domenica 15 agosto 2021

AFGHANISTAN LIBERATO - USA, dopo la sconfitta la strategia del caos


USA, non gliene va bene più una

Se è vero che, come insegnano i geopolitici da Lenin a Gladstone, e come ci confermano gli imperi dal romano all’anglosassone, il colonialismo trova la sua espressione più radicale nell’imperialismo di aggressione e occupazione militare, è anche vero che quella dei Taliban afghani, integralismo o non integralismo, è una lotta di liberazione nazionale. E avendo come tale il supporto di una popolazione che, come tutte, ambisce a identità, storia e autodeterminazione, tolto di mezzo l’apparato protettivo esterno di una cricca indigena di manigoldi profittatori e vendipatria, avanza tutto travolgendo in virtù di questo sostegno della stragrande maggioranza del popolo, tutte le etnie comprese.

Per vent’anni, partendo da una megamenzogna, come nell’Iraq delle inesistenti armi e come in Libia e Siria con l’uso colorato di terroristi importati, USA e noi della NATO abbiamo calpestato, devastato, impoverito e trucidato con le bombe i civili, le famiglie, i bambini, i matrimoni, le scuole. Da perfetti colonialisti, come sempre di destra, imperiale, e sinistra, umanitaria. A corona di tutto questo, i media hanno fornito l’appoggio di una propaganda di diffamazione del paese e della resistenza, menzognera quanto il pretesto per l’aggressione e l’occupazione. Operazione costata al cittadino USA e Nato oltre un trilione di dollari, mentre le plebi italiane si sono dovute rassegnare a rimetterci 8 miliardi e mezzo di euro e 54 vite di soldati. Una bazzecola dolorosa, idiota e criminale, rispetto all’oceano di sangue e di macerie che ora la fuga dei masskiller e dei loro pali si lascia dietro.


Dal momento che Bin Laden, operativo degli ausiliari jihadisti dell’Impero, era andato a insediarsi in Afghanistan, sebbene del tutto scisso dall’organizzazione Taliban, ecco che l’attentato alle Torri Gemelle, a lui attribuito, diventava la copertura anti-terrorismo per collocarsi nel cuore dell’Asia, alle spalle della Russia e dei suoi alleati ex-sovietici, e ai piedi della Cina.

E, inevitabilmente, come in Iraq, Libia e Siria, al bersaglio “terrorista” Bin Laden si dovettero unire quelli, sommamente coinvolgenti, dei diritti umani. Le donne e il burka divennero, nella propaganda atlantista e dei suoi portavoce di “sinistra”, l’ideale fogliona di fico a nascondimento dei milioni di donne, magari nemmeno in burka, liberate della loro casa, famiglia e vita nelle guerre parallele intanto condotte in Medioriente.

Il casus belli per un progetto di lunga data

La petrolifera americana Unocal, parimenti cara a Bush e Obama, si era vista negare dal governo Taliban un suo oleodotto dall’Asia centrale, attraverso l’Afghanistan, fino a un porto in Pakistan. Oleodotto che sarebbe dovuto divenire parte di un sistema regionale a controllo USA, destinato a raccogliere il petrolio degli oleodotti di Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan (da allontanare dalla Russia mediante i soliti moti arcobaleno). Il rifiuto dei Taliban divenne la goccia che ha fatto tracimare un vaso che i Neocon, fin da prima del loro 11 settembre, avevano riempito di propositi di guerra a sei paesi del Medioriente, Iraq e Afghanistan compresi. Propositi falliti da un capo all’altro della regione.

Non si può comunque dire che i vent’anni di sterminii pianificati siano costati al contribuente americano montagne di soldi a danno di welfare, ospedali, scuole, ambiente, senza che la classe dirigente di quel paese ne abbia ricevuto ampi benefici. Tradizionale produttore e fornitore di oppio, a sostituzione di quello cinese, la cui distruzione era costata ai cinesi ben due guerre dei britannici narcotrafficanti, l’Afghanistan dei Taliban, puritani anche in questo, aveva concordato e attuato con l’ONU il completo sradicamento delle sue coltivazioni. Sacrificando una vitale fonte di reddito dei contadini, nel 2001, il loro governo era riuscito a ridurre la produzione da 3000 tonnellate all’anno a 185. Praticamente niente. Oggi, grazie a vent’anni di occupazione americana-Nato e alla banda di collaborazionisti installati a Kabul, la produzione è di oltre 9000 tonnellate, che valgono il 93% della produzione mondiale è il 70% del consumo statunitense di eroina.

Droga per la globalizzazione


Ne sanno qualcosa i quattro o cinque colossi USA di Big Pharma, recentemente condannati a miliardi di multe e risarcimenti per aver reso decine di milioni di cittadini dipendenti da oppiacei in funzione analgesica. Probabilmente pensano di rifarsi dell’eventuale traffico perduto, grazie ai vaccini. Ne sanno altrettanto le banche statunitensi che, trasferendo dai consumatori di quel mercato, il più vasto per eroina e cocaina al mondo, decine di miliardi di dollari ai sicuri rifugi dei paradisi fiscali, guadagnano mezzi da utilizzare per concretizzare il dominio globalizzato del bio-tecno-capitalismo. Ma per un Afghanistan che se ne va, c’è una Colombia che resta e che vale il paese asiatico in termini di cocaina. E da lì, per adesso, con sette basi USA a controllo del territorio e del fantoccio governativo locale, il flusso resta assicurato. Senza contare che per l’eroina si stanno attrezzando sia la stessa Colombia, sia alcuni vassalli nel Centroamerica.

Siccome pare brutto, molto brutto, pensare che la potenza guida del mondo civile faccia i soldi con stupefacenti che avviliscono e ammazzano, ecco che l’apparato mediatico si occupa del rovesciamento della frittata. Già la vulgata mediatica sulla Colombia aveva spostato sulle FARC, forze rivoluzionarie armate di opposizione al narcogoverno di Uribe, Santos e soci, una coltivazione ed esportazione di cocaina interamente in mano ai cartelli in combutta con la DEA statunitense. Perché non ripetere la manovra in Afghanistan, per il quale oggi il quotidiano “La Verità”, peraltro unico giornale mainstream che osi criticare l’aberrazione Covid, vanta un primato di frittate rovesciate, attribuendo ai Taliban, che l’oppio l’avevano azzerato, tra le altre nequizie sanguinarie, il progetto di costituirsi in massimo narcostato del pianeta.

Lascito di Trump

L’uomo esecrato dalla “sinistra” sedicente progressista, ma culturalmente colonialista fino al midollo, Donald Trump, aveva tentato di porre fine a quelle che definiva “le guerre infinite e inutili”. E, nello sconcerto di opinioni occidentali, progressiste nella misura che detestano il burka, ma non fiatano sullo sterminio di donne nella polverizzazione di nazioni disobbedienti, con l’Afghanistan c’era riuscito. E a Biden, per mantenere un minimo di credibilità “progressista” a fronte di una sua corte di neocon e guerrafondai obamiani, è toccato proseguire e confermare il ritiro firmato a Doha da Washington e Taliban.

Ma in cauda venenum, che dai saggi latini i saggi italiani hanno tradotto con “il diavolo è nei dettagli”. Non si può che gioire alla vista della ripetizione a Kabul della fuga dell’esercito più potente del mondo dai tetti di Saigon. I Taliban distano meno di 15 chilometri e gli yankees se ne vanno, portandosi appresso i non sacrificabili collaborazionisti. In mancanza della vendetta propagandistica, come rappresentata dal Boat People vietnamita, che intenerì l’Occidente con le barche piene di gente che, sotto i regimi installati dall’occupante americano, avevano prosperato, ci sarà ora quel milione di profughi afghani di cui vaneggiano coloro cui va di traverso la cacciata di un occupante e dei suoi giannizzeri. E che alimenteranno, per tutto il tempo occupato dall’attesa della rivincita, i racconti delle nefandezze del nuovo regime Taliban.

C’è chi resta

Altro dettaglio. Se il veleno sta nella coda, la coda resta in Afghanistan. E la coda ha tra le sue spire l’ISIS. Negli ultimi tentativi di screditare i Taliban un ruolo decisivo fu assegnato all’importazione, da Siria e Turchia, di migliaia di elementi dello Stato Islamico. La Stampa colonialista, tra “manifesto” e “La Verità”, per citare presunti opposti, attribuiva ai Taliban la serie recente di stragi di civili compiute e anche rivendicate dall’Isis. Scuole femminili fatte saltare per aria, mercati colpiti da kamikaze, ospedali colpiti da missili. Operazioni sanguinarie, mai compiute dai Taliban in vent’anni di guerra che avevano visto un’attività mirata esclusivamente a obiettivi militari e di regime. Ma come a suo tempo, nel 2001, per giustificare l’aggressione, si mescolavano in un unico schieramento elementi del tutto inconciliabili, Osama Bin Laden e il Mullah Omar, Al Qaida e i Taliban, così oggi si prova a mettere in testa ai Taliban il turbante del terrorismo jihadista di matrice USA.

Nessuno ha parlato di ritiro dell’ISIS dall’Afghanistan. E, per aggiungere paglia a un fuoco che dovrebbe, se non ricuperare, almeno lasciarsi del paese alle spalle solo le ceneri , nessuno ha parlato del ritiro dei contractors al servizio degli USA. Di combattenti bene addestrati e armati delle famigerate ditte di sicariato militare, tipo Blackwater, poi Academy, in Afghanistan ce ne sono decine di migliaia. Qualcuno ha parlato di un esercito mercenario potenzialmente di 400.000 uomini. Resterà? E resterà la megabase di Bagram, gemella di quella di Bondsteel in Kosovo, due poli a sostegno del traffico di droga e delle operazioni di guerra strisciante?

Torna la soluzione B: il caos

Quando l’Impero manca l’opzione A, quella del possesso fisico di un territorio, Stato, popolo, opta per la B, quella del caos. Una strategia del resto scientificamente formulata nei saggi degli esperti di un colonialismo senza gli stendardi dell’impero. L’Afghanistan non sarà più la base per la rapina del petrolio dell’Asia centrale, non servirà a stringere d’assedio Cina e Russia, forse si perderanno i proventi e gli effetti sociali della droga. Ma se non servirà a noi, non servirà neanche a se stesso e ai suoi nuovi amici, tipo quelli della Via della Seta. Dilaniato da conflitti, sabotaggi, tumulti, tribalismi, infiltrazioni e corruzione – a questo potranno servire ISIS, Academy e ONG - il paese non sarà di utilità a nessun altro, né potrà svolgere il ruolo che gli spetta nell’ambito geopolitico.

Nel Vietnam da cui si sono visti scappare in elicottero i maggiorenti statunitensi e i loro quisling e di cui ho visto le stragi perpetuate nel tempo dal lascito chimico di Napalm e Agente Orange, l’imperialismo capitalista si è preso una bella rivincita. Perduto il confronto delle armi, ha vinto quello tra i modelli sociali ed economici. Il Vietnam socialista di Ho Ci Minh e del generale Giap è oggi l’avamposto della penetrazione delle multinazionali in estremo oriente. Saigon, un misto di Las Vegas e Detroit. Una scala sociale dalla base alla fame e dal vertice di arricchiti senza scrupoli. Una vetrina del neoliberismo consumista e spietato. I primi passi – gli dei non vogliano - in quella direzione pare compierli anche la Cuba, paralizzata nella sua incapacità di sottrarsi alla dipendenza economica da investimenti e soccorsi altrui. Quale struttura sociale abbiano in mente i Taliban, a vent’anni da un loro esperimento non riuscito, è da vedere.

Dipenderà dal grado di coesione tra l’avanguardia politico-militare Taliban e la società afghana patriottica, dalla maturità che gli studenti coranici avranno acquisito nel lungo scambio con la popolazione e le aspettative delle sue varie componenti, specie giovani, se la strategia del Caos potrà funzionare. Senza parlare dell’accortezza in questa fase di transizione richiesta ai suoi due grandi vicini.

 

 

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sabato 10 luglio 2021

ULTIME DI INTERNI ED ESTERI --- Da Draghi all'etiope Abiy, dal porta a porta sanitario del Pentagono alla fuga "vietnamita" da Kabul, passando per Haiti e il Cairo.

 


Siccome nelle malefatte le nostre classi dirigenti sono sempre quelle con meno scrupoli e più mafia, partiamo dagli Interni. Poi ci sarà modo per occuparci anche degli Esteri, dove però alle malefatte degli uni rispondono le benefatte degli altri.

Suprematisti di casa nostra

Il nostro governo? Una mostruosità antitaliana e antipopolare senza precedenti, neppure nel Ventennio, che avanza come uno schiacciasassi sul popolo italiano, senza trovare l'ostacolo di un qualche  masso, solo pietruzze che si levano di mezzo da sole. Riforma Giustizia, Codice Appalti, Cingolani, Colao, Bianchi, consulenti del vampiro bancario solo al comando, tratti tutti dai caveau e dalla vandea bocconiana. Una Cartabia, morfologicamente tramutazione della giraffa, ma ontologicamente transustanziata dalla belva che se la squarta, incredibilmente già presidente della Corte Costituzionale e scandalosamente ora vaticinata per l'ennesima depravazione quirinalizia. Col morganatico compare, impone al non-parlamento e alla non-opposizione sociale una riforma della giustizia, con prescrizione infinita, che sancisce l'immunità, l'impunità e la supremazia del nostro 1%. Quello che fa del suprematismo KuKluxKlan un eccesso di inclusivismo.  

"Il manifesto", foglio molto covidiota che ora celebra mezzo secolo di devozione allo Stato profondo USA e che sta in piedi  perchè da noi, a nostra insaputa, sovvenzionato e foraggiato da spottoni di banche e multinazionali, approva, insieme alla sinistra "Magistratura Democratica", la schiforma giudiziaria e disapprova l'avvocaticchio che borbotta qualche riserva solo per tenersi buoni i suoi. Grillo, invece, di queste preoccupazioni non ne ha: uscito mezzo matto dal processo al figlio, esaltando Draghi come grillino, Cingolani come ecologo e la Cartabia come dea bendata della Giustizia, si è offerto al popolo 5 Stelle e alla Storia come uno rispetto al quale il mitico Giuda non era che uno scavezzacollo nel mitico gruppazzo del mitico Gesù.

Mafia? Zitto, l'amico ti ascolta

Avendo anticipato l'attuale sacco d'Italia, militarmente condotto tramite morbo e relativo letale rimedio, quando negli anni '90 diede il meglio di sè uccidendone l'industria manufatturiera e, poi, ammazzando la Grecia tutta, questo drago sputafiele al plurale non poteva non inserirsi nella lunga scia del modello stragista mafio-Nato-massonico che oggi costituisce il non plus ultra della democrazia occidentale. Alla mafia, sul piano pubblicistico il massimo carcinoma del paese, non ha dedicato nè parola, nè sguardo. Il consorzio pubblico-cosa nostra deve crescere e moltiplicarsi. 

 


Dunque basta blocchi di ogni tipo, licenziamenti a gogò  a perfezionamento del milione di nuovi poveri. Ai milioni di precari ci penserà, forse, appunto, la mafia. Quella con coppola e quella che va a Davos. Dunque Grandi Opere che squarceranno lande i cui trasporti fanno rimpiangere carrozze e muli, dunque Ponte di 6 km su aree ribollenti di scosse sismiche, dunque abolizione di vincoli, controlli, valutazioni costi-benefici per ogni appalto, dunque tubi per fossili in forma di gas a maglie strette su tutto il territorio, dunque Seveso come se piovesse.

Ecatombe da controcoso? Vai col porta a porta

Arriva il momento, storico, dell'incazzatura popolare? Non cambia niente. Ci pensa la paura del "coso"  e il lavoro sugli organi compiuti dal "controcoso". Gli enti ufficiali USA e UE ammettono che si muore o ci si danneggia a vita, a forza di pere di misture sperimentali. VAERS (Washington): 2000 decessi in una settimana, 438.441 effetti avversi e 9.048 morti dal 14 dicembre. I numeri della vigilanza UE non sfigurano. Il dato che si rischia il coagulo del sangue è ormai incontrovertibile. Ma se dovesse fare più paura dell'agente patogeno conclamato da Wuhan in qua, ecco prontissimi i guardiani dei pozzi avvelenati.

Il Pentagono, reparto d'élite della Grande Cupola, ritiene che, se la FDA (Agenzia Farmaci e Alimenti) è d'accordo, si possa procedere a rendere il vaccino obbligatorio (oltre all'obbligatorietà indiretta da Certificato Verde ed esclusione sociale). Figuriamoci se la FDA, che ha fatto della popolazione mondiale cavie per esperimenti affrettati di società in predicato per miliardi di utili, non sarà d'accordo. Col Pentagono poi! L'usciere di questo ente, che è sempre pronto a incenerire il mondo (altro che cambiamento climatico!), tale Joe Biden, martedì si è affrettato a sostanziare il concetto: "Il governo federale intensifichi gli sforzi perchè tutti gli americani si sottopongano al procedimento ricorrendo al programma porta a porta". Per la verità, siamo stati noi ad anticipare questo metodo gentile con l'intuitivo Bonaccini, governatore d'Emilia: "Li andremo a prendere porta per porta". Magari accompagnati da Sardine armate e dal sorriso convincente di Eli Schlein, vice-governatrice e sinistrina collaudata.

Potevano mancare i più illustri dei nostri cerusici da schermo? Bassetti da Genova: 

 


 
e Crisanti l'altro ieri, spernacchiando l'obsoleta Costituzione: "Non ti vaccini? Via la copertura sanitaria". Implicito: creperai per mancanza di cure del cancro, del diabete, di problemi circolatori, gastrointestinali. Come se non l'avessero già fatto succedere..

Kabul come Saigon

Aria mefitica. Ma un buon vento ci arriva, come spesso succede, da oriente. Nemmeno gli amerikani, che, al costo inutile di un trilione di dollari, incassano la sconfitta più disastrosa dai tempi del Vietnam, si disperano e strappano i capelli sulla fuga dall'Afghanistan, dopo 11 anni di stragi di civili, merito di un popolo in lotta, quanto si dispera, tra singhiozzi e imprecazioni, "il colonial-manifesto". I suoi due specialisti, davanti a quello che è una fantastica liberazione dal tardo, quanto sanguinario, colonialismo USA-NATO, si attaccano imploranti alle gambe dei governanti fantocci. Quei Quisling innestati a Kabul dai generali statunitensi e noti in Afghanistan, come in tutto il mondo, come la conventicola più corrotta e ladrona della storia del paese. Davanti alla travolgente avanzata dei Taliban, supplicano addirittura le ONG tossiche di Soros di restare, "a protezione delle donne, della società civile, dei diritti umani", di promuovere una "resistenza" a quelli che hanno sempre chiamato, sprezzantemente,"turbanti".

Bella nemesi della storia: i sovietici, che diversamentre da Nato e Usa non erano invasori perchè chiamati dal legittimo governo laico afghano a difesa contro le milizie jihadiste sostenute dagli Usa, ora, da russi, sono, quanto meno sul piano diplomatico, il principale sostegno delle forze di liberazione. E' da Mosca che la direzione dei Taliban ora detta le condizioni per trattative con il regime fantoccio.

 


In Siria USA, alleati e mercenari, non hanno vinto. In Iraq stanno subendo i contraccolpi, anche militari, di un popolo che non si è mai arreso, in Libia si sono fatti fottere dai turchi. In Venezuela, per quanto si diano da fare per uccidere il popolo affamandolo, il loro fantoccio Guaidò sta lì come uno spaventapasseri nel campo, al quale le cornacchie beccano perfino la paglia in testa. Senza l'arma farmaceutica-digitale, neanche le loro armate trilionarie li salverebbero dall'immondezzaio della Storia. Ma tant'è, quell'arma la Cupola glie l'ha data e molta parte del mondo gli fornisce i serventi al pezzo.

Haiti, obiettivo caos

 

Elementi del comando catturati

A Haiti, con Toussaint Louverture, padre della patria e liberatore nella prima rivoluzione anticoloniale nera del mondo, dei furfanti hanno ucciso il furfante numero uno. Il martirio dell'isola, disperatamente e coscientemente in perpetua rivolta, non promette di finire. Si parla di un commando di circa trenta tra mercenari colombiani e due haitiani con cittadinanza USA, riusciti a superare la fortissima guarnigione a guardia del presidente.despota Jovenel Moise. Costui era l'ennesimo efferato delinquente installato a custodia degli interessi predatori di Washington, dopo i due sanguinari Duvalier, padre e figlio e l'estromissione forzata, per due volte, dell'unico presidente democratico e rispettoso del popolo, Jean Bertrand Aristide, nel paese più povero del mondo, massacrato da una ristretta élite prona al colonialismo e, 11 anni fa, dal terremoto e, subito dopo, dal colera.

 


Dal paese da anni in un caos economico e sociale totale, aiutato solo dal Venezuela (ma i cui proventi Moise s'era incamerato), nel quale la fanno da padroni, accanto agli sgherri del regime, una ventina di bande criminali in competizione tra loro, sono ora emersi due "successori". Si pretendono successori un primo ministro, Claude Joseph e un medico, Ariel Henry, che si dice nominato dal presidente prima della sua uccisione.

Il fatto che alcuni dei comando siano stati arrestati nell'ambasciata di Taiwan, nientemeno, e la massiccia partecipazione di mercenari della Colombia, il paese della cocaina e della costante provocazione contro il Venezuela, con ben sette basi militari USA sul proprio territorio, indica che la mano nera degli USA sta dando le carte. Ormai le cose stanno così: dove non può vincere e occupare, l'obiettivo dell'imperialismo è la neutralizzazione mediante il caos. 

Il gioco attorno al Corno

Nel Corno d'Africa, Etiopia, Somalia, Eritrea, Gibuti, angolo del mondo più strategico per gli equilibri geopolitici e geocommerciali, è difficile dare ragione agli uni o agli altri. Il mio andirivieni da quelle parti, in particolare a seguito della trentennale gruerra di liberazione degli eritrei, prima dal tiranno feudale Haile Selassiè (chissà perchè elogiato da Angelo del Boca, che peraltro detestava Gheddafi), poi dal despota filosovietico Menghistu, infine dalle aggressioni del TPLF, l'organizzazione politico militare del Tigray, al potere ad Addis Abeba prima dell'avvento di Abiy Ahmed. 

 


Nella multietnica e multiconfessionale Etiopia, in cui le principali etnie, Oromo, Amhara e Tigrini, pur contrastandosi per la preminenza al governo, erano riusciti a convivere in un quadro federale, Abiy ha voluto centralizzare lo Stato adoperando metodi coercitivi e violenti, già culminati in massacri di Oromo, l'etnia più numerosa, ma mai giunta al potere. Guadagnatosi il Premio Nobel (che da molti anni non conferisce patenti di nobiltà, anzi) per la pace con l'Eritrea, Abiy ha annullato le varie elezioni che avrebbero dovuto formare, a partire dalle regioni autonome, il nuovo parlamento. Quando il Tigray, a nordovest, al confine dell'Eritrea, ha rifiutato il diktat e ha indetto le proprie elezioni come da costituzione, il presidente dai metodi spicci, all'inizio dell'anno l'ha invaso e occupato. L'operazione, che si è avalsa di milizie amhara e forze armate eritree, ha comportato abusi e violenze terrificanti, stragi e stupri da parte degli invasori, centinaia di migliaia di profughi e un dissidio militare anche col confinante Sudan.

Alle organizzazioni umanitarie, perfino dell'ONU, come ai giornalisti, è stato impedito l'ingresso nel Tigray, tanto che è stato paventato un vero genocidio. Ma la vittoria etiopica è stata di breve durata. Riorganizzatosi, l'esercito dell'EPLF (Forze popolari per la Liberazione del Tigray), apparso frantumato e disperso, si è riorganizzata in tempi brevissimi e, forte di una motivazione patriottica e dell'esperienza di svariati conflitti con l'Eritrea (da qui la volenterosa, per quanto cinica partecipazione eritrea a fianco di Abiy) ha ripreso la capitale Mekellè e sbaragliato sia il più potente esercito a sud del Sahara, sia le milizie eritree e amhara. Ad Abiy non è rimasto altro che dichiarare un umiliante "cessate il fuoco".

 

Ufficiale etiope e prigonieri


Da questa storia non esce bene nessuno dei protagonisti. Nè l'Eritrea, già segnata dalla vergognosa partecipazione all'aggressione saudita, emiratina e statunitense al poverissimo Yemen, che fu suo santuario al tempo della guerra di liberazione. Nè Il regime accentratore, guerrafondaio e senza scrupoli di Abiy, e neppure il TPLF, se non altro per i suoi lunghi anni di dominio autoritario sulle altre etnie, nè per le ripetute invasioni della Somalia compiute allora al servizio della strategia statunitense di distruzione di quel paese.


 
Per una valutazione degli attori esterni, data la forte presenza di investitori e operatori cinesi e russi, ma dato anche il sostanziale allineamento politico del regime con l'Occidente, fornitore di tutti i suoi armamenti, conviene aspettare ulteriori sviluppi e prese di posizione più chiare. 

Il Nilo come nodo scorsoio: un po' Regeni, un po' diga

Su tutte le possibilità di crisi e di conflitto le più drammatiche rimangono quelle con l'Egitto, dato il contenzioso sulle acque del Nilo Blu che Addis Abeba, con la gigantesca diga "del Rinascimento", minaccia di ridurre, se non troncare, al paese arabo. L'Etiopia, contravvenendo a tutte le leggi e convenzion internazionali sui diritti alle acque transfrontaliere, rifuta ogni offerta di dialogo avanzata da Egitto e Sudan, come anche qualsiasi mediazione che non sia quella dell'Unione Africana, organizzazione sulla quale Addis Abeba esercita una incontrastata egemonia. Davanti alla minaccia della privazione del 90% del suo territorio fertile, il Cairo ha fatto ventilare l'idea disperata di un bombardamento della diga all'atto di un riempimento che significherebbe la desertificazione dell'Egitto intero. Ovviamente la ragione è dalla sua parte. Ma ci sono troppi attori esterni, a partire da Israele e USA, che non si strapperebbero i capelli a vedere un Egitto ridotto alla sete e privato del suo ruolo, sempre più indipendente e forte, di potenza regionale.

Per quanto riguarda l'informazione, basta questo: Assange lasciato morire in carcere, esattamente come il difensore della Jugoslavia e del suo popolo, Slobodan Milosevic, e Enrico Mentana e i direttori di Stampa, Corriere, Repubblica a piede libero.

venerdì 9 luglio 2021

Una sinistra con la sindrome di Stoccolma --- ARCOBALENI CONTRO ROSSOBRUNI --- Lectio Magistralis (si fa per dire) su posizioni, motivi e obiettivi per cui a chi non sta dentro si dà del nazi-sinistro


 


Cari amici e lettori, stavolta vi è risparmiato il video, in compenso lo scritto è lungo assai, da dilazionare su vari giorni. Perdonatemi, è un tema che, a me pare, sia degno di ampio trattamento e, poi, dovrebbe essere l'ultimo prima di un mio lungo silenzio che, per il vostro sollievo, si protrarrà fino a Ferragosto (magari con solo una breve puntatina domani, per rispondere a chi mì ha chiesto di scrivere qualcosa sulle turbolenze internazionali). Con un saluto in resistenza, 

Fulvio.


"Ci sarà, nelle prossime generazioni, un metodo farmacologico per far amare alla gente il proprio serevaggio e produrre una dittatura senza lacrime, creando una specie di campo di concentramento per intere società. Così alla gente verrà tolta la libertà, ma in modo che ne gioisca, poichè verrà distratta da ogni desiderio di ribellione mediante propaganda e lavaggio del cervello. Da lavaggio del cervelle potenziato da mezzi farmacologici. E questo potrà essere la rivoluzione finale". (Aldous Huxley)

"C'è una salvaguardia generalmente nota al saggio e che è un  vantaggio e una sicurezza per tutti, ma soprattutto per le democrazie contro i despoti. Che cos'è? La sfiducia" (Demostene)

Molto tempo fa, in vista della pubblicazione di un libro sul tema "rossobruni", ormai terminologicamente un po' desueto, qualcuno di cui non mi è rimasto nè traccia, nè memoria, mi ha fatto l'intervista qui sotto. Non ritengo l'argomento nè obsoleto, nè superato, tanto che ricorrentemente ho esempi e prove di atteggiamenti, autoproclamatasi di sinistra, progressisti (oggi spesso "liberali"), o, addirittura, comunisti, che vi ricorrono. Naturalmente in senso sommamente derogatorio. Del resto, aggiungendo al rosso il bruno delle camicie indossate dai nazisti tedeschi, la definizione non potrebbe essere più offensiva e sprezzante. 

 

Festa dell'Unità

Pronunciata soprattutto dai detriti di una veterosinistra anagrafica, dal linguaggio stereotipato e altrettanto vetero, l'epiteto ha subito aggiornamenti da parte di chi reputa innovazione della "sinistra" l'assunzione dei modelli valoriali di ciò che un tempo veniva definito destra, reazione, oligarchia. I "rossobruni", con l'aiuto di un fenomeno patologico, che i globalisti hanno diffuso a livello globale e col rimedio che pretende di affrontarlo potenziandolo invece,  sono stati attualizzati in "negazionisti". Ma anche, dato che il nostro fato è oggi dettato dalle "varianti", in "complottisti", "terrapiattisti", "untori" e, financo, "fascisti". Che si aggiungono ad altre varianti, più stagionate, ma sempre altamente infamanti, pure queste copiate dal vocabolario del Palazzo e dei suoi gate-keepers (guardiani), come "sovranisti, populisti, nazionalisti, suprematisti", quando non "razzisti, esclusivisti" e, manco a dirlo, ancora "fascisti".

