DA TUTTA LA TOSCANA E REGIONI VICINE VI ASPETTIAMO NEL BORGO PIU’ BELLO D’ITALIA E NEL CUORE DELLA SUA RIBELLIONE.
Gambassi
Terme giovedì 7 novembre, ore 18.00
Massa e
Carrara sabato 9 novembre , ore 16.00
DA TUTTA LA TOSCANA E REGIONI VICINE VI ASPETTIAMO NEL BORGO PIU’ BELLO D’ITALIA E NEL CUORE DELLA SUA RIBELLIONE.
Gambassi
Terme giovedì 7 novembre, ore 18.00
Massa e
Carrara sabato 9 novembre , ore 16.00
Fatti,
delitti, lotte di oggi alla luce del passato e nelle prospettiva del futuro
MIEI
INTERVENTI
In “Spunti di riflessione” di Paolo Arigotti: “Il ringhio
del bassotto” https://youtu.be/wAEtLXpjKl0
In “Caleido” di Francesco Capo, “Kermesse e
Sconvolgimenti” https://www.youtube.com/watch?v=dspj3Yvst7s
In “Mondocane…punto”
https://www.quiradiolondra.tv/live/
questa sera alle 20.00
Cosa è successo davvero quando l’Iran ha bombardato Israele
e quando Israele ha contraccambiato sull’Iran? Ah saperlo!
Incominciamo col dire chi ha cominciato, come fa
l’insegnante quando entra in classe e trova devastazione e due ragazzini con
ammaccature? Chè qui il sistema è quello dell’occultamento dei precedenti, così
uno si sofferma sull’ultimo evento e non gli si fa capire da cosa è derivato,
in che cosa è radicato. E’ il trucco padronale dell’annientamento della memoria
e, dunque, dalla Storia. Storia che per chi la conosce e interpreta, è proprio
maestra. Esempio, a vedere le mosse della combriccola Meloni tra premierato e
scazzi con la magistratura e a ricordarsi poi di Mussolini e dei suoi
antecedenti sovrani assoluti, non credete che, dalle similitudini, si capisca
meglio cosa vanno architettando e come converrebbe rispondere? Non proprio come
con la Ghigliottina, o con Piazzale Loreto, ma insomma che reagire si deve.
Secondo Enrico Mentana, i pappagalli del Deep State in tutti
i media e, sorretto nell’argomentare dalle bretelle, l’eccellenza tra questi,
Federico Rampini, tutto è cominciato, uno, perché l’Iran è intrinsecamente
cattivo, il capo dell’Asse del Male e merita qualsiasi punizione; due, perché,
con inusitata e ingiustificata protervia, ha lanciato su Israele ben 200
missili. Di cui alcuni hanno fatto addirittura male (detto dalle riprese
satellitari, con grande irritazione degli assertori israeliani della propria
invincibilità).
Le precedenti imprese – bombardamento dell’ambasciata
iraniana a Damasco, l’assassinio di Raisi, Haniyeh e Nasrallah, dopo centinaia
di attentati terroristici nel corso dei decenni, la decimazione di dirigenti
Hezbollah e Pasdaran (con corredo ci migliaia di civili, lì per caso) - tutte
scomparse. Restano i due ingiustificati attacchi missilistici all’unica
democrazia del Medioriente.
A questo punto saremmo, a spanne, su qualcosa come una
goleada di 20 a due per Israele e, se consideriamo anche i graffi fattigli
dagli altri dell’Asse della Resistenza (Hamas, Hezbollah, yemeniti, iracheni), potremmo
concedere un 10 a zero. Il dato è questo, cari corifei dell’ “Israele ha il
diritto di difendersi”, dato che sono 80 anni che viene attaccato dalla potenza
palestinese.
Ora pare che le armi grosse tacciano. Almeno per un po’.
L’hanno suggerito, per finta, Biden e Kamala, con in coda le perorazioni delle
succursali UE e, sul serio, Russia e Cina. Con i primi addirittura in
delegazione a Tel Aviv. Qualcuno mormora che potrebbero fare di più. Intanto
hanno, collateralmente, qualcosa di più, a dispetto delle furie belliciste di
USA, Israele e accoliti: al vertice BRICS hanno fatto riconciliare Cina e India
e confermare la stupefacente intesa Riad-Teheran, ora celebrata perfino con
esercitazioni navali congiunte. Roba che va togliendo dal fuoco mediorientale
parecchie castagne statunitensi.
Nell’intervista di Francesco Capo c’è dell’altro. C’è la
Moldavia che, a forza di aiutini da di là, e la Georgia che, tutta da sola,
resta di qua. Se ne è parlato in vario modo, perlopiù sempre uno, lo stesso: in
Georgia ha stato Putin, in Moldavia hanno fatto tutto i moldavi. Va ricordato
di striscio che in Moldavia alle prime proiezioni i neutrali (per favore non
“filorussi”) erano al 58%. Questo a dispetto del pellegrinaggio a Chisimaio di
tanti seducenti politici europei.
Poi sono arrivati gli espatriati e hanno fatto vincere i
filo-UE (questi sì, vanno chiamati così) per un mezzo grammo di bruxellismo: lo
0,57%. Forse non vi hanno riferito qualche dettaglio di questo trionfo europeo.
Per il milione mezzo di moldavi all’estero erano stati allestiti 231 seggi in
Europa e appena 20 in Russia. In Russia le autorità diplomatiche moldave hanno
fatto arrivare 9000 schede per 300.000 elettori.
