giovedì 11 febbraio 2016

EGITTO-ALEPPO, MANOVRA A TENAGLIA. La Siria vince, ma i curdi a che gioco giocano?



“Come le pecorelle escon dal chiuso a una, a due, a tre, e l’altre stanno timidette atterrando l’occhio e il muso; e cio’ che fa la prima, e l’altre fanno, addossandosi a lei, s’ella s’arresta, semplici e quete, e lo ‘mperchè non sanno…” (Dante, Purgatorio, canto III)

“L’Italia è stata grandiosa.Il suo impegno nella coalizione-anti-Isis è sostanziale, uno dei più grandi in termini di persone, di contributi finanziari e militari in Iraq e, in particolare, per la sua leadership in Libia nel processo di formazione del governo. La ringraziamo”. (John Kerry, Roma, 2/2/16. In merito all’invio di complessivamente 2000 professionisti italiani, la presenza più cospicua dopo quella dei 3000 Usa, di cui 450 alla diga di Mosul, per una difesa da nessuno – l’Isis è feroce, ma non scemo, non allagherebbe mai i suoi territori – ma il cui restauro  da 280 milioni, è stato affidato all’Italiana “Trevi”. Sono 3000 mercenari Nato, come i Marò in uso pubblico a protezione di interessi privati, che però contribuiscono alla tripartizione necolonialista della nazione irachena).

Filo-qua e filo-là, a prescindere.
Prima di parlare dei curdi, vorrei comunicare la mia risoluta antipatia e il mio fondato sospetto su gran parte dei filo-curdi, specialmente quelli organizzati. Mi riferisco non tanto a coloro che inseriscono i curdi nel loro interessamento per popoli negati ed esclusi dal concerto degli Stati riconosciuti. Ma a quelli che mitizzano i curdi in quanto tali e ne fanno una pietra di paragone impropria e strumentale a scapito di altre realtà etniche, o nazionali. Curdi che diventano, qualsiasi cosa facciano, archetipi dei migliori valori, con implicito disconoscimento di altri, magari altrettanto o più degni di stima e sostegno (penso ai curdi di Kobane, esaltati, e ai combattenti siriani, iracheni, libici, denigrati o ignorati). In questo modo i curdi vengono collocati in una specie di Truman Show, dove ogni cosa è perfetta, armoniosa, giusta, bella e, invece, sotto sotto, molte cose sono finte, sbagliate, o turpi. In questo senso i filo-curdi si pongono sullo stesso piano dei filo-palestinesi, dei filo-cubani, dei filo-vietnamiti, tutti filo a prescindere, per i quali la qualità dei soggetti della loro passione è un dato acquisito per sempre, apodittico e consacrato da aporie incrollabili.

lunedì 8 febbraio 2016

MAMMA, M'HANNO CACCIATO ANCORA! Breve storia di espulsioni e cacciate d'onore

"Nessuno può darti la libertà. Nessuno può darti uguaglianza, giustizia o qualsiasi cosa. Se sei un uomo, le prendi" (Malcolm X)

"Stai sempre con i tuoi princìpi. Anche se stai da solo" (John Quincy Adams, 6° presidente degli Usa)

"Tolto dalla lista, cogliendo la sua offerta,
fino alla riunione di NoWar-Roma, mercoledì prossimo, per decidere il futuro della lista" (Lista No War)

Tanto per sorridere un po’, su questo sfondo grigio-nero popolato da utili idioti e amici del giaguaro (con tutto il rispetto e l’ammirazione per i giaguari, non riesco a inventarmi una definizione più felice di questa, per quanto logorata dalla ripetizione e dalla sterminata proliferazione dei soggetti che vi si devono riconoscere).Tanto per sorridere un po’, e non per una pulsione narcisista all’esibizione autobiografica. Quella la lascio agli onanisti atomizzati in facebook, twitter, hashtag e via decerebrando e analfabetizzando. Tanto per sorridere un po’ su cosa capita a chi si avventura tra gli alberi belli nel bosco di Alice e si ritrova afferrato, strangolato e spazzato via dai rami. E’ la storia delle mie cacciate, o uscite volontarie. La racconto perché è ricca di significati e, sebbene non cruenta, è parte di un clima che promette di sublimarsi in un esito alla turca. Dove chi sta fuori, non resta fuori, ma finisce in carcere, o salta per aria, o finisce sotto un camion.

sabato 6 febbraio 2016

GIULIO REGENI, DOVE VOLANO GLI AVVOLTOI



Due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana. E non sono sicuro dell’universo”. (Albert Einstein).

