martedì 5 luglio 2011

TERRORISTI, VIOLENTI, EVERSIVI, STRAGISTI, DITTATORI, ABUSATORI DI DONNE: il lessico funzionale all'11/9, dove il bue dà del cornuto all’asino



From: LIBERTA' PER I TRE LIBICI
Sent: Thursday, June 30, 2011 9:52 PM
To: LIBERTA' PER I TRE LIBICI
Subject: COMUNICATO SULLA CONFERENZA STAMPA PER I TRE LIBICI
le nuove crociate
Scritto da Comitato per la libertà dei 3 patrioti libici
Venerdì 24 Giugno 2011 14:59
Il Comitato per la libertà dei 3 patrioti libici ringrazia tutti coloro che hanno espresso solidarietà ai tre libici, arrestati ingiustamente, firmando l’appello da noi promosso. Il tribunale del riesame sta ancora decidendo sulle sorti di Nuri, ma noi non abbiamo dubbi che la richiesta di scarcerazione verrà rigettata. La battaglia sarà lunga e dura. Intanto stiamo inoltrando richiesta per poter far visita a Nuri in carcere, pur consapevoli che si opporranno a tale iniziativa.
Qui sotto incolliamo il comunicato che abbiamo scritto subito dopo la conferenza stampa del 27 giugno alla presenza del legale di Nuri.
Vi terremo informati.
.combattenti libiche


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In coda troverete l’annuncio dei compagni Usa per una manifestazione davanti alla Casa Bianca del 9 luglio. Tanto per farci vergognare un po’ della nostra inettitudine. Poi un comunicato stampa e un appello che tutti dovremmo indirizzare alle ambasciate dei paesi del Consiglio di Sicurezza che non partecipano all’aggressione alla Libia.


100 GIORNI DI ASSALTO DELLA LIBIA DA PARTE DELLE PIU’ GRANDI POTENZE MILITARI DEL MONDO E DI MERCENARI SUSSIDIARI, SCONFITTI AD OGNI PASSO, CONTRO UN PAESE PRIVATO DAI BOMBARDAMENTI DI PRATICAMENTE TUTTE LE SUE CAPACITA’ DI DIFESA, CON UN POPOLO MASSACRATO MA IN PIEDI E UNITO CONTRO I MOSTRI, CON UN LEADER PIU’ FORTE E PIU’ AMATO CHE MAI. VIVA LA LIBIA, TRINCEA DELL’UMANITA’.


Avanguardie della dittatura, avanguardie della liberazione
Vent’anni di assalti alla Val di Susa per fottere quella popolazione e devastare quel territorio con l’opera più cretina e delittuosa concepita dopo Ponte di Messina, Gasparri. McDonald’s e Disneyland. Rende 20 miliardi (poi sicuramente raddoppiati) ai farabutti delle imprese, come ovunque in buona parte mafiose e dunque care al governo, e inonda di inquinamenti tossici e acustici la valle, deturpandola per sempre, alla faccia della ferrovia già esistente e che trasporta al 30% della sua capacità, visto che si tratta di corridoio idiota che non interessa nessuno perché tutto viaggia da Marsiglia, Genova, Trieste, da sud a nord. Con in ballo 20 miliardi e più per i soliti noti, era conseguenza logica che le prodezze spacca-crani e avvelena-polmoni dei guardioni dei bucaioli alla Lunardi venissero esaltate e ne venisse richiesta l’accentuazione (manca ancora il morto) dal violatore della Costituzione per eccellenza. Uno che va in deliquio per le bombe su Tripoli e le stragi di civili in Afghanistan, fatto com’è non può non eccitarsi ancora di più se i suoi sbirri massacrano “terroristi” connazionali. Napolitano, incitando alla repressione, ha denunciato “gruppi addestrati alla violenza eversiva”. No, non parlava degli energumeni in divisa che pestano sistematicamente chiunque sollevi il capo dalle sue macerie, sociali o materiali, né dei mandanti che a far macerie si divertono e ci guadagnano, né parlava di quei garanti della nostra sicurezza che ogni due per tre ammazzano di botte chi trovano al buio sul marciapiedi. Era la copia di Sarkozy quando lanciava mercenari e missili sulla gente di Libia “per fermare Gheddafi che massacra il proprio popolo”.Questa è l’Europa unita. Unita come fra loro le ‘ndrine. Dal nastrino sul Borsalino anni’30 del presidente, pci-ista di Washington, è poi spuntato il blackissimo bloc Maroni che, con nell’occhiello il grey-bloc Bersani e al naso il rosa-bloc Vendola, con il solito esprit de finesse dei suoi cavernicoli, si è promosso magistrato e ha formulato l’accusa di “tentato omicidio” ai lanciapietre. Bè, che c’è da stupirsi? Detto da uno della gang che vuole sparare su chi fugge dalle proprie bombe, che sogna di scendere dalla Val Brembana con gli schioppi, che fa picchiare qualsiasi capannello di irritati, fossero anche pensionati, donne o terremotati, la cosa ha una sua stringente logica.

Sugli scontri in Val di Susa abbiamo subito lo stesso rovesciamento della verità, da proprio tutti, che in questi mesi di ignavia ci ha paralizzato rispetto all’onere e all’onore di batterci per la Libia e per Gheddafi. Cinquantamila hanno marciato per salvare valle e vite contro una mandria di tirannosauri sopravvissuti al giurassico. Sono, al pari dei libici, l’avanguardia della civiltà e della difesa della Terra, lavorano in magnifica sinergia tra famiglie in corteo e attivisti della risposta al terrorismo di Stato. Si trovano affiancati ai primatisti, nel nuovo secolo, della resistenza che decide di diventare controffensiva: il popolo di piazza Syntagma ad Atene, i sindacati greci all’11° sciopero generale, i ragazzi che ritengono criminogeno non rispondere agli ascari in uniforme. In Grecia, pari alla nostra vergogna cosmica bersanian-vendoliana c’è solo il KKE degli ultraortodossi eurostalinisti, arcignamente e taffazzisticamente isolati in una piazzetta diversa, col naso arricciato a coda di maiale sul disdegno dei “violenti” e “provocatori” che non ritengono giusto subire mazzate e gas venefico senza difendersi.. Credo che i ragazzi di Val di Susa e quelli di Syntagma siano compagni e fratelli di quelli di Piazza Tahrir al Cairo, a Baghdad, a Tunisi, di Piazza della Perla in Bahrein, di Piazza Tahrir in Yemen, di Piazza Verde a Tripoli. Sai quanto gliene sarebbe fregato a Mubaraq o Ben Ali di qualche corteo con sound system, ballerini, tamburini, in pacifico snodamento per la città. Sai quanta attenzione gli avrebbe dato quel moloch che è l’opinione pubblica nutrita a hamburger mediatici.

Resta la stupefacente quanto paranoide contraddizione di chi esulta sui fiori della primavera araba che agli sgherri del tiranno rispondono con mazze e sassi e poi incita mubaraqamente a spezzare le reni a chi fa le stesse cose, con le stesse buone ragioni, contro la tirannide nazionale. Chiamasi “onestà intellettuale” e vede le destre, Pd, PDL, le “sinistre”, SEL, IDV, e detriti centristi uniti nella sua pratica. E’ la stessa che a codesti fa fare le prefiche sui supposti 180 agenti feriti e applaudire su quei quattro “black bloc” giustamente malmenati. Roba da niente: un 19enne con traumi gravissimi grazie al candelotto sparatogli in petto, un ecologista con traumi lacero-contusi alla testa, il setto nasale e una mano fratturati, un attivista in ospedale per le botte ricevuti, tutti i fermati bastonati…

Prove tecniche di dittatura, osserva Grillo e per stavolta ha ragione. Altro che Gheddafi o Assad. A proposito del quale ultimo, vince il Pulitzer del giornalismo da lupanare tale Miriam Giannantina, cui il “quotidiano comunista” elargisce gli stessi spazi di intossicazione Cia che aveva offerto al famigerato Stefano Liberti da Bengasi e Misurata, dove tutto vedeva salvo le ragazze stuprate e uccise dai ribelli.. Davanti a questa trombettina dei necrofori Nato, impallidisce perfino Lucia Goracci del TG3. La summa di tutto questo è, cari ragazzi, che nulla fa paura al potere quanto la capacità di risposta di masse che così diventano coscienti delle proprie capacità politiche e fisiche. Gridavano quelli della resistenza antigolpista in Honduras: “Nos tienen miedo, por que no tenemos miedo”, hanno paura di noi perché non abbiamo paura di loro.

Vorrei trarre da quanto sopra un’analisina d’accatto di quanto stanno facendo alla Grecia e agli altri paesi da strizzare e buttare. Tutti, altalenando sull’ossimoro “crescita-tagli”, ululano per la crescita. Ma fanno finta. Sanno benissimo che in una Terra dalle risorse sovraconsumate e della capacità di sopportazione esaurite, una qualche crescita la si fa solo a debito altrui, come dire stringendo il cappio al collo delle nazioni in eccesso. Nessuna crescita da tasche svuotate nel nome della crescita. Ci spogliano e schiavizzano a poco a poco facendoci credere che è indispensabile per la crescita e per un futuro radioso, proprio come il “sol dell’avvenire” in salsa togliattian-berlingueriana. Sanno che anche per loro il pianeta sta decretando il redde rationem, e che quindi la crescita, la LORO crescita, l’estrema crescita del capitalismo, si realizza solo torcendo lo straccio umano fino all’ultima stilla. Gli basterà per un paio di generazioni. Eppoi si parla di violenza dei ragazzi di Syntagma, di Val di Susa, o di Tripoli!
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Parla Muammar
Alcune frasi del discorso di Muammar Gheddafi il 1.luglio a Piazza Verde, Tripoli, davanti a oltre un milione di patrioti, dopo 100 giorni di bombardamenti, 20mila incursioni Nato e 20mila vittime (proporzionalmente in Italia i manifestanti sarebbero 12 milioni. Mai si è vista un assembramento di ribelli a Bengasi che superasse le poche migliaia di manifestanti, tanto per capire chi e cosa rappresenta il popolo libico).

"Guardate questa folla, i bambini, le donne. Queste persone non sono qui perché glie l’ho ordinato io. Sono qui di loro libera volontà. In questa guerra non affrontate me, affrontate queste masse. Io non sono niente. Se volete la pace con la Libia, rivolgetevi alle masse. Qualsiasi cosa vogliate, trattate con le masse. Il regime non è un regime gheddafiano, è un regime libico…. Il popolo libico è capace, un giorno, di portare lo scontro in Europa e nel Mediterraneo. Potrebbe attaccare le vostre case, i vostri uffici, le vostre famiglie che potrebbero diventare obiettivi militari legittimi poiché voi avete fatto dei nostri uffici, delle nostre sedi, delle nostre case e dei nostri bambini obiettivi militari che definite legittimi. Perciò vi consigliamo di ritornare sui vostri passi prima di rischiare una catastrofe… Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy e David Cameron, vi consiglio di fermare la vostra campagna e di non farvi guidare da un pugno di rinnegati a Bengasi, di ritirarvi perché non avete alcuna possibilità di sconfiggere questo valoroso popolo, di ascoltare il popolo libico che vuole la pace… Quanto a me, non lascerò mai questo paese. Moriremo per la Libia". Ineccepibile no?