La presidente filo-Ursula, Maia Sandu è passata per il rotto
della cuffia – ha stato Putin - al ballottaggio con Alexander Stoianoglu, cui
andranno anche i voti dell’altro neutrale (ergo filorusso) Renato Usatii. Sarà
una bella gara. Le ONG ce la dovranno mettere tutta.
Come in Georgia, dove pur essendocene 25.000, tutte
occidentali, dai tempi funesti di Saakashvili (quello venuto su con la
“Rivoluzione delle Rose” e andato giù con l’invasione dell’Ossezia scissionista
nel 2008, bloccata dai russi nel giro di 5 giorni)
In Georgia, retta da un governo neutrale, aperto sia al
lontano continente europeo sfigato, sia all’adiacente e prospera Russia, a
dispetto delle ONG occidentali che hanno invaso la Georgia e si sono
impadroniti di sanità, istruzione, Giustizia, privatizzazioni, vince sui
filo-UE il premier neutrale Kobakhidze di “Sogno Georgiano” con il 54,08. Sulle
TV georgiane erano circolate immagini bandite in Moldavia: morti, distruzioni,
dittatura in Ucraina. Anche perché s’era
capito chi fossero quelle ONG quando una legge gli ha imposto di dichiarare i
dollari e euro che ricevevano dall’estero.
L’Europa, poi guidata dagli USA, sotto le insegne del
“fardello dell’uomo bianco” ha nel suo cursus honorum 500 anni di genocidi,
predazioni, devastazione. Colonialismo prima nel nome di Cristo, poi in quello
dell’esportazione della democrazia. Come risulta dal PNAC, Programma del Nuovo
Secolo Americano, inaugurato l’11 settembre del 2001, quella strategia, già
ripresa a forza di bombe atomiche da Truman e Churchill nel 1945 e coronata
dalla caduta del Muro, nei giorni scorsi è andata a rompersi il cranio contro
l’assemblea di 32 Stati riuniti intorno al nocciolo duro di 10 BRICS,
capeggiati da Russia e Cina, Sudafrica e Brasile e salutati dal segretario
generale delle Nazioni Unite.
Stati a cui il G7 sta come un nanetto da giardino di Arcore
sta alla Statua di Garibaldi al Gianicolo (mi perdonino i neoborbonici e i fan
di Pio IX). Con quasi metà della superficie terrestre, il 45% della popolazione
mondiale, quasi il 40% del PIL globale e la stragrande maggioranza delle
risorse naturali, questo aggregato, per quanto disomogeneo politicamente e
socialmente, ha posto fine alla dittatura di Bretton Woods. I cui pilastri,
scomparso il collegamento del dollaro all’oro, erano la farlocca, ma riverita, potenza
di un dollaro di carta velina, conventicole transnazionali del soggiogamento e
sfruttamento dei paesi tramite debito e austerity detta “ristrutturazione” –
FMI, Banca Mondiale, OMC – e, come cani da guardia, mille basi militari sparse
sul pianeta.
Tutto questo è finito. Le catene si sono spezzate e sono
rumorosamente precipitate sui piedi die pupari che vanno cercando di
annebbiarci a forza di ombre cinesi come Harris e Trump. Rien ne va plus con un
concerto che canta in coro almeno su alcuni capisaldi: niente più nazione guida
per investitura divina, tutti sovrani e autonomi, collaborazione anziché
conflitto (vedi la Via della Seta), regole uguali per tutti, rispetto, valute
per ora nazionali che gradualmente affossino il dollaro pompato, ma campato per
aria., Il sistema di pagamento dei furbi, lo SWIFT, se lo tengano loro, noi ce
ne facciamo uno nostro, insieme alle loro sanzioni a chi non gli piace.
E’ poco? E’ molto? Vedete un po’ voi. Per me è come le
caravelle di Colombo che tornano indietro, vuote, e restano in porto a fare
gare di vela.
Poi, se volete, in “Mondocane… punto” si parla anche di cose
nostre. Ovviamente di guerra per bande.
In questo video, che ho pubblicato
sul mio canale di Youtube, presento il leader di Hamas caduto in combattimento
per la liberazione del suo popolò e della sua patria e ne leggo il testamento,
un documento che si incide nel cuore, nei nostri obiettivi, negli scopi per cui
viviamo. E nella Storia del Bene e del Male.
Temo che i commenti a questo video
siano stati bloccati. Potete pubblicarli sulla chat o sul mio indirizzo email: fulvio.grimaldi@gmail.
Fulvio
1) ELEZIONI IN GERMANIA-AUSTRIA: MA CHI
SONO I NAZI?
2) MA I CURDI (A) CHI SERVONO?
3) MA USA O BRICS?
“Spunti di riflessione” – Paolo Arigotti conversa con
Fulvio Grimaldi
Il ringhio del bassotto: o USA o BRICS (con Fulvio Grimaldi)
Se fosse una partita di pallacanestro
direi che è finita con qualcosa come 89 a 23. A calcio sarebbe sarebbe stato
una goleada. A tennis due set a zero. Come dire Sinner contro il numero 140 del
ranking mondiale.
Parlo del confronto, da remoto, ma
giocato sulla nostra pelle e sul nostro futuro, tra gli USA in preda a delirio
pseudodemocratico elettorale, finalizzato in un modo o nell’altro a farli
sopravvivere finchè la barca (la guerra) va, e i BRICS riuniti a Kazan
(Russia!). Questi ultimi, che stanno diventando i primi, erano in 32 (quanti
quelli della NATO, ma dieci volte più grossi), di cui cinque fondatori, cinque
nuovi arrivati e tutti gli altri a bussare alla porta di casa.
Dall’altra parte si digrignavano i
denti sporchi di sangue arabo alla prospettiva di non contare più nulla, se non
in un deserto di ossa calcinate, come sarà quello su cui si accaniscono a Gaza.
Non gli resta altro che quello come risposta a un mondo che rappresenta più o
meno la sua metà in termini di territorio, popolazione, PIL ed energia.
Sono stati giorni della
combutta-contesa Harris-Trump su chi possa, ancora per un po’, far camminare
per cimiteri lo zombie NATO-Sion e, dall’altro lato del pianeta, un’assemblea
di Stati e popoli, con tanto di deprecatissimo Segretario dell’ONU a piegarsi
alla realtà oggettiva (non più a quella onirica del Piano della vittoria di
Zelensky), che progetta pace, armonia, uguaglianza e vita per tutti e con
tutti. Opzioni alternative, chiare e convincenti. Ed è un passo avanti che
travolge parecchio filo spinato tessutoci attorno negli ultimi decenni..
Poi, con Paolo, ci siamo intrattenuti
sugli esorcismi praticati sugli invasi dal demonio di Germania e Austria,
Quelli da cui gli addetti ai lavori degli zombie di cui sopra pretendono di
estirpare, a forza di formule liturgiche (“ultradestra”, “neonazi”,
“fascisti”), il diritto di votare chi gli pare. E soprattutto qualcuno che non
corrisponda al chierico esorcista Scholz e alla sua fissa di distruggere il
proprio paese in nome di Biden e Zelensky.
L’esorcista doveva dividersi tra
“estrema sinistra” (BSW- Alleanza Sahra Wagenknecht) e “estrema destra” (AFD,
Alternativa per la Germania), la prima sull’Intercity del 16% (terzo partito,
dal nulla), la seconda sull’Alta Velocità del terzo dei voti di tutti i
tedeschi (primo in Turingia e Sassonia, secondo in Brandeburgo), con analoga
fenomenologia in Austria, Hanno sfondato il Semaforo.
Semaforo, Ampel, essendo quei governi
Democristiani gialli-Socialdemocratici rossi-Verdi verdi, di Berlino e Vienna
che rescindendo i legami con chi ne alimentava le fabbriche e le case, avevano
ridotto in brandelli la propria economia, il proprio welfare e da benestanti a
malestanti i propri cittadini.
Ovviamente dalle nostre parti
occidentali non usa chiedersi perché milioni passino da vecchie e corrotte
cariatidi partitiche a forze nuove che non sono i lecca lecca degli USA e delle
sue guerre, dell’OMS e delle sue pandemie, del FEM e dei suoi Nuovi Ordini
Mondiali, del rigurgito olocaustico dei sionisti. No, meglio diabolizzare ed
esorcizzare: sono nazi, vanno proibiti. E, sottovoce: Occhio, che questi
rivogliono il pane che gli abbiamo mangiato.
UN BELL’ASSIST ALL’IMPERIALISMO
Gli argomenti sono tanti, ma qui ve
ne metto sotto il naso uno che mi sta a cuore. Per me che li ho conosciuti e ne
ho seguito le opere, è sempre stato un mistero perché certe sinistre si siano
tanto incapricciati dei curdi, iracheni, iraniani o, soprattutto, siriani, che
fossero.
Quelli iracheni li ho visti per
decenni lavorare per il re di Prussia e il suo visir, la CIA. Con questi si
sono impegnati a smantellare lo Stato unitario multiconfessionale e
multietnico, antimperialista e antisionista. I loro capi, Mustafa e Massud
Barzani, sono stipendiati dalla CIA, ne eseguono i mandati e, nel caso del
capostipite, vanno a morire negli USA. Essendosi sollevati da musulmani
integralisti e patriarcali contro l’Iraq laico ed emancipato, proprio mentre
era minacciato di morte da chi gli attribuiva l’11 settembre e armi di
distruzione di massa, si è attirato la mano pesante di Saddam.
Quelli iraniani, quando parte una
rivoluzione colorata contro il governo, vanno nel Kurdistan iracheno ad
addestrarsi e rifornirsi di armi presso contingenti NATO (anche italiani) e,
tornati in Iran, danno il loro contributo alla destabilizzazione del paese che
sappiamo da chi è stata innescata.
I più amati, però, da chi li
considera avanguardia ecologica, femminista, democratica, Wako, della
rivoluzione mondiale, sono i curdi siriani.
Usciti dalla loro enclave storico
nell’angolo nord-est della Siria, proprio nel momento in cui USA e relativi
mercenari ISIS si apprestavano a smembrare quel paese tanto ostico, laico,
socialista e tanto anti-israeliano, si sono messi al servizio dell’invasore
statunitense. A forza di pogrom anti-arabi, si sono impadroniti di villaggi e
terre e hanno facilitato così la creazione di mezza dozzina di basi militari
americane alle quali portano i beni del territorio: petrolio e frutti dei
campi.
Ad educare il pupo sinistroide
europeo si sono attrezzati con video, foto, interviste benevolenti, che ne
mostravano le fanciulle in mimetica con mitragliatore sui seni, avanguardie
della rivoluzione laica e democratica contro l’oscurantista dittatore Bashar El
Assad, a fianco dei liberatori Marines.
Tanto erano avvenenti e coraggiose,
che fu loro attribuita anche la liberazione dall’ISIS della seconda città siriana, Raqqa. Dove non
misero mai piede, se non dopo che la capitale dello Stato Islamico era stata
rasa al suolo dai bombardieri di Trump. A Washington parve opportuno, come del
resto poi a Mosul in Iraq, dare l’impressione che i jihadisti impiegati qua e
là nel mondo, dalla Libia, all’Iraq, all’Afghanistan, in Siria, nel Sahel, in
Nigeria, e per vari attentati in Europa, erano nemici, così nettandosi
l’immagine compromessa dalle prove tecnico-politiche che l’11 settembre non
aveva niente a che fare né con Al Qaida né con i sauditi.
Restava da mettere sotto la lente,
neanche tanto da ingrandimento, il meccanismo che assicura la democraticità del
voto presidenziale negli USA, al di là degli arzigogoli dei continuisti
guerrafondai e colonialisti nei nostri media su come Kamala Harris fosse la
scelta della civiltà e del bene contro l’obbrobrio putinista del candidato
carota-chiomato.
E sotto la lente cosa appare? Un
sistema, ideato alla fine del 700 dai progenitori degli attuali oligarchi
bancari, agrari e industriali, sistema che garantisca la perpetuità
dell’elezione dell’establishment da parte dell’establishment. Elegge il
presidente se non chi è qualificato da conventicola e dollaro. Mica la gente
che di queste cose nulla sa e nulla intende.
Trattasi di 538 grandi elettori
eletti, per grazia di dollaro e debite affiliazioni, al Senato o alla Camera e
che a quel punto non riescono a immaginare altro che eleggere presidente il
loro affine, sostenuto dagli stessi fondi che aprirono il parlamento a loro. E
se non si mettono d’accordo, ci pensa la corte suprema. Come nel 2000, quando
per la differenza di un grande elettore su 538, Al Gore chiese il riconteggio,
ma i giudici supremi lo rifiutarono e decisero loro. Decisero a favore del
figlio di colui che ne aveva nominato, a vita, come il Garante Grillo, la
maggioranza: il papà, Bush Senior.
Sistema le cui infiorettature
contemporanee sono le operazioni di media, magistrati e intelligence, grazie
alle quali un candidato è il manutengolo del nemico massimo (Russiagate) e
l’altro, invece, è persona linda e retta. Tanto che è giusto che procuratori,
FBI e CIA seppelliscano ogni inchiesta e ogni dubbio sul figliolo (Hunter Biden) che si droga,
frequenta malviventi e orge con
minorenni, fa affari sporchi in Ucraina, apre ai cinesi redditizi
mercati in America grazie alle spinte del papà allora vicepresidente. Senza
parlare degli affari pubblici gestiti segretamente su server privati da Hillary
Clinton mentre garantisce ai suoi ambasciatori che “in Siria l’ISIS è roba
nostra”.
A questo punto chiudo e vado a
lavarmi faccia, mani e penna.
https://www.youtube.com/watch?v=BuNGIQEcdTo
https://www.instagram.com/francescocapoce/
Al centro del discorso è il
martirio di Yahya Sinwar, eroe della Palestina e della lotta umana per la
libertà e la dignità, alla faccia dei subumani, e relativa schiera di corifei,
che, insieme a quel corpo, in rivolta anche nell’agonia, hanno provato a fare a
pezzi anche la sua figura di irriducibile e invitto combattente. Ratti di fogna
hanno voluto imbrattare l’immagine di un comandante in capo che, anziché
dirigere la lotta dal sicuro del suo quartier generale, scende in campo armato,
come un qualsiasi guerrigliero della Resistenza, e accetta lo scontro col
nemico in prima persona. Ogni palestinese sa, da 80 anni, che la sua morte è
vita per la propria gente e per l’umanità.
Sull’icona Sinwar, che al pari di
Guevara, Lumumba, Thomas Sankara, Gheddafi, Malcolm X, Bobby Sands e, perché
no, i nostri caduti sotto i colpi dei fascisti e della polizia, suoi compagni
nella lotta di liberazione dell’uomo, hanno gettato il fango della loro
bassezza: “E’ morto fuggendo, in preda al panico”. Non sono riusciti a
cancellare dalla Storia, dal rispetto e dalla riconoscenza dei popoli
riscattati e in via di riscatto, l’immagine di un combattente morente che
lancia contro il nemico l’unica arma che gli è rimasta, un bastone.
Con Francesco Capo ci siamo fatti
due risate sugli 11mila nordcoreani in addestramento russo in Estremo Oriente,
pronti a scatenarsi sull’Ucraina, per impedirne la vittoria annunciata urbi et
orbi da Zelensky e ribadita dalla diserzione di massa dei reclutati a forza
ucraini e dal conseguente rastrellamento di ragazzi e vegliardi nelle
discoteche, osterie e per strada. E ulteriormente confermata dal crollo totale
di tutto l’apparato militare ucraino, per quanto puntellato da esperti NATO sul
posto.
La prova era uno sbiadito video,
origine sudcoreana, di uomini con gli occhi a mandorla (ce l’hanno anche i
russi dalla Siberia in poi), ma piuttosto scuri di pelle, che rimediano
indumenti e zaini da soldati russi. Dove? Quando? Chi? Non si dice, “per
ragioni di sicurezza”(?). Dovete credere sulla parola a Budanov, capo
dell’Intelligence di Kiev. Il fantasioso
inventore dei 600 (prima ”alcune decine”) morti ammazzati dai russi a Bucha, o
dei prigionieri ucraini sistematicamente fucilati. Il suggerimento gli era
venuto dagli 8.000 “civili”, altrettanto reali, uccisi dai serbi a Srebrenica,
dai 40 bambini decapitati e infornati da Hamas il 7 ottobre, o, ancora meglio
dalle centinaia di bimbi asfissiati dai gas siriani a East Ghouta.
