venerdì 11 marzo 2011

E LUCEAN LE STELLE, TRA BUCHI NERI (compreso quello della vestale di Rue de Rivoli)

Con qualche pillola di saggezza di Fidel Castro in calce.

Di ogni singola cosa chiedi cos’è in sé, quale è la sua natura.
(Marco Aurelio)
La democrazia non è la legge della maggioranza, ma la protezione della minoranza elitaria.(Albert Camus)
E lucean le stelle. La notte e buia e percorsa da vapori mefitici, alcuni , emessi dalle femministe ginocrate radical-chic la cui coscienza di classe le fa preferire alle turbe femminili antiglobalizzazione del Cairo di gran lunga le signore pro-globalizzazione dei quartieri alti di Tehran.  Ma si è accesa Venere a segnare la riconquista di terre e città strappate ai golpisti libici. Da Zawiyah e tutto l’occidente a Ras Lanuf in oriente sventola di nuovo la bandiera dello Stato libico sovrano. La maciulleranno gli artigli della “comunità internazionale”, insieme a 40 anni di Libia sovrana nell’Africa da unire contro gli avvoltoi. Ma tant’è, ora è gioia. Resiste Bengasi, con la popolazione ostaggio delle bande monarchiche e integraliste e, soprattutto, con la profondità strategica fornita dall’Egitto e garantita dalla giunta militare controrivoluzionaria. E' apparso Sirio quando al Cairo gli insorti hanno occupato i covi dei servizi segreti, dove gli sbirri tentavano di distruggere i documenti dei loro crimini, abusi, torture, e dove, a dispetto dei militari sotto comando Usa, hanno cacciato il premier clonato da Mubaraq. Vi si è aggiunta Venere quando donne vere, come quelle di Bahrein, Yemen, Tunisia, Messico, Honduras, a Piazza Tahrir hanno contrastato con i loro corpi gli sgherri della controrivoluzione. Il firmamento si è illuminato quando alla provocazioni di carattere confessionale delle bande continuiste, indubbiamente scatenate dal nuovo regime a fini di intimidazione e di un caos richiedente “polso fermo” contro i “disordini”, ha risposto la milionata di musulmani e copti uniti nella piazza degli irriducibili. In tutta la sua possanza è apparso Orione con alle sue porte i lampi di una collera che, dall’Africa, Medioriente e Asia, ha incendiato gli umiliati e offesi dal medesimo nemico in Wisconsin e Ohio, nella pancia del mostro.



Stelle luminose di verità  si sono accese quando un semplice medico onesto, coordinatore sanitario delle città controllate dai ribelli, ha sbugiardato l’intero apparato del terrorismo disinformatore (“10mila morti” dopo tre giorni), contando in 400 i morti nei combattimenti e anche nella caccia al lealista e al “mercenario” africano, spesso semplice immigrato dall’Africa, ahilui nera. Sei terroristi britannici delle SAS e due spie del MI6 sono stati catturati a Bengasi e cacciati da quel settore dei ribelli, trascinati ma eterogenei rispetto ai quisling dell’Impero, che temono di sputtanarsi con un intervento imperialista. Sono, questi commandos, della stessa scuola di coloro che fanno saltare per aria metropolitane, torri gemelle, alberghi  e treni.
 
Lo schieramento golpista, ora in frantumi, ma presto reincollato dai mandanti esteri,  è spaccato in varie fazioni che iniziano a sbranarsi per il bottino, o la salvezza.  Quelle coltivate dai cospiratori occidentali sono il Fronte Naz. di Salvezza, fondato nel 1981, finanziato dalla Cia e con sede a Washington, zeppo di miliziani egiziani e di mercenari Blackwater; e la Conferenza Naz. dell'Opposizione, una coalizione che comprende anche la monarchica Unione Costituzionale, diretta a Londra (!) da Muhamad Al Sanussi, pretendente al trono libico. Gli agenti delle SAS, arrivati dopo i tre agenti olandesi catturati dai governativi, si sono fatti una orrenda fama in Yemen e in Irlanda del Nord, squadroni della morte che mettevano bombe "Ira" nei pub e assassinavano patrioti. Li ho visti all’opera a Belfast e a Derry. In Libia dovrebbero compiere provocazioni nel campo dei golpisti, da far passare per civili trucidati da Ghaddafi. Osservatori stranieri non velinari affermano che Bengasi è percorsa da bande di teppisti saccheggiatori, criminali liberati dalle prigioni e fondamentalisti inferociti. Rilevano anche che il governo finora ha usato la sua superiore forza militare con estrema parsimonia e solo su depositi di armi e sul fronte presidiato da rivoltosi, peraltro dotati delle armi più moderne. Curioso come costoro, "spontanea popolazione civile insorta contro il dittatore". siano provetti nell'usare le armi più pesanti e sofisticate. Che le armi le abbiano fornite e i "civili" li abbiano addestrati personaggi come quelli che, per loro sfiga, sono capitati tra i ribelli sbagliati?
 
 Le puttane dell'informazione imperiale insistono nella giaculatoria "Gheddafi spara sulla folla", "Gheddafi stermina civili", "Gheddafi uccide il suo popolo". E come dare del Davide a Golìa. Le immagini mostrano invece armatissimi barbuti che si aggirano tra le bombe e gli spari dei governativi. Quella della stampa di regime è una classica eterogenesi dei fini. Vista la mala partita per golpisti e mercenari e vista la furbata di alcune fazioni della rivolta che non vogliono compromettersi con un'invasione Nato o Usa, Liam Fox, ministro dell'offesa britannico ora supplica l'Arabia Saudita a soccorrere queste quinte colonne con armi, mezzi e uomini. Meno avveduti e bulimici, Obama e Clinton, sbavano neocoloniasticamente per sfracelli diretti. La escort di scorta, Frattini, stende il tappeto rosso da Sigonella a Tripoli. Tripoli bel suol d'amore per chi se la spassa a farsi sodomizzare da coloro che, oltre a sbattere il popolo libico nelle fauci della globalizzazione di schiavismo e rapina, al posto di Eni, Finmeccanica, Unicredit e Impregilo, gli piazzano  Exxon, Raytheon, City Bank, e Halliburton.

Buchi neri
Allo squillo della tromba dell'imperatore, l'armata vede mettersi in coda il bellicamente indispensabile codazzo di vivandiere, prostitute, salmerie, chierici benedicenti. Ci stanno dentro tutti i soliti, quelli della Serbia da strangolare, ma senza fargli troppo male, quelli del "bisogna pur eliminare il dittatore Saddam, ma per favore attenti agli effetti collaterali", oppure del "Non si possono tollerare i taliban, ma bombardate meno e fate qualche asilo in più" (9 bimbetti afghani polverizzati giorni fa dalle bombe Usa). Oltre al collaudato lupanare detto classe dirigente, ci stanno dentro tutte le zoccole di riserva: tre quarti dei settemila partiti comunisti italiani con in testa i grotteschi divincolamenti delle bisce rifondarole tra “brutto Gheddafi” e “brutti imperialisti”, i vermiciattoli verdi d’Europa, Cohn Bendit in testa, le ONG con l'acquolina in bocca alla vista di nuovi bocconi, i venerandi maestri della democrazia, gli amanuensi delle gazzette di sinistra che tracciano miniature di pace e amore sui testi di criminologia bellica, Saviano e tutta la marmaglia della finta nonviolenza e del pacifinto, i fasulloni amici del giaguaro che si fanno passare per ebrei critici di Israele, il Papa che bofonchia di "soccorrere il popolo libico" mentre applica la fibbia "Gott mit uns" sui centuroni dell'orco a stelle e strisce, nonviolenti, preti, disobbedenti, trotzkisti,  cerchiobottisti e panciafichisti di ogni risma e fregatura...
Fraternamente, Blondet e Rossanda
Accartocciando, e gettando nella latrina del razzismo euroasiaticocentrico dei revanscisti antimericani alla Maurzio Blondet e di altri rosso bruni, le puttanate sul Gheddafi con nonna ebrea che avrebbe ricevuto da Israele 50mila (BUM!) mercenari africani, ci troviamo a dover affrontare con un minimo di serietà l’epitome di tutte le vergogne della “sinistra” radical-chic. Quella che compie il crimine più efferato: il disarmo unilaterale dei giusti e degli onesti, dei comunisti e degli antimperialisti, inquinandone la corretta interpretazione ideologica, politica e morale dei fatti del mondo con i parametri della proterva deformazione eurocentrica sui quali da secoli si regge il dominio del cristiano bianco borghese sui popoli “inferiori”. Nella palude del percolato trasfuso dagli “operatori dell’informazione compatibile”, che assediano i residui giornalisti del “giornale comunista” offrendo al Nuovo Ordine Mondiale dell’Impero orgasmi per la muina delle signore-bene iraniane o lamentazioni sui burka afghani, si è tuffata con tutto il suo peso di venerando sepolcro imbiancato Rossana Rossanda. Il noto pseudofilosofo del Mossad, Henry-Levy, non aveva finito di istruire il correligionario Sarkozy sull’urgenza di riconoscere i golpisti del Consiglio di Transizione di Bengasi e bombardare Tripoli (lì, sì, si va sulla folla), che dal medesimo salotto si è manifestata l’epifania Rossanda.  La Madre Nobile dell’organo al quale restano impiccati i disperati ancora non omologati al catechismo dello scontro di civiltà, non ha voluto esimersi dall’ennesimo “prestigioso” aiutino della “ragazza del secolo scorso” alla marcia trionfale della razza superiore, liberale, “comunista”,  o colonialista che sia. Se quelli del “manifesto” si chiedono cosa abbia determinato la fuga, tra martedì e mercoledì scorsi, di un ulteriore segmento della già deperita pattuglia di lettori, vadano a rileggersi l’editoriale della veneranda maestra. Si consolino, restano i più omogenei lettori, quelli che nei giorni scorsi hanno sputato fiele sul giornale perchè, oltre alle gradite sciocchezze di Sgrena, ospitava anche le competenti e oneste analisi controcorrente di Calchi Novati, gli editoriali equilibrati di Parlato e Castellina e le corrispondenze dell’onesto Matteuzzi, che infilavano spilli di verità nella mongolfiera delle bugie.
Data per rituale e scontata l’apprensione per le bombe democratiche di troppo lanciate dalla “comunità internazionale”  sui paesi renitenti al  Nuovo Ordine, apprensione che è lo stesso ornamento cosmetico della fogliolina di salvia sull’hamburger di merda, quella di Rossanda è l’apice di una degenerazione di un pensiero antagonista assennato che, fin dalle origini, aveva mostrato i limiti della compatibilità di sistema di origine togliattiana. E cattolica (vedi le indulgenze curiali a Berlusconi, peccatore, sì, ma anche ufficiale pagatore). Con la stessa colonialista arroganza dogmatica e proterva ignoranza – e mancanza di rispetto - dei contesti altri. Personalmente sono anni che mi trovo a sbattere il grugno di necessitato lettore del “manifesto” contro rape che si ostinano a contaminare il poco sangue rimasto in redazione.. Oggi alla rabbia mista a compatimento che suscitano le ginocrate di un femminismo  da Prima della Scala e da escort fatte passare per vindici delle donne, come la lobby collaborazionista delle inviate in Asia o Nord Africa, si sovrappone un’indignazione che è assieme scandalo per la supponente ignoranza della baronessa di Faubourg St. Honoré e solidarietà per i colleghi che, a dispetto di chi ha coltivato i Barenghi, i Riotta  e le Annunziata, eroicamente resistono come vascelli nel Triangolo delle Bermude.