Le azioni sono ritenute buone o cattive, non per il loro merito, ma secondo chi le fa.Non c’è quasi genere di nequizia– tortura, carcere senza processo, assassinio, bombardamento di civili – che non cambi il suo colore morale se commessa dalla ‘nostra’ parte. Lo sciovinista non solo non disapprova atrocità commesse dalla sua parte. Ha anche una notevole capacità di non accorgersene”. (George Orwell)

Un eroe? Calma e gesso.
Sulla persona di Giulio Regeni, trovato morto con segni di tortura al Cairo, probabilmente fatto trovare morto con segni di tortura, non ho elementi e quindi diritto di pronunciarmi. Prendo atto della sua formazione accademica anglosassone, della sua vicinanza giornalistica al più discutibile e filoccidentale informatore sul Medioriente (Giuseppe Acconcia, “il manifesto”), del suo impegno per i "sindacati indipendenti". Leggo anche della notizia riferita dal “Giornale” secondo cui Regeni avrebbe lavorato per il servizio segreto AISE. Prendo quest’ultima notizia con le pinze, come con pinze lunghe cento metri prendo l’uragano di interpretazioni uniformi e apodittiche, nella solita chiave razzista eurocentrica, scatenate, sul solito pubblico basito e disarmato, in perfetta unanimità dai due giornali opposti di opposizione (“manifesto” e “Fatto Quotidiano”) e dalla gran maggioranza dei mainstream media di stampa e radiotelevisivi. In ogni caso, compiango la sua morte e il dolore dei suoi.

lunedì 1 febbraio 2016

L'IRAN COME E' E COME VORREBBERO CHE NON FOSSE




L'Iran è tornata alla ribalta per il suo ruolo in difesa della Siria, dell'Iraq, del diritto internazionale e nella lotta contro il mercenariato jihadista dell'imperialismo. Ma anche grazie al recente, discutibile accordo con gli Usa sul nucleare, avversato dai sionisti di Israele e dell'Occidente, ma anche dai settori antimperialisti del paese che non accettano la distruzione dell'industria nucleare civile del paese. Poi i soliti commentatori ignoranti, o a libro paga Mossad-Cia, si sono scatenati in occasione della visita in Italia del presidente Rouhani. Quest'ultima ha dato la stura alle solite imbecilli speculazioni mistificatorie e campagne denigratorie, prodotte dai circoli neoliberisti e bellicisti che non tollerano il ruolo geopolitico che questo paese sovrano e indipendente, antico e giovanissimo, esercita in Medioriente e nel mondo. 

Per avere una visione dell'Iran corretta, non manipolata, esente da mistificazioni imperialiste ed eurocentriste, vi ripropongo il mio abbastanza recente docufilm "TARGET IRAN", girato in loco tra le donne, i giovani, i politici, gli artisti, gli studenti, i lavoratori, le vittime del terrorismo Mossad-Cia e nelle stupende città del paese. Se le avete, vi farà cascare le scaglie dagli occhi su quello che è destinato a essere un protagonista del futuro internazionale.  Lo potete richiedere scrivendo a visionando@virgilio.it

sabato 30 gennaio 2016

NO NATO, UN BEL PASSO AVANTI

Aver messo i piedi nel piatto nazionale (e internazionale) dell’indifferenza e della complice sudditanza nei confronti del North AtlanticTreaty Organization è merito del Comitato No Guerra No Nato che ha raccolto e cercato di dare espressione unitaria e istituzionale alle mobilitazioni che, non da ieri, sono state portate avanti da avanguardie e comunità in Sicilia (No Muos), Sardegna (No Nato), Vicenza (No Base Usa), Friuli (No Base Usa) e anche in Val di Susa (No Tav contro la militarizzazione del territorio e del mondo). Aver raccolto queste istanze, come espresse anche in una legge di iniziativa popolare depositata in Parlamento fin dal 2008, e averle interpretate in termini di messa in discussione del Trattato e della sua applicazione, se non dell’immediata uscita dell’Italia (e dell’Europa), quanto meno nell’esame dell’ipotesi e della fondamentale rivendicazione della neutralità del nostro paese, è una grande merito dei parlamentari Cinque Stelle. Tanto più che succede in coincidenza con uno Stoltenberg (forzando un po’: Montagna degli stolti, nomen omen), maggiordomo Nato con il logo SS tatuato sulle natiche, dalla Nato scovato in qualche manicomio criminale, che aveva appena finito di intimarci di spendere di più per agire e perire di guerre e di atomiche. Bella risposta, quella del 29 gennaio a Roma.

giovedì 28 gennaio 2016

ASSASSINO A CHI? MEMORIA DI CHE?
A margine, l’Isis rivisitato


Iran, vituperio delle genti e della memoria
Preceduto e accompagnato, dall’arrivo alla partenza, dalla campagna d’ordinanza di vituperi e diffamazioni, ordinata dalla coppia israelosaudita, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha suscitato l’entusiasmo di coloro che le sue aperture all’Occidente faranno partecipare al banchetto offerto da un mercato di 80 milioni di dinamicissimi abitanti. Ho fatto esperienza diretta e recente dell’Iran (vedi il docufilm “Target Iran”) e dubito che quel popolo intelligente, progredito e fiero, abbia accolto con grande soddisfazione tali “aperture”. Con Ahmadinejad, il governo aveva promosso le classi popolari, rafforzato l’antimperialismo, sviluppato infrastrutture e tecnologia, tagliato le unghie ai ceti famelici, quelli che nel 2009, con la famigerata “rivoluzione colorata”, avevano minacciato di riportare il paese ai nefasti filoccidentali dello Shah, il più spietato dei tiranni, e il più amato in Occidente. Il cedimento al ricatto delle sanzioni che, nelle promesse di Obama e Hillary Clinton, dovranno ritornare non appena l’Iran sgarri dalla retta via “moderata” e inoffensiva (e in parte sono già state rinnovate col pretesto dei missili balistici), ha privato il paese della tecnologia nucleare. Tecnologia rigorosamente civile, con l’arricchimento dell’uranio al 20% (ora ridotto all’inutile 3%), essenziale per energia e medicina, ma assolutamente insufficiente per l’uso militare. Che del resto l’Iran non aveva mai contemplato, avendo firmato il trattato di Non Proliferazione Nucleare (diversamente dall’ipernuclearizzato Israele) ed emesso fatwe contro l’arma atomica.

venerdì 22 gennaio 2016

Gay fa fico e polonio fa Putin

Una mia foto di Bloody Sunday sulla facciata della prima casa di Derry.

Altro che le sette piaghe che si abbatterono sul faraone per castigarlo, secondo l’invenzione biblica, della persecuzione del popolo ebraico (che da quella parti non c’era mai stato, ma che già allora andava costruendosi sul concetto di persecuzione e liberazione). Le sette piaghe, tra aerei a lui abbattuti o il cui abbattimento è a lui attribuito, denunce di doping, poi allargatesi all’universo mondo, demonizzazione in quanto omofobo, mandante di omicidi di giornalisti, massacratore di civili in Siria e via fantasticando, il presidente russo le ha da tempo superate. E chi non riesce a farsi una ragione di non essere più l’unico decisore delle sorti del mondo e, anzi, di essersi visto messo dietro la lavagna da un maestro che la sa e la fa infinitamente più lunga, sta dando fuori di matto. Perché per arrivare, dopo 10 anni di giri intorno alla faccenda, a fare di Putin il mandante “probabile” dell’omicidio al Polonio 10 del dissidente Litvinenko, bisogna aver pensato che l’opinione pubblica mondiale è rimbecillita al punto da accettare l’aberrazione giuridica di una sentenza di colpa emessa per “probabilità”. E nel caso dei media italiani, in questo succoso caso capitanati dalla lobby ebraica, il pensiero è fondato. A dispetto della risate omeriche che nei tempi dei tempi si perpetueranno di meridiano in meridiano sulla creatività dei magistrati britannici.

mercoledì 20 gennaio 2016

MANIFESTAZIONI: chi sfila, chi marcia, chi ci marcia




“Apparentemente una democrazia è il luogo dove si tengono numerose elezioni a elevati costi, senza contenuti programmatici e con candidati interscambiabili”.(Gore Vidal)

“Preferisco i vinti, ma non potrei adattarmi alla condizione di vinto”  (Curzio Malaparte)

Il 16 gennaio, 25° anno dall’inizio dell’annientamento della nazione irachena, abbiamo manifestato a Roma e Milano e in qualche altro posto. Parlo di Roma. Qualcuno ha detto tremila. Forse. Comunque pochi e totalmente privi di slogan, cioè di partecipazione politica audio. Ha sopperito un tonante sound system e qualche orchestrina ambulante. L’età media era alta e la dissonanza tra i vari spezzoni pure. Dissonanza vigorosamente manifestatasi già nella fase preparatoria, caratterizzata da dispute, mediazioni su mediazioni, dissociazioni. C’era chi pensava di inserire nella piattaforma un riferimento ai “ribelli” siriani e all’impegno di difendere (quindi portare) “democrazia” dappertutto, dando implicito credito alle valutazioni di coloro che la “democrazia” la esportano radendo al suolo chi ne dovrebbe beneficiare. Peggio, essendo la democrazia che si conosce e di cui si auspica la difesa quella totalmente finta, è implicito che là fuori, in Siria, Iraq e via deprecando, di democrazia non ce n’è.

giovedì 14 gennaio 2016

IL MIO IRAQ. E QUELLO DEGLI ALTRI. 16/1/2016, 25 anni dall'inizio dell'olocausto


In Siria e in Iraq le forze patriottiche sono all’offensiva.
Quando racconto la verità, non è tanto per convincere coloro che non la conoscono, quanto per difendere quelli che la sanno”. (William Blake)
E finchè facevano guerre, il loro potere veniva preservato, ma quando ottennero l’impero, caddero. Perché dell’arte della pace non sapevano niente e non si erano mai dedicati a nulla che fosse meglio della guerra”. (Aristotele. Gli Usa, dalla nascita, hanno fatto in media una guerra all’anno).
Una partita con tre campi da gioco
In tutte le guerre, rivoluzioni, aggressioni che ho vissuto e ho provato a raccontare, si configuravano sempre tre schieramenti. Il primo stava sul campo “Realtà” ed era costituito dal popolo sotto attacco e dai suoi amici in giro per il mondo; il secondo stava sul lato opposto, in un campo chiamato “Menzogna” ed erano le armate e le parole di soldati, politici, banchieri, industriali colonizzatori. In mezzo, con una gamba di qua e una di là, in un campetto di nome “Né-Né”, ciondolavano gli Astenuti. Ho sempre pensato che, per primi, dovevano essere tolti di mezzo questi qua. Confondevano sia la vista, sia i suoni  dello scontro, che quelli della “Realtà” si sforzavano di percepire. Spargevano, anche all’occhio di chi guardava dalla finestra, una nebbiolina che offuscava i contorni. Per me combattere quelli del campo “Menzogna” significa far piazza puilita degli “Astenuti”.  Dopo, si sarebbero potuti affrontare i nemici, meglio identificati grazie alla scomparsa dei mistificatori. Con gli Astenuti, va detto, gli irreali non se la sono mai presa.

martedì 12 gennaio 2016

QUANTI PICCIONI CON UNA FAVA DEL SULTANO!




Ma che mira, il bombarolo pazzo
Il despota bombarolo Erdogan, che fa squadra con i suoi affini di Israele e del Golfo, soddisfatto dell’esito elettorale che attribuisce al botto da 98 morti di Ankara, allestito
nell’ ottobre 2015, ci ha rifatto a Istanbul. 10 morti almeno, di cui la maggior parte tedeschi. Si potrebbe nurire il sano sospetto, essendo questa squadra di proprietà della più grande organizzazione criminale di autobeneficenza del mondo e della storia, quella che esprime le sue voglie attraverso lo strumento USraeliano, che l’attentato di Istanbul oggi abbia mandanti. Mandanti operativi in costante escalation, dall’11 settembre ai fatti di Colonia e delle altre città europee sincronizzate.

Piccione siriano
Sono vari e belli grossi i piccioni che con una sola fava lo psicopatico ha raccattato.
Ha fatto circolare la voce, appena due ore dopo il fatto, altro che le confusionarie agenzie di Cia, Mossad, o Mi6!, che l’attentatore era un siriano. E chi sono i siriani cattivi, secondo l’illuminato sultano di Ankara?  Ovvio il riferimento a quelli di Assad, che Erdogan si cura da 5 anni di far sparire, in diretta, o tramite surrogati. Piccione siriano, come quello che hanno cercato di beccare con i gas tossici di Est Goutha, fino a quando non sono risultati fornitura turca ai jihadisti.

Piccione PKK
Poi però, senza che fosse accantonata la prima, è spuntata la paternità anche  di un terrorista PKK. Abbrivio alla continuazione del genocidio curdo in Turchia e in Siria. Piccione curdo. Terzo sicario, l’Isis. Come già ad Ankara. Beh, è comprensibile. Toccava pur far qualcosa per nettare l’immagine del regime dalle zozzerie di cui si era coperto a forza di nutrire le belva Isis, di berne, venderne e trasferirne in Israele il petrolio rapinato a mano armata in Iraq e Siria. Neppure i più strabici occhi del mondo avevano potuto chiudersi sull’evidenza della copaternità di Erdogan in merito alla prole da lui partorita e della quale è stato ingravidato dal solito Spirito Santo in versione a stelle e strisce e stella di David. Il piccione Opinione Internazionale preso è quello a cui gli attentatori di Ankara e Istanbul hanno offerto il digestivo “Erdogan non c’entra niente con l’Isis, la storia dei miliardi da petrolio rubato è una bassa insinuazione, anzi l’Isis magari l’ha fatta Assad e ora ci vuole uccidere”. Foglia di fico a forma di piccione. Turco.

