https://www.youtube.com/watch?v=I9k8KAqUwwo
A
integrazione dell’esaustivo articolo pubblicato martedì su L’Antidiplomatico
nella mia rubrica “Attenti al lupo”, questa chiacchierata in un’intervista di
Paolo Arigotti. Vi si cerca di lacerare il velo di Maja che molti tendono sulle
imprese del Fratello Musulmano turco, primo squartatore della Siria, per farlo
passare per abile mediatore e fattore di equilibrio e armonia nella regione.
Una
regione che, nelle ambizione di Erdogan, ferro di lancia della NATO, travalica
il Medioriente e si allarga a due continenti, Asia e Africa, combinando un
subimperialismo ottomano, basato sulla turcofonia nel Caucaso e in Asia
Centrale, con gli obiettivi strategici unipolari di USA-NATO.
Le
ambiguità nel rapporto con Israele, la retorica per assorbire la solidarietà
della società turca con la causa palestinese, una dialettica con lo Stato
sionista che combina concorrenza, convivenza e connivenza.
In
sostanza, uno di cui non c’è minimamente da fidarsi. Segno distintivo della
Fratellanza Musulmana da esattamente un secolo.

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