Baghdad contro i fanttocci degli Usa

Infatti gli artigli della veneranda maestra non affondano mica nell’ennesimo complotto dei padroni del mondo, decimatori dell’osannata classe operaia e falcidiatori di popoli, oggi alla prova della globalizzazione capitalista in Libia per interposte masnade di quinte colonne prezzolate e armate, matte di Allah, avide di libero mercato, armate, ma con tanto di grembiulino da cameriere di corte. Figurarsi! La rampogna di questa vestale dal saio operaio sopra il broccato di corte si abbatte su quella ridotta del giornale che ancora insiste a fornirci, contro l’uragano delle menzogne di stampo Cia, Mossad e relativi ascari mediatici, fiaschi al posto di fischi. E, implicitamente, alla direzione di un giornale che ha l’insipienza di concedere spazi scampati alla collusione con l’apparato della disinformazione cosmica. I reprobi da inchiodare alle croci dei ladroni che fiancheggiano il crocefisso principale sono Maurizio Matteuzzi, inviato a Tripoli, di cui si denuncia il ruolo di embedded nelle spire della disinformazione di regime, e Manlio Dinucci, eccelso smascheratore degli apparati e delle mire geostrategiche di chi, a partire dalla Libia, prefigura marce trionfali sui corpi e sulle risorse dell’intero continente.
Embedded a chi !
Ero embedded anch’io, quando nel marzo-aprile 2003, assistevo ai briefing di Saddam e giravo con i pulmini del regime tra le fresche macerie e i cadaveri caldi di “Shock and Awe”; o quando Hamas e l’FPLP mi accompagnava a incontrare la bimba sopravvissuta allo sterminio di 28 membri della sua famiglia ad opera di “Piombo Fuso”. Embedded da Milosevic, quando scoprivo che il figlio Marco non era lo scapestrato distruttore di Ferrari e mignotte dipinto a casa mia, ma il proprietario di una piccola boutique che metteva suoi risparmi in un nuovo parco giochi per distrarre i bambini di Belgrado dalle bombe di D’Alema. Bella scoperta, ci vuole poco: la panzana dei figli degeneri, panfilati e puttanieri si ripete all’ombra di ogni F16 da scatenare.  Crimine deontologico imperdonabile ascoltare le voci e osservare le immagini anche dell’altra parte del conflitto. In obbedienza all’ordine imperiale un giornalismo corretto e credibile si deve limitare a mescolarsi tra le folle "inermi" dell’altra parte, quelle che hanno il consenso, la solidarietà, l’affetto, ma anche le armi e i consiglieri, dei nostri che arrivano. Al peggio deve, ribadendo il concetto dei milioni di profughi kosovari in fuga dalle bombe Nato definite “pulizia etnica serba”, ululare la minaccia dell’onda anomala di profughi che si abbattono, per colpa di Gheddafi (non di chi ne sconvolge il paese), sulle nostre civili sponde. Tanto è intollerabile che ci si rechi nella tana del mostro, magari per scoprire che a inondarci di bugie e di atrocità non è tanto lui, quanto quegli altri, e così a mettere in crisi le nostre granitiche aporie, che Rossanda ne auspica implicitamente il silenzio, come meglio non poteva il famigerato diktat bulgaro. Come meglio non potevano i comandi Usa che minacciavano Arnett-Cnn rimasto a Baghdad, o i carristi Usa che, entrando in quel mattatoio a stelle e strisce, i primi colpi li spararono sull’albergo dei giornalisti. Uccidendo due miei colleghi, uno spagnolo e uno arabo, con i quali avevamo preferito i missili degli F16, le facce e le parole di un popolo resistente massacrato, alle scarrozzate nelle salmerie al seguito degli invasori. Diceva più verità, alla resa dei conti, il portavoce di Saddam, Mohammed Al Sahaf, contro cui i media “liberi” adoperarono il cianuro del ridicolo, che non tutti i briefing degli spokesmen di Bush che annunciavano la presa di Um Kasr dieci volte e raccontavano di truppe avanzanti tra petali di rosa lanciati dagli indigeni. Mi sa tanto che le cose stanno così anche in Libia. Volevo andarci, ma non m’hanno dato il visto: l’ambasciatore a Roma è passato dall’altra parte.
Amnesty, pompieri o  piromani ?
E qui mi sia consentita una, solo apparente, uscita dal seminato. In quei mesi in cui la civiltà superiore rase al suolo uno dei più civili paesi e popoli del mondo, pur di berne il petrolio e globalizzarne quello che restava, nel frastuono delle superbombe bunker busters, ognuna delle quali vaporizzava decine di bambini e donne, gli uomini delle milizie del partito Baath si opponevano, a fianco di forze armate deperite per l’embargo ( e mai armate dagli USA!), all’avanzata del più potente esercito di tutti tempi e luoghi. Ebbene Amnesty International, icona delle “sionistre”, sentenziò allora: “Coloro che combattono privi dell’uniforme di un esercito regolare sono da considerare terroristi”. Di questo soffietto a coloro che non facevano prigionieri, o che li chiudevano a Guantanamo per aver inventato la categoria dei “nemici combattenti” esclusi dalle convenzioni di Ginevra, mi sovvengo oggi ascoltando Human Rights Watch, sacrale fonte per “il manifesto”, quando ci propina gli aggressionegenici dati sui “civili uccisi da Gheddafi”. E quando mai George Soros, brigante della speculazione internazionale e finanziatore e ispiratore di H.R.W., non ha, dalla Serbia all’Ucraina, dalla Georgia al Libano, dal Venezuela all’Iran, allestito aggressioni e sedizioni di nazioni renitenti all’Impero?
Torniamo alla riverita gentildonna. Non tanto per un accanimento, che pure la spocchiosa e acida capofila della schiera di acide e spocchiose dame di quei salotti merita, quanto perché Rossanda riassume in sé, a dispetto di eresie e scissioni, tutto il danno che la leadership sinistra ha inflitto ai potenziali soggetti rivoluzionari, chiudendo negli sterilizzanti confini economicistici le aspirazioni degli operai e disconoscendo, reprimendo o annacquando, la capacità di rottura e innovazione di studenti e mondo della conoscenza, degradando il potenziale eversivo delle donne antipatriarcali a rincorsa di quote rosa nei consigli d’amministrazione. Quando si leggono i peana alla superiore qualità delle donne in quanto tali, che arrivano fino a reclutare le Clinton e le Daddario, si percepisce, per chi le conosce, l’implicita offesa alle donne resistenti al femminicidio di Ciudad Juarez e irriducibili al Cairo di fronte agli attacchi degli squadristi segretamente lanciati dalla giunta “di transizione” per normalizzare il paese in senso sionatlantico.    
Decreto bulgaro… da Parigi
Si chiede, Rossanda, deplorando il contrappunto di Matteuzzi, Parlato, Dinucci, Castellina, all’inquinamento mediatico imperiale,  perché tanta cautela di un giornale che fino ad oggi non ha esitato a sposare le cause più minoritarie, ma degne?” dando implicitamente del “degno” al colpo di Stato allestito, con l’infiltrazione e la manipolazione di secessionisti e integralisti storici, contro uno dei paesi sfuggiti alla nostra “democrazia” dell’inculata con vasellina e chip cerebrale e alla globalizzazione della miseria. Non ha sentito, questo anziano grillo parlante nella torre d’avorio, cementata dalla sua cieca presunzione, le invocazioni alla Sharìa, le richieste d’aiuto al padrino Usa, non ha saputo della caccia all’africano nero, volontario nella legione africana della Libia come quelli delle Brigate di Spagna, fatta casa per casa da questi linciatori razzisti della Libia “bianca”, classico strumento del nuovo divide et impera  teorizzato per mondo arabo e musulmano dal Ministero dell’Offesa israeliano fin dal 1982. Non ha neanche visto che le ”folle inermi bombardate da Gheddafi” erano sempre e solo, pur nelle immagini del conglomerato embedded, elementi barbuti (stigmatizzati come tali proprio dai pesci pilota catto-sionisti del suo giornale quando in Asia) e dotati dei più moderni armamenti. Non le è venuto un dubbio sulla “dignità” della causa quando avanzava su fosse comuni risultate cimiteri, su 10mila morti poi ristrettisi in centinaia, sull’apporto in loco di teste di cuoio Nato e, soprattutto, sulle ali frementi di decollo degli sterminatori celesti da no-fly zone. Tra i cuscini damascati del suo canapè Luigi 14 non è traspirata la domanda : perché area di non volo, cioè di neutralizzazione bombarola, per Gheddafi e nessuna no-fly contro l’Olmert di Piombo Fuso? Forse una memoria vacillante le ha impedito di constatare la perfetta sovrapposizione di quanto propagandato, demonizzato, inventato, a carico di governi da abbattere e risorse da predare, in Serbia, Iraq, Afghanistan, Honduras, con quanto viene ripetuto oggi.
Fustiga quel suo giornale, l’icona della rossa collisione-collusione con il capitale, perchè si dice comunista e non si orienta secondo quei principi. A parte che chi in gran parte del Terzo Mondo si diceva comunista (e intendeva “stalinista”), nel secolo scorso, ha perlopiù perso il treno della rivoluzione anticoloniale, o ha addirittura sabotato lotte di liberazione (Bolivia) e oggi in Iraq sta al governo con Al Maliki, parrebbe che “orientarsi secondo principi comunisti” significhi anzitutto rispetto della verità, conoscenza del contesto, rifiuto della colonizzazione eurodogmatica, e solidarietà con chi è, inequivocabilmente, attaccato dal cannibalismo imperialista per non aver obbedito al prosciugamento della ricchezza dal basso verso l’alto, per avere risorse necessarie al prolungamento di livelli di vita e guerre metropolitani, per trovarsi, come l’Iraq, la Jugoslavia, l’Afghanistan, la Somalia, il Messico in posizione geostrategica per ulteriori “balzi in avanti”.
Al Cairo manifestanti scoprono i crimini dei servizi

