sabato 8 settembre 2018

Libia-Siria------- PER CHI TIFANO, PER CHI TIFARE



Amici, anche stavolta siamo lunghi. Perdono. Comunque per 15 giorni sono fuori e, dunque, c’è tempo per piano piano farcela. Se credete.

Diciamocelo: che bravi governanti sono quelli di Al Qaida e Isis!
Per chi tifano in Siria quelli là (non fatemeli nominare sennò Facebook mi banna e cancella il post) non è difficile saperlo: basta leggere il “New York Times”, standard aureo del giornalismo perennemente degno  dei riconoscimenti, se non di Pulitzer, di Reporters Sans Frontières (il corrispettivo mediatico di Medicins Sans Frontières e altrettanto cari a quelli là). Se pensavamo che nella provincia nord-occidentale di Idlib si fossero concentrati, accolti, nutriti e armati dai vecchi padrini turchi, tutti i tagliagole Isis e Al Qaida generosamente fatti evacuare dai territori e dalle città da loro abbellite con croci appesantite da infedeli, o con pelli di corpi scuoiati di dissidenti, la lettura del “New York Times” ci libera dall’intossicazione di simili fake news.

L’autorevole giornale che, se non fosse stato per l’assist della CNN, dei media di obbedienza atlantista con, nel nostro piccolo, il “manifesto”, ci avrebbe con le sue sole penne liberato da Milosevic, Saddam, Gheddafi, Assad e dai Taliban, rettifica quella che finora e per troppo tempo, quasi otto anni, è stata un’informazione falsa, bugiarda, truffaldina. Assad, con quegli hackers e troll delle ingerenze urbi et orbi russe, con quegli spiritati di flagellanti sciti, iraniani e hezbollah, voleva farci credere, col supporto di chilometri di audiovisivi fabbricati, raffiguranti giustizieri cha spellavano vivi innocenti, li incendiavano, o li annegavano in gabbie o li crocifiggevano, o ne sposavano a ore le donne, che il suo paese era stato invaaso, non da oppositori democratici assistiti dalla “comunità internazionale”, bensì da un branco di ossessi islamisti attivati da una “comunità internazionale” in preda a psicopatia stragista. Come pretendeva fosse successo in Libia e, poi di nuovo, in Iraq.

No, no, il NYT e i Pulitzer nostrani ci gratificano del privilegio della verità: E’ da far rabbrividire il destino “di combattenti ribelli e dei loro sostenitori civili che, oltre sette anni fa, si sollevarono per chiedere un cambio regime”. Deplorato che il vice primo ministro siriano si sia permesso di definire “terroristi” questi bravi combattenti, il giornale, al quale dobbiamo molto della credibilità delle armi di distruzione di massa di Saddam e del viagra fornito da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero le connazionali, passa alla descrizione di come gli ingiustamente diffamati ribelli abbiano ben governato la provincia dai turchi loro affidata: “Si sono comportati da legittima autorità di governo e pubblica amministrazione, facilitando, tra l’altro, il commercio transfrontaliero con la Turchia e organizzando forniture di aiuti alla popolazione”. Visto che bravi, si preoccupano di nutrire la popolazione. Altro che Assad, che per principio l’affama.
Bambini Isis giustizieri

Coloro che il NYT, sempre attento a distinguere buoni e cattivi, all’indomani degli attentati dell’11 settembre, ottemperando ai suggerimenti di Bush, Cheney, Rumsfeld, neocon vari, FBI e CIA, aveva individuato come terroristi di Al Qaida che avevano dichiarato guerra all’America uccidendone subito 3000 cittadini, pur dichiarandosi sempre e con orgoglio membri di Al Qaida (Al Nusra, che è lo stesso), se non dell’ancora più terroristico Isis, ora per lo stesso giornale sono diventati “ribelli, oppositori, combattenti, ribelli combattenti, forze ribelli, la più forte fazione ribelle della Siria”. E neppure un’ombra di imbarazzo per il fatto che da Washington Al Qaida-Al Nusra continua ad essere bollata di “organizzazione terroristica”. E’ il NYT, con i suoi referenti tribali, che detta la linea: l’intendance suivra.
A questi limiti, che fanno del paradosso un termine obsoleto, si sono spinti molti altri. Da noi, particolarmente impressionante “Un Ponte per”, transitato dalla denuncia del genocidio iracheno, alla piena comprensione di ogni motivazione occidentale. Idem Assopace, storica organizzazione di sostegno ai palestinesi, che mesi fa si è avventurata in un’analisi del buon governo di Al Qaida nelle zone da loro amministrate, da lasciare a bocca aperta perfino John McCain che con questi bravi amministratori condivideva il kebab. E non solo quello.

L’ennesimo “spaventoso bagno di sangue di Assad”
Lo stesso lavoro a difesa e riabilitazione dei jihadisti lo fanno a edicole e schermi unificati, in armonica sintonia sinistri sinistri e destre, adoperando però criteri più sottili: non si arriva a nobilitare chi fino a ieri era il mercenario che polverizzava Palmira e scuoiava prigionieri. La nuova linea è “la popolazione vittima”. Vittima dell’imminente carneficina di Assad e dei suoi alleati. Scompare una provincia di un milione e mezzo di siriani sottoposti al regime dell’invasore turco e alle imposizioni e  comprovate sevizie di questa soldataglia d’accatto (si calcola in 50mila, compresi i famigliari) evacuata dalle zone liberate e compare sugli schermi, tra le macerie dei primi bombardamenti russi,  una popolazione terrorizzata, Elmetti Bianchi che corrono dappertutto facendo finta di soccorrere, ricomparsi sulla scena a dispetto dello sputtanamento seguito alle paghe ricevute dai governi aggressori e alla fuga in Israele. Avete fatto caso al silenzio che accompagnò e favorì l’obliterazione totale di Raqqa, ad opera dei missili Usa e dei cannoni curdi? Avete poi visto, molto più tardi, le immagini tipo Dresda di quella che era una delle maggiori e più prospere città siriane?

Si ripete il modello Aleppo, Homs, Deraa, Deir ez Zor. Ovunque uno Stato eserciti il proprio diritto, sancito dal diritto internazionale e dall’ONU (per quanto obliterato dall’attuale maggiordomo dei guerrafondai, Guterres), di liberare suoi territori invasi dall’aggressore, un coro smisurato di prefiche, di nuovo sincroniche sinistre sinistre e destre, clero ovviamente in testa, alza striduli lai e angosciate geremiadi sul genocidio che incombe sulla popolazione civile. Sembra quasi che le torme di Attila si stiano avventando su un asilo nido, anzichè l’esercito regolare di uno Stato sovrano, aggredito da mezzo mondo, che difende il proprio territorio liberando l’ultima provincia occupata da coloro che hanno sul proprio conto alcune centinaia di migliaia di civili e difensori massacrati e un paese devastato.

Una bimba, tre salvatori

Lontanissima da qualsiasi soluzione a vantaggio dell’incolumità dei siriani rinchiusi in Idlib, è per le fanfare dell’apocalisse di civili l’ovvia e unica ipotesi giusta e realistica. I governi che hanno alimentato l’assalto alla Siria reclutando in mezzo mondo briganti, Nato e Turchia in testa, se li riprendano e li rispediscano nei paesi d’origine: Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto, Libia, Afghanistan, Qatar, Cecenia e paesi europei vari. Lo possono fare giacchè è dal loro soldo e dai loro armamenti che dipende questo mercenariato. E neanche a un bambino di Idlib verrebbe torto un capello. E agli Elmetti Bianchi la paga di  Londra gli toccherebbe spenderla alle slotmachine, anziché allestendo bimbetti verniciati di rosso. Purtroppo a questo osta la persistente volontà di Erdogan di congiungere Idlib all’altro enclave siriano occupato, Afrin, onde consolidare la sua presa sul questo territorio di confine siriano. L’altro essendo quello occupato dagli Usa con l’assistenza dei mercenari curdi.

Assad il chimico. Poteva mancare?
Immancabile, si risuscita lo screditatissimo stereotipo dell’attacco chimico da parte di un governo che di tutte le sue armi chimiche si è privato quattro anni fa, sotto sorveglianza internazionale, mentre armi chimiche in quantità si sono viste comparire tra i depositi e laboratori dei mercenari e quelle attribuite al governo sono risultate inesistenti. Attacco chimico ululato da tutte le bocche di vetriolo occidentali, alle quali si aggiunge, a rafforzamento della diabolizzazione dei russi, il rilancio della screditatissima farsa britannica dell’avvelenamento dei due Skipral, per mano di scriteriati agenti russi che l’altrettanto scriteriato Putin aveva spedito perché uccidessero vecchi spioni in pensione alla vigilia dei Mondiali di calcio in Russia. Tanto per suscitare più simpatia in Occidente.e vedersi appioppata qualche sanzione in più.

Un certo affievolimento dei latrati sui propositi chimici di Assad si è avuto quando l’intelligence siriana e russa sono riuscite ad anticipare il complotto e a documentare la fornitura di armi chimiche ai terroristi di Idlib tramite spedizioni organizzate dagli Elmetti Bianchi. Cosa che non ha scoraggiato Nicky Haley, la fuoriditesta ambasciatrice scassapaesi degli Usa all’Onu, che è andata avanti sulla minaccia chimica “indubbiamente di Assad” . Ma il più stolto e il più accanito della brigata non ha desistito. Un’eco, quella di Macron, che rimbalza tardiva e patetica, ma forse ancora funzionale alla provocazione. “Se usano le armi chimiche, interverremo” ha sparato a pancia in dentro e petto in fuori colui che “il manifesto” , gongolante per le ingiurie lanciate dal rothschildiano ai governanti italiani, ha nominato “leader del fronte progressista europeo”.


