martedì 27 gennaio 2026

Virtù e Vizi tra Askatasuna, Hannoun, Trump, Piantedosi--- E’ LA SICUREZZA, BELLEZZA!

 

In calce l’appello per Hannoun libero e contro la persecuzione dei palestinesi e dei ProPal


https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__virt_e_vizi_tra_hannoun_trump_piantedosi_e_askatasuna_e_la_sicurezza_bellezza/58662_64932/

 

TUTTI A TORINO IL 31 GENNAIO PER ASKATASUNA E CONTRO IL REGIME

Due sono le questioni strategiche all’ordine del giorno nazionale e geopolitico: la chiusura che lo Stato di Polizia impone alle voci e istanze non allineate e la persecuzione dei Palestinesi e dei loro sostenitori in Italia in complicità con il genocidio di Gaza.

Tra Piantedosi e Askatasuna

Ho fatto bene a partecipare all’assemblea nazionale di Askatasuna, a Torino, in vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero del più illustre centro autogestito d’Italia. Ho fatto bene perchè mi ha riportato in patria.

Dopo aver speso in giro per il mondo e le sue guerre, rivoluzioni, regime change, gran parte degli anni dei miei quasi 92, o con tutto il corpo, o solo con la testa, è stato un bene ritrovarsi al complesso universitario “Einaudi”. Stare lì a scambiarsi due parole di verità e di volontà comuni in mezzo a una folla che, a forza di numeri e determinazione, di autodeterminazione in questo caso, valeva il triplo di quanto il ministro di polizia Piantedosi saprebbe scagliargli addosso attingendo a caserme e commissariati di Piemonte e Lombardia messi insieme.

E sì che da quelle caserme l’altro capomanganelli, Salvini, vorrebbe far uscire e mettere in “Strade Sicure” altri 10.000 soldati. Solo che il ministro di quei soldati pare non ci voglia stare dato che, dice, gli servono per fare la guerra alla Russia (e alla Bielorussia). Quanto al cittadino che si trova dall’altra parte del fucile, sempre guerre contro di lui sono.

Insomma, ripeto, ho fatto bene a farmi Roma-Torino-Roma in 16 ore di treno, visto che mi sono ritrovato, dopo tanto peregrinare per emisferi, a casa mia (nel senso di paese del quale sono cittadino e condivido qualche responsabilità) e a vociare e ragionare con esuberanti soggetti, pur distanti da me di almeno tre generazioni, ma che mi hanno dato un rassicurante senso di continuità. Continuità, nonostante tutto, di resistenza. Resistenza che qui aveva addirittura un retrogusto di controffensiva. Al punto che, quando dal palco, in fondo a gradinate da cui fluivano ondate di giovanissime teste e felpe, ho azzardato il paragone con un’assemblea di eskimo alla Sapienza nel ’68-’77, non mi sono arrivati né sberleffi, nè “di che cazzo stai parlando”, ma una specie di ooooh tra la meraviglia e la conferma. C’era chi, per quanto ventenne, aveva memoria. Fondamentale per crederci.

 Assemblea Nazionale di Askatasuna

Ho anche detto che ero venuto lì perché di mestiere inviato di guerra. Qualcuno potrebbe aver pensato: ma cosa ci fai qui, vai in Palestina, Venezuela, Iran, ma ho la sensazione che non lo abbia pensato nessuno. Almeno, nessuno l’ha detto. Sapevano, quanto me cronista, che da queste parti, come da quelle, corre un fronte. Il fronte della guerra al popolo di un regime di manganellatori, contaballe e residuali, per conto di ricchi, malviventi, palazzinari, trumpiani e non rassegnati alla fine del Duce. Come Zelensky per conto di Blackrock, Lockheed Martin, Rheinmetall, o Leonardo.

La battaglia torinese si svolge in Corso Regina Margherita 47, casa di Askatasuna.  Casa negata e sottratta il 18 dicembre 2025. Eliminazione delle voci altre, ma soprattutto vendetta del Sistema per trent’anni di resistenza No Tav. Discorso riaperto nell’enorme assemblea nazionale il 17 gennaio 2026 e da completare con tre cortei per tutta la città, il 31 gennaio.

Quando Gladio si chiama Sicurezza

Non so quanti ragazzi dell’assemblea abbiano mai saputo di Gladio. Ne ho già parlato qui. Tranne la voce dal sen fuggita a Cossiga, probabilmente per senile vanteria, nulla si è detto, o scritto da anni su questa struttura eversiva incistata nel nostro paese e nel pallottoliere della guerra fredda subito dopo la trasformazione dell’Italia in formale democrazia. Gladio, il cui termine inglese “Stay Behind” rivela la matrice CIA, era una specie di assicurazione terroristica contro, ufficialmente, invasori bolscevichi, ma, effettivamente, contro spostamenti a sinistra dell’asse atlantico. Spostamenti da affrontare subito con quasi-golpe, eliminazione di politici, stragi un po’ di mafia un po’ di Stato. Sempre Gladio era, concettualmente e, perlopiù, anche materialmente.

Oggi Gladio si è messo guanti bianchi e vesti di Armani. E quella della Garbatella rimpannucciata se li cambia due volte al giorno e per ogni occasione. E’ o non è la premier di chi veste Armani, o il così tanto compianto Valentino?. E procede, Gladio, a colpi di Decreti Sicurezza (mai disegni di legge: lungaggini e se ne parlerebbe troppo). E i ragazzi adunatisi per Askatasuna, o lo sanno, o lo intuiscono, tanto da non avermi chiesto di cosa stessi parlando quando ho detto che Meloni è Gladio e Gladio è Meloni.

 

Nel giro di poco più di un anno i Decreti Sicurezza melonian-piantedosiani sono arrivati a tre. L’ultimo al momento sospeso tra Palazzo Chigi e Quirinale per perplessità quirinalizie sul capitolo immigrazione. Su tutti gli altri capitoli di tutti e tre i dispositivi Mattarella non ha mai sollevato un sopracciglio. Come potrebbe, lui che ha bombardato Belgrado’, massimo crimine, secondo Norimberga. Eppure di carne sulla pira ce n’era per un custode della Costituzione, delle libertà individuali, della sovranità popolare, del diritto a manifestare e a esprimere liberamente la propria opinione, di organizzare proteste, di mantenere la tripartizione dei poteri dello Stato e non assaltare uno dei tre, la Magistratura, e annullarne l’altro, il Legislativo

Mi vengono in mente cose alla rinfusa, ma che tutte vanno nella stessa direzione: lo Stato di Polizia, come da sempre vagheggiato da alte cariche dello Stato che. rientrando a casa la sera, fanno l’inchino al busto del Duce.

Se manifesti e non chiedi il permesso vai in carcere, se blocchi il camion che entra nella ditta che ti ha cacciato senza ragione vai in carcere, se fai resistenza passiva, cioè non ti muovi, vai in carcere, se occupi l’aula rischi il carcere, se ti opponi al delirio speculativo del Ponte, impossibile ma ladrone, vai in carcere. Se non ti fermi a un posto di blocco ti sparano e, se non sei morto, va in carcere. Se, schiamazzando un po’, ti avvicini di qualche chilometro a un obiettivo “sensibile” (misura di Piantedosi), rischi il gas tossico nei polmoni (CS, proibito da una convenzione di Ginevra), la polmonite da idrante e la testa spaccata dal manganello con l’anima di ferro. Ma a farti sparire dalla cronaca saranno i 10 poliziotti finiti in ospedale.

E se tutto questo serve a lasciare ancora troppo lasca la libertà di manifestare e di espressione, ecco che a togliere certe voglie malsane ci saranno le perquisizioni preventive, essendoci solo sospetti manigoldi, e il fermo preventivo di 12 ore, sempre dei soliti manigoldi sospetti. Che tutto questo contrasti con l’articoli 21 della Costituzione è per Piantedosi  meno di una mosca sul bavero da spazzar via.

Se poi a qualche agente gli scappa di averne fatta una grossa, vedi Alibrandi. o Cucchi. o Ramy schiacciato dai CC contro un muro (e video cancellato), o quei sei cittadini inermi che recentemente sono stati fulminati dal Taser, sfollagente “non letale”, perbacco vuoi inquisire un difensore dell’ordine pubblico? Scudo legale subito!

