https://www.fanpage.it/bilderberg-tutti-i-partecipanti-italiani-nei-60-anni-di-incontri/
Ecco coloro che ci hanno guidato alle nostre magnifiche sorti e
progressive. E insistono.
Trentesimo anniversario dei fatti di
Tien An Men, 65esima riunione segreta del Gruppo Bilderberg. C’è qualcosa che
collega i due anniversari? Inevitabilmente, l’uno, nella congiuntura, è
propedeutico all’altra e ne fonda l’attualità. Insieme a temi vari,
segretissimi nella definizione del metodo, tra i quali abbastanza scoperto è
quello delle Quinte Colonne politico-economico-mediatiche da infiltrare in
campo amico, neutro o nemico. Però manifesti negli obiettivi, giacchè praticati
dalla fondazione in piena prima guerra fredda, 1954. Fondazione in Olanda
agevolata e protetta dai servizi segreti angloamericani e a cui hanno dato
corpo, denaro, tattica e strategia le residue case monarchiche e le massime
divinità del capitalismo imperial-tribale, Rockefeller e Rothschild. Obiettivo
finale: globalizzazione, affermazione di una sovranità di portata planetaria e
guerra totale a quella altrui, a partire – o finire – con la conquista del
“cuore terrestre del mondo” (“Heartland”,
nella famosa espressione di Brzezinski), Russia e Cina.
L’evento, dagli aspetti securitari
di una trasparenza democratica da far scoppiare d’invidia un vertice mondiale
della ‘ndrangheta e di Cosa Nostra messi insieme, ha avuto luogo dal 30 maggio
al 2 giugno tra i fasti ultralusso dell’Hotel
Montreux, congeniali a questo parterre de Rois , ascendente nobile dei Casamonica,
nell’omonima cittadina svizzera. 130 partecipanti da 23 paesi, euro-atlantici
con poche eccezioni. Tra cui la créme de
la créme di quell’0,1%, poche decine di individui, che veleggia sulla ricchezza di metà
dell’umanità grazie a una pervicace creazione di diseguaglianza tramite guerra
di classe capitalista , colonialismo, guerra e, appunto, globalizzazione.
Chi c’e
Ministri dell’economia e delle
finanze, megabanchieri e governatori di banche dette centrali (che le governano
per conto dei loro proprietari privati), AD e padroni di multinazionali, alti
gradi militari con al guinzaglio il segretario Nato Stoltenberg (ospite fisso),
alti bonzi politici, prestigiosi - per servizi resi – giornalisti, capi
dell’Intelligence, stimatissimi cibernetici, strizzacervelli in sostituzione dei
demodé preti e psichiatri, Jared Kushner con doppia rappresentanza Usa-Israele,
nientemeno che il braccio destro del papa, Parolin, animatore della resistenza
anti-Chavez in Venezuela e, ad ascoltare le direttive, Mike Pompeo, segretario
di Stato. Più gli amici delle diverse filiali: Trilaterale, Council of Foreign
Relations, Chatham House, World Economic Forum, P2, P3, Gladio, Greta, Messina Denaro, Ong varie….
Più ospitanti che ospiti, gli
immarcescibili garanti della continuità: i Kissinger, i Soros, le Lagarde, un
qualche Rockefeller con la sua J.P. Morgan (che manda ai governi italiani
sollecitazioni a cestinare la Costituzione) e un qualche Rothschild a nome
delle loro 166 (centosessantasei) banche sparse sui 5 continenti. Infine una
serie di accademici e intellettuali messi lì a infiorettare di bella forma gli scambi di
opinioni tra i gentiluomini e impedire che qualche malvissuto sospetti che si
tratti di un convegno per decidere le sorti del genere umano a forza di
complotti.
Chi impara
Chiaramente per affinità elettive e palmares
di servizio, ci sono anche due eccellenze del giornalismo italiano, Gruber e Feltri, e
un politico in disarmo, Renzi, ma da cui, forse, si spera di ricavare ancora
qualcosa. Della sudtirolese Lilli Gruber non può non essere stato apprezzato la
rigorosa ed elegante imparzialità e l’orgogliosa monotematicità con cui
gestisce il suo Parnaso delle “Otto e mezzo” secondo il modulo napoleonico del
nemico – di solito un 5 Stelle, o chi non li tratta come deiezioni sul
marciapiede – da prendere, con amici alla Mieli, Lerner o Carofiglio, da
davanti, dietro e dai fianchi.
L’agenda
Nell’Hotel Montreux, dopo meticolose e ripetute disinfestazioni della
Zucchet, contro eventuali, ma, dato il
contesto, del tutto improbabili tracce di populismo, sovranismo, plebeismo ,
dagli ospiti in arrivo considerati al pari di blatte e peggio, i temi erano
quelli classici, più qualche novità. Governo mondiale, amici, nemici, domestici,
cani da caccia, da riporto e d’attacco, profitti dal cambio climatico (tutti
per Greta), difesa della Vergine di Norimberga, detta UE, alla faccia di
Brexit, Orban, Le Pen (Salvini è finto, va bene), l’impero carolingio
franco-germanico e sue forze armate in confronto con l’impero anglosassone e Nato
per una comune strategia di obliterazione di Russia e Cina, passando per le
tappe intermedie Siria, Iran, Nordcorea, Venezuela e altre. Come armare certi
social e disarmarne altri, come sgomberare il sud del mondo di genti, estrarne
risorse e confondere in un megamiscione le identità dei popoli in generale, attivando
sradicamenti e migrazioni, come fare in modo che le intelligenze artificiali
operino, in guerra e in pace, da nuovo strumento maltusiano di sfoltimento
delle erbacce umane.
E’ la Nuova Via della Seta, baby
Negli anni ’80 e ’90, quando mi
sbizzarrivo in Rai su ambiente, clima, guerre, sport estremi, fui
frequentemente onorato da quell’intelligente, ironico, acuto e astuto collage
di giustapposizioni demistificanti che era il “Blob” di Enrico Ghezzi. Tipo,
volavo in parapendio col bassotto Rambo e di seguito si vedeva la corte dei
miracoli di Craxi in volo sull’aereo di Stato. Era la cosa più frizzante della
tv dei quegli anni. Oggi Blob, con Ghezzi fuorigioco per malattia, è una stanca
“voce del padrone” che arranca sciropposo tra buonismo dell’ipocrisia sinistra,
con migranti in barcone, lacrimosità e savianismi vari, e geopolitica funzionale.
Da settimane va scassandoci ogni organo interno con la ripetizione di immagini
di Tien An Men e relativi mezzibusti d’ordinanza. All’Hotel Montreux non se ne
sono fatti sfuggire una puntata.
Fa peggio, se possibile, il resto
dei media, primo fra tutti, immancabile quando si tratta di lastricare la
strada all’evento e agli obiettivi Bilderberg, “il manifesto”, con ben quattro
pagine di inserto di anatemi anticinesi, proprio in coincidenza coll’acme del
Bilderberg.. Che sono, implicitamente e in prima linea oggi, anatemi contro la
Via della Seta, temuta e odiata dagli Usa. Tant’è che quel “quotidiano
comunista”, tenuto in piedi da miei e tuoi soldi, abusivamente sottrattici,
stava però spaparanzato su ogni poltrona damascata del Montreux.
Ci sono montagne di reportage
contrari alla vulgata subito impostata dall’imperialismo e dai suoi ascari
contro un Cina dal modello sociale insidiosissimo e dal potenziale di crescita
incommensurabile. I 300 morti degli scontri, dopo due mesi di occupazione della
piazza, con ampia presenza criminale di spaccio e prostituzione, scontri detti
feroci da parte dell’esercito e pacifici da quella dei rivoltosi, sono
diventati “migliaia”. Dei soldati
linciati, bruciati vivi nei loro mezzi, sparati, dei gas tossici usati dai
manifestanti, nessuna menzione. E la
solita radio Cia, “The voice of America”, che 24 ore su 24 incitava alla rivolta
e inneggiava a Zhao Ziyang, il dirigente infiltrato dagli Usa al vertice di
Partito e Governo, per le sue promesse di democrazia e mercato, scompare dalla
cronaca e dalla Storia. Come Radio B-92 di Belgrado, dello stesso circuito,
cara a Luca Casarini e ai suoi.
Tien An Men, prima rivoluzione colorata
La prima rivoluzione colorata, con
tutti gli attrezzi dell’organizzazione – tende, armi, cecchini, rifornimenti,
soldi delle Ong - visti poi a Belgrado, Kiev, Cairo e oggi a Khartum e Algeri, diretta a Pechino da quel Gene Sharp che dei regime
change è stato l’inventore e diffusore tramite i serbi di Otpor. E’ grazie
alla risposta, estremamente controllata del governo, che la Cina ha evitato un
Guatemala, un Kosovo, un Cile, una Libia. Il rilancio dell’anniversario, più
massiccio delle passate ricorrenze si spiega con quella brutta bestia, anzi
brutto drago, della Nuova Via della Seta, Belt
and Road Initiative, che senza bisogno di fottermi la sovranità, togliere
migranti da casa loro e metterli in casa
altrui, tirarmi addosso bombe e soldati,
costringermi all’austerity, rischia di inferire un colpo mortale a chi , invece,
quelle cose le infligge giorno e notte a me a tutti.
Feltri, nessuno come lui
Ma la “Croce di ferro da Cavaliere,
con alloro d’oro, spade e brillanti”, non va negata a colui che ci ha restituito
il fenomeno Bilderberg, quello di cui financo benevoli assertori rilevavano una
qualche tendenza all’operare sott’acqua, nella sua pura, cristallina, veste di innocente
consesso tra il bridge e il circolo della Caccia: Stefano Feltri, vicedirettore
del Fatto Quotidiano e capo
dell’Economico a griffe Draghi. Uno di cui ho sempre pensato che fosse stato
messo lì, forse da Bilderberg, forse da Draghi, forse da Friedman, data la
comunanza confessionale, per sorvegliare l’intemperante e imprevedibile
Travaglio. Whitewashing, è quello che
gli anglofoni chiamano il riciclaggio, meglio: la ripulitura , la
riabilitazione di una roba sporca in anima più bianca del bianco. Il paginone
di Feltri sul Bilderberg nel numero del 4 giugno ne è la sublimazione. La sua
partecipazione, a fianco dell’uomo del Condor in America Latina e dei massimi
succhiatori di midollo dalle colonne vertebrali dei popoli, andava giustificata.
Aah quei complottisti!. Chi potrebbe
anche lontanamente sospettare che si complotti in quella specie di fortilizio
blindato da trincee e schieramenti di mezzi e uomini militari, poliziotti, Forze
Speciali, guardie eco-zoologiche, pompieri, funamboli, maghi e qualche ricuperato Isis? Cosa c’è di male in
un po’ di privacy e distinta discrezione quando si tratta di discutere di tutti
gli altri esseri, umani e non, del loro destino individuale e collettivo, e magari
di correggerlo e si fa divieto ai partecipanti, tipo P2 o Gladio, di divulgare
quanto detto, concordato, deciso.
Pregiata Casa detersivi Feltri
Così finalmente Stefano Feltri
rettifica, bonifica, purifica un’immagine dai complottisti pesantemente
deteriorata facendoci il rasserenante racconto, tra la fiaba e l’apologo, di
una “riunione
di vecchi saggi (sic), la cui opinione è sempre utile, come l’ex-segretario
di Stato Henry Kissinger”, brav’uomo, o “gli attivisti dei diritti civili,
gente con incarico di rilievo (ovviamente benefico), esperti dei temi in
agenda, leader emergenti, qualche giornalista, alcuni (sic) membri
facoltosi…” Quanto alla segretezza, non è che l’apoteosi con la cultura
americana del networking, costruzione di rapporti personali come ponte tra
culture, professioni e idee diverse, fin dalla prima cena con – massimo
della democrazia! – freesitting”. E poi i temi: “Cina, tanta Cina, visto che gli
americani, hanno confidato per qualche anno che a Pechino arrivassereo le
riforme, democrazia e mercato (inscindibili, ovvio). Ora hanno capito che non
succederà… la Russia di Vladimir Putin è un vero pericolo o è aggressiva per
mascherare le sue fragilità?” E l’ecologia verde? Greta insegna: “Grande possibilità di business,
purchè dai fossili non si esca con troppi traumi”, poverini.
Ai pretenziosi e gossipari che si
chiedono se, in democrazia, la gente non ha il diritto di farsi dire dai
giornalisti presenti cosa dicono e decidono i più potenti e ricchi personaggi
della Terra, Feltri risponde con prontezza: “Che domanda, tutti i partecipanti
sono già attivi nel dibattito pubblico (Rothschild e Rockefeller
soprattutto)… e poi, quella che dall’esterno pare segretezza , da dentro risulta
assenza di distrazioni e formalità, di sera al bar con whisky che gli esperti
giurano essere notevoli”, meno male. Più Circolo della Caccia, o
Accademia dei Lincei di così?
Quanto ai fissati che vedono
complotti ovunque ci siano poliziotti, militari, blindati e cecchini a difendere
un consesso di miliardari e triliardari, non va riservato che sfottò: “Che
le teorie del complotto ricomincino”, sghignazza l’eulogo alla fine del
panegirico. Detto da un maligno Manzoni “vile encomio”. Mentre l’intenzione del
buon Feltri era più che commendevole: “put
some lipstick on the pig”, come la mettono gli anglofoni. Se si va per correzioni di grugni, Feltri ha
ampiamente battuto la Gruber quando a Emma
Bonino fece dire quanto filantropo fosse
George Soros per averle dato tanti bei soldini.
Intanto Bilderberg, camminando anche
sulle stampelle di bravi giornalisti, procede. Grazie all’ingegneria genetica,
agli operativi digitali e alle intelligenze artificiali, già sappiamo il mondo
che ci prospettano. Dal popolarissimo transgender, all’imminente transumano.
Insomma, sempre meno “umanità”. Con una buona mano data dal 5G. E qui non
scherziamo.
















