martedì 21 maggio 2019

Studenti, professoresse, Ong, multe, sospensioni e carcere ----- BUONI SENTIMENTI PER CATTIVE AZIONI



 “L’antifascismo è diventata la carta moschicida  per  catturare tutti i sinistri   e gli sbandati  con i neuroni eclissati” (Sebastiano Cosenza)

“Multe a chi salva naufraghi? Mostruoso!”
Venerdì 16 maggio sera, il  comico Maurizio Crozza, che due ne azzecca e una ne canna, si è infervorato oltre ogni misura e comicità sul decreto sicurezza bis del nuovo Uomo Nero Salvini. Un decreto da rabbrividire, certo, ma per quello che Crozza non dice e, invece, da prendere con tranquillo buonsenso per quello che ha fatto infuriare il bravo invettivista genovese.

 Ciò che lo ha mandato fuori dai gangheri perfino dell’humour e che, rasentando lo sputo, ha definito uno “scandalo che mi fa proprio schifo”, era il punto che prevede “multe ai trafficanti di uomini”. Ma come, si è chiesto, contorcendosi dall’indignazione, Crozza, si arriva a multare chi salva gente che affoga? A punire un atto umanitario?E dai pori del non-più-comico sprizzava revulsione, non meno di quanto ne sprizzasse dagli eroi antifascisti della guerra atomica allo stand dell’editoruncolo nostalgico al Salone del Libro. I secondi, tanto infervorati contro gli zombie del fascismo da battaglia del grano, da trasvolare sul fascismo nuclear-digital-finanziario che ha chiuso padri, figli e nipoti all’interno di una protesi di coltan e di una comunicazione di massa che, se fai capolino fuori, il capolino te lo mozza Facebook all’istante. Il primo, talmente eccitato dal proprio ruolo di San Giorgio contro il drago delle multe, da trascurare il terrorismo di Stato che, nello stesso decreto, lo stesso drago prevede contro manifestanti non entusiasti del regime e che magari azzardano un corteo o uno striscione irriverente.

Ma qui trattasi di meri cittadini intemperanti, mica di migranti a rischio di tortura o affogamento, anima e core della campagna elettorale dell’argentino Bergoglio (di assonanza Videla),  del venezuelano Parolin (di reminiscenza antichavista), dei gesuiti tutti e di Famiglia Cristiana (di onori colonialisti) e di tutta la accoglicrazia laica sinistracentrosinistradestra  in corsa per Bruxelles. Le scene di strazio, spesso costruite, corrispondono all’inferno minacciatoci per le nostre dissidenze; quelle di salvataggio, al paradiso promesso alle nostre sottomissioni.

"Antifascisti" e filomigranti, una faccia una razza

 

Noialtri sovranisti non farlocchi, invece, siamo davvero ancora meno di coloro che, ai tempi, si astenevano dall’intrupparsi tra le folle oceaniche sotto il balcone di Piazza Venezia , o che si facevano cacciare dall’Accademia per aver osteggiato le famigerate leggi del 1938. Ma sappiamo che le cannonate antifasciste e antisovraniste contro “il lupo, il lupo!” servono eminentemente a sollevare tanta polvere. Quella che occulta lo sguardo sulle guerre armate o economiche attizzate in Africa, dalla Libia al Sahel francafricano e  ai paesi su cui i colonialisti hanno  trasferito i jihadisti scampati ad Assad e a Baghdad, apripista delle multinazionali dello “sviluppo”. Loro.

Per tutta questa operazione, che spoglia il Sud del mondo delle risorse grazie alle quali, se gliele lasciassero,non avrebbe bisogno di nessun “civilizzatore-democratizzatore”, e delle generazioni che dovrebbero difenderlo, liberarlo, costruirlo, indispensabili sono le Ong. Non per nulla quasi tutte finanziate dai governi colonialisti e dal loro promoter, George Soros. Sono il push factor, che spinge alla partenza verso un’Europa dei sogni, e il pull factor, che attira in un’Europa dello schiavismo. Multarle per questo è solo cerotto sulla piaga. Perché non è vero ciò che nella camera dell’eco di Crozza viene riecheggiato, che si salvano naufraghi. Ci si incontra con spalloni arrivati su zattere male in arnese e che devono fare le poche miglia dalla costa all’appuntamento, si traghetta e si scarica nelle periferie italiane della vita e dello sfruttamento. E non servono le mille pagine del “manifesto” (e di altri affini), le mille vignette monotematiche del suo Biani (uno che non nega il suo apporto a nessuna delle grandi campagne di tendenza), che urlano col papa “Mediterraneo cimitero”, a nascondere il dato di granito che il cimitero degli africani, mediorientali e asiatici, latinoamericani, inizia a casa loro e che ieri, esattamente come oggi, lo allestiscono e colmano gli stessi. I nostri.

 


Minniti, il male quasi assoluto
Il ministro Minniti, contro il quale, quasi fosse il male assoluto che hanno detto essere Mengele, si è sollevata in marcia a Milano  la turba dei soci di minoranza, sguatteri e vittime del finanzcapitalismo, aveva adottato precisamente ciò che spetta allo Stato di diritto nella lotta al crimine. Mi presto alla fucilazione di Crozza e dico che, ai privati che gironzolano per il Mediterraneo in cerca di prede, avrebbe potuto-dovuto imporre il provvedimento per legge. Moderato e intimidito dalla canea della deportazione-accoglienza , pur non disconoscendo generosamente alle Ong la qualifica di umanitari, si è limitato a un codice di condotta, autoregolamento volontario. Chiedeva, nientemeno,  trasparenza delle fonti di finanziamento, come di tutte le imprese, e ufficiale di polizia giudiziaria a bordo. Un minimo di controllo della mano pubblica su traffici privati. Oltre tutto, in partenza da centrali del crimine. E’ scomparso, l’ex-ministro, in un uragano di riprovazioni e di dita medie sollevate.

