In
questi video ci sono due appelli contro il biocidio deciso dalla maggioranza di
questo governo di patrioti e difensori della Nazione. Una delle componenti della
cittadinanza di questa Nazione, quella bipede che viene impegnata nelle
missioni e guerre NATO, è già stata programmata a uccidere e farsi uccidere in
operazioni di messa a tacere di altri popoli. Soluzione welfare ai problemi
esistenziali dei 6 milioni di poveri, del 25,4% della cittadinanza a rischio di
povertà e dei sei milioni che non hanno neanche i soldi per il ticket.
Esentate
da una brutale patrimoniale, le 50.000 persone più ricche del paese, il cui
patrimonio è soltanto raddoppiata dal 1995, contribuiranno con le loro tasse
all’adeguato armamento di coloro che saranno sfuggiti alla povertà assoluta grazie
all’ufficio di collocamento NATO. A
questa bisogna li sta già preparando l’alternanza scuola-Forze Arnate
predisposta dal ministro Valditara. L’altra, quella che garantisce la
sopravvivenza e il futuro di tutto il resto, l’hanno sistemata con due leggi: una
sulle terre da abbandonare e l’altra, un ddl, sulla caccia.
Per
inciso, va detto che a quest’ultimo ha voluto subito plaudire, anticipandone il
risultato, nientemeno che Donald Trump jr, confermatosi degno figlio del
trombone bombarolo. Lo si è visto sulla laguna veneta mentre, in mimetica,
stivaloni e carabina, con altri yankees dava la caccia ad anatre e specie
avicole rare, di cui, come poi dichiarava ai microfoni, manco sapeva cosa
fossero. Che confluenza di amorosi intenti tra la nostra capa legislatrice e il
pargolo di colui che suole…implorare!
Il
“Liberi tutti”
Di
quest’ultima vi cito un riassunto come l’ha proposto, in un drammatico e
lacerante video, Giovanni Storti del trio Aldo Giovanni e Giacomo.
“La
caccia diventa pratica che, per legge, concorre alla tutela della biodiversità
e dell’ecosistema. Si estendono le aree cacciabili. Le Regioni sono obbligate a
ridurre le aree protette, se ritenute eccessive. Vengono riaperte gli impianti
di cattura di richiami vivi. Le specie che possono essere catturate passano da
7 a 47. Si potrà tenere qualsiasi uccello da richiamo in gabbia. Viene
consentita la caccia nelle aree demaniali, spiagge, foreste, praterie, boschi.
Cancellato ogni limite alla costruzione di nuovi appostamenti fissi di caccia.
Le gare di caccia sono consentite anche di notte e nei periodi di
nidificazione. Nelle aree private la caccia può essere consentita senza regole.
Si aumentano i tempi di caccia, anche nei periodi di migrazione e nidificazione.
La caccia sarà consentita anche dopo il tramonto. Sono previste sanzioni fino a
900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di
controllo”,
Nulla
è detto sui fenomeni criminali del bracconaggio e del traffico di animali.
Il
regime Meloni ha colto la palla al balzo. In un mondo dove la violenza
sopraffatrice la fa da padrona su diritto, leggi, etica, fin dal momento in cui
ai pargoli si mette davanti uno schermo su cui giocare a chi brucia, distrugge,
fa saltare, uccide di più e poi lo si passa da quello del gioco allo schermo
del vero come è a Gaza e nei meandri cerebrali di Netanyahu e Trump, Merz,
Macron, Crosetto, Meloni. A questo punto tutte le premesse per una buona legge
sulla caccia sono predisposte. E siccome le disgrazie non vengono mai da sole,
c’è anche una bella legge propedeutica al trionfo dei killer della biodiversità.
Quella che farà del nostro entroterra, cioè degli organi interni del nostro
corpo nazionale, il deserto del Gobi.
Non
si uccide così anche la terra?
Siamo
una nazione in evidente declino, politico, economico, culturale, sociale. Non
ci piove. Ma siamo anche una nazione, un paese, in disfacimento. E non mi
riferisco solo all’aberrante strategia contro-risorgimentale e anti-unitaria
dell’autonomia differenziata, con il ritorno ai contadi, baronie, ducati e
feudi, Stato della Chiesa, stavolta non governati da sangue blù, ma dal sangue
da vampiri cavato dalla terra, dai suoi frutti, dai suoi abitanti. Tutte cose
che un processo rivoluzionario di tanti anni fa era riuscito, con istituzioni
pubbliche impegnate per l’interesse collettivo, quanto meno a temperare.
Il
nostro destino è segnato in misura crescente dalle diseguaglianze. Ne abbiamo
visione e coscienza ogni momento. Ciò che c’è di nuovo in questo fenomeno è una
diseguaglianza, sì storicamente determinata, ma ora programmata, decisa.
Portata avanti fino all’estinzione di
sue parti, di territorio e di vita.
Non
mi ricordo più dove, ma da qualche parte ho letto una frase che centra il
nocciolo: “Mentre l’Italia in uniforme NATO destina il 5% al riarmo, l’Italia
profonda, rurale e montana, i tre quarti del territorio nazionale, è destinata
al disarmo”. Civile e deliberatamente strategico. Ed è qui che si congiungono
due crimini antinazionali in un unico progetto: terre disantropizzate che
muoiono, occasione per una disordinata proliferazione di vita animale e,
dunque, per il trionfo di quanto si ripromette la legge per la caccia.
Legge-regalo a mezzo milione di elettori con fucile, di età superiore ai 65
anni e spesso degli 80, detestati dall’85% degli italiani e che, nel solo 23,
hanno fatto 79 vittime di pallottole, di cui 19 morti. Poi c’è da lisciare il
pelo all’indotto di produzione di armi e munizioni, reso incontinente dalle
prospettive belliche.
Taglio
e butto
Dove
c’è blù non c’è più paese
Si
chiama Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI). E’ stato
approvato dal governo Meloni nel 2023, è il più micidiale attentato al paese
mai concepito, ma non se ne parla. E quindi non c’è opposizione. Per aree
interne si intende qualcosa come 4.000 comuni, il 60% del territorio nazionale
su cui insistono a vivere 13 milioni di persone, circa un quarto di una
popolazione già di suo in difetto di riproduzione.
Sono
cittadini a pieno titolo, spesso tra i migliori, dei più “nostri”, ma che non
hanno treno, autobus, ospedale, farmacia, scuola, fabbrica, tribunale,
copertura digitale, stazione dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco. E vi si
arriva per strade dissestate, mai rattoppate, piene di buchi e incidenti. Destinati
a una desertificazione pianificata. Lo Stato si fa dare una mano dai privati
nella cosiddetta razionalizzazione, ossia nel taglio dei punti d’appoggio della
socialità minima. Tra il 2022 e il 2023 fuggendo dai propri luoghi, hanno
celebrato l’arrivo del regime nostalgico 214.000 persone.
C’è
un 5% del PIL da investire di cui si parla molto, ma non deve andare a fornire
questi elementi costitutivi della vita collettiva come prescritta da decenza e
Costituzione. Deve andare al riarmo. Investimenti su un capillare reticolo
ferroviario, come un tempo spesso c’era? Con Salvini? Col Ponte da 13,5
miliardi?
Sono
dichiarate zone depresse, a rischio di povertà, ovviamente inevitabile, con un
futuro di spopolamento, ovviamente irreversibile. Lo PSNAI è il “piano mirato
che accompagni queste zone depresse in un percorso di cronicizzato declino e
invecchiamento”. In altre circostanze, si chiama eutanasia ed è procedura
avversata dalla Chiesa e dalla sua rappresentanza politica, stavolta perfino
fascista.
Qualche
frammento di questa dimissione, avente una presenza compensatoria, per esempio
di immigrati, ha una piccola chance di essere rilanciato. Qualche ugandese
coltiverà ancora un campo di patate. Era la terra della nostra fondamentale
ricchezza agricola, della piccola e media proprietà rurale dalla quale il
popolo traeva il suo sostentamento alimentare. Quello sano, integro. Prima di
una Grande Distribuzione che si rifornisce altrove e alla quale sta bene, oltre
alla nostra, la desertificazione dei paesi d’emigrazione purchè produca quello spurgo
di schiavi sul nostro territorio.
Resta
da vedere cose ne pensa del rilancio di territori agonizzanti il bilancio
statale del 5% alla guerra, quando questa di guerra, al proprio corpo tuttora
vivo, non costa e non rende niente. Tutto il rimanente esalterà ulteriormente
l’incuria che già tutti i governi di questo paese, quale più quale meno, gli
hanno riservato e diventerà Italia fantasma.
Alla
classe che esprime e favorisce i gruppi dirigenti e ne è protetta, tutto questo
importa poco e, del resto, costerebbe troppo e renderebbe poco. Si considera
irreversibile il dato strategico dei giovani che se ne vanno a cercare lavoro
lontano da casa, dei vecchi che finiscono col togliere il disturbo, del
superamento della necessità di mettere a fare qualcosa di davvero patriottico
un Lollobrigida, o un Urso. Se proprio si vuole insistere a salvare certi
comuni, ci pensino loro, i comuni. E il loro pensiero si avvalga
dell’ininterrotto definanziamento subito da questo governo e da quelli prima, compreso
quello del PNRR dedicato al welfare.
Italia
in discarica
Quello
che il Piano definisce “accompagnamento in un percorso di spopolamento
irreversibile”, visto che ogni inversione di tendenza è esclusa a priori, è un
accompagnamento in discarica di luoghi della nostra anima collettiva: Gran
Sasso, Sila, Irpinia, Cilento, Vallo di Diana, Appennino Emiliano bassa
ferrarese, colli di Parma e Piacenza, Garfagnana, Simbruini, Monti reatini.
Alta Tuscia, Alta Valtellina, Alto Lago di Como, Valli del Lario, Delta del Po,
Val di Sole, Vali Piemontesi Bormida, Ossola, Lanzo, bassa Valle d’Aosta,
Appennino di Pesaro e Ancona, Piceno, Valnerina, il Sannio, il Matese, il Gennargentu,
Nebrodi e Madonie, Salento…
Ho
citato, alla rinfusa, appena metà dei territori a perdere.
Una
mano data da tanti, anche dal terremoto
Tutta
farina del sacco tossico del regime patriottico? Ho girato un documentario,
“O la Troika o la vita”, che illustra l’imperversare di ciò che era, e oggi
è, al comando in Europa e in Italia, con particolare attenzione a cosa è stato
fatto nei territori del terremoto del 2016. Tre anni dopo non erano state
rimosse tutte le macerie. Otto anni dopo la ricostruzione non è lontanamente
completata, false promesse, false partenze, grandi parate di presidenti e
ministri. Ma nessuno ha fermato l’abbandono per venir meno delle condizioni di
vivere e produrre. Molti paesi sono diventati paesi da cartolina antica. La
riparazione economica e sociale non è mai stata completata. Opere strategiche,
strade, viadotti, sono ferme. Partito è invece lo spopolamento.
Prima
si temeva un cambiamento d’uso di territorio e abitati finalizzato a un diverso
sviluppo, non più fondato su attività che nascono dal legame
abitanti-territorio, ma finalizzato al turismo ecologico e di lusso. Grandi
alberghi, parchi a tema, collegamenti collina-mare, cottage. E, l’attrattiva di
quanto è rimasto in piedi come patrimonio da ammirare. Una cattedrale
diroccata, una pavimentazione romana, il palazzo del Signore.
Noi
e gli altri animali
C’è
qualcuno che si frega le mani per l’abbandono delle terre interne. Tutto spazio
da rivendicare a doppiette e vita da colpire e trasformare in trofeo della
propria perizia e disposizione a uccidere. Pensavo che con certi energumeni
dell’animalicidio leghisti si fosse raggiunto un limite. Anche con il
tristemente confermato presidente della Regione Trentino, Maurizio Fugatti, che
alla carica deve essere arrivato camminando, anziché su un tappeto rosso, su
una serie di pelli di orsi da lui fatti ammazzare. Giustiziati, anziché
spostati nei santuari indicati dalle associazioni, perché “incutono paura”, si
avvicinano alle case e in uno scontro tra uomo e orso per una volta ci aveva
rimesso l’uomo.
O eliminati
da un bracconaggio ben poco perseguito e che torna a minacciare l’estinzione
del progenitore del mio bassotto Ernesto, discendente nobilissimo di uno degli
animali più utili alla preservazione della biodiversità, maestro di vita nella
solidarietà e collaborazione di branco, il lupo. Lupo caratteristicamente
inviso anche alla baronessa Ursula von der Leyen che ne ha auspicato lo
sterminio (subito attuato dai neo-NATOI svedesi), insieme a quello dei russi.
Umani.
Anni
fa, per la RAI mi sono ritrovato ripetutamente nelle vali bergamasche e
bresciane, o anche nei boschi sulle colline di Ischia, o della Sila,
accompagnato da generose e sagge guardie zoofile (quando c’era ancora una
meraviglia delle nostre polizie, il Corpo Forestale dello Stato). Si cercava,
denunciava e reprimeva quanto oggi è consentito e incoraggiato per legge da un
governo che, coerentemente, solidarizza con le stragi compiute da suoi alleati
e a volte vi collabora. Sapendo benissimo che nelle guerre che approva, o a cui
partecipa, il genocidio visibile è accompagnato dal biocidio, cioè dalla
distruzione della biodiversità, ogni indispensabile specie di animale, dall’ape
alla rondine, dallo scoiattolo alla lepre, compreso.
