domenica 11 dicembre 2016

LORO: Obama, Trump, Clinton, Netaniahu, Juncker, Merkel, Hollande... NOI: Bashar el Assad





“La bussola va impazzita all’avventura / e il calcolo dei dadi più non torna…Il varco è qui?” (Eugenio Montale, La Casa dei Doganieri)

(In calce l’aggiornamento su Aleppo ricevuto da uno straordinario esperto)

Nella marca imperiale Italia siamo tutti presi, affascinati o nauseati, dalla grande agitazione dei burattini . Si sbattono, battono, scontrano, ricompongono, fondono, sotto l’occhio vigile di chi li fa danzare ai propri fili in attesa di decidere a chi affidare il colpo di Stato parlamentare. Golpe 2.0, dopo quelli che hanno defenestrato in successione, all’insaputa degli elettori, Berlusconi, Monti, Letta, che tappi la voragine causata dal maglio che il popolo ha calato sui lavori globalisti in progress verso l’ultrafascismo e la messa in quarantena dei 5 Stelle. Per tale bisogna dal mazzo dei fiori secchi hanno or ora estratto il conte Gentiloni, un filo d’erba secca che però s’era reso meritevole quando ha espresso una goccia di linfa col suo “armiamoci e partite” per la Libia.

 Per oscurare questo andazzo da repubblica delle banane sotto controllo Uniterd Fruits e Monsanto, dalle tradizionali salmerie che, nella neolingua della perdita di ogni significato delle parole, è detta “sinistra”, ci si rincorre a offrire puntelli vari. Tipo quell’Asor Rosa, che sul mattinale fiancheggiatore “il manifesto” si esibisce in una senile, ma non per questo meno esilarante, lectio magistralis al PD su come interrompere la sua marcia verso la poubelle (monnezza) della Storia riattivando un nuovo “centrosinistra”. Alla Bersani, ovviamente, e alla Prodi  e alla Amato, quei figuri che, su mandato di Soros, FMI, UE, Wall Street hanno rottamato ogni bene e sovranità nazionale e impelagato il paese in tutte le guerre genocidiali imperiali. Al vetusto guru di una sinistra rivoltata come un liso cappotto, si è precipitato a fornire gli strumenti operativi, le posate, tal Giuliano Pisapia, noto alle cronache per aver presieduto da sindaco sui fasti dell’Expo e per aver poi  fatto da sgabello al successore che l’Expo l’aveva dato in pasto ai ladroni amici di Renzi.

Gente penosamente male in arnese, detriti che si prestano a compattare l’asfalto su cui far viaggiare la carrozza del nuovo pupo di latta nominato dal burattinaio. Ma siccome de minimis non  curat praetor, ritengo  più serio e utile occuparsi di un evento che oggi, nella congiuntura che attraversa il mondo intero, qualsiasi possano esserne gli sviluppi e l’esito finale, ci ha concesso quell’ejaculatio ritardata che, da immemorabili pippe olivesche, centrosinistre, landiniane, vendoliane, bertinottiane, girotondine, tsiprasiane ci aspettavamo. Dopo l’orgasmo domestico di un popolo che si è sottratto alla narcosi del pensiero unico a reti ed edicole unificate e all’abbioccamento sui tweet, chat , instagram e slides, quello cosmico della vittoria del popolo fratello siriano ad Aleppo.

In Siria ci vado dalla guerra dei Sei Giorni del 1967 quando, inviato di Paese Sera espulso da Israele per mancanza di rispetto a un capitano dell’esercito nazisionista, incontrai i dirigenti marxisti-baathisti del presidente Nur Al Din Atassi che aveva guidato l’esercito siriano nella più valida resistenza all’aggressore israeliano. In tutte le guerre  di resistenza all’invasore talmudista, dal 1948 in qua, del resto, sono sempre stati i siriani, cuore geografico e storico della nazione araba, a costituire lo scoglio più arduo da superare. Non avergli perdonato, i sostenitori di quella nazione in lotta contro colonialismi originali e di ritorno, il mancato schieramento a fianco dell’Iraq contro la muta di licantropi. nel 1991 e 2003, non significa un giudizio negativo sul popolo fratello. Privilegiare l’assurda contesa interna al Baath, o la scelta di salvarsi tenendosi fuori, sono da imputarsi per intero a Hafez El Assad, padre di Bashar.

Di che solidarietà fossero capaci i siriani lo hanno dimostrato accogliendo a cuore aperto e mani operose, senza le rimostranze di giordani e libanesi, ben 2 milioni di rifugiati iracheni dai macelli di Clinton, Bush, Obama. Una forza morale e una nobiltà d’animo che ora si va di nuovo esprimendo nella quinta guerra di liberazione contro il necrofago israeliano (senza calcolare il decisivo apporto ai libanesi nelle loro due guerre contro l’invasore).
E potrei scrivere volumi sull’intelligenza, la maturità, la ricchezza creativa, culturale, la disponibilità all’amicizia, alla solidarietà, all’affettuosa accoglienza di questi due popoli indistinguibili, alla saggezza dei loro dirigenti che ne hanno coltivato l’emancipazione, il benessere, l’apertura laica, l’autostima negata da millenni di dominatori imperiali.