Vermi nel letamaio
Chi potrebbe dargli torto se domani, come immagina l’ottimo Dinucci sul “manifesto” (uno dei pochi che non ti fanno avvolgere in quel giornale il pesce fin dal primo mattino), dopochè il Consiglio di Sicurezza abbia ordinato una no-fly-zone sull’Italia governata dalla criminalità organizzata, cacciabombardieri dell’Unione Africana bombardassero il Quirinale, Palazzo Chigi e un po’ di scuole, ospedali e civili sparsi per il paese? Specie se il Tribunale Penale Internazionale, dopo aver condannato all’ergastolo il procuratore corrotto e falsario Moreno Ocampo, emanasse un mandato di cattura nei confronti di Berlusconi, Bersani, La Russa, Frattini e co. per crimini di guerra e contro l’umanità? Vorremmo che a raccontarcelo fosse quella embedded da salmerie del TG3, Lucia Goracci, a riscatto delle sue infamie da Tripoli, quando, per esempio, davanti a un oceano di famiglie che s’impegnano per il loro leader e per la resistenza, rigurgita il “sospetto che siano pagati” (classico transfert) e si riferisce a Gheddafi come all’ “uomo di Lockerbie”, rilanciando viperinamente il veleno dell’accusa, falsa e smantellata dagli stessi giudici, della paternità libica di quell’attentato. Va registrata invece come il segno della persistente opera di Gheddafi per l’unità, l’indipendenza e la dignità dell’Africa, il rifiuto dell’Unione Africana di accettare il provvedimento del venduto dell’Aja. E questo a dispetto della presenza nell’Unione di quinte colonne occidentali come Etiopia, Nigeria, Uganda, Kenya, Marocco e altre. L'egemonia la esercita l'anticolonialismo. Se sommiamo il miliardo di africani alle popolazioni di Russia, Cina, dei BRICS, che tutte si sono espresse contro l’aggressione e i suoi crimini, abbiamo tre quarti dell’umanità che si oppone al golem imperialista.


L'altro scoglio:Siria-Libano
Restando in ambito arabo, ecco arrivata la seconda mossa contro la Siria antimperialista e antisionista, dopo l’intervento dei mercenari della quadruplice Usa-Israele-Arabia Saudita-Fratelli Musulmani: l’altro tribunale fantoccio di USraele, quello per il Libano, smascherato da prove e testimoni nella sua accusa a Damasco per l’assassinio nel 2005 dell’ex-premier Rafiq Hariri, ha ripiegato ora sugli alleati della Siria in Libano, Hezbollah. Coprendosi di ridicolo nel tentare di occultare le evidenti responsabilità del Mossad in quella classica provocazione USraeliana, quest’altra corte, basata anch’essa nella belligerante Olanda, ha chiesto l’incriminazione di quattro esponenti di Hezbollah. Un tentativo di rimontare la china mettendo in difficoltà la nuova maggioranza nazionalista, poichè a Beirut era caduto il governo del rampollo di Hariri, Saad, un detrito della destra alle dipendenze dei sauditi che in questi giorni ha dato il suo contributo all’infiltrazione in Siria di mercenari integralisti. Lo hanno ribadito in Siria le confessioni di numerosi di questi che facevano cecchinaggio contro la folla e contro le forze di sicurezza. Ricordate i 120 poliziotti trucidati e gettati in fosse comuni al confine con la Turchia, di cui altri mercenari alla Goracci blateravano come di soldati uccisi dai propri ufficiali perché si sarebbero rifiutati di sparare sui manifestanti anti-Assad? Anche qui, come a Tripoli, la risposta è venuta da quel milione e mezzo di persone che, l’altro venerdì, hanno ridicolizzato le adunate degli oppositori, manifestando per Assad e contro USraele a Damasco. Ne avete visto qualche immagine sui vostri schermi? Magari sì, ma fatte passare, come è stato svelato ripetutamente, per dimostrazioni dell’opposizione democratica.

Un interrogativo paralizzante è come mai questi augusti consessi giudiziari, compreso l’archetipo sulla Jugoslavia che oggi se la deve vedere con la dignità dell’innocente Mladic, si siano lasciati sfuggire tra le dita il sangue e le ossa frantumate in giro per il mondo da democratofori come D’Alema, Bush, Reagan, Condoleezza Rice, Clinton, Madeleine Albright, Hillary, il satrapo stragista del Bahrein, il delinquente kosovaro Thaci, i fantocci imperiali narcotrafficanti, ogni singolo dirigente nazisionista dal ’48 in qua e via via tanti altri. Ha fatto la fine del tesoro di Dongo la documentazione diffusa dal Centro per le Ricerche sulla Globalizzazione (Center for Research on Globalisation, CRG), il più autorevole istituto del genere, che denuncia l’impiego di uranio nei bombardamenti Nato sulla Libia e lo definisce “crimine di guerra”. Come altri crimini di guerra denunciati sono i bombardamenti su scuole, ospedali e case che hanno provocato migliaia di vittime. Afferma il CRG che, oltre a costituire crimini di guerra, l’aggressione travalica e viola radicalmente le risoluzioni ONU che avevano limitato l’intervento alla zona di non sorvolo. Tutto deja vue, in Serbia, Afghanistan, Iraq, Gaza, probabilmente Yemen e Somalia, due delle sei guerre di Obama. E’ cinismo psicopatico quello che consente alle coscienze cristiane di ridurre milioni di persone – comprese le proprie, nel ruolo di invasori e occupanti – a pene, orrori fisici, morte perpetua nei millenni. E noialtri ci aggiriamo nell’iperuranio della sinistra e assistiamo a questa apocalisse senza fiatare.


Democrazia! Democrazia!
A questo proposito risulta davvero grottesco come da noi, che da vent’anni facciamo i mercenari, degli Usa per le guerre a popoli liberi e innocenti, e del capitale di rapina per le macellerie sociali su folle inebetite da elezioni fasulle e da decerebrazioni culturali, si insista a cianciare di “democrazie da instaurare”. Noi gente delle crociate, degli imperi cannibali, delle inquisizioni, dei macelli bellici dei nostri stessi popoli per i profitti delle élites, dei saccheggi e stermini coloniali, di Abu Ghraib, Guantanamo e CIE, delle devastazioni sociali ed economiche, delle leggi porcata, dell’olocausto libico per mano fascista, della prostituzione di Cgil, Cisl, Uil, insomma delle dittature prima monarchiche e poi borghesi, abbiamo la faccia come il culo di un diarreico a parlare di democrazia da far fiorire. Ognuna dei paesi che abbiamo disintegrato aveva un ordine sociale più giusto e più partecipato del nostro. Ci vantiamo di essere pluralisti e dialettici, altro che Gheddafi o Assad che stanno lì solo da qualche decennio, perché da due secoli, senza soluzione di continuità, ci facciamo spolpare e rintronare da sanguisughe, alternative tra loro quanto lo è l’acido solforico al vetriolo. Cambiano i cappucci, ma cosca e sagrestia sono le stesse e sono perenni. Pensate ad Andreotti, condannato per mafia. Pensate a chi ci sgoverna, da dove e come viene


L’acqua svendoluta
E, a proposito, mi viene in mente il solito Svendola, quello dalla faccia di pongo e dalla lingua bifida come un cobra. Mentre, di solito, noi con l’acqua ci liberiamo delle impurità, quello dall’acqua si è visto portare via il trucco, rossetto compreso. Nel primo mandato, oltre a governare una cosca di ladroni della sanità e dei postriboli, aveva privatizzato l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, preferendo azionisti speculatori sulla sete a Riccardo Petrella, il più stimato esperto di acqua-bene comune del paese. Poi, sotto la pressione popolare di una sussultante primavera italiana, si era rassegnato a fare una legge regionale per la ripubblicizzazione. Ma l’ha tenuta nel cassetto per oltre un anno, forse sperando che il vento cambiasse. E tuttora, nonostante l’uragano referendario, questo Qui pro quo traccheggia. Anzi, facendo incazzare l’intero movimento (ma è un bene perchè così esce fuori il ghigno appeso all’orecchino), insiste perché i cannibali privati delle multinazionali conservino il ladrocinio del 7% del profitto dalla gestione del sistema idrico. Robaccia che il secondo quesito referendario ha abolito. E c’è chi si stupisce, quando da tempo avrebbe dovuto vedere spuntare da quella fuffa pugliese alla Carolina Invernizzi i quattro inceneritori promessi alla compagna Marcegaglia, le piattaforme petrolifere al largo, i 120 milioni di euro della sanità al S. Raffaele del pescecane dell’acquario di papi, Don Verzé, i missili all’uranio degli elogi a Israele e al distruttore dello Stato italiano, Mario Draghi. E tanti altri sconci. Poteva mancare, Vendola, nel coro dei ringhianti contro “i violenti eversori” della Val di Susa? No, non poteva.

Quanto all’acqua, serve sempre qualche confronto con il mondo dei selvaggi. Dall’altro lato del Mediterraneo abbiamo le condizioni di sei milioni di persone sottoposte al quarantennale giogo disumano del pazzo criminale di Libia. Quello che, in pochi anni, aveva sollevato il paese quanto il colonizzatore italiano l’aveva sprofondato in trenta. Grazie a quella che i tecnici internazionali definirono l’Ottava meraviglia del mondo, l’immane opera idraulica di 6mila chilometri iniziali di acquedotti che pescano da un mare sotterraneo di acqua fossile dolce, ogni cittadino libico ha acqua potabile, ogni ettaro di terra coltivabile è irrigata. Non si paga. E già, è pubblica. Arriva in tutte le case, anche in quel milione di case popolari esentasse e gratuite che sono rimaste a metà per merito dell’intervento umanitario Nato. Che schifo di dittatura! Ha proprio ragione Vendola a schierarsi piuttosto con Israele: quelli sì che hanno una gestione onesta ed equa di questo bene comune. Con una condizione nobilitante: comune a tutti fuorchè ai palestinesi che indecorosamente ne rivendicano l’appartenenza alla loro terra.

A Gaza no. Proviamo a Tripoli?
E visto che siamo capitati in Palestina, amici, permettete un’osservazione molto politically incorrect. La piovra nazisionista è riuscita ancora una volta ad avvolgere nelle sue spire i compari della criminalità statale organizzata e a bloccare con i suoi tentacoli le eliche della Flottiglia “Free Gaza”. Terroristi contro pacifisti. Una Grecia, già dignitosa al tempo dell’assalto alla Serbia, si è fatta sodomizzare da Israele. Messa, com’era, davanti al plotone d’esecuzione della mafia finanziaria, come poteva illudersi di non irritare con le barche dal pavese palestinese il cuore pulsante di quella mafia? Tutta la mia solidarietà ai naviganti, bloccati sul bagnasciuga come, alla luce dei Netaniahu e Obama, era da aspettarsi fin da subito, ma mi continua a ronzare nelle orecchie lo stridìo di uno Zeitgeist impertinente: “Tutti a Gaza, nessuno a Tripoli”. I morti, tutti arabi, si pesano?

