domenica 23 settembre 2012


SIRIA RISCATTATA
MASSE NEL MONDO CONTRO OBAMA




Qui accanto il bel video della manifestazione.

Milano, 20 settembre, Piazza Fontana: Siria riscattata dagli antifascisti, dai compagni, dai democratici, dagli antiguerra autentici. Ce l’abbiamo fatta, tardi, ma meglio tardi che mai e faremo in modo che ce n’est que un debut. Alla faccia nera dei rottami nazifascisti, di Casa Pound, di Forza Nuova., di tutta la marmaglia che, coprendosi sotto la coperta logora delle mistificazioni da infiltrati (“socialisti, laici”, come Mussolini e come i nazi della NSDAP, Partito Nazionalsocialista degli Operai), seguita da alcuni siriani che, tanto generosamente quanto improvvidamente, per amore della loro patria, si sono fatti confondere e circuire, trae la propria ispirazione e “fede” dai nazimperialisti del vecchio eurocolonialismo. Del nazismo finanziato dalle multinazionali Usa, oggi all’opera in Libia, Siria, mondo; del nazismo collaboratore del Bund ebraico mentre rinchiudeva ebrei nei campi, e di coloro che da 60 anni massacrano la Palestina araba; del fascismo che in Libia ha sterminato un terzo della popolazione con stragi, gas, villaggi bruciati, pozzi avvelenati campi di sterminio (un loro protagonista è paladino di quelle Brigate Nere di Rodolfo Graziani che ha ucciso africani e arabi più di Churchill, di quella X Mas che ha collaborato con la mafia e con i nazisionisti).Ce l’abbiamo fatta, rafforzati anche da quello tsunami di volgarità, ingiurie, minacce, che è lo strumento incontrollabile e sistematicamente autolesionista con cui  la”dialettica” squadrista reagisce a chi la smaschera, alle proprie sconfitte. Ne potete godere un florilegio in basso, molto in basso, dove è il suo posto.

lunedì 17 settembre 2012

Milano, antifascisti per la Siria - Sarajevo, a volte ritornano




Manifestazione di una serie di forze politiche democratiche, di movimenti contro la guerra, di oppositori alle aggressioni Nato, di antifascisti, a Milano, San Babila, il 20 settembre, dalle 18. Mostriamo alla Siria che gli antifascisti non la lasciano sola e che la sua difesa non può essere lasciata in mano a rigurgiti dell’estrema destra.

A volte ritornano
Prima di tornare a bomba, cioè alle manifestazioni per la Siria, quella buona di Milano e quella zeppa di nazifascisti di Roma. Riporto il commento di uno dei miei interlocutori più preparati e sulla palla. Capita che a Sarajevo, ove si svolse la grande messa in scena “colorata”, o “di velluto” del primo lustro degli anni’90, prodromo della distruzione della Serbia socialista e anti-Nato, sono tornati coloro che avevano messo su la gigantesca farsa. Chi poteva governare una grande kermesse a celebrazione dell’inganno più riuscito dell’intera vicenda bosniaca (insieme a Srebrenica)? Ma chi se non i campioni assoluti della “risoluzione non violenta dei conflitti” e di ogni ipocrisia pacifista internazionale, la Comunità di Sant’Egidio? Comunità impicciona a vasto raggio, comandata da Andrea Riccardi, membro del governo che fa tutte le guerre Nato. Comunità che, di passaggio, gode del sostegno delle grandi banche armate e della convinta approvazione di Hillary Clinton, nonché di un papa che, in Libano, nel paese più lacerato da conflitti endemici intercomunitari, lietamente ha parlato giorni fa di “modello di convivenza umana”. A seguito del ritorno a Sarajevo degli ingrigiti non-violenti, i cui roboanti piagnistei sulla “città martire” allora produssero il meglio dello strabismo pacifinto colorato, il TG1 ha fornito il solito stanco, stereotipato, ma sempre venefico, rovesciamento dei termini della realtà. Una velina da far invidia al Minculpop.

venerdì 14 settembre 2012

Miseria e Nobiltà tra Roma e Milano, tra Damasco e Bengasi



TUTTI A MILANO PER LA SIRIA. SENZA SE, SENZA MA, SENZA RATTI FASCISTI
(Vedere la locandina della manifestazione per la Siria a Milano il 20 settembre a Piazza San Babila, dalle 18.00 su FB, Comitato contro la guerra di Milano)

