giovedì 19 giugno 2014

IRAQ, FALSE FLAG



“La nostra politica è quella di fomentare guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici. Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, sempre più sotto il nostro potere”. (Amschel, Mayer Rothschild, 1773)
“Dico con tutta la forza della mia anima che il nostro paese è realmente un paese che fa parte del quadro occidentale, appartiene all’Unione Europea, alla NATO e questo non si mette in discussione”. (Alexis Tsipras)


(False Flag, bandiera falsa, era quella dei pirati che issavano i corsari di Sua Maestà per ingannare i galeoni spagnoli da depredare. Il capitalismo anglosassone-israelita nasce e s’impingua anche così. E continua)

Quella notte in Iraq
Chissà perché, cronisti e poi storici fissarono al 20 marzo 2003 l’inizio dell’invasione Usa-Nato dell’Iraq, illegale perché senza licenza ONU, dunque, anche per questo aspetto tra i mille, criminale. Ero solo sulla macchina di un autista, reperito ad Amman, che aveva già fatto, nelle precedenti 36 ore, due andate e ritorni sui 1000 chilometri tra la capitale giordana a Baghdad. Non so come riuscisse a tenere gli occhi aperti, nonostante l’ininterrotto chiacchiericcio con cui cercavo di tenerlo sveglio. Infatti, quando fummo sbalzati dai nostri sedili per l’urto contro un palo elettrico nel fosso, gli occhi li aveva tenuti chiusi. Era la notte tra il 17 e il 18 marzo, ero partito da Roma perché molti segnali indicavano che l’aggressione era imminente. Il criminale di guerra Blair aveva potenziato le balle di Bush jr. e del segretario di Stato, Colin Powell, che facevano di Saddam il detentore di armi di distruzione di massa, di armi chimiche e il compare di Osama bin Laden nell’attacco alle Torri Gemelle, aggiungendo che nel giro di pochi minuti Saddam avrebbe potuto portare devastazione e morte su Londra. Fu in quella notte del 17 marzo che l’aggressione iniziò con il lancio di due missili sull’autostrada Amman-Baghdad, proprio sul posto di ristoro che avremmo trovato demolito pochi minuti dopo.

domenica 8 giugno 2014

L'URLO DEL DONBAS, IL PIGOLIO DEGLI TSIPRAS


L’urlo


Appello del popolo della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk alla comunità mondiale
30/05/2014

Il sito del Partito Comunista della Federazione Russa ha diffuso il seguente testo dell'appello

Noi, il popolo della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk, in questo momento critico ci rivolgiamo alla comunità mondiale con la richiesta di aiuto immediato e di una risposta immediata a ciò che sta accadendo nella nostra terra, in relazione alla minaccia che incombe su di noi dell'annientamento da parte delle forze nazi-fasciste, che vengono usate dal regime dell'Ucraina.

Dichiariamo che il nostro unico desiderio è rappresentato dall'aspirazione a vivere in conformità con le nostre tradizioni e costumi storici, con la nostra cultura e le nostre abitudini, in pace e in rapporti di buon vicinato con tutte le nazioni, i popoli e gli stati che non mostrano ostilità nei nostri confronti.

Il nostro è un popolo lavoratore e creativo, ma è stato costretto a imbracciare le armi per proteggere la vita e il proprio futuro, poiché non gli è rimasta altra scelta. Noi non abbiamo mai mostrato aggressività nei confronti di alcuno stato o popolo, non abbiamo mai perseguito obiettivi di espansione e di annessione di altri territori. Noi resistiamo per la nostra terra e per le nostre famiglie, e resisteremo fino alla fine. Non è la prima volta che succede nella storia.

mercoledì 4 giugno 2014

O STELLE O BUIO - Tsipras, massoni e Bilderberg - Farage e migranti - Servo encomio, codardo oltraggio



Amici, è lunga. Ma leggetelo un po' per volta. Tanto per qualche giorno non mi rifaccio vivo.
Quando persone che si trovano onestamente in errore imparano la verità, o cessano di essere in errore, o cessando di essere onesti. (Anonimo)

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso., ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà”. (Oswald Spengler, “Il tramonto dell’Occidente”)

Con tutto il gran casino che sta succedendo da varie parti è difficile, dopo una settimana di esternalità nella tranquilla e, per alcuni a ragione, per altri strumentalmente, vituperata Ungheria, scegliere l’argomento. C’è la Turchia del despota integralista fuori di testa, Erdogan, che continua a deflagrare, mettendo in subbuglio altro che la tenuta del caposaldo Nato, l’intero assetto del terrorismo jihadista.euroatlantico nella regione. C’è soprattutto l’Ucraina dove, a dispetto del genocidio dell’altro fronte terrorista, stavolta nazista-euroatlantico, il complotto imperialista rischia di frantumarsi contro la stupefacente resistenza dei patrioti russi e, di più, contro la strepitosa mossa russo-cinese della creazione del blocco geopolitico, economico, militare euroasiatico, insieme a Kazakistan, Bielorussia, Iran e Armenia, sostenuto dalla simpatia dei BRICS e dell’intero “terzo mondo”. C’è, in Tailandia, la presa del potere dell’esercito, nel nome della resistenza popolare di piazza all’arbitrio della corrotta cosca  predatrice dei Shinawatra, intima di Washington Naturalmente, il “manifesto” valuta il  la vicenda come Obama, “golpe militare” contro i difensori della democrazia. “Sono militari!”. Già, Come quelli che tentarono di rovesciare Hitler nel 1944.

martedì 20 maggio 2014

AFRICA: nuovi richiamini dell'11 settembre.



Un impero fondato dalla guerra deve mantenersi con la guerra” (Charles de Montesquieu)

Coloro che non si muovono, non si accorgono delle loro catene. (Rosa Luxemburg)

E’ compito di coloro che pensano di non stare dalla parte dei giustizieri” (Albert Camus)

E c’è pure la Pinotti con gli anfibi
Grandi manovre del neocon Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai predatori colonialisti. Madame Pinotti in orgasmo, già eccitata dai preliminari con i nazisti di Ucraina, è pronta a fornire al prosseneta-capo i suoi gigolò in uniforme.

Dopo l’eliminazione dalla scena del faro della libertà africana, Gheddafi, viene spedito In avanscoperta in Mali e Centrafrica lo sguattero Hollande. Il Mali sarà il primo paese del Sahel da ricondurre al guinzaglio di Parigi. Viene utilizzato l’inquinamento islamista della lotta dei Tuareg per la libertà del loro paese (l’Azawad) come pretesto contro un popolo amico di Gheddafi, in lotta storica per l’indipendenza. Vi si dovrà costruire una piattaforma per la destabilizzazione dell’Algeria. Nella Repubblica Centrafricana, invece, lo sherpa apripista francese ricorre alla Legione  a protezione di stragisti cristiani, attivati per strappare agli anticolonialisti musulmani uranio e petrolio. Ora si va sul sul bersaglio grosso, Libia e Nigeria. Entrano in campo direttamente (nella prima per la seconda volta) le armate imperiali. E per riprendersi il continente è necessario iniettare del botulino tra le rughe dell’islamofobia euro-atlantica, il cui volto, liftato dall’11 settembre, è andato un po’ disfacendosi davanti all’evidenza che, alla faccia dei migliaia presuntamente ammazzati da Al Qaida nelle Torri Gemelle e nei trasporti pubblici di Parigi e Madrid, quei macellai sono stati, in Siria e in Libia, la soldataglia di ventura agli ordini dell’imperatore. Come se le SS di Hitler si fossero precipitate  a spianare la strada per Stalingrado all’Armata Rossa.

giovedì 15 maggio 2014

Il Nazicapitalismo alla Seconda Guerra Mondiale 2.0


La vera mappa della presenza russa

C’è un tempo in cui l’azione della macchina diventa così odiosa, ti rivolta nel profondo, che non puoi più farne parte. Non puoi prendere parte neanche passivamente, devi mettere il tuo corpo sui pedali e sulle ruote, sulle leve, sull’intero macchinario, e devi fermarlo. E devi dire a coloro che lo dirigono, alla gente che lo possiede che, finchè tu non sarai libero, alla macchina verrà impedito di lavorare”. (Mario Savio, rivoluzionario di Berkeley, 1964)
“Il mondo è un posto pericoloso, non tanto per coloro che fanno il male, ma per quelli che vedono e fanno nulla”. (Albert Einstein)
“Quando la verità è sostituita dal silenzio, il silenzio è una bugia”. ( Yevgeny Yevtushenko, poeta sovietico)
 Vittoria a Homs

