mercoledì 17 ottobre 2018

Informazione, Di Maio, Calabresi: la pagliuzza e la trave ----- LIBERTA’ COME SEI INVECCHIATA, QUANDO PASSI NON TI RICONOSCO PIU’




E’ lungo. Va bene che siamo nell’era veloce dei tweet, delle frasi semplici, del chat, dei periodi senza subordinate. Ma talvolta fa pure bene al cervello fare uno sforzetto. Come aille ginocchia quando cammini anziché stare seduto in tram affondato nel cellulare.

Un quartiere può ben essere paragonato a un albero. Se forte e bello, o sbilenco e stentarello dipende dal terreno in cui affonda le radici. Trastevere era un albero forte, grande e bello, con le fronde e i rami che per millenni hanno protetto e coperto i suoi abitanti. Genti di varissimi colori, ma che Trastevere trasteverizzava, lo ricambiavano curandone il suolo, potando ed accrescendo, a misura di necessità. Stefano Rosso era l’uccellino nato tra quelle fronde e che ne abitava i rami, gli dava voce. Suonava la chitarra e cantava le sue canzoni, tra le più belle e significative del cantautorato degli anni felici. Non ha voluto altro pubblico che noi, quelli che lo andavamo ad ascoltare a Piazza Santa Maria, accrocchiati sulla fontana intorno a lui. Non aveva mai un soldo, Stefano, non ci teneva ai quattrini. Ogni tanto mangiavamo un piatto di pasta da me e poi giù con le chitarrate. Quando l’albero, maltrattato da turbe di colonizzatori, ha incominciato a seccarsi, Stefano, il suo usignolo, era già diventato famoso. Non se n’era neanche accorto. Era rimasto sul ramo di quell’albero, ancora a cantare, a impollinarne le fioriture sempre più rade. E’ stato l’ultimo canterino a volar via, l’ultima foglia a caderne, nell’inverno del nostro scontento. E con lui è volata via la poesia e la profondità. Poi l’albero, millenario come gli ulivi che vanno spazzando via in Puglia per far spazio alla modernità, è marcito ed è crollato. Suggerirei a chi legge questo pezzo, di tenersi sullo sfondo la dolce amarezza di Stefano: (www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=42666)  



Sì, viaggiare (fuori, dentro, con e contro i media)
Nel primo tempo, quello del Vaffa, i 5 Stelle si astennero dal mescolarsi tra le anime morte, ma esuberantemente ciarliere, dell’informazione-comunicazione-intrattenimento-rintronamento, specie televisivi. Fecero bene a tirare un frego tra loro, che parlavano alla gente nelle piazze e in rete (ahimè solo per chi la frequentava), e coloro che le arrangiavano attraverso i canali consolidati del totalitarismo comunicativo. Nel secondo tempo, maturati, iniziarono a mescolarsi, con un certo occhio alla selezione. E fecero bene, giacchè ovunque apparissero e con chi, disintegravano l’interlocutore. Nei supplementari, oggi, si mescolano con chiunque, vanno dappertutto, anche da Barbara D’Urso. E non so se fanno bene, anche Renzi l’aveva fatto, davanti alle stesse ginocchia nude, d’attrazione e distrazione (che poi se uno le toccasse finirebbe alla garrota) della stessa intervistatrice, celebrante della star di turno. Forse gli tocca, giacché tutti, dappertutto, ne parlano e nel 99,9% dei casi male. E visto che sei al governo e ti ha messo lì la nazione, tocca rispondere. Sennò resta muto anche chi  li ha eletti. E questo, in democrazia, non dovrebbe andar bene.



Inesperti e indisciplinati, non avvezzi alle buone regole, come sono tutti quelli che arrivano da fuori e in ritardo, i 5 Stelle a volte rispondono male. Senza neanche coprirsi la bocca. E tutti lo vengono a sapere e siccome quelli che gestiscono l’informazione, da sinistra a destra, li hanno in uggia, potete immaginare lo tsunami di riprovazione e damnatio memoriae, praesentis et futuri che gli arriva addosso. Uno tsunami che ha a disposizione tutti i venti per potenziarne la forza devastatrice: tv, stampa, metà dei social, i chierici, i laici benpensanti, gli amici del bar che guardano la Juve e le comari che festeggiano la gravidanza di Meghan e danno retta a Gramellini.

Al contadino non far sapere…
La differenza è che, quando non parlano attraverso i canali che qualcuno ha sancito istituzionali, anche se rispondono a privatissimi magnati del soldo, del mattone, del farmaco, questi formidabili catoni parlano di nascosto. Sono i casi in cui il teleobiettivo, o l’orecchio, o lo sguardo puntati non sono sotto loro stretto controllo. Parlano fitto fitto coprendosi la bocca. E non è per infastidire l’altro con l’alitosi. Qualunque sia il lezzo emanante dalle parole. Lo hanno imparato anche i calciatori che, bisbigliandosi trovate tattiche, o suggerendosi di spezzare le tibie a quello lì, pensano di fregare l’avversario. O magari  lo spettatore tv perché non sappia della combine.


Così è successo che Di Maio, quello più cornuto nella coppia di governo, secondo  gli illibati che c’erano prima, perché non fa smargiassate, o cose palesemente riprovevoli da ogni punto di vista, ma qualcuna  di quelle che questi avrebbero dovuto fare e non si sono mai sognati e per questo sono stati messi dietro la lavagna, ha detto sulla stampa ciò che tutti sanno. Nulla più. Quando è uscito un DEF in tutto e per tutto simile a quelli fatti prima, ma stavolta in odio al babbo UE, alla mamma BCE, alla zia FMI e al curato e con provvisioni non per due dozzine di ricchi, ma per qualche milionata di pezzenti sul divano, al maremoto forza 10 che gli si è sollevato contro, Di Maio è sbottato in “terrorismo mediatico”. Ha addirittura osato riferire che, come i dati ahinoi da tempo denunciano, la carta stampata perde lettori e anche Repubblica. Non sarà mica perché i lettori, più che leggerla, hanno mangiato la foglia?  Ma come si permette, il parvenu! Quello delle gazzose allo stadio San Paolo!

