L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, ai presenti come vuole. Ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida, e i capi dello Stato, pure loro, pensano solo per sé. (Johann Wolfgang von Goethe)
Le Pussy Riot del Kazakistan e i loro mentori
Avete visto come è stata sotterrata la vicenda
dello Stato canaglia capo e dei suoi crimini spionistici insieme a quella di
uno, Edward Snowden che, a rischio di tutto, vita compresa, ha denudato questo
orrido imperatore? E’ bastato che la polizia trattasse una donna con figlia
alla stessa identica maniera di decine di migliaia di innocenti migranti per
far esplodere un putiferio della stessa scatenata rabbiosità – e malafede – di
quelli che avevano raso al suolo qualsiasi verità con i presunti martirii delle
varie Neda Soltan, o Sakineh, o Pussy Riot in laica orgia nelle cattedrali, di
iraniana e russa memoria. La signora kazaka Alma Shalabayeva e la signorina
Alua, prelevati da un’orda di sgherri della Cancellieri e, nel giro di tre
giorni, espulsi verso il loro paese. Senza, orrore!, che se ne fosse informato
il presidente del Consiglio, cosa che, si sa, succede regolarmente con ognuno
dei migliaia di senegalesi, somali, tunisini, polacchi, per ognuno dei quali viene
meticolosamente sollecitato il potere riparatore del governo. Eppure la signora
non era mica stata salvata, nuda, disidratata, in procinto di partorire, da un
gommone alla deriva. Era entrata illegalmente in Italia con passaporto falso
della Repubblica Centroafricana (!) e sotto falso nome, checché si cerchi di oscurare
il dato rilevato dalle autorità preposte. La classica clandestina, secondo le
simpatiche leggi bipartisan del nostro accogliente regime. Di lei si sono
occupati ben tre magistrati, cosa non proprio abituale per i “soliti”
clandestini.












