In calce
l’appello per Hannoun libero e contro la persecuzione dei palestinesi e dei
ProPal
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A TORINO IL 31 GENNAIO PER ASKATASUNA E CONTRO IL REGIME
Due sono le questioni strategiche all’ordine del giorno nazionale e
geopolitico: la chiusura che lo Stato di Polizia impone alle voci e istanze non
allineate e la persecuzione dei Palestinesi e dei loro sostenitori in Italia in
complicità con il genocidio di Gaza.
Tra Piantedosi e Askatasuna
Ho fatto bene a partecipare all’assemblea nazionale di
Askatasuna, a Torino, in vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio
contro lo sgombero del più illustre centro autogestito d’Italia. Ho fatto bene
perchè mi ha riportato in patria.
Dopo aver speso in giro per il mondo e le sue guerre,
rivoluzioni, regime change, gran parte degli anni dei miei quasi 92, o con
tutto il corpo, o solo con la testa, è stato un bene ritrovarsi al complesso
universitario “Einaudi”. Stare lì a scambiarsi due parole di verità e di
volontà comuni in mezzo a una folla che, a forza di numeri e determinazione, di
autodeterminazione in questo caso, valeva il triplo di quanto il ministro di
polizia Piantedosi saprebbe scagliargli addosso attingendo a caserme e commissariati
di Piemonte e Lombardia messi insieme.
E sì che da quelle caserme l’altro capomanganelli, Salvini,
vorrebbe far uscire e mettere in “Strade Sicure” altri 10.000 soldati. Solo che
il ministro di quei soldati pare non ci voglia stare dato che, dice, gli
servono per fare la guerra alla Russia (e alla Bielorussia). Quanto al
cittadino che si trova dall’altra parte del fucile, sempre guerre contro di lui
sono.
Insomma, ripeto, ho fatto bene a farmi Roma-Torino-Roma in
16 ore di treno, visto che mi sono ritrovato, dopo tanto peregrinare per
emisferi, a casa mia (nel senso di paese del quale sono cittadino e condivido
qualche responsabilità) e a vociare e ragionare con esuberanti soggetti, pur
distanti da me di almeno tre generazioni, ma che mi hanno dato un rassicurante
senso di continuità. Continuità, nonostante tutto, di resistenza. Resistenza
che qui aveva addirittura un retrogusto di controffensiva. Al punto che, quando
dal palco, in fondo a gradinate da cui fluivano ondate di giovanissime teste e
felpe, ho azzardato il paragone con un’assemblea di eskimo alla Sapienza nel
’68-’77, non mi sono arrivati né sberleffi, nè “di che cazzo stai parlando”, ma
una specie di ooooh tra la meraviglia e la conferma. C’era chi, per
quanto ventenne, aveva memoria. Fondamentale per crederci.
Ho anche detto che ero venuto lì perché di mestiere inviato
di guerra. Qualcuno potrebbe aver pensato: ma cosa ci fai qui, vai in
Palestina, Venezuela, Iran, ma ho la sensazione che non lo abbia pensato
nessuno. Almeno, nessuno l’ha detto. Sapevano, quanto me cronista, che da queste
parti, come da quelle, corre un fronte. Il fronte della guerra al popolo di un
regime di manganellatori, contaballe e residuali, per conto di ricchi,
malviventi, palazzinari, trumpiani e non rassegnati alla fine del Duce. Come Zelensky
per conto di Blackrock, Lockheed Martin, Rheinmetall, o Leonardo.
La battaglia torinese si svolge in Corso Regina Margherita 47,
casa di Askatasuna. Casa negata e
sottratta il 18 dicembre 2025. Eliminazione delle voci altre, ma soprattutto
vendetta del Sistema per trent’anni di resistenza No Tav. Discorso riaperto
nell’enorme assemblea nazionale il 17 gennaio 2026 e da completare con tre
cortei per tutta la città, il 31 gennaio.
Quando Gladio si chiama Sicurezza
Non so quanti ragazzi dell’assemblea abbiano mai saputo di
Gladio. Ne ho già parlato qui. Tranne la voce dal sen fuggita a Cossiga,
probabilmente per senile vanteria, nulla si è detto, o scritto da anni su
questa struttura eversiva incistata nel nostro paese e nel pallottoliere della
guerra fredda subito dopo la trasformazione dell’Italia in formale democrazia.
