“NON SIAMO IN GUERRA!”
NON SIAMO IN GUERRA?
A profittando della vocazione mercenaria dei curdi,
manifestatasi in Siria e Iran, ma soprattutto da sempre in Iraq, al servizio
dei disgregatori sion-imperialisti delle nazioni, grazie alla sua base militare
a Irbil nel Kurdistan iracheno, il regime Meloni-Crosetto è entrato, anche
ufficialmente, in guerra. E, logicamente, è stata punito dall’aggredito
iraniano.
Cosa cazzo ci fanno i carabinieri a Irbil, aggiungendo altre
motivazioni al nostro sputtanamento internazionale e al nostro impoverimento
collettivo, favorito dall’arricchimento degli armaioli garantito dal loro
lobbista Crosetto?
Spieghiamo
quanto deve essere mantenuto inspiegato. Perpetua le sue missioni al servizio
del colonialismo occidentale il governo Meloni-Crosetto, la cui base militare a
Irbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, è stata colpita da missili iraniani.
Non molto tempo fa la visita qui del premier Meloni e di Crosetto aveva
rallegrato i militari della base italiana (come si può constatare
nell’immagine) installata, chissà perché, in questa regione. Il perché non è
molto pubblicizzato.
Carabinieri
vi addestrano i Peshmerga, milizia protagonista storica del separatismo curdo,
che da tempo è stata chiamata dalla israelo-statunitense “Coalizione Epstein” a
infiltrare sue unità in Iran per azioni terroristiche finalizzate al regime
change. Comandante supremo della milizia, come autocrazia assoluta del Kurdistan,
è dal secolo scorso la dinastia Barzani, ieri Mustafa, oggi Massud. Entrambi a
libro paga della CIA e foraggiati in armi da Israele.
Nell’attuale
fase di aggressione aperta all’Iran, queste milizie sono state sollecitate a
svolgere il ruolo di proxy, visto che i “boots on the ground” Trump non
se li può permettere. A Meloni non sono bastati i 28 militari italiani morti a
Nasiriyya nel 2003, mentre erano impegnati ad assistere USA e NATO a sfasciare
l’Iraq. La chiamarono “Operazione Antica Babilonia” (antica Babilonia i cui
reperti e testi furono razziati dalla soldataglia USA dai siti e dai musei
iracheni, vecchia usanza anglosassone).
Noblesse
oblige.
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