mercoledì 17 giugno 2026

FULVIO GRIMALDI intervistato per “Spunti di Riflessione” da PAOLO ARIGOTTI --- GENERALE VANNACCI, PEGGIO LA TOPPA O IL BUCO? --- A che serve e cosa copre il Generale

 



https://youtu.be/RyYniK8MZXE

Se mettiamo che il generale Vannacci sia la toppa e l’establishment destro-sinistro post-neo-tecnofascista sia il buco, allora è di evidenza solare che il peggio è il sistema rispetto a un Vannacci che non è che un’occasionale epifenomeno di presunta critica, ma di effettivo sostegno.

Ma visto che di peggio qui toccherà occuparsi abbondantemente, a fare una classifica dantesca, peggio di Vannacci ce n’è, eccome. Mi viene subito in mente la combriccola dei “ma quale genocidio!” assembrata l’altra sera dall’impunito Antonino Monteleone nella trasmissione “Filo rosso”. Dopo la quale, resistito per malsanamente vedere fino a che punto si possano spingere nel loro ben-gvirismo sandwichmen “liberal” come Cerno, o Erri De Luca, o Sattanino, o De Bortolis, osservati e commentati con sacrosanta commiserazione dall’unico cervello presente (Borgonuovo, un destro!), si sente il bisogno di fare una doccia. O se non c’è, di scambiarsi d’abito.

Il buco è questo e, rispetto a una toppa così sbrindellata, retrograda, culturalmente analfabeta, ma con le stellette, fa davvero più ribrezzo. Il buco è il sistema. La toppa è quella roba che si presenta come antisistema, che serve a dare l’idea che, dopotutto, qualcosa nella morta gora tossica si muova. Il sistema ha bisogno che ogni tanto arrivi qualcuno che si finga diverso e dia uno scossone. Che poi non è altro che un’operazione di riassestamento. Lo abbiamo visto nel meccanismo, perpetuatosi per tutta la nostra storia repubblicana, delle operazioni di stabilizzazione che, nei momenti di insofferenza sociale, venivano fatte innescare da “destabilizzatori”, spesso manipolati o inventati, chiamati opposti estremismi, Ordine Nuovo, BR di seconda generazione, golpe avviati e poi frenati

In misura più o meno coerente con questa premessa siamo passati attraverso vari masanielli. Dall’eterodosso nel modo e nel corpo Berlusconi, iconoclasta più nei costumi, dissoluti ma fieramente esibiti, che nella conduzione mafio-privatista dello Stato (rispetto all’untuosa probità esibita dalla precedente concertazione andreottiana), siamo passati per Grillo che mascherava da rivolta antisistema quel programmino esoterico-elitario del guru Casaleggio. E, comunque, dirottava una montante opposizione sociale, privata della sua espressione politica e organizzativa dal disfacimento del PCI, verso gli esiti che conosciamo. A ulteriore introiezione di impotenza e perdita di fiducia.

E allora Vannacci. Ma che, davvero?

Intanto è un generale, per definizione cavallo di troia dell’industria militare e, in un tempo dove militarizzazione e guerra sono tornati a essere quelli della cultura futurista del fascismo, arriva accompagnato da rulli di tamburo e squilli di tromba. Col risultato di diffondere, in linea con i suoi affini con le stellette che Valditara manda nelle scuole a educare il pupo, la convinzione che fracassare persone e cose in paesi di cui non ce ne potrebbe fregare di meno sia cosa bella e giusta e da perseguire. Reduce da Somalia, Iraq, Afghanistan, Jugoslavia, chi meglio di lui per accendere in noi il sacro fuoco del gettare il cuore oltre l’ostacolo, dell’uccidere e del farsi uccidere per la patria? Ottimo risultato.

Poi è orgogliosamente “feccia”, “scarto”, cioè fascista e uno come lui, che imperversa legittimamente e pubblicizzato come pochi sul proscenio nazionale, a Meloni fa fischiare le orecchie per come i progetti di Futuro Nazionale siano tutti quelli che la premier fedifraga ha abbandonato. Poi masaniello si affloscia e sparisce, da L’Uomo Qualunque a Grillo o Renzi. Ma il segno rimane e si farà sentire per come si dovrà dare una regolata l’azione politica del regime che il generale ha fustigato. Ottimo risultato.

Fascismo trombone e fascismo zitto zitto

Cosa sparisce dietro all’uomo della Folgore alla sua banda di scalcagnati (Pozzolo, Borghezio, Bergamini, Furgiuele, ma ve lo immaginate!)? Dietro alla fantasia remigrazione, islamizzazione, dittatura LGBTQ+, il femminicidio da abolire, sparisce l’establishment, la casta, il sistema e tutto il suo stato maggiore. Che sta a Silicon Valley e ammonticchia trilioni e strumenti per giocare a tombola con i nostri neuroni. Sparisce ciò di cui non dovremmo avere avvedutezza, il tecnofascismo, o cyberfascismo della sorveglianza, della repressione, della guerra interna ed esterna, del controllo dei pensieri e dei desideri, di ciò che si può dire e fare e ciò che non. Sparisce il dato apocalittico che, come ai tempi della rivoluzione’industriale, poi del mercato, le cose che contano le hanno in mano gli stessi delle ferriere. Ottimo risultato.

Ragazzi, Farinacci-Vannacci sopravviverà nelle pagine ingiallite di qualche archivio. Come Grillo, la cui ossessione digitale si è però imposta. Come Berlusconi, che ci ha però lasciato la mafia cobelligerante contro il popolo, come Renzi, ma il Jobs Act sta ancora qua e ci massacra.

E di fronte alla cacciata da un’occasione di formazione della conoscenza, come un Festival della Letteratura, di uno che, negandolo, si identifica con il genocidio; davanti al fatto che una fiera del libro doverosamente, legittimamente, chiede ai suoi espositori, diffusori di conoscenza e di coscienza, di impegnarsi per iscritto per la Costituzione e il Codice Penale antifascisti, c’è chi si inalbera e ciancia di censura.

Più che per la sfilata “Duce-Duce” di Casa Pound. Ottimo risultato.

Effetto Vannacci.

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