Concludiamo su Idlib, dove, al di là dell’amore litigarello tra Erdogan e Trump, si ricompongono gli interessi comuni degli sbranatori della Siria, titolari e surrogati. Nella provincia, strategicamente cruciale perchè sta a ridosso di Aleppo e Latakia, possiamo aspettarci l’ennesimo botto chimico, per poi farci lacerare il cuore dalle decine di bambini privi di vita, come quelli propinatici nel primo attacco chimico di Ghouta Est, con i bambini anche allora rapiti e sacrificati. Sarà una messinscena immonda, degna dei suoi manovali come dei mandanti, ma prima che un Ente ONU ne smascheri un’altra volta la falsità, i latrati dei bruti di guerra rischiano di essersi fatti sbranamenti e a tutti noi toccherà dire: non si poteva non farlo.

Sembrerà all’opinione pubblica  che le torme di Attila si stiano avventando su un asilo nido, anzichè l’esercito regolare di uno Stato sovrano aggredito da mezzo mondo, con l’uso della peggiore feccia terroristica rastrellata in giro, che difende il proprio territorio liberando l’ultima provincia occupata, con il sostegno di uno Stato vicino ostile, da chi ha sul proprio conto alcune centinaia di migliaia di civili e difensori massacrati e un paese devastato.
Comunque vada quella che sembra l’imminente battaglia di Idlib, e che potrebbe anche dimostrare che proprio per niente gli Usa e soci di minoranza si sono rassegnati ad abbandonare la partita per il cambio di regime e la disintegrazione dello Stato, non dovremmo dimenticare che un terzo della Siria resta sotto occupazione proprio degli Usa, facilitati  dagli invasori e pulitori etnici curdi e da quanti dell’Isis gli Usa hanno prelevato a Raqqa e rimesso in funzione contro la Siria.

Libia: o Haftar, o caos

Veniamo all’altro fronte che va riaprendosi alla grande. Quello della più riuscita applicazione della strategia imperialista del caos, adottata quando le soluzioni alla DDR, alla Honduras, alla Pinochet, o all’Ucraina, non riescono e ci si deve limitare a creare situazioni di disabilità permanente. E qui è ancora il “leader del Fronte Progressista Europeo” a dare la carte, stavolta con maggiore spazio concessogli dai fratelli maggiori, Usa e Regno Unito, come si fa col più piccolo quando pesta i piedi. Il quale, a sua volta, mette sotto quello ancora più piccolo, che neppure pesta i piedi, ma si rassegna a giocare col Lego.

Con una caterva di nomi di bande miliziane che, nella Libia lacera e insanguinata, si contendono fette di potere e territorio, ci hanno annebbiato la percezione di cosa succede nello Stato più avanzato, emancipato, prospero, giusto, dell’intero Continente (lo sancì l’ONU nel 2011, anno del risveglio dei mostri), quello di Muammar Gheddafi e della sua democrazia diretta e uguaglianza sociale. La situazione è più semplice e chiara di quanto gli sceneggiatori della crisi libica vogliano farci credere.
 
Haftar


Poker col morto
Mentre gli Usa e alleati maggiori stanno alla finestra, ma tengono pronte le proprie superiori forze d’intervento  militare ed economico, limitandosi sul terreno a operare con l’intelligence e le Forze Speciali, una formale delega alla ricolonizzazione del paese è stata data alla Francia e, come succedaneo ed eventuale strumento rivale in la minore, all’Italia. La prima, con la vera carta valida per un futuro unitario e di dignità nazionale, Egitto, governo di Tobruk e il generale Khalifa Belkasim Haftar, l’Italia con Fayez Mustafa Al Serraj e quel governo di Tripoli che assomiglia tanto al regimetto installato dagli Occidentali a Mogadiscio e il cui controllo non va al di là del cortile dei propri ministeri. Usa, Regno Unito, Francia. Tre giocatori e il morto. Noi.

Il governo di Tobruk è legittimato dall’ultimo voto popolare nell’intera Libia, quello di Tripoli dalle simpatie degli Usa e, quindi, di Onu e UE. Il primo controlla la più vasta  regione libica, la Cirenaica, con la maggioranza degli impianti e terminali petroliferi e del mare sotterraneo di acqua potabile, ed ha anche posizioni di forza nel meridione del Fezzan, dove gode dell’amicizia dei Tuareg, già sostenitori di Gheddafi, e in Tripolitani, a ovest, est e Sud di Tripoli. Intorno ad Haftar si sono raccolti coloro che non si sono rassegnati alla fine e alla demonizzazione della Libia di Gheddafi; l’ectoplasma Serraj si dice di poter contare su Fratelli Musulmani e integralisti Isis, suddivisi in bande concorrenti, che si disputano i quartieri di Tripoli e non hanno la minima prospettiva di poter avanzare pretese su territori più vasti.



