martedì 8 dicembre 2009

ANCORA LA BLOGGER MERCENARIA, ANCORA GLI UTILI IDIOTI



Il Circolo della Tuscia dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba con il suo striscione al No-B-Day.
Mi permetto di riprodurre un ottimo articolo di Gianni Minà uscito sul "manifesto" di domenica, 6 dicembre e che, diversamente dal suo precedente improntato a un'acritica Lulamania, che io qui ho rimbrottato, mette definitivamente i puntini sulle i. E anche sulle balle imperiali che alla famigerata blogger cubana Washington fa sparare sulle morbide menti dei creduloni.
Siccome, a causa del perdurante lavoro per il docufilm su Honduras e America Latina e dei preparativi per il tour italiano della dirigente del Fronte di Resistenza honduregno, non mi rimane il tempo per confezionare un post apposito, permettetemi anche di fare un breve cenno al No-B-Day e a quella razza eletta - non meno di quella ebrea, di quella padana, o di quella ariana di non lontana memoria - che quella manifestazione milionaria l'ha schifata "perchè ambigua, perchè c'era il castigatore Di Pietro, perchè non proponeva niente al di là della cacciata di Berlusconi, perchè dopo Berlusconi sarebbero arrivati i berlusconidi o peggio, perchè il colore viola della manifestazione fa figo e fa anche sfiga..." e altre abbaglianti espressioni di spocchia, ignoranza, impotenza senile.
Noi, invece, ci siamo andati, al No-B-Day, e lì dentro, tra compagni lucidamente incazzati contro il capitalismo, girotondini legalitari, fasulloni PD, drop-out dal giro, ceto politico sinistro aggrappato a questa zattera viola, nauseati vari dall'andazzo generale, abbiamo portato l'unico segno che al milione in marcia nessuno aveva portato, per quanto probabilmente fosse sopravvissuto nel retrobottega mentale di molti: l'imperialismo, la lotta all'imperialismo, l'internazionalismo che, secondo Lenin e chiunque non abbia le sinapsi non intrucidate come quelle di Joani Sanchez e di quasi tutta la sinistra italiana, è il quadro generale fuori dal quale ogni lotta rischia di ridursi a pippa.
Fantastici questi corvi (corvi veri, scusatemi) dell'idolatria minoritarista e burinamente aristocratica. Sui fili della bassissima tensione dai quali non ammirano e coltivano che spazi gelidi e desertici, berciano contro una manifestazione che, siccome non proponeva il marxismo-leninismo subito e si liberava, restando in magnifici dodici, delle scorie di un'umanità priva di strategie che non fossero quelle della difesa della costituzione (borghese!) e della revulsione verso il berlusconismo e il suo guru.
Dalla torre eburnea di quei quattro gatti della Rete dei Comunisti, convegnisti ipertrofici per grazia degli oboli di Comune e Provincia e del voto a Veltroni, che diffondono acidi comunicati grilloparlanteschi sui limiti della giornata viola, passando per varie gradazioni di protervia e imbecillità (le due cose vanno sempre insieme, vedi D'Alema), ai deliri di una sconosciuta (Valeria Polletti, si risente se non viene nominata), cui però dà indebita rinomanza un sito di tutto rispetto, per quanto ahinoi caduto anch'esso nella trappola dei "verdi" Cia iraniani, come Uruknet. La cito solo perchè, pur ai livelli suoi, quelle elucubrazioni un qualche significato emblematico tuttavia lo hanno. Questa Pollettina raggiunge il sublime quando alle 10 del mattino si spertica in bruciante passione per "i milioni" (???) di rivoltosi iraniani, stupenda manifestazione di resurrezione laica e di sinistra (sic!) contro il "torturatore e oscurantista" Ahmadinejad, e alle 14 del meriggio "pallido e assorto" fa scaturire dalla sua sapienza rivoluzionaria una caterva di micidiali critiche e condanne a chi s'è fatto imbrigliare nel carrozzone milionario (questo sì) dei nefasti blogger manifestaioli, succubi di Di Pietro. Questa volta sì che i viola sono strumenti della reazione! Strilla forte, questa Poletti, per dare una qualche vita apparente alla sterilità di posizioni che, essendo sempre "più avanti" di tutti gli altri, si ritrovano in effetti, come macchine di formula uno doppiate, in coda a tutti gli altri. Un po' il modello brigate rosse morettiane.
Di tutto questo non varrebbe neanche la pena parlare, già solo considerando la luce che si accesa negli occhi e nella coscienza di quelle migliaia di persone che hanno battuto le mani e, spero, il cuore, al nostro striscione per un popolo che lotta e sanguina sotto un nuovo Pinochet. Comunicazione internazionalista, antimperialista e perciò davvero rivoluzionaria, proprio in mezzo al dipietrismo (c'è di peggio) e al girotondismo (idem). Ma lasciatemi cogliere ancora una volta l'occasione per ripetere, non agli ottusi pipparoli, ma ai genuinamente illusi, che analizzare e valutare le infinite prove che ci sono sui collegamenti tra il movimento verde iraniano e le agenzie Usa di "regime change", ammesse dalla stessa Clinton, non significa stare dalla parte degli ayatollah che hanno squartato l'Iraq. Significa marxianamente riconoscere una contraddizione tra espansionismo USrealiano e egemonismo regionale iraniano e individuare nel primo, ovviamente quando non si sia calzini rovesciati, il pericolo maggiore. Lo dice uno che, più di qualsiasi polletto, ha denunciato il ruolo iraniano nella distruzione del più grande baluardo antimperialista e antifondamentalista del Sud del mondo e nello sterminio del suo nobilissimo popolo. E che le "rivoluzioni colorate" o "di velluto" le ha studiate una per una trovandovi, guarda un po', lo stesso Dna.
Un Dna assai diverso dal corteo viola che si proponeva di buttare nella pattumiera il capobanda di una colonia Usa e di un protettorato della mafia. Quel papi in cui i deliri di qualcuno vedono addirittura un eroe tardocraxista dell'autonomia nazionale, inviso all'impero per i suoi connubi con russi e libici e perciò massacrato dai "giustizialisti" e da una magistratura agli ordini di Hillary. Finchè manda mille mercenari a partecipare al cannibalismo Usa-Nato in Afghanistan, garantisce Vicenza e tutto il resto, diffonde l'anticultura amerikana, festeggia con Netaniau altre stragi palestinesi, partecipa alla fascistizzazione USraeliana mondiale, il proconsole di Arcore si può permettere tutti gli affari Eni all'estero che vuole.
Posso chiudere inneggiando commosso e ammirato ai compagni greci? Certo che posso.
A seguire l'articolo di Minà.
di Gianni Minà
CYBERWAR a Cuba

Il ruolo di Yoani Sanchez, la «bloguera» cubana che l'informazione occidentale ha scelto come testimonial dell'anticastrismo militante, in una guerra informatica che più che il nuovo Obama ricorda il vecchio RumsfeldL'annuncio dell'accordo degli Stati uniti con la Cina, che rinvia la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio da parte delle due più grandi nazioni inquinatrici dell'atmosfera, non ha molto preoccupato la grande informazione occidentale, e nemmeno la constatazione, dopo il vertice Fao, che i milioni di morti per fame aumenteranno a breve per l'egoismo e la cinica noncuranza delle cosiddette «nazioni forti». Quello che ha veramente impressionato l'ipocrita informazione del mondo che conta, specie in Italia e in Spagna, è stata la notizia che alla bloguera anticastrista Yoani Sanchez è stato vietato un viaggio negli Stati uniti per prendere il consueto premio che, ormai sistematicamente, le viene assegnato dal bizzarro mercato della cultura occidentale per l'unico merito palese di possedere un blog a Cuba, assistito però da un server poderoso in azione dalla Germania, registrato come «Strato» dal munifico mecenate Josef Biechele, che ospita il blog Generazione Y e ha un'ampiezza di banda 60 volte superiore a quelli che forniscono la rete a tutta l'isola. La preoccupazione, anzi, ha raggiunto il livello d'allarme quando la bloguera, sponsorizzata dal gruppo editoriale Prisa, padrone del quotidiano spagnolo El Pais e che controlla più di mille emittenti nel mondo con trenta milioni di ascoltatori, ha denunciato un'aggressione e un sequestro di venti minuti, subito in un paese, Cuba, dove questo tipo di pratica squadristica non è mai esistita, mentre invece fa parte delle abitudini e delle usanze dei famigerati anticastristi di Miami, molti dei quali terroristi accertati e disgraziatamente attivi, talvolta anche all'interno dell'isola. Per proteggere questi figuri, Bush Jr (è importante ricordarlo) è arrivato addirittura a violare le leggi antiterrorismo da lui stesso varate dopo gli attentati dell'11 settembre 2001.Quali sono le colpe di Cuba? Forse proprio il ruolo che la terra della Revolucion ha giocato con la sua storia nel rinascimento in atto in molti paesi dell'America latina. Il travaglio per chi Cuba proprio non la sopporta, a causa di questo ruolo, è cominciato in primavera quando sono usciti i due bellissimi film di Soderbergh su Che Guevara nella rivoluzione e nell'epopea in Bolivia, opere di grande onestà intellettuale. In quei giorni a Trinidad, dopo che il presidente venezuelano Chavez aveva donato a Obama il libro di Eduardo Galeano Le vene aperte dell'America latina « per capire il continente», le nazioni di quell'aerea del mondo hanno chiesto all'unanimità il reintegro di Cuba nel l'Organizzazione degli stati americani (Oea) da cui la più estesa isola dei Caraibi è stata espulsa mezzo secolo fa per volere degli Usa.Successivamente, con la forza dirompente di certe immagini della comunicazione moderna, in settembre era arrivato il concerto degli artisti latinoamericani, guidati dal colombiano Juanes e da Miguel Bosè a Plaza de la Revolucion, con oltre un milione di spettatori. Un evento visto in tutto il mondo grazie a YouTube, svoltosi con una palese serenità che, secondo molti, Cuba non avrebbe potuto permettersi perché poteva essere rischioso dal punto di vista politico. Ma la botta più contundente, ignorata dai grandi media, è arrivata il 28 ottobre quando 187 nazioni hanno condannato per la diciottesima volta l'embargo Usa contro Cuba, con tre soli voti contrari (Stati uniti, Israele e Palau, un arcipelago del Pacifico occidentale, già colonia spagnola, poi venduta alla Germania e ora una specie di protettorato degli Stati Uniti, rappresentato all'Onu da Stuart Beck, avvocato di Long Island e cittadino israeliano). Tutto questo mentre in molti paesi si moltiplicano gli appelli perché Obama liberi i cinque agenti dell'intelligence cubana da 11 anni in carcere per aver smascherato il terrorismo che dalla Florida e dal New Jersey è stato organizzato per anni contro Cuba, causando migliaia di vittime. Ce n'era evidentemente abbastanza perché i funzionari che nel Dipartimento di Stato si occupano dell'America latina e le agenzie come il Ned e l'Usaid, che disegnano l'immagine della politica degli Usa nel mondo e ne influenzano il consenso, sentissero l'esigenza di intervenire per destabilizzare o ridimensionare questo clima favorevole per l'unica nazione al mondo con la quale i governi di Washington non siano riusciti, in mezzo secolo, a stabilire uno straccio di rapporto civile, umano, come è avvenuto perfino con Vietnam, Cambogia, Corea del Nord e Cina.Ma chi ha deciso la linea non ha saputo sfuggire alla tentazione, malgrado i buoni propositi espressi a Trinidad da Barack Obama, di farlo rimettendo in piedi una sorta di «strategia della tensione», per la quale Bush jr in due mandati ha dilapidato inutilmente milioni di dollari che, nell'ultimo anno, hanno perfino costretto il nuovo presidente a un'indagine amministrativa. L'indagine ha chiarito come gli stanziamenti siano stati rubati dalle presunte organizzazioni per la democrazia a Cuba o siano stati usati per «ungere» chi poteva creare malessere nella società dell'isola, certo non ancora libera da contraddizioni.Così, anche se Obama aveva recentemente affermato che «l'impatto della presenza di migliaia di medici cubani in America latina e nel sud del mondo era stato più efficace di qualunque politica portata avanti in questi anni dai governi di Washington», si è deciso di tornare ai vecchi metodi, anche se più tecnologici. Nel caso di Yoani Sanchez una strategia basata sul web come arma di offesa e terreno di vera applicazione dell'embargo, un disegno di cyberwar, di guerra informatica, evidentemente non ancora cancellato da Obama, messo in piedi fin dal 2003, con un documento segreto, da Donald Rumsfeld, ex segretario alla difesa del governo Bush e che, come rivelò il generale Robert J. Elder, del comando cyberspaziale, mira «a trattare internet come un campo di battaglia, che avrà priorità per azioni nel cyberspazio». Come? Lo ha spiegato Usa Today nel 2008: «Il Pentagono sta creando una rete mondiale di siti web informativi, in lingue straniere (compreso un sito in arabo per gli iracheni) affidati a giornalisti locali di paesi definiti "canaglia" per scrivere storie di attualità e altri contenuti che promuovano gli interessi degli Stati uniti e messaggi di controinsurgenza».Un quadro che sembra la fotografia del mondo della bloguera di moda, che non parla tanto ai cubani ma ad un uditorio che è fuori dall'isola, bombardato da un discorso di pregiudizio verso Cuba teso a neutralizzare nell'opinione pubblica occidentale il favore del quale l'isola gode in questo momento, innanzitutto nel continente a sud del Texas.Così la bloguera fa il suo lavoro deplorando il disagio del suo paese ma ignorandone le conquiste, perfino il merito di saper reagire, per esempio, a tre uragani letali mentre negli Stati uniti si è fatta morire New Orleans. L'altro giorno, addirittura, ha scritto affranta perché a Cuba la gente si ripara dagli acquazzoni con le borse di nylon e rischia sempre di impantanarsi nei tombini che esplodono d'acqua. Ha ragione, ad Haiti, in tutto il centro America o nelle bidonville di Messico o Colombia, paesi dove è stato imposto il sognato neoliberismo, la gente ha in dotazione impermeabili all'ultima moda, alcuni hanno perfino trench all'inglese e, per quanto riguarda le pozzanghere, dispiace che la Sanchez non possa confrontarsi con le buche piene d'acqua dei rioni bene di Roma come Montemario e i Parioli, tralasciando gli allagamenti di barrios marginales come Tor Bella Monaca, Torre Angela o Torre Gaia.Insomma, anche se L'Avana, come tutte le città del mondo, non è priva di cretini, perché dovremmo credere che qualcuno stia tramando per togliere la parola a chi fa conoscere al mondo realtà così tragiche e accuse così serie? Semmai c'è da prendere atto che, come per l'Honduras, qualche testa d'uovo del Dipartimento di Stato non ha cambiato mentalità rispetto alla stagione di Bush jr e sta spingendo Obama a usare con Cuba, gli stessi metodi, cioè a ripetere gli errori fatti da dieci presidenti prima di lui. Causando, come Yoani dimentica, angustie, disagi, dolori, ma non ottenendo alcun risultato apprezzabile. wwww.latinoamerica.it

