domenica 12 aprile 2026

Fulvio Grimaldi --- HORMUZ, LA PALESTINA PASSA --- Visto il bluff del pokerista

 



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Francesco Fatone intervista Fulvio Grimaldi

Se c’è una dimostrazione non occultabile della sconfitta e conseguente disperazione, è la carneficina allestita da Israele in Libano. Dagli stretti di Hormuz, bloccati per tutti i carnefici e loro scherani, passa vincente la Palestina.

Gli accordi Sykes-Picot del 1916, in cui Francia e Regno Unito, frantumando il mondo arabo, si spartirono Medioriente, rotte, ricchezza energetica, accordi consolidati dopo il 1970 dal petrodollaro a garanzia di un flusso perenne, rinnovati nel 2020 da un Accordo Sykes-Picot 2.0 chiamato “Accordi di Abramo”, giacciono in pezzi. Frantumati dal missile iraniano, da quello di Hezbollah, delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene, degli yemeniti. Tutti in nome della Palestina.

E Trump, allentatosi il cappio di storielle Epstein messogli al collo da Netanyahu, dalla promessa della fine della civiltà iraniana, in una notte è passato al “Ma su, dai, fate i buoni, aprite quello Stretto”.

La risposta: “Prima piantatela anche in Libano. Per ora dallo Stretto passano la Palestina e i suoi amici della resistenza libanese, yemenita, irachena. E i paesi che non vi leccano il culo. Siete due eserciti nucleari, i più potenti della regione, fate una guerra dopo l’altra, ammazzate innocenti, preferibilmente bambini, come se non ci fosse un domani…e vorreste passare per lo Stretto?”

Il domani ve lo siete giocato. Se la Palestina è il cuore di tutta questa storia che, dopo 80 anni di genocidio, nella passività di un mondo di merda, batte ancora, vuol dire che i carnefici hanno sbagliato tutto. Hanno sventrato l’Iraq, squartato la Siria, messo la Libia in mano agli Almasri e a Erdogan, bombardato a tappeto lo Yemen, la più antica civiltà vivente della regione, attaccato due volte l’Iran.

Ma lì hanno chiuso.

Un popolo che sa stare al mondo da 3000 anni, votato alla scomparsa da chi s’è confezionato un vestito strappando pagine da un libro di miti e da un altro che ha per guida morale il generale Custer, ha detto. “Mo’ basta!”.

Basta con quel vostro Medioriente concepito per farci i vostri comodi a spese di tutti quelli che ci stanno, promuovendo instabilità, frizioni, fratture, minoranze mercenarie alla curda. Basta con quei quattro onesti cammellieri che si facevano le oasi loro e cui avete messo in testa una corona e ne avete fatto i guardiani dei vostri mandati coloniali e dei relativi pozzi, despoti di popoli inesistenti e schiavisti di carne umana immigrata a perdere.

Pensavano, questi sceicchi rimpannucciati, che i loro petrodollari fossero garantiti dalle basi USA che gli hanno occupato mezzo territorio. Ci penseranno due volte, vedendone le macerie, rovistando tra quanto resta dei loro impianti e pensando a cosa gli succederebbe se l’Iran davvero gli bombardasse i dissalatori: il ritorno ai cammelli. Con gli accordi di Abramo ci si pulirebbero qualcosa.

E a dar retta a una superpotenza e a una che si vorrebbe tale ci ripenseranno i paesi quando vedranno le loro coltivazioni di cibo insterilirsi per essere venuto meno il 70% dei fertilizzanti usati in agricoltura, causa un blocco determinato dai due squilibrati picchiatori in nome di Jahve e di Gesù Cristo. E si diranno: quanto ha ragione la Palestina!

L’Asse della Resistenza, che ha l’ombelico a Tehran, non richiede un trionfo militare decisivo. Richiede resistenza. Nel contesto messo su a forza di miliardi in armi non perdere è già una vittoria strategica. L’auspicato nuovo ordine regionale, passato per i vari Balfour e Sykes-Picot 1, già una volta smantellato dal panarabismo antimperialista e di classe, poi recuperato con il Sykes-Picot 2 degli Accordi di Abramo, le Primavere Arabe, la Fratellanza Musulmana e e guerre e genocidi su e giù tra Golfo Persico, Mar Rosso e Mediterraneo, non c’è. E’ pure svaporato quel Board of Peace dei quattro mafiosi e palazzinari, con la Meloni che si eccita a fare la guardona.

La traiettoria perseguita a partire dalla guerra al terrorismo imbastita con l’11 settembre, versante Medioriente, si va modificando. Né Israele, né gli USA garantiscono più alcuna sicurezza dei ricchi e violenti. Forse qualche regime arabo dovrà rifare i conti su suoi allineamenti e considerare nuove forme di coesistenza regionale. Se ne avvantaggeranno i BRICS e il ruolo di Russia e Cina. A Riad qualcuno rifletterà: ”Non era niente male quella ripresa dei rapporti d’amicizia con l’Iran che Pechino aveva sollecitato e patrocinato”.

L’opinione pubblica mondiale, che su Gaza si era già espressa in anticipo sugli eventi di oggi, ne terrà conto. Come saprà tener conto del fallimento di questo primo turno di negoziati a Islamabad, con ogni evidenza imposto, ancora una volta, da chi, persa la partita diretta con l’Iran, antagonista strategico, prova a rifarsi una salvaguardia politica e giuridica con il rimedio tattico dello sterminio in Libano.

Con gli Stretti di Hormuz che rimangono sotto il controllo del suo gestore naturale al fine, evidente a tutti, di imporre la fine degli scatenamenti genocidari nella regione, che poi sono all’origine di una crisi che sta travolgendo ogni diritto, ogni equilibrio, ogni garanzia di sicurezza, pace, benessere, vita, dell’umanità intera, gli spazi per i colpi di coda della coppia si vanno restringendo. Ha voglia, Trump, di abbaiare, mentre il suo addestratore gli intima, a forza di ricatti Epstein, “attacca, attacca!”.

Intanto dagli Stretti di Hormuz è la Palestina che passa. E non è solo una metafora.

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