Deutsche Taube
Ma forse, stecchito, in piazza c’è un altro piccione. Magari colpito con i colpi di una doppietta. Prima Colonia e campi d’intervento urbano vari, dove si è fatto capire che i profughi così generosamente accolti potevano essere addestrati a punire Angela Merkel. Castigare l’allieva troppo cresciuta in Europa e in Atlantico, per i suoi troppi giri di valzer con l’Est e il suo gas, per le sue timidezze rispetto alla chiamata alle armi in Medioriente e Ucraina, per le sue riserve (o almeno quelle di suoi numerosi presidenti di Land e dei 250mila che in rappresentanza di un popolo, hanno marciato a Berelino) sul trattato-capestro con gli Usa, TTIP. Il secondo proiettile l’hanno sparato a Istanbul, mirando ai tedeschi – nel senso di Merkel - del giro turistico all’ombra della Moschea Blù. Forse per tenere nei suoi lager, sotto ferula Isis, i milioni di siriani di cui si vuole svuotare il paese per popolarlo di turchi, israeliani e multinazionali occidentali, i 3 miliardi donati dall’UE all’orco e futuro socio turco, su proposta Merkel, non bastano. E qui parliamo del piccione tedesco.

La tavola della Grande Abbuffata è apparecchiata. Stasera cena a base di colombe. Non un posto a tavola hanno aggiunto, ma uno strapuntino, anche per lo Stenterello di Firenze. Fin qui si era limitato a far la piantina di Ficus sul avanzale di Goldman Sachs. Da quando si è messo a battere i piedi davanti a Merkel e a raccomandarsi a papà Obama, un posticino a tavola e un po’ di pelle di piccione non glieli nega nessuno.

I falsi di Madaya
Dunque a Madaya si andava scoprendo il solito giochino False Flag della denuncia di un assedio governativo siriano a 40mila abitanti morenti o morti. Una controinformazione ancora balbettante, ma robusta in rete, ha saputo mettere in crisi l’operazione. Vennero le prove ONU, della Croce Rosas, se non anche di Damasco, che l’Isis occupante non lasciava entrare i rifornimenti da mesi, quel che faceva entrare lo accaparrava e, consumatone il fabbisogno, ne contrabbandava il restante. Occorreva qualcosa di drammatico per ribaltare il contraccolpo. Ci hanno pensato le emittenti di Qatar ed Emirati, Al Jazeera e Al Arabiya. Così Madaya stuprata da anni dall’Isis, diventa Madaya uccisa dal suo governo.

Le foto in alto, diffuse ai media dalle solite agenzie umanitarie, come Avaaz, dovrebbero rilanciare, in questa fase di stanca, di avanzate siro-russe, di cedimenti diplomatici Usa alla prospettiva di altri due anni di Assad, sono l’ultima, ormai stereotipata, riedizione della vulgata del “Dittatore che bombarda il proprio popolo” (una pianta carnivora che si ciba anche di pacifisti). Sono opera di chi non ne vuole proprio sapere di ritardare, passando a soluzioni soft, l’incenerimento di Siria e Iraq, nel quale poi spera di trovare ossa da spolpare. Il pensiero non ci mette molto a correre verso la Casa di Saud, Qatar,Tel Aviv, Ankara, presidi neocon oltremare.


Le foto in alto sono tutte dei falsi. Le trovate in internet, ma luoghi e nomi sono altri. La bambina rinsecchita è stata fotografata in Giordania tre anni fa ed è perfino apparsa sulla TV Al Arabiya nel gennaio 2014. Accanto c’è la sua immagine di oggi. L’altro bambino è stato fotografato a East Goutha. Poi quell’uomo inscheletrito, vittima dell’assedio siriano a Madaya, ma in effetti un rifugiato fotografato in Europa nel 2009. Starebbe morendo di fame a Madaya l’altro bambino. Peccato che sia stato fotografato a marzo 2014 nel campo profughi palestinese di Yarmuk, pure sotto occupazione terrorista. E’ la stampa, Bellezza. E’ la stampa, cretino chi abbocca.