Se parli male del governo e dei suoi gendarmi e corifei ti sparano querele che non hanno ragion d’essere, ma ti rubano soldi, tempo e serenità. Se sei un accademico è quasi fisiologico che ti arruoli da ausiliario nei Servizi Segreti. se sei un Servizio Segreto sei autorizzato a farti boss, capo mandamento, comandante di brigata rossa o nera, commettere crimini terroristici e chiamarlo infiltrazione. Se sei un media che non adula, sostiene, promuove, perdi i sussidi UE e romani e ti ritrovi sul collo li corrottissimo Garante della Privacy.

Se sei un minorenne, di quelli dove uno su un milione porta e usa un coltello, sei sospetto, sei Maranza, vai osservato, sorvegliato, sospettato, e, per Salvini, sottoposto a metaldetector a scuola. Magari con cavalli di frisia in cortile, posto di polizia e squadra di pronto intervento modello ICE. Al posto di pronto soccorso non ci hanno pensato, alla faccia che l’anno scorso nelle scuole italiane ci sono stati 71 crolli, che il 60% delle scuole non ha certificazione di agibilità, o prevenzione incendi e che tantissimi istituti si prendono cura degli studenti sparandogli fibre d’amianto nei polmoni.

E in questa guerra ai ragazzi in quanto tali, vuoi che non si manifesti l’atavico odio dei gerontocrati per i giovani che l’hanno più duro e più lunga davanti a sé?  Viene da pensarci anche all’Iran dall’età media dei 27 anni, demonizzato e attaccato da chi la media ce l’ha di 48 e contro tre figli per donna, se va bene ne ha mezzo.

Se poi dovesse succedere che un qualche PM trova che tu, Stato, o padrone, o palazzinaro, o assessore, hai approfittato un po’ troppo di una legge sempre più lasca per i ricchi e sempre più stringente per gli altri, come si muove lo fulmini con prescrizione, abolizione dell’abuso d’ufficio, estinzione del processo entro due anni (quando per mancanza di cancellieri, carta e computer, glie ne sarebbero voluti quattro) e altri buchi per topi. Non basta? Separazione delle carriere e PM poliziotto con i reati da perseguire, quali, come e quanto, dettati dal governo.

Sicari del genocidio

Siccome tutto questo non è sufficiente perché questa classe politica si dica soddisfatta dei risultati raggiunti, servono rinforzi. E dove trovarli se non tra i camerati di Tel Aviv, maestri di vittimismo genocida? E, non trovando appigli neanche nei pacchetti Sicurezza fin qui partoriti, ecco che si ricorre vuoi ai tribunali israeliani, vuoi a quei famigerati Servizi Segreti, di cui non c’è cittadino al mondo che non ne abbia percepito l’interessamento, sempre etico e rispettoso delle regole.

E così Mohammed Hannoun, architetto, da decenni in Italia, segretario dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, e suoi compagni, sono stati beccati e sbattuti in carcere di massima sicurezza. Avevano inviato a associazioni umanitarie palestinesi aiuti ai moribondi e ai morituri di Gaza. Sono diventati capi terroristi di Hamas. Angela Lano, giornalista che da sempre informa correttamente sulla Palestina, per ora è solo inquisita, con tutti i suoi strumenti di lavoro sequestrati. E non resterà la sola. Terroristi, secondo le imprescindibili disposizioni del Mossad, autorità di livello superiore, per certe nostre acuite sensibilità giuridiche. Quelle politiche, intanto, proseguono nell’assistenza al genocidio di Gaza e ai pogrom sempre più sanguinari nella Cisgiordania già dichiarata annessa. Tout se tient.

Cos’è lo scandalo qui, cosa la vergogna? E’ non solo che uno Stato sovrano si piega, con le sue istituzioni giuridiche, per volontà di un esecutivo servile e corrotto (ma ”sovranista”), all’adozione delle leggi di uno Stato altro, incidentalmente razzista e genocida. Ma che arrivi all’abiezione di infliggere inaudite punizioni a cittadini, stranieri e italiani, soltanto sulla base di rapporti, accuse, speculazioni, di un servizio segreto straniero e, in questo caso, del più impegnato in pratiche criminali del mondo.

Pareva inconcepibile che un governo, formalmente democratico e osservante di una Costituzione antifascista, potesse ripetere quanto fatto dal regime fascista quando eseguì il copia e incolla delle leggi naziste che permisero, promossero, l’olocausto. Con i residuali e succedanei di oggi non è più inconcepibile.