E per la chiaroveggente sul trespolo Biedermayer non rimane che spapagalleggiare Radio Liberty e  Voice of America, quando attribuisce la tragedia libica, non alla bulimia di dollari e di morte degli ambienti marchionneschi che critica, bensì “all’ottusità di Gheddafi che ha reso aspra l’opposizione, che scinde  la Cirenaica, cerca armi e fa diventare il conflitto guerra civile. E chi se non noi lo deve denunciare… Sembra che la capacità di ragionare ci sia venuta meno…  Il bue che dà del cornuto all’asino e, così, arso vivo dal vetriolo della “comunista che ragiona”, l’ottimo e dubbioso Matteuzzi è stato cancellato da Tripoli per la soddisfazione di tutte le lobby dei diritti umani in chiave “guerra infinita” e “il manifesto” può invertire la marcia e il diritto internazionale, coprendo la no-fly zone dei Cameron, Obama, Rassmussen e La Russa, con un il titolo cubitale: “fly-zone di Gheddafi”.
Con Matteuzzi obliterato dal diktat parigino, si aprono sul “manifesto” le praterie per i carriaggi di rinforzo alle armate imperiali, dall’ Arci trapezista che vola in doppio carpiato dal riconoscimento del governo dei golpisti, all’opposizione all’intervento occidentale, pur richiesto a gran voce da quel governo, fino alle raffiche incendiarie degli appelli contro Gheddafi dell’immancabile intellighenzia dirittoumanista. In tutto questo fervore codista “il manifesto” per una volta ci prende: quando inserisce nello stesso schieramento della quinta colonna libica quella “verde” iraniana e, con l’irriferibile Sgrena, i sindacati pseudorivoluzionari tunisini, subito entrati nel governo del premier di Ben Ali per togliere alle masse organizzatesi nella lotta la guida del cambiamento. Sullo sfondo anche i monaci tibetani e del Myanmar e il subcomandante Marcos. La tessera del simpatizzante Nato gli spetta di diritto. Del resto, non dovremmo stupirci. Non aveva Rossanda già ponteggiato il fatiscente edificio delle iperballe necrogene del capitalismo inferocito in limine mortis sostenendo la versione bushiana dell’11 settembre e lo strumentale non sequitur  del terrorismo islamico, autenticando “l’album di famiglia” delle BR lanciate contro quanto di comunismo era fiorito dal ’68 in poi, difendendo l’integrità dell’infiltrato Sofri, glorificando un femminismo nei suoi aspetti di frantumazione di classe, tirando bocce tossiche contro gli “ultranazionalisti della Grande Serbia”...?