E nonostante tutto ciò, quando a un anno dallo scatenamento della furia revanscista dei vecchi e nuovi colonialisti e del livore di feudatari rigurgitati da secoli bui, terrorizzati dal contagio di un  modello di protagonismo sociale e di diritti umani veri, mi ritrovai in mezzo a queste genti, già abbondantemente sanguinanti, non avrei potuto immaginare che la loro resistenza si sarebbe potuta protrarre, per altri quattro anni e non cedere, anzi, crescere ancora. C’è stato il concorso di un vero e nobilissimo internazionalismo, russi, hezbollah, iraniani, volontari iracheni e da altri paesi arabi, ma è il popolo siriano che non si è fasciato impaurire e frantumare da quanto tutto un Occidente, dotato di mezzi e di ferocia senza pari nella Storia, gli ha scagliato addosso in termini di sanzioni genocide, lanzichenecchi, strumenti di distruzione e del terrore, diffamazione, menzogne.



Aleppo, la seconda città della Siria, centro della vitalità economica e una delle perle storiche e culturali del Medioriente, è libera al 93%. Ai cavernicoli assoldati dalle potenze era stato assegnato il compito di distruggere ed estirpare per sempre le radici della pianta che è una nazione, la sua coscienza di sé e della sua vicenda sul pianeta e tra le genti. Come a Baghdad, a Niniveh, a Palmira. Precondizione per l’obliterazione totale, più che sanzioni, la distruzione di infrastrutture, case, coltivazioni. La guerra non è finita, come auspica la sguattera Nato Moghrerini sussumendo gli spasmi di rabbia e frustrazione dei suoi committenti. La guerra non è finita, ma diversamente da quanto si augurano questi necrofagi, ha subito una svolta  che ha cambiato il quadro geopolitico, ma anche lo spirito, del mondo. Non è andata, stavolta, come pensavano. “Il varco è qui?” si chiedeva ancora Eugenio Montale nella  “Casa dei doganieri”. Era una domanda piena di ansia amara. Per noi si colma di ottimismo e fiducia. Qualunque cosa succeda, abbiamo imparato qualcosa che avevano voluto sradicarci dalla mente e dal cuore. L’alternativa c’è, vincere si può.

Purtroppo va aggiunta, all’ultima ora, la tragedia di Palmira, città simbolo della civiltà umana, ora di nuovo aggredita dalle belve dell’inciviltà. Risulta che la conquista da parte dell’Isis non è completa, che si sta combattendo casa per casa, che le forze aeree siriane e russe si stanno impegnando allo spasimo nella difesa. E’ rivelatore il fatto che la lungamente annunciata offensiva di Usa-curdi su Raqqa è ferma da settimane e che quella coalizione di aggressori Nato e loro mercenari, approfittando dell’impegno siriano su Aleppo, si è spostata su Palmira. Lo scopo di oscurare la vittoria dei patrioti ad Aleppo è comunque raggiunto.

Quando Bush e Blair lanciarono la loro guerra finta al terrorismo e vera al genere umano, guerra potenziata e moltiplicata poi dal più assassino seriale di tutti i presidenti Usa, non si sarebbero sognato che tale guerra sarebbe stata vinta  - già sicuramente sul piano morale e delle virtù umane - dalle vittime previste e da una Russia che, grazie a essa, si sarebbe costituita un’altra volta in ostacolo alla corsa folle del treno imperialista, in difesa del diritto internazionale, della sovranità dei popoli. E non potevano prevedere che la vittima designata sarebbe stata guidata da un uomo come Bashar el Assad, oftalmologo educato in Occidente, poliglotta e cosmopolita, uomo schivo e di una sobrietà inusuale per i costumi del suo mondo, impreparato alla politica cui lo ha costretto la scomparsa del successore del padre. Ma la bandiera che oggi sventola su Aleppo liberata reca il volto di Bashar, come, qualunque cosa accada, lo recherà la Storia di questo formidabile popolo, della nazione araba, di tutti gli aggrediti e perseguitati.in lotta per la liberazione. L’avevo sentito ripetere da mille slogan, tra le macerie delle bombe Usa, tra i corpi straziati del terrorismo mercenario, nei funerali delle centinaia di migliaia di vittime civili e in uniforme: “Shaab, Suriya, Bashar u bas”,  Popolo, Siria, Bashar e basta.

Dopo 6 anni di apocalittica ferocia, di orrori e atrocità senza paragoni nella storia e nel mondo commissionati a un mercenariato che di umano non ha nulla, degli attacchi concentrici di vicini famelici, di tentativi di divisione portati avanti con gli strumenti più abietti della calunnia e del terrore, di forsennate campagne di criminalizzazione di cui i gaglioffi di una sinistra infiltrata si sono fatti mosche cocchiere, la Siria è lì, in piedi. I turchi del sultano pazzoide occupano crescenti zone a nord del paese, le formazioni curde, disponibili a ogni nefandezza morale al servizio di qualsivoglia padrone, compiono pulizia etnica e provano a divorare territori altrui, sono in arrivo nuovi armamenti e nuovi professionisti Usa e Nato a sopperire alle truffe diplomatiche di John Kerry finalmente respinte. Ma sostegno del popolo siriano e della sua leadership si è mosso ora anche l’Egitto, massima potenza dell’area, scioltasi dal ricatto finanziario saudita e partecipe con le sue forze speciali del fronte internazionalista guidato dai russi.

Parà russi ed egiziani

Il quadro oggi del tutto alterato rispetto a quando i paesi arabi e la loro Lega parevano sotto totale egemonia saudita e interamente integrati nella strategia USraeliana per il Nuovo Medio Oriente(tra l’altro stoltamente inconsapevoli che il disegno israeliano di frantumazione degli Stati arabi, alla fine avrebbe incluso anche loro), segna il fallimento, oltre a quello del regime change in Siria, di tutta l’operazione iniziata con la consegna dell’Egitto alla Fratellanza Musulmana, la spartizione del Sudan, la distruzione della Libia, il lancio dei terroristi pseudo-islamici contro Iraq e Siria. Ora ci sono, sullo sfondo, l’Algeria, in  prima fila Iraq e Siria all’offensiva, Yemen non domo a dispetto, anche qui, dello spaventoso carico di nequizie inflittogli dagli Usa e dai suoi complici regionali. Ed entra in scena l’Egitto di Al Sisi, reduce da ripetute esercitazioni militari con i russi, da un’intervista alla TV portoghese in cui si dichiara a fianco dell’esercito siriano, deciso a svolgere un ruolo anti-coloniale e anti-islamista sia nel Mashreq, accanto alla Siria, sia in Libia, al fianco dell’unico parlamento eletto, quello di Tobruk, e del generale Haftar, anche lui in questi giorni a Mosca. 18 piloti di elicotteri e quattro generali, secondo l’autorevole As Safir di Beirut (gli credo perché ne sono stato corrispondente da Roma), sono oggi operativi presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate siriane.
 Esercitazione russo-egiziana

Anche se ora si tratta di respingere il nuovo assalto a Palmira e a riconquistare anche Raqqa, Idlib e Deir ez Zor, grazie anche a questo nuovo schieramento dall’arretramento si è passati all’offensiva. In Iraq,dove la situazione è complicata, oltreché dai soliti curdi e turchi, dalle interferenze Usa a livello politico a Baghdad, oltreché militare sul campo, come in Siria. E la reazione non si è fatta attendere. A tutti gangli della centrale di disinformazione e diffamazione imperialista facente capo a Pentagono, Dipartimento di Stato, Cia, Mossad, Soros, National Endowment for Democracy, servizi di intelligence Nato, è stato commissionata una furibonda campagna di contrasto alle ricadute morali e politiche dei successi di chi si oppone all’imperialismo e ai suoi gregari. Dell’apparato mediatico main stream va rilevato il ruolo della lobby talmudista, più implacabile che mai nelle fiocine lanciate contro pesci che parevano in rete e che sono schizzati via. Tralascio ogni scontato riferimento ai giornaloni e canaloni televisivi, alle Lucie Goracci e Giovanne Botteri di cui si di quanti scalini di carriera sia foderato il loro abbandono di ogni decenza deontologica. Roba scontata.

Più interessante, come sempre, la militanza di coloro che si travestono da liberi da ogni condizionamento, pagamento, infiltrazione, corruzione e portano avanti la mistificazione di un’opposizione che si limita a fare innocue bucce al fantoccio domestico di turno, per contemporaneamente dare fiato ai pifferai di Hamelin che devono trascinarsi dietro i bambini da far finire nel burrone. Così, a colpire il bersaglio piccolo, ecco che, mentre i Fratelli Musulmani ammazzano poliziotti egiziani in serie (sei due giorni fa, oltre al terrorismo endemico dei FM nel Sinai) e fanno saltare per aria copti (35, ieri) sotto le loro chiese, Il Fatto Quotidiano e il manifesto, zitti su queste sciocchezzuole, ripartono alla cieca contro Al Sisi, manipolando in martire dei diritti umani il discepolo degli spioni angloamericani di Oxford Analytica, Regeni.  Con particolare livore e totale assenza di fattualità, l’editoriale  di un vicedirettore Tommaso Di Francesco, paonazzo di bile ora che i magistrati italiani hanno apprezzato il lavoro dei colleghi egiziani e che si fa sempre più trasparente il velo che oscura le attività di Regeni al servizio di serial killer come John Negroponte.

I  Rampoldi, Gramaglia, Colombo, Coen della lobby ne “Il Fatto”, i TdF, Cruciati, Caldiron  di quella del “manifesto” sono ciuchini di razza incaricati di trainare il carrozzone dei boccaloni e sbatterlo contro Al Sisi. Ma anche contro la Siria, come già a suo tempo egregiamente fecero contro Gheddafi, agevolandone il cammino verso il linciaggio gestito da Hillary (non per nulla loro candidata prediletta in ogni elezione). Sapete come “il manifesto” ha titolato la liberazione di Aleppo? Pur avendo ottime ragioni per sospettare, non avreste pensato che sarebbero arrivati a scoprirsi a tal punto: “L’Occidente abdica, Aleppo in mano ai russi”. Quanto ai mostriciattoli che mitragliano le persone in fuga dai loro lager, sono “ribelli” ma tra virgolette, ma preferibilmente sono “opposizione”.  Tipo il Labour ai Tory. E dopo aver spapagalleggiato sugli innumerevoli ospedali “polverizzati dai russi” secondo la credibile vulgata di MSF ed Elmetti Bianchi, taciuto sul fatto che ai russi non è stata data mai risposta alla richiesta di fornire la localizzazione topografica dei presidi sanitari ad Aleppo Est e definito “in fuga” (da chi e per dove?) i 18milla cittadini riparati e soccorsi nell’Aleppo liberata, non potevano non ignorare gli ospedali da campo russi bruciati dai mortai dei terroristi, delle vittime civili e  delle due dottoresse russe uccise, sacrificatesi per una causa per la quale questi qua dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlarne. Senza capirla.

 Le dottoresse russe Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova uccise ad Aleppo

Se questi beccamorti ce l’hanno con i siriani e gli egiziani, figurarsi con i russi!. Anche qui si è scatenato un uragano di fulmini che le saette di Giove incazzato al confronto sono fuochi fatui. E, per quanto monotonamente uguale sia la matrice e conformi  siano tutti i mezzi di diffusione, di Maestà od opposizione di Sua Maestà, notevole è la ricchezza di immaginazione impiegata. Trump è stato fatto vincere da quegli hacker russi che hanno inquinato, via il povero Assange tappato nell’ambasciata dell’Ecuador, le comunicazioni. Su ordine dei russi la rete sta diffondendo un’alluvione di fake news, bufale, che depistano la gente dalle verità diffuse dai grandi e onesti media. Almeno 1000 sono gli atleti russi che, col doping organizzato dai servizi segreti e da Putin in camice bianco, hanno indebitamente vinto medaglie a Londra, Sochi e Rio. E magari anche a Roma nel 1960. Trattasi del rapporto dell’agenzia internazionale anti-doping messa su da quel consesso di gentiluomini al di sopra di ogni sospetto del CIO, custode delle pratiche doping messe in crisi dalla correttezza russa. Rapporto basato sulle “rivelazioni” di un ex-dirigente dell’Antidoping di Mosca, Grigory Rodchenko, riparato dove? Ma degli Usa, dove se no, da dove, dotato di asilo e vitalizio, lancia queste bombe puzzolenti contro i vincitori di Aleppo, ma anche contro i mondiali di calcio del 2018 assegnati alla Russia. Prove?  Tappi di provette con graffietti, buchi nelle pareti da cui sarebbero passate le provette da alterare… Fuffa.
 E sapete, passando alla specialità tutt’americana di decerebrazione da infotainment, chi ha superato nel ruolo di malvagi da obliterare nei videogiochi gli alieni, i terroristi, i musulmani generici i latinoamericani. Sorpresa? Mica tanto, i russi.

In modo che l’occidentale, scornacchiato in Siria,possa ancora sentirsi superiore.
Anche grazie al papa, che mai ci fa mancare la sua saggia e semidivina parola. Ecco come si è espresso all’Angelus su Aleppo liberata: “Non dimenticare Aleppo”.  Un papa dalla parte dei carnefici? E vi sorprende? Elmetti bianchi e trucidatori Al Qaida e Isis: una prece, seppure cristiana.
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Ciao Fulvio!

Qui ogni mattina c'è una sorpresa... davvero gli eventi stanno prendendo una piega sempre più vorticosa e, per certi versi, complessa.

Aumentano gli "attori" in campo, in questa scacchiera dove le regole sono scritte sulla casella stessa e già non valgono più per quella a fianco. Come fonte principale utilizzo la RIA Novosti perché hanno un monitoraggio costante sulla Siria, seguendo gli eventi sia traducendo le fonti arabe, sia con giornalisti in loco. Producono una quantità impressionante di materiali come cronaca puntuale e come "analitika", come la chiamano loro. E in questo giorno sono successe tante cose.

Attualmente, la situazione ad Aleppo è decisamente migliorata. Negli ultimi due giorni 50.000 persone sono riuscite a lasciare l'enclave occupata dai terroristi, fra cui 1.200 hanno deposto le armi.
(dalla conferenza stampa dell'esercito russo di ieri: https://ria.ru/syria_mm/20161210/1483295083.html )

Dato aggiornato con gli sviluppi della notte scorsa, con altri 2124 evacuati (di cui 1007 bambini) e 291 terroristi arresi.
https://ria.ru/syria/20161211/1483310849.html

Dati estremamente confortanti, che cozzano però con le contromisure che USA, Turchia ed EI stanno prendendo in maniera "stranamente" (mi piace usare eufemismi...) coordinata.

Mi riferisco all'ingresso di Jabhat an nusra, ovvero dei terroristi di Al Qaeda che stanno mollando Aleppo, nella città di Al Bab... grazie al fuoco di artiglieria turco!
https://ria.ru/syria/20161210/1483301048.html
Al Bab è una città di estrema importanza strategica a nordest di Aleppo, finora in mano all'EI, per loro fondamentale in quanto rappresenta il principale corridoio di approvvigionamento dalla Turchia.
https://www.google.it/maps/place/Al Bab, Siria/@36.3710463,37.5168019,13z/data=!4m2!3m1!1s0x15303d964c89c6fd:0x407b6e03a728ccc7?hl=it-IT
Hanno provato tutti, a più riprese, a impadronirsene: i curdi da sud e l'esercito siriano da sud-ovest.

Ora, attestano le fonti, a entrare sono i jihadisti di An nusra appoggiati dai turchi. CIò significa che, una Aleppo libera, rischierebbe nel corso di pochi giorni di trovarsi essa stessa in una sacca turco-jihadista: a nord dopo la presa di El Bab e con i territori occupati dall'operazione "Scudo Eufrate", e a sud dai territori occupati dall'altra formazione jihadista Jeish Al Fatah. In sostanza, una situazione magmatica e in piena evoluzione che non dà adito a quelle che sono le reali intenzioni degli attori in campo, ufficialmente, "contro l'isis".

Esercito islamico che, nel frattempo, ha assestato un duro colpo a Palmira. Concentrando le sue forze a tenaglia, ha tentato un attacco a sorpresa, sfruttando il dislocamento di gran parte delle forze siriane in altri settori, riuscendo quasi nell'impresa di riprendersi questa città, insieme chiave e simbolo. Impresa fallita miseramente.
https://ria.ru/syria/20161211/1483304975.html
https://ria.ru/syria/20161211/1483303393.html
Un'imponente azione coordinata di forze di terra (reparti speciali ed esercito regolare) e di forze aeree siriane e russe ha consentito non il ripiegamento delle forze dell'EI sulle posizioni precedentemente occupate. In pratica, si è trattata della stessa tattica suicida impiegata con successo in passato dai terroristi, tesa più che altro a costringere forze dislocate in altri fronti a ripiegare e a impegnarsi a fondo per non perdere avamposti o centri di importanza strategica. Una battaglia di corto respiro da parte dell'EI, se ci si limita a osservarne il risultato finale, ma di importanza vitale al fine di consentire ad altri, per esempio, l'occupazione di posti chiave al posto delle forze regolari siriane in quella terra di nessuno che, in molti punti, è diventato ormai il Califfato.

Non sono per niente tranquillo e ne vedremo delle belle.

venerdì 9 dicembre 2016

FIDEL L'ALTROIERI, ASSAD OGGI - Il sole, "in direzione ostinata e contraria", dall'Avana a Damasco.

?

In calce un commento a un mio post sull’esito del referendum che descrive con precisione ed esplicative mappe il progresso drelle forze di liberazione ad Aleppo.

Sarà anatema per i cultori di vacche sacre, purchè collocabili nel loro panteon ideologico, ma io, oggi come oggi, alle celebrazioni in morte di Fidel Castro preferisco quelle in vita per Bashar el Assad e per la vittoria sua e del suo popolo ad Aleppo. Se rivoluzione si chiama il rovesciamento dell’ordine esistente, evidentemente quello imposto dal padrone, i meriti di Fidel sono ahinoi in via di smarrimento, quelli di Assad si vanno consolidando.

giovedì 8 dicembre 2016

La gregaria spompata che pedala in coda al Giro della Nato

https://youtu.be/JzL8Q1OGHpY
link per video su aiuto russi ad Aleppo Est

La bellicosa, psicoticamente russofobica e stellarmente incompetente ancella Nato che attualmente è incongruamente spaparanzata sulla poltrona di Rappresentante UE per la politica estera, Federica Mogherini, affacciandosi spoglia di ogni veste decente, come il re travicello della favola di Andersen, da una finestra del menzognificio Nato, ha proclamato che l'unica a portare soccorsi alla popolazione siriana sarebbe l'Unione Europea.

A parte il dato che soccorsi sono giunti in Siria, a tutte le
parti, dalle agenzie ONU, fatto per cui gli sguatteri mediatici della Nato hanno elevato alti lai perchè tali aiuti erano stati fatti distribuire dal governo di Damasco, peraltro l'unico legittimo, ecco qua un video che mostra una colonna di mezzi russi che portano aiuti alla popolazione di Aleppo Est, appena liberata dalla feccia terrorista. Aiuti russi arrivano da anni a tutta la popolazione siriana, laddove le bande Isis e al Nusra non lo impediscono, come impediscono alla gente la fuga dai loro campi dell'orrore verso le zone liberate, mitragliandola.

Tutta roba che i presstituti della stampa occidentale evitano accuratamente di trattare. Come, dopo aver sbraitato sulle decine di ospedali sotto controllo terrorista a Aleppo Est distrutti da inesistenti bombe siro-russe, nulla hanno saputo dirci sugli ospedali da campo russi disintegrati e sui medici russi uccisi dai razzi dei terroristi forniti dagli Usa, via Turchia.

Staremo a veder se ora i presstituti occidentali registreranno la dichiarazione del viceministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, che ha definito la balla della Mogherini uno "scandaloso stravolgimento dei fatti" ed ha documentato le migliaia di tonnellate di aiuti che da anni la Russia, con rischio per la vita dei suoi militari, distribuisce in tutte le regioni della Siria.

martedì 6 dicembre 2016

E son soddisfazioni



C’è da credere in Babbo Natale portatore di doni, per quanto turpe cocacolizzazione dello storico Santa Klaus germanico, del più universale bambin Gesù e della beneamata latina Befana, che, oltre tutto, non distribuisce regali a cani e porci, ma sa distinguere: a chi strenne, a chi carbone. Siamo inondati di doni tra i quali i tracolli simultanei di nemici interni ed esterni sono i più cospicui. E se fino a ieri rasentavamo la cupa rassegnazione del cane bastonato e ribastonato senza posa, con un attimo di sosta solo grazie al Brexit e un momentaneo balsamo spalmato sulle ferite dalla liquidazione del pericolo pubblico numero uno, Hillary Clinton,  oggi godiamo come scimmie. Il fosco orizzonte, foriero di tempeste che avrebbero squassato le fragili capanne del nostro estremo usbergo, viene lacerato da lampi di azzurri chiarori  e ne traiamo auspicio per il rafforzamento di tetto e fondamenta.

sabato 3 dicembre 2016

QUALE ERITREA? PARLA IL BRACCIO DESTRO DEL PRESIDENTE ERITREO. Intervista a Yemane Gebreab

Isaias e Yemane

Eritrea, ex-colonia italiana, poi sotto una brutale occupazione etiopica, liberatasi con trent’anni di guerra di popolo e oggi al tempo stesso unico Stato dell’Africa a rifiutare i modelli politici sociali ed economici dell’Occidente e qualsiasi presenza militare Usa o Nato, e al tempo stesso paese più diffamato e sanzionato del Continente. Per molti sta all’Africa come Cuba rivoluzionaria stava all’America Latina. In ogni caso un paese inviso a imperialismo e neocolonialismo, sottoposto a costante aggressività dal gendarme occidentale in Africa, l’Etiopia, povero, ma in rapido ed equilibrato sviluppo, improntato al principio dell’autosufficienza e della giustizia sociale.

Girando in lungo e in largo, tra limpidissimo Mar Rosso, vette rocciose dell’altopiano, bassopiano  verdeggiante,  semidesertico e desertico, passando da una bellissima città all’altra, tutte con i migliori esempi dello stile architettonico razionalista italiano anni ’20 e’30, incontrando centinaia di persone, trovandomi in decine di situazioni sociali, non riesco a trovare l’ombra di una conferma dell’uragano di accuse che si muovono a questo paese, presuntamente oppresso da una feroce dittatura. Accuse mosse da anni da un coro mediatico che già si era esercitato su altre nazioni orgogliosamente indipendenti, accuse rilanciate da una commissione d’inchiesta dell’ONU che non ha mai messo piede in Eritrea, ma ha prestato ogni ascolto al nemico etiope; accuse che sono alla base di ingiuste e feroci sanzioni e che, per i soliti noti, dovrebbero preludere a un’aggressione militare.

lunedì 28 novembre 2016

NOOOOOOO !

NOOOOOOOOO !

"L'essenza del regime oligarchico non è l'ereditarietà da padre a figlio, ma la persistenza di una certa visione del mondo e di un certo modo di vivere... Un gruppo dirigente è un gruppo dirigente nella misura in cui può nominare i suoi successori... Non conta chi detiene il potere purchè la struttura gerarchica resti sempre la stessa". (George Orwell "1984")

Riproduco qui sotto uno spiritoso, ma anche sagace, commento, divertentemente drammatico, arrivato sul mio blog www.fulviogrimaldicontroblog.info da Marco V. E’ uno dei più convincenti, al di là delle indispensabili analisi del documento di controriforma renzista e della facile demolizione delle scempiaggini sloganiste diffuse dal clan Renzi-Boschi-Verdini, inviti a votare NO il 4 dicembre. Non va sottovalutato come l’operazione di questo grumo massonico-mafioso di servizio alla sua Cupola si inserisca nel disegno globalista dell’élite militar-finanziaria occidentale, con a capo gli Usa delle consorterie di potere che comprendono le grandi famiglie bancarie, le multinazionali di information technology, energia, alimentazione, armamenti-sicurezza,  servizi segreti, compresi quelli addetti al terrorismo, e i burattini che, via via, queste consorterie installano nella Casa Bianca.

sabato 26 novembre 2016

CADE UN GIGANTE

Con Fidel Castro si spegne la luce che ha aperto e illuminato la strada del riscatto al popolo cubano, a quelli dell’America Latina e del mondo.
La sua rivoluzione, iniziata nel 1956, vittoriosa nel 1959, vive ancora nel cuore e nel progetto dei cubani, a dispetto dei tanti tentativi, aperti e subdoli, di sabotarla, a dispetto dell’isolamento sofferto da Fidel negli ultimi anni. Vive nella resistenza dei popoli aggrediti e saccheggiati dal capitalismo imperialista. Non morrà mai.