Il dato sociologico, che ormai rischia di diventare antropologico e ha epulso la politica nel regno di Alice, è che il cambio di paradigma verificatosi nel nuovo millennio, (con alle spalle una lunga preparazione) è passato sui sedicenti "sinistri"  senza che questi se ne accorgessero, chiusi come erano in una stanza storica senza vista sugli eventi che passavano. Dalla stratificazione sociale che ha caratterizzato i rapporti tra gli uni e gli altri a partire dalla rivoluzione industriale, siamo tornati alla semplificazione dell'uno su tutti, dove l'uno sta per i pochi sui tanti di memoria feudale e imperiale. Dai ceti intermedi -  nobiltà, clero, borghesia, i Tre Stati di Emmanuel Joseph Sieyès  (1789) - si è tornati all'ambo secco, il monarca e i servi della gleba. Le classi sono due. quella dell'1% ha una superfetazione di cantori, l'altra praticamente nessuno.

 


In un mondo così drasticamente cambiato, molti hanno fatto fatica a raccapezzarsi. Anche perchè il principio di autorità, collegato alle verità che si erano apprese univoche e perenni sul modello giudaico-cattolico, è andato consolidandosi in roccia politico-mentale. Da pista di lancio per la comprensione del mondo e la fabbricazione del suo futuro si era andato trasformando in rassicurante, consolatoria caverna platonica, dove le cose si sono capite una volta per tutte e per il resto ci si affida all'introspezione gratificante. Questi "sinistri", questi "progressisti, finiscono così con l'avallare, anzichè contestare l'esistente raffigurato dall'unica autorità disposta a fornire la sicurezza del dogma. 

Non tutti i "sinistri" in Italia e, pari pari, in Occidente hanno subito un processo di senilizzazione e conseguente sclerotizzazione della visione delle cose del mondo. Però hanno assunta quella inoffensiva, quella che smussa gli angoli, ma non blocca il processo. Vi sono gli organi appositi, esemplare "il manifesto", o entità socio-politiche  che si dicono espressione della "società civile", movimenti, ONG, partiti, la cui funzione è educare il pupo a ritenersi bravo e buono. Pupo soddisfatto quando può impersonare i valori che il Sistema gli propone e con cui lo gratifica, nella spesso inconsapevole ma oggettiva complicità tra amici del giaguaro e utili idioti.

 


Accoglienza (predicata dagli stessi che promuovo lo sradicamento), cosmopolitismo antinazionale (di coloro che disgregano identità, coesione, futuro), LGBTQI+ (sostitutivo di precari, genti bombardate, sanzionate, strati impoveriti, ecosistemi devastati), antirazzismo (predicato dal più iniquo e subdolo colonialismo di ritorno e di vendetta), il pacifismo (sacrosanto finchè non si tratta di "dittatori"), l'antifascismo (vantato e proposto da chi del fascio-nazismo ha assunto gli elementi peggiori e li ha potenziati in circonvenzione di capaci e incapaci, a fine di un totalitarismo spietato e disumano, senza precedenti storici). E vogliamo parlare delle mascherine e  distanziamenti sociali, evidenza abbagliante degli autodafè individuali e collettivi per isolare ognuno da tutti, ma ordinati in "difesa della salute propria e altrui".

Avete presenti gli umarell, come li chiamano a Milano? Quei simpatici vecchietti che impegnano gli ultimi spasmi di curiosità e partecipazione sociale a osservare e criticare quanto gli attivi e robusti fanno nel cantiere? Non vi fanno venire in mente questi nostri "sinistri" (ma anche destri) fuori tempo massimo, alla Fratoianni, Fassina, PAP e nanetti da giardino vari, incapsulati nei loro schemini d'antan? Sono perfettamente d'accordo, anzi profondamente compartecipi, del cantiere - inteso come guerra all'agente patogeno - ma si prendono il beneficio di sfrucugliarlo con critichine su come quello manovra la scavatrice, quell'altro l'idrovora. Lockdown indispensabile, certo, ma non con le finestre chiuse; movimenti limitati, ma, perdio, non quando sei solo sul Cervino; siringata indispensabile e salvifica, ma magari non AZ....

 


Si dicono comunisti, di ascendenza comunista, di parentela comunista, di aggiornamento comunista, di irriducibilità comunista, di pretesa comunista o, addirittura, marxista. E, invece, per quello che conta davvero nello scontro di classe, oggi, struttura e sovrastruttura, nemico principale e nemico secondario, contraddizioni interne al popolo, si ritrovano a militare nell'utildiotismo della bio-tecno-dittatura. Spesso rintanati e un po' ammuffiti in antichi centri sociali, o abbarbicati in torri d'avorio social, affumicate da teoremi illustri (vedi "Sinistra in Rete" e affini) e che meticolosamente dribblano o censurano le "deviazioni negazioniste". Ne ho fatto esperienza, oltrechè in rete, personale e diretta. A una manifestazione a Roma, San Giovanni, per la Palestina, organizzata da esuli di Fatah e del Fronte Popolare, o alla presentazione di un mio docufilm su Gaza a Napoli, nella sede di PAP e dell'USB. 

Portato in palmo di mano dai palestinesi d'Italia e dai filopalestinesi nostrani da quando, da inviato di guerra seguii la Guerra dei Sei giorni (1967), combattei con i Fedajin (1970) e produssi i miei lavori video su tragedia e lotta palestinesi in Palestina e Libano, nel nuovo millennio divenni di questa stessa  gente il paria da evitare. Riferendo da Iraq, Libia, Siria aggrediti, mi ero schierato, come non poteva non darsi, dalla parte dei popoli arabi massacrati e in resistenza. Tutte le organizzazioni palestinesi, destre e sinistre, ormai prone alla vulgata dell' "esportazione della democrazia", tranne l'FPLP-.Comando Generale, invece no. Un fenomeno aberrante, anche psicologico, con origini forse anche nel risentimento per la perdita del ruolo di protagonista più visibile della sofferenza e della lotta arabe.


A Roma i palestinesi, innalzando sul palco gente come il missionario "democraticista" Zanotelli, fecero finta di non vedermi. Vecchi compagni  di tanti gruppi rivoluzionari, rigorosamente mascherinizzati, mi assalirono per aver messo in discussione la manovra socio-sanitaria della Cupola globalista ed essermi "
fatto strumento delle destre". A Napoli attivisti e simpatizzanti di PAP e USB (del Clan della Rete dei Comunisti) disertarono l'appuntamento con il mio film su Gaza. Nessuno di questi bravi compagni affetti da reducismo aveva capito che tra genocidi dei palestinesi, distruttori della nazione araba e promotori della dittatura socio-medico-digitale, il nemico era uno e sempre lo stesso.

 Scusate lo sproloquio introduttivo. Ecco l'intervista.

 

Fulvio Grimaldi è un giornalista attivo da oltre 60 anni.

Firma prestigiosa presso testate come BBC, RAI-TV, The Middle East, Astrolabio, Liberazione,  Paese Sera, The Middle East, Baghdad Observer e altre, soprattutto come inviato di guerra. Le sue posizioni antimperialiste, e la sua visione geopolitica decisamente "contro", l’hanno portato via via a tagliare i ponti col giornalismo ufficiale e a ritagliarsi un ruolo da battitore libero indipendente. Il suo blog  "Mondocane" si trova al link www.fulviogrimaldicontroblog.info. E’ probabilmente proprio per queste ragioni, oltre che per aver progressivamente tagliato i ponti con gli ambienti sedicenti di sinistra, che è stato accusato di rossobrunismo.

La prima domanda è di obbligo. Cosa pensa del termine oggi in voga "rossobrunismo"? Lei è mai stato definito con tale epiteto e, nel caso, ci si riconosce?

Il termine “rossobruno”, più che avermi designato, mi è stato lanciato contro con vigore e rancore già qualche anno fa, poco dopo essere venuto in auge a partire dall’aggettivo, inteso insultante, appioppato al  filosofo Costanzo Preve, dal quale è poi calato sul suo discepolo ed emulo, Diego Fusaro. A prescindere da chi non disdegna di mostrarsi affiancato ai detriti di una fascionostalgia, più pompata che rilevante, l'etichetta è stata affibiata a chiunque, anche senza mai mescolarsi ad autodichiarati "fascisti", non seguisse quell’ortodossia fuori tempo massimo che costituiva la nobile "coerenza" di partiti, individui, parole d'ordine “sinistri”. Ortodossia  di cartapesta per uno scontro divenuto mortale. Ortodossia degli stereotipi con la quale sono arrivati, vuoi a dissolversi nell’irrilevanza politica, vuoi a mutarsi in sgabello di una finta socialdemocrazia, articolazione vera e moderna dell’imperialismo nelle sue varie accezioni, sorosiana, obamiana, neocon, ognuna delle quali viene fedelmente promossa da “il manifesto”. 

Io ne sono stato gratificato per essermi espresso in sostegno a quello che veniva derogatoriamente definito “sovranismo “ e “populismo”, per aver definito in termini non otto- o novecenteschi lo scontro di classe, tenendo conto della caduta del saggio di profitto nel lavoro del ceto medio, della scomparsa dell’ascensore sociale per le classi subalterne e in quella proletarizzazione di quasi tutto ciò che non era l’0,1% superprivilegiato, o non si muoveva nella sua sfera, in una società neoliberista che il finanzcapitalismo di taglio criminale e senza più limiti e contrappesi, ci ha apparecchiato. Ho interpretato la nuova divisione parossisticamente diseguale della ricchezza  come scontro tra popolo ed élite e a considerare lo stereotipo della “classe operaia avanguardia rivoluzionaria”, oltreché una visione negata dalla realtà oggettiva, ideologica e materiale, un’implicita collaborazione alla narrazione di Poteri che si stanno muovendo in direzione delle Intelligenze Artificiali, delle piattaforme digitali, effettivi gestori e controllori dei dominati, dell’high tech robotico, funzionale alla massiccia rimozione del lavoro umano e del suo potere contrattuale. 