L’anello che salda questi sinistri (vedi, al confronto, un sinistro collaudato come Fidel Castro, in fondo) alla visione del mondo dei presunti nemici di classe è quel delirio di onniscienza – che diventa onnipotenza – per cui nessuno deve essere altro da noi, per cui la cultura occidentale cristiano-giudaica, nella versione liberale o marxista pervertita, ha il diritto naturale di esercitare egemonia perenne, con la sua democrazia, i suoi diritti umani, i suoi moduli di sviluppo. Visto che benessere, giustizia sociale, diritti, unità sono perseguiti da ceffi totalitari, usciti da subculture con arcaici concetti e bisogni di protagonismo politico, le uniche “società libere”, abbandonata la palingenesi comunista, sono quelle delle nostre democrazie. Non quelle, come ricorda Massimo Fini, pur tra i suoi sogni di mitologia rurale, libere di essere se stesse, come la loro storia le ha fatte, secondo le proprie tradizioni e aspirazioni. Non c’è posto per valori diversi, neanche se Saddam o Gheddafi, traendo dalle società tribali faticosamente unite in nazione l’unica forma possibile di partecipazione popolare in grado di resistere all’inenarrabile assedio imperialista, alle loro genti seppero assicurare equa distribuzione di ricchezza, dignità, sovranità, futuro. E basta con le stronzate del “dittatore” che martirizza il suo popolo quando, diversamente da come siamo ascoltati noi da Bush, Obama, Berlusconi, Prodi, papa, il consenso se lo guadagna rispondendo ai bisogni di masse che, in Libia, si esprimevano non con una croce su lista mafiosa preordinata, ma con i comitati di popolo, dal borgo al congresso nazionale. E’ la globalizzazione che deve omologare ogni cosa e chi vi si sottrae, al Cairo, a Tunisi, a Bahrein, nel Wisconsin, in Venezuela, a Mirafiori, e nella Libia di Gheddafi che rifiuta, negli scambi irrinunciabili con il mondo esterno, i patti leonini di Wall Street o del FMI. E’ il popolo libico che si difende dai massacri sociali in vista dietro alle quinte colonne dei golpisti, e non queste ultime, a stare nella stessa trincea dei ragazzi e delle donne di Tahrir Square, degli operai della Fiat, degli studenti dell’Onda.  
Non sono gli interessi materiali di Marchionne a sollecitare ai suoi abusi di verità la vestale di Rue de Rivoli (per quanto, contano anche stile e ambiente di vita) a colonizzare la vita di tutto il mondo nel nome di un modello che, sebbene diverso da quello del capitalismo di Bush-Obama-Berlusconi, rimane pur sempre il migliore per tutti e per ognuno, “assorbendo, integrando, diffamando, ghettizzando, distruggendo ogni altra cultura”, come dice Fini. Resta in ogni modo l’adesione al micidiale “scontro fra le élites dominanti, fautrici di modernità intese nel loro gusto, e le folle deluse, frustrate ed esasperate di ogni mondo altro. Il cerchio della sinistra che ha perso il suo atto di nascita, rintracciabile nella rivolta di Spartaco contro l’impero, si chiude  a bardatura dei cavalli dell’Apocalisse, dove troviamo anche la versione plebea dei solipsismi aristocratici di Rossanda nel furore interventista dello zapatista Pierluigi Sullo (“Carta”). Smarrito nella Selva Lacandona il guru dell’onanismo nonviolento, Sullo non si tiene più e, imbrattata la sua articolessa degli stereotipi Cia su Gheddafi, invocati aiuti anche in attrezzature (!) ai burkaioli marca Usa di Bengasi, rilanciata la voce del padrone sugli eroici ribelli senz’armi e sui mercenari venduti a Gheddafi da Israele, a proposito dell’intervento militare occidentale concede: “se anche fosse”.  Al di là delle fragranze di gelsomini sparse da queste efflorescenze saprofite sui tronchi di ferro e fuoco dei terminator, si diffonde il lezzo di chi, alla resa dei conti, rientra nei ranghi dei colonizzatori.
 In compenso, dal “manifesto”, in cui Stefano Chiarini è morto e Matteuzzi è stato richiamato da Tripoli, prende il commiato, dopo l’ukase rossandiano, Giampaolo Calchi Novati, uno dei più stimati conoscitori della regione, al quale dobbiamo le poche analisi non paraocchiate apparse sul giornale, con queste parole: “E’ il livello del dibattito che non mi sembra all’altezza del problema gigantesco che non si è aperto oggi, ma che si è evidentemente aggravato e tende a esplodere a largo raggio. Il giudizio d’insieme non cambierebbe se la crisi dovesse colpire, come ha colpito, regimi invece dichiaratamente schierati con l’imperialismo, parola quasi mai impiegata nel dibattito e diretti magari da personaggi meno esposti di Gheddafi… Mi autosospendo dalla collaborazione al “manifesto” in attesa di tempi migliori. Sarà un vantaggio per tutti, anche se non peso sul bilancio del “manifesto”, visto che da anni le collaborazioni (almeno le mie) non vengono compensate. Cordialità a tutti”. Bell’epitaffio, chissà se Rossanda arrossisce.
E, a proposito del “migliore dei modelli” lasciatemi citare qualche passaggio del Libro Verde di Gheddafi, forse presente alle riflessioni di Calchi Novati, di critica alla democrazia rappresentativa: “Nessuna delega in nome del popolo: la rappresentanza è un’impostura… coloro che dicono sì e quelli che dicono no non esprimono in realtà la loro volontà, ma sono imbavagliati dal riduzionismo binario, sì o no… la società dilaniata dalle lotte tra partiti è identica a quella dalla lotta tra tribù e sette. La democrazia è il controllo del popolo su se stesso. I congressi popolari sono l’unico mezzo per attuare la democrazia popolare. Il popolo si divide in congressi popolari di base ed ogni congresso si sceglie un segretariato, dalla somma dei segretariati dei congressi si formano i congressi popolari non di base, fino ad arrivare al Congresso Popolare Generale… che viene sottoposto ai congressi  popolari per l’attuazione del programma,  che a loro volta attiveranno i comitati popolari responsabili di fronte ai congressi popolari di base.  
Non sarà la panacea di tutti mali sociali, ma è un progetto di radicale democrazia partecipativa che procede dal basso verso l’alto e viceversa, in modo da impedire la separatezza tra governati e governanti. E’ qualcosa che si è realizzato nella migliore Cuba e che si sta perseguendo in Venezuela e Bolivia, anatemizzati dalle trombe mediatiche occidentali al pari di Gheddafi e guardati con schifiltosa supponenza dai sinistri alla Rossanda, Sullo, Negri, Vendola e “comunisti” assortiti. E quelli dell’ossessiva invocazione del “basso” che dicono? Invocano l’intervento di quelli per i quali nulla esiste all’infuori dell’”alto”. La freccia al loro arco, che dovrebbe battere tutte le frecce, sono le lamentazioni sul trattamento riservato in Libia ai migranti africani. Non ne ho contezza, se non voglio accontentarmi del confuso filmatino di un reporter di non specchiate fonti e delle sue immagini di corpi sparsi nella sabbia. E non mi bastano i racconti atroci degli scampati ai nostri pogrom in mare che, con quei racconti, sperano di aprirsi la strada all’asilo politico e alla sopravvivenza. Non bastano quando si sa che a due milioni e mezzo di africani, in fuga da fame e terrore (solitamente nei paesi curati dall’Occidente), la Libia ha offerto lavoro, casa, scuola, sanità, cittadinanza nel segno della temutissima unione di tutti gli africani. Non bastano se dalle migliaia di profughi dalla guerra civile e dalla temuta apocalisse all’irachena, al confine con la Tunisia, non venga la minima conferma di quelle atrocità, come anche che non si trovi, in mezzo a quei profughi, neanche un libico. Il fatto che stessero meglio lì che non in Bangla Desh, Egitto, Uganda, Niger, Ciad, Nigeria, Shrilanka, Pakistan, tutti paesi cari alla “comunità internazionale”, non incide nella scientifica sicumera tra Rue de Rivoli e Potomac.
Leggi e guerre ad personas
Sono gli stessi che individuano con orrore il precipitare della repubblica costituzionale nel gorgo dell’autoritarismo poliziesco e vampiresco, come epitomizzato dalla riforma della giustizia di una classe dirigente piduista, mafiosa, serva e sub imperialista che non fa altro che perseguire il modello formulato dal capitalismo alle sue origini e riproposto, con la forza della tecnologia armata e di controllo, dal governo superiore imperiale. Quel governo che oggi schiera alle coste libiche la più grande forza navale dalla fine della seconda guerra mondiale, che crea e gestisce i ratti della divisione e destabilizzazione ovunque incontri ostacoli alla sua estensione, che, qualunque sia il modus operandi suggerito dalle circostanze, punta all’espropriazione e allo sfoltimento di popoli. Dice bene, tra tante ottuse panzane sugli eventi libici, Di Pietro quando osserva “macché leggi ad personam, sono leggi ad personas”.  Berlusconi da rendere impunibile e, dunque, onnipotente non è che lo sfintere di un apparato digestivo che divora la società umana di questo paese, per espellerla come mero concime dei suoi coltivi. Questo insegna il capitalismo imperiale nell’era delle guerre infinite, dei militari per strada e dell’abolizione della scala mobile.
Ce ne fossero di Gheddafi! E mentre pretendiamo di confonderci con folle sterminate arabe che, vinta la paura che attanaglia noi, abbattono regimi installati ed eterodiretti dal capitalismo imperiale, comprendendone benissimo i burattinai (dicono “pane” e intendono no-globalizzazione, dicono “libertà” e intendono libertà dai fantocci del dominatore globalizzante), rovesciamo l’assunto lanciandoci a testa e occhi bassi contro un governante che buona parte dei bisogni di quelle folle l’aveva soddisfatta e che dallo stesso loro nemico è aggredito. Abbiamo simpatia per i carbonari e il popolo delle Cinque Giornate, “il basso”. Detestiamo Garibaldi, l’”alto”. Lui, fondatore della Prima Internazionale Operaia assieme a Marx e Bakunin, combattente per la libertà e la giustizia di molte nazioni, lui logo delle Brigate combattenti di Spagna e Italia. Gheddafi autore del Libro Verde e intelligente difensore del suo popolo nell’equilibrio tra ripulsa del cervello dell’Impero e rapporti di equità con i suoi arti. Sono nelle loro varianti culturali e politiche, a dispetto di cadute, idiosincrasie, circostanze avverse, debolezze, della razza del Che.
L’insurrezione araba, dal Cairo a Tripoli, dal Bahrein allo Yemen e alla Tunisia, è il ’48 dei popoli europei e italiani. Avendo perso quello, troviamo intollerabile che altri lo pratichino. Quel nostro lontano e tradito impeto “di avanguardia e di massa” (come soleva ancora dirsi nei partiti comunisti)  alla vita migliore, alla repubblica, all’obliterazione dei pontefici, all’uguaglianza, alla libertà, rivive su sponde vicine. Potrà anche esserci un Termidoro, un Vittorio Emanuele, ma il papa ha potuto essere  sconfitto e finalmente tacitato, la transizione è iniziata. Vive anche nella Libia riscattata dal nostro dominio genocida, per quanti difetti un giovane tentativo osteggiato da tutti i lati possa aver avuto. Sempre infimi rispetto a quelli della nostra parte. Il Rubicone, etiam ceteris paribus, sta qui.

Riflessioni del compagno Fidel

IL PIANO DELLA NATO È OCCUPARE LIBIA

Il petrolio è diventato la principale ricchezza nelle mani delle grandi transnazionali yankee; attraverso questa fonte di energia hanno avuto uno strumento che ha fatto crescere in modo considerabile il suo potere politico nel mondo. Fu la sua arma principale quando hanno deciso di liquidare facilmente la rivoluzione cubana appena sono state proclamate le prime leggi giuste e sovrane nella nostra Patria: privarla del petrolio.
 partire da questa fonte di energia si è sviluppata la civiltà attuale. Il Venezuela fu la nazione di questo emisfero che più ha dovuto pagare.  Gli Stati Uniti sono diventati i padroni degli enormi giacimenti che la natura ha dato a questo fraterno paese.
Quando è finita l’ultima Guerra Mondiale hanno cominciato ad estrarre dai giacimenti dell’Iran, e da quelli dell’Arabia Saudita, dell’Iraq e dai paesi arabi situati vicini a loro, maggiori quantità di petrolio. Questi sono diventati i principali fornitori. Il consumo mondiale è cresciuto progressivamente  di 80 milioni di barili al giorno, compresi quelli estratti nel territorio degli Stati Uniti, ai quali si è unito il gas, l’energia idraulica e quella nucleare. Fino al secolo XX il carbone fu la fonte fondamentale di energia che fece possibile lo sviluppo industriale prima che cominciasse la produzione di autovetture e motori consumatori di carburante liquido.
Lo sprecco di petrolio e di gas è legato ad una delle più grandi tragedie, che non si è risolta in assoluto, e che soffre l’umanità: il cambiamento climatico.
Quando è nata la nostra Rivoluzione, Argelia, Libia e l’Egitto non erano ancora  produttori di petrolio e gran parte delle valiose riserve dell’Arabia Saudita, dell’Iraq, dell’Iran e degli Emirati Arabi Uniti stavano ancora per essere scoperte.
Nel dicembre del 1951, Libia è diventato il primo paese africano che è riuscito ad avere la sua indipendenza dopo la Seconda Guerra Mondiale, in cui il suo territorio è stato lo scenario di importanti combattimenti tra truppe tedesche e del Regno Unito che hanno resi famosi i generali Erwin Rommel e Bernard L. Montgomery.
Il 95% del suo territorio è totalmente deserto. La tecnologia ha fatto che si scoprissero importanti giacimenti di petrolio leggero di un’eccellente qualità che oggi raggiunge un milione 800 mila barili al giorno e molti depositi di gas naturale. Questa ricchezza ha permesso l’arrivo di una speranza di vita di 75 anni e il più alto ingresso per capita dell’Africa. Il suo rigoroso deserto è situato su un enorme lago di acqua fossile, che ha tre volte la superficie di Cuba, e che ha fatto possibile la costruzione di una ampia rete che porta l’ acqua dolce per tutto il paese.
Libia, che aveva un milione di abitanti al momento della sua indipendenza, conta oggi con più di 6 milioni.
La Rivoluzione Libia ha vinto nel mese di settembre dell’anno 1969. Il suo leader principale fu Muammar al- Gaddafi, un militare d’origine beduina, che molto giovane si è ispirato alle idee del leader egiziano Gamal Abdel Nasser. Non c’è dubbio che molte delle sue decisioni erano legate a cambiamenti che hanno avuto luogo quando una monarchia debole e corrotta è caduta in Libia, come è successo anche in Egitto.
Gli abitanti di questo paese hanno una tradizione guerriera millenaria. Si dice che gli antichi libici fecero parte dell’esercito di Annibale quando ha quasi liquidato l’Antica Roma con la stessa forza che ha attraversato Le Alpi.
Potranno essere o no d’accordo con Gaddafi, però il mondo è pieno di notizie di ogni genere che arrivano attraverso i mass media. Dovremo aspettare il tempo necessario per conoscere in realtà quanto c’è di vero o no, o s’è invece una miscela di fatti di ogni tipo, che in mezzo al caos, sono accaduti in Libia. Ciò che per me è assolutamente chiaro è che il Governo degli Stati Uniti non è interessato alla pace in Libia e non tituberà nel dare alla NATO l’ordine di invadere questo ricco paese in poche ore o tra pochi giorni.
Quelli che con cattive intenzioni hanno mentito sul fatto che Gaddafi andava in Venezuela, come hanno fatto ieri pomeriggio che era domenica 20 febbraio, hanno ricevuto oggi una risposta degna dal Ministro degli Esteri del Venezuela, Nicolás Maduro, quando ha espresso testualmente che “ faceva voti perché il popolo libico potesse trovare nell’esercizio della sua sovranità, una soluzione pacifica alle sue difficoltà e preservare anche l’integrità del popolo e della nazione libica, senza l’ingerenza dell’imperialismo…”
Io, particolarmente, non immagino il dirigente libico abbandonando il paese, eludendo le responsabilità che gli vengono imputate, siano falsi o no in parte o totalmente. 
Una persona onesta sarà sempre contro l’ingiustizia  nei confronti di qualsiasi popolo del mondo e in questo momento la peggiore sarebbe fare silenzio davanti al crimine che la NATO sta preparando contro il popolo libico.
Per i  leader di quest’organizzazione bellicista  fare questo è una cosa urgente, perciò dobbiamo dinunciarli!