giovedì 3 dicembre 2009

IL FRONTE DELLA RESISTENZA SULLA FARSA ELETTORALE IN HONDURAS

Riproduco un comunicato del Fronte Nazionale della Resistenza contro il colpo di Stato e uno scritto di Giorgio Trucchi, sindacalista, socio di Italia-Nicaragua e ottimo giornalista. Non ho purtroppo il tempo per contribuire una mia analisi perchè sprofondato nel montaggio del docufilm su Honduras e America Latina, che dovrebbe essere pronto per Natale (potete regalarlo per le feste, non sarebbe la peggiore delle idee, visto che quanto meno contribuirebbe a svergognare l'osceno silenzio delle "sinistre", in piena omertà con la complicità delle destre e dell'imperialismo, su una lotta decisiva per il futuro del continente latinoamericano e, quindi, del mondo)



Comunicato 40 della Resistenza Frente nacional de Resistencia Popular Contra el Golpe de Estado

DENUNCIA DEL FIASCO DELLA FARSA ELETTORALE

Con piena soddisfazione annunciamo al Popolo Honduregno e alla Comunità Internazionale che la farsa elettorale montata dalla dittatura è stata pesantemente sconfitta dalla esigua affluenza alle urne, tanto scarsa da portare il Tribunale Elettorale a prorogare di un'ora la chiusura dei seggi, spostandola alle 17:00. Non servono occhiali per vedere ciò che sta davanti a noi. Il monitoraggio che la nostra organizzazione ha fatto a livello nazionale, evidenzia una percentuale di astenuti fra il 65 e il 70%, il più alto della storia nazionale, ha votato non più del 35% della popolazione. In questo modo il Popolo honduregno ha punito i candidati golpisti e la dittatura, che adesso cercano in tutti i modi di mostrare un volume di voti che non esiste. Denunciamo che per fare questo il regime è arrivato a portare, nel municipio di Magdalena Intibucà, militanti salvadoregni del partito ARENA, affinché potessero votare come honduregni. Dobbiamo aspettarci come minimo una manipolazione del conteggio elettronico. La disperazione del regime di fatto è tale che ha represso brutalmente la manifestazione pacifica che si stava svolgendo nella città di San Pedro Sula, durante la marcia risultarono feriti, picchiati e quindi arrestati diversi compagni. Si riporta un desaparecido. Riportiamo inoltre fra i feriti la presenza di un fotografo della REUTER e fra gli arrestati quella di due religiosi del Consejo Latinoamericano de Iglesias che stavano svolgendo attività di osservazione dei Diritti Umani. Considerando i risultati della farsa elettorale come una grande vittoria per il Popolo Honduregno, il Frente nacional de Resistencia invita tutto il popolo in resistenza a festeggiare la sconfitta della dittatura. Convochiamo una Grande Assemblea domani, Lunedì 30 Novembre a partire dalle 12:00 nella sede del STYBIS a Tegucigalpa e alla gran Carovana della Vittoria contro la farsa elettorale che partirà alle 15:00 da Planeta Cipango


RESISTIAMO E VINCEREMO
Tegucigalpa 29 Noviembre 2009. Honduras.
Vince la popolazione, vince la resistenza.Nelle elezioni in Honduras in testa il candidato della destra nazionalista, in mezzo alla repressione e all'astensionismo. L'esercito ha fatto da padrone nei seggi dell'Honduras © (Foto G. Trucchi)Secondo i primi dati preliminari forniti dal Tribunale supremo elettorale, Tse, il vincitore delle elezioni in Honduras sarebbe il candidato del Partido Nacional, Porfirio "Pepe" Lobo. Ma il risultato che davvero conta oggi è quello espresso dalla maggioranza della popolazione, che ha raccolto l'invito della Resistenza a non andare a votare per non avallare un risultato elettorale spurio, frutto del colpo di Stato del 28 giugno.Nonostante le percentuali molto probabilmente falsate che diffonderà tra poche ore il Tse, durante l'intera giornata è stata più che evidente la poca affluenze alle urne, l'asfissiante presenza dell'esercito e della polizia in tutto il paese e i numerosi episodi di repressione e violazione ai diritti umani degli honduregni.Inesistente anche l'osservazione internazionale, dopo che nei giorni scorsi le principali organizzazioni specializzate in questo tipo d'intervento hanno declinato l'invito fatto loro dal Tse, non riscontrando le condizioni minime per garantire un processo elettorale democratico.Durante una conferenza stampa che si è svolta all'interno della sede del Comitato dei famigliari dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato ha dichiarato che "abbiamo constatato il fallimento della farsa elettorale attraverso la bassa affluenza alle urne e questo nonostante le evidente minacce da parte dell'impresa privata nei confronti dei loro lavoratori che non fossero andati a votare".Il Cofadeh e il Fronte nazionale contro il colpo di Stato hanno inoltre denunciato che le forze repressive hanno continuato la campagna di terrore contro la popolazione in resistenza.Secondo dati aggiornati al pomeriggio di domenica 29 novembre, sono numerosi i casi di detenzioni e perquisizioni illegali, costanti minaccie da parte dell'esercito e della polizia, violazione della legge elettorale che proibisce ai militari di avvicinarsi a meno di cento metri dai locali in cui si vota.Durante l'osservazione svolta da numerosi giornalisti è risultata evidente la costante presenza di militari fortemente armati a pochi metri dalle urne.Particolarmente preoccupante la situazione a Zacate Grande, nel sud del paese, dove le comunità sono state letteralmente presidiate e circondate dall'esercito ed a Santa Barbara, ovest dell'Honduras, dove circa 20 giovani hanno dovuto abbandonare il paese per timore di essere arrestati. A San Pedro Sula la marcia della Resistenza è stata selvaggiamente repressa dall'esercito e dalla polizia e si contano a decine gli arresti ed i feriti, tra cui un giornalista dell'agenzia Reuters che è stata curato in ospedale per una profonda ferita alla testa."Stando così le cose e vedendo ciò che è successo oggi, possiamo annunciare che ci sono tutti gli elementi per dire che non è stato possibile svolgere questo atto pubblico, perché non le consideriamo elezioni, convocato in un clima di terrore dai golpisti per legalizzare il colpo di Stato e sè stessi. Sono tutti elementi - ha detto Bertha Oliva del Cofadeh - che ci servono per giustificare un'azione legale che inizieremo nei prossimi giorni per impugnare questo processo".Secondo Rafael Alegría, membro della direttiva del Fronte nazionale contro il colpo di Stato, "stanno per chiudere i centri di votazione e la partecipazione al voto è stata scarsissima. Il popolo ha risposto al nostro appello ed ha capito che non può esistere un processo elettorale democratico e trasparente in un paese che vive in uno stato permanente di repressione e di mancanza di istituzionalità.La presenza militare è stata continua e nella capitale c'erano elicotteri della polizia sorvolando i centri di votazione. Questa non è altro che intimidazione contro la Resistenza, ma per il governo di fatto è stato un boomerang, perché hanno spaventato anche chi pensava di andare a votare", ha concluso.Nella guerra di sondaggi e risultati preliminari, secondo il Tse la partecipazione s'aggirerebbe intorno al 62 per cento (da confermare durante la nottata), dato inverosimile per chi ha osservato per tutta la giornata i centri di votazione. Come unico elemento esterno di verifica, il Tse ha portato un comunicato dell'organismo Hagamos Democracia, già conosciuto a livello internazionale per agire nei paesi latinoamericani che avversano la politica esterna degli Stati Uniti in America Latina, come punta di lancia per penetrare i processi elettorali con finanziamenti di agenzie governative nordamericane come la Ned, Iri e Usaid.Nonostante ciò, Hagamos Democracia riconosce una partecipazione del 47 per cento.Secondo gli exit-poll del Centro de Defensa de los Derechos Humanos de Honduras, Codeh, con un margine di errore del 4,5 per cento, i votanti non sarebbero superiori al 22 per cento. Per il presidente legittimo dell'Honduras, Manuel Zelaya, i votanti sarebbero circa il 35 per cento, con un astensionismo che raddoppia rispetto alle elezioni in cui vinse nel 2004.Difficile pensare comunque che i votanti siano stati superiori al 30-35 per cento, rendendo così totalmente insignificante il ruolo di un presidente della Repubblica che conterà con il sostegno di una quantità insignificante di cittadini.Indipendentemente da quali saranni i risultati finali, il vero vincitore di queste elezioni illegittime sarà il popolo honduregno. Quel popolo che ha castigato il mondo politico che ha avallato il colpo di Stato ed è rimasto in silenzio di fronte ai morti e feriti, alla repressione che per cinque mesi ha sconvolto il cammino democratico del paese.Sarà ora compito della comunità internazionale prendere una decisione finale: al lato della gente che resiste e che dice 'no' alla dittatura o rendendosi complice di un processo involutivo che mette a rischio il futuro della regione centro e sud americana.© (Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

