domenica 16 gennaio 2011

PAPE SATA'N, PAPE SATA'N ALEPPE! E ricordiamoci dell'Honduras.


Quanti si tengono or là sù gran regi
che qui staranno come porci in brago,
di sé lasciando orribili dispregi!
(Dante Alighieri, Inferno, VIII, 49-51)


Tra nazi ci si intende
Ma che sorpresa! Il Nazinger beatifica - contro i regolamenti, ma il socio Marchionne garantisce che non contano nulla - il predecessore amico di Pinochet e Videla e cappellano della Cia con i finanziamenti del mafioso (probabile assassino di papa Luciani) Marcinkus all'infiltrato Walesa. Urla contro coppie di fatto e nascite e morti autogestite, fa dei cristiani, millennari persecutori di tutti gli altri, le vittime massime (all'israeliana), sprofonda nel silenzio sui musulmani massacrati in giro per il mondo dalla cupola di cui fa parte. Addobbato come un incubo di Bulgari, ripropone il modello del satrapo bizantino. La romana Chiesa si conferma carcinoma dell'umanità. Perfetto socio colluso-colliso della cupola genocida mondiale.




RIVOLUZIONI IN MAGHREB? OCCHIO!
Figuratevi se uno come me, che gira il mondo a raccontare le lotte e vittorie di masse violente in sacrosanta rivolta, possa non sentirsi anima e corpo parte delle rivolte maghrebine. Ma fermarsi lì, senza guardare un attimo dietro le nebbie dei gas, è come accontentarsi di una donna truccata per la serata senza volerla vedere la mattina al risveglio. O come leggere "il manifesto" e le piatte e superficiali cronache tunisine dell'innominabile islamofoba Giuliana Sgrena. O come quei chierici di Cuba che plaudono alla "revolucion" anche quando quella si mette giacca e cravatta. Dubbi? Mai! Intanto fa rabbrividire il confronto tra le rampogne inflitte dai media imperiali ai "violenti" della rivolta studentesca europea e la benevolenza riservata ai ben più violenti (evviva) oppositori di Ben Ali (al quale era rimasto un solo amico, lo sprovveduto manichino Upim, Frattini). Buttato a mare da tutti i suoi sponsor, come fosse un Noriega qualunque, insediato un compare del satrapo, presidente del parlamento, bollati di estremismo islamico coloro che non si rassegnavano al trasformismo gattopardesco allestito dalla "comunità internazionale", elogiati sindacati e partiti di sinistra, quelli sì "ragionevoli", pronti al "dialogo" e all'"unità nazionale" quanto da sempre i nostri e quasi tutti quelli del Terzo Mondo, ecco che un'insurrezione di popolo di segno rivoluzionario viene sfilata ai suoi protagonisti e messa nelle mani di qualche normalizzatore. Un vassallo logoro e screditato sostituito dalla cupola con un vassallo "democratico". Come Obama dopo Bush, come Menem dopo Videla, come Santos dopo Uribe, come Montezemolo o Draghi dopo Berlusconi. Cambiare tutto perchè nulla cambi.

In più c'è da guardare alle origini dei moti maghrebini, che poi sono anche nordafricani e mediorientali: proteste del pane e della libertà negli stati di polizia, travestiti da democrazie e venduti a USraele-UE, in Algeria, Marocco, Tunisia, Giordania, attentati Mossad contro copti in Egitto, provocazioni giudiziarie anti-Hezbollah ad opera del solito tribunale di comodo (Milosevic, Bashir...) che, dopo averci provato con la Siria, fallendo grottescamente, ora cerca di addossare il crimine Mossad dell'uccisione di Rafiq Hariri, ai vincitori dei cannibali israeliani, fino alla secessione del Sud Sudan, del suo petrolio e delle acque del Nilo. Sono tutti fenomeni inerenti a una strategia di destabilizzazione e frantumazione del mondo arabo. Con dunque la manina visibile o meno visibile dei superspecialisti in provocazioni e terrorismo: Mossad-Cia-NED-Freedom House e affini. Dice, ma se le masse si rivoltano contro despoti corrotti, affamatori del popolo e servi dell'Occidente colonialista! Già, gli potrebbero pure star bene, quelle masse oggi, agli strateghi del divide et impera., purchè le si faccia rientrare poi nell’ordine costituito, liberista e imperiale. Come sanno che gli Abu Mazen, gli Abdallah, i Ben Ali, i Bouteflika sono merce a disposizione del migliore offerente, sanno anche che si tratta di merce marcia galleggiante sopra terremoti sociali in fieri e che li travolgeranno. Non è allora più saggio sostenere le rivolte popolari, preparare fin da prima la soluzione gradita e che possa radunare i "moderati", prima che spunti un nuovo Nasser o, meglio, un nuovo Saddam, a fare rivoluzioni vere? Intanto per l'Egitto e il Pakistan bastano alcune bombe tra i copti. Come da noi quelle del '92-'93..... Come da noi dopo la liberazione la nuova Italia tradita.


Il corollario sudanese-libanese del disfacimento arabo
Il governo libanese, che si reggeva sul fragile equilibrio tra la destra dei pupazzi dell'Occidente e lo schieramento patriottico di Hezbollah, cristiani di Aoun e PC libanese (uno dei pochi degni del nome), si è disfatto. Gli 11 ministri di Hezbollah, formazione maggioritaria nel paese, si sono dimessi. Con la secessione del Sud Sudan, in attesa di quella del Darfur, due Stati arabi strategicamente decisivi per il Nuovo Medio Oriente pianificato da Israele, con gli Usa all'ottuso traino, sono sotto schiaffo imperiali-sionista e rischiano la disintegrazione. Dopo l'Iraq ridotto all'età della pietra (come chiesto da Kissinger) e messo in mano a quattro farabutti, oltre tutto venduti più all'Iran che agli Usa, dopo lo Yemen bombardato e affidato agli squadroni della morte Cia, dopo il collocamento dei fiduciari Al Qaida anche in Nord Africa-Sahel per giustificare interventi atti a garantire petrolio e uranio all'Occidente, si azzannano pezzi forti: è il tuirno del più grande paese arabo e africano e del cuore geostrategico del Medio Oriente. In attesa che i sommovimenti maghrebini e le bombe Mossad contro cristiani qua e là mandino per aria il resto.

In Libano, dopo l'attentato di destabilizzazione e criminalizzazione delle sinistre a Hariri nel 2004, dalle chiare impronte Mossad come da prove esibite da Hezbollah, un giudice Nato tedesco aveva cercato di incastrare la Siria. Tanto grossolano era il tentativo che è fallito sul nascere e di fronte alle confessioni in tv di testimoni subornati dal gaglioffo in toga. Si è dunque alzata l'asticella giuridica e ci si è inventati il solito tribunale Onu in divisa Nato. E, di colpo, grazie alle debite pressioni dell'angelo Hillary Clinton (così il manifesto) e dell'ultrà sionista Sarkozy, l'imputato è diventato Hezbollah. Che in vita sua mai aveva compiuto attentati che non fossero i sacrosanti razzi sugli israeliani, macellai di Sabra e Shatila e del Sud Libano, a fronte di uno Stato sionista che, dalla nascita, si regge sugli assassinii mirati, sulle stragi di massa, e sul terrorismo bombarolo ovunque. Basta pensare ai tribunali ONU su Ruanda e Jugoslavia per afferrare a quali abissi di infamia e servilismo si sia ridotto il diritto internazionale. Non per nulla questi tribunali sono di solito presieduti da personaggi come Antonio Cassese. Ora questo tribunale fa volare balons d'essay che ventilano la paternità di Hezbollah e, accreditati da Hariri figlio, manutengolo saudita, hanno provocato la caduta di un governo condizionato in senso patriottico dalla Resistenza, il caos, il probabile scatenamento di tumulti e massacri e  l'urgente bisogno che Israele, o gli Usa, o la "Comunità Internazionale", intervengano per salvare la pace e ristabilire l'ordine.

Nel  Sudan della secessione, dopo aver alimentato e armato per mezzo secolo la rivolta di tribù animiste o rintronate dal cristianesimo, comboniani in testa (vero Zanotelli?), per disgregare un Sudan riottoso alla sudditanza, Israele, Vaticano, Usa e Germania, innescato anche il Darfur, si stanno avventando sulle ricchezze minerarie e idriche della martoriata nazione, da decenni sotto sanzioni peggio di Cuba. Ricchezze di cui gli illusi dell'"autodeterminazione" non vedranno neanche una goccia. In più, l'associazione a delinquere internazionale agli ordini dei nazisionisti, chiamata "comunità internazionale", si assicura una posizione strategica che, già garantiti i servizi dei clienti Uganda, Ruanda, Burundi, Etiopia, la pone in condizione di rinnovare, stavolta in chiave stragista, i fasti del colonialismo africano dell'800-900, dal Congo in sù e in giù. Quello  contro il quale l'Africa aveva versato fiumi di sangue, riscattando una storia terrificante di spoliazione e schiavismo. Peccato che il sorridente Nelson Mandela, uomo del riscatto dall'apartheid (prima di razza, ora di classe) non abbia nessuna edificante dichiarazione da rilasciare in merito allo stupro del suo continente da parte di gente che l'aveva tenuto in carcere per vent'anni. E anche lì ha fatto la sua parte il solito tribunale dell'Aja quando ha incriminato Omar El Bashir, presidente sudanese, imperdonabile amico dell'Iraq d'un tempo, per genocidio in Darfur. In quel Darfur dove una contesa per l'acqua tra pastori e contadini era stata sfruttata (al pari di quella tra sciti e sunniti, copti e musulmani, tutsi e hutu...) dalla comunità internazionale, con le solite ricche ricadute sui mercenari umanitaristi delle ONG, per armare e scatenare una guerra civile "tra bande assassine arabe agli ordini di Khartum e poveri africani inermi", con le consuete cifre di vittime tanto iperboliche quanto false. Ricordiamoci dei 400mila curdi trucidati da Saddam, mentre tutta la popolazione curda è ancora lì, a parte qualche centinaio caduto nella rivolta secessionista voluta da Bush senior, da Clinton e dagli israeliani. E anche "l'autodeterminazione" del Darfur è all'ordine del giorno delle democrazie occidentali. Hai visto mai che un Sudan unito e libero continui a trafficare con la Cina vendendogli petrolio e importando infrastrutture sfuggite a Impregilo o Halliburton.




“UNA TRUFFA CHE LAVORA PER IL NEMICO"
Dunque Wikileaks, così caro ai crociati della libertà d'informazione, l'aveva detto! Prima ancora che se ne accorgessero quei posapiano di Tunisi. Il messaggio "rivelato" dell'ambasciatore Usa aveva già scoperto che Ben Ali era un gaglioffo rubacchione e corrotto. Mica se ne erano accorti, in 23 anni di stato di polizia e satrapismo spinto, i morti di fame del paese. E così, ne deducono i crociati, Wikileaks sta rivoluzionariamente al fianco dei rivoltosi. E se invece quell' agenzia della Cia, diretta dal martire con le mesh, avesse voluto, per conto dei suoi mandanti, istigare una rivolta contro il vassallo decaduto e divenuto controproducente, per liberarsene e sostituirlo, nel nome di pacificazione e unità nazionale, col vassallo nuovo, travestito da vindice delle rivendicazioni popolari, però in salsa moderata, degna della "comunità internazionale"? Complottismo? Dietrologia paranoica, come direbbe il "manifesto" e come ha detto rispetto ai dubitatori della manifesta bufala dell'11 settembre?

Assange negli anni '90 collaborava con la Nasa e i Laboratori del Centro Militare Fort Alamo. Nel Consiglio di Consulenza di Wikileaks ci sono, o c'erano: Philip Adams, dirigente dell'Ufficio Media del governo australiano, collaboratore dei giornali sionisti "The Times" e "Financial Times" e della catena tv del sionista Murdoch, dirigente del Centro per la Mente di Sidney insieme al criminale di guerra Tony Blair; Michael Spence, membro dell'ente di estrema destra USA incaricato della destabilizzazione dei paesi disobbedienti, Council for Foreign Relations, dove era socio del figlio di Murdoch; Steven Aftergood, esperto di segretezza per il governo USA; Ben Laurie, direttore di Open Rights Group, finanziato da Open Society, la vetrina accademica dello speculatore internazionale e finanziatore di "rivoluzioni colorate", il sionista George Soros. Arricchisce di garanzie imperiali questo Consiglio dei Consulenti di Wikileaks una muta di dissidenti cinesi e tibetani: Tashi Namgyai Khamsitsang, già presidente della Washington Tibet Association, vetrina Cia; Wang Youcai, fondatore del Partito Democratico Cinese, sempre vetrina Cia; Xiao Qiang, dirigente del Movimento Mondiale per la Democrazia, vetrina Cia, collaboratore (come la Politovskaja) delle radio Cia Free Europe/Liberty e ampiamente foraggiato dalla NED (National Endowment for Democracy) che affianca Soros nella destabilizzazione violenta di governi sgraditi a USraele; Wang Dan, editore negli Usa del giornale Bejing Spring (Primavera di Pechino), pure messo in piedi dalla NED. Oggi gran parte di questi nominativi e le loro ascendenze sono stati eliminati dai documenti Wikileaks.

John Young, già collaboratore di Assange, ne ha denunciato i rapporti di collaborazione (con finanziamenti richiesti fino 5 milioni di dollari) con due degli enti governativi Usa più impegnati nel terrorismo antislamico, guerrafondaio e sovvertitore di ordinamenti altrui: Freedom House e NED. Oggi Assange, in attesa di estradizione, è ospite nel castello del giornalista Vaughan Lockhart Smith. Costui, già capitano delle Guardie, inviato embedded in Afghanistan, è oggi corrispondente della rivista NATO "NATO Review". Ci si meraviglia allora che Assange abbia dato l'esclusiva delle sue "rivelazioni", non ai media di opposizione all'impero, ma a quattro pubblicazioni imperialsioniste dell'ambito NATO - New York Times, Spiegel, El Pais e il rosa Guardian - tutti pro-guerra e che ci hanno fatto un mare di soldi? Stupisce che Netaniahu abbia accarezzato le mesch di Assange ringraziandolo per il lavoro svolto? Stupisce che le "rivelazioni" Wikileaks, a parte la montagna di irrilevanze e scontatezze, sostengano tutte le mire scoperte o coperte di USraele, sia avallando falsi teoremi su nemici come Iran, Cina, Russia, Yemen, Afghanistan, sia smerdando fantocci non più reddititzi e minacciati dalla collera popolare? Stupisce che l'ex-partner Young abbia dichiarato: "Wikileaks è una truffa... che lavora per il nemico"?
Per molto altro, sapendo l’inglese, vedi : www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22437 .