Si
rimuovevano gli orribili richiami vivi con i quali, uccelli legati ai rami, o
chiusi in gabbia, i cui disperati squittii richiamano altri uccelli da
abbattere a fucilate, o da imprigionare in trappole dalla lenta e dolorosa
agonia.
Caccia
per una soddisfazione che non serve a nutrirti, o a vestirti, non compensa le
tue inadeguatezze e, di conseguenza, richiede una ripetizione, l’escalation.
Nasce dalla voluttà, del tutto sterile, di sopraffare, fino all’uccisione, e
compensare gli inevitabili sensi di inferiorità determinati da varie cause:
rapporti umani, impotenza, frustrazione sociale, mancata considerazione,
carenza affettiva, sessuale, solitudine, esclusione. Il fucile protesi del
pene. La socialità della caccia di gara che sostituisce la fratellanza.
L’uccisione a compensare la mancanza d’amore.
Abominii
non solo venatori
Rifarsi
una credibilità a spese degli animali non è solo del cacciatore. L’indulgenza
del potere che non tollera atti di solidarietà per Gaza, è tutta per chi esercita,
al pari di esso, una vantata supremazia sui deboli, si impone ai sottoposti per
riaffermare un diritto che si fa derivare dalla natura e, a te omuncolo, dà la
sensazione di essere protagonista. E il forte che alleva e destina a mattatoi,
chiamati laboratori, migliaia di Beagle, per vedere “l’effetto che farebbe”
sull’umano un avvelenamento, una lesione del rene, un glaucoma, o un arto disarticolato, una scossa elettrica,
una dermatite, inflitti all’animale fatto cavia (ricordate lo scandalo del
commercio dei Beagle nell’inferno di Green Hill a Montichiari e degli
esprimenti della multinazionale farmaceutica Aptuit di Verona?). Vuoi testare
qualcosa destinata all’umano? Sei un testa di cazzo vigliacco che approfitta di
chi non si difende, anche perché si fida. Testalo sull’umano, punto e basta!
Il
riprecipitare in forme di neonazismo travestito da tecno-oligarchia e nel
graduale sopravvento della forza sul diritto, umano o di legge, ce l’ha
documentato, con coraggio e agghiacciante evidenza, su Report, Giulia Innocenzi
con le sue inchieste sugli allevamenti di maiali, polli, anatre. Il totale
disprezzo di imprenditori, addetti, ispettori, per un minimo di rispetto per la
vita, il dolore, in un ambiente di totale setticità, tra animali trattati come
barattoli da scalciare e carogne che marciscono tra vivi appiccicati a migliaia
negli spazi dell’immobilità gli uni agli altri.
E
pensare che siamo andati precipitando fin da quando, negli anni’80 in Rai, ero
impegnato a denunciare questo abominio, girando per gli allevamenti di animali
“da consumo”. Dai falansteri a quattro piani, senza sole e senza cielo, dei
polli di Amadori, ai cubicoli piemontesi, nei quali i vitelli dovevano maturare
in pochi mesi senza potersi muovere, al massimo accasciarsi. Bovini per rapida
crescita e rapido consumo, di grande avevano solo gli occhi disperati, senza
luce naturale, ma con ricche dosi di antibiotici e ormoni. Praticaccia
avvelenatrice contro la quale si batteva un coraggioso quanto impotente Mario
Valpreda, direttore generale della Sanità in Piemonte. Le cose sono peggiorate,
di pari passo con la spietatezza del neoliberismo e il ritorno
dell’imperialismo militare.
Un
Netanyahu per la biodiversità
Per
chi è sodale, solidale e socio di uno che fa sparare in fronte ai bambini, al ventre
delle donne e istruisce i cani a stuprare uomini incarcerati, il ddl Caccia,
approvato il 13 maggio 2026 dalla Commissione Ambiente e Industria e ora in
discussione alle Camere, è il meno che ci si poteva aspettare da chi anela a
mettersi all’altezza. Era stato tolto di mezzo, da Renzi (da chi se no?), il
Corpo Forestale dello Stato (depotenziato e incorporato nei CC) che, composto
da gente eccezionalmente appassionata e competente, non teneva conto della
faccia di nessuno. Me lo sono trovato accanto, assist formidabile, in parecchie
battaglie, a partire dai traffici di rifiuti tra La Spezia e la Somalia. Ora è
toccato all’ultima salvaguardia.