Fidel Castro Ruz
21 Febbraio 2011
Ore 22.14

Riflessioni del compagno Fidel

La Guerra inevitabile della NATO

A differenza di quello che succede in Egitto e in Tunisia, Libia è in primo luogo nell’Indice di Sviluppo Umano di Africa e ha la più alta speranza di vita del continente. L’istruzione e la salute ricevono speciale attenzione da parte dello stato. Il livello culturale della sua popolazione è senza dubbio molto più alto. I problemi sono altri. La popolazione aveva alimenti e servizi sociali indispensabili. Il paese ha bisogno di abbondante forza di lavoro straniera per portare avanti piani ambiziosi di produzione e sviluppo sociale.

Perciò dava lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori egiziani, tunisini, cinesi e di altre nazionalità. Aveva grandi entrate e riserve in valuta convertibile nelle banche dei paesi ricchi, con i quali acquistava beni di consumo e persino armi sofisticate che precisamente provenivano dagli stessi paesi che oggi la vogliono invadere in nome dei diritti umani.

La colossale campagna di menzogne, scatenata dai mass media ha provocato una grande confusione nell’opinione pubblica mondiale. Passerà tempo prima che si possa ricostruire ciò che veramente è successo in Libia, e separare i fatti veri da quelli falsi che sono stati divulgati.

Catene televisive serie, come telesur, erano costrette a inviare dei reporter e le telecamere nelle attività di un gruppo e nelle attività del lato opposto per informare ciò che veramente stava succedendo.

Le comunicazioni erano bloccate, i funzionari diplomatici onesti rischiavano girando i quartieri e osservando le attività, giorno e notte, per informare ciò che veramente stava succedendo. L’impero e i suoi principali alleati hanno utilizzato i mezzi più sofisticati per divulgare informazioni storte sugli avvenimenti, dove si doveva anche inferire la verità.

Non c’è dubbio che le facce dei giovani che protestavano in Bengasi, uomini e donne col velo o senza, esprimevano indignazione vera.

Si può vedere quanto influisce ancora la componente triviale in questo paese arabo, nonostante la fede musulmana che ha il 95% della sua popolazione.

L’imperialismo e la NATO- seriamente preoccupati dall’onda rivoluzionaria scatenata nel mondo arabo, dove si produce gran parte del petrolio che sostiene l’economia di consumo dei paesi sviluppati e ricchi – non possono non approfittarsi del conflitto interno nato in Libia per promuovere l’intervento militare. Le dichiarazioni fatte dall’amministrazione degli Stati Uniti dal primo momento sono state categoriche in questo senso.

Le circostanze non potevano essere altro che propizie. Nelle elezioni di novembre la destra repubblicana ha dato in colpo contundente al presidente Obama, esperto in retorica.

Il gruppo fascista “ missione eseguita”, ora appoggiato ideologicamente dagli estremisti del Tea Party , ha ridotto le possibilità dell’attuale presidente ad un ruolo decorativo, nel quale rischiava anche il suo programma di salute e il ricupero, in dubbio, dell’economia, a causa del deficit del budget e l’incontrollabile crescita del debito pubblico che ha già raggiunto tutti i records storici.

Nonostante il diluvio di menzogne e la confusione che si è venuta a creare, gli Stati Uniti non hanno potuto coinvolgere la Cina e la Federazione Russa nell’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di un intervento militare in Libia, anche se in cambio sono riusciti ad ottenere, nel Consiglio di Diritti Umani, l’approvazione degli obbiettivi che cercavano in quel momento.

Sull’intervento militare, la Segretaria di Stato dichiarò con parole chiare: “ nessuna opzione è fuori”.


Il fatto reale è che Libia è già coinvolta in una guerra civile, come avevamo previsto, e le nazioni Unite non hanno potuto far niente per evitarlo, l’unica cosa che ha fatto il Segretario Generale è spargere una gran dose di carburante nel fuoco.

Il problema che forse non immaginavano gli attori è che gli stessi leaders della ribellione parlassero del complicato tema dichiarando che rifiutavano ogni intervento militare straniero.

Diverse agenzie di notizie informarono che  Abdelhafiz Ghoga, portavoce del Comitato della Rivoluzione dichiarò lunedì 28 che “ Il resto della Libia sarà liberato dal popolo libico. ”

“ Abbiamo un esercito per liberare Tripoli, ha assicurato Ghoga nell’annuncio della formazione di un consiglio Nazionale per rappresentare le città del paese nelle mani  
dell’insurrezione. ”

“ Vogliamo le informazioni dell’intelligenza, senza che in nessun caso possa coinvolgere la nostra sovranità aerea, terrestre o marittima ” ha detto, in un incontro con giornalisti in questa città che si trova 1.000 km ad ovest di Tripoli. ”

“ L’intransigenza dei responsabili dell’opposizione sulla sovranità nazionale rifletteva l’opinione manifestata in modo spontaneo da parte di molti cittadini libici alla stampa internazionale in Bengasi”, informò uno spaccio dell’agenzia AFP lo scorso lunedì.

Quello stesso giorno una professoressa di Scienze Politiche dell’Università di Bengasi, Abeir Imneina, dichiarò:

“ C’è un sentimento nazionale molto forte in Libia”.

“ Poi, l’esempio dell’Iraq fa paura al mondo arabo, ha sottolineato, parlando dell’invasione nordamericana del 2003 che doveva portare democrazia in quel paese e nella regione e poi un’ipotesi vera dei fatti. ”

Prosegue la professoressa:
“ Sappiamo ciò che è successo in Iraq e ora è in piena instabilità e noi veramente non vogliamo seguire la stessa strada. Non vogliamo che i nordamericani arrivino per poi doverci lamentare di Gadafi, ha proseguito l’esperta.”

“ Però secondo Abeir Imneina, “ esiste anche il sentimento che è la nostra rivoluzione, e che tocca a noi farla”.

Poche ore dopo essere stato pubblicato questo spaccio, due dei principali organi di stampa degli Stati Uniti, The New York Times e The Washington Post si sono anticipati nell’offrire nuove versioni sul tema, sul quale informa l’agenzia DPA il giorno dopo 1 marzo: “L’opposizione libica potrebbe chiedere che Occidente faccia il bombardamento aereo delle posizioni strategiche delle forze fedeli al Presidente Muamar al Gadafi, informa oggi la stampa statunitense. ”

“ Il tema è in discussione nel Consiglio Rivoluzionario Libico, secondo The New York Times e The Washington Post nelle loro versione on line. ”

The New York Times aggiunge che queste discussioni dimostrano la crescente frustrazione dei leaders ribelli davanti alla possibilità che Gadafi torni di nuovo al potere”.

Nel caso in cui le azioni aeree vengano eseguite nell’ambito delle Nazioni Unite, queste non implicherebbero l’intervento internazionale, ha spiegato il portavoce del consiglio citato dal “ New York Times”.

“ Il consiglio è composto da avvocati, accademici, giudici e prominenti membri della società libica. ”

Afferma lo spaccio:

“The Washington Post ha citato i ribelli riconoscendo che senza l’appoggio di Occidente, i combattimenti con le forze leali a Gadafi potrebbero durare molto e costare un sacco di vite umane. ”

È strano che in questo rapporto non venga menzionato un solo operaio, contadino, costruttore o qualcuno che abbia a che vedere con la produzione materiale, o un giovane studente o combattente di quelli che presenti nelle manifestazioni. Perché l’insistenza nel presentare i ribelli come membri prominenti della società reclamando bombardamenti degli Stati Uniti e della NATO per uccidere libici?

Un giorno si conoscerà la verità, mediante persone come la professoressa in Scienze Politiche dell’Università di Bengasi, che con molta eloquenza racconta la terribile esperienza che ha ucciso, distrutto le case, e lasciato senza lavoro o fatto emigrare milioni di persone in Iraq.

Oggi mercoledì 2 marzo, l’Agenzia EFE presenta il conosciuto portavoce ribelle facendo dichiarazioni che, a mio giudizio, affermano e a sua volta contraddicono quelle di lunedì: “ Bengasi ( Libia), 2 marzo. La direzione ribelle ha chiesto oggi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che inizi un attacco aereo contro i mercenari del regime di Muamar il Gadafi. ”
“ Il nostro esercito non può iniziare attacchi contro i mercenari, per il suo ruolo di difesa, ha affermato il portavoce ribelle Abdelhafiz Ghoga in una conferenza stampa in Bengasi. ”

“ È diverso un attacco aereo strategico da un intervento straniero, che rifiutiamo, ha sottolineato il portavoce delle forze di opposizione, che si sono mostrate sempre contro l’intervento militare straniero nel conflitto libico”.