L’arma totale: il tuo buon cuore

A mio avviso non c’è pratica più subdola e ingannevole – vera eterogenesi dei fini conclamati – dello mobilitazione e dello sfruttamento dei sentimenti buoni della persona perbene a fini non dichiarati. Sostanza ontologica dei monoteismi. Un’interpretazione maligna del fine che giustifica i mezzi, per il quale Machiavelli si rivolterebbe nella tomba.. Si utilizza un cocktail di immagini sconvolgenti (gente in barconi, corpi galleggianti, cadaverini spiaggiati), o di narrazioni Grand Guignol, ma prive di immagini (i “torturati, stuprati e ammazzati” nei lager libici; ma se la prendono con Haftar che quei lager di quelle milizie li vuole spazzar via. Curioso), o di guerre, fame e persecuzioni, dove non ce ne sono (o, se ci sono, sono da noi indotte). Ci si ricamano sopra i fiori dell’umanitarietà, carità, pietà. Risultato, commozione che dilaga e cancella lo studio della realtà: accoglienza senza se (sono stati sradicati) e senza ma (finiscono schiavi o mafiosi) . Che tasso di moralità assegniamo a chi incita mercenari alla guerra contro la Libia o la Siria o il Mali (da Rossanda a tutta la stampa ufficiale occidentale), e poi si sbraccia perché qualcuno ne accolga le vittime e le sfrutti ulteriormente per ricuperare l’economia  dei campi di cotone, frantumare le basi della convivenza e deprimere i diritti di tutti?.

Lager libico o centro di raccolta italiano?

Facciamoli scappare, così li accogliamo
Ciò che, invece, non importa una cippa a nessuno, giacchè non conviene a padrini, sponsor e compari, è il primo dei diritti umani in assoluto: quello di nascere, vivere e morire a casa propria, con la gente propria, con la storia propria, con il futuro proprio. Magari con quel ”primitivo” rapporto con terra, acqua,  cielo, alberi, animali, il divino, che ha conservato la comunità per millenni e che qui, da noi, con l’integrazione, verrà sepolto  nel buco nero di uno smartphone.

Ministro offeso, maestra punita, Italia da brividi”. E’ la Buona Scuola”
L’assunto della sparata che serve a sollevare polvere è chiarito anche da un altro episodio. Titola bene una delle migliori firme del Fatto Quotidiano, Daniela Ranieri:  “Ministro offeso, maestra punita, Italia da brividi”. Ce l’ha con l’episodio della brava maestra di Palermo, sospesa dal lavoro e dallo stipendio da uno sprovveduto provveditore agli studi. Sì, quel demenziale e deprimente accadimento che ha ridato fiato alle trombe, bagliore agli sguardi, fremiti alle fronti aggrottate, degli antifascisti che si erano sfiatati su Predappio, sui teppisti di Casal Bruciato e sullo stand inquinatore dell’intero Salone del Libro di Torino. Una boccata d’ossigeno.

Anche qui obiettivo centrato e obiettivi mancati. Emotività da riscatenare contro il governo tutto, ma di più contro il M5S “complice e che fa solo finta di litigare”, nell’ennesima occasione fornita dal magni- e vuotoloquente “Ghe pensi mi”, patriota e secessionista al tempo stesso. Occasione voracemente colta dal verminaio inferocito degli spodestati dal voto degli italiani. L’oggetto della riprovazione di quel superzelante provveditore trinacriciuto era l’accostamento fatto dagli studenti tra leggi razziali del ’38 e decreto Sicurezza di Salvini.


Sapere tutto di Ong e multe, sapere  una mazza di bombe e invasioni
Uno, che ha portato a esclusione, persecuzione e deportazione, con conseguente morte di massa; l’altro, che multa i gestori della tratta. Parrebbe una bella differenza. E parrebbe  che quei beneintenzionati studenti abbiano perso il senso delle proporzioni. Qualcuno avrebbe potuto spiegargli che Salvini sta a Mussolini come Siri o Borgonzoni stanno a Gentile o Bottai. E che, il cielo e i 5 Stelle volendo, non siamo ancora alla dittatura del ’38, ma solo alle gaglioffate di uno spaccamontagne da castelli di sabbia. Che così gonfiandosi, a quegli studenti preoccupati per le sorti dei “salvatori di naufraghi”, ha impedito di vedere che, prima di imbarcarsi, quei naufraghi erano scampati alle bombe, alla fame, alla spoliazione inflitte da quegli stessi che qui ne predicano l’accoglienza. E con i quali il patacca va a braccetto.

Ai generosi ragazzi di quel liceo nessuno di coloro che li hanno sollevati agli altari dei nobili sentimenti ha però insegnato che in quel decreto, oltre alle multe comminate ai terminali della tratta, c’è qualcosa d’altro che riguarda loro direttamente. Non ne va della solidarietà per i migranti. Ne va della libertà di tutti. Fine della possibilità di cambiare le cose all’infuori e contro i maneggi dei potenti e degli assist dei media. Fine della protesta. Se vai in piazza, vai in galera se solo cerchi, con un casco o uno scudo di polistirolo, di impedire che ti fracassino la testa. Se ci vai senza permesso del califfo, becchi un anno di carcere. Se tiri un mortaretto o un fumogeno ti becchi  fino a 4 anni. Se dici “porco mondo” a un poliziotto, finisci dentro. Flash-mob, sit-in, presidi, cortei e autodifesa? La legge Scelba, quella Reale e il Codice Rocco al confronto sono sicurezza da boy scout. Crozza non se ne è accorto. Agli studenti palermitani nessuno l’ha fatto presente. Ne dovranno prendere atto alla  prossima manifestazione che azzardassero, che so, contro un’alternanza scuola-lavoro gratis di lavapiatti da McDonalds.



La professoressa Rosa Maria Dell’Aria è stata punita perché ha fatto l’insegnante e non la questurina. Il tardivo volemose bene alla professoressa di una vita, da parte di Salvini e del ministro MIUR, non si sogna minimamente di rivedere uno sterminio dell’istruzione che parte da  lontano (Berlinguer, De Mauro, Falcucci) e compie l’opera con Renzi-Fedeli. E a cui qualche rimedio hanno cercato di porre i 5 Stelle, almeno sull’oscenità neoliberista dell’alternanza scuola-lavoro. Una scuola-caserma-azienda anti-umanistica, cioè anti-umana, catena di montaggio di ingranaggi, all’ordine di un preside-gerarchetto, con insegnanti – spina dorsale del paese - deprezzati e declassati a guardiani del faro. Una serena e laboriosa scuola infestata da telecamere, Digos e propagandisti di guerra Nato. Che ovviamente incitano all’accoglienza di fuggitivi dalle loro guerre. Mai le foglie di fico sono andate forte come di questi tempi atlantici, di DC in PD in Lega.

Una scuola sulla sedia a rotelle



Una scuola senza Geografia (conoscenza della casa in cui si vive), Storia dell’Arte (conoscenza della bellezza generata dalla creatività umana), tema d’Italiano (conoscenza di come si comunica e si critica). Una scuola che produce il 45% di italiani analfabeti funzionali. A questo hanno voluto ridurre la colonna portante di un tempio chiamato nazione. Scuola dalle vertebre spezzate, scuola in sedia a rotelle. Tempio ridotto a postribolo, caravanserraglio, vertice di Cosa Loro.

Siamo vicini alle elezioni europee.Tutto questo – scuola, Nato, euro, guerre, migranti, Stato di polizia - appesantirebbe il dibattito da sottoporre agli elettori. Ciò che invece tutti, da manca a dritta, ci dicono solleverebbe tale dibattito nella sfera del giusto e del bello sono altri temi. E, si sa, il giusto e il bello sono schifati dalle maggioranze (tipo quelle del 4 marzo 2018). Stanno tutti in grembo alle minoranze. Che conosciamo: migranti, donne, antifascisti, LGBTQI, papi e santi. E peggio per coloro che ancora immaginano uno scontro tra dominati e dominanti, soggiogati e soggiogatori. Anzi, a pensarci bene, sono minoranza anche questi ultimi, aggrediti da quella violenta e aggressiva maggioranza sovranista e populista in gilet giallo che, da sei mesi a questa parte, infastidisce la democratica, europeista, bergogliana e atlantica minoranza  “da Macron a Tsipras”. Vanno difesi.



lunedì 20 maggio 2019

Lettera aperta a Monica Di Sisto: Passo falso del Movimento No Triv ......... QUANDO PARLANO I RADICALI, L’AMBIENTE SI TAPPA LE ORECCHIE


 Soros, Bonino, Juncker, baci


In calce alla mia lettera a Monica Di Sisto, che qui pubblico, c’è una lettera al governo detta “dei movimenti”. A guardar bene, più che di movimenti, di movimento al singolare si tratta, per quanto con la firma autorevolissima di una grande combattente contro le mostruosità del neoliberismo, specie in termini di accordi internazionali come il CETA, o il TTIP (tornati di attualità), che configurano un pericoloso sbilanciamento a favore degli Usa, delle multinazionali e della sovranità popolare e nazionale, come qui e sul blog ho ripetutamente illustrato.

Tra le firme ci sono, oltre a quelle di Fairwatch, protagonista della battaglia di Di Sisto, presieduta da Alberto Zoratti, le firme di Enzo Di Salvatore, costituzionalista di riferimento del movimento No Triv, di Enrico Gagliano, dirigente No Triv, Francesco Masi, portavoce No Triv, più altri di cui si conosce la frequentazione di Radio Radicale. C’è anche un rappresentante di PAP che non sembra badare tanto alle compagnie. Lo stesso Gagliano è stato portatore, nelle comunicazioni al movimento, di apprezzamenti  e suggestioni dei Radicali, cosa questa che ha provocato nette espressioni di disaccordo.

Va dunque sottolineato che, a prescindere dalla diffusione della “Lettera al governo del non cambiamento” promossa da Monica Di Sisto, l’iniziativa sia da ricondursi al solo movimento No Triv, i cui responsabili vantano una particolare vicinanza ai Radicali, elemento sconcertante alla vista delle politiche di questa forza politica a sfavore di tutto ciò che conviene alla protezione dell’ambiente, dei diritti sociali e all’autodeterminazione dei popoli. I Radicali rivendicano un ruolo determinante nella costruzione di questa Europa e nella sua difesa appassionata, a dispetto di quanto  questa costruzione di burocrati e lobby economiche ha inflitto, in termini di disuguaglianze, impoverimento e austerità, ai paesi  dotati di minore potere contrattuale, a partire dalla Grecia e a proseguire con l’Italia. I radicali, per bocca autorevolissima di Emma Bonino, si vantano di essere finanziati dallo speculatore e organizzatore di regime change, George Soros I Radicali sono atlantisti entusiasti e dell’atlantismo colonialista e imperialista hanno condiviso tutte le scelte, guerre ai “dittatori” e colpi di Stato per la “democrazia” compresi. Con quanto ne deriva in termini di devastazione  umana e ambientale. Da questo discende una loro totale incompatibilità con quanto Monica Di Sisto afferma starle a cuore: i diritti dell’ambiente e quelli sociali.

La mancanza di distinguo nell’aggressivo e ingiurioso linguaggio della lettera, il sorvolare sulla fortissime contraddizioni che si sono aperte tra le due componenti della maggioranza, il mancato sostegno, che la buonafede imporrebbe, alle pure insufficienti misure messe in atto, o programmate, dai Cinque Stelle, fanno pensare a una scelta polemica che ha più il sapore del conflitto di potere che di istanze  genuinamente politiche. Reca indubbiamente l’impronta del Partito Radicale, una forza politica che sui temi di Monica Di Sisto e del movimento No Triv, come degli altri, dai No Tav ai No Muos, non ha il minimo merito, ma tutti i possibili demeriti. E questo, per un movimento come il No Triv, per l’importanza cruciale che riveste la lotta contro gli idrocarburi, la distruzione del territorio, della salute, dell’ambiente, del pianeta, è una controindicazione deleteria, che né l’ambiente né gli attivisti del movimento meritano.

Ho avuto l’opportunità di intervistare Monica Di Sisto e Enzo Di Salvatore e di collaborare con attivisti No Triv nell’ambito dei miei lavori sulla difesa dell’ambiente, del territorio, delle comunità, che mi impegnano da decenni e di cui offro testimonianza in articoli e libri, come nei documentari “L’Italia al tempo della peste” e “O la Troika o la vita”. Non credo che la mia risposta a Monica Di Sisto e a quella in felicissima e impropria lettera possa essere letta se non nel segno di questa mia attività e contro ogni strumentalizzazione di bassa lega.
(Le immagini sono tutte inserite da me)



Cara Monica,
sono da sempre tuo estimatore e partecipo nei modi a me consentiti alle tue battaglie da anni. Non condivido l’appello che hai firmato e che viene ora diffuso dai No Triv.
La politica mi ha insegnato che il modo migliore è di non fare mai di tutta l’erba un fascio e, anzi, di inserirsi nelle contraddizioni del fronte avverso per farle esplodere. Mi sembra che siano gli unici spazi oggi disponibili e utilizzabili. Siamo contro la corruzione? Sosteniamo le misure spazza corrotti dei 5 Stelle Siamo contro le trivelle? Rafforziamo  e allarghiamo la moratoria delle concessioni dei 5 Stelle. Combattiamo le disuguaglianze? Sosteniamo il Reddito di cittadinanza. Siamo contro la precarietà? Potenziamo il Decreto Dignità. Il che non ci inibisce minimamente dall’opporci a cedimenti o arretramenti, come sull’Ilva o sul Tap. Ma distinguiamo tra chi ci prova e chi sta interamente dalla parte di cementificatori, trivellatori, agroalimentari, banche e trafficoni.

La lettera, inutilmente e impoliticamente ingiuriosa, parte da un movimento diretto da persone che si sono dichiarate vicine e solidali con il partito Radicale e da esso si sono anche fatti imporre l’agenda in alcune occasioni.. Segno di scarsa coerenza e perspicacia, dato che i radicali con tutto (il peggio) hanno a che fare, salvo che con la difesa dell’ambiente e dei diritti sociali. E già questo inquina l’iniziativa.

Non mi pare molto intelligente e proficuo antagonizzare in maniera talmente drastica e univoca una base elettorale che il 4 marzo del 2017 ha mandato a casa quanti hanno affossato la democrazia, i diritti, la salute, la scuola, l’ambiente, la pace. Assaltando in termini così totalizzanti una coalizione di governo che è caratterizzata da profonde differenze e acuti dissidi, non è il massimo della perspicacia e, sotto sotto, ribadisce la frustrazione e il livore di presunte sinistre che si sono viste sottrarre i temi e gli obiettivi che formalmente le caratterizzavano e che da tempo hanno tradito.

Parlo del Movimento5Stelle che, per quello che ha fatto, tentato, proposto, a dispetto della reazionaria e malavitosa opposizione della Lega salviniana, pur tenendo conto di cedimenti e carenze, non merita la mannaia che la lettera gli cala sul collo.

I No Triv “radicalizzati”, cioè con una gamba nel peggiore establishment, hanno per nemico principale proprio questo movimento, mica Salvini e tanto meno i politici responsabili delle condizioni in cui ci troviamo. Non è da questa opposizione che si potranno cogliere frutti positivi.

Una politica intelligente e la storia ci dovrebbero indurre a sostenere, per rafforzarle nel confronto con la Lega, le pur buone posizioni di un M5S assediato da tutte le forze nazionali e internazionali  di un establishment elitario che è quanto di più nefasto sia accaduto nei tempi che stiamo vivendo. La sommarietà della condanna della lettera, la mancanza di distinguo, l’inettitudine dialettica, la rozzezza del linguaggio, sono del tutto controproducenti e segno, non nel tuo caso certamente, di miopia, stoltezza e cattiva fede.



Nei miei lavori giornalistici e video realizzati in giro per l’Italia ho sempre trovato al mio fianco, e con assoluta integrità e generosa competenza, gli attivisti 5 Stelle. Senza di loro non si sarebbe arrivati al risultato esaltante, pur in mancanza di quorum, del referendum sulle trivelle. So quanto anche loro siano perplessi e critici nei confronti  di una coalizione nella quale il M5S deve comunque stare, se non vogliamo il ritorno dei necrofori degli ultimi decenni, e quanto sono impegnati a premere sulla loro parte della maggioranza perchè tenga duro quanto può. Sull’ambiente (Costa), sulla corruzione (Bonafede), sulle Grandi Opere (Toninelli), sul lavoro (Di Maio). Non credo che quella vostra lettera sia un contributo al loro impegno e aiuti a rafforzare quanto di meglio comunque si è manifestato  dal 4 marzo 2017 rispetto agli ultimi trent’anni..

In amicizia e con stima,
Fulvio Grimaldi

Care/i Tutte/i.

La manifestazione del 23 marzo a Roma ha rappresentato un importante punto di avanzamento nel percorso di incontro tra i movimenti sociali del nostro Paese e di unificazione delle lotte per il cambiamento.

Alcuni tra noi che hanno vissuto ed interiorizzato quell'esperienza hanno pensato di porre mano ad una proposta di “Lettera dei Movimenti”, da divulgare negli ultimi giorni della campagna elettorale per il rinnovo dei componenti del Parlamento Europeo, per -come è scritto nella lettera- “ ... rinnovare la pressione su questo Governo e nei confronti di un'Europa che è sempre meno interessata alla democrazia, ai diritti dei cittadini e delle cittadine e al nostro futuro e per rimettere al centro del dibattito politico -asfittico come non mai- le questioni ed i temi che ci hanno portato nelle mille piazze del nostro Paese.

Vi invitiamo a leggerne il testo, ad emendarlo -se lo riterrete opportuno- e a sottosciverlo in segno di condivisione di una visione e di una battaglia che ci vede uniti, con preghiera di inviare il tutto, ENTRO MARTEDI' 21 MAGGIO, al seguente indirizzo:



Grazie!


LETTERA DEI MOVIMENTI AL GOVERNO DEL NON CAMBIAMENTO


Onorevole Presidente e Vice presidenti,

Siamo alcuni movimenti sociali che hanno percorso le strade di Roma il 23 marzo, portando ancora una volta in piazza proposte urgenti di cambiamento radicale per un Paese troppo lontano da obiettivi climatici e sociali anche solo accettabili.

Abbiamo sotto gli occhi il costante degrado umano e politico della classe dirigente passata e presente, e da voi oggi rappresentata ai massimi livelli, che si riflette sulla drammatica incapacità di progettare il futuro dell'Italia in un momento chiave del nostro vivere comune.

Mentre le emissioni globali continuano ad aumentare e poterle contenere senza cambiare i modelli attuali di produzione e consumo si rivela sempre più un'utopia, i leader mondiali non riescono ad accordarsi su regole comuni per invertire la traiettoria di uno sviluppo insostenibile.

La predazione delle risorse naturali, l'attacco alle comunità locali e ai diritti delle persone, sono caratteristici di un sistema globalizzato in cui le grandi imprese scorrazzano con il beneplacito degli Stati, tanto solleciti nello stringere accordi di liberalizzazione commerciale quanto inadempienti negli impegni sul clima.

All'enfasi quasi religiosa con cui viene lodata e perseguita la crescita senza freni, fa da contraltare il costante impoverimento morale ed economico delle persone, spinte verso l'individualismo, la precarietà, la paura e l'indifferenza.

Con la spinta alle privatizzazioni, all'estrattivismo e alle grandi opere dannose e imposte, la guerra ai poveri e ai migranti, il vostro malgoverno sta peggiorando la nostra qualità della vita e del dibattito pubblico.



L'Italia è uno dei Paesi in cui questa deriva è più evidente, dopo decenni in cui governi di ogni colore hanno sostenuto la stessa agenda neoliberista, antidemocratica e antipopolare.

Il vostro esecutivo non fa alcuna eccezione, se non per il fatto di essersi contraddistinto per una incoerenza ancora maggiore.

Le vostre promesse elettorali, molto più radicali di quelle finora ascoltate da partiti con ambizioni di governo, sono state completamente disattese. No Tap, No Tav, No Triv, Stop Ttip, No Muos, No grandi navi, Acqua bene comune, Stop pesticidi sono solo alcune delle parole d'ordine portate avanti da tanti movimenti sociali e ambientalisti che il governo - e in particolare il Movimento 5 Stelle - ha fatto proprie con impegni pubblici, salvo poi varare misure di segno totalmente opposto.

Oggi, alla vigilia di nuove elezioni, la classe politica da voi selezionata e rappresentata, non immune da fenomeni corruttivi, appare palesemente inadeguata a gestire le derive di un'Unione europea dalla forte impronta neoliberista, securitaria e inchiodata all’austerity.

Occorrerebbe fronteggiare questi impulsi con la ferma volontà di impostare una radicale inversione di tendenza nelle politiche economiche e sociali a livello nazionale, per renderle compatibili con la transizione ecologica e con la giustizia sociale e intergenerazionale. Costi quel che costi.

Purtroppo in questo Governo - come in quelli precedenti - mancano competenza e visione per aiutare il Paese ad attraversare il guado. Come dimostrano le manifestazioni nelle nostre città e balconi, i movimenti sociali delle persone comuni, ancora una volta, si stanno assumendo la responsabilità di contestare e contrastare l'inettitudine e l'immobilismo della vostra politica sui temi di maggiore importanza per la vita di tutti.

Le centinaia di migliaia di persone che nel corso dell'ultimo anno hanno manifestato da Venaus fino in Sicilia, passando per Taranto, il Salento del Tap e la Basilicata di Tempa Rossa e Viggiano, che hanno marciato per il clima e contro un sistema disumano e violento, rinnovano la pressione su questo governo e nei confronti di un'Europa che è sempre meno interessata alla democrazia, ai diritti dei cittadini e delle cittadine e al nostro futuro.

Siamo sempre in quei luoghi dove le contraddizioni sono più evidenti e tragiche, e continueremo a coltivare una visione globale della solidarietà, sostenendo ovunque coloro che - come noi - tentano di salvare il proprio futuro dalla vostra irresponsabilità.

Questo non è un appello, è una pubblica affermazione della nostra consapevolezza, una profonda consapevolezza collettiva, che il governo italiano, sulla scia dei precedenti, non è certamente un governo del Cambiamento, ma un governo al servizio di interessi che nulla hanno a che fare con gli interessi dei cittadini italiani e con i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.

Continuiamo e continueremo a lottare e costruire il vero Cambiamento, per il Bene Comune di questo Paese e del Pianeta.

Firme:
Monica Di Sisto
Francesco Paniè
Alberto Zoratti
Enrico Gagliano
Roberta Radich
Enzo di Salvatore
Tiziano Cardosi
Cosimo Quaranta
Francesco Masi

mercoledì 15 maggio 2019

Antifascismo come arma di distrazione di massa?....... DA PREDAPPIO AL SALONE DI TORINO: FA E ANTIFA


Chi l’avrebbe detto

«Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa» (Martin Niemoller, pastore protestante. Testo originale, poi variamente riscritto, erroneamente attribuito a Bertold Brecht)


Polacchi e Conte fedeli alle linee. Di Mussolini e Guaidò.
Francesco Polacchi, casa editrice Altaforte: “L’antifascismo è il male d’Italia”. Errore. Il male d’Italia è l’antifascismo strumentale, di copertura, arma di distrazione di massa che occulta il totalitarismo post- e neofascista della globalizzazione finanzcapitalista di guerra e di sanzioni.

Il fondo l’abbiamo raggiunto da tempo, lo si sa. Ma fino a che punto noi si sia scavato ci è ancora poco chiaro. Un indizio ce lo dà Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, tramutatosi in imbonitore tv da far rosicare Vanna Marchi (“Vincisalvini”), per rastrellare qualcuno disposto a farsi un selfie con la sua protuberanza ventrale. Un altro, più in basso se possibile, ce lo spara, con inusitata violenza per un fan di Padre Pio (che per l’appunto, pur santificato dal Bergoglio, era valido picchiatore squadrista di consiglieri comunali socialisti), il premier Conte. Mandando in frantumi la prima presa di posizione dignitosa e autonoma dell’Italia serva e di dolore ostello (non donna di provincie ma bordello) dall’isolata bravata di Craxi a Sigonella (rifiuto di consegnare il palestinese ai Marines), il premier ha inserito il suo governo nella schiera di coloro a cui il padrino statunitense ha ordinato di farsi gangster nei confronti del diritto internazionale, nazionale, domestico, di condominio, umano. La sua è una fuga all’indietro, rispetto alla neutralità che l’Italia aveva adottato tra Guaidò e Maduro, non riconoscendo il primo e non disconoscendo il secondo e così inibendo il vergognoso allineamento UE alla pratica golpista e regime-changista dei nostri padrini. Ha pubblicato una lettera sulla Stampa in cui legittima Guaidò, in quanto “eletto dall’Assemblea Nazionale” e delegittima Maduro in quanto eletto in “votazioni non democratiche”.

Ricevendo istruzioni

Patetico divincolamento rettilare su ordine di servizio Atlantico che capovolge le cose: Maduro diventa presidente grazie a elezioni che, come tutte le altre, osservatori internazionali, compreso il Comitato Carter, hanno giudicato impeccabili. Guadò non è stato eletto da nessuno, si è trovato a presiedere l’Assemblea Nazionale grazie al meccanismo della rotazione previsto dalla Costituzione ed era casualmente lì, non eletto se non dal trio Trump, Pompeo, Bolton, al momento in cui gli si è detto “autonominati presidente”. L’avvocato Conte ha così provato la sua nobilitade, oltreché politica, anche professionale. E nessuno dei geopoliticamente diversi 5 Stelle ha fiatato.

Tutti brigatisti Garibaldi
E’ dando patente di legittimità a un metodo di chiara, sebbene scadente, reminiscenza mussoliniana (Marcia su Roma e seguenti) che il premier gialloverde, stavolta vicinissimo al guaidoista Salvini, ha fornito il suo contribuito all’esplosione antifascista che ha percorso e pervaso l’Italia a petto in fuori durante tutta l’ultima settimana. Un uragano di orgoglio partigiano, costituzionale, democratico, che, una volta di più, ha visto uniti tutti, nelle ormai strutturali larghe intese dall’estrema sinistra, cosiddetta, attraverso tutte le variopinte destre, fino ad esaurimento dell’arco(baleno) costituzionale.  E se i paginoni di Repubblica hanno suonato il trombone, i sindacati, finalmente pacificati nel segno del bla-bla urlato di Landini, Anpi, Acli, Ciotti, Wu Ming, Arci, Libertà e Giustizia, i meglio fichi del bigoncio, non hanno risparmiato le percussioni e il “manifesto”, districandosi tra i diletti migranti, le femministe, i LGBTQI, è rispuntato con la spilletta “Brigata Garibaldi”. Ma anche quella del re, visto che Christian Raimo richiama all’adunata antifa  “il mondo liberale, monarchici e preti”. Nientemeno. La volpe a guardia del pollaio.