Se vi piacciono i film dell’orrore con protagonisti gli sgherri della Gestapo, solo che questo non è fiction, guardatevi un video youtube nel sito “Alternativa”: un plotone di questi scherani dello Stato infanticida che sparano candelotti CS, tossici e proibiti, ad altezza di bambino, su un gruppo di ragazzetti che fanno volare aquiloni. I bambini resistono, tornano sotto al naso dei nazisti decine di volte, rialzano gli aquiloni, infilano le due dita della vittoria in faccia ai mostri, rivengono sparati da due metri, una ragazzina viene buttata per terra e malmenata, così un paio di pacifisti internazionali e via infierendo. I serial killer dello Stato Ebraico contro gli aquiloni. Devono avere una strizza… Ci fossero stati lì un po’ di compagni della Val di Susa o di Atene, Napolitano avrebbe avuto modo di espettorare, “vivo e vibrante”, contro la “violenza eversiva organizzata”. Ma quegli sgherri avrebbero almeno pagato un prezzo per avere, con i CS, strizzato i polmoni e gettato i semi di futuri guasti fisiologici in questo popolo di teppisti da estinguere. E finchè non pagano qualcosa, la storia insegna, non ce n’è per nessuno.



Strauss-Kahn e varie ed eventuali
Avrei ancora molte cose di cui sparlare, visto il tempo trascorso dall’ultimo post, impegnato com’ero nella frenetica rincorsa al completamento del docufilm su Libia e primavere varie. Ma, ricordando gli inviti che mi sono stati fatti a non essere estenuantemente lungo, mi limiti ad alcuni asterischi.
• Continua l’assalto dell’Occidente per la ricolonizzazione dell’Africa. Liberata, a forza di massacri di legione straniera, la Costa d’Avorio dal suo governante anticolonialista, Gbagbo, frantumato il Sudan, incasinando il Darfur e istigando la secessione del Sud nel segno del catto-sion-Usa-imperialismo, stuprata e disintegrata la Somalia, ora ai suoi mercenari del Sud Sudan gli Usa hanno fornito armi per centinaia di milioni di dollari in modo che le tribù cessino di scannarsi tra loro per il petrolio, e si avventino, sempre per il petrolio, su Abyei, che invece gli accordi hanno assegnato al Nord. Niente più Grande Sudan interetnico e interconfessionale afro-arabo, niente più carburane alla Cina.

• Quel gigolò con lo spadone di Sarkozy getta tonnellate di armi alle bande penetrate in Libia dai paesi confinanti a sud e a ovest. I governi di questi paesi, Niger, Mali, Algeria, Ciad protestano perché quelle bande appartengono ad “Al Qaida nel Maghreb”. Sarebbero perciò quelli che Sarkozy e tutta la compagnia di giro dello Scontro di Civiltà definiscono terroristi ed esibiscono come pretesto per l’irrinunciabile necessità di portare la democrazia nel Sahara e Sub-Sahara. Che, da lì, è tutta discesa fino a Città del Capo, dove c’è quel presidente Zuma che insiste a rompere i coglioni strepitando contro l’assalto alla Libia. Intanto si spera che ai renitenti alla lucidità inizi a trasparire che tutto ciò che fa terrorismo e viene chiamato Al Qaida è cosa loro.
• Ottime notizie dall’Iraq, invincibile dopo 8 anni. Mentre da febbraio masse crescenti di “violenti eversivi”, a dispetto dei loro morti ammazzati, manifestano contro il regime dei ladroni fantocci e dei loro padrini Usa, ha ripreso grande slancio la guerriglia, detta di Al Qaida da Giuliana Sgrena (che non si avvede degli Al Qaida veri a Bengasi), ma condotta da decine di migliaia di guerriglieri della liberazione. Mentre non si contano più le distruzioni di edifici governativi e le eliminazioni di miliziani dei fantocci, sono tornati a impennarsi anche le liquidazioni di militari Usa, pur rintanati nei loro covi fortificati: al 30 giugno erano già 15. E non entrano in nessun calcolo i mercenari, contractors, che qui, come in Libia e Afghanistan, devono fare il lavoro di bassa macelleria e costituiscono la più cospicua forza militare sul campo. In cambio di 1000 dollari al giorno si può ben ammazzare, ma anche, pazienza, non apparire nei body count.
• Confermato, in sensibile ritardo rispetto ad altri non embedded e alle dichiarazioni del governo libico, dai co-belligeranti Amnesty International e Human Rights Watch, i quali devono pur conservare un cincinnino di credibilità a sinistra, che Gheddafi non ha commesso alcuna atrocità, né stupri, né mercenari, né fosse comuni, e ammesso, in ritardo, che le atrocità le perpetrano i ribelli, la Corte Suprema Usa è corsa ai ripari legalizzando per l’ennesima volta, al seguito di Bush, Obama e vari ministri della Giustizia, la tortura. Dando attuazione al verdetto, ha respinto la richiesta di 250 cittadini iracheni di procedere contro i responsabili degli abominii di Abu Ghraib. Nessuna sorpresa, nessun tagliagole sadico mercenario, detto contractor, è mai stato punito per i suoi stupri e le sue stragi. E ai militari Usa è assicurato, per accordo intergovernativo, l’impunità per qualsiasi nefandezza compiuta in qualsiasi paese del mondo a marchio di origine controllata. Comprensibile che un ministro della giustizia corrotto e che aveva condannato a morte infermiere bulgare venisse preso a calci da Gheddafi e finisse al posto che gli sta bene: a capo del Consiglio Nazionale di Transizione a Bengasi.
• A sguazzare nella bratta ogni tanto viene da ridere vedendoci spuntare qualche mostriciattolo. Caso Strauss-Kahn, dove il migliore ha la rogna, la peste, la febbre suina e l’Aids (se esistesse) e dove tutto il caravanserraglio che si agita intorno all-ex-capo del FMI è composto da correligionari di Israele e quindi da suoi fan e agenti: è la finanza, bellezza. Alle ginocrate che imbrattano di idiozia e protervia specista la lotta delle donne, non era sembrato vero di poter tornare a ululare sul malo destino delle donne, tutte, Hillary Clinton e Rossana Rossanda, Ruby e Santanchè comprese, ontologicamente oppresse, soppresse, seviziate dagli uomini, tutti, e sul fagocero trasudante dollari che, osceno animale maschio, si getta sulla prima povera cameriera di New York e la stupra, squinternandole pure l’utero. Ci hanno inzuppato la mente clitorizzata per giorni e da tutti i palchi dell’Occidente. Poi è saltato fuori ciò che gli avveduti, non lobotomizzati dalla cupola massonica femminile, avevano sospettato fin dall’inizio, a dispetto di tutti gli abusi sulle donne che uomini e donne compiono ovunque tutti i giorni. Cioè che, una volta di più, la legislazione dei diritti civili aveva messo in mano a certe zoccole uno strumento di ricatto ed estorsione come non se l’erano mai sognato. Basta dire: quello mi ha usato violenza e una persona da incastrare è fottuta (così come l’urlo “al pedofilo” per chi accarezza un bambino, o quello di stalker a chi non ha fatto che fischiarti dietro in segno di approvazione e così ti ha offerto una pistola fumane). Alle obnubilate dalla frenesia di potere attraverso il vittimismo non è rimasto neanche un neurone per sospettare che a voler eliminare dalla scena un potente e, dunque, un rivale, un fastidio, potevano esserci, oltre a una povera cameriera (ti figuri l’imbarazzo delle brave cameriere di New York, mobilitatesi per ingiuriare il paperone francese?), anche qualche losco figuro nell’ombra. Si, vabbé, poteva essere stata una trappola per eliminare il soggetto dalla corsa all’Eliseo. Sarkozy di efferatezze del genere ne fa più del paesano Bertoldo. Si è addirittura inventato i “giovani rivoluzionari” stuprati da Gheddafi. Ma restava il fatto, infinitamente più scandaloso, del porco e della verginella.

E invece, toh, la povera cameriera migrante era donna di malaffare, peggio delle olgettine, mignotta, socia e moglie di una pendaglio da forca con cui commerciava in stupefacenti e ricatti. E a Strauss-Kahn, tipaccio di bocca buona, l’aveva data spontaneamente e aveva pure preteso la tariffa da bordello a 5 stelle.. Riemerso dall’oceano di merda, nel quale l’avevano affogato ginocrate e i loro mandanti della criminalità finanziaria, il satrapo francese può tornare, con tutta la sua cosca USraelita, a fare le bucce al collega Sarkozy, con tutta la sua cosca USraelita. E’ un gioco al massacro tra capicosca, altro che di uomini contro donne, occultato e mistificato ancora una volta da certe virago maschilistizzate, in modo che il comune mortale non ci capisca un tubo. E probabilmente c’è dietro anche un obiettivo più grosso. Quello di togliere di mezzo un capo del FMI che aveva rallentato la guerra di sterminio della finanza mondiale, voluto evitare il massacro della Grecia e promuovere il ruolo degli emergenti BRICS, per sostituirlo con un ortodosso del capitalismo apocalittico a dittatura Usa. Riina al posto di Provenzano. Il giorno dopo la nomina di Christine Lagarde, testa di Medusa della mafia bancaria, a successore di Strauss-Khan, la trappola per topi s’è riaperta e il panzone arrapato ha avuto il suo riscatto. Intanto il piatto era stato vinto. Al posto dell’elegante, ma micragnosa nouvelle cuisine strauss-khaniana, è ricomparso sulla tavola dell’imperatore e dei suoi scudieri il grasso porceddu. Tanto i commensali sono sempre quelli, la Lobby. Mentre le stelle di sinistra stanno a guardare. Tranne che ad Atene, in Val di Susa, a Tripoli e in qualche capitale araba.

Ciao. A voi e a Nando.