Cronaca nera, assist allo Stato di Polizia

A questa degenerazione da stato democratico a democratura, con Esecutivo su tutto e tutti, arrivano due assist. Uno dai tuoi media e uno da fuori. I reati di violenza sono tra i più bassi d’Europa. In particolare, nel 2025 il numero di vittime di borseggi e di rapine è diminuito rispettivamente dall'1,6% all'1% e dallo 0,5 allo 0,2%, le vittime di omicidi sono in calo dal 2022. Tutto questo si riflette nelle cronache dei media?

Pensate alla telenovela di Garlasco. In mancanza di succosi delitti di giornata, si torna indietro di 19 anni e ci si inzuppano migliaia di paginoni stampati e centinaia di ore sugli schermi. Se la materia è scarsa, la si gonfia a dirigibile, la si mastica tipo chewing gum. Si scandaglia il vicinato, la genealogia, il passato remoto, i compagni di classe. E se non ci sono l’assassino, la vittima, eccone il congiunto e, male che vada, la vicina, che in cucina ha sentito qualcosa, o il passante che ha visto un’auto sospetta.

Fate caso a quante volte un Tg dell’ora di punta, se proprio Trump non ne ha fatta una delle sue (per Netaniahu occorre che abbia almeno bruciato vivi 12 bambini), o la Meloni non abbia pronunciato parole storiche da Timbuctu, apre con un delitto, occorso dal giorno prima a vent’anni fa. Ah no? E Via Poma e Simonetta Cesaroni e il portinaio? Un quarto di secolo come ieri.

A che serve? Perché vi si indulge? Intanto distrae dai disastri, dalle angherie, dai soprusi di un regime di arroganti saltimbanchi e ottusi ciarlatani. Da ministri degli esteri che farneticano (ad usum delphini) di “diritto internazionale che vale fino a un certo punto”. Ma soprattutto fornisce materia e motivi proprio per quanto scritto qui sopra: i pacchetti sicurezza, i.e. (id est) il rilancio di quanto di utile e propizio s’era fatto nel rimpianto Ventennio.

Modello ICE

Quel diritto internazionale alla Tajani, poi, ha una sua dura e convincente logica fattuale nel mondo della nuova morale giuridica in cui ci ha introdotto Trump. Ci sono le acquisizioni a forza di sberle di paesi e territori, presidenti e naviglio. Ma, più interessante, anzi esemplare, per il regimetto di scalzacani (coloro che tirano calci ai cani, i peggio) che ci ritroviamo, è un’altra novità. Riguarda la dimensione domestica, quella di solito custodita da costituzioni, leggi e buone pratiche tradizionali. Avete presente l’ICE, United States Immigration and Customs Enforcement (Controllo Immigrazione e Frontiere)?

Negli USA, a partire da Minneapolis, dove questi energumeni mafiosi, camuffati e impuniti, guardia personale del sovrano e garanti del suo potere assoluto, hanno dato spettacolo sparando in testa a una donna inerme e inoffensiva al volante. Poi, di fronte alla reazione di quanto rimane di etico e giusto negli USA tartassati da presidenti felloni, procedono da giorni a massacrare di botte, spray urticante e arresti chi si ritrovano a portata di abuso.

Due giorni prima che scrivessi di questa correttamente rinominata Gestapo (polizia nazista che impallidisce davanti all’ICE), il suo Obersturmfuehrer ne esaltava funzione e comportamento, compresi i quasi 7.000 arresti e i 31 uccisi. Il fascistone truculento nella Casa Bianca li ha elogiati per questo, ne ha promesso l’impiego ovunque si manifestassero degli “Antifa” (entità onirica di sua invenzione) e ha minacciato la guerra interna, con tanto di forze armate (costituzionalmente non utilizzabili sul territorio nazionale), al governatore del Minnesota e al sindaco di Minneapolis, e a tutti i loro emuli che volessero far valere le celebrate checks and balances della Costituzione americana.

I ministri Piantedosi e Crosetto, la premier Meloni, e anche un po’ il ministro dell’Istruzione (e del merito! Sennò fuori dalle palle) Valditara, non vedono l’ora. Nel nostro piccolo…

Uno striscione sotto il quale ho avuto l’onore di parlare a Torino c’era scritto “Que viva Askatasuna!”

 

                                             

Nessun commento: