FULVIO
GRIMALDI
UNO
SGUARDO DAL FRONTE
Nuova edizione integrata e aggiornata
Presentazione del libro nell’intervista di Luca Buscia
per L’Antidiplomatico Edizioni
https://www.youtube.com/watch?v=Rgg151KxD-k
Quasi
un secolo nel fronte degli aggrediti, feriti, soppressi, esclusi, ingannati,
derubati, diffamati, resistenti e rivoluzionari.
Dal
Rione Sanità bombardato dagli alleati, a Francoforte rasa al suolo, da Belfast
a Mogadiscio, da Tripoli a Caracas, dall’Avana a Teheran, da Gaza a Baghdad, da
Asmara a Damasco, da Beirut a Valle Giulia, da Hanoi a Belgrado, dalla BBC a
Lotta Continua, dalla RAI al blog, dalla piazza al mondo.
Testo
di Antonio Martone, Professore di Filosofia Politica e di Storia delle
Dottrine Politiche all’Università di Salerno, poeta e romanziere. Ha
partecipato con numerose voci all’Enciclopedia del pensiero politico, a
cura di R. Esposito e C. Galli (Laterza 2000). Tra le sue opere più
recenti, Un’etica del nulla. Libertà esistenza politica (2001), Storia,
filosofia e politica. Camus e Merleau-Ponty (2003). L’autore fa parte
del comitato di direzione di Filosofia politica.
Caro Fulvio,
ti scrivo per ringraziarti del dono prezioso che mi hai
fatto: “Uno sguardo dal fronte” è un testamento di vita vissuta, un documento
che attraversa la storia con la forza di chi non ha osservato gli eventi da una
poltrona o da una redazione, ma li ha attraversati, respirato, toccato con
mano.
La dedica che hai scritto per me è tanto nobile quanto solo
un uomo di particolare sensibilità può essere. Quelle parole portano il segno
di quella stessa umanità profonda che traspare da ogni pagina del libro. Mi
hanno toccato nel profondo, perché rivelano che dietro al giornalista
combattivo (non è una sorpresa per me) c’è un uomo capace di autentica
generosità.
In un’epoca in cui la storia ci viene raccontata attraverso
sintesi preconfezionate e narrazioni ideologiche, il tuo libro rappresenta
qualcosa di radicalmente diverso: uno sguardo lungo, profondo e continuo su
decenni di conflitti, di lotte, di trasformazioni che hanno plasmato il mondo
in cui viviamo. Non è la storia vista dall’alto delle cancellerie o filtrata
attraverso i comunicati stampa ma la storia vista dal basso, dal fronte
appunto, laddove le ideologie si scontrano con la carne viva delle persone.
Quello che rende unico questo tuo lavoro è la continuità
dello sguardo. Si tratta di una testimonianza che abbraccia settant’anni di
presenza diretta sui teatri più caldi del pianeta. Dalla Palestina all’Irlanda
del Nord, dal Corno d’Africa all’America Latina, dalla Jugoslavia all’Iraq,
dall’Afghanistan alla Libia e alla Siria: hai visto con i tuoi occhi quello che
altri hanno solo raccontato per sentito dire. E questo fa tutta la differenza
del mondo.
C’è poi un aspetto che mi colpisce profondamente: il fatto
che questo libro nasca da otto ore di intervista con Leonardo Rosi non è un
dettaglio marginale. In un’epoca in cui il dialogo tra generazioni sembra
essersi interrotto, in cui i giovani vengono spesso lasciati soli di fronte a
un mondo incomprensibile e gli anziani relegati al silenzio o alla nostalgia,
tu hai scelto di trasmettere. Hai accettato di raccontare, di consegnare a una
generazione che non ha vissuto quegli eventi la memoria diretta di ciò che hai
visto e vissuto.
La tua prospettiva anti-imperialista, la tua critica
all’Occidente predatorio, alla NATO, alle guerre mascherate da interventi
umanitari nasce dall’accumulo di esperienze, dall’aver visto ripetersi gli
stessi schemi, le stesse menzogne, gli stessi interessi mascherati da nobili
cause. Il tuo richiamo a Spengler e al tramonto dell’Occidente, appreso quando
eri bambino tra le macerie della Germania bombardata, attraversa tutto il libro
come un filo rosso che lega la tua infanzia alla tua maturità di testimone
della storia.
Provo un profondo rammarico nel constatare che un libro come
questo non abbia la diffusione che meriterebbe. In un paese e in un’epoca che
avrebbero disperatamente bisogno di voci alternative, di sguardi che osino
mettere in discussione la narrazione dominante, di testimonianze che mostrino
l’altra faccia delle guerre che l’Occidente combatte in nome della democrazia
reale non quell ache serve soltanto come ideologia di conquista. “Uno sguardo
dal fronte” dovrebbe essere nelle mani di ogni persona che voglia capire
davvero come si sono svolte le cose del mondo nel periodo lungo di cui ti
occupi. Invece, temo che rimarrà confinato in una nicchia, letto da chi già
condivide certe posizioni. Caro Fulvio, forse è proprio questo il destino delle
voci scomode: parlare a chi è già disposto ad ascoltare, mentre gli altri
continuano a nutrirsi delle versioni rassicuranti che i media mainstream
propinano quotidianamente.
Eppure, il destino di un libro è imprevedibile e spesso
misterioso. I libri hanno una loro vita autonoma, una capacità di sopravvivere
ai loro tempi, di riemergere quando meno te l’aspetti, di trovare i lettori
giusti nel momento giusto. Chi può dire che cosa accadrà tra dieci, vent’anni,
quando le polveri si saranno posate e le menzogne del presente appariranno in
tutta la loro evidenza? Chissà che un giorno questo tuo libro non possa
rischiarare proprio quegli eventi che oggi vengono sistematicamente distorti,
facendo finalmente giustizia delle chiacchiere infinite che il circo mediatico
di corrotti recita tutti i giorni sui nostri schermi.
Quando la propaganda di oggi sarà riconosciuta per quello
che è, quando le “verità” ufficiali si riveleranno per le menzogne che sono,
libri come il tuo saranno ancora lì a ricordare che cosa è realmente accaduto.
La storia ha l’abitudine di riabilitare le voci che il presente condanna al
silenzio, e di smascherare i ciarlatani che oggi occupano le prime pagine e i
talk show. Il tuo libro è certamente destinato a durare molto più a lungo delle
loro chiacchiere.
Voglio dirti, Fulvio, che questo non è un libro da leggere e
accantonare. Non è uno di quei volumi che si chiudono con un senso di
soddisfazione per aver acquisito qualche informazione in più. È un libro da
meditare a lungo, da riaprire continuamente, da consultare ogni volta che si
vuole sentire sui propri occhi e nella propria mente l’impatto della storia
stessa - senza coperte ideologiche, senza schermi protettivi e senza le
consolazioni delle narrazioni semplificate. È un libro che disturba, che inquieta,
che costringe a fare i conti con la complessità e la durezza del reale. Ed è
proprio per questo che è così importante.
Grazie, Fulvio, per aver avuto il coraggio di raccontare
quello che hai visto, per non esserti piegato alle convenienze, per aver scelto
di stare dalla parte dei vinti piuttosto che da quella dei vincitori. Grazie
per avermi regalato questo libro, che custodirò come un compagno di strada nel
tentativo di capire questo mondo difficile.
Con stima e gratitudine profonda,
Antonio
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