Il mio modesto tentativo di far chiarezza, nel blog e su FB, sui nazifascisti che si travestono da antimperialisti e imbrattano la nobile Siria con  una “manifestazione di solidarietà” a Roma-Montecitorio, e sulle persone perbene che invece manifestano a Milano nella stessa data, deve aver colpito nel segno. E, a giudicare dal linguaggio da frustrati e dalle minacce squadriste di un “confronto in piazza” come lo praticano, venti contro uno, i picchiatori di Casa Pound e Forza Nuova, deve anche aver fatto male. Dà più soddisfazione una tale dimostrazione di impotente collera degli smascherati, che perfino le innumerevoli espressioni di approvazione ricevute. L’invettiva arriva dal sito gestito da un forzanuovista di Palermo. Più sotto troverete la qualificante adesione ufficiale di Forza Nuova all’osceno paradosso di Roma e il link a un'altra, estremamente eloquente, presa di posizione della testa di serpente che guida l’impresa. Leggete, ma non allibite, sarebbe troppa considerazione. Fatevi una risata, con un angolino di amarezza per i quattro allocchi che si sono fatti tirar dietro.

Sent: Thursday, September 13, 2012 2:09 PM
Subject: Re: Fw: NAZIFASCISTI E FARLOCCONI.doc

FULVIO GRIMALDI, SEI UN VIGLIACCO SETTARIO SENZACOGLIONI, NON HAI CAPITO UNA MINCHIA DI NULLA, DELLA BUONA VOLONTÀ E BUONE INTENZIONI DELLE PERSONE, DELLA STORIA E DELLA LOTTA UNITARIA DI POPOLO. SEI SOLO CAPACE DI DIVIDERE, ESATTAMENTE COME FANNO GLI USUROCRATI CHE CI VORREBBERO DOMINARE.
NON VALI LE PALLE DEL TUO BASSOTTO DEL CAZZO.
VAFFANCULO. TI ASPETTIAMO PER UN CONFRONTO IN PIAZZA.

RIVAFFANCULO INUTILE RITARDATO POLITICO,
HAI COLPITO LE CORNA CHE HAI IN TESTA
NOI ANDIAMO DOVE VOGLIAMO A TESTA ALTA.
TU SEI SOLO UN VILE E UN INFAME: CONTINUA A MASTURBARTI IL BASSOTTO

mercoledì 12 settembre 2012


NAZIFASCISTI E FARLOCCONI ? LA SIRIA MERITA ALTRO.

Anniversario di due capolavori dello Stato Canaglia numero 1

L’apprendista stregone
Vedo ora al tg che a Bengasi i salafiti , cioè Al Qaida, che ha il controllo militare sugli invasati tagliagole, hanno fatto fuori l’ambasciatore Usa, un funzionario, tre marines e bruciato il consolato. E che al Cairo turbe di salafiti stanno aggredendo l’ambasciata Usa. Sarebbe bello poter attribuire l’eliminazione del diplomatico Usa, consigliere dei ratti mercenari durante la guerra alla Libia, alla resistenza gheddafiana, del resto sempre più attiva in tutto il paese con  sabotaggi ed esecuzioni di assassini, torturatori, traditori e collaborazionisti. Non pare essere così. Un provocatore cinematografaro israeliano ha fatto circolare negli Usa un film in cui altro che le oscenità delle Pussy Riot contro Putin: si smerda l’intera religione islamica e si satanizza il suo profeta. L‘avesse fatto un musulmano con protagonisti il cristianesimo e Gesù, vedresti che extraordinary renditions verso Guantanamo e le altre carceri segrete della tortura e della sparizione di Obama.  

E’ comunque positivamente abbagliante, per chi non serra gli occhi e non preferisce la cecità, il paradosso di un’America attaccata dagli stessi sgherri che aveva inventato, organizzato, fomentato, sparso per il mondo, affinchè fornissero, dall’11/9 in poi, alibi per le apocalissi belliche e le macellerie sociali dell’Occidente. Era prevedibile per un bambino, non per gli idioti invasati di egolatria di Washington e Wall Street. Componeva Goethe alla fine del ‘700, nel grandioso e metaforico “Apprendista Stregone”: Oh, rigurgito d’inferno / vuoi affogare ogni cosa? / Vedo già per ogni soglia / correre torrenti d’acqua. / Maledetta scopa che / non mi vuol più  ascoltare! / Legno che tu eri stato / fermati di nuovo lì… La morale, poi, è nel finale: “Gli spiriti che ho evocato / non li posso più fermare”.

Ci sarebbe poi anche un’altra ipotesi, alla luce della storia del più sofisticato terrorismo mossadiano. Un’operazione concepita a Tel Aviv, affidata a decerebrati manipolati, per fornire all’Occidente in generale e agli Usa in particolare un sonante pretesto per potenziare l’intervento nel continente e nella regione e rinfocolare lo “scontro di civiltà”. Mah. Si vedrà meglio più in là.
Non c’è niente di divertente in questi rigurgiti primordiali di belve forsennate, finora lige agli ordini e usi dettati da leccati gentiluomini al Pentagono. L’aspetto positivo potrebbe essere che qualcuno di quegli occhi dormienti si apra alla luce e incominci a capire di cosa si tratta quando si parla di “guerra al terrorismo”, o di “giovani rivoluzionari delle primavere arabe”.


Nazifascisti per la Siria: la, shukran!
E’ semplicemente spaventoso il discredito che getta sulla solidarietà alla Siria – grande merito della codarda latitanza e degenerazione politica della “sinistra” – la manifestazione dei neonazisti allestita per la Siria davanti a Montecitorio il 20 settembre. Gira in rete un manifesto che chiama  a un presidio davanti alla Camera e a una successiva tavola rotonda e chi non conosce l’identità politica ed etica dei personaggi che vi figurano come relatori (vedi sotto) potrebbe anche illudersi di poter dare, partecipando, un contributo alla verità sul complotto antisiriano e alla difesa di quello Stato e di quel popolo che da 18 mesi resiste compatto contro l’attacco delle più sanguinarie e reazionarie forze del mondo. Peccato che i protagonisti dell’evento, a cui la sinistra criminalmente ha lasciato questi spazi, siano eredi diretti di altre tra le forze più sanguinarie, reazionarie, tiranniche della nostra storia recente, se non addirittura picchiatori neonazisti in proprio.

venerdì 7 settembre 2012


USTICA, IERI E OGGI


Uscirà presto un libro di giovani di Bologna che, con immagini  e parole, ci imporranno di tornare a Ustica, a quel 27 giugno 1980 in cui furono distrutte 81 vite. La mano che operò allora, è attiva anche oggi. Più che mai. Questo è il mio contributo al libro.

Di questa serie di scheletri di metallo, raccolta da persone che hanno compreso come centrale per la liberazione delle nostre vite sia la lotta contro l’oblio, ontologicamente praticato dagli autori di delitti, persone tanto più meritevoli per essere giovani, probabilmente nate dopo la tragedia di Ustica, tanto più coraggiose per aver sfidato la strategia dell’occultamento praticato dal dominio, mi ha fatto rabbrividire soprattutto quella di un oblò del DC9 con sotto la scritta “exit”. Quasi un’epigrafe posta, con macabro sberleffo, dagli autori dell’assassinio di massa. Il finestrino, dal quale l’occhio dei vivi vagava su mondi, esistenze, spettacoli celesti, è cieco. Dà sul nulla. Il nulla della morte cui, con feroce cinismo, pare indirizzare la scritta.

Mi pare che sia racchiusa in questa immagine tutto il male di una società i cui valori sono stati trucidati da chi si propone di governare il mondo con gli strumenti di una protervia senza confini, finalizzata a distruggere qualsiasi cosa che si opponga alla sua marcia necrofora. O che non le sia utile. Quando l’obiettivo era quello di eliminare Muammar Gheddafi, il capo di una nazione le cui risorse erano appetibili e il cui sistema politico e sociale rischiava di innescare contagi avversi alla dittatura globalizzata dell’Impero, i regnanti, coltivatori di democrazia, diritti umani e pace, non ci hanno pensato due volte a rischiare di disintegrare decine di vite innocenti e inconsapevoli. Non si fa così anche oggi, oltre tre decenni dopo, quando per togliere di mezzo un governante ostico, o semplicemente disobbediente, si annienta un paese, si stravolge un ordine sociale, culturale, politico, si mettono al servizio missili e mercenari sanguinari per eliminare quanta più parte possibile di un popolo, del suo pensiero, della sua storia, del suo futuro?


venerdì 31 agosto 2012

IL PRIVATO E’ POLITICO

poi Damasco, Tehran, Ecuador-Assange, fuochi all’Ilva e autocombustioni, liquidazione del Terzo Potere e incameramento del Quarto. Grilli pensanti e grilli parlanti. Il Terzo Stato dov’è

 "Tutti noi siamo persone, non tasti di pianoforte. Nessuno può trattarci come se fossimo tasti di pianoforte. Nessuno può schiacciarci per suonare la musica che piace a loro." (Fëdor Dostoevskij) 
Tempo nero che genera il tempo rosso che renderà possibile il tempo verde: la solidarietà va occupando il posto dell'avidità e della paura. Essendo capace di inventare, capace di creazione e di follia, la rivoluzione cubana va. Però nemici non le mancano. Tra i suoi nemici più temibili c'è il burocrate, devastatore come l'uragano, asfissiante come l'imperialismo: non ci sono rivoluzioni che non se lo allevino dentro. Il burocrate è l'uomo di legno, nato per errore degli dei. che lo fecero senza sangue, non ha stimoli né apatia, non ha parole da dire. Ha l'eco, ma non ha voce. Sa trasmettere ordini, non idee. Considera ogni dubbio un'eresia e qualunque contraddizione un tradimento. Confonde l'unità con l'unanimità e crede che il popolo, eterno minorenne, bisogna tirarlo su per le orecchie. E' del tutto improbabile che il burocrate si giochi la vita. E' del tutto impossibile che si giochi il posto. (Eduardo Galeano) 
 " La vittoria dell’economia di mercato (come chiamano oggi eufemisticamente il capitalismo) deve essere assoluta, e così la sconfitta del socialismo. Si vuole fare in modo, come diceva Hitler prima di Stalingrado, che quel nemico non si rialzi mai più. I capitalisti in effetti hanno sempre avuto un’inclinazione per l’assoluto. In tutto il mondo il capitalismo è entrato in una crisi priva di sbocchi. Non gli è rimasta altra scelta che sprofondare in un caos ecologico e sociale oppure accettare la rinuncia alla proprietà privata dei mezzi di produzione e quindi il socialismo. Ambedue le alternative significano la sua fine"
(Erich Honecker) 
 "Comprendo fin troppo bene quello che avete detto. Quello che state facendo è gettare fango su di me, sul presidente Mao Zedong e sulla Grande rivoluzione culturale proletaria, a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone... Nasconderete anche questo?" (Jiang Qing, moglie di Mao) 

 Buongiorno e ben trovati. 

 “Anni Settanta”. Dipende
Sarà un pezzo disordinato, senza capo ne coda, cavato alla rinfusa dalla montagna di ritagli, carte, documenti, email, appunti, che è cresciuta a lato della tastiera in queste settimane di blog silente (se non per i sempre validi interventi dei miei interlocutori). Avrei dovuto riordinare, scomporre, categorizzare, tematizzare, travasare in puntate, ma un po’ la canicola, un po’ la sindrome del dopo-ferie, un po’ il bassotto-ragazzino Ernesto che insiste, pena un muso di rappresaglia, a trascinarmi alle siepi dei giardinetti dove si accanisce sulle lucertole (tranquilli, grande cacciatore, non le prende mai), non ne ho né il tempo, né la voglia. Sono anche un po’ depresso per un libro del mio figlio maggiore, buona penna pensosa, che ha voluto spiattellare ai suoi lettori (gliene auguro molti) le vicende vissute col padre separato, militante di Lotta Continua, negli anni ’70, lui ragazzetto (oggi alla seconda età). Che gran peccato che di quella fioritura del ’68, dei suoi colori forti, delle sue spine e delle sue efflorescenze selvatiche, lui, pur reduce nientemeno che della “Pantera”, esile e breve ritorno di fiamma, non abbia riportato le luci indiscutibilmente abbaglianti, il calore dei fuochi esterni e interni. Ma solo un pietroso, rancoroso sarcasmo, anche squalliduccio, intossicato da ricordi falsi e impoverito da ricordi buttati, simile ai “ripensamenti” dei tanti che successivamente hanno messo la testa apposto,non lontano dalla valutazione che di quei mala tempora davano certi ambienti famigliari, tutti chiesa, banca e famiglia ristretta. 