A quale delle tante guerre imperialistiche somiglia questa?

Quella di Spagna nel 1936, quella di Mussolini contro Etiopia nel 1935, quella di George W. Bush contro l’Iraq nel 2003 o qualsiasi delle decine di guerre promosse dagli Stati Uniti contro i popoli dell’America, dall’invasione di Messico nel 1846 fino alla delle Malvine nel 1982?

Senza escludere, ovviamente, l’invasione mercenaria di Girón,  la guerra sporca e il blocco alla nostra Patria per 50 anni che si compieranno il prossimo 16 aprile.

In tutte queste guerre, come quella di Vietnam che è costato milioni di vite predominarono le giustificazioni e le misure più cliniche.

Per coloro che hanno ancora il dubbio sull’inevitabile intervento militare che accadrà in Libia, l’agenzia di notizie AP, che considero è molto ben informata, ha pubblicato oggi uno scritto dove si afferma che:

“ I paesi dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico ( NATO) stanno creando un piano basandosi nel modello delle zone di esclusione di voli stabilite sui Balcani nella decade del 1990, qualora la comunità internazionale decidesse imporre un blocco aereo a Libia, hanno dichiarato diplomatici. ”

Più avanti finisce: I funzionari, che non potevano dare i suoi nomi a causa dell’importanza del tema, hanno detto che le opzioni che s’osservano hanno il punto di partenza nella zona d’esclusione di voli che ha imposto l’alleanza militare occidentale in  Bosnia nel 1993 che contò sul mandato del Consiglio di Sicurezza e nei bombardamenti della NATO a Kosovo nel 1999, CHE NON L’AVUTO”.

Prosegue domani.



Riflessioni del compagno Fidel

LA GUERRA INEVITABILE DELLA NATO

(Seconda parte)


Quando Gaddafi, colonello dell'esercito libico, ispirato dal suo collega egiziano Abdel Nasser, ha abbattuto il Re Idris I nel 1969 con solo 27 anni di età, ha applicato importanti misure rivoluzionarie come la riforma agraria e la nazionalizzazione del petrolio.  Le crescenti entrate sono state erogate allo sviluppo economico e sociale, particolarmente ai servizi educativi e di salute della ridotta popolazione libica, sistemata in un immenso territorio desertico con  poca terra coltivabile.
 Sotto quel deserto esisteva un esteso e profondo mare di acque fossili. Quando ho conosciuto un’area esperimentale, ho avuto l'impressione che quelle acque, in un futuro, sarebbero più preziose del petrolio.
La fede religiosa, predicata con il fervore che caratterizza ai popoli musulmani, aiutava in parte a compensare la forte tendenza tribale che ancora sussisteva in quel Paese arabo.
I rivoluzionari libici hanno elaborato ed applicato le loro idee rispetto alle istituzioni legali e politiche che Cuba, come norma, ha rispettato.
Ci siamo astenuti completamente di emettere opinioni sulle concezioni della direzione libica.
Vediamo con chiarezza che la preoccupazione fondamentale degli Stati Uniti e della NATO non è la Libia, bensì l'ondata rivoluzionaria scatenatasi nel mondo arabo che desiderano ostacolare a qualunque prezzo.
È un fatto irrefutabile che le relazioni tra gli Stati Uniti ed i loro alleati della NATO con la Libia erano ottimi negli ultimi anni,  prima che sorgesse la ribellione in Egitto ed a Tunisi.
Negli incontri ad alto livello tra Libia ed i dirigenti della NATO, nessuno di loro aveva problemi nei confronti del Gaddafi. Il Paese era una fonte sicura di fornitura di petrolio alta qualità, gas e perfino potassio. I problemi insorti tra loro durante le prime decadi erano stati superati.
Si sono aperti all'investimento straniero settori strategici come la produzione e distribuzione del petrolio.
La privatizzazione ha raggiunto molte imprese pubbliche. Il Fondo Monetario Internazionale ha esercitato il suo beatifico ruolo nella strumentazione delle predette operazioni.
Logicamente, Aznar ha prodigato lodi a Gaddafi e dopo lui, Blair, Berlusconi, Sarkozy, Zapatero, e perfino il mio amico il Re della Spagna, hanno sfilato davanti al burlone sguardo del leader libico. Erano felici.
Benché sembrerà che mi burlo non è così; semplicemente mi domando perché vogliono ora invadere la Libia e portare Gaddafi presso la Corte Penale Internazionale all’Aia.
L'accusano le 24 ore del giorno di sparare contro cittadini disarmati che protestavano. Perché non spiegano al mondo che le armi e soprattutto i sofisticati apparecchi di repressione che possiede la Libia sono stati forniti dagli Stati Uniti, Gran Bretagna ed altri illustri anfitrioni di Gaddafi?
Mi oppongo al cinismo e alle bugie con i quali si vuole adesso giustificare l'invasione e l’occupazione della Libia.
L'ultima volta che ho visitato il Gaddafi è stato nel maggio 2001, 15 anni dopo l’attacco di Reagan  alla sua residenza abbastanza modesta, dove mi ha portato per vedere come era rimasto tutto. Essa ha ricevuto un impatto diretto dell'aviazione ed era notevolmente distrutta;  sua piccola figlia di tre anni è morta nell'attacco:  è stata assassinata da Ronald Reagan. Non c’è stato un accordo previo della NATO, né del Consiglio di Diritti umani né del Consiglio di Sicurezza.
La mia visita precedente aveva avuto luogo nel 1977, otto anni dopo l'inizio del processo rivoluzionario in Libia. Ho visitato Tripoli; ho partecipato al Congresso del Popolo libico, a Sebha;  ho percorso i posti dove si portavano avanti le prime esperienze agricole con le acque estratte dall'immenso mare di acque fossili;  ho conosciuto Bengasi, sono stato oggetto di un caloroso ricevimento. Si trattava di un Paese leggendario che era stato scenario di storici combattimenti nell'ultima guerra mondiale. Non aveva ancora sei milioni di abitanti, né si conosceva il suo enorme volume di petrolio leggero ed acqua fossile. Le ex colonie portoghesi dell'Africa si erano già liberate.
In Angola avevamo lottato per 15 anni contro le bande mercenarie organizzate dagli Stati Uniti su basi tribali, il governo di Mobutu, ed il ben allestito ed allenato esercito razzista dell'apartheid. Questo, seguendo istruzioni degli Stati Uniti, come sappiamo  oggi, ha invaso l'Angola per ostacolare la sua indipendenza nel 1975, arrivando con le sue forze motorizzate alle vicinanze di Luanda. Vari istruttori cubani sono morti in quella brutale invasione. Delle risorse sono state inviate in tutta urgenza.
Cacciati via da quel Paese dalle truppe internazionaliste cubane ed angolane fino alla frontiera con la Namibia occupata dall’Africa del sud, per 13 anni i razzisti hanno avuto la missione di liquidare il processo rivoluzionario in Angola.
Con l'appoggio degli Stati Uniti e dell’Israele hanno sviluppato l'arma nucleare. Possedevano già quell’armamento quando le truppe cubane ed angolane sconfissero a Cuito Cuanavale le loro forze terrestri ed aeree, e sfidando il rischio, usando le tattiche e mezzi convenzionali, avanzarono verso la frontiera con Namibia, dove le truppe dell'apartheid pretendevano di resistere. Due volte nella loro storia le nostre forze hanno rischiato di essere attaccate da quel tipo di armi:  nell’ottobre 1962 ed a Sud dell'Angola, ma in quella seconda occasione, neanche utilizzando quelle che possedeva l’Africa del sud avrebbero potuto ostacolare la sconfitta che ha segnato il fine dell'odioso sistema. I fatti ebbero luogo sotto il governo di Ronald Reagan negli Stati Uniti e Pieter Botha nell’Africa del sud.
Di quello, e delle centinaia di migliaia di vite che è costata l'avventura imperialistica, non si parla.
Lamento dovere ricordare questi fatti, quando un altro gran rischio pesa sui popoli arabi, perché non si rassegnano a continuare ad essere vittime del saccheggio e dell'oppressione.
La Rivoluzione nel mondo arabo che tanto temono gli Stati Uniti e la NATO, è quella di coloro che non hanno nessun diritto contro coloro che ostentano tutti i privilegi, chiamata ad essere più profonda di quella che nel 1789 si scatenò nell’Europa con la presa della Bastiglia.
Neanche Luigi XIV, quando proclamò “lo Stato sono io”, possedeva i privilegi del Re Abdulá dell'Arabia Saudita, e molto meno l'immensa ricchezza che giace sotto la superficie di quel Paese quasi desertico, dove le transnazionali yankee determinano la sottrazione e, pertanto, il prezzo del petrolio nel mondo.
Dalla crisi nella Libia, l'estrazione in Arabia Saudita è aumentata di un milione di barili il giorno, ad un costo minimo e, in conseguenza, per quel unico concetto le entrate di quel Paese e di coloro che lo controllano ammontano a un miliardo di dollari al giorno.
Tuttavia, nessuno immagini che il popolo saudita fa soldi a palate. Sono commoventi i racconti delle condizioni di vita di molti lavoratori dell’edilizia ed altri settori che sono costretti a lavorare per 13 e 14 ore a cambio di un salario miserabile.
Spaventati dall’ondata rivoluzionaria che scuote il sistema di saccheggio prevalente, dopo quello che è successo con i lavoratori dell'Egitto e Tunisi, ma anche per i giovani senza impiego in Giordania, i territori occupati della Palestina, Yemen, e perfino Bahrein e gli Emirati Arabi con entrate più elevate, l'alta gerarchia saudita è sotto l'impatto degli avvenimenti.
A differenza di altri tempi, oggi i popoli arabi ricevono informazione quasi istantanea degli eventi, benché straordinariamente manipolata.
Il peggio per lo status quo dei settori privilegiati è che gli ostinati fatti coincidono con un notevole incremento dei prezzi dei generi alimenti e l'impatto demolitore dei cambiamenti climatici, mentre gli Stati Uniti, il maggiore produttore di mais del mondo, spende il 40 percento di quel prodotto sovvenzionato ed una parte importante della soia nel produrre biocombustible per alimentare le automobili. Sicuramente Lester Brown, l'ecologista nordamericano migliore informato del mondo su prodotti agricoli, possa darci un'idea dell'attuale situazione alimentaria.
Il presidente bolivariano Hugo Chávez realizza un coraggioso sforzo nel cercare una soluzione senza l'intervento della NATO in Libia. Le sue possibilità di raggiungere l'obiettivo s’incrementerebbero se riuscisse la prodezza di creare prima un ampio movimento d’opinione e non dopo l'intervento, e così, i popoli non vedranno ripetersi in altri Paesi l'atroce esperienza dell'Iraq.
Finale della Riflessione.

