Fulvio
Grimaldi
GUERRA
CHE FAI, RESISTENZA CHE TROVI
Fulvio Grimaldi in “Spunti di riflessione” di Paolo Arigotti
Dimenticare Gaza, il genocidio che continua e che si estende
alla Cisgiordania, all’Iraq, allo Yemen e al Libano? Non far caso a quanto
restava, in Cisgiordania, della Palestina mutilata e agonizzante, con coloni
nazisti sostenuti da un esercito di tagliagole che uccidono, incendiano,
distruggono, rubano, fanno deserto? Sorvolare su uno Stato criminale che
impazza in Medioriente, si mangia fette di territorio per costruire il suo
mostruoso Grande Israele, caccia e abbandona in strada un milione di cittadini
di un paese inoffensivo, già massacrato altre volte, dopo avergli polverizzato
le case?
Non dare ininterrotto conto dell’eroica resistenza di chi
rifiuta di farsi destinare a una disumanizzazione finalizzata all’estinzione? Di
chi in un paese inerme, con un governo imbelle, ma complice dell’aggressore,
solleva la bandiera della resistenza e riesce a battere il più potente e
“morale” esercito della regione? Di chi, memore e conscio di un
internazionalismo svaporato in gran parte del mondo, dal suo lontano Yemen,
sopravvissuto alla mattanza dei colonialisti vecchi e nuovi, sapendo di subire
dure rappresaglie, si schiera in armi a sostegno dei genocidati? E ancora, non
onorare e rendere riconoscenza a chi, tra i genocidati, da sempre e non solo
dal 7 ottobre, non si arrende e lotta e, a costo di tutto, sa che tutto si può
perdere, mai la dignità?
Nell’assalto all’Iran, cuore dell’Asse di questa Resistenza,
è implicito proprio questo effetto per niente secondario: farci dimenticare
l’orrore e l’onore di coloro che sono all’origine e all’arrivo di tutto ciò. La
distrazione Iran è anche una grande manovra di depistaggio. Scontro tra potenze
regionali e globali, boccone commerciale grosso e di glamour giornalistico per
i media e per chi, anche tra i critici, se ne fa trascinare. Evento centrale
che, però, inesorabilmente andrà a perdere protagonismo quando in una non
vittoria per tutti, l’Iran sarà ancora lì. E intanto il mondo dovrà occuparsi
del dilemma se Cuba debba ancora esserci. Intanto si sarà usato occasione e
tempo per finire il lavoro in Medioriente.
C’è chi dà una mano anche presentandosi come quello, davvero
bravo, che ha capito e denunciato tutto dei crimini dell’imperialista,
colonialista, millenarista, sionista, guerrafondaio, unipolarista. E poi azzera
tutto buttando giù, allo stesso livello di questo, l’altro piatto della
bilancia. Quello dove stanno Hamas, Hezbollah, le Unità di Mobilitazione
Popolare irachene che schiaffeggiano le basi USA, e gli yemeniti (chiamati
“Houthi”, nome di una loro tribù, tanto per svalutarne lo Stato riscattato).
Lode azzerata dall’infamia.
Non era Trump che indicava nell’Iran il centro del
terrorismo internazionale? Appunto, i fiori dell’onore e della dignità
germogliati dalle resistenze di un Medioriente non rassegnato? Eccolo servito.
Ennesimo e particolarmente sciagurato né né.
Altra arma di distrazione di massa dai crimini mediorientali
e dal senso di tutto, sono i clangori di sciabola fatti risuonare tra Caucaso e
Golfo. Chi sospetterebbe mai che si tratta di clangori che silenziano i
sussurri che passano di borsa in borsa, di consiglio d’amministrazione in
consiglio d’amministrazione, di banca in banca, a ogni proclama del finto
mentecatto e supremo speculatore della Casa Bianca? Escalation contro l’Iran?
Prezzi vertiginosi, grandi profitti per chi vende. De-escalation, indici giù?
E’ il momento di comprare. Non è naso. E’ orecchio. Quello a cui arrivano i
preavvisi di Trump. Si chiama insider trading e Trump ne è il pontefice. La
Terza Guerra Mondiale di cui tanti favoleggiano è questa. Alla faccia e per la rovina di tutti noi.
Il resto nel video.
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