Conta che l’Ucraina democratica e
presto, per forza, anche UE e NATO, ora ha ben due nemici, oltre alla Russia:
la micidiale nucleare Corea del Nord, Cosa ci vuole di più perché il Piano per la
Vittoria di Zelensky ottenga più armi, subito l’ingresso nella NATO, truppe
NATO in Ucraina, truppe Ucraine in Europa, No Flight Zone e la licenza di
tirare missili fino a Vladivostok (sono alcuni dei punti del “Piano per la
vittoria”)?
Passiamo alle cose serie, sennò
finiamo per avere i terroristi atomici di KimJong-un fin sotto palazzo Chigi a
interrompere l’ammucchiata di Lloyd Austin e Mark Rutte con Giorgia Meloni e
Guido Crosetto (Taiani porta il Viagra).
Grandi sorrisi di soddisfazione
riesco a individuare, immaginando, tra i miei grandi ascoltatori e lettori, al
sentire del filo rosso che va dipanandosi da Kazan in Russia a metà del mondo e
passa e che va disegnando un bel sinusoide con tappe alle stazioni “PACE,
COLLABORAZIONE, SOVRANITA’, MULTILATERALISMO, RISPETTO, AUTODETERMINAZIONE,
UGUAGLIANZA, e capolinea d’arrivo NUOVO MONDO.
Questa è la promettente linea
mondopolitana di cui i 9 BRICS (i fondatori più i 4 nuovi arrivi Iran, Emirati,
Etiopia ed Egitto) stanno discutendo con i rispettivi capi di governo e di
Stato di altri 30 paesi che hanno già bussato alla porta del Gruppo. Per ora comprendono
giganti come Russia, Cina, Brasile, Sudafrica, Iran, più Venezuela e Arabia
Saudita con un piede dentro, che già stanno al 45% della popolazione mondiale, al
35% del territorio planetario, al 40% del PIL, al 40% della produzione di
petrolio e al 100% dell’opposizione all’unipolarismo globalista e alle sue
guerre.
Potete immaginare cosa, con
questi numeri, potrà capitare alla giostra dell’orrore con tanto di falciatrici
sulla quale stanno girando quelli che si dicono membri della “Comunità
Internazionale”, leggi “NATO”, quando i BRICS saranno integrati dagli altri 34
paesi che hanno espresso interesse all’ingresso. Altri 34 disobbedienti alle
regole con cui i prepotenti dell’Occidente politico provano a mettersi in tasca
il resto del mondo.
Certo non sarà una compagnia
politicamente, socialmente, culturalmente omogenea e ci saranno inevitabilmente
quinte colonne infiltrate che remeranno contro, sul modello dei reparti di
sabotaggio renziani rimasti nel PD. Ma su alcuni punti si rivelano già oggi,
con quelle stazioni del percorso programmato sopra elencate, assolutamente
estranei e avversi al Nuovo Ordine Mondiale come concepito dagli USA fin dalla
loro nascita, ma, soprattutto, come perfezionato dai Neocon con l’abbattimento
delle Torri Gemelle attraverso la formula della “Guerra al terrorismo” per il
“Nuovo Secolo Americano”. Dove il colpo di coda del serpente pare essere lo
scatenamento dello Jack lo Squartatore di massa sionista.
Mentre scrivo, il vertice è
ancora in corso e non sembra che abbia approfondito il discorso della
dedollarizzazione. Sicuramente il gruppo sta cercando di trovare un altro modo
per i pagamenti internazionali, via dallo strumento, del resto in buona misura
svuotato, della moneta cartacea di un paese indebitato fin sopra i capelli. Si
attuano già molti scambi nelle valute nazionali dei rispettivi i paesi, lo yuan
cinese è diventata la terza moneta più utilizzata nel mondo e tra alcuni Stati
si commercia in criptovaluta. Di certo si va imponendo la necessità di un
sistema di rapporti finanziari diverso dallo Swift, dal quale le sanzioni hanno
estromesso la Russia. Ci arriveranno.
Rimane un quesito aperto che tipo
di relazioni si potranno stabilire tra BRICS e l’altro grande raggruppamento
politico-economico, l’APEC, L’ente di Collaborazione Economica Asia-Pacifico
che si riunirà a metà novembre a Lima, Perù. La sua composizione segna un
equilibrio nominale favorevole agli Stati Uniti grazie ai pezzi di anglosfera
presenti nell’area: Australia, Nuova Zelanda, Canada.
A fronte di questi e agli storici
alleati o sottoposti degli USA, quali Giappone, Taipei,Tailandia, Filippine,
Corea del Sud, è robusta la presenza, oltrechè di ondeggianti come Cile,
Indonesia, Tailandia, dei capifila dei BRICS, Cina, Russia e di influenti stati
prossimi ad entraci, tipo Messico e Vietnam. La partita è del tutto aperta, ma
non pare poter ribadire la prospettiva di un pianeta a governance unipolare.
L’intervista si chiude con un
argomento che resterà attuale e rilevante, quasi decisivo, nei tempi dei tempi.
Un po’ come la questione se le mattanze e atrocità contro persone e popoli
consentiti dal loro dio al popolo eletto, anzi da lui sollecitati, siano verità
storiche, o i presupposti e, dunque, la legittimazione, forniti da antichi favoleggiatori,
di massacri analoghi, che i presunti successori del Terzo Millennio vanno
compiendo in questi giorni.