COMUNICATO STAMPA
Contro la guerra della Nato in Libia, una campagna di email ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu
La Rete No War (Italia) e il gruppo US Citizens for Peace and Justice-Rome si fanno promotori di un’iniziativa contro la guerra: una campagna internazionale di appelli via email ai membri non belligeranti (permanenti e non permanenti) del Consiglio di Sicurezza Onu.
La guerra illegale alla Libia è condotta da alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo; è una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; i paesi belligeranti violano la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che è stata votata in marzo “ a protezione dei civili libici”. La guerra continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili. Già agli inizi di marzo, Fidel Castro chiede – invano- ai popoli e ai governi di appoggiare la proposta di mediazione del Venezuela, approvata dai paesi dell’Alleanza Alba.
Molti paesi membri del Consiglio di Sicurezza hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania. Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): boylan@interfree.it;mari.liberazioni@yahoo.it
CAMPAGNA PROMOSSA DA RETE NO WAR E U.S. CITIZENS FOR PEACE & JUSTICE- Rome

“Stop alla guerra Nato in Libia: scriviamo ai membri non belligeranti del Consiglio di Sicurezza Onu”
Alcuni paesi della Nato, con l’alleanza di alcune petromonarchie del Golfo, stanno conducendo da tre mesi in Libia una guerra illegale a sostegno di una delle due fazioni armate che si affrontano; una guerra fondata su informazioni false, portata pervicacemente avanti con vittime dirette e indirette; una guerra che continua malgrado le tante occasioni negoziali disponibili fin dall’inizio.
Che fare? La pressione popolare nei confronti dei paesi Nato è certo necessaria, ma non basta. Potrebbe essere utile, se attuata in massa, una campagna di email dirette a paesi non belligeranti e membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo loro di agire. Molti di quei paesi hanno già manifestato volontà negoziali e potrebbero utilizzare come strumento di pressione questo appoggio popolare da parte di cittadini di paesi Nato. Già agli inizi di marzo, Fidel Castro ha chiesto – invano- ai popoli e ai governi di appoggiare la proposta di mediazione del Venezuela, approvata dai paesi dell’Alleanza Alba.
Per questa ragione i gruppi Rete No War e U.S. Citizens for Peace & Justice-Rome hanno consegnato un analogo appello ad alcune ambasciate a Roma.
Ecco come partecipare alla campagna, semplicemente, con una email. Basta mandare il testo seguente (in inglese) nel corpo del messaggio alle email di: Russia, Cina, India, Sudafrica, Nigeria, Gabon, Bosnia Erzegovina, Libano, Colombia, Portogallo, Germania. Per informazioni (ma l’appello va inviato direttamente agli indirizzi dei paesi!): boylan@interfree.it;mari.liberazioni@yahoo.it
Email delle rappresentanze dei paesi: ChinaMissionUN@Gmail.com; rusun@un.int; India@un.int; portugal@un.int;contact@lebanonun.org;chinesemission@yahoo.com;dsatsia@gabon-un.org;
delbrasonu@delbrasonu.org; info@new-york-un.diplo.de;siumara@delbrasonu.org; bihun@mfa.gov.ba; gabon@un.int;colombia@colombiaun.org;pmun.newyork@dirco.gov.za; perm.mission@nigerdeleg.org;perm.mission@nigerdeleg.com;aumission_ny@yahoo.com, AU-NewYork@africa-union-nyo.org; LamamraR@africa-union.org;waneg@africa-union.org;presidentrsa@po.gov.za;unsc-nowar@gmx.com

Nell’oggetto della email scrivere: PLEASE STOP NATO WAR IN LIBYA. APPEAL TO NON-BELLIGERANT MEMBERS OF THE UNSC COUNCIL
Testo da inviare
WE APPEAL TO NON-BELLIGERENT MEMBERS
OF THE U.N. SECURITY COUNCIL

- to put an end to the misuse of U.N. Security Council Resolution 1973 to influence the internal
affairs of Libya through warfare, by revoking it, and
- to press for a peaceful resolution of the conflict in Libya, backing the African
Union’s central role in this context.

We thank those countries that have tried, and are still trying, to work towards peace.

Our appeal is based on the following:

- the military intervention in Libya undertaken by some NATO members
has now gone far beyond the provisions of Security Council Resolution 1973, and is based on hyped-up accounts of defenseless citizens being massacred by their government, while the truth is that, in Libya, there is an on-going and intense internal armed conflict;

- we are aware of the economic and geo-strategic interests that lie behind the war in Libya and,
in particular, behind NATO support of one of the two armed factions;
- NATO military intervention in Libya has killed (and is continuing to kill) countless civilians, as well harming and endangering the civilian population, including migrants and refugees, in various other ways;

- the belief, at this stage, only non-belligerent countries – and particularly those with U.N. Security Council voting rights – can successfully bring a peaceful end to the conflict through negotiations and by implementing the opening paragraph of UNSC Resolution 1973, which calls for an immediate ceasefire.

Respectfully yours,
Name (or association)
Address (optional)

mercoledì 22 giugno 2011

ARIA DI FOGNA, PROFUMO DI ROSE


ARIA DI FOGNA (da Israele a Svendola, dall’Honduras al Quirinale) - PROFUMO DI ROSE (da Nando all’Islanda)


Apro questa compilation di interventi miei e testi altrui, che ritengo degni di vasta diffusione, con un commosso e affettuoso saluto a tutti coloro, a partire dal maestro del linguaggio Davide, che mi hanno espresso partecipazione, comprensione, calore per la perdita di Nando bassotto. Hanno invaso di luce i miei luoghi interni e quelli che Nando colmava della sua intelligente e amorosa presenza. Hanno confermato che questa conventicola informatica è frequentata da brave persone. E’ la prova che mai tutto è perduto e che basta la bellezza e il valore sociale di un cane per farci ritrovare uniti, concordi, coraggiosi, in marcia.
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VERMI
Da Marco Rizzo mi arrivano queste segnalazioni:

CON QUESTA GENTE NON VOGLIAMO PIU’ AVERE NULLA A CHE FARE
Nichi Vendola (Sel) intervista all’Espresso del 23 giugno 2011, pag 48: “ Gli artefici della svolta? …l’impegno di due grandi cattedre: quella di papa Ratzinger e quella del papa laico, Mario Draghi.” Sì, aggiungiamo noi , nientepopodimeno che Ratzinger ed il capo in pectore della Banca Centrale Europea, il Vaticano ed il Capitalismo come esempi per la futura sinistra che verrà!!
Fosco Giannini (Pdci-Fds) articolo del 14 giugno 2011: “Dobbiamo voltare pagina…non vi sono alternativa ad un’alleanza tra il Pd e le forze della sinistra….anche se purtroppo le cose dette da Vendola.., non sembrano andare in questa direzione”. Della serie “vengo anch’io, no tu no! La fine di ogni dignità comunista a pietire due posticini.. Basta, con questa gente non vogliamo più avere nulla a che fare, costruire il Partito Comunista contro il capitale ed i suoi servi.

A proposito dello Svendola, sono ormai innumerevoli come branchi di squali (a cui chiedo perdono) le esternazioni reazionarie, entriste, opportuniste scaturite dalla fregola di potere dell’ipocrita soggetto. Il divario tra quello che, con il suo demagogico populismo ducista, vorrebbe raffigurare alle armate di boccaloni alla ricerca di un guru, e quello che in effetti è e fa, è pari alla Fossa delle Marianne. Prendere per riferimento un Draghi dimostra la disponibilità a farsi palo in Italia, oltreché dei genocidi nazisionisti, della criminalità organizzata finanziaria internazionale. Draghi, già vicepresidente di Goldman Sachs, tentacolo centrale della piovra capitalista, è stato il demolitore dello Stato italiano, regalato a mafiosi e cripto mafiosi, soprattutto esterni. Nel 1992, da direttore generale del Tesoro, si accordò con il bandito George Soros e con la massoneria inglese sullo yacht della regina “Britannia”, per la più micidiale svalutazione della lira di tutti i tempi e per la conseguente svendita dei beni della collettività. Deregolamentazione e privatizzazioni furono poi operate dal rettile craxista Giuliano Amato.


Quanto a Fosco Giannini, leader della corrente pseudo-ortodossa e antimperialista del PRC “L’Ernesto”, nella quale ho militato per molti anni, la sua pattuglietta si era già rivelata bratta opportunista, piegata a 90° a disposizione della cupola sociocida e staticida, quando votò per le guerre in parlamento. Oggi si dispone, a braghe spiegate intorno alle caviglie, a leccare la “croce” della medaglia, coniata a Washington e Tel Aviv, sul cui lato “testa” troneggia Berlusconi. E c’è chi ancora difende partiti usciti dal calco di Togliatti e Berlinguer (vedi la polemica di un gentile mio interlocutore del blog, in nome del PARTITO che, astuto, tutto sa e tutto sa attendere, contro gli inconsulti ed effimeri che in Grecia da due anni offrono la propria pelle e intervengono su quella degli sgherri del potere a dimostrare che, prima di morire, ci si prova in tutte le maniere. E, intanto, caro mio, si coltivano coscienza, organizzazione e capacità d’azione.
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GENOCIDI E TIRAPIEDI



Lunedì 20 giugno h. 18,00 spazio dibattiti - Festa SEL - Roma (Caracalla)


“Due popoli per due Stati. Un milione di firme per lo stato di Palestina”
Partecipano Sergio Bassoli (responsabile Pace e cooperazione CGIL) Gennaro Migliore (SEL) Luisa Morgantini (Associazione per la Pace) Pasqualina Napoletano (Forum internazionale SEL), Youssef Salman (Coord. Nazionale campagna sul riconoscimento dello stato di Palestina.)


Firmate e fate firmare, per favore, le vostre amiche e i vostri amici sul sito:
www.palfreedom.ps


Eccoci di nuovo sotto il tiro delle bombe di guano della compagnia di giro della nonviolenza. Quelli del disarmo unilaterale e del culo al caldo. In tutto il mondo emergono segni della consapevolezza che la formula “Due popoli per due Stati” rappresenta la soluzione B USraeliana, qualora quella A, della liquidazione totale dei palestinesi, non fosse resa possibile dalla residua resistenza palestinese, dal nuovo contesto arabo, dalle perplessità internazionali. Le migliori teste pensanti e i migliori corpi combattenti che si occupano di Palestina da tempo, sostengono che l’unica soluzione corretta, giusta, definitiva e, se vogliamo, democratica, sia lo Stato Unico Democratico Palestinese, con conseguente rientro di cinque milioni di espulsi e proporzionale emigrazione di coloni per i quali vivere accanto ad arabi e musulmani significa il tradimento dell’ideale razzista e confessionale dello “Stato degli ebrei”. Sarebbero probabilmente tutti coloro che, attraverso i loro vertici fascisti, oggi hanno tirato fuori l’accusa di assassino a Ben Gurion e Itzhak Rabin. Accadde nel 1948. La banda paramilitare terrorista Irgun, che contendeva all’esercito regolare del nuovo Stato coloniale e al partito di maggioranza laburista il controllo sul nascente obbrobrio, intendeva sbarcare miliziani ed armi per una vasta campagna di ammazzamenti. I laburisti che, per non esagerare volevano osservare la tregua stabilita dall’ONU, li affondarono, provocando 19 morti. Ebrei. Che oggi un trucido come Netaniahu possa dare dell’assassino a Ben Gurion, “padre della patria” (che a tutti gli effetti lo è, assassino), è il coronamento di un’evoluzione che, dagli anni’80, ha visto prendere il potere a squadristi tagliagole come Shamir, Begin, Sharon, tutti eroici protagonisti della mattanza terroristica di allora e seguenti. Immaginate che bello Stato palestinese nascerebbe accanto a simili vicini. Se va bene, sarà quello attuale, frantumato come un puzzle saltato per aria, senza ritorno dei profughi, senza sovranità, senza frontiere, senza esercito, senza politica estera, senza autosufficienza di alcun genere e con un cricca rinnegata di ladroni al “governo”. E, attorno, tutti contenti, Morgantini e Vendola in testa, poi ONU, FMI, Nato, Exxon, per la felice conclusione di questa rottura di palle.