HASTA SIEMPRE COMANDANTE !

domenica 13 novembre 2016

TRUMP, LA GLOBALIZZAZIONE DEL VAFFA - Dalla Brexit alla Amerexit?



"In nessun paese i politici formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell'America del Nord. Quivi ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è un affare, che specula sui seggi tanto delle assemblee legislative dell'Unione quanto dei singoli Stati. /.../ Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano".(Friedrich Engels)

Premetto che la vignetta del grande Apicella su Trump-Lenin che spazza via la marmaglia capitalista è un’ottima intuizione grafica, ma anche un’ aspettativa appesa a fili di ottimismo che per ora non si sa se siano cordame da barca, o tela di ragno. E tutti coloro che danno per sicure e assicurate sia le prospettive nefaste, che quelle fauste, a seconda dei punti di vista, avranno probabilmente modo di aggiustare il tiro e, in qualche caso, svuotare il caminetto e gettarsi la cenere sul capo. I saggi latini dicevano “nemo propheta in patria”. Dovremmo aggiornarci alla civiltà del Bar Sport: “omnes prophetae in patria”.

Mi è stato dato di sfuggire ai primi scomposti ululati dell’italiota stampa delle larghe intese, con i soliti acuti strazianti del “manifesto”, ma ho ampiamente recuperato nei giorni successivi. Ero in volo quando la vittoria impossibile di Donald Trump, il candidato anatemizzato dall’universo mondo (che poi è solo quello nord-occidentale e nemmeno un settimo dell’umanità ) manco fosse Dart Fener, da ipotesi onirica si materializza in fatto, solido quanto le Montagne Rocciose che hanno contribuito a produrlo. La bomba Trump, hybris distopica per lo stato di cose esistente, mi è esplosa dagli schermi di un albergo a Berlino dove mi trovavo per l’invito a un talkshow televisivo. Prima della autoproclamata “comunità Internazionale” (in sostanza la NATO) a riprendersi, una Angela Merkel improvvisamente ritrovatasi senza tutor e, dunque, malferma, assicura al neo-eletto collaborazione, ma gli pone anche una non lieve condizione-auspicio: “purchè ci uniscano i nostri valori”. Che elenca: libertà, democrazia, solidarietà, diritti umani, pace. E che dalla metalingua dei palazzi vanno tradotti in controllo sociale tramite minaccia terroristica, manipolazione dei cervelli tramite monopoli della comunicazione, trasferimento della ricchezza dalla base alla vetta della piramide, autodeterminazione per l’élite, un po’ per i LGBTQ e per nessun altro. Apocalisse per chi non ci sta o, comunità o individuo, è semplicemente di troppo.

TRUMP, LA GLOBALIZZAZIONE DEL VAFFA - Dalla Brexit alla Amerexit?



"In nessun paese i politici formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell'America del Nord. Quivi ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è un affare, che specula sui seggi tanto delle assemblee legislative dell'Unione quanto dei singoli Stati. /.../ Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano".(Friedrich Engels)

Premetto che la vignetta del grande Apicella su Trump-Lenin che spazza via la marmaglia capitalista è un’ottima intuizione grafica, ma anche un’ aspettativa appesa a fili di ottimismo che per ora non si sa se siano cordame da barca, o tela di ragno. E tutti coloro che danno per sicure e assicurate sia le prospettive nefaste, che quelle fauste, a seconda dei punti di vista, avranno probabilmente modo di aggiustare il tiro e, in qualche caso, svuotare il caminetto e gettarsi la cenere sul capo. I saggi latini dicevano “nemo propheta in patria”. Dovremmo aggiornarci alla civiltà del Bar Sport: “omnes prophetae in patria”.