Lasciando da parte le sedicenti brigate facenti capo a signorotti della guerra e boss locali, lo scontro in atto, al momento interrotto da una volatile tregua, è tra la Settima Brigata che avanza da Tahoura, area che personalmente constatammo essere, come Bani  Walid,  a Sud, roccaforte delle tribù maggioritarie in Libia, da sempre fedeli a Gheddafi, la Warfalla, e la Brigata Rivoluzionaria, definita Guardia Nazionale del governicchio di Serraj. Al soccorso di  questa, nelle ambasce per un’imminente presa di Tripoli da parte della Settima, Al Serraj, chiamò la Brigata di Misurata, unica forza militarmente credibile, composta dai capiclan della città che, nel dopoguerra, si rese responsabile delle peggiori atrocità contro i membri del precedente Stato e, soprattutto, contro la popolazione libica nera  e gli immigrati. I sopravvissuti alla caccia misuratina dei 2,5 milioni di lavoratori africani ospitati da Gheddafi, sono quelli che in gran parte stanno ora nei campi di raccolta, o ce l’hanno fatta ad arrivare da noi.

Il governo di Roma si ostina a voler apparire sostenitore di Serraj. Pare che al premier Conte Trump abbia promesso che, così facendo, l’Italia sarà sostenuta nella “speranza” di non dover cedere proprio tutto il petrolio ENI all’arrembante francese Total. Quella per il cui dominio sulle risorse del paese e, dunque, sulle sue istituzioni, due criminali di guerra, Sarkozy e Hollande scatenarono l’inferno. Confortati subito dalla vicina di casa e di salotto parigina, Rossana Rossanda, con la sua invocazione di una “guerra santa” “alla spagnola”, contro Gheddafi. Guerra santa poi allietata dallo sghignazzo della mancata (purtroppo per il “manifesto”) presidenta degli Usa, Hillary Clinton.


Fortunatamente non tutti sono creduloni a Roma e nei Cinque Stelle, specificamente con il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, si manovra discretamente anche in direzione di Tobruk, Haftar e dell’Egitto. A noi, per “tifare” l’unica forza che registri un vasto consenso popolare, che le elezioni  di dicembre vorranno sancire (se non sabotate dagli islamisti di Tripoli e loro sostenitori “progressisti” e ONU) basta il dato che tra le file di Haftar ci siano anche i gheddafiani, quelli dal parlamento di Tobruk riabilitati e da Tripoli condannati a morte e che si parli del figlio maggiore di Gheddafi, Saif al Islam, come possibile candidato alla presidenza. Ipotesi terrorizzante per i colonialisti, da cui il tentativo di rinviare le elezioni.

 
Macron in Mali


E non ci importa che Tobruk e Haftar siano anche tra le opzioni  di colui che il “manifesto”, di solito sostenitore di tutte le campagne lanciate dal Deep State Usa (Cia, FBI, Pentagono, Soros, neocon, media di guerra), definisce “leader del fronte progressista europeo”. Il “manifesto” sta con ciò che emana da Washington e liscia il pelo di Macron solo perché, alla luce dello scambio di contumelie tra Salvini e il rothschildiano di Parigi, lo individua come vero antagonista dei nostrani populisti xenofobi e fasciorazzisti. Lui, Macron, che sta mettendo a ferro e fuoco l’intera Africa settentrionale e subsahariana a forza di invasioni militari, innesto di terroristi da pretesto, depredazioni di risorse e impoverimento generale di milioni di africani; lui che con il CFA, la valuta coloniale grazie alla quale metà degli introiti di 14 paesi africani sono automaticamente trasferiti a Parigi, è riuscito a incrementare il flusso dei migranti per la maggiore soddisfazione di Ong, cooperative e mondialisti del meticciato. Migranti, peraltro, che il “leader del Fronte Progressista Europeo”, immobilizza a Ventimiglia e Calais, solo perché gli si eviti lo squallore dei fratelli nelle banlieu.

Lui, Macron, no. Lui non è né xenofobo, né fasciorazzista.

23 commenti:

Lord Attilio ha detto...

Ciao Fulvio, cosa ne pensi del recente attentato a Bolsonaro? Secondo me ci sono diverse possibilità che sia una recita per portarlo in pompa magna rispetto al PT.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Lord Attilio, non c'entra molto col pezzo da commentare, comunque non saprei nulla di preciso. Penso però che non sia un autoattentato.

Lord Attilio ha detto...

Sì infatti era una domanda "Off Topic" diciamo. Segnalo anche che per la rivista Left sei un membro dei cattivi rossobruni sovranisti https://left.it/2018/09/08/allarme-son-rossobruni-i-pasdaran-dello-stato-nazione/

Anonimo ha detto...

