lunedì 21 giugno 2010

VIVA MARADONA E I SUOI ! Ma occhio ai nazisionisti.

Essere ignoranti di quanto è accaduto prima di nascere significa vivere per sempre una vita da bambino.
(Marco Tuttlio Cicerone)

La libertà è stata perseguitata in tutto il mondo; la ragione è stata considerata una ribellione; e la schiavitù della paura ha reso gli uomini timorosi di pensare. Ma tale è l'irresistibile natura della verità che tutto ciò che chiede, tutto ciò che vuole è la libertà di apparire.
(Thomas Paine "I Diritti dell'uomo", 1791)

Come si può vedere da questa fotografia, pubblicata da nessun giornale al mondo, non sono uscito matto e sprofondato, al pari di tanti connazionali proni alla turlupinatura, in quella cloaca di truffe, pastette, stronzaggini, esibizionismi insulsi, personaggi al di sotto di ogni decenza, addirittura di ogni vera competenza nel più bello sport del mondo, che sono i mondiali di quel tanto disgraziato quanto mistificato paese che è il Sudafrica.


Sapete citarmi un'altra immagine che, come questa del gesto coraggioso dei giocatori argentini, indubbiamente formatisi alla scuola dell' irregolare Diego, amico di Fidel e Hugo e fan del Che, sollevi il livello dei mondiali africani da quota sotto i talloni perfino dei paguri a quello delle corna della giraffa? Un livello che simboleggi quello che dovrebbe essere un confronto mondiale di sportivi, uomini, persone, popoli, secondo le regole dell'onestà, del rispetto, dell'amicizia, della competizione solidale?


Diversamente da quasi tutti gli altri, i calciatori di Maradona, volendo innalzare al massimo della visibilità planetaria, peraltro subito sabotata da tutti i media, la proposta del Nobel della pace finalmente a un candidato degno come le immarcescibili Madres de Plaza de Mayo (un'alternativa tonante agli obbrobri Kissinger, Begin, Sadat, Aung San Suu Kyi, Dalai Lama, Obama su tutti, o alle toppate alla Rigoberta Manchu), hanno fatto fiorire una giunchiglia nella maleodorante palude di questa manifestazione. Hanno ripetuto il gesto di Tommy Smith e John Carlos alle Olimpiadi nello Stato Canaglia del Messico. Stato-mafia, non dissimile da quello del fascismo postmoderno del nostro guitto mannaro, che aveva appena finito di massacrare migliaia di studenti in Piazza delle Tre Culture al fine di blindare, in un paese incandescente di rabbia e rivolta, la tirannia di un'oligarchia bulimica, venduta alle altrettanto fameliche multinazionali Usa. Chi si ricorda più, tranne tra i microcefali della stampa sportiva, degli esiti e dei protagonisti di quella kermesse rubata, in chiave di mercato, lucro e aggiotaggio, come tutte le altre nel lupanare capitalista, agli uomini-dei e agli dei-uomini dell'Olimpo? Rimangono indelebili, invece, i due pugni neri sopra le teste nere, in onore e a conferma di una rivolta di nere e meno nere pantere, che gli scagnozzi dell'Impero del Male seppero, sì, a forza di assassinii e montature, affogare nel sangue e seppellire dietro le sbarre, ma che basta uno striscione per le madres a far rimbalzare tra le sinapsi addette alla memoria e trasformare il giallo di vecchie foto nel rosso del tutto è ancora possibile.


I pugni del Messico e lo striscione di Maradona ci parlano di segni immortali. Segni dell' essere umano come dovrebbe e potrebbe essere, come davvero è e come vincerà sul modello bifronte del bruto al comando e dello schiavo a servizio, che questo putrefatto capitalismo vorrebbe imporre tra Pomigliano, Abu Ghraib e Gerusalemme. Rivincite della memoria, condizione e promessa di vittorie possibili, in un presente dove la memoria è una bancarella dell'usato, da svendere fino a esaurimento.


Mi viene in mente, a caso, ma so io perchè, Goffredo Mameli, ectoplasma che nessuno conosce, ma che secondo frettolosi paragrafetti dei manuali delle medie parrebbe l'autore di quanto mercenari mutandati, ignari e ottusi, sbraitano con la mano massonicamente sul cuore. Sbraitano in vista di un compenso da calci e scalciate per il quale uno di Pomigliano dovrebbe farsi sodomizzare da un coglione zannuto come Marchionne per tredicimila turni senza domeniche e senza malattia. L'abisso tracciato tra uomini e mercenari da quello striscione argentino! E' l'abisso che si estende sconfinato tra attiva consapevolezza e inerte inconsapevolezza. Se al posto di quel ominicchio dalla stupida spocchia dalemiana, da anni con le mani nella marmellata, che recita la parte dell'allenatore della nazionale italiana, ci fosse Diego Maradona, forse quegli undici ciangiottanti che friniscono l'inno saprebbero cosa dicono, chi glie lo ha fatto dire e perchè.


Aveva vent'anni, Mameli, e aveva già scritto di libertà, uguaglianza, repubblica, fine dei feudi e baroni e fuori lo straniero, più di quanto uno di noi scriva di comunismo in una vita. Cadde, sapendolo benissimo, nella difesa della Repubblica Romana contro il Male Assoluto della Chiesa, lo straniero colonialista, il pecoraio puttaniere sabaudo, le putrescenti parrucche borboniche.Una cosa da leccarsi i baffi se si pensa che la Comune, avendo dietro Marx e Engels, venne vent'anni dopo. Nel nostro tempo, Mameli sarebbe stato un partigiano, un sessantottino, un combattente contro la Nato, uno davanti ai cancelli di Pomigliano. Niente, lo abbiamo offerto gratis, come Garibaldi, Mazzini, Morosini, i fratelli Bandiera, quelli che ci hanno filiato tutti, ai fascisti e al loro uso di patrioti da commedia degli equivoci e di autentici servi di ogni padrone.


Ma, in quell'ambiente, Maradona e i suoi ci hanno fatto allungare il pensiero a territori più vasti, oltre il mercimonio dei gabbamondo alla Blatter, Abete, Carraro, Platini, Lippi... Le Madri di Plaza de Mayo hanno dipanato un filo che, dai tempi dei carnefici a quelli dei vendipatria alla Menem, ha avvolto, imprigionato e alla fine strozzato gli assassini dei loro figli e oggi continua ad attorcigliarsi intorno allo stivale di chi insiste a calpestare la carne e lo spirito degli umani. Il grido che si esprime in quel voto per un Nobel alle combattenti per la giustizia, straccia anche i veli rosati sotto cui l'arma mediatica di distrazione di massa ha voluto nascondere la realtà di una promessa tradita. La fine dell'apartheid. Fine un bel cazzo! A dispetto dell'icona dai perenni sorrisi obnubilanti di un Nelson Mandela (cosa avrà mai da ridere?), che per il Sudafrica ha fatto ciò che Ghandi ha fatto per l'India: il rilancio aggiornato, travestito da pacifismo, del discrimine di razza, di casta e di classe, uno strapuntino alla megatavola del mercato capitalista. Il caravanserraglio dei ciarlatani mediatici, fatto un fugace excursus di colore umanitario, quando non c'era più niente da spremere dalle esternazioni di Buffon, su qualche piccola risacca dell'oceano nero di miseria, disperazione, ingiustizia, collera, razzismo bianco tuttora al potere in combine con quattro satrapi neri di stampo Karzai o Al Maliki, ha allontanato ogni rischio di constatazione della realtà effettiva. Ci ha inchiodato a uno spettacolo grandiosamente squallido, degno delle competizioni di "Amici", da trasformare in trance collettiva, anche con l'aiuto di quella colossale rottura di timpani e coglioni che sono i wuwuzele.

Wuwuzele e bagole di cronisti pallonari che, tra le altre molte cose, ci hanno assordato anche rispetto ai rombi delle 11 navi da guerra USraeliane, portaerei lanciamissili atomici compresa, che hanno attraversato Suez in direzione Golfo Persico per il compito fallito dalla "rivoluzione verde" e al fragore dei droni che continuano a sterminare bambini e donne dall'Afghanistan al Pakistan, dalla Somalia allo Yemen. A volte basta un'immagine, quella della squadra argentina, come già detto, o anche due immagini, per farci capire come va il mondo dei delinquenti e quello dei giusti: una nuva flottiglia, iraniana, di donne libanesi, di ebrei tedeschi, in rotta per Gaza, piena di cose d'amore e di vita; una flotta di energumeni israeliani e statunitensi con la bava del cane idrofobo alla bocca, in rotta verso l'Iran, zeppa di odio e di morte.

E allora lanciare nel mondo l'urlo di verità che si sprigiona dallo striscione argentino, ulteriore conferma che quanto di vita s'infiltra in questa notte dei morti viventi ci viene dall'America Latina, dovrebbe aiutarci anche a infrangere la muraglia dell'ottenebrazione, acusticamente simboleggiata dai wuwuzele, che ci sfonda di ansie, esaltazioni e sconforti per la miseria morale, politica e culturale di quei campionati immiseriti dai nostri vecchi ciabattoni e non per quello che, oggi formicolante negli slums, si raggrumerà inesorabilmente in futura rivolta e, se il cielo vuole, rivoluzione. Wuwuzele utili a rintronare un popolo tradito e beffato. Wuwuzele che non ti fanno neanche sentire lo schiocco del piede sul pallone, che è l'unica cosa autentica di tutto l'ambaradan.


Ciò detto, che la Coppa del Mondo vada all'Argentina. E a nessun altro.

Attenzione. il pezzo è frutto di un trappolone forse inconsapevolmente allestito da chi ha fatto circolare la foto qui sotto, della nazionale argentina con lo striscione per il Nobel alle Madri di Plaza de Mayo, senza ulteriore specifica, tanto da far credere a chiunque, compreso questo peracottaio, che, visto il casino pallonaro mondiale in cui siamo inseriti, di partita della Coppa del Mondo si trattasse.
E' invece la foto risale a un mese fa, quando in vista dei mondiali, l'Argentina si incontrava con il Canada. Errati dunque i miei riferimenti temporali, ma non quelli politici. Pezzo buono o cattivo che sia, la sostanza non cambia.

venerdì 18 giugno 2010

E NACQUE LA "GRANDE DEMOCRAZIA EUROPEA" TERRORISTA A CASA SUA




























1) John Kelly, fratello di un diciottenne ucciso nel Bloody Sunday, all’uscita dal municipio di Derry dove si è pronunciato il verdetto dell’Inchiesta Savile; 2) mia foto della marcia dei 20mila abitanti del ghetto repubblicano di Derry, il 30 gennaio 1972, Bloody Sunday; 3) mia foto dell’assalto dei parà del Primo Battaglione di Sua Maestà; 4) mia foto di Padre Daly che impartisce gli ultimi riti al primo caduto, 16 anni; 5 e 6) mie foto di assassinati di Bloody Sunday; 7) mia gigantografia riprodotta sulla facciata d’ingresso al ghetto; 8) i 14 uccisi; 9) John Kelly straccia l’inchiesta-farsa di Lord Widgery; 10) Gerry Adams, presidente del Sinn Fein e Martin McGuinness, suo vice, subito dopo la pubblicazione del verdetto; 11) Il popolo di Derry festeggia la vittoria.
Ci sono voluti 38 anni e un magistrato, per quanto reticente, fuori dalle regole dello Stato criptodittatoriale borghese per arrivare a una sentenza giusta sull’eccidio perpetrato dai militari britannici il 30 gennaio 1972 nel ghetto repubblicano di Derry. L’inchiesta, decisa da Tony Blair, sicuramente nella speranza che avrebbe fatto la fine indecente della prima commissione d’indagine, affidata allo scagnozzo di Westminster,$ lord Widgery, e che esonerò gli stragisti e i loro mandanti, era iniziata dieci anni fa. Ci avevo deposto due volte, come testimone oculare del massacro, unico giornalista presente insieme a Gilles Perez, fotografo francese, e avevo prodotto il materiale audiovisivo che, più di qualsiasi testimonianza o documento, inchiodò i responsabili al loro delitto. Il verdetto attribuisce ogni responsabilità ai militari inglesi del Primo Battaglione Parà, per aver sparato, assolutamente senza le provocazioni dell’Ira inventate nella prima indagine, a gente inerme e inoffensiva, quasi tutti ragazzi tra i 16 e i 21 anni. Quello che, non innocentemente, manca e rende l’inchiesta un esercizio monco, imposto dalle evidenze sul campo, è il riferimento a una qualsiasi autorità mandante. Logica, comportamenti e documenti dimostrano invece che assalto e strage non furono l’iniziativa di militari usciti di testa, ma un piano dettagliato elaborato dai vertici militari in Irlanda del Nord su mandato del governo britannico di Edward Heath.

Ora vedete la folla di Derry nella foto festeggiare un risultato che, prima che all’onestà degli investigatori (prevalsa sulla rimozione dolosa di ogni documento audiovisivo e perfino dei fucili da parte del comando britannico), è dovuto all’enorme, irriducibile forza dei cittadini del ghetto di Derry, di Creggan e della Bogside. Neanche per un giorno hanno desistito dall’impegno collettivo, accuratamente organizzato, di premere su chi di dovere con un’assillante campagna di denunce, di libri, di documenti, di film. Riuscirono, poche centinaia di persone, con però dietro tutta la loro gente, a fare del Bloody Sunday un caposaldo della consapevolezza e della coscienza internazionale, addirittura fino a Hollywood. Ora questa gente indomabile, che ha davanti a sé ancora altri obiettivi, come il riscatto dalla discriminazione sociale e politica e come, irrinunciabile, la riunificazione con la patria lacerata dal colonialista britannico e dai coloni unionisti, avanzerà con ancora maggiore forza la richiesta di un processo penale per sicari e mandanti.

Era stato, diciottenne ma già comandante dell’Ira di Derry, il Martin McGuinness, che vedete sorridere con Gerry Adams dopo la pronuncia della sentenza, a salvare capra e cavoli quella volta. Intelligentissimo, non era caduto nella quasi irresistibile trappola allestita dagli occupanti, che si auguravano una risposta di fuoco dell’Ira all’orribile carneficina per coprire la provocazione e spostare lo scontro nordirlandese dal piano del movimento di massa, di violenza limitata, a quello del confronto militare. Tra vecchi arnesi arrugginiti di precedenti campagne di liberazione e la potenza di fuoco e organizzativa del terzo esercito del mondo, Londra pensava di facilmente prevalere, ponendo fine a un’insurrezione nazionale e sociale ripartita cinque anni prima, ma maturata nei secoli. Sapeva, il mio amico e compagno Martin, che più letali per gli inglesi delle pallottole dell’Ira sarebbero stati i colpi inflitti alla loro manipolazione degli eventi da fotografie e registrazioni audio a sostegno dei testimoni. Le mie e quelle di Perez (il quale però sparì dalla scena e fece solo un tardivo uso commerciale del materiale). Tanto è vero che, intercettando la radio militare britannica, aveva udito l’ordine ai soldati sul posto di bloccare “con ogni mezzo” (significa: fino all’eliminazione) il fotogiornalista italiano che si aggirava sulla scena. E di sequestrargli ogni cosa.

Mi prese, Martin, e mi portò al sicuro in una casa sprofondata nel ventre di Bogside. Lì registrai il panico, la disperazione, la rabbia, dei congiunti e amici alla macabra grandine di morte che penetrava dalla porta, notizie come folate di gelo ogni pochi minuti. Lì i tagliagole della regina non avrebbero osato arrivare. Come erano stati banditi dal resto del ghetto, liberato da ogni presenza dell’occupante a forza di sassate e molotov di massa, proprio il giorno in cui mi insediai in una casa di Creggan, cronista povero ospitato da forti poveri, tre mesi prima. Ricordo come una festa di matrimonio le raffiche umane di una generazione di esclusi, giù per la collina, addosso a uniformati kaki in fuga precipitosa. Aria e umori da vittoria della Nazionale, o da cacciata di Lama dall’università. Nacque “Free Derry”, la Libera Comune di Derry, cui noi di Lotta Continua, sempre più avanti degli altri (qualcuno bofonchiava “ma so’ cattolici…”, Oggi bofonchia, so' integralisti islamici, so' Al Qaida...), dedicammo memorabili canzoni. Fu un tempo che sta alla Comune di Parigi come il mio bassotto Nando sta a Rex. Non male, questione solo di dimensioni. Il Golia sgambettato si propose la vendetta per il 30 gennaio.

In attesa che a notte fonda Martin e altri, con vertiginoso cambio di automobili e per lanuginose carrarecce di campagna, dribblando i posti di blocco, portassero me e il materiale in salvo nella vicinissima Repubblica, in quel rifugio condividevo lutti e collere incontenibili: il figlio, il fratello, il fidanzato, il padre, l’amico….Uno strazio che si sottrae alla capacità descrittiva del più immaginifico dei narratori, come tante volte più tardi, a Baghdad, a Ramallah, a Gaza, a Belgrado. Nel Tg BBC delle 18.00 apparve la faccia, militarmente tronfia e ottusa, del generale Ford, comandante delle truppe d’occupazione, quelle dell’internamento senza processo, poi maturato in Guantanamo e in pratiche israeliane, delle provocazioni dinamitarde, delle fucilazioni a freddo, della protervia capillare, della case devastate. Dichiarò, compunto, afflitto e tracotante, che i parà, comandati a difesa del corteo, nientemeno, avevano dovuto difendersi da una sparatoria dai tetti di presunti membri dell’IRA. Minimizzò il bilancio ad “alcuni feriti”, compresi inesistenti paracadutisti. Sdegno e attonimento come non li avevo mai provati e condivisi. E’ da quel furore di sdegno e sgomento per la verità colossale tramutata in colossale menzogna che trasse le origini, la forza, quella lotta dei cittadini di Derry che, 28 anni dopo, gli ha consentito di infliggere una sconfitta storica alla prima “democrazia europea” scaturita dal nazifascismo e determinata a completarne l’opera. Sconfitta che, dopo 31 anni, da noi non è stato ancora possibile impartire a operativi e mandanti di Piazza Fontana. Tanto che hanno potuto continuare la pratica, chiunque fossero le marionette nel palazzo di quel Grand Guignol che è la nostra, di democrazia.

Alla verità mutata in aborto deforme e venefico dal cinismo di classi dirigenti che si proponevano di migliorare le tecniche nazifasciste della lotta di classe, avevo già assistito un lustro prima, inviato in Palestina per la Guerra dei sei giorni. Vittimismo ontologico a copertura dello scambio persecutore-perseguitato finalizzato al genocidio. Così quel giorno a Derry: una masnada di cavernicoli armata, truccata da agnello sacrificale del “banditismo eversivo”, mandata a impartire una lezione di sangue e di morte a chi rischiava di disvelare la maltusiana strategia “democratica” di obliterazione dei deboli e dei superflui riottosi. Lo Stato imperialista del terrorismo aveva tentato il suo esame di laurea. Salvo che noi, precipitatici muso a terra a Dublino, potemmo far esplodere sulle ribattute dei quotidiani e nei primi notiziari di radio e televisione del mattino dopo, con le foto, le registrazioni, i racconti, il fetido bubbone della menzogna. Per un po’ tutto questo servì a perforare qua e là le muraglie di fango radioattivo elevate da un’informazione in procinto di trasformarsi da cane di guardia contro gli abusi del Potere in botolo a lui scodinzolante e ringhioso al resto.
Ma non ci volle molto perché i latrati di questo aberrazione di cane prevalessero e si tornasse a parlare di “terroristi” irlandesi. C’erano state Portella della Ginestra, Avola o Reggio Emilia da noi e chissà quali altre efferatezze di regime in giro per l’Europa, ma qui era stato recuperato in chiave strategica la satanizzazione in terroristi degli oppositori collaudata nei tempi della sconfitta coloniale, dallo Yemen al Kenia, dall’India prima che vi si installasse il pacifista salvatore del capitalismo Ghandi, a Cuba.

Lo sterminio di propri cittadini innocenti e inconsapevoli, con attribuzione della colpa al terrorismo, Al Qaida, serbi, manifestanti, mediante fucileria o autoattentati dinamitardi, si è affiancato alle guerre planetarie e infinite mosse a nazioni da estirpare e a popoli da ricondurre alla schiavitù o da eliminare perché in eccesso. Piazza Fontana e seguenti per mascherare da eliminazione del terrorismo la repressione dei diritti e lo spostamento della ricchezza; le bombe del ’92 e del ’93 per chiudere un torneo che, tra lotta partigiana, movimenti organizzati di massa, rivolta del ’68-’77, aveva registrato troppe partite perse o pareggiate. E poi, sempre nel mondo delle “Grandi democrazie” care ad anime belle come Saviano e ai debosciati ma astuti sicofanti di sinistra, lo stillicidio di provocazioni, infiltrazioni (vedi BR e affini), montature, assassini mirati attribuiti alla parte da abbattere, fino ad arrivare al perfezionismo del “terrorismo islamico” , all’11 settembre, alla metro di Londra, ai treni di Madrid. Palude tossica nella quale, accecati e imbrattati fino alla paralisi, ormai sguazzano tutti quanti.

La gente di Derry non c’è cascata. Hanno provato ad ammansirla, a farla ammutolire, decenni di cosmetici correttivi sociali: una casetta meno angusta, servizi meno negati, posti di lavoro un po’ meno sparuti, perfino qualche poliziotto cattolico tra mille protestanti. Perfino, sotterrata la miccia della rivendicazione nazionale grazie all’accordo del Venerdì Santo del ‘98, uno pseudo governo provinciale “autonomo” del Nord Irlanda con, in moderata coesistenza con premier fascisti e notabili proconsolari, sotto la ferula di Londra, ministri che erano comandanti dell’Ira. Widgery, cui avevo rovesciato sullo scranno le 98 cartucce dei fucili Sterling sparate da parà che, per il lord, si erano difesi con appena pochi colpi di avvertimento, per sentirmi rimbrottare di non fare il “terrorista”, è finito nella latrina della storia. L’immane potenza militare, mediatica, propagandistica, cospiratrice di Londra è stata disintegrata dalla fermezza e dalla determinazione di chi, pur attraversando le stagioni di vita di due generazioni, vita grama di affanni, repulse, privazioni, frustrazioni, soperchierie, era rimasto abbarbicato all’impegno di riscattare alla dignità di martiri quelli che si erano voluti far passare per terroristi e loro fiancheggiatori. La sorte ci scampi dal dover concedere ai necrofagi delle “Grandi Democrazie” 28 anni di impunità per gli orrori commessi dalle Torri Gemelle o 18 da Capaci in poi. O diventiamo tutti cittadini di Free Derry, o di Falluja, o di Kandahar, o siamo fottuti.

SERATA CUBANA AL PATIO LATINO

Il nuovo spazio "Patio Latino" del Circolo della Tuscia di Italia-Cuba è stato inaugurato il 7 giugno scorso da una memorabile serata di informazione, discussione e convivialità. Una trentina di iscritti e amici del Circolo hanno partecipato all'incontro con la prestigiosa giornalista cubana Arleen Rodriguez, accompagnato dall'offerta di cocktail cubani preparati da un vero maestro della specialità. Tradotta da Cristina, Arleen ci ha trattenuto sui temi di attualità che riguardano Cuba e l'America Latina, in armonia con la linea del nostro circolo che non può prescindere, nel riferirsi a Cuba, dal contesto latinoamericano nel quale la rivoluzione cubana ha svolto e sta svolgendo un ruolo di ispirazione e incoraggiamento, venendo a sua volta alimentata dalle grandi novità maturate in quel contesto. Dalla forsennata campagna diffamatoria in atto contro Cuba, ma anche contro le altre esperienze di liberazione latinoamericane, agli sviluppi economici e sociali della Cuba di Raul Castro, dalla controffensiva Usa mirante, a partire dal golpe in Honduras e dalle nuove basi nei paesi clienti, a ricuperare quello che considera il suo "cortile di casa", alla fondamentale questione dei cinque cubani da 12 anni illegittimamente rinchiusi nelle galere Usa per aver denunciato le trame terroristiche contro Cuba, gli interventi di Arleen e poi lo scambio di domande e risposte con il pubblico, hanno tracciato un quadro esaustivo di uno dei più significativi nodi geopolitici mondiali.
Il Patio Latino proseguirà le sue attività nelle prossime settimane con un cineforum.
Questo il link per il video della serata:
http://vimeo.com/12646095

martedì 8 giugno 2010

Protesta sotto LIBERAZIONE - il video

Un resoconto del primo giorno di protesta sotto la sede del giornale LIBERAZIONE che ha visto Fulvio Grimaldi incatenarsi per attirare l'attenzione sulla prossima legge bavaglio per l'informazione e sul suo caso personale di censura da parte dell'organo del Partito della Rifondazione Comunista

lunedì 7 giugno 2010

PICCOLA STORIA ALL'OMBRA DI GRANDE STORIA
































Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici.(Martin Luther King)Possiamo facilmente perdonare un bambino che abbia paura del buio. La vera tragedia della vita è quando gli uomini hanno paura della luce.(Platone)Chiunque combatte un mostro dovrebbe badare a che, nel processo, non diventi un mostro. Quando guardi nell'abisso, anche l'abisso guarda dentro te.Friedrich Nietzsche)

Piccola fotocronaca di una settimana di catene sotto “Liberazione, giornale comunista”.
Dall’alto in basso: 1) il bassotto Nando, a rischio di cuccia come io e famiglia di usbergo, causa le prevaricazioni antidemocratiche e illegali di Bertinotti, dei cui effetti vuole nutrire il suo corpo in dissoluzione anche il PRC della “svolta”, in catene e reciproca solidarietà; 2) il megafono chiama Ferrero alla coerenza: contro i decreti bulgari di Berlusconi e a favore dei decreti bulgari di Bertinotti? 3) Scende una delle figure più accettabili del vertice PRC, Gianluigi Pegolo, e ascolta la triste storia di una censura, un licenziamento illegale e 110mila euro che la vittima dovrebbe pagare per essere stato censurato, cacciato, diffamato, tace e trascorre; 4) scendono e passano, vestiti di ignavia e imbarazzo, altri dirigenti del partito; 5) passa Claudio Grassi, responsabile organizzazione, un micro-Talleyrand per ogni stagione, e ghigna (anche se non si vede): “Hai avuto li sordi? E ora ce li ridai ! ” . Trattasi del gerarchetto che guidava la corrente emme-elle “L’Ernesto” nella quale per anni ho militato e che, quando oppositore del Bertinocchio e non dirigente come oggi, sollecitava i compagni a protestare contro l’abuso inflittomi. Oggi ne vuole ricavare i suoi trenta denari. E’ senz’altro il soggetto migliore della compagnia, chissà perché mi fa venire in mente quel capitano israeliano col quale feci a botte nel 1967 quando proclamò che ”l’unico arabo buono è l’arabo ammazzato”; 6) arriva la controparte formale, l’amministratore di Liberazione Mauro Belisario, pure lui dell’Ernesto, pure lui stigmatizzatore dell’ukase bertinottiano e oggi implacabile e bulimico raschiatore del fondo del barile, che sarei io; mi fa una proposta di grande generosità: vuole metà subito e metà dopo la Cassazione; 7) scende infine sabato, sesto giorno di catene sotto il sole a picco sui due vecchietti a due e quattro zampe (più consorte infermiera), la controparte sostanziale, Paolo Ferrero, segretario di rinnovamento e ripulimento del PRC. Ascolta con attenzione, risponde con gentilezza, ma con le sue impossibili ragioni tecnico-legalistiche (ha vinto con una sentenza indecente in appello), ha gli occhi azzurri, sorride, sotto sotto comprende benissimo la dominante politico-morale della vertenza, mi promette meditazione e risposta entro giorni. Bella differenza dall’ernestino emme-elle, povero Che. Non c’è un cazzo da fare, mi è simpatico con quegli occhi da fiordaliso, pare brava persona. Un evangelico da montagna. Chissà quanto conta in quel serraglio di sciacalli; 8) Per quanto tuttora tra color che sono sospesi, ci rallegriamo con un compagno che non svicola facendo finta di non vedere. Sciolgo le catene. Per ora. Se quelli fanno i furbi, si va allo sciopero della fame. Lo so, non vi piace, è strumento abusato e logorato, ma non ne vedo altri.

Cari amici, provo forte imbarazzo a mettere la mia vicenda, squalliduccia per quanto di notevole significato all’interno della lotta per la libertà d’opinione ed espressione che Bertinotti, anticipando il guitto mannaro, aveva iniziato a sottrarre addirittura al comunismo, accanto alle grandi e drammatiche vicende di vita e morte, di buio della menzogna e luce della verità che ci coinvolgono tutti. Bisognerebbe separare, costruire una gerarchia e io, immodestamente e indegnamente, sbatto tutto insieme e la maionese che ne esce forse è proprio impazzita. Ma, abbiate pazienza, per una settimana da mercoledì 9 giugno, non imperverserò più tra questi byte perché fuori Italia. Di conseguenza vi prego di perdonarmi la lunghezza spropositata di questo intervento-minestrone. Se non altro per la presenza di ingredienti non miei, ma preziosi. Infatti, in fondo, troverete sia un elenco di ditte e prodotti israeliani – o di sostegno a Israele – da inserire in una campagna di boicottaggio che, illuminata da tanti onesti, a partire dal rifiuto dei portuali svedesi di trattare merci da e per Israele (fecero così i portuali italiani con il Cile di Pinochet, altri tempi), sta limando in profondità le zanne predatrici dell’economia assistita dello Stato terrorista; sia un discorso al parlamento del premier turco, Recep Tayyp Erdogan. Utile, questo, per fare il confronto tra chi sta accanto a 9 (e probabilmente più) turchi assassinati dal licantropo di mare e chi, qui da noi, dei suoi concittadini aggrediti, sequestrati e malmenati se ne è fottuto. Tra chi dovrebbe pietire l’ingresso in quest’Europa del vampirismo sociale e dell’interventismo coloniale stragista e chi ha ripreso a urlare, come i pre-nazi con la croce di un tempo, “mamma li turchi!”

A proposito di Turchia, paese delle manifestazioni di massa più grosse del mondo e del governo che ha riscattato l’onore imbrattato da una “comunità internazionale” complice dei bruti con la stella di Davide, scagnozzi italiani e olandesi di USraele in testa, dovremmo oggi riconoscerle il ruolo di punta di una controffensiva all’imperialismo-sionismo. Rotta l’alleanza con lo Stato fuorilegge, impostata a suo tempo da militari golpisti turchi avidi delle tecnologie di morte del moloch e ontologicamente affini ai folli di guerra che dalla fondazione tengono quel paese artificiale per le palle, la Turchia ha sconvolto l’assetto strategico tra Mediterraneo, Medio Oriente e Asia. Ha spiazzato USraele con il nuovo asse strategico Russia-Iran-Turchia-Siria, con dietro i mondo musulmano e latinoamericano. Promuove una nuova flottiglia verso Gaza, con sopra forse lo stesso Erdogan, sta considerando la cancellazione di 16 accordi militari e il flusso d’acqua, “Blue Stream”, verso l’obbrobrio sionista. Israele e gli USA (United States of Assassins) stanno nella merda e ce da aspettarsene reazioni orride fino al nucleare. Sono entità tumorali, lucidamente psicopatiche. Sono un contromondo tossico, quantitativamente irrilevante, ma con i tentacoli in centri nevralgici del dominio sulle cose e sulle menti. Sono capaci di tutto. Basta pensare come brandiscono altre guerre sfruttando una loro provocazione, tipo 11 settembre, contro la Corea del Nord, con lo scopo di giustificare davanti all’opinione pubblica giapponese, vittimizzata da quella presenza di rapina, prevaricazioni, stupri di massa, l’irrinunciabile necessità della base di killer a Okinawa. Basta, ancora e sempre, la stessa loro mostruosità dell’11 settembre e seguenti (ai nostri in sedicesimo è bastata un terremoto saputo e sperato). Basta guardare a quelle inconcepibili esecuzioni a bruciapelo dei migliori di noi sulla Navi Marmara (e c’è chi osa biasimare quei due che all’assalto delle teste di morto SS hanno tentato di opporre gli arnesi dell’imbarcazione!). Tutto questo ha portato il Frankenstein sionista a trovarsi solo, appiccicato al muro della riprovazione e dello schifo di tutto quello che rimane fuori da quell’8% che è la “comunità internazionale”. Non era mai successo in 60 anni di efferatezze del mostro. Il disordine è grande sotto il cielo, e un oceano è la collera. La situazione non sarà ottima, ma si è aperta a nuovi venti. Come la nostra, nell’Italia mafiofascista in crescita di consapevolezza di massa grazie a piccoli roditori dai denti aguzzi, Sabina Guzzanti, Marco Travaglio, Santoro, Report, Crozza, magistrati coraggiosi. Saviano? Saviano no. E, a proposito di Travaglio, Saviano, Report e simili, prima di inginocchiarci, chiediamoci chi si sta inserendo tra coloro che soffiano quei venti.

Roberto Saviano, il santo subito
Ieri sera guardavo la rispettabilissima ed eterodossa trasmissione “Report”. Compare Milena Gabanelli e annuncia con enfasi tra l’accorato e l’indignato un terribile reportage, addirittura candidato al Premio Oskar. C’era da restare diffidenti, alla faccia del buon nome della Gabanelli. E’ giustamente. Si è snodata infatti una tale cazzata televisiva e talmente falsa e perfida, da farci venire i dubbi su tutto quello che, sbavando fiele e repulsione, ci raccontano su Myanmar (da loro colonialisticamente ancora chiamata Birmania) media e relativi ufficiali pagatori. Tra i quali in prima fila Hillary Clinton, mentre si gratta le scaglie e si pettina le vipere in testa. Un filmaccio talmente scoperto nella sua matrice Cia-Mossad da farci pensare che i militari che reggono quel paese, qualsiasi cosa siano o facciano (e noi non lo sappiamo!), siano comunque meglio di chi, con diffamazioni e rivoluzioni colorate, cerca di far fuori quel paese collocato in coda all’Asia centrale e alla Cina. Un temerario cronista, audacemente al riparo all’estero, finge telefonate con colleghi in piazza a Rangoon e racconta, con tono da ebreo assediato nel ghetto di Varsavia, le atrocità che le forze dell’ordine del governo di Myanmar stanno commettendo contro l’altra cocca della “comunità internazionale”, Aung San Suu Kyi, e contro il popolo tutto. Peccato che tali atrocità stanno tutte nella voce esagitata fuoricampo del telefonista. Mai nella immagini. Un’ora di montato ci riserva un unico cadavere, quello di un monaco buddista affogato. Roba che ricorda la farsa della martire Neda a Tehran. Il resto sono marce di monaci arancioni (spediti dalla Tailandia, si saprà, ma non si dirà, poi), un concorso di popolo vociante, forte di quanti da noi stanno in mezza piazza Navona, e due candelotti lacrimogeni. Si odono spari, ma non si vedono né sparatori, né sparati. Si vaneggia di 3000 morti. Stessa qualità degli 8000 di Sebrenica, o degli altrettanti gassati da Saddam. Rivoluzione colorata a tutti gli effetti, stessi metodi e stesse facce di quelle di Iran. Georgia, Ucraina, Libano, Kirghizstan. La repressione mostrata sta alle quotidiane mazzate ai lavoratori, donne e bambini, dei nostri robocop, agli assassini mirati in giro per il mondo del Mossad, ai massacri in Palestina, alle operazioni di forze speciali Usa, droni e bombardamenti afghano-pakistani compresi, al genocidio iracheno, al golpe e agli squadroni della morte in Honduras, alle decimazioni uribiste in Colombia, alle liquidazioni maltusiane di genti mediante l’eroina e la cocaina commercializzata dalla Cia, come il servizio d’ordine del vecchio PCI sta a Bava Beccaris.

Le critiche mosse dall’encomiabile Alessandro Del Lago in un libro e in articoli sul “manifesto”, all’eroica icona-martire Roberto Saviano, critica minimalista in quanto ferma all’astuta trasposizione savianea della questione criminalità organizzata dal livello politico a quello morale, hanno suscitato tra le orde collaborazioniste dei liberal borghesi un pandemonio di riprovazione e sdegno. Le icone eroiche della sinistra non si toccano da sinistra. Ci si schiererebbe con i tromboni ottusi che lo attaccano dal covo del guitto mannaro. Come dire che, se la destra sega un albero secco, la sinistra deve guardarsi dallo sfuggire al suo crollo e, anzi, puntellarlo. In testa agli sconvolti da tanta improntitudine, le ginocrate del manifesto, direttrice Norma Rangeri in testa, use alle più dimenziali scuffie per il primo santo-subito che gli disintegra i neuroni: Obama, Bertinotti, Vendola, D’Alema. Certo, c’è l’elemento familistico: non sorge Saviano dal “manifesto”, come gli araldi della macelleria sociale e guerresca Riotta, Annunziata, Majolo, Salvato, Gagliardi…? In Italia, quando si tiene famiglia… Stupiscono meno le cannonate anti-critici dei Flores D’Arcais, Santomassimo, della muta di furiosi abbattutisi tra le lettere del “manifesto”, dei Fabio Fazio, gazzettieri e moralisti da un tanto a foglia di fico, compiaciuti protagonisti del soffice mondo di fuffa di una borghesia benpensante che non capisce un cazzo, se non come stare, a dispetto di guitti mannari e bertoladri, in coda alla marcia trionfale della democrazia, per quanto rubi e ammazzi, in alleanza con le mafie, ma a ben altri livelli.

Gli è bastato di un Saviano, papalizzato su tutti gli schermi, che riassumesse, romanzandoli abbastanza bene, gli articoli da anni scritti sulle stesse cose e gli stessi personaggi dagli anticamorra dal lavoro discreto e parimenti rischioso, come Rosanna Capacchione del “Mattino”. Mettendoci ogni tanto un glorificante “io c’ero”. Ha portato la camorra all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Bene. A un prezzo più lieve dei Falcone, Borsellino, Impastato, Siani, De Mauro, La Torre. E molto meno, anzi per niente, aveva puntato il dito contro chi di quella camorra è referente e utilizzatore ultimo. Del Lago il bersaglio l’ha solo sfiorato, parlando di narcisismo martirista e di occultamento della politica dietro alla morale. Daniele Sepe ha fatto di meglio. Scrive: “La nostra bussola oggi è ancora Brecht, mo è diventata Roberto Saviano? Chaplin diceva che il crimine paga solo alla grande. Infatti. Io nelle pagine e negli scritti di Saviano non ho mai trovato queste sottili distinzioni. Mentre si rivolge in maniera educata e deferente al presidente del Consiglio, suo editore, con una “preghiera” al tempo del processo breve, tuona contro le belve assetate di sangue sedute dietro una sbarra al processo Spartacus. Sarà, ma io trovo il capitalismo italiano e i boss camorristici tragicamente simili… Fa bene alla coscienza pensare che leggere un romanzo sulla camorra, o gridare ‘siamo tutti Saviano’ può far paura a gente sanguinaria in perfetta collusione con quello Stato che dovrebbe combatterli, invece secondo il mio modesto parere se ne strabatte. Comanda il denaro.

Noi, che siamo quelli della gogna massima per essere usi a deviare dalle leggi canoniche su chi amare e chi no, abbiamo la pretesta di colpire il bersaglio nel puntino rosso. Signora Rangeri, illustre Flores D’Arcais, saputissimo Marco Bascetta e tutti gli idolatri del santo subito, avete mai sentito Saviano, che pure è ormai tuttologo e appare con notabili di ogni ramo, da Al Gore a Grossman, parlare dei crimini del capitalismo e dell’imperialismo, consanguinei della camorra, o del golpe e degli squadroni della morte in Honduras o in Colombia della cui droga si nutre il dominio delle mafie? Ha mai profferito un’acca della sua combattiva intelligenza anti-crimine sui poteri delinquanzali occulti che allestiscono attentati contro civili in ogni continente? Fustigatore delle prevaricazioni sui deboli e delle devastazioni ambientali, gli sono mai capitati sotto gli occhi paesi e popoli disintegrati dalle stesse prevaricazioni e devastazioni, ma che portano nomi tra lo sconveniente e l’infamante, come Palestina, Iraq, Afghanistan?

In che cosa, Roberto Saviano, i nazisionisti che macellano inermi e innocenti e giusti da decenni, differiscono dagli Schiavone? Eppure tu hai sottoscritto quanto il tuo apologeta Travaglio ha dedicato allo Stato genocida: "Io sono filoisraeliano per convinzione, perché adoro Israele e gli ebrei, perché ci sono stato e ho visto di che cosa sono capaci gli arabi, perché conosco la storia, perché ho imparato la pietà studiando i campi di concentramento, perché rifuggo da ricatti emotivi e amo le democrazie per quanto imperfette ma sempre migliori delle tirannie arabo-musulmane… Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa, attacca civili israeliani. Hamas che, anziché lavorare a costruire uno Stato palestinese, s’è occupato a distruggere quello di Israele… E per sovraprezzo tu, Saviano, hai completato il concetto: In Israele mi sento, al contrario di chiunque altro, più libero dei mieispostamenti. Meno minacciato. E’ il paese nel quale vorrei vivere". E grazie tante, è naturale per uno che preferisce camminare sulle tracce di sangue dei carnefici. Con tanti saluti a 7 guerre lanciate contro i vicini dagli invasori di una terra non loro, al genocidio strisciante, alle armi al fosforo e chimiche, all’infanticidio pianificato, all’embargo di morte, al carcere infinito per decine di migliaia, alla tortura sistematica, alle donne morte dissanguate ai check point, ai serial killer del Mossad, alle minacce di olocausto nucleare a chi non si sottomette, a una tirannia militare che lascia campare e parlare solo un’elite ebraica fanatizzata e razzista, escludendo dai diritti e dalla dignità un milione e mezzo di suoi cittadini non ebrei, che paralizza con l’arma tossica dell’antisemitismo la coscienza e l’azione di mezzo mondo.

Per colpire il bersaglio al centro, Alessandro Del Lago, non basta deplorare il depistaggio dalla politica verso la morale. Tocca mirare più in alto, là da dove partono i fili che fanno agitare a questo spadaccino la scimitarra di cartone delle cause compatibili. Questo mito creato su temi scontati e risaputi da quelle “sopraffine intelligenze” cui puntava Falcone, serve a tirare cannonate a ben diversi obiettivi: i palestinesi che non si rassegnano all’estinzione forzata e alla metamorfosi del bene nel male, le vittime del terrorismo di Stato dei governi della “comunità internazionale”, i Chavez e i cubani che, a ogni sua apparizione pubblica, lui assale secondo i paradigmi della diffamazione Usa a fini di aggressione. Amico di Israele e degli Usa, Saviano è il cavallo di razza, appositamente addestrato, per lanciare il carro del ricambio contro un regime che i suoi padrini considerano agli sgoccioli, per corruzione, idiozia, repulsa internazionale, e neppure tanto affidabile, visti i baciamano all’incorreggibile Gheddafi e i letti a cinque piazze di Putin. Visto che esce dalla scuola del “manifesto”, dove pure stava gomito a gomito con la lucida e onesta competenza degli Stefano Chiarini, Michele Di Giorgio e Luigi Pintor, Saviano non è certo inconsapevole della propria missione. Forse lo sono meno anime belle come Flores d’Arcais, Marco Bascetta o tutto il coccuzzame antiberlusconiano del Fatto quotidiano, Marco Travaglio in testa. Quello che li accomuna è la militanza per la democrazia da fattucchiere e stregoni. Non facciamoci infinocchiare.

Questo è il testo dell’intervento del premier turco Erdogan. Facciamo lo sforzo di leggerlo tutto. Ci riempirà di stupore e di mortificazione. Confrontiamolo con le esternazioni spurgate dal verminaio dei nostri governanti. E ricordiamo anche che il presidente tedesco si è dimesso per aver detto l’inconfutabile verità che la Germania, e quindi la Nato, massacrano l’Afghanistan e qualsiasi altro paese esclusivamente per garantire il soddisfacimento della propria voracità economica e che il premier giapponese si è dovuto dimettere perché non ha saputo estirpare da Okinawa il carcinoma della base Usa. Qualcosa sta scricchiolando nell’impero.
In fondo, una lista dei prodotti israeliani da boicottare.

Oggi non voglio rivolgermi solo al mio amato popolo ma a tutta l´umanità.

Desidero appellarmi alla coscienza, ai cuori e alle menti di tutta l´umanità,
vorrei condividere con coraggio le mie sensazioni…

Nelle acque del Mediterraneo, il cuore dell´umanità ha ricevuto una delle
ferite più gravi che essa abbia mai conosciuto nella storia. Le navi cariche di aiuti, provenienti da
cuori umanitari, queste navi che stavano facendo affluire aiuti sono state ostacolate con le armi,
dalla violenza e dalla tirannide.

Coloro che con pietà, compassione ed umanità hanno rifornito queste navi, non sono riusciti
a raggiungere la loro destinazione, perchè contro di loro si è dato sfogo ad una carneficina.

Ieri, dando inizio alle operazioni di mattina, elementi armati dell´Esercito israeliano hanno
fermato gli aiuti umanitari, provenienti da più di 32 paesi ed inviati al popolo di Gaza, con 600 persone a bordo della Free Gaza Flotilla, in acque internazionali, ed in modo assolutamente illegale hanno attaccato spargendo il sangue di innocenti esseri umani.

Dopo questo violento attacco, sfociato in morti e feriti, gli israeliani hanno preso il controllo e
sequestrate le navi cariche di aiuti umanitari. Di questo attacco bestiale contro quelle donne, quei giovani e quegli esponenti religiosi che la nave stava trasportando, esprimo ancora una volta la mia ferma e forte condanna.

L´ho dichiarato in Cile. Qui lo ribadisco un´altra volta. Il sanguinoso massacro commesso da
Israele contro le navi che portavano aiuti umanitari a Gaza, è una strage che merita qualsiasi tipo di
maledizione e condanna. Questa è chiaramente una violazione della legge internazionale, un attacco al cuore dell´umanità e alla pace mondiale, e dico al cuore dell´umanità perché su quelle navi vi erano persone di tutte le nazionalità e religioni.

Solo persone, che stavano portando aiuti umanitari a coloro che stanno subendo un
embargo, la popolazione di Gaza. Le navi, prima che partissero, avevano apertamente dichiarato al mondo intero il loro carico, le loro intenzioni, la loro missione. Come testimoni di questo soccorso evidentemente umanitario da parte del mondo e del nostro paese, anche 60 giornalisti sono saliti a bordo delle navi. In acque internazionali, in mare aperto, è avvenuto questo attacco armato contro 600 persone e 6 navi che stavano trasportando aiuti a persone oppresse, affamate e alle quali sono state distrutte le case-si tratta chiaramente di un attacco che va contro i principi basilari delle Nazioni Unite.

Le navi salpate, che sia dalla Turchia o da altri paesi, erano state completamente rifornite per
realizzare un proposito umanitario, essendo cariche di soccorsi. Secondo regole di traffico navale, le
navi erano state rigorosamente controllate. Inoltre, a bordo non vi erano altro che civili e volontari. Le navi battevano bandiera bianca. Nonostante tutte quelle condizioni, le navi hanno subito un´aggressione armata.

Come sapete, al momento eravamo in visita in America Latina come da programma. A
causa di quest´orrendo attacco terroristico avvenuto in Hatay e dell´aggressione illegale di Israelecontro le navi degli aiuti umanitari, abbiamo dovuto abbreviare la nostra agenda in Cile per tornare subito in patria. Abbiamo seguito attentamente gli eventi sin dall´inizio. Abbiamo adottato le misure necessarie, insieme ai nostri amici in Turchia..

Il nostro Ministro degli Esteri e quello della Difesa, parlando al telefono con il Ministro della
Difesa israeliano, hanno espresso con forza la nostra reazione e il nostro disappunto. Ed io, insieme ai miei ministri, valutando gli eventi tutta la notte, sono rimasto ininterrottamente in contatto con la Turchia. D´altra parte, ho stabilito contatti con la comunità internazionale e per ora questo modo di agire va avanti.

In tale contesto, ho disposto sul tavolo qualsiasi cosa sia necessaria per agire in tutte le
dimensioni di questa situazione. Ho adottato urgentemente tutte le misure necessarie. Le Repubblica turca sta ricorrendo a tutte le possibilità, tra quelle messe a disposizione dalla legge internazionale e dalla diplomazia. E la Turchia continuerà a ricorrervi. In quest´ottica, l´ambasciatore turco a Tel Aviv è stato richiamato. Tre operazioni militari congiunte che erano in agenda sono state annullate. Il nostro Ministro degli Esteri è andato a New York e il Consiglio di Sicurezza dell´ONU è stato convocato per una sessione urgente ed è stato assicurato che questo meeting
straordinario ed urgente si terrà.

Il Consiglio di Sicurezza ONU ha rilasciato una dichiarazione che condanna Israele. In questa
si è richiamata l´attenzione sulla necessità di aprire un´inchiesta, di rilasciareimmediatamente i civili e i feriti. Le partite della nostra squadra giovanile di calcio sono state annullate. Il Consiglio della NATO è stato convocato per un meeting straordinario. Inoltre, l´Organizzazione della Conferenza Islamica, la Lega Araba, l´Unione Europea e tutti i rispettivi rappresentanti istituzionali sono stati contattati, le istituzioni internazionali sono state richiamate in servizio. L´Organizzazione della Conferenza Islamica terrà un incontro lunedì.

Inoltre, è stato fatto ogni sforzo per assistere i feriti e portarli in Turchia, e da parte nostra è
stato preso ogni provvedimento. Israele, impedendo alla comunità internazionale, sin dall´inizio dell´incidente, di avere informazioni, ora deve informare l´opinione pubblica mondiale in modo veritiero e non deve astenersi dal cooperare a livello internazionale. Israele deve capire la gravità della situazione e smettere di commettere simili e sbagliate azioni. A questo punto il comportamento d´Israele è sotto gli occhi di tutti e l´opinione pubblica si sta facendo una sua idea. Coloro che hanno preso parte a questo sforzo sono in contatto e stanno agendo di comune accordo con quei paesi i cui cittadini hanno preso parte alla flottiglia.

Le navi battono bandiere turche, greche e delle isole Comore, ci sono persone provenienti da
32 paesi. Mi aspetto che anche quei paesi esprimano le necessarie rimostranze. Pertanto, dico ancora una volta che Israele deve immediatamente togliere l´inumano embargo inflitto a Gaza. Israele non deve impedire che gli aiuti umanitari giungano a destinazione.

Cari compagni, come sapete noi portiamo avanti, in collaborazione con la Spagna, il lavoro
dell´Alleanza delle Civiltà. Il nostro fine e la nostra missione è rafforzare la convinzione che diverse religioni, differenti culture e civiltà possano coesistere pacificamente una accanto all´altra. E´ una battaglia portata avanti affinché, piuttosto che odio ed ostilità, l´amore possa trionfare.

Purtroppo, devo dirlo, l´incidente accaduto ieri, dal punto di vista della civilizzazione e della
cultura globale dell´umanità, ha segnato un punto nerissimo. Dal punto di vista della storia dell´umanità, questa vicenda è stata registrata come una grave vergogna. Attaccare con armi navi cariche di aiuti umanitari, massacrare gente innocente, minacciare civili come fossero terroristi, è una grande sconfitta sotto questo aspetto. Un atto odiosamente feroce e vigliacco, frutto di
sprezzante e sconsiderata presunzione. [20 secondi di applausi].

Lo sappiamo, la guerra come la pace ha le sue leggi. In guerra non si attaccano i bambini, in
guerra non si attaccano le donne e gli anziani, in guerra non si attaccano i civili o gli esponenti religiosi, in guerra non si attaccano coloro che sventolano la bandiera bianca, non si attaccano dottori e soccorritori; non in tempo di guerra ma in tempo di pace, chi commette queste cose non solo viola la legge ma allo stesso tempo calpesta coi propri piedi l´umanità, non ne fa
più parte.

Tiranni, malfattori e persino pirati hanno particolari sensibilità, seguono particolari codici
morali. Coloro che non seguono una morale o un´etica, coloro che agiscono con nessuna sensibilità, definirli tiranni, malfattori o pirati sarebbe perfino un complimento. Di fatto, assalendo un´imbarcazione con volontari provenienti da 32 paesi, Israele ha sfidato il mondo.
La pace mondiale è stata ferita gravemente. Questo sfrontato, irresponsabile e sconsiderato
governo che non riconosce alcuna legge e calpesta qualsiasi tipo di virtù umanitaria, questo attacco del governo Israeliano deve essere punito in qualunque modo.

Da un governo, che ha fatto del mentire la sua politica di stato e che non si vergogna per il
crimine che commette, non ci si può aspettare che apra un´inchiesta e la comunità internazionale deve indagare su questo incidente in tutte le sue dimensioni e fornire un verdetto.

La Turchia non si accontenterà di restare a guardare di fronte a quanto accaduto. La Turchia
non è uno stato giovane e senza radici. Non è uno stato tribale! Sarebbe meglio che nessuno tentasse di scherzare con questa nazione per metterne alla prova la sua pazienza. Per quanto preziosa possa essere l´amicizia della Turchia, non è nulla in confronto alla sua inimicizia…

La questione non riguarda il rapporto tra Turchia ed Israele. Il punto è l´attuale sregolatezza
d´Israele e il riconoscere le pratiche disumane dell´attuale governo, il suo ricorrere alla violenza, allo spargimento di sangue, il suo mostrare atteggiamenti che minacciano la pace…

Esiste un´idea israeliana in cui la violenza rappresenta la sua politica, Israele considera
legittimo il poter opprimere, tirannizzare, martoriare e non esita a spargere sangue. Adesso le azioni illegali d´Israele non possono più essere coperte, esser intenzionalmente rappresentate in modo erroneo e venir ignorate. E´ giunto il momento che la comunità internazionale dica BASTA!...

Indubbiamente, i metodi aggressivi di Israele traggono origine dal potere che ricevono
altrove. A questo punto, come Turchia la nostra precisione è chiara. E ieri dal Cile ho parlato con un rappresentante di uno stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell´ONU, la signora Merkel. Oggi ho parlato con altri rappresentanti. Ho discusso con il nuovo
Primo Ministro inglese, anche lui ha chiamato e anch´io gli parlerò, l´ho chiamato prima e
abbiamo parlato, oggi discuteremo queste cose di nuovo. E parleremo anche con gli altri.

Non possiamo permettere che Israele gestica da solo quel che ha combinato. Non possiamo
dire al governo israeliano di poter fare cosa vogliono. Tutto ha un prezzo. E questo governo dovrà pagarlo.A causa di questo genere di pensiero che non rispetta la vita umana, del fatto che gli
israeliani trovano impossibile rispettare alcun diritto e alcuna legge, noi non possiamo assumere un atteggiamento pacifico, cari amici.
E´ impossibile accettare questo genere di pensiero che non tiene conto dell´essere umano e
non rispetta i diritti umani.Uno Stato che tiene conto della sicurezza dei propri cittadini non può conseguirla con azioni che portano odio e inimicizia dal mondo intero.

Un´amministrazione che non considera gli altri, eccetto i propri cittadini, come esseri umani
non può essere interessata a ciò che viene definita pace.

Israele ha dissipato uno alla volta i propri schermi protettivi, perdendo uno dopo l´altro i propri
alleati, isolandosi. L´amministrazione israeliana, provocando rancori e odio in Medioriente, sta facendo saltare in aria la pace della regione, poichè l´instabilità sta aumentando, il contenuto del vaso di Pandora dilaga come iodio.

La comunità internazionale deve immediatamente prendere provvedimenti.

Qui vogli appellarmi anche al popolo israeliano. Noi siamo sempre stati contro
l´antisemitismo. Abbiamo alzato la nostra voce contro l´ingiustizia perpetrata contro il popolo ebraico. Abbiamo contribuito affichè il popolo israeliano possa vivere
in pace ed in sicurezza in Medioriente. Ora, come popolo israeliano, tocca a voi mostrare
uguale atteggiamento umano e sensibile, dicendo "Basta commettere queste crudeltà".

La politica di violenza mostrata dalla coalizione di governo, in violazione di ogni tipo di diritto
e di legge, sta totalmente mettendo da parte gli interessi di Israele. Sta chiaramente mettendo a rishio la vostra pace e sicurezza. A causa dell´atteggiamento aggressivo del vostro governo, lo Stato d´Israele assume una posizione di pirateria, ricorrendo al banditismo.

Quei governanti sconsiderati, pensano di governare uno stato con le bugie, l´inganno, lo
spargimento di sangue, con l´aggressività, la pirateria, il terrorismo, il massacro di persone innocenti. Ma quei politici sconsiderati prima di tutto danneggiano Israele ed il suo popolo. Voi, prima di ogni altra cosa, dovete dire basta a tutto questo. A proposito, ringrazio la comunità ebraica turca che ha espresso la sua giusta e sincera reazione a questo accadimento. I nostri
cittadini ebrei, quali membri del popolo turco, hanno difeso e continuano a difendere fino
all´estremo la giusta posizione della Turchia.Che qualcuno giudichi con odio i nostri cittadini ebrei o di trattarli in una maniera particolare non è accettabile, non può esserlo e mai dovrebbe esserlo.

Cari fretelli e sorelle, oggi è un nuovo giorno. Oggi è un nuovo inizio. Niente sarà più come
prima, ciò appare ovvio. Uno Stato aggressivo che liberamente uccide e massacra, non può giustificarsi di fronte all´umanità senza provar rimorso, senza che sia chiamato a rispondere, non può essere accettato dalla comunità internazionale.

Quelle navi erano tutte navi di compassione. E il loro carico era il cuore dell´umanità. A 72
miglia dalle proprie acque, completamente in acque internazionali, Israele ha messo in atto un´operazione contro una nave, una nave di civili e non militare, non è nemmeno consentito fare una cosa del genere. Fare un´operazione militare contro una nave civile, perfino
l´arresto dei suoi passeggeri, è già di per sè un crimine. Attaccare persone innocenti,
spargere sangue e massacrare è chiaramente un atto di terrorismo di stato.

Loro negano e dicono di esser stati attaccati, che gli hanno sparato contro. Siamo stufi delle
vostre menzogne, siamo stufi. Siate sinceri, siate onesti.Le navi catturate devono essere rilasciate immediatamente, insieme allo staff e ai volontari. Insieme agli attivisti e ai
membri del Parlamento europeo, ai 60 giornalisti, insieme a quella donna che era a bordo
con il figlioletto di 1 anno, il piccolo Kaan; nessuno ha il diritto di presentare queste navi come se avessero tutt´altre intenzioni, propositi o fini fuorchè consegnare aiuti umanitari. Questo attacco ha dimostrato ancora una volta la disumana oppressione e crudeltà che Israele infligge da anni ai
Palestinesi e a Gaza.

L´ho detto precedentemente. I governanti israeliani, a cui abbiamo detto in faccia quanto
bene sanno come uccidere, hanno mostrato ancora una volta al mondo quanto siano bravi a compiere massacri. Indulgenza, mettere le manette perfino ad innocenti persone gravemente ferite a cui hanno sparato. Diamine! Come si può giustificare questo? Steso sulla barella, ferito, e voi gli mettete le manette! Si può spiegare questo con i diritti umani e i valori universali? Non è più
possibile dire al mondo quanto queste fossero manifestazioni di umanità.

Tutte le persone, nel mondo, condannano questa evidente crudeltà, lo so. Ma condannare e
basta non è più sufficiente, dobbiamo ottenere risultati. A tutti coloro che nel mondo hanno a cuore la giustizia, dovreste sapere che un giorno sarà la giustizia a trionfare e non il potere, è questo che voglio.

La Turchia sfrutterà tutte le opportunità che la legge internazionale consente. A questo punto
ci muoveremo di comune accordo con la comunità internazionale. Desidero che tutta l´umanità concentri la propria attenzione su questa questione. Con la sua politica dello spargimento di sangue, Israele non può legittimare con nessuna scusa questo omicidio illegale e sanguinoso, non può giustificarlo.

Israele non ha alcun valido motivo, nessuna scusa da offrire per lavare le sue mani
insanguinate. La questione, il caso provocato dal sanguinoso attacco nel Mediterraneo, non è un problema tra due paesi ma un problema per il mondo intero. Ritengo che nessun paese che tiene conto di valori umani e virtù, che nessuna istituzione internazionale resterà solo a guardare di fronte ad un delitto di simili dimensioni.

Da adesso in poi, chiunque chiuda i propri occhi di fronte alle sanguinose aggressioni
israeliane, chiunque le ignori, farebbe bene a sapere di essere complice di questi crimini. E´ chiaro che la questione non riguarda il diritto di difendersi dal terrorismo, non si tratta di lotta al terrorismo, la questione è che il tentativo di compiere un massacro contro una città, contro tutte le persone di una città in modo da sterminarle completamente, è stato dimostrato
ancora una volta da questo ultimo incidente accaduto.

Voi scaricate bombe su queste persone, sperimentate il fosforo su di esse, bombardate
ospedali, moschee, attaccate scuole, bombardate parchigiochi, prendete di mira perfino gli uffici ONU, e come se queste azioni illegali non bastassero, tagliete pure ogni tipo di rifornimenti a questa gente. E dopo tutto questo, non tratterrete i soccorritori che hanno provato a consegnare cibo,
medicine e materiali edili a questa gente, per sentire la vostra barbarie disumana.

Chiunque altro può perdonare ed indulgere a questa illegalità. Lo dico apertamente e lo
sottolineo, Israele potrà anche sostenerlo ingannevolmente ma non dovrebbe commettere l´errore di paragonare la Turchia ad altri. Un simile errore avrà un alto prezzo da pagare.

Israele, che ha sparato su innocenza e pietà, con questo delitto commesso in mare aperto,
ha scelto l´isolamento dal monto intero. Ha scelto di isolarsi.

Lo ripeto ancora una volta. Se tutti rimangono zitti, se tutti chiudono gli occhi, se tutti voltano
le spalle, noi, come Turchia, non volteremo le spalle alla Palestina, ai palestinesi e a Gaza. Noi non chiuderemo i nostri occhi! Non smetteremo di piangere per la Palestina!!!

Miei cari fratelli e sorelle, la nostra nazione deve essere risoluta. La nostra gente deve avere
la dignità che si conviene alla Turchia. La porteremo nei nostri cuori. Tutti insieme cureremo le ferite dei nostri feriti.

Apprendiamo con soddisfazione che in ogni angolo di Turchia la nostra gente sta seguendo
la vicenda attentamente e con grande sensibilità, sta mostrando le sue reazioni democraticamente e legalmente. E´ opportuno che la nostra gente si esprima. Credo che tutti i nostri cittadini manterranno la loro determinazione, e agiranno con dignità e buon senso. Tutti dovrebbero saperlo ed starne certi, le navi cariche di amore e d´amicizia provenienti dal cuore dell´umanità, un giorno
supereranno ogni ostacolo e barriera, giungendo a destinazione.

A coloro che sostengono questa disumana ed illegale operazione;

Tanto voi sostenete l´illegalità, quanto noi sosteniamo le leggi.

Tanto voi sostenete le operazioni sanguinose, l´aggressività, il terrore, altrettanto faremo noi
con la giustizia.

Tanto voi siete contro i civili, gli oppressi di Gaza e la Palestina, quanto noi stiamo a loro
vicini, sostenendo i civili, gli innocenti, i palestinesi e la gente di Gaza.

Siamo onorati di avere questo status che la storia ci conferisce, ne andiamo fieri, e inoltre,
d´ora in poi, continueremo ad agire seguendo la missione che la nostra storia, la nostra civiltà e la tradizione del nostro Stato ci hanno conferito.

Recep Tayyp Erdogan

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CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI BOICOTTAGGIO DI ISRAELE

Lo Stato d’Israele da decenni opprime il popolo palestinese con violenze e uccisioni di uomini, donne e bambini: più di 1300 morti e 6000 feriti nella Striscia di Gaza soltanto durante l’ultima operazione militare.
Ciascuno di noi può fare qualcosa per accelerare la sconfitta del sanguinario regime israeliano e favorire la nascita in Palestina di un nuovo paese, nel quale arabi ed ebrei possano vivere in pace con eguali diritti.

NON COMPRARE I PRODOTTI DI AZIENDE
CHE SOSTENGONO ISRAELE!

ABBIGLIAMENTO. Armani, Timberland, Versace.

ALIMENTARI. Alemagna, Barilla, Buitoni, Campari, Carmel, Coca-cola, Danone, Ferrero, Findus, Jaffa, Illy, Lavazza, Levissima, Loacker, Motta, Nestlè, Pepsi-Cola, Rio Mare, San Bernardo, San Benedetto, San Pellegrino, Segafredo, Vismara.

AUTOVETTURE - MACCHINARI. Caterpillar, Gruppo Fiat (Alfa, Fiat, Hitachi, Iveco, Lancia, New Holland), Volvo.

COSMETICI - IGIENE. Colgate, L’Oreal, Palmolive, Ahava-Sephora.

ELETTRODOMESTICI. Delonghi, Merloni, Scavolini.

FARMACI. Teva

GIOCATTOLI. Clementoni, Bburago.

RISTORAZIONE. Mc Donald’s.

SIGARETTE. Marlboro, Philip Morris.

TELEFONIA. Motorola, Nokia, Telecom-Tim.

Inoltre, il codice a barre dei prodotti “made in Israel” inizia con le cifre 729. Non comprare prodotti con quel codice!
Informazioni sui legami con Israele delle aziende in elenco e sulla campagna internazionale di boicottaggio si possono trovare sui siti:
www.forumpalestina.org - www.boicottaisraele.it – www.bdsmovement.net

Circolo Internazionalista – via Baveno 23 – Torino - riunioni il lunedi alle

giovedì 3 giugno 2010

SCAMBIO DI LETTERE PRC/LIBERAZIONE-FULVIO GRIMALDI




FULVIO GRIMALDI INCATENATO SOTTO "LIBERAZIONE" PER IL TERZO GIORNO CERCA INVANO DI TRATTENERE PAOLO FERRERO PER UN COLLOQUIO. LA PROTESTA CONTINUA.

A CHI INTERESSA MI TROVERà NEI PRESSI DI FERRERO NEL CORSO DEL CORTEO NAZIONALE DEL 5 GIUGNO A ROMA.





Lettera a Fulvio Grimaldi di Paolo Ferrero, segretario nazionale del PRC, e di Dino Greco, direttore di Liberazione.

Caro Grimaldì,
la riesumazione (sette anni dopo!) del caso che ti riguarda, in relazione alla riforma della sentenza di primo grado disposta dal tribunale, è in realtà priva del fondamento politico che tu insisti nell’attribuirle.
La rescissione delle collaborazioni con i giornali è un fatto, come ben sai, del tutto normale, quali che siano le motivazioni che possono determinarla.
L’attuale direzione di Liberazione, per esempio, ha risolto, nel volgere di pochi mesi, quasi due terzi delle coilaborazioni onerose di cui si avvaleva il giornale fino a tutto il 2008.
Tu hai ritenuto, a suo tempo, di contestare la legittimità della rescis.sione del tuo rapporto collaborativo. hai intrapreso una causa, l’hai vinta e hai riscosso immediatamente una importante somma a titolo ti sare itorio.
Il giornale - come suo diritto - è ricorso in appello, ritenendo ingiustificate le tue pretese, ed ha visto riconosciuto il proprio punto di vista: perché ora dovrebbe rinunciare a rientrare in possesso delle somme che la legge - quella stessa alla quale tu non hai esitato a rivolgcrti - ha giudicato noti esserti dovute?
Dici di avere utilizzato quei denari per ottime cause. Non ne dubitiamo. Ma anche Liberazione e il suo editore, il Prc, ne perseguono in proprio, con impegno e passione, in condizioni economiche che definire difficili è puro eufemismo.
Mobilitare una campagna contro di noi è dunque quanto di più sbagliato - e, ti assicuriamo, improduttivo - tu possa far.
Ti invitìamo dunque ad adottare un diverso atteggiamento e a disponi a concordare con l’amministrazione del giornale come onorare il tuo impegno.
Roma, 29 maggio 2010
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Risposta di Fulvio Grimaldi

Caro Ferrero e caro Greco,
preciso che il secondo allegato è difettoso e non si apre.
Nè io, nè le centinaia di persone che mi e vi hanno scritto condividono la vostra tecnicistica e legalistica interpretazione della vicenda.
Non si tratta di riesumazione, ma dei tempi richiesti dalla magistratura.
La mia contestazione della rescissione su due piedi del contratto, senza l'osservanza delle norme di legge elencate nei ricorsi del mio avvocato e senza giusta causa, giustificata con menzogne, contestazione condivisa da buona parte del partito, come espresso da migliaia di proteste al giornale, corrispondeva a un diktat d'imperio del vertice del partito che negava libertà d'espressione come garantita dalla Costituzione e dallo statuto del partito. Un autentico decreto Bulgaro, in tutto analogo a quello a suo tempo inflitto ad altri e che voi avete pesantemente denunciato e combattuto. Ne ricavai un danno morale, professionale, d'immagine ed economico che fu risarcito dal giudice di primo grado.
Insistendo nella vertenza e, ora, nella pretesa della restituzione sancita da una sentenza iniqua, voi avallate quel provvedimento illegittimo e antidemocratico. Tutto ciò è quanto meno paradossale alla luce della svolta dichiarata rispetto a linea e metodi del precedente segretario e direttore. E' politicamente indecente e giustifica in pieno quella che voi definite una campagna contro di voi nella forma disperata che ho adottato e che vedrà sviluppi ulteriori e più severi.
Avvalersi di una sentenza che sancisce una censura da legge-bavaglio, contro la quale ufficialmente vi battete, per rimediare, al prezzo della riduzione in miseria di un compagno che per cinque anni ha collaborato al giornale e per un periodo maggiore ha promosso il partito con iniziative in tutta Italia, un minimo respiro alle vostre difficoltà economiche, sfida ogni criterio di onestà intellettuale e di coerenza politica.
Il mio avvocato ha già inoltrato al vostro la mia condizione ultimativa: generoso e indebito versamento da parte mia di metà della somma a condizione della chiusura definitiva della vertenza. In caso di rifiuto, ritiro la mia offerta e mi affido alla Corte di Cassazione, ben sapendo che la vostra intransigenza potrà privarmi dell'unico bene che possiedo.

Io non ho nessun impegno da onorare. Voi avete da onorare un minimo di coerenza politica e morale.

3/06/10

Fulvio Grimaldi

mercoledì 2 giugno 2010

IL LICANTROPO E LA FORESTA (e Bertinotti non c'entra?)




























Fino a quando i leoni non avranno i loro storici, i racconti della caccia glorificheranno sempre i cacciatori.
(Proverbio africano)

Angela Lano libera subito!
(Tutti noi)

L’insegnamento fondamentale della grandissima Maria Montessori, questa sì una “veneranda maestra”, la prima che lanciò una guerra totale contro lo stupro psicologico dei loro bambini (nati con la colpa!) da parte degli italiani cristiani, fu, come ripete oggi Crozza, di studiare, oltre ai fatti, soprattutto ciò che lega i fatti tra di loro. Le relazioni tra i fatti. Tutto questo nel nostro paese, spiaccicato da un’intera classe dirigente sul pavimento come una mosca, sopravvive, oltreché nel finalino ammonitore dello show di Crozza, unicamente nel quadretto della Settimana Enigmistica che invita a collegare tanti puntini per ottenere un disegno. Siamo quelli che vedono gli alberi e non capiscono il bosco. E siamo pure quelli, all’inverso, che vedono il bosco e non i singoli alberi. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Esempio: certuni che si dan un gran daffare sul bosco, dell’albero poi se ne impippano altamente. Vedi Rifondazione che smania di rabbia contro la legge-bavaglio anti-intercettazioni del tiro doppio di guitti mannari Berlusconi-Alfano, il bosco, ma al sottoscritto, l’albero, vuole estorcere una somma spropositata dopo averlo censurato, licenziato, perseguitato in giudizio. Per libertà d’espressione. Discorso analogo per il sindacato, in questo caso quello mio, la Federazione della Stampa: battaglie di Austerlitz contro la controrivoluzione asburgica del guitto mannaro, neanche una scaramuccina, un fiatarello, un ciglio sollevato, per la sorte del fantaccino napoleonico caduto preda degli ussari.

Passiamo, nello stesso contesto, a cose più serie. Dalla foresta è uscito in mare il licantropo demente, pazzo di sangue, e si è abbeverato al collo inerme di vittime a suo giudizio troppo piene di vita. Non è stata una sorpresa per noi, che abbiamo visto il mostro, scaturito da una voragine di perversioni, che tutte ha apprese ed esaltate, e di dolori, che tutti ha mai cessato di infliggere, all’opera quando bruciava vivi villaggi e villici. Quando, inventore e da allora padrino di tutti i terrorismi e dei relativi veli di menzogna, disintegrava col tritolo una storia millenaria e un futuro dovuto. Quando, da sempre folle di guerre, aggrediva, sterminava chiunque si trovasse nel suo raggio d’azione. Quando, rapinatore a mano armata dei veleni usciti dai laboratori dei suoi scienziati pazzi, rubava terre, occupava spazi per sostituire alle piantagioni della vita quelle dell’odio e della prevaricazione. Quando, onnipresente in tutta la foresta, lanciava le sue spire di morte a uccidere chiunque non accettasse il suo dominio universale su terre, banche, borse, droga, media, spettacolo, servizi segreti, laboratori, terrorismi. E il bosco chinava le fronde al suo imperversare. Occultava, perlopiù annuiva.

Oggi il bosco che lo accoglieva e copriva è stato scosso dal terremoto provocato dall’ imperversare degli zoccoli del mostro sulle ossa frantumate di troppi. Troppo fracasso, troppi bagliori di ossa, troppo alitare di anime sfuggite ai corpi. E gran parte del bosco ha perso le foglie e l’orrido essere ha potuto, ha dovuto, essere guardato in tutto il suo abominio. E la visione ha incontrato la cecità di taluni, ma ha affilato la vista a tanti altri. Israele, già per noi spoglio e visibile in tutte la sua purulenza, è nudo anche per chi aveva sugli occhi lenti affumicate da complicità, o dai vapori tossici emananti da chi, mentre campava di sbranamenti, si poneva come vittima perenne, ontologica, escatologica. Mentre non era che lo scatologico prodotto finale di un colonialismo divenuto, da oppressivo e sfruttatore, genocida. Ma uniamo i puntini, vediamo come compone gli alberi il bosco del fascismo e dell’imperialismo, oggi in parte divelto dal popolo di navigatori, eroi e poeti. Veri.

Enumeriamoli questi alberi e connettiamoli come Montessori insegna. E come stavolta, come già in parte a Gaza, con Piombo fuso, il licantropo demente calcolava, fallendo, di riunirli sotto la cupola delle fronde amiche, a propria dissimulazione. Laceriamo la mimetica delle connessioni e delle connivenze. Cosa si riprometteva il licantropo con una carneficina in acque di tutti, ma ambite come personale piscina di sangue? Non solo una prova di forza da far passare, ancora una volta, come autodifesa. Sul piano morale, puntava sicuramente a rafforzare e diffondere la perversione in dittatura del male dei valori di umanità che ci avevano traghettato, tra venti buoni e bufere avverse, dalle caverne alla convivenza civile, fino al sogno della libertà e dell’uguaglianza. Ma, nella congiuntura in tempi recentissimi mutatasi da positiva in negativa, mirava anche a obiettivi geopolitici di immediata urgenza. A partire dal riemergere, grazie agli accanimenti carcerari di questo secondino planetario, dell’eroico Mordechai Vanunu, fino ai documenti desecretati sui traffici atomici con gli affini del Sudafrica, dello scandalo di 400 bombe termonucleari da minacciare l’universo mondo con un olocausto di fronte al quale il proprio diventa un tamponamento automobilistico. Alla lunga, troppo lunga, la pretesa di annichilire l’Iran, fino a prova contraria alla ricerca di centrali nucleari per scopi medici e, poi, energetici, avendo in spalla un fucile in grado di desertificare il pianeta di ogni forma di vita, stava trasformandosi nello spettacolo di un finto Davide munito di lanciafiamme contro un Golia di carta velina. Tanto più che un fronte nuovo di grandi paesi, Iran, Turchia, Russia, Siria, Brasile, con alle spalle quasi tutto il continente latinoamericano, aveva con infinita moderazione proposto una via d’uscita dalla questione del nucleare persiano: consegna a paese terzo dell’uranio da arricchire, sotto controllo dell’AIEA e nelle garanzie del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (rifiutati entrambi dall’entità sionista). Proposta generosa fino alla lesione della propria sovranità, proposta in contropiede perché rispondente a quanto gli Usa avevano preteso due anni prima, e confutabile solo dalla virulenza belluina della megera del Dipartimento di Stato, nel silenzio imbarazzato di un presidente finto “comandante in capo” e vero burattino appeso a fili manovrati nel buio del cielo. Buio, ma punteggiato di stelle d Davide.

La proposta di Iran, Turchia e Brasile e lo schieramento geostrategico che prefigurava avevano sparigliato ogni cosa del Grande Disegno. Avevano mutato a sfavore del mostro e del suo padrino-picciotto Usa (un po’ la relazione Berlusconi-Napolitano) un equilibrio mondiale già malfermo. Un equilibrio compromesso del tutto se si osservano le squadre in campo: USraele e UE a destra, Latinoamerica, Cina, Russia, la parte più viva del mondo islamico, resistenze irachene e afghano-pakistane a sinistra. E la campagna boicottaggio, disinvestimento, sanzioni che ogni giorni acquista nuovi militanti e fa pagare un prezzo crescente a un’economia di sussistenza rapinata al lavoro e alla terra dei superstiti della pulizia etnica e foraggiata dalle donazioni dei padrini-picciotti nel Nord del mondo. Si trattava di raddrizzare la barra, dandole un colpo di maglio a destra. Il giardino delle delizie statunitensi, il cortile di casa latinoamericano se ne andava a vele spiegate verso le terre della libertà, della sovranità, e di un modello socioeconomico che suona la campana a morte al neoliberismo. A dispetto di colpi di stato e recuperi pinochettisti. L’Iraq, auspicato piattaforma di lancio verso l’Asia centrale e benzinaio degli Usa, si spappola sotto i colpi di una resistenza, occultata ma viva, e nel dilaniarsi tra sciacalli prezzolati dagli Usa, ma obbedienti al rivale persiano. La Turchia, poderosa fortezza Bastiani della Nato, all’orlo del “cuore del mondo” centroasiatico, spalla di Israele, si è letteralmente rovesciata nel suo contrario: sfuggita all’addomesticamento nell’Unione Europea, spacca l’alleanza senza la quale gli Usa restano politicamente derelitti e militarmente zoppi e si fa motore della fuoruscita dal condizionamento sionista e imperialista.

Magari gli sconfitti cercheranno il ricambio, il golpe di recupero, ma ditelo al popolo turco, oggi portavoce di quelli islamici, liberi od oppressi. Nell’Iran, una realtà liquidabile solo con un’impensabile obliterazione atomica, è fallita, a dispetto di una minoranza di invasati integralisti eurocentrici, che di quel paese vedono solo l’artiglio posto sull’Iraq e non la contraddizione strategica con l’imperialismo, la sempre più logora e trasparente manovra di destabilizzazione chiamata “rivoluzione colorata”. Patetica la risposta della solita sceneggiata vecchia dei decenni da Pearl Harbour e dal Golfo del Tonchino, e degli anni dalle Torri Gemelle: l’affondamento di una nave sudcoreana da parte dei branditori di missili atomici nordcoreani. Uno spettacolino talmente goffo, da farci rimpiangere quell’Adriano Sofri che, contro ogni prova Onu in contrario, trasformava in serbi gli obici stragisti bosniaci sul mercato di Sarajevo. L’esplosivo del siluro, esibito dall’inchiesta Usa-Sudcoreana (di chi se no?) curiosamente integro dopo l’impatto con le corazze della nave da guerra, conteneva esplosivo Nato di fabbricazione tedesca. E il siluramento sarebbe avvenuto in zona strettamente controllata dalle flotte di Usa e Seul impegnate in manovre.
Zona nella quale la marina Usa, preveggente, aveva collocato sul fondo mine ad emersione… Pericolo atomico finto nordcoreano a copertura delle minacce atomiche vere di USraele. Copione scadente. Poco tempo prima, un altro colossale tonfo del fiore all’occhiello del mostro. Un esercito di superagenti Mossad, quelli più bravi di tutti ad ammazzare e sparire, avvelena e soffoca un singolo palestinese di Hamas a Dubai, ma, come un ubriaco al lampione, va a sbattere contro l’apparato di sicurezza dell’emirato. Vengono identificati ben 30 superkiller israeliani e i dati dei loro passaporti. Sono passaporti sottratti a cittadini di paesi amici. Roba che neanche la Banda della Magliana. Inglesi, francesi, irlandesi, francesi, tedeschi e australiani si incazzano come babbuini e cacciano a pedate i capistazione dell’intelligence israeliana. Immunità incrinata. Dopo gli allori sanguinosi di Monaco e di Entebbe, una camionata di guano in testa al “migliore servizio segreto del mondo”.

Così il mostro (non fatemi dire “bestia”, come tanti, ignari dell’offesa che arrecano ai più innocenti dei viventi) e i suoi padrini-picciotti hanno reagito come dettato d’impulso da una psicopatologia alimentata dalla quasi secolare immunità-impunità. Passando il segno una volta di più. E stavolta, si auspica, in misura definitiva. Se addirittura il regime saprofita del satrapo egiziano, costretto dal rumoreggiare di tuono di masse arabe in rinnovato fermento, ha dovuto aprire il suo valico per Gaza, i giorni del licantropo, certo ancora lunghi e sanguinosi, certo ancora travisati da settori di bosco sollecitati dalla comune bulimia di corpi di terra e corpi di carne, sono contati.

E se addirittura un corifeo di USraele e delle “Grandi Democrazie Anglosassoni” come “Il Fatto Quotidiano”, per quanto inquinato da sicofanti come Saviano o Colombo, se ne è uscito con cronache dignitose, come quella di una collega, Pavone, sull’assalto dei morti viventi alla flottiglia dei vivi di Free Gaza, poco importa se uno squallido apologeta, correligionario della ghiandola tossica del mostro, Netaniahu, si contorce in un demenziale tentativo di raddrizzare il timone del vascello pirata. Furio Colombo, campione di schizofrenia, in lotta contro il fascismo di casa sua e trombettiere delle armate SS in Palestina, ha disonorato quel foglio con un editoriale che ci raffigura il pasto sanguinolento del mostro come la disperata risposta a quella che non era un flotta di pace, a pacifisti che non sono pacifisti, ma fanatici militanti della causa palestinese, dunque terroristi, da parte di un Israele (cittadini e soldati) che vive nella paura continua della guerra, un Israele che appare debole e vulnerabile per i veri e bene armati nemici. Carino, vero? Lo stupratore è una fanciulla indifesa che vive nel terrore di essere stuprata. Si tratta di un Israele che da 70 anni conduce una guerra di sterminio al popolo autoctono titolare di quella terra, che ha lanciato sette guerre d’aggressione ai suoi vicini, che opera subdole campagne di assassinii, liquidazioni, diffamazioni, contro chiunque (vero Fiamma –Mossad-Nirenstein?) si azzardi a raggrinzare la fronte alla vista di un paese-apocalisse come non se ne sono mai visti in tutta la storia umana. Di un pogrom madre di tutti pogrom. Di un agglomerato abnorme che, con la sua ideologia e i suoi metodi, preconizza la fine della specie.

Colombo, nei confronti di coloro che hanno riscattato la dignità umana e volevano riscattare la vita di Gaza, ha fatto meglio di Creonte quando ha infierito su Antigone, sacrificatasi per la dignità del fratello ucciso. Questo illusionista di una stampa dell’inversione della realtà, si è permesso di negare la qualifica e l’onore di pacifisti e difensori dei diritti umani agli uccisi, ai feriti, ai terrorizzati della flottiglia, compresa l'incarcerata Angela Lano dell’ agenzia Infopal e compresi tutti i sequestrati da questi subumani dediti al brigantaggio (Il Frattini vetrina Standa: “Non sono detenuti”, punto e basta, quando mezzo mondo civile richiama gli ambasciatori). Ossessivamente li ha qualificati del contrario. E si parla di militanti dei diritti umani veri che, a rischio della pelle, rasentavano il mostro per portare cibo, farmaci, mattoni, carrozzelle, ai morituri nella Auschwitz di Palestina. La Auschwitz tedesca fu aperta dopo tre anni. Gaza no. Gaza mai. Iraq, dove gli squadroni della morte del mostro praticano l’eliminazione, una per una, delle teste pensanti della nazione, neanche dopo sette anni. Iraq mai.

Fuga in avanti
Il razzismo e il serialkilleraggio sublimati in Stato hanno dunque tentato di bloccare subito l’onda anomala, che arrivava da tutte le parti e da coste turche non più adiacenti e compiacenti, con l’unico mezzo concepibile per questa società “impaurita dalle guerre”: lo scatenamento del Golem. Una società che al 92% sostiene il massacro all’arma di fuoco, biologica e chimica, di Gaza, al 58% degli studenti vuole tutti gli arabi fuori dalle palle, al 58% propone di mettere fuorilegge le organizzazioni israeliane dei diritti umani o che denunciano i crimini di Tsahal, al 73% vuole punire i giornalisti che criticano l’esercito o il Mossad, al 64% chiede di proibire ai media di pubblicare notizie negative, al 42% vuole impedire che si pubblichino notizie di fonte palestinese sulle nefandezze di coloni e soldati. Al quasi 100% snocciola in trance orgasmatica i grani del rosario di morte che il Mossad intreccia nei cinque continenti. E’ il paradiso come lo sognano Berlusconi, Cicchitto, Alfano, Belpietro, Gasparri, La Russa, tutta la compagnia di giro mafiofascista cui abbiamo lasciato in mano il paese. Senza neanche tentare quello che i compagni di Grecia hanno tentato. O quelli di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador. Inorridendo al pensiero che un giorno ci toccherà di studiare da Taliban. Troppo PCI in questo paese. Troppa Chiesa.

Un governo abietto di emuli del primatista mondiale del terrore lascia marcire in carcere con i suoi compagni, che si rifiutano di lisciare il pelo al licantropo chiedendo scusa per essere stati massacrati, Angela Lano, la migliore comunicatrice sulla Palestina in un circuito di settari, saccenti, schifiltosi. “Non sono detenuti”, ciancia il manichino Standa e lucida di smalto gli artigli del mostro. Nessun sindaco dei tanti di merda che hanno imbrattato e devastato Roma ha appeso sul Campidoglio la foto di Angela. Nessuna unità di crisi si arrabatta per sottrarre ai sequestratori l’agnello sacrificale della ragion di Stato. E’ che non sono islamici quei sequestratori. E ricordate il furibondo putiferio allestito dalla “comunità internazionale” quando dei perdenti agonizzanti, ma indomati, in acque internazionali salirono sulla nave “Achille Lauro” e mandarono in acqua Leon Klinghoffer. Per Yussef Al Molky (27 anni di carcere) e Abu Abbas, caro Colombo, avresti potuto trasformare in verità le tue mistificazioni, parlando di “cittadini e soldati viventi nella paura continua della guerra”, anzi della cancellazione dalla faccia della Terra. Ma non si trattava di esponenti della élite assassina della “comunità internazionale”.

Finisco con un barbaglio che mi si è acceso a rileggere il “corpo del reato” (vedi omonimo post nel blog) , l’articolo su Cuba per il quale fui censurato, cacciato e ora condannato a dare 110mila euro, 30 denari dati non da, ma a Giuda. Dopo aver scherzicchiato sulla metempsicosi di terroristi cubani, mercenari dell’aggressore Usa, in “intellettuali democratici dissidenti”, il pezzo si concludeva così: E allora dilemma: come la mettiamo con quest’isola? Mi soccorre il TG: “In Israele roadmap di pace e governo anti-Intifada di Abu Mazen inaugurati con una strage di palestinesi a Gaza. I marines sparano sulla folla a Falluja, Bassora, Mosul, Baghdad” e superano i 30 milioni di esecuzioni extragiudiziarie di dissidenti dal 1945 a oggi. Questa è serietà professionale in democrazia.

Che Bertinotti abbia voluto sbattermi in mezzo a una strada non solo e non tanto per i miei motteggi su quella metempsicosi da mercenari in dissidenti, quanto per un’impertinente sarcasmo sui terrorismi di Stato USraeliani? Dopottutto, non stava già a primi pioli della scala verso il coronamento di una carriera di acrobazie revisioniste con la nomina a Terza Carica dello Stato? Guai a segarglieli, quei pioli.

Vedete cosa succede a unire i puntini, a mettere in fila gli alberi del bosco?