TAG24 https://www.youtube.com/watch?v=7iWCoxHLyZM
Francesco
Fatone intervista Fulvio Grimaldi
Se
c’è una dimostrazione non occultabile della sconfitta e conseguente
disperazione, è la carneficina allestita da Israele in Libano. Dagli stretti di
Hormuz, bloccati per tutti i carnefici e loro scherani, passa vincente la
Palestina.
Gli
accordi Sykes-Picot del 1916, in cui Francia e Regno Unito, frantumando il
mondo arabo, si spartirono Medioriente, rotte, ricchezza energetica, accordi consolidati
dopo il 1970 dal petrodollaro a garanzia di un flusso perenne, rinnovati nel
2020 da un Accordo Sykes-Picot 2.0 chiamato “Accordi di Abramo”, giacciono in
pezzi. Frantumati dal missile iraniano, da quello di Hezbollah, delle Forze di
Mobilitazione Popolare irachene, degli yemeniti. Tutti in nome della Palestina.
E
Trump, allentatosi il cappio di storielle Epstein messogli al collo da
Netanyahu, dalla promessa della fine della civiltà iraniana, in una notte è
passato al “Ma su, dai, fate i buoni, aprite quello Stretto”.
La
risposta: “Prima piantatela anche in Libano. Per ora dallo Stretto passano la
Palestina e i suoi amici della resistenza libanese, yemenita, irachena. E i
paesi che non vi leccano il culo. Siete due eserciti nucleari, i più potenti
della regione, fate una guerra dopo l’altra, ammazzate innocenti,
preferibilmente bambini, come se non ci fosse un domani…e vorreste passare per
lo Stretto?”
Il domani
ve lo siete giocato. Se la Palestina è il cuore di tutta questa storia che,
dopo 80 anni di genocidio, nella passività di un mondo di merda, batte ancora,
vuol dire che i carnefici hanno sbagliato tutto. Hanno sventrato l’Iraq,
squartato la Siria, messo la Libia in mano agli Almasri e a Erdogan, bombardato
a tappeto lo Yemen, la più antica civiltà vivente della regione, attaccato due
volte l’Iran.
Ma
lì hanno chiuso.
Un
popolo che sa stare al mondo da 3000 anni, votato alla scomparsa da chi s’è
confezionato un vestito strappando pagine da un libro di miti e da un altro che
ha per guida morale il generale Custer, ha detto. “Mo’ basta!”.
Basta
con quel vostro Medioriente concepito per farci i vostri comodi a spese di
tutti quelli che ci stanno, promuovendo instabilità, frizioni, fratture,
minoranze mercenarie alla curda. Basta con quei quattro onesti cammellieri che
si facevano le oasi loro e cui avete messo in testa una corona e ne avete fatto
i guardiani dei vostri mandati coloniali e dei relativi pozzi, despoti di
popoli inesistenti e schiavisti di carne umana immigrata a perdere.
Pensavano,
questi sceicchi rimpannucciati, che i loro petrodollari fossero garantiti dalle
basi USA che gli hanno occupato mezzo territorio. Ci penseranno due volte,
vedendone le macerie, rovistando tra quanto resta dei loro impianti e pensando
a cosa gli succederebbe se l’Iran davvero gli bombardasse i dissalatori: il
ritorno ai cammelli. Con gli accordi di Abramo ci si pulirebbero qualcosa.
E a
dar retta a una superpotenza e a una che si vorrebbe tale ci ripenseranno i
paesi quando vedranno le loro coltivazioni di cibo insterilirsi per essere
venuto meno il 70% dei fertilizzanti usati in agricoltura, causa un blocco
determinato dai due squilibrati picchiatori in nome di Jahve e di Gesù Cristo.
E si diranno: quanto ha ragione la Palestina!
L’Asse
della Resistenza, che ha l’ombelico a Tehran, non richiede un trionfo militare
decisivo. Richiede resistenza. Nel contesto messo su a forza di miliardi in
armi non perdere è già una vittoria strategica. L’auspicato nuovo ordine
regionale, passato per i vari Balfour e Sykes-Picot 1, già una volta
smantellato dal panarabismo antimperialista e di classe, poi recuperato con il
Sykes-Picot 2 degli Accordi di Abramo, le Primavere Arabe, la Fratellanza
Musulmana e e guerre e genocidi su e giù tra Golfo Persico, Mar Rosso e
Mediterraneo, non c’è. E’ pure svaporato quel Board of Peace dei quattro
mafiosi e palazzinari, con la Meloni che si eccita a fare la guardona.
La
traiettoria perseguita a partire dalla guerra al terrorismo imbastita con l’11
settembre, versante Medioriente, si va modificando. Né Israele, né gli USA
garantiscono più alcuna sicurezza dei ricchi e violenti. Forse qualche regime
arabo dovrà rifare i conti su suoi allineamenti e considerare nuove forme di
coesistenza regionale. Se ne avvantaggeranno i BRICS e il ruolo di Russia e
Cina. A Riad qualcuno rifletterà: ”Non era niente male quella ripresa dei
rapporti d’amicizia con l’Iran che Pechino aveva sollecitato e patrocinato”.
L’opinione
pubblica mondiale, che su Gaza si era già espressa in anticipo sugli eventi di
oggi, ne terrà conto. Come saprà tener conto del fallimento di questo primo
turno di negoziati a Islamabad, con ogni evidenza imposto, ancora una volta, da
chi, persa la partita diretta con l’Iran, antagonista strategico, prova a
rifarsi una salvaguardia politica e giuridica con il rimedio tattico dello
sterminio in Libano.
Con
gli Stretti di Hormuz che rimangono sotto il controllo del suo gestore naturale
al fine, evidente a tutti, di imporre la fine degli scatenamenti genocidari
nella regione, che poi sono all’origine di una crisi che sta travolgendo ogni
diritto, ogni equilibrio, ogni garanzia di sicurezza, pace, benessere, vita, dell’umanità
intera, gli spazi per i colpi di coda della coppia si vanno restringendo. Ha
voglia, Trump, di abbaiare, mentre il suo addestratore gli intima, a forza di
ricatti Epstein, “attacca, attacca!”.
Intanto
dagli Stretti di Hormuz è la Palestina che passa. E non è solo una metafora.
MOLTO
ALTRO NEL VIDEO
