LA PAOLOMIELEIDE, RUBIO E IL RICHIAMO DELLA
FORESTA
E’
simile a quella del Dr. Jekill e Mr. Hyde, emblematico racconto di Stevenson,
la vicenda del più sfrenato dei nostri moderati, Paolo Mieli, già fondatore de
La Classe, forse il primo foglio rivoluzionario del movimento ’68-’77, poi
direttore del Corriere della Sera e colpevole della sua degenerazione da grande
e autorevole portavoce della borghesia sedicente illuminata a capofila di una
stampa degenerata in voce del padrone con il pugnale tra i denti. Il padrone
essendo un poliziotto picchiatore, un generale guerrafondaio e un padrone alla
Jobs Act.
Oggi
è il vicerè per l’Italia di colui, Marco Rubio, la testa pensante e agente,
fasciata di orbace, di Trump, che a metà luglio ha convocato a Washington gli
Stati Maggiori della fascistizzazione globale. 66 paesi tra Occidente ligio e
Sud disponibile. Ordine del giorno da qui ad Armaggedon e oltre: “Lotta
senza quartiere al terrorismo di sinistra”, di cui Rubio si dice convinto
che stia risorgendo, dopo averlo dichiarato responsabile di tutti gli attentati
dell’ultima metà secolo, e che costituisca la massima emergenza mondiale.
Il
documento si chiude con l’appello alle agenzie di intelligence, alle forze di
sicurezza, ai governi e ai media, di unire le loro forze “Per schiacciare
questo male assoluto per sempre”. L’appello è stato immediatamente recepito
da Paolo Mieli. Quello stupefacente Mieli col quale il leader di Potere
Operaio, Oreste Scalzone, la star del cinema d’attacco Gian Maria Volontè, Toni
Negri, Lanfranco Pace, Sergio Bologna, altri ed io, realizzammo i primi numeri
di “La Classe”. Era il giornaletto del microrganismo omonimo, che presto venne
assorbito in Lotta Continua e nell’omonimo quotidiano di cui divenni direttore
dal 1972 al 1975 (ricavandone circa 150 procedimenti penali).
Ho
quindi titoli per misurarmi con l’ex-direttore del Corrierone, ora titolare e
padrone assoluto di uno dei migliori canali dell’ente pubblico, Rai Storia,
dove, con storici di rango, sviscera con abilità retroterra e angoli chiari e
scuri di un passato che le attuali forze decisive ci vorrebbero far
dimenticare. Un merito. Qui troviamo il Mieli Dr. Jekill.
Che
però non tarda di tramutarsi nel Mr.Hyde, impersonato in politica e stampa nel
mezzo secolo post-La Classe, appena l’occasione non gli si presenti. E sul
piatto d’argento glie l’ha offerto quel Marco Rubio che Trump già vede
presidente di Cuba. Glie l’ha offerta col suo annuncio della guerra a ogni
“sinistra estrema, terrorista per definizione”. Una guerra, s’intende, per la
quale, se non dovesse funzionare la soluzione facile “Venezuela”, Gaza è il
modello supremo.
Il
12 agosto, in due corpose puntate della rubrica “Passato e Presente” della sua
RAI Storia, Paolo Mieli si è fatto risonante stanza dell’eco dei proclami urbi
et orbi del Segretario di Stato USA per la resa dei conti finale con il Satana
della Sinistra.
Prima
puntata: “Il terrorismo degli anni ‘70”, tutto rosso, qualche striatura nera,
un fugace riferimento ai “servizi”, un’occhiatina su Ordine Nuovo e Avanguardia
Nazionale, tante Brigate Rosse, presenti dal minuto uno al minuto 60
(naturalmente tutte autentiche, genuine, mica lo Stato s’infiltra tra compagni
come Moretti, Morucci, Ferranda che ti ammazzano il DC più di sinistra mai
visto!). Un movimento di massa politico, sociale, di operai, studenti,
intellettuali che ha cambiato l’Italia come un calzino, ma in meglio? Mai
coverto.
Seconda
puntata: il “terrorismo palestinese degli anni ‘80”, Abu Nidal (l’ho visto e
intervistato quando Saddam, sapendolo provocatore, lo teneva chiuso a Bagdad), gli
attentati di Fiumicino, alla Sinagoga di Roma, l’Achille Lauro, eccetera
eccetera. Chi peggio dei palestinesi sul nostro suolo?
Mandato
rubiano assolto. Con il bonus mieliano, sua sponte e sua fregola aggiunto,
dell’aver fatto sparire sotto la cortina fumogena di Abu Nidal ciò che viene
fatto in queste stesse ore e da ottant’anni ai palestinesi di Gaza e
Cisgiordania, poi anche ai libanesi e ai siriani, quattro pulizie etniche con
obiettivo soluzione finale. E bravo Mr. Hyde.
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