....probabilmente tifano per questi qua.... https://twitter.com/krls/status/987044066310443008 come De Magistris sarà il prossimo Guillerme Boulos tutt@ abili e arruolat@ nelle loro manovre di accerchiamento a quelle che erano le istanze popolari oggi palesemente diventate alter-capitaliste, ben allineate alla rivoluzione arancione prima, ora eco sostenibile e digital trendy o dandy. L'immagine ha conquistato l'immaginario arrivando all'inimmaginabile. Nel copione ormai arroccato sul niuiorchese Occupy, traslado in Podemos nell'europa dei movimenti che lavorano (associazionismi retribuiti direttamente e attraverso collaborazioni-smi con la speculazione finanziaria mondiale che è causa promotrice stessa della persuasione ideologica) per l'universalizzazione dei diritti umanitari a discapito dell'analisi politica e sociale del 'come' a tuttovantaggio del 'ad ogni costo' . Da qui lo scollamento tra reale ed immaginario dove trova humus fertile la politica come hobby e corollario del quotidiano, mai messo in discussione, mentre risulta sempre più semplice identificare nuovi diritti -slegati da reali e diffuse problematicità- tali da poter garantire nuove e colorate campagne elettorali. Un esempio il psol brasiliano, dove senza nulla dire, la lunga mano della -società aperta- sta giocando il tranello alla politica del vero popolo, surclassato non tanto dalle strategie azzardate e difensive (e sicuramente socialdemocratiche) del tramontato pt ma dall'accelerazione mediatica, la stessa che accoltella Bolsonaro senza una goccia di sangue. telenovelas, vecchie e pericolose, diametralmente simili quanto apparentemente in opposizione, tanto da pareggiare il conto con il caso di Marielle Franco, di cui forse è meglio, onde evitare nuove speculazioni, tacere sull'operato nel rispetto della morte. https://www.opensocietyfoundations.org/voices/marielle-franco-rip . Nell'allineamento all'alienante brainwashing popolar-alternativo, in attesa di un altro riconoscimento di Napoli citta aperta, dopo quello alla gakkai del Komeito e agli ambasciatori israeliani e ucraini, all'eroico Caesar, sullo stile Vendola vatican project, poco distante dalla Milano perbene, dalla protezione civile e dall'ass.naz. carabinieri raccolti nel grande abbraccio alla grande chiesa hollywoodiana. ecc ecc ecc

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Mi fai sentire inadeguato. Complimenti per la forma e per il contenuto.

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Me lo aspettavo. Del resto per questi camaleonti è rossobruna anche la Wagenknecht, già leader della Linke che si è scissa in nome della sovranità.

Anonimo ha detto...

Ps-un’aggiunta, magari banale e superflua e cioè che gli incontri diplomatici sono ovviamente la via maestra delle grandi strutture istituzionali, e quindi in situazioni di guerra e squilibri geopolitici è naturale e giusto e necessario che rappresentanti di Stato si incontrino, seppur da fronti opposti, anomalo è quando un ente territoriale diventi la porta d’ingresso per istanze di settore il cui fine è, come nei casi sopraccennati, legittimazione per manovre fittizie tese e sopperire vuoti politico-strutturali dell’ente stesso. (Napoli e Milano sono solamente due casi su migliaia e non centinaia tra città e piccoli comuni) . Quindi, l’80% di Assad diventa un broglio come per Putin mentre il 36% di partecipazione come a Napoli, diventa una rivoluzione. Inevitabile è lo sgomento nel dover accostare il caso di una città a una delle tante tragedie prodotte dal marketing italiano dell’internazionalismo a -geometrie variabili- vessillo dorato per le multinazionali dal basso che hanno trovato circa venti anni fa il territorio nazionale più proficuo in cui entrare e scommettere che, la radicalità dell’antagonismo si sarebbe piegata docilmente alla visione disobbediente del no-profit sponsorizzato.

alex1 ha detto...

@Anonimo: su di una radio locale romana circa vent'anni fa un ascoltatore forse militante di un partito antagonista diceva, in piena ascesa del fenomeno Onlus e no-profit, di diffidare in linea di massima di queste associazioni, chiamando le no-profit come no-pag, per lo sfruttamento subdolo dei lavoratori. Aveva torto?

Anonimo ha detto...