            


Ha detto Polacchi, al Salone del libro di Torino, “Il male d’Italia è l’antifascismo”. Che urla, che indignazione, che stracciarsi di vesti, che strapparsi di capelli! Non si è astenuto nessuno: il rischio era di finire come quelli che subirono gli effetti delle leggi razziali. All’incontrario. Polacchi, da fascista cartonato del XX Secolo, ha le sue ragioni, per prendersela con l’antifascismo. Gli rovina il giochino del viaggio a ritroso nel tempo, quello per cui “non gli resta che piangere”. Io e, credo, molti altri, ne abbiamo di migliori.

Il fascismo e il suo alter ego


Di fascismi ce ne sono due. Se la tirano da nemici, ma sono sinergici. Uno noto, scoperto, storicamente validato, con i suoi detriti a cranio rasato dell’oggi. L’altro aggiornato, ammodernato, deideologizzato, riciclato. Rispetto a quello precedente è come un dollaro – o euro – guadagnato vendendo glifosato Bayer-Monsanto, o eroina, o bombe prodotte in Sardegna ai sauditi, poi riciclato nell’acquisto di carburante per navi che traghettano africani in Europa, “che sennò affogano”. Chiamiamolo per comodità e disinvoltura scientifica: “fascismo 2.0”. O fascismo del XXI secolo rispetto a quello del XX. O Finanzfascismo. E’ la forma di governo più diffusamente praticata in Occidente. Ha in comune con il carnevale di Venezia il travisamento-miglioramento del proprio aspetto grazie alla maschera. Con il fascismo d’antan ha in comune i pilastri della costruzione sociale e del pensiero che la sovrintende. Che, allora come oggi, come quasi sempre a partire dal quarto secolo, deve essere unico, univoco, uniforme, unidirezionale, universale. Diffuso grazie alla coercizione, variamente violenta, del “TINA”, “There Is No Alternative”, da lì non si scappa. La costruzione sociale perpetua, con invariata persistenza nel tempo, quella della piramide. Pochi in alto, ma di grande peso, che schiacciando i tanti in basso, li riducono nella polpa di cui si nutrono. Metafora: spremi il pomodoro del contadino e ne esce la passata della Grande Distribuzione; strizzi uno schiavo traghettato dall’Africa e ne esce l’outlet di papà Renzi.

Salone liberale, piduista, monarchico, massonico, inciucista, comunista, amerikano, sionista, antisionista. Ma giammai fascista.

Come funziona il rapporto di mutuo soccorso tra queste due forme di organizzazione della comunità umana? Ne abbiamo avuto una limpida esemplificazione al Salone del Libro di Torino. Come è prassi storica, un arruffapopolo e un libraio fascista si sono messi d’accordo e il secondo ha pubblicato il libro del primo. Cose uguali e anche molto più gravi, fasciste, naziste, massoniche, criptomafiose, truffaldine, violente, nella stessa manifestazione si erano succedute negli anni, ma nessuno ci aveva fatto caso ed erano rimaste relegate nell’irrelevanza dei sette metri quadri del loro stand. Ma stavolta era diverso, l’autore del libro stava al governo e in primo piano e, peggio, in alleanza con i primi sintomi del male assoluto: un embrione pentastellato di entità fuori establishment, come nel laboratorio italiano non s’era più manifestata almeno dal ‘68 in qua.

Come fare per promuovere una fetecchia di libro
Quale migliore occasione, per quelli del  Due punto zero, per puntare dito, catapulta, bombarda, olio bollente sui reprobi: autore, editore e teppa di base, prorompendo in Bella Ciao e rigenerando il proprio foruncoloso aspetto nel salon de beauté dell’antifascismo?  Non è a questo che servono i vari Casa Pound, Forza Nuova e antesignani come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e puffi neri con spranga vari?  Se la sono presa con uno che la spranga la esibiva vent’anni fa. Ne hanno fatto, se non un martire della libertà d’espressione, una curiosità. E il suo è oggi il libro più venduto in Italia. Un favore da niente. Nuove larghe intese in vista?

Di antifascista ce n’è una…
Una a cui la definizione di antifascista sta invece benissimo è la giovane donna che, affrontando spintoni, sputi e invettive, perdita di voti e anche un rischio di linciaggio, visti i tipi, non ha sparato proclami e invettive, ci ha messo il corpo ed è andata ad abbracciare la famiglia Rom assegnataria a Casal Bruciato. Si chiama Virginia Raggi (e il suo amico in cravattino che dice sempre “io”, anziché “noi”, ha perso una grande occasione per elogiarla). Ha alle spalle predecessori come Signorello, Carraro, Rutelli, Veltroni, Alemanno. Di questi è certamente la migliore, alla faccia di tutti gli sciacalli e condor (chiedendo scusa ai nobili animali). S’è visto che qualche antifascista, seppure a fatica, si trova.

Virginia Raggi a Casal Bruciato

Un maggio gelido, questo. Conveniva scaldarsi. E lo si è fatto alla grande, dando fuoco ai fascisti. L’antipasto è stata la gogna al cronista che ha riferito del mortifero cordoglio di Predappio alla maniera con cui la Botteri riferisce le opinioni di Guaidò. Solo che gli schiammazzi contro il primo coprono la compiacenza verso la seconda. Di quella pira l’orrendo foco nessuno meglio di un busto antifascista da Pincio come Marco Reveli ha saputo trovare il linguaggio per attizzarlo. Vado di fiore in fiore: “apocalissi culturale, politica e sociale, relativismo rinunciatario, trionfo del disumano, macigno che pesa sul mondo, lo scandalo più grande, sconvolgente, lo sfregio grave, intollerabile all’intero paese, ignavia da Antinferno, pactum sceleris, indecente connubio”. Non male come discorso dell’odio, no? Revelli ha dato il tono e tutta la meglio intellighenzia antifascista ha cantato in coro.

 
Cerimonia a Predappio


Tanto hanno gridato all’apocalissi fascista, al pactum sceleris, che alla fine non ne è rimasto uno, dal “manifesto” a Repubblica, dai Wu Ming a Revelli, da Rossanda a Montanari, da Zoro a Formigli, dalla Gruber a Carofiglio, da Zingaretti a Fratoianni,  che avesse ancora un filo di voce per fare bau a un po’ di Due punto zero. Del resto le opere di costoro sfuggono sistematicamente all’attenzione degli antifascisti di carriera. Che, sotto sotto, ne facciano parte?

Fascismi, sinergie e silenzi
Le retate degli stessi giorni del Salone rivelano che dal Ticino a Capo Passero, criminalità politico-economica e criminalità clandestina si sono ricompattati attorno ai successori di DC e Forza Italia. Regime di sfruttamento e controllo e malavita organizzata = fascismo 2.0.  Un cardinale, ministro di uno Stato estero invade Roma, come se Porta Pia non fosse mai avvenuta e, col lasciapassre dell’umanitarietà, contravviene alle disposizioni di legge dello Stato invaso. A cui peraltro nega le tasse sugli immobili di commercio e di profitto che vi possiede, dato che contengono una madonnina di gesso. Tasse grazie alle quali lo Stato invaso potrebbe dedicarsi a sistemare parecchi senzatetto e a ridare la luce a tutti. Fascismo da Concordato.


 
Due combattenti per la libertà d’informazione e la rivelazione dei misfatti del Potere, Assange e Manning, vengono sequestrati e trascinati in galera, consegnati alla vendetta degli autori dei crimini e nessun giornalista, o sindacato di costui, né la Grande Armada degli antifascisti alza un sopracciglio. Fascismo da Minculpop, o fascismo 2.0?  Le transanazionali e gli eserciti Nato, con i loro gatekeeper sulle navi Ong,  ricolonizzano  l’Africa forzandone o costringendone l’evacuazione da parte delle sue migliori generazioni e destabilizzano culturalmente e socialmente i paesi d’arrivo con nuovi eserciti di schiavi di riserva e da dumping. Imperialismo e fascismo 2.0.

Dall’Honduras al Paraguay, dal Brasile al Venezuela, dall’Algeria al Sudan , i missi dominici Otpor, Soros, Cia, Pentagono, NED, USAID, Freedom House e squadroni della morte neocon vari, negano pane con le sanzioni e spargono sangue con la violenza, per sottrarre popoli a governi autodeterminati e infliggergli regimi fascisti. Fascismo del XXI secolo e antifascismo da Salone. Zitto.

In Ucraina e Georgia, i fascisti del XX secolo sono al potere e obliterano ogni dissidenza democratica in virtù del sostegno del fascismo del XXI secolo come coltivato in Usa e UE. Gli antifascisti da Salone fanno finta di niente. A due ore di volo da noi, qualcuno proclama lo Stato etnico sulla terra sequestrata ad altri che, a questo scopo, sono avviati all’estinzione. Gli urlatori antifa contro razzismo e xenofobia non ne sanno nulla, ma festeggiano come ospite d’onore del Salone chi di quello Stato fa parte.

Massicce esercitazioni nei paesi baltici sul confine con la Russia, invasione del Golfo arabo-persico da parte degli Usa con portaerei, decine di migliaia di soldati, bombardiieri a lungo raggio. Provocazioni ridicolmenrte scoperte di petroliere di emirati alleati.  Prospettiva vicinissima e ripetutamente minacciata da Usa e Israele di apocalisse che non lascerà essere umano, animale o pianta intonsi, ma il Fatto Quotidiano nasconde le 1000 basi militari Usa-Nato tutt’intorno all’umanità da obliterare sotto le basi militari cinesi che la Cina “potrebbe” voler creare col pretesto della Via della Seta (sic!). Fascismo del XXI e ultimo secolo. Dove sono gli Antifa davanti ai 2 minuti dalla mezzanotte nucleare?

Connotato fondamentale di tutti i fascismi è la guerra, “sola igiene del mondo”. Il fascismo 2.0 ne conduce almeno sette, con il corredo della desertificazione degli habitat e degli eccidi di massa di innocenti e patrioti: Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan, Sahel, e ne minaccia altre due e una globale. Parossismo fascista di ogni tipo. Gli antifascisti da Salone guardano dall’altra parte. Alcuni applaudono.

Intanto, però, hanno trionfato sull’editore vicino a Casa Pound, hanno smantellato il suo banchetto e hanno fatto trionfare l’antifascismo in tutta Italia. Wow!

Domani a chi tocca? O credete forse che si fermeranno al banchetto sfondato di Altaforte? (Vedi Niemoeller)