Noi, che abbiamo visto, capito e
documentato come tutto il terrorismo, proprio tutto, sia l’arma che qualcuno
adotta per mettersi sotto i piedi l’umanità, la risposta l’abbiamo pronta e
lapidaria.
I
Radio28NewsTV:
Leonardo Lisanti intervista Fulvio
Grimaldi
In diretta18
ottobre alle ore 20:45
https://www.youtube.com/live/yNY_y4cBwlw
https://youtu.be/yNY_y4cBwlw
Kamala Harris e Donald Trump in corsa alle Elezioni USA
2024 che si terranno martedì 5 novembre: il mondo attende di scoprire chi sarà
il vincitore e diventerà il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Cosa
accadrà dopo le elezioni? Quale percorso ci attende in caso di vincita dell'uno
o dell'altro candidato? Ne parliamo in questa puntata di Radio28News con lo
scrittore e giornalista Fulvio Grimaldi.
IENA RIDENS VS CAROTA ANALE
Mi scuso con le iene che saranno pure ridentes, buon
per loro, avranno i loro motivi, ma meritano ogni rispetto, in quanto animali
intelligenti e che sanno stare al mondo, e ogni simpatia, meritano, per la
pratica migliore che l’essere umano vanta, il sorriso. Quello che sparge a
piena coda il mio bassotto, quando scodinzola in attesa di carezza, o biscotto,
o passeggiata.
Sorriso contagioso, tonificante e rasserenante. Quando non è
ghigno di magliaro elettorale umano, come quello che caratterizza tutti coloro
che ci fottono, da Biden a Meloni, da Larry Fink a uno qualsiasi dei Papi,
nessuno escluso. Oggi ai nostri emuli neo-post è caro il ghigno del tizio che è
scampato a un paio di fucilate, più o meno ben mirate, ed è in questo caso che
le prospettive di penetrazione, solitamente di cetrioli, hanno assunto il
colore della carota.
Qui proviamo a uscire dal limbo delle banalità e dei
conformismi che caratterizzano, tra tanti altri conniventi, i commenti agli
esercizi di anti-democrazia e presa per il culo delle elezioni USA, da parte di
notabili come il pontefice, o il presidente, o qualsiasi loro ragazzo di
bottega che queste virtù pratichi su giornali o televisioni.
Kamala Harris, o The Donald Trump? La differenza sta mica
nel tè che prendono, portogli da valletti e cortigiane. Sta piuttosto nel
biscottino che ci intingono: quale al piccantino zenzero, quale alla
carezzevole cannella. Il tè rimane sempre quello: botte e vilipendio a tutti
coloro che non gli riconoscono la tiara, o la corona che dio gli ha dato. Tè
sorbito a las cinco de la tarde, ogni santo giorno di guerra che un
qualche logaritmo manda in onda e in Terra..
Ci sono i legulei dell’onanismo mediatico mirato che
disquisiscono sul voto USA con la perspicacia di quello che,
nell’indimenticabile commedia del Trio, entrava e chiedeva a Pedro col
bicchiere tra le labbra e il liquido che gli gorgogliava in gola, “Bevi
qualcosa Pedro, bevi qualcosa?” Dicesi tautologia. Trattasi di dissonanza
comunicativa, inevitabile conseguenza della dissonanza cognitiva da manipolazione.
Si tratta, in parole accessibili agli scampati alla
dissonanza, di circolo vizioso: il padrino-padrone rigurgita qualcosa, tu lo
raccoglie nel fazzolettino Kleenex e lo stropicci addosso all’altro passeggero,
nel tuo viaggio attraverso i bizantinismi astuti che l’èlite di allora impose
per sempre al sistema elettorale più truffaldino, sia nel prima, che nel
durante, che nel dopo, che il mago di Oz abbia mai saputo concepire.
Prima fai votare i gonzi, opportunatamente indirizzati da
qualche ossessione mediatica in cui si dice che uno dei due tromba il mondo
insieme a Putin e che l’altro, sotterrato il suo laptop pieno di schifezze,
droga, molestie sessuali, ruberie, è l’ottimo rampollo di un presidente che non
si è mai accorto di niente (anche perché il figliolo lo confondeva con ottimi
affari cinesi e ucraini). Sono cose che contano nel voto, mica il fatto che ti
ritrovi tra alcuni milioni di espulsi in bidonville di roulotte fuori città,
come a Lagos Nigeria, perché da Detroit al Kansas, in cambio dei missili per
Zelensky, il costo dell’affitto e di tutto il resto è diventato troppo alto.
Fatti votare quelli così illuminati da New York Times, CNN,
FBI e Obama, li metti da parte. Non contano molto, qualsiasi cosa abbiano
potuto scegliere tra blackout notturni e vagonate di voti postali mai
certificati, che arrivano giorni dopo, quando si tratta di rettificare quanto
uscito dalle urne e dai logaritmi degli Hightech fidati A questo punto arrivano i Grandi Elettori, 538,
eletti anni prima nei vari Stati e, facendo delle schede del minuto popolo
coriandoli con cui rallegrare quello stesso popolo, decidono loro chi debba
essere presidente.
Nel 2000 in Florida tra Bush e Al Gore se la si giocava per
alcune decine di voti. Ma un riconteggio avrebbe potuto definire l’esito. Non
lo fecero, non avrebbe prodotto l’esito giusto. Si rivolsero ai Grandi Elettori
e si accapigliarono su chi ne avesse incamerato uno di più. Alla fine la Corte
Suprema, con la maggioranza di giudici nominata da una delle due parti, decise,
lei, chi avesse vinto. Optarono per Bush il minore. La maggior parte di quei
giudici li aveva nominati il papà.
I nostri affidabilissimi Federico Rampini e Paolo Mieli
giurano che quella è la più grande democrazia del mondo. E chi siamo noi per
obiettare?
Canale Youtube di Fulvio Grimaldi:
https://www.youtube.com/watch?v=k86uButnMQ4
Dolore,
rabbia, amore, hasta la victoria siempre, sono il vento che nasce dall’ultimo
respiro del combattente per la patria, per gli oppressi, per la libertà. E che
travolgerà il disumano.
Grazie,
Yahya Sinwar. Senza di te siamo più poveri e deboli. Grazie a te siamo più
ricchi e forti. Guidaci ancora.
عاشت فلسطين حرة عربية
eashat filastin huratan earabiatan (Viva la Palestina libera e araba. Me l’hanno insegnata in arabo a Gerusalemme nel giugno 1967)
Oggi, il
mio corpo era un massacro trasmesso in TV.
Oggi, il mio corpo era un massacro che doveva stare dentro frasi ad effetto e
un numero limitato di parole.
Oggi, il mio corpo era un massacro trasmesso in TV che doveva stare
dentro frasi ad effetto e un numero limitato di parole pieno di statistiche per
replicare con risposte ponderate.
E così ho perfezionato il mio inglese e imparato le risoluzioni ONU.
Eppure, mi ha chiesto: “Signora Ziadah, non crede che tutto si risolverebbe se
solo smetteste di insegnare tanto odio ai vostri figli?”.
Pausa.
Cerco dentro di me la forza per essere paziente, ma la pazienza non è
esattamente quello che ho sulla punta della lingua mentre le bombe cadono su
Gaza.
La pazienza mi ha appena abbandonato.
Pausa.
Sorriso.
Noi insegniamo la vita, signore.
Rafeef ricordati di sorridere...
Pausa.
Noi insegniamo la vita, signore. (Rafee Ziadeh)
“Il Faro”
Francesco
Capo intervista Fulvio Grimaldi
7 ottobre e direttiva Hannibal. Fulvio Grimaldi risponde a
Massimo Mazzucco
https://www.youtube.com/watch?v=5oLXMoZvto
|
Dove si parla, oltrechè delle bubbole di propaganda sionista
(e suoi secondi a bordo ring) sul 7 ottobre, sulle quali i fasciosionisti fanno
fluire l’oceano di sangue sparso in tutto Medioriente, della manifestazione
VERA del 5 ottobre a Roma per la Palestrina, in contrapposizione a quella
farlocca e copiona dei pacifinti e collaborazionisti del 12 Dove si parla anche
del manifestare oggi, come, dove, con chi, alla luce della fascistizzazione in
atto (vedi Decreto Sicurezza)
Stasera
in onda Su Ottolina TV alle 21.30
Informazione e analisi di alto livello nella ricca e
arricchente serata di Ottolina TV al Fraccicore di Centocelle, Roma, dove si è
registrata la trasmissione di stasera, giovedì 17.
Alberto Fazolo e Gabriele Germani conducono il forum con
Luca Marfè, Gianluca Ferrara, Emanuele Rotili, Andy de Paoli. Si spazia dalle
pseudoelezioni USA, alle vere guerre, a cosa ci capita e c’è da aspettarsi
sotto i regimi imperiali e i regimetti al seguito, con un interessante excursus
sulla manovra culturale Wako.
Io seguo a ruota con un’intervista fattami da Alberto Fazolo
e Gabriele Germani e, grazie alle loro stimolanti domande, spero di essermela
cavata anch’io.
Bella serata, perfino nel fraterno confronto tra Gabriele
Germani e il sottoscritto sulla vexata questio Vax SI-Vax NO, dialogo
coronato comunque da un’ineccepibile concordanza: la pandemia utilizzata da
pretesto e strumento per la strategia della trasformazione da cittadini
consapevoli e attivi in sudditi passivizzati.
Questa sera, martedì 15, alle 20, su https://www.quiradiolondra.tv/live/ “Mondocane…punto” di Fulvio Grimaldi
Quod Deus
perdere vult, dementat prius
C’è
di tutto e di peggio. A partire dall’amico Volodymyr che vediamo scappare di
capitale in capitale gridando “vittoria!” O da quell’altro, ancora più intimo,
che ossessionato dal modello Churchill a Dresda, va scagliando bombe USA da 900
kg su tende spesse due centimetri, per il gusto di vedere bimbetti terroristi
bruciare vivi (io l’ho visto fare a Gaza col fosforo bianco chiamato “Piombo
Fuso”). Quando si dice “amici” si sa che sono quelli dei nostri benestanti
politico-mediatico-economici e, in particolare della loro stella-guida “Yo
soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana”. Noi,.che siamo i
malestanti, stiamo lì a guardare, a farci picchiare da Pavolini-Piantedosi
quando diciamo basta genocidio e … a piangere.
Ci
occupiamo anche di quei bastardi dell’Unifil che anziché stare in Libano a
ostacolare le razzie di Israele, dovrebbero stare in Israele a bloccare le –
eventuali – razzie dei terroristi di Hezbollah. Peccato che Israele ha devastato,
sterminato e torturato il Libano tre volte dal 1978, senza riuscire a
civilizzarlo come Gaza e la Cisgiordania. A dispetto dell’aiuto che gli hanno
sempre fornito (Sabra e Shatila) i patriottici (come Yo soy Giorgia) contractor
fascisti della comunità cristiano-maronita.