      
Fidel Castro Ruz
3 marzo 2011
Ore 22.32

Altra luce ci illumina dalla Tunisia e abbaglia il matamoros Maroni. Sono quei ragazzi, volontari della rivoluzione e della solidarietà che, pur ancora impegnati a spazzare i resti del regime, sono accorsi in massa, nella latitanza della “comunità internazionale”, ad accogliere e soccorrere con cibo, riparo, riposo, farmaci, i centomila fuggiti alle devastazioni golpiste e all’imminenza dell’armagheddon Nato. Sono questi nuovi arabi, non gli sparacchiatori invasati sulle contraeree fornite dalla giunta post- e-neo-Mubaraq. Un lampo di luce l’ha sparato nell’oscurità delle menzogne fatte raccontare ai profughi dagli agenti mediatici della guerra, uno di questi volontari quando ha spiegato come l’abbandono di queste masse di fuggiaschi da parte delll’Europa serva anche a distrarre e mettere in difficoltà acute la nuova Tunisia impegnata nello scontro con la controrivoluzione. Questi profughi che, per captatio benevolentiae,  balbettano di atrocità subite da Gheddafi, che si dicono libici e a Lampedusa si rivelano tunisini, mi ricordano le ondate kosovare che si abbattevano sui confini albanesi ai tempi di un’inventata “pulizia etnica” (oggi “Gheddafi bombarda il suo popolo”) e di vere bombe Nato. Sapevano, anche costoro, cosa dire al microfono delle Botteri che li arpionavano all’ingresso dei campi di accoglienza (riandate al dalemiano “Arcobaleno”, infestato da ladroni nostrani) e dai racconti “giusti” dipendevano pasto e brandina.   

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Occorre notare però, che Blondet non fa altro che riprendere le notizie già di diffuse dal sito di Thierry Meyssan, tutt'altro che "bruno" e cattolico, ma, al contrario, di impostazione internazionalista e terzomondista.

È stato il Reseau Voltaire a diffondere per primo la notizia sui rapporti Gheddafi/mercenari forniti dalla israeliana Global CST:
http://www.voltairenet.org/article168711.html

Meyssan ha anche ricevuto una missiva a riguardo dalla società in questione, alla quale egli risponde così:
http://www.voltairenet.org/article168768.html

Una lettrice.

pippo ha detto...

"tutto il danno che la leadership sinistra ha inflitto ai potenziali soggetti rivoluzionari, chiudendo negli sterilizzanti confini economicistici le aspirazioni degli operai e disconoscendo, reprimendo o annacquando, la capacità di rottura e innovazione di studenti e mondo della conoscenza, degradando il potenziale eversivo delle donne antipatriarcali a rincorsa di quote rosa nei consigli d’amministrazione"

quanto è vero questo !! é il vero cancro che toglie energie , lucidità e capacità di analisi

Ricky ha detto...

Fulvio non capisco perché insisti a difendere l'indifendibile, tristi figuri che non sono migliori dell'imperialismo USraeliano a cui si oppongono anzi sono molto peggio: Gaddafi, Ahmadinejad, addirittura Mugabe, onorare la memoria di Saddam, Milosevic, negare Srebrenica... . Tutto questo vanifica il tuo buon lavoro e la tua credibilitá.

Fulvio ha detto...

Lettrice. Anche i migliori toppano, soprattutto quando glki viene l'uzzolo di essere originali e stupefacenti a tutti i costi. Quella roba di Israele-Gheddafi fa solo sghignazzare.

Ricky.
E' davvero penoso . Ognuno si impicca con la corda che ha. La tua è fornita da ignoranza e subalternità.
Fulvio

Fulvio ha detto...

Ancora a Ricky. Sempre che la sua non sia una provocazione, come le assurdità dette farebbero credere.
Ti invio a non abbassarti al rango dei Gasparri e La Russa. I fatti si risponde con controfatti, se ci sono, non con affermazioni apodittiche. Nel mio mestiere si vanno a cercare i fatti e si confrontano con la fabbrica di informazioni diffuse dai media di chi comanda, aggredisce, ruba e stermina paesi e popoli. Penoso esserne vittima.

Maurizio ha detto...

Non si tratta di "onorare memorie" o di "appoggiare dittatori".. il nostro Fulvio ha criticato (da solo) Cuba, Iraq e Iran PER QUELLO PER CUI QUESTI PAESI ANDAVANO CRITICATI, e questo i suoi lettori (e non i provocatori salariati come te, "Ricky") lo sanno bene. Si tratta di non farsi fregare dalla comunicazione mass mediale che vorrebbe negare la dignità ai popoli e sottometterli in nome del libero (altrui) mercato.

A te Fulvio, voglio solo dire che dovresti - secondo il mio modesto avviso - affermare con maggiore vigore la distanza che separa un legittimo presidente, attualmente tradito dai suoi alleati e col paese infestato di venduti come Gheddafi, da un Martire come Saddam. Solo questo ti chiederei. Perchè - tu m'insegni - l'Iraq di Saddam garantiva ben altri diritti agli stranieri..

Gaetano Salvemini ha detto...

«Lo storico, il quale in avvenire vorrà ricostruire questo torbido periodo della nostra vita nazionale, dovrà giudicare che la cultura italiana nel primo decennio del secolo XX doveva essere caduta assai in basso, se fu possibile ai grandi giornali quotidiani e ai giornalisti, che pur andavano per la maggiore, far credere all’intero Paese tutte le grossolane sciocchezze con cui l’impresa libica è stata giustificata e provocata. Non esistevano, dunque, in Italia studiosi seri e coscienziosi? Cosa facevano gli insegnanti universitari di geografia, di storia, di letterature straniere, di diritto internazionale, di cose orientali? Credettero anch’essi alle frottole dei giornali? E se non ci credettero , perché lasciarono che il Paese fosse ingannato? Oppure considerarono la faccenda come del tutto indifferente per la loro olimpica serenità? La risposta a queste domande non potrà essere molto lusinghiera per la nostra generazione ».

Gaetano Salvemini ha detto...

«Lo storico, il quale in avvenire vorrà ricostruire questo torbido periodo della nostra vita nazionale, dovrà giudicare che la cultura italiana nel primo decennio del secolo XX doveva essere caduta assai in basso, se fu possibile ai grandi giornali quotidiani e ai giornalisti, che pur andavano per la maggiore, far credere all’intero Paese tutte le grossolane sciocchezze con cui l’impresa libica è stata giustificata e provocata. Non esistevano, dunque, in Italia studiosi seri e coscienziosi? Cosa facevano gli insegnanti universitari di geografia, di storia, di letterature straniere, di diritto internazionale, di cose orientali? Credettero anch’essi alle frottole dei giornali? E se non ci credettero , perché lasciarono che il Paese fosse ingannato? Oppure considerarono la faccenda come del tutto indifferente per la loro olimpica serenità? La risposta a queste domande non potrà essere molto lusinghiera per la nostra generazione ».

caneliberonline ha detto...

IO MODESTAMENTE, nel mio piccolo interesse che ripongo in cio' che accade nel mondo o cio' che si fa in modo che accada, ho imparato a soppesare il tutto (riguardo le notizie che ci vengono rifilate), ed ho scoperto che no ci vuole una grande intelligenza per capire il disegno criminoso dei NAZI-USA-UE-ISRAELESIONISTA, PER LA CONQUISTA delle energie sparse per il mondo, il solo motivo che mantiene quel famoso 20% al comando del restante 80%.
Ora posso anche non essere d'accoro con l'Iran che vuole le centrali nucleari....essendo io contrario, ma non sono per niente d'accordo che ci sia qualcuno a proibirlo, perche' piu' forte e potente. Cosi per la Libia di Gheddafi etc...
Spero di essere riuscito a spiegarmi al meglio; grazie.
HASTA SIEMPRE

Anonimo ha detto...

Fulvio non erdere tempo con chi ha portato il cervello all'ammaso.
piero.deola@tiscali.it

rossoallosso ha detto...

@Fulvio
hai la possibiltà di vericare questa notizia?
Io ho provato ma non trovo nulla

http://www.citifmonline.com/index.php?id=1.323013

Anonimo ha detto...

Sulla collaborazione tra Ghedafi (o governo libico, ma diciamo pure Gheddafi per brevità) e Israele per mezzo della società menzionata, non posso esprimermi, anche se, a intuito, mi sembra strano. Rimane il fatto, oggettivo ed indiscutibile, per constatare il quale non occorre essere 007 o avere 'entrature' particolari, che proprio in questi giorni il governo libico (dunque Gheddafi per la stampa) ha chiesto la convocazione d'urgenza per affrontare la situazione a Gaza. Ammettiamo pure che abbia contattato la suddetta sociètà per rispondere all'offensiva di forze armate dall'estero, non per questo è diventato complice di Israele. Punto.
Marcello

Anonimo ha detto...

rickynger...non ci provolare Noi abbiamo le Teste, non abbiamo bisogno di capetti a propaganda ingannevole...ti fanno sentire le canzonette a ripetizione in modo che anche se merdiche alla fine ti sembrano "belle" Con il battage pirlusconiano non funziona... le tronzate anche se ripetute all'infi-nito, rimangono tronza-te...!

