mercoledì 27 marzo 2024

BELGRADO 25 ANNI E ANDARE ATTENTATO A MOSCA PER LO STATO DI POLIZIA DA NOI GAZA, PACIFINTI AL VOTO ONU PALESTINESI? BUONI SOLO SE VITTIME LONDRA, GIUDICI DI ASSANGE TRA INCUDINE E MARTELLO

 

Paolo Arigotti intervista Fulvio Grimaldi per “Spunti di riflessione”

Il ringhio del bassotto: Belgrado, 25 anni dopo (con Fulvio Grimaldi)

https://www.youtube.com/watch?v=KkCLVOAsvJk

https://youtu.be/KkCLVOAsvJk



 


A Belgrado, quando l’Europa ha mutilato se stessa per la voglia USA di sfondare la porta jugoslava, e poi serba, verso l’Eurasia.

All’ONU un voto che sembra per una tregua Gaza, ma è per salvare la pelle al mostro bellicista nelle elezioni che devono sancire la guerra degli isolani anglosassoni ai continenti-mondo.

A Londra, magistrati di una corte che definiscono alta (High Court), ma che si sa popolata da cortigiani al servizio del sovrano, hanno ripetuto il rito col quale se l’erano cavata tempo fa: richiesta agli USA di fornire garanzie su alcuni punti sollevati dalla difesa di Julian Assange con riferimento al trattamento praticato dagli USA sui propri carcerati (vedi Guantanamo, Abu Ghraib, Alcatraz….). Assicurazioni già richieste e a suo tempo ottenute.

Ora il giochino s’è ripetuto. Ma qualche soddisfazione ne potremmo ricavare. La mobilitazione mondiale degli esseri umani non ancora metamorfizzati in mostri, o sagomati, hanno costretto i superpoteri a imbrigliare il loto fantoccio senile in qualche borborigmo di critica al Jack lo Squartatore della Knesset, lo si deve a una sollevazione popolare più forte, longeva e diffusa di quella che nel 2003 per poco non bloccò l’assassinio dell’Iraq. Con Assange è uguale. A dispetto degli ammorbidimenti che abbiamo subito a forza di vaccini, terrorismi climatici, spaventi da militarizzazione sociale e bellica, su Assange in tantissimi abbiamo capito e urlato che quella martirizzazione era la negazione a tutti della possibilità di sapere chi siamo, dove siamo, con chi siamo e cosa sta succedendo attorno a noi e su di noi.

A Mosca l’Occidente politico allestisce una strage che, punendo di striscio i russi per essersi schierati con Putin, si aggiunge alle operazioni guerra al terrorismo, guerra a tutti, pandemia, cambiamento climatico, sradicamento e destabilizzazione di popoli, conflitto di genere, per avanzare sulla strada della società totalitaria del Nuovo Ordine Mondiale.

I meno ottusi o boccaloni si sganasciano dalle risate per voler far passare per martiri ISIS una squinternata banda di drogati che, finito l’effetto insieme alla pallottole, arrivato il down mentre scappavano col mezzo malloppo anticipatogli, stavano arrampicati sugli alberi da dove imploravano pietà a chi li stava catturando. Proprio classici militanti dello Stato islamico che si immolano per Allah. Sono grossolanità di un’operazione che regge soltanto per l’affollarsi di stampelle fornite dai media di servizio. In fondo, conta solo che la gente pensi: “Ah, terroristi islamici? Proprio come Hamas…” Islamofobia a rinnovare Lepanto.

Tout se tient. E così chi mai, ora che a completamento arrivano le misure della dittatura sanitaria, ambientale, climatica, sociale, dell’OMS, al tempo stesso Fuehrer, Gestapo e Goebbels globali, avrà l’intemperanza, l’improntitudine, l’incoscienza di mettere in discussione quanto viene dettato per mettere in riga la società’?

Se l’autoterrorismo dell’11 settembre 2001 ha spianato la strada al Nuovo Secolo Americano (PNAC) con la sua guerra militare ed economica totale a chiunque, arabi, russi, cinesi, africani, latinoamericani e, su tutti, ai già docilissimi europei; gli attentati a Parigi, Bruxelles, Londra, Berlino, Monaco, Madrid, avevano sollecitato lo sbocciare ovunque di Stati di Polizia. E se l’Italia ne è rimasta risparmiate, è solo perchè Stato, Gladio e mafia avevano già provveduto, a forza di stragi, al disarmo psicofisico collettivo che queste operazioni perseguono.

L’attacco alla Serbia socialista, neutrale, non allineata, da noi condotto con sulla prua autoproclamati comunisti come D’Alema, Cossutta, Marco Rizzo (costui oggi di alemanniana consorteria), accreditatisi in tal modo presso i comandi atlantico-sionisti, è stato segnato da un fenomeno dei più abietti e tragici nelle vicende dei popoli. L’infamia più distruttiva addirittura di chi ti salta addosso con bombe all’uranio: la quinta colonna con il pugnale affondato nelle spalle di chi guarda in faccia il nemico.

I palestinesi? Meglio se vittime. C’è tutto un mondo, coltivato anche da certe soggettività palestinesi legate alla struttura ANP isolata a Ramallah, a cui i palestinesi sono graditi nella misura che soffrono e sopportano. Molto meno, anzi per niente, quando si alzano in piedi, combattono con tutti gli strumenti e i metodi che la lotta di liberazione, come sancita dal diritto internazionale, consente. Dalla loro costoro hanno quel settore, assolutamente minoritario ormai, del popolo occupato che ha pensato di risolvere le istanze di liberazione, statualizzazione, indipendenza, affidandosi a ”negoziati”, addirittura alla buona volontà del massimo sponsor del sionismo genocida, gli USA. Ed è stata la truffa di Oslo, ed è stata la costellazione degli insediamenti colonici, ed è stata la riduzione dello spazio dell’illusorio micro-pseudo-stato palestinese a isolotti separati e inermi sul 12% della Palestina.

In ogni situazione di conflitto, emergono forze conciliatrici che si affidano alla buona volontà del nemico, quando non si tratta di vere e proprie quinte colonne, come quelle succedutesi in tutte le destabilizzazioni da regime change attuate dall’Occidente politico dall’11 settembre in poi. Con, per iniziatori e protagonisti anche altrove, gli antesignani di OTPOR a Belgrado, la mobilitazione teppista, addestrata da esponenti della CIA e del Pentagono a Budapest, che rovesciò il governo di Milosevic in una Serbia distrutta e sbrindellata  da 78 giorni di guerra.

Noi stiamo con chi combatte e oggi siamo grati alla Resistenza Palestinese, con ogni evidenza sostenuta dalla stragrande maggioranza della popolazione, per essere riuscita, con sacrificio, intelligenza, eroismo, a rimettere la Palestina al centro dell’agenda mondiale e delle passioni degli uomini. La Palestina avanguardia della lotta alla guerra, all’imperialismo, al totalitarismo.

 

 

 

 

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