sabato 21 marzo 2026

QUALE RESISTENZA E’ LA PiU’ BELLA?

 

Ci sono amici e compagni che si sono giustamente impegnati anima e corpo per l’Iran e vanno sostenendo la centralità assoluta della sua resistenza. Avrei qualche riflessione da fare a proposito. Mi metto le terga al sicuro, ricordando che di Iran mi occupo da una ventina d’anni, lo visito e gli ho dedicato molto lavoro. Ma ho un paio di obiezioni da dedicare a questa nuova passione che rischia di fare inconsapevolmente il gioco dei nemici dell’Iran.

Non ci sono dubbi che Israele e il suo manutengolo statunitense approfittano del clamore globale suscitato dalla guerra con l’Iran per distogliere l’attenzione da quanto stanno facendo in Palestiina, Gaza e Cisgiordania, e Libano. E ci sarebbe pure Cuba…

Il genocidio di Gaza che, a dispetto delle tregue, prosegue a forza di uccisioni dirette e indirette, tramite fame, mancanza di protezione dalle intemperie, malattia da inquinamento programmato, ferite e mutilazioni che non è più possibile curare data la distruzione di tutti i presidi sanitari. Grazie allo sterminio dei giornalisti locali, quasi 300, si sono anche ridotte notizie e immagini delle atrocità inflitte e della resistenza tuttora operante. Gaza cessa di essere di moda.

In Cisgiordania, decisa dalla Knesset l’annessione sotto forma di appropriazione dei terreni, si vanno svolgendo i pogrom dei coloni, assistiti dall’esercito, che non risparmiano più nessun abitato, attività produttiva, attività agricola, valori ambientali e storici, demoliscono e uccidono a volontà. Ci avviciniamo alle dimensioni di un genocidio anche qui. Non ci sono dubbi che sia programmato.

In Libano, sempre alla faccia della tregua firmata da un ente che si definisce Stato tra gli Stati, grazie alla complicità di componenti sociali e politiche di una precisa componente della società, i cristiani maroniti, consolidatisi in forza politica di netta identità fascista e grazie alla passività di un establishment ricattato dagli USA, il genocidio sta diventando all’ordine del giorno. Un quinto dalla popolazione di 5 milioni è sfollato e sopravvive senza mezzi, senza soccorso, all’addiaccio. Il mondo tace. Noi tacciamo. I bombardamenti israeliani, detti contro roccaforti e presidi di Hezbollah, non conoscono restrizioni civili. Anzi.

In compenso, una resistenza che si pensava debellata, date le decapitazioni di due anni fa, si è ripresentata rigorosa, colpisce pesantemente il nord dei territori palestinesi occupati e fornisce una credibile opposizione all’invasione israeliana via terra. Ma non è di moda neanche quella.

Ricordiamoci che quella palestinese e, per contiguità politico-territoriale, quella libanese sono questioni al centro di tutto il confronto geopolitico, economico, morale mondiale. Accanto a quella iraniana. Vale per le relative resistenze, delle quali nessuna, perché al momento più glamour, deve essere privilegiata a scapito delle altre. Tanto meno se, magari, si è tentati di sceglierne quella che appare vincente.

Nessun commento: