mercoledì 9 ottobre 2019


Roma-Napoli: tra stelle e bandiere cadute

12 OTTOBRE: LIBERIAMO L’ITALIA


Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! (Dante Alighieri)


Il 12 ottobre a Roma manifestazione nazionale per la liberazione dell’Italia dalla colonizzazione UE, Nato e Usa. Manifestazione che io vorrei definire, con consapevole soddisfazione e alla faccia dei vendipatria, sovranista e populista, due aggettivi qualificativi  la cui radice sta in sovranità e popolo, concetti-principi fondanti della libertà e autodeterminazione di individui, comunità e popoli. E necessariamente detestati dall’establishment globalista perché percepiti, a ragione, agli antipodi del suo progetto di livellamento oligarchico mondiale. La manifestazione è la prima del suo genere e arriva tardi, se pensiamo alle spaventose manomissioni e devastazioni operate sul nostro territorio, sulla nostra storia, sulla nostra identità e, dunque sul futuro dei nostri figli (come su quelli dei popoli sradicati e poi schiavizzati dove conviene al capitale) dal progetto antinazionale, antidemocratico, antiumano, della globalizzazione capitalista travestita da progressismo. Ma, per fortuna, la mobilitazione arriva e io le auguro ogni successo e ne sono partecipe per l’auspicio e la determinazione che esprime nella sua parola d’ordine “Liberiamo l’Italia”: riaffermare sovranità popolare e nazionale, indipendenza, autodeterminazione, uguaglianza e socialismo.

Non sarò presente perché non mi trovo in sintonia con quella parte dell’organizzazione  che ho conosciuto a Roma e nel Lazio e che ritengo spuria, indistinta, con presenze che non corrispondono ai criteri per me essenziali nella lotta per gli obiettivi sopra elencati. Per semplificare: mi sta bene la nazione sovrana, ma non coloro che si fermano lì senza condizionarla a una precisa organizzazione della società in termini di rivoluzione sociale. Sono d’accordo con Fusaro, ma non con le sue frequentazioni di Casa Pound. Apprezzo il lavoro di Maurizio Blondet per smascherare l’inganno della “guerra al terrorismo”, ma dal suo cattolicesimo integralista e dal suo sostrato fascista mi dividono oceani di ripulsa dell’atroce pensiero unico cristiano, cattolico o altro, matrice di ogni infelicità e ingiustizia umana, e di rifiuto del gerarchismo totalitario, fascista o altro.   

Kermesse 5 Stelle: vedi Napoli e muori?


Negli stessi giorni, ho preferito dare un’occhiata alla festa nazionale del Movimento 5 Stelle a Napoli, nel decimo anniversario della sua esistenza e nelle temperie, tra tragiche, grottesche e rivoltanti, della sua metempsicosi. Kermesse che ci presenta un MoVimento che ha subito una metamorfosi del tutto analoga a quella del romanzo di Kafka: da essere umano a scarafaggio, da uomo contrassegnato da nome e cognome, a insetto senza nome, identico a miliardi di altri nella categoria globale degli scarafaggi. Non credo che mi capiterà l’occasione per un’invettiva nei confronti del “capo politico”, responsabile primo di un’operazione che ha i tempi brevi e miopi della scaltrezza e smarrisce completamente i tempi lunghi e lungimiranti dell’intelligenza. Ma, dal momento che non sarebbe il primo incontro con lui, potrò forse formulare una domanda ad Alessandro Di Battista, sempre che presenzi, sortito dalla marginalità in cui certamente gli eventi, probabilmente il volere del “capo” e, magari, lui stesso, lo hanno relegato.

La domanda è semplice: “E ora cosa farai? L’Alessandro Di Battista, o lo scarafaggio anche tu? Ripieghi sul giornalismo e ci regali altri splendidi racconti sulla condizione di uomini e cose nel tempo della dittatura del capitale imperiale e della lotta e sofferenza dei dominati, come hai egregiamente saputo fare dall’America Latina? O fai appello al corpo sano del MoVimento che rifiuta la metamorfosi e si rifà alle ragioni per le quali milioni hanno rotto il sonno ipnotico indotto dai trasformatori di uomini in insetti, si sono incontrati, si sono organizzati (poco), e hanno sfondato la porta del Truman Show? Milioni che oggi rumoreggiano, si agitano, ma sono fermi al turbamento e che potrebbero avere da te, e da molti altri vicini a te, l’innesco, l’indirizzo, la via”.

Ben venga perciò la prima manifestazione nazionale per la lotta di liberazione anticoloniale dell’Italia. Ma ben venga anche la rottura dell’omertà, o la frantumazione di quel T.I.N.A. a 5 Stelle (“Non c’è alternativa”) che passivizza iscritti, elettori, sostenitori, “grillini” veri, rispetto ai taumaturghi fedifraghi, Di Maio e Grillo e i loro giannizzeri da poltrona. L’uno azzerato dall’opportunismo di corto respiro, l’altro dalla fregola del paradosso bizzarro che, a forza di “épater le bourgeois” con focarelli d’artificio verbale, finisce col normalizzare ogni cosa. Fatemi sognare e credere che il presente si salvi e salvi il futuro con l’incontro tra queste due realtà, prospettive, volontà. Tra chi, nel MoVimento, non si rassegna a vedersi ucciso da bambino, come implicito nel meretricio PD-Di Maio-Renzi, e chi ha capito che lo sfondamento del Truman Show sta nell’uscita dal reality UE, Euro, Nato e nel recupero di identità e sovranità. E della Storia.

Senza Storia non c’è storia


Diceva Cicerone: “La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoriamaestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi.” E’ dunque, la Storia, da cancellare per coloro che ci vorrebbero anonimi, acefali, amorali cartacce al vento. Come tanti ragazzi a cui si vorrebbe, in omaggio alla demagogia gretiana, dare il voto a 16 anni, ma che, in stragrande maggioranza, non sanno minimamente da dove vengono e, quindi, non dovrebbero turbarsi eccessivamente per non sapere dove sono e dove vanno, essendo dopati dal cellulare nel cui nulla affondano. E quindi sono proficuamente manipolabili. A scuola la Storia, la Geografia, la Storia dell’arte vanno esalando l’ultimo respiro. Per duemila anni non erano riusciti a far vincere la bibbia su Omero e, per mille, San Tommaso su Aristotele, ma oggi un liceale non sa chi era Garibaldi e perché Mameli scriveva fratelli d’Italia e come gli rispondeva Radetzky e cosa è successo tra Cimabue e Caravaggio. Ripete a manetta l’annuncio di apocalisse di Greta Thunberg e degli speculatori della Green New Economy, ma non conosce la differenza tra governo e parlamento. Che dunque voti.

Per dire che, se si vuole liberare l’Italia, bisogna anche sapere che cosa si sta liberando e da cosa e chi ce l’ha insegnato dai tempi dei tempi. Banalmente: senza radici niente tronco e niente fioritura. Se togli una creatura vivente dal suo contesto, storia, comunità, ambiente, che sia lupo, cammello, rondine, o essere umano, ne fai un apolide perenne. Ne hai reso vane le zanne, la gobba, le ali. Fatelo sapere ai naives che si sono fatti abbindolare dalle Ong della tratta. E ciò per cui si è combattuto per secoli, scrivendo, dipingendo, scolpendo, costruendo, difendendo, versando lacrime e sangue, ciò che già Raffaello, esigendo dai papi devastatori la custodia dei suoi beni storici e naturali, chiamava “Italia”, che spiega perchè ora tocca a noi e come farlo. Altrimenti sembriamo solo dei bambini che invocano la giostra. La canzone di cui vi ho scritto il link onora una donna che ci ha insegnato quello e anche come si conquista la parità di genere.


Qualcuno, forse, si aspettava da me qualche commento sul trapasso di Conte, vero uomo per tutte le stagioni, come Agostino Depetris, funambolo tra destra e sinistra, e sulla bilderberghizzazione dell’ometto svelto di Pomigliano d’Arco. Ma confesso che per ora non me la sento, al solo pensiero di quanto ora dopo ora, giorno dopo giorno, quelli di Di Maio vanno rovesciando nel contrario dell’assunto originale, mi esplode l’orticaria. Su ogni atto compiuto, o da compiere, fanno svettare la demagogia come fosse il vessillo di Napoleone ad Austerlitz. Il taglio di 345 parlamentari come fosse la presa della Bastiglia e non l’ulteriore oligarchizzazione delle istituzioni. L’eliminazione del contante, che confonde la maggioranza anziana della popolazione, ma fa prosperare le banche e la sorveglianza sui dominati, come fosse il trionfo sul criminale evasore. Che sarebbe l’idraulico dei 20 euro e mica i signori Caltagirone (Cementir), Agnelli-Elkann (Fiati, ora FCA), o Berlusconi (Mediaset), che spostano la sede e il pagamento delle tasse (quasi niente) in Olanda e, insieme a delocalizzatori e precarizzatori vari, sottraggono al paese ogni anno sui 18 miliardi, un punto di PIL. Cosa che, avendo ognuno di questi signorotti a disposizione un potente mezzo di comunicazione, al volgo non risulta.

Pochi, ma eunuchi


Con meno commensali a tavola, dice il miniquisling giallo, si fa prima e si spende meno. E i media di cui sopra non vi diranno che, come mi hanno spiegato Sandra e Mario, più perspicaci di me che un po’, al taglio, ci avevo creduto, se calano i rappresentanti rispetto a quanti li eleggono, e non calano le lobby, la scelta dell’elettore si riduce e il potere delle lobby (mafia, palazzinari, massoni, Nato, Monsanto, Soros, UE, clero…. ) cresce. La meta è fare di quello europeo il modello di tutti i parlamenti: un’assemblea di eunuchi, tutti chiacchiere e distintivo, nell’harem dove altri si divertono.

Del resto, a sentire parlare il povero Bonafede di “carcere ai grandi evasori”, il ministro giallo-nero dell’economia, Gualtieri, ha avuto la reazione di Ercole davanti all’Idra. La stessa manifestata dai caritatevoli, umanissimi giudici della Corte Europea dei Diritti Umani, quando hanno deciso che ai boss mafiosi, seppure mai pentiti e mai parlanti, per quanto stragisti e incistati in politica ed economia, vanno concesso i permessi, le libertà provvisorie, i domiciliari e ogni altro strumento che possa permetterne il “recupero morale e la riabilitazione!”. Altro modo per dire: l’operatività. Come farebbero gli Stati capitalisti senza la mafia?


Del resto, avete visto che maggioranza intruppata appresso a quei provvedimenti che, come il, peraltro benemerito, reddito di cittadinanza che aveva “sconfitto la povertà”, inaugurano l’era delle riforme costituzionali (ancora!) ? Il taglio dei propri zebedei l’ha votato tutto l’arco anticostituzionale. Dalla destra sorosiana dei naviganti per grazia Ong, alla destra delle mezze misure di Articolo 1, alla destra papalina e grandoperista del PD, alla destra dalle mani leste renziana, alla destra mafiosona di sappiamo chi, alla destra alla Bava Beccaris di FdI. Stranamente, ma per pura fregola di dare visibilità all’atomo (peraltro di uranio sorosiano anch’esso), ha votato contro l’ultradestra di +Europa.

Bravi e pravi, a seconda

Nel frattempo il mondo va avanti. A forti scossoni. Il manuale di un monaco cistercense scismatico del ‘200, ritrovato nel baule del trisavolo in soffitta, mi indica un criterio semplice semplice per capire chi bravo e chi è pravo nelle contese. Dice che, se i papi o imperatorti plaudono, si tratta di pravi, se deprecano, lamentano, o minimizzano e occultano, abbiamo a che fare con i bravi. E allora ecco un viatico per guardare, senza occhiali mediatici, agli eventi in corso.

Ecuador: un popolo di lavoratori, donne, studenti, indigeni, in rivolta contro un presidente fellone, Lenin(!) Moreno, che s’è venduto il paese (e Assange) agli Usa e all’FMI in cambio di prestiti miliardari e misure che radono al suolo ogni prospettiva di benessere dei tanti. Hanno occupato il parlamento e proclamato “L’Assemblea del Popolo”, il governo è scappato dalla capitale Quito a Guayaquil, seconda città del paese e feudo dei signorotti suoi complici. Era già successo ed è andata bene: presidente Rafael Correa, uno dell’A.L.B.A. bolivariana. Il suo vice, questo Moreno, aveva finto di assecondare l’emancipazione del paese e del suo popolo, di liberarlo dalle manomissioni e devastazioni delle multinazionali del petrolio. Una volta eletto, ha gettato la maschera.  Un auto-regime change.

Quito, Ecuador

http://www.resumenlatinoamericano.org/2019/10/08/ecuador-todas-las-imagenes-de-la-lucha-popular-en-quito-la-policia-de-moreno-tiro-a-matar/
Accadimenti analoghi nella martoriata, da terremoti, dall’ONU e dai Clinton, Haiti, contro un altro presidente ladro e venduto, Moise, installato da Washington. In Grecia, nuove massicce manifestazioni contro il governo che, d’accordo con Tsipras (del quale ancora formicolano alcuni detriti in Italia), ha concesso agli Usa tre nuove basi militari, tra le quali una sul Mar Nero, chiaramente puntata contro la Russia. L’inversione della tradizionale politica estera filorussa e filopalestinese della Grecia era già stata anticipata dagli accordi tra Tsipras e Netaniahu per la completa messa a disposizione del paese alle forze armate israeliane. Per essersi calata ogni indumento davanti a UE e Nato e aver ridotto così la sua gente allo stato naturale della povertà, la Grecia oltre alle basi Usa, che ne fanno obiettivo di guerra, ha anche il privilegio di ospitare più profughi di ogni altro paese europeo. In compenso guai se non sta ai memorandum e al fiscal compact.

Brevi cenni sull’universo

Israele e curdi

Dall’altra parte, tra bravi e pravi, ecco l’angoscioso tumulto anti-Trump dei curdi di Siria, abbandonati da colui del quale si erano fatti mercenari per strappare, con la scusa dell’Isis (sgominato dalle bombe Usa, più che dai combattenti curdi), vasti territori alla Siria abitati da arabi. I meriti per la sconfitta dell’Isis, attribuiti dai fautori della frantumazione della Siria ai combattenti curdi, sono piuttosto delle bombe a tappeto Usa, tese più a distruggere la Siria che a eliminare i jihadisti, ma soprattutto sono al 90% delle forze di Assad. Minacciati dai turchi di Erdogan e non più protetti più dagli ufficiali pagatori e armieri americani, i curdi gridano al tradimento e finiscono addirittura a chiedere soccorso al governo di Damasco, dopo averne cacciato di casa i cittadini nelle zone occupate abusivamente, con una pulizia etnica applaudita da sauditi e israeliani. Al netto dei curdi onesti, di cui non si ha notizia, ma che sicuramente esistono, questi fottitori fottuti, celebrati dai conniventi come femministi, democratici, ecologisti, federalisti e dunque santi, sono quanto di peggio è stato fatto scaturire in Medioriente dall’interessamento occidentale.

Comunque, tutta l’operazione ha per obiettivo quello di garantire a Erdogan il famigerato cuscinetto di 30 km all’interno della Siria, dal quale avere mano libera soprattutto per rilanciare, quando del caso, i suoi miliziani Isis e Al Qaida contro la Siria. Infatti il ritiro Usa si limita per ora ai pochi militari presenti in quella striscia, e lo sbattimento di sciabole di Erdogan cesserà una volta guadagnato il controllo di questa “zona di sicurezza”. Gli “aita aita!” dei valorosi curdi non sono che fuffa. La strategia dei triplici squartatori della Siria, Usa, turchi e curdi, con a fianco Israele, Nato e petromonarchi, non ne subirà riflessi negativi. Si tratta soltanto di dividersi le porzioni, a seconda dei rapporti di forza.

 Iraq: Unità di Mobilitazione Popolare

In Iraq, sollevazione contro il governo nel Sud del paese, dopo che il premier Abdel Mahdi aveva denunciato Israele per i bombardamenti effettuati in giorni recenti e le Unità di Mobilitazione Popolare, decisive nella sconfitta dell’Isis e nella liberazione di Mosul, avevano chiesto la fine dell’occupazione Usa e si erano schierati in appoggio alle forze governative siriane. Sostanzialmente la grande vendetta Usa-Nato, tramite insurrezione colorata, per la sconfitta inflitta agli ascari Isis, quasi simultanea anche in Sudan e Algeria, finalizzata a regime change che riordinino la regione del petrolio. Di quel petrolio che, con Greta, si giura di voler abolire.


Regime change a Washington
Così anche per quanto concerne gli sconquassi a Washington. Lì un autentico golpe dello Stato Profondo Usa, guidato dall’Intelligence, con cui i Democratici nostalgici della Gorgone Hillary, dopo il gigantesco flop del Russiagate, e ora l’altrettanto fasullo Ucrainagate, stanno facendo pagare all’uomo dalla cotenna arancione i suoi tentativi di abboccarsi con russi e nordcoreani e i suoi reiterati tentativi di ritirare truppe Usa qua e là. Non per nulla Stefano Feltri, del Fatto Quotidiano e di Bilderberg, avalla una congiura di Trump contro Biden, candidato democratico alla presidenza, già di suo parecchio rincoglionito, per occultare lo scandalo vero.

Quello grazie al quale, dopochè i Democratici di Obama e Hillary Clinton avevano allestito il colpo di Stato a Maidan, con relative vittime, e le multinazionali Usa avevano saccheggiato il paese come la Russia sotto Eltsin, il sodale Biden aveva piazzato il figlio Hunter nel CDA dell’ucraina Burisma Holdings, malfamatissima società del gas. Hunter, non sapendo una cippa di gas,non appariva mai, ma prendeva 50.000 dollari al mese. Per cui fu indagato, insieme a tutta la direzione, da un temerario procuratore, Victor Shokin. Che fece allora papà Biden? Minacciò di non far arrivare a Kiev i miliardi di aiuti stanziati se il presidente, Poroshenko, non avesse cacciato Shokin e posto fine alla seccatura.

Ve l’hanno raccontato questo i giornali e gli schermi? Non ve l’hanno raccontato, ma vi hanno sbaragliato i neuroni con la fola che Conte e Trump hanno collaborato a fare del male a Biden. Semplicemente  perché un ministro statunitense è venuto qui per accertarsi di quali mene fossero complici i servizi italiani. Roba che, dal 1945, non c’è governo Usa che non l’abbia fatta.  Perché se è vero che peggio di Trump ci sono solo gli anti-Trump, e peggio di Salvini ci sono solo gli anti-Salvini, peggio dei nostri editori e redattori non c’è proprio niente.

Piccoli, miseri cenni dell’universo. Valutate voi. Basta che i vostri voti, per essere giusti, siano il contrario di quelli dei media.

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