Condivido nominalmente ciò che per le destre di stampo salviniano è un ipocrita pretesto elettorale e, per quelle che sono definite ultradestre, espressione ottusa di sciovinismo: il contrasto all’immigrazione, controllata o meno. Ritengo l'immigrazione da combattere sotto il profilo del rifiuto del colonialismo che sradica e de-identifica popoli per approfittare del vuoto umano e delle risorse abbandonate alle multinazionali. Ma anche sotto l’aspetto della lotta contro un’omologazione culturale e sociale, con cui il globalismo cerca di debilitare l’opposizione delle identità nazionali storiche a un dominio mondiale su masse anonimizzate. Quanto al termine “rossobruno” in sé, è un ossimoro del tutto privo di senso, in quanto vorrebbe indicare una conciliazione di opposti, alla stessa maniera con cui gli eunuchi dell’europarlamento hanno composto in uguaglianza nazismo e comunismo.

Aggiungo che trovo molto significativo e rivelatore il fatto che termini, fino a ieri considerati nobilissimii e fondanti per ogni teoria di liberazione, come sovranità e popolo, vengano utilizzati nelle loro aggettivazioni come strumenti di ingiuria e di criminalizzazione di chi vi si ispira.

 Da reporter ed esperto di geopolitica, dove ritiene che in questa fase storica si stiano consumando i conflitti decisivi? Da che parte dovrebbe stare una persona che si definisce "antimperialista"?

I conflitti decisivi mi pare abbiano due manifestazioni, una visibile, che è quella condotta apertamente, economicamente e militarmente dalle potenze occidentali, imperialiste, globaliste, contro Russia e Cina e paesi indipendenti e antimperialisti loro alleati in Asia, Africa, America Latina; e l’altra, tra chi si proclama progressista liberale-liberista e funziona da stampella ideologica-culturale all’imperialismo (sinistre, centrosinistra e la quasi totalità dei media), e quanto va emergendo con forza negli ultimi anni e si definisce populismo e sovranismo. In Francia, Germania e in altri paesi, questa posizione, pur raccogliendo le istanze delle classi subalterne, non si distingueva in nulla dal progetto neoliberista dell’élite. 

Da noi questo fronte si era espresso genuinamente nel Movimento 5 Stelle, addirittura attraverso un ambientalismo radicale ed elementi di socialismo in via di evoluzione, prima della capitolazione nell’assunzione al governo con Lega e poi PD e in quello, apertamente dispotico e vandeano di Draghi. Malamente, invece, e con cinico opportunismo lo ha interpretato la Lega, in funzione puramente elettorale, come è stato poi  confermato nell’adeguamento alle istanze UE, Nato, Euro, secessionismo, capitalismo di rapina e devastazione. Essere antimperialisti significa oggi schierarsi, con autonomia di giudizio e prese di distanza su temi specifici, contro l’Occidente Usa-UE-Nato e al fianco dei paesi che ne vengono aggrediti e che sono i residui pilastri della pace e del diritto internazionale.

 Da molti anni lei porta avanti una critica feroce al mondo della "sinistra". Se dovesse individuare il peccato capitale di quel mondo a cosa si riferirebbe? E quando è iniziato il processo di disgregazione in atto secondo lei?

La mia critica al mondo sedicente di sinistra è parzialmente implicita in quanto ho già detto. Ho usato il termine “sedicente”, dato che in quanto vantato, fatto, progettato, da chi si dichiara di sinistra o centrosinistra, non c’è nessun elemento di realtà e di verità. Tanto che il rispettivo bacino sociale è del tutto privo di presenze di classi subalterne ed è interamente formato da ceti superiori e anche da ceti che hanno subito i colpi delle crisi confezionate dal Capitale, ma che in questo ancora si riconoscono e a questo ambiscono. Il “peccato capitale” di questa non-sinistra, o, a essere benevoli, ex-sinistra, è l’aver assunto il non-valori della borghesia capitalista, soprattutto di parvenue, e aver coperto la sua mutazione con i più beceri e sempre più trasparenti, o spudorati, strumenti della distrazione e dell’ipocrisia. 

E’ lampante l’effetto sorosiano, cioè della finta contrapposizione democrazia (plutocrazia totalitaria del pensiero unico) – “dittatura”, con atteggiamento veterocolonialista che individua in qualsiasi organizzazione sociale, che nasca da storie, immaginari collettivi e  tradizioni profondamente diversi, una deformazione del politicamente corretto da abbattere. Da cui l’implicito consenso alle guerre d’aggressione, o alle sanzioni, attraverso la condivisione dei pretesti (diritti umani, democrazia)  che i peggiori violatori dei diritti umani e sabotatori della democrazia avanzano. Oppure l’appoggio a qualsiasi pur evidentissimo tentativo di regime change attraverso le cosiddette “rivoluzioni colorate”, basate a volte su recriminazioni magari fondate su carenze e bisogni (spesso causati da soprusi economici, o bellici dell’imperialismo), ma portate avanti, attraverso infiltrati, finanziamenti, logistica, degli aggressori. 

Esempi del tipo si hanno attualmente in Iraq, Iran, Libia, Siria, Egitto, Algeria, Sudan. Il processo di disgregazione, conseguenza della degenerazione ideologico-politica e geopolitica, credo risalga a Palmiro Togliatti, all’accettazione della divisione di Yalta (non accettata dai partigiani greci), alla Svolta di Salerno con tanto di perpetuazione di una monarchia reazionaria e rinnegata, alla sua illusoria “lunga marcia attraverso le istituzioni”, poi all’affievolirsi della battaglia contro il capitalismo e all’inverosimile accettazione, da parte di un culturalmente mediocre Berlinguer, del campo imperialista attraverso la subordinazione alla Nato. Berlinguer si è anche distinto con la sua feroce battaglia, a fianco dei pretoriani del Potere clerico-massonico-mafioso, contro i movimenti rivoluzionari del 1968-1977, considerati perniciosi per un  “compromesso storico”, letale per le istanze popolari.

Lasciatemi aggiungere ancora un dato molto esplicativo, di bruciante attualità e che ribadisce l'assunto di uno scambio di posizioni tra cosiddetta sinistra e cosiddetta destra. La globalizzazione che nelle ultime sue fasi utilizza una versione del tutto falsificata di un agente patogeno per sottomettere con il terrore i renitenti a livello mondiale e agganciarsi alla presunta salvezza di un rimedio  drammaticamente inaffidabile, quando non nocivo, ha generalizzato e rafforzato nei paesi occidentali lo Stato di Polizia. L'auspicio di un pugno di miliardari senza scrupoli è stato esplicitato nei progetti del Forum Sociale Mondiale con il Grande Reset di Klaus Schwab del FSM: una governance mondiale a dittatura farmaceutico-digitale. Chi trovi a sostegno di questa ipotesi distopica? Le sedicenti "sinistre", socialisteggianti o liberali. Chi contro? Coloro che vengono definiti "sovranisti" e "populisti" e, poi, "negazionisti". Tanto per richiamare l'olocausto.

 Lei ha frequentato per molti anni il mondo del giornalismo televisivo, radiofonico e legato alla stampa nazionale, per poi discostarsene progressivamente e proseguire la sua missione professionale autonomamente. Quali sono i motivi di questo distacco e in generale come giudica informazione di oggi ?

Mi è stata data la felice opportunità di poter svolgere il mio mestiere di giornalista in un quadro di relativa libertà e indipendenza, sia presso alcuni organi d’informazione, come la BBC negli anni’60, Paese Sera successivamente, periodici come Panorama (di allora!), ABC, Giorni-Vie Nuove, Lotta Continua (quotidiano), Nouvel Observateur, The Middle East, New African, Liberazione, e il TG3 degli anni ’90. Ho lasciato questo telegiornale nel giorno dell’attacco alla Jugoslavia, che il direttore di quei momenti, il DC Ennio Chiodi, dimentico di come con Curzi avevamo gestito la guerra all’Iraq e le varie crisi latinoamericane, ci raccomandò di sostenere, nel solito nome dei diritti umani e della "guerra a una dittatura". 

Allora si disse che con il governo D’Alema, sodale dell’aggressione, alla Rai era intervenuta la “normalizzazione”. Da quel momento, infatti non è stato che un precipitare del giornalismo in propaganda, vuoi al servizio dell’atlantosionismo, vuoi a supporto delle voci del padrone partitiche. Una totale mancanza di rispetto per lettori, spettatori, ascoltatori. Un processo di involuzione di una rapidità sbalorditiva, accentuato dall’adeguamento al servilismo mediatico degli organi rappresentativi della categoria, arrivati addirittura a farsi protagonisti delle più sporche operazioni di fake news e false flag di matrice colonialista. Penso alle sceneggiate pro-Regeni (un personaggio dal passato tutto legato all'intelligence occidentale), o pro-Ong della tratta degli schiavi, o come il supino rilancio delle menzogne di un apparato impegnato sotto false spoglie in una guerra terroristica che si faceva passare per guerra al terrorismo”. 


Centrosinistri

Il tentativo ricorrente delle varie Boldrini, Greta, Sardine, di imporre bavagli e censure ai social media e ricorrere alla loro demonizzazione è il riflesso rivelatore del terrore del sistema  per l’affermarsi di voci altre, con ancora barbagli di cronaca e analisi oneste. La situazione dei media italiani, il minuto gruppetto della destra dichiarata e la Grande Armada della destra mascherata (sinistra, centrosinistra, globalisti e liberal vari, Ong) , è equiparabile solo a un postribolo intellettuale. Un vero lupanare che si vale degli strumenti del “codardo oltraggio e servo encomio”. Gli editori usano le pubblicazioni, o le televisioni, per sostenere interessi spuri, spesso condizionate da lobby malavitose, mafiose o politiche. 