lunedì 30 novembre 2009

HONDURAS: TRA SPARI, ARRESTI, VIOLENZE, FALLISCE IL GOLPE ELETTORALE



Ultime dall’Honduras dove domenica, 29 novembre, sotto la ferula degli Stati Uniti, di Israele, dell’oligarchia parassitaria honduregna e delle forze armate uscite dalla Scuola delle Americhe, si è tentato di legittimare il colpo di Stato del 28 giugno scorso con una farsa elettorale sotto la minaccia dei fucili dei gorilla. Farsa rifiutata dalla stragrande maggioranza del popolo honduregno.
Tutto questo nel silenzio, nell'indifferenza, nel terrore del buriname italiota extraparlamentare e gruppuscolare che, accantonato l'internazionalismo, si è suicidato e va in giro blaterando di comunismo da morto malamente vivente.
Una lezione anche per coloro, come il mio interlocutore nel post precedente “Nazione”, che vedono l’universo mondo sotto la falsa, ma castrante, specie dello scontro tra potenze geopolitiche e forze più o meno occulte, con il resto dell’umanità che, svaporata la lotta di classe, sta a guardare e a subire. In Honduras c’è la più bella smentita a queste elucubrazioni disarmanti: tra quali potenze geopolitiche è il conflitto se non tra un popolo proletario e proletarizzato che si tira dietro, egemonizzandoli, anche settori dell’intellettualità e imprenditorialità borghese, e l’imperialismo USA-UE-Israele con i suoi reggicoda dell’oligarchia compradora e fascistizzante locale? Più lotta di classe – e patriottica – di così!

A seguire comunicati della Resistenza honduregna.

Comunicato N.40Frente nacional de Resistencia Popular Contra el Golpe de EstadoDENUNCIA DEL FIASCO DELLA FARSA ELETTORALECon piena soddisfazione annunciamo al Popolo Honduregno e alla Comunità Internazionale che la farsa elettorale montata dalla dittatura è stata pesantemente sconfitta dalla esigua affluenza alle urne, tanto scarsa da portare il Tribunale Elettorale a prorogare di un’ora la chiusura dei seggi, spostandola alle 17:00.Non servono occhiali per vedere ciò che sta davanti a noi. Il monitoraggio che la nostra organizzazione ha fatto a livello nazionale, evidenzia una percentuale di astenuti fra il 65 e il 70%, il più alto della storia nazionale, ha votato non più del 35% della popolazione. In questo modo il Popolo honduregno ha punito i candidati golpisti e la dittatura, che adesso cercano in tutti i modi di mostrare un volume di voti che non esiste. Denunciamo che per fare questo il regime è arrivato a portare, nel municipio di Magdalena Intibucà, militanti salvadoregni del partito ARENA, affinché potessero votare come honduregni. Dobbiamo aspettarci come minimo una manipolazione del conteggio elettronico.La disperazione del regime di fatto è tale che ha represso brutalmente la manifestazione pacifica che si stava svolgendo nella città di San Pedro Sula, durante la marcia risultarono feriti, picchiati e quindi arrestati diversi compagni. Si riporta un desaparecido. Riportiamo inoltre fra i feriti la presenza di un fotografo della REUTER e fra gli arrestati quella di due religiosi del Consejo Latinoamericano de Iglesias che stavano svolgendo attività di osservazione dei Diritti Umani.Considerando i risultati della farsa elettorale come una grande vittoria per il Popolo Honduregno, il Frente nacional de Resistencia invita tutto il popolo in resistenza a festeggiare la sconfitta della dittatura.Convochiamo una Grande Assemblea domani, Lunedì 30 Novembre a partire dalle 12:00 nella sede del STYBIS a Tegucigalpa e alla gran Carovana della Vittoria contro la farsa elettorale che partirà alle 15:00 da Planeta Cipango RESISTIAMO E VINCEREMO
Tegucigalpa 29 Noviembre 2009

Comunicato 39Conferenza StampaFRENTE NACIONAL DE RESISTENCIA CONTRA EL GOLPE DE ESTADOIl Frente Nacional de Resistencia Contra el Golpe de Estado dà a conoscenza del Popolo Honduregno e della Comunità Internazionale i seguenti fatti:Durante la mattinata fra le 7:00 e le 11:00 abbiamo constatato la scarsa affluenza di votanti alle urne e il flop della farsa elettorale, nonostante la campagna intimidatoria. Il governo de facto ha minacciato penalmente la popolazione in generale ed appoggia le minacce di ritorsioni sul lavoro da parte di alcune aziende private, nel caso in cui i propri impiegati non dimostrino di aver votato. la realtà priva il Tribunale Supremo Elettorale dell’autorità necessaria a diffondere dei risultati, comunque gonfiati per dare credibilità alla farsa elettorale.Tutto ciò significa che il Popolo Hoduregno ha raggiunto la maturità per riconoscere che coloro che hanno portato avanti questo processo “illegittimo-elettorale” costituiscono il primo ostacolo alla democrazia e si congratula con la popolazione per aderire volontariamente alla disposizione del Frente Nacional de Resistencia di realizzare un “coprifuoco popolare” attivo per non dare legittimità alla farsa elettorale della dittatura; per l’atteggiamento degno e coraggioso del popolo di Morazan e lo invitiamo a mantenersi saldamente su questa posizione fino alla sconfitta definitiva di questa manovra dei golpisti.Denunciamo, davanti al Popolo Honduregno e la Comunità Internazionale, che le forze di repressione del governo usurpatore hanno continuato con la propria campagna di terrore contro tutti noi che ci siamo opposti al Colpo di Stato, eseguendo durante la notte e la mattinata irruzioni, devastazioni e perquisizioni arbitrarie nelle sedi di organizzazioni popolari, case private, azioni d’intimidazione poliziesca nei quartieri e negli insediamenti urbani che rappresentano i bastioni della resistenza, accerchiamenti e assedi militari contro le sedi di sindacati e posti di blocco intimidatori.Ringraziamo della solidarietà i popoli centroamericani e per la loro coraggiosa posizione, che li ha portati a bloccare le strade panamericane, in segno di rifiuto delle elezioni del regime golpista. Ringraziamo allo stesso tempo la comunità internazionale presente con diverse organizzazioni di solidarietà e di garanzia e rispetto dei Diritti Umani.RESISTIAMO E VINCEREMO!Tegucigalpa, 29 Novembre 2009
HONDURAS 1********# Frente Nacional de Resistencia Popular Contra el Golpe de EstadoDENUNCIA EL FRACASO DE LA FARSA ELECTORAL# Elecciones en HondurasAbrumadora abstencion en Honduras, entre el 65 y el 70%La ciudadania hondureña siguio masivamente el llamado del Frente de ResistenciaPor Gonzalo Sanchez# Elecciones en Honduras deben anularse ante abstencion de 75 por ciento, dice Zelaya# DEMENCIAL REPRESIÓNPor Oscar Amaya Armijo# La CIA interviene en las elecciones en HondurasPor Edgar Gonzalez Ruiz# 800 estadounidenses estarian participando en la organizacion de los comicios hondureños # ¿QUE PASARA EL LUNES? # Elecciones ilegales en Honduras y la hipocresia de WashingtonPor Eva Golinger # Venezuela reitera que no reconocera resultado de elecciones en Honduras 0000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000HONDURAS
1Frente Nacional de Resistencia Popular Contra el Golpe de EstadoDENUNCIA EL FRACASO DE LA FARSA ELECTORALESTE LUNES GRAN MARCHA EN TEGUCIGALPA***************************************************************domingo 29 de noviembre de 2009Comunicado No. 40Con plena satisfacción anunciamos al Pueblo hondureño y a la comunidad internacional que la farsa electoral montada por la dictadura ha sido contundentemente derrotada debido a la raquítica afluencia de votantes a las urnas, a tal grado que el Tribunal Electoral golpista tuvo que prorrogar una hora más la votación hasta las 5 p.m.Lo que está a la vista no quiere anteojos. El monitoreo que nuestra organización hizo a nivel nacional, nos arroja que el nivel de abstencionismo es como mínimo del 65 al 70%, el más alto en la historia nacional, lo que implica que apenas votó un máximo del 30 al 35% del electorado. En esta forma el pueblo hondureño ha castigado a los candidatos golpistas y a la dictadura, quienes ahora están en el aprieto de cómo mostrar ante la opinión pública internacional un volumen de votantes que no existió. Denunciamos que para eso han recurrido a maniobras fraudulentas como el ingreso de salvadoreños, afines del Partido ARENA, traídos para votar a nuestro país, tal como fue denunciado por los campesinos en el municipio de Magdalena, Intibucá. Y debemos esperar que intenten incrementar el volumen electoral mediante la manipulación electrónica.La desesperación del régimen de facto es tal que ha reprimido brutalmente la manifestación pacífica que se realizó en la ciudad de San Pedro Sula, en la cual resultaron varios compañeros heridos, golpeados y detenidos; y se reporta un desaparecido. Entre los heridos se informa de un reportero de REUTER y se reporta la detención de dos religiosos del Consejo Latinoamericano de Iglesias que hacían labor de observación en derechos humanos.Considerando que este resultado representa una gran victoria del pueblo hondureño, el Frente nacional de Resistencia invita a todo el pueblo hondureño en resistencia a celebrar el día de mañana la derrota de la dictadura.Se convoca en Tegucigalpa a una Gran Asamblea el día de mañana lunes 30 de noviembre a partir de las 12 del medio en la sede del STYBIS y a la gran Caravana de la Victoria contra la Farsa Electoral a partir de las 3 p.m. saliendo de Planeta Cipango.¡RESISTIMOS Y VENCEREMOS!Tegucigalpa, M.D.C. 29 de noviembre de 2009 Publicado por Frente Nacional Contra el Golpe de Estado en 16:19 0 comentarios ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++HONDURAS
2Elecciones en HondurasAbrumadora abstencion en Honduras, entre el 65 y el 70%La ciudadania hondureña siguio masivamente el llamado del Frente de ResistenciaPor Gonzalo Sanchez*******************************************************Como mínimo entre un 65% y un 70% del electorado hondureño no asistió a votar, lo que supone que sólo, y como máximo, un 30% o un 35% de los hondureños ejerció el voto, logrando el mayor abstencionismo en la historia de Honduras.Estos datos los difundió el Frente Nacional de Resistencia Popular (FNRP), anteriormente llamado Frente Nacional de Resistencia contra el Golpe de Estado, después de hacer un seguimiento durante todo el día de las elecciones.La dictadura mediante sus fuerzas represivas ha sacado de sus casas a miles de hondureños a la fuerza para obligarles a votar, y ha permitido que salvadoreños del derechista partido ARENA entren a votar debido a la poquísima afluencia de personas en los colegios electorales. Según denuncia el Frente Nacional de Resistencia Popular han tenido que mantener los colegios abiertos una hora más para poder recabar algún voto más.Uno de los dirigentes del FNRP, Rafael Alegría, proclamó "la victoria sobre el golpe" y en un comunicado oficial, el Frente comunica que "el monitoreo que nuestra organización hizo a nivel nacional, nos arroja que el nivel de abstencionismo es como mínimo del 65 al 70%, el más alto en la historia nacional, lo que implica que apenas votó un máximo del 30 al 35% del electorado. En esta forma el pueblo hondureño ha castigado a los candidatos golpistas y a la dictadura, quienes ahora están en el aprieto de cómo mostrar ante la opinión pública internacional un volumen de votantes que no existió."El Frente, que cuenta con el total respaldo del presidente Zelaya, quién los considera el futuro de Honduras, también ha denunciado que debido a la desesperación de los golpistas, "se ha reprimido brutalmente la manifestación pacífica que se realizó en la ciudad de San Pedro Sula, en la cual resultaron varios compañeros heridos, golpeados y detenidos; y se reporta un desaparecido. Entre los heridos se informa de un reportero de REUTER y se reporta la detención de dos religiosos del Consejo Latinoamericano de Iglesias que hacían labor de observación en derechos humanos."Venezuela, Nicaragua, Brasil, Ecuador, Chile, Argentina, Bolivia, Paraguay, El Salvador y Uruguay han ratificado que no van a reconocer el resultado de las elecciones debido a que Zelaya no está en el poder.fuente: tercerainformacion++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++HONDURAS
3Elecciones en Honduras deben anularse ante abstencion de 75 por ciento, dice Zelaya********************************************* El presidente legítimo de Honduras, Manuel Zelaya, consideró que los altos niveles de abstención, que en algunos lugares supera el 75 por ciento, obligan a anular las elecciones organizadas este domingo por el régimen golpista. Instó al gobierno de Estados Unidos (EE.UU.) a rectifcar pues con su apoyo a este proceso, que también calificó como fraudulento, ha impulsado al pueblo hondureño a cometer delitos de fraude electoral. El presidente constitucional de Honduras, Manuel Zelaya, declaró a teleSUR que según las actas y la información que maneja la abstención del proceso electoral de este domingo alcanzó el 75 por ciento, por lo que estima que dada esta falta de legitimidad los comicios deben anularse. "Habíamos avizorado que si la abstención superaba el 50 por ciento del padrón electoral las elecciones debían anularse", dijo Zelaya en exclusiva a teleSUR una vez cerradas las mesas del proceso comicial promovido por el gobierno de facto y que ha sido catalogado como fraudulento. Informó Zelaya que la abstención superó el 65 y en algunas regiones el 75 por ciento."Una elección así no representa el sistema democrático al que nosotros los latinoamericanos y hondureños aspiramos", dijo. Sobre esta jornada marcada por la violencia y la abstención, el presidente constitucional de Honduras acotó que "los golpistas hablan de que la abstención fue de 30 por ciento pero la realidad es otra". Detalló que "nosotros tenemos mil 400 centros electorales monitoreados y contamos con las actas y el número de votantes. Hemos podido revisar cuantas personas asistieron a las urnas y tenemos los datos suficientes para decir que la dictadura está mintiendo". "Aquí la gente no asistió a las urnas como señal de protesta ante esta dictadura, por lo tanto estas elecciones deberán ser anuladas y deberán ser reprogramadas cuando en Honduras retorne el Estado de Derecho", dijo. Le hizo un llamado al gobierno de Estados Unidos (EE.UU.) a que rectifique en su posición sobre Honduras, pues con su apoyo a las elecciones de este domingo organizadas por el gobierno de facto, ha incitado al pueblo a cometer delitos electorales."Estados Unidos que rectifique su posición (...) ha venido a hacer que los hondureños cometan delitos de fraude electoral", dijo y resaltó que este es el primer golpe de Estado en la región en el que la "misma dictadura se vuelve en el juez ejecutor de las elecciones".Invitó a las más altas instituciones internacionales, como la Organización de Naciones Unidas (ONU) y los tribunales penales, a tomar cartas sobre lo que está ocurriendo en Honduras."Sigo luchado hasta la derrota final", añadió el mandatario legítimo.+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++HONDURAS
4DEMENCIAL REPRESIÓN
Por Oscar Amaya Armijo************************ La paranoia golpista se ha desatado en todo el país, mantienen una represión brutal a gran escala contra la Resistencia. Se ha militarizado tánto el país que pareciera que hemos sido invadidos por un ejército extranjero. Todas las avenidas y veredas de Honduras se han llenado de militares con pertrechos de guerra, y en algunas zonas fácilmente se detectan los francotiradores, estratégicamente ubicados en cerros y arboledas, dispuestos a disparar contra la población desarmada. Es enorme, demencial, el clima de terror guerrerista: retenes a la vuelta de la esquina, registros, requisa de papeles, policías motorizados, sirenas, balaceras, vigilancia de puesto fijo y en movimiento, cateos, persecuciones, heridos, muertos, desaparecidos, torturados, helicópteros sobrevolando barrios populares, amenazas abiertas y veladas. En pocas palabras, el facismo en pleno su explendor. En Honduras, pues, estamos en plena guerra: un ejército armado hasta los dientes contra una población desarmada, indefensa. Es la guerra mas desigual que registrará la historia moderna. Los militares se enfrentan (con el perdón de Cervantes) con molinos de vientos, trocados en seres infernales, existentes solo en la mitomanía golpista. Según los observadores, la policía y y el ejército se comportan como verdaderas jaurías contra sus propios compatriotas, sin ningún miramiento humano o legal. Pero ellos no actúan solos, reciben órdenes de su amo: el Complejo Militar Industrial de los Estados Unidos, del cual son simplemente un apéndice. Esta represión, en el marco eleccionario, confirma el carácter espurio de los resultados que se obtengan el 29 de noviembre, en lo que han denominado “la farsa electoral”. La saña con que actúan la policía y el ejército demuestra el desprecio y odio que la oligarquía y el Pentágono sienten contra la Resistencia hondureña, movimiento que no ha parado de manifestar su oposiciòn al golpe de Estado, pese a las adversidades. Pero esta demencial represión no detendrà el accionar del movimiento popular hondureño contra el golpe, pues su estructura y tamaño es enorme y , especialmente, por su capacidad de convocatoria y disposición combativa.++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++HONDURAS
5La CIA interviene en las elecciones en Honduras Por Edgar Gonzalez Ruiz***********************************************Desde hace años, las fuerzas derechistas que operan en América Latina, con el apoyo y patrocinio de los sectores más reaccionarios de Estados Unidos, han tratado de legitimar a los gobiernos de esa filiación, y desacreditar a los de tendencia progresista, organizando misiones de supuestos "observadores electorales" que actúan de acuerdo con esas consignas.Es conocido el papel que en la reciente época de Bush, y con el respaldo de este, jugaron organizaciones como el Instituto Republicano Internacional, el IRI, y el Fondo Nacional para la Democracia, NED, para desestabilizar al gobierno de Hugo Chávez en Venezuela.En otros casos, como el de México, organizaciones derechistas, como la Asociación Nacional Cívica Femenina, Ancifem, han recibido apoyo del IRI para llevar a cabo proyectos de "observación electoral" tanto en el país como internacionalmente. Por ejemplo, en el 2000, IRI y NED otorgaron 270,407 dólares ala Ancifem para "impulsar la participación de las mujeres en el proceso electoral mexicano", es decir, para apoyar la llegada de la derecha al poder en las elecciones mexicanas de ese año.Ahora, personajes de la CIA, lo mismo que organizaciones como la USAID (Agencia de Estados Unidos para el Desarrollo Internacional), que también ha sido muy importante en la geopolítica de la ultraderecha, IRI, NED y otras, están brindando apoyo a las elecciones organizadas por el golpista Micheletti, que en junio pasado encabezó el derrocamiento del presidente Manuel Zelaya, quien ha llamado a boicotear esas elecciones, que dice son ilegales porque están siendo conducidas por el Gobierno de facto de Roberto Micheletti.En algunos círculos de las ONG derechistas ha trascendido que a mediados de noviembre, en la embajada de Estados Unidos en Tegucigalpa, Simon Henshaw, segundo jefe de esa representación e identificado como agente de la CIA en ese país convocó a una reunión para garantizar el éxito de los comicios organizados por Honduras.A la misma fueron invitados representantes de la USAID, IRI, NED, FUPAD (Fundación Panamericana para el Desarrollo), NDI (National Democracy Institute), la Fundación Arias (creada en 1987 por el político Oscar Arias, actual presidente de Costa Rica)y "Hagamos Democracia" (integrada principalmente por grupos religiosos de Honduras: Pastoral Social de la Iglesia católica- Caritas de Honduras; Confraternidad Evangélica de Honduras (CEH); así como la Federación de Organizaciones no Gubernamentales para el Desarrollo de Honduras (FOPRIDEH) y la Universidad Metropolitana de Honduras (UMH)),La Fundación Panamericana para el Desarrollo (FUPAD) es una ONG cuyos mayores ingresos proceden de la USAID y que "trabaja bajo las directrices estratégicas del Departamento de Estado". En esa reunión, Henshaw instruyó a los asistentes a organizar una misión "independiente" de observación electoral, que esté presente en las elecciones del 29 de noviembre, y que estaría en realidad manejada por el IRI, a través de Alex Sutton, director regional de ese Instituto para América Latina y el Caribe.Sutton ha desarrollado proyectos del IRI para Bolivia, Bolivia, Colombia, Cuba, El Salvador Guatemala, México, Nicaragua, Perú y Venezuela, y de 1992 a 96 trabajó en países de Europa del Este, en la destrucción de las estructuras socialistas, eufemísticamente llamada la "democratización" de esa zona. Asimismo, se prevé que en las actividades de apoyo a las elecciones convocadas por el gobierno golpista podrían participar otros personajes y grupos de la derecha latinoamericana, de Paraguay y Honduras, lo mismo que de la ODCA (Organización Demócrata Cristiana de América, presidida por Manuel Espino, político de la derecha mexicana).En el contexto de la ambigua política internacional de Obama, siguen vivos los proyectos ultraderechistas impulsados desde Estados Unidos en detrimento de los pueblos latinoamericanos y uno de cuyos objetivos es apoyar directa o indirectamente al gobierno golpista de Honduras+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++HONDURAS
800 estadounidenses estarian participando en la organizacion de los comicios hondureños *************************************************29 de noviembre 2009.-
En Honduras, los poco más de cinco mil centros de votación, custodiados por 30 mil policías y militares profesionales, más de cinco mil ³reservistas² que nadie conoce y 800 "expertos" estadounidenses, de origen latino, abrirán este domingo para celebrar las elecciones de la dictadura de Don Roberto Micheletti.A todo eso se le suma la denuncia de Amnistía Internacional que tiene información de que el Gobierno de Roberto Micheletti adquirió recientemente "10.000 granadas de gas lacrimógeno y 5.000 proyectiles para granadas de gases lacrimógenos" para usar ³en caso de emergencia².El diario Clarín, de Argentina, dijo que los 800 militares están distribuidos en puntos clave del país -tratando de pasar por hondureños- para evitar actos de violencia y controlar pasos fronterizos que podrían llegar a ser conflictivos. Las sospechas apuntan a la frontera sur, con Nicaragua, añadió++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++HONDURAS 7
¿QUE PASARA EL LUNES?********************** La comunidad internacional se mostraba dividida en los días previos a las elecciones del domingo en Honduras, con escasos respaldos al Gobierno que resulte elegido, varios rechazos rotundos y Gobiernos que optaron por esperar a los comicios antes de definir su posición. ¿Qué pasará el lunes? EEUU e Israel reconocerán al gobierno surgido de este fraude consensuado por más de medio planeta a espaldas de las mayorías hondureñas, que resisten al comicio, pero no se sabe hasta cuando se mantendrán al margen de la “legalización” generada por el comicio. Israel se suma a los Gobiernos de Panamá, Perú, Estados Unidos y Costa Rica, quienes decidieron oficialmente apoyar un proceso comicial que ha sido rechazado por la mayoría de la comunidad internacional.El embajador de Israel en Honduras Eliahu López, informó este sábado que el Gobierno de ese país apoya las polémicas elecciones que se llevarán a cabo en la nación centroamericana y al ganador que resulte de éstas, porque cree que el proceso "es el camino más adecuado para salir adelante".El también concurrente de Israel en Guatemala, informó que dentro de las instrucciones recibidas está la participación del país como observador y el reconocimiento al evento comicial que se llevara a cabo bajo un régimen de facto instalado tras un golpe de Estado. Y si EEUU e Israel reconocen, reconoce la Unión Europea y se terminó la historia. Nadie soportará una “insurrección popular” en el patio trasero; saldrán todos a cubrir al nuevo gobierno y listo. “Se salvó la democracia” y "las pretensiones de Chávez" a dormir la siesta.¿Qué harán los gobiernos del “Unasur” exceptuados, claro está, Colombia, Perú, Costa Rica y Panamá. Los Gobiernos de Brasil, Ecuador, Venezuela, Argentina, España, Paraguay y Guatemala anunciaron que desconocerán los resultados de las elecciones del próximo domingo 29 de noviembre; pero como dijo el presidente de Costa Rica, Óscar Arias -que fue mediador en la crisis hondureña, en declaraciones a CNN difundidas este viernes: "¿Para qué vamos a castigarlos con un segundo huracán Mitch, que (es lo que) sería no reconocer al nuevo gobierno, aislarlo, quitarle la cooperación?", se preguntó Arias, abogando por el levantamiento de las sanciones a Honduras si los comicios transcurren limpiamente. El pasado domingo, Zelaya exhortó a los "presidentes de América" a que no reconocieran los comicios para no legitimar el golpe de Estado, argumento que esgrimieron autoridades de Brasil y Venezuela el pasado jueves 26 desde la reunión de países amazónicos en Manaus (Brasil). La pregunta es: ¿Lo harán? ¿Qué pasará el lunes? ¿Se terminarán las declaraciones?FUENTE: blog
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Elecciones ilegales en Honduras y la hipocresia de WashingtonPor Eva Golinger***********************************************************„¿Qué vamos a hacer, quedarnos sentados durante cuatro años y simplemente condenar al golpe?‰ ˆ declaraciones de un alto oficial del Departamento de Estado en Washington ayer.Las verdaderas divisiones en América Latina ˆ entre la justicia y la injusticia, democracia y dictadura, derechos humanos y derechos de corporaciones, el poder popular y la dominación imperial ˆ nunca han estado tan visibles como hoy. Los movimientos de los pueblos por toda la región para transformar sistemas corruptos y desiguales que han aislado y excluido la mayoría de las naciones latinoamericanas, están hoy exitosamente tomando el poder de forma democrática y construyendo nuevos modelos fundamentados en la justicia económica y la justicia social. Venezuela, Bolivia, Nicaragua y Ecuador están en la vanguardia de estos movimientos, mientras que otras naciones, como Uruguay y Argentina se están moviendo con un paso un poco más lento hacia el cambio. La región históricamente ha sido plagada por una injerencia brutal de Estados Unidos, la cual ha buscado a todo costo dominar y controlar los recursos estratégicos y naturales contenidos en este territorio abundante. Con la excepción de la desafiante revolución cubana, Washington logró instalar regímenes títeres por toda América Latina a finales del siglo XX. Cuando Hugo Chávez ganó la presidencia en 1998 y la revolución bolivariana comenzó a florecer, el balance del poder y el control imperial sobre la región se debilitaban. Ocho años del gobierno de George W. Bush trajo de nuevo los golpes de estado a la región, en Venezuela en 2002 contra el Presidente Chávez y en Haití en 2004 contra el Presidente Aristide. El primero fue derrotado por una insurrección popular masiva del pueblo, y el posterior logró secuestrar y derrocar a un presidente ya no conveniente para los intereses de Washington. A pesar de los esfuerzos de la administración de Bush de neutralizar la expansión de revolución en América Latina, a través de golpes, sabotajes económicos, guerra mediática, operaciones psicológicas, intervención electoral y un incremento en la presencia militar, naciones justo a la frontera estadounidense, como Honduras, El Salvador y Guatemala eligieron presidentes con tendencias izquierdistas. La integración latinoamericana se consolidó con UNASUR y ALBA, y las garras del poder de Washington comenzaron a desaparecer.Henry Kissinger dijo en los años setenta, „si no podemos controlar a América Latina, ¿cómo vamos a dominar al mundo?‰ Esta visión imperialista está muy vigente hoy. La presencia de Obama en la Casa Blanca fue vista de forma errónea por muchos en la región como un señal de un final a la agresión estadounidense en el mundo, y especialmente aquí, en América Latina. Por lo menos, muchos pensaban que Obama disminuiría las crecientes tensiones con sus vecinos en el sur. Por cierto, el mismo, el nuevo presidente de Estados Unidos, hizo alusiones a tales cambios. Pero ahora, la estrategia del „Smart Power‰ (poder inteligente) de la administración de Obama ha sido desenmascarada. Los abrazos, intercambios de manos, sonrisas, regalos y promesas de „no más intervención‰ y „una nueva era‰ realizadas por el Presidente Obama mismo ante los líderes de las naciones latinoamericanas durante la Cumbre de las Américas en Trinidad en abril pasado, se han convertido en cínicos gestos de hipocresía. Cuando Obama llegó al poder, la reputación de Washington estaba decayendo. Los intentos débiles de „cambiar‰ la relación Norte-Sur en las Américas han resultado en una situación peor, reafirmando que la visión de Kissinger sobre la importancia de controlar ésta región es una política de estado de Washington que no depende de ningún partido o jefe de estado. El papel de Washington en el golpe en Honduras contra el Presidente Zelaya ha sido evidente desde el primer día. El financiamiento contínua a los golpistas, la presencia militar del Pentágono en Soto Cano, las constantes reuniones entre funcionarios del Departamento de Estado y el embajador de EEUU en Honduras, Hugo Llorens, con los golpistas, y los intentos cínicos de forzar una „mediación‰ y „negociación‰ entre los golpistas y el gobierno legítimo de Honduras, son evidencias contundentes sobre las intenciones de Washington de consolidar esta nueva forma de „golpe inteligente‰. La insistencia pública inicial del gobierno de Obama sobre la legitimidad de Zelaya como presidente de Honduras rápidamente desapareció luego de las primeras semanas del golpe. Los llamados para la „restitución del órden democrático y constitucional‰ en Honduras fueron cambiadas por cuchicheos débiles repetidos por las voces monótonas de los voceros del Departamento de Estado. La imposición del presidente de Costa Rica, Oscar Árias ˆ una ficha de Washington ˆ para „mediar‰ la „negociación‰ ordenada por Washington entre los golpistas y el Presidente Zelaya fue un circo. Del primer momento, era obvio que el Departamento de Estado estaba promoviendo una estrategia de „ganar tiempo‰ para consolidar el golpe en Honduras. La falta de sinceridad de Árias y su complicidad en el golpe fue evidente desde la misma mañana del violento secuestro y el exilio forzado de Zelaya. Altos funcionarios del Pentágono, el Departamento de Estado y la CIA presentes en la base de Soto Cano, controlada por Washington, arreglaron el transporte de Zelaya a Costa Rica. Árias había ya expresado su disposición, de forma subserviente, para refugiar al presidente ilegamente exiliado y de no detener aquellos secuestradores que pilotearon el avión que ˆ en violación del derecho internacional ˆ llegó al territorio costariquense. Hoy, Oscar Arias ha hecho un llamado a todas las naciones del mundo para „reconocer‰ a las elecciones ilegales e ilegítimas que están tomando lugar en Honduras. ¿Porqué no?, ha dicho Árias, si no hay fraude o irregularidades, „¿porqué no reconocer a un nuevo presidente? El Departamento de Estado y hasta el propio presidente Obama han dicho lo mismo y están llamando ˆpresionando ˆ a sus aliados de reconocer a un nuevo régimen en Honduras, elegido bajo una dictadura. El fraude y las irregularidades ya están presentes, considerando que hoy, ninguna democracia existe en Honduras que permitiría las condiciones adecuadas para un proceso electoral. Y el Departamento de Estado admitió hace dos semanas que están activamente financiando el proceso electoral y las campañas electorales en Honduras desde hace tiempo. Y los „observadores internacionales‰ enviados para dar credbilidad al proceso ilegal en Honduras son todas agencias y agentes del imperio. El Instituto Republicano Internacional (IRI), y el Instituto Demócrato Nacional (NDI), dos agencias creadas para filtrar el financiamiento de la USAID y la NED a partidos políticos en el exterior para promover la agenda estadounidense, no solamente financiaron a los grupos involucrados en el golpe de estado en Honduras sino ahora están „observando‰ las elecciones. Grupos terroristas como UnoAmerica, dirigido por el golpista venezolano Alejando Peña Esclusa, también han enviado „observadores‰ a Honduras. Y el terrorista criminal miamero-cubano Adolfo Franco, antiguo director de la USAID, es otro „pesado‰ en la lista de los observadores electorales hoy en Honduras. Pero la Organización de Estados Americanos (OEA) y el Centro Carter, que no son entidades „izquierdistas‰, han condenado al proceso electoral en Honduras como ilegítimo y rechazaron enviar observadores. Lo mismo lo han hecho las Naciones Unidas y la Unión Europea, tanto como la UNASUR y el ALBA. Washington está sólo, junto a sus regímenes títeres en Colombia, Panamá, Perú, Costa Rica e Israel, como las únicas naciones que públicamente han indicado su reconocimiento del proceso electoral en Honduras. Un alto funcionario del Departamento de Estado declaró ayer al Washington Post, "¿Qué vamos a hacer, quedarnos sentados durante cuatro años y simplemente condenar al golpe?" Bueno, Washington se ha quedado sentado durante 50 años rechazando reconocer al gobierno cubano. Pero eso es porque el gobierno de Cuba no le conviene a Washington. Y el régimen dictatorial en Honduras sí le conviene. El movimiento de resistencia en Honduras está boicoteando las elecciones, llamando para la absención masiva del proceso ilegal. Las calles de Honduras han sido tomadas por miles de fuerzas militares, bajo el control del Pentágono. Con armas avanzadas de Israel, el régimen golpista está preparado para reprimir y brutalizar de forma masiva a los que resisten el proceso electoral. Debemos mantener nuestra vigilancia y solidaridad con el pueblo de Honduras frente al peligro inmenso que lo rodea. Las elecciones de hoy en Honduras constituyen un segundo golpe de estado contra el pueblo hondureño, esta vez abiertamente diseñado, promovido, financiado y apoyado por Washington. Sin importar el resultado de las elecciones, no habrá justicia para Honduras hasta que cese la injerencia imperial


---------- Mensaje reenviado ----------De: Honduras en Resistencia <info@hondurasenresistencia.com>Fecha: 29 de noviembre de 2009 18:38Asunto: Noticias Honduras Bol. No.87Para: re_envialo@hondurasenresistencia.com
Servicio de Noticiashttp://www.hondurasenresistencia.com/
info@hondurasenresistencia.com
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ALERTA.... ALERTA.... Siguen las ALertas 5:30 p.m
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:40 Escrito por Honduras en Resistencia
AlertaJosé Rodríguez y Darwin Alexis Martínez son dos de los heridos que han sido trasladados al HMCR. Jorge Luis Sanchez Lopez, José Pablo Hernández miembros de la resistencia son dos de los detenidos en la manifestación.ZoilaCapturan a miembro de la resistencia en Aldea Matasanos, Jamastrán Testimonio tomado Via Teléfono a las 2.31 pmEl compañero Carlos Rubio reporta desde el departamento de El Paraiso que en este momento se encuentran en el municipio de Jutiapa, Departamento de El Paraiso, donde están haciendo todas las diligencia para interponer un recurso de exhibición personal para el ciudadano Gustavo Martinez, capturado hoy por la mañana en la aldea Matasanos, Jamastrán por solo ser parte de la Resistencia.Tambien informa que en este sector los militares se encuentran dentro de los sitios de votación. La población se encuentra intimidada... El abstencionismo es general afirma Rubio.Leer mas..

Tarde o temprano tendrán que enfrentar a la justicia penal internacional
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:43 Escrito por Honduras en Resistencia
Los altos responsables del gobierno de facto, especialmente Roberto Micheletti y Romeo Vásquez y demás jerarcas militares y policiales, están mostrando una total ignorancia y desprecio por los avances del derecho internacional de los derechos humanos. Aunque saben muy bien que han cometido y están cometiendo graves violaciones a los derechos humanos, piensan que sus delitos quedarán impunes porque controlan a todas las instituciones del sistema de justicia, tales como el Ministerio Público y la Corte Suprema de Justicia.Leer mas..
ACCIÓN URGENTE AL MUNDO CRISTIANO Y SOCIAL
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:41 Escrito por Honduras en Resistencia
Tegucigalpa, MDC 29 de noviembre de 2009. El Observatorio Ecumenico de las Iglesias del CLAI para los Derechos Humanos en Honduras al mundo y la comunidad cristiana informamos que a eso de las 3:20 de la tarde de este día, en la cidad de San Pedro Sula, 250 kilometros al norte de Tegucigalpa, ha sido detenido arbitrariamente, junto a otras 20 personas, el Abogado GUSTAVO ENRIQUE CABRERA, de nacionalidad constaricense, Secretario General del servicio Paz Y Justicia para America Latina SERPAJ, cuyo presidente es el Premio Novel de la Paz señor Adolfo Perez Esquivel, el compañero Gustavo es miembro activo de la Asociación Americana de Jurístas e integrante de la MISIÓN INTERNACIONAL PARA LA OBSERVACIÓN DE LOS DERECHOS HUMANOS EN HONDURAS del Consejo Latinoamericano de Iglesias CLAI.Leer mas..
Opiniones rapidas de las elecciones
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:37 Escrito por Honduras en Resistencia
LA RESISTENCIA DEBE DECLARAR YA, EL TRIUNFO DEL ABSTENCIONISMO De acuerdo con Oscar, ganó el abstencionismo, triunfó el descontento, venció el desencanto; sobre eso, resurgió la fe, regeneró la conciencia social y triunfó el pueblo al no validar esta maquina de fabricar pobreza, miseria e injusticia. Si en el 2005 el abstencionismo fue del 44.52%, ahora fue rebasado por mucho más, que no nos vengan con paja. La campaña mediática no logró convencer a un pueblo que ya no cree en santos que orinan ni en cantos de sirenas (rojas, azules, verdes, amarillas y rojo- amarillo). A organizarnos, capacitarnos política e ideológicamente para caminar hacia la justicia, hacia una Patria donde los pobres seamos sujetos políticos y no objetos como los politiqueros lo han pretendido.Leer mas..
Arts. 169 y 170 de la Ley Electoral (Tinta indeleble)
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:34 Escrito por Honduras en Resistencia
Los miembros del Tribunal Electoral no tienen la facultad de decretar la supresión de uno de los requisitos para la práctica de las elecciones, es decir, la utilizaciòn de la tinta indeleble, ya que al hacerlo están violentando una vez más la Constitución e invadiendo las facultades del Congreso Nacional, único órgano que puede reformar, suprimir o derogar las leyes o algunos de sus artículos.Leer mas..
radio zurda transmitiendo elecciones en vivo!!
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:32 Escrito por Honduras en Resistencia
radio zurda, voz de jóvenes libres transmitiendo en vivo.... el equipo mapache tiene preparada una cobertura completa de las elecciones en honduras, un equipo de corresponsales y colaboradores, nos mantendran informados desde tegucigalpa y la frontera con honduras, también tendremos enlaces e interesantes entrevistas.... sintonizanos a través de http://www.radiozurda.com/ haz llegar tu opinión a través de skype usuario: radio.zurda
Brutal represión contra la Resistencia Nacional en plenas elecciones democráticas
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:26 Escrito por Honduras en Resistencia
Comunicado de la UEAH La Unión de Escritores y Artistas de Honduras ante la comunidad internacional y nacional denuncia: 1.Que los miembros más activos y beligerantes de la resistencia nacional contra el Golpe de Estado, en barrios, ciudades interiores y en organizaciones sociales, están siendo perseguidos, capturados y algunos asesinados y desaparecidos, antes y durante el proceso de las espurias elecciones que se realizan en Honduras.Leer mas..
Organizaciones denuncian campaña de intimidación y amenazas en el marco de la farsa electoral
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:21 Escrito por Honduras en Resistencia
En una conferencia de prensa el Frente Nacional de Resistencia contra el golpe de Estado y el Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos en Honduras (COFADEH), informaron a periodistas nacionales y extranjeros que han constatado el fracaso de la farsa electoral pese a la campaña de intimidación con amenazas contra la población si no se presentaban a votar Militares y policías allanan sedes de organizaciones Una intensa cacería de brujas se echó a andar desde este sábado contra organizaciones y miembros de la resistencia, desde el gobierno de facto, a través el ejército y la Policía Nacional Preventiva.Este es un envío del Departamento de Divulgación y Prensa del COFADEH y http://www.defensoresenlinea.com/
Siempre desde el monitoreo,compartimos información resumida.
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:20 Escrito por Honduras en Resistencia
El comunicado numero cuarenta del Frente en resumen, denuncia el fracaso de la farsa electoral. Anuncia al pueblo hondureño y al mundo, que la farsa electoral ha sido derrotada, a tal grado grado que hubo de prorrogar una hora el proceso. El monitoreo del Frente asegura que es del 70 al 75% el abstencionismo. En esta forma el pueblo ha castigado a los golpistas y a las dictaduras. Han recurrido a la gente de Arena, lo cual fue denunciado por Campesinos de Santa Elena, la Paz.Leer mas..
LA RESISTENCIA DEBE DECLARAR YA, EL TRIUNFO DEL ABSTENCIONISMO
Lunes, 30 de Noviembre de 2009 00:18 Escrito por Honduras en Resistencia
Oscar Amaya Armijo La resistencia, dado el marcado abstencionismo de los hodureño en las espurias elecciones, debe declarar su triunfo y anunciar la derrota del golpismo. El triunfo de la resistencia en esta contienda electoral es contundente, y lo único que le resta al golpismo es abultar las resultados y mentir cínicamente. La Resitencia debe agradecer ahora mismo al valiente pueblo hondureño por acatar el llamado realizado por la dirigencia del Frente Nacional Contra el Golpe. Este triunfo lo demuestran la soledad de los centro de votaciòn y el escaso entusiasmo, mostrado por los electores, ante el fraude montado por los partidos oligárquicos en contubernio con los agentes del Pentágono afincados en el país. Este es un triunfo que debe ser dedicado a los caídos, a los mártires, a los toleatados, perseguidos, torturados, gaseados y a los marchistas que demostraron en seis meses de que pasta estan hechos los de la Resistencia. Este triunfo de la Resistencia debe fortalecer a los militantes y debe servir para tomar ánimos y organizar el Frente Amplio de Oposiciòn para ganar las elecciones del 2014 y refundar este pais. No se trata de pecar de optimistas, sino que allì, en los centros de votación, se ven los resultados reales, lo que digan las estadisticas manejadas por los golpistas serán mentiras. Por supuesto que una gran cantidad de electores provenientes del “voto duro” de los partidos tradicionales más los ingenuos que fueron engañados por el cerco mediàtico asistieron a votar, pero son votos insuficientes como para derrotar al abstencionismo. Así que la resistencia debe declarar que en esta opotunidad TRIUNFÓ EL PUEBLO VERDADERO NEGÁNDOLE EL VOTO A LOS GOLPISTAS.
Abuso de autoridad de Policía en proceso electoral 2009
Domingo, 29 de Noviembre de 2009 21:28 Escrito por Honduras en Resistencia
Se desconoce paradero de ciudadano que fue golpeado y detenido en colonia El Pedregal Tegucigalpa.- Policía golpea con exceso de violencia a ciudadano que repartía hojas volantes con el emblema “No a las Elecciones” en el centro de votación de la escuela República del Perú, ubicada en la colonia El Pedregal de Comayagüela. Leer mas..
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domenica 29 novembre 2009

CLASSE, NAZIONE, IMPERIALISMO: UNO SCAMBIO










Se la tirannia e l’oppressione si abbatteranno su questa terra, sarà sotto forma della lotta contro un nemico esterno.
(James Madison, 4° presidente Usa)

Questa e nessun’altra è la radice da cui erompe un tiranno: quando appare si presenta come garante della sicurezza.
(Platone)

A proposito di lotta di classe sì o no: Meno male che il popolo di questa nazione non capisce il nostri sistema bancario, finanziario, monetario. Se lo capisse avremmo una rivoluzione entro domattina.
(Henry Ford)


Cari interlocutori e lettori del blog, avrei una marea di spunti per fabbricare nuovi post. Dallo spappolamento del mito delle sinistre Obama sotto la grandinata di crimini che va compiendo in giro per il mondo in prima o seconda persona, alle puttanate che scrive tale Moreno Pasquinelli del Campo Antimperialista, sodale dei trapanatori sciti di corpi iracheni, sulla secondo lui sacrosanta sconfitta di quella ”merda di resistenza sunnita irachena” (utilissimo servizietto, per quel che conta il filo-scita Pasquinelli, agli squartatori Usa-iraniani dell’Iraq); dallo scatenamento nazista dei coloni israeliani contro i traditi e abbandonati (anche da chi li degrada in oggetto di compassionevole Caritas) titolari millenari di quella terra, al ritorno di un’Operazione Condor 2 contro l’America Latina; dagli ululati fondamentalisti di fascisti cattolici contro la rimozione dell’orrido crocefisso, affiancati da chi invece la sostiene in nome di un Cristo “autentico”, buono e salvifico, ma che è personaggio inventato da una banda di delinquenti famelici di dominio mondiale, alla vexata questio “con Di Pietro-contro Di Pietro” e alle sinistre che, un tempo, volevano precipitarsi in massa a combattere il Pinochet originale o, come CGIL, quanto meno scioperavano e boicottavano e ora sonnecchiano ignavi davanti al Pinochet installato in Honduras dall’Operazione Condor 2, con intervento decisivo, qui come in tutto il continente dei carnefici Gestapo israeliani. Ma non ce la faccio. Appunto perché, fabbricando il nuovo documentario sul golpe e la resistenza in Honduras, con tutto quello che fa balenare sui destini dell’America Latina, spero di aprire qualche crepa in quel muro di stampo sionista. E fino a metà dicembre e passa non ho più tempo per inondarvi delle solite intemperanze.
Così, per non far piangere il piatto, ho pensato di inserire nel blog questo scambio con un corrispondente. Tocca argomenti che appaiono di sicura rilevanza, anche se qui interpretati con chiavi di lettura diverse e a volte opposte da quelle che paiono corrette a me. Spero che suscitino le riflessioni e eventualmente gli interventi che essi meritano. Parto con la mia risposta all’intervento di questo interlocutore a me sconosciuto, ma di cui si percepiscono i riferimenti comunitaristi. Non sapete chi sono i comunitaristi? E' gente che, appropriandosi di alcuni fondamentali comunisti e antimperialisti, li mescola con deviazioni radicali dagli assunti marxiani sul conflitto tra le classi. A questo sovrappone, sotanzialmente annullandolo, istanze nazionaliste che, lungi dal mettere in discussione l'imperialismo per sè, si indirizzano contro quello statunitense, anglosassone, israeliano, nel nome neanche troppo dissimulato di un imperialismo italiano, oggi sublimato in quello euroasiatico. Si intravvede una linea di continuità con i paradigmi di 80 anni fa che ci parlavano della demoplutocrazia. Lo spazio per simili riemersioni lo offrono i vuoti e le storture teoriche di chi, a sinistra, ha sempre guardato con sospetto, se non con aperta ostilità, alle rivendicazioni nazionali dei popoli sottomessi, identifcandole tout court con lo sciovinismo da declinazione fascista. Rivendicazioni che, così, trovano ampio spazio di espansione in movimenti spuri. Non meno di quanto la Lega faccia, a discapito del movimento dei lavoratori, con la sua mitologia padana e il suo razzismo localistico mimetizzato da intervento sul territorio in difesa delle comunità. Seguono quell’intervento e repliche.


Ciao Piero. Sono ancora nel tritacarne del montaggio sull'Honduras e l'America Latina nella battaglia finale del continente e ne avrò fino a metà dicembre almeno, senza un minuto di tempo per altro, anche perchè mi tocca viaggiare ogni giorno in treno dal mio borgo a Roma, per complessive tre ore.
Ho dunque dato una scorsa rapida al tuo pezzo, ma vorrei considerarlo con più calma. Per adesso ti dico solo chenon è difficile trovarsi d'accordo con parte di quello che scrivi su globalizzazione, stati nazione e neoliberismo, ma, come prevedevi, nient'affatto sul No-B-Day. Ricordando che i conflitti oggi sono determinati in gran parte dallo scontro tra nazioni e blocchi di nazioni, cioè tra le loro elites, con masse rimbecillite al seguito, infliggi un ulteriore colpo alle teorie “moltitudinarie” dei fiancheggiatori Hardt e Negri. Il grande aiuto dato dalla sinistra post-autonoma all’imperialismo. Però non ti accortgi che, al pari delle fumisterie da amico del giaguaro di Toni Negri, tu ignori, e quindi abolisci, la lotta di classe, ponendoti così in sintonia più con coloro che dici di avversare, che con i popoli-classe che ne sono aggrediti. Negri la annega nelle “moltitudini” acefale lanciate contro una “globalizzazione” acefala. Tu la fai sparire dietro allo scontro geopolitico degli Stati-nazione e relative coalizioni. Cosa ha determinato la modernità e la prospettiva marxista: lo scontro tra la Francia di Napoleone e Regno Unito con imperi centrali, attorno a rotte e domini coloniali, o la rivoluzione delle masse nel 1989?

Non credo che la lotta di classe possa essere abolita e son anche stanco di stare a vedere come i conflitti oggi siano determinati tra comparti capitalisti-imperialisti, sopra le nostre teste, con le masse che stanno a guardare e a subire E’ verissimo tra noi, non per assenza di soggetti della lotta di classe, necessaria più che mai alla vista del fascismo di ritorno a livello planetario, ma per deficienza di organizzazione e direzione e, peggio, per irrimediabile invischiamento con le subalternità e collusioni introiettate dalle sinistre storiche di questo paese. Ma mi pare di aver visto in Honduras e ovunque le mie vecchie gambe mi trascinino – Palestina, America Latina, Somalia, Iraq, Afghanistan - che nella lotta dei popoli sono le classi subalterne a condurre le danze e a rappresentare la forza d'urto: pensa a Hamas e, per l'altro verso, ai bonzi e fighetti di Fatah della borghesia compradora palestinese. Con popoli proletari che, come ho sperimentato in Honduras, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Brasile, Argentina, custodiscono nella loro coscienza l’istanza di liberazione nazionale perché prodromo e condizione sine qua non dell’emancipazione di classe, la lotta non può che essere di classe. C’è un intero continente di centinaia di milioni che avanza nella sinergia di lotta antimperialista e lotta di classe. Chi manovra questo conflitto, quale blocco di nazioni contro un altro armato? Poi non mi scandalizzano i termini "globalizzazione" o "neoliberismo": essendo i piedi di porco dell'imperialismo nordico, conviene addirittura usarli rovesciandone il presunto e falso significato. Come quando si dimostra che antisemiti sono gli ebrei, che non sono semiti ma artefici di olocausti di arabi... semiti. Penso che invece vada lasciata nel cassonetto dei rifiuti lo stolto e sterile automatismo di quasi tutte le sinistre radicali che si inalberano ogni volta che sentono la parola nazione, o nazionalismo. Pensa alla demonizzazione di Milosevic come “ultranazionalista” perché si opponeva allo sfacelo della Jugoslavia e, dopo, a quella del cuore jugoslavo, la Serbia. Nessuno di questi polverosi grilli parlanti ha mai imparato la lezione di Cuba o dell’Iraq o de nostri partigiani con il tricolore accanto alla bandiera rossa, per cui la rivoluzione o unisce le istanze di liberazione nazionale (Patria o muerte) a quella della vittoria delle masse escluse e sfruttate, o difficilmente se ne parla.

Quanto a Di Pietro, la pratica che ho appreso dai popoli in lotta di mescolare il sangue col fango quando l'uso congiunturale permette di perseguire il mio scopo, mi hanno finora evitato, non sbagli, ma qualcosa di peggio: la torre d'avorio del perfezionismo autoreferenziale. Di Pietro si muove contro l'attuale rompighiaccio del mondo militarizzato e mafizzato? Difende una legalità costituzionale che è stata conquistata dalle masse in lotta e dai partigiani in guerriglia, anche se non è ancora la legalità rivoluzionaria dei proletari? Sto con lui in questo. Primum: difendere le posizioni conquistate. Sto contro di lui quando parla di Saddam e lecca i piedi al Dalai Lama. Non mi dice chi sta dietro alla crisi? Lo so io e lo comunico alle masse che gli vanno dietro in buonafede e anche perchè non c'è nessuno al di fuori di quella Piazza del Popolo. Dai vecchi comunisti irrimediabilmente PCI, da me come sai pervicacemente sottoposti a ludibrio, ho però imparato una cosa buona e imprescindibile: stare sempre dove stanno le masse. Sofri, il cialtrone rinnegato, faceva bene a mandarci, noi di Lotta Continua, alla rivolta di Reggio Calabria, anche se guidata dalla destra. Le ragioni della gente erano sacrosante, bisognava indirizzarle nella direzione giusta. Leggevo giorni fa una velenosa tirata trotzikista contro Hugo Chavez. Non aveva ancora abolito la proprietà privata e sottoposto tutta l'industria e la distribuzione alla gestione operaia. Aveva strappato al latifondo SOLO quasi tre milioni di ettari di terra per darli ai contadini, ma non l'aveva ancora abolito, il latifondo. Aveva garanetito istruzione e sanità gratuita a tutti, ma lasciava sopravvivere le scuole cattoliche e le cliniche private. Sparata che si affianca ai bombardamenti mediatici e ai complotti di destabilizzazione e aggressione messi in atto dall'imperialismo. C'è sempre un grillo parlante che raccatta qualche banda di ottusi scontenti e ne fa la forza di complemento della Cia e del Mossad, ambedue massicciamente all'opera in tutta l'America Latina in vista del resoconto finale. Così "rivoluzionari" indigeni, sacri alle nostre pietose ONG, ma paragonabili alle nostre infiltratissime ed eterodirette Brigate Rosse, in Bolivia contro Morales, in Ecuador contro Correa, in Nicaragua contro Ortega. Meglio rovinare tutto per l'orgasmo delle proprie pippe? In ogni caso, ripeto, senza vedere il mondo sotto la specie della lotta di classe e vederlo agitato esclusivamente da potenze geopolitiche contrapposte, con le quali o ci si schiera o si sta a guardare, mi pare apra la strada a infiltrazioni spurie di ogni sorta finalizzate alla sussunzione di ogni istanza di liberazione in una regia che le è irrimediabilmente ostile. E' questa la pratica dei femigerati comunitaristi, pesce pilota degli utili idioti del Campo Antimperialista. E non servono citazioni gramsciane a correggere questa vera e propria degenerazione destrorsa. Comunque, la discussione è aperta.

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Caro Fulvio,

1. Il 5 dicembre prossimo si terrà il No Berlusconi Day.
Superando la nausea per queste espressioni americanoidi (che dicono molto di un clima culturale), sembra proprio che si stia profilando un Halloween politico.
Se non si aderisce al dolcetto della manifestazione, si avrà come scherzetto la solita serie di improperi: “cripto-fascista”, “passato dall’altra parte”, ecc.
Io non ci sto: non parteciperò e mando anticipatamente a quel paese i soliti confusionari che si dedicheranno agli scherzetti idioti.
Perché non ci andrò?
Partiamo dall’appello Ferrero-Di Pietro.
L’incipit è sconfortante: “La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore”.
Dopo di che non si dice nulla di cosa sia questa cosiddetta “crisi economica”.
E’ un evento naturale? Deriva da troppe ruberie a livello globale? Dagli spacciatori internazionali di titoli tossici? Dall’ingordigia di alcuni? Dalla caduta tendenziale del tasso di profitto? Dall’avvicinarsi dell’allineamento planetario previsto dai Maya?
Boh!
Dopo di che si passa a una breve descrizione delle malefatte del governo: tagli al welfare, disoccupazione, compressione degli stipendi, ecc... . Cose che conosco benissimo dato che sono un metalmeccanico in mobilità.
Diciamo subito che l’alternanza dei governi di centro-destra e centro-sinistra della Seconda Repubblica, hanno visto solo un accumularsi bipartisan di tagli, un accumularsi bipartisan di tasse e un accumularsi bipartisan della pressione sugli stipendi, sull’occupazione, sulle pensioni ecc. Questo è un punto che riprenderemo dopo, quando cercheremo di immaginarci un post-Berlusconi.
Il punto principale rimane quello precedente: che diavolo è questa “crisi”?

2. La sinistra tutta, da quella riformista a quella radicale ha curiosamente introiettato l’elaborazione di Hardt e Negri dell’impero acefalo (variamente chiamato “globalizzazione”, dai più riformisti, o “imperialismo delle multinazionali”, dai più radicali), che a sua volta curiosamente introiettava la visione ideologica che i protagonisti economici e ideologici della globalizzazione e della finanziarizzazione davano di questi fenomeni.
A nulla servì la precoce ammissione di Henry Kissinger “Globalizzazione è un altro termine per supremazia statunitense”. L’interpretazione era ormai data: la globalizzazione era uno “stadio” del capitalismo, ottimo per alcuni, funesto per altri.
La crisi mondiale a questo punto poteva essere vista solo come un errore di percorso (ingordigia, mutui subrime, titoli tossici vari, perdita di contatto con l’economia reale - per alcuni nostri blasonati economisti di sinistra la crisi era addirittura dovuta all’incapacità dell’americano medio di calcolare il montante quando chiedeva un mutuo; e non sto scherzando!). E’ quanto fece e fa la sinistra moderata (e la destra).
In alternativa i più audaci la vedevano e la vedono come una crisi del capitalismo tout-court. Ovvio: essendo la globalizzazione uno stadio del capitalismo, la sua crisi è la crisi del capitalismo. Di riffa o di raffa si è tornati all’idea di “fase suprema del capitalismo”.
Per cui basta rispolverare la lotta di classe e ci siamo.
L’imperialismo, ovvero lo scontro di blocchi geograficamente distinti di stati-nazione, non esiste più nell’orizzonte politico. Lo spazio politico mondiale è liscio, come ci hanno insegnato Gilles Deleuze e Toni Negri, ergo le sole striature sono di carattere sociale.
E’ solo in quest’ottica che si possono sostenere gli yuppies di Teheran contrabbandandoli per “giovani, donne, studenti e lavoratori” senza altre qualifiche sociali. E’ solo in quest’ottica che ci si può dimenticare in pochi mesi del massacro di Gaza per concentrare il proprio sdegno sulla visita ufficiale non di Lieberman, non di Netanyau ma del colonnello Gheddafi. E’ solo in quest’ottica che ci si può dimenticare bellamente del golpe fascista in Honduras orchestrato dalla coppia di serpenti Obama-Clinton, che invece si vorrebbe come rappresentante della presa di coscienza che, per l’appunto, lo spazio politico mondiale è liscio.
Rifacciamo allora un passo indietro di dieci anni, e vediamo cosa ci diceva allora senza peli sulla lingua il tre volte Premio Pulitzer e falco democratico, Thomas Friedman:

«La mano invisibile del mercato globale non opera mai senza il pugno invisibile. McDonald's non può prosperare senza McDonnell Douglas, il costruttore degli F-15. E il pugno invisibile che mantiene sicuro il mondo per il fiorire delle tecnologie della Silicon Valley si chiama Esercito degli Stati Uniti, Marina degli Stati Uniti, Aviazione degli Stati Uniti, corpo dei Marines degli Stati Uniti. [...]
Questo è troppo facilmente dimenticato oggi. Per troppi executives della Silicon Valley [ma anche per troppi “rivoluzionari” nostrani. Nota mia], non ci sono più né geografia né geopolitica. [...]
Lì ci sono executives che si vantano dicendo: “Non siamo una compagnia statunitense. Siamo IBM-USA, o IBM-Canada, o IBM-Australia, o IBM-Cina”. A loro dico “Ah si? Bene, allora la prossima volta che avete un problema in Cina chiamate Jiang Zemin perché vi aiuti. E la prossima volta che il Congresso liquida una base militare in Asia - e voi dite che non vi riguarda, perché non vi interessa quello che fa Washington - chiamate la marina di Microsoft perché assicuri le rotte marittime dell'Asia. E la prossima volta che un congressista repubblicano principiante chiede di chiudere più ambasciate statunitensi, chiami America-On-Line quando perde il passaporto”.