venerdì 20 luglio 2012

Borborigmi di morti viventi

 http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2884 


Qui sopra un libello contro il sottoscritto e ciò che costoro chiamano “grimaldismo”, rendendomi un onore che non merito. C’è poco da aggiungere agli amari sghignazzi che vi verranno spontanei nel leggere i deliri razzisti, settari e, soprattutto, eurocentrici, di questi arroganti custodi dell’ortodossia comunista che, dalla loro piccolezza e irrilevanza, infliggono sentenze di non comunismo all’universo mondo. Sono quei quattro saprofiti rampicanti che allignavano sul tronco del PRC e poi, come favi di Tiglio, alla prima brezza, sono svolazzati di qua e di là, si sono frantumati, come ovunque nel mondo succede a queste mummie del pensiero unico a rovescio, in gruppetti rancorosi che azzannano chiunque muova passi verso benessere e giustizia sociale, sovranità.


Accusano le mie critiche al loro impotente onanismo (radicamento sociale zero, troppo impegnati a farsi le scarpe fra di loro) di “stalinismo”. Quello scritto è il migliore esempio di “stalinismo”, come raffigurato dal capitalismo, a dispetto del fatto che Stalin abbia fatto ammazzare quel Trotzky, che loro sconvolgono, e abbia annichilito Lenin, di cui, come di Trotzky, preferiscono non ricordare la definitiva e non perfettibile valutazione sul con chi stare quando si tratta di un conflitto tra imperialisti e piccoli e deboli, di qualunque classe o ideologia essi siano. Loro invece vanno a far chiassate all’ambasciata di Gheddafi, mica a quella di Obama, o a Palazzo Chigi!


Per la loro irrilevanza, questa aggressione ideologico-personale non meriterebbe risposta, anche per la caterva di ingiurie che spurgano (“la più aurea malafede”, io non c’ero arrivato) non fosse per quei quattro ingenui che da loro potrebbero essere trascinati tra le salmerie delle armate imperialiste e reazionarie. C’è in quel delirio solipsista un micidiale disprezzo, oltrechè per i rapporti di forza esistenti e cogenti, per le condizioni materiali della povera gente, dei proletari, degli aggrediti. Vedi come trattano Chavez, Fidel, gli altri che, in condizioni obiettive tremendamente difficili e rischiose, hanno portato avanti un progetto di liberazione e giustizia sociale. E questa depravazione del pensiero di Marx, Lenin, Trotzky, che li rende utili idioti dell’imperialismo, nei cui sottoscala spesso finiscono.


Quanto a me, ho capito cos’è il krusciovismo, il brezhnevismo, il gorbaciovismo, il togliattismo. Ma, tra collettivizzazioni forzate e forse necessarie, l’indispensabile ma ecologicamente catastrofico sviluppo industriale, la spartizione di Yalta a rovina di tutte le forze nazionali rivoluzionarie, la gestione controrivoluzionaria e collaborazionista dei partiti comunisti all’estero, gli efferati processi alla generazione rivoluzionaria, il patto con Ribbentrop, ma anche la costruzione dell’Armata Rossa e la vittoria sul nazifascismo, lo “stalinismo” non mi è mai stato chiaro, ondeggiante come è stato tra sciovinismo, realpolitik, e contenimento del mostro imperialista.




Quando la Siria sarà stata ridotta come Libia o Iraq, dove si è visto come non si sia visto neanche il fantasma, da loro vaneggiato, di una sollevazione di classe contro cosiddette dittature, a un popolo che difendeva la sua sovranità, dignità, benessere, quello possibile sotto ricatti della ”comunità internazionale” globalizzante, tutti noi avremo finalmente modo di denunciare questi guru della teoria unica e indefettibile, questi monoteisti di matrice giudaicocristiana, depositari di un verbo mai compreso e che, così, ha l’attualità delle “buone cose di pessimo gusto” di Nonna Speranza (Guido Gozzano), come i vermiciattoli che si sono sapientemente sacrificati lubrificando i cingoli del tank euro-Golfo-americani.


Ancora un pensierino per il “manifesto”, dato che qualcuno lo legge e potrebbe essere abbagliato dalla testata “quotidiano comunista”. In pieno marasma istituzionale e costituzionale in cui il capo dello Stato ha gettato il paese, tra golpe con Monti e assalto agli eredi di Falcone e Borsellino, con lo stesso glorificato padre della patria invischiato in torbidi scambi con un indagato per le stragi del 1992-93 e che, in strepitoso conflitto d’interessi, ricorre alla Corte Costituzionale dei suoi nominati, chi editorialeggia in prima pagina in difesa dell’intoccabile, dichiarandosi Corazziere del Presidente? Il troppo anziano Valentino Parlato che, peraltro, fin dall’adolescenza giornalistica, ha insospettito i più per smosciamenti vari e, in particolare, per le sue simpatie per Banca d’Italia e affiliati. Non sono passate 24 ore, che - a rimediare? a rafforzare? – se ne esce la direttora, Norma Rangeri, che, elencate le virtù celestiali attribuite a Napolitano, conclude col classico radikalchic né-né. Chissà cosa avrebbero detto di questo foglio normalizzato Luigi Pintor, o Stefano Chiarini. Noi, per quanto ci costi pensando all’orrenda pagina esteri Nato del giornale, preferiamo un giornale che mena, “IL Fatto”.

Ciao a tutti.




giovedì 19 luglio 2012

MEDAGLIA D'ORO OLIMPICA A SACCHEGGIO E DEVASTAZIONE - OLIMPIADI DEL TERRORE IN SIRIA E BULGARIA. TUTTO FA BRODO. Assalto finale del golpista vandeano. Altri galantuomini fascio-sionisti.

 Cari amici e interlocutori, me ne vado for dai bal per qualche tempo. Vi risparmierò queste tiritere fino a metà agosto. Ma leggero i vostri commenti e messaggi. Buona estate di controffensiva. 


 

Mi unisco al commento di Alex per esprimere anche la mia profonda preoccupazione, soprattutto per il modo in cui l'azione terroristica è stata salutata dai media internazionali. Le analisi ci trovano tutti d'accordo, Fulvio e commentatori attenti, come forse mai prima d'ora. Ma, adesso, che fare? Il senso di frustrazione che ho provato quando ho visto assassinare Saddam Hussein e Muammar al-Qaddhafi è stato violento e insopportabile. Non voglio rivivere, ora, la medesima e terrificante esperienza. Oggi ne faccio, mi si perdoni l'intimismo, una questione innanzitutto di morale personale, di psicologia individuale. I traumi iniziano a essere un po' troppi, mi pare di essere in un romanzo magnifico di Saramago, Cecità, dove tutti diventano ciechi tranne una donna, che, allibita, assiste alla follia collettiva che la circonda. Io la Siria la conosco bene, ci ho studiato arabo alla fine degli anni '90, quando Hafiz al-Asad era ancora vivo, gratuitamente e con maestri dedicati e bravissimi, che ricordo con grande affetto. Sapere di continui attentati e stragi - eterodiretti da Londra, da New York, da Doha, da Riyad - a Damasco e nelle altre dolcissime città di quel dolcissimo paese inizia a farmi molto male, nel profondo. E mi fa male soprattutto l'orrida ipocrisia dell'Europa e dell'Occidente, il ribaltamento spudorato e continuo della realtà, il sostegno ai peggiori gonzi islamisti, vera vergogna dell'Islam e puro prodotto del riflesso coloniale e orientalista. Confesso di essere scosso e di sentirmi impotente. Non per questo, comunque, ci si rassegna. Hasta la victoria, siempre! 
Stefano 

Sarò lungo, ma per alcune settimane avrete pace e quindi potreste leggere questo rotolone un po’ per volta. Aggiungo al commento qui sopra, giuntomi sul blog e che ritengo degno di diffusione (come tanti altri per i quali non c’è spazio), due parole su quanto successo in Siria e Bulgaria mercoledì 18, in perfetta e ovviamente voluta simmetria, dato che la paternità è degli stessi. 
A Damasco sono stati uccisi, da una bomba introdotta nella Sede della Sicurezza Nazionale, il ministro della difesa, Daud Rajha; il suo vice Assef Shawkat e il capo della Direzione per la Crisi, Hassan Turkmani. Imprecisato il numero dei feriti. A Burgas, in Bulgaria, è stato fatto saltare un autobus con a bordo giovani israeliani in vacanza, 7 morti e oltre 30 feriti. E’ l’apice di una campagna di terrore genocida condotta da 17 mesi contro la Siria e, in prospettiva, contro Hezbollah e l’Iran. A seguire il proprio impulso, uno riempirebbe pagine su pagine di collera senza fine: assassini, assassini, assassini, mostri, belve, feccia dell’umanità, subumani, stramaledetti che l’inferno vi inghiotta. Ma sono parole inadeguate, anche per gli squallidi e rapaci velinari di tutta la stampa che conta (e che conta meno), sulla cui penna sgocciola, indelebile, sangue dalle mani dei boia che tiranneggiano l’Occidente, da Washington a Tel Aviv, da Londra a Roma. 



domenica 15 luglio 2012

SUFFRAGIO UNIVERSALE KAPUTT. Messico, Libia, la Siria verso l'ora x.

 Apriamo il discorso con un omaggio fotografico ai minatori delle Asturie e a tutto il movimento spagnolo che, come i greci, insegnano il modo con cui si deve rispondere alla guerra di classe dei criminali maltusiani che puntano a genocidi biologici e sociali sotto una dittatura mondiale.  



Ci sono le condizioni, oggi più che mai,per l’offensiva internazional-socialista. Ci sono gli indignati, la gioventù di Francia, Grecia, Chicago, Cile. Gli indignados sono arrivati fino in Israele. Andiamo a a dare un saluto solidarista agli indignati di questo mondo e ai nuovi movimenti della gioventù che hanno lanciato una lotta contro i mille demoni, i mezzi di comunicazione, la repressione, lo sfruttamento. In questo senso il capo dello Stato (Hugo Chavez) ha dichiarato che i popoli del mondo “hanno dentro ciò che qualcuno chiamava pulsione eroica. Oggi, senza trionfalismo e con umiltà, possiamo dire che l’America Latina e i suoi governi progressisti sono l’avanguardia dell’umanità”. Alla chiusura del XVIII Foro di San Paulo (vertice dei partiti di sinistra latinoamericani), i partiti politici, i movimenti sociali e le organizzazioni della sinistra mondiale dichiarano concordemente il 24 luglio “Giorno della Solidarietà Mondiale con la Rivoluzione Bolivariana”. (Dichiarazione del XVIII Foro di San Paulo) 

A Genova, per il G8, assolto il capobanda degli aguzzini, ignorato il mandante dell’uccisione degli ultimi brandelli di democrazia e di Carlo Giuliani, gratificati di un buffetto e di remunerativi contratti con società di sicurezza private i Gestapo in piazza, chiusi in carcere per anni coloro che difendevano il diritto e si battevano contro i criminali di guerra e contro l’umanità. Un piccolo passo per lo Stato di polizia, un grande passo per gli schiavisti del Terzo Millennio, così inaugurato

Non solo Berlusconi e Monti.
"Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione "selvaggia" della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione” .(Pier Paolo Pasolini). 

La questione è che i fascisti sono un problema solo laddove l'antifascismo reale è morto. E un antifascismo che si sveglia solo quando c'è un raduno di fasci per protestare è un antifascismo dimezzato. Da sempre i fascisti cercano di mimetizzarsi, perchè se affermassero apertamente lo schifo della loro ideologia verrebbero respinti da tutti. Il programma di Sansepolcro era quasi di sinistra, Mussolini si riempiva la bocca ad ogni discorso dell'Italia proletaria vs le plutocrazie, gli stessi nazisti avevano una bandiera che è evidentemente uno scimmiottamento della bandiera rossa, e mettevano persino nel nome la parola socialista. Dal '68 ad oggi non si contano i movimenti rossobruni (nazimaoisti, terza posizione, ecc.ecc.). La differenza qual è tra oggi e ieri? Che ieri chi andava in piazza, a sinistra, non lo faceva perchè era di moda, ma perché ci credeva e quindi sapeva cosa sono i fascisti, e se i nazimaoisti solo si sognavano di accodarsi a un corteo di sinistra prendevano tante di quelle mazzate che gli passava la voglia per sempre. Oggi dov'è la sinistra? Non c'è più, e quindi nessuno esprime solidarietà antimperialista alla Siria, al di fuori della rete, e nel mondo reale alle manifestazioni chi può cacciare i fascisti, che sono la maggioranza? Nessuno. Ma la colpa non è dei fascisti, è dei sedicenti comunisti, che sono peggio dei fascisti, supportando attivamente l'imperialismo della Nato. Sono peggio per lo stesso motivo per cui per il nemico è più prezioso un traditore, che ti pugnala alle spalle, di un suo soldato, che ti sta di fronte, e quindi lo puoi combattere ad armi pari. (Contributo di Amaryllide al mio blog) 