Siria, Ucraina, tutto il terrorismo è paese
La luce arriva da due sorgenti: dalla bandiera siriana issata su Homs, terza città siriana, liberata dai ratti Nato-Golfo dopo tre anni di devastazione e saccheggio e che potrebbe essere, insieme alla quasi-liberazione di Aleppo, l’inizio della fine dell’aggressione; e dalle repubbliche popolari dell’Est Ucraina, tragicamente sole, ma gloriosamente impegnate a ricordare al mondo che per la libertà si deve essere pronti a morire. A parte il sostegno diplomatico di Mosca a Donetsk, Lugansk, Slaviansk e alle altre città proclamatesi indipendenti e pronte a entrare a far parte della Russia, i rivoluzionari dell’Ucraina russa sono più soli dei Sioux a Wounded Knee. Nessun appello, stavolta, di Rossana Rossanda, sinistra intellettuale della criptodestra imperialista, a quelle brigate internazionali tipo Spagna da spedire contro Gheddafi, a mescolarsi con i missili Nato e i tagliagole dell’Islam mercenario.

sabato 10 maggio 2014

BASTONE E CAROTA. E Santoro passa la mano a Soros.

La guerra è quando il governo ti dice chi è il cattivo. Rivoluzione è quando lo decidi da solo”. (Anonimo)

“Una delle cose che vogliono è una popolazione passiva e acquiescente. Così, una delle cose che puoi fare per rendere loro la vita impossibile, è NON essere passivo e acquiescente”. (Noam Chomsky)

Tutta la propaganda deve essere popolare e il suo livello intellettuale deve essere adattato all’intelligenza più limitata tra coloro ai quali è indirizzata. Quindi, più grande è la massa da raggiungere, più basso deve essere il  livello intellettuale del messaggio”. (Matteo Renzi, pardon, Adolf Hitler)




Lo so, l’Ucraina incombe sul mondo. E incombono anche la Siria liberatrice di Homs e Aleppo e dove i ratti islamisti si fanno a pezzi tra di loro. E anche la Somalia, la Libia, il Mali, il Niger, la Repubblica Centroafricana, il Sud Sudan, senza contare il colosso nigeriano in via di frantumazione, dove subimperialismo francese e imperialismo anglosassone, usufruendo di surrogati islamisti (in RCA cristiani), hanno iniziato a far carne di gazzella dell’Africa. Qui basti dire che, con ogni evidenza, i tagliagole di Boko Haram stanno a  Obama e Netaniahu, come gli attentatori dell’11 settembre stavano a Bush. Ma su noi incombe anche l’espressione domestica di questa partita, dove tutto diventa spettacolo di grottesque e gli spettatori sono chiusi in sala da porte blindate. Oggi parliamo di questo. Nel prossimo post andremo nel Donbas.

L’11 settembre del bischero
Non so voi, ma personalmente mi sono tenuto fuori dall’immonda ola del vituperio per i fischi all’inno nazionale che, più che a questo scarnificato paese, era diretta alle statue di cera allineate nella tribuna d’onore di Napoli-Fiorentina (poi, non lo trovo neanche brutto, quell’inno, se lo ricordo scritto dal martire Mameli per la Repubblica Romana). E neanche ho condiviso l’ipocrita indignazione sulla maglietta “Spaziale libero” del capo tifoso napoletano che ha tenuto a bada una folla inferocita per l’aggressione a pistolettate ai tre concittadini. Quella condanna del 2007, dopo Catania-Palermo,  puzza di montatura lontano un miglio, come avvertirono, allora, i commentatori meno embedded e come sospetta oggi la Cassazione che dispone la revisione del processo costato ad Antonino Spaziale 8 anni per “omicidio preterintenzionale”. Un sottolavello arrivò dalle parti dell’ispettore Raciti, sul quale piombò anche il “fuoco amico” di un blindato della polizia. Del primo non si vide mai chi lo avesse lanciato, il secondo si dissolse nelle nebbie delle veline questurine. Dal mazzo di carte uscì prodigiosamente Spaziale e la preziosa occasione per un’altra stretta repressiva. Idem di questi tempi, grazie a “Genni ‘a Carogna” e al teppista fascista  romanista Daniele De Santis, quando fenomeni “eversivi” come i No Tav, i No Muos, i mille NO urlati dalle Alpi a Lampedusa, compresi quelli dell’unica opposizione sopravvissuta, quella a Cinque Stelle, rischiano di innescare una specie di grande Valle Giulia (1968) contro i panzer dei valvassini imperiali.

mercoledì 30 aprile 2014

4 PAPI E 4 RECINZIONI E 1 PRESIDENTE DI TROPPO

 Catania, 25 aprile

“Una cosa è assodata: ciò che è moralmente errato non potrà mai essere di beneficio, anche s ti permette di trarne qualche vantaggio. Il mero atto di fede  che un corso d’azione errato possa costituire un vantaggio è pernicioso”. (Marco Tullio Cicerone)

La grande maggioranza dell’umanità è soddisfatta delle apparenze, come se fossero realtà. E spesso è influenzata più dalle cose che sembrano che da quelle che sono”. (Niccolò Machiavelli)

Un patriota deve sempre essere pronto a difendere il suo paese… contro il suo governo. (Edward Abbey)

Se ne sono viste di tutti i colori intorno a questo 25 apprile 2014. Dal nero-pece, al rosso-bandiera, passando per tutta la gamma dei gialli-sindacato, giallo-neri, giallo-verdi, grigi trasferibili, rosso-bruni, rosa-Sel … C’è perfino il nero-seppia, il nero che più nero non si può, ma ne parlerò dopo.

25 aprile, festa della liberazione. Dicono tutti così. E’ da un bel pezzo che la definizione mi pare, più che insufficiente, strumentale, mistificatoria. Specie da parte di quelli che così la chiamano scappellandosi davanti agli Stati Uniti. Qui, se di liberazione si deve parlare, si deve rendere grazie e omaggio ai partigiani, in primis a quelli delle Brigate Garibaldi che al coro dell’insurrezione hanno dato il la, e a quelli che li sostenevano, fino a trarne indicazioni per la Costituzione. Una costituzione oggi da difendere coi denti, anche se non è proprio la più bella del mondo, come vuole la retorica, a partire da quell’articolo 1 che ci fonda tutti sul lavoro, indifferentemente se sia quello di Marx, o di Treu-Ichino-Renzi. Andiamo a vedere le costituzioni del Venezuela, della Bolivia, dell’URSS, di Cuba (per quanto quest’ultima oggi non in grande spolvero), e avremo un’idea di come andrebbe riformata. Liberazione, sì, dal fascismo e dall’occupazione straniera. Perchè gli americani semmai hanno remato contro, da quando tagliavano le armi ai partigiani rivoluzionari a favore di quelli bianchi e badogliani, a quando, con il Piano Marshall, ci hanno incatenato al carro del nuovo imperialismo capitalista Usa e, con il Patto Atlantico e la Comunità Europea, alla nuova occupazione straniera. Con il plusvalore, garante italiano dell’operazione, della cogestione dello Stato per mano dell’imperitura coalizione mafia-istituzioni. Ieri con il bandito Giuliano, oggi con le SpA all’opera in Valsusa, Sicilia e ovunque si muovano mattoni o voti.

giovedì 17 aprile 2014

UNTORI E RISANATI - da Roma a Kiev a Damasco


Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini pensanti e impegnati possa cambiare il mondo. In effetti, è sempre successo. (Margaret Mead, antropologa)


Un tempo a nessuno era consentito di pensare liberamente. Ora è permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare solo ciò che si vuole debba pensare- E questo lo considerano libertà. (Oswald Spengler, “Il tramonto dell’Occidente,1926)

Sai che il tuo paese sta morendo quando si deve distinguere tra ciò che è morale ed etico, e ciò che è legale”. (John De Armond)
Ci sono notizie esaltanti come le ininterrotte vittorie dell’esercito e del’incredibile popolo di Siria sui ratti, a dispetto delle loro ormai patetiche provocazioni (la nuova bufala dei gas), ormai disintegrate da tante prove e, alla fine, dalla straordinaria inchiesta del Pulitzer Seymour Hersh, sui gas tossici di Houtha a Damasco e relative responsabilità del delinquente turco, Erdogan. O come l‘insurrezione rivoluzionaria dei russi di Ucraina, che sta mandando in vacca il golpe USA-UE-nazisti a Kiev, che ci ricorda la Comune di Parigi, che fa temere un epilogo analogo e che meriterebbe ogni solidarietà internazionale (no, ragazzi, la Russia non può intervenire se non a rischio certo di conflagrazione nucleare). E ci sono notizie-chiavica da quella fogna che è la banda P2 al potere nel nostro paese, come le nuove nomine a capo delle industrie di Stato, quali megere e grassatori, quali segnati da mostruosi conflitti d’interesse (leggi: corruzione onnipervasiva), con in testa il rottamatore dei trasporti nazionali, che in cambio riceveva 800mila euro all’anno, imputato per la strage di Viareggio, Mauro Moretti. Un rapinatore dei diritti alla mobilità dei cittadini comuni, messo in Finmeccanica a fianco del neo-Bava Beccaris della Genova-G8. Con a seguire la Marcegaglia, professionista di chiusure e delocalizzazioni, coerentemente messa a guidare lo “sviluppo”. Senza parlare dello squadrone di indagati, imputati, processati, che, nei sottosegretariati del regime, incarnano i “requisiti di onorabilità” voluti dal ministro della devastazione e del saccheggio, detto “dell’Economia”.

martedì 8 aprile 2014

IL FRACKING DI RENZI E QUELLO DI OBAMA

  



.“L’abuso di comprare e vendere voti si diffuse e il denaro iniziò a svolgere un ruolo importante per l’esito delle elezioni. Più tardi questo processo di corruzione si estese ai tribunali. E poi all’esercito e, alla fine, la Repubblica fu assoggettata al potere di imperatori”. (Plutarco)
“Non contano i voti, conta chi li conta”. (Stalin)
“Viviamo nel mondo di Alice, dove i populisti danno del populista ai politici veri e i terroristi del terrorista alle loro vittime”. (Anonimo)
“Uno Stato totalitario davvero efficiente è quello in cui uno strapotente esecutivo di boss politici e il loro esercito di manager controlla una popolazione di schiavi che non devono essere coartati poiché amano la propria servitù”. (Aldous Huxley)

In fondo troverete il grido di rabbia, paura e dolore, del “manipolo di professoroni” sbertucciato dall’esimia accademica neo-carfagnana che viene fatta passare per ministra delle riforme. Da molti di costoro mi/ci distanziano spazi stellari, ma, in assenza di un’insurrezione di milioni contro  la dittatura in corso d’opera, ritengo d’uopo unirsi a quel grido.

Briganti di passo, psicopatici, sciacquette e pali da rapina
E’ impressionante, agghiacciante, ma per nulla paradossale se ci ricordiamo di Togliatti, del Berlinguer Nato e compromissorio e di quante costoro hanno filiato di creature deformi, che si abbia oggi un premier di quel post-partito, impegnato nella più reazionaria e fascistica mutazione degli assetti del paese. Cambiamento, sì, alla Mussolini si direbbe, ma non basta: ritorno ai Paleologi di Bisanzio, con i piddini, autentica estrema destra nazionale, nel ruolo degli eunuchi di corte. Fateci i raggi X, a questo cambiamento, è vedrete lo scheletro della carogna feudale.
Se avete visto il magnifico e sconvolgente “The wolf of Wall Street”, di quel bimbo di Andersen (“Il re è nudo”) che è Martin Scorsese, avrete compreso l’affinità antropologica tra quei cannibali e il loro sottoprodotto al mandolino, Renzi. Ma, per capire il modello che stanno mettendo in opera, conviene fare un breve elenco dei tratti fisiognomici di una classe di criminali che ha imperversato sulle Americhe e poi sul mondo dalla Mayflower in qua.

lunedì 7 aprile 2014

GIU' LE MANI DALLA NOSTRA TERRA - SU LE MANI SUI TORTURATORI DI NASSIRIYA


" Istruitevi, perchè avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perchè avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perchè avremo bisogno di tutta la nostra forza". 
(Antonio Gramsci)

Stavo per finire un articolo su Renzi, Kiev, fracking e partita geopolitica
sull’energia, che ora verrà posticipato a subito dopo questo qui, quando sono piombate sul blog due notizione. Una bella, l’altra orrida.
No Tav-Terzo Valico, un’altra casamatta
Partiamo dalla prima, così siamo attrezzati a sostenere la seconda. Sabato scorso è esploso a livello nazionale il bubbone Tav-Terzo Valico. Quello che contiene l’ennesima demenziale alta velocità, da Genova a Tortona. Un’idiozia ad alto profitto per i soliti lestofanti. Sarebbe come lanciare una Ferrari dalla camera da letto in cucina. Un bubbone cresciuto nel corso di anni, diventato nel 2013 grande questione politica, economica, sociale, ambientale, legale, ma confinata nel silenzio delle valli boscose dell’Appennino ligure-piemontese.Terra ancora integra, di lupi, caprioli e uomini liberi, poco frequentata dai consumatori di turismi stereotipati, trascurata dai cannibali delle risorse e della “crescita”, visto che ai suoi sentieri ostici e alle sue popolazioni riottose si pensava di poter sottrarre castagne, funghi e poco più.