(“A Manifesto for the Fast World”. New York Times Magazine, 28 marzo 1999)

Poco dopo iniziavano i bombardamenti sulla Serbia con cui l’amministrazione di “sinistra” di Clinton apriva le danze che sarebbero continuate con le guerre infinite di Bush Jr. che ora stanno passando la necessaria revisione (o “assessment” nelle nuove e meno favorevoli condizioni) da parte del novello idolo della sinistra, Barack Obama.

3. Ma lo spazio politico mondiale non è liscio: al contrario si sta striando sempre di più. E allora occorre molta prudenza nelle azioni e nei giudizi.
La crisi attuale non è la “crisi del capitalismo”. La crisi attuale è la crisi di una particolare configurazione del potere mondiale emersa dai conflitti tra stati-nazione generati in continuazione dal fatto che il capitalismo è un rapporto sociale conflittuale basato su differenziali di sviluppo non solo tra classi, ma anche tra nazioni.
In specifico sono in crisi i rapporti di potere emersi dalla II Guerra Mondiale, l’evento che concluse la lunga crisi dell’egemonia sui meccanismi di accumulazione mondiali che era stata esercitata nel XIX secolo dalla Gran Bretagna e fece emergere il ciclo di accumulazione coordinato ed egemonizzato dagli Stati Uniti.
Neo-liberismo e globalizzazione sono stati tentativi di gestire la crisi di questo nuovo ciclo, innanzitutto da parte della potenza globale, in carica ma in declino, e in subordine da parte dei suoi vassalli (ed è quanto Kissinger e Friedman dicono nei loro rispettivi linguaggi).
Non ha quindi alcun senso parlare di “crisi del neo-liberismo come sintomo della crisi globale del capitalismo” come fa il 90% della sinistra da quella riformista a quella cosiddetta radicale. Questo è puro economicismo, dove i rapporti sociali (intrinsecamente conflittuali) escono di scena. Ovvero: il contrario di quanto ha cercato di insegnarci Marx.

4. Ritorniamo a questo punto all’appello congiunto Ferrero-Di Pietro.
Un appello senza un contenuto sociale, senza una parola sui conflitti geopolitici che l’hanno generata e che essa a sua volta rigenera.
Un appello che limitandosi all’antiberlusconismo ha un solo effetto: qualora la mobilitazione, per puro caso, riuscisse a dare una spallata parziale o sostanziale a Berlusconi, tutti i benefici politici andrebbero innanzitutto a quel signore (Di Pietro) che si augura per l’attuale premier la fine di Saddam Hussein (magari aprendo lui stesso la botola della forca e comunque facendo vedere apertamente di che caratura giustizialista sia fatto e soprattutto da che parte stia nelle aggressioni statunitensi).
In secondo luogo i vantaggi andrebbero a quelle forze e a quei personaggi politici come il PD, D’Alema, Casini, Fini e compagnia, che dopo aver devastato il Paese e specialmente i suoi strati medi e popolari con le “riforme” neo-liberiste a maggior gloria e vantaggio della finanza e dell’economia statunitense, dopo aver fatto passare, vuoi nascosti da belati buonisti vuoi anticipati da ululati più o meno mannari, razzismo, intolleranza, ingordigia, sopraffazione, inganno - insomma quelle qualità etiche che definiscono in senso pieno la totale mercificazione della società a partire fin dai suoi principi biologici - dopo aver portato a buon punto questo compito, adesso si ergono come paladini della solidarietà, dell’accoglienza, della democrazia, dell’equità sociale.
L’orizzonte della sinistra radicale è sempre lo stesso: per non finire azzerati perché giustamente puniti per evidente inanità politica, si spera di ridare vita a una “colazione di volenterosi” (come avrebbe detto il cretinoide Bush Jr) purchessia, pronti ad allearsi nuovamente con personaggi come D’Alema, che per servire al meglio l’imperialismo statunitense fece, lui massimo e primo, definitivamente carta straccia del nostro patto costituzionale, mandando i nostri bombardieri sulla Serbia. Dopo di che si parla di “difesa della Costituzione”: alla faccia!
Una coalizione che sfanculata dal popolo, evidentemente “sovrano” sì ma per qualcuno anche bue, ha come uniche possibilità di rivalsa l’azione giudiziaria (ergo extraparlamentare) pilotata, come avvenne con Mani Pulite, e la rivoluzione colorata e ben prezzolata da chi non ha in uggia assolutamente le politiche antipopolari, razziste o xenofobe del nostro premier (contestate solo sul palcoscenico dei teatrini della politica dall’altra coalizione), bensì la sua eterodossia geopolitica (Russia, South Stream, Libia, Algeria, politica araba, ecc...).
Eterodossia che in un momento di approfondimento delle striature geopolitiche mondiali non è tollerabile, perché qui si gioca la partita dell’egemonia mondiale prossima futura (if any).

Nossignori! Dato che solo questi, ahimè, possono essere gli effetti, tenetevi il vostro dolcetto e al diavolo i vostri scherzetti. Tanto anche Gramsci già doveva scrivere nel 1921, per anticipare le scemenze della sinistra di allora (cioè i Socialisti): «E’ ormai certo che alle ingiurie di: “bergsoniani, volontaristi, pragmatisti, spiritualisti”, si aggiungerà l’ingiuria più sanguinosa di “futuristi marinettiani”!».

Si parva licet vorrei mettermi nel mucchio insieme al fondatore del Partito Comunista d’Italia.


Caro Fulvio,

sì, pensavo che mi avresti risposto suppergiù così. Ma io non ricerco la torre d'avorio del perfezionismo. Non mi farebbe paura nessuna alleanza: figurati, Lenin difendeva persino il ruolo oggettivamente antimperialista del "reazionario sultano dell'Afghanistan".
Il problema non è fare i puri o no (ché la risposta sarebbe, ovviamente, "No"). Il problema, per me, è che non vedo nessuna forza politica o sociale che in questo momento possa essere anche minimamente assertiva e usare alleanze. Vedo solo la possibilità di essere usati.
Se Lenin diceva che bisognava sostenere Kerensky come la corda sostiene l'impiccato, io purtroppo non vedo nessuna corda in giro, se non quella al nostro collo.
Ho ben visto questa rincorsa al ricompattamento antiberlusconiano a cosa porta. Ho visto le alleanze che portano i compagni della "sinistra radicale" un giorno a manifestare contro il massacro di Gaza e un altro giorno in piazza con la Santanché contro "il regime terrorista di Teheran"; un giorno in piazza contro le guerre di Bush e un altro giorno in piazza tutti insieme contro "il dittatore Gheddafi", un giorno palpitare per la nostra Costituzione e il giorno dopo cercare l’alleanza con chi ne ha fatto per primo apertamente carta da cesso (D’Alema e compagni) per poi magari stracciarsi le vesti perché il giustizialista Travaglio è rimasto ai margini del teatrino mediatico (e forse è meglio così, perché quando non è ai margini riesce a sostenere i massacri di Gaza e il suo "Fatto quotidiano" afferma, è il caso proprio dell'altro giorno, che "l'Europa sta perdendo la guerra dei gasdotti", per il semplice motivo che non la sta vincendo l'America).
Dopo decenni e decenni di militanza so bene che bisogna stare dove "stanno le masse". Ma dove stanno adesso? Siamo sicuri che staranno più al No Berlusconi Day che non al raduno di Pontida?
Sicuri che le masse non abbiano già visto che i posteriori di quelli che sventolavano la bisaccia del mendicante e che esse seguivano erano ornati dei vecchi blasoni feudali, come diceva Marx della sinistra dell'epoca sua?
Lo so che è disperante non poter andare in piazza per togliersi di dosso, con una vera azione di massa, questo governo e le sue politiche populiste, xenofobe, razziste, opportuniste, volgarmente presuntuose e arroganti (e dato che sono un metalmeccanico in mobilità e ho subito il razzismo fin dentro la mia famiglia, so bene di cosa sto parlando).
Ma non vorrei disperarmi di più come è succeso dopo che avevo votato per il dannato governo Prodi II, dopo che avevo votato per le Menaguerre, per i parolai populisti ("Anche i ricchi piangono"!) e per questa sinistra embedded fino al collo nell'imperialismo americano.
Non fu un incidente di percorso da parte della sinistra: fu la continuazione, anche se ormai raffazzonata e litigiosa, di una scelta politica latente (a partire almeno da Berlinguer sotto l'ombrello protettivo della NATO) e maturata con la Bolognina.

Mi chiederai: ma allora tu cosa proponi di fare?
Non lo so mica tanto, caro Fulvio.
Mi sento più tranquillo quando denuncio e scendo in piazza contro il golpe in Honduras (benché fossimo quattro gatti - incidentalmente: non mi è passato per la testa di fare il purista anche se c'erano delle forze politiche alle quali tirare le orecchie).
Mi sento più tranquillo quando mi mobilito contro la repressione dei contadini nel Bengala Occidentale attuata dal governo del Fronte delle Sinistre con a capo il Partito Comunista Indiano (Marxista) o quando denuncio la cosiddetta "Operation Green Hunt" contro, questo è il motivo ufficiale, la guerriglia maoista in India.
Sarà perché lì, come dici tu, la lotta di classe è più palpabile. Sarà perché ho le idee poco chiare qui in Italia, ma mi sento molto meno tranquillo a prendere certe decisioni di mobilitazione nel nostro Paese, dove non vedo attualmente nemmeno un piccolo nucleo da cui partire con la possibilità di potersi fare carico di compromessi senza cadere nella compromissione.

Un carissimo saluto.

Piero

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Va benissimo se pubblichi il mio pezzo e la tua risposta. Ti pregherei anche di pubblicare poi di seguito questa mia di sopra e, se credi, una tua ulteriore "contromossa".
Dato che, come ti ho detto, non ho nessuna verità in tasca e mi muovo solo a fiuto (Palestina, Honduras, America bolivariana, India, qualche macro-mossa geopolitica tipo gasdotti - anche perché me ne sono occupato in "Alla conquista del cuore della Terra" che pubblicai all'indomani dell'attacco all'Iraq con Punto Rosso di Milano, se ne trovo una copia te lo regalo, Iran, ecc...), posso solo dire "Che mille fiori fioriscano, che cento scuole contendano".

Fammi sapere quando hai finito l'editing del documentario, perché vorrei farne pubblicità al meglio delle mie possibilità.

Ancora un caro saluto.

Piero