Ha preso la per lui inusuale penna, Mario Calabresi e, a nome di tutti i vilipesi, ha vergato su tre paginoni del suo giornale, “la Repubblica”, membro dell’oligopolio “Stampubblica” (Stampa, Repubblica, Secolo XIX e gazzettini associati, più L’Espresso), formatosi in nome del pluralismo e dell’ editoria pura, una catilinaria che, a confronto, quella del povero Cicerone contro il reo difensore delle libertà repubblicane pare la reprimenda della mamma per togliere i gomiti dalla tavola. Prima uno squillo di trombe: “Noi continueremo a raccontare la verità”, Poi un rullo di tamburi: “Quell’ossessione per Repubblica dei nuovi potenti”. Dove per “potenti” non credo abbia inteso né Debenedetti, né Berlusconi, né Cairo, né Caltagirone che, tra loro, hanno per le mani tre quarti dei media significativi di questo paese. Nè è probabile che abbia pensato a chi a Bruxelles, Francoforte, Parigi, Berlino e Washington mette i suoi poveri mezzi e poteri a disposizione della vendetta di coloro che il 4 marzo sono stati spodestati da una banda di barbari. E neppure, come adombra tremando il direttore di Repubblica, dovrebbero essere, Putin e Trump, stavolta in coppia alla Bonnie and Clyde?  Quei “potenti” del Calabresi restano l’enigma della fase.

Il resto dell’articolessa, come l’arguto Sergio Saviane chiamava le opere che per lui non meritavano altra qualifica, è un frenetica successione di spazzolate, un vorticoso impazzare di “Folletto”, un ripetuto passaggio in lavatrice della coda, per eliminare il sale che Di Maio gli aveva schizzato sopra. “Campagna con i giornali e contro Repubblica in particolare ogni giorno più ossessiva e più aggressiva…vogliono liberarsi dei corpi intermedi, delle critiche e delle domande scomode… peccato che tu, grillino, possa solo ascoltare, al massimo commentare o votare in un sondaggio e se i voti non sono quelli desiderati in un attimo spariscono…chi insiste nel fare domande (ai grillini) disturba, mette in evidenza contraddizioni, errori e furbizie, deve essere messo fuorigioco… si sono chiesti (i grillini) come possiamo provare a imbavagliarli, indebolirli, mandarli fuori strada?....Hanno preso di mira la nostra pubblicità (i grillini), un trucco delle aziende per comprare i giornalisti, hanno reso immorale la pubblicità… nemmeno Berlusconi arrivò mai a tanto (bum!)… sterilizzare qualunque critica al ministro (grillino). Infatti, nella storia della Repubblica non s’era mai visto nessun governo così indenne da critiche e così universalmente magnificato.

Se non basta Hitler, ecco la Stasi

 
Modello Stasi


Messo il paese sull’avviso contro la dittatura dei potenti, razzisti, xenofobi e populisti che sprigiona dai primi cinque mesi del governo salvimaio, soprattutto “maio”, chè con il “salvi” in comune già c’erano sensi liberali e liberisti, capannoni lombardoveneti, Saia e Toti, banchette vernacolari varie. Poi il giornale dei Debenedetti  dà una sistematina anche alla dittatura d’antan, tanto per far notare l’accostamento. Due pagine dell’illustre storico (?), Pietro Citati, dedicati a Hitler. Cito: “Falsi miti. Non sapeva far nulla, non lavorava, amava smisuratamente la madre, pensava di essere un artista. Poi scoprì di avere una vera passione, l’odio e un unico talento: saper parlare” . Insomma, un Fuehrer mammone, un po’ coglione, in fondo nient’altro che uno spurgo d’odio. Un po’ come i grillini? Il ricorso a Hitler vi pare un po’ scontato, abusato? C’è sempre la Stasi, la CIA cattiva della Germania Orientale, con i suoi spaventosi metodi di coercizione e punizione. La Stasi è’ quella, per Faenza sul “Fatto Quotidiano” , come per Ciccarelli sul “manifesto” (uno resosi icona della credibilità quando ha spernacchiato alcune migliaia di scienziati, tecnici, testimoni, che mettevano in discussione la versione ufficiale delle Torri Gemelle), che stanno copiando i 5 Stelle quando al reddito di cittadinanza uniscono 8 ore di “lavoro forzato” socialmente utile e misure perché i 750 euro vadano a Pinocchio e a Geppetto e non finiscano in bocca al gatto e alla volpe

Libera stampa in libero Stato
Sul  “manifesto” Marina Catucci, già scatenata agit prop di Hillary Clinton, nota esultatrice  su cadaveri violati, dedica un paginone con fotona a un  gruppetto di teenager rivoluzionarie anti-Trump ben individuate, che tutte lamentano la perdita di Hillary e Obama e si dichiarano pronte alla guerra contro l’oppressione delle donne, delle minoranze, dei LGBTQ, contro negazionisti, misogeni, omofobi, razzisti. E anche contro la libera disponibilità di armi che provoca il “mass shooting” nelle scuole americane. Bravissime, Soros esulta.


Legittimo. Legittima la scelta delle notizie da dare e non dare. Forse legittima, ma non deontologica la scelta di NON dare neanche un trafiletto alla Marcia delle donne sul Pentagono nel fine settimana 20-21 ottobre, organizzata da Cindy Sheehan, madre di un soldato ucciso in Iraq, diventata la più nota militante antiguerra degli Usa. Ai tempi di Trump, ma anche di Hillary e Obama. E neanche una notiziola sul convegno internazionale contro la Nato a Dublino dal 16 novembre con la partecipazione di rappresentanti di 120 nazioni e centinaia di organizzazioni anti-guerra. E neanche un accennino alla manifestazion di massa programmata contro il prossimo vertice Nato a Washington il 4 aprile prossimo, per il quale si raccolgono adesioni dal mondo. Legittimo occultamento. Un po’ meno legittimo quando si esibisce la testata “quotidiano comunista”.

Legittima la scelta di Repubblica, del manifesto e di tutti gli altri, di giudicare l’Egitto preda di una dittatura. Legittima, ma sospetta quando si dice di arresti e non di terrorismo Isis dilagante, che uccide civili e funzionari a gogò, brucia chiese copte, tiene in scacco il paese. Legittimo esigere la verità sull’uccisione di  Giulio Regeni, ricercatore italiano. Ma legittimo anche, nello sceverare ogni minimo particolare dell’accaduto, occultare che il ragazzo era lì per sollecitare progetti anti-regime, che era stato bruciato da un suo interlocutore e, soprattutto, che era stato alle dipendenze di una ditta di spionaggio angloamericana diretta da ceffi come l’inventore dagli squadroni della morte, Negroponte, l’ex-capo dello spionaggio britannico, McCollin, e il protagonista del Watergate David Young?  Un pensierino su chi poteva aver combinato il pastrocchio, chiaramente anti-egiziano e anti-italiano, no? Giornalismo d’inchiesta?

Luci intermittenti sulla realtà
Santificare le Ong delle migrazioni e celare che sono finanziate dallo speculatore e destabilizzatore internazionale George Soros? Definirlo filantropo e  perdersi il dettaglio (vero “manifesto”?) del furto di miliardi a Italia, Regno Unito e Tailandia (dove, se ci va, lo sbattono al gabbio per sempre), cui in combutta con agenti locali quali la Regina, Draghi e Andreatta, ha demolito la valuta nazionale facendo arrivare sul mercato degli amici una produzione industriale a prezzo di saldo? Non aggiungere che c’è la manina di Soros in ogni porcata fatta a Stati sovrani, tipo golpe e rivoluzioni colorate, da Kiev a Managua? Modello BBC, standard aureo quanto il New York Times delle armi di Saddam, che, dopo aver attribuito alla provocazione dell’IRA la strage della domenica di sangue di Derry perpetrata dai parà di Sua Maestà, solo dopo trent’anni si è rassegnata a un’inchiesta imposta a furor di popolo e di testimoni (compreso il sottoscritto), ma solo per spostare la colpa del crimine, dal governo che l’aveva ordinato, all’ intemperante testa calda  al comando dei militari (nessuno dei quali è ancora, 46 anni dopo, è finito sotto processo).


Perché, di Stefano Cucchi finalmente restituito alla verità  dalla confessione di un carabiniere che ha denunciato i suoi colleghi nell’Arma nei secoli fedele, quanti dei nostri innumerevoli  talk show di approfondimento giornalistico hanno parlato? Nessuno, salvo Porta a Porta. E quanti degli eminenti giornaloni, così arruffati dalle maldicenze di Di Maio, hanno istantaneamente rivelato ai loro lettori che quelli del Ponte di Genova erano i Benetton? Nessuno. Il nome uscito dopo giorni e giorni e nascosto in fondo alla foliazione. E il processo alla trattativa Stato Mafia del PM Nino Di Matteo? E la sentenza che inchioda una classe dirigente al connubio con la mafia nella più orrenda campagna di attentati mai vista in Europa? Tutti zitti tranne il Fatto Q.Fin qui siamo agli occultamenti, detti “legittima scelta delle notizie da dare e non” a un volgo che rischia di essere composto da zotici “deplorables”.

C’è la notizia che non lo è, c’è quella falsa, quella occultata, quella travisata, quella opportunamente collocata.  Ma c’è anche il come queste notizie si danno, lasciando da parte i commenti, tutti ovviamente legittimi. Quando le fonti di informazioni che tratteggiano in nero i nemici dell’Occidente sono “anonime, sicure, affidabili,  diplomatiche, di intelligence, di organi altrui, sono i “si dice” e sono avvolti in condizionali come parrebbe, avrebbe, sarebbe”, si tratta nel 90% dei casi di propaganda, spazzatura. Tenetevi il 10%, vagliatelo e rovistate piuttosto in rete. Lì qualche barbaglio di luce lampeggia.  Per il come basta un esempio. Quello del vilipeso quotidiano di Calabresi-Debenedetti che con grande enfasi titola “Centri impiego flop, 2 milioni di richieste, 37mila posti trovati, ogmni sede va per conto suo, sono falliti i tentativi di coordinamento…” Uno legge e si dice: cazzo, anche su questo i grillini hanno toppato. Bersaglio centrato. Da nessuna parte c’era scritto che tutto il disastroso ambaradan era il frutto di decenni di quelle politiche governative, sostenute da “Repubblica” (Amato, Dini, Prodi, D’Alema, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) , in cui il lavoro non  lo si doveva proprio trovare. Come si sarebbe fatto, senza disoccupati, a tenere a bada “l’odio” degli occupati a strozzo e a ore/giorni?

E poi ci sono i tempi. A occhio e croce, nel TG del mio ex-collega al TG3 Luca Mazzà, le proporzioni sono queste: 20% a due esponenti del governo, 25% all’opposizione di destra (PD), 25% a quella di destra-destra, con la sfilata sui tacchi di Bernini, Gelmini, Carfagna e le epifanie di Berlusconi e Tajani, richiamati da Mazzà in vita, 10% alle micro-opposizioni di Meloni, Grasso, Fratoianni e Fassina. A ognuno di questi si strappa l’immancabile 1% che corona la politica con Bergoglio e Mattarella. Il quadro statistico è questo.

Dati AGCOM
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

“pluralismo politico/istituzionale sul servizio pubblico televisivo”

Minutaggio complessivo, tra interviste e notizie date in terza persona, che Tg1, Tg2, Tg3 e Rai News hanno riservato alle diverse forze politiche nel periodo 1 - 30 settembre 2018 .


Partito
Politico


Tempo
dedicato

Quota elettorale
marzo 2018

Movimento 5 stelle


4 ore e 44 minuti

32,7 %

Lega


5 ore e 39 minuti

17,4 %

Partito Democratico


15 ore e 16 minuti

18,7 %

Forza Italia


12 ore e 14 minuti

14 %

Nota Bene: sommando il tempo dedicato alle due forze che compongono la maggioranza di governo si arriva a un totale di 10 ore e 23 minuti, contro le 27 ore e 30 minuti di PD+FI.

Tutto questo fa parte della strategia dell’informazione come concepita ai tempi in cui i voti li danno Reporters Sans Frontieres che dalla Cia ricevono un guiderdone annuale. Poi c’è la tattica, quella delle notizie fieramente false, la famigerate fake news che, per la Boldrini e diversi legislatori d’Occidente starebbero tutti in rete. E qui non c’è che nuotare per non affogare. Vado alla rinfusa, ‘ndo cojo, cojo: troll russi contro Mattarella, penali miliardarie se cancelli il Tav o cacci Autostrade, Foa, neopresidente Rai, ha scritto un libro che spiega come falsificare le notizie a servizio dei governi (vero il contrario), gli amanti della Raggi, il Ponte Morandi è crollato perché il M5S ha bloccato la Gronda, Assad, come si sveglia, spara armi chimiche sui civili, la Casaleggio è tutt’uno con la Spectre….

Dalla censura ai tabù

Apoteosi della nostra libertà di stampa, d’espressione, di critica RAI 3 ha coronato quanto con  tanta forza ha rivendicato il direttore di Repubblica e, con lui, tutti i paladini schierati davanti al castello delle nostre libertà, minacciate e aggredite dal feroce Saladino. Sabato 13 ottobre, “Le parole della settimana”, programma buonista ultrà di Gramellini. A troneggiare sul proscenio tre sommi sacerdoti  della nostra corretta informazione; lo stesso Gramellini, Enrico Mentana (standard aureo del giornalismo tv) e Andrea Vianello. In collegamento skype, Diego Fusaro, filosofo marxista: presenza diversa e divergente, ma di notevole appeal  per il feticcio Audience, garanzia di pluralismo e benevola tolleranza pur verso chi ti è odioso. Nei pochi secondi  che gli sono stati concessi, Fusaro era subito riuscito a solleticare la sensibilità pluralistica, la fedeltà ai principi costituzionali della libertà d’opinione dei tre luminari del giornalismo democratico, citando Heidegger e, con lui, spernacchiando un’informazione che nasconde la realtà dietro chiacchiere, pettegolezzi, allusioni, fonti mai dichiarate, “si dice”, falsità conclamate. Bufale a gogò, aveva denunciato, tipo gli avvelenamenti dei russi, o le armi di distruzione di massa, cui si sono inchinate, e le hanno propagate, tutti i più prestigiosi media della democrazia occidentale. 

Stava per dire che gli hate speech, discorsi dell’odio, attribuiti h24 a chiunque non si trovi a suo agio nei tempi correnti,  sono proprio di coloro che accusano l’intero mondo fuori dal loro salotto Luigi XV di non fare che discorsi dell’odio, che in scena si percepisce una certa agitazione. Poi, come fosse un ectoplasma spento da qualcuno, Fusaro sparisce nella foschia dello sfumato. Che peccato, Skype interrotto, ghignano i commensali del pasto nudo dell’informazione. E la Federazione Nazionale della Stampa, con la succursale  Articolo 21, presenti in ogni piazza in cui si celebri la verità, da Regeni alle Ong di Soros, il giorno dopo non poteva mancare a denunciare la soppressione della libertà d’espressione perpetrata da…. Luigi Di Maio.

Ci rimane pur sempre la satira. Rai 3 e Tg3, quelli detti “Kabul” quando c’ero io, magari danno solo tre volte lo spazio alle opposizioni di quello che danno al governo (proporzioni invertite rispetto ai governi precedenti), noblesse oblige, perchè stare con gli oppositori oggi fa fico, ma mantengono in vita addirittura Blob. La satira! Quella che graffiava tutto e tutti, senza sconti per nessuno, ma con il piatto della bilancia sempre pencolante dalla parte del più sfigato, di quello fuori dall’ordine perbene delle cose, quello in basso. Con un occhiolino di complicità verso chi disturbava  E sui supponenti e protervi rovesciava quell’orrido blob che usciva dal cinemino di Piccadilly Circus. Come è missione della satira. Anche oggi fa così, anche oggi sbertuccia  i potenti e accarezza i deboli. Pensate, sulla kermesse del PD in Piazza del Popolo ha messo la canzone “I comunisti della capitale, è giunto alfin il dì della riscossa….”. Ma non era satira, non era ironia. Era l’omaggio commosso del giullare del re ai partigiani della nuova resistenza. A Renzi, Martina, Del Rio, Calenda, Zingaretti e Franceschini. Ecco dove era arrivata la trave di Calabresi per estirpare la pagliuzza di Di Maio.


Diceva quel destraccio di Leo  Longanesi: “Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi”. Faceva dire Orson Welles a Humphrey Bogard: Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente' -

domenica 7 ottobre 2018

PARTE SECONDA----- Donne, uomini, u’Curdu: effetti collaterali del mondialismo----- IL PECORARO FISCHIA, I CANI ABBAIANO, LE PECORE CORRONO




L’Argento di Asia e la paglia di Jimmy
 
Qui parliamo di alcuni effetti collaterali. Posso permettermi, con Facebook e gli altri padroni mondiali della verità e della morale che ascoltano, di dire che lo spiaggiato di Hollywood, Jimmy Bennett, con il suo caschetto di spighe in testa, mi ha convinto molto più della star Asia Argento, anche perché, date le sue dimensioni, il 21enne mi pare che stia alla 43enne come uno gnomo di giardino sta alle Venere della fontana; anche perché i messaggi inviati al ragazzetto da Asia paiono quelli di una Bovary in crisi di astinenza e le foto del dopo-amplesso ci rivelano una signora trasognata, molto soddisfatta, per nulla turbata dall’orrendo stupro consumato e che si sarebbe poi amichevolmente discusso durante il conviviale pranzo al ristorante chic; anche perché un ricattatore senza causa lo si manda al diavolo e non gli si fanno versare 250mila dollari; anche perché avere una relazione duratura con un orco di cui vent’anni dopo si dice di essere stata violentata (lui nega, ma non conta), non è che faccia proprio credibilità;  anche perché su un regista che ha osato rifare – per quanto male – un film di suo padre, l’indignata figliola non la manda a dire dando dimostrazione di stile, galateo e buona condotta: 


anche perché, a partire dell’armata sorosiana delle #MeToo, tutti/e coloro che si sono schierati/e pro-stupro subito da Asia sarebbero felicissimi di schierarsi pro-ulteriori rimozioni del sottoscritto da Facebook. E, secondo la proprietà transitiva, chi è amico del tuo nemico…

Mimmo u’Curdu
Posso permettermi, con Facebook e le altre sentinelle mondiali della verità, della libertà e della morale, di dire che Mimmo u’Curdo (già quel nome mutuato ai pulitori etnici con scorta Usa in Siria e Iraq) mi convince poco e ancor meno mi convince la turba scatenata dei suoi followers in marcia verso il paradiso dell’accoglienza calabrese? Non sono di quelli che si sprofondano in omaggi al Terzo Potere di questo Stato giurando “piena fiducia nella magistratura”, spesso nella speranza di tenersela buona. Sono del tutto favorevole, io che non sono un titolare delle istituzioni e relative leggi, in mancanza di altre opzioni di rovesciamento dell’ordine esistente, alla disobbedienza civile quando una legge di tale Stato, o del superstato non eletto europeo che lo controlla, mi impone di violare l’articolo 11 della Costituzione e collaborare alla distruzione del futuro di Siria, Iraq, Libia o Africa tutta. Ma non mi buggera l’equivoco dell’invocazione di tale strumento di lotta da parte di un rappresentante delle Istituzioni. E no, caro Mimmo Lucano, da eletto sei uomo di legge, sei sindaco e se vuoi fare la disobbedienza civile ti dimetti e vai in piazza insieme ai cittadini impotenti.

Lasciando alla “piena fiducia alla magistratura”, pure pesantemente insultata dagli umanitari che su tale “piena fiducia”  tentennano quando si tratta di reati imputati a chi siede in poltrone di damasco, la prova o la smentita dei reati indagati, mi allontana dal celebrato “modello Riace” anche una dimenticanza del reato più grave che, se non i giudici, se non altre istituzioni locali e globali, a Mimmo u’Curdo dovrebbero imputarlo la leggendaria società civile, depositaria di ogni umanità, bontà, giustizia. Il sindaco celebra il ripopolamento del suo paese, che non si sarebbe mai spopolato, insieme ad altre migliaia dell’interno italiano, se solo si fosse provveduto a munire quei cittadini di una politica per l’agricoltura e l’artigianato, di scuole, asili, trasporti, anziché deportarli nelle baracche di Torino a Milano e nei reparti punizione di Valletta e poi Marchionne. E gli battono le mani e gli versano la lacrimuccia di consolazione coloro che di queste incombenze (non) si sono occupati.

Ripopolare casa tua a spese dello spopolamento di casa sua?

Libia


Ripopolarlo con gente del  Senegal, della Nigeria, del Mali comporta aver spopolato il Senegal, la Nigeria, il Mali di un’intera generazione giovane e forte (come si vede agli arrivi) e gli altri paesi africani e mediorientali delle forze che avrebbero dovuto costruire il futuro del loro paese, o di quelle che l’avrebbero dovuto ricostruire dopo che gli “accoglitori” di oggi glielo hanno sfasciato (Siria, Iraq, Afghanistan, Libia…). Paese che viene invece così lasciato alla mercè dei vampiri multinazionali.  
Un Riace non fa primavera e non copre campi di pomodoro.

Lusingarli con la prospettiva di un unica Riace, dove possono spingere carretti con la spazzatura, o far sposare prostitute a vecchietti rimbambiti in matrimoni non meno combinati di quelli che di solito si deprecano, significa attirarli nei campi di pomodori e negli hangar di Amazon,  in una nuova edizione della  tratta degli schiavi. Vabbè che Gesù aveva accolto la prostituta, ma mica l’aveva data in sposa a Pietro. E anche la cittadinanza onoraria alla Boldrini,  che insegna nelle scuole a guardarsi dalle news che per lei sono fake, non è proprio il migliore degli attestati di tolleranza.

Il colonialismo 2.0, quello dei buoni

BUM! Chissà cosa ne direbbero quelli del 1870 a Parigi…

E’ il colonialismo 2.0, su cui si costruisce la nuova fase dell’accumulazione del capitalismo neoliberista, nient’altro. La magistratura ti assolverà, Curdu. “L’ampia fiducia” dello tsunami finanz-buonista sarà premiata e ti solleverà fino al Quirinale (ci è arrivato Regeni, figurati tu. Chissà perché non ci arrivano mai né Cucchi, né Aldovrandi, né Uva, né gli altri morti di Stato, per loro sfiga Stato non egiziano). Hai molti amici, Curdu, di eccelsa qualità. Li hai visti sotto il balcone: Luciana-io,io,io-Castellina, Boldrini, Ovadia, l’accoglitrice senza se e senza ma, purchè non spagnoli, Ada Colau,  Adriano Sofri, una garanzia assoluta, Furio Colombo che sul Fatto, con logica ineccepibile, sposa la sua passione per Riace e i suoi migranti a quella per Israele e i suoi palestinesi… Gente che se gli dici Yemen, Palestina, Siria, ti guardano  come se avessi nominato l’isola che non c’è.  Mai Facebook li censurerà.

Sei paginoni al giorno di un “manifesto” indemoniato che, come gli altri superstiti della sinistra sinistra, di sinistra, centro e destra, se gli venisse a mancare la ciambella, di salvataggio e di nutrimento, dell’immigrazione, non saprebbero più a cosa attaccarsi. Ma lo sanno che il sudanese che, con l’asino, tira il carretto della spazzatura di Riace, lo tirava anche a casa sua, a Giuba, prima che i signori del petrolio non glielo avessero bruciato insieme a tutto il villaggio? Ma sarebbe mai stata prostituta la ragazza nigeriana e non avrebbe forse sposato un giovane del suo paese, se l’Isis incistato anche lì dai soliti del divide et impera non l’avesse fatta fuggire nella boscaglia?


Hai gli stessi amici di coloro che ho visto ripopolare il quartiere berlinese di Moabit. Quello che Brecht  ci ha raccontato spumeggiante di cultura proletaria e sottoproletaria, anche romanticamente malavitosa, svuotato dal furto di ogni capacità produttiva e dal massacro sociale inflitto da San Kohl alla Germania DDR, ma presto ripopolato da migranti scampati dagli artigli multinazionali su Egitto, Marocco, Tunisia, Iraq. Ora antichi palazzi Biedermayer e guglielmini dei tempi non solo di Brecht, di Schiller, Schopenhauer, Kleist, Brentano, Engels, hanno sui loro piedi un’ininterrotta successione di Kebab, negozi e trattorie con profumi di montone e falafel e costumi arabi imbastarditi. Si sono anche inseriti vietnamiti, via dal napalm, greci, via dalle zanne della Troika o dei colonelli, cinesi, via da Teng Tsiao Ping. Gli unici concittadini di Brecht appaiono qui fugacemente per mangiare esotico. Nessun palazzo parla più con chi gli formicola ai piedi. E viceversa. Tutti sconfitti.

Tu non ricordi la casa di questa mia terra e io non so chi va e chi resta

E questa la tua prospettiva Mimmo Lucano? Io preferisco essere amico dei tuoi amici lasciati a casa. Non privati dello jus soli. Del LORO suolo. Non  credi, caro Mimmo, che i veri razzismo e xenofobia siano da sempre quelli dei colonialisti, missionari apripista, eserciti di occupazione e multinazionali che trattano i popoli del Sud come merce da alienare, sottomettere, spremere, derubare e, oggi, disperdere dove fa più comodo? E che il vero “discorso dell’odio” sia quello che, inveendo contro chi si oppone allo sradicamento, di questo sociocidio occulta le vere ragioni?  Non ti racconta la storia che siamo stati noi, sempre noi, con i nostri valori, le nostre croci, le nostre baionette, le nostre menzogne a distruggere un’Africa che viveva del suo e per il suo. E ora vuoi rimediare, non urlando contro questi bianchi che ci riprovano a forza di multinazionali, missionari e Ong, ma consolandoti e consolandoli accogliendo qualche sopravvissuto?

Il varco é qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende ...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta

(https://www.libriantichionline.com/divagazioni/eugenio_montale_casa_doganieri)

Kavanaugh, basta la parola

E allora, posso infine permettermi l’abominio, con Facebook e gli altri padroni mondiali della verità e della morale che ascoltano, di dire che sto con Brett Kavanaugh piuttosto che con la dottoressa Ford, senza essere immediatamente ridotto a un tizzone d’inferno, come augurato da Asia Argento a Luca Guadagnino?  Qualche motivo da incrinare la sacralità della deposizione di Christine alla Commissione del Senato ce l’avrei. La donna ha dalla sua la macchina della verità, detta Poligrafo. Ma ha anche dalla sua una attività professionale in cui da psicologa insegnava come rispondere a tale macchina e, dunque, come fregarla. Aveva dalla sua le turbe psichiche che la violenza del candidato alla Corte Suprema le avrebbe lasciato in dote fino ad oggi: fobia degli spazi chiusi, fobia di volare, crisi claustrofobiche. Non proprio dalla sua è che invece ha volato decine di volte perfino per venire al Senato, che nessuno dei suoi mariti, fidanzati, amici ha mai notato insofferenze a spazi angusti (al Senato saliva e scendeva lietamente in ascensore).

L’amica di una vita, con la quale avrebbe condiviso la denunciata aggressione, obbrobriosa anche se non riuscita, dello strafatto di birra Kavanaugh, non ne ha la minima memoria, neanche che il party ci sia stato, né dove, né quando. Così il presunto partner nel tumulto alcolico-erotico. Fuggita dal luogo dei turpi sgavazzamenti, e dunque non riaccompagnata a casa, la teenager  si sarebbe fatta una quindicina di chilometri non si sa come e non si sa con chi. Né del resto lei ricorda dove si trovasse la casa del party e date a periodi diversi per l’evento e per la sua età. In tutta la sua vita non ha mai fatto menzione a fidanzati o marito del tremendo fatto accaduto e shock subito. Le è tornato in mente, comprensibilmente, quando ha saputo che il candidato di Trump stava per diventare membro della Corte Suprema. E lo ha raccontato alla senatrice Feinstein, un falco democratico che, vai a sapere perchè, se l’è tenuta in grembo per due mesi per poi renderne edotto il mondo alla vigilia del voto del Congresso sulla candidatura. Poi lo ha riferito, in termini un po’ diversi, anche al Washington Post, giornale di Bezos (Amazon) di cui si conosce l’amore sviscerato per Trump, nonché l’affinità elettiva con lo Stato Profondo Usa. Ci sarebbe molto altro, tanto quanto alla procuratrice che conduceva l’inchiesta l’interrogata non pareva raggiungere neanche il 50/50 tra credibilità e non. Idem per la fulminea inchiesta dell’FBI che pure, quando si tratta di mettere fango nel ventilatore contro Trump....



Qui, come nella vicenda che ha travolto le vite di tanti, illustri e meno, mica perché ci sono stati accusa, processo, difesa, giuria, giudice, sentenza, condanna o assoluzione, è bastata la parola. Di donna. La vecchia presunzione di innocenza, nella ben concepita e condotta guerra di distrazione dallo scontro di classe, quella tra donne e uomini, è ferrovecchio da ubbie illuministe. E con essa se ne vanno allo sfasciacarrozze stato di Diritto e quanto i dominati sono riusciti a strappare ai dominanti per grazie di Dio che la giustizia se l’amministravano in nome proprio. Se il soggetto A (donna) dichiara che il soggetto B (uomo) le ha fatto cose sconvenienti, o addirittura brutte, finisce lì. Finisce con la santa martire A e con la obliterazione di B. E’ tendenza. Fa bene alla globalizzazione.
 
C’è qualcosa di più deprimente della vicenda Kavanaugh-Ford? Delle eventuali accuse infondate, sollecitate in una congiura di palazzo? Dell’eventuale elezione a una carica suprema di giustizia un mentitore e molestatore di donne? Sì, c’è ed è il fatto che un’intera società si sta affrontando a colpi di clava su una questione che riguarda SOLAMENTE l’eventuale violenza di un uomo su una donna. Kavanaugh è per questo che diventa il bersaglio di movimenti femministi e loro sponsor interessati. Mica perché si tratterebbe di un giudice supremo che, da una vita, sta al cento per cento con abusi, prepotenze, illegalità, crimini delle multinazionali. Mica perché è un fanatico sostenitore dello Stato securitario, dell’uso della tortura come licenziato da Bush e mantenuto da Obama, dello spionaggio di massa su internet, telefono, email, vita, degli High Tech e dell’NSA, dell’identificazione di un’oligarchia plutocratica come unica forma di governo.  Mica perché ha sostenuto tutte le guerre e i genocidi di Bush, Obama e Trump, con le loro decine di milioni di morti. Tutta roba condivisa incondizionatamente dalla parte politica, i democratici, che lo vorrebbero far fuori e che allestiscono le marce delle donne.

Biani sul “manifesto”; il vignettista più amato del filantropo George Soros

Tutta roba di cui non s’è vista neanche l’ombra nella celebrata marcia Perugia Assisi di domenica, organizzata del sostenitori dei “ribelli” siriani Flavio Lotti, nel nome dall’immenso valore depistatorio della “lotta al razzismo, all’intolleranza, alla xenofobia”. E pure questo è un argomento che fa tendenza. Mica la denuncia delle stragi seriali di Gaza, di 8 anni di massacri per piegare la Siria, del genocidio nello Yemen, di 17 anni di bombe sulll’Afghanistan. Questi no, non fanno tendenza. L’hanno chiamata marcia della pace? O abbiamo capito male?

Tutto questo dimostra forse niente di risolutivo, se non l’abissale sprofondamento morale, politico, culturale e giuridico, della società e delle istituzioni dello Stato guida dell’Occidente. Quello a cui, evidentemente condividendone, se non imitandone  da sottoposti l’esempio, s’inchina la stessa totalità unanime del mondo mediatico e politico italiota,con la stessa sintonia e sincronia con cui si avventa da noi contro ciò che chiama il “governo più di destra della Repubblica”, solo perché ha dirottato un po’ di pane e di rose dai ricchi a quelli che non lo devono essere. Mai.

sabato 6 ottobre 2018

PARTE PRIMA---- Scossarella all’ordine globalista ed è subito terremoto ----- IL PECORARO FISCHIA, I CANI ABBAIANO, LE PECORE CORRONO




Quando, da Capitol Hill, Giove decise di farsi Europa
Partiamo da lontano e di corsa. In molti, compreso me, abbiamo spesso ricordato, alla mano di documenti del governo e dell’intelligence Usa e degli esiti che in questi erano racchiusi e programmati, che nella costruzione dell’Europa si sono avvicendati e intrecciati i progetti geopolitici, gli interessi economici, i messaggi culturali e gli assetti sociali  che Yalta ha sancito avrebbero dovuto costituire la governance in Occidente. Assetti sociali e interessi economici che avrebbero assicurato al proconsolato borghese europeo una quota  di minoranza nell’azionariato delle corporations anglosassoni e relative banche, in cambio di una rete di protezione economica, militare, culturale che le consentiva di trasferire ricchezza dai suoi popoli e da quelli a compartecipazione coloniale dalla base della piramide alla sua guglia. Si chiamano UE, BCE e Nato. Quest’ultima intesa alla difesa armata della “supercorporation” che il presidente Eisenhower aveva definito “il complesso militar-industriale”. 

Complesso che oggi va aggiornato in Stato Profondo Usa, composto dalla costellazione Pentagono, servizi di intelligence e sicurezza, capitale finanziario e media.
Questi ultimi passati da cani da guardia a sorveglianza sullo Stato, a cani da guardia che controllano i propri lettori e spettatori. Media perlopiù agli ordini e nella proprietà degli attori protagonisti del finanzcapitalismo, tipo Jeff Bezos, o Blackrock Inc,o AT&T, tra i più grossi investitori del mondo. Il nostro caporalato proconsolare nella Nato, in cambio di una rete di protezione economica, militare, culturale che le consentiva di trasferire ricchezza dal popolo allo zero virgola qualcosa, si sarebbe reso disponibile a fare da ruota di scorta, palesemente contro gli interessi del continente che gli era stato affidato, all’imperialismo delle potenze vincitrici.


Se non si conosce questo retroterra, mantenutosi saldo sotto sorveglianza di Washington-Bruxelles e del proconsolato partitico-accedemico-mediatico-ecclesiale nostrano, non si capirebbero le origini e ragioni del tifone abbattutosi sul governo di 5Stelle e Lega da ogni parete, angolo, interstizio, sottoscala  di questo Stato e dell’UE, con una veemenza e fregola di stringere gole che neanche e manco per niente ai tempi della resa dei conti con il fascismo. E, visto che non-sorpresa?,  nell’uragano saettano gli stessi venti e lampi che si sprigionano pro Argento, pro Mimmo o’Curdu, pro Christine Ford e contro chi ne mette in dubbio l’illibatezza al profumo di violetta. I missili arrivano da oltreoceano, le cannonate dalla Commissione (“piccoli Mussolini”, “Xenofobi”, “peggio della Grecia”) dove chi comanda più alza il gomito e più fa alzare lo spread e inebriarsi le agenzie di rating (leggi: i portavoce della Cupola). Con la lettera che vorrebbe stoppare il DEF, I draghi di Bruxelles e di Francoforte (uno s’è precipitato addirittura in Quirinale, di nascosto dal governo, cosa mai vista) hanno espettorato fiamme e fiele, diconsi “hate speeches”, sui barbari violatori di dogmi e liturgie.

Non lo hanno mai fatto quando altri avevano commesso le stesse sconsideratezze, tanti più deficit, tanti più debiti, però con la differenza dirimente che le avevano perpetrate a fini buoni: l’ordine globale dei soldi nella loro marcia unidirezionale dal basso in alto. Qui, invece, tra reddito di cittadinanza, demolizione della Fornero e altre intemperanze, si andava “in direzione ostinata e contraria”.

Guerra mondiale contro il governo “più di destra della Repubblica”
All’arma bianca i resti dei partiti che furono, con pagine al tritolo giornali e tivù. Per il “manifesto”, un gufo anti-gialloverdi come Renzi non se l’era mai trovato addosso,  la bocciatura dell’UE è equivalsa a un orgasmo come quelli che i vegliardi ricavano dalla memoria. Bersaglio di tutti, “il governo più di destra della Repubblica” che, con maglio non proprio dissimile dalle vecchie falce e martello, osa picconare l’ordine nato dal ratto d’Europa. Ne danno testimonianza, nella gazzetta ormai monotematica (governo di fascisti e razzisti) detta “manifesto” , mosca cocchiera dell’assalto mediatico universale,  con unanime spirito conservatore, direttori, vicedirettori, editorialisti, cronisti, correttori di bozze, poligrafici, portinai, strilloni.



E’ successa una cosa gravissima, intollerabile, che minaccia l’ordine del cosmo come allestito fin dai predecessori degli attuali reggenti e messo in questione solo nel breve arco che va dal 1968 al 1977: la piramide che s'inclina e minaccia di rovesciarsi,  il sistema di trasferimento della ricchezza dal basso verso l’alto, come concordato con la mafia e relativi referenti politici da allora ad oggi, fin dallo sbarco americano del ’43. Un “popolo disperso che nome non ha” s’è stufato di essere “non donna di provincie ma bordello”, s’è dato un nome, da inaudita sovranista ha rivendicato la sua provincia nell’ordine globale e, il 4 marzo 2018, ha votato diverso e dissonante. Ne è scaturito un governo affatto differente rispetto a quelli di tutta la storia prima. Un governo casinaro, di opposti e affini, di sguaiataggini e tonfi (verdi) e farloccherie e cedimenti (gialli), ma anche di provvedimenti solo sognati e che, per la prima volta, ha provato, timidamente, debolmente, a rovesciare il paradigma e restituire qual cosina del maltolto. Dai soldi strappati agli eurolicantropi non benefit e guiderdoni alla cricca del 10% che ha la ricchezza del 50% (a proposito del disarmante  “dove prendere i soldi?”), ma stampelle a chi zoppica. Dei 5,5 milioni di persone in miseria, dei 12 che non si possono curare, dei 18 che hanno un piede nella povertà e l’altro periclitante al limite, di cui non gliene doveva fregare niente a chi era proposto al famoso trasferimento globalista da sotto a sopra, da chi suda a chi sta al fresco,dalla natura al cemento, dalla pace alla guerra, dall’aria al gas, qualcuno un gialloverde, più giallo che verde,  ha iniziato a occuparsi. Abominio!


Ad accapigliarsi su chi schiuma di più e meglio ci sono tutti, da Propaganda Live in giù. L’intero cuccuzzaro dei talkshow, dei TG, dei programmi d’opinione, di intrattenimento, di schifo, gli esposti nelle vetrine del Grande Fratello, gli spiaggiati sulle isole delle baruffe al perizoma, le strisce dei coltivatori di pensieri importanti, quelli delle inchieste che non sbagliano mai bersaglio, con le rispettive compagnie di giro in transito dall’uno all’altro. Oltre ovviamente agli scontatissimi  ripetitori a stelle e strisce e stella di David sulle antenne di carta stampata.

Il turbamento è pari all’ira. E l’OSS (Office of Strategic Services) allora, e il colonello Donovan che impostò l’Italia postfascista come doveva essere facendo da lenone tra toro-Giove ed Europa?? E tutti soldi da lui e poi dalla Cia riversanti nei movimenti paneuropei? E allora il piano Marshall, foriero dell’americanizzazione di colture e produzioni? E Yalta e De Gasperi e i suoi nipotini tutti chiesa, servizi e strategie della tensione? E poi, in assenza di opposizione vera o finta, la stretta alla cinghia per opera delle Larghe Intese, di Monti, degli euroligarchi dalle porte girevoli tra Commissione e banche, un luminoso cammino verso la più forte diseguaglianza sociale d’Europa, la corruzione più grande d’Europa e la 70esima nel mondo, l’evasione degli amici degli amici  a 270 miliardi l’anno?  E i migranti estirpati dalle loro terre per abbattere un po’ i costi e non avere problemi nelle miniere d’oro, o per lo spostamento di popolazioni in vista della diga, o nella destinazione di terre dell’autosufficienza a feudi Monsanto dall’intensità in estensione e tossicità  ? Tutto inutile? E vuoi che non succeda un Casamicciola?