lunedì 21 giugno 2021

Non ci salveremo nè con dio, nè da soli --- TOCCA AGLI ANIMALI

  


https://youtu.be/i_s9CYSisT4 

https://comedonchisciotte.org/sancho-20-fulvio-grimaldi-antropocene-luomo-segnera-la-sua-fine/ 

Questo è il link all’ultima puntata di “Sancho”, rubrica di “comedonchisciotte” che si pensa riprenderà dopo l’estate.

Puntata anomala, parrebbe, dato che esce di chilometri dal seminato nostro solito e finisce in un altro mondo. Un mondo grande, meraviglioso, decisamente fuori e alternativo rispetto a quello che ci stanno prospettando e provano a costruirci attorno a forza di cemento armato e colla cerebrale.

Ma puntata, a mio avviso, tutt’altro che anomala, tutt’altro che “altra” rispetto a quel seminato di informazione libera, incondizionata da dogmi, diktat, interessi più o meno chiari e, perciò, ostinatamente contraria all’esistente e prevalente.

Danza macabra per il day after



L’anti-mondo, l’anti-Terra, l’anti-umano che una manica di mediocri psicopatici, inevitabile – sembra – scoria del genere umano, hanno progettato e ora pensano sia arrivato il tempo per realizzarli, non ha ancora incontrato un valido ed efficace antidoto all’interno della nostra specie. Il lavorìo di lunghissima lena e di improvvisa travolgente accelerazione, grazie ai nuovi strumenti killer della tecno-farma-finanzocrazia, è riuscito a pervertire in propaganda truffaldina ogni forma di comunicazione mediatica, pubblicitaria, accademica, religiosa e spettacolare. Conta di essere avviato al trionfo. Il traguardo prossimo è la nostra riduzione numerica e qualitativa, tale da assicurare a questo spurgo degenerato dell’evoluzione conforti e domini assoluti e totalitari. Almeno per quel poco che rimane di un pianeta in tal modo manomesso e violentato.

 Perché “Sancho” ha scelto, per la sua sospensione stagionale, gli animali? Quella parte della vita che tuttavia ancora ci circonda e, spesso, ci circonfonde e penetra, per quanti olocausti, diniego di spazio, sterminii, estinzioni, inenarrabili sofferenze, umiliazioni, disconoscimenti gli sia stata inflitta nei secoli e millenni e mai come nei tempi della nostra vita presente.

Le violenze, gli stupri di corpo e psiche, i dolori, le frustrazioni, le stragi, spesso solo frutto di piaceri assassini, al di là di ogni necessità, negli inevitabili scambi di morte per vita tra le specie, tutti peraltro unidirezionali a favore dell’uomo, non sono riusciti a togliere agli animali ciò che hanno strappato all’umano: libertà dello spirito (inteso come anima: intelletto e sentimento), dignità, autodeterminazione (nella misura in cui non hanno prevalso i ceppi, le gabbie, il carcere fatto passare per bioparco, la ferocia dei laboratori, degli allevamenti e dei macelli), della caccia per il solo gusto della morte inflitta..



 

Bassotto, l’orizzontalità nel surreale

Il bassotto è una creatura surreale, futurista, dada, tra fantasia e funzionalità. E’ assurdamente lungo e assurdamente basso. Ma per acchiappare la lepre, o la volpe, nella sua tana, non ce n’è per nessuno quando vi penetra il bassotto. E, quando in squadra, non ce n’è neanche per il cinghiale, o l’orso. La presa arriva da sotto, sul vulnerabile. Non per nulla, uno dei più grandi futuristi, Giacomo Balla, ne ha tratto un capolavoro. 

Parto da Lumpi, bassotto tedesco fulvo di tre mesi, incontrato semiselvatico nella foresta germanica che vide la disfatta del console Varo per mano di Arminio. Era il 1945 e la fine di quel mondo sotto le bombe e le conseguenti macerie. Non ce n’era abbastanza per noi, da mangiare, ma per Lumpi noi tre ci si faceva in quattro, oltre al fatto che spesso lui s’arrangiava da solo tra lucertole, faine e uova di fagiano. Qualche preda ce la portava integra, non capivamo se per orgoglio, o per nutrirci. Condividemmo tutto, bombe, corse, fughe, latrati contro il nemico annunciato dalle sirene e poi dai rombi e gli schianti, paure, pianti, la zuppa alle stazioni ferroviarie negli spostamenti e nelle fughe.

Gli stolti, quelli della veduta della società in verticale, dicono del cane con sprezzo: è un servo, ama il padrone, anche se costui lo trascura o maltratta. E’ gente che oggi ama Draghi e ieri il Duce. Non sanno che quello del cane è un ordine sociale che preserva la specie e che l’amore può valere anche per quel poco in te che mi considera e fa parte di un concerto di vita. Eppoi, non è vero che il cane non si ribella. Te la fa pagare e come. Pensate a Melampo, cane in Pinocchio, ma anche primo cucciolo umano. Basta un’occhiata di Ernesto, quando ho sbagliato, per farmi arricciare lo stomaco.

 


 Costi quel che costi

Ci insegnò l’amore, costi quel che costi, senza ricompensa, quello vero, assoluto. Era drasticamente maschio, con quella sensibilità e tenerezza che si dice femminile: l’ideale del genere. Se qualcuno, lassù, mi sfotteva perché italiano, connazionale di Badoglio “traditore”, gli si avventava contro. La qualifica parentale? Fratello, figlio, a volte padre, a volte zio. Sempre compagno, amico. Più Castore e Polluce, che Argo e Ulisse.

Rambo, il capitan Fracassa, l’istrione, l’indomabile, me l’ha ammazzato a calci il medioevo. Il tempo di coloro che ancora obbedivano al comandamento di soggiogare ciò che vola, nuota e striscia sulla Terra. Non si sono mai estinti, ahinoi, ahiloro. E oggi, oltrechè squartare, scuoiare, soffocare in gabbia, sperimentare iniettando, sparare, intrappolare, ferire, perseguitare, bombardare, diffamare, affamare (le sanzioni a mezzo mondo risparmiano forse i viventi non umani?), incatenare, lasciare preda di malattie fabbricate, hanno spalancato alla nuova civiltà. Quella in cui gli altri, umani qualsiasi e animali qualsiasi non ci sono proprio. Non esistono perché non se ne tiene conto. Che spazio, che ruolo può avere una creatura teleconosciuta? L’antropocentrismo giudaico-cristiano è arrivato al delirio di vedere solo se stesso. All’ego-parossismo tra gli attori, ma con ricadute tossiche sugli spettatori e inservienti.

Satana, o l’ignoranza

 Mai sentito il papa dire, proclamare, raccomandare, ordinare, benedire, maledire in merito agli stramiliardi di creature che popolano il pianeta e dei loro diritti, sofferenze, guerre tutte subite? E’ troppo occupato a sottolinearci la moralità del vaccino. Gli animali hanno il torto di sapere che sono creatori di se stessi e padroni del proprio destino. Non devono niente a nessuno. Non temono punizioni, nè si aspettano indulgenze e premi. Niente paure o speranze di retribuzione da parte di un creatore-padrone. Esseri, persone, magari garanti della vita, ma solo su questa Terra. Non interessano. Neanche pagano l’8x1000 e non hanno mai nulla da confessare.  San Francesco è rimasto solo, a fare da foglia di fico.

La setta dei veri satanisti, intendendo per Satana, non il soggettone della bibbia col quale hanno voluto screditare il grande Pan, ma il vero male assoluto. Non l’anticristo, ma l’anti-uomo/donna/animale/vita. Non le macchiette pippaiole incappucciate che punzecchiano l’ostia e rovesciano la croce, ma quelli che allestiscono banchetti globali di carne e spirito umani, sull’Olimpo di Davos e anche, più su, invisibili dietro le nuvole. 

Animali? Non pervenuti



Il Covid non riguarda la volpe, il gabbiano, il merluzzo, la farfalla, la mucca, il cane. E neanche il tiglio, o l’abete. Questi riescono anche a scamparla dal vaccino metamorfico. A loro pensa un’altra forma di sterminio: lo sradicamento dalla nostra scienza e coscienza, dalla nostra vicinanza e parentalità. Non ce ne vestiremo, non li mangeremo neanche più, magari, come un tempo, dopo una vita serena e naturale. Non li considereremo proprio. La nostra casa non ha porte da cui si esce ed entra, non ha finestre da dove escono sguardi ed entrano immagini. Bill Gates ci apparecchia la tavola, il fornitore è Monsanto/Bayer. Ciò che è sopravvissuto, stentando, soffrendo, resistendo allo schiacciamento contro il muro, tipo Palestina (*), per riduzione di habitat, o per acqua, aria, suolo, alimenti avvelenati, scompare nell’inconsapevolezza. Se un adolescente di oggi conosce il nome dell’animale che fa le uova, è già molto.

(*) Com’è che si parla sempre di “Muro di Berlino”, eretto per impedire ciò che ancora si pratica nei paesi da distruggere e dei governi da sostituire, e nulla è detto mai sul muro più alto e lungo del mondo, costruito per prendere la terra a un popolo e poi togliere dalla vista il suo annientamento?

 


Questi delinquenti, spaventosamente minus habentes, stanno a una tavola, con le loro bistecche chimiche e i loro cavoli sintetici. Tavola che manca di gambe. Tenuta su da rotoli di giornali, sospesa da antenne. La biodiversità era il tessuto del cosmo vivo. Ci predavamo reciprocamente da vivi, poi, garantendoci a vicenda più vita, solo da morti. Lo scambio, l’equilibrio è durato milioni di anni. 

Oggi la biodiversità si riduce al dispositivo elettronico. Ernesto bassotto tiene sospesa nell’incertezza la coda a vedere persone di cui, dietro la mascherina, non individua espressione e, dalle mani igienizzate, non percepisce odore. Alexia che parla senza sangue tra i chip gli fa senso. Alexia cui ordini di ammazzare la zanzara e ricordarti il verso del fringuello. Sugli schermi scorrono ombre di altre vite. Curiosità della matrix. Paiono pitture rupestri di evi scomparsi. Ma ad Alexia puoi anche ordinare un film. Magari di quelli che ti rassicurano di essere, tu umano civilizzato, il migliore, minacciato dai peggiori. Quando abbiamo tentato di recuperare un po’ della famigliarità con i nostri coinquilini, ecologismo, animalismo, ci hanno pensato quelli tipo Spielberg a rimetterci in riga contro la natura. Ricordate “Lo Squalo” e tanti affini?

A dirla tutta, quanto a sapere di animali, siamo trogloditi, I monoteismi ci hanno separato per millenni. L’era delle creature antropomorfe, trionfo della parentela e della mescolanza, delle ninfe, dei fauni, dei centauri perfino del Minotauro, non ci ha lasciato memoria. Va recuperata. Il divino, l’eterno, la salvezza stanno lì. Il mio vicario in Terra è Ernesto.

 


Intelligere

Gli animali hanno un’intelligenza analoga e diversa. Per l’armonia del sistema e adattamento ai mutamenti, nettamente “superiore”. Che è quella di saper vivere, collaborare, selezionarsi, difendersi, preservare l’ambiente, l’ecologia (scienza della casa), riprodursi sessualmente in coppia e, in certi casi, anche da soli (batteri, unicellulari, amebe). E i cani, come i lupi, sono esseri sociali, vivono e si regolano in branco. Hanno avuto l’intelligenza e la generosità di permetterci di sostituirci, noi famiglia, al loro branco. Sanno che è la comunità a garantirne il benessere, la felicità, la continuità, come compito primordiale e ultimo di ogni vivente.  Vengono amati dai giusti e maltrattati dagli ingiusti proprio per questo. Come il mio irriducibile bassotto Rambo, prima minacciato da cacciatori, poi ucciso da pastori. 

Quelli di Davos, quelli che hanno espropriato un Olimpo dal quale ci discendeva l’insegnamento del divino in ogni cosai, i GKC (Grandi Killer Cretini) promuovono il contrario di questo. Non sono esseri senzienti, come lo siamo noi, al pari degli animali. Non sanno di amore in primis, da cui si diffondono rispetto, ammirazione, risentimento, offesa, gratitudine, gioco, recitazione, broncio, odio, attesa, fiducia, diffidenza, curiosità. 

Come il capriolo che spunta tra i pini, per allargarti gli occhi addosso. L’orsa che, per la libertà, supera quattro metri di reticolato elettrificato, lo scimpanzè che ti inchioda sulla domanda da dietro le sbarre, il gatto che ti si attorciglia sulle caviglie, il picchio percussore nell’orchestra del bosco. E il bassotto Ernesto, inflessibile scadenzario dei suoi e miei giorni e ordini del giorno. La creatura che ci insegna che il bello sta nel sociale, che è basso e lungo. Il bassotto gli altotti li prende dal basso.



 


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