Gladio, il cui termine inglese “Stay Behind” rivela la matrice CIA, era una
specie di assicurazione terroristica contro, ufficialmente, invasori bolscevichi,
ma, effettivamente, contro spostamenti a sinistra dell’asse atlantico.
Spostamenti da affrontare subito con quasi-golpe, eliminazione di politici,
stragi un po’ di mafia un po’ di Stato. Sempre Gladio era, concettualmente e,
perlopiù, anche materialmente.
Oggi Gladio si è messo guanti bianchi e vesti di Armani. E
quella della Garbatella rimpannucciata se li cambia due volte al giorno e per
ogni occasione. E’ o non è la premier di chi veste Armani, o il così tanto
compianto Valentino?. E procede, Gladio, a colpi di Decreti Sicurezza (mai
disegni di legge: lungaggini e se ne parlerebbe troppo). E i ragazzi adunatisi
per Askatasuna, o lo sanno, o lo intuiscono, tanto da non avermi chiesto di
cosa stessi parlando quando ho detto che Meloni è Gladio e Gladio è Meloni.
Nel giro di poco più di un anno i Decreti Sicurezza
melonian-piantedosiani sono arrivati a tre. L’ultimo al momento sospeso tra
Palazzo Chigi e Quirinale per perplessità quirinalizie sul capitolo
immigrazione. Su tutti gli altri capitoli di tutti e tre i dispositivi
Mattarella non ha mai sollevato un sopracciglio. Come potrebbe, lui che ha
bombardato Belgrado’, massimo crimine, secondo Norimberga. Eppure di carne
sulla pira ce n’era per un custode della Costituzione, delle libertà
individuali, della sovranità popolare, del diritto a manifestare e a esprimere
liberamente la propria opinione, di organizzare proteste, di mantenere la
tripartizione dei poteri dello Stato e non assaltare uno dei tre, la
Magistratura, e annullarne l’altro, il Legislativo
Mi vengono in mente cose alla rinfusa, ma che tutte vanno
nella stessa direzione: lo Stato di Polizia, come da sempre vagheggiato da alte
cariche dello Stato che. rientrando a casa la sera, fanno l’inchino al busto
del Duce.
Se manifesti e non chiedi il permesso vai in carcere, se
blocchi il camion che entra nella ditta che ti ha cacciato senza ragione vai in
carcere, se fai resistenza passiva, cioè non ti muovi, vai in carcere, se
occupi l’aula rischi il carcere, se ti opponi al delirio speculativo del Ponte,
impossibile ma ladrone, vai in carcere. Se non ti fermi a un posto di blocco ti
sparano e, se non sei morto, va in carcere. Se, schiamazzando un po’, ti
avvicini di qualche chilometro a un obiettivo “sensibile” (misura di
Piantedosi), rischi il gas tossico nei polmoni (CS, proibito da una convenzione
di Ginevra), la polmonite da idrante e la testa spaccata dal manganello con
l’anima di ferro. Ma a farti sparire dalla cronaca saranno i 10 poliziotti
finiti in ospedale.
E se tutto questo serve a lasciare ancora troppo lasca la
libertà di manifestare e di espressione, ecco che a togliere certe voglie
malsane ci saranno le perquisizioni preventive, essendoci solo sospetti
manigoldi, e il fermo preventivo di 12 ore, sempre dei soliti manigoldi
sospetti. Che tutto questo contrasti con l’articoli 21 della Costituzione è per
Piantedosi meno di una mosca sul bavero
da spazzar via.
Se poi a qualche agente gli scappa di averne fatta una
grossa, vedi Alibrandi. o Cucchi. o Ramy schiacciato dai CC contro un muro (e
video cancellato), o quei sei cittadini inermi che recentemente sono stati
fulminati dal Taser, sfollagente “non letale”, perbacco vuoi inquisire un
difensore dell’ordine pubblico? Scudo legale subito!
Se parli male del governo e dei suoi gendarmi e corifei ti
sparano querele che non hanno ragion d’essere, ma ti rubano soldi, tempo e
serenità. Se sei un accademico è quasi fisiologico che ti arruoli da ausiliario
nei Servizi Segreti. se sei un Servizio Segreto sei autorizzato a farti boss,
capo mandamento, comandante di brigata rossa o nera, commettere crimini
terroristici e chiamarlo infiltrazione. Se sei un media che non adula,
sostiene, promuove, perdi i sussidi UE e romani e ti ritrovi sul collo li corrottissimo
Garante della Privacy.
Se sei un minorenne, di quelli dove uno su un milione porta
e usa un coltello, sei sospetto, sei Maranza, vai osservato, sorvegliato,
sospettato, e, per Salvini, sottoposto a metaldetector a scuola. Magari con
cavalli di frisia in cortile, posto di polizia e squadra di pronto intervento
modello ICE. Al posto di pronto soccorso non ci hanno pensato, alla faccia che
l’anno scorso nelle scuole italiane ci sono stati 71 crolli, che il 60% delle
scuole non ha certificazione di agibilità, o prevenzione incendi e che
tantissimi istituti si prendono cura degli studenti sparandogli fibre d’amianto
nei polmoni.
E in questa guerra ai ragazzi in quanto tali, vuoi che non
si manifesti l’atavico odio dei gerontocrati per i giovani che l’hanno più duro
e più lunga davanti a sé? Viene da
pensarci anche all’Iran dall’età media dei 27 anni, demonizzato e attaccato da
chi la media ce l’ha di 48 e contro tre figli per donna, se va bene ne ha mezzo.
Se poi dovesse succedere che un qualche PM trova che tu,
Stato, o padrone, o palazzinaro, o assessore, hai approfittato un po’ troppo di
una legge sempre più lasca per i ricchi e sempre più stringente per gli altri,
come si muove lo fulmini con prescrizione, abolizione dell’abuso d’ufficio,
estinzione del processo entro due anni (quando per mancanza di cancellieri,
carta e computer, glie ne sarebbero voluti quattro) e altri buchi per topi. Non
basta? Separazione delle carriere e PM poliziotto con i reati da perseguire,
quali, come e quanto, dettati dal governo.
Sicari del genocidio
Siccome tutto questo non è sufficiente perché questa classe
politica si dica soddisfatta dei risultati raggiunti, servono rinforzi. E dove
trovarli se non tra i camerati di Tel Aviv, maestri di vittimismo genocida? E,
non trovando appigli neanche nei pacchetti Sicurezza fin qui partoriti, ecco
che si ricorre vuoi ai tribunali israeliani, vuoi a quei famigerati Servizi
Segreti, di cui non c’è cittadino al mondo che non ne abbia percepito
l’interessamento, sempre etico e rispettoso delle regole.
E così Mohammed Hannoun, architetto, da decenni in Italia,
segretario dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, e suoi compagni, sono
stati beccati e sbattuti in carcere di massima sicurezza. Avevano inviato a
associazioni umanitarie palestinesi aiuti ai moribondi e ai morituri di Gaza. Sono
diventati capi terroristi di Hamas. Angela Lano, giornalista che da sempre
informa correttamente sulla Palestina, per ora è solo inquisita, con tutti i
suoi strumenti di lavoro sequestrati. E non resterà la sola. Terroristi,
secondo le imprescindibili disposizioni del Mossad, autorità di livello
superiore, per certe nostre acuite sensibilità giuridiche. Quelle politiche,
intanto, proseguono nell’assistenza al genocidio di Gaza e ai pogrom sempre più
sanguinari nella Cisgiordania già dichiarata annessa. Tout se tient.
Cos’è lo scandalo qui, cosa la vergogna? E’ non solo che uno
Stato sovrano si piega, con le sue istituzioni giuridiche, per volontà di un
esecutivo servile e corrotto (ma ”sovranista”), all’adozione delle leggi di uno
Stato altro, incidentalmente razzista e genocida. Ma che arrivi all’abiezione
di infliggere inaudite punizioni a cittadini, stranieri e italiani, soltanto
sulla base di rapporti, accuse, speculazioni, di un servizio segreto straniero
e, in questo caso, del più impegnato in pratiche criminali del mondo.
Pareva inconcepibile che un governo, formalmente democratico
e osservante di una Costituzione antifascista, potesse ripetere quanto fatto
dal regime fascista quando eseguì il copia e incolla delle leggi naziste che
permisero, promossero, l’olocausto. Con i residuali e succedanei di oggi non è
più inconcepibile.
Cronaca nera, assist allo Stato di Polizia
A questa degenerazione da stato democratico a democratura,
con Esecutivo su tutto e tutti, arrivano due assist. Uno dai tuoi media e uno
da fuori. I reati di violenza sono tra i più bassi d’Europa. In particolare, nel
2025 il numero di vittime di borseggi e di rapine è diminuito rispettivamente
dall'1,6% all'1% e dallo 0,5 allo 0,2%, le vittime di omicidi sono in calo
dal 2022. Tutto questo si riflette nelle cronache dei media?
Pensate alla telenovela di Garlasco. In mancanza di succosi delitti
di giornata, si torna indietro di 19 anni e ci si inzuppano migliaia di
paginoni stampati e centinaia di ore sugli schermi. Se la materia è scarsa, la
si gonfia a dirigibile, la si mastica tipo chewing gum. Si scandaglia il
vicinato, la genealogia, il passato remoto, i compagni di classe. E se non ci
sono l’assassino, la vittima, eccone il congiunto e, male che vada, la vicina,
che in cucina ha sentito qualcosa, o il passante che ha visto un’auto sospetta.
Fate caso a quante volte un Tg dell’ora di punta, se proprio
Trump non ne ha fatta una delle sue (per Netaniahu occorre che abbia almeno
bruciato vivi 12 bambini), o la Meloni non abbia pronunciato parole storiche da
Timbuctu, apre con un delitto, occorso dal giorno prima a vent’anni fa. Ah no?
E Via Poma e Simonetta Cesaroni e il portinaio? Un quarto di secolo come ieri.
A che serve? Perché vi si indulge? Intanto distrae dai
disastri, dalle angherie, dai soprusi di un regime di arroganti saltimbanchi e
ottusi ciarlatani. Da ministri degli esteri che farneticano (ad usum
delphini) di “diritto internazionale che vale fino a un certo punto”. Ma
soprattutto fornisce materia e motivi proprio per quanto scritto qui sopra: i
pacchetti sicurezza, i.e. (id est) il rilancio di quanto di utile e
propizio s’era fatto nel rimpianto Ventennio.
Modello ICE
Quel diritto internazionale alla Tajani, poi, ha una sua
dura e convincente logica fattuale nel mondo della nuova morale giuridica in
cui ci ha introdotto Trump. Ci sono le acquisizioni a forza di sberle di paesi
e territori, presidenti e naviglio. Ma, più interessante, anzi esemplare, per
il regimetto di scalzacani (coloro che tirano calci ai cani, i peggio) che ci
ritroviamo, è un’altra novità. Riguarda la dimensione domestica, quella di
solito custodita da costituzioni, leggi e buone pratiche tradizionali. Avete
presente l’ICE, United States Immigration and Customs Enforcement
(Controllo Immigrazione e Frontiere)?
Negli USA, a partire da Minneapolis, dove questi energumeni mafiosi,
camuffati e impuniti, guardia personale del sovrano e garanti del suo potere
assoluto, hanno dato spettacolo sparando in testa a una donna inerme e
inoffensiva al volante. Poi, di fronte alla reazione di quanto rimane di etico
e giusto negli USA tartassati da presidenti felloni, procedono da giorni a
massacrare di botte, spray urticante e arresti chi si ritrovano a portata di
abuso.
Due giorni prima che scrivessi di questa correttamente
rinominata Gestapo (polizia nazista che impallidisce davanti all’ICE), il suo
Obersturmfuehrer ne esaltava funzione e comportamento, compresi i quasi 7.000
arresti e i 31 uccisi. Il fascistone truculento nella Casa Bianca li ha
elogiati per questo, ne ha promesso l’impiego ovunque si manifestassero degli
“Antifa” (entità onirica di sua invenzione) e ha minacciato la guerra interna,
con tanto di forze armate (costituzionalmente non utilizzabili sul territorio
nazionale), al governatore del Minnesota e al sindaco di Minneapolis, e a tutti
i loro emuli che volessero far valere le celebrate checks and balances
della Costituzione americana.
I ministri Piantedosi e Crosetto, la premier Meloni, e anche
un po’ il ministro dell’Istruzione (e del merito! Sennò fuori dalle palle)
Valditara, non vedono l’ora. Nel nostro piccolo…
Uno striscione sotto il quale ho avuto l’onore di parlare a
Torino c’era scritto “Que viva Askatasuna!”
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