Proseguiamo con la cronaca dalla fogna. “Il Fatto” si legge volentieri, seppure con circospezione, fin dove arrivano i vari Travaglio, Telese, Marco Presta, con le loro efficaci intemerate contro i malfattori di Stato. Si cade in depressione frizzante di collera al precipitare nelle pagine fetide della politica estera. Ma succede anche di peggio, quando si giunge alle lettere della “mail box”, dove, nella rubrica “A domanda risponde”, si scatena l’ultrà sionista Furio Colombo, universalmente acclamato “venerando maestro del giornalismo”.




L’ex-ciambellano della Fiat a New York risponde a un imbecille che, a proposito della Siria invasa da mercenari Nato-Israele-Arabia Saudita-Turchia-Fratellanza Musulmana, blatera della “prima ribellione nonviolenta della storia” e s’indigna per come nessuno di quelli che stanno mettendo a posto la Libia se ne occupi. Il fischiperfiascarolo deve avere le orecchie foderate di Topolino per non aver udito lo tsunami di contumelie e falsità mediatiche abbattutesi sul governo siriano a partire dalla prima irruzione di tagliagole dalla Giordania mesi fa. Più comprensibile che non si sia avveduto, visto che andavano scovati in internet, dei cecchini che sparano su folla e forze dell’ordine, dei 120 poliziotti trucidati e decapitati a Jisr Al Shugour, al confine turco, delle fosse comuni con dentro altri agenti e militari e, naturalmente, dei ribelli che alla tv confessano di essere stati assoldati ed armati dalla destra libanese e dai sauditi, e anche dell’ennesima manifestazione pro-Assad con un milione e mezzo di persone. In soccorso all’idiozia e ignoranza dello sprovveduto – o provocatore? si precipita orgasmatico, in fila con i sanzionatori e aggressori universali Nato-Israele, questo squadrista della disinformazione che da anni impesta l’aria con bombe puzzolenti marca Mossad: “Una folla ostinata e disarmata che non spara… La colpa grave che tuttora è a carico di questa Italia, di tutta l’Europa, dell’America di Obama (lo so, è incredibile) e delle Nazioni Unite: voltare le spalle al primo grande evento nonviolento nella tragica storia del Medio Oriente. Lo so, è incredibile che ancora non si abbattano sui bambini siriani, alla moda della Libia, i missili all’Uranio dell’ONU. Tanto più che anche qui, come in Libia, i lanzichenecchi spediti da fuori le stanno prendendo alla grande. Ma forse è più incredibile che dall’orizzonte del grande giornalista spariscano, non solo i palestinesi da decenni in lotta, per lo più non violenta (e questa trascuratezza è imposta dalla consociatività etnico-confessionale con i promotori di pulizie etniche), ma le immense e longeve rivolte non violente di Egitto, Tunisia, Bahrein, Yemen e di altri paesi sotto il tallone di satrapi amici della sua entità, tutte represse nel sangue. Invece è credibile: sono detestabili, vanno rimosse, minacciano coloro che coprono i nostri – i suoi - genocidii.


Mica come questi bravi guaglioni dell’opposizione siriana, venuti nella persona di tale pantegana Farid Ghadry, “uno dei capi della rivolta siriana, democratica (!), laica (!), non violenta (!). Dimostrandosi degno compare dei golpisti libici, che il primo lingua in bocca lo hanno chiesto agli antichi carnefici coloniali, questo cialtrone sapete chi ha incontrato? I radicali, appena rientrati nella mimetica indossata da Pannella al fianco del fascista croato Tudjman e… Fiamma Nirenstein (vuol dire “calcolo renale”), da anni appassionata candidata al ruolo di kapò del lager Gaza. A questa bella gente il criceto (chiedo scusa ai criceti) ha giurato “che la sua Siria, quella della rivolta non violenta (e dagli!) vivrà in pace con i vicini (Israele, Libano, Giordania), starà lontana dal padrone iraniano che adesso la comanda, perché il progetto è abbandonare il percorso di morte che per decenni ha insanguinato la regione”.

Fuori onda pare che si sia poi scusato per alcun decine di migliala di suoi concittadini che, disturbando, ci hanno rimesso le penne nella difesa del Golan predato, sotto le bombe e gli attentati terroristici di Israele, nelle guerre che Israele gli ha scatenato contro, nel sostegno ai palestinesi. E che il Golan se lo tengano pure. E i profughi palestinesi li consegneremo tutti ai provetti carcerieri e torturatori del caro vicino. E il percorso di morte che per decenni ha insanguinato il paese l’ha fatto babbo Natale.
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NAPOLITANO
Il più amato degli italiani, quello vivo e vibrante sulla prua del paese di santi, eroi e navigatori, solitario supereroe a vergogna di una comunità internazionale che, per la guerra alla Libia, perde pezzi, finisce bombe e soldi, sprofonda nell’imbarazzo per lo sterminio Nato di civili e per la scoperta che i “giovani rivoluzionari” di Bengasi sono una banda di dementi jihadisti, pazzi di sangue, constata che la stragrande maggioranza dei libici preferisce “il pazzo criminale”. Davanti all’urlo “basta” della Lega, determinato dal razzismo anti-migranti, ma espressione di un senso comune di nausea, vergogna e orrore, diffuso nel 70% degli italiani, eccolo che urla più forte “Avanti tutta!” Mussolini non avrebbe potuto urlare niente di meglio al maresciallo Graziani. Ma che fa, è solo il custode di una costituzione anti-guerra e il rappresentante di tutti gli italiani. E la chiamano democrazia.
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VENDUTI
In Honduras, si compie l’operazione golpe di Obama. Con la mediazione di Chavez e Santos, Manuel Zelaya, il presidente rovesciato dai golpisti fascisti, può rientrare dall’esilio e l’Honduras dei post-golpisti di Pepe Lobo, scaturito da elezioni fraudolente alla statunitense o messicana o afghana o irachena, verrà riammesso nell’Organizzazione degli Stati Americani. Bananieri, latifondisti, compagnie minerarie e Pentagono ritornano alla greppia. Nel frattempo continua a imperversare la repressione della Resistenza, militanti vengono assassinati da squadroni della morte organizzati da israeliani e colombiani e i terratenientes delle monoculture ambite dalla globalizzazione fanno cacciare, spesso uccidendoli, contadini che con Zelaya avevano ripreso possesso delle loro terre. Le multinazionali tornano a saccheggiare il territorio nazionale. Zelaya e il Fronte nazionale della Resistenza Popolare invocano con voce sempre più flebile l’assemblea costituente, ma si preparano a rientrare nel gioco “democratico” attrezzandosi a partito tra i partiti per concorrere con gli altri alle elezioni generali del 2013. Che, sotto tutela Usa, le sinistre non vinceranno, anche se le vincono. Alla penosa parabola di una resistenza di massa, in piedi dal 2009, ma a cui i vertici hanno sempre inflitto il diktat della non violenza e del subire senza reagire, si oppongono organizzazioni anticapitaliste e antimperialiste come il Copinh. E’ a loro che è affidata la salvezza del Centroamerica, la lotta contro cannibali e opportunisti che, con la restaurazione , degradono la sovranità nazionale in repubblica delle banane e assicurano agli Usa il ruolo di hub per la distribuzione della cocaina colombiana. Di fronte a questo nazionicidio l’Honduras è solo come la Libia.

Giornata Continentale di Solidarietà con l’Honduras
http://www.copinh.org/
La Esperanza, Intibucá, 18 giugno 2011

Movimenti sociali
Organizzazioni Popolari
Reti, campagne, comitati di solidarietà

Compagne e compagni di ogni dove:
Da questo luogo denominato La Esperanza, territorio storico di lotta indigena, da questa terra dell’Honduras, uno dei cuori di resistenza in quest’ora latinoamericana di emancipazione popolare, vi scriviamo con coraggio, convinzione ed allegria per convocarvi alla lotta collettiva contro la militarizzazione e l'interventismo.
Il 26, 27 e 28 giugno noi movimenti sociali, popolari ed indigeni abbiamo concordato di realizzare la Giornata Continentale di Solidarietà con l’Honduras, popolo che a partire dal colpo di stato dell'anno 2009, è diventato laboratorio di occupazione, militarizzazione, criminalizazzione e repressione contro tutta la popolazione, in particolare quella che lotta e si mantiene in ribellione contro il golpismo internazionale.
La situazione dell’Honduras è aggravata dall’avvenuta legalizzazione del colpo di stato presso istanze internazionali, che ha dato ossigeno ai golpisti ed appoggiato un discorso di riconciliazione, mere bugiarde ed ipocrite parole per occultare la violenza sistematica con cui sono aggrediti uomini e donne honduregne quotidianamente.

Gli assi portanti di questa giornata vertono su:
• Esigere la chiusura delle basi militari straniere e denunciare che le basi militari nordamericane hanno appoggiato il golpe e hanno esteso l’occupazione del paese per perpetuare il saccheggio e la dominazione.
• Fermare la militarizzazione e repressione contro il popolo honduregno da parte delle forze armate nazionali e paramilitari, per cui proponiamo l'eliminazione totale di tutto l'apparato e di tutta l'industria militare.
• Porre fine alla criminalizzazione delle lotte sociali e alle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani.
• Chiedere il processo e la punizione per i golpisti, che fanno tuttora parte delle strutture di potere del paese, responsabili dell'assassinio e repressione brutale contro il popolo honduregno
• Contribuire allo smantellamento della cultura della militarizzazione, come forma di dominazione patriarcale, razzista e neoliberista in ogni ambito della vita quotidiana per tutti quanti.

V’invitiamo a realizzare azioni di fronte ad ambasciate e consolati honduregni e/o ambasciate straniere, organizzare dibattiti, tournée, attività culturali di strada, fare interventi attraverso i mezzi d’informazione e realizzare ogni tipo d’iniziative autonome e creative per far conoscere la grave situazione di violazione dei diritti umani in Honduras, denunciare l'assassinio e criminalizzazione della resistenza honduregna, l'occupazione imperialista del paese con velleità di controllo emisferico ed a riaffermare il rifiuto dei colpi di stato militari ovunque siano.
Con la fermezza, speranza e convinzione che ci mantiene in quest’Honduras degno e ribelle, vi esortiamo ad organizzarvi, mobilitarvi e ad incontrarci nello spirito comune della lotta per la vita giusta, solidale e felice per tutte e tutti.


COPINH, OFRANEH, Artisti in Resistenza, MUCA, Insurrezione Autonoma, ERIC, COFADEH
Campagna America Latina e Caraibi, una Regione di Pace: Fuori le Basi Militari Straniere.

Per informazioni aggiornate sulla situazione dei diritti umani in Honduras v’invitiamo a consultare le pagine:
http://www.cofadeh.org/
http://www.comisiondeverdadhonduras.org/
http://www.defensoresenlinea.com/cms/
http://www.cidh.oas.org/countryrep/Honduras09sp/Indice.htm
http://www.cidh.org/countryrep/Honduras10sp/Honduras10.Cap.I.htm


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QUANDO NON C’E’ TREMONTI
L’Islanda glia fa’

http://www.facebook.com/notes/contro-linformazione-manipolata/la-rivoluzione-islandese-nel-totale-silenzio-dei-media/10150214920379775...
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LA RIVOLUZIONE ISLANDESE NEL TOTALE SILENZIO DEI MEDIA …omissis….
Nel gennaio 2010 il presidente, Ólafur Ragnar Grímsson, rifiuta di ratificare la legge e indice la consultazione popolare: in marzo il referendum con il 93% di NO al pagamento del debito. La rivoluzione islandese vince. Il fondo monetario internazionale congela l'aiuto economico all'Islanda nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti. A questo punto il governo apre un'inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi. Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager. L'Interpool spicca un ordine internazionale di arresto contro l'ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Nel pieno della crisi, a novembre, si elegge un'assemblea costituente per preparare una nuova costituzione che, sulla base della lezione della crisi, sostituisce quella in vigore. Si decreta il potere popolare. Vengono eletti 25 cittadini, senza alcun collegamento politico, tra le 522 candidature popolari, per le quali era necessario soltanto la maggiore età e il supporto sottoscritto di 30 cittadini. L'assemblea costituzionale avvierà i suoi lavori nel febbraio del 2011 e presenterà a breve un progetto costituzionale sulla base delle raccomandazioni deliberate dalle diverse assemblee che si stanno svolgendo in tutto il paese. Tale progetto costituzionale dovrà poi essere approvato dall'attuale parlamento e da quello che sarà eletto alle prossime elezioni legislative. Inoltre, l'altro strumento "rivoluzionario" sul quale si stà lavorando è l' "Icelandic Modern Media Initiative", un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell'espressione. L'obiettivo è fare del paese un rifugio sicuro per il giornalismo investigativo e la libertà di informazione, un "paradiso legale" per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche: Un inferno per gli Stati Uniti ed un paradiso per …..W…. QUESTA IN BREVE LA STORIA DELLA RIVOLUZIONE ISLANDESE: DIMISSIONI IN BLOCCO DEL GOVERNO, NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE, REFERENDUM E CONSULTAZIONE POPOLARE, ARRESTO E PERSECUZIONE DEI RESPONSABILI DELLA CRISI, RISCRITURA DELLA COSTITUZIONE, ESALTAZIONE DELLA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE E DI ESPRESSIONE…omississ
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domenica 19 giugno 2011

STORIE DI CANI. ALTRO CHE SAKINEH ! E KKE! E PAPA!




Un tribunale rabbinico di Gerusalemme ha condannato alla lapidazione un cane che sarebbe la reincarnazione di un avvocato laico che,, vent’anni fa,  avrebbe insultato i giudici della corte.
Il cane era penetrato abbaiando nell’Istituto degli Affari Finanzinari, situato nel quartiere ortodosso di Mea Shearim. I tentativi di cacciare via il cane erano falliti di fronte alla sua ostinazione.  
Uno dei giudici in udienza rievocò una maledizione lanciata due decenni prima contro un avvocato laico che avrebbe ingiuriato i magistrati.
Seconda la maledizione la vendetta divina avrebbe imposto allo spirito dell’avvocato di entrare nel corpo di un cane, animale considerato impuro nel giudaismo.
La sentenza prevedeva che il cane venisse ucciso a pietrate da parte di bambini del quartiere.

Dal che si capisce come quei bambini, una volta cresciuti, trovino facile e dilettevole torturare, fosforizzare, frantumare  bambini e adulti musulmani, altrettanto impuri e anche più.

E si intravvede con abbagliante chiarezza come questa gente sia andata a lezione da signori come Mengele, Himmler, Graziani, Churchill (“Non ho nessun problema ad asfissare con i gas quei selvaggi”)  e, atrocizzando una creatura ancora più muta, inerme e giusta, abbiano superato i maestri. Sono infatti gli stessi che, al tempo di Piombo Fuso, incitavano i lanzichenecchi di Tsahal a non risparmiare né donne, né bambini. Lo detta il Talmud.
Nando 10 giorni fa

Se si ha compreso, frequentando gli occhi e i moti dell’animo e  del corpo di un cane dove sta nel mondo l’amore vero e incontaminato, che comprende giustizia, pace, rispetto e comunicazione, bellezza,  si capisce anche che cosa di discanino e orrido sta dall’altra parte e con chi ci si debba schierare. Quel cane, da solo, protestava e lottava, nel tempio del denaro, contro gente che, al suo olfatto sapeva di ladrocinio, protervia, abuso, violenza. Sapeva, che non basta, non serve neppure, uggiolare denunce dalla finestra, ma che si deve scendere in campo, dalla parte abusata, e con essa e per essa mostrare i denti. Smaschera e umilia, quel cane, se mi permettete il traslato, pensare a quelli del né-né, né con la Nato, né con Gheddafi.  Era fratello e compagno di quel Nando bassotto che, sia nei cortei, soffuso di simpatia e affetto e rabbia e gioia, sia da solo, nello scontro con qualsiasi altotto, aveva piena coscienza di come e dove stare nel mondo.

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I piagnoni togliattiani ultraortodossi, ma con inquinamento eurocomunista, psicologico se non ideologico, del KKE greco, hanno un’altra volta pisciato fuori dal vaso. Come due anni fa, quando arricciarono il naso e, rampognando, si tennero alla larga dalle masse di giovani che affrontarono gli sgherri di un sistema locale e globale che ne voleva estrarre l’ultimo sangue, così, anche negli scontri di questi giorni, hanno fatto i grilli parlanti, appiccicati alla loro parete di setta-dogma-opportunismo. In piazza Synthagma decine di migliaia affrontavano le milizie della criminalità organizzata statale e internazionale, pronta alle estreme sevizie e depredazioni sociali, ben sapendo che, o rispondi alla violenza del nemico e gli infliggi danno, o quello, manifestazione o non manifestazione inerme, ti si mangia. E perlopiù senza che nessuno se ne accorga e quindi ci faccia caso. Lo sappiamo bene noi, nonviolenti al parossismo. Dove stava intanto il KKE? In un’altra piazzetta, lì a contarsi e a contare sui prossimi voti che avrebbero preso dagli ignavi e moderati, nell’indifferenza e nel compiacimento di chi ai voti ti frega sempre e comunque. 


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Il papa, all’Angelus di oggi, domenica, ha inflitto ai fedeli altri anatemi sulle “famiglie che si stanno dividendo”. Ha rigorosamente evitato, il Ratzinger, che sa benissimo da che parte è imburrato il pane azzimo dello IOR, lo sproposito di prendersela con chi le famiglie, non solo le divide disperdendole tra terre e mari e sotto i mari,  ma giorno dopo notte le frantuma a forza di bombe. E’ questo il vero cristiano. Santo subito anche lui!

mercoledì 15 giugno 2011

Angelo comunista a 4 zampe



PIANTO ANTICO
Il mio figliolo, fratello, amico, maestro, compagno, Nando bassotto, è morto l'8 giugno all'età di 17 anni e 4 mesi. Ha aspettato che scendessi dove ormai agonizzava da qualche ora e il suo cuore, sotto la mia mano, si è spento piano piano e il suo muso, sotto la mia bocca, si è dischiuso. E' volato via un angelo a 4 zampe, mio collega nasofino al Tg3, mio insegnante di tolleranza e collera, di amore e perdono, mio esempio di dignità e di rivendicazione dei diritti, mio anello nella collana che mi unisce alla mia donna e ai miei figli a due gambe. Mio zampettante bassotto col fazzoletto rosso in mille marce contro gli altotti..Una persona che dava il 100x100  più di quanto chiedeva, un individuo nel collettivo: un comunista. Mio pieno nelle stanze, nel letto, per le strade del mondo, mio evidenziatore della misura delle macerie inflitte alla Serbia.

Oggi mia voragine  in tutti i luoghi. Sorriso e tenerezza  distribuiti e strappati agli occhi della gente, degli infelici e dei sereni. Cane di armonia e pace, cane pronto a ogni difesa. Bassotto più che cane. Il quarto bassotto della mia vita, trave nell'architettura dei miei sentimenti che, oggi, non sanno che avvolgerti nelle lacrime.

Nando é sepolto sotto un melograno.

L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano
il verde melograno
dai bei veremigli fior

nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fiori de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l'inutil vita
estremo unico fior,

sei nella terra fredda,
sei nella terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

Giosué Carducci

sabato 11 giugno 2011

DELITTO SENZA CASTIGO? Un appello al mondo.



Può un uomo ragionevole essere ben disposto vero un governo che fa della guerra e dei massacri l’unico mezzo del suo sostentamento? (Alexander Hamilton, costituzionalista Usa, 1757-1804)


Coloro che non si muovono non si accorgono delle proprie catene. (Rosa Luxemburg)


Non condanno tanto coloro che sono decisi a governare, piuttosto quelli che sono ancora più determinati a sottomettersi. (Tucidide)


Manifestazioni collorate er cortei di fine settimana sono essenziali, ma, da soli, non hanno sufficiente forza per fermare le guerre. Le guerre saranno fermate soltanto quando gli attaccanti si rifiuteranno di combattere, quando i lavoratori si rifiuteranno di caricare armi su navi e aerei, quando la gente boicotterà i presidi economici dell’Impero che avvolgono il globo. ( Arundhati Roy)




Qui sotto l’incredibile iniziativa degli organi di polizia di Perugia che, sulla base di meri sospetti,in “forma preventiva”, come asserito dal questore, hanno arrestato e incriminato il presidente degli studenti libici in Italia e alcuni suoi compagni. La loro colpa? Non aver festeggiato il massacro del loro paese da parte della Nato e delle sue compagnie di ventura. Anzi, di essersi opposti pacificamente. Ci sarà qualche avvocato che vorrà impegnarsi contro queste misure preventive di memoria fascista?

