
Visto che dell’angustiante tema ci siamo tutti occupati intensamente, ma che non è l’oggetto del pezzo di oggi, premetto subito al resto, che il voto pro MES (il nuovo e peggiore cappio salva-Germania e ammazza-Stati del Sud) con l’impudico rinvio a ulteriori “pacchetti” bancari, è l’ennesima dimostrazione della sciagura Di Maio-Grillo e poltronari scombinati vari. Ma non è sciagura Cinquestelle. Per cui ringrazio i quattro parlamentari che hanno votato NO e insisto a trarne auspicio per un ritorno in orbita delle cinque stelle, una volta presa larga, larghissima coscienza, in alto e soprattutto in basso, della sciagura di cui sopra. Per aspera ad astra, mai vero come oggi.

A Byoblu su Rai e Assad
Nella tavola rotonda di giorni fa messa in onda da Byoblu, il canale web di Claudio Messora, che costituisce una delle migliori presenze audiovisive dell’intero panorama mediatico nazionale, si discuteva dell’incredibile traccheggiamento della Rai sull’intervista di Monica Maggioni al presidente siriano Bashar el Assad. Per comprensibili ragioni di pluralistico giro d’orizzonte, erano stati invitati, oltre a me, anche altri tre colleghi, di cui due dichiaratamente “ortodossi” (e ci capiamo). Figuratevi, uno era Fausto Biloslavo e non dico di più, se no finisce come quella volta che un fascista mi querelò (per poi essere mandato per fratte dal giudice) per come avevo trattato le sue balle sulla Libia. Un altro, invece, fece spallucce quando imputai il comportamento della Rai a occultamento per ragioni politiche, di censura politica. Difensore dell’illibatezza della categoria, provò a ridicolizzare l’argomento definendolo “arcaico”. Intendeva che l’omettere una notizia sarebbe pratica di tempi remoti (ridete pure). Dell’omissione come principale tecnica di disinformazione, la più facile, efficace e incontestabile, ho scritto nel post “Achtung Banditen!” Su Assad e occultamenti torno dopo.

Stragi di Stato e di padroni

E’ la ricorrenza dell’invenzione degli attentati terroristici in Italia, nostra prerogativa di sicari, grande tradizione di mandanti Usa. Sui giornali si citano e si mostrano una serie di libri su Piazza Fontana. Non c’è “La strage di Stato”, che ne fu il primo. Quello che alcuni bravi compagni, tra cui Marco Ligini, Edgardo Pellegrini e Marco Ventura, assistiti da tutta Lotta Continua, a dispetto di trucchi e sgambetti dei servizi responsabili, compilarono a proprio rischio e pericolo in pochi mesi dopo la strage. Un documento volutamente accantonato, perché incontestabile circa le responsabilità, la manovra Valpreda-anarchici, il volo dalla Questura di Calabresi dell’anarchico Pinelli, gli americani, come sempre. Da lì sono partiti tanti capitoli, arrivati fino a oggi, con protagonisti sempre uguali, sempre gli Usa e il suo baluardo nel Vicino Oriente, con l’ingresso in campo alla grande della mafia, vecchia consociata DC e Usa, a partire dal rapimento Moro e a finire ieri, con Borsellino.
Come Pasolini e con Dante abbiamo imparato che il padrone, qualsiasi forma assuma, da Erode a Obama, ha una coscienza potenzialmente tanto nera da essere disposto a qualsiasi atrocità, strage, genocidio, se pensa che solo una briciola della sua capacità di sottomettere, sfruttare, rubare viene messa in discussione. Il sindaco Sala ha chiesto scusa ai figli di Pinelli. E Mario Calabresi, figlio del commissario, no? Antico laboratorio, sempre operativo, l’Italia, nel Mediterraneo, cuore del mondo.

Con Milosevic come con Assad


Rivado a un ricordo già evocato. 2001, gli squadristi Otpor di Soros e della Cia imperversano contro Milosevic, per completare il regime change lanciato con le bombe da Bush, Nato, Gerhard Schroeder (SPD!), Woytila, D’Alema. Inviato di “Liberazione” a Belgrado, dalle bombe del 1999 alla caduta della Serbia libera e socialista, torno a Roma tutto contento per una fantastica intervista a Slobodan Milosevic, a casa sua, con intorno la famiglia, una specie di testamento morale e politico, un quadro del presente e del futuro della Serbia e del mondo da far entusiasmare e rabbrividire. L’ultima mai data da l presidente Jugoslavo. Rina Gagliardi, PRC, vicedirettrice con i baffi e le zanne, me la rifiuta e così Salvatore Cannavò, caporedattore, che già mi aveva cestinato di nascosto alcuni reportage. “Ci appiattiremmo troppo su Milosevic” fu la spiegazione di questi finti giornalisti che già avevano sentito il vento che tirava. Poi la pubblicò, tagliata, Il Corriere della Sera. Con la stessa scusa avevano tolto la parola a me e al politico sgradito ai potenti, altri due per i quali lavoravo da Belgrado (gratis): Scaramucci di Radio Popolare e il vignettista specializzato a prendersela con i bersagli sgraditi alla generalità, Stefano Disegni, oggi al Fatto Quotidiano e ieri direttore di una rivista comica.

Libertà di stampa all’Occidentale
La pratica di cucire bocche per non farne uscire parole sconvenienti o imbarazzanti vede gareggiare sinistra e destra per il primato. La voce dell’altro, quella che rompe lo specchio deformante davanti al quale pongono gli eventi tutti i MSM, main stream media, la grande stampa d’Occidente, è il nemico mortale. Potrebbe essere la quinta colonna all’interno del campo occidentale. Difforme dalla narrazione a noi servita, rischia di aprire squarci di verità (ci salviamo grazie a gente come Byoblu, ai russi e a strepitosi siti nord- e sudamericani).

 Baghdad, Belgrado

Ero a Belgrado e hanno subito raso al suolo il palazzo della TV, con 13 persone dentro. Non hanno sfiorato Radio B92, quella di Soros, cara a Casarini quanto lo sono tutte le creature del bandito speculatore. Ero a Bagdad e nel secondo giorno di bombardamenti, dalla mia finestra al Mansour Hotel, ho visto esplodere in fiamme il palazzo delle Poste e la torre di trasmissione tv e, un attimo dopo, il Ministero dell’Informazione, adiacente all’albergo. Ero a Damasco e indovinate cosa hanno polverizzato nelle prime ore. E a Tripoli, guarda le coincidenze, m’è capitato di vedere la stessa cosa. La voce dell’altro non deve essere sentita. La parola dell’altro è come il soffio su un castello di carte. E la consorteria della libera stampa tutta zitta. Come su Assange, l’ultimo martire della libertà di stampa come concepita nel nostro emisfero.

Assad: Censura solo politica


Veniamo a noi, che stiamo con Bashar dal primo giorno e durasse la guerra per altri vent’anni. Sappiamo che né lui, né il suo eroico popolo che da otto anni resistono a mezzo mondo e ai suoi strumenti più turpi, cederanno mai. Li chiamano i prussiani del Medioriente, nel senso migliore del termine. Mentre altri interlocutori a Byoblu cercavano di salvare la tremenda figuraccia dei vari caudilli Rai, riducendola a peccatucci, come il groviglio della burocrazia, gelosie interne, disamore per la Maggioni, incompetenza della stessa in quanto non responsabile di testata giornalistica e simili sciocchezzuole depistanti, mi permettevo di opporre la ragione politica. Nella nostra deprimente condizione, la ragione di Stato. Nel senso di PD, FI, IV, FdI, SI, PaP, Radicali vari, un po’ di M5S, Quirinale e Vaticano. E UE, e Washington e Nato.

L’intervista intera ce l’avete nei link, in inglese. Forse gira già, o girerà una traduzione italiana. Purtroppo, con un occhio solo a seguito di intervento per cataratta, faccio già abbastanza fatica con questo papiro qua.


https://youtu.be/qSIjcYTByKI    intervista Assad video

L’intervista è formidabile. Punto a favore di Assad e a sfavore della pubblicazione. Merito ne va anche a Monica Maggioni, che da presidente Rai ha fatto quel che ha fatto, ma qui ha fatto la giornalista. Quei colleghi (?) a Byoblu hanno anche detto che Rai News 24, Di Bella, e altri avrebbero fatto storie perché la Maggioni gli è sgradita. Risatona. Maggioni è vicepresidente della Trilateral di Kissinger e Rockefeller e membro di Bilderberg, cioè della cosiddetta Cupola globale. Le basta schioccare le dita per far uscire quello che vuole lei, o la Cupola (in questo caso Cupola convinta che bisogna riappropriarsi di Assad, il vincitore netto, troppo prezioso per lasciarlo a un elefante nella cristalleria come Erdogan, o a un rivale grande e grosso come Putin). Lo stesso discorso vale per il “groviglio burocratico” che, davanti a un’autrice come quella e a uno scoop di tale portata, verrebbe tagliato meglio che il nodo gordiano da Alessandro Magno.