ps-tanto per concludere sommariamente la mia posizione, direi che il grande sistema spinge e si ciba delle contraddizioni che inevitabilmente sorgono quando la -linea del fronte- si spezza attraverso la compartecipazione così come quando l'idea di genere si scontra con la realtà delle donne nell'esercito. Qual è il nuovo orizzonte: avere donne nel ruolo di Generale al comando oppure rimane la critica radicale che la guerra nelle sue forme e strutture è una costruzione maschile e patriarcale? Quindi lo scontro diventa interno alla causa nobile nella guerra tra -unità femminili- oppure si torna a stabilire il valore ideologico dello schieramento di appartenenza? Oppure la terza via (ben abusata in Syria) del nuovo compromesso storico, stavolta mondiale, per cui val bene l'addestramento di unità femminili anche quando parallelamente lo storico baluardo del capitalismo insidia basi militari su territori una volta ostili? Non è questa una pura logica utilitarista maschile finalizzata alla separazione disgregazione di agglomerati umani? Non è forse la stessa logica che separa comunità indigene in base all'influenza di questa o quell'altra chiesa non governativa (evangelica in primis) per spezzare il fronte popolare? Non è forse lo stesso principio che sta affascinando varie parti del mondo, Russia compresa, dove i vecchi comunisti evocano le radici cristiane in opposizione all'ortodossia (storica) locale e necessariamente integrata nel -sentire- popolare russo (nonostante le aperture interreligiose) Nel piccolo mondo dell'antagonismo nostrano la mappatura sostenuta dalle a.s.l. in combutta con le comunità più progressiste nell'ambito dell'antiproibizionismo non è forse una marchetta per l'agire elitario del -basso settore- corollato da -lavoro sociale garantito- ? ....in attesa del prossimo movimento -sì global- che da msf ad Amnesty, ristabilirà l'umanità a norma di legge, mentre le bombe americane cadono sulla Syria nel silenzio delle -unità internazionali- eccitate probabilmente dalla speranza di risposte russe per spazzare via chi, circa dieci anni fa vide nel turismo da Erasmus post universitario - la frangia-sezione italo francese dell'agguato propagandistico occidentalista alle ultime elezioni materializzatosi in leu-parigi-candidata open society -mi scuso, come sempre per lo sfogo seppur parziale, e chiudo- *_*

Anonimo ha detto...

la cooperazione internazionale, fortemente presente in Libia sia in forma imprenditoriale sia in forma prettamente sociale trova tuttavia conforto reciproco in casi come cesvi-italcementi . Come sperare o pretendere che dal cemento (tra rifiuti tossici bruciati e pannelli solari eco friendly) possa esserci socialità e solidaietà, più probabile che la cooperazione integrata in tale forma sia un contentino-lasciapassare per i grandi capitali nei territori più vulnerabili, vedi magnetimarelli in India, sempre a caso con la cesvi. Quando la cooperazione invertirà il paradignma ed andrà ad imparare nelle economie locali per importare nuovi-antichi e tuttavia efficaci modelli? anziché proporsi con la solita protervia eurocentrica? non esente l'affare terra madre-slow food , visto che i modelli alternativi o meglio nativi subiscono esclusivamente un processo di pubblicizzazione e commercializzazione e non di riproposizione nelle cosiddette terre lente il focus rimane sempre quello dell'adeguamento alle esigenze occidentali, e allora delle mondiali agenzie di consulenza e contabilità diventano sponsor della cooperazione, come le due orette di yoga scaccia scrupoli prima di assaltare il mercato di turno o prima di rientrare negli spersonalizzanti uffici ad air-conditioned ormai assolutizzanti nel sistema occidentale e non solo.

Anonimo ha detto...

Dal Manifesto ad Internazionale fino all'Avvenire, la linea editoriale della mondializzazione regionalista ed eurocentrica, quella curiosa solo di guerre fame e disperazione, sorda alle bombe Nato -tranne che se Trump (il loro mazziere) parla di attacco al 14 aprile di sette anni dopo- quella che snobba e boicotta qualsiasi voce straniera immigrata e non allineata (russia today,allafrica, lybia observer, ecc. da cui le realtà estere appaiono diverse....)- quella che se parlano i Russi è una barzelletta (fosforo bianco due giorni fa in Siria e preparazione del film ad idlib per il prossimo attacco chimico- quelli che all' 0,6% della popolazione russa che scende in piazza se ne fa l'arrembaggio a Putin tiranno- quelli che l'adeguamento dell'età pensionabile scalata entro il 2034 è un attacco ai diritti delle pensioni russe- quelli che continuano a definire Donesk come repubblica separatista mentre dal Donbass (onore al compagno presidente Alexander Zacharchenko) si chiede il pagamento delle pensioni rivendicando l'appartenenza all'Ucraina ed il separatismo di Kiev- queli che il Nicaragua sandinista è morto, quelli che Mujica (inpiena guerra trasversale usa-venezuela)è sempre er mejo, quelli che impongono il solito paradigma dell'occidente, lo stesso che quando parla di export non definisce che dove non c'è controllo statale delle produzioni (Cina capitalcomunista, Russia autoritaria e Mugabe criminale) l'export è sempre scambio tra gli stessi poteri forti. Tutto in perfetta linea, come credere che Barilla sia italiana e la Chrysler della Fiat.... eppure in Asia gli Stati Canaglia vengono fatti giocare, nella rappresentazione che siano giochi fantoccio, sotto gli artigli del peggio del mondo mentre l'eccitazione sale per l'eventuale assalto liberatorio della Nato alla perfida Assiria dopo aver raso al suolo l'Antica Babilonia nell'arroganza psicotica di chi pensa di essere civiltà da premio Nobel. https://en.asiangames2018.id/athletes/countries/ Surya, in arabo Siria ed in Hindi sole

Fred ha detto...

Su questo blog non solo gli articoli di Grimaldi ma anche i commenti sono estremamente interessanti. Ad anonimo un particolare tributo, oltre cha dall'autore del blog. I suoi commenti con maggiori riferimenti a cose, fatti e nomi si leggerebbero, se possibile, con ancora più gusto e soddisfazione!

Anonimo ha detto...

....tanto per speculare un po' su trump il mazziere e soros il baro. Distorsioni che poco interessano alla cild italia e al suo presidente, molto interesserebbe a chi è detenut@ nelle carceri italiane, sulla cui pelle antigone e la marmaglia leu ex sel ex prc e radicali in libertà....hanno vigilato. una mano al carceriere e l'altra al giudice (in riferimento al business mondiale da un lato e alla speculazione funzionale e siamese dall'altro)

https://www.wsj.com/articles/trump-adviser-jared-kushner-didnt-disclose-startup-stake-1493717405

https://www.businessinsider.com/jared-kushner-ties-george-soros-goldman-sachs-peter-thiel-1-billion-loan-2017-5?IR=T

....per la serie....squalo non mangia squalo, mentre la scuola dal basso rivolta la piramide senza colpo ferire.

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=U_5blaQLJWg eccezioni e regole confermate. Il blog mi odierà per questo stillicidio di post. Solo per alleggerire un catastrofico presente....

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Il blog non odia nessuno se non coloro che provano a spegnerlo. Ma il blog, pur apprezzando il tentativo di metafora, non condivide mai che si utilizzino animali come termine di paragone negativo per gli esseri umani, lupi, maiali, corvi o squali che siano. L'idea di accumulazione è estranea al mondo naturale, se non per le formiche, ma a buona ragione.
Infine chiedo ancora una volta che se si mettono dei link, se ne indichi in due parole il contenuto. Non è detto che il blog abbia sempre la voglia o il tempo per andare a controllare se il link è un troll o altro.

Anonimo ha detto...

bene, sono in pieno accordo, tuttavia in merito ai paragoni il link era proprio per evidenziare che il mondo animale è realmente coerente alla sopravvivenza così come avrà, probabilmente, una sua scala di valori e tabù mentre gli accostamenti umano-animale sono sempre fuorvianti. Con ringraziamento e rispetto, neanche a me piaceva l'accostamento dei già surclassati e vivisezionati ratti con l'islamismo (nella sua accezione estremizzata fuorviata e impopolare come del resto ogni religione legata al capitale).

alex1 ha detto...

E ti pareva che i giornali non dessero spazio a sedicenti medici ed infermieri asserviti ai "terroristi moderati" di Idlib, con la triste bandiera nero bianco verde. Quando ad essere sotto attacco erano i siriani "sbagliati" a Deir el Zoz, Afrin, Aleppo Ovest e Palmira, questi avranno stappato spumante.
https://www.corriere.it/esteri/18_settembre_16/siria-300-medici-infermieri-manifestano-contro-l-offensiva-idlib-5fcf844e-b9e6-11e8-a205-6445d272b52d_preview.shtml?reason=unauthenticated&cat=1&cid=ufxRVrw5&pids=FR&origin=http%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Festeri%2F18_settembre_16%2Fsiria-300-medici-infermieri-manifestano-contro-l-offensiva-idlib-5fcf844e-b9e6-11e8-a205-6445d272b52d.shtml

Anonimo ha detto...

Buongiorno, sempre inerente alla deformante informazione di massa è in atto in Italia, evidentemente, la definizione di un sottobosco di sperimentazioni che vanno dalla selezione genetica delle sementi nei vari istituti agrari sperimentali (subordinati alle strutture Monsanto, ora Bayer) al variegato mondo delle start-up, uscio modernista e opportunità per i blocchi finanziari di proporre progetti-attraverso giovani teste di legno da far finanziare dallo Stato per poi spesso essere dalle stesse grandi lobby riassorbiti, fino ai più diversi inscatolamenti partecipativi dove mai manca uno sponsor, spesso sconosciuto, ma altrettanto riconducibile a mondiali reti di consulenze di varia natura. Così come, a distanza di venti anni e più, il consolidato mondo dell'allora lavoro interinale è diventato realtà acquisita e indiscutibile -quell@ che per lavoro offrono lavoro- tanto che la sempre più presente -Synergie- annovera come suo presidente il recentemente incoronato, dal ramo francese dei Rothschild, presidente del circolo ippico di Nantes. Figuriamoci se per loro le figure simboliche non sono altrettanto retoriche. Tornando all'ambito più strettamente d'interesse rispetto alla politica dei geoconflitti, oltre alle ormai datate -open- e tutto il groviglio annesso, interessante è l'ascesa del MOVISOL. L'impressione è che anche questa sia un'altra quinta colonna (personalmente la intendo come quella che regge il tetto) ma stavolta filogovernativa, probabilmente più strategica e certamente più spinosa delle tetre teatralità di Soros figlio, ideatore yup-ster del nuovo ordine sociale italiano. Cavallo di battaglia è la separazione bancaria (neoliberal sostenibile), subodorando e alludendo l'aria porterebbe al CERN e di riflesso in Svizzera attraverso la Fusion Energy Foundation. E qui il finanziamento farebbe muovere anche la ruota cosmica, tanto cara a Ginevra. movi sol, appunto. peripezie da lingue triforcute. link del cern- https://cds.cern.ch/record/745737