Ricordate all’ONU il pendaglio da forca inseguito, oltrechè
dalla giustizia dell’artefatto che si chiama Stato degli ebrei, dalle persone
perbene di tutto il mondo, palestinesi e libanesi in testa, mentre esibisce le
due mappe? Una intitolata la “maledizione” che, poi sarebbero i paesi della
Resistenza allo Stato fuorilegge e l’altra la “Benedizione”, dove si vede un
frego, che dovrebbe essere un ponte, in partenza dall’Oceano Indiano e in
arrivo sul Mediterraneo. Per dove? Ma è ovvio, per il paese del popolo eletto,
unico, tra i popoli della Terra, caro a dio e a cui ogni cosa è permessa, fosse
anche lo sterminio di tutti gli altri esseri viventi.
Sterminio che Bibi e i suoi complici, scampati al manicomio
criminale, mettono in conto se si tratta di compierlo per arrivare al Grande
Israele. Del quale quel ponte è la premessa. Cosa vuole quel ponte della
“benedizione”? Benedire l’eliminazione dei maledetti togliendo di mezzo quel
passaggio da Est a Ovest e dal Sud a Nord e viceversa che, al momento, grazie a
Mar Rosso e Canale di Suez, offre ricchi frutti e attento controllo a un sacco
di gente, arabi egiziani compresi, cui, secondo la logica del dio che ha eletto
il popolo, non spetterebbero proprio. Quel transito dell’energia e delle altre
ricchezze del pianeta deve passare sotto il controllo e per il profitto del
popolo eletto.
Guardate la mappa di Bibì: da dove passa il frego rosso? Ma
da Israele, anzi, proprio da Gaza e, precisamente, scarta a destra nel Mar
Rosso, entra nel Golfo di Aqaba, costeggia gli amici sauditi e giordani e
s’infila nel porto israeliano di Eilat, non per caso ripetutamente colpito dai
missili dei bravi yemeniti. Si chiama, nei vaneggiamenti dei millenaristi di
Sion, “Canale di Ben Gurion”, altro che di Suez.
Da lì in poi è tutto Sion. Fino a sbucare sul mare
all’altezza di Gaza, dove può pure attingere, nel passaggio, all’ampio
giacimento di gas, nominalmente di proprietà dei gazawi palestinesi. Proprietà,
però, che il “dio degli eserciti” non ha previsto.
Pensate che c’è sempre chi, per dabbenaggine o, piuttosto,
per perfida malizia, fa di Netaniahu e compari una banda di sprovveduti che
menano colpi a casaccio. Costoro propagano la fola che i sionisti “non hanno un
piano per il dopo”. Se lo dicono anche tra di loro, per rafforzare l’inganno là
fuori. E continuano a dirlo anche dopo aver osservato con ammirato stupore, il
frego rosso di Netaniahu dall’India al Mediterraneo.
Cosa dicevano quelli, capeggiati da Theodor Herzl, al Primo
Congresso Mondiale del Sionismo? Che Israele deve essere e sarà grande,
grandissima. Erez Israel, la grande Israele. E l’hanno poi ripetuto e giurato
tutti i successori, soprattutto quelli che hanno messo a ferro e fuoco,
biblicamente, la Palestina e i palestinesi: Ben Gurion (non per nulla il nuovo
canale si chiama come lui), Golda Meir, Begin, Shamir…. E chi di questi vampiri
non l’ha detto, l’ha custodito nel cuore e nelle atomiche.
Come si fa? Si arriva in Palestina, protetti e lubrificati dalle
armi, dalla propaganda, e dai sensi di colpa dell’Occidente politico, si
racconta in giro di essere un popolo senza terra per una terra senza popolo, si
fanno sparire, prima dalla conoscenza e poi dall’esistenza, i millenari locali,
si giura che i propri bis-tris-quater-nonni vivevano lì e che, dunque, si torna
a casa e si beccano due terzi del territorio.
Si chiude in riserva indiana quelli dell’altro terzo, che
sono l’80 per cento degli abitanti e si comincia a rosicchiare altro territorio.
Prima a nord, Libano, dove per tre volte, 1978, 1982 e 2006, gli va male. Poi a
sud, Gaza, cinque volte tra il 2009, tanto per ammorbidire (come noialtri col
Covid), e oggi. L’ultima pare che gli vada bene. Almeno un altro pezzetto, metà
della Striscia pensano di esserselo assicurato. Vale ben un genocidio e l’ostracismo
di 8 miliardi di esseri umani veri. Di cui, del resto, nessun è eletto.
Poi ci si riprova a nord, altro pezzetto, almeno fino al
fiume Litani. Per il restante, quello definito da Herzl e sacralizzato nelle
tavole di Mosè e Ben Gurion, il “Grande Israele dall’Eufrate al Nilo”, c’è
tempo. Siamo o non siamo millenaristi. Lasciamo che gli abusivi indigeni
rompano le palle piagnucolando “dal fiume al mare”. Noi pensiamo in grande.
E poi c’è chi dice che “non abbiamo un piano per il dopo” ,
Intanto a me piace ricordare quando, nel 2006, al termine di
33 giorni di calci in culo inflitti da Hezbollah, vidi Israele farsi coniglio e
scampare oltre confine (dove arrivai appena in tempo per visitare a Khiam il
carcere-simbolo dell’anima sionista: un apparato della tortura che ad Auschwitz
avrebbe fatto un baffo). Sono passati 18 anni, tempo per una bella replica. Hai
visto mai.