domenica 12 luglio 2026

FULVIO GRIMALDI - - Dopo Ankara, la nuova divisione internazionale – privata - del lavoro- - NATO per soldi

 




FULVIO GRIMALDI

Dopo Ankara, la nuova divisione internazionale – privata - del lavoro

NATO per soldi

Fulvio Grimaldi Intervistato da Paolo Arigotti per “Spunti di riflessione”

https://www.youtube.com/watch?v=si6zjTb8rz8

https://youtu.be/si6zjTb8rz8

NATO per far soldi, ma che davvero?  E allora diamoli i numeri. Quelli delle cifre che, come sbalorditivi fuochi d’artificio, scoppiettavano nel cielo sopra Ankara nei giorni dei fasti della fiera-mercato del cosiddetto Vertice NATO. Cosiddetto perché faceva credere ai gonzi che trattavasi di un rendez-vous dei capi di 32 governi, o Stati e dei rispettivi commensali, di secondo piano. Comparielli facenti parte della conventicola creata per distribuire, su disposizione dell’imperatore, trasmessa dal suo portaordini (oggi Rutte), schiaffi a destra e manca in direzione di destinatari depositari di risorse che andrebbero riappropriate.

Avete presente Trump quando si appalesa al mondo nei momenti di massimo fulgore decisionista imperiale? Lui in ampia poltrona che verga e poi esibisce una specie di geroglifico che pare riprodurre Manhattan, ma sarebbe una firma e, alle sue spalle, in piedi e sull’attenti, ma virtualmente in ginocchio, il coro liturgico di composti e compunti visir, apostoli, cortigiani ed eunuchi. Bisanzio 2.0.

Defence Industry Forum

Questa la scena anche nella capitale del nuovo favorito dell’imperatore, quell’Erdogan che ha il merito di concepirsi autocrate quanto lui, ma in seconda rispetto a lui, ed è stato l’unico buon motivo per il quale Trump si è acconciato a mescolarsi con gli gnomi di un’alleanza di residuati europei. Ai quali è stato concesso di passeggiare per i giardini del sultano, mentre i grandi parlavano di numeri nella vera sede del vertice: il Forum delle Industrie degli Armamenti. Richiamati dai giardini, gli era concesso di firmare i propri contributi alla prosperità delle industrie USA delle armi. Con qualche ricaduta di consolazione anche per un carro italo-tedesco, un velivolo franco-britannico, un missile svedese, un blindatino italiano.

E siamo ai numeri. Se nel 2025 europei e canadesi hanno aggiunto 139 miliardi agli investimenti per la Difesa, perché non dare altri 50 miliardi a chi ci offre appalti così vantaggiosi? E poi, nei prossimi anni, altri 300 miliardi. Soldi che non solo vanno per la massima parte a confortare le casse dell’industria militare USA, a creare 200.000 posti lavoro yankee, ma fanno risparmiare a Trump anche il costo dei suoi soldati in Europa.

Ma la Russia che, come sanno bene Merz, Macron, Starmer e gli altri svalvolati volenterosi, al massimo nel 2029-30 non ci attaccherà e oblitererà la civiltà europea? Basterà Zelensky con i 140 miliardi che gli diamo a salvarci dall’orso russo?

E noi? Negli ultimi anni l’Italia, generosa grazie alle sue illimitate disponibilità energetiche e ai trasferimenti da scuole, ospedali, trasporti, sicurezza sul lavoro, verso gli impellenti bisogni dei clienti di Crosetto, ha contribuito con quasi 43 miliardi di euro. Poi l’impennata del 2026: 1,1 miliardo in più rispetto all’anno prima per raggiungere la luminosa vetta dei 33,9 miliardi. Basterà per scoraggiare Putin dall’invaderci?

Sparare necesse est

 

Tutto questo ha una sua intima ragione d’essere e Ankara lo ha dimostrato con quel fantastico regalo del compare musulmano dell’evangelico Trump ai 32 soldatini di piombo NATO. La famosa pistola con relative munizioni, pronta all’uso. Trump, che con Erdogan si scambiava effusioni a boccuccia a forma di cuoricino e deambulava costantemente sottobraccio (“sono venuto solo perché c’era lui”), mentre gli alleati europei manco li vedeva, avrà avuto le sue buone ragioni per evidenziare in ogni photo opportunity una tale, spiccata preferenza.

Tutto dimenticato? L’incazzatura per i sorridenti abboccamenti tra Putin ed Erdogan, chiamati “mediazione” nel conflitto ucraino? Il suo darsi da fare per far arrivare il grano russo agli africani? I droni, sì, a Zelensky, ma anche il più serio tentativo a Istambul di far fare la pace, con tanto di Mosca in controllo del Donbass? Sanzioni e ostracismo inflitti ad Ankara per aver ricevuto da Mosca gli S-400, il più avanzato sistema di difesa antiaerea del mondo? Un affronto che aveva fatto uscire dai gangheri Netanyahu e provocato sanzioni USA e la negazione degli F35 di ultima generazione?

Tutto a un tratto Erdogan è assurto a primo della classe e gli euro-NATO, con tanto di ritiro di basi e soldati USA da quella vecchia casamatta che è l’Europa, dietro la lavagna? Eppure non si era mormorato che dietro il colpo di Stato del 2016 contro Erdogan ci fossero Washington e avversari di Erdogan rifugiati negli Stati Uniti?

Va subito chiarito che non è che Trump si sia levato di dosso l’Ucraina e la Russia, come fosse polvere sul cappotto. Anzi, dagli sberleffi e rimbrotti al piccolo gangster nefasto di Kiev e agli affettuosi convenevoli con Trump in Alaska, si è passati ad Ankara ai convenevoli a un Zelensky tornato a meritarsi tutto l’appoggio USA contro i russi, a loro volta tornati cattivi. Quindi il fronte non si restringe. Semmai si allarga, ma il baricentro – la scelta di Ankara per il vertice, lo sottolinea - è il Medioriente. Con la Cina, il cui cordone ombelicale energetico parte proprio da qui, sullo sfondo.

La Triplice mediorientale

Perché Ankara per un vertice NATO dove 31 paesi hanno contato poco o niente e uno, la Turchia, ha contato tantissimo? Perché a Trump Erdogan, anche se fa i suoi giri di valzer finalizzati a figurare come potenza regionale in connivenza-confliggenza (più che altro verbale) con Israele, sta benissimo. Tutte le sue mosse geopolitiche si conciliano alla perfezione con la strategia trumpiana per la regione. Una strategia con tre protagonisti: USA, Israele e Turchia.

Quali i meriti NATO-Europa per Trump?

Di comprare la parte migliore e maggiore dei propri armamenti negli Stati Uniti, di sostenere ormai da soli uno Zelensky utile solto a tenere sotto pressione la Russia in modo che non possa dedicarsi ad altro (tipo sostenere Cuba, o l’Iran)

E quali quelli NATO-Erdogan?

Perché da giocatore baro si è fatto fornitore di chip. A Tripoli le sue truppe tengono su un regime di fuorilegge trafficanti di carne umana e ricattatori dei paesi di immigrazione, gradito agli USA. Perché in Caucaso, Asia Centrale, ha indebolito i rapporti tra Russia e gli Stati ex-sovietici costruendo una filoatlantica Organizzazione di Stati Turchi (OTS) comprendenti i vari paesi musulmani (Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan, ecc.). Perché ha ulteriormente danneggiato la Russia sostenendo politicamente e in armi (armamenti israeliani!) la guerra e l’occupazione del dittatore Aliyev dell’Azerbaijan contro l’Armenia.

Perché l’amico Azerbaijan, grazie ai buoni uffici di Erdogan, ora ospita due grandi basi militari e vari centri di intelligence israeliani, installati nelle vicinanze del confine iraniano, pronti a interventi contro l’Iran. Così Ankara, è oggettivamente e soggettivamente inserito nel fronte Mediorientale contro l’Iran, di cui conseguentemente denuncia la “minaccia” di due velivoli, accidentalmente smarritisi nei cieli turchi.

E, facendo un passo indietro, perché il reclutamento, l’addestramento, l’armamento di decine di migliaia di mercenari jihadisti, rastrellati in giro dall’Afghanistan al Marocco, installati con l’aiuto di truppe turche nel nord della Siria e forza principale di terra nell’abbattimento della Repubblica Araba Socialista della Siria e nella consegna del paese alla banda di tagliagole dell’ISIS, ha tolto di mezzo l’ultima nazione araba resistente a Israele e all’imperialismo.

 

A chi il Mar Nero?

Ciliegina sulla torta: la violazione a gamba tesa della Convenzione di Montreux del 1936 che imponeva a tutti i paesi rivieraschi del Mar Nero la neutralità e gli garantiva parità di diritti marittimi. Ora, con Ankara padrona del Bosforo (e poi qualcuno si adombra perchè Tehran si occupa di Hormuz…), proprio sull’imbocco turco del Mar nero, a Anadolukavagi, Erdogan ha fatto installare una base NATO, sede del suo Stato Maggiore Marittimo. Ciao ciao Montreux. 

La lista potrebbe allungarsi con altri doni di nozze, per esempio nel Corno d’Africa, ma fermiamoci qui.

Tutto questo è stato raffigurato fotograficamente dal linguaggio del corpo nelle ripetute epifanie al vertice del duo di piccioncini Trump-Edogan sottobraccio, o mano in mano. Quanto a Netanyahu, non era presente, ma di questo convitato di pietra, dal peso di parecchie tonnellate, a drizzare un tantino le orecchie si poteva udire il frenetico battimani provenienti dalle sale accanto, su cui tavoli giocava altre partite, parallele e convergenti: Gaza, Cisgiordania, Libano, Corno d’Africa con il Somaliland dentro all’accordo di Abramo, appunto Caucaso, America Latina, per parlare solo dei fenomeni più visibili…

MAGA, Make America great again… a forza di guerre

L’uomo Maga, uno che doveva farla finita con tutti gli interventi fuori casa, è anche quello che sparacchia missili su quella parte del mondo che gli capita sotto quando la mattina apre la finestra. Appena finito l’ammazzacaffè ad Ankara, sono ripartiti i missili sull’Iran. Tirando il solito calcio a tregue, memorandum, negoziati. All’israeliana. Era necessario punire un popolo che aveva visto riuniti intorno alla bara del suo capo 15 milioni di cittadini. Numero riconosciuto dai media del mondo. 15 milioni su 90, quasi il 17% della popolazione sparsa su un territorio che va dal Caucaso all’Oceano Indiano. L’equivalente per un nostro funerale avrebbe dovuto essere il 27% degli italiani. Immaginabile?

Si capisce perchè uno squinternato collerico abbia perso le staffe e abbia sparato sulla gente in Iran e distribuito pistole cariche ai picciotti.

La dimensione scita cambia l’equazione

Nella cartina il verde scuro rappresenta le aree a maggioranza di musulmani sciiti. Il loro numero varia dai 150 ai 200 milioni, circa il 15% dei musulmani. In Medioriente rappresentano una componente coesa e politicamente omogena, impegnata, accanto all’Iran, nella militanza politica e armata contro colonialismo, imperialismo, sionismo e collaborazionismo sunnita.

La nascita dello sciismo nell’Islam origina dall'assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi ai danni di al-Ḥusayn b. ʿAlī, figlio di ʿAlī b. Abī Ṭālib e di Fatima, figlia di Maometto, avvenuto nel 680 a Karbalāʾ, in Iraq. Ed è a Karbala che la salma di Alì Khamenei ha ricevuto l’omaggio di una folla paragonabile a quella raccoltasi nelle maggiori città iraniane. Segno di rafforzata coesione scita che rispecchia anche quella storica, sulla cui spaccatura gli Usa avevano puntato quando, nel 1980 avevano stimolato lo scontro tra Iraq e Iran.

Occasione sprecata. Come anche quella della guerra all’Iraq del 2003.

 

I focolai di resistenza armata della componente sciita, fondata su principi politici, ideologici e religiosi che la rendono più coesa rispetto all’universo sunnita, già all’avanguardia nelle lotte di decolonizzazione, sono stati ora reinnescati dall’aggressione genocida di Israele ai palestinesi di Gaza e poi ad altre comunità della regione. E’ L’Asse della Resistenza, con casa madre l’Iran, attivo in Libano, Yemen, Iraq, ma, in misura meno appariscente, anche tra i gruppi di minoranza in Siria, Arabia Saudita, paesi del Golfo, Turchia, Caucaso.

Una realtà con la quale sionismo ed imperialismo non hanno ancora finito di fare i conti.

 

 

 

 

Nessun commento: