Fulvio Grimaldi in “Spunti di riflessione” di Paolo Arigotti
GENOCIDIO,
TRIBUNALI SPECIALI, FORCA
IN QUESTO VIDEO lo Stato invasore, occupante
coloniale, terrorista, razzista, predatore, infanticida, giornalisticida,
femminicida, androcida, torturatore, genocida
Pensierino
del mattino
Chi è
colpa del suo mal, il sionismo, pianga se stesso, l’antisemitismo
I colpi di coda del mostro ferito (quasi) a morte.
La perdita totale di credito morale e culturale, ma
parzialmente anche politico e militare, è confermata dal disperato appello del
genocida Netanyahu a rovesciare l’esito di una battaglia d’informazione, vitale
per la sopravvivenza dello Stato sionista nella sua forma attuale, che lui
dichiara persa.
Battaglia da rilanciare e vincere, mica ponendo un freno o
una fine all’esercizio della violenza razzista senza limiti contro chiunque si
opponga al dominio e al dilagare di questa entità nutrita dal sangue di popoli
costruita sulle macerie di un paese e di una civiltà. Mica decidendo di ammazzarne,
violentarne, affamarne, umiliarne, mutilarne qualcuno di meno. Macchè. Per
mettere a tacere la verità agghiacciante che trasuda da ogni gesto, atto,
parola, che vengono espresse da questa entità abnorme, mettendoci dei soldi,
inventandosi gesti, atti, parole che annichiliscano invece proprio l’oggetto
della propria spasmodica persecuzione.
Prima di dire altro, vorrei dare vita, che mi auguro
perenne, a due immagini che in sé raccolgono il tutto del tema di cui ci
occupiamo.
Nell’ultima puntata della trasmissione “Splendida Cornice”
di Geppi Cuciari (RAI3), abbiamo visto un collegamento con Gaza: il volto
bianco e magro, senza sorriso, intensissimo, di un ancora quasi adolescente
che, nell’abisso delle nequizie inflitte e della sofferenza subita, racconta
perché, nel deserto di vita e di macerie che lo circonda, ha raccolto dei libri
e ha aperto una biblioteca.
L’altra è la vicenda che nasce da una cronaca sfuggita al
maglio della censura del mostro: coloni insediatisi in terra palestinese di
Cisgiordania costringono gli abitanti di un millennario villaggio di
disseppellire e fare sparire la salma di un loro congiunto, il 80enne Hussein
Assasa, “perché troppo vicino” e dunque di disturbo alla neocostituita,
illegale, colonia dell’invasore sionista. Ogni commento ridurrebbe l’enormità
di questi due fatti.
Lo spunto al mio intervento lo dà poi la lamentela di
Netanyahu di aver perso la battaglia della propaganda. Cosa che attribuisce,
non al totale crollo etico, morale, politico e parzialmente militare dello
Stato sionista, a partire dalla vicenda del 7 ottobre e conseguente guerra di
sterminio totale (per molti anche a
partire dalla fondazione terroristica dello Stato sionista nel 1948 e
successiva pulizia etnica), bensì all’inadeguatezza della risposta israeliana
alla propaganda avversa.
Alla quale pensa di porre rimedio con i quattrini,
quintuplicando fino a 730 milioni l’anno lo stanziamento per Hasbara, l’insieme
degli apparati e delle lobby della propaganda sionista in Israele e nel mondo,
insieme a quella diffusa dai supporter e follower, la quasi
totalità dell’establishment politico e mediatico occidentale.
Ma Netanyahu ha presentato anche altri due strumenti cui
affidare la massima efficacia per far rispostare lo sdegno e la ripugnanza
dell’opinione pubblica internazionale dallo Stato sionista alle sue vittime e a
chi gli resiste.
Due provvedimenti epocali. La legge approvata alla Knesset
da 93 voti contro zero per l’istituzione di tribunali speciali militari,
modellati (inconsapevolmente?) su quelli creati dalla legge fascista 2008 del
25 novembre 1926, che giudicherà sulla base della nuova legge che introduce la
pena di morte per impiccagione (abolita nel mondo alla fine dell’800) coloro
che sono definiti, senza necessità di prove, terroristi. Esclusivamente se
palestinesi. Che del resto, quando rastrellati più o meno dove capita, sono per
definizione terroristi.
Il secondo provvedimento è il “processo” che per settimane
verrà trasmesso al mondo in diretta e dal quale ci si attende un responso
improntato al vittimismo filo-israeliano come quello ottenuto dall’esibizione
del processo a Tel Aviv al gerarca nazista Adolf Eichmann. Processo del tipo
codificato dalla nuova legge sopra descritta contro 300 palestinesi, catturati
non si precisa dove e come, ma imputati di delitti commessi nell’operazione
“Alluvione di Al Aqsa” del 7 ottobre 2023. Delitti e operazione, ovviamente,
come devono risaltare dalla narrazione delle autorità israeliane, e non dalle
successive verifiche che quella narrazione smentiscono radicalmente.
Chiudo esprimendo il vago dubbio che tutto questo abbia
subito un tale velocissimo abbrivio in risposta a qualcosa che così ne dovrebbe
risultare pesantemente occultato. Il rapporto dell’organismo europeo
indipendente “Euromed Monitor”, basato su centinaia di testimonianze di
vittime, testimoni, medici, operatori umanitari, sulle torture subite da
palestinesi, perlopiù civili, nelle carceri israeliane: pestaggi, denudamenti,
privazione di cibo e farmaci, lesioni, finte esecuzioni, minacce ai congiunti, stupri
compiuti da umani o da cani addestrati.
Testimonianze, queste sì, verificate attendibili, credibili
e confermate perfino dall’organo di stampa più autorevole degli USA e da sempre
considerato portavoce della comunità ebraica, israeliana, sionista: il New
York Times. Il colpo più duro mai inflitto all’immagine dello Stato
ebraico. E non da un detestabile, inaffidabile antisemita.
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