Suffragi. Universali? 
Le elezioni non te le fanno vincere più. Possibile che i risultati elettorali rovesciati nel loro contrario nella più Grande Democrazia del Mondo, in occasione del Bush Primo e del Bush Secondo, non ci abbiano convinto che la sinistra, che sia rossa, rosa, o grigia, non andrà mai più al potere dove il potere sia stato sequestrato dalle élites del pensiero unico e della globalizzazione capital-imperialista? Il campanello d’allarme non è stato suonato a stormo dagli insediamenti farseschi di fantocci del colonialismo come Djndjic in Serbia, il narcoterrorista Thaci in Kosovo, il narcopetroliere Karzai in Afghanistan, il tagliagole islamista Al Maliki in Iraq, l’ultrà islamista Morzi in Egitto, lo spione Jibril a Tripoli? Se non sono delinquenti non li vogliamo. Primo, ce li sentiamo affini, secondo, con tutti quegli scheletri nell’armadio, la catena dei ricatti s’allunga. E i colpi di Stato attuati in Honduras e Paraguay e ripetutamente tentati in Bolivia, Ecuador, Venezuela, non hanno cancellato o provato a cancellare risultati elettorali sgraditi ai signori delle banche, del complesso militar-industriale, e degli integralismi religiosi alleati? Trionfi elettorali resi possibili da uragani di masse in lotta di lunga durata. C’è, a monte, il dominio assoluto di questa associazione a delinquere planetaria sui mezzi d’informazione e sulla produzione „culturale“ che, in partenza, annulla il libero arbitrio e la presa di conoscenza-coscienza delle masse. Bambini resi succubi, ignoranti e immaturi fin dal primo giorno di un sistema scolastico menomato e pervertito in gerarchia aziendal-militare. C’è, a metà strada, la compravendita dei voti, il ricatto del voto utile (sempre al padrone), il clientelismo alimentato dalla miseria indotta ad arte, gli strepitosi premi di maggioranza che riducono le opposizioni a decorazione murale. E ci sono, a valle, i brogli. 
Quanto a noi, nessuno ha mai voluto andare a fondo delle „stranezze“ verificatesi nel 2006, quando Prodi stava a 10 punti di vantaggio il giorno prima e prevalse per un rotto della cuffia, abilmente allestito per una sollecita crisi, e nella notte impenetrabile del viminale i conteggi si bloccarono. Del resto neanche i vincitori defraudati da Bush e da quattro giudici complici sollevarono qualcosa di più di un ciglio. Il sistema Giano bifronte, dei partiti intercambiabili da finto conflitto, dei parenti-serpenti, va salvaguardato. 





sabato 7 luglio 2012

Terrorismo impunito. Un libro.


Postfazione al libro “Il terrorismo impunito”, Zambon editore


Questo libro è utile, prezioso, necessario. Disfa tabù e assegna responsabilità inderogabili. Lacera le nebbie dell’ipocrisia collettiva, frutto di codardia, opportunismo, collusione. Mette sul banco degli imputati, in un maxiprocesso al confronto del quale quelli della mafia sono recite scolastiche, i protagonisti del terrorismo di Stato istituzionalizzato e diffuso nel mondo come paradigma delle nuove dominazioni. Soprattutto, rimettendo in piedi una realtà rovesciata nel suo contrario, codifica la differenza tra la violenza di chi aggredisce a torto e chi si difende a ragione.

Ho da aggiungere qualcosina anch’io che, credo, rientri a pieno titolo nel catalogo di questo terrorismo e della sua orripilante impunità. Andai in Palestina-Israele nel 1967, da inviato in quella guerra. Nell’avanzata di ciò che già allora era uno dei più potenti e protervi eserciti del mondo, forse non ancora tanto nell’efferatezza degli abusi, quanto nello Zeitgeist che andava consolidandosi in quelle sfere. Zeitgeist erede del cinismo verso chiunque contrastasse il legittimo  disegno di conquista sionista, che discendeva direttamente dalle imprese delle bande d’avanguardia, Stern, Irgun, Hagannah, ma che allora non era ancora condiviso, e me ne potei rendere conto tra tanti amici ebrei, da grandi settori della popolazione immigrata. L’impunità è ovviamente il fattore che ne ha promosso la diffusione, fino ad arrivare a quel 92% di cittadini israeliani che condivisero l’ecatombe di “Piombo Fuso” a Gaza.