Mi è stato dato di sfuggire ai primi scomposti ululati dell’italiota stampa delle larghe intese, con i soliti acuti strazianti del “manifesto”, ma ho ampiamente recuperato nei giorni successivi. Ero in volo quando la vittoria impossibile di Donald Trump, il candidato anatemizzato dall’universo mondo (che poi è solo quello nord-occidentale e nemmeno un settimo dell’umanità ) manco fosse Dart Fener, da ipotesi onirica si materializza in fatto, solido quanto le Montagne Rocciose che hanno contribuito a produrlo. La bomba Trump, hybris distopica per lo stato di cose esistente, mi è esplosa dagli schermi di un albergo a Berlino dove mi trovavo per l’invito a un talkshow televisivo. Prima della autoproclamata “comunità Internazionale” (in sostanza la NATO) a riprendersi, una Angela Merkel improvvisamente ritrovatasi senza tutor e, dunque, malferma, assicura al neo-eletto collaborazione, ma gli pone anche una non lieve condizione-auspicio: “purchè ci uniscano i nostri valori”. Che elenca: libertà, democrazia, solidarietà, diritti umani, pace. E che dalla metalingua dei palazzi vanno tradotti in controllo sociale tramite minaccia terroristica, manipolazione dei cervelli tramite monopoli della comunicazione, trasferimento della ricchezza dalla base alla vetta della piramide, autodeterminazione per l’élite, un po’ per i LGBTQ e per nessun altro. Apocalisse per chi non ci sta o, comunità o individuo, è semplicemente di troppo.

lunedì 7 novembre 2016

Richiuso l’armadio di Hillary


Chiosa urgente al precedente articolo:

MA QUALE HILLARY, MA QUALE  OBAMA, MA QUALE TRUMP,
E’ LA CUPOLA BELLEZZA !
Tutto quello che vorreste sapere sulla candidata della criminalità organizzata globalista e che il “manifesto” non vi ha mai raccontato



Il ripensamento del direttore dell’FBI, che l’altro giorno aveva denunciato 650mila email di Hillary segretaria di Stato scoperte dai suoi agenti nel computer di Anthony Weiner, marito zozzone e pedofilo del braccio destro di Hillary, la sorella musulmana-sionista Huma Abedin, ha fatto invecchiare nel giro di 24 ore la relativa parte del mio ultimo articolo, sopra nominato.

Ma anche no. Penso che quanto ho detto della bomba lanciata da Jim Comey sul mostro-femmina, candidato a sconvolgere il mondo, resti tuttora in piedi. Email di Statoin gran parte secretate,scambiate su server privato, tra tre personaggi manifestamente corrotti e con tendenza al professionismo criminale: massimo delitto per un rappresentante delle istituzioni, altro tradimento, a prescindere dal tasso criminale dei contenuti.
Avevo congetturato che la cupola mondialista, ridefinita Pinnacolo della piramide, si era accorta che un personaggio con un armadio talmente zeppo di scheletri e carogne putrescenti da sembrare il cimitero romano del Verano si sarebbe trascinato dietro per tutto il mandato una tale grandinata di inchieste, procedimenti  giudiziari, indagini giornalistiche, gragnuole di sospetti, imperversare di gole profonde, da rendere una conduzione dell’impero altamente precaria e inefficace in vista degli obiettivi programmati. E che di conseguenza aveva istigato il capo dell’FBI a fare quello che ogni decente poliziotto avrebbe comunque dovuto fare. A rischio di trovarsi poi tra i piedi, e da far eliminare dal solito incidente, o scemo solitario, quel tipo rozzo e imprevedibile, ostico all’intero establishment militare, bancario, multinazionale, della criminalità organizzata globalista (come conferma perfino l’avversione al tipo espressa con rara virulenza dal "manifesto”).

Ora Comey s’è rimangiato tutto, rifilando a un mondo tra l’attonito, lo sbigottito, il rassegnato e il decerebrato, la seconda bufala, dopo quella con cui aveva fermato l’inchiesta sulla belva umana perché le sue manchevolezze erano solo di “grave trascuratezza”. Ha affermato, senza arrossire o essere seppellito da risate omeriche corali peggio di un tornado, che nei tre giorni, tra quando aveva rivelato la scoperta delle 650mila mail nell’improprio laptop del maniaco sessuale e ieri, tutte le 350mila mail erano state esaminate e che nulla di sconveniente vi era stato trovato. E tutti, soprattutto coloro che alle corna del satana Hillary avevano appeso le proprie ghirlande di fiori e gli ex-voto per grazie ricevute e da ricevere, se la sono avidamente bevuta.

Ora i casi sono due. O Comey e i suoi agenti sono qualcosa tra Speedy Gonzales e Superman e si sono letti, controllati e indagati, ben 650mila messaggi in tre giorni e davvero non vi hanno trovato nulla degno di approfondimento, o Comey ha – doverosamente, saggiamente  – interpretato l’intimazione dell’attuale reggitore del moccolo della Cupola, Obama, “Non esagerare con Hillary, è la nostra unica speranza”, come avvertimento perentorio e definitivo. A uno che dirige l’FBI è più chiaro che a chiunque altro che distruggere “l’unica speranza” di coloro di cui qualsiasi presidente degli Usa è burattino e portavoce significa finire male, malissimo. Significa finire. Ne ha avuto già sentore anche l’immarcescibile Trump, con le 13mila minacce di morte che dice gli siano arrivate.
Per chi avesse qualche dubbio, sarà istruttivo aprire questo link e vedere cosa capita a chi pesta i piedi alla cosca Clinton.


https://aurorasito.wordpress.com/2016/09/09/una-scia-di-morte-oltre-100-persone-vicine-ai-clinton-morte-in-modo-sospetto/