alex1 ha detto...

Narrazione di "genere" (ormai si potrebbe dedicarci una minirubrica su questo blog, scherzo ma non troppo): L'uxoricida Reggiani,venti anni fa definita giustamente "mantide", oggi, in omaggio al democraticlly correct di stampo postfemminista semplicemente "vedova" (altrimenti si infrangerebbe il mito della "differenza di gender" su cui si basa tanta retorica purtroppo ampiamente accettata) si vanta davanti alle figlie del merito di aver assassinato il loro padre, lo stilista consentendo loro di ereditare una villa di enorme valore. Viene inoltre fuori che l'assassina avrebbe ereditato una buona fetta del patrimonio dell'uomo assassinato, senza alcuno scandalo per i cosiddetti "centri antiviolenza" di stampo boldriniano e grassiano che chiedono oltre alle leggi "speciali" di genere, in buona parte ottenute peraltro, anche l'eliminazione del marito violento dalla ripartizione dei beni della sua famiglia e le leggi a tutela delle vittime di "femmicidio" (quelle di maschicidio si possono anche andare a farsi fottere, si vede). Nessuno scandalo da parte della redazione del "Corriere" che evidentemente, come ho riportato in altri commenti, considera una dichiarazione di "merito", forse opinabile ma del tutto legittima. Notare che la mantide ha scontato solo diciassette anni di carcere per un delitto cosi' efferato, tanto per la precisione, meno di quelli combinati allo sfiguratore della Annibali.
Giudicate un po' voi:
https://www.corriere.it/spettacoli/18_settembre_17/delitto-gucci-reggiani-merito-mio-se-mie-figlie-usufruiscono-villa-st-moritz-76dcdf28-ba64-11e8-978e-190179f216e9.shtml

Anonimo ha detto...

Buonasera, per chiudere il post sul ‘laboratorio Italia’ inevitabile è notare affinità e divergenze tra le opposte posizioni che stanno facendo della Siria il piatto prelibato per umanismo a sinistra e nazionalismo a destra –ambedue sedicenti. Nel primo caso l’avvento della truppa Open Society-Oxfam-Usaid dai tempi della famiglia fondazione Clinton, ha scoperto la fragilità dell’antagonismo italiano ma soprattutto l’ipocrisia, dove infatti suddette strutture non entrano direttamente pronta è la fila nelle assunzioni e sponsorizzazioni, finanziamenti e contributi, sostegno strategico insomma. Nel secondo caso invece, si è spostato a destra un principio svanito come Cenerentola a mezzanotte e cioè il sostegno ai paesi sotto attacco Nato – di contro il pauroso conciliante rapporto con il Papa-Santo tanto da legittimare l’allegra brigata dell’internazionalismo regionalista.
Sbalorditivo il silenzio sui raid israeliani e francesi oltre al silenziato supporto logistico da Capodichino e materiale della Rwm in Sardegna.
Il laboratorio mediterraneo sulla pelle delle genti africane e sulla storia di paesi sotto l’ultimo attacco imperiale sta realmente coprendo di ignominia l'Europa intera.

Anonimo ha detto...

un articolo di Manlio Dinucci su -Italia polveriera Nato- https://www.altreinfo.org/attualita/20560/in-italia-la-piu-grande-polveriera-usa-manlio-dinucci/

e un altro a conferma sulla nave Liberty Passion
https://already-happened.com/2017/04/03/us-ro-ro-ship-liberty-passion-carrying-military-vehicles-is-heading-toward-beirut-lebanon/

tanto per restare aggiornat@

Anonimo ha detto...

e inoltre, questo articolo definisce la controversa relazione LaRouche-Clinton al 2014
https://larouchepac.com/20140821/larouche-bill-clinton-could-save-us

quest'altro invece il rapporto Canada-Grecia sulle nuove strategie e partnership, https://radcliffefoundation.org/who-we-support/

Fulvio Grimaldi ha detto...

Anonimo@
Non condivido la disponibilità di Manlio Dinucci a porre la sua firma e i suoi validi articoli in una rubrichetta seminascosta del "manifesto", accanto alla peggiore disinformazione imperialista del quotidiano infiltrato finto comunista.