sabato 16 maggio 2026

Fulvio Grimaldi in “Spunti di riflessione” di Paolo Arigotti --- GENOCIDIO, TRIBUNALI SPECIALI, FORCA

 Fulvio Grimaldi in “Spunti di riflessione” di Paolo Arigotti

GENOCIDIO, TRIBUNALI SPECIALI, FORCA

IN QUESTO VIDEO lo Stato invasore, occupante coloniale, terrorista, razzista, predatore, infanticida, giornalisticida, femminicida, androcida, torturatore, genocida

 

https://youtu.be/hJ-H1uilJ2Q

Pensierino del mattino

Chi è colpa del suo mal, il sionismo, pianga se stesso, l’antisemitismo

I colpi di coda del mostro ferito (quasi) a morte.

La perdita totale di credito morale e culturale, ma parzialmente anche politico e militare, è confermata dal disperato appello del genocida Netanyahu a rovesciare l’esito di una battaglia d’informazione, vitale per la sopravvivenza dello Stato sionista nella sua forma attuale, che lui dichiara persa.

Battaglia da rilanciare e vincere, mica ponendo un freno o una fine all’esercizio della violenza razzista senza limiti contro chiunque si opponga al dominio e al dilagare di questa entità nutrita dal sangue di popoli costruita sulle macerie di un paese e di una civiltà. Mica decidendo di ammazzarne, violentarne, affamarne, umiliarne, mutilarne qualcuno di meno. Macchè. Per mettere a tacere la verità agghiacciante che trasuda da ogni gesto, atto, parola, che vengono espresse da questa entità abnorme, mettendoci dei soldi, inventandosi gesti, atti, parole che annichiliscano invece proprio l’oggetto della propria spasmodica persecuzione.

Prima di dire altro, vorrei dare vita, che mi auguro perenne, a due immagini che in sé raccolgono il tutto del tema di cui ci occupiamo.

Nell’ultima puntata della trasmissione “Splendida Cornice” di Geppi Cuciari (RAI3), abbiamo visto un collegamento con Gaza: il volto bianco e magro, senza sorriso, intensissimo, di un ancora quasi adolescente che, nell’abisso delle nequizie inflitte e della sofferenza subita, racconta perché, nel deserto di vita e di macerie che lo circonda, ha raccolto dei libri e ha aperto una biblioteca.

L’altra è la vicenda che nasce da una cronaca sfuggita al maglio della censura del mostro: coloni insediatisi in terra palestinese di Cisgiordania costringono gli abitanti di un millennario villaggio di disseppellire e fare sparire la salma di un loro congiunto, il 80enne Hussein Assasa, “perché troppo vicino” e dunque di disturbo alla neocostituita, illegale, colonia dell’invasore sionista. Ogni commento ridurrebbe l’enormità di questi due fatti.

Lo spunto al mio intervento lo dà poi la lamentela di Netanyahu di aver perso la battaglia della propaganda. Cosa che attribuisce, non al totale crollo etico, morale, politico e parzialmente militare dello Stato sionista, a partire dalla vicenda del 7 ottobre e conseguente guerra di sterminio totale  (per molti anche a partire dalla fondazione terroristica dello Stato sionista nel 1948 e successiva pulizia etnica), bensì all’inadeguatezza della risposta israeliana alla propaganda avversa.

Alla quale pensa di porre rimedio con i quattrini, quintuplicando fino a 730 milioni l’anno lo stanziamento per Hasbara, l’insieme degli apparati e delle lobby della propaganda sionista in Israele e nel mondo, insieme a quella diffusa dai supporter e follower, la quasi totalità dell’establishment politico e mediatico occidentale.

Ma Netanyahu ha presentato anche altri due strumenti cui affidare la massima efficacia per far rispostare lo sdegno e la ripugnanza dell’opinione pubblica internazionale dallo Stato sionista alle sue vittime e a chi gli resiste.

Due provvedimenti epocali. La legge approvata alla Knesset da 93 voti contro zero per l’istituzione di tribunali speciali militari, modellati (inconsapevolmente?) su quelli creati dalla legge fascista 2008 del 25 novembre 1926, che giudicherà sulla base della nuova legge che introduce la pena di morte per impiccagione (abolita nel mondo alla fine dell’800) coloro che sono definiti, senza necessità di prove, terroristi. Esclusivamente se palestinesi. Che del resto, quando rastrellati più o meno dove capita, sono per definizione terroristi.

Il secondo provvedimento è il “processo” che per settimane verrà trasmesso al mondo in diretta e dal quale ci si attende un responso improntato al vittimismo filo-israeliano come quello ottenuto dall’esibizione del processo a Tel Aviv al gerarca nazista Adolf Eichmann. Processo del tipo codificato dalla nuova legge sopra descritta contro 300 palestinesi, catturati non si precisa dove e come, ma imputati di delitti commessi nell’operazione “Alluvione di Al Aqsa” del 7 ottobre 2023. Delitti e operazione, ovviamente, come devono risaltare dalla narrazione delle autorità israeliane, e non dalle successive verifiche che quella narrazione smentiscono radicalmente.

Chiudo esprimendo il vago dubbio che tutto questo abbia subito un tale velocissimo abbrivio in risposta a qualcosa che così ne dovrebbe risultare pesantemente occultato. Il rapporto dell’organismo europeo indipendente “Euromed Monitor”, basato su centinaia di testimonianze di vittime, testimoni, medici, operatori umanitari, sulle torture subite da palestinesi, perlopiù civili, nelle carceri israeliane: pestaggi, denudamenti, privazione di cibo e farmaci, lesioni, finte esecuzioni, minacce ai congiunti, stupri compiuti da umani o da cani addestrati.

Testimonianze, queste sì, verificate attendibili, credibili e confermate perfino dall’organo di stampa più autorevole degli USA e da sempre considerato portavoce della comunità ebraica, israeliana, sionista: il New York Times. Il colpo più duro mai inflitto all’immagine dello Stato ebraico. E non da un detestabile, inaffidabile antisemita.

Il resto – e non è poco - nell’intervista

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