Anonimo ha detto...

Il commento del signor Ricky, è il prodotto della conoscenza globalizzata mainstream,fatta di tv stampa e libri( quelli con recensioni sulla stampa del regime bipartisan sinistrorso e destrorso,fedele valvassore del sistema imperiale ),signor Ricky risponda a questa domanda "ma i fatti che lei cita li ha vissuti di persona ? o, viceversa sono racconti di altri e di questi racconti si è fatto un opinione? presumo che la questione sia tutta qua...la nostra conoscenza è il prodotto di cosa? della nostra esperienza o dei racconti di terzi? ...ricordi d'infanzia....la mia mamma mi raccontava le favole....negli anni a venire hanno continuato a raccontarmi favole, ma la voce narrante non era più la mia mamma, il fine però è rimasto identico, mi si voleva per sempre sopito.....sveglia signor riky, presumo sia in buona fede, ma forse ciò che narra l'autore del blog è lo spunto per porsi una domanda...." cio' che ci raccontano , corrisponde a verità "?... o è propaganda bella e buona??? c'è una verità da poter raccontare, o un'altra che non puo' essere raccontata per l'indignazione che genererebbe ????? signor ricky ancora sveglia... ci hanno mentito su tutto ,la nostra conoscenza è il tomo maximo dell'ignoranza fatta scienza,non abbiamo coscienza di quanto sia perverso e criminale il sistema che ci tiene incatenati nelle nostre false convinzioni!!!!
concludendo signor ricky, di qui a poco, altre centinaia di migliaia di esseri umani, nostri simili, come lo è lei,come lo siamo noi, saranno bombardati e ammazzati, questo sarà il fatto da raccontare, cosiccome da raccontare sono i milioni di morti in afghanistan,in iraq,i milioni di bambini e non dell'africa, che non hanno di che nutrirsi, i milioni di morti ammazzati dall'industria del farmaco,i milioni di essere umani che si vedono eroso,giorno dopo giorno , il loro diritto naturale ad esistere ect ect , "last but no least",quelle centinaia di migliaia di fratelli palestinesi, che hanno avuto la sfortuna di esistere in luogo, che per assegnazione divina spetta ad un altro popolo.
non vestiro' i panni dell'AGIT-PROP di questo blog,non ho la statura intellettuale e le necessarie conoscenze, ma riconosco la coerenza del pensiero dell' autore, infarcito di quel naturale disprezzo verso chi mandante, esecutore e correo soggioga i propri simili.

« Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa. »

scrivesti in calce ad un commento patria o muerte, io lo coniugo così
libertà o muerte!!!!!!!!

renato piacentino

Fulvio ha detto...

Rossoallosso. Ti pare che debba essere verificata? Cosa ci fanno le SAS e gli agenti MI6 in giro per la Liba tra i ribelli da loro armati?

Fulvio ha detto...

Renato, che bravo!

Fulvio ha detto...

Maurizio. Sei proprio sicuro del trattamento dei migranti da parte del governo libico? E Gheddafi che c'entra? Decide il Congresso del Popolo, mica lui. Io so che 2 milioni di migranti lavoravano in Libia a condizioni milgiori dei loro paesi e che i CIE erano stati chiusi. Quanto agli "alleati di Gheddafi", anche Saddam, da cui Gheddafi non differisce per la sostanza, prima dell'embargo aveva questi stessi "alleati", non potendo stare fuori dal mercato mondiale. Ma in Iraq come in Libia si conservava la sovranità politica ed economica, non si accettavano patti leonini imperiali, si diversificava verso Russia e Cina.I migranti guadagnano una media di 350 euro, una somma pari a quella con cui da noi potresti comprare quattro mesate di beni.

rossoallosso ha detto...

ma non devono convincere me, non sono esperto,penso ci vuol niente a desecretare simili intercettazioni e pubblicarle,impossibile da ignorare simile prova anche per il più venduto dei venduti.
sarebbe la fine di una favola così ben orchestrata e che potrebbe far riconsiderare un eventuale intervento nato

Mauro Murta ha detto...

Ma che vi aspettate da uno che si firma “Ricky” in ossequio all’idioma dei nostri padroni, perdipiù con quella passione per i diminutivi (Yoni, Yossi, Bibi, Dado) così cara agli israeliani?

Mauro Murta

Maurizio ha detto...

"Sei proprio sicuro del trattamento dei migranti da parte del governo libico? E Gheddafi che c'entra? Decide il Congresso del Popolo, mica lui"

Forse il problema è proprio che non decide lui, storicamente democrazia e schiavitù sono andati sempre a braccetto da Atene in poi..

Io ho sentito testimonianze sconcertanti da parte di migranti passati dalla Libia, e le stesse parole di Gheddafi dimostrano che lui usa queste masse di diseredati come pedine (e Realpolitikamente parlando fa bene), chi decida poi non è importante.. sia chiaro che non parlo (solo) delle testimonianze relative a quegli scandali consegnati al pubblico dominio da Rainews24..

La svolta neoliberiste (da te denunciata) ha prodotto delle ingiustizie, o no?

Ah.. non scagliarmi i tuoi anatemi :-) ma ho letto degli articoli sul sito del Campo Antimperialista, in cui dice che all'inizio i rivoltosi, presa Bengasi, avevano rifiutato l'aiuto USA. E' attendibile questa notizia? è riportata come fonte "La Stampa" se non ricordo male..

Roberto Antonucci ha detto...

Scusa Fulvio, dopo essermi complimentato con te per avere sottolineato la differenza tra il femminismo partecipe alle lotte di liberazione e il "femmisionismo" che infesta molte in Italia, vorrei farti notare che l'allegato del grande Fidel non lo vedo.

Fulvio ha detto...

Maurizio.
Abbastanza sicuro. Delle denunce dei profughi che ambiscono all'asilo politico e perciò raccontano quello che siu vuole sentire, c'è da sospettare. Ricordati delle balle dei profughi kosovari. Gheddafi non usa i migranti. Ha semplicemente detto una verità: se cado io e la Libia va in mano ai fantocci dell'imperialismo, allora sì che arriveranno le migrazioni bibliche, come da tutti i paesi depradati dal neoliberismo. Che in Libia non c'era. I partner esteri stavano alle regole della Libia. Quanto al campetto antimperialista, ancora credi a questi imbecilli che attribuiscono la Resistenza irachena ai torturatori iraniani di Moqtada e credono che l'11 settembre l'abbia fatto Osama??

davide ha detto...

in che chiave leggono l'11 settembre fatto da OSAMA,quelli del campetto?
Nel senso:avete visto la grande potenza di al qaida che può fare,quindi di supporto al fantomatico terrorismo fondamentalista?Oppure?
I ribelli libici non eran ben inquadrabili,nessun leader riconosciuto,nessun premio nobel che torna dal dorato esilio,probabilmente una spaccatura interna al sistema gheddafiano unito agli interessi degli ascari della cirenaica.
In ogni caso figura da buffoni degli italiani e del loro guitto marrano e lestofante.Dal bunga bunga al sostegno dei macelli euroatlantisti
Meglio Gheddafi,che vorrei si capisse al di là di uno stile talora eccessivo ai nostri occhi occidentali abituati ad altri eccessi-le sgualdrine di regime rifatte,i vecchi tamarri-è un grandissimo uomo politico degno del rispetto di altri
Certamente è comprensibile che non piaccia,che si voglia altro tipo di governo in Libia,ma a me non piace che venga trattato da pirla su molte fonti di informazione

Anonimo ha detto...

visto che non ci sono riusciti con la Libya hanno HAARPato '"amico" giappone? sarà vera sta' storia tesla haarp usa terremoti tsunami? io penso sempre il peggio ma dal 1943 anno della misteriosa morte di tesla e scomparsa dei suoi appunti sono passati troppi anni... sono cretini e non ci piove però...ci penserò...! anche il Grande Hugo la pensa così e a me il Grande Hugo piace piace piace!

rossoallosso ha detto...

Ogni popolo dovrebbe essere "padrone" a casa sua e solo a lui spetta decidere delle proprie sorti,come si è visto in Tunisia ed Egitto.
Diversamente in Libia,una volta appurata l'ingerenza usa-nato come paladini di "libertà e giustizia", tutto questo decade e Gheddafi diventa un falso problema perchè diventa un problema dell'occidente e non del popolo libico.
L'errore di lettura (voluto)di gran parte della "sinistra" italiana ci riporta a quella parte del post di Fulvio in cui ci descrive:
"tutto il danno che la leadership sinistra ha inflitto ai potenziali soggetti rivoluzionari, chiudendo negli sterilizzanti confini economicistici le aspirazioni degli operai e disconoscendo, reprimendo o annacquando, la capacità di rottura e innovazione di studenti e mondo della conoscenza, degradando il potenziale eversivo delle donne antipatriarcali a rincorsa di quote rosa nei consigli d’amministrazione"
A queste condizioni mai avverrà in Italia un cambiamento stile Islanda(non linko altrimenti,e a ragione, Fulvio si incazza),oppure anche un minimo di sollevazione tipo Wisconsin/Ohio.
Se veramente vogliamo liberarci di quasta sovversiva classe politica dobbiamo essere noi a farlo o dobbiamo aspettare una risoluzione onu?

rossoallosso ha detto...

dimenticavo una cosa importante,
da che parte starebbe la nato in caso di sollevazione in Italia? o dovremmo aspettarci un'entrata delle "truppe saudite"come in Bahrain?