Un esempio eclatante di malversazioni mediatiche, peggio del più rozzo gruppo Mediaset, è la catena La7 di Urbano Cairo, con programmi uniformemente schierati su posizioni imperialsioniste e del globalismo di George Soros, come quelli condotti da Lilly-Bilderberg-Gruber, Formigli, Bianchi (Zoro), Floris, Gabanelli, tutti segnati  dal mandato di screditare le voci fuori dal coro. Negli Usa, ma anche in Germania, Francia, Regno Unito, Ungheria, dove resistono voci straordinariamente oneste e valide, soprattutto in rete, ma anche su certa stampa, è stata coniata la perfetta definizione per questo tipo di giornalismo: “presstitute”. Volendo presentare in Italia documenti audiovisivi sulla realtà e verità delle incessanti guerre lanciate dagli Usa e Nato, con il concorso di molti paesi UE compreso il nostro, e coperte dal consenso, o perlomeno dal giustificazionismo, di tutti i media, in tarda età mi sono inventato cameraman e film-maker per realizzare documentari onesti sulle varie situazioni di conflitto in atto nel nuovo millennio.

 Non molti lo sanno, ma lei ha recitato come attore in un leggendario film "engagè" di Elio Petri, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Che ruolo svolgeva allora l'Arte e la Cultura nella formazione di un pensiero critico e quale ruolo svolge oggi?

Ho recitato per caso e per gioco nello straordinario attacco alla violenza e agli abusi delle Forze dell’Ordine, in un paese a dominio democristiano-berlingueriano, che è il film di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Questa impresa di rivolta civile, realizzata da Petri e Gianmaria Volontè anche in molti altri lavori, mi ha visto partecipe in misura molto ridotta, per gioco si potrebbe dire, dell’amico Gianmaria. Con lui, tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70,  avevamo costituito un gruppo di “provocazione teatrale” perfettamente in linea con le istanze contestarie del ’tempo, che allora, grazie a tantissimi artisti, letterati, pittori, teatranti, cineasti, intellettuali, in gran parte in posizione critica verso il consociativismo del PCI, caratterizzavano ed egemonizzavano la scena culturale e politica del paese. Avevo vissuto un’atmosfera affine in anni precedenti, prima della banalizzazione mercantilistica del boom, quando ero alla Mondadori e poi alla Bompiani e la mia vita era onorata ed arricchita da frequentazioni nobilissime, da Montale a Bianciardi, da Calvino a Moretti, da Steinbeck a Vittorini, da Quasimodo a Saba e Rea. 

Tutto questo oggi è annegato in un conformismo piatto, vile, rituale, in cui potentati editoriali e apparati pseudoculturali si contendono, a forza di colpi bassi, penne e pennelli insignificanti, per compiacere il referente politico di turno.  Nel caso attuale, col responsabile della devastazione e mercificazione del patrimonio artistico e storico italiano, con l'eliminazione di soprintendenze e la disattenzione a esperti e competenti, tale Dario Franceschini. Dalla subalternità al dominio economico, politico, militare americano, non poteva non scaturire la subalternità e l’imitazione culturale che va da Andy Warhol alla Coca Cola, dal cinema hollywoodiano ai videogiochi segnati dalla glorificazione martellante della violenza più assurda e del killeraggio di massa. Vince chi più ne ammazza, con la spada, con la provetta e col cattivo gusto. Perfetto romanzo di iniziazione per Marines, bulli, terroristi e prevaricatori di ogni genìa. Le forze di sicurezza del mondo globalizzato.

Arte, pensiero e creatività originali e critici sono incompatibili con il sentire e gli obiettivi delle élite che stanno sconvolgendo il mondo. Lo dimostra la strategia, con periodiche chiusure, di togliere dalla scena qualsiasi manifestazione culturale che comporti un agire, dire e sentire collettivo. Con i cinema, teatri, concerti, stadi, fiere, sagre, circoli chiusi, grazie a un falso pretesto  di sicurezza, si punta a una deculturizzazione globale. Senza l'incontro dei pensieri, dei linguaggi, dei corpi, i nemici dell'uomo avrebbero vinto. La sinistra vera è mancata all'appuntamento Se questo è un discorso rossobruno, pazienza..



Chiedendo perdono ad Alessandro Zan




mercoledì 7 luglio 2021

VEDI NAPOLI E POI VIVI --- Videointervista con testo integrativo --- Dove si parla di noi, di voi, di loro, di odio e amore, di nemici e avversari, di amicizia e perfino di Raffaella Carrà


https://drive.google.com/file/d/1ep4W50s0OujGK0gffV15YXFNiV2PuvOe/view  

https://youtu.be/K56psPZwAGg 

https://comedonchisciotte.org/sancho-special-fulvio-grimaldi-il-sole-di-napoli-e-le-ombre-del-grande-reset/


"Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per consegnare al tuo dominio; il tuo occhio non li compianga" (Bibbia, Deuteronomio, 7:16)

"Solo perchè non ti interessi alla politica, non è detto che la politica non si interessi a te" (Pericle)

"Gli uccelli addomesticati cantano di libertà. Gli uccelli selvatici volano" (John Lennon)


Una soubrette contro il '68


Non c'entra niente, ma è un inciso che mi viene strappato a forza dalle orride circostanze. Ci fosse stata una ventunesima puntata di "Sancho", avrebbe senz'altro ricevuto il posto d'onore nell' "Attualità vista dal basso". 

Hanno proposto il lutto, per ora non nazionale, ma senz'altro al braccio della Nazionale di calcio, per la morte, non di Eleonora Duse, non di Maria Montessori, non di Levi Montalcini e nemmeno di Titina De Filippo. Di più, di più! Di RaffaellaCarrà! Una soubrette, ma anche l'anima rimpianta dell'Italia perduta. Non sono bastati gli applausi delle nazioni di ben due continenti alla bara di una zampettante soubrette, con vocina da balera, le cui canzonette rendevano quelle di Orietta Berti il Clavicembalo ben Temperato di Johannes Sebastian Bach. Soubrette che viene festeggiata  perchè simbolo di un'età inetta, frivola, stupida, spensierata e reazionaria. Da bere, come si diceva della Milano devastata. L'ideale prefazione ai tempi che corrono.

 Anni  Ottanta, giustamente chiamati del "riflusso", o della risacca, quando l'onda, che sembrava tutto travolgere, si ritira e torna la bonaccia. Era dell' "edonismo reaganiano", in omaggio al primo dei presidenti USA davvero rozzi e incolti, fino alla demenza senile (non ultimo della serie), ma pronto a fare di McDonald's, Coca Cola e il Pentagono i padroni del mondo. Traendo dalla ben alimentata psicosi degli UFO - panzane -  il pretesto per le "Guerre Stellari" - vere - ha preparato agli USA un dominio spaziale dal quale fare carne di porco della Terra. Era anche della Thatcher che, passando per stragi di minatori, lavoratori e di colonizzati argentini nell'isola delle Malvine, dall'altra parte del mondo, pensava di trasformare la sfiga britannica del post-Swinging London in rinnovato Impero vittoriano. 

Domata l'ultima vera istanza rivoluzionaria, 1968-1977, la borghesia redditiera e parassitaria italiota ricuperava il suo ruolo di guardiano atlantista di questo paese, da sempre laboratorio reazionario del più terrorista e sanguinario totalitarismo mafio-fascio-capitalista. Raffaella Carrà, con le sue canzoncine scipite, le sue trasmissioni del nulla al cubo e, a volte, idiotizzanti (i fagioli!), le sue allusioni erotiche, ci cullava, dopo la tempesta liberatoria del ventennio precedente, nell'erotismo di plastica di un ombelico scoperto e un tuca tuca da scimmie antropomorfe. Era la ciliegina su una torta di cartapesta. Torta che al suo interno occultava la restaurazione della Santa Alleanza tra austerità UE e protervia padronale in chiave Agnelli, poi Marchionne, poi FCA, poi Stellantis, fino a Draghi. Eravamo partiti da un trampolino che ti fa spiccare il volo, siamo finiti sullo scivolo che ti fa finire nella sabbia.

 


Una zampettante majorette guidava la semina del rigoglio "nazionalpopolare". Con gli applausi alla bara, si festeggia il raccolto globalista.


"Sancho": uno scudiero scettico, ma intrepido e fedele

"Come Don Chisciotte" sa bene, al pari del cavaliere della Mancia a cui ha chiesto il nome, chi sono e cosa ci rappresentano quelle enormi manacce dei mulini a vento. Forse, dal punto di vista anagrafico è il più giovane dei collettivi che, in rete e fuori, hanno colto l'occasione della grande offensiva di chi si vuole padrone e, del caso, carceriere e giustiziere, del mondo, per costruire irradiazione di resistenza, contrattacco, verità/libertà. A buon titolo milita oggi nell'informazione libera accanto ai rinomati Byoblu, Visione TV, Contro TV, 100 Giorni da Leone. Per venti settimane, lo scudiero "Sancho"  ha condiviso la battaglia del Cavaliere.



 Un "Sancho" fuori serie, che qualcuno di voi avrà già visto sul sito di "comedonchisciotte", è il nostro saluto alla chiusura delle 20 puntate della sua prima serie. Una seconda serie dovrebbe partire a settembre.  Sembra che il quartetto (più uno, Giuseppe, che ha poi passato il testimone ad altri), con Massimo (intervistatore competente e sul pezzo), Marco (solerte regista, montatore e immaginifico grafico), il saggio Jacopo a scrutare dalla distanza e il sottoscritto a straparlare, abbia compiuto un'impresa da molti di voi apprezzata, se andiamo a vedere i contatti/consensi. Allora, forse, non abbiamo fatto proprio una figura velleitaria e inutile, specie se a questo generoso apprezzamento vostro hanno corrisposto - e di questo siamo sicurissimi, dato anche certe censure di Youtube - l'irritazione, le calunnie e le contumelie del nemico. 