La
legge sulla caccia prevede anche la riduzione dei poteri, storicamente salvici,
dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, ISPRA. Erano
vincolanti, a protezione di natura e animali, ora se ne può tener conto quanto
di un pronostico sulla partita al bar. Chi pensate ne verrà messo spudoratamente
a capo dagli amichettisti? Il candidato è Ettore de Conciliis de Iorio,
cacciatore e lobbista del mondo venatorio.
L’aspetto
più indecentemente autoritario della legge, compilata dal senatore Lucio Malan,
non sta solo nelle nuove regole che il bravo e scandalizzato Giovanni ci ha
elencato. Ci sono le competenze regionali, nel Nord da sempre impegnate alla
morte per la…morte degli animali, che vengono ampliate e rafforzate sul
calendario, sugli ambiti territoriali, sulle deroghe e sulla gestione della
fauna. Rafforzate in misura addirittura anticostituzionale - e qui sta la
soppressione fascistica della libertà di manifestare – anche ”sanzionando le
azioni atte ad ostacolare i piani di controllo” (controllo sta per caccia).
Si tratta in parole chiare del divieto di impedire, ostacolare o rallentare le
attività previste dal citato Piano straordinario di gestione della fauna
selvatica.
Forse,
avessimo saputo meglio impedire, ostacolare o rallentare le attività ora
rilanciate all’ennesima potenza, avremmo ancora lo storione, la quaglia, la
gru, il pipistrello di Blasius e non rischieremmo ora di perdere anche l’orso
marsicano, il capovaccaio, la pernice bianca, lo stambecco, le farfalle…
Canis
Lupus
Quanto
al soprannominato antenato del bassotto Ernesto e origine e simbolo della
convivenza e amicizia tra umani e canini, il lupo (Canis lupus) esce dal
novero delle specie “particolarmente protette, anche sotto il profilo
sanzionatorio”, come del resto anticipato dallo sciagurato declassamento UE del
lupo, subito seguito da uno sterminio di esemplari in Svezia e in Abruzzo, dove
sono stati avvelenati 18 esemplari, nientemeno che all’interno del Parco
Nazionale. Parco a suo tempo salvato e potenziato da un grande direttore,
Franco Tassi, di cui ho avuto il
privilegio di essere amico e che era riuscito a sconfiggere un coacervo di
interessi devastatori, edili e commerciali.
Tutta
questa licenza del liberi tutti contro tutti, lubrificata dalla pretesa che le
modifiche previste “sono funzionali a contrastare il fenomeno della
proliferazione delle specie invasive, che continua ad arrecare danno alle
attività produttive e a esporre a pericolo l’incolumità dei singoli”
(immaginare gli orgasmi del presidente trentino Fugatti). L’immagine qui sotto
è per chi di tutto questo è pronto a farsene una ragione.
ELENCO DELLE associazioni che lottano contro questo
abominio, per CHI VOLESSE DARE UNA MANO
AFNI –
ALTRITALIA AMBIENTE – ALLEANZA ANTISPECISTA – ALTURA – AMICI DELLA TERRA –
ANIMAL AID ITALIA – ANIMALISTI ITALIANI – ANIMAL LAW ITALIA – ANIMAL VOICES
UNITED – ASOIM – ASSOCIAZIONE CARETTA CARETTA -ASSOCIAZIONE IO NON HO PAURA DEL
LUPO – ATTIVISTI GRUPPO RANDAGIO – CERM – CIRF – CISO – EARTH – EBN – ENPA –
ESSERE ANIMALI – ETICOSCIENZA – FEDER TREK – FEDERAZIONE PRO NATURA –
FONDAZIONE CAPELLINO – FONDAZIONE CAVE CANEM – FONDAZIONE MAREVIVO – GAIA
ANIMALI&AMBIENTE – GAROL – GREEN IMPACT – GREENPEACE – GRIG – GRUPPO
INSUBRICO DI ORNITOLOGIA – GYBN ITALY – HUMANE WORLD FOR ANIMALS – ISDE – LAC –
LAV – LEAL – LEGAMBIENTE – LEIDAA – LIMAV – LIPU – LNDC – MAN – MOUNTAIN
WILDERNESS – NAHR – OASICOSTIERA ODV – OIPA – RETE DEI SANTUARI – REWILDING
APPENINES – SALVIAMO L’ORSO – SOCIETÀ ORNITOLOGICA ITALIANA – SOS GAIA – SROPU
– SRSN – VAS- WALDRAPPTEAM – WWF ITALIA