FASTI DEMOCRATICI ISRAELIANI
L'ottimo e strabico Travaglio, pur accennando a qualche eccesso di troppo, insiste: "Israele, vera democrazia", perchè manda sotto processo i corrotti e stupratori di ragazze al vertice dello Stato. Neanche un riflesso condizionato della sua perspicacia per lo stupro sessantennale dei nazisionisti al popolo titolare della terra rubatagli in nome di "Gott mit uns". E allora segnaliamo alla sua provata capacità investigativa applicata ai farabutti di regime qualche grano della giaculatoria democratica recitata dal popolo eletto. Il più autorevole bollettino dei rabbini israeliani, Ma'yanei Ha'yeshua ("Fonti della Salvezza"), invita ad allestire "campi della morte" per coloro che danno noia a Israele. Costoro sono paragonati agli Amalechiti, tribù che al tempo del fantasioso esodo dall'Egitto aveva infastidito gli ebrei. Si ripete il modulo del collaborazionismo nazi-ebrei collaudato a suo tempo tra Himmler e il Bund ebraico. Il ritmo degli assassinii di contadini di Gaza e di gassati o fucilati da Gestapo e coloni in Cisgiordania, è di uno al giorno. Ancora largamente sotto quello messicano, gestito anche da specialisti israeliani, di 20 al giorno, ma ci arriveremo. Per aver risposto alle torture israeliane con lo sciopero della fame, modello della nonviolenza tanto cara ai necrofagi della civiltà superiore, la Gestapo israeliana ha chiuso in isolamento totale gli ennesimi prigionieri palestinesi: Ahmed Sa'adat, segretario del FPLP, e Jamal Abu Al-Haija, capo di Hamas nella Palestina occupata. Com’è che Amnesty, tanto pronta su Cuba, Tibet o Myanmar, non se ne occupa? Saddam non ha mai gassato nessuno, come dimostra la stessa Cia (New York Times 31/1/2003). In compenso i nazisionisti hanno ripreso alla grande la guerra chimica pratica dalla Civiltà superiore, Italia in Libia e Etiopia, Austria e Italia nella Grande Guerra, Churchill in Iraq, Usa in Vietnam...
Ieri un candelotto ha quasi decapitato un palestinese a Nilin. Poco male, Cossiga me ne aveva fatto lanciare uno sul ginocchio, che da allora funziona alla giacomo-giacomo. Ma cammino. Ma questi non solo sparano candelotti di ferro ad altezza d'uomo. Li riempiono di gas CS e li sparano in bocca, uccidendo (ultima Jawaher a Bil'in), o nei cortili di scuole e case. E il gas CS me l'hanno somministrato pure a me a Ramallah e sono stato male per giorni e chissà che, se facessi un figlio, non verrebbe stortignaccolo di mente e corpo. Già perchè quel gas, prodotto negli Usa, non è un semplice lacrimogeno. E' un veleno proibito dalla Convenzione di Ginevra che impedisce la respirazione, fa morire di asfissia, provoca spasmi spaventosi allo stomaco, danneggia permanentemente polmoni e intestini, attacca il sistema endocrino e riproduttivo. Insomma, come fa la Gelmini e come si propongono coloro che gestiscono la denutrizione (chiamata AIDS) tra le plebi inutili del Sud del Mondo, mira non solo a eliminare dalla scena manifestanti, ma anche a comprometterne per sempre la progenie. Come l'uranio, il napalm, il fosforo, i gas serra e i farmaci diffusi a piene mani là dove occorre sfoltire l'umanità che non consuma, non produce e magari protesta. E non vogliamo noi stare all'altezza delle migliori tecnologie? Il CS di Israele lo usano anche da noi. Dal G8 di Genova in qua.


NAZISIONISTI A TUTTO GAS
Come tutte le guide della Superiore Civiltà, Israele ruba e rapina a mano armata. Dal Libano da squartare, all'Egitto da far saltare, a Gaza da sopprimere, davanti alle coste si estende un giacimento di idrocarburi da 3.500 miliardi di metri cubi di gas e da 1, 7 miliardi di barili di petrolio. Le parti più cospicue stanno davanti a Gaza, Libano e anche Cipro. E' una fonte di energia che potrebbe fare la fortuna del disastrato Libano e di Gaza agonizzante per fame e sete. E' roba delle loro acque territoriali ai termini del diritto internazionale. Ma se i pescatori di Gaza devono smetterla di pretendere di nutrire sè e gli altri pescando oltre la bagnarola di acciughe delle tre miglia, sennò li mitragliano, così sarebbe il colmo se questi arabi, "scimmie, cani, bastardi" sulle mura di Israele e nelle parole di Ben Gurion e del Talmud, potessero avvantaggiarsi di qualcosa che è loro. Jahve non lo consente, come non consente che fra mezzo secolo, ci siano ancora bastardi arabi tra Nilo ed Eufrate. Tutto il gas e il petrolio sono nostri, hanno sentenziato Pinochet-Netaniahu e Himmler-Liberman. Ma anche Olmert e madama Livni, che lo sterminio di "Piombo fuso" lo fecero apposta, Abu Mazen plaudendo (se permettete, nel 2009 in italiano lo raccontai solo io. Il manifesto c'è arrivato ora). E chi si avvicina a quel dono di dio al suo popolo, muore. Con le armi che il subordinato Usa gli fornisce al ritmo dei 3 miliardi e passa l'anno. Ma chi se ne fotte dei "Protocolli dei Savi di Sion", balla o non balla. Stanno ai nazisionisti di oggi come un gabbiano sui rifiuti sta a un avvoltoio su una gregge di pecore.



GRILLI PARLANTI
L'ultima invettiva di Grillo è contro coloro che se la prendono con il mercenariato sessuale femminile del guitto mannaro, piuttosto che occuparsi delle sue malefatte "vere". Per Grillo ci vorrebbe a volte il martello di Pinocchio. Se un mafioso dinamitardo e stragista non può, per ora, essere beccato su mafia e bombe, ben venga che lo si becchi sul modello morale che offre ai nostri giovani. Eppoi, far passare una ragazza prostituita da minorenne per nipote di Mubarak e come Marchionne che fa passare per sindacati degli sciacalli che rosicchiano le ossa finite sotto il suo tavolo. O no?

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Comunicato stampa, 14 gennaio 2011Honduras, il reality show e la dittatura
Altreconomia lancia un appello all'Isola dei famosi, che tra un mese torna ai Cayos Cochinos. Verrà inviato alla dirigenza della Rai ed alle più alte cariche dello Stato

Milano –
L'Isola dei famosi torna in Honduras a venti mesi dal Colpo di Stato, mentre il Paese centroamericano soffre la repressione di un governo non democratico. La rivista Altreconomia promuove un appello in vista dell'inizio della trasmissione, con l'obiettivo di portare in prima serata su Rai2 la realtà che vive la popolazione honduregna, una realtà che rischia di venir distorta dalle immagini di cartolina che entreranno nelle nostre casa dai teleschermi. “Da lunedì 14 febbraio le isole dei Cayos Cochinos, al largo della costa del Paese centroamericano, tornano ad ospitare 'l'Isola dei famosi'. Lo scorso anno il circo del reality show, prodotto da Magnolia e trasmesso da Rai2, si era dovuto sposta re in Nicaragua per cause di forza maggiore: il colpo di Stato che il 28 giugno 2009 aveva deposto ed espulso il presidente costituzionalmente eletto Manuel Zelaya -si legge nell'appello, che potete leggere integralmente sul sito di Altreconomia-. Tornare in Honduras, oggi, significa riconoscere che nel Paese c'è democrazia, e tranquillizzare al contempo i cittadini italiani, che potranno considerare nuovamente le spiagge e le isole di Honduras tra i 'paradisi tropicali' da raggiungere per godersi le meritate vacanze”.

Nell'appello si elencano alcune notizie relative all'Honduras che i media italiani hanno mancato di raccontare a partire dal 28 giugno 2009: “Non sanno, i dirigenti di Rai e Magnolia, che l'Honduras non è ancora stato reintegrato nell'Organizzazione degli Stati americani e che numerosi Paesi continuano a ritenere totalmente illegittimo l’attuale governo; non sanno che l'ex presidente della Repubblica, Manuel Zelaya, non è ancora potuto rientrare nel Paese; non sanno che il Fronte nazionale di resistenza popolare ha raccolto oltre 1,3 milioni di firme (più della metà degli aventi diritto al voto, su una popolazione di meno di 8 milioni di persone) per chiedere la convocazione di un'Assemblea popolare costituente per riscrivere la Costituzione del Paese; non sanno che nel corso del 2010, in Honduras, sono stati assassinati 10 giornalisti; non sanno che, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, nella regione del Bajo Aguan, si è realizzata nelle ultime settimane una vasta operazione di repressione nei confronti dei movimenti contadini, ad opera di militari e paramilitari al soldo dell’oligarchia locale, che hanno lasciato sul terreno numerosi cadaveri e almeno 5mila persone senza casa”.

Tra tre settimane, a sette giorni dall'avvio della trasmissione, l'appello, con l'elenco di tutte le adesioni, verrà inoltrato ai presidenti della Camera e del Senato, della Commissioni esteri di Camera e Senato, al presidente del Consiglio di sorveglianza della Rai, al direttore di Rai2.

Leggi
qui l'appello. Le adesioni all'indirizzo appelloisola2011@altreconomia.it

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Per informazioni e interviste: Luca Martinelli - Altreconomia, tel. 02-89.91.98.90 - cell.: 349-86.86.815, luca@altreconomia.it - http://www.altreconomia.it

Altreconomia è l’editore che dal 1999 racconta, con la rivista mensile e i suoi libri le iniziative più coraggiose di un’economia nuova e soli- dale, fondata sulle relazioni, il rispetto dell’ambiente e delle persone, la forza della società civile.
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14 commenti:

Anonimo ha detto...

C'è un grosso errore nella tua analisi, Fulvio: le violenze sono messe in atto non dagli oppositori di Ben Alì, che anzi hanno creato dei comitati popolari di quartiere per impedire i saccheggi, bensì proprio dai fedeli del presidente in fuga, in modo da rendere difficoltoso un vero ricambio di potere.

Caro Fulvio, in questi giorni ho seguito attentamente e per molte ore i servizi di TF1 in diretta dalla Tunisia: la popolazione, i giovani, sono molto ben consapevoli che ci sono i vecchi rappresentanti del regime da mandare via! Del resto già sono annunciati scontri a Tunisi in seguito all'annuncio di questa mattina del nuovo governo. Anche i tunisini all'estero sono molto consapevoli di questo, e tutti pretendono un vero ricambio completo della classe al potere, non solo di facciata!

Intellettuali tunisini esiliati all'estero da molti anni, come il filosofo Joussef Seddik, hanno riconosciuto il carattere assolutamente spontaneo e perciò straordinario di questa rivolta, che va così a rovesciare il mito (questo sì sionista) che vedrebbe i popoli arabi eternamente sconfitti e sottomessi, incapaci di sollevarsi contro le dittature.

Tutto sta a vedere se avranno abbastanza forza e determinazione da portare avanti la protesta costi quel che costi, fino a una completa democrazia popolare.

La forza di questa rivolta è proprio di essere nata dal popolo e da zone rurali interne della Tunisia, quelle da cui proveniva il povero venditore ambulante che si è dato fuoco per protestare contro la confisca del suo banchetto di frutta e verdura. Da quelle zone si è diffusa la protesta spontanea ovunque.

Consiglio anche a te di seguire in diretta l'evolversi della situazione guardando i reportage e le interviste sia ai manifestanti, sia ai veri oppositori che esigono una vera rivoluzione e non un cambiamento gattopardesco.

Una lettrice.

Anonimo ha detto...

Caro Grimaldi,
come sempre grazie per l'aiuto che fornisce a comprendere situazioni complesse, vedi Tunisia, dove verrebbe da esultare, ma poi..ecco la sua funzione. Unica ed indispensabile. Purtroppo poi, a volte, lei cosi'impeccabile sul piano metodologico (fonti, riscontri, documenti ecc.) scivola. E forse, dato lo spessore del personaggio, quando scivola e cade fa rumore. Ne abbiamo gia'discusso in un precedente post, ma additare l'AIDS quale fosse una malattia inventata celata sotto le politiche malthusiane dell'impero (che esistono e sono concretissime)e', ahime', un grave errore. Primo perche' chi la legge potrebbe prendere tutte le sue parole per buone (e senno', faccio l'avvocato del diavolo, chi ci assicura, a noi comuni mortali, che davvero Usraele domina il mondo e che berlusconi é un mafioso stragista?). Secondo poiche', come lei correttamente ammise, non e'un esperto del settore, e questo contravviene all'usuale accuratezza delle sue affermazioni. Sono in mezzo all'africa, mi occupo (anche) di aids (da antropologo, non da medico) ma e devo ricordare di nuovo come invece l'aids esista, eccome. La poverta'e la malnutrizione (strategie malthusiane) fiaccano e riducono i popoli in eccesso, verissimo, ma il virus dell'aids esiste ed uccide. E uccide soprattutto migliaia di persone adulte, nel pieno della maturita' fisica, le spegne, le consuma, con la rapidita' tipica delle malattie incurabili. Li vedo tutti i giorni. e vedo le levatrici tradizionali (donne anziane, e tra le donne anziane solo loro) morire di aids dopo essersi infettate al momento del parto di donne positive. e vedo morire ricchi crapuloni benestanti, e spocchiosi studenti universitari della classe dirigente del paese, non solo la gente (misera, analfabeta che vive di economia di sussistenza) dei villaggi. Non si puo'mica sapere o capire tutto, per carita', lei Grimaldi e'un faro su molti aspetti, non lo divenga della peggior mala e disinformazione sanitaria. Sarebber davvero un paradosso inaccettabile. Non sa di aids? va benissimo, ma per favore eviti quelle parentesi ammiccanti.
con stima
edoardo

Fulvio ha detto...

Condivido tutto quello che la lettrice scrive, come risulta anche dal mio pezzo a cui lei si riferisce. L'errore di analisi di cui parla, però, è una svista sua. Senza disconoscere affatto l'evidente ragione popolare, genuina, con aspetti rivoluzionari, della rivolta, ho semplicemente detto che, come il plauso di Obama ribadisce,queste insurrezioni autentiche servono spesso anche al nemico dei popoli per allestire un cambio senza cambiamento. Cosa che la nuova dirigenza tunisina, con la complicità dei partiti di "opposizione" sta infatti tentando. I vecchi vassalli logori si buttano via, anche approfittando di una rivolta sociale. Tutto sta a vedere se le forze genuine dell'insurrezione prevarranno sui tentativi di normalizzazione nella continuità.
Fulvio

Fulvio ha detto...

A Edoardo. Non sarei così apodittico sull'esistenza del virus Aids. E' vero, non sono affatto un esperto, ma di esperti mi sono occupato a lungo e da loro ho ricevuto la certezza che, come altre assai profittevoli trovate clinico-farmaceutiche della mafia che le genera, anche l'AIDS è un'invenzione dai molteplici obiettivi, finanziari, etici, politici, sociali. Mi basta che, contro una verità ufficiale, si erge la verità, da me incontrata per la prima volta in un medico specialista di MIlano, di uno schieramento assai ampio, ricco di tre premi Nobel, che la nega e ne dimostra contraddizioni, falsità, interessi occulti. La certezza dell'esistenza del virus è negata dal fatto che quel virus non è mai stato isolato e che lo si "desume" soltanto dalle reazioni di un certo tipo alle analisi del sangue. Chi, tra i nostri lettori, desidera farsi un'opinione non ha che da cercare in google i pro e i contro. Senza nemmeno essere "esperti".
Con molta stima.
Fulvio

Anonimo ha detto...

per la lettrice.
grimaldi evoca una rivoluzione di popolo che possa sovvertire l'ordine boghese costituito; ecco perché non si fida del tutto di queste rivolte che vengono spesso utilizzate appunto per scopi restaurativi.
personalmente credo che rivolte di popolo che atterrano la borghesia, in questo momento storico, non se ne vedono e non se ne possono vedere perché manca una guida politica che le trasformi da valleitarie in azioni concrete di presa del potere.
tuttavia è già molto che avvengano cose come quelle in tunisia, come quelle a mirafiori, come la rivolta degli studenti italiani etc etc, tutte quelle insomma che creano consapevolezza della propria forza.

saluti
alberto

Anonimo ha detto...

Mi sembra che ci sia, in generale, una scarsa conoscenza della società tunisina e della rivolta di questi giorni.

Forse pochi sanno che la Tunisia è il paese nordafricano con il più alto tasso d'istruzione, la popolazione giovanile ha un'altissima percentuale di diplomati e laureati. La parità fra i sessi è stata raggiunta da molti decenni, oggi la Tunisia è sostanzialmente una società di cultura islamico-europea, molto più vicina all'Europa che all'Egitto, per esempio.

Anziché limitarsi a leggere i giornali italiani, sarebbe utile seguire i servizi e i reportage mandati in onda da Euronews, France 2, TF1, Al Jazeera: si sarebbero viste le folle e le persone intervistate in strada. Non si tratta di "rivolte per il pane" (come è stato detto inizialmente da molti media italiani, con evidente intento scaramantico), bensì di moti popolari guidati da un'alta coscienza democratica e da una rabbia ormai esplosiva.
Vi sono partiti di sinistra, anche la bandiera del Che ha sventolato nei cortei.

Ben Alì era un presidente filo-CIA, implicato in grossi traffici mafiosi internazionali, con un curriculum di studi militari negli USA (questo per chi avesse capito fischi per fiaschi, ignorantemente accostandolo ad altri vecchi leader arabi).

Ed è anche vero, ripeto, che Fulvio ha frettolosamente attribuito i disordini a degli ipotetici rivoltosi "Lumpen", mentre invece i cittadini si sono organizzati con comitati di autodifesa in tutta la Tunisia, proprio per impedire le derive caotiche e i saccheggi messi in atto dagli uomini (poliziotti e servizi) fedeli alla vecchia guardia di regime.

Comunque, il novello governo di unità nazionale si sta già confrontando con una forte ostilità della popolazione, ben conscia del rischio di un ritorno delle vecchie classi dirigenti.

Una lettrice.

rossoallosso ha detto...

Hariri: un documento audio mostra la realizzazione di dichiarazioni false

http://rossoallosso-lammazzacaff.blogspot.com/

Fulvio ha detto...

Alla "Lettrice" anonima. E' un viziaccio, cara lettrice, attribuire a colui con il quale si vuole polemizzare cose che non ha mai detto, nè pensato. Dove ha trovato, nel mio pezzo, anche solo un accenno a "Lumpen" o equivalenti in italiano? Dovrei essere addirittura più sprovveduto dei commentatori di regime, che finalmente sono passati "dalla rivolta del pane" (è anche quella) a quella per la cacciata del tiranno in nome di diritti, democrazia, libertà. Ho poi anticipato esattamente quello che dal plauso degli imperialisti-colonialisti-liberisti era facile desumere: il tentativo,per ora riuscito anche se ancora contrastato, di un cambio senza cambiamento con i vecchi arnesi cari ai colonialisti.
Esiterei ad esaltarmi della vicinanza della Tunisia all'Europa, preferisco che si muova nell'ambito arabo, quello europeo è solo un concentrato di ipocrisia e falsità (come lo sono i partiti di "sinistra" e i sindacati tunisini, che spero le masse spazzeranno via). Mi pare che nella lettrice ci sia una visione preoccupantemente vicina alle note "rivoluzioni colorate".
Non v'è alcun dubbio che la rivoluzione più riuscita nel mondo arabo-islamico, proletaria-intellettuale, sia stata quella irachena, durata dal 1958 (o, se si vuole, dal 1968, vittoria della sinistra del Baath e dei comunisti)al 2003 e che oggi continua ad alimentare un'eroica, fortissima, per quanto sottaciuta,resistenza popolare, con "Lumpen" e accademici. E, nel Maghreb, chi ha fatto meglio sono i nazionalisti arabi Boumedienne, Nasser e Gheddafi. Nessuno ha pensato fosse un vantaggio copiare l'Europa (salvo i partiti sedicenti "comunisti" che rappresentavano sempre la componente frenante, la più moderata, la più disposta al compromesso. Togliattianamente, Come in America Latina.
Con stima,
Fulvio

Anonimo ha detto...

In effetti non hai certo usato, caro Fulvio, il termine "Lumpen", quello lo ho aggiunto io per dare un po' di colore, ma hai chiaramente usato un tono di sufficienza nel descrivere quel che sta accadendo oggi in Tunisia.

Questo emerge nell'inserimento d'ufficio dei moti tunisini nelle "rivoluzioni colorate", appunto, oltre che nell'erroraccio, sul quale continui a sorvolare, accodandoti in ciò appunto alla versione del tanto aborrito "Manifesto", di aver attribuito le gravi violenze ai manifestanti e non, come è accaduto in realtà, agli uomini del vecchio regime.

In sostanza, pare un'analisi un tantino superficiale e frettolosa, diversamente da quelle che sono solita leggere, aspettandole con impazienza, sul tuo sito.

Quanto alle mie osservazioni sulla società tunisina, ho semplicemente parlato (anche per conoscenza diretta) di cultura islamico-europea, per tratteggiare in modo certo schematico, ma significativo, le differenze peculiari di un Paese che, unico nel mondo arabo nordafricano, si distingue per una certa laicità, la quale va debitamente riconosciuta proprio per poterlo comprendere in maniera adeguata, non certo per snaturarne la cultura musulmana (o per svalutarla se appena si "ibrida", perdendo la sua purezza nel gran gran calderone della modernità).

Con stima,
Una lettrice.

Mauro Murta ha detto...

Che in Tunisia si sia cacciato un presidente venduto alla CIA è comunque una buona notizia.
Che però tutti i telegiornali italiani apostrofino disinvoltamente Ben Alì con il, per una volta meritato, titolo di "dittatore" mostra un tentativo di "mettere il cappello" sulla rivoluzione di cui sarebbe insensato non tener conto.

Mauro Murta

Fulvio ha detto...

C'è chi manipola le esternaziohni altrui per salire di un gradino al di sopra dell'interlocutore. Mi pare il caso classico della lettrice insistentemente anonima (!). Prima mi attribuisce termini e relativi concetti che non ho mai neanche concepito, poi mi accoda al manifesto nel attribuire le violenze tunisine ai manifestanti e non agli sgherri di regime, infine mi infligge una "rivoluzione colorata" che invece è proprio l'antitesi di quanto occorso a Tunisi (per quanto,è qui sta la cecità della lettrice, elementi eteroguidati abbiano tentati di farne una "rivoluzione colorata", cioè un giochino dell'imperialismo). In conclusione mi dà del superficiale e frettoloso, ergendosi così a maestrina della penna rossa. Credo, cara lettrice, che il tuo accanimento nel travisare le mie descrizioni riveli qualcosa di frustrato. Io gioisco di tutte le violenze - indispensabili, pure con il loro tragico tributo di sangue, come tutte le rivoluzioni - che hanno cacciato Ben Ali e aperto la strada a un rovesciamento dell'ordine esistente. Ho addirittura avvertito contro le infiltrazioni degli sgherri di regime e degli infiltrati di Mossad e Cia, che puntano a un "cambio" che preservi la continuità, cosa che è condivisa dagli analisti davvero competenti. Allora, cosa vuole davvero questa lettrice?
Fulvio

Anonimo ha detto...

Eh no caro Fulvio, coì però divento gelosa! non ero io la maestrina della penna rossa ritrovata? ;-). La lettrice anonima, o non ti sa' leggere, o forse fa semplice... strumentalizzazione, come si dice oggi. E mica ci vorrai cascare tu!
Ciao,
Samantha

Anonimo ha detto...

"Cosa vuole davvero questa lettrice"?

Non certo strumentalizzare, visto che, come facilmente si ricava dalla lettura dell'articolo originale, è proprio Fulvio a scrivere che – cito – "fa rabbrividire [...] la benevolenza riservata ai ben più violenti (evviva) oppositori di Ben Ali", avallando con ciò la versione giornalistica che addossava le violenze ai manifestanti.

E quindi, "la lettrice insistentemente anonima (!)" (ma un bel punto interrogativo lo aggiungo io qui: è forse vietato usare nickname non onomastici? In tal caso, sarebbe bene lasciare un avviso ai naviganti del blog...) risponde che non voleva nulla, se non esprimere qualche osservazione critica, evidentemente male accetta da chi la riceve. Pazienza.


Una lettrice.

Fulvio ha detto...

Cara Lettrice, ognuno si presenta come gli pare e con il coraggio civile che ha. Mi lasci precisare che ancora una volta, con la solita supponenza, lei ha mancato il bersaglio. Ma l'incomprensione è evidentemente causata da differenti impostazioni politiche. Se ho detto "evviva" alle violenze, questo era riferito alle sacrosante violenze dei rivoluzionari negli scontri con il regime e nell'attacco alle sue sedi, senza le quali violenze, come sempre succede, Ben Ali starebbe ancora lì. Se lei attribuisce le violenze, condannandole implicitamente, unicamente a infiltrati e teppisti manovrati da dentro e fuori,si schiera con quei media reazionari che blaterano contro le violenze che impedirebbero l'uscita dalla Tunisia dalla crisi. Io sono convinto che c'è la violenza giusta e necessaria e c'è la violenza criminale dei regimi e dei loro manutengoli. Le critiche sono sempre bene accette, salvo quando sono sommarie, superficiali, frettolose e quando mancano il bersaglio. A fare i grilli parlanti, a volte si rischia una martellata.