Il nemico è il nemico è il nemico


Sì, ho proprio detto "nemico". Termine che certi buonisti, spesso cerchiobottisti e utili idioti, quando non amici del giaguaro, o predicatori di uno spiritualismo dei buoni sentimenti, deprecano e vorrebbero abolire nel nome di un amore universale che comprenda quello per il nemico e che finisce col metterlo, umanitariamente, sullo stesso piano dell'amico. Nella mia lunghissima esperienza di giornalista, con prevalente frequentazione di guerre, conflitti, prevaricazioni, sopraffazioni, dei forti sui deboli, dei grandi sui piccoli, in casa e fuori, chi infliggeva sofferenze, distruzioni, devastazioni e morte, come, secoondo voi, avrebbe dovuto essere chiamato? Gli oppressi e sfruttati, i manipolati ed esclusi, i derubati e i feriti o uccisi, lo chiamano nemico. E io con loro.

Zingarelli: Odiatore: "Chi nutre sentimenti di odio contro qualcuno, chi ne desidera il male e cerca di farglielo..."

I primatisti dell'odio, storico e ontologico sappiamo chi sono, cosa ci hanno fatto e ci vanno facendo, dal taglio della lingua, alla cementificazione dell'ambiente e della mente, dalle bombe e sbarre ai dissenzienti, alle religioni castratrici ed escissioniste, dai morbi e farmaci genocidi, all'odio tra noi soggiogati, coltivato con mascherine e distanziamento sociale. Eppure hanno avuto la faccia di dare dell'odiatore a noi. E così la volontà di liberazione, di verità, di giustizia e la lotta per realizzarli contro il nemico mortale che ce li nega, sono diventati odio, odio sociale, invidia. Transfert di una furbizia e di un'abiezione senza pari.

Contro l'odio, o contro la vita?

Avversario è il calciatore della Juventus che gioca contro la mia Fiorentina. E' il professore da cui lo studente dissente. E' anche il paese che gareggia con l'altro per l'acqua di mare o di lago più limpida. Avversari sono coloro cui la legge della vita impone di confrontarsi per la difesa e la riproduzione della specie. Non c'è odio, nè inimicizia, tra la volpe e la lepre, il lupo e il capriolo, c'è il grande equilibrio della vita e della biodiversità. L'odio è, ahimè, prerogativa umana, di un'involuzione che viene da molto, molto lontano, nella quale il dominante odia il dominato. 



Consapevole del suo crimine di negazione della verità, del diritto, della giustizia, del dominato teme la rabbia e la rivolta. Prima prova a blandirlo con illusioni da saltimbanco, poi lo ricatta con premi e punizioni, infine lo ammazza. Nel suo soggiogare, deprivare, uccidere, non c'è necessità biologica. C'è avidità, voracità, godimento sadico del potere e del dolore che sa infliggere. Basta un giro tra le macerie di Aleppo o Mosul, o nei villaggi dell'inedia e morte da sanzioni USA, ONU, UE. O anche in qualche nostra periferia, o nei paesi rottamati dall'abbandono, prima ancora che dal terremoto. O ancora in qualche città del Sud spogliata dalle multinazionali che le hanno desertificate di vita per avere mani libere sulle risorse e fornire, tramite ONG, lavoro schiavistico ai soci del Nord.

Chiamiamolo nemico. La rabbia sacrosanta che i colpevoli cercano di esorcizzare attribuendo a noi il loro odio, la chiamino come gli pare: è il sentimento sano, giusto, indispensabile di chi combatte il male gratuito, fine a se stesso e agli interessi che rappresenta e occulta. E' un altro odio, senza cattiveria, speculare al desiderio del bene e del giusto. E' un sentimento che hanno cercato di estirparci con la falsa, ipocrita ideologia del pacifismo, della nonviolenza. Disarmo unilaterale delle masse, che non metta in discussione il monopolio della violenza dei pochi in cima alla piramide.

Napoli, una botta di "Sancho" e di vita

Un pezzo della redazione di "comedonchisciotte"

Noi, con "Sancho" e "comedonchisciotte", con l'esperienza e il disincanto del vecchio che ha imparato a guardare al presente attraverso le lenti della memoria; noi, con la la forza vitale, la curiosità e la limpidezza morale di ragazzi, tanto incontaminati dal presente da saperci aprire un futuro opposto ai cimiteri prospettatici dal dominio; noi ci siamo incontrati a Napoli. Uno, perchè due di noi di quella città sono; due, perchè di Palestina si sarebbe andati a parlare alla gente e di Napoli si sarebbero insieme condivisi gli umori, le luci, i suoni.

Palestina e Napoli, un legame che si fonda sulla vita e sui viventi, il nemico più odiato e più letale per i congiurati: l'identità, forte, esemplare, indistruttibile in entrambe le realtà; la comunità vissuta e confermata attraverso il tempo nei capisaldi della memoria, nel linguaggio e negli usi. La solidarietà, l'amore come l'erba, l'amicizia come la cornice che racchiude il quadro. Questo e un po' di chiacchiere nel nostro video-saluto di "Sancho".



 


domenica 4 luglio 2021

Dall'affermazione di armi di distruzione di massa in Iraq alla negazione dei farmaci di distruzione di massa nel mondo --- AVANTI I TECNICI COME, CON CHI E CON COSA SI COSTRUISCE LA DITTATURA GLOBALE --- Depistaggi: chi ha fatto scappare il patogeno? Chi fa volare gli UFO? E poi notizie che non interessano i media, ma noi sì.

 


 https://rumble.com/vjbmnh-il-punto-della-situazione-con-fulvio-grimaldi.html  

"Santa Rita ponga la mano sopra di noi, per fare in modo che ne usciamo" (Generale Francesco Poalo Figliuolo, Commissario all'Emergenza)

"Il medico che non crede al vaccino non può fare il medico" (Filippo Anelli, Presidente della Federazione degli Ordini dei  Medici)  Il dato scientifico e morale è che Filippo Anelli non può fare nè il Presidente degli Ordini dei Medici, nè il medico.

“La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi” (Napoleone Bonaparte) 

Due iene, una carogna e un giornalista da far morire


Prima di entrare nel merito, assai serio, trattato nell'intervista al link, lasciatemi sorvolare, senza imbrattarmi troppo, la carcassa maleodorante sui cui resti si stanno azzannando due jene fameliche, Grillo e Conte, seguiti da lontano da due bracconieri d'accatto che sperano gli venga lasciato qualche osso, Di Maio e Fico. Tale è il quadro che mi si presenta all'ascolto dei guaiti e ringhi che si diffondono dalla carogna di quella che era apparsa in una savana, popolata da ratti, rettili e sciacalli, come un'invincibile pantera. Ridottasi poi a ficus benjamin del governo più reazionario dalla caduta di Crispi.

Scusate, ma è inevitabile un'altra uscita dal tema. Sabato a Roma, Piazza Trilussa affollata soprattutto da giovani, manifestazione dei gruppi per Assange, riuscita alla grande. Ieri Julian Assange, eroe e martire dell'informazione vera, perciò privato da 10 anni della libertà, rinchiuso e torturato dal regime britannico nella prigione di Belsham, compiva 50 anni. Hanno parlato in tanti, e bene, percorrendo l'infame persecuzione del rivelatore con Wikileaks dei crimini USA nelle guerre di Iraq e Afghanistan. Vicenda altamente simbolica  per il degrado di tutta un'informazione manipolata e repressa in Occidente, ormai ridotta a propaganda e a comunicazione di potenti uffici stampa. 


Nell'occasione mi è stato dato di ricordare come l'intera impalcatura delle accuse ad Assange sia ora crollata per la confessione del suo accusatore, l'islandese Sigurdur Thordarson, informatore dell'FBI, di aver mentito sul  presunto hackeraggio di Assange di computer Nato e di spionaggio sulle conversazioni telefoniche di alti membri di governi Nato. Accusa sulla quale gli USA vorrebbero condannarlo a 170 anni di prigione.  All'evento, che riproduce altri in tutto il mondo, non si sono visti i dirigenti del sindacato dei giornalisti FNSI, altrimenti frequentatori assidui di tutte le più strumentali iniziative, purchè arcobaleno.

Santa Rita o Esculapio?

Il soccorso di Santa Rita pronunciato dal Figliuolo devoto davanti al santuario a Cascia della santa più miracolante della Chiesa, ci dà la misura della fede che occorre al generale per farci uscire da una situazione che feldmarescialli ben più in alto di lui hanno creato per non farcene uscire mai più. Neanche con tutti i miracoli di Santa Rita. Come sempre, i classici ci indicano la via più semplice e salvifica. Dal dio Esculapio e dai suoi massimi sacerdoti, Ippocrate e Galeno: niente miracoli , ma "primum non nocere"! Pensate come staremmo oggi se dall'OMS e da tutta la conventicola dei suoi celebranti, piuttosto che chiusure, dispositivi e pacciughi chimici, fosse stata disposta quella massima! 

Quando Napoleone, tra la trasformazione di un convento in ospedale e la sconsacrazione di una chiesa, affermò quella verità, giuntagli dai millenni, penso che avesse in mente tutti i monoteismi. Quelli dal cui "verbo" non si scappa, se non a rischio di gravi conseguenze. Quel "primo non fare male" era diventato "primo credere, obbedire e, alle volte, combattere". In nome di dio, ma anche della Scienza.

Deve essere stato in un momento in cui la scienza e, in particolare la medicina, trovandosi tra le mani la disponibilità di miliardi di persone, si sono dimenticate del verbo degli dei e medici antichi. Si sono detti, visto che dalle nostre labbra pendono più creature che dalle religioni, perchè non fare come i preti: proclamare una verità unica e coattiva, la nostra, anzi quella che ci conviene, quella che ci porta in Tv e quindi ai soldi e quindi al potere, al di fuori della quale non ci sarebbe che la perdizione?

Ogni religione è per sempre e per tutti

Qualcuno chiamò la procedura "scientismo", ma era un eufemismo. La scienza era diventata una religione, la massima, la più inconfutabile, quella al di fuori dalla quale non ce n'era per nessuno, nè di dissenso, nè di libertà,  nè di vita. Al punto che le stesse vecchie religioni vi si adeguarono e la riconobbero come l'eccelsa. Un monoteismo in più, ci si poteva anche convivere, dogma per dogma, vero Bergoglio?

Tornando ai contenuti del video, tolgo di mezzo rapidamente due argomenti che ritengo collocati nel vuoto spinto: le origini di quello che non è l'ennesima replica degli agenti patogeni che ci hanno rifilato vere o false epidemie da alcuni decenni in qua. In particolare quello del 2009, detto della Febbre Porcina, che alcuni medici e scienziati liberi e indipendenti smascherarono come gigantesca bufala per cui milioni di preparati, analoghi a quelli che ci vengono imposti oggi, finirono al macero dopo che governi in mala- o buona fede vi avevano riversato miliardi di nostri euro.

Le galline cantano. Chi ha fatto l'uovo?

 


Non conta l'uovo, conta come lo si cuoce

Provate a recarvi in un pollaio, magari quello di Amadori, con 10.000 polli nel capannone. Prendete un uovo e indovinate quale gallina l'abbia fatto. Quello degli uni che attribuiscono l'origine del "coso" agli altri, o casuale o intenzionale, e viceversa, o Wuhan, o Fort Detrick, non è che una partita geopolitica inserita nella gara per lo scudetto globale tra USA, con al traino l'UE, e Cina, con al fianco Russia, Iran e altri. Possiamo giurarci che non ne verremo a capo mai, come per l'11/9, per l'acqua in vino dei Vangeli, o per l'uovo e la gallina, dato che prove irrefutabili non se ne troveranno nei secoli. Resta solo la logica e il cui prodest e ognuno se ne farà la sua ragione. Possibilmente evitando di tirare in mezzo il pipistrello, o qualsiasi altro innocente animale.

Vale, invece, del tutto la pena e ogni possibile impegno l'analisi dell'uso del "coso" e suo presunto antidoto (e probabile moltiplicatore e aggravatore) che si è andato facendo, fin da quando qualche depopolatore se ne fece arma biologica totale. Fallirono il primo esperimento nel 2009, lo riannunciarono nel 2015 col famigerato "lockstep" ("Al passo!") di marca nazista, dei Rockefeller e lo simularono, col depopolatore programmatico Bill Gates e la John Hopkins University, tre mesi prima della sua effettiva circolazione. Avendo per le mani una lunga serie di "cosi" del tipo Corona, bastava aspettarsi l'immancabile influenza autunno-invernale, per vestirla da pipistrello, o da ricercatore cinese, o, per l'altra sponda, da scienziato a stelle e strisce. Poi radunare e compensare medici e media, pomparla a peste delle pesti. Così preparato il terreno e il pubblico, le squadre poterono scendere in campo, con i rispettivi tifosi a sostenerle dalle gradinate. 

Dall'AIDS all'UFO


Mi sento di fare lo stesso discorso per l'altra psicosi di massa indotta, anzi, risuscitata dopo decenni di letargo: gli UFO, ora rinfrescati come UAP ( "Unidentified Aerial Phenomena", Fenomeni Volanti non Identificati), per ora limitati a una delle due parti in contesa. Se la guardiamo risalendo la catena delle precedenti psicosi di massa, cosa che pochi comunicatori fanno, dalla guerra al comunismo, alla droga, a quelle all'AIDS, al terrorismo, al razzismo, al sovranismo, al populismo, all'attuale patologia, incontriamo un dato basilare: tutti nemici inventati, o creati dagli stessi denuncianti, per suscitare, con il massimo della paura per un nemico invisibile, il massimo della psicosi di massa e, dunque, di sottomissione individuale e collettiva.

Ma poi, per non stravedere Sante Rite o alieni in cielo bastano davvero le fonti propagatrici. Tutte rinomate per aver colmato il mondo di verità, come le armi di distruzione di massa irachene, o Bin Laden demolitore delle Torri Gemelle. Il primo che ha parlato di oggetti nel cielo dei quali non si spiegano i movimenti e la natura, è stato il conducator, su basi bugiarde, di ben sette guerre ad altrettanti popoli e l'inventore degli assassinii extragiudiziali, tramite droni e su suggerimento CIA, di individui "sospetti", Barack Obama. Del tema se ne è appropriata istantanemanete l'intera industria militare USA, con in testa il Pentagono, e tanto di "Official Report" alla Commissione Intelligence del Senato, presieduta da quel mattacchione di Adam Schiff, che voleva l'impeachment di Trump causa Russiagate. 

 

Adam Schiff, quando si dice Lombroso


Cose nello spazio? Soldi ai militari.

Quanto pensiate ci sia voluto, al netto dell'Ordine di servizio emanato dal governo, perchè servizievoli manipolatori, inventori e occultatori del calibro di New York Times, Washington Post, CNN, NCBS, (terminali delle massime lobby del pianeta) rilanciassero e moltiplicassero gli UFO e le minacce all'umanità che implicano? Il rapporto del Pentagono ha solo detto di propulsioni ignote e manovre inspiegabili, tipo ad angolo retto, inversioni a U, tuffi improvvisi (li facevano meglio gli Stukas tedeschi). Bastava guardare un aquilone e se ne sarebbe potuto vederne le stesse manovre.  ET restava una congettura. Di Cina e Russia niente di esplicito. Ma di implicito sì: "Possibili  tecnologie molto avanzate di altre potenze". Ecco il conquibus!

Ecco fatto: la nuova minaccia invisibile. Ce ne avevano rifilato poche. I media, poi, si sono lanciati nei dettagli impliciti: qua, o ci impadroniamo noi dello spazio, o Russia e Cina (o gli alieni) ci fottono. Nuovi stanziamenti al complesso militarindustriale da parte delle democrazie sono assicurati. E un sacco di stralunati vedranno cose misteriose in cielo e spereranno che arrivi  quello buono di "telefono casa", anzichè il cattivo della resa dei conti finale. Come se non bastassero l'OMS, le sue porte girevoli con farmaceutici e digitali, Roberto Speranza e il generale Figliuolo.

UFO e guru

E' una magnifico terreno da arare per guru e santoni da setta esoterica e spiritualista. Dove c'è un UFO, c'è qualcosa, qualcuno, di extraterrestre, di metafisico, un messaggio dal Grande Spirito, il cosmo che entra in te, l'infinito amore che ti fa penetrare nell'essenza della vita, nella comunione con tutti, ed elevarti a soglie sconosciute. Via dalla brutta e bruta fisicità di quel poco che vedi, senti, capisci. Entrano in campo i grandi depistatori che ti avvolgono nel tuo ombelico, cosa altamente gratificante e consolatoria. Diceva alle vittime di costoro il grande psicologo e mitologo degli archetipi, James Hillman: "Smettere di guardarsi allo specchio, aprire la finestra e guardare fuori..." 



  Ciò che non vi diranno mai

E, per chiudere, sapete qual'è la notizia più importante da  questo mondo che si affida a Santa Rita da Cascia, magari anche contro gli invasori galattici? Quella che non vi hanno detto e non vi diranno mai. per quanto ce ne siano di ufficiali, come gli organismi ufficiali che le hanno registrate. Il database dell'UE, "Eudravigilance", riferisce, da dicembre  al 19 giugno di 15.472 morti e 1,5 milioni di danneggiati (la metà a rischio di vita, o inabilità permanente) in seguito all'inoculazione di uno dei quattro "cosi" in circolazione. Questo, solo per i 27 paesi europei dell'UE. A sua volta il VAERS, analogo organo USA, registra al 25 giugno 441.931 effetti avversi, con 6.985 decessi e 34.065 conseguenze gravi. Vittime, alle quali, non essendo attribuibili al "coso",  il tanto positivo rapporto rischi-benefici, non pare proprio tale.

Ancora. Il direttore del dipartimento scientifico dell'OMS, Dr. Soumya Swaminathan, è stato messo sotto inchiesta dalla denuncia dell'Associazione dei giuristi e avvocati indiani, per aver diffuso disinformazioni terroristiche sulla terapia preventiva con il farmaco Ivermectin, negandone l'efficacia provata (la stessa denuncia in Italia per il diniego di cure preventive, avallata dal TAR, contro il ministro della Sanità, Speranza, è stata respinta dal Consiglio di Stato).

Il vicepresidente del massimo produttore USA di pere geniche da inoculare, Mike Yeadon, che si è dimesso dalla società in furibondo contrasto con quella produzione, avverte contro gli effetti disastrosi su bambini e adolescenti, mentre l'inventore della relativa tecnologia, Dr. Robert Malone, ammonisce che ne risultano accumuli di nanoparticelle di lipidi (grassi) negli organi e, in particolare, nelle ovaie (e Bill Gates non è sotto processo in India e Sudafrica per aver causato sterilità e morte di  giovani donne?). Da centinaia di scienziati viene l'avvertimento sulla minaccia delle proteine Spike scatenate dall'inoculato.

Gran finale. Dopo la "Great Barrington Declaration" di scienziati delle maggiori università del mondo, Oxford, Harvard e Stanford, firmata da decine di migliaia di medici, in cui si condannava l'intera procedura di confronto globale con il fenomeno patologico, altri 1.500 professionisti di alto livello della Sanità internazionale ("United Health Professionals"), si sono ora pronunciati nello stesso senso. In un documento corposo e dettagliato, hanno chiesto con forza che si ponga fine a tutte le procedure con cui si è preteso di affrontare il morbo. Procedure definite demenziali, sproporzionate, controproducenti a tutti i livelli, sanitari, economici, sociali, dell'istruzione (una sintesi del documento si trova al sito "Global Research". Si tratta di personalità accademiche rispetto alle quali i nostri regolatori sanitari sono hanno un Indice H, quello del livello scientifico, pari al medico condotto di Gurgola (con tutto rispetto)

Ne avete avuto sentore? No? Neanche da Mentana, al TG7?