Tutte grullaggini, cialtronaggini, scuse. La casta della categoria (quasi tutta, tranne alcuni in rete e molti precari frustrati) doveva salvare la faccia. Sapeva che perfino il New York Times, la Cupola dei falsari di prima classe, avrebbe pubblicato l’intervista, anche se poi l’avrebbe soffocata nei miasmi di editoriali proni a Netaniahu. Non avrebbe potuto trattarla come ha trattato la candidata alle primarie democratiche, Tulsi Gabbard, (soppressa dal “manifesto” perchè da Hillary subito classificata “agente di Putin” per aver denunciato le guerre Usa e aver incontrato Assad), perchè la Maggioni è la Maggioni. E’della casata giusta..

Basta leggere l’intervista per capire come i servitori pubblici Rai si siano dimenati come epilettici per evitare che, stavolta, la “voce dell’altro” fosse udita. Alla fine hanno chiuso la voragine professionale mettendola in onda su un canale di scherzetti e dolcetti, Rai Play, e un’ora dopo Damasco. Una toppa che pare il grembiule di un monatto del ‘600.

Una voce a sgretolare tutte le voci
Assad richiama l’ignominia di un OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) che, per avallare la bufala di un attacco chimico siriano a Douma, mai avvenuto, cancella la relazione di due suoi esperti. In Italia sull’enorme scandalo, pur filtrato in rete e che include anche le stragi dei bombardamenti “punitivi” Usa, tutti hanno messo una pietra tombale. Adesso Assad la tira via: stampa italiana e bombe Usa svergognate, Siria riabilitata. Inaccettabile.

Dal “manifesto” con i pupazzetti della cosiddetta sinistra radicale, attraverso il PD, fino ai detriti su cui galleggia il vecchietto di Arcore, con appresso i media di complemento, tutte vocine e vocione del Dipartimento di Stato, relative Ong e piazze sardinate, una volta esaurita la satanizzazione di Assad, davanti all’evidenza di 8 anni di efferatezze Nato e del mercenariato jihadista, o curdo, si salvavano l’anima dietro il paravento europeo. Europa che, dopotutto, non lanciava missili su città siriane, né reclutava e pagava terroristi, come invece Usa e Israele.

Europa terrorista?


Invece da Assad il ruolo assassino dell’Europa è venuto fuori in tutta la sua ipocrisia e nefandezza. Intanto per la partecipazione nella Nato di britannici, francesi, italiani, tedeschi e, per un po’, spagnoli, oltrechè degli Stati criptonazisti del Baltico. Poi la russofobia, sinofobia, iranofobia, hezbollahfobia di tutti quanti, a sostegno della belluina propaganda di guerra occidentale. Infine l’alleanza politica, sentimentale, armaiola con la peggiore feccia dispotico-fondamentalista del Golfo. E, a coronare il tutto, un papa che ha l’impudenza di ignorare il carnefice e indirizzare alla vittima, sotto forma di lettera al presidente, la prece di “smetterla con la violenza e di maltrattare i prigionieri”!. Ce n’era per spaventare a morte i Foa, i Salini, i Di Bella, suor Paterniti e tutto il cucuzzaro dell’informazione Rai.

Infine, l’indicibile detto da Assad è anche il ruolo, il sacrificio e la vittoria dell’Esercito Arabo Siriano in otto anni di guerra contro quanto messo in campo dal democratico Occidente, tra gangsterismo bombarolo e necrofagia jihadista e turca. Vittoria possibile soltanto grazie al supporto del popolo per i suoi soldati e il loro comandante supremo. La valente stampa italiana di ogni indirizzo, per spiegare la sconfitta dei jihadisti, aveva dovuto rifugiarsi tra i curdi, preferibili perchè al servizio dei nostri alleati Usa. Tacendo ovviamente che costoro erano usciti dalla loro enclave storica in quanto manovalanza per la costruzione delle basi Usa e per fare pulizia etnica di un terzo della Siria araba. Allora diventa difficile per la libera e valente stampa italiana sentire il capo dello Stato siriano illustrare, alla mano di fatti incontrovertibili, che la sconfitta dei briganti Al Qaida e Isis in tutta la Siria, tranne nelle parti occupate da Erdogan, era merito anche degli amici libanesi e iraniani, ma in misura decisiva dell’esercito nazionale siriano che, a dispetto dell’immane potenza del nemico, dell’immane sangue versato, del veleno mediatico versatogli addosso, di quasi 6 milioni di esuli o sradicati, esiste, resiste, avanza e vince. Nella Storia è difficile trovare qualcosa di simile.

Non solo Kobane. Asma Assad con soldatesse siriane

La Rai s’era tappata le orecchie e la vista e aveva voluto tapparli anche a noi tutti. Assad gli ha strappato le mani dalla nostra faccia. Fausto Biroslavo ha tentato la fortuna deviando il discorso sul tema-ciambella di salvataggio: “Il dittatore Assad, ha insanguinato per anni la Siria”. Il bravo inviato di tutte le testate Rai, non s’era accorto che Assad era stato eletto e rieletto in libere elezioni, attestate da osservatori ONU. Però c’era, in effetti, un po’ di sangue siriano sparso, quasi un oceano dal deserto al mare, estratto da mercenari e succhiato da signori che sui nostri schermi non sfigurano mai. Ma camminandovi con gli stivali da acqua alta, il bravo inviato RAI non se n’è accorto. E i suoi colleghi avevano altro cui pensare. Tipo, le traversate in yacht di lusso di Greta, le allegre sardine di Saviano, Revelli e Pascale, o i perseguitati incendiari di Hong Kong.

Nibal Madhat Badr, generale dell’Esercito Arabo Siriano


lunedì 9 dicembre 2019

Notiziole raggelanti e riscaldanti ----- AL MENO PEGGIO NON C’E’ MAI FINE (e non si parla di 5 Stelle)



Parlo invece di una democrazia neoliberale globalista che si definisce migliore e nemica del fascismo e, ça va sans dire, del comunismo. E dal cui universo, che i deterministi immaginano in espansione, elenco solo alcuni corpi celesti che già hanno impattato sulla Terra o lo stanno per fare. Prendiamo per buono – è un gioco - il falso assunto secondo cui il nostro esistente sarebbe il meno peggio rispetto a quelli del passato e che quindi saremmo, con Fukuyama, alla fine della Storia. E dimostriamo, alla mano di notiziole raggelanti o riscaldanti, che la Storia non finisce, anche perchè, in questa fase, al meno peggio non c’è mai fine.

 Orso M49

Ma partiamo da una notiziola riscaldante, con attinenza simbolica a quella che ci racconta che ai necrofori di Sistema non è riuscito di far fuori la Siria, e neppure l’Iran. E neppure la Corea del Nord e neppure l’Afghanistan e neppure il Venezuela, o il Nicaragua…L’Orso M49, quello per il quale il ministro 5Stelle Costa ha opposto lo scudo della vita alla frenesia doppiettistica dei leghisti e sparatori trentini, è ancora libero. E’ quella specie di Spartaco, o Che Guevara degli orsi, dei viventi tutti, che, catturato, ha scavalcato una recinzione elettrificata a 7000 volt e se l’è battuta. Ora è probabile che non lo becchino più: siamo al tempo del letargo e gli orsi diventano irreperibili. Libero orso in Stato di merda.
Quanto al nostro meno peggio senza fine, ecco qua:

Landini con la maglietta della salute e senza Gilet. La Francia, contro la riforma delle pensioni e altre sozzerie macroniane ha un anno e passa di Gilet Gialli, innesco a scioperi nazionali di tutte le categorie che, partiti la settimana scorsa, promettono di durare fino a quando questo galletto pseudogollista e godmansachsiano non abbassa la cresta. Noi abbiamo il grande schiamazzatore Maurizio Landini e la grande confederazione che alla riforma Fornero più Jobs Act ha opposto ben quattro ore di sciopero e, scesa in piazza insieme alla controparte padronale, ora s’impegna nell’alleanza con governo e imprese “per impedire che il paese si sbricioli” (cioè si francesizzi).

La Triade

In Bolivia nelle piazze donne, uomini e bambini indios in stracci si oppongono alle fucilate degli amerikofascisti del colpo di Stato. A Gaza, Palestina, altri in stracci insistono a farsi vedere scontenti, a dispetto dell’accoglienza di piombo, davanti a coloro che gli hanno preso il paese. Noi altri in piazza abbiamo le Sardine guidate da un Sartori, renzianissimo fino a ieri (e tuttoggi), quando faceva da stampella a devastatori sociali e ambientali, trivellatori e cementificatori in Basilicata e nel resto del paese, ponendosi a scudo di Jobs Act e piattaforme petrolifere. Oggi tracima aureolato da schermi e giornali per avere svuotato i cervelli di alcune migliaia di ragazzi di ogni idea, contenuto e proposito politici. In continuità ideale, a Hong Kong  a nobilitare i manifestanti per la democrazia e contro l’orco cinese, all’insegna delle bandiere di pace e libertà statunitensi e britanniche, si sono aggiunti, per dar man forte a incendi di cose e persone, i collaudati pacifisti nonviolenti delle formazioni naziste ucraine, da Settore di Destra al Battaglione Azov.

Nazi a Hong Kong

“Il manifesto”, con l’inviato amerikano Guido Moltedo, non si è ancora ripreso dalla sconfitta di Hillary Clinton, per la quale aveva condotto una campagna da oscurare quella dei Comitati Civici di Gedda per la DC. Oggi, impegnata nell’epistemologia della destra che si finge sinistra, ha vaticinato la candidatura di Michelle Obama, o, hai visto mai, una nuova prova di Santa Hillary, che la stessa festeggiatrice del linciaggio di Gheddafi e del neonazismo di Kiev ha ventilato nei giorni scorsi: “Never say never”. In compenso tace su Tulsi Gabbard, candidata democratica, anti-guerra e anti-golpe, cui lo Stato Profondo Usa vorrebbe far fare la fine di Giovanna d’Arco. E qui il meme del mio titolo si inorgoglisce del suo acume.


Meme glorificato anche dalla “discesa in campo” di Mr. Michael Bloomberg, con 55,5 miliardi di dollari nono tra i più ricchi del mondo, ex-sindaco sotto il quale New York ha superato il primato della diseguaglianza sociale e l’incarcerazione di afroamericani. Siccome Biden è arteriosclerotico e verrà spazzato via per aver ricattato il governo ucraino che processava suo figlio grassatore, Warren e Sanders, pur finti, sembrano troppo di sinistra, Ocasio-Cortez troppo verde (all’apparenza), ai democratici occorre uno che le primarie e poi la presidenza non le vinca, ma le compri.

Se sette guerre in quasi vent’anni, interventi più o meno clandestini in 135 paesi e 6,3 trilioni (seimilacinquecento miliardi) di dollari spesi dai cittadini Usa e Nato e finiti nelle tasche del complesso militar-industriale con annesso Pentagono, vi sembran pochi. Se vi sembra che non bastino milioni di antenne del 5G, una ogni cento metri almeno e 20mila nuovi satelliti per 200 miliardi di dollari, che tutti saranno impegnati a sfoltire il mondo elettromagneticamente a forza di leucemie e tumori vari (come se il digitale, gli inquinatori, i crittogamici, l’FMI, Big Pharma e i vaccini coatti non bastassero), il non c’è mai fine al meno peggio del progresso ve lo segnalano gli Usa che hanno deciso di militarizzare anche lo spazio a un costo, per il contribuente Usa e nostro (dato che la NATO non mancherà all’appuntamento), tra i 220 miliardi e 1 trilione. In compenso ha una resa grandiosa in termini di nazioni cancellate, terre rese inabitabili e mezzo mondo trasformato in smorzo.



Le Sardine già erano quello che erano (vedi sopra). Una prima esaltazione del mio titolo la devo all’apartitico Mattia Santori quando, sul palco con lui, ha incoronato il partiticissimo Bonaccini, quello della corsa al cemento, all’asfalto, alla sanità privatizzata e, soprattutto, alla secessione dei ricchi spacca-Italia in coda ai Sala e Fontana, gli sporchi brutti e cattivi salviniani tanto detestati dalle Sardine. Ora il meme del nostro titolo trova clamorosa e esaltante conferma dagli endorsement (come dicono i vernacolari. Noi diremmo riconoscimento, approvazione, sostegno). A sigillo della loro entrata nel panteon dei giovani che salveranno il mondo, i ragazzi del “manifesto politico” più intollerante, teppista ed escludente mai scritto, hanno ricevuto i più fichi maìtres a penser del bigoncio.


Landini, quello dello sciopericchio di 4 ore contro Fornero con 400mila esodati; Francesca Pascale, quella di Berlusca e Dudù; “Non una di meno”, quelle che non si occupano di maestre d’asilo sadiche; qualche 5 Stelle che non ha capito una mazza; Gruber, quella della formazione tre contro quell’uno che non le piace; Pisapia, quello di sinistra ma anche di destra. Marco Revelli, un futurista ardito che ha sostituito tutte le categorie politiche con quella dell’“umano”, punto. E ciò che non sta bene al filantropo Soros, non sta bene neanche a lui. A quando il doveroso invito al Bilderberg?

E poi sono arrivati nientemeno che i Papaboys, Che colpo, Sardine! Avete con voi i Navy Seals, i commandos, le Forze Speciali di Giovanni Paolo II!  Quelli messi in campo al tempo delle botte alla Polonia socialista, alla Jugoslavia infedele, alla Russia iconoclasta. Papaboys dal sommesso Ratzinger messi un po’ in sordina  e ora rimessi in sardina da Bergoglio, quello dell’abbraccio con Greta, quello dello IOR che investe in grandi compagnie del petrolio e del gas, quello che è tutta colpa di Assad e Chavez… Colpaccio mica da poco. Ha voglia Salvini a rintanarsi a Medjugorie!

600 sindaci su 7.914, il 7,5 del totale italiano straripano da Piazza della Scala, Milano, e proiettano nel mondo quella che è la bella immagine dell’Italia al tempo delle Sardine. Convergono e straripano per manifestare accanto a Liliana Segre e a fianco delle Sardine di tutto il paese. Per cosa? Questo non è detto. Oggi non usa. Allora contro … che cosa?

Ma, ragazzi, che domanda! Qual è l’ordine del giorno per farci dimenticare tutto quello che ci affligge, che ci riguarda, che viene manovrato da chi ci vuole bene e addirittura si premura di toglierci l’affanno di pensare e decidere per conto nostro? Ma è l’ODIO, no? Ed è contro questi sentimenti turpi, a cui così poca attenzione viene dedicata di questi tempi da chi sovrintende al nostro benessere morale e spirituale, contro il razzismo, l’intolleranza, la xenofobia, l’antisemitismo, l’omofobia, la LGBTQI-fobia, il populismo, il sovranismo. 
Noi, che pur non essendocelo mai sognati, siamo razzisti, antisemiti, xenofobi, populisti. Noi che, scappati come conigli dal pensiero unico giusto, bello e sardinesco, evidentemente odiamo!

Paradossalmente ci sono tutti, fratelli d’Italia, forzitaliani, italiani vivi, ovviamente Pizzarotti (dove c’è da esibire facce come il…, non manca mai) e, buondio, perfino leghisti. Quelli che gli ascoltatori democratici del manifesto sardino dicono che non bisogna assolutamente ascoltare mai. Stiamo arrivando al bene supremo: la Grande Unità Nazionale. Il nuovo Nazareno!  E chi ne potrà essere il padre nobile, se non Mattarella?
Alla Prima della Scala, da sotto strati triplici di fard, pellicce di visione, lifting e palle di botulino nelle gotte a spianare le grinze, con espressione soddisfatte della propria eccellenza, 4 sono stati i minuti della standing ovation al presidente Mattarella.
Perché?

Come perché? Non ha fatto forse dono agli italiani di un governo gialloverde, un altro giallonero, Tria, Gualtieri, ministro della Difesa Lorenzo Guerini e tutto ciò che questo comporta in termini di UE, euro, Nato, difesa dei nostri confini dall’Antartide a Kabul, in poche parole: civiltà occidentale? E poi canta pure bene. Che volete di più?

venerdì 6 dicembre 2019

L’impunità di classe al tempo del MES e della Prescrizione ----- ACHTUNG BANDITEN ! ----- Media falsari per omissione





Metabolizzata l’affettuosa gelosia di quella Francia che, dagli illuministi e dal 1789, passando per la Comune e arrivando a un anno e passa di fenomenali lotte dei Gilet Gialli, pur decimati, tra morti e mutilati, dalle emergenze fascistoidi di Macron, fino agli scioperi di milioni e di giorni, di ogni categoria, che stanno paralizzando la Francia e riducendo, nel confronto, a nanetti da giardino nel parco dei signori i vari Landini, Furlan e Barbagallo, torniamo alle nostre miserie. Che nessuno esplicita con minore pudore di quanto ci riesca il giornalismo dei nostri media.

Coloro che leggono queste note, tra epicurei che ne godono e stoici che le soffrono, sanno quanto mi sono strappato i capelli per le inversioni di rotta e gli arretramenti dei Cinquestelle (riferendomi sempre a quelli che ne sono responsabili, s’intende) e quanto me li sono inceneriti per essermi troppo a lungo ostinato a fidarmi di loro. Ho scritto anche un titolo “dal bene maggiore al male minore”. C’è chi, a questo proposito, lapalissianamente osserva che il meno peggio è comunque un peggio. Io rispondo con la stessa logica elementare, ma inoppugnabile: è quanto passa il convento. E allora cosa vogliamo fare? Chiudere il convento? Magari come Napoleone, che tanto bene fece in questo?

Cinque Stelle, il male minore. Quanto male, quanto minore?
E qui mi viene da pensare che i nostri Cinquestelle stanno a quanto noi avremmo voluto che fossero, come i mangiapreti Mazzini e Garibaldi stavano al Bonaparte che liquidava monasteri e sparava sugli altari. Ma tant’è: oggi siamo alla guerra tra onesti e farabutti e a quella tra chi la nostra sovranità vuole, se non recuperarla, difenderne l’ombra e coloro che, in cambio di due buffetti e quattro talleri, la vendono ai briganti di passo, i noti europassatori, cortesi o meno. E’ chiaro che parlo delle leggi del ministro Bonafede (non mi fate dire “grillino”, perché ormai quella qualifica fa riferimento a un delirante senile), mai viste e nemmeno subodorate in Italia, la Spazzacorrotti e la Prescrizione bloccata dal primo giudizio. La prima, mandando in galera evasori che agli italiani, per amore o per forza dabbene, rubano sui 110 miliardi all’anno, tagliando le unghie ai migliori amici di tutti gli altri partiti, nonché della cosca e dei suoi eunuchi installati a Bruxelles; la seconda impedisce agli stessi e ai loro affini di restare, a forza di prescrizione, lo 0,5% della popolazione carceraria italiana, a fronte del 13, 6% della Germania. E qui la guerra è contro un’architettura sociale che, grazie al concorso di avvocati e stampa (tutta “garantista”), blinda lo Stato nella sua storica consociazione politica e malaffare più o meno organizzato.

MES e svenditori neoprodiani
E parlo del MES. Si chiama “meccanismo di stabilità europeo”, perché, come già il Frankenstein suo predecessore, detto Fiscal Compact, stabilizza l’impero carolingio grazie a una moneta privatizzata che nei debiti e crediti pesa quanto viene deciso da una manica di banditi impadronitisi del continente. Con questo “meccanismo” hanno fatto sprofondare in mare la Grecia e, insieme alla Cina, hanno raccolto quanto ne è rimasto spiaggiato. Ora tocca all’Italia, Fortezza Bastiani sotto assedio dei Tartari (vedi Dino Buzzati), nella quale si è infiltrato il cavallo di Troia a tre teste: Conte, Tria, Gualtieri, con partiti sguatteri al seguito. Il quale neoprodiano Gualtieri, con padrino Mattarella e madrina Von der Leyen, ha l‘improntitudine di sancire che l’accordo, concluso di nascosto come tutte le porcate (TTIP, CETA, interventi militari), non è emendabile, è chiuso. Senza neanche che il parlamento ne abbia avuto sentore. Ci sarebbe da mandarlo in un campo di rieducazione. Per ora i Cinquestelle hanno ottenuto un rinvio a gennaio. Che non vada a finire come col TAV o con gli F35!

Non ditemi che non si tratta di battaglie epocali che, se portate fino in fondo e non compromesse da accordi al ribasso con il fronte – economico, politico, sindacale, clericale, istituzionale - che campa grazie a quella consociazione, prometterebbero un minimo di palingenesi nelle nostre condizioni di vita. E hai voglia a ridacchiare sui bambinoni che invocavano “onestà, onestà”, come fossero una fissazione frullata in capo a gente mai uscita dal luna park. Come hai voglia a cacciare nel raccoglitore della carta straccia la legge sul reddito di cittadinanza che ha osato l’inverosimile nella repubblica obliosa, non tanto dei crimini nazifascisti (ottima copertura a quelli attuali), quanto di una Costituzione nata dalla Resistenza e che formula il diritto al lavoro e a una vita dignitosa (Articolo 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa). Capirai quanto ne possono essere rimasti entusiasti quelli dell’euro, della “lenzuolata” delle deregolarizzazioni, del Jobs Act, della legge sulle pensioni, degli esodati del MOSE e mangiatoie varie.


Fate la guerra, non il reddito di cittadinanza
Reddito, ridicolizzato e odiato più di tutti dal “manifesto”, quotidiano “comunista”, che ha fatto fare, per la misura che vale, un’inversione a U al processo fisiologico del capitalismo di succhiamento verso l’alto delle ricchezze in basso e, nei suoi primi otto mesi, ha ridotto alla metà i 5 milioni di poveri assoluti, con una media di 570 euro ad assegnazione e la riduzione dell’1,5% di una diseguaglianza in crescita da decine d’anni. Dicono, con espressione di chi ha ingurgitato un bicchiere di aceto, che non si è ancora passati dal reddito al posto di lavoro. Ma siamo ai primi 8 mesi e, intanto, vi fa schifo che ci sia gente che mangia? Al “manifesto” sembra di sì. Vi disturba che il precariato sia stato attaccato e ridotto, che i vitalizi non ci siano più? Che i corrotti vadano in galera? Allora andate in piazza con le sardine e urlate all’antifascismo, antipopulismo, antisovranismo.

Detto questo, non mi resta che ribadire il disastro che è stato e continua ad essere il combinato Grillo-Di Maio e loro annessi, sconnessi come loro dagli amorosi sensi di chi aveva portato il M5S al 33% e ora lo punisce dimezzandolo e ridimezzandolo. A partire dall’ambiente e certe Grandi Opere, alla faccia dell’ottimo ministro Costa, e a finire con UE, euro e Nato (F35!), all’interno della garrota atlantico-sionista.

Stampa, cane di guardia per chi?
Di tutto questo come si occupa il meglio del nostro giornalismo, specchio deformante della realtà quanto e addirittura più di quello occidentale che, con standard aurei dal peso di New York Times, BBC, CNN, Der Spiegel, Le Monde, The Guardian, El Pais, ci fornisce le regole d’ingaggio?

Quando si parla di prescrizione, non ce n’è uno che non lamenti, in coro con la muta della Camera Penale inorridita dalla perdita della greppia assicurata da anni di rinvii, l’offesa al garantismo costituita da processi interminabili. Che invece lo sono per chi ha interesse ad arrivare a una prescrizione lunga lunga, come quella del premier mafioso Andreotti, o del killer svizzero all’amianto Schmidheiny. E tutta la bella compagnia di indagati, processati, condannati, prescritti che costituiscono il nerbo dei tradizionali partiti di governo e di opposizione. Questo, in positivo. In negativo abbiamo invece il dato, del tutto taciuto, che per le vittime di reati il provvedimento è salvifico, dopo decenni di beffe a chi era stato colpito da reati e si è visto sfuggire, non solo il risarcimento materiale e morale, ma la giustizia tutta intera. Pensate a Ilaria Cucchi, ai suoi genitori, se non ci fosse stato un carabiniere, uno solo, a dire la verità sugli assassini di Stefano.

Achtung Banditen anche nell’OPAC


Passo di palo in frasca. Ricordate l’attacco al gas cloro a Douma in Siria, 7 aprile 2018, mentre le truppe siriane, con gli alleati, stavano spazzando via il mercenariato Isis di Usa e Nato?  Ricordate che istantaneamente fu attribuito ad Assad e giustificò il rilancio dell’”Assad sanguinario dittatore” e conseguenti tremendi bombardamenti sulla popolazione civile? Ricordate poi l’OPAC, l’organismo per la proibizione delle armi chimiche, che intervenne sul posto e, dopo mesi e in contrasto con quanto affermato da testimoni oculari e giornalisti sul posto che avevano visto solo una sceneggiata di bambini lavati con l’acqua fredda, dichiarò esserci stato quell’attacco?

Attacco al cloro a Douma: un modello
Adesso Wikileaks, tuttora operativo nonostante Julian Assange sia rinchiuso illegalmente nel carcere di Londra e sottoposto a torture psicofisiche (nel silenzio dei colleghi giornalisti e dei loro organi sindacali, FNSI in testa), ha dimostrato che è stata tutta una vergognosa operazione di chi doveva scoprire una montatura, messa in atto dai famigerati Elmetti Bianchi, “servizio civile” dell’ISIS, e invece l’avallò. Due dei più qualificati tecnici dell’OPAC hanno fornito documenti che evidenziano come le loro conclusioni sul campo confutassero la micidiale menzogna dei vertici dell’organizzazione e di tutta la stampa occidentale. Conclusioni prima incluse e poi cancellate dal rapporto finale. Nessuno le ha potuto smentire. Notizia colossale, indice di come si fabbricano eventi che portano a smisurate tragedie. Altre ne seguiranno, ha detto Wikileaks. Il criminale imbroglio è stato recentemente ammesso dalla sola BBC, arresasi ai documenti. Ne avete trovato traccia nei vostri giornali e tv? Una correzione di quanto passivamente, colpevolmente, condiviso? Scuse, in primo luogo alla Siria?  Qualcuno ne ha parlato, ma ha attribuito la rivelazione a un “disinformatore putiniano”.

Naturalmente anche in questo caso, i social media che ne riferiscono sono quelli di tutte le fake news, di tutti i complottisti. Badate che i media cosiddetti “main stream”, ufficiali, mentono per la gola, la borsa, l’inclusione, la carriera, la pubblicità, la benevolenza di Bilderberg e similaria. Mentono non solo inventando e accreditando balle. Mentono soprattutto per omissione. E’ la manipolazione più insidiosa. Ne ho avuto prova soprattutto nei miei 16 anni in RAI. Questo dillo, questo meglio di no. Si tratta di una tenaglia tra la disinformazione prodotta da quanto si afferma sia accaduto e quella che nasce dall’affermazione che una cosa non avvenuta ci sia invece stata.

Giornalismo di omissione: il più efficace


Il falso da omissione è la tattica propagandistica più efficace nel distorcere la percezione della gente su quanto sta avvenendo nel mondo quando si tratta di notizie sconvenienti per l’establishment. Il vantaggio grande è che, mentre puoi essere chiamato a rispondere di notizie false e devi rimediare con imbarazzanti smentite o correzioni, non lo sarai mai per notizie omesse. Per cui l’inganno preferito dai media è questo, l’omissione. C’è una candidata democratica alla presidenza che si chiama Tulsi Gabbard. Senatrice delle Hawai, Militare della Guardia Nazionale, in missione in Iraq ha constatato cosa sono le guerre degli Usa. E’ presente in tutti i dibattiti televisivi dei vari candidati. E’ contro tutte le guerre, le sanzioni, i regime change, i colpi di Stato, le rivoluzioni colorate e altri strumenti delle aggressioni Usa. le sanzioni. Ha condannato il golpe Usa-fascisti in Bolivia. Ha incontrato Assad, ha negato che sia un mostro e ha detto che Douma era una bufala. Un fenomeno senza uguali e senza precedenti. Altro che Sanders o Warren, che sparano su Maduro quanto Trump. Tutto l’establishment la odia. L’avete mai sentita menzionare? Il "manifesto" preferisce Hillary.

Tulsi Gabbard

Ci rompono h24 sull’ impeachment senza basi di Trump. I corrotti veri, di cui non si dice, sono Joe Biden, candidato democratico alla Casa Bianca e il figlio Hunter, inquisito con la sua impresa di malfattori ucraini per tangenti e schifezze varie di tutto il giro di Obama. Biden ha chiesto che venisse rimosso il PM che accusava il figlio, altrimenti niente miliardo e mezzo di aiuti. Le versioni ufficiali sull’11/9 e la strage di 8000 a Srebrenica sono state smontate da migliaia di esperti e testimoni. Sentito parlarne? Grande indignazione per il muro di Trump tra Usa e Messico e per il blocco dei migranti. Obama ha espulso più immigrati di qualsiasi presidente Usa, 1,5 milioni. Ve l’hanno fatto sapere? Il “manifesto” si straccia ogni giorno le vesti per migranti e razzismo. Ha mai scritto una riga sulla mafia nigeriana che gestisce prostituzione e spaccio in tutta Italia? Potremmo riempire di queste prodezze la piramide di Cheope.

Un buon mentitore non mente sempre. Mente quando è necessario e inevitabile. Ciò che fa è più perfido e vile: distorce, dice mezze verità, enfatizza dettagli insignificanti e marginalizza quelli decisivi, riferisce acriticamente versioni ufficiali, fa dello spinning, fila frottole. Ho sott’occhi un pezzo di Alberto Negri sul “manifesto”, giornalista apprezzato anche a sinistra. Il titolo attrae, è sul vertice Nato, ma la sostanza devia. E’un ininterrotta esaltazione dei curdi siriani “vincitori dell’Isis”, scelleratamente abbandonati. Il loro ruolo da mercenari Usa nell’occupazione della Siria araba, la loro pulizia etnica della popolazione non curda? Zitto. Falsità per omissione.



Ci sono anche trucchi di occultamento meno appariscenti. Far sparire notizie sgradevoli in pagine lontane, o riducendole a tagli bassi e trafiletti. Sospendendone la pubblicazione fino a quando non si presenti una notiziona opportuna che possa oscurare quell’altra. O dando più voce e spazio alla versione opportuna rispetto a quella sconveniente. Nessuno dirà che hai censurato. Lo si è visto alla grande nello scandalo Renzi-Fondazione Open.
E’ la stampa, bellezza. Teniamolo sempre presente. Soprattutto quando questi soloni da angiporto si permettono di demonizzare i social. Pazzi o brutti che siano, vi troviamo più verità in quelli che in qualsiasi testata di prestigio.

Il Mediterraneo visto dall’ISPI, attraverso le lenti Deep State

Un’ultima cosa. In questi giorni a Roma grande kermesse allestita dall’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, in collaborazione con il Ministero degli esteri, retto da Luigi Di Maio. Da settimane l’ISPI ci bombarda con roboanti annunci del grande evento, l’elenco interminabile di illustrissimi ospiti dall’universo mondo, la rassegna di temi cruciali per l’umanità intera. L’evento si chiama “MED 2019” e si propone di sviscerare, alla mano di esperti ineguagliabili, tutte le problematiche che riguardano il Mediterraneo. A partire, ovviamente, da quelle strategiche.


Il direttore dell’ISPI è quel personaggio che si presenta frequentemente in tv quando questa ritiene che il volgo e l’inclita debbano essere informati – ed educati – su quanto avviene nel mondo. L’ISPI è il consolato italiano che rappresenta l’empireo della buona geopolitica. Quella statunitense, quella Nato, quella contro la Cina, la Russia e contro tutti quelli che non apprezzano, condividono e si assoggettano alla civiltà che da queste entità viene diffusa. La sua è la versione vernacolare di quanto emana da bocche della verità come l’Atlantic Council, la Freedom House, La National Endowment for Democracy (NED). In altre parole, l’eccellenza dei Think Tank e dell’intelligence dei Deep State anglosassoni. Achtung Banditen!

Ma Di Maio non era quello che la sovranità… la Nato….……

mercoledì 4 dicembre 2019

SARDINE: NON ABBOCCARE, NON ACCREDITARE, SMASCHERARE




Pubblico parte di un contributo dell’amico Piotr al dibattito se convenga o meno, interpretando Gramsci e altri in modo non omogeneo a seconda degli interlocutori, provare a inserirsi nel movimento di piazza delle cosiddette sardine. Fenomeno non spontaneo, ormai inconfutabilmente dimostratosi fiancheggiatore di un establishment domestico e internazionale rappresentato da oligarchie neoliberali (da noi PD, IV e annessi) parademocratiche, atlantiste, pro-UE, guerrafondaie. Le stesse che, tentando di coprire le proprie responsabilità per il deterioramento di tutte le condizioni sociali, economiche, ambientali, culturali, si definiscono antipopuliste, antirazziste, anti-xenofobe, antisovraniste, antifasciste, pur nel proseguimento accelerato di un processo di fascistizzazione imperialcapitalista. Un biototalitarismo del Terzo Millennio portato avanti con sempre più feroci meccanismi di trasferimento della ricchezza dai dominati ai dominanti, di sradicamento, mescolamento e livellamento di popoli, cancellazione di identità e della relativa coscienza-conoscenza di passato e presente, giusto e ingiusto, di falsi scopi, compressione di libertà e diritti nella società della manipolazione, falsificazione, sorveglianza, controllo e censura (definita dai fakenewsisti di regime “lotta alle fake news”).
Smascherare le operazioni alla “sardina”, dello stesso filone di tutte le rivoluzioni colorate e dei movimenti di distrazione di massa dai crimini del Sistema e dalle contraddizioni reali, dovrebbe essere l’impegno della fase.
Fulvio
Italia
Non ritenevo e non ritengo possibile “dialogare” con le Sardine?
Per due motivi, argomentavo.
Il primo motivo è che è un movimento blindato dai suoi leader, dai suoi sponsor, dai media, ed è blindato nelle modalità (anche tecniche) di convocazione. E' un movimento che se solo mostrasse crepe nella blindatura verrebbe immediatamente dismesso.
Il secondo motivo, legato al primo, è che la piattaforma di convocazione del movimento delle Sardine è stata congegnata in modo da escludere la discussione e il contraddittorio. E' una piattaforma escludente perché è basata su sentimenti politici vaghi che non devono assolutamente essere approfonditi razionalmente. Una piattaforma che si basa non su argomenti ma su insulti (“populista”, “razzista”, “nazionalista”, “sovranista”, “rossobruno”).
E' una piattaforma basata sui dogmi e sull'esorcismo. Una piattaforma religiosa, non politica.
Tuttavia facevo i miei sinceri auguri agli ardimentosi che volevano cimentarsi col dialogo.
Ed ecco i primi risultati.
A Firenze domenica scorsa una persona che si era intrufolata nel mare delle sardine con una bandiera rossa con tanto di falce e martello, è stata allontanata dalla folla.
A Taranto un gruppetto che oltre a Bella ciao si è messo a cantare Bandiera rossa è stato azzittito dalla folla. Notevole, se si pensa che ai miei tempi Bella ciao e Bandiera rossa andavano sempre in tandem! Tempi geologici differenti, evidentemente.
I media filosardineschi hanno motivato questi due spiacevoli episodi all'unisono: “Le Sardine non vogliono essere caratterizzate politicamente”.
Una grande, enorme cazzata che vuole nascondere la realtà.
Già, perché le Sardine sono molto caratterizzate politicamente. E caratterizzate molto male.
Quando gettano “un ponte ideale” tra loro “e chi manifesta a Hong Kong e in Iran” e non gettano invece nessun ponte ideale tra loro e chi manifesta in Bolivia contro il golpe fascista, in Cile contro il campo di concentramento neo-liberista messo in piedi dai tempi di Pinochet con l'ausilio dei Chicago boys, o con chi resiste in Venezuela alle squadracce dedite alle guarimbas, cioè alle violenze squadriste, o con la sinistra perseguitata in Ucraina e in Lettonia, se le Sardine scelgono di gettare quei due specifici ponti ma non gli altri, allora lo schieramento politico è certo e sicuro, come una madre rispetto a un padre.
Perché?
Perché il PD, assieme a Boldrini, Meloni e Salvini, sostiene il golpista fascistoide venezuelano Guaidó e si è rifiutato di incontrare i parenti delle vittime delle guarimbas.
Perché il PD, come Boldrini, Meloni e Salvini, non dice assolutamente nulla sul golpe fascista e razzista in Bolivia. Anzi, la sua (del PD) Mogherini ha definito “legittima” l'autoproclamata presidentessa.
Perché il PD ha sostenuto fin da subito i nazisti ucraini, tanto da far infuriare la sua stessa base.
Perché il PD, assieme ancora alla Meloni, sostiene Joshua Wong, il candidato para-golpista di Hong Kong frequentatore del capo ufficio PR di al-Qaida.
Perché il PD ha detto che sulle cose importanti non bisogna far votare la gente: il "popolo sovrano" se ne deve star zitto.
Perché il PD segue quel che dicono gli USA e oggi la principale parola d'ordine di Trump è: “Contro la Cina e contro l'Iran!”. E le Sardine fan da cassa di risonanza.
Perché siamo arrivati ad essere l'11° Paese al mondo per spese militari e non contento il neo-governo di neo-centrosinistra ha deciso di comprare 90 F35 a suon di miliardi di euro (con un inqualificabile voltafaccia sia del M5Stelle che del PD). Altro che scuola, lavoro e sanità.
Perché abbiamo uomini e mezzi militari in decine di Paesi stranieri e nemmeno sappiamo cosa stanno facendo (militari uccisi nel Kurdistan iracheno dove non dovevano esserci, nostri droni abbattuti in Libia dove nessuno sapeva che ci dovessero andare, …).
Perché il PD segue pedissequamente una potenza che ha fatto piani per una possibile guerra d'aggressione (contro i suoi competitors) dove sono tranquillamente previsti  centinaia di milioni di morti, che le "alcune migliaia di morti" per sedersi al tavoli delle trattative di Mussolini sono in confronto una ingenua bambinata. E non storcete il naso se dico questo, per favore, perché dopo che gli "psicopatici di Washington" (credit: Paul Craig Roberts, ex sottosegretario al tesoro di Reagan, uno che Washington la conosce bene) hanno stracciato unilaterlamente i trattati con la Russia sulle armi atomiche di medio raggio, dato che nel medio raggio ci siamo noi, quei morti potrebbero essere i nostri figli e le nostre figlie, i nostri e le nostre nipoti. Non fate gli struzzi.
Ecco il perché. Perché questo è il totale, la “bottom line”, il “grand total” della lista precedente: se proprio si vuole usare questa categoria, il PD è un partito fascista. Sì, anche lui. Non pensiate che noi si sia in una situazione così differente da quella del Bengala Occidentale. Non illudetevi.
Io ragiono con altre categorie, ma se proprio vi piace questa, occhio allora a dove sta il fascismo, attenti da dove proviene l'ondata.
Perché, abbiate pazienza, se un partito così “antipopulista”, “antiodiatore”, “antimachista” e “antisovranista” come il PD esegue gli ordini di un recordman mondiale del populismo, dell'odio, del machismo e della sovranità (o sovranismità) come Donald Trump, altro che Capo Horn. Il caos non può essere più completo.
Buona fortuna e buona navigazione.
Piotr


venerdì 29 novembre 2019

Rivolte dei signori(ni): tra le rose del clima e le viole di Hong Kong anche le petrosardine ci stan bene ---- MES NAZIONICIDA ED ELEZIONI CAPESTRO: I 5STELLE DA BENE MAGGIORE A MALE MINORE






Le sardine? Un movimento spontaneo di fiancheggiamento dell’establishment” (Giuliano Ferrara, Intelligence Usa, con incontenibile entusiasmo)

Il disordine sotto il cielo nell’ordine dei media
Dove eravamo rimasti? Ah già, le sardine, occhiutissime a “destra”, orbe a “sinistra”, per riprendere una categorizzazione che, oggi come oggi, vale quanto quella di “fedeli” e infedeli” per la religione, o “fascisti” e “democratici” per i globalisti neoliberali. E poi Di Maio e cosa stia facendo al M5S. E anche l’invasione nella parte nord-occidentale del pianeta di un movimento sul cambiamento climatico che ha tutte le caratteristiche, identitarie e strategiche, delle sollevazioni “spontanee” in corso nel mondo, da Hong Kong a Beirut, da Baghdad a Tehran. Che poi sono opposte ad altre di segno contrario, in Bolivia, Cile, Colombia. Ma che i media, strafurbi, mescolano tutte, facendone una zuppa nella quale si fa convivere la sana cicoria e la tossica mandragola. Così, l’ignaro se la pappa e viene steso da una bella colite di strumentalizzazioni.