Siamo stati appena informati dell'arresto di “Nuri Ahusain”. Nuri Ahusain è ricercatore all’università di scienze politiche di Pisa e rappresentante degli studenti libici presso l’università per studenti stranieri dell’Umbria. Meno di 24 ore fa Nuri Ahusain è stato arrestato dai carabinieri di Perugia con altri due studenti Libici; l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata a “reato transnazionale”, una legge datata 2006. Secondo la Digos di Perugia l’aggravante del reato transnazionale è dovuta al fatto che Nuri Ahusain, seguendo le linee di Tripoli, stesse cercando di supportare in Italia la cusa di Gheddafi, mettendo in cattiva luce la rivolta libica e il governo provvisorio di Bengasi. Evidentemente Nuri Ahusain era riuscito nell’intento di far crollare l’ottima reputazione che i ribelli nutrono qui in Occidente; così è scattato l’arresto. Come afferma Lorenzo Manso, il dirigente Digos Perugia, è stato svolto unicamente un lavoro di “prevenzione“, dal momento che il Governo Italiano riconosce come legittimo unicamente il Governo Transitorio di Bengasi. L’accaduto, per ora diffuso solo da “Umbria 24″ e da alcuni siti d’informazione scorretta merita il maggior risalto possibile. Nuri Ahusain è stato arrestato per quello che in dittatura viene chiamato Reato d’opinione, in quando non faceva altro che esprimere il priprio personale disgusto rispetto le rivolte libiche. Si tratta dell’ennesimo atto di censura e di aggressione alla libertà di pensiero, aggravato dal fatto che, in questo caso, l’intervento della Digos è addirittura stato preventivo e premeditato. La censura politica che ha colpito Nuri Ahusain e altri due studenti universitari è anche doppia dal momento che la notizia è stata – ovviamente – baipassata da tutti i media e da tutta l’opinione pubblica ufficiale. Non solo dobbiamo subire la vergogna di una guerra illegittima, non solo dobbiamo subire l’onta di una guerra che va solo contro i nostri interessi, non solo dobbiamo appoggiare una parte faziosa del popolo libico che, lungi dall’essere un potere popolare, mira alla destabilizzazione del potere sovrano. Non solo gli italiani devono pagare l’ennesimo conflitto a direzione NATO. Non solo dobbiamo subire un opinione pubblica vergognosa che solo negli ultimi giorni ha scoperto la vera natura di una guerra sin da subito chiaramente ingiusta. Ora dobbiamo anche subire l’ennesimo attacco alla libertà d’informazione, alla libertà di parola e di presa di posizione. Chiediamo a tutti coloro che sono interessati di utilizzare il manifesto qui a sinistra come nuova “immagine del profilo” sui propri facebook. Diffondere la notiza è d’obbligo. Mobilitiamoci tutti per questo nuovo scempio.

http://www.nazionesiciliana.splinder.com/


Segue un appello del mondo intellettuale e solidaristico tedesco che ha avuto larghissimi consensi e diffusione in Germania e che qui ho tradotto perché raccolga le più vaste adesioni, in risposta non solo agli stragisti Nato, ma anche alla vergognosa accidia dei nostri sedicenti pacifisti e antiguerra.

http://www.umbria24.it/libia-arrestato-il-capo-degli-studenti-in-italia-nuri-ahusain/45123.html

http://www.umbria24.it/libia-arrestato-a-perugia-nuri-ahusain-capo-degli-studenti-e-referente-di-gheddafi/45071.html


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Nei giorni scorsi numerosi giornali e periodici tedeschi hanno pubblicato una dichiarazione-appello alla Repubblica Federale (che si è rifiutata all’aggressione alla Libia) e alla sua popolazione contro la guerra d’aggressione alla Libia, in solidarietà con il popolo libico, per l’immediata cessazione degli attacchi e negoziati di pace tra le parti in causa. L’appello è stato firmato da centinaia tra i più illustri intellettuali tedeschi, scrittori, politici, giornalisti, associazioni. Avutane conoscenza si sono aggiunte, tra altre, le firme di Domenico Losurdo e del sottoscritto. Ho tradotto il testo in italiano e invito a dargli la massima diffusione. Sollecito coloro che ne sono in grado di allestire ogni forma di manifestazione e azione di protesta perché sia violato il silenzio, unanime e complice, su questo crimine di guerra e contro l’umanità, del nostro universo mediatico e politico.


PACE PER LA LIBIA! SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO!


Da quasi tre mesi gli Usa e gli altri Stati Nato bombardano giorno e notte Tripoli, con i suoi due milioni e mezzo di abitanti e altri centri della Libia. Contemporaneamente cercano di costringere all’obbedienza il popolo libico attraverso la confisca dei suoi fondi e un blocco economico che significa affamarlo. Gli aggressori violano tutti le fondamentali normative del Diritto Internazionale (divieto di interferenza negli affari interni di un altro Stato, obbligo di risolvere conflitti per via negoziale, divieto di guerre d’aggressione, ecc.). Il pretesto di voler “salvare vite umane” risulta assurdo e cinico alla luce della prolungata durata dei bombardamenti e del numero crescente di vittime. I vari cartelli mediatici, come anche le emittenti pubbliche tacciono sui morti, sui mutilati, sulle distruzioni, la disperazione dei rifugiati, l’avvelenamento del suolo, dell’acqua e dell’aria con gli ordigni all’uranio.


Lo Stato libico che, sotto la guida del suo leader rivoluzionario Muammar Al Gheddafi, ha potuto assicurare alla popolazione, grazie alla ricchezza petrolifera e alle colossali opere idrauliche, agricole e di industrializzazione, il più alto livello di vita di tutta l’Africa, con impareggiabili sistemi sanitari ed educativi, con avanzati diritti delle donne e dei bambini, è minacciato di una regressione di decenni nel suo sviluppo. Come in epoca coloniale schiavi divenuti consapevoli dei propri diritti venivano frustati davanti ai loro compagni di destino, così oggi gli Stati-guida della Nato intendono punire il popolo libico, anche a titolo di avvertimento ai popoli del Terzo Mondo, con bombe, missili ed eventuale occupazione militare, per essersi sottratto al loro Diktat, per voler perseguire il proprio cammino di progresso, impegnarsi per l’unità e l’indipendenza del mondo arabo e dell’Africa e rifiutarsi a ogni ricolonizzazione.


Chiediamo al governo della Repubblica di negare l’utilizzo di installazioni italiane per l’aggressione e di impegnarsi di conseguenza per

- la fine immediata di tutti gli attacchi alla Libia,

- un immediato armistizio e negoziati di pace tra le parti libiche in conflitto,

- annullamento del blocco commerciale ed economico,

- restituzione dei fondi sovrani libici confiscati.


E’ della massima urgenza mostrare solidarietà al popolo libico.

Facciamo appello a tutti coloro che si sanno corresponsabili di pace, diritto internazionale e diritti umani e che si sentono uniti agli esseri umani del Terzo Mondo perché organizzino proteste e manifestazioni: questa criminale guerra d’aggressione deve essere fermata.


COMITATO INTERNAZIONALE PER LA PACE IN LIBIA.

venerdì 10 giugno 2011

"il manifesto" o "Il Popolo d'Italia"?

Giuliana Sgrena

Il mondo è un posto pericoloso, non per coloro che fanno il male, ma a causa di coloro che guardano e non fanno nulla. (Albert Einstein)

Alcune spiegazioni di un crimine non sono spiegazioni: sono parte del crimine. (Olavo de Carvalho).

Ogni guerra quando arriva, o prima che arrivi, viene rappresentata non come una guerra, ma come l'autodifesa da un maniaco omicida. (George Orwell)

Il "manifesto", giornale che scherzosamente si definisce "comunista", già ci aveva deliziato con l'appello della veneranda maestra Rossanda, ragazza del secolo scorso, ma anche di due secoli fa, davvero male invecchiata, ad allestire brigate internazionali del tipo Spagna per combattere a fianco dei mercenari tagliagole Nato di Bengasi contro il dittatore (anche cane pazzo) Gheddafi. E se questi continua ad essere amato e supportato dal 90% del suo popolo (che, non stupido, si guarda attorno e vede come stanno i fratelli arabi e africani finiti sotto gli zoccoli dei cavalieri dell'apocalisse USraeliani+UE), vuol dire che quel popolo se le merita tutte le bombe all'uranio che le euro-usa-democrazie gli stanno lanciando in testa.


Una kermesse del "manifesto", che non ha nulla da invidiare all'oscenità sionista inflitta dal vendolista Pisapia a Piazza del Duomo, è in corso a Roma, al Centro di studi AMERICANI (appunto), intitolata "L'Europa e le primavere arabe". Per gli onanisti del "manifesto", si sa, bastano un paio di cappannelli, magari col compasso al collo, per gongolare sul "risveglio delle masse". E così, seguendo alla lettera le istruzioni degli uffici PR Nato, Mossad e Cia, in queste primavere il manifesto butta tutto e il contrario di tutto, onde fare quella confusione tra primavere fiorite e inverni nucleari, che ben mimetizzano l'avanzata stragista della globalizzazione imperialista. Rimesta disinvolto, il manifesto, qui capeggiato da soggettone islamofobiche della lobby, come la ginocrate Ida Dominjanni, la sionista ultrà Annunziata, e l'inaccettabile Giuliana Sgrena, nel pentolone dove fa bollire una sostanza tossica che mette insieme le masse di Bahrein, Yemen, Egitto, Tunisia, Giordania, Marocco, Arabia Saudita, inermi e incazzate contro i satrapi dell'imperialismo globalizzante e affamante, e il mercenariato armato e foraggiato e guidato dalla Nato, organismo creato per la riconquista delle colonie perdute nel '900, mandato a eliminare governi fuori dal coro geopolitico, geostrategico, liberomercatista, multinazionale, wallstreetiano. Il "manifesto" come "Il popolo d'Italia" al tempo del macellaio Graziani. Peccato che ci caschi gente come Samir Amin e Mohamed Hassan.

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Aggiungo un comunicato che mi arriva da Tripoli, con l'auspicio che qualche avvocato perbene se ne occupi. Sono finiti sotto inchiesta, incostituzionalmente e vergognosamente, anche gli studenti libici che hanno manifestato contro gli stragisti Nato e la loro mmarmaglia bengasiana a Perugia.

Buongiorno a tutti,

come ben sapete qui in Libia ci sono i Pro Gheddafi  (bandiera verde) e i Contro Gheddafi (bandiera nera). Ormai sono due partiti politici ben definiti  e come tali devono essere considerati entrambi, con i loro pregi e difetti.

Bene, dovete sapere che un ragazzo Pro Gheddafi che vive in Italia e' stato arrestato in quanto era molto arrabbiato del cambiamento della bandiera all'Ambasciata libica a Roma e voleva faer una manifestazione davanti all'Ambasciata.
Fatto sta che nemmeno ha organizzato la manifestazione che appena arrivato a Roma da Milano, e' stato arrestato, secondo me perche' il suo telefono e' sotto controllo.
Sembra sia stato accusato di voler mettere una bomba all'Ambasciata!  Ma quando mai!
Io lo conosco, e' venuto con me una volta alla Conferenza Stampa di Milano organizzata da Paolo Sensini e mi sembra una ragazzo a modo, con le proprie idee politiche assolutament non pericolose ma legittime.
E' in prigione a Roma da una settimana (io l'ho saputo solo ora!) , potete dargli una mano in qualche modo, magari mettendo a conoscenza i media di questa cosa?

IL Suo nome e':

ADEL  SALEM   ABDULHADI
NATO IL 1977 A TRIPOLI - LIBIA.

Noi cercheremo di trovare dei soldi e trovargli un avvocato!



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domenica 5 giugno 2011

NON C'E' PALESTINA SENZA LIBIA, NON C'E' LIBIA SENZA PALESTINA (e ancora Radko Mladic)


”En Brasil reina ahora un régimen semifascista que todo revolucionario no puede ver más que con odio. Supongamos, sin embargo, que mañana Inglaterra entra en un conflicto militar con Brasil... En este caso estaré del lado
del Brasil ‘fascista’ contra la ‘democrática’ Gran Bretaña. ¿Por qué? Porque el conflicto entre ellos no será una cuestión de democracia o fascismo. Si Inglaterra saliera victoriosa, pondría otro fascista en Río de Janeiro y colocaría dobles cadenas al Brasil. Si por el contrario Brasil fuera victorioso, daría un poderoso impulso a la conciencia nacional y democrática del país y conduciría al derrocamiento de la dictadura de Vargas. La derrota de Inglaterra daría al mismo tiempo un golpe al imperialismo británico y un impulso al movimiento revolucionario del proletariado británico. Verdaderamente uno tiene que tener la cabeza vacía para reducir los antagonismos mundiales y los conflictos militares a la lucha entre fascismo y democracia.¡Bajo todas las máscaras uno debe saber cómo distinguir a los explotadores, los
esclavistas y saqueadores!”  (León Trotsky, Entrevista con Mateo Fossa en Escrito, settembre de 1938) .


Dedico questa citazione di Trotzky ai supposti, sedicenti, successori. Al PCL, ai miei amici Ferrando e Grisolia, ai saputelli, zerbini dell’informazione imperial-colonialista, di ogni sinistra che si divincola nella formula idiota e codarda di “la guerra è brutta, ma anche Gheddafi…”, disprezzando la volontà chiara, eroicamente espressa da 6 milioni di libici sollevati dalla ferocia italiana, dall’oppressione britannica, dal feudalesimo oscurantista e vendipatria del re fantoccio, alla sovranità, al benessere e alla dignità di una nazione protagonista dell’unità araba e africana. Ovviamente non c’è parallelo tra il fascista a capo del Brasile ai tempi di Trotzky e l’illuminato creatore della libertà libica. Tanto più vale la fustigazione di Trotzky.


Pubblico volentierei alcune vignette su Libia e Palestina di un grande amico, maestro e compagno, Enzo Apicella, combattente indomabile, che dopo anni di contributi correttivi al foglietto moderato “Liberazione”, oggi risulta nobilmente inviso alla “sinistra”, come me, come tutti noi.
Ho unito queste sue denunce dei necrocrati che vorrebbero irachizzare la Libia e la Palestina all’invito all’indignazione (in che termini, compagni?) fatto circolare in vista dell’oscena kermesse dei nazisionisti in Piazza del Duomo a Milano. Indignarsi è una bella cosa, ma vi pare che basti? E poi? Comunque nella mia scelta di disegni e testo è nascosta una polemica che ora esplicito. Premetto che sono interamente dalla parte di coloro che hanno il fegato e la coscienza di imbarcarsi per sostenere la liberazione di Gaza e gli auguro ogni successo, figurarsi! Meno sono dalla parte di chi della spedizione ha fatto vetrina della propria visibilità politica in accanita competizione con altri. Pazienza, siamo in Italia. E fa bene George Galloway, nell’iniziativa allestita dall’International Solidarity Movement (ISM), a ricordare ai suoi compagni italiani che chi sta con Gaza e Palestina non può non stare con la Libia e con un legittimo governo che briganti mercenari e necrofagi imperialisti vogliono sbranare e tornare a ridurre a colonia.


Cosa che i “palestinesi” d’Italia non fanno, forse intimiditi dalle riserve e ambiguità di certi ambienti palestinesi che, forse, non vorrebbero rinunciare ai fondi del Qatar e dei sauditi, capifila del rinnegato satrapismo arabo. Ancora più le distanze vengono prese dalla Siria, per la cui “liberazione”, cioè il classico regime change” bushian-obamiano, girano in rete stolti e involontariamente opportunistici appelli al sostegno dei soliti “giovani rivoluzionari”. I “giovani rivoluzionari” sono delinquenti assoldati e armati, all’interno, dai più grossi imprenditori siriani, avidi di nicchie in un libero mercato multinazionale, e spediti da fuori dalla cosca reazionaria filoamericana di Arabia Saudita, Giordania e Libano (bastano le numerose confessioni di ribelli alla tv, in particolare quella dei cecchini pagati e inviati da Saad Hariri, capofila della destra libanese e famiglio dei sauditi, nonchè i video che li colgono mentre sparano su folle e forze di sicurezza). Si distingue in questa congrega di frastornati anche il per altri versi meritevole bollettino Uruknet che, compiendo acrobazie logiche, sostiene la difesa della Libia, dell’Iraq e della Palestina, mentre si accanisce atlanticamente su due altri obiettivi della campagna nazionicida euroatlantica, Siria e Iran, sollecitando dubbi sui percorsi delle sue sinapsi e, a voler pensar male, sui suoi suggeritori politici.



C’è del misterioso, oltrechè dell’eticamente e intellettualmente insano, o magari della voglia di navigare, senza troppo sconvolgere le acque, nella morta gora delle “verità” condivise, in questa schizofrenia che, per di qua, amoreggia con una vittima culturalmente consolidata, compianta senza dar troppo scandalo, tanto più non dà più “terroristici” segnali di vita, mentre, per di là, fa da ausiliaria al terrorismo della comunità internazionale canaglia. Non si avvede che i barbuti invasati o prezzolati che a Bengasi tagliano teste e invocano sfracelli Nato sul popolo che intendono “liberare” (leggi schiavizzare e rapinare) sono gli stessi che, addestrati dai manuali Cia al kamikazismo per le vergini in paradiso, cacciarono i sovietici chiamati a presidio dell’emancipazione e sovranità afghana. Gli stessi che in Kosovo e Bosnia, guidati dall’asset Cia Bin Laden, tagliavano teste serbe da mettere in tavola ai narcokiller fascisti Izetbegovic e Hashim Thaci, cari a Clinton e Madeleine Albright. Sono gli stessi che, facendosi passare per Al Qaida, mettono bombe nei mercati iracheni per confondere nel loro terrore la vincente guerriglia patriottica e per rilanciare una guerra civile che stabilizzi la preda coloniale. Sono le stesse bande di intossicati sgozzatori al servizio di un burattino del FMI e dell’Occidente, lanciato contro il legittimo presidente della Costa d’Avorio che, per non aveva voluto legittimare il ritorno dell’ex-padrone coloniale francese, doveva scomparire nel mare di sangue del popolo che lo sosteneva. Sono gli stessi che sparacchiano qua e là in Algeria e nel Subsahara onde giustificare “interventi umanitari” che accerchino la Libia, garantiscano la predazione dei giacimenti di uranio e di molto altro, aprano la strada all’AFRICOM statunitense per restituire alla regina Vittoria (Wall Street) quel che è della regina Vittoria: l’Africa.



Guerra alla Libia, sanzioni e terrorismo destabilizzatore importato in Siria, blocco e sterminio di Gaza, genocidio in Iraq, il venduto rinnegato Abu Mazen e la sua loggia usati come silicone a fissare la morsa di ferro sionista sulla Cisgiordania, lo squartamento progressivo del Sudan con l’uso di un mercenariato del Vaticano, di Israele e dei petrolieri, l’assedio all’Iran mediante infiltrazione di squadroni dela morte, sollecitazioni secessioniste, rivoluzioni colorate e finte ginomartiri, il massacro dei popoli di Bahrein e Yemen per mano di tiranni predoni teleguidati dagli Usa. Tutto questo e molto di più fa parte di quel gioco sulla famigerata Grande Scacchiera che coinvolge pedoni, torri e regine del mondo arabo. Pedoni-popolo, torri-governi resistenti,
regine-mignotte del tenutario imperiale. E, fratelli della flottiglia, cui auguro ottimi venti, o la costa di Gaza la intravedete come il litorale dell’intera regione, sotto blocco atlantico come quella lo è sotto blocco israeliano, o la gente che spunta tra la macerie di Piombo Fuso e seguenti la riconoscete come costola di un corpo che si dibatte e si batte tra le macerie di Tripoli e Baghdad, o siete solo il trailer di un film che altri realizzeranno. Voglio un’analoga flottiglia per Tripoli, ma dubito. Qualcuno avrà almeno l’improntitudine di mettere una bandiera verde, addirittura un ritratto di Gheddafi, su una prua della flottiglia? Temo di no, ma posso sempre confidare in Galloway.



Ho difeso il mio popolo, la mia terra, ora difendo me stesso davanti a voi. Voglio solo dire che io voglio vivere per mostrare che sono un uomo libero… Io non ho ucciso individui in quanto croati e musulmani. Non ho ucciso in Libia o Palestina, ho solo difeso il mio paese… Avrei preferito essere ucciso dalla polizia in Serbia, o in America, piuttosto che leggere quello che è stato scritto qui su di me. Generale Radko Mladic, comandante della Repubblica Serba di Bosnia.
Un uomo che non ha mai fatto stragi di civili (vedi il mio post precedente), che ha salvaguardato le donne e i bambini degli sbranatori del popolo serbo, ascari bosniaci e croati dell’imperialismo che dalla pulizia etnica non si difendevano come i serbi, ma la perpetravano a forza di stragi, anche di donne e bambini, a Sarejevo, in Kosovo, nelle Kraijne. Un milione di serbi sradicati e messi allo sbando nel vento della non-storia. Tutti gli altri sulla loro terra e nelle loro case. A quando gli assassini di massa italiani, Usa, tedeschi, francesi, britannici, davanti al tribunale-mattatoio dell’Aja? Mai, perché, anche con jene ammaestrate come i giudici del TPJ, l’evidenza dei loro delitti abbaglierebbe il mondo. Mentre, se le accuse sono indimostrabili e false, vi si muore.



INDIGNAMOCI!
Impediamo lo scempio,
“ISRAELE CHE NON TI ASPETTI”.
Le “10” giornate della vergogna,
dal 12 al 23 giugno 2011,
in piazza Duomo a Milano.
Non un evento culturale, ma una
fabbrica del falso per occultare:
•i crimini di guerra
•i crimini contro l’umanità
israeliani,
dalla NAKBA del 1948
a PIOMBO FUSO del 2008-2009.
63 anni di sionismo:
pulizia etnica, apartheid,
politicidio, sociocidio,
memoricidio, genocidio,
espropriazione di terre, razzismo.
Una lunga striscia di sangue, una
ininterrotta storia di violenza
contro un popolo di innocenti, il
popolo palestinese.
INDIGNATEVI!
Impediamo lo scempio,
“ISRAELE CHE NON TI ASPETTI”.
Uno stato canaglia che uccide,
tortura, affama, umilia un
intero popolo, il popolo
palestinese, con la complicità
italiana, dell’Unione Europea
e degli Stati Uniti.
Milano sarà “occupata” per
mostrare una immagine falsa
di Israele.
Nel nome della Italia della
Resistenza e della Liberazione,
nel nome di Vittorio Arrigoni,
impediamo, che questo
scempio si compia.
Restiamo Umani!
Palestina Libera!
Boicotta Israele!