Ci sono amici e compagni che si sono giustamente impegnati
anima e corpo per l’Iran e vanno sostenendo la centralità assoluta della sua
resistenza. Avrei qualche riflessione da fare a proposito. Mi metto le terga al
sicuro, ricordando che di Iran mi occupo da una ventina d’anni, lo visito e gli
ho dedicato molto lavoro. Ma ho un paio di obiezioni da dedicare a questa nuova
passione che rischia di fare inconsapevolmente il gioco dei nemici dell’Iran.
Non ci sono dubbi che Israele e il suo manutengolo
statunitense approfittano del clamore globale suscitato dalla guerra con l’Iran
per distogliere l’attenzione da quanto stanno facendo in Palestiina, Gaza e
Cisgiordania, e Libano. E ci sarebbe pure Cuba…
Il genocidio di Gaza che, a dispetto delle tregue, prosegue
a forza di uccisioni dirette e indirette, tramite fame, mancanza di protezione
dalle intemperie, malattia da inquinamento programmato, ferite e mutilazioni
che non è più possibile curare data la distruzione di tutti i presidi sanitari.
Grazie allo sterminio dei giornalisti locali, quasi 300, si sono anche ridotte
notizie e immagini delle atrocità inflitte e della resistenza tuttora operante.
Gaza cessa di essere di moda.
In Cisgiordania, decisa dalla Knesset l’annessione sotto
forma di appropriazione dei terreni, si vanno svolgendo i pogrom dei coloni,
assistiti dall’esercito, che non risparmiano più nessun abitato, attività
produttiva, attività agricola, valori ambientali e storici, demoliscono e
uccidono a volontà. Ci avviciniamo alle dimensioni di un genocidio anche qui.
Non ci sono dubbi che sia programmato.
In Libano, sempre alla faccia della tregua firmata da un
ente che si definisce Stato tra gli Stati, grazie alla complicità di componenti
sociali e politiche di una precisa componente della società, i cristiani
maroniti, consolidatisi in forza politica di netta identità fascista e grazie
alla passività di un establishment ricattato dagli USA, il genocidio sta
diventando all’ordine del giorno. Un quinto dalla popolazione di 5 milioni è
sfollato e sopravvive senza mezzi, senza soccorso, all’addiaccio. Il mondo
tace. Noi tacciamo. I bombardamenti israeliani, detti contro roccaforti e
presidi di Hezbollah, non conoscono restrizioni civili. Anzi.
In compenso, una resistenza che si pensava debellata, date
le decapitazioni di due anni fa, si è ripresentata rigorosa, colpisce
pesantemente il nord dei territori palestinesi occupati e fornisce una
credibile opposizione all’invasione israeliana via terra. Ma non è di moda
neanche quella.
Ricordiamoci che quella palestinese e, per contiguità
politico-territoriale, quella libanese sono questioni al centro di tutto il
confronto geopolitico, economico, morale mondiale. Accanto a quella iraniana. Vale
per le relative resistenze, delle quali nessuna, perché al momento più glamour,
deve essere privilegiata a scapito delle altre. Tanto meno se, magari, si è
tentati di sceglierne quella che appare vincente.
Nessun commento:
Posta un commento