domenica 17 dicembre 2023

NO PASARAN!


Intervista a Fulvio Grimaldi di Tareq Hassan per AL BALAGH

https://www.youtube.com/live/NC2FVvIIQAw?si=5oUQ7HIsmqyKgwXR

 

Il Canale arabo AL BALAGH mi dà la gradita opportunità di rivolgermi, da cronista della vicenda palestinese dalla Guerra dei Sei Giorni, attraverso le battaglie dei Fedayin, le Intifade, fino al genocidio di Gaza, a una presenza araba in Italia e in Europa

Colgo l’occasione anche per confutare un pericoloso, per quanto perlopiù involontario, assist alla narrazione sionista di quanto abbiamo visto succedere negli ultimi due mesi a Gaza e in Cisgiordania.

Ricordate, al tempo della seconda guerra all’Iraq (2003) e della successiva resistenza nazionale irachena all’occupazione USA e NATO, il veleno sparso su Saddam Hussein con l’accusa che, dopotutto, “era stato l’uomo degli americani” e che per anni l’Iraq sarebbe stato armato dagli Stati Uniti?  Una sporca calunnia che un trentennio di opposizione irachena agli interventi e intrighi di Washington contro il mondo arabo e di sostegno materiale e politico alla lotta palestinese smentisce radicalmente. Io ero a Baghdad durante la seconda Guerra del Golfo e posso testimoniare che di armi statunitensi in Iraq non c’era neanche una vecchia colt del West. L’arsenale iracheno era composto esclusivamente da armamenti sovietici, risalenti a decenni prima.

La calunnia era finalizzata a distruggere l’immagine dell’Iraq resistente e del suo leader, facendone un miserabile doppiogiochista, così minando l’opposizione internazionale alla guerra amerikana e la solidarietà alla resistenza irachena.

Stesso procedimento oggi per Hamas. Non potendosi fare capace del crollo del mito dell’onnipotenza e vulnerabilità israeliana, retroterra anche della impunità di un regime genocida, ci si inventa e si propaga la menzogna di un Hamas, complice sostanzialmente di Netaniahu, in quanto dal premier israeliano favorito nella nascita e nello sviluppo e, addirittura, foraggiato, se non direttamente, quanto meno favorendo il trasferimento di finanziamenti dal Qatar all’organizzazione islamica.

In questa mefitica trappola sono caduti anche commentatori e analisti di provata esperienza. Era la facile occasione per spiegare come il 7 ottobre, l’operazione di presa di ostaggi da parte di Hamas, abbia potuto sorprendere uno degli eserciti e una delle intelligence più potenti del mondo.

Ma se lo spionaggio e il terrorismo israeliano hanno la fama che meritano, lo stesso non vale per le forze armate, ripetutamente sorprese e battute sul campo di battaglia (Guerra del Kippur, guerre del Libano, dirottamenti). Un esercito dotato dell’unica vera forza aerea della regione e quindi bravissimo a sterminare con i bombardamenti, ma poco efficace sul terreno, per essersi dovuto confrontare per decenni unicamente con ragazzini lanciapietre.

Lo dimostrano anche i contraccolpi che continua a ricevere dai combattenti di Hamas a Gaza pur dopo oltre due mesi di invasione e sterminii bombaroli.

Hamas è un’organizzazione politica con almeno trent’anni di storia ed evoluzione alle spalle, sostenuta dalla maggioranza del popolo palestinese (oggi in misura anche maggiore, come dimostrano sondaggi effettuati in questi giorni a Gaza e in Cisgiordania). Israele ha fatto di tutto, oggi e negli anni, per decapitare l’organizzazione, senza riuscirci, assassinandone i dirigenti e quadri.

L’operazione del 7 ottobre per la presa dii ostaggi, grazie ai quali liberare i propri fratelli sequestrati nelle carceri israeliane, è stata concepita e attuata con un preciso scopo geopolitico, perfettamente riuscito, sebbene a un costo spaventosamente alto (i palestinesi vi sono abituati e lo accettano).

La strategia statunitense-sionista per la ricolonizzazione del Medioriente, perduto con le lotte del riscatto arabo, è stata frantumata insieme al seppellimento degli Accordi di Abramo (Israele-Emirati, Bahrein, Marocco, in prospettiva Arabia Saudita). Vi ha anche contribuito, in sinergia poco appariscente con la rivolta palestinese, il dinamismo diplomatico cinese con il formidabile risultato della riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran e conseguente neutralizzazione dell’arma che gli Stati Uniti usavano per alimentare una conflittualità regionale, necessaria al loro “divide et impera”.

Aggiungiamo anche l’isolamento della coppia USA-Israele rispetto alla stragrande maggioranza dei paesi e dei popoli del mondo, l’incancellabile precipitare dell’anglo-sionismo nel ruolo di nemici della pace e fomentatori di crimini contro l’umanità, e si vedrà ancora meglio quali sia il “rapporto di sinergia” tra lo Stato del razzismo genocida e la forza della liberazione palestinese

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