Torniamo sull’argomento, proprio per dare una mano affinchè si eviti il debilitante inconveniente. E per dire della “spontaneità”, ecco un bell’esempio di manifestanti a Hong Kong che si battono per la democrazia con le mani nude degli oppressi e sfruttati, e un link che ne dimostra l’assoluta indipendenza e il rifiuto di ogni manipolazione esterna. https://youtu.be/98I4luNNai4 (si canta l’inno nazionale britannico e si sventolano bandiere UK)
 

 
Così bisognosi di essere soccorsi, questi inermi ragazzetti, che hanno messo a ferro e fuoco la metropoli, da richiedere l’intervento a gamba tesa di Trump, con sanzioni ai dirigenti cinesi (ormai siamo alle sanzioni a metà dei paesi del mondo che, peraltro, sarebbe una buona indicazione della perdita di egemonia degli Usa). Quanto a ingerenze negli affari interni di un altro paese, quella di Washington sta a quella presunta di Mosca nelle elezioni americane, come un caterpillar che sfonda la porta di casa sta a una mosca sul vetro della finestra.

Abbiamo visto la disarmata e del tutto autonoma “spontaneità” delle rivolte che piacciono alla gente che piace (al Sistema) e vediamo quelle che alla gente che piace piacciono per niente. Gente dilaniata dal dolore in Bolivia….


…..mentre dalle nostre parti abbiamo delle gradevolissime sardine…


   Extinction Rbellion con le brave ragazze e i bravi ragazzi di Bill Gates, George Soros e paperoni vari
 

 …. e, trattate un po’ diversamente, le cattivone del Cile.
Segnalate le differenze

Mentre dalla Bolivia si nota l’evoluzione, bene articolata dal “manifesto”, quando nelle sue analisi passa da “colpo di Stato fascista con direttore d’orchestra yankee”, al più equilibrato “crisi in Bolivia” e a certe femministe boliviane alle quali, nella congiuntura, preme soprattutto denunciare l’insopportabile machismo, mica del golpista Luis - el macho - Camacho, protagonista dichiaratamente nazista del golpe, ma l’evidentemente molto peggiore Evo Morales Ciò nel momento  in cui il popolo di Evo viene massacrato dai militari addestrati nella Scuola delle Americhe. Non manca mai al “manifesto” lo spunto per far risuonare alta e forte la voce del Deep State.

Da Bologna a Firenze a Palermo, i padroni si riprendono la piazza
L’organetto clintonian-obamiano che si annuncia come “quotidiano comunista”, esperto più di chiunque nel fingersi sorosianamente antagonista per frenare ogni vero antagonismo, alla vista di certe ascendenze renziane e piddine delle sardine, è stato anche il primo a suggerire agli organoni maggiori come sventare qualsiasi approfondimento, se non dubbio. Di quelli solitamente attribuiti a quei nemici del popolo che sono i complottisti. Dei bravi ragazzi che marinano la scuola il venerdì per ritrovarsi in piazza a salvare l’umanità dall’estinzione, nulla si può assolutamente dire, se non bene. Per cui quale migliore evoluzione che quella in cui tutta la meglio gioventù, Greta e i suoi, Fridays For Future, Extinction Rebellion, da 450 euro di rimborso al mese, e le “sardine”, si riunisca in un empireo di ragazzi, magari analfabeti funzionali, come dicono i ricercatori, ma compattamente e irriducibilmente anti-gas serra, antirazzisti, antipopulisti, anti-omofobi, magari LGBTQI, antisovranisti, implicitamente anti-Lega e, soprattutto, anti-Cinquestelle?

Sardine al petrolio? Per furbi e pirla basta un Bella ciao

Potevano mancare i soliti chierichietti  a fianco degli scontati incensatori dei pesci azzurri che ci penetrano in casa e sfondano certe ghiandole dagli schermi di Zoro, Formigli, Fazio, Gruber, Floris e via imbonendo? No, non potevano. Come non hanno potuto far mancare la propria fervida adesione a questi stessi quando navigavano, virtualmente o davvero, sui bastimenti della nuova tratta degli schiavi. Sono i cartonati sinistri messi a guardia di una Guantanamo Mondiale, operata dal globalismo delle sanzioni e delle guerre. Gli immancabili reperti museali della sinistra in buonafede, ma bischera. Il più esibito e, per buoni motivi, gradito agli amici del giaguaro Raiset-Cairo, è quel Marco Revelli, ultimo giapponese della Lista per gonzi Tsipras (Tsipras-Troika, in effetti) che, per ribadire la sua bravura negli abbagli, si sprofonda in peana per le sardine colorate.

Questa fusione di eccellenze democratiche, ecologiciste, antirazziste e ittiche, è la pietra filosofale che tramuta in oro liberal-socialdemocratico il cemento di un grande progressista  emiliano-romagnolo che, come l’ex-sindaco e poi ministro Delrio, governa sulla regione a più alta densità ‘ndranghetara d’Italia, ora vergognosamente pugnalato alle spalle da quei voltagabbana dei 5Stelle.

Del resto, non è che ci vuole molto a farsi sedurre da sardine e affini. Basta che intonino un Bella Ciao e il gioco è fatto. Tutti commossi e convinti che l’ossimoro sardine al petrolio, più Fridays For Future, sia la rivoluzione del subcomandante Marcos (peraltro truffaldina come questa). Io a quelli che hanno ridotto il canto partigiano a colonna sonora di ogni imbroglio dedicherei, se non proprio la sorte che i partigiani riservavano agli infiltrati, non sono ahinoi quei tempi, qualcosa di virtualmente simile.

Petrosardine – i trascorsi trivellisti della sardina Santori

 
pesci petrolizzati nella Basilicata dove per il capo-sardina servono più trivelle.


Le sardine sono una garanzia a 360 gradi. Non si fanno e non ci fanno mancare niente. Sono ecumenici, come “il manifesto”: dagli operai della Whirlpool alla Hillary Clinton del linciaggio della Libia e di Gheddafi. Pensate cosa ha scoperto il Professore di Diritto Costituzionale di Teramo, Enzo Di Salvatore, leader del movimento anti-idrocarburi No Triv (lo trovate da me intervistato anche sul docufilm “O la Troika o la vita”), oltre alle già note ascendenze renzian-piddine del caposardina fiorentino, Bernard Dika. Tre delle quattro sardine che hanno dato vita al fiancheggiamento dell’ultradestra PD-Italia Viva nelle prossime elezioni, lavorano con, o hanno a che fare con le compagnie dell’energia. Di cui poco agli anti-idrocarburi Fridays For Future sembra calare. Non vale a compremettere l’unità anti-populisti e anti-sovranisti.

Mattia Santori, subcomandante bolognese, nel 2014 si entusiasmò per lo Sblocca Italia di Renzi, culmine di ogni devastazione ambientale, più trivelle nella martoriata Basilicata e dappertutto, inceneritori e impianti energetici a gogò e militarizzati come strategici. Chi le contrasta è un disertore. Nel 2016 sostenne il sabotaggio del referendum contro le trivelle che squarciano Italia e Adriatico e a manetta per TAP e Grandi Opere. Un vero eroe della devastazione ambientale al servizio dei Grandi e Grossi. Non per nulla impazza in tv su onde di banalità sloganiste e vuoti politici e “il manifesto” gli ha lubrificato un’intervista degna di Rockefeller-Exxon, o George Soros (ve ne daremo conto prossimamente)


Le Petrosardine di Bologna

Chissà quanto la sorellina Greta, ospite coccolata da tutti i grandi inquinatori e guerrafondai della Terra, si troverà a suo agio accanto a questo giovanotto, circonfuso di allori e bagliori dal solito Formigli in Piazza Pulita, a compenso della sua totale inanità. Ciò che di lui e degli altri tre centurioni di Bologna – Roberto Morotti, Giulia Trapattoni e Andrea Garreffa - rende valido l’intervento accanto a una sinistra criptodestra in affanno e a spostare a destra il vuoto lasciato da Di Maio e soci, sono l’inevitabile faccia pulita, perché serena, curata, soddisfatta e compiaciuta, e le scelte che simili volti possono condividere.

Della Lega e dei Cinquestelle gli fanno schifo populismo, razzismo, sovranismo. Dei PD e sconnessi annessi non fanno schifo, anzi non fanno nemmeno notizia, l’obbedienza ai caudilli non eletti dell’UE, il ruolo di ascari dei sovranisti Usa, il plauso a colpi di Stato e rivolte colorate dei vari Soros, Cia, NED, le guerre ai “dittatori”, le sanzioni razziste ai popoli che hanno da morì, il genocidio strisciante dei palestinesi, il glifosato di Bayer-Monsanto, i vaccini coatti della Lorenzin-Glaxo, il populismo becero di Renzi, il clintonismo del PD, gli osceni scambi tra finanziamenti e favori, il consociativismo con ogni sorta di malaffare, il MES finalizzato a far sprofondare nel Mediterraneo, dopo la Grecia, l’altra appendice d’Europa, l’Italia, e far predare il nostro mare a chi, nel Nord, da duemila anni lo brama.

Il MES e altri boia

A proposito di MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, che è il nome d’arte, o piuttosto di battaglia, dei terroristi UE impegnati a imporre il principio della democratura: il potere dell’oligarchia plutocratica, sciolta dalla dipendenza da elezioni, sui popoli che ancora s’illudono di poter dire la loro mediante voto. E qui l’azionista di maggioranza nel parlamento, quello che sorride alle sardine mentre gli stanno tirando via la terra sotto ai piedi, tentenna, traccheggia, s’avvia all’impossibile compromesso con una triade Gualtieri-Mattarella-Von der Leyen che sentenziano “cosa fatta capo ha”.

Ecco, il peccato originale e diononvoglia finale: si chiama Ursula von der Leyen, il voto dei Cinquestelle che ne ha permesso l’elezione, quello contrastato che ne ha permesso la conferma a stragrande maggioranza degli euro-eunuchi (4 Eurodeputati 5Stelle tra contro e astenuti, grazie Corrao!). E, conseguentemente, la proclamazione dell’ ”emergenza ambientale” che, come tutte le “emergenze” adottate dai regimi pencolanti verso l’autoritarismo, non punta ad altro che a imporci lacci e lacciuoli per assoggettarci al imperialcapitalismo della Green New Economy. Grazie a Greta, Fridays For Future, Extinction Rebellion e petrosardine.

Il MES e il figlio deforme di un genitore pesantemente afflitto da deriva genetica, il Fiscal Compact, l’obbligo del pareggio di bilancio, addirittura inciso nelle tavole costituzionali. La Lega di Salvini dice benissimo che si tratta di un commissariamento dell’Italia, con un cappio al collo, il debito, che i boia non eletti dell’Unione – eminentemente le banche tedesche - possono stringere e stringeranno, quando si tratterrà di disperdere al vento le briciole dell’Italia che si sono mangiati. Sarebbe più convincente il solito cartonato Salvini se il suo braccio destro, sinistro e di centro, Giorgetti, non ne fosse stato il primo firmatario.


Ma lo scandalo vero non sono le mosse propagandistiche di Salvini, quanto la verità della sua accusa strumentale che il trio euro-mattarelliano della cattiva sorte, Conte, Tria e Gualtieri, abbiano accettato questo carcere a vita con esecuzione finale, senza renderne conto al parlamento. Roba da alto tradimento della Repubblica, come non senza ragione dice l’imbonitore papeetiano. Del resto, quella del passare per le istanze transnazionali non elette, sopra e sotto al parlamento, e quindi del popolo, è la trave portante della divisione dei poteri secondo la globalizzazione.. Cosa ci hanno fatto sapere del TTIP, del CETA, tutti negoziati in segreto, o delle operazioni militari clandestine, di combattimento ora scoperte in Iraq, grazie all’ordigno dei jihadisti e in Libia, grazie ad Haftar che ha abbattuto il nostro drone. Anzi due.

E Di Maio e la sua consorteria governista, dopo aver ingoiato Tav, Tap, Muos, combine elettorale col PD in Umbria, F35, Nato, Euro, Von der Leyen, Lagarde, inseriranno nella cintura esplosiva che si sono stretti in vita anche questo ordigno? Daranno retta a gente come la Lombardi che, tentato assieme al baldo Spadafora di far fuori la migliore e più perseguitata sindaca che fosse capitata al MoVimento, pone il suo ruolo di sgabello di Zingaretti governatore a modello di quanto i Cinquestelle dovrebbero fare in Emilia-Romagna e dappertutto? Quello Zingaretti, che distribuisce licenze per la devastazione dei centri storici e che, per la gioia di Lombardi, ha mancato tutti i suoi impegni sullo smaltimento dei rifiuti, ritardando dal 2012 il Piano regionale relativo e dandone la colpa e osando ricatti nei confronti della Raggi?

I 5Stelle, da bene maggiore a male minore


Se si applicasse ai 5Stelle l’aurea massima del “dimmi con chi vai”, guardando agli accalappiallocchi turboliberisti e finti sovranisti di prima e al concentrato di malaffare renzian-piddino nel quale si stanno facendo frullare adesso, vi sarebbero tutti i motivi per emigrare in Islanda. Come e peggio di prima, quando se la dovevano vedere con i latrati del pitbull, la tenaglia in cui si ritrovano, tra boa constrictor e serpente a sonagli, gli vorrebbe far saltare i pochi denti che gli restano. E che sarebbero: la prescrizione dopo il primo grado, che eviterebbe al paese un nuovo governo di un associato mafioso; la legge sul conflitto d’interessi, che ci risparmierebbe una classe dirigente di traffichini e trafficoni; un NO al MES da assordare Bruxelles, Parigi e Berlino, che strappi la mannaia agli esperti di nazionicidio; l’inchiesta di Paragone sulle banche, compresa la BCE, affinchè sia neutralizzato il principale strumento per la mostruosa diseguaglianza sociale su cui il liberalismo ha trionfato; la riforma dei contributi all’editoria, perché strombazzatori di partito, cosche, logge, canoniche, Stati Profondi, non vengano più tenuti in piedi dai miei soldi; la revoca delle concessioni autostradali ai profittatori e manutentori inadempienti e colpevoli di omicidi colposi; lo stop ai devastatori petroliferi e farmaceutici. Eccetera eccetera. E, subito, un’organizzazione, come tanti la richiedono, che ponga fine al biumvirato sultano - visir e faccia parlare, crescere e decidere il popolo 5Stelle.

Ci credete? Boh. Alla luce dei mesi recenti, mica tanto. Però è successo finalmente che un segmento del popolo 5Stelle ha contraddetto sultano e visir e ha deciso di non nascondersi e di gareggiare, a dispetto dei tempi bui, alle elezioni regionali. Buon segno. Purchè la lotta sia  senza remore e con ogni fibra del corpo e della testa pentastellati e non si faccia il giochino di correre da soli, ma senza dar troppo fastidio all’energumeno cementificatore. Sarebbe davvero il meritato 5% e anche meno. Tutto questo è compatibile con l’alleanza di governo? Per me, no.

Alessandro alza la voce.
Alessandro Di Battista, tornato dall’Iran dopo il doloroso evento della morte della madre, dopo tanto amaro silenzio, ha fatto sentire la sua voce. Può dire mille volte, nel nome della coesione di quanto brilla ancora nelle 5 Stelle, che la pensa come Di Maio. Di Maio è altro. Dibba è l’uomo, il militante, il politico che, secondo me, assieme a coloro che la pensano come lui e come le sue parole nell’intervista al FQ del 29 novembre: con gli eurodeputati che hanno votato contro Von der Leyen, la legge sul conflitto d’interesse che disarmerebbe tutti i gangster della politica e della burocrazia, ambiente sul serio, giustizia, fondazioni, MES, Benetton, liberismo, IMU della Chiesa…. Mancano UE, euro, Nato, molte cose, ma vedremo. Uno si attacca alla ciambella che gli capita a tiro. E io credo che Di Battista potrebbe dare una svolta alla deriva, fiducia agli sconcertati, un itinerario ai disorientati, fuoco alle polveri. E un alt all’invasione della Sardinen Jugend  Forse. Se le future vicende mi smentiscono, non ci sarà cenere sufficiente per il mio capo.


Personalmente non vedo altri che possano essere credibili con il popolo dei 5Stelle. Che comunque rimane se non la migliore, se non la più matura, la parte meno contaminata della nostra società. E questo è ciò che conta di più.